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E' mia intenzione conoscere il Vs parere sulla mia disponibilità a raccogliere delle deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

marcobava@email.it

 vi aspetto se la mia iniziativa vi interessa ! Mb

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

  • visitarlo periodicamente
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  • di avere pazienza nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE, potrebbe essere lento.
  • MARCO BAVA fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto responsabile.
  • Questo servizio non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

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TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

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http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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Braive, l'auto made in Parma che guida da sola

Ecco a voi Braive, l'ultimo gioiello del Vislab, il laboratorio dell'Università di Parma che studia la guida autonoma. Dopo le celebri imprese di Terramax, oggi il team guidato dal prof. Alberto Broggi presenta Braive: un'autovettura su cui sono stati installati numerosi sensori (10 telecamere, 3 laser a singolo piano, 1 laser a 4 piani, 16 fasci laser, DGPS e IMU) per la percezione dell'ambiente circostante e un sistema drive-by-wire con il quale il veicolo può guidare autonomamente. Il mezzo verrà utilizzato nell'ambito di diversi progetti di ricerca avanzata di cui il VisLab è promotore e potrà anche essere reso disponibile a partner per sperimentazioni puntuali e con specifici sottoinsiemi di sensori. GUARDA IL VIDEO

[3 aprile 2009]

 

 

Nicolas G. Hayek

RE DEGLI OROLOGI E PIONIERE DELL'AUTO

Pubblicata il 29/06/2010

Nicolas George Hayek, padre degli Swatch e della Smart, è morto ieri all'età di 82 anni. "Quattroruote" n° 477, luglio 1995: il servizio di 4 pagine dedicato al prototipo della Smart ideato da Hayek. Quattroruote" n° 495, gennaio 1997: nasce la MCC Smart, metà Mercedes e metà Swatch.

Si è spento ieri, a Biel (Svizzera), Nicolas George Hayek. Aveva 82 anni, lo ha stroncato un attacco di cuore. Giustamente, tutti i giornali ne ricordano, oltre all'audacia imprenditoriale, il ruolo fondamentale avuto nell'industria dell'orologeria: Hayek, infatti, è l'uomo che ha inventato il fenomeno degli Swatch, riuscendo a creare su quel successo planetario un gruppo che oggi raggruppa venti marchi, tra cui gli storici Breguet, Blancpain e Tissot.

Smart. Ma pochi ricordano che il vulcanico immigrato libanese è il visionario che nel 1988 progettò e mise in piedi l'idea della Smart, o – com'era chiamata all'inizio – la Swatchmobile. Un nome non casuale: Hayek voleva fare un'auto che ricordasse gli stessi concetti di semplicità tipici degli orologi di plastica e aveva ideato una vettura minuscola a soli due posti mossa da un motore ibrido. Però non aveva i soldi per portare a termine un programma così ambizioso. Corteggiò la Volkswagen, ma la joint venture, dopo una lunga serie di contatti, naufragò.

La partnership con Mercedes. Allora provò con la Mercedes, che in quel momento stava rivoluzionando il proprio posizionamento industriale (era già in cantiere la Classe A): il matrimonio si fece e così nacque la Micro Compact Car (MCC). L'auto proponeva un approccio rivoluzionario: non soltanto era elettrico-ibrida, ma inoltre sarebbe stata venduta nei centri commerciali e avrebbe offerto ai proprietari la possibilità di un "upgrade", modificando a piacere le parti della carrozzeria.

Rottura. Alla fine del '96, il matrimonio iniziò a scricchiolare, perché i "coniugi" avevano diverse opinioni sulla loro unione: Hayek, di fronte al ridimensionamento dei piani voluto dalla Mercedes, tuonò: "Se la versione elettrica non dovesse essere prodotta, sarà inevitabile uscire dalla joint venture". E così fu. Hayek prima ridusse la propria quota nell'accordo, per poi, nel 1998 (quindi con l'auto già presentata), vendere il restante 19% alla Mercedes (che nel frattempo aveva deciso un oneroso aumento di capitale). L'uomo della Swatch disse che era stato tradito lo spirito originario dell'auto, divenuta per lui troppo "normale". In ogni caso, a lui va assegnata la paternità di uno dei progetti più innovativi visti nel mondo dell'automobile.

Gian Luca Pellegrini

 

 

Megacity Vehicle

ECCO LA CITYCAR ELETTRICA DI BMW

  • Pubblicata il 02/07/

Finalmente, la futura citycar elettrica di BMW ha un volto,. Il "Megacity Vehicle", o MCV, come viene chiamato per ora, sarà in vendita nel 2013 con un sottomarchio BMW.

Elettrica nel sangue. BMW ha iniziato ad accarezzare l'idea di un'auto elettrica alla fine del 2007, lanciando il cosiddetto "Project i". I primi frutti di questa iniziativa sono stati la Mini E e la BMW ConceptActive E, versioni elettriche di due modelli esistenti, utilizzati per progetti pilota e di raccolta dati. La Megacity, invece, è stata progettata fin dall'inizio per la propulsione a zero emissioni.

Una struttura tutta nuova. Il motore della Megacity avrà una potenza superiore a 100 kW (136 CV), mentre l'architettura della scocca segue un nuovo schema, chiamato LifeDrive. La carrozzeria è divisa in due parti. Il modulo Drive che costituisce la base, con funzioni strutturali e anticollisione, integra batterie e propulsore. La seconda parte, il modulo Life, è invece una cella ad alta resistenza realizzata con un nuovo materiale plastico rinforzato con fibra di carbonio (Cfrp).

BMW di plastica. Il Cfrp, che secondo il presidente BMW Robert Reithofer è "il materiale del futuro", fa risparmiare metà del peso rispetto all'acciaio, ancora di più dell'alluminio. Il Gruppo tedesco assicura che le fibre di carbonio immerse nella matrice di plastica costituiscono un'ottima soluzione per la scocca perché alla leggerezza abbinano la resistenza alla collisione e una grande capacità di assorbire gli urti. C. Ba

 

Mercedes Classe R

ECCO IL MODEL YEAR 2010

  • Pubblicata il 15/06/2010
  •  

La nuova Mercedes Classe R, presentata al Salone di New York lo scorso aprile, approda sui listini rinnovata nel frontale, ottimizzata negli spazi interni e con un nuovo V6 che promette consumi ed emissioni ridotte.

Ritocchi al look. Davanti, oltre ai fari e al cofano motore, questo restyling ha interessato parafanghi, calandra e paraurti. Nuovi anche gli alloggiamenti per i retrovisori e i cerchi di lega di diverse forme, da 17 a 21 pollici. Al posteriore, invece, solo qualche ritocco a paraurti, gruppi ottici e terminale di scarico integrato. La Classe R model year 2010 è disponibile in una nuova tonalità denominata "bianco diamante".

Interni di classe. Qualche novità anche nell'abitacolo, dove la Mercedes Classe R offre diverse possibilità di configurazione: a quattro, cinque, sei e sette posti. A richiesta si possono avere i sedili anteriori riscaldati, ventilati, con regolazione completamente elettrica e funzione Memory. Inoltre, il portellone del bagagliaio, che ha una capienza di 1.950 litri (2.385 litri nella versione a passo lungo), può disporre del sistema Easy Pack con telecomando per agevolare apertura e accesso. Completa il quadro degli eleganti interni il tetto in cristallo Panorama.

Già Euro 6. La Mercedes ha aggiornato anche la gamma delle motorizzazioni (tutte equipaggiate con l'automatico 7G-Tronic) introducendo un nuovo V6 di 3.0 litri CDI con tecnologia BlueEFFICIENCY. Accanto alle varianti da 190 e 265 CV, la Classe R è disponibile anche in versione BlueTEC da 211 CV. Già conforme alle future normative Euro 6, stando ai dati dichiarati dalla Casa, promette consumi medi nell'ordine degli 8,4 litri/100 km. Tutti i prezzi, il configuratore e la possibilità di ogni tipo di confronto sul nostro listino on line. A.C.

 

 

Renault

È PRONTO UN NUOVO TRE CILINDRI

  • Pubblicata il 13/07/2010

 

È uno dei colpi segreti della Casa francese in arrivo tra due anni. Si chiama TCe 90 ed è un nuovissimo tre cilindri a benzina da 90 CV.

Piccolo ma potente. Nell'orizzonte di Renault non ci sono soltanto vetture elettriche. La riduzione dell'inquinamento passa anche per il miglioramento dei motori tradizionali e per unità completamente nuove. Come il TCe 90 di 900 cm³ che, grazie al turbocompressore, è in grado di assicurare quasi la stessa potenza dell'attuale quattro cilindri di 1.2 litri. Il piccolo tre cilindri si presenterà con un'anima pulita per abbattere le emissioni di CO2 al di sotto dei 90 g/km. Per ora non sono previste varianti aspirate.

Debutto nel 2012. Molto probabilmente, la prima vettura a montare il TCe 90 sarà la rinnovata Renault Clio, attesa per quella stessa data. Ma il suo impiego all'interno della gamma Renault sarà così massiccio da arrivare a costituire nel 2015, secondo le previsioni della Casa, l'85% dell'offerta delle motorizzazioni a benzina insieme al quattro cilindri di 1.2 litri. Quest'ultimo, infine, sarà rinnovato per erogare 15 CV in più rispetto all'attuale TCe 100 e per consumare ancora meno. D.S.

 

 

Blow Car

L'AUTO GONFIABILE

Pubblicata il 14/07/2010

A Dario Di Camillo, architetto con un passato nel Gruppo Fiat dal 1978 al 1991, dove ha firmato gl'interni delle Thema, Tempra, Y10 e Punto e il design dei motori Fire, Multijet e quello della Thema 8.32, non mancano le idee. L'ultima è bizzarra: costruire una microcar con la carrozzeria... d'aria, dove al posto dei tradizionali pannelli rigidi ci sono elementi gonfiabili. Si chiamerà Blow Car, appunto.

Aerospaziale. La tecnologia arriva dal settore aerospaziale, dove le strutture gonfiabili vengono largamente utilizzate da tempo per gli scivoli d'emergenza, i paracadute e per gli airbag delle sonde spaziali. Così, secondo il progettista abruzzese, i cuscini d'aria della Blow Car avvolgeranno una struttura portante essenziale che dovrebbe proteggere i passeggeri da eventuali impatti.

Tre motori. Il progetto Blow Car viene declinato in due varianti: small, a due posti e 2,7 metri di lunghezza (come una Smart, dunque), e medium, con quattro posti, lunga tre metri esatti. Tre anche le motorizzazioni previste: termica tradizionale da 300 cm3, ibrida (8-12 KW più un motore da 50-125 cm3) oppure totalmente elettrica (motore da 8-12 KW con autonomia di 160-180 km). I prezzi, sempre secondo le previsioni del Costruttore, dovrebbero oscillare tra gli 11 mila e 15.500 euro.

A fine anno il prototipo. L'idea è di costruire il primo prototipo funzionante entro la fine di ottobre, tra poco più di tre mesi, dunque. A seguire, la presentazione del prototipo a un Salone internazionale. Intanto, sarebbe già stato deciso dove far sorgere lo stabilimento: a Vestina, in Abruzzo. Per il primo paio d'anni, la Blow Car sarà realizzata partendo da una scocca con meccanica già pronta acquistata da una non specificata azienda internazionale, in attesa di sviluppare telaio e motori in proprio. L'obiettivo è di vendere 1.500 esemplari l'anno. C.D.G.

Al di là del progetto dell'architetto Di Camillo, vi sembra che la carrozzeria gonfiabile sia una buona idea?

 

 

taldesign Giugiaro

EMAS, LA CITYCAR DEL FUTURO

  • Pubblicata il 03/03/2010

Italdesign Giugiaro

Italdesign Giugiaro

Italdesign Giugiaro

La concept Italdesign Giugiaro adesso ha un nome: Emas, acronimo di Eco Mobility Advanced Solutions. Ma Emas significa anche oro, nella lingua malese, quella del partner Proton che controlla la Lotus Engineering: oro che luccica, se quest'automobile - o meglio, questa famiglia di automobili - dovesse davvero avere un futuro produttivo.

Tre per tre. A Ginevra sono esposte tre differenti configurazioni di carrozzeria: la Emas Comfort a cinque porte, quattro posti, lunga 3,55 m a trazione ibrida, la Emas Country, a due volumi, ma con tre porte e cinque posti, con la medesima motorizzazione e stesse dimensioni. Infine, la Emas3, in allestimento City, a tre porte e tre posti (il passeggero seduto alle spalle del guidatore dispone di uno spazio per le gambe ridotto), lunga appena tre metri e caratterizzata dalla trazione elettrica plug-in.

Tutto sotto. La piattaforma progettata dalla Italdesign Giugiaro prevede un pavimento rialzato in grado di ospitare nella zona centrale le batterie del sistema ibrido o elettrico. "Con questo progetto - ha dichiarato Giugiaro - abbiamo dimostrato che, indipendentemente dal tipo di alimentazione utilizzata, ibrida con motore endotermico o completamente elettrica, il layout della vettura rimane identico".

Grande dentro. Per Giugiaro "questo è il risultato di uno studio durato cinque anni: si tratta di una soluzione che permette di avere un'abitabilità interna comparabile a quella di una berlina di segmento D, pur avendo mantenuto le dimensioni esterne di una vettura di segmento A".

Bimotore. La Emas ha il motore termico anteriore trasversale a tre cilindri in linea di 1,2 litri, due valvole per cilindro, da 51 CV a 3.500 giri e 107 Nm di coppia massima a 2.500 giri. Il motore elettrico è posteriore e ha una potenza di 75 kW di picco e 45 kW continua, mentre la sua coppia massima è pari a 240 Nm. Per un ciclo di ricarica completa ci vogliono circa tre ore da una presa da 220 V e 13 A. La meccanica e la componente ibrida sono state sviluppate dalla Lotus Engineering.

Posteriore. La Emas può raggiungere punte di 170 km/h (oppure 130 km/h costanti; l'accelerazione da 0-100, secondo le specifiche del costruttore, dovrebbe essere pari a 14 secondi. La trazione è posteriore, il cambio monomarcia. Davanti, le sospensioni seguono lo schema McPherson; dietro, invece, c'è un ponte torcente. C.D.G.

 

Protoscar

SI CARICA IN UN LAMPO

  • Pubblicata il 04/02/2010

Protoscar

La linea può lasciare un po' perplessi, ma non è quello che importa della Lampo²: il nuovo prototipo ideato dalla svizzera Protoscar è un'auto dimostrativa che serve a portare su strada un inedito sistema di trazione puramente elettrico. E a metterlo alla prova in condizioni reali, così come è stato fatto con la precedente concept, la Lampo del 2009.

I motori, su questa due posti scoperta dalla vistosa carrozzeria gialla, sono due, collegati ciascuno a un assale, per un totale di 408 CV di potenza e 640 Nm di coppia. Le prestazioni sono in linea con l'aspetto da sportiva: "0-100" in circa cinque secondi e velocità massima di 200 chilometri all'ora.

L'aspetto più particolare di questa show car, però, è legato alle modalità di ricarica: la Lampo² può fare il pieno di energia alle sue batterie agli ioni di litio da 30 kWh in ben quattro modi differenti, a seconda del tipo di rete elettrica a disposizione.

Innanzitutto si può collegare a una presa domestica da 3,3 kW; in secondo luogo a una da 6,6 kW, che un giorno potrebbe essere disponibile nei parcheggi pubblici; poi a una presa trifase da 9,9 kW per la ricarica dalla rete di corrente industriale, ideale, in futuro, per le flotte aziendali. Infine, la Lampo² si può collegare a una rete di corrente continua con potenza fino a 80 kW: in questo modo, ci si può assicurare, secondo il costruttore, 100 km di autonomia in soli 10 minuti.

Al Salone di Ginevra, dove debutterà a marzo, la Lampo² sarà esposta proprio insieme a diverse infrastrutture per la ricarica: domestica della Alpiq, pubblica E-Totem e rapida, sviluppata da Abb e Brusa. Lunga quattro metri e 28, 1.580 kg di peso, la Lampo² per ora, come abbiamo detto, è soprattutto un laboratorio su quattro ruote. Non è escluso, però, che in futuro, su questa base, la Protoscar possa produrre in piccola serie una spider elettrica. (C. Bal

 

 

NOVITA’ TECNOLOGICHE AUTO

Da Toyota il sistema che...dialoga con la strada

Ostacoli improvvisi, altri veicoli dietro curve cieche: con il DSRC l'auto riceverà le informazioni sul traffico direttamente dalla strada

Con il dispositivo DSRC (Dedicated Short-Range Communications), il navigatore satellitare si evolve in uno strumento sempre più importante per le informazioni sul traffico.

La Toyota ha comunicato, in questi giorni, l'inizio di uno sviluppo per l'uso automobilistico di un sistema che si avvale delle tecnologie ITS - Intelligent Transportation Systems - che, collegato al navigatore satellitare attraverso una specifica rete wireless, è in grado di fornire al conducente un'ampia gamma di informazioni (vocali e "video") sul traffico mediante una interfaccia tra le comunicazioni fornite dalle infrastrutture stradali e il veicolo.

L'approssimarsi di ostacoli improvvisi che, altrimenti, si renderebbero visibili solo all'ultimo momento (per non dire troppo tardi), come dei veicoli fermi o una situazione di traffico bloccato; ma anche l'immissione in corsia, magari subito dopo una curva "cieca", di veicoli: sono tutte situazioni reali, che facilmente accadono nella viabilità quotidiana, e che possono innescare delle manovre d'emergenza che, a volte, si rivelano pericolose.

Il sistema DSRC in fase di studio da parte della Toyota, che secondo gli Uffici tecnici del colosso giapponese potrebbe essere installato su un prossimo modello di serie, andando così a completare un procedimento di sviluppo ideato congiuntamente dai settori pubblici e privati del Sol Levante a partire dall'inizio del 2005, ha ricevuto un primo collaudo due anni fa, in occasione del Tokyo Metropolitan Expressway, ed è stato presentato in anteprima (e in fase di prototipo) nei mesi scorsi, nell'ambito del progetto ITS - Safety 2010 (un progetto pubblico e privato che, entro Marzo 2011, completerà l'applicazione pratica dei sistemi combinati infrastruttura - veicolo, secondo le strategie governative di riforma dei sistemi di Information Technology varate nel Gennaio 2006

Il sistema è costituito da un dispositivo DSRC posto al bordo della strada; questo dispositivo invia una serie di informazioni sul traffico all'unità DSRC posta all'interno della vettura; a sua volta, il sistema di navigazione satellitare elabora le informazioni ricevute e le comunica al conducente: in forma scritta o con un supporto vocale

E' chiaro il vantaggio che ne deriverà riguardo alla sicurezza della circolazione, una volta che questo dispositivo inizierà ad equipaggiare, di serie, gli autoveicoli: ed è anche un ottimo sistema per aumentare l'utilità dell'impianto di navigazione satellitare, che si avvia a breve termine a diventare un accessorio sempre più utile.

di Francesco Giorgi
09/09/2009 

Romeo Ferraris cambia colore all'auto...in due giorni

Con le speciali pellicole di Romeo Ferraris si può cambiare il colore della propria auto in appena due giorni e a prezzi contenuti

Voglia di una nuova tinta? Riverniciare l'intera carrozzeria è però una spesa enorme, per non parlare di tutto il tempo necessario all'operazione che rischia di tenere ferma in officina l'auto per qualche settimana. Inoltre il valore dell'auto potrebbe essere soggetto a svalutazione.

C'è una soluzione però, firmata Romeo Ferraris, lo storico preparatore milanese specializzato soprattutto in tema Fiat 500 ma anche nelle personalizzazioni: una innovativa gamma di pellicole speciali che in poche ore, senza dover verniciare o modificare alcun pezzo, cambiano il colore di un'auto senza rovinare la carrozzeria.

Il cliente deve solo scegliere la tinta che più gradisce tra quelle in catalogo e aspettare che la trasformazione sia finita, operazione che richiede appena due giorni.

Il cliente può consegnare la vettura presso la sede di Opera (Mi) e ritirarla dopo 48 ore modificata e con la tinta originale protetta da graffi e intemperie e garantita 3 anni a un costo che può variare da 2000 fino a 3500 euro (IVA esclusa). L'intervento inoltre può essere eseguito solo su alcune parti della carrozzeria, oppure su moto e scooter a partire da 350 euro.

di Daniele Pizzo
09/09/2009 

le citycar indiane Reva si caricheranno con un SMS

  • L'indiana Reva presenta a Francoforte due microcar con un dispositivo che consente di ottenere una ricarica con una telefonata o un SMS

Francoforte: le citycar indiane Reva si caricheranno con un SMS

Una citycar elettrica che si ricarica con un SMS. Quando si dice che... una telefonata allunga la vita. In questo caso, dell'auto. Fantasia o realtà? Per saperlo, non resta che attendere qualche giorno e vedere cosa succederà, al Salone di Francoforte, nel quale sarà presente anche la Reva, una piccola e semi - sconosciuta factory indiana, con sede a Bangalore, che realizza microvetture alimentate a energia elettrica nate dalla collaborazione della Maini Group e la californiana AEV LLC.

Fiore all'occhiello del Marchio orientale sarà il lancio di una nuova tecnologia telematica, REVive, che permetterà - secondo quanto diffuso dalla stessa Casa indiana - di ottenere una "ricarica elettrica d'emergenza" al proprio veicolo, se ci si dovesse trovare all'improvviso... con le batterie a terra, con una semplice chiamata d'emergenza alla Casa o un SMS.

Questo dispositivo, per il quale saremo davvero curiosi di vedere come funzionerà, è atteso contestualmente alla presentazione, sempre al Salone di Francoforte, della Reva NXR e della Reva NXG, vetturette elettriche plug - in la cui messa in commercio dovrebbe avvenire, a partire dal 2010, in 24 Paesi a livello mondiale.

Per entrambe le novità, la parola d'ordine sarà: "Piccolo è bello". Cambierà l'abito, ma le dimensioni resteranno minuscole: quelle di una vera e propria microcar a tre porte per la NXR, mentre per la NXG l'aspetto sarà un po' più ghiotto: si tratterà, infatti, di una biposto di linea "sportiva", anche se le linee ne denunciano una certa parentela con delle citycar già viste: Smart Crossblade in testa.

di Francesco Giorgi
08/09/2009 

Bosch aiuta...a parcheggiare

Allo studio dell'Azienda tedesca alcuni nuovi dispositivi in grado di dare una mano durante le manovre di sosta della vettura

Sempre più automatizzate: le auto dell'immediato futuro si avviano ad essere dotate di sistemi elettronici in grado di fornire al conducente almeno due mani (metaforiche) in più in alcune fasi della guida, prima fra tutte la manovra di parcheggio.

Si tratta, secondo recenti studi compiuti in questo senso dalla Bosch, di una serie di funzioni che costituiscono una evoluzione agli attuali sensori di parcheggio: assistenza nel parcheggio "a pettine", un sistema di avvertimento nel rischio di collisioni laterali e un dispositivo in grado di valutare, sulla base delle dimensioni della vettura sulla quale è installato, l'uscita dagli spazi di sosta. Ultima della serie, una funzione di parcheggio completamente automatica..

Il primo dei dispositivi attualmente allo studio della Bosch è un sistema semi - automatico di assistenza al parcheggio: interviene sul comando elettrico del servosterzo, facendosi carico delle manovre necessarie alla sosta e lasciando al guidatore il solo compito di azionare i pedali del freno e dell'acceleratore.

Questo sistema viene studiato per i veicoli equipaggiati con un servosterzo elettrico. Per le vetture che montano un servosterzo idraulico, è in previsione l'uscita del Park Steering Information, un dispositivo che fornisce al conducente tutte le informazioni utili per le manovre di parcheggio.

Il sistema di "uscita dagli spazi di sosta" si può considerare come una funzione che assiste il guidatore durante le manovre di uscita dai parcheggi, aiutandolo a posizionare la vettura in maniera ottimale attraverso una serie di interventi nelle manovre di sterzata per disimpegnarsi in sicurezza dall'area di sosta. Anche in questo caso, il conducente della vettura equipaggiata con questa funzione dovrà occuparsi unicamente di agire sui pedali del freno e dell'acceleratore. Naturalmente dando un'occhiata al traffico.

Quanto ai sensori di parcheggio "a pettine" e "in linea", sono in fase di sviluppo dei sistemi a ultrasuoni a lungo raggio che permetteranno la creazione delle condizioni necessarie all'installazione di tali funzioni: questo perché è opportuno misurare anche la profondità degli spazi di sosta.

Il dispositivo di "distanza laterale", chiamato alla Bosch Side Distance Warning, consta di una funzione attivata anch'essa, come la precedente, mediante dei sensori a ultrasuoni che "sentono" gli spazi antistanti e retrostanti la vettura e lo spazio laterale ad essa: con questo sistema, si contribuisce a scongiurare eventuali rischi di urto contro oggetti e ostacoli nascosti alla vista del conducente.

di Francesco Giorgi
04/09/2009 

WRC: in Finlandia debutta la "bandiera gialla" elettronica Magneti Marelli

Si chiama "Rally Yellow Flag" ed è stato studiato dalla Magneti Marelli: indica, su un display, l'imminenza di un pericolo

WRC: in Finlandia debutta la "bandiera gialla" elettronica Magneti Marelli

La "bandiera gialla" si prepara ad essere ammainata, in favore della... Yellow Flag. In questi giorni, al Neste Rally Finland (o Mille Laghi per i "tradizionalisti"), nono appuntamento stagionale del WRC, la Magneti Marelli - dal 2008 Official telemetry Sponsor del Mondiale Rally - sta effettuando delle prove pratiche del dispositivo "Yellow Flag", un sistema da inserire a bordo delle vetture in gara e che è in grado di ricevere le informazioni su eventuali pericoli presenti lungo il percorso di gara.

Con il Magneti Marelli Yellow Flag, gli organizzatori della gara hanno la possibilità di comunicare direttamente con piloti e navigatori riguardo alle emergenze che sorgono durante un rally.

Il dispositivo, che deriva dai sistemi di rilevamento installati sulle vetture di tutti i giorni, è dotato di una connessione wireless a un'antenna GPS installata sul tetto della vettura da gara; attraverso l'antenna, gli organizzatori sono in grado di monitorare in qualsiasi momento la posizione di ogni singolo equipaggio: un sistema che migliora la sicurezza degli equipaggi e la comunicazione con gli oragnizzatori e la Direzione Gara.

In caso di necessità, la Yellow Flag visualizza su uno schermo una bandiera gialla lampeggiante (che, nel codice sportivo internazionale, indica "pericolo" e impone di ridurre la velocità e prestare la massima attenzione), assieme ad un segnale sonoro, per richiamare l'attenzione dell'equipaggio.

Premendo un pulsante di conferma, il co-pilota informa gli organizzatori di avere recepito l'indicazione. A quel punto, la "bandiera gialla" e il segnale acustico vengono disattivati.

I vantaggi della Yellow Flag della Magneti Marelli riguardano, in  primo luogo, la sicurezza: il dispositivo elettronico, infatti, non andrà a sostituire l'operato degli Ufficiali di Percorso, ma ne costituirà una utile integrazione. Basti pensare a quale vantaggio, in termini di sicurezza e di comunicazione, ne deriva dall'avvertire una vettura di un pericolo in zone "scoperte" dagli Ufficiali di Percorso.

di Francesco Giorgi
31/07/2009  

Kumho Fortis

Un concept con quattro motori elettrici, pneumatici "intelligenti" e parti ricavate da gomme usate. E' l'idea di Kumho

Kuhmo, il produttore coreano di pneumatici, afferma di non avere alcuna intenzione di mettersi a costruire auto. Sarà, ma intanto ha lasciato che il proprio progettista Rob Dolton (ex Fiat), abbozzasse il volto del Suv del futuro.

Il risultato è il Fortis, un crossover a tre porte totalmente elettrico, con 4 motori da 100 cavalli, uno per ciascuna ruota, alimentati da batterie al litio ricaricabili a casa, in ufficio, o in una stazione di rifornimento apposita. Secondo Dolton, con questo sistema si avrebbe una tenuta di strada eccellente, con in più la possibilità di passare velocemente dalla trazione integrale a quella 2WD o da anteriore a posteriore.

Dolton ha pure trovato il modo di riutilizzare pneumatici usati per alcune parti del veicolo: nel paraurti, sul cofano, nelle porte e nel portello posteriore. Ovviamente, visto che l'idea viene da un produttore di pneumatici, grande attenzione è stata dedicata al reparto gomme.

L'idea è quella di utilizzare degli inserti metallici che aumenterebbero la resa nella guida fuoristrada, mentre in condizioni normali, aumentando la pressione del pneumatico, questi inserti verrebbero ricoperti dalla parte gommosa.

di Federico Guerrini
31/07/2009  

Nissan: con l'elettronica l'auto...curva da sola

O quasi: due sistemi di assistenza alla guida, Cooperative Intelligent Pedal e Active Stability Assist System, debutteranno entro la fine del 2009

Attraverso la sincronizzazione della direzionalità del veicolo, i giri del motore e i sistemi di frenata e di sterzo, attuata mediante l'unione del Sistema di Controllo della Distanza con i dati contenuti nel navigatore satellitare, i tecnici della Nissan hanno reso noto, in questi giorni, di avere sviluppato due sistemi di assistenza in curva al conducente.

Il primo di questi, che funziona come la risultante degli elementi descritti, è stato chiamato Navigation-Cooperative Intelligent Pedal; detta in soldoni, garantisce un "aiuto" al conducente nel momento di entrata in curva, attivando un procedimento automatico di accelerazione o decelerazione sulla base dei parametri di movimento giunti dalla vettura al sistema di navigazione.

Basandosi sul procedimento del Sistema di Controllo della Distanza, che è stato montato per la prima volta nel Dicembre del 2007 sulla Nissan Fuga, riconosce in maniera automatica le caratteristiche di una curva, "abbassando" in maniera automatica il pedale dell'acceleratore e aiutando la manovra del conducente, attraverso una variazione della velocità del veicolo.

Assieme al "pedale intelligente", l'Active Stability Assist System (Sistema Attivo di Assistenza alla Stabilità) fornisce al guidatore un aiuto al controllo del veicolo attraverso la sincronizzazione dei freni, dello sterzo e della "risposta" data dal propulsore.

E' interessante notare come, secondo le indicazioni della Nissan, l'Active Stability Assist System sia stato programmato per funzionare in maniera indipendente su ciascuna delle quattro ruote della vettura.

In questo modo, rendendo "indipendente" ogni ruota rispetto alle altre, la vettura ottiene una stabilità il più fedele possibile alle caratteristiche della strada, della velocità e alla sensibilità di guida del conducente. Entrambi i sistemi saranno montati sulla Fuga (non importata in Italia) entro la fine di quest'anno.

di Francesco Giorgi
30/07/2009  

Guidare col pensiero: con la sedia a rotelle di Toyota si può

Grosso passo in avanti nella ricerca dei laboratori Toyota, che sono riusciti a guidare una sedia a rotelle attraverso l'attività cerebrale

La Toyota , il colosso automobilistico giapponese che spazia in diversi settori della alta tecnologia, ha appena  realizzato il primo modello sperimentale di una sedia a rotelle completamente controllabile solo con il pensiero. La novità, se il prototipo sarà ingegnerizzato ed entrerà in produzione, potrebbe cambiare  notevolmente la vita delle persone disabili.

Per controllare la sedia le persone disabili dovranno portare un casco dotato di elettrodi capaci di captare e analizzare l'attività cerebrale e trasmettere ordini adeguati all'apparecchio. "Così - spiegano i ricercatori - se l'utilizzatore immagina una mano o un piede che si muovono, il sistema attiva la risposta corrispondente e la sedia cammina, torna indietro, gira su se stessa o curva a destra e a sinistra".

Molti esperimenti sono stati già fatti. La Toyota assicura che dopo un semplice addestramento di tre ore al giorno per una settimana, il sistema è anche capace di adattare le risposte in funzione delle richieste dell'utilizzatore. Nei centri di ricerca giapponesi si sta lavorando alacremente su questo progetto che potrebbe ridare la mobilità a una categoria di disabili nelle peggiori condizioni.

L'azienda automobilistica, inoltre, indica al momento una precisione del 95% nel controllo "mentale" della sedia a rotelle. I ricercatori, comunque, stanno ancora lavorando all'apparecchio sperimentale, ma i risultati sono sin da ora molto promettenti, secondo l'azienda, che ha inserito su Youtube un video che mostra le prestazioni della speciale carrozzina.

di Leopoldo Canetoli
15/07/2009  

La Summa "Quattroruote"

BELLA E POSSIBILE

  • Pubblicata il 27/01/2010

 

La Summa La Summa La Summa

Bella? Brutta? Come sempre lo stile, che è in po' il biglietto da visita di ogni automobile, polarizzerà i giudizi dopo la presentazione ufficiale della Summa, l'auto di "Quattroruote", a palazzo Mezzanotte, nel centro di Milano, il 27 gennaio. Ma, forse mai come in questo caso, l'estetica conta poco. Per la Summa - che abbiamo sviluppato insieme agli studi milanesi Mid e Baolab e ad aziende specializzate - il vestito è soltanto un pretesto per parlare di idee, la forma è un contenitore per veicolare una serie di concetti e di innovazioni.

La Summa (nelle foto) non è un'auto destinata ad andare sul mercato, ma un laboratorio che sperimenta il possibile: un concentrato di soluzioni tecnologiche innovative sì, ma non futuribili, tutte già oggi disponibili. Perciò non abbiamo creato una concept, ma un'auto virtualmente pronta per la produzione, con una serie di soluzioni intelligenti e pratiche, mirate a realizzare un'auto più leggera, ecologica e ricca di idee che facilitino la vita a chi la usa.

La forma estetica parla già di queste idee, attraverso le dimensioni compatte, le proporzioni che privilegiano l'abitabilità e la capacità di carico, le fiancate con una parte di policarbonato che sottolinea l'impiego di materiali nuovi, parte della gabbia di sicurezza di acciaio in vista (verniciata di verde) per evidenziare la struttura, e via dicendo. Di tradizionale sulla Summa c'è ben poco. Il motore, ecco, quello sì, perché volendo fare un'auto producibile e in una fascia di prezzo compresa tra 15 e 20 mila euro, non potevamo lanciarci su propulsioni avveniristiche oppure troppo costose. Ma vediamo l'auto nel dettaglio.

Per la carrozzeria è previsto l'uso di materiale plastico che riveste una gabbia di acciaio inossidabile idroformato; i fari di policarbonato, di nuova concezione, facilitano la sostituzione delle lampadine e, in caso di rottura, permettono di cambiare la sola calotta anziché l'intero gruppo ottico; i freni catturano le polveri prodotte nella fase di rallentamento, evitandone la dispersione nell'ambiente. All'interno, i materiali di volante e plancia sono meno sensibili al riscaldamento prodotto dai raggi del sole, mentre i rivestimenti delle porte sono ottenuti da sostanze riciclate combinate con prodotti naturali e i sedili impiegano "reti" speciali che facilitano la traspirazione dei corpi. Per il motore, la soluzione ideale è un 1.400 a benzina sovralimentato che unisce prestazioni brillanti a bassi consumi ed emissioni nocive ridotte.

Summa di "Quattroruote" rivela inoltre un aspetto intelligente grazie a una "chiave" che permette, oltre alle tradizionali funzioni di apertura e chiusura, l'attivazione di un collegamento Internet e la personalizzazione di alcuni paramentri di funzionamento tra i quali ad esempio la velocità massima di andatura che un genitore può impostare prima di lasciare l'automobile in uso al figlio.

Cavalcando l'onda dell'innovazione tecnologica e stilistica, Summa entra nella storia della rivista specializzata che già negli anni 60 aveva realizzato due prototipi di vetture, Sigma (1963, ideata con Pininfarina) e Secura (1965, ideata con OSI). Con Summa, "Quattroruote" risponde oggi alle esigenze di praticità e accessibilità, crea una soluzione possibile, realistica, pensata e progettata nell'ottica del consumatore di oggi e di domani.

Guarda il video della Summa

Com'è fatta: Summa di tecnologia


A seguire il lancio di Summa, si sono tenute le premiazioni "Le auto che preferisco 2010" e "La novità dell'anno 2010" sulla base dei referendum indetti fra i nostri lettori e navigatori.

Gli oltre 125.000 lettori votanti per "La novità dell'Anno 2010" hanno espresso la loro preferenza (32,26%) per la baby-Suv BMW X1.

Il risultato del concorso "Le Auto che Preferisco 2010" conferma la sfida Italia-Germania, che vede i marchi nazionali prevalere nei segmenti inferiori del mercato e tra le supercar. Molte le conferme rispetto alle precedenti edizioni: Fiat 500, Alfa Romeo MiTo, Lancia Delta e Audi A4 si ripetono, infatti, nelle rispettive categorie. La BMW Serie 5 scalza invece l'Audi A6 dalla leadership tra le medio-grandi; settimo successo consecutivo tra le ammiraglie per la Maserati Quattroporte, imbattuta dal 2004 nonostante l'arrivo di rivali temibili come Porsche Panamera e Aston Martin Rapide. Ogni nuova Ferrari è destinata a imporsi tra le sportive: non sfugge alla regola la 458 Italia, che succede nell'albo d'oro alla F430 Scuderia. Maranello trionfa anche tra le cabrio grazie alla Ferrari California, che si riprende il trono dopo aver perso, lo scorso anno, il confronto con l'Alfa Romeo 8C Spider  

 

 

Le novità Kia a Francoforte

  • Venga e le nuove cee'd e Sorento 2010 (anche in versione ibrida) le novità principali di Kia al Salone di Francoforte
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Le novità Kia a Francoforte

E' un marchio coreano, come è noto, ma a Francoforte Kia è come se giocasse in casa dal momento che nella operosa città che si affaccia sul Meno dal 2007 si trova il suo quartier generale europeo. Normale quindi che l'imminente Salone sia un appuntamento di primo piano per un costruttore che proprio in Europa sta concentrando le sue energie migliori.

Kia sarà presente con cinque novità, che praticamente coprono tutti i segmenti di mercato. Piatto forte è l'anteprime mondiale della Kia Venga, MPV presentato con il concept No 3 allo scorso Salone di Ginevra ed in predicato di entrare a fine anno nei listini della Casa di Seoul. Saranno esposti cinque esemplari, diversamente equipaggiati, il che fa pensare che sul mercato sarà proposta in altrettante versioni.

Per la Venga saranno disponibili  motorizzazioni diesel, benzina e benzina-GPL con cilindrate da 1400 a 1600 cc e potenze da 75 a 126 CV, tutte le versioni, conformi alle normative Euro 5  con la possibilità di essere equipaggiate con il dispositivo start/stop ISG (Idle Stop & Go) di Kia.

Altra novità di rilievo è la cee'd model year 2010, rinnovata nel design firmato Peter Schreyer che ha ritoccato il frontale e gli interni. E' solo un po' più lunga (di 2,5 cm ), ma resta praticamente confermata la meccanica, con sospensioni ritarate e il sistema ISG su tutte le motorizzazioni benzina e diesel. Queste versioni saranno contrassegnate dal logo EcoDynamics che designerà in tutto il mondo le versioni eco-compatibili che Kia introdurrà progressivamente sul mercato.

Ce ne sarà una versione anche per la nuova Sorento, già lanciata in patria, testata da Euro NCAP che gli ha assegnato le cinque stelle e in arrivo in Europa all'inizio del prossimo anno. E' un progetto completamente nuovo, che si affida finalmente ad un telaio monoscocca: è più lunga (quasi 4,7 metri ) e più bassa della serie precedente e offrirà equipaggiamenti all'altezza con la produzione europea come sistema keyless entry, avviamento a pulsante, telecamera di retromarcia e tetto panoramico. Fra i nuovi motori arriva un turbodiesel di 2.2 litri capace di 197 CV e 435 Nm, abbinato a un cambio manuale a 6 marce oppure a trasmissione automatica sequenziale a sei rapporti.

 

Della nuova Sorento, e della nuova ceed'd, a Francoforte saranno presenti anche le inedite versioni ibride cee'd Hybrid e Sorento Hybrid. Sviluppati dal centro ricerche Kia europeo verranno testate in tutta Europa in vista di una commercializzazione futura. La Sorento Hybrid adotta un motore diesel 1,6 litri Kia U2 con doppio turbocompressore da 163 CV (e 119 g/km di CO2 emessa), mentre la cee'd ibrida un sistema a benzina con motore 1.600, simile a quello della Forte LPI Hybrid, l'ibrida a GPL già in vendita in Corea che formerà il prossimo anno una flotta dimostrativa di 36 esemplari. La sua presenza all'IAA di Francoforte è da leggere come un primo test per valutare se può essere importata con successo anche in Europa.

di Daniele Pizzo
02/09/2009

 

 

 

 

Ecco la Ford C-MAX del 2010

  • Al Salone di Francoforte debutta la nuova Ford C-MAX. Arriverà nella seconda metà del 2010 con il nuovo 1.6 EcoBoost a iniezione diretta
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Ecco la Ford C-MAX del 2010

Il nuovo corso stilistico di Ford introdotto da Ka e nuova Fiesta va avanti con la C-MAX. La nuova versione dell'MPV dell'Ovale Blu arriverà nella seconda metà del 2010, ma farà il suo debutto già al prossimo Salone di Francoforte.

Nel frattempo Ford ha già diramato le prime immagini, che rivelano un design parecchio fedele al concept iosis MAX presentato in Marzo al Salone di Ginevra, con una architettura che strizza l'occhio a forme da coupé.

La C-MAX del 2010 sarà l'apripista per le nuove soluzioni tecniche di Ford. Innanzitutto sarà basata su una nuova piattaforma del segmento C attorno alla quale sarà realizzata anche la nuova Focus e parte delle nuove generazioni dei prossimi anni.

Sul fronte motori riceverà il nuovo 1.6 EcoBoost, un benzina a iniezione diretta che riprende la denominazione dei nuovi propulsori impiegati negli USA. Per la nuova C-MAX è previsto anche un salto in avanti per quanto riguarda gli equipaggiamenti: un dispositivo per il parcheggio automatico e un sistema di monitoraggio degli angoli morti.

di Daniele Pizzo
04/09/2009 

 

PROTOPITI

Hyundai: spazio "verde" a Francoforte

  • Novità "eco-friendly" per la Casa coreana, che si presenta al Salone tedesco con le novità della futura famiglia Blue Drive  

Si chiama "Blue Drive", l'iniziativa ecologica della Hyundai, il fiore all'occhiello dello stand della Casa coreana al prossimo Salone di Francoforte. Per l'occasione, all'interno dello spazio espositivo del Marchio sarà infatti allestita la Blue Drive Zone, nella quale si troverà in esposizione la gamma delle tecnologie "pulite" e dei dispositivi progettati dalla Hyundai per l'abbassamento delle emissioni e l'incremento dell'economia di esercizio dei suoi veicoli.

Hyundai ix-Metro

Il posto d'onore dello stand sarà riservato alla ix-Metro, un ambizioso veicolo a trazione "ibrida" generata dall'abbinamento di un propulsore a tre cilindri da appena un litro di cilindrata, a iniezione diretta, turbocompressore, cambio manuale a sei marce e doppia frizione, con un sistema elettrico alimentato da delle batterie al litio. La ix-Metro, che costituisce il quinto veicolo di una serie di concept progettate dal Centro Studi della Hyundai, si preannuncia accreditata di un valore di emissioni di CO2 pari ad appena 80 g/km.

La i10 sarà anche elettrica

Sarà presa dall'attuale produzione di serie la Hyundai i10 Electric, un veicolo ad emissioni zero caratterizzato da un propulsore elettrico da 49 kW alimentato da una batteria da 16 kW. La i10 Electric, secondo i primi dati diffusi dalla Casa coreana, sarà equipaggiata da un sistema x-by-wire (o drive-by-wire: dispositivo a controllo elettronico che sostituisce i tradizionali sistemi meccanici e idraulici) che comanda lo sterzo, il condizionatore, la pompa dell'acqua e quella dei freni; l'autonomia di questa vettura, che dovrebbe essere prodotta in una limitata prima serie nel 2010 (inizialmente solo per il mercato coreano), è di 160 km ; la velocità massima di 130 km/h .

Le anteprime europee

Saranno, invece, portati a Francoforte per il vernissage dedicato ai mercati europei i veicoli "puliti" che la Hyundai aveva esposto in anteprima, all'inizio della scorsa primavera, al Salone di Seoul. Si tratta della Elantra LPI Hybrid, prima vettura al mondo alimentata da un sistema ibrido formato da propulsione elettrica e un motore a GPL (94 g/km le emissioni di CO2 dichiarate per questo modello) e la Blue Will Plug-In Hybrid Electric.

In arrivo anche in Italia

Passando a vetture più "tradizionali", il Salone di Francoforte vedrà il debutto della ix35, modello dedicato ai mercati europei, versione "riveduta e corretta" della seconda serie del SUV Tucson che nei giorni scorsi ha debuttato nel mercato interno; della Santa Fe Model Year 2010 (ora equipaggiata con una versione da 2,2 litri Turbodiesel del nuovo motore a gasolio della serie "R"), e della Blue Edition della "compatta" i30, progettata in Germania e costruita negli stabilimenti Hyundai della Repubblica Cèca: quest'ultima adotterà il sistema Stop & Go al propulsore 1.6 CRDi in grado di emettere 113 g/km di CO2.

di Francesco Giorgi
08/09/2009 

Mercedes BlueZERO E-CELL PLUS

  • Un concept abbinato al piccolo 3 cilindri da 1 litro della Smart che potrebbe essere in vendita in piccola serie già nel 2010  

Una Mercedes elettrica basata, alla lontana, sulla piattaforma della Classe A. Una vettura che annovera fra i suoi atout l'alimentazione a batterie al litio e dal propulsore a tre cilindri della Smart e che, secondo le previsioni della Casa di Stoccarda, potrebbe essere messa in commercio, in quantità limitata, nel 2010.

Con questo biglietto da visita, la Casa della Stella a Tre punte ha reso note le caratteristiche della BlueZERO E-CELL PLUS, terzo modello di una serie di vetture ad alimentazione "pulita", già viste sotto forma di concept all'inizio di quest'anno al Salone di Detroit.

In quell'occasione, la Mercedes aveva presentato, nell'ordine, la BlueZERO E-Cell, BlueZERO E-CELL PLUS e BlueZERO F-Cell, prototipi studiati dalla Casa tedesca per mostrare una gamma di vetture a basso impatto ambientale (la E-Cell e la F-Cell erano totalmente elettriche: la prima alimentata con batterie al litio e la F-Cell dotata di pile a combustibile di idrogeno).

Il compito di battistrada verso un concetto di vettura "pulita" va, dunque, alla BlueZERO E-CELL PLUS, che grazie all'alimentazione elettrica e al piccolo 3 cilindri turbocompresso della Smart, al quale è abbinato un caricabatteria per gli accumulatori al litio, è in grado, secondo la Mercedes , di percorrere 600 km , dei quali 100 assicurati dalla trazione elettrica.

A questo proposito, è utile ricordare che le operazioni di ricarica - per le quali mezz'ora è già sufficiente per un'autonomia di 50 km , mentre il ciclo completo richiede circa sei ore, con un consumo di 3,3 kW - possono essere effettuate anche attraverso una normale "presa" casalinga.

I valori relativi alle prestazioni della vettura appaiono eccellenti: la potenza finale, considerate entrambe le propulsioni (a combustione interna e elettrica) è di 136 CV, la coppia è di ben 320 Nm. Velocità massima autolimitata elettronicamente a 150 km/h e accelerazione da 0 a 100km/h in meno di 9 secondi.

Interessante, oltre al concetto di "mobilità pulita" che la Mercedes intende perseguire con la gamma di vetture BlueZERO, è l'apporto alla fluidità del traffico garantito dalle compatte dimensioni della E-Cell Plus: lunga 4,22 metri , questa vettura a 5 posti è accreditata di una capacità di trasporto di 450 kg . Il bagagliaio ha una capacità di oltre 500 litri: un risultato reso possibile anche dall'avere posizionato le batterie al litio nella parte inferiore della vettura.

di Francesco Giorgi
03/09/2009 

Nuova Hyundai Tucson: in Europa si chiama ix35

  • A Francoforte Hyundai porterà il nuovo SUV ix35. Erede della apprezzata Tucson avrà motori 2.0 benzina e diesel con trazione integrale  

Nuova Hyundai Tucson: in Europa si chiama ix35

Ecco il nuovo SUV della Hyundai per il mercato nazionale e per quello europeo: cambia il nome, ma la sostanza rimane la stessa. La Casa coreana ha lanciato in patria la Tucson ix, Sport Utility Vehicle basato sulla concept ix-onic presentata lo scorso Marzo al Salone di Ginevra.

La vettura, che sarà esposta al Salone di Francoforte il mese prossimo e sarà disponibile sul mercato nella primavera del 2010, per il mercato europeo prenderà il nome di ix35, mantenendo perciò una certa parentela con il prototipo ginevrino.

Il SUV coreano viene equipaggiato con il 2 litri a benzina di ultima generazione, chiamato "Theta II", in grado di fornire 166 CV, accoppiato con un cambio manuale a sei velocità progettato dalla stessa Hyundai. La trazione della Tucson 2 litri a benzina avviene sulle ruote anteriori. In un secondo tempo, stando a quanto comunicato dalla Hyundai, la ix35 monterà anche un propulsore turbodiesel, sempre da 2 litri di cilindrata, in grado di fornire una potenza di 184 CV; il cambio sarà lo stesso manuale a 6 marce della versione a benzina, mentre la trazione sarà integrale disinseribile.

Dal lato estetico, per la Hyundai ix35, caratterizzata da un andamento decisamente tondeggiante e abbastanza piacevole e armonico delle linee, è piuttosto evidente la somiglianza con alcuni SUV già sul mercato (la parte anteriore della vettura, in particolare, ricorda la Ford Kuga).

La Tucson, o ix35, sarà disponibile anche per il mercato USA, dove verrà presentata il prossimo Novembre al Salone di Los Angeles.

di Francesco Giorgi
27/08/2009

 

 

 

 

TECNOLOGIA

Con Google Earth Milano si vede in 3D

La metropoli lombarda è la prima in Italia a poter essere vista tridimensionalmente su pc. Utile anche per non perdersi in auto.

A questo punto perdersi sarà quasi impossibile. Almeno a Milano, visto che la città è stata ricostruita in 3D all'interno di Google Earth. Per chi è al volante, quindi, sarà più facile controllare la strada che si sta percorrendo e cercare magari soluzioni alternative per evitare un temporaneo ingorgo o i numerosi cantieri aperti in vista dell'Expo del 2015.

Per ora sono stati caricati palazzi, case private ed edifici in generale di 51 chilometri quadrati della città, che diventa la prima in Italia a essere visibile con questa tecnologia chiamata SketchUp e realizzata dalla stessa Google al fine di ricreare costruzioni tridimensionali di varie città del mondo fra cui New York, Parigi e Melbourne. Ma già si sta lavorando per inserire la fetta mancante e per includerla tutta.

Per poter visitare la metropoli lombarda senza andarci direttamente, occorre scaricare Google Earth 5.0 dal sito dedicato, attivare Edifici 3D e scrivere Milano nel pannello di ricerca. In 3D sarà possibile anche vedere una ricostruzione della Roma Antica. Quest'ultimo servizio, va da sé, non potrà essere utilizzato dagli automobilisti.

di Andrea Barbieri Carones
21/01/2010

 

Con Nokia navigazione gratis sul cellulare

L'azienda finalndese rompe l'ultima barriera della diffusione della navigazione in rete. E in auto, mappe gratuite

Il gruppo Nokia sta investendo risorse per battere la concorrenza di Apple e Google nel mercato degli smartphone, con particolare riferimento alle mappe stradali. E un primo risultato è stato raggiunto: la navigazione sui cellulari dell'azienda finlandese sarà d'ora in avanti gratuita. In altre parole: un navigatore per l'auto a costo zero, che cambierà la strategia di aziende come Tom Tom o Garmin la cui attività è focalizzata proprio in questo settore.

L'offerta di internet gratis in auto (e non solo) rappresenta una "sfida" ai dispositivi Droid e iPhone e sbaragliare la concorrenza degli altri produttori di telefonia mobile, acquistando importanti quote di mercato e ponendo fine a offerte scontate e tariffe internet a consumo, allargando la base degli utenti tanto quanto le compagnie aeree low-cost aumentarono il numero di viaggiatori.

Il primo passo per raggiungere questo importante obbiettivo è stato fatto nel 2008, quando Nokia acquistò Navtek, l'azienda statunitense che produceva sistemi informatici geografici e che aveva tra i suoi clienti improtanti case automobilistiche come Chrysler e BMW. Il passo successivo è stato l'arrivo delle mappe Ovi, che ha facilitato l'impiego delle cartine geografiche e stradali tramite il cellulare. Da quest'anno, l'azienda finlandese estende l'attuale offerta gratuita di consultazione delle mappe e servizi visivi e vocali per la guida passo passo sulle strade, utilizzabili da automobilisti e pedoni: sui Nokia di nuova generazione è infatti possibile anche consultare gratuitamente un vademecum sugli eventi di qualsiasi città e le guide Lonely Planet e Michelin. Questi progetti Nokia sono estesi a 70 paesi in tutto il mondo in 40 lingue differenti.

di Andrea Barbieri Carones
21/01/2010

Ecco la UC?, l'elettrica da 2,5 m che va in treno

  • L'azienda svizzera Rinspeed presenterà al Salone di Ginevra la sua piccola elettrica molto versatile e facilmente trasportabile

Ecco la UC?, l'elettrica da 2,5 m che va in treno

L'appuntamento è al Salone di Ginevra, dal 4 al 14 marzo prossimi. E' lì, nella madrepatria Svizzera, che l'azienda Rinspeed presenterà la sua UC?, una vetturetta elettrica di 2 metri e mezzo, con velocità massima di 110 km/h , 125 Nm dicoppia e autonomia di 120 chilometri , disegnata su misura per muoversi in città. Un secondo appuntamento, è previsto alla fiera dei motori elettrici, che si terrà dal 3 al 6 giugno a Friedrichshafen in Germania.

Grazie alla sua semplicità di costruzione, questa concept car ha buone probabilità di venir costruita in serie da diverse case automobilistiche, che potranno adattarla alle proprie esigenze. Fra gli atout c'è la possibilità di caricarla sui vagoni ferroviari quasi come fosse un pacco postale e percorrere così lunghi tragitti.

L'azienda guidata da Frank Rinderknecht ha previsto anche la possibilità di prenotare via internet la priorità presso le future colonnine di ricarica per non dover aspettare il proprio turno dietro altri utenti. Quest'ultimo aspetto sarà sicuramente più applicabile nel paese di orgine, meno afflitto dalla congestione del traffico rispetto all'Italia, dove gli appuntamenti sono più difficili da rispettare.

Con il nome UC?, l'azienda ha voluto sottolineare un gioco di parole: può essere interpretato come acronimo di Urban Commuter o pendolare urbano oppure, pronunciato in inglese, può voler dire "la vedi?". Per vederla, come detto, bisognerà però aspettare ancora quasi 2 mesi.

di Andrea Barbieri Carones
21/01/2010

 Ecco il pneumatico autosigillante ContiSeal

  • Non ti lascia mai per strada Il pneumatico autosigillante Continental è la soluzione ideale per ovviare al problema forature

Ecco il pneumatico autosigillante ContiSeal

Il pneumatico autosigillante ContiSeal è la soluzione per le forature che lascia liberi di viaggiare in sicurezza, anche senza una ruota di scorta. Bucare durante il viaggio significa tempo perso per la riparazione e, in caso si usi il ruotino, un'andatura ridotta per il resto del tragitto. Questo nuovo pneumatico autosigillante permette di riparare in modo istantaneo fori sul battistrada fino a 5 millimetri di diametro, grazie uno strato flessibile di viscosa sigillante all'interno del battistrada.

Anche se il pneumatico viene perforato da una vite o da un chiodo lo strato protettivo circonda e aderisce all'oggetto penetrato chiudendo immediatamente il foro senza perdite di pressione. Inoltre il foro rimane sigillato anche quando l'oggetto penetrato esce durante la marcia. Quindi, a meno che la gomma venga perforata da un corpo molto spesso o di lato (il 12% dei casi), o che si formi una bolla (3%), questo pneumatico permette al conducente di continuare la marcia in tutta tranquillità.

Non è da tralasciare il fatto che queste gomme sono un'ottima soluzione per non doversi portare dietro una ruota di scorta, e quindi permettono di guadagnare dello spazio nel bagagliaio senza penalizzare peraltro il comfort e lo stile di guida. Anche per quanto riguarda il montaggio, smontaggio, gonfiaggio e bilanciatura, non c'è differenza tra un pneumatico ContiSeal ed uno standard. Rispettando i parametri di misura, descrizione e disegno, possono essere montati sui cerchi di qualsiasi autovettura, l'unica differenza è il peso, che è leggermente superiore ai pneumatici tradizionali.

Per mantenere una sicurezza ottimale basta effettuare i normali controlli una o due volte al mese o prima di affrontare un lungo viaggio, verificare eventuali tagli, forature o diminuzioni di pressione. Nel caso sia necessario, la riparazione è uguale a quella di pneumatici standard. Il leader tedesco dei pneumatici ha applicato questa tecnologia a numerose versioni di gomme, tra le quali il ContiSportContact 3 ContiSeal, che è stata scelta come equipaggiamento di serie per la nuova versione R-Line della Volkswagen Passat CC uscita lo scorso dicembre.

di Nicola Albanese
21/01/2010

Bus a idrogeno per i trasporti urbani di Milano

Nel capoluogo lombardo arrivano i bus a idrogeno: in città si sperimenterà la mobilità a zero emissioni grazie all'impiego di 3 autobus "verdi"

Dal 2011 e per i prossimi 5 anni prendere l'autobus a Milano non sarà esclusivamente un modo pratico, economico e veloce per spostarsi da un capo all'altra della città: sarà anche una scelta che dimostra particolare riguardo verso la mobilità eco-sostenibile. La Atm, l'azienda che gestisce il trasporto pubblico in città, ha deciso infatti di introdurre nel proprio parco circolante 3 autobus alimentati a idrogeno che saranno impiegati nel normale servizio di linea fin dal prossimo anno.

La sperimentazione fa parte del programma Clean hydrogen in european cities, un progetto che vede protagoniste, oltre Milano, anche Torino e diverse altre città europee, tutte unite dall'interesse verso l'impiego di mezzi ad emissioni zero per il trasporto pubblico del futuro.  

Il bus di nuova generazione sarà lungo 12 metri e sarà alimentato tramite 7 serbatoi di idrogeno, grazie all'impiego di questo particolare carburante l'automezzo emetterà nell'aria solamente vapore acqueo, azzerando totalmente le emissioni nocive e contribuendo così a migliorare l'aria della metropoli lombarda, già "bacchettata", insieme ad altre città italiane, per la pessima qualità dell'aria.

Lo sforzo economico di Atm è stato notevole, l'azienda ha infatti investito nel progetto ben 5 milioni di euro, esattamente la stessa cifra investita anche dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia che hanno fruito di appositi fondi europei, ma il progetto, che vedrà un sostanzioso rinnovo del parco macchine nei prossimi anni, prevede ulteriori investimenti: "Fino al 2011 investiremo per la flotta 639 milioni di euro - ha riferito Elio Catania, il presidente di Atm, intervenendo alla presentazione dell'iniziativa - senza dimenticare che Milano è già la prima in Italia e in Europa per mezzi alimentati a energia elettrica, quindi pulita".

L'idrogeno si presenta quindi come l'alleato ideale per la mobilità urbana del futuro. Nonostante il suo impiego in ambito automobilistico non sembri più riscuotere lo stesso entusiasmo di alcuni anni fa, al punto che l'orientamento attuale dei costruttori va più verso soluzioni ibride o elettriche, l'idrogeno potrebbe tornare ad avere un peso determinante nei prossimi anni, soprattutto per quel che riguarda un impiego generalizzato nel trasporto pubblico.

di Giuseppe Cutrone
21/01/2010

Da Brembo un nuovo disco in carbonio

La società italiana specializzata in impianti frenanti sviluppa il CCM-R, un disco in carbonio-ceramica per il mondo delle competizioni

Brembo ha presentato ufficialmente il CCM-R, un nuovo disco in materiale carbonio ceramico destinato al mercato delle competizioni, che combina l'esperienza maturata dalla società sia nel campo dei materiali frenanti in carbonio utilizzati in Formula Uno, sia nelle applicazioni in materiale carbonio ceramico per uso stradale.

In questo senso quindi il CCM-R - cha va ad affiancarsi al tradizionale CCM - presenta da un lato un'elevata conducibilità termica e massimo potere frenante (caratteristiche richieste per l'uso in pista) e dall'altro la durata e versatilità, tipiche del materiale carbonio ceramico dedicato all'uso su strada.

Nello specifico il disco targato Brembo è stato studiato per applicazioni Endurance e ovunque sia richiesto un elevato smaltimento di energia e al contempo proprietà di durata e costanza di prestazioni; ottenute anche grazie a innovative tecniche di calcolo fluidodinamico (Computational Fluid Dynamics) che hanno permesso di mettere a punto un sistema di ventilazione che garantisce la massima efficienza nel controllo della temperatura di esercizio, in qualunque condizione.

di Lorenzo Stracquadanio
19/01/2010

 

Dal 2011 tutte le Toyota freneranno in emergenza

  • Studiato dai tecnici Toyota un aggiornamento al software della centralina dei freni: in caso di malfunzionalemto del pedale, il motore si arresta

Dal 2011 tutte le Toyota freneranno in emergenza

A partire dal 2011, tutta la gamma del gruppo Toyota (comprese Lexus e Scion) sarà aggiornata nei comandi al pedale del freno, con la modifica del software inserito nella centralina di gestione della meccanica.

In particolare, l'aggiornamento riguarderà il comando del freno, e sarà attuato mediante l'introduzione di un sistema di frenata ausiliaria automatica. Lo ha rivelato un portavoce della Casa giapponese, in merito alla decisione di aggiornare i sistemi di frenata delle vetture del Gruppo dopo una serie di richiami che hanno riguardato la pedaliera.

Alla fine dello scorso Novembre, infatti, 3 milioni 800 mila veicoli Toyota USA (fra i quali Toyota Prius e Lexus IS250) erano stati richiamati in fabbrica per la sostituzione del pedale dell'acceleratore, giudicato troppo "lungo" nelle sue dimensioni, e dei tappetini che, in alcuni casi, si erano incastrati fra il pavimento e il pedale stesso.

L'inconveniente aveva provocato degli incidenti fra i possessori di Toyota negli Stati Uniti. Fra questi, il caso che, nei mesi scorsi, aveva suscitato più clamore aveva riguardato una Lexus - il marchio "di lusso" del Gruppo - a seguito di una telefonata d'emergenza effettuata da un telefono cellulare lo scorso Agosto. Un agente della Polizia stradale federale degli Stati Uniti, mentre viaggiava assieme alla propria famiglia in autostrada, si era trovato all'improvviso senza più la possibilità di diminuire il gas: il pedale dell'acceleratore della sua Lexus ES350, infatti, si era incastrato a fondo corsa. La berlina era stata proiettata contro una SUV, uscita di strada, e si era capottata e incendiata.

Immediato il richiamo, il più vasto mai fatto da Toyota. Con l'occasione era stato anticipato che, nei mesi successivi, i tecnici della Toyota avrebbero studiato anche un sistema in grado di agire in maniera automatica sui comandi del freno e dell'acceleratore, in modo da fermare il veicolo nel caso che, premuti dal conducente, questi ultimi accusassero delle temporanee mancanze o dei difetti di funzionamento.

Il funzionamento di questo sistema, che il Gruppo Toyota ha iniziato a installare in questi giorni sulla Camry e sulla Lexus ES350, prevede che, in caso di emergenza (soprattutto nel caso che il guidatore cerchi di agire senza successo sul pedale del freno), il software collegato alla centralina del motore agisca sul propulsore della vettura, facendolo fermare.

di Francesco Giorgi
14
/01/2010

Detroit: da Toyota la FT - CH concept ibrida. Sarà una nuova Yaris?

  • A Detroit è esposto il prototipo di una medio - piccola ibrida. Potrebbe essere la nuova Yaris, attesa in produzione per il 2011
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Detroit: da Toyota la FT - CH concept ibrida. Sarà una nuova Yaris?

Sarà basata sul pianale della Prius, e anticipa la nuova Yaris attesa sul mercato nel 2011. Si tratta della Toyota FT-CH, concept che la Casa giapponese espone in questi giorni al Salone di Detroit.

Il prototipo, anticipato da Motori.it nelle scorse settimane, indica come potrà essere la "piccola" della Casa attesa entro un paio di anni; in più, dalle ultime due lettere della sigla scelta per questa compact (CH, ovvero Compact Hybrid), la conferma che si tratti di una motorizzazione ibrida.

Le dimensioni risultano essere decisamente inferiori rispetto alla Prius: l'attuale "media", infatti, misura 4,46 metri di lunghezza, mentre la concept mostrata a Detroit (progettata dal Toyota European Design Development, con sede a Nizza) si aggira sui 4 metri . Potrebbe, quindi, essere una Yaris "gonfiata". Sempre che Toyota decida di utilizzare questa vettura, una volta entrata in produzione, come sua sostituta.

In questo caso, le caratteristiche del modello di ingresso alla famiglia del Gruppo giapponese sarebbero stravolte. Il corpo vettura, di dimensioni ben maggiori, risulta completamente nuovo. A cominciare dal frontale, caratterizzato da due grandi fari "a boomerang" che, dalla sommità del "muso", proseguono fino quasi alla base del parabrezza molto inclinato. Lo sviluppo laterale della vettura presenta un andamento tondeggiante (in sintonia con il corpo vettura nel suo insieme), allargato sotto la linea di cintura dai quattro ampi parafanghi.

Singolare (per quanto già scelto dall'Alfa Romeo da diversi anni e, adesso, replicato dalla Chevrolet per la Aveo RS anch'essa fresca di debutto al NAIAS) l'apertura delle porte posteriori, che nascondono le rispettive maniglie. Un modo per rendere - almeno dal punto di vista visivo - la concept FT - CH più simile a una sportiva tre porte che a una berlina a cinque porte. Caratteristica anche la parte posteriore: un basso lunotto accompagna la coda "tronca" e alta, incorniciata dai due fanali a sviluppo verticale.

L'abitacolo si presenta, in alcuni elementi, più vicino alla tradizione che non all'innovazione. Soprattutto nella plancia degli strumenti, che torna dietro il volante anziché al centro come sulla Yaris. Peraltro, questo è l'unico rimando a una maniera "classica" di intendere una strumentazione. I comandi del cambio, infatti, sono raccolti nelle due levette sistemate anch'esse dietro il volante. E questa, per una vettura "ibrida", è una novità in senso assoluto.

Sarà interessante avere, non appena possibile, i dati tecnici di questa concept, che riflette il nuovo corso avviato dalla Toyota alla sua produzione. Il Gruppo giapponese, infatti, ha intenzione di procedere allo sviluppo di otto modelli a propulsione ibrida entro il 2015, con l'obbiettivo di venderne un milione. E questo sarà il primo passo verso un progressivo aggiornamento eco friendly di tutta la gamma, che entro il 2020 dovrà contare su una versione ibrida per ciascun modello.

di Francesco Giorgi
14
/01/2010

Le bio-plastiche al servizio dell'auto

Le bio-plastiche inquinano meno rispetto alle plastiche tradizionali, si usano per finiture interne e pneumatici e sono biodegradabili

Le bio-plastiche sono materiali di nuova concezione. La nuova Lexus 250h per esempio ha gran parte delle finiture realizzate con bio-plastiche. Sostituiranno gradualmente le plastiche di origine petrolifera in molti oggetti di uso quotidiano perché l'impatto (altamente inquinante) per la loro produzione e smaltimento risulti alleggerito. Perché non applicarle anche al mondo delle automobili? Qualcuno ci ha già pensato, realizzando un materiale bio-plastico da utilizzare nella mescola delle gomme.

Si tratta del Mater-bi, biodegradabile e biocompostabile, progettato qualche anno fa dall'azienda novarese Novamont, derivato da materia di origine agricola proveniente da amido non geneticamente modificato. Tale biofiller, che presenta caratteristiche di resistenza e tenuta pari alle plastiche tradizionali, sostituisce il nerofumo e la silice delle gomme convenzionali apportando vantaggi sia dal punto di vista ecologico sia economico.

La gomma così composta presenta una minore resistenza al rotolamento, pesa di meno rispetto a quelle tradizionali e vanta prestazioni e sicurezza elevate soprattutto su bagnato. Ecco dunque ridursi il consumo di carburante e l'usura del battistrada, con conseguente risparmio nella produzione di CO2. L'inquinamento acustico risulta ridotto di pari passo con quello atmosferico.

Altro esempio di bio-materiali adottabili nel settore automotive è il bipolimero prodotto dalle barbabietole da zucchero che, per primo, ha ottenuto la certificazione "Ok Biodegradabile Water" dimostrando la sua completa biodegradabilità in acqua ed a temperatura ambiente.

Si tratta di Minerv-pha - il cui suffisso "pha" sta per polihydroxyalkanoato - contenuto nelle barbabietole da zucchero, brevettato presso il Vincotte, l'Ente certificatore internazionale con sede in Belgio ed utilizzato per la produzione di bioplastiche con cui realizzare svariati componenti per le automobili: dal cruscotto alla maniglie, dai comandi ai profilati degli interni.

di Cristina Cleri
11/01/2010

Dal Messico i catalizzatori di quinta generazione

Ricercatori di una università messicana hanno sviluppato dei nanocatalizzatori che miglioreranno ulteriormente le emissioni di CO2

Dei ricercatori del Centro di nanoscienza e nanotecnologie della Università autonoma di Ensenada, in Messico, hanno sviluppato dei nanocatalizzatori per auto, destinati a migliorare le marmitte catalittiche per ridurre le emissioni di CO2.

Il direttore del progetto, Sergio Fuentes Moyado, ha detto che nel corso del 2010 saranno creati dei prototipi che saranno inviati negli Stati Uniti per le prove di laboratorio. "Il nostro obbiettivo - ha detto - è di creare dei catalizzatori più efficienti, più resistenti e meno costosi di quelli presenti oggi sul mercato. Il risparmio deriva dal fatto che i nostri prodotti non impiegano il rodio, un metallo molto caro che si trova nei minerali del platino".

La tecnologia di questo centro fa parte della quinta generazione di convertitori catalittici mentre è la prima volta che vengono concepiti come nanotecnologia. La caratteristica principale di questi prodotti è che "migliorano le caratteristiche del processo di catalizzazione".

Se saranno immessi sul mercato (non prima di un paio d'anni) aiuteranno il Messico e altri Paesi del mondo a raggiungere gli obbiettivi prefissati al vertice di Copenaghen sul clima. Il Paese latinoamericano deve diminuire di 50 milioni di tonnellate le sue emissioni entro il 2012.

di Andrea Barbieri Carones
08/01/2010

Honda U3-X: la rivoluzione della mobilità personale

Honda mostrerà in anteprima al Motor Show di Tokyo questo "monociclo" che si muove comandato dal corpo del conducente

Honda U3-X: la rivoluzione della mobilità personale

"In armonia con gli altri": è il concetto base dal quale la Honda ha sviluppato un nuovo "dispositivo" per la mobilità personale (chiamiamolo così), che permette un movimento libero in tutte le direzioni.

Si tratta del veicolo U3-X, che i tecnici della Casa giapponese hanno studiato e realizzato tenendo presenti i movimenti del corpo umano. Oltre alla marcia in avanti e la marcia indietro, il conducente è in grado di spostarsi con l'U3-X in linea retta a destra e a sinistra e di muoversi in diagonale, semplicemente modulando i movimenti del veicolo con la parte superiore del proprio corpo.

La tecnologia sulla quale si basa l'Honda U3-X è stata sviluppa dal progetto ASIMO (Honda's Bipedal Humanoid Robot) che fa parte del piano di ricerca robotica attuata dal Gruppo giapponese, e sul sistema omnidirezionale sulla ruota motrice HOT Drive System (Honda Omni Traction Drive System), che permette al veicolo sul quale è installato questo dispositivo di compiere i propri movimenti in ogni direzione: non solo in avanti o all'indietro, dunque; ma anche in linea retta verso destra e sinistra e in diagonale.

In più - e qui ci si ricollega al concetto di "mobilità in armonia con gli altri" - il compatto veicolo di "mobilità personale" studiato dalla Honda è stato progettato per un utilizzo facilitato, intuitivo e non invasivo rispetto alla presenza di altre persone: il conducente dell'U3-X, infatti, sale e scende dal veicolo in tutta facilità, e la sua altezza - una volta "a bordo" - è allo stesso livello degli occhi di una persona in piedi.

di Francesco Giorgi
24/09/2009

Toyota-Hino: se hai bevuto il camion non si mette in moto

Un dispositivo che analizza l'alito per rilevare la presenza di alcol nel sangue è il nuovo sistema di Toyota-Hino per controllare le flotte

Sembrerebbe la cosa più semplice e sicura per mettere fine alle stragi del sabato sera: un "alcol-detector" che blocca la messa in moto dell'auto se nell'alito del conducente viene rilevato un tasso eccessivo di alcol. È questo il dispositivo che stanno predisponendo Toyota e Hino Motors (la divisione veicoli commerciali della Casa giapponese) per prevenire la guida in stato di ebbrezza.

Il dispositivo sarà montato su una serie di camion e di altri veicoli appartenenti a varie società di trasporti giapponesi. I test sono in corso di svolgimento fino al 30 Novembre e prevedono analisi dirette dell'alito effettuate dagli stessi conducenti, prima e dopo la guida.

I responsabili della flotta potranno monitorare e controllare i risultati dei test che vengono automaticamente registrati sul tachigrafo digitale del veicolo. Il sistema è un'unità portatile che comprende uno strumento per l'analisi del tasso etilico che può rilevare la presenza di alcol in un piccolo campione di alito e una fotocamera digitale che riprende il volto del conducente che fa il test.

Se il test è positivo, il sistema può allertare il conducente oppure blocca l'accensione del veicolo, in base al livello di alcol rilevato. In sostanza - spiega Toyota - il sistema è in grado di evitare che il conducente possa mettersi al volante in stato di ebbrezza e le informazioni fornite al responsabile della flotta permetteranno il controllo e la gestione ancora migliore della flotta stessa in modo da ridurre la possibilità d'incidenti stradali dovuti all'alcol.

Oltre ai test condotti da Toyota e Hino, anche il ministero giapponese del Territorio, delle Infrastrutture, del Trasporto e del Turismo installerà il sistema su un veicolo concesso in leasing da Toyota, per eseguire propri test nell'impiego di ogni giorno.

di Leopoldo Canetoli
18/09/2009

Peugeot RCZ HYbrid4: la nuova coupé è anche ibrida

  • Viene presentata in anteprima a Francoforte la versione ibrida della nuova RCZ che sfrutta la tecnologia HYbrid4 della Casa del Leone
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Una competizione "elettrica" è in atto al Salone di Francoforte, nel quale i Costruttori si stanno sfidando a colpi di veicoli a basse (o assenti del tutto) emissioni. Peugeot si presenta a Francoforte con la nuova gamma di veicoli a tecnologia HYbrid4, dove questa sigla indica la trasmissione a 4 ruote motrici ottenuta dall'abbinamento di propulsori termici che forniscono trazione all'anteriore e motori elettrici alimentati da batterie al Nichel, che agiscono sul retrotreno.

In particolare, lo stand della Casa del Leone propone la RCZ HYbrid4, prototipo ibrido della coupé che sarà commercializzata a partire dalla metà del 2010.

Riprende naturalmente il corpo vettura della RCZ coupé, viene equipaggiata con il motore Turbodiesel 2.0 Hdi FAP da 163 CV già montato sulla coupé "tradizionale" e con un motore elettrico in grado di fornire un picco di potenza da 37 CV, sistemati rispettivamente all'anteriore e al posteriore e comandati da un cambio robotizzato BMP6 a sei velocità..

Con questa doppia alimentazione, i consumi sono destinati a ricevere un deciso "taglio": i dati rilasciati dalla Peugeot in tal senso indicano, nel caso della RCZ HYbrid4, un consumo a ciclo medio di 3,7 litri di gasolio per 100 km , con emissioni di CO2 pari a 95 g/km.

Valori che non incidono sulla potenza della vettura, che cumulando il motore Turbodiesel e il propulsore elettrico raggiunge i 200 CV e una coppia massima di 300 Nm all'anteriore e di 200 Nm al posteriore, una velocità massima dichiarata di 215 km/h e 8,5 secondi per passare da 0 a 100 km/h .

Nel caso della RCZ HYbrid4, la messa in commercio è attesa per la primavera del 2011.

di Francesco Giorgi
18/09/2009

 

 

 

Audi A1

QUATTRO ANELLI IN QUATTRO METRI

  • Pubblicata il 04/01/2010

 

È una delle novità più attese del prossimo anno. L'A1, al debutto al Salone di Ginevra del prossimo marzo, è un'enorme scommessa per l'Audi. La Casa tedesca, infatti, deve applicare gli standard di lusso e sportività a una vettura lunga meno di quattro metri.

L'A1 (nella nostra ricostruzione) allarga la gamma verso il basso, collocandosi sotto la A3, e avrà come concorrenti le piccole "premium", la Mini davanti a tutte.

Il design riproduce in scala tutti gli elementi dello stile di Ingolstatd: le luci a led, la tradizionale calandra Audi, i fari allungati e taglienti, le fiancate pulite e dinamiche. E sul piano tecnico offre soluzioni ricercate, come i motori sovralimentati a iniezione diretta di benzina e gasolio, capaci di assicurare cavalleria a volontà. Queste ed altre dotazioni serviranno a distinguerla da una comune utilitaria.

Gli interni saranno abbelliti da materiali ricercati, da finiture in alluminio e gadget tecnologici. Insomma, l'A1 di carte ne ha tante da giocare ed è per questo che i tedeschi sono sicuri di ripetere il successo della A3. Di sicuro, molto dipenderà dal prezzo: anni fa debuttò l'A2, una sofisticata compatta sviluppata su telaio d'alluminio, ma il listino era troppo elevato. (D.S.)

Sul numero di "Quattroruote" in edicola trovate le anticipazioni sull'Audi A1 insieme a tutte le novità del 2010, fra cui anche la nuova Ford Focus, l'Opel Astra e l'Alfa Romeo Giulietta.

Opel Meriva

APRITI SESAMO!

  • Pubblicata il 05/01/2010 Opel MerivaOpel MerivaOpel Meriva 

Le porte si aprono come le ante di un armadio. È questa la novità più importante della nuova generazione della Opel Meriva - al debutto al Salone di Ginevra di marzo e in vendita in estate - che sostituisce il modello attuale presentato nel 2003. Il sistema si chiama FlexDoors, viene utilizzato per la prima volta su un'auto di grande serie ed è stato progettato per facilitare l'accesso nell'abitacolo e per offrire più spazio a bordo.

Grazie a questa ingegnosa trovata le porte, sia anteriori sia posteriori, si spalancano con un angolo di 84º. Le novità, però, non finiscono qui: gli interni, infatti, sono stati profondamente rivisiti con l'aggiunta di numerosi "gadget", tra i quali una console centrale scorrevole. Inediti anche i sedili anteriori progettati sulla base di quelli della Insignia e dell'Astra.

La monovolume Opel, poi, riprende lo stile inaugurato proprio su questi due modelli: lo si nota da alcuni dettagli, come la nervatura lungo le fiancate. Rispetto all'attuale, la nuova Meriva presenta un design molto più morbido, soprattutto sulla coda e nel frontale, che è dominato da grandi gruppi ottici a goccia.

La "maturazione" della monovolume passerà anche per un aumento delle dimensioni, soprattutto del passo (sulla generazione odierna è di 2,63 m ) e per i nuovi motori a iniezione diretta di benzina, tra i quali il 1.4 litri turbo da 140 CV. (D.S.)

 

Nuova Opel Meriva: la MPV dall'accesso comodo

  • Più tondeggiante delle versioni precedenti. Stesse dimensioni ma porte "ad armadio" più comode. La vedremo a Ginevra ma arriverà a Ottobre
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La Opel ha divulgato oggi le prime immagini ufficiali della Meriva di prossima generazione. La nuova versione della collaudata monovolume di Russelsheim nata nel 2002 come variante "familiare" della Corsa terza serie e giunta l'estate scorsa al milione di esemplari costruiti negli stabilimenti di Saragozza, sarà presentata in forma ufficiale fra due mesi, al Salone di Ginevra.

Rispetto alla serie precedente, si annuncia come una vettura tutta nuova, per le forme, per una lunga serie di aggiornamenti stilistici (debuttano tra le soluzioni le quattro porte con apertura "ad armadio") che ne avvicinano il carattere al resto della gamma più recente (Astra e Meriva) e meccanici, con l'adozione del nuovo propulsore turbocompresso a benzina da 1,4 litri a due livelli di potenza, 120 e 140 CV, già montato sulla Astra, e dell'altrettanto recente unità turbodiesel 1.3 da 95 CV.

La nuova Meriva è ancora più tondeggiante

Grazie alle immagini diffuse in anteprima, è tuttavia possibile farsi un'idea concreta di come si presenterà la monovolume di Russelsheim "atto terzo". A una prima occhiata, sembra rispettare, in parte, i dettami delle serie precedenti: la linea del cofano segue il parabrezza, ma da quelle si differenzia per l'andamento decisamente più tondeggiante ed elaborato, che si denota già nella fanaleria anteriore. Quindi la mascherina a trapezio e, nella parte laterale, disegna un inconsueto "scalino" in corrispondenza dei finestrini posteriori, un po' Citroen C4.

La parte posteriore, dal lunotto più ampio rispetto alle serie precedenti, riceve dei fanali a sviluppo orizzontale molto simili agli elementi che equipaggiano la nuova Astra. Ma è nell'accesso all'abitacolo che la Opel sembra avere compiuto una piccola rivoluzione: le porte che si aprono ad armadio, infatti, rendono più agevoli i movimenti di entrata e uscita per il conducente e i passeggeri, che si trovano "divisi" solo da un sottile montante centrale.

Una soluzione certo non nuova, ma mai concepita prima d'ora dal Centro Stile di Russelsheim. E, in ogni caso, meno "rivoluzionaria" delle soluzioni salvaspazio progettate da altri Costruttori e, poi, abbandonate senza successo (l'ultima in ordine di tempo: le due portiere scorrevoli a comando elettrico della Peugeot 1007, giudicata troppo costosa e anticonformista per essere una utilitaria).

La nuova Meriva, che si suppone sarà realizzata prendendo delle parti in comune dall'attuale produzione Opel - Corsa, Astra e Meriva - conferma dunque i propri atout di vettura prettamente familiare. Se costasse, nelle versioni "base", sui 15 - 16 mila euro, se ne può immaginare un certo successo.

Sulla Meriva inediti benzina e i 1.3 e 1.7 diesel

La scelta dei motori deve ancora essere comunicata. Ma si può pensare, dato l'evidente trait d'union con gli altri modelli della Casa, che non dovrebbero esserci grandi sorprese. Fra le motorizzazioni a benzina, dovrebbe essere confermata, almeno nel primo periodo di vendita, la versione da 101 CV, che affiancherà il nuovo turbo in due livelli di potenza: 120 e 140 CV.

Allo stesso modo, la gamma dei propulsori diesel dovrebbe articolarsi sui noti turbodiesel 1.7 CDTI da 110 e 125 CV e - anche qui non si sa ancora se da subito o in un secondo tempo - il nuovo 1.3 da 95 CV. La Meriva terza serie è attesa sul mercato nel terzo trimestre di quest'anno.

di Francesco Giorgi
05/01/2010

 

Nissan Juke

LA SORELLA MINORE DELLA QASHQAI

  • Pubblicata il 07/01/2010

 

Si chiama Juke la crossover compatta che sarà presentata a marzo al Salone di Ginevra e andrà in vendita a ottobre. La Nissan ne ha svelato parzialmente le forme (nell'immagine a lato) e la denominazione definitiva, dopo averla anticipata lo scorso anno con la concept Qazana (seconda e terza foto).

Lunga circa 4,10 metri ( 20 cm in meno di una Qashqai) sarà disponibile sia con la trazione integrale sia con quella sulle sole ruote anteriori. Il design sarà molto vicino a quello del prototipo Qazana, anche se dalla prima immagine ufficiale si possono notare alcuni cambiamenti: le forme del modello di serie sono meno imponenti e le porte si aprono in modo classico (sulla concept erano ad armadio). I designer, però, non hanno rinunciato alle soluzioni più provocanti: il frontale è dominato da una coppia di grandi fari circolari, mentre altre luci si trovano all'altezza del cofano.

La Juke sarà prodotta nello stabilmento inglese di Sunderland insieme alla sorella maggiore Qashqai, di cui spera di ripetere il fortunato cammino: è già stata venduta in mezzo milione di unità. (D.S.)

L'azienda russa Sollers apre a Vladivostok

  • L'azienda russa produrrà versioni speciali del Fiat Ducato e costruirà la C200, la nuova SUV SsangYong pronta nel 2010

L'azienda russa Sollers apre a Vladivostok

Sollers ha aperto uno stabilimento a Vladivostok. L'azienda russa, specializzata nella costruzione di componenti per auto, nell'assemblamento di motori e nella fornitura di servizi di vendita e di riparazione per Fiat, SsangYong e Isuzu Turcks, ha investito circa 130 milioni di euro.

Da qui uscirà anche la nuova SUV C200 SsangYong e versioni speciali del Fiat Ducato (destinata ai mercati dell'Estremo Oriente) e della fuoristrada UAZ Patriot. I mezzi della casa del Lingotto, in particolare, saranno impiegati sia come trasporto passeggeri sia come scuola bus, ambulanze o veicoli blindati.

Nella prima fase, che copre tutto il 2010, verranno prodotti circa 15.000 veicoli, che saliranno a 40.000 a partire dal 2012. Con questo investimento, l'azienda mira anche ad attirare l'attenzione delle case costruttrici asiatiche che ancora non hanno impianti di produzione in Russia.

di Andrea Barbieri Carones
07/01/2010

Ecco la UAZ Patriot. La vedremo in Italia?

  • Dall'uscita del nuovo impianto di Vladivostok della prima SUV russa col motore italiano, ci si chiede se sarà mai esportata qui in Italia

Ecco la UAZ Patriot. La vedremo in Italia?

La curiosità è nata da una notizia, diffusa in tutto il mondo solo pochi giorni fa e passata in secondo piano perché si era alla vigilia di San Silvestro. Silvio Berlusconi ha perso una scommessa fatta, un paio di mesi fa, con Vlaimir Putin. E ora dovrà comprarsi uno dei primi esemplari della UAZ Patriot a motore Iveco usciti dalle linee di montaggio di Vladivostok della Sollers.

Riassumiamo brevemente: lo scorso autunno era stata annunciata una joint venture tra la Fiat e la Sollers (azienda nata nel 2002 per la produzione destinata al mercato interno di UAZ, Isuzu, Ssangyong e New Holland). Berlusconi, all'annuncio che la prima SUV a motore Iveco sarebbe uscita dagli stabilimenti entro la fine dell'anno, aveva scommesso con l'ex numero uno del Cremlino che l'impresa non sarebbe riuscita.

Però lo scorso 30 Dicembre un sorridente Putin si è fatto fotografare accanto al primo esemplare di Patriot equipaggiato con il 2,3 litri a marchio Fiat prodotto a Vladivostok. E Silvio Berlusconi ha dovuto pagare la scommessa, acquistandone un esemplare (naturalmente "super accessoriato": si tratta di un modello in configurazione Limited Full Optional, con climatizzatore e sedili riscaldabili a comando elettrico, pagato 12.125 euro, vale a dire 13.500 euro "meno" uno sconto del 10%).

La domanda che ci si pone è: vedremo mai la UAZ Patriot a motore Iveco made in Vladivostok anche in Italia? Le caratteristiche di questa vettura la pongono su un livello "bridge" fra la SUV (per una accuratezza nelle rifiniture di tutt'altro livello rispetto all'inossidabile 469) e la fuoristrada vera e propria (per l'angolo di dosso che misura più di 35°, la capacità di guado di 50 cm , la pendenza superabile di più di 30°: valori non eccezionali, ma già un gradino superiori rispetto a una SUV media).

La Patriot, presentata nel 2005 e finora prodotta negli stabilimenti di Ulyanovsk, attualmente viene equipaggiata con il robusto 2,7 litri a 16V già montato sulla 469, l 'ultimo - in ordine di tempo - della lunga famiglia di propulsori che, in 37 anni, è stata adottata dalla celebre fuoristrada - simbolo della Casa (per la quale, va ricordato, non è la prima volta che nei suoi modelli trovano posto dei motori italiani: era già accaduto, grazie all'importatore per il nostro mercato, con il 2 litri bialbero Fiat e il 2,4 litri Td di origine VM). E', comunque la prima volta che la SUV della UAZ esce dalle linee di montaggio già equipaggiata con un motore prodotto dal Gruppo Fiat.

di Francesco Giorgi
07/01/2010

 

Kandi Coco: la citycar elettrica da 600 euro

  • Grazie agli incentivi arriva a costare l'equivalente di 600 euro. È la Kandi Coco, la citycar elettrica più economica sul mercato
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Kandi Coco: la citycar elettrica da 600 euro

A prima vista potrebbe essere scambiata per una Smart, tanta è la somiglianza con la modaiola citycar del gruppo Daimler. Parliamo della cinese Kandi Coco, una compatta auto elettrica ideale per gli spostamenti in città che ha fatto discutere parecchio nelle scorse ore non tanto per la somiglianza, più o meno marcata, con la sua concorrente europea, quanto piuttosto per il prezzo estremamente contenuto:: solo 865 dollari nello stato americano dell'Oklahoma. 

Una cifra così bassa al punto che la notizia, ai più, potrebbe sembrare quasi una "bufala", anche perché, a sentir parlare di cifre simili per l'acquisto di un'auto, seppur piccola ed essenziale come la Coco, è sicuramente qualcosa di inedito e di insolito nel mondo dell'auto moderna. Eppure, grazie a un'astuta campagna commerciale portata avanti dall'azienda che importa questa citycar elettrica dalla Cina la Kandi Coco arriva a sfruttare ben due diversi incentivi cumulativi che ne fanno scendere drasticamente il prezzo di vendita al pubblico.

Il prezzo-record si spiega con una certa facilità andando a leggere nel dettaglio tutti i passaggi che il listino ufficiale subisce fino ad arrivare al prezzo effettivo praticato alla clientela. La Coco, senza agevolazioni e a prezzo pieno, costerebbe infatti 10.599 dollari, da questi sono poi detratti 4.435 dollari, erogati sotto forma di sconto previsto dal piano degli incentivi varati dal governo Obama, portando così il prezzo a 6.164 dollari, cifra dalla quale vanno detratti altri 5.299 dollari come bonus in base alla cosiddetta "State Tax Credit" in vigore esclusivamente nello stato dell'Oklahoma, facendo arrivare così la cifra finale a 865 dollari, ovvero l'equivalente di circa 600 euro.  

Grazie alle sue qualità di auto verde e a basso impatto ambientale la compatta "con gli occhi a mandorla" arriva così a costare praticamente quanto uno smartphone di ultima generazione: decisamente un prezzo allettante per una vettura ideale per la mobilità urbana e in grado di garantire fino a quasi 97 chilometri di autonomia, con una velocità massima di 40 km/h e una dotazione che comprende anche lo stereo con la connessione per l'iPod, rappresentando una scelta interessante e decisamente alla portata di molte tasche soprattutto per la fascia dei giovani automobilisti.

di Giuseppe Cutrone
06/01/2010

Ecco la MG6, l'inglese made in China

  • La cinese SAIC ha comunicato l'arrivo, inizialmente per il mercato interno, della MG6. Disegnata in Gran Bretagna, arriverà da noi alla fine del 2010

Ecco la MG6, l'inglese made in China

A lungo annunciata, eccola debuttare sul mercato. La SAIC, azienda cinese che ha acquistato il Marchio MG, ha comunicato che in questi giorni fa la sua comparsa nei listini la MG6, media di sapore sportivo che rappresenta la prima vettura interamente realizzata dalla SAIC e destinata, nel futuro, anche al mercato europeo.

La MG6, disponibile con il 1.8 già presente nella Roewe 550, berlina di classe medio - alta prodotta dalla SAIC sulla base della "vecchia" Rover 75 con la quale la MG6 condivide la piattaforma, è stata realizzata per accontentare le esigenze della clientela orientale ed europea.

Presentata in configurazione concept lo scorso Aprile al Salone di Shangai, il corpo vettura (che si stacca in maniera chiara dalla produzione inglese negli ultimi anni di esistenza del Marchio, che quattro anni fa iniziò una nuova esistenza con la proprietà cinese) è stato disegnato al quartier generale della "ex" MG Rover nel Warwickshire. In alcuni tratti ricorda alcune recenti berline sportive europee.

Inconsueta, anche se può non catturare alla prima occhiata, la linea del frontale, che si presenta spigolosa, e spezzata da ampie prese d'aria e da una fanaleria piuttosto elaborata. Alla vista laterale, una vistosa linea di cintura, che attraversa tutta la carrozzeria, mitiga la compattezza della linea.

In un primo tempo, la vettura sarà venduta sul mercato cinese, dove è stata decisa una strategia di competizione nei confronti della Toyota Corolla, Honda Civic e Volkswagen Sagitar, modelli che detengono la maggior parte del mercato delle vetture "medie". Verso la fine del 2010 la vettura sarà disponibile anche in Europa e in altri mercati mondiali. Il prezzo di lancio della MG6 in Cina parte da 128.800 yuan, corrispondenti a circa 15.000 euro.

di Francesco Giorgi
01/01/2010

Nissan Roox: la concept inventaparcheggi

  • La Casa giapponese presenterà in anteprima a Tokyo questa citycar concept. Forse sarà in vendita già nel 2010

Nissan Roox: la concept inventaparcheggi

Quadrata, anzi talmente quadrata che sembra disegnata col righello: una linea che il mercato giapponese apprezza (basti pensare alla Daihatsu Materia), ma che da noi incontra successo solo da parte di una limitata fetta di appassionati.

Bisognerà, poi, vedere se "da noi" sarà esportata. Stiamo parlando della Nissan Roox, una citycar concept che sarà presentata la settimana prossima al Salone di Tokyo.

Il design del corpo vettura è stato progettato per offrire la massima versatilità: ad una prima occhiata, la Nissan Roox è piena di spigoli, in pratica un piccolo cubo. Ma bisogna tenere conto che questa soluzione è stata scelta dagli stilisti del marchio per proporre una vettura piccola (la lunghezza "fuori tutto" è meno di 3 metri e 40), fatta apposta per essere agile nel caotico traffico cittadino, ma dall'abitacolo in grado di trasportare comodamente quattro persone (di più, ci sembra un azzardo che non ci sentiamo di appoggiare).

Fra le soluzioni più interessanti, la Nissan Roox annovera le porte (di generose dimensioni: 58 cm l'ampiezza e 1,23 m l'altezza) ad apertura scorrevole, e la presenza di due "gradini" posteriori (uno per ogni lato) ad una ridotta altezza da terra, progettati per offrire la massima comodità per la salita e la discesa dei passeggeri dalla vettura, e il frigobar.

All'interno, la Roox propone diverse soluzioni modulari per i sedili, che possono essere spostati a piacimento. La "seduta" posteriore può essere abbattuta per recuperare spazio nel bagagliaio che in configurazione "normale" (cioè con tutti i sedili al loro posto) non sembra particolarmente ampio. D'altro canto, la vocazione della Nissan Roox è di essere una piccola utilitaria da città: lo spazio interno, come in molte citycar, offre la precedenza ai passeggeri.

La Nissan, per il momento, non si è prodigata nelle informazioni. Per sapere di più su questa concept (che rimarrà tale sembra ancora per poco: voci vicine alla dirigenza della Casa danno per probabile una sua commercializzazione già nel 2010) non resta che attendere ancora qualche giorno: il Salone di Tokyo è alle porte.

di Francesco Giorgi
14
/10/2009

 

Ritorna la Honda CRX, ma stavolta è ibrida

  • Sotto forma di concept la Honda presenta al Salone di Tokyo la CR-Z: una vettura che strizza l'occhio alla fortunata CRX del passato
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Ritorna la Honda CRX, ma stavolta è ibrida

Il sistema ibrido Integrated Motor Assist della Honda sarà trasferito pari pari nella nuova CR-Z, la coupé che si prepara ad un gradito ritorno, dopo oltre un decennio di assenza, e che sarà mostrata in anteprima ufficiale al Salone di Tokyo, che aprirà i battenti il 24 Ottobre.

Dal punto di vista estetico, per la CR-Z 2009, creata con il preciso intento di riprendere le forme che caratterizzarono la fortunata coupé CRX, prodotta fra il 1988 e il 1991, occorre rimarcare una certa perdita di armonia nelle forme rispetto alla concept presentata al Salone di Tokyo del 2007, dalla quale deriva in linea retta la coupé di prossima commercializzazione. Di primo acchito, le proporzioni si direbbe che rispettino l'andamento proposto per la prima versione del prototipo che venne esposta alla kermesse di due anni fa.

In realtà, si nota che l'opera del Centro Stile della Casa giapponese ha portato a una modifica piuttosto vistosa al corpo vettura, in special modo nel profilo laterale e nella parte posteriore, mentre l'anteriore risulta già più fedele alla concept del 2007.

Allo stato attuale, nulla si può dire riguardo agli interni, che si presentano nella veste di prototipo: è lecito supporre, anzi, che saranno rivisti per la versione che entrerà nei listini della Honda.

La ghiotta novità sarà a livello di meccanica: per la sportiva giapponese, che sarà svelata al Salone di Tokyo per essere messa in vendita, inizialmente nel mercato interno, entro la fine del prossimo anno, il "cuore" sarà doppio. La propulsione, infatti, sarà fornita da un motore termico e da una unità elettrica.

L'intero gruppo è derivato da quello utilizzato dalla Honda Insight, in commercio dall'inizio della scorsa primavera: si tratta dell'unità Integrated Motor Assist (IMA), formata dal motore termico i-VTEC (la cui cilindrata, per la CR-Z Sports Hybrid, viene portata da 1300 a 1500 cc per una potenza che passa da 98 a 130 CV) a due valvole per cilindro con comando a fasatura variabile accoppiato al nuovo sistema di accensione sequenziale a doppia candela i-DSI (per ottimizzare la comustione del carburante e minimizzare il dispendio di energia); al 1500 di origine Insight è abbinato il sistema Stop and Go, che spegne in maniera automatica il motore quando si ferma la vettura e lo fa ripartire non appena si stacca la frizione per l'innesto della "prima".

Al 1500 cc a benzina è accoppiato il motore elettrico che fornisce energia quando si richiedono prestazioni maggiori alla vettura e ha la funzione di generatore durante le fasi di decelerazione e frenata attraverso l'immagazzinamento dell'energia cinetica che viene trasformata in energia elettrica.

di Francesco Giorgi
01/10/2009

Peugeot 3008, in cinque mesi firmati già 4mila contratti

  • Il cliente medio del crossover francese è maschio, ha 45 anni ed è impiegato. Martinez (Ad): "L’Italia è il terzo mercato"
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Peugeot 3008, in cinque mesi firmati già 4mila contratti

Da maggio a settembre più di 4mila contratti incassati dai concessionari, ovvero oltre la metà dei circa 7mila stimati dalla casa francese. A cinque mesi dal lancio del Crossover 3008, Peugeot tira le prime somme sulle performance di vendita di questo modello, e i risultati sono al di là delle aspettative dello stesso Amministratore delegato di Peugeot Italia , Alain Martinez.

Dai dati in possesso della Casa del Leone emerge che l'acquirente tipico del crossover 3008 è soprattutto uomo (79% degli ordini), ha tra i 40 e i 50 anni (34%) ed è impiegato (33%). Gran parte dei contratti inoltre, fanno sapere dall'azienda, è stata siglata da clienti privati (80%) mentre il restante 20% da società.

Versione più richiesta è la Standing Tecno (71%) mentre la motorizzazione preferita è la 1.6 HDi FAP 110 cavalli (scelta dall'89% degli acquirenti). In particolare, la 3008 Tecno 1.6 HDi si è aggiudicata il 39 % dei contratti (lo stesso modello con cambio robotizzato ne ha conquistati il 26%).

Il crossover 3008 è assemblato nello stabilimento di Sochaux (sul pianale della 308) ad un ritmo giornaliero di 350 vetture al giorno per un totale di 90mila unità all'anno (a fine agosto ne erano stati prodotti oltre 30mila pezzi). "L'Italia - ha sottolineato il numero uno di Peugeot Martinez - rappresenta il terzo mercato per questa vettura che sarà distribuita in Europa e in alcuni mercati strategici del globo".

Compatto e con un ampio volume che il Crossover di Peugeot si posiziona all'incrocio fra il segmento dei Suv compatti, delle monovolume e delle berline. E' disponibile in tre motorizzazioni benzina e diesel ciascuna con tre step di potenza: 1.6 16V a benzina VTi da 120 cavalli e THP da 150 cavalli; 1.6 HDi da 110 cv; 2.0 HDi da 150 e 163 cv. Tre anche gli allestimenti: Premium, Tecno e Outdoor.

di Lorenzo Stracquadanio
14/10/2009

 

 

 

Nissan Land Glider, la concept che si inclina in curva

  • Una soluzione interessante che sarà presentata a Tokyo. La vedremo mai sulle strade?  

L'idea dell'automobile snella, filante, in grado di destreggiarsi al meglio nel traffico cittadino si può dire sia antica... come l'automobile. Al Salone di Tokyo, che aprirà i battenti il 24 Ottobre, la Nissan presenterà la Land Glider, letteralmente "Aliante terrestre", una concept a metà strada fra l'automobile e lo scooter, provvista, sì, di quattro ruote, ma in grado di inclinarsi a seconda della direzione presa dal conducente. Il quale siede all'interno di un guscio che, oltre a lui, può trasportare solo un solo passeggero (basti pensare, per fare un esempio fra i più recenti, alla concept Volkswagen L1 presentata il mese scorso al Salone di Francoforte).

La ibrida più veloce è firmata Politecnico di Torino

Il primato è stato ottenuto con la vittoria nella Formula Electric and Hybrid Italy, competizione per prototipi organizzata da Ata ed Enea

C'è la mano e l'ingegno del Politecnico di Torino sul prototipo di auto ibrida più veloce e performante che ha vinto la quinta edizione Formula Electric and Hybrid Italy, gara tra veicoli elettrici, ibridi e a celle combustibile organizzata dall'Associazione tecnica dell'automobile (Ata) e dall'Enea.

Equipaggiata con un'unità motrice ibrida in parallelo termico-elettrica, la vettura raggiunge i 100 km/h per un consumo di appena tre litri di benzina ogni 100 km . Performance che le hanno permesso di battere le rivali in un contesto che ha visto la partecipazione di università italiane (10 i veicoli per 4 progetti in tutto) e straniere, ognuna con il proprio prototipo.

"Siamo i primi italiani a gareggiare in questa formula sportiva all'insegna dell'ecologia ed è stata una bella soddisfazione battere le Università straniere che hanno una esperienza nel campo più consolidata - osserva Francesco Monti, team manager degli ingegneri del Politecnico - In Italia manca ancora attenzione sul fronte della ricerca svolta nelle università. Per questo non è facile trovare i finanziamenti".

Dopo anni di immobilismo, però, su questo fronte qualcosa sta finalmente cambiando soprattutto da parte delle aziende private che mostrano un maggiore interesse verso questi veicoli, le tecnologie che implementano e i ricercatori dei mondo accademico che investono risorse ed energie. Non è un caso se Fiat è stata fra gli sponsor della competizione e ha fornito la componentistica per i progetti delle università italiane.

"Le università romane La Sapienza e Roma 3 hanno presentato due progetti dove appunto le aziende private, insieme all'Enea, ci hanno sostenuto - spiega Leone Martellucci, ricercatore all'Università La Sapienza -. Il primo prototipo è il quadriciclo Ginko che presenta due motori elettrici innovativi, uno per ruota. Il fatto di essere a magneti permanenti rende questi motori originali e convenienti sotto il profilo economico. Tra un paio d'anni questo prototipo, realizzato con l'aiuto di una multinazionale elettronica, potrebbe diventare di serie e costare, attraverso una industrializzazione spinta, intorno ai 5mila euro".

Il secondo prototipo realizzato dagli ingegneri romani è un quadriciclo ibrido, chiamato Urbe, dotato di supercondensatori al posto delle batterie elettriche tradizionali e in grado di percorrere 100 km con due litri. Da non dimenticare infine i veicoli ibridi a due ruote presentati alla manifestazione: la moto elettrica svedese da 15 kw che tocca gli 80 km/h e la bicicletta elettrica Hyke a celle combustibili realizzata dall'Università di Padova.

di Lorenzo Stracquadanio
12/10/2009

La più grande innovazione nel motore a combustione interna degli ultimi 130 anni

Addio Ciclo Otto: gli studi della Scuderi potrebbero portare al più grande progresso nei motori a combustione interna negli ultimi 130 anni

Questa volta non parliamo d'idrogeno, fuel-cells, propulsione ibrida o solare, ma di un'evoluzione del motore a combustione interna che promette una maggiore efficienza, prestazioni superiori e minori emissioni: il "ciclo Scuderi" o "ciclo separato".

La Scuderi Group è un'azienda di ricerca e sviluppo con base a West Springfield, nel Massachussets, Stati uniti, ma con uffici anche a Francoforte,in Germania. L'attività principale della Scuderi Group, che vanta più di 200 brevetti in oltre 50 paesi in tutto il mondo , è sempre stata quella di commercializzare le tecnologie sviluppate attraverso accordi di licenza, ma in questa occasione l'obiettivo è stato ben più ambizioso: un nuovo concetto di motore, una rivoluzione come non si vede da oltre 130 anni. E la Scuderi sembra esserci riuscita perché il suo piccolo motore da 1 litro , gira che è una meraviglia e dai filmati che ci hanno mostrato, e che stanno facendo il giro del mondo, sembra anche che non abbia intenzione di smettere.

Ma qual è la caratteristica principale del ciclo Scuderi? E' l'inizio della combustione dopo il punto morto superiore, al contrario del ciclo otto che prevede la combustione mentre il pistone è fermo al punto morto superiore. Il ciclo Scuderi è chiamato anche "Split Cycle", ossia ciclo separato, in quanto suddivide le quattro fasi del ciclo di combustione tradizionale tra due pistoni posti uno accanto all'altro: il primo gestisce le fasi di aspirazione e compressione, mentre il secondo conclude il ciclo con le fasi di scoppio e scarico. Grazie alla combustione dopo il punto morto superiore, viene prodotta una combustione più efficiente e pulita in uno dei cilindri ed aria compressa nell'altro.

 

www.motori.it/video/327/ciclo-scuderi-come-funziona.html

Stime emerse dagli studi e dalle simulazioni degli ingegneri Scuderi prevedono incrementi di efficienza di circa il 5/10% nei motori aspirati, efficienza che può crescere addirittura del 25/50% nei motori sovralimentati. Rispetto ai motori tradizionali, per i quali sono necessarie due giri dell'albero motore per compiere un ciclo di combustione, con lo "Split-Cycle" dello Scuderi group ne basta uno. Oltre ai miglioramenti in termini di efficienza e prestazioni, le simulazioni al computer dimostrano anche che il ciclo Scuderi è in grado di sviluppare una coppia massima maggiore rispetto ai motori tradizionali a prescindere dal tipo di alimentazione, benzina o diesel.

Il prototipo da 1 litro è in funzione da pochi mesi, acceso la prima volta a giugno, ed è in fase di sviluppo e analisi presso un laboratorio esterno e indipendente dalla Scuderi. Se si avranno, come sembra stia succedendo, i risultati sperati, nel 2010 la Scuderi Group si concentrerà nello sviluppo di una variante ibrida e di una variante sovralimentata del suo nuovo motore.

di Enrico Rossetti
08/10/2009

Lamborghini investe nella fibra di carbonio

Inaugurato a Seattle un centro studi per lo sviluppo del materiale ultraleggero e resistente

La fibra di carbonio è ormai una componente che non può mancare in una vettura supersportiva. Lo sa bene Lamborghini che, per questa ragione, ha deciso di investire in modo massiccio nel materiale, presentando l'Advanced Composite Structures Laboratory Automobili Lamborghini (ACSL), un laboratorio dove nei prossimi anni verranno sviluppate tecnologie basate sulla fibra di carbonio da implementare nelle vetture del futuro.

La scelta della città è caduta su Seattle dove il marchio italiano, in questa attività di sviluppo, potrà far leva su partnership di peso con la University of Washington di Seattle e con aziende specializzate nel settore aeronautico come Boeing e Federal Aviation Administration, l'agenzia federale statunitense per l'aviazione civile, con l'obiettivo di "promuovere progetti a lungo termine dell'istituto universitario per l'applicazione dei risultati alle celebri supersportive".

Secondo Mark Emmert, rettore dell'ateneo la collaborazione "consentirà ai nostri studenti di lavorare su problemi e realtà concrete". Dal canto suo Stephan Winkelmann, presidente e Amministratore delegato di Lamborghini, ha ricordato come la Casa di Sant'Agata Bolognese "da sempre si ispira alla tecnologia aerospaziale".

Basti pensare alla Lamborghini Reventon che nel design riprende le forme del caccia da combattimento Stealth. Questa collaborazione ha continuato Winkelmann "è un importante passo per approfondire i nostri programmi di ricerca e sviluppo che saranno un riferimento costante nell'evoluzione delle tecnologie basate sulla fibra di carbonio".

La fibra di carbonio, spiega l'azienda, è un materiale perfetto per la produzione di auto supersportive soprattutto per la densità del materiale, molto più bassa rispetto a quella dell'acciaio. Consente inoltre di ridurre il peso e migliorare le performance della vettura, abbassando il rapporto peso/potenza, ma riducendo anche le emissioni di CO2 mediante la riduzione della massa totale.

di Lorenzo Stracquadanio
08/10/2009

Tecnologia satellitare: un aiuto per gli automobilisti

Arriva da Viasat un dispositivo di assistenza immediata che si attiva in maniera automatica se c'è stato un incidente

Un sistema di protezione e di soccorso pensato per la moderna mobilità, che richiede tempi più rapidi possibile di intervento in caso di incidente, assistenza medica e soccorso stradale e sicurezza alla persona, 365 giorni all'anno e 24 ore su 24.

La tecnologia satellitare, in questo caso, costituisce un valido aiuto. Permette, infatti, di individuare all'istante il veicolo dal quale è partito il segnale di richiesta di assistenza, minimizzando i tempi di intervento, quando ogni minuto può essere cruciale per una efficace operazione di soccorso.

Un esempio in questo senso arriva dalla Viasat, azienda nazionale leader nel campo della sicurezza e dell'assistenza, che in questi giorni ha presentato l'SOS Call, un dispositivo di protezione personale applicato al veicolo.

La funzionalità dell'SOS Call viene attivata attraverso una doppia funzione: automatica e manuale. Nel primo caso, l'attivazione del segnale di emergenza viene attuata in maniera autonoma dalla volontà del conducente o di uno degli occupanti del veicolo coinvolto in un incidente. Attraverso la funzione Crash, le quattro centrali Viasat presenti sul territorio nazionale attuano una immediata localizzazione del veicolo incidentato e attivano un tempestivo intervento di soccorso medico sul luogo. In questo caso, la tecnologia satellitare assume la veste di dispositivo salvavita.

Se l'SOS Call viene attivato con modalità manuale, conferisce all'automobilista l'accesso ai servizi di assistenza e sicurezza organizzati dalle centrali Viasat le quali, una volta ricevuta la richiesta di soccorso, attuano le procedure di invio di una immediata assistenza, che a loro volta sono concordate con gli occupanti della vettura mediante un contatto vocale. Si può, così, ottenere l'invio di un carro attrezzi se l'auto ha subito un guasto meccanico, o di una ambulanza se si richiede un intervento medico - sanitario o di pronto soccorso. Esiste anche la possibilità di un intervento da parte delle forze di polizia, se l'allarme viene inviato in caso di minaccia o aggressione.

di Francesco Giorgi
07/10/2009

Peugeot 1007: addio ad una piccola incompresa

  • Esce di scena la baby monovolume del Leone: questa volta la ciambella non è uscita col buco  

"Utilitaria" solo per le dimensioni, ma anticonformista (a fronte di motori un po' troppo grossi e prezzi non certo in linea con il segmento di appartenenza), la Peugeot 1007 viene tolta di produzione in questi giorni e... non lascia eredi.

Una storia curiosa, questa della "baby monovolume" del Gruppo PSA, per la quale le linee di montaggio dello stabilimento di Poissy si sono fermate a causa degli elevati costi di produzione a fronte di livelli di vendita non certo da superstar del segmento. Insucesso che ha colpito in maniera forse un po' pesante un modello che non avrebbe certo meritato di essere pressoché snobbato dalla clientela.

Peugeot 1007: incompresa

Motorizzazioni "importanti" per il segmento utilitario e che per i gusti europei non sono mai stati visti come un incentivo all'acquisto (il collaudato 1.4 a benzina da 73 CV nel 2006 sostituito da un propulsore di pari cilindrata ma distribuzione a doppio albero e 88 CV; il 1.6, sempre a benzina, a 16 valvole utilizzato nelle "baby sportive" della Peugeot; e i due Turbodiesel 1.4 e 1.6 Hdi), i prezzi di vendita e l'estetica hanno, in pratica, condannato la 1007 a un ruolo di nicchia. A questo ruolo ha, di sicuro, contribuito il Marchio di appartenenza, la Peugeot, che ha abituato la propria clientela a prodotti per automobilisti di buon senso piuttosto che ad esercizi estetici seppure coraggiosi.

Una scelta coraggiosa

La linea della vettura, disegnata da Pininfarina (storico designer per le vetture del Leone), non ammetteva mezze misure: o piaceva o non piaceva.

Il corpo vettura, squadrato e ricco di spigoli, l'ampia apertura in corrispondenza della presa d'aria anteriore, il montante posteriore inclinato con il lunotto ad abbracciare l'intera "coda" e, soprattutto, le portiere scorrevoli (che conferivano una estrema facilità di entrata e uscita ai posti anteriori, ma conservavano i "difetti" delle due - tre porte per i passeggeri destinati al sedile posteriore): sono tutti elementi stilistici che hanno concorso a fare della 1007 una vettura a sé stante.

La stessa sigla lo indica: il doppio zero evidenzia un'auto che non ha "parenti" nella gamma (un po' come avviene per la crossover 3008 e la monovolume 5008).

Sulla base della concept Sesame, presentata nel 2002, in Peugeot hanno voluto creare un esercizio stilistico coraggioso (e le 120 mila unità vendute, in meno di cinque anni, confermerebbero in ogni caso questa tesi). Altrimenti, perché imbarcarsi in un'impresa che rischia di rivelarsi perdente fin dall'inizio?

D'altro canto, in poco più di tre metri di lunghezza la 1007 ha offerto caratteristiche riscontrabili in vetture di classe superiore, se non inedite: basti pensare alle portiere scorrevoli a comando elettrico. Se mai (ma è una "colpa" fino a un certo punto...) la Peugeot con la 1007 ha tentato di aprire una breccia nel settore delle monovolume di piccole dimensioni, dominato storicamente dai Costruttori giapponesi e coreani.

La linea, perciò, anche per via delle ridotte dimensioni della vettura, "doveva" accompagnare una vettura funzionale (almeno secondo le indicazioni di partenza), anche se sembrava disegnata col righello. "Sotto", quindi, con la carrozzeria alta anche se corta e stretta, la parte frontale fortemente inclinata con il parabrezza e il cofano anteriore in funzione di elementi di continuità, la "coda" perfettamente verticale.

Adesso, la Peugeot 1007 esce di scena. Dopo meno di cinque anni di produzione e 120 mila esemplari usciti dallo stabilimento di Poissy, la mini monovolume del Leone passa la mano. E lo fa dalla porta di servizio: in sordina e senza eredi.

di Francesco Giorgi
07/10/2009

 

 

 

DR1, tutto sulla piccola di Di Risio

  • Dalla presentazione alla prova su strada della DR1. In occasione del lancio abbiamo toccato con mano e guidato la nuova city car italo-cinese

DR1, tutto sulla piccola di Di Risio

Dallo showroom all'asfalto. A poche ore dal debutto ufficiale sul mercato italiano, ecco la prova su strada della nuova DR1, utilitaria realizzata in Cina, ma assemblata e rifinita in Italia, per la precisione negli stabilimenti della DR Motor, nuovo marchio che ha il suo centro propulsore a Macchia d'Isernia, in Molise.

La DR1 è un'utilitaria compatta che si fa notare

Al primo colpo d'occhio non serve un esperto per capire che la DR1 sia un'auto fatta apposta per la città e l'utilizzo urbano. Lo rivelano le misure e gli ingombri estremamente contenuti: lunghezza di 3,56 m , larghezza di 1,59 m e passo di 2,33 m ; un valore quest'ultimo che regala una discreta abitabilità interna sia per guidatore e passeggero, sia per gli occupanti dei sedili posteriori.

Esteticamente si caratterizza per forme compatte e rotonde. Sul frontale spiccano in particolare i grandi gruppi ottici ovali e la mascherina a trapezio rovesciato con il logo DR posto lateralmente. Ben riuscita anche la fiancata che grazie ad alcuni accorgimenti nel profilo delle portiere (a forma concava nella parte inferiore) e delle maniglie posteriori a scomparsa, regalano un certo dinamismo. La "coda" infine ricalca lo stile dell'avantreno con forme tondeggianti ben espresse dai fanali a goccia.

Nel complesso la DR1 si presenta senza dubbio come una vettura esteticamente gradevole; dalle forme non originalissime che in parte richiamano lo stile di alcune city car (Matiz in prima fila), ma che rivelano comunque una certa personalità. Il giudizio è quindi positivo.

Sulla piccola italo-cinese si sta bene in 4

Nell'abitacolo spicca la plancia a sviluppo centrale-verticale. Nella parte superiore la strumentazione è mista: analogica per contagiri e indicatore livello carburante e digitale per il tachimetro che fornisce al guidatore tutte le informazioni essenziali. Nella parte inferiore invece sono posti i comandi principali della climatizzazione (manuale) e dell'impianto audio dotato di lettore Mp3 e ingresso Usb (alloggiato all'interno del vano portaoggetti lato passeggero).

La qualità percepita è discreta sia per quanto riguarda la plancia (piace la porosità del cruscotto) sia per i sedili e le maniglie interne delle portiere e i comandi degli alzacristalli elettrici che presentano un design curato. Il volante è regolabile solo in altezza (non in profondità) azionando la classica leva posta sotto il piantone di sterzo. Il range di regolazione è comunque ridotto (un paio di centimetri circa) lasciando in leggera difficoltà i guidatori alti di statura.

L'abitabilità posteriore è discreta, ma a una city car lunga 3 metri e mezzo non si può chiedere troppo. Unica pecca forse riguarda lo schienale del divanetto che non può essere sdoppiato per facilitare il carico di oggetti di una certa dimensione.

Pratica in città, la DR1 non è fatta per viaggiare

Al volante della DR1 si prende subito confidenza. La vettura è facile e intuitiva da guidare specie nei percorsi urbani, suo terreno d'elezione. Il motore da 1,3 litri e 83 CV complessivi (a 6.000 giri/minuto e coppia di 114 Nm) - abbiamo provato la versione bifuel benzina-Gpl - risulta abbastanza elastico. Leggermente inferiore invece il rendimento in quarta e quinta che per dare il meglio di sé devono essere ben tirate.

Il cambio fa il suo dovere anche se pecca un po' quanto a precisione in fase di innesto. Decisamente buona la tenuta di strada che nonostante le "pessime" condizioni incontrate nel corso della nostra prova (percorso ricco di curve, manto imperfetto e bagnato) si rivela essere un punto saldo. Merito senza dubbio dei cerchi in lega da 15'', di un assetto ben tarato e dei pneumatici Pirelli con spalle ribassate. Bene anche lo sterzo che risponde positivamente in termini di leggerezza di manovra nel traffico urbano. La velocità massima è di 156 km/h mentre l'accelerazione da 0 a 100 km/h avviene in 12 secondi circa.

Anche in modalità Gpl inoltre (il passaggio fra le due alimentazioni avviene in modo silenzioso e senza sbalzi) la DR1 mantiene un rendimento assai simile al benzina. Non a caso la potenza dichiarata è di 79 CV. Cambiano invece i valori in termini di emissioni che si attestano rispettivamente a 138 g/km (benzina) e 118 g/km (bifuel).

Veniamo ai consumi. Il nostro test non ci ha permesso purtroppo di verificare i numeri diffusi da DR Motor che si attestano per la versione EcoPower benzina a quasi 13 km/l di media e 12 km/l per la versione a Gpl.

Il prezzo è onesto, giacché ha già tutto di serie

Complessivamente la DR1 può essere giudicata una vettura valida. Ha dalla sua un design piacevole sia dentro che fuori, una discreta qualità quanto a materiali pur non essendo rifinita in modo impeccabile e un comportamento su strada senz'altro soddisfacente per una city car. Altro punto a suo favore è certamente la dotazione; sebbene sia disponibile un solo e unico allestimento offre praticamente tutto: vernice metallizzata (6 i colori a scelta: silver, red, elegant grey, black, gold, noble red), cerchi in lega, abs, doppio airbag, lettore Mp3 con Usb, servosterzo, antifurto con telecomando, chiusura centralizzata, alzacristalli elettrici anteriori e posteriori, specchietti retrovisori elettrici e sensori di parcheggio.

Il rapporto qualità/prezzo non è male per questa DR1 che ha tutto di serie. Di contro l'utilitaria - che lo ricordiamo è interamente costituita da componenti Made in China (dal motore alla scocca, ai sedili e via dicendo) - potrebbe scontare una certa diffidenza sul mercato da parte dei potenziali clienti che potrebbero essere attratti da marchi e brand più noti e diffusi sul mercato, a fronte di una spesa leggermente superiore.

di Lorenzo Stracquadanio
18/12/2009

 

 

 

Cosa si nasconderà dietro la concept che la Casa giapponese presenterà al NAIAS di Detroit? Si pensa a una piccola ibrida

La Toyota è stata chiara nell'avere anticipato che, entro il 2020, tutte le sue vetture saranno proposte anche in chiave ibrida. Il primo passo è stato compiuto in questi giorni, con l'annuncio del lancio (previsto nel 2010) della Prius plug-in. La seconda tappa di questo progressivo avvicinamento a questa tecnologia sarà svelata il mese prossimo, al Salone di Detroit. Al NAIAS, il colosso giapponese presenterà una nuova "ibrida".

Si tratterà di una concept dalle dimensioni di una citycar: finora non sono state divulgate che un paio d'immagini parziali. Ma dal particolare della ruota anteriore rispetto al cofano, e dalle dimensioni del marchio sul frontale in proporzione al faro, si può facilmente intuire che si tratterà di un'auto piccola.

Quanto all'appartenenza eventuale della concept a una gamma della famiglia Toyota, si può ipotizzare che potrà far parte della Yaris (secondo i piani della Casa che prevedono, per il 2011, l 'introduzione sul mercato di un nuovo modello), oppure della iQ (a giudicare dalla forma dei fari anteriori e dell'andamento "continuo" fra parabrezza e frontale).

Che si tratterà di una ibrida, questo sembra chiaro: non a caso, una targhetta Hybrid è stata posta sul parafango anteriore. Non resta che attendere ancora qualche giorno per avere ulteriori dettagli. Prima fra tutti, l'alimentazione: ad accompagnare la propulsione elettrica ci sarà un impianto a GPL o a metano?

di Francesco Giorgi
18/12/2009

Per il 2012, la rivale della Nano

La sfida alla low cost Tata viene raccolta da Renault e Nissan, che stanno preparando una citycar concorrente della Nano. Arriverà nel 2012

Tata presto potrebbe non avere più il primato dell'auto più economica del mondo. Secondo Carlos Ghosn, AD di Renault, l'alleanza Renault - Nissan (con la presenza, nel ruolo di partner locale, di Bajaj) sta per sviluppare una citycar super economica da contrapporre alla Tata Nano.

La vettura, secondo quanto dichiarato da Ghosn, arriverà nel 2012 e sarà agevolata nel proprio ruolo di "antiNano" dal prezzo di vendita, che il numero uno della Renault indica come "il più basso al mondo".

Realtà? Sembra proprio di si, visto che Renault e Nissan hanno concluso, a metà del 2008, un accordo con Bajaj (già licenziataria per l'India della Piaggio per i suoi scooter) finalizzato a un progetto comune per una utilitaria che porta il nome in codice ULC.

E la corsa ad accaparrarsi più quote possibili, sul mercato interno e a livello internazionale, nel segmento nascente delle "super low cost" non si esaurisce qui. La Tata Nano, attualmente la vettura più cheap del mondo (in India viene venduta a 100 mila rupie, equivalenti a 2.500 dollari; ovvero poco più di 1.700 euro) è circondata da una schiera di future concorrenti.

Oltre a Renault - Nissan - Bajaj quindi, sull'altro piatto della bilancia va messa anche la "low cost" che General Motors ha in previsione di lanciare sul mercato indiano entro la fine del 2010. C 'è poi un analogo progetto da parte di Toyota, che dovrebbe concretizzarsi nel 2011; e poi Ford, che ha annunciato per il 2010 l 'inizio della progettazione di una sua low cost.

di Francesco Giorgi
12/11/2009

 

Ecco la futura Porsche 928

  • Motore anteriore, tecnologia ibrida e una linea creata per rivaleggiare con le Aston Martin

Lo scorso Aprile c'erano state già alcune indiscrezioni. Adesso, i piani sono più chiari: i tecnici Porsche sono all'opera per realizzare una nuova vettura a motore anteriore, linea aggressiva ma piuttosto distaccata dai canoni estetici della Casa di Stoccarda.

Secondo Auto Express, si tratterebbe dell'erede della 928. In effetti, gli indizi per ribattezzare così la futura granturismo Porsche si possono trovare nella collocazione del motore (anteriore), nell'abitacolo a 2+2 posti, nell'aspetto della carrozzeria, ben lontano da quello della 911 e, per ultimo, nel segmento che questa vettura andrebbe a occupare, superiore a quello della stessa 911, per situarsi come diretta concorrente di coupé di prestigio (prima fra tutte la Aston Martin DB9

Grazie alla collocazione anteriore del motore (che potrebbe essere il V8 da 4,8 litri della Panamera nella sua doppia versione aspirata e turbocompressa), la 928 - il cui nome non è ancora definitivo - riceverebbe in dotazione un bagagliaio dalla discreta capienza. Il volume di carico del vano bagagli, infatti, sarebbe di circa 320 litri: un valore più che accettabile per una coupé alto di gamma.

Fra le novità di questa futura Porsche, sembra sia prevista una motorizzazione ibrida, attesa al debutto l'anno prossimo sulla Cayenne e che pare essere un progetto che Porsche persegue in maniera chiara. Secondo alcune previsioni, l'unità a benzina ed elettrica conta su un V6 da 3 litri e 369 CV di origine Audi e  un propulsore elettrico da 38 kW.

di Francesco Giorgi
30/10/2009

UE: prestiti agevolati a chi usa componenti eco

Dalla Commissione Europea via libera a prestiti a tasso agevolato per la produzione di componenti a basso impatto ambientale

Abbuoni di interesse per la produzione di prodotti ecocompatibili nel settore componenti automotive. Questa è la decisione arrivata nei giorni scorsi dalla Comunità Europea, destinata alle aziende del nostro Paese che intendono attuare dei piani industriali per investimenti connessi a prodotti conformi alle normative ambientali nel prossimo futuro (Euro 6).

Nel dettaglio, i prestiti agevolati (uno strumento deciso anche per far fronte all'attuale crisi economica e finanziaria) fanno riferimento al quadro temporaneo per le misure di aiuti di Stato elaborato dalla Commissione alla fine dello scorso Febbraio.

I prestiti possono essere erogati fino al 31 Dicembre 2010, e l'aliquota ridotta sarà applicata per un massimo di due anni. Il taglio ai tassi di interesse, rispetto a quello di riferimento, risponde a un budget complessivo di 300 milioni di euro stanziato dalla Comunità Europea e sarà del 50% per le piccole e medie imprese e del 25% per le grandi imprese.

Il regime di aiuti comunitari, destinato alle imprese che intendono produrre parti ecocompatibili per autoveicoli, vede l'Italia come la quinta Nazione ad avvalersi del regime di aiuti di Stato dopo Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, e sarà applicato alle aziende che in data 1 Luglio del 2008 non erano in difficoltà.

di Francesco Giorgi
01/11/2009

Roma, Capitale del business dell'auto

Se Torino rimane il distretto industriale automobilistico di riferimento, Roma non è da meno per i servizi legati al settore automotive

Con una quota di fatturato pari al 48%, Roma si conferma la città con il più importante distretto automobilistico nazionale. La capitale, secondo una indagine condotta nelle scorse settimane dal Centro Studi Fleet&Mobility, è il polo principale in Italia fra i mercati dell'auto. In particolare a Roma c'è una forte capillarità di società di servizi in ambito automotive. Il giro d'affari che ne deriva è di 51 miliardi di euro, su un fatturato complessivo nazionale nei servizi connessi all'auto di 105 miliardi.

I dati rilevati da Fleet&Mobility sono stati espressi, in questi giorni, nel congresso annuale dell'automotive La Capitale Automobile, che si è svolto a Roma a Palazzo Brancaccio. Nell'occasione, è stato evidenziato che il 36% del mercato automobilistico nazionale viene gestito da marchi le cui rappresentanze nazionali hanno sede a Roma, come Ford, Mazda, Opel, Renault e Toyota.

Leadership capitolina anche per quel che riguarda i veicoli aziendali, grazie alle compagnie che si occupano di noleggio a breve, medio e lungo termine. Fra gli operatori delle locazioni a lungo termine, a Roma hanno la propria sede importanti realtà come Leaseplan, ALD, Leasys, detentrici del 60% del fatturato delle flotte di autoveicoli aziendali dati in noleggio. Sul breve termine invece hanno la meglio Avis e Europcar, tanto per citare nomi conosciuti. Tra i distributori di carburanti, AGIP ed Esso hanno la loro sede nella capitale e distribuiscono il 78% di benzina e gasolio venduti su territorio nazionale.

di Francesco Giorgi
31/10/2009

Dalla Ford un sistema anti - incidenti comandato dal satellite

E' allo studio un dispositivo di dialogo fra il satellite, il GPS installato nella vettura e l'ESP per prevenire gli incidenti

Un "Grande Fratello" che sorveglia la marcia di una vettura, e in caso di emergenza interviene per evitare un incidente. Un sogno futuribile? Secondo la Ford, è un progetto che, a breve, potrà essere impiegato su qualsiasi auto. Basta un navigatore satellitare GPS e l'ESP.

Immaginiamo la scena: un automobilista sta marciando, al volante della propria auto. All'improvviso (per cause meccaniche o per imperizia del guidatore), la vettura inizia a sbandare. La "corsa" dell'auto senza più controllo si conclude contro un marciapiede. E la frittata è fatta: non resta che chiamare il carro attrezzi e prepararsi a sborsare fior di quattrini, con tutti i disagi che derivano da un periodo di lontananza forzata dal volante.

Secondo un gruppo di tecnici della Ford, che stanno operando in collaborazione con dei ricercatori della Auburn University, il GPS installato nelle vetture può essere messo in grado di dialogare con i sistemi di sicurezza che equipaggiano l'auto, per prevenire gli incidenti.

Il sistema, detta in soldoni, si comporterebbe come un "tramite" fra gli equipaggiamenti di controllo della stabilità e il satellite. In caso di emergenza, quest'ultimo, che "osserva" in tempo reale la vettura, attraverso il navigatore satellitare manda un impulso al dispositivo di sicurezza (che può essere, per fare un esempio, l'ESP) per farlo agire all'istante.

In questo modo, l'incidente è scongiurato. L'occhio del satellite riporta in carreggiata la vettura in difficoltà. La ricerca dei tecnici della Casa dell'Ovale Blu e i ricercatori della Auburn University è ancora in atto, sebbene sia stata presentata (come principio teorico) in questi giorni alla Conferenza internazionale sulle tecnologie applicate all'automotive che si sta tenendo all'Istituto di Ricerca ingegneristica elettrica ed elettronica di San Antonio, in California.

L'obiettivo è di aggiungere, a breve termine, la funzionalità di "salvataggio auto" dal satellite al GPS e al sistema di controllo elettronico della stabilità.

di Francesco Giorgi
19/10/2009

 

 

 

 

Fiat 500: in Belgio, bocciata al collaudo ma...

Un curioso caso, quello che vede coinvolta la "piccola" del Lingotto: alla prova ammortizzatori, la 500 in Belgio non passa il collaudo

"Cartellino rosso per Fiat 500". Titola così una rivista belga, che mette in copertina la "piccola" del Lingotto e punta il dito su un problema che, se fosse vero, farebbe tremare Torino: la 500 non è una vettura sicura.

Secondo i giornalisti belgi, che hanno condotto una inchiesta sulle modalità di revisione (che in Belgio avviene dopo i primi quattro anni e ogni volta che la vettura viene venduta), molte Fiat 500 non hanno superato il collaudo periodico a causa della scarsa tenuta del retrotreno, dovuta - a loro dire - alla bassa efficienza degli ammortizzatori posteriori.

La prova della tenuta di strada, che viene simulata sulle pedane vibranti per osservare la capacità degli ammortizzatori, avrebbe evidenziato uno scarso lavoro delle sospensioni posteriori e provocato vistosi "saltellamenti" del retrotreno. Un comportamento che, secondo i tecnici belgi che si occupano del "Controle technique" (corrispondente alla nostra revisione periodica), si tramuterebbe in un giudizio negativo per la Fiat 500.

Insomma: in Belgio, la 500 non sarebbe una vettura sicura. Verrebbe da indagare, a questo punto, per conoscere i criteri con i quali vengono effettuati i collaudi alle auto. Quanto allora sono fedeli alla realtà queste prove sulle pedane vibranti? Rispecchiano davvero l'effettivo comportamento di una vettura sulle strade di tutti i giorni?

Basterebbe prendere un gruppo di utilitarie del segmento A, osservarle e confrontarne il comportamento. E' l'azione che la stessa Fiat ha invitato a compiere: dal Lingotto è stato fatto osservare che la questione della leggerezza del retrotreno riguarda molti costruttori.

Come dire: non sono le auto a essere imputate di scarsa sicurezza, ma le attrezzature utilizzate per la prova ammortizzatori a essere additate come poco attendibili, in tal senso.

Ad avvalorare questa tesi, ci sarebbe il suggerimento (dato dagli stessi tecnici belgi) di caricare con due sacchi di sabbia da 40 kg ciascuno il bagagliaio per ottenere più aderenza. Un artificio che fa sorridere soprattutto chi ha qualche capello grigio, perché il miglioramento dell'aderenza con i sacchi di sabbia (o di cemento, o con l'utilizzo di lastre di marmo) è un "trucco" che si è sempre usato, in special modo - in tempi passati - su vetture dotate di assetti "sfalsati" (Simca 1000, NSU Prinz, Renault 4, ma anche quelle che adottavano geometrie posteriori semplici come il ponte rigido).

In effetti viene da pensare che se è vero che i tecnici dei centri di revisione in Belgio invitino i possessori di Fiat 500 a utilizzare il trucco dei sacchi di sabbia, la tecnologia delle costose apparecchiature sia tutta da verificare. E sorge il dubbio che in Belgio il "controle technique" sia così accurato da permettere a una vettura di passare la revisione con i sacchi di sabbia nel bagagliaio (una cosa che, in Italia, se "pizzicata", può bocciare la vettura, perché vengono sfalsati i valori di carico).

 

Va precisato, a tal proposito, che in Belgio le prove di tenuta degli ammortizzatori vengono effettuate con banchi prova di tipo EUSAMA (European Shock Absorbers Manufacturers Association, l'Associazione europea delle Case costruttrici di ammortizzatori), che si basa sul principio del carico dinamico minimo e del carico statico su ciascuna ruota, dal quale - con un rapporto - viene calcolato un valore di aderenza globale. Un metodo semplice e intuitivo.

Spulciando sul web però, si incontrano commenti che indicano come né le pedane vibranti, né il metodo EUSAMA, possano offrire il massimo della fedeltà sulle reali condizioni della strada. Tanto che in Italia, come in Germania, la prova delle pedane vibranti non viene utilizzata.

di Francesco Giorgi
30/10/2009

 

Richiamo VW per 57.000 vetture

Problemi al cambio DSG a doppia frizione e 6 rapporti. In totale sarebbero ben 13 i modelli interessati dai controlli

Volkswagen corre subito ai ripari sul cambio Dsg (Direct shift gearbox). Il gruppo automobilistico tedesco ha dato il via a una vasta campagna di richiamo che interesserà 57.000 vetture fra i brand Volkswagen, Audi, Seat e Skoda. L'obbiettivo è risolvere alcuni malfunzionamenti alla trasmissione Dsg a sei rapporti dotata di doppia frizione.

Secondo quanto reso noto, il numero di cambi Dsg interessati dal problema sarebbe circa 2.500, ma per prudenza i vertici di Wolfsburg hanno deciso di richiamare nelle officine autorizzate tutte le vetture dotate di questa trasmissione prodotte fra settembre 2008 e agosto 2009.

Nello specifico il malfunzionamento riguarderebbe il sensore della temperatura dell'olio del cambio che, per via di un difetto, potrebbe portare in certe condizioni di uso all'apertura involontaria della frizione. Dalla Casa fanno sapere che il problema si manifesta in un primo momento con il lampeggio dell'indicatore di marcia, poi con vibrazioni della vettura e riduzione dei giri/motore e infine con l'apertura della frizione.

Secondo la stampa tedesca le vetture coinvolte dal problema sarebbero circa 22.000 nella sola Germania. In totale i modelli interessati dal richiamo sarebbero 13: Volkswagen Golf, Scirocco, Eos, Jetta, Passat, Touran, Caddy; Audi A3, TT; Seat Leon; Skoda Octavia e Superb.

di Lorenzo Stracquadanio
12/11/2009

Ford, cintura e airbag tutto in uno...

Ford ha sviluppato speciali cinture di sicurezza che si gonfiano in caso d'impatto. Inizialmente disponibili per il Suv Explorer

Più sicurezza di così... Ford ha appena presentato un nuovo tipo di cintura di sicurezza con airbag integrato, sviluppata per la Ford Explorer. In una fase successiva, quest'applicazione sarà estesa agli altri modelli. 

La cintura, in caso d'impatto, si gonfia in appena 40 millisecondi grazie all'attivazione di un gas contenuto in un serbatoio sotto il sedile. Secondo i tecnici Ford questa nuova cintura di sicurezza ad azionamento graduale, invece che pirotecnico come gli airbag, ridurrebbe di 5 volte le forze sul torace.

Inoltre, visto che si tratta per ora di un'applicazione per sedili posteriori, questa cintura ne incentiverebbe l'utilizzo da parte di chi siede dietro. Secondo Ford infatti, solo il 61% degli occupanti i sedili posteriori la allaccerebbe, contro il 61% di chi siede davanti.

di Giorgio Spolverini
09/11/2009

Bmw punta molto sulla fibra di carbonio

Il Gruppo tedesco sigla una joint-venture con Sgl e investe 90 milioni di euro per impiegare fibre di carbonio nelle vetture del prossimo decennio

Produrre fibra di carbonio e prodotti tessili semi-lavorati da utilizzare per la costruzione di veicoli. Questo è l'obiettivo della joint venture che Bmw ha siglato con l'azienda specializza del settore Sgl group; una collaborazione che prevede un investimento di 90 milioni di euro da parte del gruppo tedesco solo per la prima fase di sviluppo.

La joint venture sarà messa in piedi attraverso due società, una con base in Nord America, l'altra in Germania. Bmw deterrà il 49% del pacchetto azionario mentre la maggioranza del 51% sarà nelle mani di Sgl (i due soggetti saranno comunque rappresentati attraverso lo stesso numero di consiglieri e le decisioni saranno prese all'unanimità).

Secondo quanto reso noto, la collaborazione porterà alla creazione di 180 nuovi posti di lavoro suddivisi fra i due paesi. "Questa joint venture è concepita per essere una situazione win-win. Noi stiamo acquisendo tecnologie pioneristiche nel settore e materiali grezzi di cui abbiamo bisogno per i nostri veicoli Megacity. Sgl si sta invece muovendo verso il business del settore automobilistico con un partner di rilievo", ha affermato Norbert Reithofer, presidente del Management Board di Bmw.

Dal canto suo Robert Koehler, amministratore delegato di Sgl, ha spiegato che la joint venture con Bmw segna un momento importante per l'uso del carbonio su scala industriale nel settore automobilistico. "Per la prima volta, la fibra di carbonio sta acquisendo un ruolo importante nella produzione di veicoli di serie. Ciò conferma la nostra strategia e dimostra che la tecnologia della fibra sta divenendo sempre più importante nella realizzazione di materiali più leggeri, aiutando inoltre a ridurre le emissioni di Co2 e a preservare le risorse naturali".

Nella nuova generazione di veicoli Bmw (chiamati Megacity) che saranno lanciati sul mercato - con un brand secondario della Casa - nella prima metà del prossimo decennio, i materiali ultraleggeri e ultra resistenti costituiranno una significativa parte di tutti quelli utilizzati, in modo da ottenere mezzi leggeri, resistenti e a costi competitivi grazie all'economie di scala.

di Lorenzo Stracquadanio
30/10/2009

Axon, una concept plug-in riciclabile

  • Axon è il prodotto di una nuova azienda inglese che ha realizzato una concept plug - in dalla carrozzeria che si può riciclare

Esteticamente non sarà il massimo , ma è ecologicamente corretta. Axon è un'ibrida plug - in. In questi giorni, al Milton Keynes Science Festival, un Salone che mette in contatto le aziende specializzate in realizzazioni hi - tech con i più importanti istituti e università, è stata presentata l'ultima nata nel panorama delle vetture a tecnologia ibrida plug - in.

Ideata dal giovane omonimo Costruttore inglese, Axon è sviluppata per un utilizzo elettrico a breve raggio e termico (benzina, gasolio o bio etanolo) per i percorsi un po' più lunghi. La carrozzeria, nonostante si presenti con forme piuttosto rastremate e tozze e con le ruote posteriori semi carenate, ricorda le "citycar" inglesi anni '60 (a vederla bene fa venire in mente le Bond a tre ruote).

"Abbiamo voluto progettare una vettura che fosse, al tempo stesso, leggera e dotata di una aerodinamica efficace. Le forme della carrozzeria testimoniano il nostro bene intento, ovvero quello di creare un'auto in grado di opporre la minima resistenza possibile all'aria: anche questo è un modo per abbattere consumi ed emissioni", ha rivelato Steve Cousins, Direttore Generale Axon.

La Axon è una vettura multiuso (così è stata definita dai suoi progettisti), destinata al trasporto di 2 persone adulte e a una discreta quantità di carico. Gli elementi del telaio sono in fibra di carbonio e possono essere riciclati. Lo stesso vale per la carrozzeria, i rivestimenti interni (i sedili sono foderati in tessuto jeans) e i pannelli delle porte, anch'essi realizzati in fibra di carbonio riciclata.

Sotto il profilo meccanico, la propulsione è fornita da un motore turbodiesel di 500 cc al quale è abbinato un'unità elettrica. Così concepita, l'autonomia della Axon è di circa 40 km con un litro di carburante. Altrettanto importante, dal punto di vista dell'ecologia, è il valore delle emissioni, che con meno di 50 g/km di CO2 esenterebbe, di fatto, gli automobilisti inglesi dal pagamento delle tasse sulle emissioni. L'idea della Axon è di produrre questa vettura a partire dal 2011 per il mercato interno, e di realizzarne una serie destinata all'esportazione in Irlanda, Danimarca, Olanda, Francia e Spagna dal 2012.

di Francesco Giorgi
30/10/2009

Ford: ecco come insonorizzare l'abitacolo

Si chiama Noise Vision e grazie a 30 microfoni e 12 microcamere è in grado di individuare con precisione le fonti di rumore nell'abitacolo

Ford sta provando negli Stati Uniti una tecnologia che consente di individuare le fonti di rumore all'interno dell'abitacolo e di eliminarle nella fase di costruzione delle vetture. Obiettivo della Casa è realizzare un ambiente completamente insonorizzato per garantire maggior comfort ai passeggeri.

La tecnologia si chiama Noise Vision - per la precisione Noise Source Identification Tool (Strumento per l'individuazione delle fonti di rumore) - e consiste in una piccola sfera che viene piazzata all'interno dell'abitacolo e dotata di oltre 30 microfoni, estrememente sensibili in grado di captare i rumori più flebili, e di ben 12 microcamere.

Una volta raccolto un numero sufficienti di dati spetta a un software specifico creare un'immagine computerizzata degli interni che mostra i punti deboli da cui provengono i rumori: dal fruscio del vento ai cigoliì delle plastiche fino al rombo del motore, o a quelli provenienti dall'esterno.

La soluzione non solo permette di realizzare abitacoli più silenziosi, ma consente all'azienda di ottenere un notevole rispamio in termini di tempo e di costi. Se in passato infatti erano necessari giorni o settimane per identificare con precisione le fonti di rumore e poi eliminarle, con Noise Vision bastano poche ore. Secondo Ford si possono evitare almeno 200 ore di test in galleria del vento in un solo anno, che in termini di costi, stima la Casa , equivale a oltre 300.000 dollari.

Ford ha già cominciato a usare Noise Vision nei modelli di gamma che andranno in produzione nel 2010. "In precedenza - spiega Bill Gulker, a capo del Wind Noise Engineering di Ford - occorreva andare avanti per tentativi in un continuo processo di eliminazione. Questo strumento invece ci mostra perfettamente e in modo immediato qual'è la fonte del rumore permettendoci di eliminarla una volta per tutte".

di Lorenzo Stracquadanio
27/10/2009

 Allarme per filtri antiparticolato in Francia

L'Afsset, l'agenzia per la sicurezza sanitaria fancese: "Alcuni tipi di Fap emettono biossido di azoto, dannoso per la salute"

I filtri antiparticolato potrebbero essere dannosi per la salute. L'allarme viene dalla Francia e in particolare dall'Afsset, l'Agenzia francese per la sicurezza sanitaria dell'ambiente e del lavoro che in un rapporto scritto sottolinea la potenziale pericolosità dei filtri antiparticolato (Fap) catalizzati, in quanto emettono biossido di azoto (No2), tossico ed irritante.

Se tale rischio venisse confermato, la questione potrebbe farsi spinosa. L'entrata in vigore della normativa antinquinamento Euro 5 a partire dal primo settembre 2010, che richiede una sensibile riduzione delle emissioni di particolato rispetto alla precedente Euro 4 (80% per arrivare a 5 mg/km) porterà a una maggiore diffusione dei filtri Fap catalizzati o additivati.

Questa tipologia di filtri in particolare è molto efficace nell'abbattimento del particolato, ma la versione catalizzata aumenta viceversa le emissioni di biossido d'azoto, fortemente dannoso per la salute.

Secondo alcune ricerche portate avanti sia in Francia, sia in California la diminuzione delle emissioni di NOx (cioè l'ossido di azoto formato da No e No2), regolamentate come quelle del particolato, non comporta una diretta riduzione delle emissioni del biossido di azoto.

In altre parole abbattere, come richiesto dalla normativa, l'NOx non significa dunque ridurre anche le emissioni di No2, alla base di molte problematiche ambientali, come la formazione di smog fotochimico, ozono e piogge acide.

Questa carenza a livello normativo, evidenzia l'Afsset, sarà superata solo nel 2014 con l'entrata in vigore della norma Euro 6. L 'Agenzia francese raccomanda dunque ai costruttori di mantenere alta la guardia sul problema ed eventualmente introdurre misure "ad hoc" prima della scadenza del 2014 ai filtri Fap; una soluzione che peraltro propongono già alcune Case automobilistiche come Peugeot, Citroen, Ford e Mazda.

di Lorenzo Stracquadanio
26/10/2009

 

Tata Nano, costa poco ma brucia in fretta

Alcuni esemplari della più economica auto sul mercato, l'indiana Tata Nano, si sono incendiati per un cortocircuito al motorino d'avviamento

A pochi mesi dalle prime consegne dell'indiana Tata Nano, l'auto attualmente più economica sul mercato, sono già cominciati i primi guai. Tre esemplari si sono incendiati per un cortocircuito al motorino di accensione. >

Quello che più ha preoccupato i responsabili della Casa costruttrice
è che gli incendi sono stati registrati in tre vetture vendute in località ben
distanti l'una dall'altra. Scattati subito i richiami.

La Tata, partner della Fiat per l'assemblaggio di motori, non ha
però voluto chiamare questa operazione ''richiamo'', ma "controllo approfondito di pre-acquisto''; in altri termini un'operazione di misura precauzionale.

di Leopoldo Canetoli
23/10/2009

Un'auto che consuma il 70 per cento in meno

Quattro imprenditori hanno brevettato un sistema che consente di percorrere 100 chilometri con 2 litri di benzina

Viene da Varese e si chiama New Global Traction il sistema di trazione automobilistica che grazie a due piccole modifiche sulla trasmissione tradizionale di qualsiasi mezzo (a 2 o 4 ruote) promette una riduzione dei consumi di carburante fra il 50 e il 70%.

A brevettarlo sono stati quattro imprenditori del varesotto: l'inventore di Saltrio, Leonardo Grieco, il responsabile dell'officina Ferrari di Cavaria nonché animatore del Ferrari Club dei Laghi Mauro Raccanello, Giuseppe Angilella di Campione d'Italia e Claudio Pettenuzzo di Saltrio.

Ecco come funziona. Il sistema consente al veicolo di accelerare solo per effetto del cambio di marcia, senza dover usare l'acceleratore e mantenendo il motore al regime minino di giri (fra i 1000 e i 2000). A differenza dei mezzi comuni, la frizione funziona al contrario: si preme in fase di partenza fungendo allo stesso tempo da acceleratore.

"Il segreto è pura fisica - chiariscono Leonardo Grieco e Mauro Raccanello - Per far girare una ruota la forza necessaria agendo sul suo centro è decisamente maggiore di quella che si impiegherebbe spostando l'asse verso il pneumatico. Come noi, invece, abbiamo fatto". L'energia recuperata in questo modo permette di abbattere consumi (e quindi i costi) nonché le emissioni di Co2.

Consapevoli del valore del potenziale valore del New Global Traction, i quattro impenditori hanno deciso di depositare un brevetto specifico presso l'Istituto europeo dei brevetti di Monaco di Baviera e di creare una società ad hoc, la Legimac, con l'obiettivo di stringere accordi commerciali con aziende europee e aprire la strada a una possibile produzione su larga scala.

L'implementazione del sistema, tengono a precisare gli ideatori "non stravolge la normale catena di montaggio delle vetture moderne. Le aziende possono montare il meccanismo sulle auto in produzione con costi che non incidono sul prezzo finale. Il vantaggio però sarebbe quello di creare un'auto ecologica dando un contributo concreto ala salvaguardi dell'ambiente".

 

di Lorenzo Stracquadanio
20/10/2009

Nella Motor Valley nasce l'auto del futuro

Nel triangolo Modena-Reggio-Ferrara 158 ricercatori al lavoro per realizzare vetture più ecologiche, economiche e sicure

Estremamente silenziosa, dai bassi consumi, accessibile e più sicura delle vettura di oggi. E' questo l'identikit dell'auto del futuro nella testa dei 158 ingegneri che lavorano in quattro laboratori e due centri per l'innovazione della rete Intermech, soggetto attivo nel triangolo fra Modena, Reggio e Ferrara, che ha presentato alcune novità in occasione del Motorsport Expotech, il salone del motorismo sportivo che si è svolto nei giorni scorsi.

Fra le soluzioni in fase di sviluppo ci sono un nuovo sterzo x-by-wire adottato, al momento, da un trattore rasaerba e che secondo i tecnici dell'istituto di ricerca tecnologica Intermech è destinato a rivoluzionare i sistemi di guida tradizionali. Il veicolo non ha più volante e ruote collegate meccanicamente, ma attraverso sistemi di controllo elettronici.

Un vantaggio, soprattutto sul fronte della sicurezza, in quanto senza il piantone del volante scompare una delle principali cause di traumi per il guidatore.

Grazie ai collegamenti meccatronici tra volante e ruote, inoltre, i laboratori Intermech stanno sperimentando un sistema di sterzo capace di adattarsi alle caratteristiche del guidatore, assecondandone le capacità e compensandone i limiti.Si lavora, in particolare, su rapporti di trasmissione che cambiano con la velocità e l'angolo del volante - sono già in corso dei test su un simulatore di guida - così come sulla variazione del ritorno di forza restituito sul volante al variare del contesto di guida, tra strada di città, extraurbana e autostrada.

Sul fronte del comfort di guida i tecnici attivi a Ferrara stanno portando avanti la sperimentazione di nuove soluzioni per separare l'abitacolo e il vano motore attraverso l'impiego di materiali leggeri ed economici, ma allo stesso tempo isolanti in modo da garantire un'ottima silenziosità di marcia anche sulle vetture meno costose.

A Modena, invece, il gruppo di ricerca dedicato alle trasmissioni meccaniche ha messo a punto una metodologia di calcolo di ingranaggi per cambi di velocità a ridotta rumorosità di ingranamento. In fase di studio anche soluzioni tecnologiche anti-attrito e anti-usura: microstrutturazioni superficiali e rivestimenti particolari in grado di abbattere fino al 75% il coefficiente d'attrito. "Un'innovazione importante - affermano I tecnici della Intermech - se si pensa che il 40% del carburante che consumiamo se ne va proprio per dissipazioni in attrito di varia natura".

"L'automotive - spiega il professor Angelo Andrisano, coordinatore della rete Intermech - è indubbiamente uno dei settori più forti per l'economia locale. Per assicurarci un futuro all'altezza del nostro passato dobbiamo però lavorare per fare evolvere i nostri prodotti, spingere sull'innovazione e rimanere stabilmente un passo oltre i nostri concorrenti". "Per far questo - aggiunge - serve un'alleanza forte tra università e imprese, obiettivo che sta alla base della costituzione della rete Intermech, capace di mettere a disposizione delle aziende competenze e tecnologie".

I quattro laboratori della rete Intermech, che interagiscono con diversi centri universitari, sono il Lav di Ferrara (Laboratorio metodi di acustica e vibrazione), il Mectron di Reggio Emilia (Laboratorio di meccatronica), Simech (Laboratorio di simulazione e progettazione integrata) e Sup&rman (Laboratorio superfici e ricoprimenti per la meccanica avanzata e la nano meccanica) di Modena. A questi si uniscono due centri che garantiscono il trasferimento alle imprese delle competenze e delle tecnologie presenti nei laboratori, Democenter-Sipe, attraverso il proprio centro specializzato Cittamec, e Reggio Emilia Innovazione.

di Lorenzo Stracquadanio
19/10/2009

 

 

 

Mercedes B F-Cell, l'idrogeno è realtà

  • Un primo lotto di 200 unità andrà a clienti in Europa e negli USA. 400 km l'autonomia, 170 km/h la velocità, consuma come 3,3 l/100 km il consumo
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Mercedes B F-Cell, l'idrogeno è realtà

Avanti tutta con l'idrogeno. La Mercedes crede nelle risorse offerte da questa risorsa, e si prepara al "lancio" di una prima flotta di esemplari della Classe B F-Cell, che per la Mercedes sarà la prima vettura a propulsore elettrico alimentata a celle di combustibile prodotta in serie.

I piani produttivi comunicati alcuni mesi fa, dunque, sembrano rispettati: la scorsa estate, la Mercedes aveva comunicato che i primi esemplari della Classe B a idrogeno avrebbero presto debuttato. Ed ecco che ci siamo.

Al momento, è stata avviata la produzione di un primo quantitativo di 200 unità, che all'inizio della primavera 2010 saranno consegnati ad altrettanti clienti selezionati, in Europa e negli Stati Uniti.

La ricerca intrapresa a Stoccarda su questo tipo di alimentazione, dunque, prosegue. Ed è curioso che pochi giorni fa, BMW abbia comunicato l'abbandono dello sviluppo di auto alimentate a idrogeno (seppure basate su motori "tradizionali" a quattro tempi). Un punto in più per Mercedes.

Anche se c'è da dire che la B F-Cell nasce dopo 5 anni di sviluppo su una tecnologia analoga, quella studiata sulla Classe A F-Cell, presentata nel 2004 e da allora oggetto di studio da parte di un centinaio di collaudatori che l'hanno testata in Europa, negli USA, in Giappone e a Singapore.

La B F-Cell nasce dall'esperienza accumulata in cinque anni sulla tecnologia delle celle di combustibile, che genera trazione senza emissioni nocive. Siccome la propulsione è garantita da un motore elettrico alimentato a celle di idrogeno, dallo scarico l'unica emissione che fuoriesce è vapore acqueo.

Rispetto alla Classe A, il gruppo propulsore della ClasseB F-Cell ("comandato" da un motore elettrico sincrono ad eccitazione permanente in grado di sviluppare 136 CV) avrà un ingombro ridotto del 40%, e allo stesso tempo un 30% in più di potenza e consumi ridotti del 30%, per 400 km di autonomia. Questa è garantita dai 4 kg di capacità dei tre serbatoi, sistemati all'interno del pianale della vettura, dentro i quali l'idrogeno viene accumulato a una pressione di 700 bar.

Ad accumulare l'energia ci pensa una batteria agli ioni di litio ad alto voltaggio, che sviluppa 1,4 kWh e il cui raffreddamento è garantito dall'impianto di climatizzazione. L'accumulatore è stato sviluppato sull'esperienza maturata con la S400 Hybrid, che ha aperto la strada alla produzione di serie delle "ibride" Mercedes di ultima generazione.

La scelta di alloggiare tutto il propulsore sotto il pavimento della vettura, oltre che nel vano motore, risponde a una esigenza di razionalizzazione degli spazi: in questo modo, con un semplice rialzo del pianale (una soluzione mutuata dalla Classe A F-Cell) è possibile sistemare i serbatoi e le batterie, componenti che non hanno ancora raggiunto un livello di miniaturizzazione tale da renderli disponibili per un loro alloggiamento sotto i pianali dalle stesse dimensioni di quelli delle versioni a benzina e a gasolio.

Dati alla mano, qualcosa nel bagagliaio viene sacrificato: la capienza del vano di carico, nella B F-Cell, risulta di 416 litri . Ricordiamo che, nei modelli già sul mercato, il volume del bagagliaio è di 544 litri . Pensiamo, tuttavia, che la novità della propulsione a celle di idrogeno farà dimenticare questo piccolo handicap "veniale". Nei prossimi anni, lo sviluppo della tecnologia renderà le dimensioni della componentistica tali da essere sistemata al meglio nelle strutture standard.

I valori prestazionali sono di sicuro interesse: detto dell'autonomia di 400 km con un "pieno", la velocità massima dichiarata dalla Casa è di 170 km/h (vale a dire 30 km/h in più rispetto alla Classe A F-Cell).

Riguardo ai consumi: equiparando questa vettura a una pari classe a motore "tradizionale", il consumo è equivalente a 3,3 litri di gasolio per 100 km .

Il futuro, insomma, inizia da qui. Resta da completare, per una diffusione ancora maggiore della tecnologia dell'idrogeno, la rete dei distributori, che in Germania - il Paese dalla tecnologia, in questo senso, più avanzata - le stazioni di erogazione dell'idrogeno sono in via di ampliamento da parte della stessa Daimler, che ha avviato un programma di sviluppo assieme alle Compagnie che possiedono le reti di distribuzione, su scala nazionale e all'estero.

di Francesco Giorgi
11/12/2009

 

 

 

 

MP4 - 12C , la diretta rivale della Ferrari 458

  • In una intervista, il boss della McLaren Automotive anticipa che, a due anni dalla messa in commercio, la supercoupé sarà la rivale per Maranello
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MP4 - 12C, la diretta rivale della Ferrari 458

Continua l'amicizia (formale) con Mercedes. L'idea è stata quella di creare una vettura in grado di competere ad armi pari con Ferrari. Per assicurarsi una buona base di clientela, è in previsione una gamma di veicoli che non si fermi a un solo modello. Mancano meno di due anni per il lancio della MP4 - 12C , la McLaren del nuovo corso, e Ron Dennis ieri è uscito allo scoperto per indicare quali sono le ambizioni del Marchio di Woking.

La McLaren Automotive, struttura nata la scorsa primavera come factory del Gruppo McLaren, metterà in commercio entro due anni la sua V8 da 3,8 litri a doppio compressore da 600 CV, la prima auto interamente made in Woking nella storia delle McLaren destinate all'uso stradale.

"Tuttavia, non ci saranno rivalità con la Mercedes ", ha indicato Ron Dennis in una intervista apparsa oggi su Whatcar. Nemmeno all'indomani della presentazione della SLS AMG? Il numero uno della McLaren Automotive assicura di no: "Il nostro punto di riferimento è la Ferrari. E la MP4 - 12C ne sarà una diretta concorrente".

E che la MP4 -12C (sigla che si rifà in maniera chiara alle monoposto di F1) sarà una competitor per l'ultima nata di Maranello, viene evidenziato nel prezzo (che sarà compreso in un range fra 140.000 e 200.000 euro) e nella tecnologia utilizzata per il telaio: in alluminio per la 458 Italia, in carbonio, secondo un'esperienza quasi trentennale, per la supercoupé McLaren che vedrà la luce nel 2011.

"Dalla nostra lunga alleanza con la Mercedes abbiamo appreso l'importanza di costruire una vettura di qualità e l'attenzione ai dettagli", spiega Ron Dennis. Il riferimento, in questo caso, va anche alla neo - pensionata Mercedes SLR, la V8 da 650 CV nata nel 2004 in collaborazione fra le due Case per celebrare i 50 anni dalla leggendaria SLR degli anni Cinquanta e proposta nelle declinazioni coupé, roadster e versione speciale Stirling Moss, che dopo cinque anni di produzione e 2.000 esemplari realizzati, nei giorni scorsi è uscita di scena.

Quanto alle cifre di produzione, il boss della McLaren Automotive indica in 5.000 le vetture che ogni anno saranno prodotte nello stabilimento di Woking: la MP4 - 12C sarà la capostipite di una gamma più articolata di auto, che "contribuiranno ad assicurare il futuro produttivo della nostra azienda", spiega Dennis.

di Francesco Giorgi
11/12/2009

Capstone Turbine CMT-380, supercar pulita

Una supercar ibrida con motore diesel/elettrico in grado di toccare i 240 all'ora e scattare da 0 a 100km/h in 3,9 secondiImmagine

Dopo la Tesla Roadster ecco un altro esempio di come un'alimentazione rispettosa dell'ambiente (in questo caso ibrida) possa essere compatibile con una vettura a vocazione sportiva. Si tratta della Capstone Turbine CMT-380, una supercar (ancora in versione concept) alimentata da un motore diesel e uno elettrico a basso impatto ambientale che consentono di raggiungere i 241 km/h di velocità massima e di accelerare da 0 a 100 km/h in soli 3,9 secondi anche grazie al peso contenuto di 1.020 kg .

Dietro queste performance di tutto rispetto però non c'è il nome di un grande produttore di auto bensì quelli di Richard Hilleman, direttore creativo della multinazionale dei videogames Electronic Arts, e della Capstone Turbine appunto, azienda americana specializzata nella realizzazione di micro turbine elettriche.

Per costruire la CMT- 380, in particolare, è stata utilizzata la scocca della Factory Five Racing GTM, vettura sportiva a stelle e strisce da assemblare in garage a cui è stato tolto il tradizionale motore V8 per implementare una piccola turbina in grado di erogare circa 40 CV, una potenza sufficiente ad alimentare in modo costante l'unità elettrica equipaggiata ovviamente con batteria agli ioni di litio.

Al momento la CMT-380 (la cui autonomia dichiarata è di 128 km ) è solo una concept esposta al Salone di Los Angeles, che ha aperto i battenti il 4 dicembre. Al momento non è dato sapere se la vedremo mai sulle strade.

di Lorenzo Stracquadanio
13/12/2009

 

 

 

Beachcomber Concept

CHE SBARAZZINA QUESTA MINI!

  • Pubblicata il 16/12/2009

Beachcomber ConceptBeachcomber Concept

  • Tutto su MINI "Mini berlina "

La Beachcomber Concept sarà una delle reginette del Salone di Detroit di gennaio. Non solo perché è una bella show car dal sapore retrò, ma anche perché anticipa il quarto modello della Mini, una piccola Suv - circa quattro metri di lunghezza - che si aggiungerà alle attuali varianti berlina, Cabrio e Clubman.

Ispirata, almeno in parte, alla storica Mini Moke, la Beachcomber è caratterizzata dallo stile profondamente sportivo, da perfetta auto per il tempo libero. Senza porte né tetto fisso, ha una meccanica adeguata all'off-road, con telaio rinforzato e trazione integrale. L'abitacolo, modulabile a seconda delle esigenze, ha quattro posti; il contenitore esterno sul retro non è, come ci si potrebbe aspettare, per la ruota di scorta (i pneumatici sono runflat), ma un vano aggiuntivo.

La versione di serie della Suv Mini sarà presentata al Salone di Ginevra di marzo: chissà che cosa resterà, nel modello definitivo, di questa concept? (C.

 

 

 

Mazda MX-5 Superlight, si costruisce così

  • In una serie di filmati viene documentata ogni fase di realizzazione della roadster Mazda. Sarà così la nuova MX-5 attesa per il 2011?

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Mazda MX-5 Superlight, si costruisce così

Motore meno potente (1.8 anziché 2.0, 126 CV). Quindi via tutto quello che non serve. Questa è la filosofia concettuale del progetto MX-5 Superlight, la roadster concept basata sulla spider giapponese che quest'anno festeggia i suoi primi 20 anni.

La Superlight è una spider senza mezze misure, presentata lo scorso Settembre al Salone di Francoforte. Al pubblico dell'IAA si è svelata come una versione "nuda e cruda" della piccola spider, venduta in oltre 700.000 esemplari: sparito il parabrezza, eliminate le maniglie delle porte, non è prevista la capote, e in corrispondenza dei due sedili sono stati installati altrettanti poggiatesta. Una maniera old style che aiuta a fare risaltare le forme della MX-5 Superlight.

Le finalità del prototipo esposto a Francoforte sono servite - come è stato evidenziato nelle settimane successive alla kermesse tedesca - a indicare come potrà essere la prossima serie della fortunata spider giapponese, che i vertici della Mazda vogliono far debuttare nel 2011: un ritorno a uno stile minimal, caratterizzato da una riduzione dei pesi (si parla del 10% in meno) e motori più piccoli (dovrebbe montare un 1.4 e un 1.6, entrambi sovralimentati).

In questi giorni, la filiale europea della Mazda ha diramato una serie di video relativi alle fasi di progettazione al Centro studi europeo di Oberursel, in Germania, e costruzione (a mano) della concept MX-5 Superlight.

di Francesco Giorgi
26/11/2009

 

40 candeline per la VW-Porsche 914

Bella ma dalle scarse prestazioni, la vettura nacque da un accordo di joint venture. Era realizzata negli stabilimenti della Karmann.

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40 candeline per la VW-Porsche 914

Correva l'anno 1969 quando in Germania i marchi Volkswagen e Porsche portarono a frutto l'accordo per la realizzazione di un prodotto comune. Siglata come 914, la vettura si presentava con una carrozzeria targa, il motore montato in posizione posteriore-centrale, e ambizioni specifiche: sostituire la 912 di Zuffenhausen, e svolgere il compito di erede per l'obsoleta Karmann-Ghia, nell'orbita di Wolfsburg.

In base ai termini della joint-venture, si decise di utilizzare gli stabilimenti del carrozziere per le operazioni di assemblaggio. A Karmannn fu affidato anche il disegno della carrozzeria, Porsche sviluppò invece la componentistica di telaio e meccanica. Ne uscì un veicolo dalle caratteristiche tecniche moderne, dotato di sospensioni indipendenti, cambio a 5 marce e freni a disco sulle quattro ruote. Le linee, dalla buona penetrazione aerodinamica, disegnavano un abitacolo per due posti, sormontato da un tetto rigido, facilmente asportabile. Il robusto rollbar, nel più ricco allestimento S, si presentava con un rivestimento in vinile, adeguandosi a una moda diffusa nell'epoca. In abbinamento venivano offerti cerchi in lega di disegno specifico, e rivestimenti interni più curati. Per tutti gli allestimenti erano previsti proiettori anteriori a scomparsa.

Dietro i sedili era posizionato il motore, un boxer raffreddato ad aria. Inizialmente si poteva scegliere tra due unità: un 4 cilindri VW da 1.7 litri a iniezione, capace di 80  CV, oppure un 2 litri a 6 cilindri che, nonostante il marchio Porsche, era in grado di erogare solo 110 CV. Nonostante il peso contenuto, le prestazioni erano piuttosto scarse, e tali rimasero anche dopo i ritocchi alla gamma apportati nel 1972.

Gli scarsi risultati di vendite, e un rinnovato management che preferiva orientarsi verso altre direzioni indussero Volkswagen a ritirarsi dal progetto. Proseguì tuttavia la fornitura di motori, il 1.7 portato a 1.8 per 85 CV, e un 2 litri ora a 4 cilindri accreditato di 100 CV. Arrivarono modifiche anche estetiche (come i paraurti di color nero opaco) e nuovi interni, ma le sorti della 914 non vennero risollevate. Nel 1975 fu scritta la parola fine della sua storia, dopo aver sfornato circa 119 mila esemplari. Due terzi dei totali vennero piazzati peraltro sul mercato USA.

Tra i motivi d'interesse che oggi suscita questo modello, si segnala l'esistenza di 11 esemplari di una versione sportiva, denominata 916. Nei piani di Porsche era prevista la produzione in serie, tuttavia si decise di congelare il tutto per non porre concorrenza alla 911, dalle caratteristiche simili. Anzitutto i motori, i 6 cilindri 2.4 litri da 190 CV della S e il 2.7 litri da 210 montato sulla GT3, in grado di spingere la 916 a 250 km/h . La carrozzeria presentava leggeri differenze estetiche, dai corpiruota maggiorati al tetto saldato con il resto del corpo, soluzione decisa per aumentare la rigidità torsionale. Per il resto assomigliava molto a quanto visto con la 914-6 GT , allestimento da competizione realizzato per la targa.

Un'ultima elaborazione degna di nota prende il nome di 914/8. Come si può intuire, la differenza risiede nel motore, un 8 cilindri da 310 CV tradotto dalla gloriosa 908, utilizzata con profitto nel campionato di categoria prototipi. Venne preparata una sola vettura, oggi esposta al museo del costruttore.  

di Claudio Riccardi
22/11/2009

 

 

 

 

 

Conviene puntare sulla Prius o sulla Insight?

  • Honda Insight contro Toyota Prius. Test in città. Ecco come sono fatte, come vanno e quale scegliere tra queste due ibride.

Honda Insight

  • Design6,50
  • Comfort7,00
  • Prestazioni6,50
  • Consumi8,00
  • Prezzo9,00
  • Pro Prezzo, silenziosità di marcia, funzionalità eco-guida
  • Contro Aspetto finiture, visibilità, individuazione comandi
  • Voto Motori.it: 7,00

Toyota Prius

  • Design6,00
  • Comfort7,00
  • Prestazioni7,50
  • Consumi9,00
  • Prezzo6,00
  • Pro Qualità finiture, silenziosità di marcia, tecnologia
  • Contro Prezzo, capacità bagagliaio, feeling di guida
  • Voto Motori.it: 7,00

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Conviene puntare sulla Prius o sulla Insight?

Una sfida che si gioca tutta sull'altra alimentazione, quella ibrida benzina-elettrica. Abbiamo provato sulle strade di tutti i giorni, quelle di città (per cui queste vetture sono praticamente nate) le due uniche ibride a listino: la Toyota Prius e la Honda Insight.

Primo contatto

A prima vista è difficile distinguere una giapponese dall'altra vedendola di fianco: per entrambe l'ampio padiglione termina in una coda tronca alta dove spicca un lunotto posteriore diviso in due parti. Davanti invece ognuna ha la propria personalità: la Honda Insight presenta un frontale più filante e aggressivo, che conferisce verve e un pizzico di cattiveria in più all'auto; viceversa la Toyota mostra forme più sobrie e regolari, più ricercate nel disegno dei gruppi ottici. Tra le due la Prius, dalle dimensioni maggiori e la fiancata più imponente, trasmette una maggiore sensazione di robustezza. Le differenze si accentuano quando si accede nell'abitacolo.

Honda Insight, sembra di giocare a un videogame

Al posto di guida della Honda Insight colpisce il design hi-tech del cruscotto e del volante: sembra quasi di essere davanti a un videogioco. La strumentazione ruota intorno all'elemento centrale del tachimetro multicolore. Tutte le informazioni sono concentrate in poche decine di centimetri e possono essere visualizzate senza difficoltà grazie ai comandi posti sul volante a 3 razze ricco (forse troppo) di pulsanti. Sulla plancia spicca lo schermo Lcd touch screen dove è possibile gestire l'impianto audio, la navigazione satellitare e molte altre funzioni. La leva del cambio automatico è di tipo tradizionale: basta premere il pulsante di sblocco per azionarla. Dietro al volante inoltre sono presenti le levette da usare nella modalità di trasmissione sequenziale.

Toyota Prius, un ponte verso il futuro

Ben diversa la Prius. L'ibrida di Toyota adotta una plancia che concentra la strumentazione nella parte centrale. In alto è presente un display multi funzione che comunica in tempo reale il funzionamento delle unità di propulsione (elettrica e benzina) così come le informazioni su velocità e consumi. Al centro della plancia domina lo schermo Lcd con tutti i comandi per gestire autoradio, climatizzatore, navigatore. Originale il tunnel centrale a ponte che dalla plancia termina fra i sedili anteriori lasciando nella parte sottostante uno spazio per riporre gli oggetti. La leva del cambio automatico, posta più in alto rispetto alla rivale, è di dimensioni estremamente ridotte e richiama le forme di un joypad. La sensazione generale, a bordo della Prius, è di una maggiore ampiezza e luminosità, accentuata dalla tinta grigio chiaro dei rivestimenti e dalla presenza del tetto apribile.

Stesso obbiettivo, soluzioni diverse

Entrambe le vetture le abbiamo testate sul loro tracciato ideale, ovvero tra le strette strade del centro di Roma. La Honda Insight adotta il sistema ibrido IMA (Integrated Motor Assist) che al motore a benzina da 1,3 litri abbina un'unità elettrica di supporto in grado di incrementare le prestazioni (88 CV) quando richiesto e in più funziona da generatore nelle fasi di decelerazione e frenata. La funzione Econ attivabile tramite un pulsante verde sulla sinistra del cruscotto consente di migliorare i consumi, mentre un indicatore apposito colorato (Ambient Meter) avvisa il guidatore sul livello di efficienza in marcia.

Sulla Toyota Prius, al motore a benzina da 1,8 litri e 98 CV è abbinato un motore elettrico che ne incrementa la potenza di ulteriori 36 CV (134 CV in tutto quindi) e recupera l'energia in fase di frenata. La differenza sostanziale sta nelle modalità di guida: EV-Drive, in cui è privilegiata l'unità elettrica a emissioni zero; Eco Mode, in cui sono attivi entrambi i motori, ma prevale quello elettrico per ottimizzare i consumi e Power Mode che al contrario privilegia il 4 cilindri benzina per avere più spinta e maggiori prestazioni.

Alla prova dei fatti...

Entrambe le vetture si comportano bene nel traffico cittadino dove, nonostante le dimensioni non proprio da utilitaria, riescono a sgusciare nel caotico traffico della capitale senza difficoltà grazie al comodo cambio automatico e ai comandi di sterzo estremamente leggeri nelle manovre in spazi ridotti. Penalizzante invece la vista posteriore: sia Insight sia Prius adottano un lunotto diviso in due parti per offrire il massimo della visibilità, ma i montanti ostacolano la vista, soprattutto naturalmente in fase di retromarcia. La Toyota Prius è avvantaggiata grazie al sistema di assistenza a telecamera che visualizza sullo schermo della consolle tutto quello che succede dietro. In movimento la Honda Insight appare più silenziosa della rivale in modalità Eco Mode. La Toyota Prius d'atro canto è completamente muta quando è spinta dalla sola unità elettrica. Entrambe comunque dimostrano di avere spunto anche se la Prius risulta più grintosa grazie ai suoi 134 CV.

Consumi, elemento chiave di un confronto fra vetture ibride come queste. Il computer di bordo della Insight segna una media di 4,4 litri per 100 km , mentre la Prius abbassa la soglia a 3,9 litri per 100 km .

Alla fine dei conti...

In conclusione Honda Insight e Toyota Prius sono due vetture simili d'aspetto, ma molto diverse fra loro nell'impiego quotidiano. La Insight rappresenta il primo step alle vetture ibride (il motore elettrico è solo di supporto) e si rivolge a un'utenza che vuole risparmiare sui consumi senza però fare il grande salto e acquistare un'auto tecnologicamente molto sofisticata. Al contrario la Prius racchiude in sé il meglio della tecnologia ibrida oggi disponibile e vanta soluzioni più avanzate rispetto alla rivale come i pannelli solari posti sul tetto che alimentano il climatizzatore e il sistema park assist.

Due auto diverse quindi, anche nel prezzo. Grazie agli incentivi governativi più quelli di Casa, la Honda Insight costa 14.900 euro contro 20.900 euro della Toyota. Sei mila euro che certo fanno meditare sulla scelta.

di Lorenzo Stracquadanio
26/11/2009

 

 

 

Autobrennero

DEBUTTA LA BARRIERA A PANNELLI SOLARI

  • Pubblicata il 24/11/2009

 

Autobrennero

Debutta sull'autostrada del Brennero la prima barriera fonoassorbente realizzata con pannelli solari: un sistema che assolve una doppia funzione, proteggere le abitazioni del comune trentino d'Isera dal rumore dei veicoli in transito sull'A22 e produrre energia elettrica mediante le celle fotovoltaiche.

Il processo è favorito dalle dimensioni corpose della barriera, lunga poco più di un chilometro e alta in media 5,60 metri ; la superficie ospita quasi 4.000 moduli fotovoltaici, capaci di produrre energia per 690.000 kWh annui.

Un valore, per fare qualche esempio, in grado di soddisfare le necessità di 600 utenze domestiche, consentendo il funzionamento di 1.000 lavatrici per 690 ore, di 1.000 televisori per 6.900 ore, di 1.000 lampadine da 60 Watt per 11.500 ore. In pratica, la barrierà coprirà il 20% del fabbisogno elettrico annuo d'Isera.

 

Da Roma a Shanghai

13.000 CHILOMETRI SENZA GUIDATORE

  • Pubblicata il 04/11/2009

 

Da Roma a ShanghaiDa Roma a ShanghaiDa Roma a Shanghai

Il 10 luglio 2010 un'auto partirà da Roma alla volta di Shanghai. Il viaggio è straordinario non tanto per il percorso, quanto piuttosto per il fatto che al volante del mezzo non ci sarà nessuno: il veicolo si muove in totale autonomia, senza bisogno di un guidatore.

Durante la presentazione del viaggio, avvenuta nella Capitale, il prototipo "intelligente", chiamato BRAiVE e creato dal VisLab dell'Università di Parma del professor Alberto Broggi, ha ospitato a bordo anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno.

La sfida del VisLab ha molteplici obiettivi: per esempio, dimostrare che già oggi si possono realizzare veicoli intelligenti capaci di gestire situazioni complesse, le cui tecnologie - una volta installate sulle auto "normali" - permetteranno di ridurre il numero di incidenti e di incrementare la sicurezza stradale.

Contemporaneamente, il viaggio da Roma a Shanghai avrà un'importante valenza scientifica, in quanto consentirà ai ricercatori del VisLab di confrontarsi con un'ampia gamma di situazioni di guida e di condizioni meteo estreme, che metteranno a dura prova la robustezza dell'hardware e del software sviluppato in Italia. Durante il viaggio, la BRAiVE avrà come mezzo di supporto un camion del team Overland. Sul sito del VisLab potete guardare alcuni video del prototipo in movimento: stupisce vederla frenare da sola quando un pedone attraversa la strada e seguire con precisione le curve della strada.

 

 

News

Audi TTS

SCALATA AL PIKES PEAK SENZA PILOTA

Pubblicata il 28/10/2009

Nei laboratori dell'Università di Stanford il progetto è ormai in fase avanzata di sviluppo: far percorrere a una Audi TTS senza pilota la cronoscalata del Pikes Peak, un temibile percorso tra le montagne rocciose del Colorado che vanta 157 curve e tornanti e un dislivello di 1.400 metri .

Potete vedere le prove in corso nel video più in basso: un'equipe di giovani scienziati mette a punto su un lago salato la TTS, una versione "cattiva" spinta da un due litri turbo da 272 CV e dotata di trazione integrale. Con il volante che gira da solo, grazie a processori velocissimi che interagiscono con i sensori Gps. È bene ricordare che non si tratta di una vettura teleguidata, ma di qualcosa di molto più evoluto, di un veicolo controllato al 100% da un computer.

L'Università di Stanford, infatti, lavora insieme al gruppo Volkswagen a progetti simili da anni e nel 2007 ha partecipato alla competizione per automobili "intelligenti" con una Passat-robot raggiungendo il secondo posto. (D.S.)

 

 

Kitt Supercar, una riproduzione coi fiocchi

  • Decine gli esemplari che si rifanno al celebre telefilm. Tra i vari si distingue un lavoro a regola d'arte di un ingegnere toscano

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Kitt Supercar, una riproduzione coi fiocchi

Molti tra gli attuali trentenni e quarantenni ricordano con nostalgia la saga del telefilm "Supercar", versione tradotta in italiano di "Knight Rider". Accanto alle gesta del protagonista Michael Knight, l'uomo senza identità chiamato a salvare i deboli e gli indifesi, tutti i ricordi si concentrano sulla speciale vettura guidata durante i quattro anni di riprese. Si tratta di una nera Pontiac Trans Am, dotata di un fascio luminoso "a scanner" sul cofano, e  una consolle da astronave che dà voce all'anima della vettura: il computer parlante Kitt.

Questa particolarità è rimasta nel cuore di una generazione di telespettatori, non a caso ai quattro lati del mondo sono cominciate a spuntare repliche più o meno fedeli. Il fenomeno non ha risparmiato nemmeno il Belpaese; per rendersene conto basta compiere una veloce ricerca sulla rete web: le interpretazioni, alcune davvero bizzarre, si contano come formiche. Restringendo il campo agli esemplari che cercano di avvicinarsi il più possibile all'originale, si segnala l'opera di Marco Valleggi, un'ingegnere informatico di Pisa.

"E' stato un lavoro titanico che non rifarei, ma ho realizzato un sogno". Con queste parole si apre il sito internet dedicato dal giovane alla propria creatura. Leggendo tra le pagine del "libro virtuale", sono descritti tutti i passaggi dell'opera, avviata nel febbraio 2007 e completata dopo quasi un anno e mezzo, nel maggio 2008. Tutto è cominciato con l'acquisto negli Stati Uniti della vettura usata come base di riferimento nel telefilm: una Pontiac Firebird Trans Am modello 1982, dotata di motore V8 da 5 litri , cambio automatico a 3 rapporti e tetto apribile. Importante la scelta dell'allestimento, denominato PMD, e completo dei sedili usati per Kitt, gli interni color marroncino chiaro e i cerchi in lega di alluminio con coperchio "a palla da bowling".

Alcuni di questi particolari, come il colore della carrozzeria e dei rivestimenti interni, piuttosto che i coprituota laccati, mancavano. Ma con un semplice lavoro di riveniciatura e sostituzione dei tessuti, tutto si è risolto. Da qui Valleggi ha provveduto a dotare la vettura dello specifico paraurti frontale, per poi posizionare la celebre onda rossa intermittente al centro del cofano. Per recuperare gli accorgimenti è bastato rivolgersi presso alcune imprese specializzate, come Knight Passions, Knight Rider World, Jupiter ElectronicsLectric Enterprises. Si tratta di fornitori americani, come Rob Louisell, l'unico che propone la vettura in pronta consegna al costo di 60 mila dollari, cui vanno aggiunte le spese di dogana e spedizione.

Per la cifra di 6 mila dollari si può acquistare il pacchetto degli interni. Valleggi ha preferito la strada del "fai da te", acquistando e mettendo insieme con pazienza  la componentistica elettronica e i vari elementi della plancia: il cruscotto (dash), lo switchpod a 3 led, il caratteristico volante a cloche, le consolle bassa e alta, i monitor da 5 pollici in formato 4/3. C'è anche il voice box, impostato sulla versione doppiata in italiano, la medesima trasmessa in televisione.

Ed ecco che Kitt è pronta a rispondere ai comandi, anche attraverso un semplice iPod. All'amico virtuale si può chiedere di aprire le portiere, sollevare i finestrini, accendere le luci e gli schermi... e perchè no, scambiare quattro chiacchiere sulla salute e le condizioni meteo.

di Claudio Riccardi
06/12/2009

 

Crash test Euro NCAP, gli ultimi risultati

Cinque stelle a profusione nelle prove d'urto. Migliora Chevrolet, un po' sotto le aspettative Toyota. I pedoni non sono così protetti

Bmw X1, Chevrolet Cruze, Citroen DS3, Infiniti FX, Mazda3, Mercedes Classe E, Mercedes GLK, Opel Astra, Peugeot 5008 e Volkswagen Scirocco. Sono queste le "reginette a cinque stelle", secondo i crash test condotti negli ultimi giorni dall'Euro NCAP (New Car Assessment Programme), l'Ente con sede a Bruxelles che prova la sicurezza delle vetture attraverso i crash test.

Dai risultati, appare migliorata la sicurezza per la Chevrolet (dalla sola "stellina" della Aveo alle cinque stelle della Cruze); e, altra faccia della medaglia, meno brillante si è rivelata essere la Toyota Urban Cruiser , che ha ottenuto appena tre stelle.

Andiamo con ordine, i risultati vettura per vettura

BMW X1. La "mini SUV" ha rivelato un notevole livello di sicurezza per i passeggeri adulti, che risultano protetti per l'87%. Altrettanto buona è la protezione per i bambini: l'86% di sicurezza lo conferma. Bene, anzi, il risultato migliore del lotto, riguardo alla protezione dei pedoni, soprattutto sulla capacità di assorbimento dei paraurti in caso di urto a bassa velocità contro le gambe.

CHEVROLET CRUZE. La nuova "media" del Gruppo GM ha ottenuto un ottimo livello di protezione per i passeggeri: 96%. Segno che la lezione imparata qualche anno fa con la Aveo (che si aggiudicò appena una stella: il minimo) è servita. La sicurezza per gli occupanti adulti è stata la seconda migliore fra le ultime vetture testate dall'Euro NCAP. Molto bene anche per i bambini, per i quali il crash test ha fatto registrare l'84% di protezione. Per contro, la protezione riservata ai pedoni è stata piuttosto bassa: appena il 34%. I dispositivi di sicurezza installati di serie (e che costituiscono anch'essi una "voce" di valutazione) si sono attestati al 71%.

CHEVROLET SPARK. L'ultima arrivata della Chevrolet, la piccola Spark , che sarà venduta in Italia a partire dall'1 Dicembre, non ha ottenuto le 5 stelle NCAP, ma solo per una mancanza: la Spark non montava di serie il sistema ESC (Electronic Stability Control) per il controllo elettronico della stabilità. D'altro canto, la protezione per gli occupanti è stata buona (seppure non ottima): 81%. Appena inferiore, comunque nella media, la sicurezza per i bambini: 78%. Basso, ma anche questo sulla stessa lunghezza d'onda di tante altre vetture sottoposte nel tempo ai test NCAP, il livello di protezione per i pedoni: 43%, uguale alla valutazione registrata dai tecnici per i sistemi di sicurezza installati di serie.

CITROEN DS3. La nuova compatta del Double Chvron è una vettura dalle due facce: esteticamente molto piacevole e innovativa, ha ottenuto, sì, le 5 stelle NCAP, ma nin fatto di sicurezza... Per i bambini, ad esempio, la protezione rilevata è stata del 71%, fra i più "bassi", così come il 35% di sicurezza offerto ai pedoni suona come un invito a migliorare. Al contrario, la sicurezza per gli occupanti adulti è molto buona: 87%, segno questo che la scocca si è rivelata molto robusta e caratterizzata da un elevato indice di deformabilità che evita ai passeggeri i pericoli derivanti dal "contraccolpo". Altrettanto soddisfacente la dotazione dei sistemi di sicurezza, che ha fruttato alla DS3 un punteggio dell'83%.

INFINITI FX. Da un SUV alto di gamma, rifinito con cura, che appartiene al brand di lusso Nissan, l'aspettativa è elevata, soprattutto in termini di sicurezza. In effetti, la FX ha ottenuto 5 stelle, meritate per la protezione offerta agli occupanti (86%) e il ricco equipaggiamento di serie: dallo Speed control attivabile dal conducente che impedisce di superare il limite preimpostato, al sedile di guida a impostazione automatica, alla trazione integrale a controllo "intelligente", al monitor con visuale a 360 gradi, al retrotreno autosterzante a comando "attivo" e all'impianto di illuminazione anteriore a elementi adattivi allo Xeno. Un po' più bassa la valutazione per i bambini (77%), mentre la protezione per i pedoni è in linea con altre vetture: 44%.

MAZDA 3. Come molte auto del Sol Levante, anche la media giapponese si è rivelata molto sicura, tanto da meritare il massimo giudizio. Efficace la scocca in caso di urto frontale e laterale, ha garantito nel crash test una protezione per gli adulti dell'86%. Elevata anche la sicurezza per i bambini, che ha ottenuto l'84%. Buono il giudizio per i sistemi di sicurezza installati di serie (71%) e, piacevole sorpresa, sopra la media anche la sicurezza per i pedoni, che ha ottenuto il 51%.

MERCEDES CLASSE E. La nona serie della berlina di Stoccarda ha rivelato una dotazione di sicurezza molto buona (86%), e un altrettanto elevato grado di protezione per i passeggeri adulti (86%). Peccato veniale la protezione per i bambini, un poco inferiore rispetto alle altre (77%), ma la sicurezza della Classe E si mantiene elevata per i pedoni, secondo miglior risultato del gruppo con il 58%.

MERCEDES GLK. Come nel caso della Infiniti FX, il discorso sicurezza è un argomento inderogabile per tutte le vetture, ma per SUV di questo livello... A fronte di un 86% di sicurezza per i passeggeri adulti, del 76% riscontrato per i bambini e dell'elevato (rispetto alla media) 86% degli equipaggiamenti di sicurezza, la protezione dei pedoni è stata del 44%

OPEL ASTRA. Molto bene l'ultima nata di Russelsheim. Le 5 stelle sono per l'Astra, più che meritate. Nell'abitacolo, gli occupanti possono stare assolutamente tranquilli: il 95% di sicurezza registrato lo conferma. Molto buona anche la protezione offerta ai bambini, che è stata dell'84%. Questi risultati compensano il valore assegnato per i dispositivi di sicurezza (un "discreto", ma nulla più, 71%) e il grado di protezione per i pedoni (46%).

PEUGEOT 5008. Quanto alla sicurezza attiva la nuova monovolume della Casa del Leone dà lezione a molte concorrenti. I tecnici di Sochaux non si sono certo risparmiati, tanto che il punteggio ottenuto è del 97%. Elevato il grado di protezione per i passeggeri adulti (89%) e per i bambini (79%). Un po' meno bene è il punteggio rilevato in caso di urto a bassa velocità per i pedoni: 37%, fra i punteggi più bassi.

TOYOTA URBAN CRUISER. Il crossover di taglia compatta giapponese è uscito dai crash test con le ossa un po' rotte: solo 3 stelle. In effetti, si direbbe che il 58% di sicurezza per gli occupanti adulti e il 71% per i bambini siano dei risultati suscettibili di miglioramento. Per contro, i sistemi di sicurezza installati di serie sono stati molto efficaci, garantendo alla Urban Cruiser una valutazione dell'86%; buono, rispetto alla media, anche il valore di protezione per i pedoni: 53%.

VOLKSWAGEN SCIROCCO. Cinque stelle meritate per la coupé di Wolfsburg, che ha registrato, fra i punti di forza, la protezione dei passeggeri adulti (87%) e dei bambini (73%). La valutazione per i dispositivi di sicurezza (71%) indica che si può affinare ancora un poco la dotazione in questo senso, mentre in proporzione con le altre vetture è elevata la protezione per i pedoni: 53%.

di Francesco Giorgi
27/11/2009

 

La Marangoni Z-HYDRO va ad acqua

La Marangoni svela la Z-Hydro (base Nissan), la concept con prestazioni da sportiva e basse emissioni che sfrutta l’energia dell’acqua

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La Marangoni Z-HYDRO va ad acqua

Innovazione tecnologica ed ecologia, sono questi i punti chiave del nuovo concept della Marangoni, la Z-Hydro, un'auto rivoluzionaria basata su un elemento semplice quanto unico, l'acqua. Risultato della rielaborazione quasi totale di una Nissan 370Z R34, questo prototipo monta un innovativo kit di alimentazione che produce ossidrogeno in maniera indipendente e funziona in simbiosi perfetta con il motore originale. Il mix di idrogeno e ossigeno (nel rapporto 2:1) viene iniettato nel motore generando una drastica riduzione degli idrocarburi non bruciati e delle emissioni in generale, risultando anche in un importante miglioramento del consumo di carburante. Anche se per ora la potenza del motore resta invariata, l'ideatore del sistema, Lorenzo Errico, fa sapere che in uno stadio successivo sarà possibile aumentarla considerevolmente.

Per il resto la Z-hydro è una vera supercar. Gli interventi sul design la fanno assomigliare alla Nissan GTR Skyline R35, specialmente il paraurti frontale della TRC Performance, con due ampie griglie che incanalano aria verso il potentissimo sistema frenante, il Tarox B350, con 12 pistoni e dischi compositi da 400 mm di diametro. Sia l'aspetto che la funzionalità acquistano molto dal diffusore in carbonio della MB, dallo spoiler sul portabagagli e pannelli interni tutti in lega. Anche le porte in alluminio sono state provviste di speciali cardini LSD che permettono di aprirsi ad ala, proprio come le supercar più prestigiose. Oltre alla forma, la sportività è ribadita dall'assetto ribassato di 4 cm e dalle sospensioni regolabili; in particolare, la coppia davanti è dotata del HLS system, che permette di alzare il muso di 5 cm semplicemente premendo il pulsante sul cruscotto del veicolo. L'upgrading alla Z-Hydro è stato raggiunto anche attraverso un nuovo selettore del cambio, che velocizza i passaggi di marcia. Nuovi i terminali di scarico e i filtri d'aria di cotone a ingresso diretto sui cilindri.

Per completare il look di questo concept la Marangoni Car Tyre ha sviluppato in esclusiva dei nuovissimi (prototipi) pneumatici ad altissime prestazioni che saranno lanciati sul mercato all'inizio del prossimo anno, gli M-Power Blue. Queste gomme da 20'', dal caratteristico colore blu, sono caratterizzate da una mescola speciale che riduce al minimo la resistenza al rotolamento e, di conseguenza, il consumo di carburante.

La Z-Hydro farà il suo debutto mondiale al prossimo Motor Show di Essen, in Germania, tra il 27 novembre e il 6 dicembre e sarà in mostra ai maggiori eventi di tuning europei durante tutto il 2010.

di Nicola Albanese
26/11/2009

Pneumatici invernali, le proposte di Nokian

Studiate e prodotte in Finlandia, le gomme Nokian non sono così note. Eppure sono efficaci e proposte a prezzi interessanti.

Con l'avvicinarsi dell'inverno, molti tra gli automobilisti italiani sono alle prese con le misure di precauzione rispetto alle insidie che possono serbare le condizioni meteorologiche. Buona parte si orienta verso le catene, riposte accuratamente nel bagagliaio. Altri preferiscono montare un set di pneumatici studiati appositamente per le condizioni di umidità, pioggia e neve.

Senza dubbio più completa e lungimirante, la seconda opzione richiede tuttavia degli esborsi non indifferenti. Per montare 4 coperture  "winter" di una misura intermedia, per esempio su un cerchio da 15 pollici, i gommisti possono chiedere anche 400-450 euro. Un investimento non da poco, soprattutto se si considerano gli attuali venti di crisi.

Riguardo ai produttori, si potrebbe immaginare una torta spartita tra i soliti nomi: Michelin, Bridgestone, Pirelli, Dunlop, Hankook. Ciò è vero però solo in parte. Raccogliendo i pareri di chi per lavoro consiglia, fornisce, e monta le "scarpe" a decine di veicoli ogni giorno, le preferenze in molti casi vanno per un produttore specializzato. Il suo nome è Nokian, e come il quasi omonimo marchio di telefonini (da cui tra l'altro deriva), ha sede in Finlandia.

Alle latitudini scandinave si progettano, testano e producono ogni anno migliaia di gomme, distribuite su 60 mercati tra Europa, Nord America e Asia. Disponibili in quattro modelli (W+, WR G2, Hakkapeliitta R e Hakkapeliitta 7), con varianti specifiche per le configurazioni SUV e van, le Nokian si caratterizzano per un favorevole rapporto qualità-prezzo.

Mescola piuttosto morbida, scanalature profonde, e sottili fenditure su tutto il battistrada. In poche parole, una gomma che unisce studi tecnologici a un'ottima praticità d'uso. Scorrendo i pareri espressi dalla clientela attraverso i web-forum, si evidenzia una generale soddisfazione in tutte le condizioni di utilizzo. Le coperture danno il meglio in situazioni di asfalto bagnato o coperto da neve, ma si difendono egregiamente anche sull'asciutto. Contenuta anche la rumorosità di rotolamento, un difetto tipico per i pneumatici da inverno. Per meglio orientarsi sulle caratteristiche del marchio, è possibile visitare il sito ufficiale.

di Claudio Riccardi
19/11/2009

 

 

 

L'idrogeno conviene, ma stivarlo è un problema

Dalle prove condotte in Giappone emerge che con un kg di idrogeno si possono percorrere oltre 100 km . In Danimarca, la prima mini-flotta

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L'idrogeno conviene, ma stivarlo è un problema

La questione petrolio, inteso come risorsa destinata un giorno a finire, non sempre si collega a riflessioni negative. Dal Giappone, terra che da sempre guarda più in là degli altri, le sperimentazioni in corso sui nuovi modelli ad alimentazione futuribile hanno fornito un primo spunto significativo: con un kg di idrogeno si percorrono mediamente 118 km , 30 km a litro se consideriamo la pressoché totale equivalenza tra l'energia erogabile con tale quantità di carburante gassoso e quella che proviene da 4 litri di benzina.

Ai test, che si sono snodati lungo un percorso di 1.132 km hanno partecipato esemplari della Honda FCX Clarity, della Nissan X-Trail FCV e della Toyota Highlander FCHV. I problemi appaiono però tutt'affatto che risolti. Il principale consiste nel fatto che per stivare l'idrogeno necessario ad una media percorrenza al momento occorre montare sul veicolo bombole che non solo incidono sul peso complessivo dell'auto, ma che soprattutto costringono i costruttori a giocare sulle dimensioni finali, a scapito della praticità e maneggevolezza del mezzo.

Idrogeno sì, idrogeno no. Mentre la discussione tra i sostenitori dei due partiti non si arresta, dalla verde Danimarca, capitale dal 7 al 18 dicembre della Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, arriva la notizia dell'inaugurazione della prima stazione ad idrogeno e di un'iniziale micro-flotta a celle di idrogeno, composta da 6 macchine e da 2 furgoni. Il loro numero è destinato però a crescere sino a quota 33.

di Ottavia Molteni
19/11/2009

 

Provare per credere, gli invernali convengono

Un test in pista su fondo scivoloso ha messo in evidenza come una gomma invernale sia incredibilmente più sicura di una estiva

Pneumatici invernali promossi a pieni voti per la sicurezza stradale. E' questo il risultato dei test dinamici, promossi da Assogomma, svolti sul circuito di Varano de' Melegari (PR). Sotto l'egida dell'associazione, rappresentata dal direttore Fabio Bertolotti, l'iniziativa ha visto la presenza dei rappresentanti italiani dei maggiori costruttori di pneumatici ovvero Bridgestone, Continental, Good Year, Marangoni, Michelin, Pirelli e Yokohama.

L'intento - assolutamente centrato - era quello di rimarcare l'importanza nella stagione fredda dei pneumatici invernali che garantiscono maggiore aderenza e motricità rivelandosi fondamentali per la riduzione degli incidenti.

Grazie alla mescola più morbida che diventa efficace al di sotto dei 7° C, alle fitte lamelle sui tasselli e alla scolpitura profonda, i pneumatici invernali - con una vettura di media cilindrata a 40 km/h - riescono a dimezzare lo spazio di frenata sulla neve. Anche in caso di pioggia e con temperature invernali la stessa vettura a 80 km/h equipaggiata con pneumatici invernali è in grado di ridurre il suo spazio di arresto fino al 15%.

Questi dati oggettivi che possono fare la differenza in una frenata d'emergenza e che sono stati testati più volte sul circuito di Varano de' Melegari, dove ha sede anche il Centro Internazionale di Guida Sicura diretto da Andrea de Adamich, dimostrano come le gomme invernali possano fornire un determinante contributo alla sicurezza stradale.

Alla prova dei fatti

Primo test: pendenza del 15%, gomme Continental. A bordo di Fiat Sedici e Alfa 159, pur con la trazione integrale, in caso di neve e ghiaccio e forti pendenze, non sono comunque in grado di superare agevolmente la salita senza un equipaggiamento invernale. La ripartenza a metà della rampa senza invernale, diventa praticamente impossibile. Ancora peggio in discesa, dove risulta ininfluente la trazione integrale, anzi... Le vetture senza pneumatici invernali diventano ingovernabili, causa anche i maggiori pesi in gioco.

Secondo test: frenata su viscido, gomme Pirelli. Su una sportiva Maserati Quattroporte si raggiunge la velocità di 80 km/h per poi premere a fondo sul pedale del freno. L'auto equipaggiata con il pneumatico invernale si arresta dopo circa 24 metri , con l'estivo servono 30 metri . Sei metri di differenza si traducono in un 20% di efficacia in meno dell'estivo.

Terzo test: tenuta laterale, gomme Michelin. Questa prova è stata fatta a bordo di una nuovissima Alfa Romeo Mito 1.4 JTD: la vettura viaggia a velocità costante in seconda marcia su un anello con gomme anteriori condizionate da ghiaccio secco (-6°/ 0°); a metà dell'anello giù tutto sul pedale del gas per verificare il grip in curva. Con pneumatici invernali l'auto mantiene direzionalità e trazione, invece con l'estivo si riscontra una evidente perdita di aderenza e direzionalità.

Quarto test: handling, gomme GoodYear. Stavolta siamo a bordo di un'Alfa Mito 1.4 turbo. In questa prova di handling e tenuta di strada in curva con cambio di direzione non vi è condizionamento termico di pista o di gomme. La vettura viene lanciata su un percorso misto a circa 60 Km/h per poi frenare. Si percepisce nettamente la differenza dei due equipaggiamenti con un netto vantaggio per l'equipaggiamento invernale.

Quinto test: guida invernale senza ESP, gomme Bridgestone. A bordo di un'Alfa Romeo 147 con elettronica attiva ma ESP disinserito, è facile verificare come il pneumatico invernale sia la miglior soluzione in inverno, ma che la peggior soluzione adottabile sia quella di avere un equipaggiamento misto estivo/invernale. Per dimostrarlo, l'Alfa Romeo 147 viaggia a 60 km/h e, per evitare un ostacolo improvviso con un equipaggiamento misto, si dimostra inguidabile perdendo il controllo al posteriore. Meglio allora con pneumatici tutti estivi, con cui si evidenzia un marcato sottosterzo, e sicura con l'equipaggiamento invernale.

Sesto test: tenuta posteriore, gomme Marangoni. Un'Alfa 159 JTD viene lanciata su una speciale piastra idropneumatica a gestione elettronica e bassa aderenza che provoca la sbandata repentina del posteriore. La prova si svolge a circa 35 km/h in seconda marcia. Il pneumatico estivo mostra una perdita di aderenza più brusca rispetto all'invernale, che invece mantiene grip e direzionalità superiori.

Settimo test: prova dinamometrica d'aderenza, gomme Yokohama. La prova consiste nel condizionare i pneumatici anteriori di un'Alfa Romeo Brera con ghiaccio secco. Quindi si aggancia la vettura a un dinamometro da una lato e dalla parte opposta a una trattrice. Freno a mano tirato e prima marcia inserita. Quindi azione sulla fune trattrice. Con i pneumatici estivi il dinamometro alla prova di trazione ha segnato una trazione pari a 520 kg , mentre con i pneumatici invernali la trazione è pari a 650 kg . La differenza di 130 kg a favore dei pneumatici invernali evidenzia la superiorità del 25% di grip rispetto agli estivi.

di Giorgio Spolverini
17/11/2009  

 

 

Salone di Tokyo

NOVITÀ IMPORTANTI, MA SOLO GIAPPONESI

  • Pubblicata il 21/10/2009

 

Salone di TokyoSalone di Tokyo

Si è aperto questa mattina per la prima giornata stampa il quarantunesimo Motor Show di Tokyo, in tono dimesso. L'assenza delle maggiori Case europee, americane e persino coreane si sente anche in termini visivi. Nonostante gli sforzi degli organizzatori di riempire gli spazi vuoti con gli stand dei componentisti e mettendo assieme auto e moto, come nel caso della Honda e della Suzuki, il clima è quello di una rassegna regionale, molto lontano dagli standard di Salone internazionale a cui Tokyo ci aveva sempre abituati.

Nonostante ciò i costruttori giapponesi hanno presentato novità importanti e soprattutto hanno chiarito le loro posizioni relative nella corsa al futuro. La spaccatura è netta tra chi ha già oggi le tecnologie per mettere sul mercato entro un paio d'anni automobili elettriche o ibride plug-in e chi no. Le danze le apre la Nissan presentando la Leaf (nella prima foto), prima vera elettrica ad arrivare sui mercati mondiali - ancora prima delle vetture della consociata Renault - prenotabile dalla primavera in Giappone e negli Usa, dall'estate in Europa e in arrivo fisicamente nelle concessionarie entro la fine del 2010. Subito dietro ci sono Toyota e Honda, entrambe forti dell'esperienza nel settore delle ibride, e ora pronte a estenderla alle elettriche pure, anche se "dato l'attuale stato dell'arte nello sviluppo delle batterie", dicono alla Honda, "appare per ora più saggio puntare a una diffusione di massa della tecnologia ibrida". Il traguardo per l'elettrica pura, sia per Honda sia per Toyota, è tra il 2012 e il 2013.

Chi, invece, è troppo indietro in questo campo, come Mazda e come Daihatsu (questa è sì controllata da Toyota, ma per ora la tecnologia ibrido-elettrica resta riservata alla Casa madre), spingono sui motori tradizionali. Mazda ha scelto il palcoscenico di Tokyo per presentare i motori di nuova generazione denominati Sky. Per adesso sono quasi pronti un due litri a benzina e uno diesel, in grado di garantire un risparmio nei consumi, rispettivamente, del 15 e del 20% a confronto con le equivalenti versioni 2.0 a benzina e 2.2 a gasolio che attualmente equipaggiano i modelli medio-grandi di Mazda. L'unità a benzina raggiunge questo risultato soprattutto grazie all'iniezione diretta, al turbo e alla fasatura variabile, mentre il diesel è accoppiato a una nuova trasmissione automatica a sei marce. Il benzina sarà sul mercato nel 2011, il diesel nel 2012.

Daihatsu ha presentato in anteprima mondiale due motori a benzina piccoli, un tre cilindri di 660 cm3 e un due cilindri della medesima cubatura, che promettono consumi ultraridotti. Il tre cilindri, montato su un'auto come la concept car e:S (nella seconda foto, non si sa ancora quando arriverà la versione di serie), una sorta di iQ lievemente più lunga - tre metri e dieci centimetri - e del peso di soli 700 kg , garantirebbe la percorrenza di trenta km con un litro di benzina, secondo quanto dichiara la Daihatsu. Il due cilindri, poi, sarebbe in grado di regalare consumi del 30% inferiori rispetto a un'auto media con sistema ibrido. Ma non si parla di metterlo sul mercato prima di due-tre anni. Un po' tardi se si pensa che il bicilindrico di Fiat è pronto a debuttare nel 2010.

"L'industria giapponese sta vivendo un momento difficile", ha confidato a "Quattroruote" Garett Carr, vice direttore della comunicazione di Mazda, un americano trasferitosi a Hiroshima, "preoccupati da un mercato domestico che stenta a riprendere quota nonostante gli stimoli pubblici e accerchiati dalla sempre maggiore intraprendenza di competitori asiatici, come i coreani da una parte e i cinesi dall'altra, i giapponesi stanno cercando di trovare, o ritrovare, una loro strada". Questa difficoltà - se si eccettua la determinazione mostrata da Nissan con il suo piano elettrico - a questa edizione del Salone di Tokyo si avverte in pieno.

Da Tokyo, Roberto Lo Vecchio

 

 

Arriva la muscolosa Dacia Duster

La SUV Dacia Duster ha le carte in regola per sbaragliare la concorrenza (persino quella cinese). 4x4 o 4x2, i prezzi saranno molto contenutiArriva la muscolosa Dacia Duster

Debutterà nei principali mercati europei a partire dalla primavera 2010 la prima SUV low cost Dacia, la Duster, vista in anteprima in versione sportiva partecipare al Trofeo Andros 2009/2010.

Riscuoterà lo stesso successo della Logan MCV e della Sandero? Crediamo proprio di si, visto che il prezzo per le versioni entry level dovrebbe essere contenuto sotto 16.000 euro (praticamente in linea con una ben più piccola Fiat Panda 4x4 discretamente equipaggiata). Lunga 4,31 metri e larga 1,82, le dimensioni sono pressappoco equivalenti a quelle di una Kia Sportage. Nel mirino ci sono concorrenti come Fiat Sedici, Ford Kuga, Nissan Qashqai, e il nuovissimo Mitsubishi RVR. Il peso si attesa sui 1.280 kg , niene male per un'auto come questa. L'equipaggiamento di serie per tutti gli allestimenti prevede in termini di sicurezza naturalmente l'ABS con ripartitore elettronico della frenata EBV e assistenza alla frenata AFE, 2 airbag frontali e presumibilmente anche l'ESP.

La Dacia Duster sarà disponibile sia con trazione anteriore, sia integrale permanente con giunto centrale bloccabile. Tre sono le modalità di funzionamento a disposizione del conducente per la versione 4x4: trazione sulle sole ruote anteriori, "Lock" per una ripartizione della motricità al 50% tra i due assi, mentre scegliendo "Auto" è la centralina a gestire elettronicamente il tutto, orientadosi in base alle condizioni di aderenza. Per gli appassionati di fuoristrada questa vettura che si preannuncia molto versatile non deluderà le aspettative, perché è alta da terra 20 cm , il sottoscocca è rinforzato e gli angoli caratteristici sono rispettivamente di 30° l'attacco e 35° l'uscita.

Motori. 1.6 16V 110 CV oppure 1.5 dCi da 85 o 105 CV. Le emissioni di CO2 della dCI a due ruote motrici si attestano sui 140 g/km di CO2, che salgono a 150 g/km per la versione 4x4 permanente. La garanzia è di 3 anni o 100.000 km .

di Giorgio Spolverini
09/12/2009

 

 

 

 

Controlli tecnici

LO STRANO CASO DELLA 500 IN BELGIO

  • Pubblicata il 28/10/2009

 

Controlli tecnici

La notizia viene sparata in copertina su una rivista belga (nell'immagine a fianco): la 500 non è sicura. Strano, viste le cinque stelle nei crash EuroNCAP e i giudizi lusinghieri di tenuta e stabilità nelle prove su strada ottenuti un po' ovunque dalla piccola Fiat.

Leggendo l'articolo, si capisce qual è il problema: molte 500 non superano il "controllo tecnico" (la nostra revisione) che in Belgio va fatto non solo dopo i primi quattro anni (e poi ogni anno), ma anche quando si vende l'auto. In particolare, molte 500 vengono bocciate perché non passano la prova delle sospensioni posteriori. Il test sollecita le ruote con pedane vibranti, per valutare l'efficienza degli ammortizzatori. In tale situazione, le ruote posteriori della 500 possono perdere il contatto e pertanto non superano il controllo.

Il caso è clamoroso perché di fatto in Belgio le 500 bocciate non possono essere rivendute, ma quanto è rappresentativo il test in questione?

La Fiat, interpellata al riguardo, sottolinea che il problema riguarda molti modelli del segmento A, di vari costruttori. In pratica, la leggerezza di queste vetture fa sì che sia difficile superare la prova, anche se su strada si comportano molto bene. Cosa che la Casa torinese ha sottolineato alle autorità belghe, invitandole alla pista di Balocco per dimostrare che, testate in condizioni d'impiego reali, e non su un banco prova, le 500 sono sicure.

In altre parole, a dover passare un esame, secondo la Fiat, non è la sua "piccola", ma la metodologia di prova della revisione belga. A conforto di questa tesi, il fatto che la 500 abbia manifestato il problema solo in Belgio; e anche in quel Paese non manca chi mette in discussione i criteri di prova della revisione.

Inoltre, per valutare correttamente l'efficacia degli ammortizzatori, andrebbero smontati e verificati con strumenti appositi, conoscendo le curve di taratura. Quella fatta con le pedane vibranti è una prova indicativa, il cui esito può cambiare facilmente. In Belgio qualcuno consiglia addirittura di sistemare nel bagagliaio un paio di sacchi di sabbia da 40 kg: con questo trucchetto, la piccola Fiat supererebbe brillantemente il cosiddetto "controllo tecnico".

Roberto Boni

Richiamo per 4 milioni di Toyota in Usa

Un altro maxi-richiamo per Toyota. Stavolta il vizietto è al pedale dell’acceleratore che si incastrerebbe sotto il tappetino

Ci risiamo, dopo il problema alle cinture di sicurezza e allo scarico delle Yaris, in Usa scatta un nuovo maxi richiamo per le auto della marca nipponica (Toyota Camry, Avalon, Prius, Tacoma, Tundra e Lexus ES350, IS250, IS350), costretta a sostituire i pedali dell'acceleratore a 3,8 milioni di vetture.

A gennaio quasi 100.000 italiani sono dovuti andare in officina con le loro Yaris per cambiare i pretensionatori delle cinture, che rischiavano di surriscaldarsi e innescare un incendio, e il tubo di scarico che rischiava di rompersi a causa del calore. Questa volta il difetto di fabbrica è il pedale dell'acceleratore che va ad incastrarsi nel tappetino poggiapiedi.

Pare che l'inconveniente abbia già causato 5 morti in America. Il caso che ha suscitato più clamore riguarda una Lexus - marchio controllato da Toyota - ed emerge da una telefonata d'emergenza arrivata tramite cellulare lo scorso agosto. Mentre un agente della stradale viaggiava con la famiglia in autostrada l'acceleratore della sua Lexus ES350 si è incastrato a fondo corsa proiettando l'auto contro una SUV. Risultato, la Lexus è uscta di strada e, dopo essersi cappottata, si è incendiata provocando la morte di tutti gli occupanti.

Gli organismi d'informazione ufficiali riportano che per ora Toyota si affiderà alle concessionarie per modificare gli acceleratori, pare installandone uno più corto, e mettere in sicurezza al più presto le vetture; eliminata l'emergenza la Casa metterà a punto nuovi pedali per effettuare una sostituzione vera e propria.

di Nicola Albanese
26/11/2009

 

 

 

Volkswagen E-Up!

IL MAGGIOLINO DEL 21° SECOLO

Pubblicata il 16/09/2009

La Volkswagen lo ha già ribattezzato il Maggiolino del 21° secolo. Si tratta della E-Up!, la concept elettrica che debutta al Salone di Francoforte, anticipando il futuro ad emissioni zero del Gruppo. Già fissata anche la data per il lancio commerciale: 2013.

Lunga 3,2 metri, si presenta con un passo di 2,19 metri, accentuato rispetto al prototipo visto qualche anno fa, un "tutto dietro" con trazione posteriore. Invece, questa E-Up è una 3+1 a trazione anteriore, spinta da un motore elettrico da 60 kW con coppia di 210 Nm, alimentato da batterie agli ioni di litio, che garantiscono, secondo il costruttore, un'autonomia di 130 km. Ipotizzando di sfruttare la rete elettrica di casa a 220 Volt, per un "pieno" occorrono circa 5 ore.

Il tetto della E-Up! è dotato di un pannello a celle solari di 1,4 metri², superficie che può essere ampliata fino a 1,7 metri² abbassando le alette parasole: un sistema che consente di immagazzinare costantemente energia e, a vettura ferma, assicura la ventilazione della vettura. Per quanto riguarda l'abitacolo, inoltre, il bilancio energetico è limitato all'indispensabile: specchietti esterni e alzacristalli si regolano manualmente.

Ovviamente dispone anche di comandi altamente tecnologici: dal touchscreen con funzioni di assistenza e avviso specifici, che tiene costantemente sotto controllo non solo lo stato di carica delle batterie, ma anche i sistemi che assorbono energia (come luci e climatizzatore), le informazioni sul traffico, la pendenza della strade da affrontare lungo il percorso mpostato e la posizione delle stazioni di ricarica disponibili. Inotre, grazie all'Hmi (Human machine interface) il processo di ricarica può essere programmato e attivato anche a distanza, potendo così usufruire delle tariffe energetiche agevolate in particolari fasce orarie. E, allo stesso modo, è possibile consultare lo stato di ricarica, verificare se la vettura è chiusa o attivare il sistema di climatizzazione in anticipo, finché la vettura è sotto carica (senza intaccare la riserva della batteria).

Per quanto riguarda le prestazioni, stando ai dati dichiarati dalla Casa, tocca i 135 km/h e accelera fino a 100-km/h con partenza da fermo in soli in 11,3 secondi. Una dinamicità di marcia da attribuire anche al peso complessivo di soli 1.085 kg: davvero ridotto, se si considera che la sola batteria agli ioni di litio ne pesa 240. "Uno dei punti centrali della nostra politica - ha detto Martin Winterkorn, presidente del Gruppo Volkswagen - è l'auto elettrica prodotta in grande serie, destinata a una commercializzazione paragonabile a quella della Polo".

Renault Z.E.

IL FUTURO ELETTRICO SI FA IN QUATTRO

Pubblicata il 16/09/2009

"Stiamo investendo quattro miliardi di euro nel settore e abbiamo già stipulato oltre trenta accordi affinché l'alleanza Renault-Nissan conquisti la leadership mondiale nel campo delle auto elettriche. Prevedo che entro il 2015 il 10% della produzione auto complessiva sarà proprio elettrica".

Il presidente di Renault e Nissan, Carlos Ghosn, a Francoforte rilancia la sfida nell'alimentazione alternativa, convinto che saranno proprio le elettriche la nuova frontiera dell'auto. La commercializzazione delle Renault a emissioni zero scatterà nel 2011: al Salone si possono ammirare le quattro concept che le anticipano.

La prima a debuttare su strada (si partirà da Israele nei primi mesi del 2011) sarà la Fluence Z.E.. Si tratta di una berlina di segmento medio-superiore che vanta, secondo la Casa, un'autonomia di 160 km e dispone di due possibilità di ricarica delle batterie: standard da 4 a 8 ore, rapida in 20 minuti. Inoltre, grazie al sistema Quickdrop, è previsto che possano essere sostituite in soli tre minuti con accumulatori carichi.

Pochi mesi dopo, toccherà alla Kangoo Z.E., pensato per gli operatori professionali. Monta un propulsore elettrico da 70 kW (95 CV) che sviluppa una coppia di 226 Nm, alimentato da batterie agli ioni di litio. I primi test italiani sono previsti già nel corso del 2010.

Il secondo semestre del 2011 segnerà il lancio della Twizy Z.E., soluzione per la mobilità urbana. La citycar - che può ospitare due occupanti disposti in tandem - è equipaggiata con un motore elettrico da 15 kW (20 CV), offre la maneggevolezza di una moto e ha un'autonomia di 100 km.

Si dovrà attendere l'anno successivo, infine, per l'esordio della Zoe Z.E., un'auto versatile e compatta lunga 4,10 m. Curioso il climatizzatore a tre programmi: idratante, detossificante e agli oli essenziali.

La rassegna tedesca è stata l'occasione anche per presentare l'accordo definitivo con Better Place e l'intesa con la tedesca RWE (clicca qui per saperne di più).


Nelle foto, dall'alto al basso: Carlos Ghosn durante la conferenza stampa al Salone di Francoforte, le concept Z.E. ("zero emission") Fluence, Kangoo, Twizy e Zoe.

Toyota Auris

UN'ALTRA IBRIDA A LISTINO DAL 2010

Pubblicata il 16/09/2009

Adotta la tecnologia dell'ultima generazione della Prius, ma ha l'aspetto della nota berlina a cinque porte. La Auris HDS Full Hybrid, presentata al Salone di Francoforte, sarà prodotta nello stabilimento inglese di Burnaston e sarà in vendita nella seconda metà del 2010. È il primo passo verso la realizzazione del sogno Toyota di offrire una versione ibrida di ogni modello presente nella gamma dal 2020 in avanti.

Le emissioni di anidride carbonica della Auris ibrida saranno inferiori ai 100 g/km, vale a dire che l'auto consumerà in media meno di 4,3 litri di benzina ogni 100 km. L'accelerazione da 0 a 100 km/h dovrebbe attestarsi intorno ai 10 secondi. In modalità puramente elettrica, avrà la stessa (contenuta) autonomia della Prius, vale a dire due chilometri a una velocità massima di 50 km/h.

Esteriormente, l'Auris ibrida si distingue da quella normale per l'assetto ribassato e per il tetto di vetro, costituito di celle fotovoltaiche. L'aerodinamica è stata migliorata grazie ad alcuni particolari ridisegnati e alla copertura sottoscocca. Inoltre, sono stati presi accorgimenti salva-carburante come l'adozione dei pneumatici a bassa resistenza al rotolamento e dei led per le luci. L'interno è tutto all'insegna del blu elettrico e del bianco.

eugeot BB1

DUE METRI E MEZZO PER QUATTRO

Pubblicata il 15/09/2009


Peugeot BB1 Peugeot BB1

Tutto su PEUGEOT

Quattro posti in 2,5 metri, propulsione elettrica e anima ecologica: sono questi gli atout della concept Peugeot BB1, che debutta al Salone di Francoforte.

Caratterizzata da una linea proiettata in avanti, davvero insolita, che alterna superfici bombate e spigolose, la nuova citycar è spinta da due motori elettrici da 10 CV l'uno, posizionati nelle due ruote posteriori.

Grazie alla sua leggerezza (600 kg, batterie agli ioni di litio comprese), la BB1 raggiunge prestazioni adeguate all'uso in città (0-30 km/h in 2,8 secondi, 90 km/h di velocità massima) anche con una potenza così bassa.

Secondo il costruttore, l'autonomia della BB1 raggiunge i 120 km/h, grazie anche alle celle fotovoltaiche presenti sul tetto che alimentano alcuni degli equipaggiamenti.

 

Lexus LF-Ch

IL LUSSO IN FORMATO RIDOTTO

Pubblicata il 11/09/2009
Lexus LF-Ch Lexus LF-Ch

Tutto su LEXUS

Dimensioni compatte, cinque porte, portellone, linea sportiva, motorizzazione ibrida. È la piccola Lexus che vedremo sotto forma di concept al Salone di Francoforte. Per la prima volta il marchio giapponese del Gruppo Toyota presenta una proposta per allargare la gamma verso il basso, puntando a un pubblico già conquistato dai tedeschi con Mercedes Classe A, Audi A3 e BMW Serie 1.

La LF-Ch è lunga 4,22 metri, larga 1,8 e ha un generoso passo di 2,6 metri che dovrebbe garantire la giusta accoglienza agli occupanti. Sarà spinta da un sistema ibrido, che a basse velocità funziona in modalità soltanto elettrica. Gli interni sono quelli di una show car da sogno: quattro posti individuali, schermi lcd, quadro comandi con led blu.

Ma non lasciatevi ingannare da questi dettagli: magari tra un anno, o poco più, scenderà dalla pedana e sarà prodotta in serie. (D.S.)

Citroën a Francoforte

TORNA LA 2CV?

Pubblicata il 08/09/2009

È lei il vero il colpo a sorpresa del Salone di Francoforte, una concept car che Citroën presenterà il prossimo 15 settembre.

Per ora le bocche sono cucite, dalla Casa non trapela nessuna informazione, ma l'immagine qui accanto vale mille parole. Perché non si possono non notare le curve abbandonanti e avvolgenti che richiamano la 2CV. Dalla linea del tetto, al muso a spiovente, fino al posteriore allungato, tutto sembra ricordare la leggendaria utilitaria. E sarebbero il modo perfetto per festeggiare il 90° compleanno del marchio fondato da André Citroën, che sulla passerella di Francoforte porterà altre due carte pesanti, come la nuova C3 e la DS3.

In realtà, fino a ora Citroën aveva sempre smentito che avrebbe fatto un remake della 2CV, considerando la C-Cactus, l'innovativa concept presentata due anni fa, la sua unica erede. Ma le differenze estetiche, come potete vedere dalla seconda e terza foto, sono notevoli. Ma proprio la C-Cactus è destinata a entrare in produzione presto, "prima di quanto pensiate", aveva dichiarato a "Quattoruote" (numero di agosto) Jean-Marc Gales, direttore generale di Citroën e Peugeot. Che sia propria questa la vera riedizione della 2CV? (D.S.)

Mercedes BlueZero

CENTO KM CON IL MOTORE ELETTRICO!

Pubblicata il 08/09/2009
Mercedes BlueZero Mercedes BlueZero Mercedes BlueZero

Tutto su MERCEDES

I più attenti fra i nostri navigatori troveranno familiari le forme della Mercedes BlueZero E-cell Plus (nelle foto a lato). In effetti, una concept molto simile era stata presentata dalla Casa tedesca al Salone di Detroit d'inzio anno: si trattava della BlueZero, una vettura flessibile che poteva essere declinata in tre versioni, identiche esteriormente, ma molto diverse a livello tecnologico. Una di queste, per l'appunto, era la E-cell Plus, vale a dire la variante pensata per gli spostamenti più lunghi, quella con maggiore autonomia.

Grazie alla combinazione tra trazione elettrica e motore a combustione interna, il prototipo ha un'autonomia massima di 600 km, 100 dei quali si possono percorrere in modalità puramente elettrica. L'unità termica è un tre cilindri turbo a benzina da 68 CV che ricarica la batteria durante la marcia. L'accumulatore agli ioni di litio garantisce 50 km di percorrenza con una ricarica di 30 minuti (un'ora per arrivare a 100 km).

A Francoforte, la Casa tedesca espone anche la Classe B F-Cell, prima Mercedes a celle combustibili prodotta in serie (entro fine anno). Ha un motore elettrico da 136 CV per un'autonomia di 400 km. A inizio 2010 le prime 200 consegne in Europa e negli Usa.

BMW Concept Vision

TRE CILINDRI E DUE MOTORI ELETTRICI

Pubblicata il 31/08/2009


BMW Concept Vision BMW Concept Vision BMW Concept Vision

 

Sarà una delle stelle dello stand BMW al Salone di Francoforte: presenta tutte le tecnologie a basso impatto ambientale sulle quali i tedeschi stanno lavorando. La Concept Vision EfficientDynamics è una sportiva 2+2 spinta da un tre cilindri turbodiesel che in un futuro molto prossimo sarà introdotto sulla gamma di serie e da due motori elettrici posizionati all'avantreno e al retrotreno che, di fatto, la rendono un'auto a trazione integrale.

Secondo il costruttore, la potenza totale è di 356 CV e la coppia massima di 800 Nm, quanto basta ad accelerare da 0 a 100 km/h in 4,8 secondi, ma con emissioni di CO2 pari a 99 g/km e consumi di 3,76 litri per 100 km. Tali prestazioni si raggiungono grazie a un cuore ibrido, che consente alla concept di muoversi in modalità elettrica per 50 km sfruttando l'energia contenuta nelle 98 celle delle batterie ai polimeri di litio.

L'aerodinamica è ispirata ai principi della Formula 1, con un Cx di 0,22; tetto e porte sono realizzati in policarbonato. Altre caratteristiche fondamentali sono le porte ad ala di gabbiano, come quelle della nuova supercar Mercedes, la SLS, che proprio a Francoforte farà rivivere il mito della SL.

L'innovazione più importante, comunque, è sicuramente il tre cilindri di 1.5 litri turbo a gasolio, che da solo garantisce 163 CV e una coppia di 290 Nm. Si tratta di numeri importanti per una vettura compatta, lunga 4,6 metri, larga 2 e alta appena 1,24. (D.S.)

 

Assistenza alla guida

SEMPRE PIÙ AIUTI DALL'ELETTRONICA

Pubblicata il 01/09/2009

L'applicazione dei sensori a ultrasuoni rende le manovre di parcheggio più agevoli e meno stressanti. Le potenzialità e i margini di miglioramento di tali sistemi sono ancora ampi. La Bosch introdurrà presto nuove funzioni, come l'assistenza al parcheggio a pettine (nella prima foto), un sistema d'avvertimento per le collisioni laterali, un ausilio per l'uscita dagli spazi di sosta e una funzione parcheggio completamente automatica (seconda e terza foto), per usufruire della quale è però necessario disporre di un servosterzo elettrico.

L'azienda tedesca prevede, inoltre, una funzione aggiuntiva che assisterà i conducenti nelle manovre di uscita dai parcheggi, aiutandoli a posizionarsi correttamente e intervenendo nelle manovre di sterzo per disimpegnarsi dal parcheggio in tutta sicurezza. Il ruolo del guidatore sarà unicamente quello di controllare il traffico e di premere sul pedale dell'acceleratore o del freno al momento giusto.

Sono stati sviluppati sensori a ultrasuoni a lungo raggio per creare le condizioni necessarie all'installazione delle nuove funzioni di assistenza ai parcheggi in linea e a pettine, per i quali è necessario misurare anche la profondità degli spazi di sosta, mentre è in fase di sviluppo anche la funzione Side distance warning, ovvero un dispositivo di segnalazione della distanza laterale. Tale funzione aiuta a proteggere le fiancate dell'auto segnalando al conducente il pericolo di una potenziale collisione con oggetti e ostacoli nascosti alla vista.

Mercedes Classe B

DUECENTO A IDROGENO

Pubblicata il 01/09/2009


Mercedes presenta il suo primo modello di produzione a idrogeno, la Classe B F-Cell. L'assemblaggio di un piccolo lotto inizierà alla fine del 2009: i primi 200 veicoli saranno consegnati all'inizio dell'anno prossimo a clienti europei e statunitensi.

Su questa speciale versione, i tecnici tedeschi hanno sfruttato il pavimento "a sandwich" della Classe B per posizionare le celle a combustibile in basso, in modo da non alzare il baricentro dell'auto e da non togliere spazio all'abitacolo.

Le fuel cell ad alte prestazioni fanno reagire l'idrogeno contenuto nel serbatoio con l'ossigeno dell'aria in modo da produrre corrente per il motore elettrico, che ha una potenza di picco di 136 CV e una coppia massima di 290 Nm. L'autonomia è di circa 400 chilometri.

Citroën DS3

CONFEZIONE SU MISURA

Pubblicata il 25/08/2009

Non si può dire che abbia un aspetto scontato, la Citroën DS3, il primo dei nuovi modelli dell'esclusiva gamma DS. Il design è molto ricercato, accentuato da particolari come il tetto che sembra "galleggiare" sui montanti neri, i tratti marcati del frontale, segnato da due profondi baffi verticali "farciti" di led, i passaruota accentuati e i tanti particolari cromati.

Quattro colori per il tetto (nero, bianco, azzurro o rosso), sette possibilità di caratterizzazione estetica (Maori, Zèbre, Onde, Daisy, Co-Design, Map, Plane), numerose opzioni per quanto riguarda i cerchi - anche bianchi - e gli allestimenti interni: Citroën intende così garantire davvero a tutti la possibilità di farsi su misura la propria DS3, come si può vedere anche dalle foto a lato e nella galleria fotografica.

Un principio, quello della personalizzazione, che ha funzionato bene su altri modelli (come la Fiat 500 e la Mini) e che la Casa francese ha deciso di adottare su questa nuova linea di prodotti, caratterizzati, secondo il costruttore, da qualità superiori in termini di dinamica, prestazioni e finiture. Una gamma che affiancherà quella più tradizionale: oltre alla DS3, infatti, sarà in vendita anche una nuova generazione della C3.

Lunga poco meno di quattro metri (3,95, per la precisione), larga un metro e 71 e alta 1,46, la DS3 sarà leggermente più lunga e larga dell'attuale C3, ma un po' più bassa. Cinque i motori disponibili, tutti Euro 5: tre unità a benzina (VTi 95, VTi 120 e THP 150) e due turbodiesel (HDi Fap 90 e 110 CV). Saranno abbinati di serie a cambi manuali a cinque o sei rapporti; per il VTi da 120 CV sarà disponibile anche un automatico.

La nuova DS3 è prodotta nello stabilimento francese di Poissy. La commercializzazione inizierà subito dopo il debutto al Salone di Francoforte di metà settembre. Ancora non sono stati resi noti i prezzi ma, secondo quanto ha dichiarato a "Quattroruote" Jean-Marc Galles, direttore generale di Citroën e Peugeot, la DS3 punta "a un pubblico giovane composto in buona parte da donne, attento alla linea e al design, ma non disposto a spendere cifre irragionevoli". E sulla concorrenza della Mini, il manager francese la pensa così: "Punteremo allo stesso pubblico? Perché no. Ma il nostro target è più ampio, è una nicchia molto più vasta, se mi passa il gioco di parole".

Smart fortwo

SORPRESA: IL SUO TETTO RESISTE DI PIÙ

Pubblicata il 21/08/2009


Le apparenze a volte ingannano. Chi l'avrebbe mai detto che il tetto in vetro della Smart è più resistente di quello d'acciaio di vetture più grandi come la Toyota Yaris o la Mini Cooper?

E invece, dal risultato del crash test condotto dall'Insurance institute for highway safety, ente americano per la sicurezza stradale finanziato dalle assicurazioni, la piccola Smart ottiene il punteggio più alto tra le "piccole" in vendita Oltreoceano. Il suo tettuccio panoramico è in grado di sopportare 5,4 volte il peso della vettura.

La Honda Fit (che in Europa si chiama Jazz) ottiene soltanto la sufficienza, così come la Hyundai Accent, la Mini e la Yaris. Insufficiente, invece, è la pagella della Chevrolet Aveo.

Va detto, però, che le prove effettuate dall'Iihs sono molto severe: per ottenere un "buono" il tetto deve essere almeno due volte più resistente degli standard minimi previsti dalle normative americane perché è considerato "un elemento fondamentale per la protezione degli occupanti in caso di ribaltamento". (D.S.)

Video

LA FERRARI 458 ITALIA AI RAGGI X

Pubblicata il 20/08/2009

 

L'orchestra degli otto cilindri fa da colonna sonora ai tre minuti abbondanti di spiegazione tecnica della nuova Rossa, l'erede della F430. Come spiegano a Maranello "la 458 Italia rappresenta una grande rottura con il passato, un salto in avanti".

"Per incrementare il divertimento di guida - spiega Roberto Fedeli, direttore tecnico - abbiamo ridotti i tempi di risposta di tutti i sottosistemi che compongono la vettura. È stato scelto un rapporto di sterzo diretto, le sospensioni sono completamente nuove, sia quelle anteriori sia quelle posteriori dove abbiamo usato uno schema multilink".

Tra le altre raffinatezze tecnologiche della 458 Italia c'è il differenziale elettronico inserito nel cambio. Nello sviluppo del propulsore 8 cilindri è stata data priorità all'efficienza, che ha portato un notevole aumento di potenza: 570 CV contro i 490 CV della F430. Altri segreti emergono dall'inedito telaio composto da diverse leghe in alluminio, che riducono il peso e aumentano la rigidità, saldate con tecniche di giunzione ultramoderne.

 

Peugeot RCZ

COME SI DICE COUPÉ IN FRANCESE?

Pubblicata il 17/08/2009
Peugeot RCZ Concept 308 RC Z

Peugeot RCZ Peugeot RCZ (modello di serie) Peugeot RCZ

Non è cambiata di una virgola. Nel passaggio che solitamente riporta alla normalità le linee delle show car prima della produzione, la Peugeot RCZ non ha perso nulla dell'aggressività che contraddistingueva la concept 308 RC Z. Rimangono le forme muscolose, il cofano importante, il frontale "felino", le arcate di alluminio e la doppia bombatura del padiglione.

Dalla presentazione del prototipo a quella del modello di serie sono passati due anni esatti: lo scenario è lo stesso, quello del Salone di Francoforte. Sotto i riflettori dello stand Peugeot c'è sempre lei, questa coupé 2+2 che promette di essere una sportiva da tutti i giorni, grazie a motori potenti ma piuttosto parsimoniosi. Sotto il cofano di alluminio si potrà avere un 1.6 turbocompresso a iniezione diretta di benzina da 156 CV (abbinabile anche a un cambio automatico a sei rapporti) o il più potente 1600 da 200 CV oppure ancora un 2.0 turbodiesel da 163 CV con Fap. Secondo il costruttore, i consumi si attestano, rispettivamente, sui 6,9, 7,1 e 5,4 litri/100 km.

La Peugeot RCZ sarà altamente personalizzabile, grazie alla possibilità di scegliere arcate di colori diversi (cromo, nero, sabbia), cerchi da 18" e 19" con varie finiture (nero opaco o lucido, grigio scuro...) e particolari colorati come, per esempio, i gusci degli specchi retrovisori. La nuova coupé del Leone sarà prodotta da Magna Steyr nello stabilimento austriaco di Graz, specializzato in piccole serie. Arriverà nelle concessionarie nella primavera del 2010.

 

Kia Venga

UNA COREANA PER L'EUROPA

Pubblicata il 17/08/2009


Kia Venga Kia Concept N° 3

Kia Venga Kia Venga Kia Venga

La nuova monovolume Kia Venga debutterà nella sua veste definitiva a Francoforte e sarà in vendita entro la fine dell'anno. La versione di serie non si allontana troppo dalla Concept N° 3, il prototipo mostrato al Salone di Ginevra.

Peccato però che la sua caratteristica più interessante, vale a dire il tetto panoramico, sia stato mantenuto solo su alcune varianti e con modifiche di rilievo. Guardando le immagine diffuse finora, infatti, sembra si tratti di un normale tetto di vetro scorrevole e non di quel parabrezza che, sconfinando nel tetto in modo da formare una superficie vetrata continua, ci aveva impressionati a marzo.

Disegnata e prodotta in Europa, la Venga sarà venduta esclusivamente nel Vecchio Continente. È una compatta di segmento B che ha grosso modo le dimensioni della Lancia Musa e della Opel Meriva: lunga 4,07 metri e alta 160 cm, ha un passo piuttosto lungo (due metri e 62). I propulsori saranno tutti Euro 5 e abbinabili al sistema stop & start: si potranno scegliere un 1.4 o un 1.6 a benzina e alcune unità diesel con potenze fra i 75 e i 115 CV.

Abbiamo guidato in esclusiva la Kia Concept N°3: leggi le prime impressioni di guida!

Impreza 2.0D Sport

Pubblicata il 17/08/2009


Impreza 2.0D Sport

Con la Impreza si completa la "dieselizzazione" dei modelli Subaru. Il boxer a gasolio fa una gran bella figura su questo modello compatto, perché combina prestazioni vivaci, un’eccellente silenziosità e, grazie alla sua originale struttura a pistoni contrapposti, le vibrazioni tipiche del diesel vengono quasi del tutto annullate.

L’Impreza, rifatta completamente nel 2007, ha la trazione integrale e una carrozzeria a cinque porte un po’ più lunga della media (4,42 m), con un abitacolo generoso per i passeggeri, ma un po’ meno per i bagagli. Ottima la posizione di guida, con il sedile stile rally dotato di appoggiatesta integrato, volante e pedaliera leggermente disallineati verso destra, per una postura leggermente convergente verso il centro, ideale per la guida sportiva. Anche il retrotreno, senza arrivare alla "vivacità" della versione Wrx Sti, accentua questa "vocazione" visto che, pur sottomettendosi all'Esp, lo fa con un certo ritardo, soprattutto sul bagnato.

Ma la vera chicca sta alla voce consumi: dagli oltre 15 km/litro sulle statali, fa segnare un ottimo 13,2 km/l in città. Solo in autostrada la percorrenza scende a livello della media delle concorrenti, ma la soglia psicologica dei "dieci con un litro" è ben oltre i limiti di velocità autostradali. E con 60 litri nel serbatoio è garantita un bella autonomia di viaggio. Nelle prove in pista i tempi registrati sono di tutto rispetto fra i diesel due litri, con un tempo nello scatto da 0 a 100 sotto i 9 secondi e una ripresa non letargica anche mantenendo inserita la sesta. Ovviamente bisogna sfruttare a fondo il motore e cambiare al punto giusto, cosa che fa emergere un difetto di un certo rilievo: premere la frizione comporta uno sforzo di 14 kg. Troppi per una guida rilassata nel traffico.

Auris Hybrid

UN'IBRIDA TOYOTA MADE IN EUROPE

Pubblicata il 17/07/2009
Auris Hybrid

Sarà la prima vettura ibrida Toyota a essere prodotta interamente in Europa, negli stabilimenti inglesi di Burnaston, nel Derbyshire. La produzione comincerà l'anno prossimo e l'Auris ibrida potrebbe arrivare sul mercato già alla fine del 2010.

Si tratta di una novità importante: la Casa nipponica sfrutterà l'avamposto britannico per rafforzare le vendite dei modelli ibridi anche nel Vecchio Continente, dove le immatricolazioni non hanno mai raggiunto i livelli giapponesi e americani.

La rinnovata Prius ha scalato la classifica delle vendite nel Paese del Sol Levante, e proprio il suo modulo sarà utilizzato per spingere la versione ibrida dell'Auris, magari con un propulsore diverso da 1.8 litri da 98 CV della Prius. Le differenze tra le due vetture, infatti, saranno marcate: l'Auris, che è lunga 4,22 m, dovrebbe costituire il modello d'entrata della gamma ibrida Toyota ed essere proposta un prezzo inferiore ai 20.000 euro, allineato a quella della concorrente Honda Insight. (D.S.)

Seat Exeo ST

PREZZI DA 22 MILA EURO

Pubblicata il 15/07/2009

Dopo la berlina, sta per arrivare la versione station della Seat Exeo, realizzata anch'essa sulla base della vecchia generazione dell'Audi A4. La Exeo ST, così si chiama il modello, sarà protagonista di un "porte aperte" il 3 e 4 ottobre, ma intanto sono stati resi noti i dettagli della gamma e i prezzi di listino.

Quattro i motori disponibili al momento del lancio: 1.6 da 102 CV, 2.0 TSI da 200 CV e il turbodiesel 2.0 TDI declinato in due livelli di potenza, 143 e 170 CV. A partire dall'autunno, quest'ultima unità si potrà scegliere anche in versione intermedia da 120 CV.

Reference, Style e Sport i tre livelli di allestimento. Di serie su tutti, sette airbag, Esp e, per le diesel, il filtro antiparticolato. Lo Style ha in più l'antifurto, il regolatore di velocità, i comandi al volante e i sensori di parcheggio posteriori. La versione Sport offre anche i cerchi di lega da 17", i vetri oscurati e le sospensioni sportive. Fra gli optional, spicca il tetto con celle solari apribile elettricamente, che si può avere a 1.235 euro.

I prezzi della Exeo ST sono di circa 1.000 euro più alti di quelli delle rispettive versioni berlina. Il listino in dettaglio:

1.6 Reference: 22.045 euro (Ipt esclusa)
1.6 Style: 23.885 euro
2.0 TSI Sport: 28.225 euro
2.0 TDI CR 143 CV Reference: 25.090 euro
2.0 TDI CR 143 CV Style: 26.890 euro
2.0 TDI CR 143 CVSport: 26.890 euro
2.0 TDI CR 170 CV Style: 28.325 euro
2.0 TDI CR 170 CV Sport: 28.090 euro

Tata Nano

CRASH TEST, MEGLIO DEL PREVISTO

Pubblicata il 15/07/2009
Tata Nano Tata Nano

Sottoposta alla prova di impatto frontale a 56 km/h e laterale, la low cost indiana Tata Nano ha retto abbastanza bene. Il test, realizzato in Inghilterra dalla Motor industry research association (Mira), è stato seguito in diretta dalla rivista Autocar (guarda il video).

Non si tratta di una vera e propria prova ufficiale, come quella dell'EuroNCAP che assegna le stelle ai modelli commercializzati in Europa, perché la versione della Nano utilizzata è quella per il mercato indiano, dove i crash test saranno introdotti solo fra tre anni.

Per lo sbarco in Europa la Tata realizzerà un modello diverso (vedi "Quattroruote" numero 643, maggio 2009) con sospensioni rivisitate, portellone apribile (quella indiana ce l'ha saldato alla carrozzeria), motore tre cilindri di 900 cm³ da 60 CV al posto del bicilindrico da 35 CV, cerchi da 14" invece che da 12, parafanghi e frontale ridisegnati. La Nano europea sarà più lunga di circa 10 centimetri rispetto ai 3,10 m della "cuginetta" e più larga di otto. Potrebbe essere proposta a un prezzo che si aggira intorno ai 5.000 euro. (D.S.)

McLaren MP4-12C

UN FULMINE DAL CIELO

Pubblicata il 09/09/2009

Un gruppo supersegreto di ingegneri, tecnici e designer, ci ha lavorato dal 2003 con unico ambizioso obiettivo: creare una supercar da zero, realizzarla tutta in casa, compreso il motore, i freni e il cambio.

Ora finalmente il grande giorno è arrivato: la McLaren, guidata dal vulcanico Ron Dennis, che da gennaio ha lasciato il timone del team di F.1 a Martin Whitmarsh, presenta la MP4-12C, l'erede designata della F.1 stradale degli anni 90. Ma questa è tutta un'altra storia, perché la nuova sportiva non sarà prodotta in serie limitata, ma dedicata a un pubblico più ampio, e sarà proposta a un prezzo in linea con quello delle concorrenti, tra le quali figurano la Lamborghini Gallardo, la Porsche 911 e la nuova Ferrari 458 Italia.

Tutto nasce intorno al telaio in fibra di carbonio, che i tecnici chiamano MonoCell (terza foto), un guscio che pesa appena 80 kg: la McLaren vanta una lunga esperienza nell'impiego del materiale leggero, per questo la precedente collaborazione con Mercedes (oggi esaurita) aveva partorito la SLR. Ma la rivoluzione della 12C è totale: il V8 biturbo da 3.8 litri "spara" 600 CV sulle ruote posteriori, generando una coppia massima di 600 Nm. Per il cambio si è scelta una trasmissione a doppia frizione a sette marce, con le classiche "palette" al volante. Anche l'abitacolo rispecchia lo stile grintosissimo dei suoi spigoli esterni: la strumentazione è raccolta in un quadro comandi dove gran parte della grafica è digitale, mentre alle funzioni di bordo si accede con lo schemo touch screen nella consolle centrale.

Il debutto della 12C è atteso per il 2010 e su "Quattroruote" di ottobre troverete un servizio esclusivo che svela tutti i segreti della McLaren. Ci siamo recati a Woking, nella "tana del lupo", e ne abbiamo viste delle belle… Sì, perché la 12C è solo la prima di altri modelli, ai quali Ron Dennis e i suoi uomini stanno lavorando...(D.S.)

oyota iQ 1.33

L'ANTI ABARTH 500

Pubblicata il 13/08/2009


La Toyota iQ in tinta grigio cenere non è una versione qualsiasi, bensì la più potente, quella con il motore 1.33 Dual VVt. Per distinguerla dalle altre, oltre alla monotinta, l'hanno dotata di cerchi da 16" a cinque doppie razze e gomme a spalla bassa che, per l'uso in città, non sono proprio il massimo del confort.

L'abbiamo saggiata sulle strade del Belgio, dove ogni tipo di fondo si è fatto calpestare, dall'asfalto più liscio al pavé più scorbutico. Un esame severo per una vettura che resterà di nicchia, schiacciata nelle vendite dalla versione con il motore 3 cilindri da 1 litro, ma non per questo priva d'interesse, perché la differenza con la "base" c'è e si sente.

La gradevolezza di guida, per esempio, è decisamente aumentata, a dispetto della rigidezza che viene dalle coperture. Merito del suo 4 cilindri, più morbido e meno rumoroso. Con i suoi 99 CV la iQ si dimostra più brillante e corposa, ma senza sconvolgere, nonostante tocchi i 170 km/h. Il cambio? Si potrà avere il solito automatico multidrive, ma anche un 6 marce manuale con lo start & stop. Arriverà in autunno a un prezzo di circa 15.000 euro.

Lexus

L'ANTI-A3 GIAPPONESE

Pubblicata il 18/08/2009


Lexus

Al Salone di Francoforte di settembre, Lexus presenterà una concept - per ora senza nome - che anticipa una nuova "compatta premium" pensata per competere con l'Audi A3 e la BMW Serie 1. Lo sketch che vedete qui a fianco ne anticipa le forme.

Secondo il costruttore nipponico, il modello avrà un tale contenuto tecnologico e di design da "alzare l'asticella" nel segmento delle medie di lusso.

Nissan 370Z

DIVERTIRSI ALLA GRANDE

Pubblicata il 23/07/2009

Si sta seduti in basso e più indietro del solito, quasi sul retrotreno. Già, perché passo è stato ridotto di 100 mm e sulla nuova 370Z l'abitacolo è spostato verso la coda. Crescono cilindrata (da 3.5 litri a 3.7) e la potenza: ora dispone di 331 CV. Il prezzo? Da 41.200 a 43.700 euro.

A guardarla bene sembra che non abbiano voluto eccedere con le modifiche, giusto qualche ritocco qua e là. Prima di muoverci diamo una regolata allo specchietto esterno nel quale non si può non notare, riflesso, il formoso passaruota posteriore. Al volante della 370Z si riscopre il piacere di guidare. Certo, le prestazioni sono da sportiva di razza, accelerazione 0-100 km/h in 5,3 secondi e velocità massima, autolimitata, di 250 km/h, ma si apprezza anche il temperamento nervoso che privilegia la tenuta e le capacità di reazione.

Si passa da una curva all'altra con notevole rapidità, in tutta sicurezza e senza sorprese improvvise. Con la 370Z debutta il 6 cilindri di 3.7 litri da 331 CV che, con una tonalità coinvolgente, dimostra un temperamento vivace; è accoppiato a un cambio meccanico a sei marce con apprezzabile manovrabilità. Tutto bene, quindi? Solo qualche appunto: l'assetto, a volte, è un po' rigido e la visibilità posteriore limitata.

cura ZDX

L'X6 GIAPPONESE

Pubblicata il 22/07/2009


Ad aprile al Salone di New York eravamo rimasti positivamente colpiti davanti alle linee spigolose della ZDX, una concept car firmata Acura, il marchio di lusso di Casa Honda, che in Europa non è commercializzato.

Il modello di serie in arrivo l'anno prossimo negli Usa manterrà tutte le promesse del prototipo, persino l'enorme tetto panoramico in vetro. A guardarla bene si notano parecchie somiglianze con la BMW X6: l'assetto rialzato, le linee filanti da coupé, le porte posteriori senza maniglia, le grandi ruote con cerchi da 19" e gli spigoli della carrozzeria.

E le prestazioni non dovrebbero essere da meno, grazie al V6 da 3.7 litri in grado di assicurare 300 CV in combinazione con la trazione integrale. All'interno dell'abitacolo le dotazioni sono ricche e tecnologiche, gli ambienti curati e rifiniti.

Da noi la ZDX non arriverà. La Honda non è intenzionata a esportate il marchio Acura nel Vecchio Continente, soprattutto in tempi difficili come questi. Una storia che ne ricorda un'altra: la Nissan ha impiegato vent'anni prima di convincersi a distribuire la gamma Infiniti in Europa. (D.S.)

Fiat Punto Evo: perchè l'hanno ridisegnata così

OmniAuto.it incontra i suoi creatori nel Centro Stile Fiat

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  • Fiat Punto Evo: perchè l'hanno ridisegnata così
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Mancano pochi giorni al lancio commerciale della Fiat Punto Evo, ovvero del restyling di un modello fondamentale per le sorti attuali e future del gruppo torinese. E proprio per comprendere i motivi e i processi decisionali che stanno dietro all'aggiornamento della best seller di Casa Fiat, siamo andati a parlare con le persone che hanno seguito tutta l'operazione "Evo".

L'incontro si è svolto nella sede torinese del Centro Stile Fiat, dove ci ha accolto Roberto Giolito, direttore dello stile Fiat e noto anche per essere il padre della 500. Assieme a lui a fare gli onori di casa nella cosiddetta "Officina 83" c'era il designer degli interni Giampiero Briguglio e i Product Manager di Punto Evo, Fabrizio Giachello e Alessandro Paolucci.

Abbiamo avuto modo di capire un po' meglio la genesi della Fiat Punto Evo, sostanzioso restyling che ha posto non poche sfide al gruppo di lavoro torinese. Innanzi tutto, come ha ben spiegato Giolito, si è trattato di un approfondito lavoro di aggiornamento e ristilizzazione che intende dare all'utente finale un maggiore livello di qualità percepita. Partendo da una base già valida si è quindi cercato di ripensare quelle parti che non risultavano più in linea con le esigenze di mercato. In particolare il frontale è stato oggetto dell'intervento stilistico più importante, frutto di un lavoro durato almeno 6 mesi e volto a "reimpaginarne" aspetto e struttura.

Con un'abilità oratoria e una semplicità disarmante il "Fiat Style Director" ha descritto ogni aspetto della Punto Evo, dal nuovo logo incastonato nella carrozzeria anziché semplicemente appoggiato, al baffo cromato (chiaro o scuro) che lo adorna, fino alla complessa costruzione del paraurti anteriore, ora caratterizzato da una calandra con duplice apertura orizzontale che può avere finitura grigia scura o verniciata in tinta metallica (metalluro). Il nuovo logo Punto che vede sparire la sagoma di Mr. Dot in favore di una più semplice scritta dove l'asta verticale della "t" è un punto colorato. Anche l'idea di spostare i fari fendinebbia all'interno della calandra deriva dalla volontà di non lasciare un buco vuoto troppo evidente nelle versioni che ne sono privi, così come l'andamento verticale della parte inferiore del frontale ha la precisa funzione di ridurre l'aggressività nei confronti dei pedoni. Giolito fa notare che, per quanto non paia evidente, il cofano motore è rimasto esattamente uguale a quello della Grande Punto, e che i gruppi ottici anteriori hanno solo una punta più spigolosa e ospitano, invece delle frecce, le luci diurne: solo un "filo di trucco"!. Gli indicatori di direzione sono stati abbassati e spostati sulla rinnovata calandra.

La parte che ha subito meno variazioni, ma che offre comunque una nuova prospettiva stilistica è quella della coda, dove la fanaleria ha un aspetto "meno pieno" e offre l'accattivante soluzione delle luci LED a fascia continua, la cui luce uniforme risulta molto grintosa. L'abbassamento del logo Fiat, l'applicazione delle scritte Punto ed Evo sul portellone e l'aggiunta di una fascia di finitura sul paraurti uguale a quella anteriore chiude l'argomento "coda", tutto sommato non rivoluzionata.

Osservando lo stile della Evo, ci si rende conto di come questo possa essere definito "l'unico restyling possibile" per la Punto, difficile da immaginare a priori ma esente da critiche particolari. Quello che sorprende ancora di più è l'aspetto della nuova plancia, in parte ripresa da quella della Bravo e carattarizzata da un netto miglioramento dei materiali, del disigno e delle finiture. Il suo autore, Giampiero Briguglio, chiarisce la presenza di ogni particolare presente nell'abitacolo, dalla nuova forma bombata in tre parti della plancia alle finituresuperficiali più piacevoli al tatto, passando per la luce ambiente LED nascosta sopra il cassetto portaoggetti e la rinnovata ergonomia di bordo. Con particolare orgoglio ci viene anche mostrato l'alloggiamento già predisposto per ospitare, senza fili volanti e "accrocchi vari", il sistema asportabile di navigazione e infotainment integrato al Blu&Me e firmato Tom Tom.

Paolucci e Giachello hanno invece risposto a tutte le domande relative agli aspetti commerciali della Punto Evo, da subito disponibile anche con i nuovi motori MultiAir (tempo di consegna un mese circa) e con la grande famiglia dei diesel Multijet di 1,3 e 1,6 litri. L'idea di base è quella di offrire una gamma già completa e orientata sempre più verso una clientela che dalla Fiat del segmento B si aspetta ormai qualità e dotazioni da segmento C, una Punto Evo che risulti matura nella sostanza epiacevolmente moderna nella forma.

Autore: Fabio Gemelli
Data: 20 Settembre 2009
Tags: Curiosità, Fiat, car design

 

 

 

 

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

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La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.tk