|

|
E' mia intenzione conoscere il Vs parere sulla
mia disponibilità a raccogliere delle deleghe per le prossime
assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a
darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :
marcobava@email.it
vi aspetto se la mia iniziativa vi interessa !
Mb |
|
LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
|
|
LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
|
Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
| SE VUOI COMPERARE IL
LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore (info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo
nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per
contrassegno che pagherai alla consegna. |
TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
|
|
IL MIO LIBRO "L'USO DELLA
TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,
e' ora disponibile presso di me
e
basta ordinarlo via email al
costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie
esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e. |
| |
ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
|
ciao blogger de
LaStampa.it,
come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La
Stampa verrá chiuso a breve.
Se vuoi che il tuo blog venga migrato su TypePad, dovrai
aumentare il tuo livello d’iscrizione ad un livello a pagamento (per
ulteriori dettagli, vai su
http://www.sixapart.com/it/typepad/prezzi/index.html).
Una volta scelto il tuo livello, comunicacelo con una
mail all’indirizzo
contactit@sixapart.com prima del 23 dicembre, indicando il livello
scelto e l’URL del tuo blog. Tieni presente che poi il tuo URL diventerà
da myblog.blog.lastampa.it a myblog.typepad.com.
Altrimenti puoi esportare il contenuto del tuo blog
andando su "Blog > Parametri > Importa/Esporta" per usarlo su un’altra
piattaforma a tuo piacimento.
Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il
6 gennaio 2010.
Per qualsiasi ulteriore informazione, non esitare a
metterti in contatto con il nostro staff di supporto TypePad,
all’indirizzo
contactit@sixapart.com
Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
|
| |
|
-
(ANSA) - L'ex capo della security di Telecom e Pirelli, Giuliano
Tavaroli, e' stato sentito come teste nella causa civile intentata
dall'ex attaccante Christian Vieri contro l'Inter e la societa'
telefonica per un presunto 'spionaggio' ai suoi danni. Tavaroli avrebbe
confermato oggi di aver ricevuto, quando il 'bomber' indossava la maglia
nerazzurra, una telefonata dalla segreteria di Marco Tronchetti Provera
e di aver poi 'girato' la 'pratica' all'investigatore privato Emanuele
Cipriani, il quale doveva capire quali persone frequentasse il
calciatore. L'ex responsabile della security Telecom avrebbe confermato
la stessa versione gia' resa nell'indagine penale sui cosiddetti
'dossier illegali', al termine della quale Tavaroli ha patteggiato una
pena di 4 anni e 2 mesi. 01-02-2011]
|
|
E L'OMERTA'
RECIPROCA COME SISTEMA DI GOVERNANCE...
Sempre perché ognuno ha la classe digerente che si merita, nel
complicato gioco delle ombre tra padroni e politicanti, ecco l'ultima
puntata dell'avvincente giallo "La misteriosa spoliazione di Telecom
Italia". "Spionaggio Telecom, carte Deloitte in Procura. E la Consob
chiede al cda di motivare la mancata azione di responsabilità contro la
gestione di Tronchetti Dovera. Il consigliere Zingales, che pur non
facendosi la barba è evidentemente l'unico che la mattina si guarda
nello specchio, "si scontra con i consulenti sulla vicenda Sparkle"
(Repubblica, p. 30).
Sul Corriere,
Massimo Mucchetti intervista Franco Berna-Bebè e gli fa sputare fuori la
notizia: "il procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha acquisito il
rapporto della Deloitte" (p. 34). Del resto quasi tutta la Procura di
Milano si chiede come abbiano fatto a cavarsela alcuni ex capoccioni di
Telecom. Pm distratti? 24-12-2010]
|
14. LA CIMICE ALL'ORECCHIO DI TELECOM ITALIA...
O.C. per "Il
Sole 24 Ore" - A nove anni di distanza la
"cimice" Telecom colpisce ancora. La Procura di Milano
avrebbe infatti aperto un fascicolo per estorsione ai
danni dei due dirigenti della società telefonica, il
segretario generale Vittorio Nola e il capo della
security Piero Gallina, che furono costretti a
dimettersi quando la Pirelli ne prese il controllo.
La
vicenda si trascina dall'agosto 2001. I due dirigenti
hanno sempre sostenuto di essere vittime di una
messinscena organizzata dalla Pirelli attraverso
Giuliano Tavaroli, il capo della sicurezza, e i suoi
uomini. Furono infatti accusati, a mezzo stampa, di aver piazzato una
microspia sull'automobile noleggiata da Enrico Bondi, il nuovo ad di
Telecom. Le successive perizie disposte dal tribunale hanno dimostrato
che si trattava di una simulazione. L'obiettivo era far fuori alcuni tra
i più influenti manager della prima linea di Telecom per inserire al
loro posto dirigenti graditi alla Pirelli. Di qui l'accusa di
estorsione.29-10-2010
|
|
INCHIESTA
TELECOM: 4 ANNI A TAVAROLI, SOCIETA' PATTEGGIANO 7 MLN
(AGI) - Il gip di Milano, Mariolina Panasiti, ha accolto la
richiesta di patteggiamento da parte di Telecom e Pirelli, al
termine dell'udienza preliminare sui presunti dossier illeciti. Le
due societa', quindi, risarciranno (in parte lo hanno gia' fatto)
lo Stato e le parti civili per una somma complessiva di circa 7
milioni di euro.
Il giudice
ha inoltre condannato l'ex capo della sicurezza di Telecom,
Giuliano Tavaroli, a quattro anni e due mesi di carcere, l'ex
leader della squadra informatica interna a Telecom, Fabio Ghioni,
a tre anni e quattro mesi, l'ex manager di Pirelli, Pierguido
Iezzi, a due anni e otto mesi di carcere.
Inoltre, ha
rinviato a giudizio, tra gli altri, l'ex investigatore privato
Emanuele Cipriani e l'ex funzionario del Sisde, Marco Bernardini.
Il processo a loro carico comincera' il 22 settembre davanti ai
giudici della Prima Corte d'Assise. Cipriani e Tavaroli sono stati
assolti dal capo di imputazione relativo all'appropriazione
indebita ai danni di Telecom e Pirelli.
28.05.10 |
|
ASATI, NON PIU' RINVIABILI AZIONI RESPONSABILITA' VERTICI
TELECOM 2003-2006
(Adnkronos) - L'attuale CdA di Telecom Italia non puo' piu'
rinviare, tenuto conto delle ormai prossime scadenze dei
termini di legge, l'avvio delle azioni di responsabilita'
verso i Vertici e dirigenti Apicali del periodo 2003-2006.
E' quanto sostiene Asati, anche alla luce delle notizie, in
parte ancora inedite per la maggior parte degli azionisti,
riportate nella trasmissione Report di ieri sera , su Rai 3
di Milena Gabanelli.
A
tale proposito Asati chiede "come mai non si sia ancora
agito, facendo passare tempo inutilmente dal momento che
gia'da tempo appaiono cristallizzate prove inconfutabili di
colpevolezza di ex Vertici ed ex dirigenti Apicali del
periodo 2003-2006".
Tra
le prove, "ufficialmente disponibili e inconfutabili
relative alla culpa in vigilando, si ricordano poi le
lettere ufficiali riportanti notizie di reato indirizzate
ufficialmente da ex dirigenti/azionisti Telecom ad ex
Amministratori nel periodo 2003-2006, e contenute anche in
un esposto al Comitato di Controllo Interno nel giugno 2006,
mai prese in considerazione, ne trasferite per informative
all'Organo di Vigilanza".
Questa documentazione agli atti del processo di Milano,
secondo Asarti, "e' la prova che gli Amministratori
dell'epoca hanno omesso controlli specifici di auditing e
quindi non hanno impedito il proseguimento delle azioni
illecite ben sapendo la gravita' delle evidenze".
10.05.10 |
|
FERMI
TUTTI! BERNABÉ HA CHIESTO DI FARE LUCE SULLA TRUFFA
SPARKLE ALLO STUDIO DELL'AVVOCATO BRUNO COVA E ALLA SOCIETÀ
DELOITTE (E CI SAREBBE GIÀ UNA PRIMA VITTIMA)
Franchino Bernabè approfitta della situazione di stallo del
Governo ed è molto contento che i riflettori si siano
allontanati dalla sua azienda.
Nel
clima di attesa è riuscito a evitare le polemiche sul piano
industriale e senza barricate sindacali ha annunciato altri
4.500 esuberi entro 2012. Nel silenzio è passato anche
l'aumento di stipendio del 76% che porta a 3,13 milioni il
compenso annuale. Sul grande tema della rete è calato il
sipario e lui può tranquillamente ricordare ciò che aveva
detto a febbraio quando a proposito di questo problema
sosteneva che si trattava soltanto di chiacchiere.
Sbaglia comunque chi pensa che abbia abbassato la guardia
sulle questioni delicate di Sparkle, la società che è finita
nell'occhio del ciclone per frodi fiscali. Il manager di
Vipiteno ha scaricato le colpe sul passato chiamando in
causa Ruggiero e la gestione di Tronchetti Provera, ma non
si è fermato qui perché adesso il suo impegno è di dare
seguito a ciò che aveva affermato nella lettera ai
dipendenti scritta di suo pugno il 3 marzo quando scoppiò la
vicenda di Sparkle.
Nelle quattro paginette dichiarava di essere profondamente
turbato e accerchiato "da questo assordante rumore di
fondo", poi dopo aver difeso la reputazione del Gruppo,
invitava il personale "a sviluppare all'interno gli
anticorpi che ci permettano di riconoscere, individuare ed
isolare eventuali comportamenti non coerenti con il nostro
codice dei valori".
Chi
conosce Franchino sa che nei momenti più drammatici ha
l'abitudine di chiudersi nello suo ufficio e di scrivere
lettere accorate, ma sa anche che non si ferma qui perché
dietro quella faccia da seminarista innocente, si nasconde
la voglia di calare la scure.
E
così sembra aver fatto negli ultimi giorni quando, alla
caccia degli anticorpi, ha preso la decisione di aprire
un'indagine riservata per individuare dentro Telecom altri
colpevoli della vicenda Sparkle. Non l'ha fatto da solo
perché l'investigazione riservata vede coinvolti un avvocato
di nome e la società di consulenza Deloitte. Il legale è
Bruno Cova, che a Milano dirige lo studio Paul, Hastings,
Janofsky & Walker che in passato ha investigato sulla frode
Parmalat per conto di Enrico Bondi.
E a
quanto si dice nei corridoi di Telecom ci sarebbe già una
prima vittima...
|
TELECOM: GIP ROMA DICHIARA 'NON LUOGO A PROVVEDERE' SU SPARKLE
(Adnkronos)
- A seguito
della revoca da parte della procura della repubblica di Roma della
richiesta avanzata al gip per l'applicazione della misura
cautelare della nomina di un commissario giudiziale, il gip, con
ordinanza datata 6 aprile, ha dichiarato il 'non luogo a
provvedere' sulla richiesta di misura interdittiva nei confronti
di Telecom Italia Sparkle, essendo cessata la materia del
contendere. Lo si legge in una nota dove si specifica di
conseguenza il gip ha revocato l'udienza fissata per domani 7
aprile per la discussione delle misure cautelari.
14.04.10 |
|
BERNABÉ ACCUSA TRONCHETTI E BUORA: “SAPEVANO DELLE FRODI
TELECOM SPARKLE” - UN DOSSIER RISERVATO COMMISSIONATO ALLA
DELOITTE RICOSTRUISCE LA TRUFFA (2003-2007) - “GLI ELEMENTI
ESSENZIALI DELLE OPERAZIONI SPARKLE FORNITI ANNO PER ANNO
ALLA CAPOGRUPPO” - E SPUNTA L’IPOTESI DELL'AZIONE DI
RESPONSABILITÀ NEI CONFRONTI DELL'ERA TRONCHETTI - IL
DOSSIER DELOITTE ALL'ORIGINE DEL RINVIO APPROVAZIONE
BILANCIO 2009 DI TELECOM
Franco
Bechis per "Libero"
C`è un dossier da qualche giorno sulla scrivania
dell`amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè,
dietro la, decisione di rinviare l`approvazione dei conti
2009. Un faldone di documenti che la Deloitte insieme al
nuovo amministratore delegato di Telecom Sparkle, Andrea
Mangoni, ex numero uno di Acea, ha raccolto su mandato
dell`azionista all`indomani dell`inchiesta della procura di
Roma.
La
Deloitte ha acquisito copia della documentazione in mano ai
magistrati e scavato a fondo nella sede di corso Italia a.
Roma anche su tutta la corrispondenza fra il management
della controllata e la società madre.
Il
compito della struttura di legai account di Deloitte è stato
puramente investigativo per offrire all`azionista documenti
e analisi sul rapporto fra controllata e controllori che
hanno por- tato ai numerosi arresti (da Gennaro Mokbel a
Silvio Scaglia fino all`ex amministratore delegato di
Telecom Sparkle, Stefano Mazzitelli).
Secondo fonti interne al gruppo, il fascicolo per ora
provvisorio fornirebbe all`azionista elementi anche seri
sulla conoscenza a livello apicale di tutto il business
operato dalla controllata nel periodo 2003-2007.
Non
c`è al momento la prova regina sulla conoscenza da parte del
vertice apicale di Telecom Italia all`epoca anche delle
operazioni fittizie servite ad aggiustare i bilanci di
Sparkle. Ma gli indizi non sono pochi, e comunque gli
elementi essenziali delle operazioni Sparkle sarebbero stati
forniti anno per anno alla capogruppo sia in occasione della
presentazione dei budget sia come pre-informativa
all'approvazione dei bilanci.
Ipotesi questa che era stata presa in considerazione anche
dalla, magistratura, vista l`entità delle somme poste sotto
sequestro cautelativo in occasione dell'applicazione delle
ordinanze di custodia cautelare: 298 milioni di euro.
Una
cifra consistente anche per un gruppo grande come Telecom,
tanto più che non erano state appostate riserve ad hoc nel
fondo rischi della controllata, che da quanto è venuta, a
conoscenza dell`inchiesta (fra, la fine del 2006 e l`inizio
del 2007) ha sempre difeso la propria linea di condotta.
Gli
elementi raccolti da Deloitte su cui viene mantenuto il più
rigoroso riserbo, secondo le indiscrezioni che Libero è
riuscito a raccogliere, porrebbero al nuovo management di
Telecom Italia, e quindi a Bernabè e al presidente Gabriele
Galateri di Genola, anche l`ipotesi di un`azione di
responsabilità nei confronti del management precedente.
Il
tema è delicato, ma sono ormai molti gli elementi raccolti
anche su altre vicende (non ultima quelle relative al Tiger
team e alle intercettazioni illegali di cui è accusata la
vecchia struttura di security capeggiata da Giuliano
Tavaroli) che secondo i consulenti di Bernabè imporrebbero
oggi l`avvio di una azione di responsabilità nei confronti
del consiglio di amministrazione di cui era presidente Marco
Tronchetti Provera con Carlo Buora amministratore delegato.
Sarebbe- secondo quanto risulta a Libero che non ha però
trovato conferma ufficiale dalla società anche il dossier
"azione di responsabilità" ad avere consigliato a Bernabè e
Galateri il rinvio del consiglio di amministrazione della
capogruppo che ieri avrebbe dovuto approvare i conti 2009.
Dal
gruppo si ricorda solo come l`attuale management Telecom
avesse reso chiaro fin dal 25 febbraio scorso come si
sarebbe fatto nel più breve tempo possibile e con assoluta
determinazione luce sullo scandalo Sparkle. E in breve tempo
sono stati sospesi altri dirigenti coinvolti che non erano
ancora usciti dal gruppo. Ma ora lo scontro è destinato a
salire sensibilmente di livello.
[25-03-2010]
SORPRENDENTE RITORNO DI MAURO SENTINELLI NEL CDA DI TELECOM
APPARE COME UN ALTRO EPISODIO DELLA GUERRA TRA FRANCHINO
BERNABÈ E LA VECCHIA GUARDIA DI TRONCHETTI
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che
Mauro Sentinelli, l'ex-manager di Tim inventore delle carte
prepagate, è entrato nel Consiglio di amministrazione di
TelecomItalia.
Il ritorno è piuttosto sorprendente perché Sentinelli nel
gennaio 2005 lasciò bruscamente la carica di direttore
generale di Tim per ragioni misteriose. Il recupero come
consigliere di Telecom appare come un altro episodio della
guerra tra Franchino Bernabè e la vecchia guardia di
Tronchetti Provera e lascia aperti gli interrogativi
sull'esodo misterioso che cinque anni fa portò Sentinelli e
Marco De Benedetti a sbattere la porta di TelecomItalia".
[26-03-2010]
L’avvocato di Tronchetti avrebbe chiesto di mentire a Fabio
Ghioni, nell’interesse della Telecom - L’accusa è stata
mossa dallo stesso ex capo del “Tiger Team” (struttura di
hacker informatici), nell’udienza preliminare a porte chiuse
per lo spionaggio illegale della Security Telecom,
capitanata nel 2003-2005 da Tavaroli - Domani, per la terza
volta, Tronchetti testimonierà in udienza....
Da il
Fatto
L'avvocato di Marco Tronchetti Provera, il professore
Francesco Mucciarelli, avrebbe chiesto di mentire a Fabio
Ghioni, nell'interesse della Telecom. L'accusa è stata mossa
dallo stesso ex capo del "Tiger Team" (struttura di hacker
informatici), davanti al giudice Mariolina Panasiti
nell'udienza preliminare a porte chiuse per lo spionaggio
illegale della Security Telecom, capitanata nel 2003-2005 da
Giuliano Tavaroli.
Nell'aula è calato il gelo quando Ghioni ha raccontato della
vicenda "Kroll", ovvero dell'incursione nel sistema
telematico dell'agenzia di sicurezza di Telecom Brasile.
L'hacker imputato, ha detto che nel 2006, in preparazione
della denuncia di Telecom Italia per lo spionaggio subito da
Telecom Brasile, fu convocato "insieme a un altro gruppo di
persone" nello studio del professor Mucciarelli per
assicurare "la stessa versione all'autorità giudiziaria",
non potevamo certo dire come erano andate le cose [che
avevano cioè violato la rete di Kroll per scoprirli, ndr].
A queste parole il gup Panasiti ha chiesto: "Quindi
dichiarazioni non vere?". Ghioni: "Non vere". Panasiti:
"Ripeta quanto ha detto". Ghioni: il professor Mucciarelli
ci aveva convocato per concordare una versione univoca
"favorevole a Telecom Italia, ovviamente non vera".
Di fronte a un'accusa di questa portata, i pm Nicola
Piacente e Fabio Napoleone, hanno assistito in silenzio.
Anche quando Ghioni ha raccontato che l'ex dirigente della
security Giancarlo Valente, mai indagato, gli avrebbe detto:
nessuno mi tocca, "se crollo io, crolla tutta la baracca",
"alla Gdf ho dato elementi per far cadere Tavaroli". Se
Ghioni ha detto la verità significa che Tronchetti era al
corrente fin nei minimi particolari dell'azione contro Kroll.
Ma il presidente di Pirelli ed ex Telecom ha sempre negato
di essere a conoscenza delle operazioni illegali della
security.
Domani, per la terza volta, Tronchetti testimonierà in
udienza.
[28-03-2010]
|
SECURITY
TELECOM - LA VERSIONE DI TRONCHETTI è QUELLO DEL 2008: MAI
NULLA A CHE FARE CON L'ATTIVITà ILLEGALE DI TAVAROLI E C. -
"Pollari lo incontrai una seconda volta” perché
“giravano voci relative a un possesso di droga da parte di
Riccardo Ruggiero" - L'AFEFFATO TAMPINATO E UNGHIATO DA
UN GIORNALISTA INGRILLITO - RespintA la richiesta di far
assistere i giornalisti alle udienze....
1 - TRONCHETTI, HO SEMPRE RISPOSTO A
TUTTO...
(Ansa) - 'Io ho
sempre risposto a tutto: e' scortese rispondere a lei e non al
giudice. Sarebbe un grave errore se parlassi fuori,
rispondero' nelle sedi istituzionali'. Lo ha detto Marco
Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, rispondendo alle
domande di un giornalista che lo incalzava sulla questione dei
dossier illegali e della sua gestione in Telecom Italia, poco
prima del suo ingresso nell'aula del Tribunale di Milano per
rendere una testimonianza assistita nell'udienza preliminare
sulla vicenda.
Prima di entrare, Tronchetti ha
ricordato di essere 'qui come testimone'. Al giornalista che
con insistenza chiedeva conto dei presunti illeciti commessi
dalla 'security' di Telecom e Pirelli sotto la sua gestione,
Tronchetti ha risposto senza scomporsi: 'Ha letto i verbali?
Li' ha tutte le risposte, anche quelle dei magistrati che
hanno fatto quattro anni di indagini e non quattro minuti di
chiacchiere in corridoio'.
2 - DOSSIER ILLEGALI: RESPINTA ISTANZA
GIORNALISTI PER PRESENZA IN AULA...
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il giudice per l'udienza preliminare
Mariolina Panasiti ha respinto la richiesta di far assistere i
giornalisti alle udienze con testimoni del procedimento sui
dossier illegali di Telecom Italia. La decisione del giudice
e' stata presa alla luce del fatto che non tutti gli avvocati
erano d'accordo di fronte alla istanza presentata da Luigi
Ferrarella del Corriere della Sera. Qualora ci fosse stato
l'assenso di tutti i difensori, invece, sarebbe stato
possibile per il giudice accogliere l'istanza e permettere
alla stampa di assistere alla testimonianza di Marco
Tronchetti Provera, in programma per questo pomeriggio.
3 - SECURITY TELECOM: LA VERSIONE DI
TRONCHETTI PROVERA -
Antonella Mascali per "il Fatto Quotidiano"
Marco Tronchetti Provera oggi
pomeriggio dovrà spiegare al giudice Mariolina Panasiti i
suoi rapporti con Giuliano Tavaroli, il capo della security
Telecom, che comandava anche in Pirelli. Nel periodo 1997-2004
sono stati prodotti migliaia di dossier per un costo
aziendaledi34,5milionidieuro.Spiati,anche con la complicità,
secondo l'accusa, dell'ex numero tre del Sismi, Marco Mancini,
dipendenti, politici, finanzieri, giornalisti.
Tronchetti (mai stato indagato), ha
sempre sostenuto di non sapere nulla dell'attività illegale
della security. Dopo aver parlato al Fatto, l'investigatore e
imputato Emanuele Cipriani, ha accusato Tronchetti davanti al
giudice e ha sostenuto che la procura non ha voluto indagare
sul presidente di Pirelli: "Ho più volte invitato il pm
a svolgere tutte le indagini utili, per verificare quanto io
gli avevo dichiarato circa l'agenda del dott. Tronchetti
Provera, per accertare la eventuale coincidenza tra l'oggetto
delle investigazioni e gli incontri che avrebbe da lì a poco
effettuato".
Tronchetti ha annunciato una querela.
Il giudice dell'udienza preliminare ha ritenuto necessari
degli approfondimenti, ha rinviato gli atti ai pm e ha
chiamato a testimoniare l'ex-presidente. Che sarà
accompagnato dal suo avvocato, Mucciarelli, perché
tecnicamente è un "testimone assistito", essendo
Pirelli e Telecom ancora imputate, anche se hanno chiesto il
patteggia-mento.
L'ALTRO CONFRONTO.
Tronchetti si è trovato davanti ai pm Napoleone e Piacente il
27 giugno del 2008, ascoltato come persona informata sui
fatti. Tronchetti ha sostenuto che Tavaroli "ogni tanto
entrava nel mio ufficio, faceva dei discorsi come dire ‘io
tutelo l'azienda', ‘guardi, sono le chiacchiere da bar di
Roma...Una volta ogni 4/5 mesi, si piazzava nella mia
segreteria, poi entrava, stava pochissimi minuti dicendo:
Certi ambienti sono contro, e dico ‘lasci perdere', ma erano
cose rapidissime".
E quando il pm Napoleone gli ha
riferito che alcuni collaboratori di Tavaroli hanno parlato di
una "frequentazione assidua del suo ufficio, quasi
quotidiana", Tronchetti ha risposto: "E'
risibile". Sulle giustificazioni di Tavaroli per i report
e gli accertamenti patrimoniali su politici e finanzieri,
necessari perché dovevano incontrare il presidente, ha
risposto: "Mai attribuito a Tavaroli un ruolo di questo
genere, c'erano i rapporti istituzionali che facevano capo al
dottor Perissich, c'era l'ufficio legale che faceva capo
all'avv. Chiappetta... io ho sempre lavorato attraverso questi
canali".
I pm hanno affrontato anche il
controllo "soft" che avrebbe fatto il responsabile
audit, Armando Focaroli dopo lo sforamento del budget della
security che pagava esterni come Cipriani: quando l'avvocato
Chiappetta informò che mancava la documentazione sui
pagamenti di Cipriani, "Tavaroli non fu in grado di
giustificare una parte di documentazione... e gli dissi: il
rapporto di fiducia è finito".
Quanto al cosiddetto conto del
presidente, che secondo Fabio Ghioni, ex Tiger team (gli
hacker della security), veniva usato per operazioni " non
convenzionali", Tronchetti nel 2008 ha risposto che non
era il suo: "Non era un conto amministrato da me o dalla
mia segreteria... non so che consulenze fossero queste di
Cipriani e perché le abbiano messe su questo conto... Valente
[della security, tirato in ballo da Ghioni, ndr] era un
sottoposto di Tavaroli, non gestiva nessun conto di questo
genere".
POLLARI E LA DROGA
E i rapporti con il Sisimi? Tronchetti ha negato qualsiasi
legame: "Ho incontrato il generale Pollari una volta,
come il capo della polizia piuttosto che il generale Mori... a
livello istituzionale... Pollari lo incontrai una seconda
volta" perché "giravano voci relative a un possesso
di droga da parte di Riccardo Ruggiero - amministratore
delegato di Telecom Italia per la parte operativa - e queste
venivano da ambienti giornalistici... Gli dissi: ‘Mi dicono
che uno dei suoi avrebbe detto questo, il signor Pompa [Pio,
nel cui ufficio di via Nazionale a Roma sono stati trovati
dossier illegali, ndr]... io devo verificare, perché è
gravissimo per l'azienda, per la persona... Dopo due giorni mi
chiamò, dicendo non è vero niente... fu la seconda e ultima
volta che vidi Pollari".
E Mancini? Il presidente di Pirelli ha
dichiarato che il nome dell'ex numero tre del Sismi lo sentì
per la prima volta da Gianni Letta. Quando scoppiò
l'indagine, gli avrebbe detto: "Siccome ci sono forti
tensioni tra organismi dello Stato... lui è amico di una
persona molto vicina a Pollari, probabilmente hanno messo di
mezzo lui per colpire questo suo amico che si chiama
Mancini".
Tra i fatti contestati dai pm anche l'hackeraggio
degli uomini di Tavaroli che hanno violato il sistema
informatico di Kroll, la società di security di Brasil
Telecom che, in guerra con Telecom Italia, la spiava. Ma anche
in questo caso Tronchetti è caduto dalle nuvole.
I pm - come in altri momenti della
testimonianza - non hanno ritenuto di dover contestare la
risposta: "Queste attività di Tavaroli e dei suoi erano
del tutto sconosciute... ai vertici dell'azienda". Ha
anche detto di essere stato usato daTavaroli:"Quellodicuimisono
reso conto è che all'esterno lui ha venduto il mio nome..,
cioè lui ha venduto un rapporto con me che non
esisteva".
Quindi, ha concluso il pm Piacente,
"l'impressione che se ne trae, per quanto riguarda quello
che lei ci sta dicendo, è che sostanzialmente la security
fosse un' entità autoreferenziale". E Tronchetti:
"Autoreferenziale al cento per cento". Ma secondo il
gip Paola Belsito, che nel 2006 firmò l'ordinanza di custodia
cautelare per l'ex capo security Telecom, Tavaroli "non
rispondeva sostanzialmente a nessuno se non al
Presidente".
[09-03-2010]
L'APOTEOSI DI TRONCHETTI DOV'ERA ...
Pomeriggio sui tizzoni
ardenti, quello di ieri, per il futuribile presidente di
Mediobanca. "Tronchetti sui dossier Telecom: "La
security era autonoma". Ieri in tribunale a Milano la
versione dell'ex presidente: "Mai conosciuto Cipriani"
(Repubblica, p.17) Idem sul Corriere: "Tronchetti al
giudice: la security agiva da sola" (p.27).
Oggi su tutti i giornali trovate
virgolettati in libertà del Tronchetti-pensiero. Del resto
l'udienza si è tenuta a porte chiuse nonostante il
"professor" Ferrarella del Corriere avesse
depositato regolare istanza di "pubblicità". Alla
fine, l'unico giornalista in aula era Massimo Mucchetti, che
è parte lesa e fu spiato. Ma, il braccio di ferro tra
cronisti e tribunale continuerà anche martedì prossimo,
quando a Tronchetti toccherà un'altra giornata di passione
sotto i flash dei fotografi. Perché giusto quelli lo hanno
infastidito, ieri.
Intanto, alla fiera dell'ipocrisia,
esplode la falsa polemica sul segreto di Stato che, come è
noto, piace a tutti quando si è al governo e lo si può
mettere sui cazzi propri per fermare le inchieste della
magistratura. "Copasir, polemica sul segreto di Stato nei
processi. Audizione di Letta sul caso Sismi e dossier Telecom.
D'Alema: non sia usato come impunità" (Corriere della
Sera, p.9).
TRONCHETTI
ALLA SBARRA – L’EX PRESIDENT TELECOM DEPONE COME TESTIMONE
SUI DOSSIER ILLECITI: “LA SECURITY AGIVA DA SOLA. TAVAROLI
USAVA IL MIO NOME MA OPERAVA PER CONTO SUO… MI DISSE CHE
AVEVA INFORMAZIONI SU UN FONDO CHE FACEVA CAPO A D’ALEMA.
RISPOSI CHE SE LO TROVAVA RILEVANTE NE PARLASSE AI
MAGISTRATI”…
Luigi Ferrarella per il "Corriere
della Sera"
Le divisioni Security di Telecom e
Pirelli guidate da Giuliano Tavaroli erano una entità
autonoma e autoreferenziale - sostiene Marco Tronchetti
Provera -, Tavaroli utilizzava il mio nome che nelle dinamiche
aziendali è un buon alibi per far passare come urgenti cose
che non lo sono, io l'ho visto solo 1 o 2 volte al mese per un
totale di 55 volte in 4 anni, mai ho ordinato o saputo di
dossier illeciti formati dalla struttura e dai fornitori
privati di Tavaroli (come il detective Emanuele Cipriani) con
soldi dell'azienda, e laddove sembra che ciò sia accaduto io
non so il perché.
Nelle prime tre ore di deposizione,
richiesta dall'imputato Cipriani e ammessa dal giudice
Mariolina Panasiti nell'udienza preliminare sul dossieraggio
illegale Telecom-Pirelli, il teste Tronchetti, presidente di
Pirelli ed ex azionista di controllo di Telecom, non muta
posizione rispetto a quanto affermò ai pm già il 27 giugno
2008. Su nessun tema.
Il dossier Oak Fund: «Tavaroli venne
a dirmi che, se volevamo, poteva avere informazioni su un
fondo che faceva capo a D'Alema e altri. Io gli dissi che non
mi interessava. E comunque, qualora le trovasse rilevanti, di
portarle in Procura».
L'indagine sull'arbitro di calcio De
Santis: «Sarà stata una iniziativa autonoma, di cui non sono
a conoscenza. Sicuramente non fu una iniziativa di Moratti,
perché il presidente dell'Inter, se ci fosse stato qualche
sospetto, sarebbe subito corso in Procura dal pm Boccassini».
Gli accertamenti sull'intestazione di una casa (già del primo
marito di Afef) comprata a Parigi: «Non ho idea
nell'interesse di chi siano stati fatti».
Quelli sul politico pdl Brancher prima
di un incontro con Tronchetti: «Non ne ho idea, non li ho
ordinati io». La fattura da 30 mila euro che l'agenzia
d'investigazioni Polis d'Istinto di Cipriani (che Tronchetti
ribadisce di non aver mai conosciuto) recapita a casa di
Tronchetti per i propri servizi di sicurezza il giorno del
matrimonio della figlia Giada: «L'avrò data alla mia
segreteria da pagare con soldi personali, non è che conosco
tutte le persone dalle quali ricevo fatture. E ne ricevo
talmente tante che, se dovessi vederle una a una, passerei la
giornata a farlo».
L'attacco informatico sferrato dal
Tiger Team della Security di Tavaroli ai pc dell'allora
amministratore di Rcs Colao e del giornalista del Corriere
Mucchetti: «Non avevo alcun interesse, il giornalista non
perdeva occasione per screditarmi, ma glielo avevo contestato
direttamente, non ho ordinato indagini su di lui e non ne ero
al corrente. Fu il presidente Rcs Marchetti a dirmi che c'era
stato un attacco informatico e che esistevano voci che lo
attribuivano a Telecom. Io chiesi un rapporto a Tavaroli, che
mi mandò un memo sintetico con allegato un appunto di Ghioni,
di cui vedevo per la prima volta il nome».
Il cosiddetto «fondo del Presidente»:
«Non c'era un conto, non era una cassa, ma una appostazione
contabile». Margherita Fancello, la consulente della Security
che incassa circa 1 milione di euro, asseritamente per opera
di accreditamento nella Roma politica: «Mai conosciuta. Come
presidente di Telecom non avevo certo bisogno di farmi
accreditare da lei: soldi per introdurre Tronchetti? Sarà
stato un altro Tronchetti» (riferimento forse a un cugino che
lavorava nell'azienda di Fancello). Il sospetto che i tabulati
telefonici che la Security estraeva dal sistema Radar fossero
anche nell'interesse di Tronchetti: «È il contrario, Radar
l'abbiamo trovato e denunciato noi in Procura».
Dopo Cipriani e Ghioni, gli altri
imputati e le parti civili dei dossieraggi interrogheranno il
teste Tronchetti martedì 16. Quello sin qui riportato è il
senso delle sue risposte ieri, almeno per quanto si è potuto
ricostruire incrociando decine di versioni all'uscita
dell'udienza preliminare, tenutasi come tutte in camera di
consiglio, cioè a porte chiuse, sebbene il 12 febbraio il
giudice abbia anticipato un pezzo di processo con l'esame di 6
testimoni chiesti da Cipriani.
Il rischio di errori e incompletezze,
insito nei racconti riferiti fuori dalla porta chiusa, con
danno per i lettori e per le parti, si era già palesato il 2
marzo all'audizione dei primi due testi, sicché ieri il
cronista presentava in cancelleria un'istanza affinché il
giudice, sulla scia di quanto abbozzato dalla norma che regola
invece il giudizio abbreviato in camera di consiglio,
all'inizio chiedesse se tutte le parti prestavano consenso
alla presenza in aula di giornalisti.
Persino le contrapposte difese di
Cipriani e di Telecom-Pirelli assentivano alla richiesta, pur
priva di precedenti. Ma in un secondo giro, sollecitato dal
giudice consultatasi «con il mio capo» (o dei gip o
dell'intero Tribunale), l'avvocato Vincenzo Carosi per
l'imputato Marco Bernardini (ex Sisde) si è opposto, seguito
a quel punto dal pm Piacente, e con ciò ha stoppato
l'istanza.
[10-03-2010] |
|
1 febbraio 2010
Dai dossier
su Brancher, Cesa e i Ds, fino alla scedature dei dipendenti. Parla l'uomo
dell'archivio Zeta.
"Guardi, funzionava così. Io, quasi ogni
settimana, incontravo a Milano Giuliano Tavaroli e gli illustravo il
contenuto delle pratiche. Quando il dossier era particolarmente
importante, Giuliano nemmeno mi lasciava finire di parlare, che già era
al telefono. Come ho raccontato ai pm chiamava la segreteria di Marco
Tronchetti Provera o lui direttamente, visto che in azienda era uno dei
pochissimi a poterlo fare. Diceva: 'Dottore sono qui con il fiorentino, ha
portato l'esito che aspettavamo, vengo subito'. Poi s'incamminava verso
via Negri, dove Tronchetti ha l'ufficio,con il dossier sotto il
braccio".
Eccola qui la verità del “fiorentino”, al secolo Emanuele Cipriani,
49 anni vissuti nell’ombra tra detective privati, servizi
segreti e grandi aziende. E anche se viene da un imputato è una verità
scomoda. Perché Cipriani, l’uomo che raccoglieva dossier su esponenti
del mondo della finanza e della politica - dai Ds a Forza
Italia - e che schedava i dipendenti di Telecom e Pirelli,
oggi ha un diavolo per capello. Ce l’ha con Tronchetti che
nell’inchiesta sullo scandalo della security della compagnia telefonica
era ed è rimasto testimone. Ce l’ha con i magistrati che "non sono
saliti di livello". E che, per giunta, gli hanno sequestrato molti
milioni di euro considerati frutto di una gigantesca appropriazione
indebita ai danni dell’azienda.
Denaro che adesso Cipriani rivuole indietro. "Perché - protesta - è
come se mi dicessero che quei soldi li ho rubati. Ma io i reati che ho
commesso, li ho ammessi. Ladro però, no. Era tutto fatturato. E a ogni
fattura corrispondeva un codice numerico che rimandava ad una pratica,
ovvero ad una attività che poteva essere: lecita, illecita o parzialmente
lecita. Un lavoro di cui, oltretutto i vertici dell'azienda e Tronchetti,
che adesso fa persino finta di non sapere chi sono, erano perfettamente a
conoscenza. I miei committenti erano Pirelli e Telecom. Tra i miei
clienti, in qualche caso, ci sono stati lo stesso Tronchetti e alcuni suoi
avvocati: è tutto riscontrabile".
D'accordo, Cipriani, le cose staranno pure così. Ma lei come fa a
sostenere che Tronchetti fosse al corrente dei metodi usati per
raccogliere informazioni? Agli incontri tra lui e Tavaroli lei non
partecipava...
Sa che cosa
sono i disturbatori d'assemblea?
Sì, azionisti che fanno domande scomode. In qualche caso sono persino dei
ricattatori...
Esatto, in Telecom ce ne erano molti. Ma alcuni di loro erano
delle brave persone. Gente laureata, preparata che, come mi diceva
Tavaroli, Tronchetti pativa. Lo puntavano da anni e spesso con le loro
domande lo mettevano in imbarazzo.
E allora?
Beh, ogni anno Tavaroli mi chiedeva un aggiornamento investigativo sulla
loro situazione. Si andava a vedere se c'era qualcosa di negativo su di
loro. Li analizzavamo da cima a fondo.
Questo cosa dimostra?
Mi ascolti. Le racconto un episodio che non ho
riferito ai magistrati, anche perché sul punto non mi hanno chiesto
niente. Sarà stato il 2003 o il 2004, era comunque l'ultima assemblea
da me seguita. Tavaroli riceve una telefonata. È Tronchetti che gli
dice "Mi raccomando quello là". Si riferiva a un docente
calabrese, Gianfranco D'Atri, su cui c'è un dossier molto
particolareggiato. Giuliano mi spiega che "quello il Dottore lo
patisce".
E lei cosa fa?
Un'attività pesante. Giuliano diceva: "voglio
tutto". In assemblea D’Atri verrà anche controllato di continuo,
in gergo diciamo mappato, dagli uomini della security d’accordo
con i loro dirigenti e alcuni vertici dell’azienda seduti al fianco di
Tronchetti.
Non mi pare un reato.
Sì. Ma io ho un colpo di fortuna. Riesco ad
affiancargli una mia fonte. Una persona che mi anticipa quasi tutte le
domande che farà a Tronchetti. È un'operazione stile servizi segreti,
loro la chiamerebbero un'operazione di manipolazione. Nella notte
precendente all’assemblea giro le informazioni a un uomo della security
che, come mi viene detto, le veicola a Tronchetti. Il risultato è che
il dottore risponde a tutto con tranquillità. Insomma fa una bellissima
figura. Mi spieghi lei come poteva pensare che fossero informazioni
ottenute lecitamente?
Storiaccia. Ma non chiude il cerchio...
Dice? Io mi sono occupato di business che per
Pirelli e Telecom valevano molti milioni di dollari. Le
richieste d'informazioni "ordinarie" riguardavano di solito i
fornitori o gli aspiranti fornitori: facevamo delle analisi per capire
se erano affidabili. In altri casi, chiamiamoli
"straordinari", le richieste erano mirate e dirette
all’acquisizione di notizie anche strategiche per Pirelli e Telecom.
A richiederle erano i cosiddetti "clienti interni". I mega
dirigenti, spesso della direzione legale o del personale, che ne
parlavano con Tavaroli o gli inviavano delle mail che, a volte,
mi girava.
E allora?
Questo dimostra che l'azienda era perfettamente al
corrente delle modalità, anche illegali, del mio lavoro. E non solo
perché Tavaroli mi diceva che le pratiche più importanti e sensibili
riguardavano affari che ovviamente Tronchetti seguiva personalmente. Il
punto è che venivano spesso raccolte informazioni di natura bancaria e
patrimoniale. E visto che il segreto bancario esiste, mi pare che tutti
potessero capire che ci si trovava di fronte a qualcosa d'illecito. Per
non parlare poi delle schedature di massa...
Schedature di massa?
Sì, se lo ricorda lo scandalo dei primi anni Settanta
sulle migliaia di dipendenti Fiat su cui l'azienda di Torino
aveva fatto fare dei dossier?
Certo.
Beh, anche noi avevamo fatto qualcosa di simile. Nelle
operazioni Scanning e Filtro abbiamo controllato chi aspirava ad entrare
in Telecom e in Pirelli. Controlli anche sui precendenti di polizia. I
risultati li mandavo alla security che li girava ai dirigenti del
personale.
E i dossier sui politici, invece, a che cosa servivano?
Quello sul sottosegretario alle riforme Aldo Brancher
lo facemmo perché Tavaroli mi disse che il "dottore" doveva
incontrare il leader della Lega, Umberto Bossi. E che per questo
"Tronchetti aveva bisogno della sponsorizzazione di Brancher".
Lui mi spiegò che doveva essere pesante, che doveva sapere tutto di
lui. Io così partii da una società off-shore che lo collegava
a una serie di operazioni speculative. Da lì sono arrivato andato a
finire su di lui.
Ma Tronchetti lesse il dossier?
Quando ne riportai l'esito a Giuliano fu una di quelle
volte in cui lui gli telefonò per dirgli "è arrivato il
fiorentino, vengo subito da lei". Ma adesso leggo che Tronchetti
sostiene di non aver quasi mai visto Giuliano e che Tavaroli si è
approfittato della sua fiducia. E il bello è che la magistratura gli ha
creduto.
Forse perché Tavaroli nei suoi interrogatori lo ha accuratamente tenuto
fuori da tutto. Mentre lo ha tirato in ballo durante sei chiacchierate con
Giuseppe D'Avanzo di Repubblica. Si è chiesto il perché di
questo atteggiamento da parte di Tavaroli?
Me lo sono chiesto, e non l'ho condiviso. Dico solo
che Tavaroli, a distanza di due anni dalle sue dichiarazioni a Repubblica,
ha chiesto il patteggiamento e ha chiuso tutto con 4 anni e mezzo di
pena. Una pena di fatto già espiata, visto che tre anni sono stati
condonati. Insomma forse alla luce del suo patteggiamento la risposta
ciascuno se la può dare da solo.
Cosa pensò quando vide le sue affermazioni?
Dopo aver chiuso il giornale, dissi “Finalmente si
è deciso a parlare”. Siccome ero contentissimo insistetti con i miei
avvocati perché andassero in procura dal dottor Fabio Napoleone a
chiedere che cosa sarebbe accaduto. Uno dei miei legali mi riferì la
risposta: "Io sono qua, se Tavaroli viene lo verbalizzo". Mi
cascarono le braccia...
Per lei, quindi, non si è voluto indagare a fondo.
Constato quello che è accaduto. Si potevano sentire
molte altre persone da me menzionate come a conoscenza del modus
operandi nelle aziende Pirelli e Telecom. Pensi
solo ai dirigenti che ricevevano i report sul personale
d'assumere. Si potevano fare perquisizioni, per riscontrare le mie
dichiarazioni. Mi fa poi riflettere il fatto che le registrazioni di
alcuni miei interrogatori sui dossier più sensibili
politicamente sono state depositate, ma senza trascriverle. Agli atti ci
sono i verbali riassuntivi in cui mancano dei nomi che sono quasi certo
di avere fatto.
Cosa intende dire?
Le faccio un esempio: il dossier su Lorenzo Cesa, il
segretario dell’Udc. Durante un interrogatorio il dottor
Napoleone mi dice sorridendo che per certi versi ho anticipato delle
situazioni che poi sono emerse nelle indagini di Luigi De Magistris, Poseidone
e Why Not. Io gli ho risposto, con altrettanta simpatia:
"Ha visto perché mi pagavano bene? Perché dicevano che ero
bravo". Lui si è messo a ridere. Ma era la verità. La procura però
per capire perché mi era stata commissionata l’indagine avrebbe
dovuto prendere l'agenda di Tronchetti, come avevo suggerito, mi pare
ovvio.
Anche il dossier Oak, quello su presunti conti esteri dei Ds fu disposto
in vista di un appuntamento politico?
No, quella fu un'inchiesta lunghissima. La chiese
Tavaroli per Tronchetti in occasione dell'acquisto del pacchetto di
maggioranza di Telecom, insomma subito dopo il suo ingresso.
Tavaroli ha detto a verbale che si era partiti perché si credeva che Oak
Fund riguardasse dei dirigenti di Telecom.
No, le dico come è andata. L'ho già detto ma nessuno
mi ha creduto. Lui mi chiama e mi dice che devo rientrare dalle ferie
"perché il Dottore ha comprato Telecom". Siamo a fine agosto
2001. Tavaroli ha Il Sole 24 ore sul tavolo. Prende la penna e
dice guardando la composizione di Bell, la società
Lussembughese, che controllava parte del capitale: questi sono loro.
C'era scritto Oak fund: fondo quercia. Io dico 'ah bene, è uno
scherzo?’, lui mi dice ‘no, io ho contezza che sono loro. Il Dottore
vuole sapere chi ha in casa’. E io esco con l'articolo in mano,
chiedendomi: e adesso come faccio a partire?
Già, come ha fatto?
Come quasi sempre. Dall'inizio, analizzando le notizie
su fonti aperte e banche dati accessibili a tutti. Se ci fossero qui i
mie faldoni anche lei se ne renderebbe conto. Chiamai a rapporto le mie
fonti, tra cui la mia fonte principale per operazioni internazionali, il
famoso investigatore inglese "John Poa" e siamo andati avanti
gradino per gradino. Abbiamo fatto più di 10 report, con
altrettanti schemi riassuntivi, perché il Dottore voleva solo schemi ed
"executive summary", Tavaroli me lo diceva
sempre. Il lavoro che fai, lo fai bene. Ma i documenti me li metti
dietro. Ed è così venuto fuori un sistema finanziario di altissimo
livello. Le famose società finanziarie...
Il problema, hanno scritto i giornali, è che l'ultimo documento, quello
decisivo, è macchiato...
No, non è l'ultimo documento. E’ un documento,
allegato a uno degli ultimi “executive summary”,
ottenuto da una fiduciaria estera di un paese off-shore. Ma è
su carta intestata e dentro viene lasciato il corpo. Insomma si legge
una frase, se ricordo bene, del tipo: secondo la vostra richiesta vi
diciamo che dietro questo conto ci sono queste persone. Poi sono
macchiate solo le firme degli amministratori della fiduciaria.
Quindi potrebbe essere falso...
Me lo ha detto anche il dottor Napoleone. Ma io gli ho
risposto: peccato che negli ultimi report, tra documenti bancari, telex
e carta con le firme macchiate ci saranno una trentina di allegati.
Ipotizziamo che mi abbiano truffato al 50 per cento, ma mi pare che
basti. E poi tenga conto che le mie fonti sono persone con cui ho
lavorato per più di dieci anni e non mi hanno mai dato un'informazione
sbagliata. Le stesse aziende Pirelli e Telecom ne
hanno certificato l’affidabilità.
Che cosa vuol dire fonti certificate?
Significa che ci sono stati dei dirigenti costretti
alle dimissioni sulla base dei miei dossier. Dirigenti che oggi non si
sono costituiti parte civile contro di me. Eppure in quei fascicoli si
parla di loro conti esteri, di bonifici bancari oltre frontiera, insomma
di infedeltà aziendale. È tutta gente che è stata dimissionata con
tanto di lettera di benemerenza di Tronchetti. Insomma, erano Telecom
e Pirelli che mi confermavano che le mie fonti erano buone,
perché quei dirigenti erano stati visti "in difficoltà" da
Tronchetti. E allora, se erano buone quando io facevo cacciare i
dirigenti, perché non dovevano essere buone su Oak?
Le polpette avvelenate si vendono anche così...
Certo, però io ho trenta allegati...
Solo che ora nessuno per legge può indagare per sapere se il contenuto
dei dossier era falso o meno. Nel 2006 il parlamento con una legge bipartisan
ne ha ordinato la distruzione...
Interviene Francesco Caroleo Grimaldi, avvocato di
fiducia di Cipriani, assieme a Vinicio Nardo: "Sulla base dei
dossier non si può aprire un'indagine. Ma sulla base delle
dichiarazioni del nostro assistito sì. E infatti ci lascia interdetti
che oggi si colpisca l'autore delle investigazioni e che viceversa
restino immuni chi ha dato l'incarico delle investigazioni e i soggetti
destinatari di ipotesi di reato oggetto delle investigazioni".
Cipriani continua: "Io penso che se era difficoltoso fare le
verifiche sull'estero, c'era abbondante materiale su persone fisiche e
societarie italiane che avevo individuato come fiduciari italiani,
alcuni dei quali addirittura lombardi. Queste cose andavano
verificate".
Credo di sì, anche se in procura spiegano che i fatti contenuti nel suo
dossier non erano recenti. E che l'eventuale ipotesi di reato, la
violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti, era già
caduta in prescrizione. Comunque, Cipriani, le informazioni sui Ds a
che servivano?
Tavaroli diceva che le avrebbe gestite il dottore
nelle sue attività romane. Perché Telecom , sosteneva, era un
patrimonio romano ed un "feudo" di una certa area politica. Io
ne prendevo atto e pensavo che loro volessero sapere come gira la musica
per avere argomenti di interlocuzione.
Un ricatto?
In carcere i magistrati mi hanno chiesto: "ma voi
chi ricattavate?". Ho risposto io nessuno e sfido chicchessia a
dire se è mai stato ricattato da me. Le pratiche non erano per me, ma
per chi le commissionava: lo chieda a loro. Comunque io, con tutto
quello che penso di Tronchetti, sono convinto che non sia un
ricattatore. Certo, però, che conoscere le notizie serve: si dice da
sempre che l’informazione è potere.
Lei aveva anche legami di amicizia e lavoro con Marco Mancini, il capo del
controspionaggio...
Sì, da quasi trent'anni. Ma su questo, oggi, c’è
il Segreto di Stato. Posso dire, come ho già fatto con la procura, dopo
aver chiesto ai magistrati che s'informassero se potevo rispondere, che
ho fatto delle attività per conto del Sismi. A verbale ho
parlato di due operazioni perché ritenevo, e ritengo, che non ponessero
problemi si segretezza anche se erano riservate. Del resto non ho
parlato. Comunque la mia collaborazione col servizio risale all’epoca
del colonnello Umberto Bonaventura. Era un supporto finalizzato
all’attività informativa, operativa e logistica italiana ed estera.
Il mio interlocutore di solito era Mancini anche perché io avevo delle
fonti che lui non aveva.
Così tra legge che impone la distruzione dei dossier, il segreto di
Stato, i silenzi di Tavaroli e quelli della stampa di queste storie
nessuno parla più...
I poteri forti esistono. Quando Tavaroli, nelle sue
dichiarazioni a Repubblica ha descritto il network “romano” che può
influenzare strategie e decisioni di rango politico ed economico, sulla
base di quanto mi narrava, ritengo avesse ragione. Tronchetti ha giocato
bene le sue carte. Ha trovato i canali attraverso cui poteva essere
ascoltato. La situazione è questa. E il fatto che sia diventato
vice-presidente di Mediobanca dopo aver lasciato Telecom,
per me, la dice lunga. Comunque facciano come credono. A me importa solo
che non mi facciano passare per un ladro. Le mie società non erano una
cartiera, non facevano fatture false. Lavoravano per Pirelli, Telecom e
per le migliori industrie italiane, con un portafoglio clienti di tutto
rispetto. E io oggi voglio solo indietro quello che mi spetta.
da il Fatto Quotidiano del 31 gennaio
|
Dossier illeciti Telecom
ecco l'atto integrale dei pm
LEGGI IL
DOCUMENTO INTEGRALE Parte
1 | Parte
2 | Parte
3
Ecco l'atto con il quale i pm milanesi Fabio Napoleone, Nicola Piacente e
Stefano Civardi hanno chiuso l'indagine sull'ex servizio di Sicurezza
Telecom. Un gruppo capeggiato da Giuliano Tavaroli che ha creato migliaia
di dossier illeciti, attraverso consultazioni abusive di archivi
riservati. Migliaia gli spiati. L'avviso di conclusione indagini riporta
nome per nome chi è stato "attenzionato". Non solo politici,
finanziari, imprenditori, giornalisti. Ma anche gente comune che ora può
chiedere i danni ai responsabili dell'illecito archivio informatico creato
da Tavaroli.
Gli indagati sono 34. Le accuse a vario titolo vanno dall'associazione a
delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, rivelazione
del segreto di stato, appropriazione indebita, falso, accesso abusivo a
sistemi informatici, favoreggiamento e reciclaggio. Telecom e Pirelli sono
invece iscritte nel registro degli indagati ai sensi della legge 231 sulla
responsabilita' oggettiva delle persone giuridiche
(22 luglio 2008)
|
| |
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
|
|
www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
|
|
LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
|
|
Cromo esavalente nella Dora a Torino
|
In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
|
Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
|
|