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02.03.09-SCORPORO RETE.pdf 25.03.09 FISCO.pdf 18.06.09 cassaz seat.pdf 27.04.09 TELCO-TELEFONICA.pdf 27.04.09 ALIERTA PROCESSO.pdf l dossier Caio su telecom INIZIA IL PROCESSO FRANCIA ITALTEL WIND

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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
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potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
|
|
LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
|
Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
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| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
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come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
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MARCO BAVA
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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Caso
Telecom-Luciani
Spunta il nome di Agrusti
Ipotesi di una
difesa del manager in Brasile a tutela del business di Onda. Ma il
presidente di Unindustria: «A qualcuno diamo fastidio, pronto a
querelare»
PORDENONE. Spunta
il nome del presidente di Unindustria Pordenone e fondatore di Onda
Communication Michelangelo Agrusti nel caso dell’estromissione di Luca
Luciani dal vertice operativo di Tim Brasil, società controllata da
Telecom. E’ stato lui, secondo quanto riporta Giovanni Pons su la
Repubblica, a tirare «i fili della difesa estrema di Luciani, volato
in quei giorni in Brasile per coordinare meglio la manovra».
Il manager Luca
Luciani è stato defenestrato da tutti gli incarichi in Telecom dopo che
Franco Bernabè ha letto i 14 faldoni dell’inchiesta condotta dal pm
Albredo Robledo sulle truffe delle sim card, avvenuta a Milano tra il
2006 e il 2008. «Ciò che preoccupa di più alcuni consiglieri Telecom –
scrive Pons – è la difesa di Luciani che uomini collegati in diverso
modo all’azionista Generali hanno organizzato per cercare di evitare la
traumatica uscita». Ha cominciato Carmelo Furci, plenipotenziario di
Generali in Brasile; quindi Mauro Sentinelli, consigliere Telecom ed ex
presidente di Onda communication indicato da Generali. Poi Aldo Minucci,
vicepresidente con delega all’Audit, ex alto dirigente di Generali e ora
presidente dell’Ania.
La «difesa
estrema» di Luca Luciani viene attribuita a Michelangelo Agrusti,
fratello di Raffaele, attuale direttore generale di Generali.
L’imprenditore al vertice di Unindustria dà vita nel 2003 a Roveredo in
Piano a Onda Communication, operante nelle telecomunicazioni e
specificatamente nel mercato del “Mobile Broadband” e leader nelle
soluzioni di trasmissione dati e voce (principalmente telefoni cellulari
e chiavette internet Usb che da anni fornisce a Telecom). Da questa
esperienza, nel 2009, è nata anche “Onda do Brasil”. Nel mirino dei
revisori interni della Telecom, riporta la Repubblica, sono
finiti consistenti acquisti di materiale fornito da Onda: «100 mila
terminali modello TQ 150 al prezzo di 102 euro a pezzo andati quasi
tutti invenduti, con una perdita per l’azienda quantificabile in 7/8
milioni, oltre a 300 mila chiavette Usb a 30 euro l’uno, quando in
magazzino ne giacevano ancora 400 mila». Si tratta di cellulari e
chiavette prodotti dalla cinese Zte, «rappresentata direttamente da
Agrusti in Brasile».
Da Valencia, dove
sta partecipando ad una convention di Telecom, il presidente di
Unindustria ha replicato: «Onda è un’azienda commerciale e non
interferisce su cose che non la riguardano. In Brasile siamo per vendere
prodotti e non per partecipare alla difesa di aziende di altri». Con
Luciani l’amicizia «è di lunga data. E l’amicizia è un valore assoluto
che nulla ha a che fare con il business».
Alle “ombre” che
si addensano sui contratti brasiliani di Onda, Agrusti ribatte: «Onda è
un’azienda da dieci anni all’avanguardia nelle tecnologie di accesso
alla banda larga mobile e si è guadagnata il mercato vincendo tutte le
gare a cui ha partecipato, avendo come concorrenti esclusivamente
competitori cinesi. In Sudamerica andiamo a vendere, non a difendere
manager».
Ma perché, allora,
Onda è finita nel mirino dei revisori Telecom? «Evidentemente a qualcuno
diamo fastidio», taglia corto Agrusti promettendo querele: «Il mercato è
crudele e ristretto e qualcuno vuole attribuire la leadership di Onda ai
rapporti piuttosto che alla ricerca e al successo».
|
Il controllo
di Telecom pagato a caro prezzo: 10 miliardi in cinque anni
Telco svaluta
ancora il 22,5%. Per Telefónica, Generali, Mediobanca e Intesa nuovo
impegno da 2,3 miliardi
di
Gian Maria De Francesco -
04 maggio 2012, 08:44
Commenta
Come si possono
sintetizzare i cinque anni «italo-spagnoli» di Telecom? Ricorrendo ai
numeri. Il passaggio del controllo da Olimpia a Telco nel 2007 è stato
pagato da Telefonica 4,1 miliardi, altri 230 milioni sono serviti per
stabilizzare la compagine nell’immediato dopo-acquisizione e altri 2,6
miliardi sono stati impegnati nel 2010 per sistemare l’indebitamento
della scatola di controllo.
Ieri, infine, il
debito è stato nuovamente risistemato con un impegno maggiore dei
quattro soci (Telefonica, Generali, Intesa e Mediobanca) di un miliardo.
E i dividendi? Praticamente l’esposizione debitoria di Telco li ha
mangiati tutti al ritmo di 130-140 milioni all’anno
Un primo conto, perciò, è possibile realizzarlo. In questo quinquennio
la «presa» su Telecom ha costretto i soci a movimentare circa 8,5
miliardi di euro ai quali però non è corrisposto un adeguato ritorno in
termini di investimento. Il calcolo non comprende la partecipazione
iniziale all’impresa di Mediobanca e Generali che conferirono alla
holding le quote già detenute in Telecom e che comunque comportarono in
diverse epoche un esborso complessivo superiore al miliardo.
Per comprendere meglio le dinamiche finanziarie, è necessario partire
dall’ultimo atto, cioè dal cda di Telco svoltosi ieri. La società ha
registrato nei primi nove mesi dell’esercizio 2011-2012 terminati il 31
gennaio una perdita di un miliardo perché ha deciso di svalutare
nuovamente la sua quota a un prezzo unitario di Telecom di 1,5 euro da
1,8 con una perdita di 900 milioni (ieri a Piazza Affari il titolo ha
chiuso in rialzo del 2,16% a 0,6495 euro). Nel bilancio di Telco quel
22,5% dell’operatore tlc vale 4,5 miliardi e ne rappresenta il
patrimonio. Ma come spiega Mediobanca (11,2% di Telco) nella sua
semestrale «ai corsi di Borsa (2,55 miliardi; ndr)il valore contabile
del patrimonio Telco sarebbe nullo».
Ebbene sì perché a fronte di quella quota fino a ieri vi era un
esposizione nominale di 3,4 miliardi dei quali 2,1 miliardi verso le
banche (1,2 miliardi con Unicredit, 600 milioni con Mps e 260 milioni
con Ge Capital tutti in scadenza quest’anno) e 1,3 miliardi di un bond
sottoscritto dai 4 soci nel 2010. Quest’ultimo sarà rimborsato
integralmente e sostituito da uno nuovo da 1,75 miliardi. Ai quali si
aggiungerà un aumento di capitale da 600 milioni. Entrambi pro quota. Il
che significa che Telefónica (46,2%) dovrà tirar fuori 1,1 miliardi,
Generali (30,5%) 719 milioni e Intesa e Mediobanca 263 milioni a testa.
Che al netto del rimborso del bond si traduce in un maggiore impegno
complessivo per un miliardo. Al quale si accompagnerà un finanziamento
bancario in pool (Unicredit, Mediobanca, Intesa, Hsbc e SocGen) da 1,05
miliardi, la metà di quello precedente ma sicuramente a un tasso
sostenibile. Il presidente di Telecom, Franco Bernabé, ha tagliato la
cedola per riportare il debito sotto quota 30 miliardi.
L’azionariato dell’operatore tlc continuerà a essere stabile, pur con
qualche contraddizione. Il socio industriale Telefónica vedrà contenuto
il suo spazio di manovra e i soci finanziari come Generali continueranno
a essere esposti al rischio-svalutazioni come quella da 628,6 milioni
effettuata nel 2011 che ha inciso sul taglio del dividendo del Leone
|
Documento
Telecom,
l'atto di accusa a Tronchetti
L'ultima parte del
rapporto Deloitte che riassume i risultati dell'indagine interna sulla
gestione di Telecom dal 2001
(14 maggio 2012)
-
Il capitolo
finale con le conclusioni del rapporto Deloitte,
che riassumono i risultati dell'indagine interna ordinata
dall'attuale vertice di Telecom per valutare una richiesta di
risarcimento dei danni (azione civile di responsabilità) contro gli
ex manager Marco Tronchetti Provera e Carlo Buora, che guidarono la
società telefonica dopo il 2001, quando passò sotto il controllo del
gruppo Pirelli. Finora il rapporto Deloitte era segreto: è stato
negato perfino ai rappresentanti degli azionisti di minoranza. La
versione integrale è di circa 1.500 pagine.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Telecom-atto-di-accusa-a-Tronchetti/2180314
|
Telecom:
Bernabe', verso azione responsabilita' Buora e Ruggiero -2-
(Il Sole 24 Ore
Radiocor) - Rozzano, 15 maggio - Riguardo al procedimento Security, la
Cassazione, le cui motivazioni sono state depositate a inizio maggio
2012, ha concluso che la sentenza del gup "bene ha deciso per
l'infondatezza dell'accusa" (delitti di appropriazione indebita): cio'
significa che, ha spiegato Bernabe', "la Direzione Security non avrebbe
agito all'insaputa delle altre funzioni aziendali e dei vertici di
Pirelli prima e di Telecom Italia poi (coincidenti nelle stesse
persone)". La societa', come gia' illustrato nell'assemblea dello scorso
anno, ha effettuato una richiesta di rimborso per 1,2 milioni di euro
nei confronti di Pirelli, per quanto attiene alla "refusione dei costi
ingiustamente sopportati in relazione alla vicenda Security". Sempre in
relazione al procedimento Security, Telecom ha chiesto il risarcimento
delle spese sostenute per il contenzioso tributario relativo agli anni
2003 e 2004 e pari a circa 15,4 milioni di euro, 750 mila euro alle
pubbliche amministrazioni coinvolte nel procedimento e il rimborso delle
somme corrisposte a favore dei dipendenti dossierati per 1,8 milioni.
Nei confronti di alcuni ex fornitori della Security, la societa', a
seguito delle analisi svolte da Deloitte nell'ambito del Progetto
Grienfield, ha richiesto 5,5 milioni di euro. Nei confronti di Emanuele
Cipriani, imputato nel procedimento penale, e' stato ottenuto un
sequestro conservativo per 2,6 milioni
In merito alle sim
false, Bernabe' ha ricordato che Deloitte aveva stimato tra i 19,9 e i
27 milioni i costi sopportati dalla societa', stima che "potrebbe essere
rivista alla luce dell'andamento del procedimento".
|
Telecom:
Bernabe', azione di responsabilita' su Buora e Ruggiero (1 upd)
15 Maggio 2012
- 11:17
(ASCA) - Rozzano
(Mi), 15 mag - Telecom Italia convochera' un'assemblea per proporre ai
propri azionisti di avviare un'azione di responsabilita' dei confronti
dell'ex vicepresidente e amministratore delgato, Carlo Buora, e dell'ex
amministratore delgato Riccardo Ruggiero, entrambi oggetto di indagini.
Lo ha annunciato il presidente Franco Bernabe' durante l'assemblea dei
soci. Buora e' infatti indagato danella cosiddetta vicenda sulla
security interna, mentre Ruggiero e' coinvolto nell'inchiesta sulle sim
prepagate.
''Il consiglio di amministrazione del 9 maggio - ha annunciato Bernabe'
- ha deciso di porre in essere nei confronti di Carlo Buora un atto
interruttivo della prescrizione (che scadrebbe il 3 dicembre 2012)''. Un
atto, quest'ultimo, ''propedeutico all'esercizio dell'azione di
responsabilita' che sara' inserita all'ordine del giorno in apposita
assemblea''. Analoga decisione e' stata presa, sempre nel corso
dell'ultima riunione del board, per Riccardo Ruggiero.
Piu' in generale, ha detto ancora il presidente di Telecom, ''saranno a
tempo debito effettuate le necessrie considerazioni, anche di natura
economica, avviando le iniziative opportune, incluso il possibile
esercizio di azioni di risarcimento verso ex amministratori, nelle forme
e con le modalita' disponibili''.
|
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- TELECOM: BERNABE', CEDUTA QUOTA IN ETECSA A RAFIN PER 706MLN $...
Radiocor - Telecom Italia ha ceduta la sua
partecipazione del 27% nella cubana Etecsa alla finanziaria cubana Rafin
per 706 milioni di dollari. Lo ha annunciato Franco Bernabe',
amministratore delegato di Telecom Italia. Della somma di 706 milioni,
500 sono gia' stati pagati dall'acquirente, con l'autorizzazione del
governo cubano, il resto sara' corrisposto in 36 rate mensili garantite.
31-01-2011]
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- TELECOM: BERNABE', CHIUSE CESSIONI, ORA VIA A NUOVA FASE...
(Adnkronos) - Cedendo il 27% della cubana Etecsa,
Telecom italia chiude la fase delle dismissioni e della
nazionalizzazione del suo portafoglio. Si libera cioe' delle quote in
societa' estere possedute piu' che altro a titolo di investimento
finanziario 'che non potevano essere inquadrate in una dimensione di
crescita' mentre mantiene consolidandole le partecipazioni in Brasile e
Argentina di cui ha il controllo e che hanno 'un forte potenziale di
espansione'
L'amministratore
delegato del gruppo telefonico Franco Bernabe' spiega cosi' la strategia
che viene portata a compimento in queste ore e che conferisce di nuovo
alla societa' 'con il consolidamento delle due partecipazioni in Brasile
a Argentina', in un'area considerata suscettibile di crescita, un'ottica
internazionale. Non solo. Ora 'possiamo pensare al futuro su una base
solida' perche' 'Telecom Italia ha una grande potenzialita' di
rilancio'.01-02-2011]
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DOPO 10 ANNI DI ATTIVITÀ ARRIVA L'UTILE PER I CELLULARI DI 3 ITALIA...
Luigi Grassia per "La
Stampa" - A dieci anni dal lancio dell'azienda (il nome
originario era Andala) e a un lustro dall'avvio dell'attività
commerciale a pieno ritmo (nel frattempo il marchio era diventato H3g)
nel 2010 3 Italia ha conquistato il suo primo attivo di bilancio,
risalendo la corrente rispetto ai due anni di crisi nera del 2008 (-800
milioni) e del 2009 (-400). Alla convention che ha organizzato in
Florida, l'amministratore delegato Vincenzo Novari non dà la cifra
ufficiale (che ancora non c'è) ma rivela che l'indice di redditività
Ebit nel 2010 risulta positivo «per diverse decine di milioni di euro».
In crescita nel 2010 anche il giro d'affari a 2 miliardi (+4%).
L'azionista
Hutchison Whampoa (di Hong Kong) si è rivelata tenace investendo in
tutto questo tempo 7 miliardi di euro, che nel nostro Paese, secondo i
calcoli di Novari, rappresentano il più grande investimento estero in
Italia dopo il piano Marshall, con la differenza che stavolta i capitali
sono cinesi. Non era scontato che i risultati arrivassero e ci è voluta
fatica. Novari non se lo nasconde: «Tutti ci dicevano che contro Tim e
Vodafone non solo non saremmo riusciti a fare soldi ma nemmeno a
sopravvivere».
Per distinguersi 3
Italia ha tentato degli azzardi. Le videochiamate con i cellulari, per
esempio, che però al pubblico non sono piaciute granché. Sempre per non
misurarsi con Tim e Vodafone soltanto sul traffico voce, dove i rivali
erano dominanti, la compagnia di Novari ha investito massicciamente
sulla trasmissione mobile di dati, e qui è arrivato il botto: quando
sono esplosi YouTube, Msn e i come Facebook, 3 Italia si è fatta trovare
pronta e ora in quella nicchia, che è la più remunerativa, se la gioca
alla pari con Tim e Vodafone con un terzo del mercato.01-02-2011]
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TELECOM: gruppo
da' l'addio a Cuba per 706 milioni di dollari (dai giornali)
L'aggiornamento del piano triennale 2011-2013 affrontato nel cda del 24
febbraio, non in quello di giovedi' 3 (Il Messaggero, pagina 19)01-02-2011] |
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QUANTO è BUONO BERNABé
Franchino Bernabè continua a dare segni di grande tolleranza.
Dopo aver concesso
a Gad Lerner di chiamare "cafone" il Drago di Arcore, ha dato via libera
a un'iniziativa curiosa che si è inaugurata ieri sul portale di
TelecomItalia. All'improvviso si è aperta una nuova finestra che ha nome
"Eraclito" (http://eraclito.telecomitaliahub.it) ed è un blog
interamente dedicato a verificare la reputazione del Gruppo.
L'aspetto curioso
è che l'iniziativa non è gestita direttamente dagli uomini di Telecom,
ma è stata affidata a Massimo Mantellini, un blogger tra i più noti
commentatori della Rete, che si occupa da oltre dieci anni di temi
legati al diritto all'accesso e alla cultura informatica. Costui non ha
mai risparmiato critiche all'azienda di Bernabè e quindi la scelta
sembra un ottimo punto di partenza.
"La scommessa di
Eraclito - scrive Mantellini - è di creare un filtro editoriale terzo
che partendo dalle conversazioni raccolte in rete e dalle informazioni
riportate dall'azienda stessa o comparse sui media, è il tentativo di
rappresentare tutto ciò che scorre sui temi che circondano TelecomItalia
e la rete".
I primi commenti
dei lettori di Manteblog su Eraclito sono stati piuttosto scettici, ma
ai piani alti di Telecom sostengono che si tratta di un esperimento
nuovo senza nessun controllo preventivo da parte dell'azienda.26-01-2011]
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LE CONSEGUENZE DELL'INCAZZATUTA DEL BANANA
Gli uscieri di TelecomItalia hanno assistito allibiti alla puntata
dell'"Infedele" dove il Cavaliere del bunga-bunga, incazzato per gli
attacchi alla igienista orale Nicole Minetti, ha telefonato a Gad Lerner
definendo la trasmissione "postribolo mediatico, spettacolo disgustoso e
ripugnante".
Da parte sua il
giornalista ha replicato con parole altrettanto forti definendo "cafone"
il presidente del Consiglio. Anche gli uscieri sono rimasti perplessi di
fronte a uno spettacolo che aggiunge un capitolo imbarazzante al livore
di Gad Lerner nei confronti del Drago di Arcore. E questa mattina, a
mente fredda, si chiedono quali potranno essere le conseguenze
dell'incazzatura del Premier.
E qui il pensiero
va subito al proprietario de "La7" e al capoazienda Franchino Bernabè
che si trova ancora una volta di fronte a un antico dilemma. Fin dal
2001, cioè dai tempi di Tronchetti Provera in Telecom, correva voce che
il Gruppo avrebbe voluto liberarsi dell'emittente televisiva
(ex-Telemontecarlo). Poi il problema ritornò a galla nel 2005, ma la
strategia industriale di Bernabè è stata di segno opposto. Al vertice di
TelecomItalia Media, la controllata da cui dipende "La7" è arrivato
Giovanni Stella, il manager umbro di 63 anni al quale Franchino ha
chiesto di rimettere i conti a posto.
Stella non si è
fatto pregare e con la brutalità che lo ha portato ad appiopparsi il
soprannome di "canaro" ha cominciato a tagliare un'ottantina di
dipendenti per rimettere ordine in quella che al suo arrivo aveva
definito "una tv di fighetti".
Le sue forbici
hanno portato buoni risultati perché mentre due anni fa TelecomItalia
Media perdeva qualcosa come 59 milioni, l'ultimo bilancio ha riportato
un buon utile. A dare ossigeno hanno contribuito senz'altro gli exploit
di Enrichetto Mentana che fa un telegiornale fortemente politico, ma con
l'astuzia di mantenere un apparente equilibrio tra la maggioranza e
l'opposizione.
Purtroppo nel
palinsesto de "La7" Gad Lerner e il suo programma rappresentano una
spina nel fianco non solo di Bernabè ma anche di altri ambienti (prima
di tutti la Fiat di Marpionne) che vengono puntualmente pizzicati con
gli interventi in studio di Massimo Mucchetti. Secondo gli uscieri si
sta avvicinando per Bernabè il momento di una decisione tra la messa in
riga delle schegge impazzite alla Gad Lerner e la vendita dell'emittente
che sta procurando un gran mal di testa.
Se questo non
dovesse avvenire la strada per il manager di Vipiteno sarà sempre più in
salita perché comunque vadano le cose è chiaro che né lui, né il suo
"canaro" Giovanni Stella, riescono ad arginare le "sorprese" e gli
incidenti di percorso.
Non a caso si
riaffacciano da questa mattina le voci che già circolavano dieci anni fa
sulla vendita de "La7" che il livoroso Gad Lerner e probabilmente anche
il furbo Enrichetto Mentana vedrebbero bene tra le braccia di Carletto
De Benedetti.
25-01-2011]
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- TELECOM ITALIA:
ASSE CON INTESA SANPAOLO PER ASTA SU METROWEB...
Radiocor - L'asta per Metroweb entra nel vivo e tra i
potenziali acquirenti si profila, secondo quanto risulta a Radiocor,
un'asse tra Telecom Italia e Intesa Sanpaolo. La banca, per il momento,
agisce da advisor sul dossier per la societa' guidata da Franco
Bernabe', ma fonti qualificate non escludono che, in una fase
successiva, l'istituto di credito possa assumere il ruolo di
coinvestitore.
Tra gli altri
soggetti potenzialmente interessati alla societa' che gestisce le reti
in fibra ottica a Milano e in Lombardia, stanno emergendo i nomi dei
principali fondi infrastrutturali europei (Antin, Axa e l'italiana F2i),
di operatori telefonici (Fastweb, Vodafone) e di private equity come 3i.
La valutazione di Metroweb, controllata al 76,47% dal fondo Stirling
Square e al 23,53% da A2A (entrambi i soggetti cedono le quote), oscilla
attorno a 500 milioni di euro. Settimana scorsa l'advisor Lazard ha
inviato ai possibili acquirenti l'accordo di riservatezza, che precede
l'information memorandum e le offerte non vincolanti.
26-01-2011]
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. BANDA LARGA:
ERICSSON, 1 MLD SOTTOSCRIZIONI A QUELLA MOBILE NEL 2011...
(Adnkronos) - Saliranno a quota 1 miliardo le
sottoscrizioni alla banda larga mobile nel 2011. E' la previsione di
Ericsson che stima che a livello globale gli utenti di internet veloce in
mobilita' abbiano gia' superato la quota del mezzo miliardo. La maggior
parte delle nuove sottoscrizioni, circa 400 milioni, si stima saranno
concentrate nella regione Asia-Pacifico, seguita dal Nord America e
dall'Europa occidentale con oltre 200 milioni di nuove sottoscrizioni
ciascuna. Entro il 2015 Ericsson prevede che le sottoscrizioni alla banda
larga mobile raggiungeranno i 3,8 miliardi. 12-01-2011]
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TLC: AGCOM
PUBBLICA REGOLE NGN, 45 GIORNI PER CONSULTAZIONE...
(Adnkronos) - Incentivi al co-investimento degli
operatori nella realizzazione delle nuove reti. Remunerazione per il
rischio dell'investimento. Rispetto del principio della scala degli
investimenti ('ladder of investment'). Considerazione delle differenze
nelle condizioni competitive tra aree geografiche. Valutazione di
possibili obblighi simmetrici in presenza di 'colli di bottiglia' per la
competizione. Sono questi i cinque pilastri alla base della strategia
regolamentare che l'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni ha
messo a punto in materia di reti di nuova generazione (Ngn). Su queste
basi, il Consiglio dell'Agcom, presieduto da Corrado Calabro', ha quindi
approvato la disciplina regolamentare che - ad integrazione e revisione
di quanto gia' previsto dalla delibera della stessa Autorita' viene
posta a consultazione pubblica nazionale, della durata di 45 giorni e
che e' stata pubblicata sul sito internet.
19-01-2011]
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IL VERO SOGNO DEI
VIP? ESSERE TRA I 333 NELLA LISTA (BOLLETTA-FREE) DI NOVARI (H3G)
A cura di Carlo
Cinelli e Federico De Rosa per il "CorrierEconomia" del "Corriere della
Sera"
1
- A cavallo tra
Capodanno e l'Epifania il cellulare di Vincenzo Novari è diventato
incandescente. Non solo per gli auguri degli amici. Quando è nata 3
Italia il numero uno della compagnia telefonica ha creato il «Club dei
333» . Trecentotrentatre tra manager, imprenditori, personaggi dello
spettacolo, a cui 3 regala telefonino e traffico telefonico. La lista
cambia ogni anno. Ed è lo stesso Novari ad aggiornarla depennando i non
più Vip per fare spazio ai nuovi trendsetter. Senza mai sforare i 333.
17-01-2011]
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IL PREZZO DI
BRASIL TELECOM...
Giovanni Pons per "la Repubblica" - A proposito di Brasile e di azioni
di responsabilità. Le ultime notizie che arrivano dal Sudamerica
riferiscono che gli azionisti di minoranza di Brasil Telecom si stanno
opponendo alla fusione con Telemar poiché sostengono che il controllo
della società è stato effettuato a un prezzo troppo basso, pari a 4
volte l´Ebtda quando oggi i multipli nel settore tlc vanno anche oltre i
10. E chi aveva venduto Brasil Telecom ai fondi che poi l´hanno girata a
Telemar? Telecom Italia, nel luglio 2007, quando alla guida della
compagnia c´era ancora Carlo Buora.
Fu proprio
quest´ultimo a forzare la vendita nel periodo di interregno di Telecom,
uscita la Pirelli e non ancora nominato il nuovo management. Il prezzo
per il 38% fu di 515 milioni di dollari quando in Borsa la quota valeva
700 milioni di dollari. Ora gli azionisti di Bt vogliono un´Opa al
giusto prezzo prima di dare il consenso alla fusione e così il cda
Telecom può fare bene i conti dell´occasione persa anche se ha già
accantonato a suo tempo l´azione di responsabilità.05-01-2011]
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11. VODAFONE: 1
MLD INVESTIMENTI PER BANDA LARGA VIA RADIO IN TUTTA ITALIA...
(Adnkronos) - 'Da oggi la banda larga di Vodafone
arriva a Pallare (Liguria), San Pietro Viminario (Veneto), Noepoli
(Basilicata) e Suni (Sardegna). Con la copertura dei primi 4 Comuni,
distribuiti su tutto il territorio nazionale, parte in anticipo il
progetto '1000 Comuni', per portare la banda larga in un Comune al
giorno nei prossimi tre anni, fino a un totale di 1000'. E' quanto si
legge in una nota di Vodafone, 'primo operatore privato ad investire in
modo massiccio per coprire le zone del Paese ancora in digital divide,
ha accelerato il piano di investimenti da oltre 1 miliardo di euro per
portare la banda larga via radio in tutta Italia'.20-12-2010
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12. TRONCHETTI E
BELEN, AMARCORD TELECOM...
R.Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Ci voleva l'attrice Belen Rodriguez per far
tornare Marco Tronchetti Provera fra gli attori della commedia di
Telecom Italia. La scelta della compagnia telefonica di non concedere
l'azione di responsabilità contro la gestione passata e le accuse
rivolte da Telecom alla soubrette sudamericana per le difficoltà
commerciali della telefonia mobile hanno dato lo spunto al top manager
Pirelli per prendersi una rivincita sul nuovo corso - che non ha mai
nascosto le proprie critiche sulla stagione di Tronchetti Provera -.
«Fa sorridere che
i problemi di Telecom sembra che riguardino Belen e il sottoscritto - ha
detto il numero uno di Pirelli in un'intervista al Tg1 -. È bizzarro».
Per il manager è «ovvio» che il consiglio Telecom non abbia mosso
l'azione legale contro di lui. Chissà se lo farà su Belen.
20-12-2010]
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TI MEDIA:
RIVISTO CON CAIRO CONTRATTO RACCOLTA PUBBLICITARIA DE LA7...
(Adnkronos) - Il Consiglio di Amministrazione di
Telecom Italia Media ha ratificato la revisione del contratto di
concessione pubblicitaria in esclusiva con Cairo Communication per la
raccolta pubblicitaria de La7 del 19 novembre 2008, che prevedeva durata
sino al 31 dicembre 2011 e rinnovo automatico fino al 31 dicembre 2014
al raggiungimento di obiettivi concordati. E' quanto si legge in una
nota della societa'.
In particolare,
l'Editore e la Concessionaria hanno stabilito per il 2011 e per
l'eventuale triennio 2012-2014, obiettivi annuali aggiuntivi, non
garantiti, di raccolta pubblicitaria rispetto ai fatturati annui minimi,
proporzionali al raggiungimento di obiettivi annuali di crescita dello
share de La7 rispetto al 3%.
17-12-2010]
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l Consiglio
Telecom fa il Cubo a Bernabè - non solo il duello fini-berlusconi, un
altro eterno confronto, bernabé-tronchetti, ha tenuto campo e si è
risolto in un verdetto amaro per lo sfidante: Bocciato! - E’ questo il
verdetto senza appello che il consiglio Telecom ha sbattuto in faccia
questa mattina al Bebé di Vipiteno. Nessuna azione di responsabilità
contro la Vergine della Bicocca sulle malefatte di Tavaroli &
spioni..... –
1- TELECOM: CDA
DICE NO AD AZIONE RESPONSABILITA' ...
(ANSA) - Il cda di Telecom non metterà all'ordine del
giorno della prossima assemblea l'azione di responsabilità nei confronti
degli amministratori della passata gestione. Lo si legge in una nota che
segnala la contrarietà del consigliere Luigi Zingales.
2- TELECOM:
CONCLUSO CDA; DISCUSSO ANCHE RAPPORTO DELOITTE...
(ANSA) - La riunione del Consiglio di amministrazione
di Telecom si è conclusa. Bocche cucite tra i consiglieri all'uscita
dalla sede del gruppo telefonico di Piazza Affari ma il Cda - da quanto
si apprende - è stato messo al corrente del rapporto Deloitte e ha preso
una decisione sul tema dell'azione di responsabilità. E' atteso un
comunicato
3- DAGOREPORT
Bocciato. E' questo il verdetto senza appello che il consiglio Telecom
ha sbattuto in faccia questa mattina al Bebé di Vipiteno. Nessuna azione
di responsabilità contro la Vergine della Bicocca. Nonostante gli sforzi
di Franchino, che in questi giorni ha lavorato senza sosta pur di
impalare l'odiatissimo Tronchetto dell'infelicità, tutti i consiglieri
Telecom, tranne uno (Zingales), hanno fatto carta straccia del tanto
atteso report di Deloitte sulle malefatte di Tavaroli&spioni.
Eppure il
supporto-stampa a Bebè non era mancato. "Repubblica", more solito,
ancora stamattina rilanciava sulla possibilità di sanzionare l'Afeffato,
oggi impirellato. Ieri, l'ex commissario Consob Bragantini aveva
dedicato addirittura una paginata del Corsera per "consigliare" alcuni
consiglieri a non pronunciarsi.
Il risultato è
stato di farne incazzare qualcuno di brutto (leggi Gerovital Geronzi,
vicinbissimo a Tronchetti), non contento di essere pressato a mezzo
stampa e senza ancora aver visto le carte.
Anche la
fedelissima ASATI dell'ingegnere Lombardi, che attaccando il Tronchetto
e sostenendo Bernabè si è fatto un nome dopo una vita di anonima
carriera, ha sparato nelle ultime settimane tutte le munizioni che aveva
arrivando a criticare il report della Deloitte e bollandolo come
incompleto.
Dopo l'uscita di
Tronchetti da Telecom nel 2006, l'attuale Collegio Sindacale aveva già
spulciato le carte e rifatto di conto per vedere di incastrare la
Vergine ma senza trovare nulla che potesse servire alla bisogna.
Insomma, tanto
"tumore" per nulla. Un nulla che però fa uscire sconfitto l'ex AD
dell'Eni che secondo alcuni avrebbe trascinato la società in una
battaglia tutta sua, fondata sulla "fissa-Tronchetti". Utile, dicono gli
usceri di Corso Italia, solo a distrarre da una gestione che si sta
rilevando a dir poco non brillante.
Se TIM delude
(tutta colpa di Belen!), se il Cubo non pare "magico" come quello di
Rubik e se il titolo langue da anni, Bernabè reagisce mettendo in
vendita La7 al miglior aspirante "terzo polista": un "avviso" a chi sta
a palazzo Chigi magari saltasse a Berlusconi la voglia di non
riconfermare Bernabé sulla prima poltrona di Telecom il prossimo anno.
(Chissà se adesso
i piccoli azionisti di ASATI protesteranno per le parcelle salate che
dovranno essere saldate alla sfilza di inquisitori che Bernabè ha messo
in campo: Deloitte, Paul Hastings, Bonelli, Erede e pure Pappalardo...)
16-12-2010]
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TELECOM: BERNABE', CON RIDUZIONE PREZZI DEL 29% C'E' STATA ESPLOSIONE TRAFFICO...
(Adnkronos) - Non c'e' tanto un calo dei consumi in
Italia ma una paura diffusa perche' "non si capisce come si esce da
questa crisi che e' la piu' grave in Italia dal '34". E'
l'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabe', a leggere
in modo diverso quello che e' stato chiamato un 'calo del desiderio' dei
consumatori italiani.
"Da dieci anni
-dice- il paese non cresce: il Pil pro capite e' il 15% in meno del '99
ed allora si consumava. La verita' e' che la gente ha paura non mancanza
di desiderio". Una prova di questo ragionamento l'ad la indica nel fatto
che quando "Telecom ha ridotto del 29% i prezzi c'e' stata una
esplosione del traffico telefonico":
A giudizio di
Bernabe', dunque, "ci vuole un cambiamento strutturale e all'esito di
questo cambiamento strutturale l'economia riprende". 15-12-2010]
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TELECOM: ASATI
SOLLEVA DUBBI SU COMPLETEZZA RAPPORTO DELOITTE...
(Adnkronos) - Franco Lombardi, presidente dell'Asati,
l'associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia, solleva dubbi
sul rapporto Doloitte, sulle possibili anomalie avvenute sotto la
precedente gestione, che verra' valutato nel prossimo cda del gruppo.
Laddove il
rapporto Deloitte "si limitasse solo alle sim false, alle vendite
anomale dei servizi premium e terminali, a Telecom Italia Sparkle e a
non ben definite vicende security , senza prendere in esame da un lato i
fatti gravi accaduti nel periodo agosto 2001-agosto 2003 e dall'altro le
vendite di immobili uso ufficio e degli immobili inseriti nel 'progetto
Magnum', il presidente Galateri responsabile della governance societaria
si assumera' tutti gli oneri e conseguenze".
Per Lombardi "E'
almeno dal 16 febbraio del 2007 che il cda di Telecom Italia trascura di
esaminare le evidenti operazioni compiute in conflitto di interessi nel
periodo agosto 2001- febbraio 2007, di cui - tra le altre - e'
testimonianza l' operazione New Entry di cui Telecom ha addirittura
sopportato i costi nel proprio bilancio". Asati ha provveduto, il 6
dicembre scorso, a inviare alla Consob e alla Procura di Milano tutti
gli atti relativi all'eventuale conflitto di interessi di alcuni
consiglieri. 15-12-2010]
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. TELECOM: IN
CDA INFORMATIVA PRESIDENTE GALATERI SU RAPPORTO DELOITTE...
Radiocor - Il rapporto Deloitte sulle possibili
anomalie avvenute sotto la precedente gestione di Telecom Italia
arrivera' sul tavolo dei consiglieri il prossimo 16 dicembre. Durante il
cda (anche se il punto non e' formalmente all'ordine del giorno),
secondo quanto risulta a Radiocor, ci sara' un'informativa da parte del
presidente della societa', Gabriele Galateri di Genola, sull'indagine
realizzata dagli esperti, volta ad analizzare le possibili aree critiche
dei processi aziendali del gruppo e divisa in quattro parti: Security,
Telecom Italia Sparkle, sim fantasma e vendite anomale di servizi
premium e terminali, fatti antecedenti all'attuale gestione della
societa'.
14-12-2010]
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TELECOM: NASCE LA
SCUOLA DI RELAZIONI INDUSTRIALI...
(Adnkronos) - Parte la Scuola di Relazioni Industriali
di Telecom Italia, l'iniziativa che si propone di creare una sede
permanente di confronto tra operatori delle relazioni industriali del
mondo aziendale, istituzionale e delle associazioni di categoria,
favorendo il dialogo sociale. E' quanto rende noto un comunicato alla
vigilia del primo convegno promosso sotto il titolo 'Scenario sociale e
modelli di relazioni industriali'.
Un comitato
scientifico composto da rappresentanti del mondo accademico e dei media
oltre che da esponenti del top management di Telecom Italia orientera'
le scelte della Scuola, che si fara' promotrice di incontri di
formazione e workshop in cui dipendenti e manager dell'azienda, insieme
a rappresentanti delle organizzazioni sindacali e professionisti delle
relazioni industriali, avranno modo di confrontarsi e approfondire le
principali tematiche del lavoro, le tendenze del settore e l'evoluzione
degli scenari nazionali e internazionali.
Per ampliare
ulteriormente il confronto e stimolare la costruzione di una
sensibilita' diffusa su questi temi, la Scuola promuovera' inoltre un
ciclo di convegni. L'incontro di domani e' previsto a Roma presso
l'Auditorium Telecom Italia in via Oriolo Romano 257 con la
partecipazione, tra gli altri, del ministro del Lavoro e delle Politiche
Sociali Maurizio Sacconi, del segretario nazionale della Cisl Raffaele
Bonanni, del segretario generale della Cgil Susanna Camusso, del
segretario generale della Ugl Giovanni Centrella, del segretario
confederale della UIL Paolo Pirani, e del presidente e
dell'amministratore delegato di Telecom Italia, Gabriele Galateri di
Genola e Franco Bernabe'..13-12-2010]
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SE CADE IL GOVERNO GIULIETTO TREMONTI DOVRÀ RINUNCIARE AI 2,4 MILIARDI DI EURO
PREVISTI DALL'ASTA DELLE FREQUENZE PER LA QUARTA GENERAZIONE DEI
TELEFONINI
Se cade il governo Giulietto Tremonti dovrà rinunciare ai 2,4 miliardi
di euro previsti dall'asta delle frequenze per la quarta generazione dei
telefonini.
L'ex-tributarista
di Sondrio su quei soldi ci contava davvero anche se la prospettiva
aveva fatto arrabbiare gli operatori telefonici costretti ad aprire il
portafoglio per assicurarsi lo spettro necessario per i telefonini 4G,
quelli dove la connessione è ad altissima velocità. In Germania lo stato
ha incassato dalla vendita delle frequenze 4,7 miliardi, e le licenze
sono andate a Vodafone e ad altri due operatori del Mobile.
Anche in America è
stato un successo per questa operazione che mette sul mercato le
frequenze liberate dal passaggio dalla tv analogica a quella digitale.
Gli operatori della telefonia italiana speravano di cacciare meno soldi,
ma Giulietto ha un bisogno disperato di portare nelle casse del Tesoro
queste risorse lasciando che dei 2,4 miliardi di euro 240 milioni
restino al ministro dello Sviluppo Economico, l'ex-Opus Dei Paolo
Romano.
Se l'operazione
dovesse andare avanti Tremonti rischierebbe comunque di impantanarsi su
un ostacolo imprevisto, rappresentato dall'elettrosmog. Infatti per
costruire le nuove reti senza superare i limiti previsti dalla normativa
italiana sull'inquinamento elettronico, le aziende di telefonia
dovrebbero mettere sul piatto altri 2 miliardi a testa.
La legislazione
italiana è la più rigida al mondo (6 volt per metro) addirittura
superiore a quella della Germania (dove i "Verdi" sono al governo) che
ha fissato il limite di 97 volt per metro. È chiaro che più costerà la
rete e meno saranno gli acquirenti delle frequenze. Una bella grana per
tremendino-Tremonti.[13-12-2010]
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3 - DRIIIIIN!
L'ULTIMO DUELLO BERNABÈ-TRONCHETTI (GEROVITAL GERONZI CHE FARÀ?)
"Telecom, l'azione di responsabilità è possibile". Oggi cda sulla
gestione Tronchetti: il rapporto Deloitte contro gli ex amministratori.
Per la società di consulenza negli anni passati sono state falsificate
6,8 milioni di sim" (Repubblica, p. 30). Avrà Franchino Berna-bebè il
coraggio di andare oltre? E soprattutto, Gerovital Geronzi gli darà il
permesso?
16-12-2010]
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Telecom Italia
paga l'università ai dipendenti
La retta
dell'Università Telematica Nettuno sarà completamente a carico
dell'azienda.
[ZEUS News
-
www.zeusnews.com - 02-12-2010]
Telecom Italia ha
deciso di sostenere un originale e innovativo progetto di formazione
permanente in collaborazione con Cgil-Cisl-Uil.
A 600 dipendenti
l'azienda darà la possibilità di frequentare gratuitamente, utilizzando
il proprio tempo libero, i corsi di laurea online dell'Università
Telematica Nettuno come Ingegneria, Giurisprudenza, Economia, Scienze
della Comunicazione.
I lavoratori che
supereranno il 50% dei corsi del primo anno continueranno a godere della
gratuità anche per gli anni successivi.
Per altri 3.000
dipendenti di Telecom Italia ci sarà invece la possibilità di seguire
corsi universitari di singole materie, con verifica finale, sempre con
costi a carico dell'azienda.
Si tratta di un
accordo sindacale che, per ora, non ha precedenti in Italia e pochi in
Europa.
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A
CATANIA DI CIANCIO NON SI CIANCIA - VIETATO PARLARE DEI
RAPPORTI TRA COSA NOSTRA (IN PARTICOLARE SANTAPAOLA) E
L’IMPRENDITORE ED EDITORE DI “LA SICILIA” (CHE NEGA
TUTTO) - LA PROCURA RISPOLVERA LA VECCHIA STORIA DI UNA
RAPINA SUBITA DA MARIO CIANCIO LA CUI REFURTIVA È (NON
TANTO) MISTERIOSAMENTE TORNATA AL LEGITTIMO PROPRIETARIO
- ANCHE LA FINANZA INDAGA SULLA VENDITA DI FREQUENZE TV
A TELECOM ITALIA MEDIA - PER LA TRIBUTARIA LA SOCIETÀ
ETIS 2000 È QUELLA CHE IN GERGO VIENE DEFINITA UNA “BARA
FISCALE”…
Domenico Valter Rizzo e Antonio Condorelli per "il
Fatto Quotidiano"
"Sono falsità trite e ritrite ma attendo l'esito delle
indagini con fiducia". Mario Ciancio, il potente editore
e imprenditore siciliano, ha risposto così alle notizie
- svelate ieri dal Fatto - sulle indagini a suo carico
per concorso in associazione mafiosa. Indagine
confermata davanti alle telecamere della Rai dal
Procuratore capo di Catania Vincenzo D'Agata:
"L'inchiesta è alle fasi finali ma non possono trarsi
conclusioni sino a quando l'indagine non sia conclusa".
I
catanesi hanno accolto la notizia in silenzio,
scambiandosela a mezza bocca, fotocopiando Il Fatto che
già alle dieci del mattino era introvabile in tutte le
edicole. Assordante il silenzio della politica. Sono
solo in due, Sonia Alfano e Claudio Fava, a prendere
posizione dopo le rivelazioni del nostro giornale. Sonia
Alfano (Idv) ha ricordato l'omicidio del padre, il
giornalista Beppe, che "viveva quella sistematica
censura, da parte di Ciancio, come un presagio. Lo aveva
detto lui stesso che quelle erano le premesse per il suo
assassinio".
"Per 20 anni - ha detto Claudio Fava (Sel) figlio di
Pippo, giornalista ammazzato a Catania dalla mafia -
abbiamo indicato, fatti alla mano, Mario Ciancio come il
sistema terminale e il garante di un sistema di potere.
Per 20 anni abbiamo denunciato le menzogne dei suoi
giornali, le contiguità alla mafia, l'omissione
quotidiana della verità".
Soltanto il giorno prima, il presidente di Confindustria
Sicilia, Ivan Lo Bello, aveva spiegato che Catania è la
nuova capitale della mafia, che adesso i boss non
sparano e mirano agli affari, grandi affari. Uno di
questi, seguendo il ragionamento della Procura, è quello
che ruota intorno al nuovo centro commerciale edificato
a pochi metri dall'aeroporto sui terreni di Mario
Ciancio.
La
Procura, passando al setaccio la rassegna stampa de La
Sicilia, il quotidiano diretto da Ciancio, si è
imbattuta nella promessa di ricompensa per 50 milioni di
lire pubblicata in seguito al furto nella tenuta
Cardinale del potente editore, la stessa che qualche
anno prima aveva ospitato i reali d'Inghilterra.
Mario Ciancio misteriosamente è rientrato in possesso
della merce rubata "di grande valore", gli investigatori
si chiedono come sia stato possibile e rispolverano un
vecchio interrogatorio che il Fatto è in grado di
rivelare. L'autore del furto è Giuseppe Catalano, uomo
di Cosa Nostra che racconta di "essere stato chiamato
dalla famiglia dei Laudani, il responsabile Giuseppe Di
Giacomo e Aldo Ercolano (oggi al 41bis come mandante
dell'omicidio del giornalista Pippo Fava, ndr) e da
altre persone del clan Santapaola".
"Mi chiamavano - racconta Catalano - dicendomi se io per
caso ero a conoscenza di questa rapina, di questo furto
di questa villa perché, questa rapina che è stata fatta
non doveva essere fatta, perché la persona (Mario
Ciancio, ndr), diciamo il proprietario era molto legato
allo ‘zio', come loro chiamavano Santapaola".
Ciancio, interrogato dai magistrati ha negato di essere
stato avvicinato dai Santapaola per la restituzione
della merce rubata aggiungendo di non saper indicare
"con esattezza il tempo trascorso tra la rapina" e la
restituzione della merce. "L'ufficio - si legge nel
verbale - fa presente al teste (Ciancio, ndr) che la
versione dei fatti non appare credibile".
Oltre ai problemi che arrivano dall'indagine per mafia,
Mario Ciancio è stato attenzionato dai militari della
Fiamme Gialle che hanno esaminato la vendita di alcune
frequenze di proprietà della sua famiglia. Il risultato
è un rapporto di 45 pagine trasmesso all'agenzia delle
entrate per il recupero delle somme evase e alla Procura
della Repubblica con una denuncia per il reato di false
dichiarazioni fiscali.
Una vendita milionaria avvenuta in prospettiva del
passaggio al digitale terrestre. Al centro della
compravendita le frequenze di proprietà di Rete Sicilia
che si determina con atto redatto dal notaio Ciancico di
Catania il 18 luglio 2006. Ad acquistare è la società
Etis 2000. Il prezzo fissato è di 6 milioni di euro.
Questo introito viene imputato nel bilancio 2006, le
relative imposte sono rateizzate in cinque anni da Rete
Sicilia srl.
Passano otto giorni. Il 26 luglio 2006, sempre presso il
notaio Ciancico viene stipulato un preliminare di
vendita tra la Etis 2000 spa e la Telecom Italia media
brodcasting (TimB). La Etis 2000 si impegna a vendere le
23 frequenze televisive acquistate otto giorni prima da
Rete Sicilia srl. Il prezzo questa volta viene fissato
in 17 milioni e mezzo di euro più 3,5 milioni di Iva.
Il
rogito, sempre presso il notaio Ciancico, professionista
di fiducia di Mario Ciancio per tutti i suoi affari,
sarà stipulato il 20 gennaio 2007. Viene diviso in due
parti: 17 canali vanno a TimB (ovvero a La7), 6 canali
vanno invece a Mtv Italia (sempre gruppo Telecom Italia
Media).
Insomma la Etis 2000 fa un ottimo affare, compra a 6
milioni e rivende a 17 nel giro di soli otto giorni. Ai
finanzieri non ci vuole molto per scoprire che sia Rete
Sicilia sia la ETIS 2000 appartengono entrambe alla
famiglia Ciancio Sanfilippo. Ma perché questa doppia
vendita?
La
spiegazione, secondo il rapporto della Tributaria,
sarebbe semplice: la Etis 2000 è quella che in gergo
viene definita una "bara fiscale".
Per l'intera operazione alla fine, compensando perdite
pregresse e crediti Iva della Etis vengono pagate tasse
pari a circa 30 mila euro in 5 comode rate. La
Tributaria starebbe indagando anche su altre vendite di
frequenze televisive sempre di proprietà della famiglia
Ciancio cedute nell'ambito del mercato per il digitale
terrestre. 02-12-2010]
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0. STAFFETTA SPAGNOLA NEL CONSIGLIO DI TELCO...
An. Giac. per "Il
Sole 24 Ore" - Staffetta spagnola in Telco,
il veicolo presieduto da Aldo Minucci che controlla il
22,47% di Telecom Italia, partecipato da Generali,
Intesa Sanpaolo, Mediobanca e dove Telefonica pesa per
il 46,18%. Qualche giorno fa dal consiglio
d'amministrazione è uscito Jaime Smith Basterra che era
entrato lo scorso anno ed è stato sostituito da Mario
Martin Gonzalez. Basterra, 44 anni, è stato nominato da
poco responsabile di Telefonica per Messico, Venezuela e
America Centale dopo essere stato ceo di Telefonica 02
Germany per due anni.
Gonzalez, 41enne, è
stato nominato nel 2008 chief regional officer degli
affari di Telefonica in Asia con base a Pechino (in tale
veste entrò anche nel board di China Netcom Group poi
fusa con China Unicom) e precedentemente è stato per
sette anni responsabile del M&A del colosso tlc guidato
da Cesar Alierta seguendo fra l'altro l'operazione di
acquisto di 02 e l'espansione di Telefonica in Brasile e
Messico. A completare la rappresentanza spagnola in
Telco ci sono il vicepresidente Angel Vilà Boix, Ramiro
Sanchez e Miguel Escrig.
25-11-2010]
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TLC: CALABRO', PER ASTA FREQUENZE SERVE LEGGE MA GIA' AL LAVORO SU SCHEMA...
(Adnkronos) - L'Autorita' per le
garanzie nelle comunicazioni ha bisogno di 'una legge'
per poter effettuare la gara per le frequenze del
dividendo digitale esterno, da cui il governo si attende
un introito di 2,4 miliardi. E' il presidente della
stessa Autorita', Corrado Calabro', a precisarlo
spiegando che comunque l'Agcom 'non aspettera' la legge
per approntare lo schema con le regole di gara in tempo
per l'approvazione della legge di stabilita''..16-11-2010]
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FASTWEB: verso il delisting con profitti in calo del 18%
(dai giornali)[03-11-2010 |
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TLC: TARIFFE UNBUNDLING, CIOE CONNESSIONE FRA TELECOM ED
ALTRO OPERATORE DA UN MESE GUERRA DI CIFRE
TRA AGCOM E OLO...
(Adnkronos) - La manovra sulle tariffe unbundling varata
dall'Autorita' per le comunicazioni il 9 settembre
scorso ha innescato una vera e propria guerra di cifre
tra l'Agcom e gli operatori alternativi che hanno da
subito contestato gli aumenti. L'ultima parola al
momento l'ha avuta Bruxelles a cui l'Autorita' ha
sottoposto lo schema di provvedimento e che ha invitato
il Garante italiano 'riesaminare i propri calcoli' pur
apprezzando il modello generale adottato. Ora il pallino
torna all'Agcom da cui una decisione finale e' attesa
nelle prossime settimane.
Il
9 settembre scorso l'Autorita' per le comunicazioni ha
approvato le nuove tariffe per il canone di unbundling
confermando nel 2010 il valore di 8,70 euro/mese.
Peraltro nei primi quattro mesi dell'anno il prezzo e'
stato bloccato agli 8,49 euro del 2009: in questo modo,
il prezzo medio del 2010 risultera' di 8,63 euro al
mese, secondo quanto precisato in occasione della
manovra. Sempre in relazione al prezzo medio 2010,
secondo quanto spiegato dall'Agcom comunicando le nuove
tariffe, esso e' di poco superiore al valore del 2003,
quando fu fissato a 8,3 euro al mese e determina un
incremento dell'1,65% sul 2009. Negli anni 2011 e 2012
l'Agcom il 9 settembre ha fissato il canone
rispettivamente a 9,14 e 9,48 euro/mese (anziche' 9,26 e
9,67 come figurava nella proposta sottoposta a
consultazione pubblica).
23-10-10 |
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TELCO: ACCOLTO RICORSO SU CARTELLA ESATTORIALE DA 63
MLN PER 2004...
Radiocor - La Commissione tributaria
provinciale di Milano ha accolto il ricorso di Telco
(gia' Olimpia spa) che riguardava una cartella
esattoriale su accertamenti per il 2004. La Commissione,
secondo quanto risulta a Radiocor, ha dato ragione a
Telco che, il 23 dicembre 2009, aveva ricevuto
dall'Agenzia delle entrate un accertamento su presunte
violazioni alla normativa sulle 'societa' di comodo',
gia' contestate anche per il 2001, 2002 e 2003. Secondo
l'Agenzia delle entrate, ai fini Ires, Olimpia, che
allora faceva capo a Pirelli ed e' poi stata fusa in
Telco (oggi azionista di riferimento di Telecom Italia),
non si sarebbe adeguata al reddito minimo presunto.
Per questo motivo, l'ufficio tributario ha rideterminato
un reddito imponibile minimo, ai fini Ires, pari a circa
89,6 milioni. Gli importi complessivamente richiesti per
il 2004 a titolo di maggiori imposte, sanzioni e
interessi (calcolati alla data del 22 dicembre 2009)
come riportato nel bilancio al 30 aprile 2010 di Telco,
am montano a 62,9 milioni. La societa' ha impugnato
l'avviso di accertamento il 18 febbraio 2010. Nelle more
del giudizio, l'ufficio tributario aveva iscritto a
ruolo il 50% delle maggiori imposte accertate e i
relativi interessi per un importo di 16,8 milioni, oltre
a compensi di riscossione per 783mila euro. [19-10-2010]
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TELECOM TANGO - L’ITALIA ESPORTA IN ARGENTINA CIÒ CHE
CONOSCE MEGLIO: IL CONFLITTO D’INTERESSI - BEBÈ BERNABÈ
PRENDE IL CONTROLLO DI TELECOM ARGENTINA. E DIVENTA
CONCORRENTE DEL SUO MAGGIOR AZIONISTA - L’IBERICA
TELEFÒNICA È INFATTI IL SUO NUOVO RIVALE A BUENOS AIRES
- INSIEME HANNO IL 90% DEL MERCATO - LA PRESIDENTESSA
CRISTINA KIRCHNER GARANTISCE CHE IL COMPLICATO PIANO,
STUDIATO PER EVITARE INCIUCI TRA LE DUE AZIENDE,
FUNZIONERà - MA L’ANTITRUST SPAGNOLO DICE CHE “SARà
DIFFICILE DA CONTROLLARE”…
Francesco Spini per
La Stampa
Il
ritorno di Telecom Italia sulla scena dell'America
Latina, con il via libera alla conquista di Telecom
Argentina dal governo di Buenos Aires, incassa la
promozione del mercato, ma scatena la polemica nel Paese
sudamericano.
Il
titolo a Piazza Affari si mantiene tonico per tutta la
seduta. Il consolidamento delle attività di Buenos
Aires, che avverrà a partire dal quarto trimestre di
quest'anno, avrà un effetto positivo netto una tantum,
di circa 250 milioni di euro sul conto economico
consolidato dello stesso periodo in virtù del ricalcolo
al fair market value della precedente partecipazione in
Sofora e migliorerà i parametri del debito.
Ma
non avrà effetti sul rating. L'agenzia Standard & Poor's
ha infatti spiegato di non includere per ora - causa la
bassa quota indiretta di controllo sul gruppo di Baires,
pari al 16,2% - il consolidamento dei risultati di
Telecom Argentina nella valutazione dell'indebitamento
del gruppo.
A
Buenos Aires, intanto, è polemica sul via libera dato
agli italiani per salire al 58% di Sofora, letto come
«un sorprendente cambiamento» di marcia del governo,
dopo la guerra scatenata negli ultimi anni. Il timore è
che, nonostante le rassicurazioni, Telefonica, presente
in proprio sul mercato argentino e grande azionista di
Telecom dentro Telco, la holding di controllo che
riunisce anche Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo,
abbia ora le mani pure su Telecom Argentina: insieme
avrebbero il 90% del mercato locale.
La
«presidenta» Cristina Fernandez de Kirchner ha difeso la
soluzione trovata: «Abbiamo raggiunto un accordo molto
importante perché le società coinvolte si sottomettono
alla normativa antitrust argentina con accordi
trasparenti». Accordi, ha sottolineato, che coinvolgono
anche società non presenti nel Paese.
I
soci spagnoli di Telefonica, infatti, dovranno astenersi
dal partecipare e votare negli organi sociali non solo
di Telecom Italia ma anche di Telco, quando verranno
trattati temi inerenti la controllata sudamericana. Non
solo: Telefonica non potrà designare amministratori o
direttori nelle società argentine controllate da Telecom
Italia. A cui spetta il potere di nominare presidente e
amministratore delegato.
Un
discorso che però convince poco gli osservatori locali.
La Nacion, giornale conservatore, è la più dura nel
commentare l'accordo. «Apparentemente - scrive -
Cristina Kirchner ha deciso di monopolizzare l'industria
delle telecomunicazioni». Di qui la sentenza: «Il cambio
di condotta è difficile da spiegare con motivazioni
trasparenti». Anche perché la corretta esecuzione dello
schema approvato, per stessa ammissione del
vicepresidente dell'Antitrust spagnolo, Humberto Guarda
Mendonca, «sarà difficile da controllare».
Il
compito spetterà alla famiglia Werthein («È un accordo
equilibrato», dicono), attraverso il neonato comitato
indipendente di conformità regolatoria . Al momento non
venderanno il 42% che rimane loro di Sofora. Andrian
Werthein, però, non esclude nulla: «Se Sofora andrà
bene, ne seguiremo lo sviluppo. Ma da imprenditori
valuteremo in futuro quali opportunità si
presenteranno». A Bernabè il compito di convincere gli
argentini: «Prevediamo di investire 10mila milioni di
pesos (poco meno di 2 miliardi di euro) nel corso
prossimi anni per la dotazione infrastrutturale del
Paese».
[15-10-2010]
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TELECOM:
OK A BREVETTO EUROPEO PER RETE MOBILE QUARTA
GENERAZIONE...
(Adnkronos) - Telecom Italia ha
ottenuto dall'Ufficio Brevetti Europeo l'approvazione di
un brevetto per una propria soluzione tecnologica
riguardante la rete radiomobile Lte, della quale ha
avviato recentemente i test conclusivi a Torino. E' la
stessa societa' ad annunciarlo in una nota.
La
soluzione sviluppata da Telecom Italia Lab - il centro
di ricerca e innovazione del Gruppo - e sottoposta
all'Ufficio Brevetti Europeo e' entrata a far parte
dello standard EPS (Evolved Packet System), ovvero la
tecnologia di rete sulla quale si baseranno i servizi di
quarta generazione. In particolare, si tratta di
un'architettura di rete che consente un accesso efficace
degli utenti alla rete mobile anche attraverso
connessioni senza fili diverse da quelle tipiche della
rete mobile stessa, come ad esempio il wif
15.10.10 |
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FORSE OGGI L'ACCORDO PER LA FUSIONE VIMPELCOM-WIND...
Da "il
Giornale" - L'operatore telefonico russo
Vimpelcom e il magnate egiziano Naguib Sawiris
potrebbero annunciare già oggi che sono vicini a un
accordo per la fusione dei rispettivi asset telefonici,
Wind compresa. Lo riferisce l'agenzia «Bloomberg»,
citando due fonti vicine al dossier, secondo le quali
non è comunque detto che l'accordo venga raggiunto. Le
parti avrebbero discusso per 4 settimane la transazione
che ha l'obiettivo di dare vita a una compagnia del
valore di oltre 25 miliardi di dollari. Teatro
dell'intesa potrebbe essere l'appuntamento del 6 ottobre
in Algeria, in occasione della visita del presidente
russo Dmitry Medvedev.
Sawiris diventerebbe un significativo azionista di
minoranza della nuova società, che comprenderebbe il 51%
di Orascom e l'italiana Wind, con una base clienti
totale di oltre 200 milioni di persone. Il finanziere
egiziano, solo poche settimane fa, aveva ribadito
l'impegno del suo gruppo in Italia: «Siamo e saremo
investitori a lungo termine sul mercato italiano», aveva
affermato al management di Wind per il quinto
anniversario dell'acquisizione.
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WIND-FASTWEB ALL'ASSALTO DI TELECOM PER I DOPPI
PREZZI...
M. Sid. per il "Corriere
della Sera"
-
Il documento è del 23 giugno scorso, non recentissimo
dunque. Ma il provvedimento dell'Antitrust n. 21277,
caso Wind-Fastweb sulle condotte di Telecom Italia,
acquista una maggiore valenza «probatoria» ora, nel
quadro delle polemiche seguite ai rincari sull'unbundling
- in sostanza il costo dell'affitto della rete dell'ex
monopolista da parte degli operatori alternativi - che,
secondo la valutazione di Deutsche Bank, genereranno 200
milioni di benefici solo grazie agli ultimi aumenti. Per
adesso l'authority guidata da Antonio Catricalà ha
accettato le segnalazioni da parte dei due gruppi
telefonici avviando l'istruttoria volta ad accertare le
eventuali violazioni.
Dunque: per legare le due matasse bisognerà attendere la
fine del procedimento in agenda «prima del 30 giugno
2011». Ma nel frattempo c'è un passaggio che merita di
essere registrato perché, se fosse comprovato, potrebbe
avere il proprio peso sulla polemica. Nella sostanza la
tesi dei due accusatori è che il gruppo Telecom adotti
tariffe per i clienti business e della pubblica
amministrazione fortemente scontate (anche del 69%)
nelle aree aperte all'unbundling dove il gruppo deve
affrontare la piena concorrenza degli altri (in sostanza
lasciandoli fuori dai giochi).
Le
due compagnie mettono nero su bianco il caso Firenze:
un'offerta fatta da Telecom al comune fiorentino il 16
marzo del 2009 prevedeva canoni di accesso al prezzo di
5,97 euro «ovvero ad un livello inferiore del 30%
rispetto al corrispondente prezzo all'ingrosso praticato
ai concorrenti per la sola componente del canone mensile
Ull, che ammonta a 8,49 euro al mese».
Secondo Fastweb, addirittura, il prezzo di 5,97 euro al
mese sarebbe «insufficiente a coprire anche i soli costi
di rete». Più o meno, l'accusa è, dunque, di dumping.
Sul merito si esprimerà l'authority. Ma se ce n'era
bisogno anche da questo si capisce che tra cantieri
aperti, promesse di modernizzazione, banda larga e
disfida sui prezzi, la partita delle infrastrutture di
nuova e vecchia generazione è ormai chiave per lo
sviluppo delle telecomunicazioni del Paese.
10.10.10 |
- TELECOM CEDE ELETTRA A FRANCE TELECOM...
Da "La
Stampa"
-
Telecom Italia cede il 70% di Elettra Tlc, azienda che
effettua manutenzione a cavi sottomarini, a France
Telecom per un prezzo, a quanto si apprende, di 44,9
milioni di euro sulla base di un valore d'impresa di 20
milioni. France Telecom ha rilevato il restante 30% di
Elettra da Ftt Investments.
01.10.10 |
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Vento contrario per wind - a rischio l’opa matrimoniale
tra la russa VimpelCom e l´italiana Wind: Moody´s
declassa Orascom per la semestrale negativa. Veto
dell´Algeria - Ma se Sawiris ha le sue gatte da pelare,
anche VimpelCom dovrà convincere la norvegese Telenor
(suo secondo azionista al 36%), poco incline a farsi
diluire troppo - tutto sulla sawiris dinasty...
1
- A RISCHIO L'OPA MATRIMONIALE TRA LA RUSSA VIMPELCOM E
L´ITALIANA WIND
sara bennewitz per
la Repubblica
Le
prove di matrimonio tra la russa VimpelCom e l´italiana
Wind procedono, nonostante il Ferragosto. Il mercato che
giovedì aveva fortemente punito il colosso presieduto da
Mikhail Fridman (-8% in una sola seduta) ieri è tornato
a scommettere sul gruppo quotato a Wall Street (con
rialzi attorno al 3% a 16 dollari dopo metà seduta) che
studia un´integrazione con l´egiziana Orascom e con
l´operatore romano.
Tuttavia l´operazione è complessa, e non solo perché si
tratta di un menage à trois. Andranno rinegoziati la
maggior parte dei debiti dei tre gruppi, che in totale
ammontano a 26 miliardi di dollari, inoltre dovrebbe
essere lanciata un´Opa sul 49% di Orascom che è quotata
in Borsa al Cairo (previo un parere ad hoc delle
autorità egiziane); infine alcuni governi africani
potrebbero opporre il loro veto.
Primo fra tutti quello algerino, che già tre mesi fa
aveva bloccato le trattative tra il magnate egiziano
Naguib Sawiris e Mtn. Se l´Algeria non ha voluto che il
suo primo operatore mobile finisse sotto il controllo
del colosso sudafricano Mtn, difficilmente sarà ben
disposta a scendere a patti con il secondo operatore
russo, a meno che le attività locali non vengano escluse
dall´operazione.
Tuttavia proprio la filiale di Algeri, rappresenta buona
parte della redditività di Orascom, pertanto la
trattativa presenta non poche incognite.
In
vista delle manovre finali sul dossier, cade una tegola
forse inattesa. Dopo la deludente semestrale pubblicata
giovedì, Moody´s ha reso noto che potrebbe abbassare il
suo giudizio sulla qualità del debito di Orascom, che ha
sempre più bisogno di reperire nuova finanza. Ma se
Sawiris ha le sue gatte da pelare, anche VimpelCom dovrà
convincere la norvegese Telenor (suo secondo azionista
al 36%), poco incline a farsi diluire troppo.
Se
la fusione con il 100% di Wind e il 51% di Orascom
venisse conclusa usando come moneta di scambio solo le
azioni di VimpelCom, si stima che i russi di Alfa
calerebbero dal 45 al 35%, i norvegesi di Telenor dal 36
al 27% e la Weather di Sawiris avrebbe il 23%. Per
questo non è affatto da escludere un pagamento misto,
con carta e azioni russe.
2
- TE LO DO IO SAWIRIS
La Stampa
Anche quest'anno nella classifica dei primi dieci
miliardari d'Africa, ritagliata sui dati di Forbes, lui
c'è. E soprattutto non è da solo. Assieme a Naguib
Sawiris, 56 anni, una moglie e quattro figli, una
passione dichiarata per il tango e una assai più
esplicita per gli affari che si traduce in un valore
personale di 2,5 miliardi di dollari, ecco nella top-ten
anche il padre Onsi e i fratelli Nassef e Samih.
Al
capofamiglia e a Nassef, il figlio più giovane, le
costruzioni; a Samih gli hotel; al primogenito Naguib,
che dopo gli studi in Svizzera si è conquistato i
galloni sul campo, le telecomunicazioni. Quell'impero
che si chiama Orascom e Wind e che proprio in questi
giorni è al centro della possibile cessione ai russi di
VimpelCom.
I
Sawiris, insomma, si prendono in blocco, così come in
blocco sorgono al Cairo i grattacieli di 32 piani con
cupole dorate che rappresentano al tempo stesso la punta
più avanzata della tecnologia edilizia del gruppo e la
sede del suo quartier generale.
Dall'ufficio di Naguib al ventiseiesimo piano - racconta
chi c'è stato - si gode una vista favolosa sulla città e
si tocca con mano un potere che che ha conquistato una
buona fetta dell'economia egiziana ma si spinge molto
più in là, verso l'Africa, Asia e Medio Oriente.
I
Sawiris arrivano infatti anche dove altri imprenditori -
è il caso dell'Iraq dove proprio Naguib ha cercato negli
ultimi anni di sviluppare il business della telefonia, o
della Corea del Nord - faticano ad avventurarsi. E poi,
come ha ricordato di recente l'Economist in un articolo
sulle nascenti multinazionali egiziane, attività che
vanno dal resort in Svizzera alle basi dell'esercito Usa
in Afghanistan: con un valore combinato di 13 miliardi
di dollari assieme i quattro Sawiris fatturano
all'estero, nel solo settore delle costruzioni, l'80%
fuori dai confini dell'Egitto.
Ma
per il cristiano copto ortodosso Naguib - che tre anni
fa si è ritrovato anche vittima di una «fatwa» islamica
per aver criticato il peso crescente della religione in
Egitto - è l'avventura a Ovest, specie verso la Grecia,
a essere oggi come oggi la più rischiosa.
Wind Hellas, la società greca di telecomunicazioni. che
è già stata una volta sull'orlo del fallimento a fine
2009 e poi fortunosamente ristrutturata, rischia adesso
di nuovo di finire in «default» e soprattutto i suoi
conti appesantiscono al salute della controllante
Weather - che nel 2009 ha perso 745 milioni di euro
contro un utile di 2,68 miliardi un anno prima - e
mantengono il suo indebitamento sul livello non
indifferente di 15 miliardi di euro.
Anche le attività italiane, dove Wind ha chiuso l'ultimo
semestre in utile, sebbene assai ridotto rispetto allo
stesso periodo del 2009, contribuiscono al debito
complessivo: alla scadenza di gennaio 2012 Sawiris dovrà
restituire tra l'altro 2 miliardi di euro tre fondi di
private equity che nel 2007 aiutarono la sua scalata per
il controllo totale della compagnia telefonica
tricolore.
La
partita non è delle più semplici e il clima
macroecnomico non aiuta: consumi in calo, banche assai
più attente e concedere finanziamenti, grandi
investitori che vogliono rientrare in possesso dei loro
capitali. Bella sfida per il «consummate dealmaker» -
come lo definisce Forbes - l'esperto negoziatore, che
vorrebbe la pace in Medio Oriente anche perché così
farebbe meglio il suo business e che negli ultimi anni
ha cercato di scollarsi di dosso l'etichetta di grande
finanziatore di Yasser Arafat che proprio lui si era
appiccicato con orgoglio.
«La gente pensa che a me piacerebbe essere acquisito da
una delle Vodafone del mondo - raccontava ormai qualche
tempo fa a Business Week - ma la mia ambizione è essere
una delle Vodafone di questo mondo». Si vedrà adesso,
alla prova del debito e delle possibili offerte che
arrivano da Mosca, se il primogenito di Onsi Sawiris
deciderà di crescere ancora da solo o dovrà invece
vendere.
[14-08-2010]
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Non brilla piu’ la stella di Sawiris, il Faraone
dei telefonini che dopo aver costruito un impero
in Nord Africa voleva dare l’assalto all’Europa
– a forza di affidare a parenti ed amici
l’amministrazione delle varie telecom, Il
risultato e’ che l’impero Orascom non ha piu’ un
risultato positivo in nessun paese - E ora ci si
mette pure Mubarak, eterno padrino politico di
Sawiris, a sentirsi malato e vecchio - Anche la
Sfinge delle Piramidi e’ molto perplessa…
DAGOREPORT
Non brilla piu' la stella di Sawiris, il Faraone
dei telefonini che dopo aver costruito un impero
in Nord Africa voleva dare l'assalto all'Europa.
Nel 2005 è entrato in scena con la scalata a
Wind il terzo operatore telefonico italiano.
Dopo quell'operazione la volonta' di Naguib
Sawiris sembrava aver trovato un terreno fertile
per un'espansione irresistibile.
Con l'integrazione di Wind alla Holding Egiziana
Orascom - proprietaria di operatori telefonici
in Egitto, Algeria,Tunisia, Pakistan, Iraq -
Sawiris mirava ad annettere i multipli
finanziari di capitalizzazione propri della
telefonia europea a quelli, molto piu deboli,
dei mercati nordafricani.
Oltre allo shopping per le strade di Roma,
Naguib Sawiris aveva dunque interessi molto più
materiali e meno frivoli. A Wind segui' subito
dopo Wind Ellas, operatore cellulare greco,
aqcuisito nel 2006. Seguirono anni di bella vita
occidentale con trionfali interviste ai
rotocalchi, tra Roma, Parigi (sede di Orascom) e
Atene.
Che cosa è successo, negli ultimi tempi? Che
tutte le societa' acquisite (con il leverage buy
out, cioè a debito) da Sawiris, dopo una fase
iniziale di studio dell'azienda, sono state
sottratte ai managent locali e affidate a
persone vicine alla famiglia Sawiris. La stessa
politica adottata in Nord Africa è stata
praticata nelle realtà aziendali europee. Così
in Wind, dove il management di Fabrizio Bona
(ora in Telecom) e' stato messo nell'angolo e
nelle condizioni di uscire nel 2009 e la
direzione affidata a Ossama Bessada, vicino al
Faraone, mentre Bichara, ex direttore fisso di
Wind, prendeva le redini di tutta Orascom.
E qui inizia i guai, come in Grecia, anch'essa
affidata a parenti e amici.
Il risultato e' che Orascom non ha piu' un
risultato positivo in nessun paese africano. La
Wind Ellas va in default e si rende necessario
per ben due volte il soccorso delle casse Wind.
Ora i concorrenti dicono che anche Wind
(nonostante una martellante campagna
pubblicitaria) stia perdendo traffico e clienti
a favore di Vodafone e la stessa Tim, tornata
aggressiva proprio sui segmenti di mercato cari
a Wind: giovani ed etnici.
E a luglio il fisco italiano ha chiesto
giustizia di tasse non pagate nelle operazioni
Orascom su Wind. All'orizzonte c'e' inoltre
l'appuntamento drammatico del 2012 quando
scattera' il pagamento del debito per le
operazioni di leverage sulla stessa Wind. E ora
ci si mette pure Mubarak, eterno padrino
politico di Sawiris, a sentirsi malato e
vecchio. Anche la Sfinge delle Piramidi e' molto
perplessa.
[02-08-2010]
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ALIERTA È ’VIVO’, BERNABÉ È ’MORTO’ - PAGANDO UN PREZZO
STRATOSFERICO (7,5 MILIARDI DI EURO PER IL 30% DI VIVO
IN MANO AL PARTNER PORTOGHESE), IL PRESIDENTE DI
TELEFONICA ALLA FINE HA OTTENUTO QUELLO CHE VOLEVA - LA
PRESA DELLA BRASILIANA VIVO È DESTINATA AD AVERE
CONTRACCOLPI SUI RAPPORTI CON TELECOM ITALIA - DI CERTO
le motivazioni a un’integrazione più spinta con il
gruppo guidato da BERNABÉ SI SONO DI MOLTO
AFFIEVOLITE....
Antonella Olivieri per "Il
Sole 24 Ore"
Cesar Alierta alla fine ha ottenuto quello che voleva.
Pagando un prezzo stratosferico (7,5 miliardi di euro
per il 30% di Vivo in mano al partner portoghese), il
presidente di Telefonica ha assicurato al gruppo la
possibilità di competere ad armi pari nel mercato più
promettente dell'America Latina.
Armi pari anche rispetto all'acerrimo rivale, il gruppo
del magnate messicano Carlos Slim, che in Brasile ha già
iniziato l'integrazione fisso-mobile con le società che
già controllava integralmente. Se ha ragione chi, come i
portoghesi, sosteneva che le sinergie sprigionabili
dalla combinazione Vivo-Telesp (l'operatore fisso dello
stato di San Paolo in mano agli spagnoli) sono ben
superiori ai 2,7 miliardi stimati dagli analisti,
Telefonica potrà forse dire di aver fatto comunque un
buon affare.
Ma
anche Portugal Telecom, un «nano» rispetto al gigante
spagnolo, ha portato a casa quello che voleva.
Combattendo con grinta, e con l'aiuto determinante del
governo di Lisbona che non ha esitato a calare la dubbia
carta della golden share, ha ottenuto di restare
agganciato all'ex colonia.
Oltretutto con un ruolo non di secondo piano, dal
momento che reinvestirà poco più della metà (3,7
miliardi di euro) dell'assegno che incasserà da
Telefonica per acquistare il 22,4% di Oi, vale a dire il
"campione nazionale" nato sotto la benedizione del
governo Lula, riconoscendo però un multiplo pari a circa
6 volte l'Ebitda che è quasi doppio rispetto al valore
di Borsa.
Sul mercato brasiliano, dunque, tutti quanti - tranne la
new entry Vivendi - sono posizionati per competere sul
terreno combinato fisso-mobile. Un discorso che vale un
po' meno per Telecom Italia. Fino a qualche anno fa,
oltre che direttamente con il mobile di Tim, era
presente anche nel capitale dell'operatore fisso Brasil
Telecom.
Partecipazione che era stato poi "costretta" a
liquidare, a cifre non certamente paragonabili alle
attuali quotazioni, consentendo così di fatto la fusione
con Oi-Telemar che ha portato appunto alla "rinascita"
del campione nazionale, dieci anni dopo la
privatizzazione che aveva spezzato il tre tronconi l'ex
monopolista (il terzo troncone è Telesp).
Un
anno fa, dunque, Telecom è rientrata nel fisso,
attraverso il segmento long distance, rilevando con
un'acquisizione carta contro carta Intelig, che ora sta
integrando con Tim Brasil. Ma, necessariamente, per
Telecom l'accento resta sul mobile che costituisce il
punto forte della sua strategia in Brasile.
Ora, la mossa di Alierta su Vivo è destinata ad avere
contraccolpi sui rapporti con Telecom Italia? C'è chi
scommette di sì. Telecom è stata sorda alle sirene
lusitane che la invitavano ad aggiungersi al tavolo
delle trattative brasiliane, evitando di fatto di
intralciare i piani dell'azionista spagnolo. Di certo le
motivazioni a un'integrazione più spinta con il gruppo
guidato da Franco Bernabé, di cui si discuteva nella
prima parte dell'anno, si sono di molto affievolite.
In
Brasile, infatti, le autorità locali non consentirebbero
mai un consolidamento tra Vivo e Tim Brasil che anzi,
per disposizioni regolamentari dell'Anatel (l'Authority
delle tlc) e del Cade (l'Antitrust), sono tenute a una
rigida separazione delle rispettive attività. Quanto al
mercato domestico, la vicenda Portugal Telecom ha
dimostrato che è ancora arduo intervenire a gamba tesa
nel campo "sensibile" delle telecomunicazioni, se i
governi non sono d'accordo.
Da
qui a ipotizzare che Telefonica possa mollare la presa
su Telecom, però ce ne passa. Sulla partecipazione in
Telco, pur con un prezzo di carico svalutato a 2,2 euro,
la minusvalenza potenziale per Telefonica, ai valori di
Borsa attuali che oscillano intorno a 1 euro, è comunque
superiore a 1,5 miliardi. Uscire dalla holding
significherebbe contabilizzare senza scampo la perdita.
A
meno che il mercato inizi a "prezzare" il valore occulto
di Tim Brasil e si trovi qualcuno disposto a riconoscere
agli spagnoli lo stesso premio sulla quota in Telecom.
Comunque difficilmente la questione si porrà prima di
aprile quando ci sarà la prima finestra d'uscita
consentita dal nuovo patto Telco.
29-07-2010]
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C'È UN MANAGER A MILANO CHE IN QUESTE ORE STA
VIVENDO MOMENTI DIFFICILI. È ALBERTO LINA
C'è un manager a Milano che in queste ore sta vivendo
momenti difficili. È Alberto Lina, il 69enne e barbuto
ingegnere che dopo aver lavorato all'Iri, Techint,
Pirelli e Impregilo, nel 2009 ha preso la guida di
Sirti, la società che opera negli impianti di
telecomunicazione.
Per questa azienda che un tempo faceva parte della Stet
e adesso è controllata dalla holding Hiit è in ballo
un'operazione di salvataggio per i 400 milioni di debiti
incagliati che l'hanno portata sull'orlo dell'abisso.
Gli azionisti di Hiit è gente del calibro di Claudio
Sposito (Clessidra), Benetton (21 Investimenti),
Braggiotti (Euraleo), Rocca (Techint) e l'ex-presidente
di Sirti Gianni Chiarva. Costoro, tutti insieme, hanno
dovuto prendere atto che il loro investimento di 2 anni
fa in Sirti per 350 milioni oggi vale a mala pena 25
milioni (il 93% in meno).
L'azienda ha avuto un momento glorioso nell'ottobre 2007
quando sembrava che avesse vinto la gara per i sistemi
informatici delle Ferrovie, ma poi l'esito fu annullato
dal Consiglio di Stato per le procedure poco limpide
denunciate dai concorrenti. Questa mattina alle 10,30 si
è riunito il consiglio di amministrazione di Banca Imi e
domani è convocato quello di BancaIntesa per approvare
un accordo con i fondi che hanno elargito quattrini al
barbuto Lina e alla holding che detiene il 100% della
società.
Nel fine settimana Miccichè e BancaIntesa hanno alzato
la voce con i fondi creditori e venerdì pomeriggio poco
prima delle 16 la banca di Corradino Passera per bocca
dello studio "Borghesi, Colombo & Associati" sembra aver
modificato unilateralmente gli accordi già presi e
sottoscritti per chiudere la partita. Ma i fondi, quasi
tutti stranieri e quindi poco avvezzi ai meccanismi
casarecci e corporativi italiani, hanno fatto saltare il
tavolo e non accettano le condizioni emesse dalle
banche.
A
tremare insieme al barbuto Lina ci sono i prestigiosi
membri del consiglio di amministrazione (tra questi
Filippo Aleotti, Rosario Bifulco, Sergio Carbone,
Alessandro Foti, ecc.) che temono il commissariamento da
parte di qualche zelante magistrato che ha già acceso un
faro su quest'altro pezzo meraviglioso della storia
industriale italiana.
31.07.10 |
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IL
GIOCO DEI TRE TAVOLI...
Giovanni Pons per "la
Repubblica"- Strano modo di operare,
quello del governo, nei confronti della Telecom. Prima
si inserisce di forza nella trattativa tra azienda e
sindacati sugli esuberi di personale senza mettere sul
tavolo alcun ammortizzatore sociale. In cambio, però, il
viceministro Romani fa sapere che i licenziamenti si
possono fare se Telecom accetta di partecipare agli
investimenti sulla rete a banda larga proposta dai suoi
concorrenti. Una "proposta indecente".
E sullo sfondo spunta il terzo
tavolo del do ut des: le frequenze per allargare la
banda della telefonia mobile. Romani vorrebbe requisire
quelle in parte inutilizzate delle tv locali e metterle
a gara, come ha fatto la Germania. E poi indirizzare le
risorse verso quella rete di cui si è fatto promotore
escludendo la Telecom. Un gioco dei tre tavoli che
finora non ha prodotto alcun risultato.
23-07-2010]
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|
UNO FUORI E TRE DENTRO IN TELECOM...
Dal "Giornale"
- Qualche spostamento in casa Telecom.
Ridefinito intanto l'organigramma della controllata
Telecom Italia Sparkle, dove è stato nominato
amministratore delegato Paolo Ferrari. La società che è
stata oggetto delle attenzioni giudiziarie da parte
della Procura di Roma, insieme a Fastweb, aveva
recentemente rischiato un pericoloso commissariamento.
Esce invece
di scena Luca Tomassini (ex socio di Bernabè - in Xaltia)
il visionario responsabile del progetto Cubovision (il
cubetto tecnologico e democratico come lo aveva definito
Bernabè presentandolo a dicembre dell'anno scorso) che
evidentemente è stato considerato troppo visionario,
visto il flop del nuovo apparecchio sul mercato. Due
novità riguardano anche la comunicazione con i media.
Rientra a breve dal Brasile, dove era capo ufficio
stampa, Carlo De Martino. Mentre si rafforza l'ufficio
dei rapporti con la stampa estera: è stata infatti
assunta Francesca Valagussa, molto gradita al big boss
della comunicazione, Carlo Fornaro.
23.07.10 |
|
1-
TELECOM, QUANDO L'ETICA VA IN VACANZA RIMANE SOLO LA COTICA DEI
LICENZIAMENTI (OVVIAMENTE SE NE FARÀ CARICO IN GRAN PARTE LO
STATO)
Gli uscieri di TelecomItalia avevano capito subito che Franchino
Bernabè non si sarebbe prestato a fare il macellaio dei suoi
51.873 dipendenti. E quando il presidente del Gruppo, il conte
piemontese Gabriele Galateri di Genola, ha tirato fuori la
parola inglese "must" per giustificare il piano di esuberi, si
sono fatti delle grosse risate.
Per gli
uscieri il piano annunciato a freddo la settimana scorsa da
Franchino, è sembrata fin dall'inizio una moneta di scambio per
ottenere dal governo contropartite sulla banda larga e
assicurazioni che la Rete resterà saldamente nelle mani di
Telecom.
Forse però
gli uscieri sbagliano se pensano che il manager di Vipiteno
possa ritirare il piano delle "eccedenze" che ieri è stato
discusso con l'esile ministro Sacconi, i sindacati e quel Paolo
Romani che non prenderà mai il posto di Scajola allo Sviluppo
Economico. Sono convinti che in fondo Bernabè abbia un cuore
tenero e ricordano la lettera del 5 marzo scorso inviata a tutti
i dipendenti dopo le vicende Sparkle e Fastweb in cui Franchino
si diceva "profondamente turbato perché nulla giustifica il
sacrificio dell'etica".
Questa
volta l'etica se ne andrà in vacanza come dimostra la lettera
spedita venerdì scorso dai piani alti di Telecom con il numero
di protocollo 0004495, e accompagnata da un allegato di 91
pagine che in modo analitico indica gli esuberi della direzione
generale e di tutte le città italiane.
In questo
caso però Bernabè non ha firmato il documento che gli uscieri
hanno subito girato a Dagospia. In calce alla lettera che
precede il piano dei 3.700 esuberi c'è infatti la firma del
direttore del personale, Antonio Migliardi. Costui è un
calabrese di 52 anni dalla testa calva che dopo aver lavorato
dal '91 al '98 in Sip ha seguito Giancarlo Cimoli alle Ferrovie
dello Stato. Quando Cimoli fu cacciato con la famosa
liquidazione miliardaria, lo ha seguito in Alitalia dove ha
provato a massacrare i piloti.
In quello
che dovrebbe essere l'antipasto per ridurre entro il 2012 almeno
6.800 dipendenti, Dagospia ha scoperto dettagli curiosi. Nello
staff di Bernabè, che comprende le aree Finanza, Risorse Umane,
Security e Public Affairs, saltano 14 degli 89 addetti alle
relazioni esterne, mentre nella Security, dove il dopo-Tavaroli
è curato da 104 dipendenti, andrebbero a casa soltanto 4 unità.
Al di là di questi dati colpisce la riduzione dei lavoratori
impegnati nelle aree top clients e telefonia fissa, mentre un
drastico taglio di 198 unità scatterà anche nell'Information
Technology.
Dietro la
faccia del calvo Migliardi, spunta il volto da bravo ragazzo di
Franchino Bernabè, un manager che in nome dell'etica e
dell'efficienza vuole imitare Sergio Marpionne.
17.07.10 |
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FERRARI AD SPARKLE - TELECOM, DOMANI L'INCONTRO COL GOVERNO...
Da "la Stampa" -
È fissato per domani al ministero dello Sviluppo l'incontro fra
Telecom e sindacati per scongiurare i 3.700 licenziamenti
annunciati e per i quali sono già partite le lettere di avvio
della procedura.
In passato
in casi analoghi la soluzione brutale del licenziamento era
stata evitata ricorrendo all'accompagnamento alla pensione o ai
contratti di solidarietà. Ieri il presidente di Telecom,
Gabriele Galateri di Genola, ha detto che «il discorso è appena
cominciato, vediamo» e questo lascerebbe intendere che i margini
per trattare ci sono.
Il
ministro del Lavoro Maurizio Sacconi dice che «la premessa per
il dialogo sono il ritiro o la sospensione di questa
iniziativa». I sindacati protestano con particolare forza perché
in Telecom è in atto una crisi aziendale, anzi le lettere di
licenziamento arrivano dopo la distribuzione del dividendo agli
azionisti, cosa che i lavoratori bollano come «una
contraddizione».
Intanto,
si prepara la riorganizzazione del vertice di Sparkle, la
controllata Telecom. Oggi è in programma una riunione del cda
che dovrebbe nominare Paolo Ferrari come nuovo amministratore
delegato. Il manager, ex ad di Hansenet, è direttore generale di
Telecom Italia Deutschland.
12,07.10 |
TELECOM ITALIA IN CALO IN BORSA, IN ARRIVO 3700
LICENZIAMENTI...
Da Borse.it -Avvio d'ottava all'insegna dei ribassi per
Telecom Italia a Piazza Affari. Il titolo del gruppo telefonico
guidato da Franco Bernabè cede quasi lo 0,7% a 0,9445 euro per
azione. Telecom Italia ha avviato le procedure che dovranno
portare alla riduzione di 3.700 posti di lavoro (domestici)
entro giugno 2011. "Ci aspettiamo che l`ulteriore azione dei
costi accompagnata questa volta dalla stabilizzazione dei
ricavi, consentirà ebitda stabili di buona visibilità -
rimarcano gli analisti di Equita in una nota diffusa questa
mattina - Le nostre stime già recepiscono la riduzione di
personale oggetto della trattativa".
10.07.10 |
MARETTA
ANCHE IN TELECOM...
Enrico
Marro per "Corriere Economia" - Acque agitate anche in Telecom.
Sempre per venerdì 9 i sindacati delle telecomunicazioni di
Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero nazionale di 8
ore. A fronte di utili distribuiti «in larga misura ai propri
azionisti, pari a 1,5 miliardi nel 2009 - attacca il segretario
confederale della Cgil,
Fabrizio
Solari - il gruppo Telecom diminuisce gli investimenti, appalta
sempre di più lavoro all'esterno, si riorganizza disintegrandosi
in diverse società settoriali e presenta un piano di esuberi
che, in aggiunta a quelli già dichiarati negli ultimi due anni,
porta a un totale di 13.500 lavoratori».
Per
giovedì e venerdì 15 e 16 luglio il leader della Cisl, Raffaele
Bonanni , ha convocato all'hotel Ergife di Roma la Conferenza
nazionale sulla contrattazione, praticamente un'adunata generale
dei dirigenti, quadri e delegati che saranno impegnati nei
prossimi mesi nella contrattazione aziendale e territoriale.
Il
piano di Bonanni prevede un grande impegno sulla formazione dei
sindacalisti e uno spostamento di risorse economiche a favore
delle strutture della Cisl aziendali e regionali, una sorta di
riforma organizzativa in senso federalista per spingere la fase
due del nuovo modello contrattuale, cioè la effettiva diffusione
della contrattazione azienda per azienda, che dovrebbe essere
spinta anche dal rafforzamento, voluto dal ministro del Lavoro
Maurizio Sacconi, degli incentivi fiscali contenuti nella
manovra in discussione in Parlamento.
10.07.10 |
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TELECOM: DENUNCIA A PROCURA ROMA PER DIVULGAZIONE ATTI ISPEZIONE AGCM ...
(Adnkronos)
- Telecom Italia ha dato mandato ai propri legali perche'
presentino una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma in
merito alla 'diffusione sulla stampa di atti riservati (verbale
di ispezione e documenti allegati) relativi all'ispezione nelle
proprie sedi da parte dell'Autorita' Garante della Concorrenza e
del Mercato con l'ausilio della Guardia di Finanza, nell'ambito
dell'istruttoria' dell'Antitrust avviata nei giorni scorsi per
ipotesi di abuso di posizione dominante su denuncia di Fastweb e
Wind.
E' quanto
si legge in una nota della societa' che sottolinea come 'la
divulgazione degli atti relativi all'ispezione sia in grado di
arrecarle grave danno in quanto tali atti contengono
informazioni e dati estremamente sensibili e rilevanti per le
attivita' dell'azienda'. Telecom Italia ribadisce 'la propria
completa collaborazione con l'Agcm per fornire tutta la
documentazione e le informazioni necessarie allo svolgimento
dell'istruttoria e per dimostrare la totale infondatezza delle
lamentele su presunti comportamenti illegittimi avanzate da
operatori alternativi
10.07.10 |
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-
L'INFANTILE RITORSIONE DI BERNABé
Avviso ai
naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Franchino
Bernabè ha tagliato la pubblicità al settimanale "Panorama" che
la settimana scorsa gli aveva fatto le pulci sulla sua gestione
a TelecomItalia.
Il manager
di Vipiteno non ha letto la ricerca condotta da due professori
dell'università di Pavia (Marco Gambaro e Riccardo Puglisi) che
dopo aver spulciato 56mila articoli pubblicati in due anni da 6
quotidiani su 13 società quotate, sono arrivati alla conclusione
che gli investimenti pubblicitari servono a salvaguardare
l'immagine e gli interessi economici di un'azienda.
La
ricerca, che Dagospia ha letto con grande attenzione, dimostra
soprattutto che a beneficiare della spesa in pubblicità sono il
"Corriere della Sera" e la "Stampa" di Torino. Anche senza
leggere i risultati di questo studio, quella di Bernabè appare
una ritorsione infantile".
25-06-2010]
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PILERI
IN FUGA DAL DURO SCONTRO IN ATTO ALL'INTERNO DI CONFINDUSTRIA
SERVIZI TECNOLOGICI TRA LE ASSOCIAZIONI CHE RAPPRESENTANO LE
TELECOMUNICAZIONI (ASSTEL) E L'INFORMATICA (ASSINFORM).
Emma Marcegaglia sta volando al G20 di Toronto insieme a
Paoletto Scaroni.
I due
imprenditori saranno gli unici esponenti che accanto al
Cavaliere di Arcore rappresenteranno l'Italia industriale. Alle
spalle la Emma si lascia il dramma degli operai e delle piccole
imprese che aspettano da Giulietto Tremonti la semplificazione
delle procedure. E si lascia indietro anche una piccola grana
provocata in Confindustria da Stefano Pileri, l'ingegnere 55enne
che fino a pochi mesi fa guidava la Rete di Telecom.
A metà
dell'anno scorso Pileri, che da molte parti viene dato in quota
Opus Dei, è stato nominato alla presidenza della Federazione
Servizi Tecnologici di Confindustria, l'organismo che
rappresenta le aziende di telecomunicazioni, informatica e
media. Adesso l'ingegnere romano, dopo aver consultato la moglie
Manuela e i figli Diego e Arianna, ha deciso di abbandonare la
presidenza della Federazione, e il 1° luglio presenterà alla
Giunta le sue dimissioni.
La ragione
va cercata nel nuovo incarico che Pileri sta per assumere in
Italtel, l'azienda in crisi che le banche stanno salvando dal
fallimento con la richiesta di avere al vertice un tecnico
competente. Questo impegno sembra averlo convinto a fare un
passo indietro, ma altri motivi vanno cercati nel duro scontro
in atto all'interno di Confindustria Servizi Tecnologici tra le
associazioni che rappresentano le telecomunicazioni (Asstel) e
l'informatica (Assinform).
Da quando
è stato eletto nel giugno del 2009 alla presidenza il buon
Pileri (amico e consulente di Paolo Romani) è riuscito a
combinare poco o nulla, e soprattutto non ha sventato i colpi
che gli sono arrivati da Stefano Parisi e dai vecchi amici di
TelecomItalia, Galateri di Genola e Franchino Bernabè. Per la
sua successione corre il nome di Ennio Lucarelli, un brizzolato
imprenditore romano che dovrà tentare di tenere insieme i
giganti dei telefoni con le migliaia di imprese dell'informatica
e dei media.
26.06.10 |
TELECOM:
ANTITRUST AVVIA ISTRUTTORIA PER POSIZIONE DOMINANTE...
(Adnkronos)
- L'Autorita'
Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato
un'istruttoria nei confronti di Telecom per verificare se 'la
societa' abbia compiuto due distinti abusi di posizione
dominante finalizzati a ostacolare i concorrenti (Olo)
nell'offerta di servizi alla clientela finale. Il provvedimento,
notificato oggi nel corso di alcune ispezioni effettuate in
collaborazione con le Unita' Speciali della Guardia di Finanza,
e' stato adottato alla luce di alcune denunce presentate dalle
societa' Fastweb e Wind'. E' quanto si legge in una nota
dell'Antitrust.
28.06.10 |
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NON C'È
PACE PER TELECOM: PRIMA DI VOLARE IN BRASILE PER PARARE LE MOSSE
DI TELEFONICA, BERNABÉ DOVRÀ SEDERSI AL TAVOLO CONVOCATO DAL
VICEMINISTRO (SENZA SPERANZA) PAOLO ROMANI PER DISCUTERE DELLA
BANDA LARGA - SCENDONO LE QUOTAZIONI DI TOMMASINI, SALGONO
QUELLE DI STELLE - LE MOSSE DI SENTINELLI
Gli uscieri di TelecomItalia sono troppo indaffarati per seguire
la partita di oggi pomeriggio dove quel simpaticone di Marcello
Lippi si giocherà gli attributi.
A loro
interessa soprattutto il futuro del loro capo, Franchino
Bernabè, che a partire da lunedì sarà in Brasile per una
missione molto importante. A Rio de Janeiro i colleghi carioca
degli uscieri italiani stanno lucidando i pavimenti dell'ufficio
che si trova nel Blocco4 del quartiere Barra dove ha sede il
grattacielo che ospita gli uffici di Tim Brasil.
Qui
Franchino incontrerà i manager della controllata sudamericana e
dovrà prendere atto che Luca Luciani, il Napoletone che guida
con successo la controllata Tim Brasil, non ha nessuna
intenzione di tornare in Italia, tantomeno di soffiargli la
poltrona. Questa cazzata è stata messa in giro da chi vuole
creare zizzania dentro l'azienda in un momento in cui
l'attenzione dovrebbe essere rivolta soprattutto alle mosse dei
soci spagnoli di Telefonica.
È questa
la ragione principale che spinge il manager di Vipiteno a
sbarcare dalle parti di Ipanema. Gli uscieri gli hanno preparato
un ricco dossier al quale hanno aggiunto le notizie pervenute
ieri da Madrid sulla cessione che Cesar Alierta ha fatto a mani
amiche dell'8% di Portugal Telecom per 650 milioni.
L'operazione è un abile tentativo degli spagnoli per conquistare
l'operatore di telefonia mobile brasiliano "Vivo" che Telefonica
già possiede al 50% insieme a Portugal Telecom. Prima di salire
sull'aereo Bernabè dovrà però tener d'occhio anche quello che
sta avvenendo in Italia a proposito della Rete e di alcuni
manager. Oggi pomeriggio Telecom dovrà sedersi al tavolo
convocato dal viceministro (senza speranza) Paolo Romani per
discutere insieme agli altri operatori telefonici l'annosa
questione della banda larga.
Romani non
vuole perdersi la partita di calcio e ha avuto la felice idea di
indire l'incontro per le 18 nella sede del ministero in via
Veneto.
Questo
spostamento di orario facilita la partecipazione di Stefano
Parisi che stamane alle 9,30 ha aperto a Milano i lavori di un
Forum sulle telecomunicazioni promosso da Asstel, l'Associazione
di Confindustria di cui l'ex-capo di Fastweb è presidente.
È molto
probabile che l'incontro di oggi pomeriggio al ministero sarà
interlocutorio perché la distanza tra Telecom e gli altri
gestori dei telefoni è enorme. Prima o poi comunque Franchino,
che fino a pochi giorni fa aveva snobbato la mediazione politica
del pallido viceministro, dovrà scendere a patti e scegliere i
manager che dentro Telecom dovranno seguire la partita della
banda larga.
E qui gli
uscieri tengono d'occhio il termometro delle quotazioni degli
uomini che fanno parte del vertice aziendale. Secondo i rumors
che circolano nei corridoi, in bilico ci sarebbe Luca Tommasini,
responsabile Broadband, l'uomo che con grande enfasi alla fine
del 2009 ha lanciato "Cubo Vision" il dispositivo che doveva far
diventare la televisione uno strumento interattivo di contenuti
e di servizi web.
Dal punto
di vista commerciale l'operazione è stata un flop e le accuse
rivolte all'azienda veneta che doveva produrre il marchingegno
non sembrano sufficienti a salvare la poltrona di Tommasini, un
manager che aveva seguito Franchino anche nelle sue attività
private.
Sembrano
invece crescere le quotazioni di Giovanni Stella, il barbuto
vicepresidente di TelecomItalia Media che ieri ha annunciato
l'arruolamento di Chicco Mentana nel piccolo esercito de "La7".
Gli uscieri di Telecom si rifiutano di ammettere che i rapporti
del loro capo con il braccio destro Oscar Cicchetti si siano
leggermente raffreddati, e richiamano l'attenzione sulle mosse
che all'esterno dell'azienda sta facendo Mauro Sentinelli,
l'uomo indicato come un possibile successore di Bernabè.
Questo
ingegnere romano è entrato in Sip nel 1974 e ha fatto carriera
fino a diventare nel '99 direttore generale di Tim, poi nel 2005
ha sbattuto la porta accompagnato da strane voci sulla decisione
di lasciare l'azienda. Invece di restare con le mani in mano è
andato a lavorare in una società vicino a Pordenone che si
chiama Onda Communication ed è guidata da Michelangelo Agrusti,
fratello dell'Agrusti direttore delle Generali di Trieste.
Questa piccola azienda con 50 specialisti produce chiavette Usb
ad alta velocità, un prodotto che pare fosse già utilizzato da
Telecom quando Sentinelli lavorava nel Gruppo.
Nella sua
infinita miseria Dagospia ha appreso una notizia che fa rizzare
le orecchie perché si è saputo che Onda Communication di cui
Sentinelli è presidente sta per essere acquistata da
Engineering, la società romana di informatica.
A questo
punto gli uscieri si chiedono se per caso Sentinelli non voglia
sciogliere ogni vincolo di lavoro in vista di un ritorno nel
Gruppo che ha lasciato cinque anni fa. Qualcosa di simile fece
anche Franchino Bernabè quando vendette la sua Xaltia proprio a
Engineering prima di diventare amministratore delegato di
TelecomItalia.
28.06.10 |
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ITALTEL:
VENERDI' ASSEMBLEA SOCI, MANCA ANCORA L'OK DI ALCUNE
BANCHE...
Radiocor -
E' in agenda per giovedi' prossimo una riunione del consiglio di
amministrazione di Italtel a cui seguira' venerdi' l'assemblea
degli azionisti per l'approvazione del bilancio. Il via libera
dei soci presuppone che sia raggiunto l'accordo di
ristrutturazione. Mancano pero', secondo quanto risulta a
Radiocor, alcuni via libera al salvataggio del gruppo da parte
di alcune banche che hanno un limitato importo dei crediti. Si
tratta del gruppo Ubi (circa il 3% del totale), Arab Bank (1,6%)
e Banco Popolare (1,6%). I maggiori finanziatori del gruppo
UniCredit, Bpm e Ge Interbanca, invece, hanno gia' dato il via
libera a un finanziamento da 350 milioni di euro per il 93,5
dell'importo crediti delle banche. Per il salvataggio del gruppo
occorre il 100% dei si' degli istituti. I soci Telecom e Cisco
hanno dato alcune rilevanti garanzie per il futuro commerciale
del gruppo e hanno dato disponibilita' a sottoscrivere assieme
un aumento di capitale da 70 milioni.
10- GRANDI
MANOVRE SUI FUTURI VERTICI DI TELECOM... (COME TI BRUCIO
NAPO-LUCIANI)
Giovanni
Pons per "la Repubblica" - Sono già cominciate le grandi manovre
per la sostituzione dei vertici di Telecom Italia in scadenza
nell´aprile 2011. A lavorare dietro le quinte, come già avvenuto
lo scorso autunno, è sempre Cesare Geronzi che ora dalla tolda
di comando di Generali è il primo socio italiano in Telco, con
il 30,7%.
A
scalpitare per una promozione telefonica stavolta non è più
Stefano Parisi bensì Luca Luciani, ad di Tim Brasil da gennaio
2009. Luciani, famoso al popolo internet per la gaffe di
«Napoletone vincente a Waterloo», s´è presentato a Geronzi
grazie ai buoni uffici del dg Raffaele Agrusti e di suo fratello
Michelangelo, ex democristiano vicino a Martinazzoli e oggi
titolare della società Onda che fornisce a Telecom le chiavette
per i collegamenti al web.
Luciani
non ha fatto mistero di voler prendere il posto di Franco
Bernabè, magari affiancato in una posizione operativa
dall´esperto Mauro Sentinelli, guarda caso dal marzo 2009
presidente di Onda ed entrato nel cda Telecom lo scorso aprile
sostenuto dall´asse dei fratelli Agrusti. Luciani si vanta dei
buoni risultati di Tim Brasil ma non va dimenticato che fu lui
nel settembre 2008, a capo della divisione mobile di Telecom, ad
alzare le tariffe facendo perdere alla società clienti e
traffico.
Un´impasse
da cui ancor oggi non si riesce a uscire malgrado gli sforzi di
Fabrizio Bona, un ex Wind cui tocca risollevare le sorti di Tim.
Bisognerà poi vedere come procederà l´inchiesta giudiziaria
sulle sim card fasulle, che investe un periodo in cui Luciani
era responsabile della divisione incriminata. Dunque da qui ad
aprile se ne vedranno di belle nella certezza che le leve
operative di Telecom fanno gola a molti. E gli azionisti
Mediobanca, Generali e Intesa potrebbero avere visioni assai
diverse sul tema.
28-06-10 |
PER NAGUIB SAWIRIS NIENTE VACANZE IN GRECIA...
S. Fi. Per
"il Sole 24 Ore" - Sei mesi fa aveva disinnescato la mina Wind
Hellas. Ma Naguib Sawiris si trova la spina Grecia di nuovo nel
fianco. A dicembre, con un'abile speculazione finanziaria, il
magnate egiziano delle tlc era riuscito a evitare il dissesto
finanziario alla compagnia greca ex Tim Hellas, ricomprandone il
debito a metà prezzo. È servito a poco perché il tracollo
finanziario di Atene ha riportato l'allarme. I 356 milioni di
euro di bond Wind Hellas con scadenza 2013 quotano
pericolosamente a livelli di default (come segnale anche il
rating «C» di Fitch): tra i 5 e i 6 centesimi nei giorni scorsi.Le
misure di austerity varate da Atene hanno causato una caduta di
ricavi e utili per Wind Hellas, costringendola ad aprire una
trattativa coi creditori. L'unica strada è tentare una nuova
ristrutturazione del debito. I tempi stringono perché a fine
mese la compagnia greca potrebbe rompere, secondo le stime di
SocGen, i covenant su prestiti per 25 milioni ed entro luglio
vanno a scadenza 40 milioni. Non parlate a Sawiris di vacanze in
Grecia.
17 -
ENDESA LAMENTA GLI ARRETRATI DI MADRID...
Mi. C. per
"il Sole 24 Ore" - Endesa ha pesantemente criticato ieri la
politica energetica del Governo Zapatero. Il presidente Borja
Prado, in primo luogo, ha chiesto allo Stato il rimborso
immediato di circa 7,5 miliardi (crediti che aumentano di 150
milioni di euro al mese), relativi al contributo che le aziende
elettriche ricevono per coprire la perdita derivante dalla
vendita di energia a prezzo regolato.
In
secondo luogo si è scagliato contro il sistema spagnolo che ha
finanziato a dismisura lo sviluppo dell'energia rinnovabile: «un
lusso non abbordabile per una economia in crisi» come quella
spagnola. Insomma Endesa chiede a Zapatero che si faccia ordine
nel sistema elettrico e che si definiscano le regole (vedi anche
quelle del settore nucleare) per evitare le attuali distorsioni
del mercato. Nel frattempo l'andamento di Endesa nel primo
semestre è più che soddisfacente, così come le sinergie emerse
con la capogruppo Enel.
22-06-2010]
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TELECOM:
SOCIETA' CONFERMA NOTIFICA DA CORTE APPELLO ARGENTINA
(Adnkronos) -
Telecom Italia, su richiesta delle autorita' di mercato, con
riferimento a notizie di stampa pubblicate nel fine settimana,
conferma di aver ricevuto notifica dell'annullamento da parte
della competente Corte d'Appello argentina delle risoluzioni
Cndc 44/09, che prevedeva l'inibizione di Telecom Italia
dall'esercizio dei 'diritti politici' nel Gruppo Telecom
Argentina, e 123/08, che sospendeva l'esercizio e la cessione
della Call Option sulla partecipazione detenuta dal consocio in
Sofora Los Werthein.
L'annullamento suddetto non determina la revoca delle decisioni
giudiziali che, sugli stessi temi, hanno posto analoghi vincoli
a Telecom Italia, e che restano ad oggi ancora efficaci. La
Corte ha anche parzialmente annullato la risoluzione 4/09 della
Cndc, nella parte in cui analizzava la sussistenza di una
presunta concentrazione sul mercato argentino derivante
dall'Operazione Telco. La risoluzione permane invece efficace
laddove impone alle parti dell'Operazione Telco la notifica
della stessa all'antitrust locale.
28.06.10 |
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- LA
STORIA SI CAPOVOLGE PER LUCA LUCIANI. IL DIRIGENTE DI TIM CHE È
DIVENTATO FAMOSO IN TUTTO IL MONDO PER LE SUE NAPOLEONICHE GAFFE
SULLA STORIA POTREBBE DIVENTARE LA CARTA VINCENTE DI BERNABÈ IN
SUDAMERICA
Gli uscieri di TelecomItalia sono terribilmente indaffarati.
Lunedì
prossimo Franchino Bernabè partirà per il Brasile dove vuole
fermarsi almeno un paio di giorni per mettere a punto la
strategia dell'azienda in America Latina. È probabile che nelle
stesse ore incontri anche il Cavaliere di Palazzo Chigi che dopo
il G20 di fine settimana a Toronto, pare che abbia intenzione di
incontrare il presidente brasiliano Lula al quale ha dato buca
in un paio di occasioni.
Senza che
nessuno glielo abbia chiesto gli uscieri stanno preparando un
corposo dossier sulla presenza di TelecomItalia sul mercato
sudamericano, e non più tardi di sabato hanno esultato quando
hanno appreso la sentenza di un tribunale di Buenos Aires che ha
annullato i provvedimenti dell'Antitrust locale sul divieto di
vendere la partecipazione del 50% posseduto da TelecomItalia
nella holding Sofora che controlla TelecomArgentina.
Con questa
sentenza Franchino ritorna ad avere le mani libere e a sventare
gli appetiti dell'altro socio al 50%, il gruppo Werthein, che
oltre a un'infinità di ettari e di mucche, vuole controllare
(con la complicità del governo) il destino di TelecomArgentina.
Prima di
partire per la missione in Brasile, il vispo manager di Vipiteno
dovrà far buon viso e sedersi al tavolo convocato dal
viceministro Paolo Romani insieme a Vodafone, Wind, Fastweb e
Tiscali che premono per creare una società per la rete di nuova
generazione.
Franchino
ha snobbato la compagine composta da Bertoluzzo, Gubitosi,
Parisi e Renato Soru e ha definito l'idea di una newco per la
fibra ottica "un'operazione di pubbliche relazioni", ma quando
martedì scorso ha letto l'attacco del "Financial Times" che lo
accusava di essere un vecchio monopolista, ha capito che il
dogma dell'intoccabilità della rete non può essere difeso ad
oltranza.
Ciò non
significa che abbasserà la guardia di fronte all'ipotesi di
abbandonare l'infrastruttura in rame per la banda larga e
tantomeno che cederà la Rete, un asset che i soci spagnoli di
Telefonica considerano intangibile. Ed è proprio la voglia di
capire le mosse di Telefonica in Brasile, la ragione principale
del suo viaggio.
Nel
dossier che gli hanno preparato, gli uscieri di Telecom hanno
ricostruito i movimenti di Cesar Alierta sul mercato
sudamericano. Quando nell'aprile 2008 Telefonica è entrata in
TelecomItalia gli spagnoli pensavano di fare una passeggiata per
mettere le mani sui gioielli rimasti nell'azienda italiana.
A Madrid
pensavano che la conquista di Tim Brasil sarebbe stata gioco
facile perché gli altri azionisti erano in altre faccende
affaccendati, e l'amicizia tra Galateri di Genola e Cesar
Alierta (cementata sui banchi della Columbia Business School)
rappresentava ai loro occhi il viatico per affondare le mani sul
ricco mercato carioca.
Fu questa
la ragione per cui a capo dell'azienda fu nominato lo spagnolo
Mario Araujo mentre la direzione generale rimase nelle mani di
Francesco Locati (un manager amico storico di Riccardo Ruggiero)
che non ha mai fatto mistero della sua attenzione per la
bellezza delle donne di Copacabana (vedi foto).
L'incantesimo di Telefonica si è rotto quando a gennaio
dell'anno scorso è sceso all'aeroporto di Rio un manager 43enne,
padovano d'origine, coniugato con quattro figli e dall'aria
disinvolta. Era Luca Luciani, il mitico dirigente commerciale di
Tim che è diventato famoso in tutto il mondo per le sue
napoleoniche gaffe sulla storia.
Durante
una convention il biondo Luca aveva incalzato le truppe di Tim
con la citazione di Napoleone vincitore a Walterloo (che a suo
dire avrebbe compiuto a Walterloo un grande capolavoro) che fece
inorridire l'universo intero. La storia sembrava averlo travolto
e il povero Luciani al quale veniva rinfacciato lo stipendio da
844mila euro inviò una lettera di scuse a Dagospia e in altre
interviste fece ammenda della sua ignoranza.
Con la
durezza che nasconde dietro il viso da ragazzino, Bernabè lo
spedì in Brasile insieme a una squadra di manager sull'orlo del
licenziamento. Dentro il dossier che stanno preparando in queste
ore, gli uscieri di Telecom inserito un appunto sui risultati
raggiunti da Luciani fino al marzo di quest'anno.
Sono
risultati eccellenti perché Tim Brasil oggi ha 41 milioni di
clienti, ha una crescita dei ricavi di oltre 3 miliardi di real
a trimestre, un margine operativo che dal 20% della gestione
precedente oggi tocca il 28%, e un titolo che è cresciuto del
150% dall'arrivo del mitico manager in Brasile.
Non solo:
tra aprile e maggio di quest'anno le principali banche mondiali
hanno invitato a comprare il titolo Tim Brasil, e il giovane
"esule" viene chiamato praticamente ogni settimana a New York e
Londra per raccontare la sua storia (quella personale, non
quella di Waterloo).
Nel suo
viaggio di lunedì prossimo in Brasile Franchino dovrà tener
conto di questi dati e capire che oggi Telefonica è in serie
difficoltà. Gli spagnoli stanno cercando di scalare la
portoghese "Vivo" per la quale devono mettere sul piatto almeno
7 miliardi di dollari, ma non possono ignorare l'aggressiva
politica commerciale di Luciani che, dopo aver soffiato ai
portoghesi di Vivo il catalano Roger Solè (direttore marketing e
artefice dei successi portoghesi), ha licenziato 1.000 persone,
ne ha riassunte 600 con profili adeguati, ha cacciato il
presidente Mario Araujo, e sul mercato è entrato con una tariffa
dirompente ("Infinity") che consente a tutti di parlare ovunque
a costi stracciati.
È inutile
dire che gli uscieri di Telecom stanno facendo un tifo pazzesco
per "Napoletone", il manager che da giovane assomigliava a Tom
Cruise, e che adesso potrebbe diventare la carta vincente di
Bernabè. Quest'ultimo ha sempre pensato che senza il Brasile non
esiste Sudamerica, e dopo le novità provenienti da Buenos Aires
sta meditando di affidare l'intero mercato dell'America Latina
all'uomo che due anni fa fu castigato.
La storia
si capovolge.
28.06.10 |
TELECOM: ANTITRUST APRE ISTRUTTORIA SU EVENTUALE POSIZIONE DOMINANTE...
Radiocor -
L'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato
(Antitrust) ha deciso di avviare un'istruttoria nei
confronti di Telecom Italia p er verificare se abbia abusato
della propria posizione dominante. In particolare,
l'Antitrust dovra' verificare se la societa' abbia
rifiutato, rendendoli invece disponibili alle proprie
divisioni commerciali, informazioni e servizi all'ingrosso
necessari ai 'competitor' per potere predisporre offerte
economiche e tecniche competitive alla clientela non
residenziale. L'istruttoria e' stata avviata dopo una
denuncia presentata da Fastweb. 10.05.10 |
-
ASATI, NON PIU' RINVIABILI AZIONI RESPONSABILITA' VERTICI
TELECOM 2003-2006
(Adnkronos) - L'attuale CdA di Telecom Italia non puo' piu'
rinviare, tenuto conto delle ormai prossime scadenze dei
termini di legge, l'avvio delle azioni di responsabilita'
verso i Vertici e dirigenti Apicali del periodo 2003-2006.
E' quanto sostiene Asati, anche alla luce delle notizie, in
parte ancora inedite per la maggior parte degli azionisti,
riportate nella trasmissione Report di ieri sera , su Rai 3
di Milena Gabanelli.A
tale proposito Asati chiede "come mai non si sia ancora
agito, facendo passare tempo inutilmente dal momento che
gia'da tempo appaiono cristallizzate prove inconfutabili di
colpevolezza di ex Vertici ed ex dirigenti Apicali del
periodo 2003-2006".
Tra
le prove, "ufficialmente disponibili e inconfutabili
relative alla culpa in vigilando, si ricordano poi le
lettere ufficiali riportanti notizie di reato indirizzate
ufficialmente da ex dirigenti/azionisti Telecom ad ex
Amministratori nel periodo 2003-2006, e contenute anche in
un esposto al Comitato di Controllo Interno nel giugno 2006,
mai prese in considerazione, ne trasferite per informative
all'Organo di Vigilanza".
Questa documentazione agli atti del processo di Milano,
secondo Asarti, "e' la prova che gli Amministratori
dell'epoca hanno omesso controlli specifici di auditing e
quindi non hanno impedito il proseguimento delle azioni
illecite ben sapendo la gravita' delle evidenze".
10.05.10 |
TELECOM: ARGENTINA, PARLAMENTARI UE SCRIVONO A BARROSO E DE GUCHT...
(Adnkronos) - Con una lettera inviata al presidente della
Commissione europea Jose Manuel Durao Barroso e al
commissario europeo al Commercio estero Karel De Gucht,
numerosi parlamentari europei hanno sollecitato un
intervento diretto dell'esecutivo europeo in difesa degli
investimenti europei nel corso del vertice Ue-America Latina
che si tiene a Madrid. La lettera, firmata da Gianni
Pittella (vice presidente del Parlamento europeo),
Gabriele Albertini (presidente della commissione Esteri),
David Sassoli (capo della delegazione Pd al Gruppo S&D),
Mario Mauro (capodelegazione del Pdl al Ppe), Cristiana
Muscardini (vice presidente della commissione Commercio
Internazionale), Niccolo' Rinaldi (vice presidente del
Gruppo Alde e capodelegazione dell'Idv) e Gianluca Susta
(vice presidente del Gruppo S&D), solleva i problemi ancora
aperti relativi agli investimenti di Telecom Italia in
Argentina e chiede alla Commissione europea di mantenere
alta la pressione verso le autorita' argentine in difesa del
rispetto dei principi dello stato di diritto.
A
seguito della decisione del Tribunale amministrativo di
Buenos Aires dello scorso 8 marzo, che ha confermato la
sospensione dei membri designati da Telecom Italia nel Board
del Gruppo Telecom Argentina, nella lettera, i parlamentari
evidenziano che 'la situazione e' tuttora preoccupante ed i
recenti fatti accaduti in Argentina dimostrano che i
presunti effetti anticoncorrenziali della transazione Telco
sono ancora presi a pretesto per impedire al Gruppo Telecom
Italia di esercitare la propria legittima governance e i
propri diritti contrattuali in quanto azionista di Telecom
Argentina'.
Al
contrario, continua ancora la lettera 'e' molto importante
rilevare che recentemente in Brasile le stesse
preoccupazioni in materia di concorrenzialita' del mercato
sollevate dalla transazione Telco si sono risolte
positivamente'. 'Siamo fiduciosi - concludono i parlamentari
- che la Commissione europea continuera' a monitorare da
vicino tale situazione, anche al fine di prendere ogni
ulteriore e necessaria azione in difesa degli interessi
europei'.
DUE
PESI, DUE MISURE...
Walter
Galbiati per "la Repubblica" - Il processo sugli illeciti
della security Telecom sembra prestare il fianco a nuove
polemiche. La richiesta di condanna a quattro anni per il
commercialista di Emanuele Cipriani, l´investigatore
fiorentino accusato di essersi appropriato indebitamente dei
soldi di Telecom e Pirelli per i dossier illegali, fa a
pugni con il consenso a un patteggiamento a quattro anni e
sei mesi per Giuliano Tavaroli, ritenuto dall´accusa il
principale colpevole dell´attività illecita.
Eppure ieri i pm Piacente e Civardi hanno chiesto al giudice
di condannare in rito abbreviato Marcello Gualtieri a una
pena di poco inferiore a quella che gli stessi pm hanno
avallato come idonea per Tavaroli. I reati dei due sono
diversi (riciclaggio per Gualtieri, associazione a
delinquere e altri per Tavaroli), ma prevedono più o meno le
stesse pene e per entrambi deve essere utilizzata la
riduzione di un terzo
7-
FORUM P.A.: TELECOM ITALIA PRESENTA CITTA' DIGITALE
(AGI)
- Telecom Italia presenta a Forum PA 2010 i nuovi servizi di
Information & Communication Technology appositamente pensati
per le Amministrazioni centrali e locali. Si tratta delle
innovative soluzioni dell'offerta "Smart Town" per la
digitalizzazione dei processi di gestione del territorio, la
sicurezza ambientale, l'informatizzazione della scuola,
l'automazione degli edifici e la comunicazione in tempo
reale con i cittadini in mobilita'.
L'offerta comprende inoltre piattaforme integrate per
l'intrattenimento e la teledidattica negli ospedali, l'efficientamento
dei processi di cura e i servizi di nuova generazione per la
telemedicina, il turismo e la dematerializzazione. Con la
possibilita' di essere erogati anche in modalita' "on demand"
attraverso i Data Center di Telecom Italia, i servizi Smart
Town - sviluppati in collaborazione con il Consiglio
Nazionale delle Ricerche ISOF di Bologna - sfruttano per la
trasmissione dati, la rete di illuminazione pubblica e
tecnologie trasmissive di nuova generazione senza la
necessita' di effettuare nuovi cablaggi.
10.05.10 |
|
Agevolo link dell'intervento di Grillo all'odierna assemblea
Telecom (merita):
http://www.youtube.com/watch?v=PtkFWzPyQyE
Complimenti e buon compleanno!
Miri2- 3- CHI VUOLE RENDERE VITA DURA A BERNABÉ?
Il soggetto in questione non è
stato ancora identificato, ma dalla sua manina inquietante è
stata scritta e spedita a migliaia di dipendenti una falsa
lettera di Franchino Bernabè. L'operazione è davvero
misteriosa e sulle prime ha tratto in inganno numerosi
destinatari dell'email. La lettera di quattro pagine, scritta
su carta intestata e con la firma in calce di Bernabè,
contiene frasi accorate che all'inizio sembrano ricalcare il
messaggio (autentico) che Franchino ha inviato ai dipendenti
il 3 marzo scorso per fare appello allo spirito di corpo
dell'azienda.
All'inizio Telecom viene
descritta come un transatlantico del tutto simile a quella
Chicago degli anni '30 che Guido Rossi denunciò nel gennaio
2007 quando sbattè la porta di Telecom. L'epistola
truffaldina continua poi con riferimenti all'asse
Ruggiero-Geronzi (mai esistito) e alle pressioni subite dal
management da parte di Mediobanca e del ministro Alfano. A
trarre in inganno però sono stati soprattutto i dieci punti
finali in cui il "finto Bernabè" indica la
strategia rivoluzionaria del prossimo anno.
Il risultato è sconcertante e
tale da far cadere in errore chi ha ricevuto l'email. Non a
caso nel pomeriggio di ieri dai piani alti di TelecomItalia è
partita una diffida a diffondere la missiva e a darne
pubblicazione in qualsiasi forma.
Lo sconcerto rimane perché l'operazione truffaldina fa
capire il clima che ancora esiste in alcune nicchie dentro e
fuori Telecom dove probabilmente si annidano personaggi che
vogliono rendere la vita dura a Bernabè e ai suoi
collaboratori. C'è un'aria da resa dei conti provocata da
uomini che un tempo si annidavano nei sotterranei di Telecom
per costruire messaggi e dossier ad uso del ventilatore.
26-04-2010] |
|
Grillo ZOMPA SU TELECOM! -
"Questa società è nata ed è stata dinintegrata dalla
politica e, visto che nessuno fa nomi, io li faccio: Draghi,
Ciampi, D’Alema che regalò la società a capitalisti con le
pezze al culo, Colaninno, Gnutti.." - lavoratrice
iscritta alla Cgil: "È moralmente accettabile remunerare
i soci col dividendo in una situazione di crisi? E’
accettabile remunerare i manager con i bonus e licenziare i
lavoratori?"...
VIDEO
DELL'INTERVENTO DI GRILLO ALL'ASSEMBLEA TELECOM DEL
29/04/2010:
http://www.youtube.com/watch?v=PtkFWzPyQyE
Armando Zeni per "la Stampa"
Fuori dai cancelli la protesta dei
dipendenti, bandiere rosse e striscioni, canti e slogan contro
i tagli annunciati e il passaggio a una società esterna (la
Ssc) del settore informatica, anticamera, temono, di altre
cessioni, altri licenziamenti. Dentro, davanti ai soci, lo
show di Beppe Grillo alla sua terza assemblea Telecom («La
prima volta si chiamava ancora Sip, era dello Stato, rubavano
anche allora con piccole cose come il 144, le bollette finte,
gli scatti alla risposta...») dove trovano spazio le
richieste di Asati e Adusbef, piccoli azionisti e associazione
consumatori, di un'azione di responsabilità contro i titolari
delle gestioni 2003-2006.
Poi le domande riassunte con un
pizzico d'emozione da Franca Ferrari, lavoratrice iscritta
alla Cgil: «È moralmente accettabile remunerare i soci col
dividendo in una situazione di crisi? E' accettabile
remunerare i manager con i bonus e licenziare i lavoratori?».
Nel mezzo, l'orgoglio di Franco Bernabè, l'ad che conferma la
strategia dei suoi due anni al vertice Telecom - ridurre il
debito, tagliare i costi, rendere competitiva l'azienda,
remunerare i soci - e si dice pronto, ai blocchi di partenza,
«per combattere e allungare il passo». Ovviamente a patto
che nessuno tocchi la rete senza la quale, ripete, «Telecom
si ritroverebbe senza futuro e senza ragione d'essere».
La mobilitazione dei sindacati contro
gli esuberi del nuovo piano industriale c'è stata con tanto
di finto funerale inscenato dai mille in corteo con finta bara
seguita da finte vedove per celebrare la morte di un'azienda,
spiegano, che distribuisce dividendi e incentivi mentre
annuncia nuovi tagli di personale.
Non era atteso nè annunciato l'arrivo
di Grillo, vestito grigio e cravatta scura annodata al braccio
in segno di lutto: «Qui si celebra il funerale di quella che
era la più grande azienda tecnologica del paese - esplode -
Telecom è morta ma forse si possono espiantare degli organi,
va venduta al più presto a Telefonica prima che la spolpino».
Anche se meno esplosivo delle altre volte, Grillo attacca: «Questa
società è nata ed è stata dinintegrata dalla politica e,
visto che nessuno fa nomi, io li faccio: Draghi, Ciampi,
D'Alema che regalò la società a capitalisti con le pezze al
culo, Colaninno, Gnutti...».
Che fine hanno fatto, chiede, i soldi?
«Sono finiti in stock option milionarie, in dividendi per il
salotto buono», risponde invitando chi di dovere a indagare
sul management Telecom degli ultimi dieci anni: «Guardate il
loro stato patrimoniale prima del loro ingresso e quando ne
sono usciti e vedete quanto hanno spolpato l'azienda».
Ironia e amarezza. L'ironia nera («Telecom
è morta») di Grillo, l'amarezza di Franca Ferrari che chiede
«una classe dirigente capace di motivare i lavoratori, con
cui lavorare gomito a gomito, che non ci consideri solo un
peso da tagliare». E se il presidente Gabriele Galateri
concorda con Bernabè nel respingere l'immagine lugubre di
azienda moribonda e in crisi («Qui non si celebra nessun
funerale, Telecom è sana, viva, ha tutte le pitenzialità per
tornare a essere protagonista»), Bernabè difende la
riduzione dei costi che passa anche attraverso nuovi tagli, «un
processo alla fine del quale - dice - saremo più leggeri e
aggressivi».
Sei ore di domande e risposte finite
con l'approvazione di tutti gli ordini del giorno, bilancio
2009, piano di azionariato diffuso, piano di incentivi per i
dirigenti. Con l'unica sorpresa dell'assenza in assemblea
della Findim dei Fossati, azionista di peso col suo 4,99%. E
col capitolo azione di responsabilità che, in attesa della
chiusura delle indagini su Sparkle, resta aperto e rinviato a
un futuro cda con la promessa del consigliere indipendente
Luigi Zingales (pronto, nel caso, a dimettersi) di non
abbassare la guardia anche se, dice sul caso Sparkle, «essere
arrivati a questo punto, per il consiglio è già un
fallimento».
[30-04-2010] |
|
MAZZITELLI MAZZIATO - TELECOM SPARKLE
CHIEDE I DANNI AL SUO EX AD (MA PER ORA GRAZIA L’ALTRO
INDAGATO, L’EX PRESIDENTE RUGGIERO): HA FIRMATO CONTRATTI
CON “FINTE” SOCIETÀ CAUSANDO DANNI PER 330 MLN AL FISCO.
AVREBBE ANCHE MESSO A TACERE LE CRITICHE DEI TECNICI DI
SPARKLE ALL´OPERAZIONE - SOSPETTI INCROCI TRA COMMERCIALISTI
E AMMINISTRATORI - INTANTO IN TELECOM ARGENTINA OGGI NON VIENE
VOTATO IL NUOVO CDA….
Walter
Galbiati per "la
Repubblica"
Via all´azione di responsabilità
contro Stefano Mazzitelli, l´ex amministratore delegato di
Telecom Italia Sparkle. La delibera è arrivata ieri dall´assemblea
della società, finita al centro dell´inchiesta romana sul
"traffico telefonico" internazionale con società
legate alla criminalità organizzata e che ha portato a un
danno per il Fisco italiano in termini di Iva non versata per
oltre 330 milioni di euro.
La controllante Telecom Italia, che
possiede il 100% del capitale di Sparkle, ha avviato l´azione
solo contro Mazzitelli, indagato dalla procura e ora agli
arresti, per i reati di associazione a delinquere e
dichiarazione infedele mediante fatture per operazioni
inesistenti.
Non ha invece deciso nessun
provvedimento contro Riccardo Ruggiero, ai tempi presidente
della Sparkle (2005 e 2006) e anch´esso indagato, in quanto
nell´ordinanza emessa dal giudice Aldo Morgigni non ci
sarebbe nessun riferimento concreto alle responsabilità di
Ruggiero.
Mazzitelli, invece, oltre ad aver
firmato i contratti con le "finte" società estere e
italiane, avrebbe avuto anche una conoscenza diretta di alcuni
degli amministratori di quelle società. Abitava allo stesso
indirizzo di Fabio Arrigoni, amministratore unico di Telefox
International e aveva lo stesso commercialista della I-Globe,
gestita da Riccardo Scoponi.
Per di più Mazzitelli avrebbe messo a
tacere le critiche mosse all´operazione dai tecnici di
Sparkle, in particolare dell´ingegnere Gianfranco Ciccarella,
e avrebbe sorvolato sui problemi evidenziati dall´audit
interno. Insomma, quanto basta per un´azione di responsabilità,
che andrà a colpire anche i dirigenti infedeli per procedere
contro i quali però non serve un via libera da parte dell´assemblea.
Nella riunione annuale, invece, di un´altra
controllata del gruppo guidato da Franco Bernabè, la Telecom
Argentina, in programma per oggi, non verrà votato nessun
nuovo consiglio di amministrazione, sebbene alcuni consiglieri
del vecchio (quelli in quota Telecom Italia) siano stati
congelati dalla giustizia locale.
Da tempo la partecipata sudamericana
si trova al centro di una lotta per il controllo tra gli
italiani e gli argentini, rappresentati dalla famiglia
Werthein. All´ordine del giorno ci sarà l´approvazione dei
bilanci 2008 e 2009, dopo che l´assemblea dello scorso anno
non si era tenuta perché sospesa dai giudici.
[28-04-2010] |
TELECOM FOLLIES!
Gli uscieri di TelecomItalia hanno molta comprensione per il
momento delicato che sta attraversando Franchino Berna-bebè.
Il
loro sentimento ha superato le porte di vetro dell'azienda
ed è arrivato a lambire anche i commenti dei principali
giornali sui risultati di bilancio presentati ieri agli
analisti. Perfino "Repubblica" trabocca tenerezza pon-pon
mentre il "Sole 24 Ore" annuncia su quattro colonne: "I
dividendi cresceranno".
Soltanto "Il Messaggero" con la penna acuta del giornalista
Rosario Dimito ha il coraggio di sgranare che la cedola da 5
centesimi distribuita quest'anno ha lasciato l'amaro in
bocca agli azionisti, soprattutto a quelli come Generali,
Mediobanca, IntesaSanPaolo che da tempo aspettano invano un
piano industriale e qualche soddisfazione finanziaria.
Gli
uscieri sono stupiti di tanta generosità e si aspettavano
che un giornalista malizioso e puntuto come Giovanni Pons
ironizzasse sul compenso di 3,4 milioni di euro che il
manager di Vipiteno si è portato a casa nel 2009. A
sottolinearlo con evidenza è invece il quotidiano "MF" che
spiega come questo compenso sia cresciuto di oltre il 70%
grazie a un bonus da 1,35 milioni che è stato riconosciuto a
Franchino a fronte dei risultati raggiunti.
Al
povero Gabriele Galateri di Genola, che nei giorni scorsi ha
perso la vicepresidenza di Generali e continua a battersi
come un leone per la banda larga, sono andati 1,7 milioni
con un incremento miserabile di 11mila euro. E allora
bisogna leggerli questi risultati nelle 5 pagine del lungo
comunicato emesso al termine del Consiglio di
amministrazione in cui si legge che i debiti di Telecom sono
una montagna di 34 miliardi (diminuiti nel 2009 di 577
milioni) mentre i ricavi sono calati del 6,3% rispetto
all'anno scorso e l'utile netto è sceso di 596 milioni.
In
qualsiasi piccola e media azienda questi numeri avrebbero
provocato un terremoto nelle tasche dei top manager, ma dopo
l'esempio di Marpionne e di Montezemolo che alla Fiat si
sono arrotondati i bonus alla faccia degli operai di Termini
Imerese, il copione viene riproposto senza che nemmeno i
giornali se ne accorgano.
Forse è questa la ragione per cui ieri durante la
presentazione a Milano davanti agli analisti e ai
giornalisti, Franchino era particolarmente rilassato e ha
potuto lanciare messaggi di fiducia anche sull'ombra lunga
di Sparkle, la società che intende esercitare l'azione di
responsabilità contro l'ex-amministratore delegato Stefano
Mazzitelli.
Dalle parole di Bernabè si è capito che i due pilastri della
strategia di Telecom sono l'Italia e il Brasile, e non a
caso sedeva accanto a lui Luca Luciani, il manager che è
stato spedito a dirigere Tim Brasil. Il Paese carioca è un
mercato fertile dove i ricavi sono cresciuti del 18,5 e Tim
è riuscita a guadagnare il posto di secondo operatore
locale.
Sono risultati buoni e si può dire quindi a ragione che
quella di ieri è stata per Luciani la giornata del riscatto.
Chi pensava che il manager passato alla storia per la gaffe
dell'aprile 2008 su Napoleone, perdesse il suo tempo sulla
spiaggia di Copacabana, deve battersi il petto. È vero che
sul volto di quest'uomo finito su YouTube e Wikipedia c'è
un'abbronzatura formidabile, ma è altrettanto chiaro che
l'esperienza accumulata da quando nel '99 è entrato in
Telecom è servita a qualcosa.
Gli
uscieri di Telecom sono felici per il riscatto del giovane
manager che secondo voci maligne fu scartato al provino per
la parte di Tom Cruise nel film "Magnolia". E adesso
invitano a rileggere le parole che Luca pronunciò alle sue
truppe il 26 luglio 2007 quando disse: "noi dobbiamo
imparare dagli inglesi; gli inglesi non è che
necessariamente controllavano i mari...sicuramente avevano
una forte marina. Anche noi abbiamo la più forte marina,
però dobbiamo controllare gli stretti perché abbiamo
imparato in un modo molto semplice, lineare che a pagare è
la comunicazione person to person...noi questi skill li
abbiamo...l'importante è presidiare gli stretti!".
A
un uomo che parla un linguaggio così chiaro e limpido non
bisogna dare un bonus, ma un superbonus.
|
1 - LA
VERSIONE DI COLANINNO - "TELECOM NON È STATA SPOLPATA"
Lettera di Roberto Colaninno a "Il
Fatto Quotidiano"
Caro
Direttore, ho letto con indignazione l'articolo di Peter
Gomez dal titolo "La polpa Telecom ha riempito le loro
pance", pubblicato ieri dal Fatto Quotidiano. Il pezzo
contiene una serie di affermazioni e ricostruzioni infondate
- figlie della pericolosa categoria dei "falsi miti" che
continua tristemente ad animare la vicenda dell'offerta
pubblica d'acquisto su Telecom - e che ho già avuto
occasione di smentire in innumerevoli occasioni.
Ma,
evidentemente, repetita iuvant: sono costretto, quindi, a
ricostruire (ancora una volta) i fatti così come si sono
realmente svolti, nonché i loro risultati industriali e
finanziari. Nella speranza che le illazioni possano lasciare
posto, finalmente, alla verità storica.
LA
SCALATA
L'Opas lanciata da Olivetti su Telecom nel 1999 non
rappresentò soltanto la più grande operazione di questo tipo
mai realizzata in Italia e una delle principali effettuate a
livello globale, ma anche lo strumento per realizzare uno
straordinario progetto industriale nell'interesse di
Olivetti, di Telecom Italia, del nostro Paese.
Parlano i fatti: mi limito a ricordare che nel 2001 - al
termine di un'avventura industriale complessa e
appassionante - fui costretto a lasciare un'azienda
totalmente diversa da come l'avevo trovata. In soli due anni
l'azienda italiana di TCL era diventata un vero player
internazionale, in virtù di una strategia di espansione sui
mercati più promettenti del pianeta.
Avevamo conquistato la maggioranza della società di
telefonia mobile in Cile, sviluppato la rete di telefonia
mobile e fissa in Brasile, razionalizzato Telecom Argentina,
rafforzato la nostra presenza in Grecia, in Turchia e in
tutta l'area del Mediterraneo orientale, avviata con Telecom
Austria la presenza del gruppo sui mercati dell'Europa
centro-orientale in virtù di un accordo con il governo
austriaco, risolti gravi contenziosi come quelli in Serbia e
a Cuba nei riguardi degli Stati Uniti.
Il
profilo industriale di Telecom Italia nel 2001 spaziava
dalla telefonia fissa a quella mobile, da Internet alla
televisione, dalle comunicazioni satellitari ai sistemi
informatici.
Altro che Telecom "spolpata". Sotto il profilo finanziario,
l'Opas del 1999 fu un'operazione di mercato così dirompente
e trasparente da cogliere di sorpresa (e forse preoccupare)
chi era abituato da decenni a considerare i "salotti buoni"
del capitalismo italiano come l'unico terreno di gioco delle
grandi operazioni industriali e finanziarie del Paese.
A
differenza di quanto è successo negli altri passaggi di
proprietà del gruppo telefonico, l'offerta di Olivetti si
rivolse infatti a tutti gli azionisti ordinari di Telecom
Italia dando loro la possibilità di "incassare" un premio
rilevante rispetto alle quotazioni del titolo.
IL
DEBITO
Quanto al debito, desidero ribadire con forza che l'Opas non
portò indebitamento su Telecom Italia e sulle altre società
operative: per realizzare l'operazione Olivetti utilizzò
20.000 miliardi di lire di liquidità propria, bond e
strumenti finanziari di debito, che rimasero in carico alla
società di Ivrea e che sarebbero stati quasi annullati se
l'operazione - già accettata dal mercato - di conversione
delle azioni di risparmio Telecom Italia in ordinarie e il
successivo buy back avessero trovato esecuzione nell'estate
del 2001.
Ma
il dato fondamentale è un altro: il debito di Telecom,
all'epoca, era largamente inferiore a quello dei grandi
competitor europei ed era perfettamente sostenibile dalla
cassa generata annualmente dal gruppo telefonico stesso.
E'
altrettanto importante inquadrare in modo corretto un altro
aspetto dell'operazione su cui vengono riproposte
ciclicamente teorie improbabili e calunniose, delle quali mi
interesserebbe molto conoscere le vere motivazioni. Nessuno
chiese ed ottenne "sponsorizzazioni" politiche o
istituzionali. Non fanno parte della mia etica, sarebbero
state contrarie alle regole del diritto nonché un'evidente
contraddizione rispetto alla logica esclusivamente di
mercato che caratterizzò l'intera operazione.
All'epoca dei fatti le istituzioni competenti - in primis
l'allora presidente del Consiglio Massimo D'Alema, il
ministero del Tesoro, Consob e Borsa Italiana -
controllarono severamente ogni dettaglio di questa
operazione, garantendo il rigoroso rispetto delle leggi. Il
modello di relazioni con tutti i rappresentanti del mondo
istituzionale si basò sulla trasparenza e sulla tutela della
neutralità: elementi richiesti - anzi pretesi - dal mercato,
che fu in grado di stabilire l'esito dell'operazione al di
fuori di ogni condizionamento esterno.
L'opinione pubblica e il mondo finanziario e del risparmio
furono informati quotidianamente dai media italiani e
internazionali, che per la prima volta in Italia ebbero la
possibilità di seguire, analizzare e valutare in ogni
dettaglio un'Offerta di Pubblico Acquisto verso tutti gli
azionisti di Telecom Italia, dalla sua nascita alla sua
conclusione.
Nel
dettaglio, all'assemblea degli azionisti Telecom che doveva
deliberare l'Opa di Telecom sulla controllata Tim si
presentò soltanto il 22,3 per cento del capitale della
società: l'assemblea, dunque, non poté né costituirsi né
deliberare, a prescindere dalla decisione del ministero del
Tesoro e del Fondo Pensioni della Banca d'Italia. Questi due
soggetti erano titolari rispettivamente del 3,4 per cento e
del 2,3 per cento del capitale di Telecom: se anche si
fossero presentati a Torino, il quorum non sarebbe stato
raggiunto.
BELL
Voglio ribadire per l'ennesima volta, inoltre, che non ho
mai posseduto nessuna azione di qualsivoglia società
lussemburghese e in particolare di Bell. Nel luglio 2001,
quando gli azionisti di Bell decisero di vendere a
Tronchetti Provera, lo fecero contro la mia volontà e quindi
senza alcun mio coinvolgimento nella trattativa. A quel
punto la mia decisione - proprio perché in contrasto con la
strategia del gruppo Gnutti - fu quella di vendere tutte le
mie partecipazioni in Hopa, Fingruppo e Olivetti al gruppo
Gnutti. E' doveroso ricordare, infine, che i frutti di
questa e di tutte le mie operazioni sono sempre rimasti
integralmente in Italia e hanno generato ingenti imposte a
favore dell'erario.
2 -
QUELLO CHE NON TORNA
Risponde Peter Gomez
La
versione di Roberto Colaninno, a mio avviso fa acqua. Sia
dal punto di vista storico che da quello politico e
finanziario. Vediamo perché.
1
- Nel
1998, cioé subito prima dell'arrivo alla testa di Telecom
dei "capitani coraggiosi" la società era indebitata per 8,1
miliardi di euro. Oggi sono 34.
2
-
Questo buco è stato in gran parte causato dall'Opa del ‘99.
A indebitarsi infatti non fu nell'immediato Telecom, ma le
società che la controllavano come Tecnost e Olivetti.
Società che negli anni successivi, dopo diverse fusioni,
hanno finito per scaricare il debito su Telecom.
Ma
quel che è peggio è che tutto questo era stato ampiamente
previsto. Non solo da molti giornali ed economisti, ma
persino il 28 aprile del 99, dall'allora ad Franco Bernabè
in un celebre discorso ai dipendenti.
3
- Le
scatole finanziarie, come Bell e Olivetti (17,5 miliardi di
debiti nel febbraio 2001), che dall'Opa in poi hanno
controllato Telecom (con Tronchetti si è passati a Olimpia)
avevano sempre bisogno di soldi. E li pompavano dal basso.
Anche per questo Telecom tra il 1998 e il 2008 ha
distribuito 21 miliardi di dividendi. Pure quando la società
andava male.
4
- È
vero che nell'era Colaninno l'azienda, sull'onda della bolla
della Borsa, si espandeva all'estero. Ma altrettanto vere
sono le cessioni italiane di asset come Sirti e Italtel.
5
- La
conversione delle azioni Telecom e il buy back successivo
che, secondo Colaninno, avrebbe potuto risolvere parte dei
problemi non si è realizzato. E la storia non si fa con i
se.
6 -
Parlare di governo D'Alema neutrale è un insulto alla
cronaca e all'intelligenza. Prima di tutto perché Telecom è
un azienda strategica per il Paese e l'esecutivo ha non solo
il potere, ma anche il dovere di seguirla. E poi perchè una
serie di fatti, molti dei quali riassunti ne "L'affare
Telecom", libro mai smentito dei giornalisti Oddo e Pons,
dimostrano l'esatto contrario.
Elogio dei "capitani coraggiosi" a parte - avvenuto 24 ore
prima del cda Olivetti che vota l'Opa - bisogna ricordare
che a Colaninno, per fare cassa, fu permesso di vendere
Omnitel e Infostrada alla Mannesmann con un anno di anticipo
rispetto al vincolo previsto nella concessione di governo.
Che nel cda Telecom sedevano tre rappresentanti
dell'esecutivo che potevano esprime il loro gradimento sui
nuovi soci con più del 3 per cento del capitale. Che,
secondo i mai smentiti Oddo e Pons, Colaninno incontrò
D'Alema un mese prima della scalata e gli mostrò due lettere
d'impegno delle banche disposte a sostenerlo.
unipol
giovanni consorte lapresse
Che il
tesoro e la Banca d'Italia non parteciparono all'assemblea
Telecom che avrebbe dovuto deliberare l'Opa su Tim per
stoppare la scalata. E se è vero che da sole le loro azioni
non sarebbero state sufficienti per raggiungere il quorum 30
per cento del capitale, è altrettanto vero che alcuni fondi
internazionali decisero di non partecipare proprio perché il
governo tifava per i "capitani coraggiosi". Infine un'ultima
annotazione: ma realmente si può pensare che Consorte
(presente con Unipol in Bell, la lussemburghese di cui
nessuno ha mai scritto che Colaninno fosse socio) abbia
parlato con D'Alema solo in occasione delle scalate bancarie
del 2005? Io, no.
[16-04-2010]
LA
MEMORIA CORTA CORTISSIMA, AL LIMITE DELLA FACCIA TOSTA, DI
COLANINNO SULLA PRESA DI TELECOM - QUELLA NOTA DEL 2007DI
COSSIGA IN PARLÒ SENZA MEZZI TERMINI DI CONTI CORRENTI
"ALIMENTATI DAI PROVENTI DELLE PROVVIGIONI O TANGENTI PAGATE
A D'ALEMA E A ME, ALLORA PRESIDENTE DEL PICCOLO PARTITO UDR
CHE APPOGGIAVA IL CENTROSINISTRA"
Gli uscieri di TelecomItalia non vedono l'ora di cambiare
mestiere.
A
soffrire sono soprattutto quelli più anziani che dalle
origini della società hanno vissuto nel '97 la
privatizzazione imposta imperiosamente dal tandem
Ciampi-Draghi, e poi hanno assistito alla scalata del
febbraio '99 di Roberto Colaninno che nel 2001 passa la mano
a Tronchetti Provera.
Di
quelle vicende conservano una memoria vivida, ma oggi
vorrebbero dimenticarle perché non sono pagine meravigliose.
I capitani coraggiosi del capitalismo hanno passeggiato in
lungo e in largo nel perimetro dell'azienda e hanno
provocato guasti difficili da dimenticare.
Secondo gli uscieri la realtà non va manipolata, ma
interpretata, ed è per questa ragione che sono pronti a dire
il loro punto di vista sulla gestione Colaninno che è stata
tirata in ballo da un lungo articolo del giornalista Peter
Gomez, pubblicato sul quotidiano "Il Fatto".
La
tesi di fondo è che Telecom è stata spolpata da questo
ragioniere di Mantova, figlio di un sottufficiale e di una
sarta, che dopo aver mosso i primi passi in una piccola
azienda di accessori per auto ha incontrato sulla sua strada
Carletto De Benedetti con cui ha firmato il successo di
Omnitel e di Infostrada.
Fin da
giovane voleva pensare in grande e grande, anzi grandissima,
è stata l'operazione con la quale nel febbraio del '99 ha
lanciato un'Opa da 100mila miliardi di lire per conquistare
l'azienda che il nocciolino duro degli Agnelli aveva reso
vulnerabile.
Quell'impresa fu chiamata "la madre di tutte le
privatizzazioni", ma c'è chi come il giornalista Gomez
ritiene che sia la causa dei 34,2 miliardi di debiti che
oggi stanno sulle spalle di Franchino Bernabè.
Sull'operazione condotta con la regia suprema di Enrico
Cuccia, sono stati scritti libri e fiumi di parole. Lo
stesso ragionier Colaninno l'ha descritta con dettagli
drammatici nel libro-intervista di Rinaldo Gianola "Primo
tempo". In quell'inizio del '99 tutto si giocò nell'arco di
un weekend quando Colaninno mandò tre funzionari alle sedi
di TelecomItalia di Torino, Milano e Roma per consegnare le
lettere con le quali si informava la società dell'Opa.
Gli
uscieri in quell'occasione divennero protagonisti perché
avevano ricevuto l'ordine di non ritirare alcuna busta
dell'Olivetti. "A quel punto - racconta Colaninno nel suo
libro - informai Telecom che avrei convocato giornalisti e
televisioni davanti alla sede di Roma della stessa Telecom
per denunciare il suo comportamento. Pochi minuti dopo le
lettere dell'Olivetti vennero consegnate".
Se li
ricordano bene quei momenti gli uscieri, come ricordano bene
la lettera patetica di Bernabè che aveva tentato fino
all'ultimo di respingere l'assalto con i tedeschi di
Deutsche Telekom. Di fronte all'accusa che oggi ritorna sul
giornale "Il Fatto" di aver spolpato Telecom nei tre anni
della sua gestione, Colaninno non ci sta, e oggi sullo
stesso quotidiano scrive una lettera indignata in cui
sottolinea l'espansione internazionale di Telecom e il
valore di un'operazione di mercato "così dirompente e
trasparente da cogliere di sorpresa (e forse preoccupare)
chi era abituato da decenni a considerare i salotti buoni
del capitalismo italiano come l'unico terreno di gioco delle
grandi operazioni industriali e finanziarie del Paese".
Di
fronte a questa affermazione gli uscieri arricciano il naso
perché ricordano le ore passate dal ragioniere di Mantova
insieme a Maranghi, Gnutti, Magnoni e Matteuccio Arpe dentro
Mediobanca, che è sempre stato il salotto buono per
definizione della finanza. Ma ciò che fa più innervosire gli
uscieri è il passaggio della lettera in cui Colaninno
sostiene che nessuno chiese ed ottenne sponsorizzazioni
politiche o istituzionali. "Queste cose - scrive il
ragioniere - non fanno parte della mia etica", e aggiunge
che all'epoca dei fatti il presidente del Consiglio D'Alema,
il ministero del Tesoro e la Consob controllarono
severamente ogni dettaglio.
E qui
diventa gioco facile per il "provocatore" Gomez replicare
con queste parole: "parlare di governo D'Alema neutrale è un
insulto alla cronaca e all'intelligenza". Gli uscieri di
Telecom ne hanno viste di tutti i colori negli ultimi
tredici anni, cioè da quando l'azienda è stata privatizzata,
e non se la sentono davvero di accettare la trasparenza
invocata da Colaninno. Al limite sono anche disposti a
fargli credito sullo spolpamento dell'azienda, ma quando
sostiene che le sponsorizzazioni politiche non fanno parte
della sua etica, abbandonano il sorriso e tirano fuori la
lingua del serpente.
Il
serpentello non è velenoso come quello di Cossiga che in una
nota del 2007 parlò senza mezzi termini di conti correnti
"alimentati dai proventi delle provvigioni o tangenti pagate
a D'Alema e a me, allora presidente del piccolo partito Udr
che appoggiava il centrosinistra", ma sfiora la faccia tosta
di Colaninno ricordandogli ciò che è avvenuto in tempi più
recenti per l'Alitalia. Di fronte all'operazione Cai, che
resterà nei manuali come un capolavoro di sponsorizzazione
politica e istituzionale, il ragionier Colaninno dovrebbe
avere il pudore di non invocare l'etica e le regole.
Nessuno gli nega capacità manageriali, ma le sue
fornicazioni con la politica sono state sempre determinanti.
Ieri come oggi.
tutte balle! "il giornale" si schiera a favore di tronchetti
- "la sua uscita da telecom è stata alimentato con grande
sapienza dall’ostilità manifesta dell’allora governo Prodi,
con la regia di un’attenta ’Repubblica’ - Mettiamo in fila
le sciocchezze che quattro-cinque anni fa venivano date per
verità assolute e che questo avvio di processo sta
svelando"…
Nicola
Porro per "il
Giornale"
I
pm della Procura di Milano hanno richiesto il rinvio a
giudizio per una serie di ex dipendenti Telecom e Pirelli,
per l'ex funzionario del Sismi Marco Mancini e per
l'investigatore privato Emanuele Cipriani: una lunga lista
di reati per i cosiddetti dossier illeciti Telecom-Pirelli.
Per gli stessi pm i vertici delle due società e il suo
numero uno dell'epoca, Marco Tronchetti Provera, non
c'entrano nulla.
Un'altra dozzina di imputati, tra cui il famoso Giuliano
Tavaroli responsabile della funzione security Telecom e
Pirelli, hanno già richiesto il patteggiamento. Tra i reati
che i pm hanno contestato c'è l'appropriazione indebita. È
la cartina di tornasole dell'impianto accusatorio che hanno
costruito i pm: le società coinvolte e i vertici sono state
vittime e non già complici delle operazioni di dossieraggio.
Vedremo se nelle prossime settimane il giudice dell'udienza
preliminare confermerà la struttura dell'accusa.
Si
può però a questo punto fare un piccolo riepilogo delle
tante balle che sono state montate ad arte su tutta questa
storia. Balle, sia chiaro, che pur sciogliendosi oggi come
neve al sole hanno avuto un risultato fenomenale: sfilare la
Telecom alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera.
Indipendentemente dal giudizio sulla gestione pirelliana del
colosso telefonico, si può dire che il contesto che ha
cagionato la sua uscita sia stato alimentato con grande
sapienza dall'ostilità manifesta dell'allora governo Prodi,
con la regia di un'attenta Repubblica. Mettiamo in fila le
sciocchezze che quattro-cinque anni fa venivano date per
verità assolute e che questo avvio di processo sta svelando.
LA
MADRE DI TUTTE LE BALLE: LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE
L'idea diffusa che Tronchetti e i suoi uomini alzassero una
mega cornetta rossa, comodamente nei loro uffici, e
ascoltassero le telefonate di chiunque, a loro piacimento, è
una bufala. Per carità, l'Italia resta uno dei paesi più
intercettati. Ma di illegale c'è poco. È tutto autorizzato
(con un certo lassismo, ma questo è un altro discorso) dai
magistrati. Eppure si ricordano quelle foto sui quotidiani
("Repubblica" le mette ancora in pagina) in cui si vedono
oscuri personaggi che sono lì ad ascoltare e prendere
appunti alla cornetta del telefono. Si trattava di una
balla, ma dalle gambe lunghe.
Un
magistrato, Luigi Napoleone, lo ha scritto nero su bianco:
«Le notizie dell'esistenza di una centrale interna a Telecom
Italia, dedita ad intercettare illegalmente... risulta
essere stata diffusa dai media in modo così capillare e
reiterato da generare in tutta l'opinione pubblica il
convincimento della sua veridicità al punto da coinvolgere
in questa suggestione collettiva anche molti settori delle
istituzioni».
Ecco la prima mega balla. Ma andatelo a dire in giro: e
state certi che qualcuno ancora storcerà il naso. Telecom
Italia, disse in audizione al Copaco (oggi Copasir, il
Comitato di controllo del parlamento sui servizi segreti,
ndr) il successore di Tronchetti, Guido Rossi «non ha
effettuato intercettazioni» e riguardo al commercio di
tabulati telefonici (chi ha telefonato a chi): «In via
autonoma ed in epoca precedente agli interventi
dell'autorità pubblica Telecom ha denunciato alla Procura di
Roma il fatto, coerentemente con l'atteggiamento di massimo
rigore adottato in ogni caso accertato di illecita
diffusione e utilizzo dei dati di traffico».
[19-04-2010]
|
TELECOM ha chiuso il 2009 con un utile netto A 1.581 MILIONI
€, in calo di 596 milioni - MAXI TRUFFA SPARKLE: AZIONE DI
RESPONSABILITA' VERSO L'EX AD MAZZITELLI, ATTUALMENTE IN
GALERA - Gli azionisti riceveranno 5 centesimi per azione
(6,1 per le risparmio) - ALLEGRIA! CI SARANNO ULTERIORI
RIDUZIONI PERSONALE ("PER ESSERE PIù SNELLI"!)...
1 -
TELECOM: UTILE 2009 CALA A 1,581 MLD, DIVIDENDO 5
CENTESIMI...
(AGI) -
Il
gruppo Telecom ha chiuso il 2009 con un utile netto di 1,581
miliardi di euro, in calo di 596 milioni di euro rispetto al
2008. Alla prossima assemblea verra' proposta la
distribuzione di un dividendo di 5 centesimi per le azioni
ordinarie e di 6,1 centesimi per le risparmio, invariato
rispetto all'esercizio precedente.
Tra
gli altri dati di bilancio, i ricavi sobno scesi del 6,3% a
27,163 miliardi di euro, il margine operativo lordo aumenta
dello 0,2% a 11,115 miliardi, il risultato operativo aumenta
dell'1% a 5,493 miliardi.
L'indebitamento finanziario netto rettificato e' pari a
33,949 miliardi, in calo di 577 milioni su fine 2008.
2 -
PIANO 2012, PREVISTO MOL A 12 MLD, CALO DEBITO A 28 MLD...
(AGI)
- Il
gruppo Telecom prevede di raggiungere al 2012 un margine
operativo lordo di 12 miliardi di euro, contro gli 11,1 del
2009, e di diminuire l'indebitamento finanziario netto
rettificato a 28 miliardi di euro, contro i 33,9 dello
scorso anno. L'aggiornamento del piano strategico per il
periodo 2010-2012 indica inoltre un aumento dell'1% medio
annuo dei ricavi nel triennio e investimenti industriali
cumulati per 12 miliardi.
3 - DA
SPARKLE AZIONE DI RESPONSABILITA' VERSO EX AD MAZZITELLI...
Radiocor -
Il consiglio di amministrazione di Telecom Italia Sparkle ha
inserito all'ordine del giorno dell'assemblea, chiamata
all'approvazione del bilancio 2009, l''Azione di
Responsabilita' nei confronti dell'ex Amministratore
Delegato. Deliberazioni inerenti e conseguenti'. E' quanto
si legge nel comunicato stampa di Telecom. L'ex numero uno
di Sparkle, Stefano Mazzitelli, iscritto nel registro degli
indagati, attualmente si trova in carcere.
4 -
GALATERI, USCIREMO RAFFORZATI DAL CASO SPARKLE...
(AGI) -
Rozzano (Mi), 13 apr. - La decisione di posticipare
l'approvazione del bilancio 2009 in seguito alla vicenda
giudiziaria che coinvolge la controllata Sparkle "soddisfa
il nostro desiderio di operare con la massima trasparenza" e
Telecom Italia "ha la determinazione di uscire dal caso
Sparkle rafforzata, con la conoscenza che quello che e'
accaduto non succedera' piu' in futuro". Cosi' il presidente
della societa', Gabriele Galateri di Genola, ha aperto la
giornata di presentazione dei conti 2009 e
dell'aggiornamento del piano industriale, in corso a Rozzano,
alle porte di Milano.
5 -
507 MLN FONDO RISCHIO PER SPARKLE, IMPATTO 2009 DI 10 MLN...
Radiocor -
Telecom Italia ha comunicato la creazione di un fondo rischi
per un valore complessivo pari a 507 milioni di euro, in
relazione al procedimento penale in corso nei confronti
della controllata Telecom Italia Sparkle e i connessi
provvedimenti giudiziali. Nel 2009 l'impatto economico sara'
limitato a 10 milioni di euro per oneri finanziari.
Il
gruppo ha chiuso il 2009 con un utile netto in calo di 596
milioni a 1.581 milioni, principalmente per effetto della
svalutazione dell'avviamento attribuito ad Hansenet, delle
maggiori imposte di competenza dell'esercizio e per il
venire meno di alcuni benefici fiscali. L'utile ante imposte
si e' attestato a 3.339 milioni (+15,4%). La societa' ha
proposto la distribuzione di un dividendo pari a 5 centesimi
per le ordinarie.
6 -
BERNABE', CI SARANNO ULTERIORI RIDUZIONI PERSONALE...
(AGI) -
Telecom Italia ridurra' ancora il suo personale nei prossimi
anni. Lo ha detto l'amministratore delegato della societa',
Franco Bernabe', nel corso della conferenza di presentazione
del bilancio 2009 e dell'aggiornamento del piano
industriale. "Il personale - ha spiegato - e' stato ridotto
del 10% in 2 anni a livello nazionale e ci saranno ulteriori
riduzioni". Bernabe' ha poi precisato che si tratta di
decisioni prese "per essere competitivi".
"Vogliamo essere sempre piu' snelli - ha detto - per
trasferire vantaggi ai nostri clienti e agli azionisti". Da
questo punto di vista, secondo l'ad, il gruppo sta facendo
"grossi passi in avanti in termini di riduzione dei costi" e
sta "facendo progressi" nel garantire una organizzazione "piu'
snella".
7 -
BERNABE', PROPORREMO AUMENTO DIVIDENDI DAL PROSSIMO ANNO....
(AGI)
- Il
gruppo Telecom proporra' dividendi in aumento a partire dal
prossimo anno. Lo ha affermato l'a.d. Franco Bernabe',
durante la presentazione del piano agli analisti. "La
riduzione del debito a meno di 28 miliardi di euro al 2012 -
ha detto - ci dara' la flessibilita' finanziaria per
aumentare la remunerazione degli azionisti dal prossimo
anno". (AGI) Gla
8 -
BERNABE', NEL 2009 RISULTATI 'MOLTO SODDISFACENTI'...
Radiocor -
'I risultati raggiunti nel corso del 2009 sono molto
soddisfacenti, alla luce dei profondi cambiamenti attuati
sul business mobile sia in Itali a sia in Brasile'. Sono le
dichiarazioni di Franco Bernabe', ad di Telecom Italia,
riportate nel comunicato stampa sui conti 2009 e il piano
industriale. 'La capacita' di recuperare efficienza ha
permesso al gruppo di raggiungere gli obiettivi di
profittabilita' e consente di guardare al 2010 con maggiore
serenita'', ha spiegato Bernabe'.
9 -
GALATERI, DA TELEFONICA ALTRE SINERGIE DA QUI AL 2012..
(AGI) -
Il gruppo Telecom conferma le sinergie previste con
Telefonica, pari a 1,3 miliardi di euro a fine 2010, e pensa
di estendere il piano di risparmi al 2012. Lo ha affermato
il presidente Gabriele Galateri, oggi durante l'incontro con
gli analisti.
"Cerchiamo di sfruttare al meglio il rapporto industriale
con Telefonica - ha detto - migliorando il valore del gruppo
nel rispetto delle regole e dei limiti. Confermiamo le
sinergie per 1,3 miliardi di euro al 2012, con un estensione
del piano sino al 2012. Prevediamo di arrivare a un
ulteriore valore in questo periodo".
[13-04-2010]
|
|
TELECOM:
nella lettera inviata ai dipendenti all'indomani dello scandalo,
ha chiamato in causa la gestione di Tronchetti Provera. Il marito
di Afef si è sentito colpito dall'accusa sugli "errori del
passato" e ha definito intollerabile il tentativo di Franchino di
portare gli orologi indietro.
Per dimostrare
la sua scarsa considerazione dell'attuale management di Telecom,
Tronchetti ha fatto scendere in campo il suo collaboratore per i
rapporti con i media, Maurizio Abet, che in una lettera pubblicata
sul "Corriere della Sera" il 21 marzo ha ricordato a Bernabè che
fino al settembre 2006 quando Tronchetti lasciò la presidenza, non
c'era mai stata alcuna segnalazione di irregolarità. Il giovane
Abet ha ricordato invece che nella primavera del 2008, "le
presunte irregolarità erano state segnalate dall'Audit" e quindi
"il confronto con la cronologia degli avvenimenti non regge e
diventa un esercizio scivoloso che allontana dalla verità".
Gli uscieri
di Telecom si aspettavano che dopo lo scambio di rasoiate tra
Tronchetti e Bernabè si aprisse una guerra a base di ricorsi e che
Telecom imboccasse la strada della causa per danni. In realtà non
è così e non avverrà nulla di simile perché a Dagospia risulta che
grazie alla mediazione di alcuni soci forti di Telco, Franchino ha
deciso di piegare le ali e di non intraprendere alcuna azione di
rivalsa.
04.04.10 |
TELECOM: ZINGALES, C'E' DESIDERIO DI FARE CHIAREZZA...
(Adnkronos) -
In Telecom Italia 'c'e' desiderio di fare chiarezza. Il
management e' impegnato a sradicare ogni errore fatto in
passato e a fare in modo che non si ripeta mai piu''. Lo ha
affermato Luigi Zingales, consigliere indipendente di
Telecom Italia a margine del workshop Ambrosetti di
Cernobbio
31.03.10
|
| -
GALATERI, RETE E' PARTE ESSENZIALE ORGANIZZAZIONE TELECOM...
Radiocor -
'L'amministratore delegato ha ribadito piu' volte che la rete
e' parte essenziale dell'organizzazione di Telecom'. Cosi'
Gabriele Galateri di Genola, presidente di Telecom Italia
risponde a una domanda sulle nuove voci di scorporo della rete
dell'azienda. Riguardo ai rapporti con Telefonica, Galateri ha
aggiunto che 'le sinergie potrebbero in futuro essere
superiori alle precedenti'.
18.03.10 |
TELECOM ARGENTINA: CORTE BLOCCA CONVOCAZIONE CDA E
ASSEMBLEE...
Radiocor -
La Corte Argentina conferma la sospensione di alcuni membri
del cda di Telecom Argentina e blocca le future assemblee.
Secondo quanto si legge in un filing inoltrato alla Sec
consultato da Radiocor e datato 10 marzo, la Corte federale
specializzata in contenziosi amministrativi ha notificato
alla societa' di tlc che, oltre a restare valida la
decisione presa ad agosto 2009 di sospendere gli incarichi
di alcuni membri del cda, sono sospese con effetto immediato
tutte le convocazioni di cda e assemblee in cui sono
presenti i soggetti precedentemente sospesi.
Oggi la borsa di Buenos Aires ha riammesso alle negoziazioni
le azioni Telecom Argentina, ieri sospese in attesa di
chiarimenti sulle modalita' di approvazione dei conti 2009.
Ieri il direttore generale esecutivo di Telecom Argentina,
Franco Bertone, durante la conference call di presentazione
dei conti 2009 del gruppo ha dichiarato di non essere 'nella
posizione per commentare' il ripetersi del rischio relativo
a un eventuale blocco dell'assemblea e che 'la convocazione
non e' ancora stata fatta'.
Cio' in merito ai timori espressi dagli analisti sulla
possibile sospensione delle assemblee, alla luce anche del
fatto che il cda ha proposto ai soci il pagamento di un
dividendo significativo, pari a circa 201 milioni di euro,
con un pay-out del 75%.
18.03.10 |
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- TELECOM: ASATI A PROFUMO, BANCHE NE
HANNO FRENATO SVILUPPO...(Adnkronos) - Franco Lombardi, presidente dell'Asati, risponde
all'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo,
secondo il quale Telecom Italia "purtroppo non fa piu'
parte del ristretto gruppo di imprese Italiane di livello
internazionale'. Per Lombardi "la significativa presenza
del sistema bancario italiano nel controllo di Ti, sin dalla
sua privatizzazione e sia in Olimpia - in cui era presente
anche Unicredit - sia oggi in Telco, ha costituito un elemento
di freno del suo sviluppo, avendo privilegiato un eccessivo
leverage finanziario rispetto all'adeguamento della struttura
patrimoniale".
Per Asati "e' fuorviante
sostenere che la societa' non sia piu' un player
internazionale, ove solo si consideri il riconosciuto ruolo di
leader globale nella innovazione tecnologica e dei servizi di
tlc, nonche' la significativa presenza in Sud America
(Brasile, Argentina) e Cuba, paesi con crescita del business
nelle tlc a due cifre, nonche' nelle infrastrutture di Rete
Internazionale estesa a 110 citta' in cinque continenti, con
oltre 300mila Km di cavo in fibra ottica, per servizi voce e
Ip".
"Piu' in generale - conclude
Lombardi - a parere di molti economisti, la commistione di
ruolo del sistema bancario nella gestione industriale delle
maggiori imprese e' una delle pricipali cause di debolezza del
capitalismo italiano".
|
SILVIO SCAGLIA CADE DAL PERO MA NEL 2007 AVREBBE VENDUTO
LA MAGGIORANZA DEL CAPITALE
DI FASTWEB AGLI SVIZZERI PER EVITARE L’INCHIESTA DELLA
PROCURA DI ROMA - ATTERRATO STANOTTE A CIAMPINO CON UN VOLO
PRIVATO PROVENIENTE DAL SUD AMERICA E COSTITUITOSI ALLA
GUARDIA DI FINANZA, E' DA CIRCA 8 ORE RINCHIUSO A REGINA COELI
- (CHISSÀ PERCHÉ I GRANDI GIORNALI 'CORRIERE' E 'REPUBBLICA'
NON PENSANO DI INVIARE QUALCHE GANZO CRONISTA AD INTERVISTARE
L'EMINENTE PROFESSORE GUIDO ROSSI CHE ALL'EPOCA ESPRESSE A
SCAGLIA UN PARERE "SOSTANZIALMENTE POSITIVO" SULLA
LICEITÀ DELL’OPERAZIONE CARTE TELEFONICHE “PUNCHCARDS”?)
1
- LEGALI SCAGLIA IN RIUNIONE, ATTESA PER INTERROGATORIO...
(Agi)
- Ancora non si sa con esattezza quando Silvio Scaglia,
fondatore ed ex presidente di Fastweb, sara' interrogato dal
gip di
Roma Aldo
Morgigni, firmatario di un'ordinanza di custodia cautelare in
carcere per i reati di associazione per delinquere finalizzata
al riciclaggio e concorso nella dichiarazione infedele
mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti, come
contestato dalla procura.
Scaglia, atterrato stanotte a Ciampino con un volo
privato proveniente dal Sud America e costituitosi ai militari
della Guardia di Finanza, e' da circa 8 ore rinchiuso in
carcere. I suoi legali sono da questa mattina impegnati in una
riunione che si annuncia piuttosto lunga.
"Siamo in attesa di comunicazione - fanno sapere
dalla segreteria dell'avvocato Gildo Ursini - perche' al
momento non ci e' stato notificato alcun atto da parte del
gip". Tra l'altro, lo stesso gip, nel provvedimento
restrittivo, ha disposto che Scaglia, oltre ad altri soggetti
arrestati, non possa colloquiare con i propri legali per
cinque giorni a partire dall'esecuzione della misura.
Morgigni, che oggi in calendario ha una serie di
interrogatori a Regina Coeli di altri arrestati, potrebbe
decidere di sentire il manager anche domani, magari per dare
la possibilita' al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo,
titolare dell'indagine e al rientro in Italia dopo una
missione a Londra, di assistere all'atto istruttorio.
2
- QUELL'OPERAZIONE DI TROPPO CHE HA INCASTRATO SCAGLIA - NEL
2007 AVREBBE VENDUTO
LA MAGGIORANZA DEL CAPITALE
DI FASTWEB AGLI SVIZZERI PER EVITARE L'INCHIESTA DELLA PROCURA
DI ROMA
-
Franco
Bechis per "Libero"
Silvio Scaglia avrebbe venduto la maggioranza del
capitale di Fastweb agli svizzeri di Swisscom proprio per
sfuggire all'inchiesta della procura di Roma sulla
maxi-evasione Iva per acquisti di traffico telefonico
inesistente e lasciare al management eventuali responsabilità.
E quella vendita, avvenuta nella prima parte del 2007, figura
oggi fra i principali capi di imputazione a dimostrare
l'esigenza di custodia cautelare in carcere del
manager-azionista.
Secondo i pm infatti Scaglia si sarebbe liberato di
Fastweb dopo che nel gennaio 2007 c'era stata una fuga di
notizie sull'inchiesta che aveva portato alla pubblicazione di
alcuni articoli sulla stampa.
A quell'epoca c'erano «gravissimi indizi di colpevolezza
a carico dell'indagato» e proprio per questo Scaglia «dismetteva
prudentemente il pacchetto di maggioranza in suo possesso a
favore di Swisscom con una operazione anch'essa sospetta per
modalità e tempi di realizzazione.
Scaglia, infatti, dapprima vendeva un pacchetto
consistente di azioni immediatamente dopo la pubblicazione
delle notizie sulle indagini ad Unicredit merchant bank, e
successivamente, malgrado un pubblico annunzio
dell'amministratore delegato Stefano Parisi che il pacchetto
di maggioranza era nelle mani di Scaglia e che questi non
aveva intenzione di liberarsene, annunziava la vendita
dell'intero pacchetto di maggioranza all'operatore telefonico
svizzero Swisscom».
Proprio questa ultima vicenda secondo gli inquirenti
denoterebbe «una pervicace e continua attività simulatoria
dello Scaglia volta ad eludere le conseguenze delle proprie
azioni scaricando le responsabilità sui manager da lui
dipendenti, denotando una personalità indubbiamente incline
alla commissione di reati economici di particolare gravità ed
il rischio concreto che ove lasciato libero egli possa
inquinare le prove inducendo le persone che una volta erano a
lui sottoposte ad inquinare ulteriormente le prove,come giàfatto
durante le indagini occultando ad esempio per lungo tempo l'audit
interna svolta dalla Beverly Farrow».
Poco convincente secondo gli inquirenti proprio
quell'operazione sarebbe la goccia che
fa traboccare il
vaso, e che rende poco veritiera anche la lunga deposizione di
Scaglia già raccolta dai pm nel marzo 2007.
Pur non avendo né intercettazioni né mail, né
documentazione per provare senza ombra di dubbio che l'allora
numero uno di Fastweb fosse al corrente della truffa operata
allo Stato con l'operazione sulle carte telefoniche "Punchcards"
e con le successive operazioni di vendita fittizia di traffico
telefonico all'estero, i pm hanno raggiunto una certezza sulla
colpevolezza di Scaglia sulla base di interrogatori ai manager
del gruppo e grazie alle intercettazioni compiute fra
dirigenti delle società che sierano prestate alla
triangolazione.
Scrivono i pm: «L'attribuzione direttamente a Silvio
Scaglia di quanto accaduto non è frutto di ipotesi
investigativa e si fonda su precisi elementi investigativi e
sull'osservazione di come funzionavano le cose all'interno
della società. Mai nessuno dei top managers ha, infatti,
posto in discussione il ruolo di Scaglia come deus ex machina
della società. Scaglia era, inoltre, sostanzialmente il
proprietario della società stessa vantando il controllo
diretto del pacchetto di maggioranza, di poco percentualmente
inferiore alla soglia oltre la quale avrebbe dovuto lanciare
un offerta pubblica di acquisto.
Deve quindi escludersi che operazioni come quelle
descritte in motivazione, che ponevano i conti di Fastweb
s.p.a. a rischi anche di cassa così evidenti, potessero
essere realizzate senza che egli ne fosse a conoscenza nel
dettaglio». Per altro già davanti ai magistrati Scaglia si
era difeso portando come documentazione tre pareri assai
autorevoli sulla liceità delle operazioni compiute. I primi
due risalgono al 2002 e sono di fatto una consulenza sulla
possibilità di non pagare in Italia l'Iva sulle carte
Punchcard. Il fiscalista di Fastweb sostenne che invece
bisognava pagare.
Ma un parere prima dello studio Maisto e associati e poi
dello studio "Vitali Romagnoli Piccardi e Associati"
(di cui era partner anche Giulio Tremonti prima di diventare
ministro) del 29 novembre 2002 confermerà «la non
applicabilità del tributo per assenza del requisito della
territorialità, muovendo dalla considerazione che le carte
prepagate non costituiscono c.d. moneta elettronica, né
potrebbero essere soggette al regime dell'I.V.A. monofase, ma
rientrerebbero tra le prestazioni servizi ». Il parere di
Rossi Il terzo parere arriva un anno più tardi, e porta
l'autorevole firma del professore Guido Rossi.
Il comitato di controllo interno di Fastweb aveva infatti
sollevato obiezioni sulle Punchcards, anche perché il valore
di quelle operazioni aumentava sensibilmente il rischio e
l'esposizione finanziaria di Fastweb. Rossi fu chiamato al
capezzale e rispose di adeguare l'oggetto sociale della
holding per le tlc e una volta
fatto il
professore espresse un parere «sostanzialmente positivo»
sulla liceità dell'operazione.
Che cosa accade dopo? Raccontano gli inquirenti: «nel
luglio del 2003 il comitato di controllo interno di FASTWEB
(in particolare Carlo MICHELI) esprime perplessità sul
business Phuncard, raccomandando la cessazione
dell'operazione; la due diligence fatta svolgere alla FARROW
in Inghilterra, infatti, rendeva evidente la circolarità
finanziaria dell'operazione».
Ma Fastweb continua e riprende l'operazione nell'autunno
2003. Secondo i pm «La dimostrata fittizietà di entrambe le
operazioni esclude che un manager dell'esperienza e della
competenza internazionale di Silvio SCAGLIA potesse lasciarsi
sfuggire tali sospette evidenze. L'unica conclusione logica,
atteso il ruolo di dominus pressocchè assoluto ricoperto in
FASTWEB s.p.a., era che tali operazioni fosserononsoltantoda
lui conosciute, ma espressamente autorizzate in quanto
indispensabili per l'abbelli - mento dei bilanci e della
contabilità della società da lui amministrata».
[26-02-2010]
/1 -
LA STORIA DI MOKBEL
, DA BAKUNIN ALL’MSI PASSANDO PER LA DROGA - “IO I
POLITICI LI TRATTO MALE. NEL PRECEDENTE GOVERNO BERLUSCONI LI
HO PRESI ANCHE A SCHIAFFI. ALEMANNO, AD ESEMPIO” - “UN
GIORNO SPIEGHERÒ TUTTO DI RAFFAELE FANTETTI. ROBA DI
MASSONERIA, TOGATI MASSONI, CHE NON TI PUOI NEANCHE
IMMAGINARE”…
Alessandra
Arachi per "Il Corriere
della Sera"
«Cominciò tutto con Bakunin. Mi piaceva fare l'anarchico, da
ragazzine. La prima tessera, però, fu del Pci, sezione via
Catanzaro a Roma. L'Msi è arrivato dopo. Il mio quartiere, il
Nomentano, era diviso a metà: Pci da una parte, Msi
dall'altra. Li ho passati tutti e due».
Li avrebbe passati un po' tutti i partiti nella sua vita
Gennaro Mokbel, 50 anni da compiere a settembre e uno
scilinguagnolo che ieri ha lasciato di stucco persino
Francesco Barbato, deputato dell'Idv, che è andato a trovarlo
in carcere, a Regina Coeli, oltre mille detenuti stipati in
650 posti effettivi. «Io la conosco a lei onorevole: si è
candidato contro Di Pietro».
Non era in cella ieri pomeriggio, Gennaro Mokbel. Steso
sul lottino dell'infermeria, la tuta blu e le pantofole da
casa, lamentava problemi di pressione alta e molta
insofferenza. Ma con Barbato non ha lesinato parole: gli ha
rovesciato addosso la storia della sua vita, prima di lanciare
invettive, a raffica, contro i politici. In generale. «Dovrebbero
arrestare loro, i politici. E non i malati. Come me e mia
moglie che soffre di sclerosi multipla e il 12 marzo deve fare
un intervento perché sta diventando cieca».
Francesco Barbato ci prova a fargli dire
perché e con chi ce l'ha tanto fra i politici. Ma
probabilmente la risposta è nella sua storia: ha bussato a
tutti i partiti, Mokbel. Ma nessuno gli ha mai aperto
veramente
la porta. Bakunin. Pci.
Msi. «Poi dopo il primo arresto, nell'80-82, storie di droga,
mi sono iscritto alla Dc», Poi di nuovo un altro arresto, nei
primi anni Novanta. «E dopo mi sono iscritto a Forza Italia,
tra il 96 e il'98. Gli ho procurato 1.300 tessere, soltanto
nel mio territorio. E loro? Niente».
Ecco che arriva l'Alleanza federalista. «Fu un certo
professor Lichen in un ristorante a presentarmi Giacomo
Chiappori. Bello il programma del movimento: esportare pulizia
al Sud. Divento responsabile del Lazio. Ma poi..». Poi...?
incalza Barbato nella stanzetta dell'infermeria dove nel
frattempo è arrivato anche uno psicologo, oltre al medico,
l'infermiere e i due dirigenti del carcere che hanno il
compito di vegliare che il detenuto della settima sezione non
parli delle storie legate al suo arresto.
«Anche qui succede la stessa cosa. Io e
Chiappori andiamo a parlare con Bossi e scopro che tutto
quell'ambaradan era per far avere un seggio a Chiappori. Me ne
sono andato anche da lì». E dopo aver tentato, con scarso
successo, di fondarselo da solo un partito, Mokbel ha
cominciato a parlar male dei politici. Meglio: a trattarli
male. È l'onorevole Barbato che, lette le intercettazioni,
gli chiede come mai maltrattasse così tanto il senatore
Nicola Di Girolamo. Il suo amico Nic.
Mokbel sorride: «Quello, Nic, ce lo avevo già a busta
paga come avvocato di mia moglie, per via delle imprese edili.
L'ho trattato male sì, ma c'è chi ho trattato molto peggio.
A me i politici mi fanno tutti sebi...». E la vicedirettrice
del carcere che arriva a tappare la bocca a Mokbel mentre
il medico fa
per dimetterlo dall'infermeria. Gennaro Mokbel si ferma sulla
soglia. Guarda Barbato.
Una stilettata, impossibile da parare: «I politici che
conosco io facevano schifo da quando erano ragazzini. E
infatti nel precedente governo Berlusconi li ho presi anche a
schiaffi. Alemanno, ad esempio. E basta rivedere Striscia la
notizia per credermi». Adesso Mokbel è sull'ascensore, per
tornare in cella
Si sente male. O, forse finge. Comunque lo psicologo
corre a chiamare Francesco Barbato: Gennaro vuole parlargli.
Ancora. «Un giorno ti spiegherò tutto di Raffaele Fantetti.
Il primo dei non eletti alla circoscrizione all'estero. Roba
di massoneria. Togati massoni. Roba che non ti puoi neanche
immaginare. Anzi: ci scriverò un libro». Ora Mokbel ha una
mascherina dell'ossigeno sul viso. Barbato si muove per andare
via. Lui lo blocca. Vorrebbe dire e ancora dire. n deputato
dell'Idv lo anticipa, con una domanda: cosa sa dirgli di Fini?
Mokbel si toglie la mascherina e lo fissa serio: «Fini chi?».
[26-02-2010]
/2 - I CATTIVI RAGAZZI DI AN, DAI PESTAGGI DEGLI ANNI
‘80 DEL FRONTE DELLA GIOVENTÙ (SEGRETARIO ALEMANNO) AL
CAMPIDOGLIO DI OGGI - “ROMA BENE CONDITA DI IDEOLOGIA
NAZISKIN E VIOLENZA” - I FRATELLI ANDRINI, “GEMELLI
TERRIBILI, TEMUTI E RISPETTATI TRA PRATI E OTTAVIANO” - NEL
2008 PER STEFANO ARRIVA L’INCARICO AL COMUNE DI ROMA, COME
PER MARIO VATTANI…
Paolo
Festuccia per "la Stampa"Una
figura centrale. Di primo piano. Per la Procura di
Roma Stefano
Andrini, l'ex numero uno di Ama servizi ambientali, sarebbe
infatti il «motore della candidatura» di Nicola Di Girolamo
nella circoscrizione estero del Senato. Andrini con Gennaro
Mockbel e l'ex segretario di Mirko Tremaglia, Gianluigi
Ferretti, avrebbe tessuto la trama per la finta residenza in
Belgio del senatore Di Girolamo e, di fatto, prima gli ha
spalancato le porte di Palazzo Madama, e ora quelle dei
tribunali nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio.
Stefano Andrini, coppia fissa col gemello Germano, ha da
sempre navigato e militato nella galassia di destra. (E forse
anche per questo, se non stupisce, desta almeno curiosità la
sua candidatura nel 2008 nella lista di Luigi Pallaro in Sud
America). In quella destra estrema che li definiva «i gemelli
terribili», si lascia sfuggire qualche vecchio compagno di
viaggio, «temuti e rispettati tra Prati e Ottaviano», un
mondo che sin dall'88 comincia a interessare polizia e
carabinieri dopo l'arresto di alcuni italiani nella cittadina
di Wunsiedel, durante una manifestazione per l'anniversario
della morte di Rudolf Hess.
Una galassia di «élite» che coinvolge i giovani della
Roma bene e condita di ideologia naziskin e violenza. Botte,
sprangate e pestaggi come quello del giugno '89 ai danni di
Giannunzio Trovato e Andrea Sesti, fuori dal cinema Capranica
di Roma. Ritenuti responsabili di quel pestaggio furono i
gemelli Stefano e Germano Andrini.
La condanna arrivò dopo la fuga in Svezia, tre mesi di
latitanza e infine l'estradizione. I due negarono
responsabilità. Da Helsinborg, sostennero di esser fuggiti «solo
perché la stampa voleva l'esecuzione immediata dei mostri».
Il processo, 3 anni dopo, dimostrò il contrario: 4 anni
e 8 mesi (2 condonati) anche per altri due estremisti di
destra, Ildebrando Ceccarelli e Andrea Pennacchietti. Assolti,
invece, Demetrio Tullio, Flavio Nardi, Francesco Pallottino e
Mario Vattani, figlio del diplomatico Umberto, per il quale più
tardi si apriranno le porte della carriera diplomatica e le
stanze del Campidoglio (con l'elezione a sindaco di Gianni
Alemanno) per le relazioni internazionali. Strade diverse, ma
per certi versi destini incrociati.
E così vent'anni dopo i fatti del Capranica, con la
prima giunta Alemanno (che in quell'epoca nell'88 divenne
segretario nazionale del Fronte della Gioventù), come Mario
Vattani si trova in Campidoglio, anche Stefano Andrini
acquisisce i galloni di Ad dell'Ama servizi ambientali. Non
senza polemiche, ovviamente. E non solo per via di quella
condanna, per la quale all'indomani dell'incarico (settembre
2009) sostenne «di aver saldato il suo debito con la
giustizia», ma anche per quell'informativa (3815 del gennaio
'98) della Direzione investigativa antimafia nella quale
veniva citato con Tilgher e Delle Chiaie nell'ambito
dell'inchiesta sui «Sistemi criminali» poi archiviata.
Ora Stefano Andrini è di nuovo al centro delle cronache.
Non tanto per quel curriculum un po' «approssimativo» grazie
al quale, dopo l'assunzione da funzionario (nel 2008), è
stato indicato per la poltrona più ambita dell'Ama servizi
(nelle note si legge amministratore unico della Ikonaut
software Ab con sede in Svezia e qualche consulenza presso la
Fast/Confsal o con l'ex ministro Mirko Tremaglia), ma per
l'affaire Di Girolamo e, se vogliamo, per quella sua passione
per la politica estera, che nel 2008 lo portò a candidarsi,
grazie alla doppia cittadinanza per la moglie brasiliana,
nella lista di Luigi Pallaro (il senatore eletto col
centro-sinistra e che ogni volta faceva traballare il governo
Prodi) per l'America Latina. Anche qui, una candidatura
studiata. A tessere le fila, Gianluigi Ferretti e William
Amorese ex portaborse di Pallaro.
[26-02-2010]
Mokbel al telefono parla anche di Alemanno, dopo le
elezioni romane di aprile 2008: “Io c’ho la stanza mia che
ce stanno tre dei suoi qua dentro che stanno a fa delle
telefonate… di Gianni… di Alemanno… lui deve essere
chiaro” - L’imbarazzo nell’entourage capitolino: “Di
questo il sindaco non parla”...
Da "Libero"
«Di questo il sindaco non parla». Non c'è niente da dire.
Sceglie il silenzio, Gianni Alemanno, primo cittadino della
Capitale, tirato in ballo nelle intercettazioni da Gennaro
Mokbel, il personaggio chiave, il più discusso dell'inchiesta
sulla colossale truffa ai danni dello Stato in cui sono
coinvolti i vertici di Fastweb e Telecom Sparkle.
Di sicuro uno di destra. Ma solo in una pagina delle
oltre 1600 che compongono il faldone, il sindaco viene citato
da Mokbel. Il dominus della "finanza creativa", che
si vanta di avere tirato fuori dal carcere Francesca Mambro,
il 29 aprile del 2008 parla al telefono con Paolo Colosimo.
I due poco prima avevano discusso dell'intestazione a
terzi della barca acquistata da Franco Pugliese, boss della
‘ndrangheta. La discussione, in romanesco, verte su
questioni di prezzo, «la rata del leasing da pagà, attacca
il primo, ma siccome se le premesse so quelle che fa il
dimentichino...cosa probabile...».
Colosimo risponde: «E invece mi ero
fatto du conti io». Il problema, in pratica, è chi deve
pagare e chi deve andare in Calabria,. A trattare con il boss.
Con Mokbel contento «perché me sto già a sentì di nuovo in
campagna elettorale...ma hai visto ieri che bello?». Le date
coincidono con l'elezione di Alemanno a sindaco. Mokbel non ci
credeva tanto nella vittoria, invece poi la commenta felice
con Colosimo e, a un certo punto, cita Gianni.
«Io c'ho la stanza mia che ce stanno tre dei suoi qua
dentro che stanno a fa delle telefonate... di Gianni... di
Alemanno... che sto a inizià a lavorà... lui deve essere
chiaro... Pà... perché noi sta cosa ce la potemo pure accollà
poi tocca fa un contratto di affitto e su quel contratto di
affitto, lui ogni mese ci deve pagare il leasing perché se
no, io il primo mese che non paga, prendo la barca e gliela
riporto al proprietario... Pà. Perché io già lo so».
Replica di Colosimo: «Ma è così che bisogna fa». Fine
della conversazione.
Alemanno non conosce Mokbel, mentre l'altro personaggio
coinvolto nell'inchiesta, Stefano Andrini, pur non essendo
indagato si è già dimesso dall'Ama, municipalizzata del
Comune. E la sinistra prova a cavalcare la polemica e a
gettare ombre sul governo capitolino e sul potere di Alemanno
nel Pdl. Il Campidoglio, però, non commenta e va avanti come
sempre. [B. B.]
[26-02-2010]
Mokbel al telefono parla anche di Alemanno, dopo le
elezioni romane di aprile 2008: “Io c’ho la stanza mia che
ce stanno tre dei suoi qua dentro che stanno a fa delle
telefonate… di Gianni… di Alemanno… lui deve essere
chiaro” - L’imbarazzo nell’entourage capitolino: “Di
questo il sindaco non parla”...
Da "Libero"
«Di questo il sindaco non parla». Non c'è niente da dire.
Sceglie il silenzio, Gianni Alemanno, primo cittadino della
Capitale, tirato in ballo nelle intercettazioni da Gennaro
Mokbel, il personaggio chiave, il più discusso dell'inchiesta
sulla colossale truffa ai danni dello Stato in cui sono
coinvolti i vertici di Fastweb e Telecom Sparkle.
Di sicuro uno di destra. Ma solo in una pagina delle
oltre 1600 che compongono il faldone, il sindaco viene citato
da Mokbel. Il dominus della "finanza creativa", che
si vanta di avere tirato fuori dal carcere Francesca Mambro,
il 29 aprile del 2008 parla al telefono con Paolo Colosimo.
I due poco prima avevano discusso dell'intestazione a
terzi della barca acquistata da Franco Pugliese, boss della
‘ndrangheta. La discussione, in romanesco, verte su
questioni di prezzo, «la rata del leasing da pagà, attacca
il primo, ma siccome se le premesse so quelle che fa il
dimentichino...cosa probabile...».
Colosimo risponde: «E invece mi ero fatto du conti io».
Il problema, in pratica, è chi deve pagare e chi deve andare
in Calabria,. A trattare con il boss. Con Mokbel contento «perché
me sto già a sentì di nuovo in campagna elettorale...ma hai
visto ieri che bello?». Le date coincidono con l'elezione di
Alemanno a sindaco. Mokbel non ci credeva tanto nella
vittoria, invece poi la commenta felice con Colosimo e, a un
certo punto, cita Gianni.
«Io c'ho la stanza mia che ce stanno tre dei suoi qua
dentro che stanno a fa delle telefonate... di Gianni... di
Alemanno... che sto a inizià a lavorà... lui deve essere
chiaro... Pà... perché noi sta cosa ce la potemo pure accollà
poi tocca fa un contratto di affitto e su quel contratto di
affitto, lui ogni mese ci deve pagare il leasing perché se
no, io il primo mese che non paga, prendo la barca e gliela
riporto al proprietario... Pà. Perché io già lo so».
Replica di Colosimo: «Ma è così che bisogna fa». Fine
della conversazione.
Alemanno non conosce Mokbel, mentre l'altro personaggio
coinvolto nell'inchiesta, Stefano Andrini, pur non essendo
indagato si è già dimesso dall'Ama, municipalizzata del
Comune. E la sinistra prova a cavalcare la polemica e a
gettare ombre sul governo capitolino e sul potere di Alemanno
nel Pdl. Il Campidoglio, però, non commenta e va avanti come
sempre. [B. B.]
[26-02-2010]
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FAST-TRUFFA
- TUTTI GLI INDAGATI - NON SOLO Silvio Scaglia e il senatore
del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo, Nell'inchiesta ANCHE UN
ALTRO NOME ECCELLENTE: Riccardo Ruggiero (presidente del
consiglio di amministrazione DI
Telecom Italia
Sparkle) - IL REATO IPOTIZZATO E' L'ASSOCIAZIONE PER
DELINQUERE TRANSNAZIONALE PLURIAGGRAVATA E DICHIARAZIONE
INFEDELE MEDIANTE L'USO DI FATTURE O ALTRI DOCUMENTI PER
OPERAZIONI INESISTENTI IN CONCORSO CON ALTRI...
1 - PER TUTTI GLI INDAGATI IL REATO IPOTIZZATO E'
L'ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE TRANSNAZIONALE PLURIAGGRAVATA E
DICHIARAZIONE INFEDELE MEDIANTE L'USO DI FATTURE O ALTRI
DOCUMENTI PER OPERAZIONI INESISTENTI IN CONCORSO CON ALTRI.
(Agi)
- L'ex amministratore delegato di Fastweb
Silvio Scaglia e il senatore del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo
sono due dei nomi 'eccellenti' coinvolti nella maxi inchiesta
sul riciclaggio di denaro sporco che ha portato la
magistratura romana ad emettere 56 ordinanze di custodia
cautelare affidandone l'esecuzione ai carabinieri dei Ros e al
Nucleo Speciale valutario della Guardia di Finanza.
Per tutti il reato ipotizzato e' l'associazione per
delinquere transnazionale pluriaggravata e dichiarazione
infedele mediante l'uso di fatture o altri documenti per
operazioni inesistenti in concorso con altri.
Per Scaglia, il Gip Aldo Morgigni ha emesso un
provvedimento di custodia cautelare, l'ex Ad, pero', non e'
stato arrestato in quanto attualmente si trova all'estero da
dove fa sapere di essere pronto a concordare un interrogatorio
in tempi brevi perche' e' estraneo a "qualunque
addebito".
Nell'inchiesta e con la stessa accusa sono stati raggiunti
da provvedimenti restrittivi o indagati a piede libero altri
dirigenti di Fastweb e di
Telecom Italia
Sparkle.
Per
Telecom Italia
Sparkle si tratta di: Riccardo Ruggiero (presidente del
consiglio di amministrazione), Stefano Mazzitelli
(amministratore delegato), Carlo Baldizzone (responsabile
dell'area 'amministrazione e controllo'), Massimo Comito
(responsabile dell'area 'Europe'). Le misure cautelari emesse
dal gip riguardano solo Mazzitelli e Comito.
Per Fastweb, gli accertamenti hanno chiamato in causa,
oltre al presidente Silvio Scaglia, anche Alberto Calcagno e
Mario Rossi
Alois, come direttori della 'Divisione Finanza e controllo',
Mario Rossetti, membro del cda, l'ad Stefano Parisi, Giuseppe
Crudele, dipendente della divisione 'residenziale e business
funzione marketing', Bruno Zito, responsabile delle grandi
aziende e Roberto Contin, direttore della divisione 'large
Account' e membro del comitato direttivo. I provvedimenti
restrittivi oltre a Scaglia, riguardano Crudele, Contin,
Rossetti e Zito.
silvio scaglia003 lap
Diversa la pozione del senatore Di Girolamo: nei suoi
confronti la magistratura ha chiesto l'autorizzazione
all'arresto anche per violazione della normativa elettorale
con l'aggravante mafiosa. Per la sua elezione nella
circoscrizione Estero-Europa, la Dda di Roma ha accertato che
Di Girolamo era supportato da esponenti della 'ndrangheta
calabrese che si era attivata per la raccolta di voti tra gli
emigrati calabresi in Germania. Dagli accertamenti e' emerso
che a sostenere la candidatura di Di Girolamo e' stato, in
particolare, Gennaro Mokbel, legato in passato ad ambienti
della destra eversiva e gia' utilizzato per la costituzione
delle societa' internazionali di comodo funzionali al
riciclaggio.
2 - RICICLAGGIO DI DENARO SPORCO
RICERCATI
SILVIO SCAGLIA E DI GIROLAMO
Repubblica.it
Una colossale operazione di riciclaggio di denaro sporco
per un ammontare complessivo di circa due miliardi di euro è
stata scoperta dai carabinieri del Ros e dalle Fiamme Gialle:
56 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Roma
su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia.
Ordine d'arresto anche per Silvio Scaglia, il fondatore di
Fastweb. Il provvedimento restrittivo, però, non è stato
ancora eseguito perché Scaglia non è stato rintracciato dai
carabinieri del Ros e dalla Guardia di Finanza.
L'imprenditore, che in una nota inviata alle agenzie di stampa
si dice estraneo a qualunque reato, ha dato mandato ai suoi
difensori di concordare il suo interrogatorio nei tempi più
brevi per chiarire tutti i profili della vicenda. Indagato
anche Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb a
partire dal primo novembre 2004.
Le accuse per tutti gli indagati sono di associazione per
delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di
ingentissimi capitali illecitamente acquisiti attraverso un
complesso sistema di frodi fiscali. In manette anche un
ufficiale della guardia di Finanza, Luca Berriola, attualmente
in servizio al comando di tutela finanza pubblica, che avrebbe
incassato una cospicua tangente su una delle operazioni di
riciclaggio.
Richiesta d'arresto anche per il senatore Nicola Di
Girolamo (Pdl). Il senatore sarebbe collegato con alcuni degli
indagati, che avrebbero favorito la sua elezione in un
collegio all'estero. In particolare gli inquirenti fanno
riferimento a una riunione tenuta dallo stesso Di Girolamo da
Gennaro Mokbel (uno dei 56 arrestati) e da esponenti della
famiglia Arena, nel corso della quale si concordò di
sostenere la sua elezione, facendo confluire su di lui i voti
dei calabresi in Germania.
La 'ndrangheta riuscì a venire in possesso di moltissime
schede elettorali, che compilò direttamente con il nome di Di
Girolamo (circostanza che era già emersa da una precedente
inchiesta: l'arresto di Di Girolamo era già stato chiesto nel
2008 alla Giunta delle Autorizzazioni a procedere). In base
alle accuse l'elezione di Di Girolamo doveva servire
all'organizzazione criminale per spostarsi, senza problemi
nell'ambito delle attività transnazionali di riciclaggio.
Il filone principale dell'indagine riguarda alti funzionari
ed amministratori delle società
Telecom Italia
Sparkle e Fastweb accusati, con riferimento a un arco
temporale che va dal 2003 al 2006, di falsa fatturazione di
servizi telefonici e telematici inesistenti, venduti
nell'ambito di due successive operazioni commerciali dalle
compagini italiane Cmc e Web Wizzard srl nonchè da I-Globe e
Planetarium, che evadevano il pagamento dell'Iva per un
ammontare complessivo di circa 400 milioni di euro,
trasferendoli poi fraudolentemente all'estero, dove i soldi
venivano reinvestiti in beni come appartamenti, gioielli e
automobili.
Sono indagate anche le società coinvolte, e la procura di
Roma ha fatto richiesta formale di commissariamento di Fastweb
e Telecom Sparkle. La richiesta di commissariamento è
motivata dalla "mancata vigilanza" ed è stata fatta
sulla base della legge 231 del 2001 che prevede sanzioni per
quelle società che non predispongono misure idonee ad evitare
danni all'intero assetto societario.
Alcuni indagati sono raggiunti da un provvedimento
restrittivo in Usa, Gran Bretagna (Scaglia) e Lussemburgo. Per
realizzare la colossale operazione di riciclaggio, il
sodalizio si è avvalso di società di comodo di diritto
italiano, inglese, panamense, finlandese, lussemburghese ed
off-shore, controllate dall'organizzazione indagata.
Stando ai carabinieri del Ros e alla polizia valutaria
della Guardia di Finanza, lo Stato avrebbe subito un danno per
oltre 365milioni di euro derivanti dal mancato versamento
dell'Iva, attraverso l'utilizzo di fatture per operazioni
inesistenti per più di 1.800.000.000 euro da parte delle
società di telecomunicazione, che hanno ottenuto fittizi
crediti Iva, oltre che un utile pari a quasi 96milioni di
euro.
[23-02-2010]
Telefonia, una frode colossale - 56 arrestati per Riciclaggio,
bufera su Fastweb e Telecom - Chiesto l’arresto di Silvio
Scaglia, il mago delle Tlc - I sindacati rossi in piazza
contro Zapatero - La scoperta del Pd: la Bonino è radicale -
Biotestamento, stop alla nutrizione solo in casi eccezionali,
ed è scontro...
Il Velino.it
CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "‘Telefonia, una frode
colossale'". Editoriale di Sergio Rizzo "La
malapianta del denaro". Al centro: "Il Lambro
diventa un fiume di gasolio". In basso: "Colpi di
bastone, in coma esponente pdl" e "Sud, studenti un
anno e mezzo in ritardo". A destra: "La scoperta del
Pd: la Bonino è radicale".
LA REPUBBLICA - In apertura: "Telefonia, mafia e riciclaggio".
Editoriale di Giuseppe D'Avanzo "Ritorno al 1994".
Al centro: "Gli arricchiti della new economy" e
"Per i boss calabresi era il ‘senatore Nic'".
Sotto: "Smog, 100 comuni dicono no alla Moratti".
Accanto: "Gli italiani e il sesso, lo facciamo di più e
meglio". Di spalla: "La Cina diventa più americana
mentre gli Usa fanno i cinesi". In basso: "Il tran
tran esiste, ecco la prova".
LA STAMPA -
In apertura: "La grande truffa dei telefoni".
Editoriale di Michele Ainis: "La repubblica dei
corrotti". Tra i richiami: "Chiesto l'arresto di
Silvio Scaglia, il mago delle Tlc" e "‘Lotta
titanica anti corruzione'". Di spalla: "Nascere al
sud penalizza gli studenti". Al centro: "I sindacati
rossi in piazza contro Zapatero". Accanto: "Il finto
duello tra Santoro e Travaglio". In basso il Buongiorno
di Massimo Gramellini: "Lo scoop del secolo".
IL GIORNALE - In apertura: "Altri 56 arresti: tocca a Fastweb".
Editoriale di Vittorio Feltri. Di spalla: "‘Criminali
mai visti nella storia italiana'", "I sospetti sul
senatore arrivato dall'estero" e "Re della new
economy diventato nababbo". Al centro: "La Moratti
sola nello smog: ora ci ripensi". In basso: "Ma è
davvero da deficienti guardare il Grande Fratello?".
IL
SOLE 24 ORE
- In apertura:
"Maxi frode nelle telecomunicazioni". Editoriale di
Andrea Romano: "Le riforme e il virus della
corruzione". Al centro con foto: "‘Legalità unica
via per la crescita'". Accanto: "Per il Sud
contratti e crediti di imposta". In basso: "Stretta
sui fumatori: addio sigarette in auto e cortili".
IL MESSAGGERO -
In apertura: "Riciclaggio, bufera su Fastweb e
Telecom". Editoriale di Pierpaolo Benigno "Il merito
chiave di svolta per il paese". Nei box: "Un patto
fra malavita, finanza e politica pagava la bella vita degli
uomini d'oro" e "Corruzione, allarme di Montezemolo:
l'Italia reagisca ma senza flagellarsi". Al centro:
"Scuola, via alle iscrizioni per le nuove superiori"
e "Biotestamento, stop alla nutrizione solo in casi
eccezionali, ed è scontro". In basso: "Sprangate a
consigliere Pdl: in coma" e "La chat? Una roulette a
rischio".
PARISI
IL TEMPO -
In apertura: "Pronto? Manette in linea". Editoriale
di Mario Sechi. Al centro: "Il Palazzo adesso ha paura.
Si aspetta il nuovo ‘botto'" e "Al centro della
polemica la legge di Tremaglia". In basso: "Braccio
di ferro Sensi-Unicredit". In un box: "Olimpiadi a
Roma. Zaia in campo avverte Profumo".
LIBERO -
In apertura: "‘Le elezioni in mano ai Pm'".
Editoriale di Mario Giordano: "Le richieste di arresto
hanno preso il posto di quelle di voto". In alto con
foto: "E dopo tante accuse a processo ci
va Patrizia
". Di spalla: "Travaglio finisce vittima di se
stesso", "Io non posso scrivere, assassini e
terroristi sì", di Renato Farina. Al centro: "Fanno
a gara a chi ruba di più: frode da due miliardi". In
basso: "
Milano senza auto
, Napoli senza multe".
L'UNITÀ -
In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Banda
larga". In basso: "Umbria, 4 donne. No all'atomo ma
non dal Pdl" e "‘Presero mio figlio senza dirmelo.
Nulla sull'autopsia'".
IL FOGLIO -
In apertura a sinistra: "Come sarebbe bello importare il
modello americano degli appalti". La Giornata in Italia:
"56 arrestati per riciclaggio coinvolte Telecom e
Fastweb". All'estero: "L'Iran ha arrestato il leader
deò gruppo sunnita jundullah". A destra: "Perché
il buon ritiro obamiano dall'Iraq potrebbe fermarsi qui".
[24-02-2010]
LA SUBLIMAZIONE FINALE DEL
PMU (Potere Marcio Unificato) ...
Su "Giornale" e
"Repubblica", verbali a valanga. "Telefonia,
mafia e riciclaggio. Raffica di arresti, bufera su Fastweb e
Telecom. Ricercato Scaglia" (Repubblica, p.1). Chiesto
l'arresto del senatore del Pdl Nicola Di Girolamo, sospettato
di essere stato eletto con i voti della ‘ndrangheta. Lo
difende solo il mitico Sergio De Gregorio, l'uomo dello scoop
sulla crociera di Buscetta, e "Repubblica" racconta
i rapporti tra i due (p.7).
Sul "Giornale",
Littorio Feltrusconi avverte nel suo editoriale in prima che
Silvio Scaglia, "prima di effettuare le manovre
contestate, si era consultato con studi professionali di alto
rango". I nomi li fanno a pagina 3 Chiocci e Malpica:
"l'ex studio Tremonti (Romagnoli-Vitali) e quello di
Guido Rossi". Tra i pezzi grossi sotto inchiesta, ci sono
anche Stefano Parisi, Riccardo Ruggiero e Stefano Mazzitelli
(Giornale,p.6).
"Libero" coglie
invece l'umor nero del Banana e titola a tutta prima:
"Silvio suona l'allarme: "Le elezioni in mano ai
Pm". Berlusconi: le inchieste condizionano le Regionali,
gli italiani non andranno a votare. Battibecco tra governo e
Montezemolo, che vede la corruzione solo in politica".
Dentro, il maxi-esperto di affari telefonici Davide Giacalone
denuncia l'assenza di controlli in Telecom (p.8) e Nino
Sunseri fa un ritrattino memorabile di Scaglia
"l'elettricista", come lo chiamava il suo amico
Francesco Micheli (p.10).
3- IL CORRIERE DEI
LATITANTI ...
A che servano i giornalisti economici
ce lo dimostra bene il Corriere di don Flebuccio, che schiera
in prima pagina un trio di cacciatori di notizie così
formato: Giancarlo Radice, Edoardo Segantini e Raffaella
Polato. Radice riesce dove la Procura di Roma ha fallito:
trova Scaglia in Sud America e ci parla: "Io ricercato?
Roba da matti. Non capisco che succede. Rientrerò. Sono già
stato interrogato anni fa" (Corriere,p.1).
E a pagina 6 ecco il pronto
soccorso dell'economista Donato Masciandaro: "Ma quel
reato di riciclaggio è troppo esteso. L'intervento delle
Corti nella vita delle aziende può avere effetti devastanti
sul sistema".
Ben detto, Esimio Economista,
"può avere effetti devastanti sul sistema". Ma di
che "sistema" stiamo parlando? Del PMU o di un'entità
astratta e superiore?
[23-02-2010]
IL
SENATORE ZERBINO DELLa 'ndrangheta – LE IRRESISTIBILI
INTERCETTAZIONI TRA L'IMPRENDITORE MOKBEL E IL SENATORE PDL
NICOLA DI GIROLAMO: “NICO’, "SE T'È VENUTA
LA SENATORITE PROBLEMA TUO
, MA STAI ATTENTO... PUOI DIVENTARE PURE IL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA, PER ME CONTI COME IL PORTIERE MIO" – “NICÒ,
NON STAI FACENDO UN CAZZO… VUOI FAR IL SENATORE, PRENDI I
TUOI 7MILA € AL MESE, VATTENE AFFANCULO, NON ME ROMPÈ SE NO
TI METTO LE MANI ADDOSSO" - MA LUI PREOCCUPATO SI
SCHERNISCE: “NON MI VA A FINIRE COME COPPOLA E FIORANI”…
Francesco Viviano per "la
Repubblica"
La 'ndrangheta è entrata anche nel Parlamento italiano. Ha
un suo autorevole rappresentante, il senatore del Pdl Nicola
Di Girolamo per il quale la Procura di Roma ha chiesto
l'arresto. La misura cautelare è stata chiesta per Di
Girolamo perché il senatore "risulta organicamente
inserito nell'associazione criminale con incarico di
"consulente legale e finanziario"" sia con gli
uomini della 'ndrangheta della cosca Arena di Isola di Capo
Rizzuto, sia di altre 'ndrine sia con gli altri arrestati
nella retata della grande truffa.
I boss della 'ndrangheta lo chiamavano confidenzialmente
"Nic" ed il suo amico fraterno, l'imprenditore
romano Gennaro Mokbel (in passato legato ad Antonio D'Inzillo,
l'ex esponente dei Nar e della banda della Magliana latitante
da tempo in Africa), lo manovrava come un burattino.
Come emerge chiaramente dalle numerosissime conversazioni
intercettate dai carabinieri del Ros, il senatore Di Girolamo
eletto all'estero grazie all'appoggio fondamentale della
'ndrangheta, lavorava a tempo pieno per conto delle cosche
calabresi. Faceva società con i boss, in Italia ed
all'estero, viaggiava in lungo ed in largo per
il mondo
per andare ad "investire" i soldi della mega truffa
delle telecomunicazioni.
E i proventi delle cosche calabresi. Per ripulire quella
montagna di denaro, operava su conti in banche estere di mezzo
mondo "al fine di porre in essere - scrive il gip
nell'ordinanza - attività di riciclaggio".
Di Girolamo non agiva mai d'iniziativa propria, erano
sempre i boss della 'ndrangheta ed il suo amico Mobkel, con il
quale aveva un vero e proprio rapporto di sudditanza, che gli
dicevano cosa fare.
I CONTATTI TRA MOKBEL ED IL SENATORE DI GIROLAMO.
Mokbel comandava a bacchetta il senatore della Repubblica
Nicola Di Girolamo e lo offendeva anche perché lo riteneva
"una sua creatura e dei suoi amici della
'ndrangheta". In una intercettazione telefonica tra i due
che parlano per motivi di interessi, Mokbel (M) apostrofa il
senatore (S) "servo", contestandogli che vale meno
del suo "portiere".
M: "Se t'è venuta la "candidite", se t'è
venuta la "senatorite" è un problema tuo, però
stai attento... ultimamente io sò stato zitto, ma oggi mi hai
riempito proprio le palle Nicò, capito?" .
S: "Comunque, guarda, mi dispiace...".
M: "Devo aprì bocca Nicò? devo aprì a bocca mia? Io
quando apro a bocca faccio male, a secondo del male che si fa,
Nicò, hai capito? Vuoi che parlo io?".
Di Girolamo è impaurito e risponde: "Io ieri ho
sbagliato". Più minacciosa la replica di Mobkel:
"Non me ne frega un cazzo, a me di quello che dici tu,
per me Nicò puoi diventà pure presidente della Repubblica,
per me sei sempre il portiere mio, cioè nel mio cranio sei
sempre il portiere, non nel senso che tu sei uno schiavo mio,
per me conti come il portiere, capito Nicò? Ricordati che io
per le sfumature mi faccio ammazzà e faccio del male".
Ed in un altro passaggio Mokbel passa apertamente alle
minacce.
M: "Oggi devo stare con la mia gente... sei una
grandissima testa di cazzo... Nicò sei proprio sballato, sei
una grande delusione lo sai Nicò, ha avuto comportamenti
strani, fra te e "Pinocchio (Marco Toseroni socio di
Mokbel e di Di Girolamo in alcune società, ndr).. qui stiamo
lavorando visto che siamo, nonostante tutto, soci...".
Mokbel è un fiume in piena e ricorda al senatore Di
Girolamo, come è stato "creato" ed
"eletto" al Senato della Repubblica e gli dice che
deve trovare posti di lavoro alle persone che Mobkel gli
segnalava: "Mò ricordati che devi pagà tutte le
cambiali che so state aperte e in più devi pagà lo scotto
sulla tua vita, Nicò perché tu una vita non ce l'avrai più..
ricordati che dovrai fare tutte le tue segreterie tutta la
gente sul territorio, chi te segue le Commissioni, il porta
borse, l'addetto stampa, il cazzo che se ne frega... ma come
ti funziona sto cervello Nicò?".
MASSACRO TIENANMEN - HONG KONG
Mokbel parla di affari con altri indagati e della facilità
con cui passa i controlli, anche a Fiumicino: "Io a
Fiumicino non mi ferma nessuno, faccio passare quello che mi
pare senza problemi, droga, brillanti...". Poi parlano di
affidare un incarico al senatore Di Girolamo per portare soldi
all'estero, anche ad Hong Kong.
I PROVENTI ILLECITI ED IL RUOLO DEL SENATORE DI GIROLAMO.
Radiografando i grandi affari di Mokbel e Di Girolamo, gli
investigatori scrivono: "I programmi di investimento dei
proventi illeciti del sodalizio venivano poi sviluppati da Di
Girolamo e da Toseroni che cominciava pertanto ad adoperarsi
con i suoi referenti asiatici nonché per le questioni
relative alle pietre preziose con Massimo Massoli (altro
indagato, ndr).
I giorni successivi sono quindi caratterizzati dalla
pianificazione del viaggio ad Hong Kong da parte dei
tre". E di seguito gli inquirenti indicano le società
straniere di cui sono titolari Marco Toseroni ed il senatore
Di Girolamo. Si scopre così che il senatore ha conti alla
Standard Charter Bank di Hong Kong, sul quale vengono
accreditati milioni di euro e su altri conti in altre nazioni
asiatiche.
I RAPPORTI DI DI GIROLAMO CON IL SENATORE DE GREGORIO.
Numerose pagine dell'ordinanza sono dedicate alla elezione del
senatore Di Girolamo ed al ruolo attivo e concreto di Mobkel e
della 'ndrangheta. Gennaro Mokbel, è scritto nell'ordinanza,
aveva creato un movimento politico denominato "Alleanza
Federalista". "Un movimento politico nato
nell'ottobre del 2003 gravitante nell'area apolitica della
Lega Nord, la cui sede è ubicata in Roma.
L'attuale segretario, Giacomo Chiappori, è stato eletto
nelle liste della Lega Nord, alla Camera dei Deputati nella
circoscrizione Liguria. In tale movimento Gennaro Mokbel
assumerà la carica di segretario regionale, con altre cariche
distribuite anche ad altre persone". Alleanza federalista
"sarà la vera e propria base logistica - scrivono i
magistrati - per tutte le iniziative lecite/illecite sia
economiche sia imprenditoriali, sia politiche.
Poi a seguito di contrasti con i vertici di Alleanza
Federalista, accusati di immobilismo ma soprattutto di non
coinvolgere Gennaro Mokbel... maturerà la decisione di
costituire un autonomo gruppo politico (a cui veniva dato il
nome di partito Federalista Italiano) che culminerà nella
candidatura alle elezione politiche del 13 e 14 aprile 2008 di
Nicola Di Girolamo quale candidato al Senato".
Mokbel fa le scelte e le strategie politiche da seguire e
contatta esponenti della 'ndrangheta per sostenere Di
Girolamo. E partono, aspiranti politici e 'ndranghetisti,
tutti per la Germania "per il procacciamento di voti, e
delle schede elettorali in bianco nell'area di
Stoccarda". Gli sforzi dell'organizzazione e del suo
coordinatore "trovavano concretezza con l'effettiva
elezione di Nicola Di Girolamo al Senato della Repubblica con
22.875 voti validi". E dopo l'elezione quel gruppo
riparte di nuovo per i "ringraziamenti" alle comunità
calabresi della Germania.
Ad un certo punto, però, i rapporti tra Mokbel ed il
senatore Di Girolamo si guastano: "Dovendo trovare una
collocazione per Di Girolamo, Mobkel diceva al neo-senatore,
"dobbiamo trovare un altro partito dove infilarci perché
ieri sera è venuto il senatore De Gregorio, l'onorevole
Bezzi, tutti quanti si sono messi a tarantella, siccome De
Gregorio è l'unico che l'ha l'accordo blindato con
Berlusconi... cioè si presenta in una delle liste... e poi
fanno la segreteria nazionale... io adesso preferisco vedere
se trovo la strada sempre per Forza Italia che sarebbe ancora
meglio...".
Con il tempo i rapporti tra Mokbel ed il senatore
degenerano perché Di Girolamo non farebbe
"esattamente" quello che gli consiglia Mokbel. Che,
in una telefonata, lo aggredisce: "Nicò, non stai
facendo un cazzo, perdendoti nelle tue elucubrazioni, ti ho
avvisato una, due, tre volte ed io con un coglione come te non
me ce ammazzo... vuoi far il senatore, prendi i tuoi sette
mila euro al mese, vattene affanculo a non me rompè se no ti
metto le mani addosso".
Ma Di Girolamo, preoccupandosi del ruolo di riciclatore per
Mokbel e per la cosca, si schernisce: "Non mi va a finire
come Coppola e Fiorani".
[24-02-2010]
PIANGE IL TELEFONO – Un´associazione a delinquere che ha
utilizzato
Telecom Italia
e Fastweb, per creare un danno al Fisco di 370 milioni e,
gestendo un flusso di denaro di oltre 2,2 miliardi di euro, ha
creato fondi neri e ricchezze all´estero - In parte questi
soldi, sarebbero finiti in mano alla ‘ndrangheta, in
particolare al clan Arena, che li avrebbe impiegati anche per
organizzare l´elezione del senatore del Pdl, Di Girolamo....
Walter Galbiati per "la Repubblica"
Un´associazione a delinquere che ha utilizzato due società
quotate in Borsa,
Telecom Italia
e Fastweb, per creare un danno al Fisco di 370 milioni e,
gestendo un flusso di denaro di oltre 2,2 miliardi di euro, ha
creato fondi neri e ricchezze all´estero.
In parte questi soldi, sarebbero finiti in mano alla
‘ndrangheta, in particolare al clan Arena, che li avrebbe
impiegati anche per organizzare l´elezione del senatore del
Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo.
È questo lo schema che nelle 56 ordinanze di oltre 1600
pagine ha messo nero su bianco il giudice per le indagini
preliminari, Aldo Morgigni, su richiesta dei pm Giovanni
Bombardieri, Giovanni Di Leo e Francesca Passaniti. Ordinanze
che hanno disposto la misura cautelare in carcere per 52
persone e gli arresti domiciliari per altre quattro.
L´ASSOCIAZIONE E I REATI
Il reato è l´associazione per
delinquere trasnazionale pluriaggravata e viene contestata tra
gli altri a Silvio Scaglia, l´ex amministratore delegato di
Fastweb e a Stefano Mazzitelli che aveva lo stesso incarico in
Telecom Italia
Sparkle. Ma i principali organizzatori sarebbero due Carlo
Focarelli, che ha costituito e gestito le società fittizie,
le cosiddette cartiere che avevano il compito di
interfacciarsi con
Telecom Italia
Sparkle e Fastweb, il volto presentabile della truffa.
E Gennaro Mokbel, che avrebbe invece curato la parte
oscura, quella offshore, che permetteva di far sparire i soldi
e che in parte li avrebbe condotti anche nelle mani della
criminalità organizzata. E la potenza dell´organizzazione
emerge nei capi di imputazione.
attuale ad fastweb
«Insieme hanno commesso - scrive il gip - un numero
indeterminato di delitti in materia di evasione fiscale
(emissione e utilizzazione di fatture per operazioni
inesistenti), contro la pubblica amministrazione e l´amministrazione
della giustizia (corruzione di pubblici ufficiali - tra i
quali in particolare appartenenti alle Forze di Polizia -
rivelazione di segreto d´ufficio, favoreggiamento ed altri),
contro la fede pubblica (falsi in atti pubblici), contro il
patrimonio (riciclaggio, intestazione fittizia di beni e
reinvestimento di proventi illeciti);
associazione transnazionale, perché operante in più paesi
sia nell´Unione Europea che al di fuori, nella quale Fastweb
e
Telecom Italia
Sparkle fungevano consapevolmente da cassa dalla quale
estrarre le somme di denaro oggetto di successivo riciclaggio,
in cambio dell´aumento dei crediti Iva verso l´erario, dell´aumento
del fatturato e dei margini ottenuti grazie alla
riappropriazione di parte dell´Iva, pagata alle società
"cartiere"».
I VERTICI DELLE SOCIETÀ
Gli inquirenti ipotizzano che i
vertici di Fastweb e Telecom fossero a conoscenza del sistema
delle cartiere. «Le modalità operative attraverso le quali
Tis (
Telecom Italia
Sparkle) agiva - sostiene il gip - pongono con solare evidenza
il problema delle responsabilità degli amministratori e
dirigenti della società capogruppo alla quale appartiene Tis,
ossia
Telecom Italia
spa».
Del resto le cifre riportate nell´ordinanza sono
imponenti. Tra il 2005 e il 2007,
Telecom Italia
Sparkle avrebbe generato ricavi per 1,19 miliardi di euro con
utile di 72 milioni. Le dichiarazioni dell´ingegner
Gianfranco Ciccarella, direttore generale di
Telecom Italia
Sparkle, contenute nell´ordinanza vanno in questa direzione e
danno conto comunque di un´attività di auditing interno: «I
colleghi sono stati d´accordo e mi hanno peraltro annunciato
che ne avevano parlato con i vertici e che ci sarebbe stata
una auditing. Non mi hanno detto con chi avevano parlato ma ho
ipotizzato che si trattasse di Ruggero».
LA FRODE CAROSELLO E
I FONDI ESTERI
Si chiama così l´artificio con cui
Telecom Italia
Sparkle e Fastweb hanno creato per sé crediti Iva per milioni
di euro. Tuttavia «la realizzazione di ingenti crediti
fiscali - scrive il giudice - costituiva solo una parte delle
condotte delittuose ideate da amministratori e dirigenti di
Fastweb e
Telecom Italia
Sparkle e forse, tutto sommato il lato meno significativo dell´intera
operazione delittuosa».
«Le ingenti somme di denaro apparentemente spese per
pagare l´Iva in favore delle cartiere consentivano a Fastweb
e
Telecom Italia
Sparkle di realizzare fondi neri per enormi valori che
costituivano l´oggetto primario delle attività di
riciclaggio e di investimento fittizio realizzato da altri
membri dell´associazione a delinquere». Qui entra in gioco
il secondo livello
, quello creato e gestito secondo gli inquirenti da Mokbel.
GENNARO MOKBEL E LE COSCHE CALABRESI
Sarebbero stati Mokbel e Franco
Pugliese il legame con il lato oscuro dell´inchiesta, quella
che sfocia nella ‘ndrangheta. Gennaro Mokbel è considerato
il cervello dell´operazione. Nonostante «non ricopra -
scrive il gip - cariche in alcuna delle società individuate»
e «collegate alla realizzazione delle operazioni illecite».
Viene definito dai giudici come «capo indiscusso dell´organizzazione
le cui direttive criminali vengono perentoriamente eseguite da
tutti gli associati».
È noto alle forze dell´ordine «come persona eversiva di
destra e nel dossier della Polizia si legge che «il 9 maggio
1994 viene arrestato con Antonio D´Inzillo», in seguito «ricercato
come esponete di rilievo della banda della Magliana». La
Polizia sospetta Mokbel di "finanziare in Africa la
latitanza di D´Inzillo. Assieme alla moglie Giorgia Ricci «continua
a mantenere contatti sia telefonici che di persona con vecchi
esponenti dell´eversione di destra, in particolare con
Francesca Mambro e Valerio Fioravanti», cui è stato vicino
«anche attraverso rilevanti sostegni economici».
Secondo i magistrati, Mokbel ha contatti con la malavita
organizzata in Calabria: «Ha promosso, organizzato e diretto
anche la costituzione di un movimento politico strumentale
agli interessi del sodalizio, avvalendosi dell´avvocato
Nicola Di Girolamo, eletto al Senato».
In particolare «entrava in contatto tramite l´avvocato
Colosimo con Franco Pugliese (già sottoposto a sorveglianza
speciale per tre anni), imprenditore con rilevanti possibilità
finanziarie e legato con vincoli di parentela con la famiglia
della cosca ‘ndranghetista degli Arena (
la figlia Mary
risulta coniugata con Fabrizio Arena figlio di Carmine, uno
degli esponenti storici degli Arena, ucciso in un eclatante
agguato mafioso del 2004. Inoltre, Vittoria Pugliese, sorella
di Franco, è sposata con Pasquale Nicoscia, assassinato ad
opera della cosca Arena in risposta all´omicidio di Carmine».
L´ELEZIONE DI DI GIROLAMO
L´associazione «si avvale - scrive
il gip - di appartenenti a una pericolosissima cosca dell´ndrangheta
calabrese (il clan Arena) per ottenere collaborazione e
protezione per portare a segno un´operazione che segna il
salto di qualità del sodalizio criminale sul piano delle
protezioni ottenute, poiché venivano organizzati gravissimi
brogli elettorali per ottenere l´elezione nella
circoscrizione estero del senatore Nicola Paolo di Girolamo,
mediante la creazione di una serie di falsi documenti che ne
attestassero la residenza all´estero». Sarebbe stata la
‘ndrangheta a reperire le schede elettorali a falsificare i
voti di preferenza a favore di Di Girolamo.
LE AUTO, LE BARCHE E I GIOIELLI
I soldi venivano dirottati anche all´acquisto
di bene di lusso. Secondo le carte dell´ordinanza, Di
Girolamo aveva ottenuto una Bmw X5 e con Mokbel poteva
utilizzare anche una Ferrari F430 e una Jaguar E. Mokbel
invece aveva tutta per sé una Porsche 911. Ma il divertimento
non era solo a quattro ruote, visto che nella disponibilità
di Di Girolamo vi erano anche due barche Ferretti (45 Fly e
550). Del resto Mokbel è chiaro nelle intercettazioni. Uno
dei problemi è come spendere i soldi.
«Noi stiamo a vive male, però, molto male! Ammucchiamo,
ammucchiamo ma non famo mai un cazzo... mo´ tocca iniziare a
spenderli sti soldi. Massimo, Pinocchio (che secondo gli
investigatori è l´amico e socio Marco Toseroni) è convinto
che sulle gioiellerie, ha chiamato l´amministratore de
Vancleef, ha un appuntamento st´altra settimana...». In
effetti, l´organizzazione, oltre alle auto, compra un po´ di
gioiellerie, negozi di abbigliamento, ristoranti e immobili.
Tutti a Roma.
IL TERZO LIVELLO
L´adesione al sodalizio di esponenti
delle forze di polizia costituiva «l´ulteriore passo verso
un ´terzo livello´ di associati, che fosse rivestito delle
pubbliche funzioni indispensabili ad assicurare i profitti
dell´associazione». Questo avveniva sia con «attività di
intralcio alle indagini che con diretta attività di
collaborazione in cambio di elevatissime somme di denaro che
costituivano il prezzo della corruzione».
L´organizzazione, anche per l´abituale collaborazione con
appartenenti alla ´ndrangheta (cui venivano intestati beni di
lusso e attività economiche degli associati come nel caso di
Franco Pugliese) è giudicata dal gip, nell´ordinanza di
custodia cautelare, «tra le più pericolose mai individuate».
[24-02-2010]
LA CADUTA DEGLI DEI
DI MILANO (CHI L’HA DETTO CHE “UNA TELEFONATA TI ALLUNGA
LA VITA?”) - CON
LA RETATA DEI
“FURBETTI DEL TELEFONINO” È SCESO DEFINITIVAMENTE IL
SIPARIO NON SOLO SU FASTWEB E SU QUELLA NEW ECONOMY CHE HA
GENERATO FORTUNE PARADOSSALI E HA ALTERATO OLTRE OGNI LIMITE I
VALORI DELLE AZIENDE, MA SULL’INTERO SISTEMA DELLE
TELECOMUNICAZIONI DOVE I POLITICI CAZZEGGIANO PER
LA RETE E I
PLAYER DEVONO CONFRONTARSI IN UN MERCATO DAL QUALE AFFIORANO I
MALI OSCURI DELL’ITALIA
Negli ambienti milanesi della finanza e dell'industria ieri
non rideva nessuno. In poche ore sono crollati una serie di
miti a cominciare da quello di una città che pretende di
essere capitale morale e poi riempie i giornali e i tribunali
con la caduta degli dei. E nemmeno nelle aziende dove i
manager godono per le sfortune che toccano le imprese
concorrenti, si sono fatti salti di gioia di fronte alla
stupefacente retata dei "furbetti del telefonino".
Forse è giusto dire che è sceso definitivamente il
sipario su quella new economy che ha generato fortune
paradossali e ha alterato oltre ogni limite i valori delle
aziende. E anche se appare un po' esagerato il paragone con ciò
che è avvenuto nel
2003 in
America a proposito della truffa di WorldCom, non c'è dubbio
che l'intreccio perverso denunciato dai magistrati avrà
conseguenze destabilizzanti per l'intero sistema delle
telecomunicazioni.
La caduta degli dei vede in prima fila Silvio Scaglia, un
uomo che è sempre apparso troppo ricco, troppo sorridente e
troppo vincente. Su questo manager, nato a Lucerna da genitori
genovesi, si è ritagliato il profilo da eroe di un
capitalismo innovativo che con un formidabile fiuto ha
macinato le classifiche del successo e della ricchezza.
D'altra parte chi l'ha conosciuto in anni lontani sa che è
sempre stato un buon navigatore della politica e della
finanza. In gioventù ha fatto l'istruttore di vela nei
villaggi Valtur, compreso quello di Capo Rizzuto, la località
dove i boss della ‘ndrangheta tessevano le trame criminali
che ieri sono venute alla luce.
Da giovane navigatore di mare l'intraprendente Scaglia è
diventato consulente di Arthur Andersen, McKinsey, Bain Cuneo
& Associati, fino a imboccare la strada delle
telecomunicazioni dove nel
1999 ha
messo le basi per quello che il giornalista Massimo Mucchetti
ha definito "il colpo del secolo".
E davvero un colpo del secolo è stato l'arrivo in Borsa di
e.Biscom, che nel 2000 fece impazzire il listino rovesciando
in pochi giorni nelle tasche dei milanesi e degli altri
azionisti tonnellate di quattrini. Dopo quell'operazione
Scaglia è diventato un monumento e sono state messe da parte
la sua disinvoltura e le perplessità sul prezzo che
il Comune
di Milano pagò all'origine dell'impero della fibra ottica.
Secondo Merrill Lynch il colpo del secolo portò e.Biscom a
una valutazione di 12mila miliardi, una cifra pazzesca che
trovava la sua giustificazione nell'euforia della new economy,
ma che era inevitabilmente destinata a ridimensionarsi. A
capire che il vento sarebbe cambiato è stato tra i primi
Francesco Micheli, il 73enne finanziere parmigiano che negli
anni '80 era soprannominato "Franz la volpe" per le
sue qualità di businessman.
E fa una certa impressione sfogliare oggi il libro
pubblicato da Laterza a dicembre sui 10 anni di Fastweb, dove
Micheli e Scaglia appaiono sorridenti sugli scalini di Piazza
Affari. Era il 30 marzo 2000, il giorno della quotazione in
Borsa di e.Biscom, un'impresa "innovativa" costruita
da un gruppo di manager e di partner tra i quali c'era anche
una donna, Barbara Poggiali.
A quanto si dice a Milano questa manager, che adesso sembra
in uscita dall'attuale incarico che occupa nella società Dada
del Gruppo Rcs, sarebbe stata tra le prime a telefonare ieri
intorno a mezzogiorno a Silvio Scaglia. Resta
il fatto
che lei come Guido Garrone, Giuseppe Caruso, Marco Pittini e
il giornalista Sergio Luciano, hanno vissuto la marcia
trionfale di e.Biscom insieme a Francesco Micheli e al figlio
Carlo.
Quello tra il manager di Lucerna, appassionato di vela, e
il finanziere innamorato dell'arte e della musica, è stato un
sodalizio che si è interrotto nell'aprile 2003 quando
il secondo,
Micheli, ha deciso di lasciare la barca di e.Biscom
rinunciando a tutti gli incarichi.
Nel novembre di due anni dopo anche il figlio Carlo ha
venduto il 10% di Fastweb e ha preso le distanze per ragioni
che non sono ancora chiare. Oggi sul quotidiano "MF"
si legge che "Franz la volpe" aveva sentito odore di
bruciato e si ricordano alcune metafore raccolte in
conversazioni confidenziali del tipo: "quando c'è troppo
rumore di fondo e non capisco le parole, preferisco uscire
dalla stanza".
E c'è un'altra frase che pare abbia detto questo
"animale della finanza" che suona così: "se
uno passa con il rosso tutte le mattine, alla prima occasione
scende dalla macchina".
Eppure non più tardi di sabato scorso il "
Sole 24 Ore
" ricordava le scalate più rilevanti della finanza
italiana con il titolo: "Il timing perfetto di Micheli e
Scaglia". Il tempismo del giornale di Confindustria oggi
fa un po' ridere perché è chiaro che dalla cavalcata di
e.Biscom e di Fastweb, Micheli ha tratto grandi benefici
economici, anche se oggi ne conserva soltanto un ricordo.
L'irrefrenabile Scaglia, che le stupide classifiche di
"Forbes" collocano al 13° posto degli italiani più
ricchi, è andato avanti con la velocità di un centauro che
attraversa i semafori rossi e alza il dito medio riuscendo a
rifilare nel 2007 agli svizzeri di Swisscom il 19% della sua
Fastweb per 3,7 miliardi.
La parabola dell'uomo McKinsey che oggi preferisce le
montagne della Valle d'Aosta ai villaggi Valtur sembra
arrivata al capolinea. Ma la caduta degli dei e dei furbetti
del telefonino coinvolge altri due protagonisti delle
telecomunicazioni. Il primo è Stefano Parisi, l'ex-city
manager e direttore di Confindustria, appassionato di rugby
che si trova "agganciato" nella spirale della
magistratura.
Mentre si discute sulle conseguenze economiche di un
eventuale commissariamento di Fastweb, cade definitivamente la
sua candidatura alla successione di Franchino Bernabè. E
questo è un altro colpo basso per la Milano che conta, quella
che ruota intorno a Mediobanca e ai soci di Telco dove il suo
nome aveva preso a circolare da mesi per prendere in mano le
redini di TelecomItalia.
Se Parisi si duole e si preoccupa per il futuro di
un'azienda con 8.000 dipendenti, Franchino Bernabè ha poco da
ridere. Il manager di Vipiteno è chiamato in causa per le
vicende di Sparkle, l'azienda che gestisce una rete di 375mila
chilometri per il traffico telefonico internazionale. Nel
piano industriale presentato all'inizio di dicembre Bernabè
dichiarò la sua intenzione di cedere questa piccola azienda e
nominò gli advisor Mediobanca e Banca Imi per cercare un
compratore.
Da New York si fece vivo un fondo di private equità (Kkr)
e anche don Vito Gamberale, il padre di Tim, si dichiarò
pronto con il suo fondo F2i a rilevare Sparkle. Di questa
cessione che avrebbe portato 250-350 milioni di euro nelle
casse di Telecom, non se ne fece nulla perché, anche se
nessuno finora l'ha scritto, è scattato un veto politico da
parte di ambienti internazionali che non vogliono vedere occhi
e orecchie estranei sulla rete che attraversa il Mediterraneo
e arriva fino ad Israele.
Adesso Bernabè, già impegnato nella guerra delle Pampas
in Argentina, si trova invischiato in storie che riguardano
manager già decapitati (Ruggiero, Mazzitelli) e venerdì
prossimo deve tirar fuori dal cilindro qualche proposta che
superi la diffidenza del mercato e l'empasse di Telefonica. In
un'intervista concessa al settimanale "
Il Mondo
" nel novembre 2002, Franchino ha citato Confucio: "è
nel momento più buio della notte che si vedono i primi raggi
del mattino".
Questa mattina di raggi se ne vedevano pochi perché il
buio è calato non solo su Fastweb e sui furbetti del
telefonino, ma sull'intero sistema delle telecomunicazioni
dove i politici cazzeggiano per la Rete e i player devono
confrontarsi in un mercato dal quale affiorano i mali oscuri
dell'Italia.
Ma chi l'ha detto che "una telefonata ti allunga la
vita?".
[24-02-2010]
Per
la procura di Roma, su
Telecom Italia
Sparkle, il giallo è cornuto: "o si è in presenza di
una totale omissione di controlli all’interno del gruppo
Telecom Italia
sulle gigantesche attività di frode e riciclaggio perpetrate,
o vi è stata una piena consapevolezza delle stesse" -
Sull’operazione "Phuncard" (carte per scaricare
contenuti protetti da copyright da internet, per la procura
del tutto fittizi) con la Cmc, Fastweb avrebbe ottenuto un
parere favorevole anche da due prestigiosi studi: uno l’ex
studio Tremonti (Romagnoli-Vitali), l’altro di Guido
Rossi....
Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "Il
Giornale"
Due miliardi di euro riciclati, quattrocento milioni di
euro di iva evasa, cinquantasei ordinanze di custodia
cautelare in carcere, lo zampino della 'ndrangheta
nell'elezione del senatore Pdl Nicola Di Girolamo, beni mobili
e immobili sequestrati per 50 milioni di euro.
Ha la portata di uno tsunami giudiziario l'operazione
Phuncard-Broker, chiusa ieri dal Ros dei carabinieri e dalla
gdf, che ha scoperchiato una presunta associazione per
delinquere che avrebbe operato tra 2003 e 2008 e che vede
coinvolte Fastweb - chiesto l'arresto per il fondatore Silvio
Scaglia, indagato l'ad Stefano Parisi - e Tis,
Telecom Italia
Sparkle, costola di Telecom Italia.
L'ipotesi è che le due società, attraverso una serie di
compravendite di servizi inesistenti con società fittizie
create ad hoc in Italia e in altri Paesi Ue, producessero un
«nero» grazie al credito d'imposta illecitamente creato, e
che poi il lato criminale dell'organizzazione, retto dal clan
della 'ndrangheta Arena, provvedesse a riciclare le immense
somme di denaro. Su Fastweb e
Telecom Italia
Sparkle - per cui i pm hanno chiesto il commissariamento -
penderebbe anche una richiesta di misura interdittiva
dall'esercizio dell'attività.
Ma i magistrati puntano anche alla società madre della
Sparkle, sottolineando come si ponga «con solare evidenza il
problema delle responsabilità di amministratori e dirigenti
della società capogruppo di Tis, ossia
Telecom Italia
». Per la procura di Roma, insomma, «o si è in presenza di
una totale omissione di controlli all'interno del gruppo
Telecom Italia
sulle gigantesche attività di frode e riciclaggio perpetrate,
o vi è stata una piena consapevolezza delle stesse». E in
entrambi i casi, scrive il gip romano Aldo Morgigni
nell'ordinanza, «il pubblico ministero adotterà le
determinazioni di sua competenza».
L'organizzazione viene definita da Morgigni «tra le più
pericolose mai individuate poiché unisce alla inusitata
disponibilità diretta di enormi capitali e di strutture
societarie apparentemente lecite l'eccezionale capacità
intimidatoria tipica degli appartenenti a organizzazioni
legate da vincoli omertosi».
E la vicenda, che ha portato all'arresto anche uomini in
divisa, coinvolge il management di Sparkle e di Fastweb. Oltre
a Scaglia e a Parisi, è stato arrestato l'ex ad di Tis
Stefano Mazzitelli, e l'ex presidente Riccardo Ruggiero è
indagato.
Ma sono tanti i nomi coinvolti nell'inchiesta. L'unico
politico, al momento, è Di Girolamo, senatore in quota Pdl,
eletto all'estero. Sarebbe stato «scelto» dal ramo criminale
dell'organizzazione che, volendo fare un «salto di qualità
sul piano delle protezioni», avrebbe
prima fatto
risultare la residenza all'estero del candidato tramite
documenti falsi e poi «reperito le schede all'estero e
falsificato i voti» per assicurarne l'elezione.
Il broglio si sarebbe svolto in Germania, riempiendo con il
nome del senatore le schede bianche. La richiesta di arresto
per Di Girolamo, dunque, è motivata non solo con l'accusa di
aver fatto parte dell'associazione per delinquere, ma anche
per violazione della legge elettorale con aggravante mafiosa:
è già arrivata alla giunta per le autorizzazioni a procedere
di Palazzo Madama.
C'è poi il penalista romano Paolo Colosimo, già arrestato
nell'indagine su Danilo Coppola. Secondo i pm è tra i
protagonisti dell'associazione per delinquere, il cui
promotore sarebbe l'imprenditore romano Gennaro Mokbel,
definito nell'ordinanza «gestore e organizzatore della parte
più tipicamente criminale dell'organizzazione, legato agli
ambienti dell'estrema destra romana e dedito al controllo,
anche con metodi violenti, degli appartenenti all'associazione».
Al centro del giro di riciclaggio estero, i magistrati
individuano il commercialista romano Marco Toseroni, mentre la
«mente» della frode fiscale, l'escamotage «da cui
provengono le somme che l'organizzazione ricicla», per le
toghe romane è Carlo Focarelli.
A innescare l'inchiesta, un'ipotesi di truffa per una
concessione di numeri telefonici «a valore aggiunto» data da
Fastweb a una srl,
la Cmc Italia
(di cui Focarelli risultava direttore marketing). Dagli
accertamenti bancari sui conti di quest'ultima società
vennero fuori movimenti per 167 milioni di euro. E 162 milioni
erano frutto di bonifici di Fastweb, nonostante questa avesse
emesso fatture per meno di 10 milioni di euro.
Seguendo i soldi, che partivano verso un'altra società
controllata dalla Cmc, emerse quello che secondo gli
inquirenti è il meccanismo di frode alla base dell'intera
vicenda. Ma c'è un giallo. Sull'operazione «Phuncard»
(carte per scaricare contenuti protetti da copyright da
internet, per la procura del tutto fittizi) con la Cmc,
Fastweb avrebbe ottenuto un parere favorevole anche da due
prestigiosi studi: uno l'ex studio Tremonti (Romagnoli-Vitali),
l'altro di Guido Rossi.
[24-02-2010
MAI
AVUTO CONTATTI CON
LA ‘NDRANGHETA
? – L’ESPRESSO CI METTE UN PAIO D’ORE A SBUGIARDARE DI
GIROLAMO – SUL SITO DEL SETTIMANALE LE FOTO DEL SENATORE
INSIEME AL BOSS FRANCO PUGLIESE E A GENNARO MOKBEL…
Da "L ‘Espresso"
"I fatti contestati non mi appartengono. Non ho mai
avuto contatti con mafia, camorra e 'Ndrangheta". Così
ha dichiarato il senatore Pdl Nicola Di Girolamo nel corso
della conferenza stampa che ha convocato per precisare ai
giornalisti la propria posizione in merito all'inchiesta che
lo vede accusato di associazione per delinquere finalizzata al
riciclaggio internazionale e di essere stato eletto all'estero
con il contributo determinante di una famiglia mafiosa.
Il senatore si è concesso pochi minuti, senza rispondere
alle domande che gli venivano rivolte, numerosissime, dai
cronisti. "Ho rispetto del lavori della magistratura ma
mi riservo di vedere prima gli atti per poter contestare le
accuse", si è limitato ad aggiungere.
Quell'unica, perentoria, affermazione "non ho mai
avuto contatti con mafia, camorra e 'ndrangheta" viene
tuttavia smentita da un servizio fotografico pubblicato in
esclusiva nel prossimo numero de "L'espresso" e che
qui anticipiamo. Il servizio documenta una cena elettorale
svoltasi nell'aprile 2008 durante la quale il senatore Di
Girolamo è ritratto in atteggiamento amichevole insieme al
boss Franco Pugliese e questi, a sua volta, con Gennaro Mokbel
(considerato l'ambasciatore delle famiglie mafiose calabresi
nel potere politico romano): tutti coinvolti nella maxi
inchiesta che vede implicati i vertici di Fastweb e Telecom.
[24-02-2010]
DI
MONNEZZA IN MONNEZZA, DALLA 'NDRANGHETA AD ANDRINI - nelle
carte del gip sulla maxi inchiesta sul riciclaggio SPUNTA IL
NOME DI Stefano ANDRINI, caro ad alemanno, A.D. DI AMA,
l'azienda che a Roma si occupa della nettezza urbana -
Attraverso i contatti del Mokbel con Andrini individuata
Bruxelles come città dove organizzare la finta residenza
all'estero del Di Girolamo in quanto Andrini, motore della
candidatura in questione, conosce bene l'ambasciatore italiano
in Belgio...
(Apcom) - Spunta il nome di Stefano Andrini, attuale
a.d. di Ama, nelle carte del gip sulla maxi inchiesta sul
riciclaggio, nella quale è coinvolto tra gli altri il
senatore del Pdl Nicola Di Girolamo: secondo le accuse Andrini
avrebbe aiutato Di Girolamo a costruire la propria
candidatura, collaborando con Mokbel.
Infatti, per le elezioni politiche del 2008 emergono
problematiche connesse all'esistenza dei requisiti di
eleggibilità del Di Girolamo (in particolare la residenza
obbligatoria all'estero, ndr) e questo fa emergere un aspetto
ritenuto di particolare rilevanza investigativa perchè
evidenzia "un ulteriore punto di forze
dell'organizzazione capace di tessere rapporti con istituzioni
transnazionali finalizzate al rilascio di false attestazioni
di residenza necessarie all'iscrizione al registro Aire del
comune di Roma, condizione necessaria per la candidatura prima
e l'eleggibilità poi di Di Girolamo".
Il problema più grande per Di Girolamo è la mancanza
della residenza all'estero: a risolvere questo problema arriva
Stefano Andrini, attuale amministratore delegato di Ama
Servizi, l'azienda che a Roma si occupa della nettezza urbana
Attraverso i contatti del Mokbel con Andrini - si legge
nell'ordinanza del Gip - e Gianluigi Ferretti viene
individuata Bruxelles come città dove organizzare la finta
residenza all'estero del Di Girolamo in quanto Andrini, motore
della candidatura inquestione, conosce bene l'ambasciatore
italiano in Belgio".
ANDRINI (AMA): MI AUTOSOSPENDO PER CORRETTEZZA
(Apcom) - Stefano Andrini, attuale
amministratore delegato di Ama Servizi, l'azienda che a Roma
si occupa della nettezza urbana, il cui nome è nelle carte
del gip che si occupa dell'inchiesta sul riciclaggio e che,
secondo l'ordinanza, sarebbe uno dei fautori della candidatura
alle politiche del 2008 del senatore del Pdl Nicola Di
Girolamo, ha deciso di autosospendersi.
"Ho deciso di autosospendermi dal ruolo di
amministratore delegato di Ama-Servizi Ambientali - spiega in
una nota - per senso di responsabilità istituzionale nei
confronti dell`azienda e del Comune di Roma, e per evitare che
la mia vicenda venga strumentalizzata per motivi
politici".
"Intendo ribadire, tuttavia, la mia totale estraneità
alla vicenda Di Girolamo - conclude Andrini - tanto che, a
quanto ho appreso, non risulto neppure iscritto nel registro
degli indagati".
MARRONI (PD): ANDRINI DEVE DARE DIMISSIONI IMMEDIATE...
(Dire) - "L'iscrizione di Stefano
Andrini nel registro degli indagati da parte della Procura di
Roma, non fa altro che confermare quanto gia' espresso
dall'opposizione in Campidoglio in occasione della sua nomina
ad amministratore delegato di Ama Servizi". Lo dichiara
il capogruppo del Pd in Campidoglio, Umberto Marroni.
"Alla luce dei nuovi fatti- aggiunge Marroni- chiediamo
immediatamente le dimissioni di Andrini dai vertici
dell'Ama".
[24-02-2010]
MOKBEL
FASCIO MUNDI - PER RICICLARE 2,2 MLD € CONTROLLAVA NUMEROSE
AZIENDE INTESTATE A PRESTANOME A ROMA - DA PARIOLI A PRATI CI
SONO RISTORANTI, GIOIELLERIE, PALESTRE - SAREBBE COINVOLTO
ANCHE MASSIMO MICUCCI, SOCIETÀ TV E PRESTANOME DI FOCARELLI,
che avrebbe inventato il sistema per nascondere al fisco molti
dei 365 milioni di Iva sottratti al fisco.…
1-
DA PARIOLI A PRATI, LE SOCIETÀ DI MOKBEL PER NASCONDERE I
MILIARDI
Gabriele
Isman per "la
Repubblica"
Una società in Prati - la Emme e Emme
srl - intestata a una prestanome e costituita ad hoc per
comprare una gioielleria «senza insegna e ditta» ai Parioli.
Obiettivo: per far rientrare diamanti con un prezzo simulato
di 80 mila euro e una copertura assicurativa per 200 mila. È
soltanto una delle aziende che,
secondo il
gip Aldo Morgigni, Gennaro Mokbel - il cervello del mega
riciclaggio da 2,2 miliardi di euro al centro dell´inchiesta
che martedì ha coinvolto Fastweb e Telecom - controllava, pur
avendole intestate a prestanome.
Nell´elenco si trovano anche una seconda gioielleria, la
Monil srl, in via della Vite
93, in
pieno centro, una palestra a Ostia, in via delle Antille,
attribuita falsamente all´associazione sportiva Runa, Le
Antiche Officine Campidoglio, con sede ancora in via Filippo
Corridoni
23, a
Prati, utilizzata per comprare auto di grossa cilindrata con
un milione e 150 mila euro trasferiti da una banca di Hong
Kong: tra le altre, due Bmw, una Ferrari, una Porsche, una
Jaguar, e due imbarcazioni.
Non mancava un ristorante Filadelfia in
via Giano della Bella 32, vicino viale delle Province,
intestata al prestanome Rosario
La Torre. L
´immobiliare M2 srl, con sede in via del Giuba 9, quartiere
Africano, intestata alla testa di legno Maria Teresa La Torre,
per acquistare due appartamenti in via Cortina d´Ampezzo. In
una di queste due case viveva Mokbel con
la moglie Giorgia Ricci.
È sempre Mokbel a portare una parte dei soldi - il giro
d´affari totale è di 2,2 miliardi di euro - alla
‘ndrangheta, finanziando anche la latitanza africana di
Antonio D´Inzillo, con cui Mobkel era stato arrestato nel
1994, definito nelle carte dell´inchiesta «esponente di
rilievo della Banda della Magliana». Mobkel poi puntava alto:
era stato segretario laziale del movimento Alleanza
federalista lasciato per crare il Partito federalista, con
sedi in alcuni municipi.
Nell´ordinanza che ha portato ai 56
arresti eseguiti martedì dai carabinieri del Ros e dal nucleo
speciale di polizia valutaria della guardia di finanza,
emergono i metodi per il riciclaggio che coinvolgeranno
Fastweb e Telecom. Il 21 settembre 2007 nell´ufficio di viale
Parioli 63 si svolge un incontro a cui partecipano anche
Mobkel, Giorgia Ricci, Silvio Fanella e il broker Marco
Toseroni, altri due degli arrestati.
Si parla di diamanti per «vendere e riciclare». Le
microspie registrano tutto: Toseroni spiega «le tecniche per
raggiungere gli obiettivi nella vendita dei diamanti: ...
primo, vender le società, due, non pagare... abbattere Iva...
si vanno a pagare le tasse... tre, milioni, quelli che toccano
e... qua vanno riciclati quelli vanno riciclati... o cinque
sei milioni di euro... ».
Si parla di pietre preziose in quell´ufficio: «C´avemo
13 milioni di diamanti... dobbiamo trovare una gemma di pari
valore ovvero più gemme di pari valore ad Hong Kong... a quel
punto non paghiamo un ca... circolano i diamanti». Un altro
degli arrestati, Massimo Massoli, dice: «Io passo sempre con
i brillanti in tasca e anche con le droghe... non mi ferma
nessuno... io a Fiumicino faccio passare quello che mi pare,
senza problemi». Toseroni: «E quanto riesci a portare?».
Massoli è netto: «Un milione a colpo».
2-
NELL´INCHIESTA ANCHE STUDI TV E CONTI BANCARI IN
LUSSEMBURGO...
Da
"la Repubblica"
-
Una holding,
la Richfield Italia
srl, con sede in viale Giulio Cesare 14 che controllava la
Turret srl, azienda di computer, la Aquafrontiers srl, per la
realizzazione di acquari naturali, e la Press to Play srl, per
la rivendita di auto usate con sede alla Farnesina.
La Maam engineering srl con sede in via Nicotera
31, a
Prati, per l´allestimento di studi audio-video e
realizzazione di ambienti insonorizzati. E soprattutto
la Thou Tv Italia
, sede nello stesso stabile di via Nicotera e canale 933 di
Sky. Di queste società è amministratore unico Massimo
Micucci, accusato in concorso con
la moglie Antonella Migliavacca
di riciclaggio transnazionale. Secondo l´ipotesi accusatoria,
Micucci era un prestanome di Carlo Focarelli, uno degli uomini
chiave dell´inchiesta, che avrebbe inventato il sistema per
nascondere al fisco molti dei 365 milioni di Iva sottratti al
fisco.
Micucci, romano, classe
1954, in
una settimana - dall´11 al 18 maggio 2007 - avrebbe
trasferito mezzo milione di euro tra Dubai e Lussemburgo. Nei
movimenti bancari transnazionali ordinati da Micucci nei mesi
successivi, 434.475 euro a favore di una società panamense
con la causale «finanziamento». Operazioni complesse «idonee
- scrivono i giudici - a ostacolare la provenienza illecita
del denaro».
[25-02-2010]
|
|
TELECOM: RICAVI
2009 IN
CALO DEL 5,7%, RINVIA ASSEMBLEA SU CASO SPARKLE...
Radiocor
-
Telecom Italia
ha comunicato i conti preliminari al 31 dicembre 2009,
risultati non sottoposti all'approvazione del cda odierno in
attesa delle valutazioni necessarie per
la consociata Sparkle
, attualmente sotto inchiesta giudiziaria. Il gruppo ha
mostrato ricavi organici in calo del 5,6% a 27,2 miliardi e un
ebitda a 11,3 miliardi (-44 milioni rispetto al 2008).
In merito ai provvedimenti giudiziari che hanno visto coinvolta
la controllata Sparkle
, il cda di
Telecom Italia
'ha immediatamente deciso di assicurare la piu' ampia
collaborazione all'Autorita' Giudiziaria per la ricostruzione
della vicenda'. Il cda di
Telecom Italia
ha rinviato l'Assemblea degli azionisti ordinari dal 12 al 29
aprile, con conseguente posticipazione al 27 maggio del
pagamento dell'eventuale dividendo e stacco cedola in data 24
maggio.
- TIMEDIA: AUMENTO DI CAPITALE DA 240 MILIONI ENTRO I
SEMESTRE...
Radiocor
- Il cda di TiMedia ha deliberato di convocare l'assemblea
degli azionisti in sede straordinaria per proporre di
aumentare il capitale sociale a pagamento di 240 milioni
mediante emissione di azioni ordinarie da offrire in opzione
ai titolari di azioni ordinarie e di risparmio della societa'.
Intanto, a fronte delle dimissioni di Mauro Nanni, che ha assunto
'altro importante incarico' nel gruppo
Telecom Italia
, il cda ha nominato amministratore delegato il vicepresidente
esecutivo Giovanni Stella. Sul fronte dei conti TiMedia ha
chiuso il 2009 con ricavi pari a 227,3 milioni in rialzo del
5,8%, un ebitda negativo per 7,3 milioni, migliorato da -35,6
milioni e un risultato netto negativo di 72,5 milioni
migliorato dai -93,9milioni.
28.02.10 |
ALIERTA STA ALL’ERTA – IL BOSS DI
TELEFONICA NON è PER NULLA CONVINTO DI PRENDERE IL CONTROLLO
DI TELECOM, MALGRADO IL DESIDERIO DEGLI AZIONISTI ITALIANI DI
SBARAZZARSI DELLA LORO QUOTA DI TELCO - IL NUMERO UNO SPAGNOLO
PRENDE TEMPO (TANTO PRIMA DEL VOTO REGIONALE NON SUCCEDE
NULLA) E GUARDA ALLE ALTERNATIVE. SOPRATTUTTO IN SUDAMERICA…
Luca Piana per "L'espresso"
Crescere, crescere, crescere... Fino all'anno scorso, gli
analisti finanziari non avevano dubbi su quale fosse la
missione di César Alierta, uno dei manager più potenti di
Spagna. Salito alla presidenza del gruppo Telefónica nel
luglio del 2000, Alierta, 65 anni da compiere a breve, ha da
sempre messo l'espansione internazionale al vertice dei suoi
obiettivi, facendo dell'ex compagnia nazionale dei telefoni un
colosso di proporzioni mondiali.
Dopo dieci anni, però, le certezze degli osservatori sulle
strategie di Telefónica si sono incrinate. I segnali sono
arrivati quando, mesi fa, Alierta ha iniziato a ripetere di
voler distribuire dividendi più alti di quanto abbia fatto in
passato, quando le risorse venivano sacrificate nello
sviluppo. "La decisione di aumentare la quota dei
profitti destinata ai dividendi è coerente con le nostre
aspettative di una crescita del gruppo d'ora in poi più
modesta", ha scritto a fine gennaio Simon Weeden,
analista della banca internazionale Citi.
Apparentemente confinata agli interessi degli investitori, la
svolta di Alierta potrebbe mettere in agitazione anche la
finanza e la politica italiana. Il manager spagnolo, infatti,
è al centro di una delle partite più delicate fra quelle in
gioco fra Milano e Roma: il futuro di Telecom Italia. E una
maggiore cautela di Alierta nell'espansione potrebbe fare a
pugni con il desiderio dei soci italiani di Telecom di
disimpegnarsi dal controllo del gruppo, lasciando il campo
agli spagnoli.
Per sommi capi, la vicenda è questa. Telefónica è oggi il più
importante azionista individuale di una holding - chiamata
Telco - nella quale è custodito il 24 per cento di Telecom,
la quota più consistente fra i pacchetti di azioni della
compagnia ex pubblica oggi in circolazione. Gli altri soci di
Telco sono invece italiani: le Assicurazioni Generali,
Mediobanca e Intesa Sanpaolo, che insieme controllano il 58
per cento della holding.
Ormai da tempo, dagli azionisti italiani filtra insoddisfazione
su come vanno le cose di Telecom, una delle maggiori imprese
del nostro Paese, con un giro d'affari che supera i 27
miliardi. In Borsa il titolo viaggia poco sopra la soglia di
un euro, molto più bassa rispetto alle quotazioni di quando
Generali, Mediobanca e Intesa sono entrate nell'azionariato;
per loro, dopo le svalutazioni già effettuate, resta il
rischio di un'ulteriore perdita stimabile in circa 2 miliardi.
Le ragioni dell'impasse di Telecom sono diverse. Da una parte c'è
il forte debito ereditato dalle gestioni precedenti, che
limita gli spazi di manovra all'attuale management, guidato da
Franco Bernabè. Dall'altra, però, ci sono risultati
commerciali e operativi che alcuni azionisti non ritengono
sufficientemente brillanti, con una continua erosione delle
quote di mercato e con margini di guadagno che - anche al
netto degli interessi che Telecom paga sui debiti del passato
- solo negli ultimi trimestri hanno iniziato a registrare un
lieve progresso.
Per superare le difficoltà, la soluzione più discussa è la
definitiva confluenza di Telecom sotto il controllo di Telefónica,
magari attraverso una fusione fra le due società. Un'ipotesi
che, a detta di fonti finanziarie, non potrà essere presa in
considerazione fino alle elezioni regionali di marzo, viste le
polemiche che la vendita agli spagnoli scatenerebbe.
Una volta passato il voto, però, è forte l'attesa che le
discussioni sul futuro di Telecom vengano aperte: una
aspettativa che sarebbe rafforzata da alcuni incontri fra soci
che si sono tenuti negli ultimi giorni. Le stesse fonti
sostengono che, sempre fra gli azionisti italiani, nessuno
considererebbe impraticabile per principio una cessione agli
spagnoli, soprattutto se si trovasse un accordo sulla gestione
della rete fissa di Telecom, un'infrastruttura che - in Italia
- non possiede nessun altro.
Fra le incognite di questa ipotesi, tuttavia, le maggiori
sembrano proprio quelle relative alle intenzioni di Alierta.
L'aggressiva gestione dell'ultimo decennio ha infatti lasciato
a Telefónica alcuni nodi da sciogliere. Telecom, con la
crescente voglia di fuga degli alleati italiani, è uno di
questi. L'altro è costituito dalle importanti attività
brasiliane nella telefonia mobile, conosciute con il marchio
Vivo. In Brasile Telefónica non fa da sola ma opera
attraverso una joint venture a metà con Portugal Telecom, un
alleato del quale Alierta vorrebbe da tempo liberarsi per
affrontare con maggiore efficacia la crescente concorrenza.
Allo spauracchio degli ultimi anni, il magnate messicano Carlos
Slim con
la sua América Móvil
, si è aggiunto dallo scorso autunno il colosso francese
Vivendi, che ha acquistato
la brasiliana Gvt
, astro nascente nel settore delle telecomunicazioni a banda
larga. Alierta, che era entrato in
Telecom Italia
proprio per frenare l'espansione europea di Slim, ha tentato
di bloccare anche Vivendi in Brasile, uscendone però
sconfitto. Per questo, fra gli osservatori è forte
l'aspettativa che il manager spagnolo voglia ora usare le
risorse disponibili nel tentativo di stringere la presa su
Vivo e integrarla poi con Telesp, la società brasiliana di
Telefónica per il fisso.
Robert Davis, analista della banca d'investimenti indipendente
Bryan, Garnier & Co., definisce la conquista definitiva di
Vivo "lo scenario preferito da Telefónica, almeno in un
mondo perfetto". Il problema è che Portugal Telecom è
restia a mollare la presa: una resistenza che Alierta finora
non è riuscito a vincere, nonostante l'acquisto del 9,8 per
cento nella stessa azienda portoghese. La battaglia sembra
destinata a proseguire e alcuni non escludono che lo spagnolo,
per piazzare il colpo vincente, pensi a un'offerta per
la stessa Portugal Telecom
: "Un'operazione politicamente molto difficile, anche se
non impossibile", sostiene Davis, che la considera
soprattutto alla stregua di una minaccia per costringere i
portoghesi al ko su Vivo.
Un'alternativa, in effetti, potrebbe essere proprio
Telecom Italia
, che in Brasile è forte di suo: Alierta cambierebbe cavallo,
mollando Vivo ai portoghesi. L'asse Italia-Spagna, però, non
convince tutti: "Il mercato non apprezza le fusioni
sovra-nazionali perché difficilmente conducono a sufficienti
risparmi, ovvero a rilevanti tagli al personale. Le
interferenze politiche ridurrebbero in maniera significativa
le possibilità di Telefónica di ottenere le sinergie che
giustificherebbero l'operazione", dice Davis.
La diffidenza è tale che l'analista di Bryan, Garnier & Co.
definisce "più probabile e preferibile dal punto di
vista del mercato" una soluzione radicalmente diversa, ad
esempio "un'offerta sull'olandese Kpn", la cui
conquista permetterebbe ad Alierta di rafforzarsi in un
mercato strategico come la Germania, dove Telefónica e Kpn
sono già presenti.
Stretto fra debiti già elevati (55,3 miliardi, stando ai calcoli
di Standard & Poor's) e la promessa fatta di pagare
dividendi più ricchi, Alierta dovrà dunque scegliere quali
mosse fare per non mettere a rischio le posizioni conquistate
negli ultimi anni e per non subire troppo l'attuale clima
negativo dell'economia spagnola. Il rischio, per lui, è di
dover mettere mano al portafoglio più di quanto prevedesse di
fare. Il vantaggio, invece, è quello di poter individuare la
strada più percorribile in un ampio ventaglio di opzioni. Una
chance che i soci italiani di Telecom, se non troveranno
un'alternativa agli spagnoli, rischiano di non avere.
[19-02-2010]
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TELECOM, AZIONISTI A CONSULTO...
R.Fi.
per "il Corriere Della Sera" - Le nozze spagnole appaiono un'opzione sempre più lontana,
almeno agli analisti che fanno e rifanno i conti sulla
possibile fusione Telecom-Telefonica. Il confronto tra gli
azionisti del gruppo italiano però è in pieno svolgimento,
se non altro in vista del piano industriale sul quale
l'amministratore delegato Franco Bernabè alzerà il velo la
prossima settimana.
Giovedì il piano sarà presentato al consiglio di
amministrazione, mentre il giorno seguente Bernabè affronterà
la comunità finanziaria. Ieri nel quartier generale di Intesa
Sanpaolo a Milano si è intrattenuto per un'ora e mezza il
direttore generale di Mediobanca, Renato Pagliaro.
Un incontro definito «periodico» da fonti bancarie. Il manager
di Piazzetta Cuccia, che di Telecom è consigliere,
abitualmente ha come interlocutori Gaetano Miccichè,
responsabile Corporate, anch'egli amministratore della società
telefonica, e il consigliere delegato della superbanca,
Corrado Passera. Questi ultimi starebbero lavorando a
un'alternativa alla fusione con Telefonica che potrebbe
prevedere l'ingresso di nuovi soci.
22.01.10 |
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ASATI CHIEDE RELAZIONE SU DOSSIER ILLECITI TELECOM NEL CDA
DEL 25 FEBBRAIO...
(Adnkronos) - Asati,
l'associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia, invita
i "vertici esecutivi, l'intero cda, congiuntamente al
collegio sindacale a predisporre per il prossimo cda del 25
febbraio una approfondita relazione" sulla questione dei
dossier illeciti. Lo si legge in una nota. Questo, si legge
ancora, "affinche' venga inserito nell'ordine del giorno
della convocanda assemblea del 12 aprile 2010 la richiesta di
azioni di responsabilita' per i danni, ed i connessi recuperi
degli ingenti esborsi finanziari gia' subiti, relativi alle
motivate denunce della nostra associazione nell'interesse di
tutti gli azionisti anche esteri".
Asati sottolinea di ritenere che
"finche' non ci sara' una netta discontinuita'
sull'intera vicenda dello spionaggio illegale, non si potra'
archiviare il periodo certamente piu' oscuro della storia
della nostra societa' che, tra l'altro, non ha nulla da temere
da eventuali pubblicazioni di stralci di dossier eventualmente
sfuggiti al sequestro della magistratura".
18.02.10 |
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TELECOM DO
BRASIL...
Giovanni Pons per "la Repubblica" -
Nella riunione informale durata dalle 9 del mattino alle 4 del
pomeriggio tra buona parte dei consiglieri Telecom non siè
parlato ufficialmente del matrimonio con Telefonica. Anche se
probabilmente aleggiava nell'aria. Ma neanche
il 25
, giorno dell'aggiornamento del piano industriale, il rapporto
con gli spagnoli sarà tema di discussione del cda.
Bernabè
ha esposto l'andamento dell'azienda, che presenta un Ebidta in
tenuta anche se sul mobile il management non ha ancora
arrestato l'emorragia. La novità sembra arrivare dal Brasile,
dove i conti di Tim Brasil sono in sensibile miglioramento. In
Argentina, dopo le recenti vittorie sul fronte legale, non c'è
più obbligo di vendere e se lo si farà sarà solo in
presenza di un'offerta molto allettante, finora non ancora
pervenuta
- TELECOM: RIUNIONE INFORMALE TRA CONSIGLIERI, ASSENTI GLI
SPAGNOLI...
Radiocor - Dopo
l'incontro di ieri tra l'ad Franco Bernabe' e Julio Linares,
numero uno operativo di Telefonica, oggi e' stata la volta di
una serie di riunioni che hanno visto protagonisti consiglieri
e consulenti di
Telecom Italia
in vista del cda del 25 febbraio. Agli appuntamenti, secondo
quanto risulta a Radiocor, erano assenti gli spagnoli. Oltre
ad una riunione del comitato esecutivo, si e' tenuto un
incontro definito 'informale' tra consiglieri della societa',
fatta eccezione per i rappresentanti dell'azionista
Telefonica, Caesar Alierta e Julio Linares. Vari gli argomenti
all'ordine del giorno, tra cui i rapporti con Telefonica.
12.02.10 |
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BRITISH
TELECOM, APPENA USCITA DA UN TUNNEL S'INFILA IN UN ALTRO...
Da "La Stampa" - Appena uscita da un tunnel, Bt si è già infilata in un altro. Il
gruppo di telecomunicazioni inglese è riuscito a frenare la
china disastrosa della divisione servizi globali, ultimamente
all'origine di numerosi profit warning. Ma questo successo è
stato adombrato dalle nuove preoccupazioni per il deficit da 9
miliardi di sterline (14,08 miliardi di dollari) del fondo
pensioni di Bt, che oggi ammonta a 34 miliardi di sterline.
L'autorità competente nutre seri dubbi su un piano di
risanamento della durata di 17 anni - nonostante l'ottimismo
degli amministratori fiduciari del fondo.
Il
piano di risanamento prevede che Bt continui a versare nel
fondo 525 milioni di sterline l'anno fino al 2011, come già
concordato, per poi aumentare il contributo annuale a 533
milioni in termini reali per i successivi 14 anni. Al fondo
pensioni dovrà inoltre essere conferito un terzo dei proventi
netti da cessioni per importi al di sopra di 1 miliardo di
sterline. In più, Bt dovrà versare nel fondo contributi
proporzionali al rendimento in contanti per gli azionisti se
questo supererà i 2,4 miliardi dal 2009 al 2011, nonostante i
dividendi distribuiti da Bt nel 2009 e nel 2010 abbiano
totalizzato appena 1,2 miliardi di sterline.
Ce
n'è abbastanza per scoraggiare gli investitori azionari. Ma
senza il supporto dell'autorità competente, il piano fornisce
agli azionisti ben poche informazioni sui costi di risoluzione
del problema pensionistico. Peggio ancora, né BT né
l'autorità stanno fornendo informazioni dettagliate sui punti
più spinosi. E in ogni caso, l'orizzonte di tempo degli
interventi di risanamento varia normalmente dai cinque ai
dieci anni. L'autorità non ha ancora contestato formalmente
il piano di Bt. Se dovesse farlo, Bt potrebbe appellarsi in
tribunale e il processo potrebbe trascinarsi fino al prossimo
riesame del piano, previsto nel 2011.
Sulla
carta, a Bt potrebbe convenire tener duro sulle proprie
posizioni. Di fatto, però, le incertezze su questa situazione
hanno causato, l'11 febbraio, la scomparsa di 800 milioni di
sterline dal valore di mercato della società
12.02.10 |
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TELECOM: SANTANDER AL FIANCO DI TELEFONICA
SU IPOTESI INTEGRAZIONE...
Radiocor - Santander e' al lavoro insieme Telefonica per
esplorare diverse ipotesi di sviluppo dei rapporti con Telecom
Italia. Si tratta, come risulta a Radiocor, di un campo di
lavoro ampio e aperto a ogni esito, compreso lo studio di
tecnicalita' finanziarie al servizio di un'eventuale
integrazione. Tra le ipotesi risulta anche quella di
un'offerta di scambio azionario. Telefonica non commenta e
rinvia alle dichiarazioni di Alierta.
- TELECOM: EPIFANI, SERVE INCONTRO PER CAPIRE
COSA STA SUCCEDENDO...
(Adnkronos) - "Bisogna avere un incontro per capire
cosa si sta muovendo. E' un grande problema nazionale, non e'
una partita che riguarda solo alcuni". E' il leader della
Cgil, Guglielmo Epifani a commentare le indiscrezioni circa la
fusione tra Telecom e il gruppo spagnolo di Telefonica.
"In genere sono assetti di potere che si stanno muovendo
in una galassia molto grande che non abbraccia solo le tlc ma
anche le assicurazioni. E mi sembra che si ritorni al
prevalere di vecchie logiche rispetto ad una sfida industriale
che il Paese deve affrontare", conclude
12.02.10 |
TRECONTI
METTE AL SICURO LA RETE TELECOM - GIULIETTO IN GRAN SEGRETO
STUDIA LE CONTROMOSSE PER EVITARE BLITZ SPAGNOLI SUL SISTEMA
DI COMUNICAZIONI ITALIANE - IL TESORO POTREBBE PORRE IL VETO
SUL MATRIMONIO DELL'ANNO TRA TELECOM E TELEFONICA - PALAZZO
CHIGI PREFERIREBBE LA CREAZIONE DI UNA SUPERHOLDING CON CDP
ANCHE PER IL CONTROLLO DI GASDOTTI E TRASMISSIONE ELETTRICA…
Francesco De Dominicis per "Libero"
Una manovra a fari spenti. Il Tesoro
vuole mettere al sicuro la rete telefonica nazionale,
considerata strategica, e studia la possibilità di usare
tutti gli strumenti legali per non perdere il controllo
sull'infrastruttura tecnologica in caso di fusione tra Telecom
e Telefonica. L'operazione sull'asse Italia-Spagna è in rampa
di lancio, ma il governo potrebbe arrivare addirittura a
stopparla in caso di minacce alla sicurezza delle
comunicazioni.
Così, mentre il premier Silvio
Berlusconi inneggia al libero mercato e (apparentemente)
impartiscer la sua benedizione, il ministro dell'Economia,
Giulio Tremonti, rispolvera la golden share. L'arma segreta
che, riveduta e corretta, potrebbe essere utilizzata se il
matrimonio tra i due colossi delle tlc dovesse risultare
rischioso per il sistema delle telecomunicazioni nazionale. I
pericoli, sulla carta, non sono pochi e in ballo c'è il
controllo di un patrimonio che il nostro Paese non può
permettersi di cedere a soggetti stranieri.
L'ipotesi più gradita a Palazzo Chigi
vede la creazione di una grande società delle reti, che
avrebbe il controllo non solo delle tlc, ma anche di gas e
luce mettendo insieme le attività di Terna e quelle
attualmente detenute da Snam. Operazione, quest'ultima, in cui
da tempo si discute e che vede, nel ruolo di protagonista, la
Cassa depositi e prestiti. L'ultima riunione tra i tecnici di
via Venti Settembre, secondo quanto risulta a Libero, risale a
giovedì scorso.
Attorno al tavolo un pool di giuristi
guidati dal direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli.
L'Italia è sempre nel mirino di Bruxelles proprio per la
golden share, ovvero i poteri speciali di veto riconosciuti al
nostro esecutivo per le grandi società privatizzate, come
Eni, Enel, Finmeccanica e Telecom. La faccenda va avanti dal
2004 e lo scorso novembre l'Unione europea ha formalmente
messo in mora l'Italia.
Secondo l'Ue, il nostro ordinamento
viola i principi sulla libera circolazione dei capitali e
sulla cosiddetta libertà di stabilimento. Finora nessuno ha
considerato il dossier una priorità. Ma dopo le voci
sull'operazione Telecom-Telefonica sul fascicolo è apparso il
bollino «urgente». Di qui le manovre del Tesoro. Gli esperti
del ministero stanno valutando una correzione secondo il
modello tedesco. I dettagli ancora non si conoscono. Qualcosa
in più si saprà dopo la riunione in programma la prossima
settimana.
Nei colossi pubblici privatizzati,
stando all'idea di massima, lo Stato conserverebbe due posti
all'interno dei consigli di amministrazione in modo da
conservare una presenza di peso nell'indirizzo strategico e
societario. Questo a prescindere dalla composizione del
capitale sociale e dalla percentuale di azioni in mano
pubblica. Più difficile, invece, tenuto conto
dell'azionariato di Telecom, imporre, come accade in Germania,
il tetto al 20% di azioni che possono essere cedute in blocco
a soggetti privati.
A svelare, in parte, le intenzioni di
Tremonti era stato Luigi Casero, giovedì alla Camera.
Rispondendo a un'interrogazione del responsabile comunicazione
del Pd, Paolo Gentiloni, il sottosegretario all'Economia aveva
chiarito che la golden share è tecnicamente attivabile, ma
eventualmente solo «dopo le determinazioni delle società
coinvolte». Casero, in pratica, aveva fatto capire che è
preferibile la strada del dialogo ai colpi di mano. Palazzo
Chigi non ha ancora definito se e quanto investire per dotare
il nostro Paese di una rete di nuova generazione al pari di
Giappone, Corea e Singapore.
La questione, tra altro, era stata al
centro del faccia a faccia tra il ministro per lo Sviluppo
economico, Claudio Scajola, e l'amministratore delegato di
Telecom, Franco Bernabé. I soci di Telco, la holding che
controlla il 22,45% di Telecom e partecipata dal blocco
italiano (Intesa 11,6%, Mediobanca 11,6% e Generali 30,6%) più
Telefonica (46,1%), restano con gli occhi aperti. Lo scorporo
della rete, del resto, potrebbe costituire un ostacolo
sull'intesa con gli spagnoli, perché ridimensionerebbe
sensibilmente il valore di Telecom. Non solo. Per gli iberici
rappresenterebbe pure un pericolo precedente per il proprio
mercato domestico.
[08-02-2010]
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VOLA PIÙ BASSO, ALIERTA...
Sara Bennewitz per
"la Repubblica" - Pure Telefonica ha le sue gatte da
pelare. In un mese il titolo ha perso il 9% e gli analisti,
tra cui Citi, iniziano a essere più scettici. A prescindere
dai guai in Venezuela, il mercato che è abituato a generosi
dividendi teme le mire espansionistiche di Alierta. Telefonica
gareggia per le licenze in Costa Rica, sta per versane i 900
milioni di Hansenet e qualcuno sospetta nuove grandi
operazioni, come Telecom.
Insomma, con questi chiari di luna a
Madrid, gli esperti giudicano rischiose nuove maxi operazioni.
Un principio che vale in piccolo, anche per l´acquisto del
22% della pay tv spagnola Digital+. Pare infatti che alle reti
private iberiche andrà poca parte della pubblicità a cui ha
rinunciato Tve. Un centinaio di milioni, meno della metà
delle attese, una brutta notizia anche per le
"italiane" Telecinco e Antena3.
29.01.10 |
TELE- “reciprocità” – SEMBRAVA
ANDARE TUTTO PER IL MEGLIO: PRESA FINALE DI TELEFONICA SU
TELECOM ITALIA
(COME ENEL SU ENDESA), RASSICURAZIONI DI BERNABÈ SUI CONTI
2009 E UNA SOSPENSIONE SANCITA DALLA CORTE D’APPELLO DI
BUENOS AIRES – IERI IL TITOLO HA RECUPERATO (2,07%) – MA
L’ARGENTINA MINACCIA LA REVOCA DELLE CONCESSIONI…
Armando Zeni per "la Stampa"
Le parole da Madrid del ministro dell'Industria spagnolo Miguel
Sebastian che ha auspicato "reciprocità" negli
investimenti tra Spagna e Italia e che, inevitabilmente, ridà
corpo all'ipotesi della presa finale di Telefonica su Telecom
Italia. Più le rassicurazioni date dall'ad, Franco Bernabè,
sui conti 2009 confermati in linea con le aspettative,
tutt'altro che disastrosi nonostante la crisi, grazie anche
alle buone performance della campagna di natale di Tim.
Più la sospensione sancita dalla Corte d'Appello di Buenos Aires
della decisione dell'Antitrust argentino che imponeva tempi
stretti alla cessione forzosa del 50% posseduto da
Telecom Italia
nella sua controllata argentina.
Insomma, dopo una settimana di passione - in gran parte effetto
proprio all'acutizzarsi del braccio di ferro in Argentina -
ieri il mix di voci, parole e fatti ha ridato fiato in Borsa
al titolo che ha recuperato il 2,07% con 93 milioni di azioni
scambiate.
Telecom di nuovo sotto i riflettori. In Argentina e in Italia. In
Argentina, per cominciare, dove il gioco si fa sempre più
duro con un'alternanza di notizie positive (il sì del
tribunale di Buenos Aires, venerdì sera) e negative che
lasciano intravvedere quanto poco sia disponibile il governo
argentino a mollare la presa: è di ieri, a Borsa ormai
chiusa, la contromossa politica allo stop giudiziario alla
decisione dell'Antitrust con il ministro della pianificazione
Julio De Vido che ha annunciato («Qualora il contenzioso con
l'Antitrust dovesse arenarsi in sede giudiziaria») una
possibile richiesta al parlamento di «cancellare, se
necessario, la licenza operativa di telefonia della compagnia
Telecom Argentina».
Quanto basta per far capire quanto il braccio di ferro non sia
prossimo alla fine, come del resto lascia intendere anche il
presidente di Telecom Gabriele Galateri quando sottolinea di
«aver fiducia che una parte almeno delle istituzioni
argentine abbia effettivamente la capacità e l'equilibrio di
giudizio che è indispensabile in questi casi».
Certo è che il pressing resta alto e monta il tifo governativo
per il ritorno in mani argentine di tutta la società
telefonica, un pressing che passa attraverso le offerte
arrivate al Credit Suisse (advisor di
Telecom Italia
per il dossier argentina) tra cui brilla quella della cordata
Eunerkian-Gutierrez-Roman.
Mentre a Buenos Aires l'aria che si respira per
Telecom Italia
è quella di una possibile ritirata "non forzosa",
non dettata cioè da dictat governativi ma da concrete offerte
a prezzi remunerativi sul 50% di Sofora (la holding che
possiede Telecom Argentina), in Spagna e Italia si torna a
parlare dei prossimi intrecci tra Telecom e Telefonica.
Imminente un matrimonio definitivo, con Telefonica dominus in
Telecom Italia
, o vigilia di un il divorzio finale?
Ieri il presidente Galateri, commentando le opzioni (matrimio o
divorzio) apparse sulla stampa, ha precisato che «le formule
specificate andranno esaminate e valutate se e quando sarà il
caso», aggiungendo che al momento «i rapporti con Telefonica
sono eccellenti» e augurandosi che «si sviluppino nel modo
più positivo per le due aziende».
Ma da Madrid, a dar fuoco alle polveri, sono arrivate le parole
del ministro dell'Industria che, dopo l'apertura di Madrid al
capitale italiano con la conquista di Endesa da parte di Enel
e il recentissimo ingresso nella tv commerciale Quatro di
Mediaset, a proposito di Telefonica-Telecom ha auspicato «reciprocità
di investimenti» ribadendo che «il governo non fa
dichiarazioni su operazioni industriali, un tema che riguarda
le imprese private».
[19-01-2010]
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ESCLUSIVO!
"OPERAZIONE TELECOM EUROPA” (COME SALVARE L'ITALIANITÀ
E TELECOM) - È UN’OPERAZIONE ORIGINALE E COMPLESSA CHE
PREVEDE LA FUSIONE DI TELCO, LA HOLDING CHE CONTROLLA TELECOM,
CON “LA CAIXA”, LA BANCA PRIMA AZIONISTA DI TELEFONICA -
DA QUESTO MERGER NASCEREBBE UN COLOSSO MONDIALE TLC CHIAMATO
'TELECOM EUROPA' - UNA HOLDING CHE CONTROLLEREBBE
TELECOMITALIA E LE ALTRE ATTIVITÀ DI TELEFONICA - ORA GERONZI
E I SUOI ESPERTI (NAGEL, PARISI, ETC) DEVONO FAR DIGERIRE IL
PROGETTO A PASSERA E POI FINALMENTE L’AZIENDA DI BERNABÈ
FAREBBE QUEL SALTO DI QUALITÀ OLTRE IL MERCATO DOMESTICO - LA
SANTA BENEDIZIONE DI BERLUSCONI E ZAPATERO -
Questa
mattina all'alba gli uscieri di Telecom hanno letto sul
quotidiano "La Stampa"
la vicenda delle Sim "fuorilegge" che è stata
scoperta da Franchino Bernabè con l'aiuto della Guardia di
Finanza.
L'indagine
ha portato a scoprire che a fine 2008 su 28 milioni di carte
prepagate e altri 6,7 milioni in abbonamento, quasi 5,5
milioni di Sim erano irregolari perché violavano - così
scrive il giornale - "il codice delle comunicazioni
elettriche che prescrive di rilevare i dati personali
dell'acquirente di una Sim telefonica". Gli inquirenti
sono partiti dalla scoperta di schede che giravano nel Veneto
già nel 2008 "e a metà luglio i finanzieri si sono
presentati agli uffici di Telecom a Roma per acquisire i
documenti dagli uffici di Golinelli e di alcuni suoi
collaboratori".
All'inizio
di dicembre Golinelli viene sentito come persona informata sui
fatti e il 18 dello stesso mese Golinelli viene licenziato.
Franchino, che dietro l'aria da seminarista di Vipiteno
nasconde unghie graffianti, ordina il controllo sistematico di
tutte le schede regolari, e oggi sulla "Stampa"
parla di un lavoro immane che lo ha portato a cacciare il
direttore commerciale con altre 20 persone "compresi
alcuni dirigenti".
Gli
uscieri di Telecom sapevano di questa storia che circolava da
tempo nell'azienda e del lavoro delle 20 procure impegnate
nelle indagini, ma in questo momento la loro attenzione è
rivolta al destino complessivo dell'azienda e alle tante voci
che circolano sullo scorporo della Rete, sulla vicenda
tenebrosa di Telecom Argentina e soprattutto sui rapporti con
gli spagnoli di Telefonica.
In tasca
hanno conservato le dichiarazioni che all'inizio della
settimana ha fatto Miguel Sebastian, uno dei collaboratori più
stretti del premier Zapatero. Questo Sebastian è un
economista che si è laureato a pieni voti all'Università
Complutense di Madrid, una delle più antiche accademie del
mondo fondata nel 1293.
Dopo la
laurea in Scienze economiche, Sebastian si è specializzato in
politica industriale e nel 2003 è entrato a far parte dei
collaboratori più stretti di Zapatero quando questi era
segretario del Partito socialista spagnolo. Ha fama di uomo
brillante al punto che nell'aprile 2008 il capo del governo
gli ha affidato il ministero dell'Industria ed è da questa
poltrona che il 54enne Sebastian ha lanciato un messaggio
preciso al governo italiano. "La Spagna - ha detto il
ministro - ha permesso all'Enel di entrare in Endesa e si è
mostrata aperta al capitale italiano. Quindi deve valere la
reciprocità perché noi vogliamo creare la cornice affinché
il settore delle telecomunicazioni sia in espansione in
Europa".
Per gli
uscieri di Telecom, che non perdono tempo dietro le
candidature della Polverini e di Nichi Vendola, il richiamo
all'Europa e alla reciprocità esprime con esattezza lo
spirito del progetto segreto che circola in questi giorni tra
Milano e Roma sul futuro di Telecom.
A quanto
si sussurra negli ambienti finanziari le linee di questo
progetto sono state tracciate da Cesarone Geronzi, il
presidente di Mediobanca che più soffre per la svalutazione
del titolo Telecom e per lo stallo industriale e manageriale
dell'azienda. A Piazzetta Cuccia il dossier è nelle mani del
pallido Alberto Nagel, ma sul nuovo progetto di stampo
europeo, che fa piazza pulita di tutte le chiacchiere
circolate negli ultimi mesi, sembra che si sia aggiunto
l'apporto tecnico di Stefano Parisi e di altri esperti di
telecomunicazioni.
Finora
non è stato dato un nome all'operazione, ma c'è chi l'ha già
battezzata "Telecom Europa" poiché questa è la
dimensione entro la quale si intende configurare il futuro
dell'azienda italiana. È un'operazione originale e complessa
al tempo stesso perché prevede la fusione di Telco, la
holding che controlla Telecom, con "La Caixa", la più
grande cassa di risparmio d'Europa nonché la terza maggiore
banca spagnola.
Questa
entità, nata nel luglio 1990, detiene partecipazioni
importanti in società strategiche spagnole, tra cui Abertis
con il 20,9%, Gas Natural per il 35,5% e Telefonica, l'azienda
guidata da César Alierta dove il pacchetto tra le mani de
"La Caixa" tocca il 5,48% (una quota che la colloca
al secondo posto tra gli azionisti dopo il Banco Bilbao).
Gli
uscieri di Telecom sono in grado di dare altri dettagli
sull'idea partorita nelle stanze di Piazzetta Cuccia, e che si
dovrebbe completare non prima dell'estate su tre livelli
distinti.
Il primo livello riguarda appunto la fusione di Telco (che
detiene il 22,5% di Telecom) con "La Caixa". Da
questo merger nascerebbe la nuova creatura alla quale è stato
dato il nome "provvisorio" di "Telecom
Europa". Questa a sua volta controllerebbe TelecomItalia
e le altre attività di Telefonica sparse per il mondo.
Forse è
bene ricordare che l'azienda di Madrid, oltre a detenere il
42,3% nell'italiana Telco, è presente sui mercati
dell'Argentina (con "Telefonica de Argentina"),
Brasile, Cile (con "Telefonica Moviles"), Perù,
Colombia (con il marchio "Movistar") e molti altri
paesi tra cui la Cecoslovacchia, il Marocco, il Portogallo (è
azionista di "Portugal Telecom") e la Cina dove
detiene il 5% di "China Netcom".
Se
l'operazione di cui si parla nelle segrete stanze della
finanza andrà in porto, gli effetti industriali e politici
saranno rilevanti. Innanzitutto "Telecom Europa" si
posizionerebbe tra i principali carrier mondiali delle
telecomunicazioni e finalmente l'azienda, guidata per adesso
da Franchino Bernabè, farebbe quel salto di qualità oltre il
mercato domestico nel quale i conti non si tengono in piedi. E
a questo punto non ci sarebbe più bisogno di lacerarsi le
vesti sull'italianità dell'azienda e sullo scorporo della
Rete, un tema sul quale la classe politica si sta spremendo
per difendere la bandiera italiana.
A quanto
si dice il progetto è già stato sottoposto e approvato dal
Cavaliere di Arcore e dallo stesso Zapatero che si trova alle
prese con una crisi economica mostruosa e ha assistito inerte
alla conquista da parte di Mediaset di "Rete Cuatro",
il canale televisivo che stava in grembo al Gruppo Prisa di
sinistra, proprietario del quotidiano "El Pais".
La
benedizione di Berlusconi e del premier spagnolo non chiude il
cerchio dei consensi perché il progetto di "Telecom
Europa" deve essere ancora digerito da Corradino Passera
di IntesaSanPaolo che dentro la scatola di Telco detiene la
stessa quota (10,6%) di Mediobanca. E mentre qualcuno si
chiede quale sarà la sorte di Franchino Bernabè nella nuova
"cornice" dell'azienda finalmente multinazionale, c'è
chi scommette che solo un'intesa tra i due Grandi Vecchi
Geronzi e Bazoli potrà dare semaforo verde a un'operazione
così ambiziosa.
[21-01-2010]
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LA GUERRA DELLE PAMPAS: AVVISATE
BERNABÉ CHE ATTERRA IN ITALIA OSVALDO SCIOLI, IL CAPO DELLA
LOBBY CHE MIRA A TELECOM ARGENTINA
Gli uscieri di Telecom si sono tenuti alla larga dalle sale
dove si proiettava la battaglia degli Avatar perché a loro
interessa di più la "guerra della Pampa" che si
gioca intorno alla vendita di Telecom Argentina.
Su questa vicenda dai contorni sempre
più tormentati e oscuri, Franchino Bernabè ha ottenuto nel
fine settimana un successo oggettivo dalla Corte d'Appello di
Buenos Aires che ha sospeso il provvedimento dell'Antitrust
argentina la quale fin dal febbraio dell'anno scorso mette
bocca sulla vendita della società.
Più volte il manager di Vipiteno ha
detto di non voler svendere, né regalare gli asset
dell'azienda, e la Sec americana sta seguendo con occhi vigili
i movimenti del Gruppo Werthein, socio al 50% di TelecomItalia
in Sofora, la holding che controlla Telecom Argentina.
Gli uscieri hanno capito che la guerra
nelle pampas si gioca contro una lobby che si nasconde dietro
la famiglia Werthein e la presidentessa Kirchner. E Dagospia
nella sua infinita miseria ha individuato alcuni componenti
politici di questa lobby, a cominciare dal governatore della
provincia di Buenos Aires, Daniel Osvaldo Scioli, che oggi
arriva in Italia. Questo politico argentino 53enne è stato
campione mondiale di offshore, ha lavorato nella svedese
Electrolux, poi si è buttato in politica fino a diventare nel
2002 ministro del Turismo e vicepresidente quando Nestor
Kirchner conquistò la Casa Rosada.
Adesso viene in Italia per trascorrere
una settimana sulle nevi di Corvara in Val Badia, ospite di
quel Vittorio Paoletti imprenditore dei rifiuti che è amico
di cuore e d'affari di Mario Baccini, l'ex-Udc sponsor di
Renata Polverini.
Le manovre diplomatiche per mettere
alle strette Bernabè e per consentire alla cordata
Eurneckian-Gutierrez di comprare l'altro 50% di Telecom
Argentina, vedono in pista anche un senatore degli
"Italiani nel Mondo" che si chiama Esteban Caselli,
un uomo che ha avuto stretti rapporti con il cardinale Sodano
e nel '99 è diventato ambasciatore della Repubblica Argentina
presso la Santa Sede. Costui non ha mai fatto mistero della
sua amicizia con Berlusconi e con gli ambienti di Oltretevere.
Nell'ultima campagna elettorale sui
muri di Buenos Aires è apparsa la sua foto abbracciato a
Silvio mentre esibisce un saluto in stile peronista dal
significato inequivocabile. E accanto a lui gira anche Domingo
Cavallo, l'ex-ministro dell'Economia che gli americani
consideravano campione di liberismo, finito nelle oscure
vicende che portarono l'ex-presidente Menem in prigione nel
2001.
Scioli, Caselli, Domingo Cavallo: è
questa la lobby che tira la volata al tandem degli
imprenditori che vogliono portare in bocca ai miliardari
Werthein il 50% di Telecom Argentina.
Agli uscieri di Telecom rimane il
compito di seguirli nei movimenti che da Buenos Aires si sono
spostati nei palazzi romani per stringere Franchino alle
corde.
20.01.10 |
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SAWIRIS CONTRO FRANCE TELECOM
NELLA GUERRA DELLE TLC CI RIMETTONO I PICCOLI AZIONISTI...
Da "La Stampa"
- Con l'industria delle telecomunicazioni l'Egitto
sembra giocare a tira e molla. La sentenza preliminare di un
tribunale che ha bloccato l'offerta di France Telecom per
l'acquisto delle quote di minoranza del primo operatore mobile
del paese sta risollevando la lunga battaglia con Orascom
Telecom, partner locale dell'operatore francese. L'Egitto
sembra proteggere Orascom, alla cui presidenza siede il
potente magnate Naguib Sawiris. I soci di minoranza sono la
fazione perdente.
France Telecom non ha mai desiderato
acquisire il pieno controllo di Ecms (Egyptian Company for
Mobile Services). La situazione si è creata nel 2007, quando
Orascom ha aperto una disputa sulle modalità di gestione
della società davanti a un tribunale arbitrale
internazionale. Orascom sperava che la sentenza le avrebbe
conferito il controllo di Mobinil, la holding con cui i
partner controllano la quotata Ecms. La corte ha invece
stabilito che France Telecom avrebbe dovuto acquistare
interamente le azioni del gruppo egiziano.
Orascom è poi ricorsa in appello
presso l'autorità egiziana di vigilanza del mercato.
Quest'ultima ha sentenziato che, poiché France Telecom stava
acquisendo il controllo di Mobinil, avrebbe prima dovuto
avanzare un'offerta per la parte restante di Ecms pagando lo
stesso premio sulla valutazione di mercato. Considerando che
Orascom possiede anche una quota diretta in Ecms, questa
sentenza offriva a Sawiris una via d'uscita onorevole. France
Telecom si è appellata contro la sentenza, sostenendo che non
fosse ragionevole pagare lo stesso prezzo per Ecms,
soprattutto perché il marchio Mobinil è detenuto dalla
holding.
L'Autority ha accettato la sua offerta
di 2,2 miliardi per le quote di minoranza, con uno sconto del
10%. Orascom, tuttavia, non si è data per vinta. Un tribunale
locale ha ora bloccato l'offerta per Ecms, in parte perché
ritiene che il prezzo sia troppo basso. Questa decisione sarà
forse gradita a Sawiris, poiché sospende anche l'acquisizione
parallela della sua quota di Mobinil. La sentenza, però,
penalizza i veri azionisti di minoranza di Ecms.
[15-01-2010
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Spagna:
cabine telefoniche per la ricarica delle auto elettriche
- E'
un progetto individuato dall'Amministrazione comunale di Madrid:
stazioni di ricarica a basso costo per le future auto
eletttriche
"Vado
un momento al telefono, la mia auto è quasi a secco di
energia".
Parafrasando uno spot pubblicitario in auge alcuni anni fa, si
potrebbe dire che "Una
telefonata allunga la vita... della vettura".
Nell'immediato
futuro, le vecchie cabine
telefoniche potranno servire come punti di ricarica
per le vetture elettriche. E' una possibilità
contemplata dall'Amministrazione
comunale di Madrid, che permetterebbe di ottenere un
doppio vantaggio:
mantenere le "vecchie" cabine dei telefoni pubblici,
sempre più soppiantate dalla diffusione della telefonia mobile (una
questione che non è solo italiana, dunque); e ottenere, a basso
costo, efficaci punti di ricarica per le batterie delle vetture a
emissioni zero.
Si tratta di
un progetto ancora in embrione, ma che entro
due anni potrebbe già essere operativo.
Il Comune
di Madrid, infatti, ha individuato una trentina di vecchie cabine
telefoniche. Queste, in virtù del piano finanziario da 10
milioni di euro deciso dal Governo spagnolo che,
entro due anni, finanzierà l'installazione delle infrastrutture
necessarie alla ricarica delle vetture elettriche, potrebbero
servire al meglio per la diffusione della mobilità
sostenibile decisa dallo Stato.
Per
questo motivo, sono allo studio alcune soluzioni che permetterebbero
di ottenere delle stazioni di ricarica a costi
inferiori rispetto alle cifre che sarebbe necessario
spendere per impiantarle ex
novo. Come le vecchie cabine dei telefoni pubblici,
appunto.
Finora, lo
stato dell'arte sui punti di ricarica in Spagna vede un accordo,
sottoscritto fra l'Amministrazione comunale di Barcellona e la Endesa (la maggiore azienda di energia elettrica in
Spagna) per l'installazione, entro due anni, di
191 stazioni di ricarica sul territorio della
Capitale catalana connesse ad altrettanti "lampioni
intelligenti".
Il Sindaco di
Madrid, Alberto Ruiz -
Gallardon, ha recentemente annunciato che i
possessori di veicoli elettrici avranno il diritto di parcheggiare
gratis nel centro città e otterranno un taglio
delle tasse automobilistiche del 75 per cento.
di Francesco Giorgi
29/09/2009
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ARGENTINA IN PRESSING SU TELECOM...
R.
Fi. per "Il Sole 24
Ore" - Il governo argentino torna a fare pressing perché
Telecom Italia
chiuda in tempi stretti la cessione della quota di Telecom
Argentina, da anni oggetto di contenzioso con la famiglia
Werthein. Dopo l'intimazione a vendere arrivata dall'Antitrust
locale qualche tempo fa ieri c'ha pensato il ministro
dell'Economia Amado Boudou a mettere ulteriormente sotto
pressione il gruppo italiano: «Abbiamo fissato un calendario
a partire dal mese di febbraio per monitorare il processo di
cambio della proprietà».
Insomma poco più di tre settimane al count down. E per far
sentire ulteriormente la propria voce l'esecutivo del paese
sudamericano ha comminato multe a tutte le società che sono
state coinvolte nel passaggio di proprietà di
Telecom Italia
per omessa notifica del cambio di testimone ( l'uscita di
Sintonia)alle autorità argentine, per un totale di 63,4
milioni di dollari. La sanzione è arrivata a Telefonica,
Pirelli, Mediobanca, Assicurazioni Generali e Sintonia.
08.01.10 |
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TELCO,
BENETTON PAGA INTESA E
MEDIOBANCA
La Stampa
- Sintonia paga, Intesa e Mediobanca incassano e riducono
il debito nei confronti di Telco, della quale peraltro sono
anche azionisti insieme a Generali e Telefonica. I termini
dell'accordo per l'uscita dei Benetton dalla holding che
controlla
Telecom Italia
, che
la Stampa
ha potuto consultare, prevedono infatti che i 311,7 milioni di
euro pari alla differenza tra il prezzo pagato ai Benetton per
l'8,39% di Telco (293,5 milioni di euro) e quello pagato dai
Benetton per il 2,06% di Telecom che andrà a Sintonia (605,2
milioni) venga versata in un conto intestato a Mediobanca
presso la filiale Intesa di Parma, con Telco che delega
Sintonia «a pagare la somma in favore di Mediobanca e Intesa
Sanpaolo (...) che, entrambi, sono creditori di Telco».
Il
prezzo pagato da Sintonia andrà a ridurre così il prestito
da 1,15 miliardi concesso in pool dalle due banche azioniste,
in scadenza il prossimo gennaio. Per pagare la somma, Sintonia
ha fatto ricorso a sua volta ad un prestito bancario sindacato
da Royal Bank of Scotland. Sintonia manterrà però un legame
saldo con gli altri soci di Telco.
Gli
accordi prevedono infatti che la holding lussemburghese dei
Benetton resterà responsabile pro-quota per ogni onere
potenziale che dovesse sorgere per Telco per fatti rigurdanti
il periodo nel quale è stata azionista, citando espressamente
(«a titolo illustrativo e senza limitazione») gli oneri che
potrebbero derivare dai vari procedimenti aperti in Argentina
e relativi all'acquisizione da parte della stessa Telco della
quota Olimpia.
Per
questo, Telco dovrà non solo mantenere informata Sintonia di
ogni procedimento che riguarda il periodo nel quale è stata
azionista, ma dovrà anche garantire ad un rappresentante
indicato dalla holding il diritto di partecipazione ai
consigli di amministrazione dove questi temi siano trattati.
Nessun
riferimento, nell'accordo, a impegni di Sintonia per mantenere
le azioni nel proprio portafoglio. La valorizzazione della
quota Benetton è tale all'intera Telco - che ha 3,3 miliardi
di debiti a fronte di un valore della quota Telecom in
portafoglio di poco superiore ai 3 miliardi - viene
riconosciuto intorno a 3,3 miliardi, calcolato «sul Net asset
value di Telco calcolato sulla base del bilancio al 15
dicembre 2009
[26-12-2009]
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TELECOM E L'APPALTO IN
SOLITARIO...
G. D. per "Il
Sole 24 Ore" - Telecom
Italia si è aggiudicata in solitario l'appalto per la «fornitura
di beni» per il sistema informativo dell'Autorità per la vigilanza
sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. L'importo a
base d'appalto era di 2,6 milioni di euro, più oneri per la
sicurezza e Iva. Il bando pubblicato dall'autorità dei lavori
pubblici non ha riscosso un grande successo.
Negli uffici di via di Ripetta, sede
dell'Autorità presieduta da Luigi Giampaolino, è stata presentata
una sola offerta, quella del gruppo telefonico guidato da Franco
Bernabè, che ha avuto quindi la strada spianata per aggiudicarsi la
commessa. Telecom ha presentato un'offerta che prevede un ribasso
del 19,7911%, per un importo di aggiudicazione di 2.085.430 euro,
oltre agli oneri per la sicurezza e all'Iva. È ammesso il
subappalto, nei limiti del 30 per cento.
[23-12-2009]
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TELEFONICA PRONTA A RILEVARE JAJAH, LA SOCIETÀ DI TELEFONIA VIA INTERNET...
Da "Il Sole 24
Ore" - Il gigante
spagnolo delle tlc, Telefonica, è sul punto di finalizzare
l'acquisto della società di telefonia via internet, Jajah. Nel
dettaglio Cinco Dias sostiene che l'operazione potrebbe essere
realizzata nei prossimi giorni, mentre Expansion riferisce che
Telefonica agirà attraverso la controllata O2. Sempre secondo Cinco
Dias, Telefonica é in competizione con Microsoft e Cisco per
rilevare l'azienda di tlc. Il gruppo spagnolo, dal canto suo, non ha
rilasciato commenti.
Jajah é una società americana
fondata nel 2005, con pianta stabile in Israele. L'azienda, che è
una diretta concorrente di Skype, conta circa 15 milioni di clienti.
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I SOCI TELCO CERCANO ALTRI 1,4
MILIARDI...
Da "La Stampa"
- Telco, la cassaforte che custodisce
il pacchetto di Telecom Italia di Intesa Sanpaolo, Mediobanca,
Generali e Telefonica, «sta negoziando con primari istituti bancari
la concessione di linee di credito per massimi 1,4 miliardi di euro,
destinati a ridurre proporzionalmente gli impegni dei soci»
rispetto al previsto prestito obbligazionario da 2,6 miliardi di
euro massimi.
Ieri, Telco e Sintonia hanno
perfezionato l'uscita di quest'ultima dalla holding con l'acquisto
da parte della stessa Telco della partecipazione detenuta dalla
finanziaria dei Benetton pari all'8,39% del capitale. In linea con
gli impegni già comunicati i soci hanno assunto poi l'impegno a
sottoscrivere pro quota sulla base delle rispettive partecipazioni
al capitale un prestito obbligazionario della società sino a
massimi 2,6 miliardi di euro.
In seguito all'uscita di Sintonia da Telco, Stefano Cao, che
rappresentava i Benetton nel cda di Telecom Italia, ha rassegnato le
sue dimissioni.
24,12,09 |
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ATTENTI ALLE MOSSE DI STEFANO PARISI: IL SUO RUOLO È
DESTINATO A CRESCERE - TE LA DO IO LA RETE! BERNABÈ VA IN TV E
LANCIA UN SEGNALE AI SOCI DI TELCO E IN PARTICOLARE A CESARONE
GERONZI
Oggi pomeriggio la Milano industriale e finanziaria si ritrova alle
18 al Pirellone per la presentazione del libro sui dieci anni di
storia di Fastweb.
Il
clima non è dei migliori per discutere sulla storia dell'azienda di
Stefano Parisi e per ragionare del futuro delle telecomunicazioni,
ma intorno al tavolo ci saranno Tronchetti Provera, Fedele
Confalonieri, il guru senza casa Francesco Caio, Flebuccio De
Bortoli e Gabriele Albertini, il sindaco "visionario" che
fin dal luglio 1999 incoraggiò l'avventura nella fibra ottica.
È
probabile che in platea, oltre a Francesco Micheli e Silvio Scaglia
(i due padri di Fastweb), ci sia anche Ferdinando Napolitano, il
consulente di "Booz Allen" che insieme a Caio ha disegnato
il progetto di una nuova società per la Rete di cui Mediaset
dovrebbe attraverso una sua controllata acquisire il 10%.
Su
questo argomento la confusione regna sovrana anche se Parisi nei
giorni scorsi ha lasciato la porta aperta alla possibilità di
lasciare a Telecom il controllo di una società "veicolo"
per la nuova Rete aperta al capitale di altri soggetti pubblici e
privati.
Il
problema di fondo è rappresentato dall'atteggiamento di Franchino
Bernabè che ancora ieri nel programma televisivo di Lucia
Annunziata si è dichiarato nettamente contrario allo scorporo
dell'infrastruttura e ad "altre alchimie finanziarie".
Nell'intervista Franchino ha avuto anche modo di mandare un segnale
ai soci di Telco e in particolare a Cesarone Geronzi che considera
scaduto il tempo massimo per il manager di Vipiteno.
In
questa situazione Stefano Parisi sembra muoversi con la volontà di
chi vuole mettersi al centro del gran dibattito sulla Rete e sulla
fibra ottica. Per quest'ultima dovevano arrivare i famosi 800
milioni del Cipe, ma il ministro dell'aeroporto di Albenga che in
questo momento si trova in India per "turismo
industriale", ha già detto che se ne parlerà nel 2010.
Dopo
la presentazione del libro avvenuta a Roma all'inizio del mese,
questa di oggi a Milano è un'ulteriore conferma della voglia di
visibilità di Parisi. A questa si aggiunge la determinazione con
cui ha preso la guida di Asstel, l'Associazione che in Confindustria
rappresenta le aziende di telecomunicazione.
Venerdì
scorso davanti al ministro Bondi e ai suoi collaboratori ha
duramente contestato il progetto di una tassa di 200 milioni che le
aziende dei telefonini dovrebbero versare come royalty alla Siae.
In
Confindustria tengono d'occhio le mosse di Parisi che a viale
dell'Astronomia è stato direttore generale quando alla presidenza
c'era il napoletano Antonio D'Amato, e nei corridoi del Palazzo c'è
chi sostiene che il ruolo del 53enne manager di Fastweb sia
destinato a crescere.
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18.12.09 |
BERNABÈ
REAGISCE ALL'ASSEDIO DI GERONZI & C. - No a "operazioni
stravaganti di tipo finanziario", prima di tutto lo scorporo
della rete. Ma no anche all’idea di una Telecom che entri in
diretta competizione con Rai e Mediaset - Non credo a nessuna teoria
cospiratoria DI MEDIASET - DOMANI BEBè PRESENTA IL
"CUBO", INTERNET E TV INSIEME...
Francesco Manacorda per "La
Stampa"
No a «operazioni stravaganti di tipo finanziario»,
prima di tutto lo scorporo della rete. Ma no anche all'idea di una
Telecom che entri in diretta competizione con Rai e Mediaset.
L'amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè,
intervistato da Lucia Annunziata per la sua trasmissione «In
mezz'ora», usa parole assai nette per rivolgersi alla politica e ai
principali soci del suo gruppo.
E di fronte alle telecamere rivela anche di sentirsi
sotto assedio, con «una pressione nei miei confronti che è
esattamente dello stesso tipo» di quella di dieci anni fa, quando
sempre da amministratore delegato della Telecom dovette cedere
all'Opa di Roberto Colaninno. Non esattamente di buon auspicio,
richiamare quell'epoca, ma l'ad spiega che sta respingendo le
pressioni «esattamente con la stessa intensità di allora, perché
ritengo che sarebbero gravi e devastanti nei confronti delle
potenzialità dell'azienda».
Il tema dello scorporo della rete Telecom, che sta
tenendo banco da mesi, è quello su cui Bernabè ribadisce la sua
assoluta opposizione: «In nessun paese è stato fatto, quindi non
vedo perché si debba fare in Italia. Inoltre avrebbe implicazioni
sociali molto importanti». E anche per quel che riguarda la
cosiddetta rete di nuova generazione, Bernabè chiede l'intervento
dello Stato come «in tutti i paesi dove sono state fatte le reti di
nuova generazione». Questo perché «Telecom o un qualunque altro
soggetto non può avventurarsi in un'operazione che ha dei ritorni
estremamente differiti nel tempo e non è compatibile con i piani di
redditività di un'azienda». Pizzi
Più in generale, secondo l'ad «inventarsi delle
alchimie finanziarie» come lo scorporo della rete o altre
operazioni «per risolvere i problemi reali, che sono problemi di
mercato, di posizionamento e di lungo periodo, rischia di creare più
danni che vantaggi». Al contrario la società «ha bisogno di
tornare ad occuparsi prima di tutto dei suoi clienti» e anche per
questo Bernabè annuncia che domani a Milano la Telecom presenterà
il «Cubo», un «oggetto che avrà l'obiettivo di trasformare il
modo in cui vediamo la televisione», mettendo insieme la
navigazione su Internet e i canali televisivi.
Le parole di Bernabè suonano anche come una replica a
chi - il presidente di Mediobanca Cesare Geronzi in testa - ha
criticato negli ultimi mesi la sua gestione aziendale, mettendolo di
fatto sulla graticola a poco più di un anno dalla sua nomina, che
fu decisa all'epoca dallo stesso Geronzi e dal presidente del
consiglio di sorveglianza di Intesa-Sanpaolo Giovanni Bazoli.
«All'origine
di tutto - afferma l'ad - credo che ci sia una concezione delle
aziende italiane, delle grandi aziende soprattutto, sbagliata .
L'idea che debbano avere un padrone. Al mondo grandi aziende come
Telecom padroni non ne hanno. Sono o possedute dallo Stato o
possedute dal mercato e proprio per questo solo libere di muoversi.
La grande contraddizione dell'Italia è il fatto di pretendere di
controllare grandi aziende con piccoli capitali e questo nel mondo
d'oggi non è possibile».
Un
riferimento diretto al fatto che oggi il «nocciolo duro» degli
azionisti di Telecom è costituito dalla Telco, la finanziaria in
cui siedono la stessa Mediobanca, Intesa-Sanpaolo, le Generali e la
spagnola Telefonica e che - dopo l'uscita dei Benetton - controlla
circa il 22% della società italiana.
Allo
stesso tempo Bernabè pare attento a smorzare possibili attriti con
i grandi gruppi televisivi, in particolare la Mediaset che fa capo
al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, da più parti
indicata come interessata a qualche manovra su Telecom. «Non credo
a nessuna teoria cospiratoria», dice l'ad, sostenendo anche che
La7, la rete televisiva che fa capo a Telecom Italia Media, non fa
«concorrenza a delle portaerei come la Rai, Mediaset, o Sky, ma è
un modo per sperimentare una forma nuova di fare televisione».
[14-12-2009]
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COLANINNO: SONO STUPITO DA DICHIARAZIONI BERNABE'...
(Adnkronos) - "Sono stupito, ancora una volta, dalle
inesattezze contenute nelle dichiarazioni rilasciate ieri
dall'amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabe',
relativamente all'Opa su Telecom realizzata da Olivetti nel 1999.
Chiedo al signor Bernabe' di indicare in modo puntuale quali siano
state le pressioni che hanno influenzato la sua strategia di
resistenza alla legittima e trasparente offerta al mercato, compiuta
all'epoca da Olivetti'.
E'
quanto si legge in una nota di Roberto Colaninno. 'Come azionista
attuale di Telecom Italia, inoltre, suggerirei all'amministratore
delegato Bernabe' di non cercare giustificazioni improbabili e di
passare dalle inutili lamentele sul passato ad una gestione rivolta
alle strategie future della societa', che mi sembrano finora
insoddisfacenti e lacunose', conclude Colaninno.
6 - TELECOM: TELCO, PERDITA DI 83,3 MILIONI NEL PRIMO
SEMESTRE...
Radiocor - Semestre ancora in rosso per Telco, azionista di
riferimento di Telecom Italia. La holding che detiene il 24,5% del
gruppo tlc, come risulta a Radiocor, ha mostrato nel periodo primo
maggio-31 ottobre un rosso di 83,299 milioni. Intanto Telecom si
prepara a una settimana ricca di incontri. Dopodomani si riunira' il
collegio sindacale della societa' di tlc, mentre il giorno seguente
e' in calendario la riunione del comitato di controllo interno e per
la corporate governance, in vista del cda di fine gennaio e di
quello del 24 febbraio sul piano industriale.
18.12.09 |
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TELECOM, SALTA IL RIMBORSO DA 530
MILIONI...
Gabriele Dossena per il "Corriere della Sera" - Telecom
non avrà i 528 milioni chiesti al Tesoro in relazione al canone di
concessione versato undici anni fa. Lo ha deciso ieri la Sesta
sezione del Consiglio di Stato con una sentenza che 'cade'
direttamente sul tavolo del board del gruppo guidato da Franco
Bernabè che oggi esamina il budget 2010 e i principali dossier del
capitolo cessioni. Tra queste, soprattutto l'operazione di vendita
di Telecom Argentina per la quale sarebbero in corsa sei
pretendenti, ma che è anche l'oggetto della diffida inviata dalla
Findim di Marco Fossati.
Per una notizia cattiva (il no del
Consiglio di Stato) Telecom ne incassa una incoraggiante: la mozione
bipartisan approvata alla Camera con la quale si chiede al governo
di sbloccare i fondi per lo sviluppo della banda larga. Tema sul
quale è intervenuto ieri anche Fedele Confalonieri. Il presidente
di Mediaset, in merito alle voci di un possibile interesse per la
rete di Telecom, ieri ha spiegato che «sono cose che girano da
tanto tempo, ma investire nelle telecomunicazioni non è cosa da
poco, ci vogliono spalle grosse».
Ma il fatto del giorno è senz'altro
il no dei magistrati contabili. Il gruppo aveva chiesto al Tesoro
385,9 milioni per Telecom Italia e 142,8 per Tim. Il Consiglio di
Stato, confermando una sentenza del Tar, ha sostenuto che la
concessione scadeva il primo gennaio 1999 e che pertanto il canone
andava pagato. Soltanto la Corte di giustizia delle Comunità
europee nel 2008 aveva stabilito che l'obbligo di pagare il canone
era contrario al diritto comunitario.
[02-12-2009]
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FANTASTICO
SARMI! - IL MANAGER CHE VUOLE SCALZARE BERNABÉ DALLA TELECOM CREA
IL PANICO TRA I SEI MILIONI DI TITOLARI POSTAMAT: SALTA UNA VIRGOLA
E d’incanto un pagamento di 10,00 euro è diventato di mille euro!
- (C'È CHI SOSTIENE CHE SARMI SIA INVECE L'UOMO GIUSTO PER
RISOLLEVARE IL BILANCIO TELECOM: MOLTIPLICANDO LE BOLLETTE...)
Giuliana Ferraino per "il
Corriere della Sera"
Un'abbuffata in pasticceria da 2.900
euro. Un pieno di benzina schizzato a 4.200 euro, e non per via del
caro petrolio. Il conto in pizzeria (per sette pizze) arrivato a
3.750 euro, alla faccia dell'inflazione bassa. Uno shopping pazzo al
supermercato da ben 13 mila euro, invece del normale carrello della
spesa. Naturale che poi il conto corrente di qualcuno sia finito in
rosso all'improvviso, con il blocco automatico del Postamat, il
bancomat delle Poste. E che il blocco imprevisto abbia provocato una
montagna di disagi (e molta ansia) a quanti, sprovvisti di contante,
ieri erano alle prese con un pagamento, la scadenza del mutuo, un
Rid.
Che cosa è successo? Per Poste
italiane si è trattato di «un'anomalia contabile», causata
dall'aggiornamento della piattaforma tecnologica avvenuto nella
notte tra martedì e mercoledì. Tecnicamente è saltata una
virgola. E d'incanto un pagamento di 10,00 euro è diventato di
mille euro, uno scontrino da 100,00 euro si è trasformato in un
salasso da diecimila, un prelievo da 250 euro è stato
contabilizzato come da 25.000. Insomma, ogni transazione effettuata
«negli ultimi giorni» (precisa Poste Italiane) è stato
moltiplicata per cento e così addebitata.
Ieri mattina la scoperta. Che ha
subito mandato in tilt il call center del Banco Poste e ha poi
inondato di chiamate le associazioni dei consumatori.
Con il trascorrere delle ore allo «spavento»
e all'ansia è seguita la rabbia, affidata a numerosi commenti sul
web. Come chi ha vissuto «ore d'angoscia » e ora minaccia di «chiudere
il conto». O chi ammette di essere stato «malissimo» e dice di
volere «i danni biologici e morali per i momenti di inferno e
rischio infarto».
Il comunicato ufficiale delle Poste,
con le scuse ai clienti e la promessa di rimettere le cose a posto
entro la fine della giornata, è arrivato in tardo pomeriggio,
quando Poste Italiane aveva già provveduto al ripristino del
regolare funzionamento del software che gestisce le operazioni di
prelievo e pagamento con la carta Postamat.
«Le anomalie sulle transazioni sono
derivate dall'aggiornamento della piattaforma tecnologica», ha
spiegato l'azienda guidata da Massimo Sarmi. Precisando che «i
saldi di tutti i conti correnti che hanno riportato inconveniente
contabili» saranno «corretti senza addebiti». Nei prossimi
giorni, inoltre, Poste Italiane invierà una lettera alla clientela
in cui sarà confermato il ripristino del saldo contabile.
Ma quanti sono rimasti vittime del
nuovo software? Per ora non ci sono numeri. Non si a quanti dei 6,2
milioni di titolari di Postamat, a fronte dei 5,7 milioni di conti
correnti, sono stati addebitati importi sballati, senza risparmiare
gli stessi lavoratori delle Poste, inclusi molti sindacalisti.
Che ora sono sul piede di guerra. «A
quanto pare non basta sventolare attestati e accordi internazionali
sulla creazione di task force finalizzate al contrasto della
pirateria informatica perché ciò avvenga in automatico », afferma
la Slc/Cgil criticandone il sistema di sicurezza, messo già alla
prova da un attacco degli hacker lo scorso 10 ottobre, quando la
home page del sito era stata alterata e resa irraggiungibile ai
milioni di utenti delle Poste. E proprio ieri la Polizia postale ha
scoperto i tre presunti responsabili dell'attacco, tra cui un
diciassettenne.
[26-11-2009]
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BERLUSCONI VUOLE SOSTITUIRE IL DIRETTORE DEL TG LA7 PIROSO CON PIERO
VIGORELLI - CONFALONIERI VUOLE SOSTITUIRE BERNABÈ CON UN PEZZO DA 90
DELLE TLC: FRANCESCO CAIO - CAIO STA REDIGENDO IN GRAN SEGRETO UN PIANO
PER MEDIASET INSIEME ALLA BOOZ HALLEN - IL PIANO PREVEDE LO SCORPORO DELLA
RETE E L’INGRESSO DI NUOVI AZIONISTI NELLA NUOVA SOCIETÀ DELLA RETE,
MENTRE MEDIASET - TRAMITE UNA SUA SOCIETÀ CONTROLLATA - DOVREBBE
ACQUISIRE IL 10 PER CENTO DELLA RETE DI TELECOM ED AVERE IL RUOLO GUIDA
DEI NUOVI AZIONISTI. UNA SORTA DI RIEDIZIONE DEL NOCCIOLINO DURO -
TELEFONICA AVREBBE IN CAMBIO IL VIA LIBERA DAL GOVERNO ITALIANO AD
ACQUISTARE LA PARTE RIMANENTE DI TELECOM SENZA LA RETE. QUINDI, TUTTO IL
BUSINESS DELLA TELEFONIA FISSA E MOBILE. UN GRANDE AFFARE. VIA LIBERA IN
SPAGNA PER IL BISCIONE - UNGHIE SULLA COMMESSA DA 60 MILIONI DEL SISTEMA
SAP, CUORE INFORMATICO DI TELECOM
Come gli ultimi giorni di Pompei: a Telecom si respira un'aria
pesante e tutti seguono le mosse di Bernabè che tenta di salvarsi e
probabilmente ci riesce anche se il pranzo segreto di due giorni fa con
Nanni Bazoli non è andato bene.
Circolano molte leggende metropolitane sulla cacciata di Stefano
Pileri, il mago della Rete. La voce più attendibile narra del
rifiuto da parte di Pileri di affidare il sistema SAP
di Telecom, il cuore informatico dell'azienda, direttamente o
indirettamente a Michele Cinaglia di Engineering a cui
Bebè qualche tempo fa, aveva ceduto per una quindicina di milioni di
euro il suo gruppo. Ma su questa commessa che si aggira attorno ai 60
milioni di euro, hanno acceso i fari in tanti: l'azionista ribelle Marco
Fossati, l'audit interno ed anche Renato Pagliaro l'uomo forte di
Mediobanca in Telecom.
E dopo Pileri pare pronta a saltare anche la testa di Antonello
Piroso, coraggioso direttore de La 7, per mettere al suo posto,
direttamente da Mediaset Piero Vigorelli, secondo una richiesta
esplicita di Silvio Berlusconi.
Ma a Berlusconi nessuno ha detto che Confalonieri invece sta
lavorando per sostituire Bernabè con un pezzo da 90 delle tlc:
Francesco Caio. Questa la storia vera: Caio è tornato a girare per i
palazzi romani, ma non solo come consulente di Fastweb, Wind e Vodafone,
per capire come procedere sulla fibra.
Dopo aver terminato, nel febbraio sorso, il lavoro di consulente per
il Governo, è oggi molto ascoltato in Mediaset per studiare l'ingresso
nel business delle TLC. Caio nella sue veste di Vice President di Nomura
sta redigendo in gran segreto un piano per Mediaset insieme a Fernando
Napolitano di Booz Hallen.
Il piano prevede lo scorporo della rete di Telecom e l'ingresso di
nuovi azionisti nella nuova società della rete, mentre Mediaset -
tramite una sua società controllata - dovrebbe acquisire il 10 per
cento della rete di Telecom ed avere il ruolo guida dei nuovi azionisti.
Una sorta di riedizione del nocciolino duro.
Telefonica avrebbe in cambio il via libera dal Governo italiano ad
acquistare la parte rimanente di Telecom senza la rete. Quindi, tutto il
business della telefonia fissa e mobile. Un grande affare.
Mediaset così otterrebbe anche il via libera dal Governo spagnolo ad
effettuare una serie di acquisizioni in Spagna nel mondo dei media e
dell'editoria. Per questo negli ultimi due mesi Caio è stato avvistato
più volte tra Via Paleocapa a Milano e Largo del Nazareno a Roma, con
una puntata a palazzo Grazioli da Berlusconi.
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[16-11-2009]
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DIETRO LO SCAZZO
BERNABÉ-PILERI, GLI 800 MILIONI DELLA BANDA
LARGA A TELECOM
Non si placa lo scontro sulla banda larga che il Cipe ha cancellato
venerdì per dare precedenza al Ponte sullo Stretto.
La polemica si è alzata di tono e ha visto i ministri
Renatino Brunetta e Sciaboletta Scajola strapparsi le vesti per il
dolore. Il politico dell'aeroporto di Albenga era già in Brasile
con la delegazione dei 360 imprenditori di Confindustria quando si
è svegliato dal torpore dei mesi precedenti per contestare le
scelte del Governo e del suo collega Giulietto Tremonti.
In mezzo a questa vicenda si è trovato anche Stefano
Pileri, il manager che si è dimesso venerdì sera da TelecomItalia
dove ha lavorato dal 1982, e che secondo gli uscieri resterà in
azienda fino a giugno del prossimo anno. Le dimissioni di questo
ingegnere romano 55enne che per dieci anni ha avuto la responsabilità
della Rete, hanno suscitato molto scalpore e sembra che siano state
provocate dallo scontro con Franchino Bernabè sul futuro della
banda larga e della Rete.
A confermare questa notizia è oggi Mario Valducci, il
politico milanese presidente della Commissione Trasporti e
Telecomunicazioni della Camera. Questo bocconiano che nel '96 è
stato tra i fondatori di Forza Italia oggi parla dalle colonne del
quotidiano "MF" e spiega che l'uscita di Pileri da Telecom
è legata all'idea diversa che il manager aveva sul percorso da
seguire per la Rete e per la banda larga.
In pratica - dice Valducci - Pileri riteneva che non avendo
Telecom le risorse finanziarie per implementare la Rete, "si
potesse valutare un percorso sul modello di Terna", e aggiunge
un'affermazione che farà discutere: "non possiamo dare gli 800
milioni della banda larga a Telecom finché la Rete resta privata.
Rischierebbero di rappresentare un aiuto di Stato".
Per Pileri le parole di Valducci suonano come una
rivincita; per gli osservatori suonano invece come una profonda
spaccatura all'interno del governo dove il bandolo della banda larga
rimbalza tra Valducci e il viceministro Paolo Romani che dopo aver
confermato i tagli alla banda larga sta cercando un affannoso
ripiego.
Uno spettacolo semplicemente penoso.
11.11.09 |
LC: MULTE ANTITRUST A TELE2, WIND E TISCALI, CARENZA INFORMAZIONI
ADSL...
(adnkronos) - L'Antitrust torna a sanzionare le societa'
telefoniche. Con tre distinti provvedimenti l'autorita' guidata da
Antonio Catricala' interviene sulla gestione del servizio Adsl, per
carenza di informazioni sulla velocita' di connessione e, per quanto
riguarda Tele2 e Wind, anche per la mancanza di informazioni sulla
tariffa a tempo, che contabilizzava anche il periodo in cui
il pc
era spento ma il router rimaneva acceso. Complessivamente le
sanzioni sono pari a 260.000 euro (120.000 euro a Tele2, 90.000 euro
a Wind, 50.000 euro a Tiscali). Si tratta di casi per i quali
l'Antitrust ha ricevuto moltissime segnalazioni di consumatori.
11.11.09 |
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TELECOM: ASATI, NO A CESSIONE HANSENET A
TELEFONICA...
(Adnkronos) - HanseNet, secondo operatore tedesco di banda larga
controllata da Telecom, non va venduta e tanto meno ai soci di Telefonica.
A dirlo e' Asati, l'associazione dei piccoli azionisti Telecom, dopo che
il consigliere delegato di Telefonica, Julio Linares, ha detto che le
trattative per l'acquisizione sono nella fase conclusiva e sulla base
della valutazione dell'azienda il suo valore sarebbe compreso tra 900
milioni e 1 miliardo. "Se cio' risponde al vero, ribadiamo come
sostenuto ormai da un anno, che HanseNet non va venduta perche' e' un
asset utile per lo sviluppo internazionale e non un asset da dismettere
perche' no-core" scrive Asati.
Ma soprattutto "non va venduta a Telefonica per un potenziale
conflitto di interessi" sottolinenando che "per questo abbiamo
indicato l'assemblea come passaggio indispensabile per non creare
conflitti con gli altri soci di minoranza, che rappresentano circa il 76%
dell'azionariato i quali anche loro, se conoscessero le regole del gioco,
potrebbero avere interesse all'acquisto della stessa".
Altro punto osteggiato dai piccoli azionisti di Asati e' il valore di
HanseNet che ritengono "sia non inferiore a 1.5 miliardi". Per
queste ragioni Asati invita "i vertici esecutivi di Telecom Italia e
l'intero cda a fornire pubblicamente, anche mediante gli stessi organi di
stampa ogni piu' utile indicazione diretta alla conferma o meno di tali
notizie e in caso di conferma di fornire ogni dettaglio che permetta una
corretta valutazione economica".
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CONSIGLIO TELECOM, C'È POSTA PER TE...
A. Ol. per "Il Sole 24 Ore" - I Benetton sono in uscita da Telco,
ma le procedure non si concluderanno prima di fine novembre. Stefano Cao,
che dall'aprile scorso è subentrato a Gianni Mion come espressione
dell'azionista Sintonia nel consiglio di Telecom, si dimetterà. Ma non
prima che la famiglia di Ponzano Veneto esca dall'azionariato di
riferimento ( e in prospettiva dall'azionariato stesso del gruppo di tlc).
Eppure a Roma, per la sua sostituzione, circola già insistentemente il
nome di Massimo Sarmi, l'ingegnere ex Telecom che oggi siede sulla
poltrona di amministratore delegato delle Poste.
A norma di statuto, «l'assemblea determina il numero dei componenti il
consiglio di amministrazione, numero che rimane fermo fino a sua diversa
deliberazione». Il posto di Cao spetterebbe a Telco, che dopo l'uscita di
Sintonia avrà un 2% in meno, ma per conto di quale dei suoi azionisti?
10.11.09 |
BEBÉ REVOLUTION: OSCAR PER CICCHETTI (NUOVO UOMO FORTE DI
TELECOMITALIA) - PILERI OUT: SULLA RETE GLI SCAZZI AVEVANO RAGGIUNTO IL
LIMITE DELLA ROTTURA - LA NUOVA SQUADRA PER DIFENDERSI DALL’ACCUSA DI
UNA GESTIONE TROPPO CONSERVATIVA - HANSENET SVENDUTA? MA QUANTO ROMPE I
COGLIONI IL CONSIGLIERE ZINGALES - (BERNABÉ CONTINUA A SMENTIRE
L'INCONTRO SEGRETO CON IL CAVALIERE DI ARCORE MA FINO A IERI DAGOSPIA HA
RICEVUTO CONFERME SICURE DA FONTI AMICHE DI PAPI) -
Quando alle 10 di questa
mattina la Marcegaglia e numerosi imprenditori sono entrati
nell'Auditorium della Conciliazione per la Giornata della Ricerca,
l'argomento che correva di più sulla loro bocca era la rivoluzione che è
avvenuta ieri ai piani alti di TelecomItalia.
Gli uscieri che leggono il
"New York Times" e smanettano tutto il giorno su Dagospia
l'avevano annunciata e il sito nella sua infinita miseria aveva scritto da
parecchi giorni che dopo il Consiglio di amministrazione Franchino Bernabè
avrebbe messo mano alla squadra dei centurioni per rilanciare l'azienda e
difendersi dall'accusa di una gestione troppo conservativa.
E così è avvenuto
puntualmente in serata con un tourbillon di voci sui manager della prima
linea che Franchino ha scelto in nome dell'efficienza e della fedeltà. A
farne le spese con le sue dimissioni è Stefano Pileri, il 54enne
ingegnere romano che ha lavorato nei telefoni per 27 anni e dal '98 era
responsabile della Rete.
L'uscita di scena di questo
manager dai capelli bianchi che stamane sedeva con la Marcegaglia
nell'Auditorium romano, non è stata del tutto inattesa. Da tempo gli
uscieri avevano percepito che sul tema della Rete gli scazzi con Bernabè
avevano raggiunto il limite della rottura.
Sulla Rete per la quale
occorrono investimenti massicci e di cui Franchino non vuole assolutamente
liberarsi (come dice oggi in un'intervista al "Sole 24 Ore"), si
gioca una partita politica ad alta intensità che tocca l'evoluzione
tecnologica dell'azienda e il ruolo degli altri operatori di
telecomunicazioni.
Evidentemente agli occhi di
Bernabè che sente la pressione del Governo su questo tema, l'esperienza
di Pileri è apparsa insufficiente anche se è stata proprio Telecom a
tirargli la volata per diventare nel giugno scorso presidente di
Confindustria Servizi Innovativi.
Sempre secondo gli uscieri
sembra che a Pileri (al quale si attribuiscono simpatie nel mondo dell'Opus
Dei) sia stata offerta una poltrona meno prestigiosa, ma l'ingegnere ha
preferito liberare la scrivania e lasciare il posto a Oscar Cicchetti.
Costui è da tempo considerato
l'uomo forte di TelecomItalia, un'azienda che conosce dal 1979 quando
ancora si chiamava Sip, e che ha abbandonato nel 2000 per fare il
consulente di Wind e di Morgan Stanley Private Equity. Nel 2003 Cicchetti
è diventato amministratore delegato di Netscalibur, poi l'amico Bernabè
lo ha richiamato al suo fianco affidandogli ruoli sempre più importanti.
Cicchetti è un ingegnere
58enne, coniugato e di piccola statura, di cui dentro e fuori l'azienda si
apprezzano la determinazione e l'efficienza. Sarà lui l'uomo che dovrà
gestire d'ora in avanti il tema caldo della Rete che preoccupa il Governo
e gli altri operatori delle telecomunicazioni.
Sulla poltrona di Cicchetti
arriva Marco Patuano, un alessandrino, laureato alla Bocconi (la madre di
tutti i sapientoni) che fino a ieri aveva la responsabilità della finanza
di Telecom, una materia nella quale si è immerso fin dal 1990. Al posto
di Patuano ecco arrivare Andrea Mangoni, il manager al quale Bernabè
aveva affidato le operazioni internazionali.
L'ultima pedina della squadra
di Bernabè è Fabrizio Bona, l'ex-direttore commerciale di Wind che nel
luglio scorso ha lasciato il faraone Sawiris e dopo aver rifiutato
l'offerta di 3Italia è rimasto incantato dalla sirena di Bernabè. Sulle
sue spalle si cala adesso il peso del rilancio commerciale di
TelecomItalia e in particolare di Tim che sta perdendo quote importanti di
mercato rispetto agli altri concorrenti.
Il calo dei ricavi nella
telefonia mobile è stato uno degli argomenti caldi che sono emersi nel
Consiglio di amministrazione svoltosi ieri pomeriggio a Milano. L'azienda
ha bisogno di essere rilanciata sul mercato e di alleggerire il fardello
dei debiti che ha terrorizzato Gilberto Benetton e l'azionista Fossati.
Ai consiglieri Franchino ha
tirato fuori dal cilindro la vendita di Hansenet, la controllata tedesca
che è stata ceduta per 900 milioni agli spagnoli di Telefonica.
L'operazione non è piaciuta al barbuto professore Luigi Zingales,
l'economista di Chicago che gli uscieri di Telecom considerano un gran
rompicoglioni che si mette sempre di traverso con obiezioni noiose.
Nell'intervista al
"Sole", Bernabè si preoccupa di dire che Hansenet non è stata
affatto svenduta e che Zingales "ha votato contro perché riteneva di
non essere sufficientemente informato, ma non perché fosse contrario al
merito dell'operazione o perché non fosse stato seguito un procedimento
corretto".
Per gli analisti e
probabilmente anche per Zingales le cose non stanno così perché dalla
vendita dell'asset tedesco ci si aspettava un introito di almeno 1,5
miliardi, e la reazione della Borsa dopo la fiammata di ieri pomeriggio
(+6%) sta a dimostrare che il mercato non è convinto della bontà
dell'operazione.
Ma l'obiezione più grossa è
un'altra e riguarda la strategia industriale di Franchino che vuole
ripiegare l'azienda in una "vision" domestica con l'abbandono
delle pedine conquistate negli anni in Europa e in altri paesi. È una
strategia che ha portato Telecom a uscire dalla Francia come dalla
Germania, e porterà ad abbandonare Cuba e l'Argentina, lasciando come
unica roccaforte il Brasile.
D'altra parte c'è un
passaggio nell'intervista di Bernabè che lascia interdetti ed è quando
il manager di Vipiteno dice: "il problema non è la crescita, ma
mettere TelecomItalia in grado di affrontare una trasformazione epocale e
tornare leader". Sono parole curiose sulla bocca di un manager che
sembra mettere in secondordine la crescita con affermazioni molto vaghe
alle quali non corrisponde un Piano industriale aggressivo.
Franchino continua a ripetere
ciò che dice da mesi sulle famose sinergie con Telefonica con la quale
ammette che in Sudamerica la sua azienda è "rigidamente in
competizione".
Bastava guardare la faccia di
César Alierta all'uscita dal Consiglio di ieri per capire che gli
spagnoli considerano ormai Telecom un feudo del reame, una partecipazione
finora dolorosa che comunque ha consentito loro di mettere le mani per 900
milioni sul mercato tedesco e prima o poi li porterà a confinare Telecom
su quello sudamericano.
Gli uscieri di TelecomItalia
hanno raccattato la notizia che ai primi di dicembre Bernabè presenterà
il suo famoso Piano industriale e si chiedono se la grande liquidità di
cui ancora oggi il Capo parla sul giornale di Confindustria servirà per
rilanciare gli investimenti, rafforzare la rete e recuperare quella
leadership che sembra compromessa.
In questa partita decisiva
entra anche il Governo che oggi al Cipe cancellerà gli 800 milioni per la
banda larga. A Telecom ci sono rimasti molto male quando Gianni Letta e il
viceministro Romani hanno annunciato che i soldi per l'infrastruttura non
saranno messi a disposizione, ma nel ragionamento dei politici c'è anche
un pizzico di ragione perché se è vero che Telecom "ha fin troppa
liquidità" non si capisce perché Galateri e Bernabè si siano
inginocchiati per chiedere i quattrini per la banda larga.
Una squadra di fedelissimi, un
Piano industriale e una strategia aggressiva. Con questi tre ingredienti
Franchino cerca di navigare nei mari tempestosi. Ed è probabile che di
questi tre argomenti abbia parlato nel suo incontro segreto con il
Cavaliere di Arcore che lui continua a smentire categoricamente. Ma fino a
ieri sera Dagospia ha ricevuto conferme sicure da fonti amiche del
Cavaliere.
BERNABE', NON HO MAI PENSATO A DIMETTERMI...
(Adnkronos)
- "Non ci ho minimamente pensato a dimettermi. L'amministratore
delegato di Telecom Franco Bernabe', in una intervista a Il Sole 24 Ore,
smentisce seccamente di aver valutato il passo indietro qualora in cda non
fosse passata la cessione della controllata tedesca Hansenet. "E' una
questione di serieta' nei confronti del mercato. Mi sono impegnato su un
piano e voglio mantenere l'impegno", spiega, aggiungendo che "il
mercato ha apprezzato il fatto che abbiamo rispettato le promesse e
migliorato i margini reddituali".
Il problema, prosegue, "non e' la crescita ma mettere Telecom
Italia in grado di affrontare una trasformazione epocale e tornare a
essere leader. Il problema non e' fare investimenti a pioggia all'estero,
ma competere su nuovi servizi e nuove funzioni di rete, dove gli incumbent
rischiamo di subire l'attacco non solo dei concorrenti tradizionali ma
anche di nuovi e aggressivi player come Google e Apple".
GALATERI, GRAVE CONGELAMENTO FONDI PER BANDA LARGA...
(Adnkronos) - "E' un fatto molto grave per il
progetto di sviluppo per la competitivita' del paese" il
congelamento da parte del governo degli 800 milioni dedicati allo
sviluppo della banda larga, per Gabriele Galateri di Genola,
delegato di Confindustria alla comunicazione e alla banda larga e
presidente di Telecom Italia. Parlando a margine della settima
Giornata della Ricerca di Confindustria, Galateri ha infatti
sottolineato: "Mi auguro veramente che sia solo un
ritardo".
"Noi come Confindustria -ha detto ancora Galateri- abbiamo illustrato
in tutte le sedi l'essenzialita' di questi investimenti per eliminare
il digital divide del Paese. Continueremo a batterci -ha concluso-
perche' ci siano questi investimenti oltre che come Confindustria
anche come Telecom".
BERNABE', NON HO MAI PENSATO A DIMETTERMI...
(Adnkronos)
- "Non ci ho minimamente pensato a dimettermi. L'amministratore
delegato di Telecom Franco Bernabe', in una intervista a Il Sole 24 Ore,
smentisce seccamente di aver valutato il passo indietro qualora in cda non
fosse passata la cessione della controllata tedesca Hansenet. "E' una
questione di serieta' nei confronti del mercato. Mi sono impegnato su un
piano e voglio mantenere l'impegno", spiega, aggiungendo che "il
mercato ha apprezzato il fatto che abbiamo rispettato le promesse e
migliorato i margini reddituali".
Il problema, prosegue, "non e' la crescita ma mettere Telecom
Italia in grado di affrontare una trasformazione epocale e tornare a
essere leader. Il problema non e' fare investimenti a pioggia all'estero,
ma competere su nuovi servizi e nuove funzioni di rete, dove gli incumbent
rischiamo di subire l'attacco non solo dei concorrenti tradizionali ma
anche di nuovi e aggressivi player come Google e Apple".
GALATERI, GRAVE CONGELAMENTO FONDI PER BANDA LARGA...
(Adnkronos) - "E' un fatto molto grave per il
progetto di sviluppo per la competitivita' del paese" il
congelamento da parte del governo degli 800 milioni dedicati allo
sviluppo della banda larga, per Gabriele Galateri di Genola,
delegato di Confindustria alla comunicazione e alla banda larga e
presidente di Telecom Italia. Parlando a margine della settima
Giornata della Ricerca di Confindustria, Galateri ha infatti
sottolineato: "Mi auguro veramente che sia solo un
ritardo".
"Noi come Confindustria -ha detto ancora Galateri- abbiamo illustrato
in tutte le sedi l'essenzialita' di questi investimenti per eliminare
il digital divide del Paese. Continueremo a batterci -ha concluso-
perche' ci siano questi investimenti oltre che come Confindustria
anche come Telecom".
[06-11-2009]
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TELECOM SENZA BENETTON - NUOVO PATTO MA PONZANO VENETO, STUFA DI MINUS
VALENZE E AUMENTI DI CAPITALE, DECIDE DI USCIRE CON IL SUO 2% DELLE AZIONI
E LA QUOTA RELATIVA DI DEBITO - VERRANNO RIVISTI I PESI ALL´INTERNO DI
TELCO - ALTRI 3 ANNI CON TELEFONICA E VERIFICA TRA 18 MESI - IL GOVERNO
CHIEDE UN PIANO STRATEGICO…
1 - TELECOM: SINTONIA LASCIA IL PATTO TELCO, RILEVA IL 2%
DIRETTO
Radiocor - Sintonia, societa' che fa capo alla famiglia
Benetton, non rinnova il patto Telco, finanziaria che controlla il 24,5%
del capitale di Telecom Italia. Secondo fonti vicine al dossier, la
finanziaria che fa capo alla famiglia Benetton ha deciso di non
rinnovare l'impegno in Telco e di attivare il meccanismo della
scissione. In questo modo Sintonia avra' in mano il 2% diretto del
capitale di Telecom Italia. Attesa una nota
2 - BENETTON FA UN PASSO INDIETRO
Sara Bennewitz per "la
Repubblica"
Tutti i soci tranne i Benetton sono pronti a rinnovare il loro impegno
in Telco, la finanziaria che controlla il 24,5% di Telecom Italia. La
famiglia veneta che dal 2001 è azionista del gruppo telefonico dovrebbe
invece attivare il meccanismo della scissione e ritrovarsi in mano
direttamente il 2% dell´azienda di tlc e oltre 300 milioni di debiti,
vale a dire l´intero valore di mercato della sua partecipazione.
Con il suo 8,4% di Telco i Benetton sono stati finora il socio più
piccolo della finanziaria, avendo anche trasferito la partecipazione nel
colosso telefonico da Edizione holding a Sintonia, holding di cui i
Benetton sono azionista di maggioranza insieme al fondo del governo di
Singapore, Goldman Sachs e alla stessa Mediobanca.
Già nell´aprile del 2007, quando Olimpia aveva ceduto a Telco il
pacchetto di controllo in Telecom, i Benetton erano stati in dubbio se
confermare il loro impegno, dimezzando la loro partecipazione nel gruppo
telefonico. A fine 2008 invece, Sintonia era stato l´unico azionista a
non aver sottoscritto un finanziamento soci da 230 milioni a favore di
Telco.
E adesso in vista del rinnovo delle linee di credito della holding,
che a gennaio dovrà rifinanziare 2,7 miliardi di prestiti, i Benetton
hanno preferito fare un passo indietro piuttosto che impegnare nuove
risorse su quello che per loro stessa ammissione è stato il peggior
investimento della loro storia imprenditoriale.
Per effetto del disimpegno di Sintonia verranno quindi rivisti i pesi
all´interno di Telco che si troverà a custodire solo il 22,5% di
Telecom (e 3,3 miliardi di debiti) di cui i soci italiani avranno il
53,9% mentre Telefonica avrà il 46,1% mantenendo in trasparenza il
10,3% di Telecom. Generali salirà infatti dal 28,1 al 30,7% di Telco
mentre Intesa Sanpaolo e Mediobanca passeranno dal 10,6 all´11,6%.
I quattro soci dovranno inoltre rivedere la governance ed è
probabile che a Generali possano andare quei posti nei consigli di Telco
e Telecom liberati dai Benetton. Ad ogni modo, oggi non è previsto
nessun incontro dei soci Telco, visto che la vera scadenza del patto è
fissata al 28 aprile.
L´accordo che sta per essere rinnovato scadrà quindi nell´aprile
2013, con una verifica intermedia tra 18 mesi, vale a dire nell´aprile
del 2011 quando andrà a scadenza anche l´intero consiglio di Telecom
Italia. Intanto il presidente di Telco in quota Generali, Aldo Minucci,
è partito per il Brasile per un incontro con le autorità del Paese,
che lo scorso anno avevano minacciato l´obbligatorietà per Telco del
lancio di un´Opa su Tim Brasil, per poi tornare sui loro passi.
Sempre oggi mentre a Milano Mediobanca sarà impegnata per l´assemblea
di bilancio e per il cda sui conti del trimestre, a Madrid Telefonica
annuncerà i risultati dei primi nove mesi dell´anno e l´ad di Telecom
Franco Bernabè parteciperà al vertice sui rapporti tra Italia e
Spagna. Infine ieri il viceministro alle telecomunicazioni Paolo Romani
è tornato sulla questione della rete e sull´italianità dell´infrastruttura
del gruppo.
«Basta che Telecom, sulla cui rete andiamo a fare un grande
investimento, abbia una forte strategia industriale - ha detto Romani
precisando che - il problema non è il debito ma quello di partecipare
ad un grande progetto industriale che veda Telecom protagonista».
[28-10-2009]
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1- SECONDO GLI USCIERI DI TELECOMITALIA L'ERBA
INTORNO A BERNABÈ STA PER ESSERE TAGLIATA IN MODO DEFINITIVO - ANCHE I
GRANDI GIORNALI, AD ECCEZIONE DI "REPUBBLICA", PARLANO
APERTAMENTE DI CAMBIO DELLA GOVERNANCE - E BEBÉ VA PRANZO CON DE
BENEDETTI - SARMI E CATTANEO IN MOVIMENTO
Gli uscieri di TelecomItalia stanno vivendo ore febbrili.
Ieri mattina intorno alle 10,30 hanno visto crollare il titolo in Borsa
fino alla sospensione e non hanno capito se si è trattato di un errore
tecnico oppure di una manovra da parte di chi vuole aumentare le difficoltà
di Franchino Bernabè.
Quest'ultimo dovrà vedersela domani con i soci di Telco, la società
veicolo che possiede il 24,5% di Telecom, e deve ricucire il consenso dei
Benetton che a causa dei loro problemi vogliono rimettere in discussione
il nuovo patto che li lega agli spagnoli di Telefonica, Mediobanca,
Generali e IntesaSanPaolo.
È probabile che prima della riunione di domani si troverà un
compromesso al quale stanno lavorando i legali di Telecom e lo studio
Bonelli Erede Pappalardo che rappresenta i fratelli di Ponzano Veneto.
Superato questo ostacolo per Bernabè e per il suo stato maggiore
l'appuntamento importante è quello dell'inizio di novembre (la data
dovrebbe essere il 5) quando si riunirà il Consiglio di amministrazione
nel quale oltre ai rappresentanti di Telco sono presenti gli altri
azionisti.
Gli uscieri si chiedono se questo potrà essere l'ultimo oppure il
penultimo Consiglio con il manager di Vipiteno intorno al quale il muro
delle critiche è diventato sempre più alto.
Senza rifare la storia degli ultimi due anni, il coro delle polemiche
arriva a un'unica conclusione: la gestione di Franchino è stata finora
troppo "conservativa" e i problemi finanziari e industriali
dell'azienda pesano come un fardello enorme.
Gli uscieri sperano che dal cilindro di Franchino esca in occasione del
Consiglio qualche coniglio robusto in grado di risollevare la sua
credibilità, e si chiedono perché abbia traccheggiato così a lungo
nella vendita degli asset che avrebbero alleggerito i 35,2 miliardi di
debiti.
Oltre a negare la necessità di un aumento di capitale, Bernabè si è
opposto alla cessione di società come Ti Sparkle, e sulla controllata
tedesca Hansenet che opera nella banda larga, continua a chiedere agli
spagnoli di Telefonica 1 miliardo quando questi offrono 850 milioni. E lo
stesso discorso vale per la cubana Etecsa come per La7 che secondo molti
analisti è solo zavorra (ma sulla tv Berlusconi vigila).
A questa gestione "conservativa" bisogna aggiungere il
raffreddamento dei rapporti con il governo, verso il quale Franchino e il
presidente Galateri di Genola chiedono inutilmente di sganciare gli 800
milioni promessi per la banda larga. Da Palazzo Chigi e dal ministero
dello Sviluppo Economico dove si trova il viceministro milanese Paolo
Romani, i segnali sono sconfortanti ed è per questa ragione che secondo
gli uscieri l'erba intorno a Bernabè sta per essere tagliata in modo
definitivo.
Anche i grandi giornali parlano più o meno apertamente di cambio della
governance. Qualcuno, come Massimo Mucchetti sul "Corriere della
Sera" di oggi spezza qualche lancia in favore di Bernabè dentro un
articolo confuso dove si parla di Mediobanca. E un appoggio esplicito
arriva da "Repubblica" dove Giovanni Pons sostiene che Franchino
gode ancora della fiducia di Intesa e dei soci francesi di Mediobanca. Ma
questo è un riflesso condizionato che nasce dall'incontro avvenuto due o
tre giorni fa a Roma tra Carletto De Benedetti e il capo di Telecom.
Resta il fatto che il balletto dei candidati che potrebbero passare da
una gestione "conservativa" al piano industriale tante volte
annunciato e mai realizzato, è in pieno movimento.
La manina di Telecom ha messo in giro le candidature di Stefano Parisi e
di Luigi Gubitosi con l'intento esplicito di bruciarle, ma nelle ultime
ore gli uscieri dell'azienda telefonica hanno registrato altre voci che
portano ai nomi di Massimo Sarmi e Flavio Cattaneo.
Il primo ha sulle spalle un'indiscutibile esperienza nelle
telecomunicazioni, ma dalla poltrona delle Poste è diventato un banchiere
sul quale Giulietto Tremonti punta per dare vita alla Banca del
Mezzogiorno.
L'attenzione si stringe quindi intorno al marito della "Ferillona",
l'architetto milanese Cattaneo che dal novembre 2005 è alla guida di
Terna. Proprio in queste ore arriva la notizia che il manager 46enne cederà
per 809 milioni le attività di Terna in Brasile con una plusvalenza che
porterà nelle casse della società almeno 400 milioni.
Ecco: era questo che volevano gli uscieri e gli azionisti da Franchino
Bernabè, ma il manager di Vipiteno continua a parlare di sinergie e di
piani industriali senza capire che il sipario sta calando.
I SEGRETI DELLE PROCURE IN MANO A TELECOM
Gian Marco Chiocci per "il
Giornale"
È normale che i dati sensibili e protetti da segreto istruttorio delle
procure e dei tribunali d'Italia possano essere visti e consultati da
semplici operatori di call center? E normale che il registro generale su
cui i magistrati iscrivono gli indagati possa essere «aperto»
all'esterno degli ambienti giudiziari? È normale che questi operatori
esterni che fungono da tecnici dell'assistenza anziché essere interni
alle procure (come fino a oggi accadeva) siano invece distaccati altrove,
lontani dai palazzi di giustizia, in anonimi centralini?
È normale che i signori magistrati affidino a trattativa privata,
senza gara, per importo di 21milioni e rotti di euro, il servizio di
assistenza ai loro sistemi informatici? Ed è normale che questo contratto
venga affidato in questo modo a Telecom Italia nel mentre è ancora
pendente l'inchiesta sui vertici dell'azienda telefonica che - secondo la
procura di Milano - avrebbero commesso illeciti proprio nella gestione di
dati sensibili con intrusioni nei computer di soggetti considerati «nemici»
della stessa Telecom?
Se sia normale oppure no, non spetta a noi dirlo. La realtà è che con
circolare ministeriale del 21 settembre 2009 indirizzata a tutti i
presidenti delle corti d'appello e a tutti i procuratori generali
d'Italia, il direttore generale dei servizi informativi automatizzati del
ministero della Giustizia, magistrato (fuori ruolo) Stefano Aprile,
comunicava che «a decorrere dal 28 settembre questa direzione ha affidato
a Rti (raggruppamento temporaneo d'impresa, ndr) composto da Telecom
Italia, Elsag Datam Spa, Engenering Informatica Spa - il servizio di
assistenza applicativa ai sistemi informatici in uso ai sistemi giudiziari».
Il direttore generale aggiunge nero su bianco che il contratto è di «quasi
tre anni» (quasi?) e che è «complementare» al servizio di assistenza
sistemistica già affidato alla Rti. Tra le righe dice che «è in corso
il progetto di dispiegamento degli strumenti di gestione remota delle
postazioni e dei server che potranno essere impiegati anche per la
risoluzione delle problematiche applicative».
Un modo un po' contorto e burocratico per rispondere alle domande di
cui sopra. Dove il termine «complementare» sembra voler giustificare il
ricorso alla trattativa privata per un importo così consistente, e dove
l'espressione «è in corso il progetto di dispiegamento degli strumenti
di gestione remota» serve a spiegare la modalità tecnica del servizio di
assistenza per cui la «Rti eroga il servizio prevalentemente in modalità
remota».
Ma che vuol dire remoto? Vuol dire che da un centro esterno, di
proprietà della Telecom, si può accedere direttamente ai fascicoli dei
magistrati, ovviamente per opere di manutenzione e interventi tecnici. Al
di là delle perplessità sulla sicurezza delle notizie contenute sul
registro degli indagati e sui fascicoli dei pm, quale conoscenza ha
Telecom dei sistemi di proprietà del ministero della Giustizia?
Quale personale invia negli uffici dei magistrati quando il problema può
essere risolto solo con un intervento materiale sul pc del sostituto
procuratore? Semplice: Telecom fa il general contractor: acquisisce
l'appalto e lo subappalta alle stesse aziende che, fino a ieri, lavoravano
sui sistemi informatici direttamente con le procure, ma dall'interno degli
uffici giudiziari.
Se Telecom prende l'appalto e ridistribuisce il lavoro alle aziende che
da anni svolgevano detto servizio, dov'è il vantaggio? Si dirà che il
costo totale pagato è inferiore, e di questi tempi non è cosa da poco.
Si dirà, anche, per correttezza che i servizi sono ridotti (meno costo,
meno prodotto) e che dunque il risparmio sembra essere relativo.
Domanda: ma se il magistrato direttore generale trattava gli stessi
servizi direttamente con le aziende che già facevano questo lavoro, forse
poteva raggiungere un costo ancora inferiore. O forse, no. Da questo
appalto, si presume, Telecom guadagnerà qualcosa. Non credo si accontenti
dell'accesso ai dati sensibili delle inchieste e coperti dal segreto
istruttorio.
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LA PARTITA DEI SOCI TELCO HA UN OSSERVATORE MOLTO INTERESSATO:
CONFALONIERI - IL DT NON BASTA PER VINCERE CONTRO SKY E L'ACCESSO
IPTV-INTERNET È DI TELECOM - ED È COSÌ CHE IL BISCIONE VUOLE SOSTITUIRE
IL DEBOLE BERNABÈ CON STEFANO PARISI - (GLI SVIZZERI DI SWISSCOM STANNO
TIFANDO SILENZIOSAMENTE PER L'OPERAZIONE CONFA: ANCORA PIANGONO PER
L’ACQUISTO DI FASTWEB A 47€ AD AZIONE (OGGI A 20,3€) E AI PIANI ALTI
C’È CHI VEDE CON SOLLIEVO L’USCITA DI PARISI CHE TANTO AVEVA
PROMESSO) -
La partita dei soci Telco ha un osservatore molto interessato: Fedele
Confalonieri.
Come ben presentato nell'articolo del Corriere Economia di lunedì
scorso, la priorità numero uno per Mediaset è lo sviluppo di nuove
piattaforme su cui riversare i contenuti in logica di pay tv.
stefano
parisi
Il digitale terrestre infatti non basta per vincere contro Sky e il
Confa sa quanto sia importante controllare l'accesso all'IPTV e a
internet, piattaforme che sono in mano a Telecom Italia.
Ed è così che il Biscione non vuole lasciar perdere la ghiotta
occasione di sostituire il debole Bebè con un suo uomo che garantisca
da un lato l'avvio di ipotesi strategiche sull'infrastruttura della
rete, dall'altro un dialogo diretto con gli spagnoli di Telefonica che
tanto possono aiutare nelle partite di Mediaset in Spagna. Un vero
bingo.
Galateri
e Bernabe
L'appoggio di Confalonieri alla corsa di
Stefano Parisi è frutto di anni di conoscenza e di un solido rapporto
di fiducia nato già nel 1994 ai tempi della permanenza di Parisi al
Ministero delle Poste e Telecomunicazioni e rafforzatosi in seguito
negli anni in cui il manager ha prestato servizio al dipartimento
dell'Informazione ed Editoria.
Resterà da vedere se Geronzi riuscirà a convincere i soci Telco che
guardano all'operazione con diffidenza. Parisi è molto apprezzato per
le sue brillanti doti politiche ma è meno noto per i suoi successi
industriali.
C'è chi dice che al di là delle Alpi gli svizzeri di Swisscom
stiano tifando silenziosamente: ancora piangono per l'acquisto di
Fastweb a 47€ ad azione (ndr oggi a 20,3€) e ai piani alti c'è chi
vede con sollievo l'uscita del manager che tanto aveva promesso...
[22-10-2009]
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GLI ASSEGNI D'ORO DEL TEAM DI GEITHNER...
M. Val. per "Il Sole 24 Ore" - Oggi lavorano al servizio del
Segretario al Tesoro Tim Geithner per risolvere la crisi. Ma ieri erano
ben pagati protagonisti di Wall Street: la documentazione depositata
presso le autorità Usa mette in luce come alcuni dei suoi più stretti
collaboratori abbiano fino all'anno scorso intascato assegni da grandi
banche e hedge fund.
E, tra i compensi più imbarazzanti, ci sono anche quelli ricevuti da
qualche truffatore: uno dei consiglieri di Geithner, Gene Sperling, nel
2008 è stato pagato 887.727 dollari da Goldman Sachs e altri 158mila da
società finanziarie che gli hanno commissionato discorsi. Tra queste
ultime un gruppo gestito da Allen Stanford, poi accusato d'una truffa
multimiliardaria.Le rivelazioni non hanno messo in dubbio le loro
qualifiche.Hanno creato,però,problemi d'immagine: il rischio di
mostrare rapporti troppo stretti tra Wall Street e chi dovrebbe
occuparsi della sua regolamentazione
[15-10-2009]
TELECOM E INTESA:
a cura di Minimo Riserbo e Falbalà
LA PARTITA DELLE PARTITE
Dopo il Fatto della scorsa settimana, si sveglia anche Repubblica e
spara due magnifici pezzi di Ettore Livini e Giovanni Pons. Il primo
racconta come Mediaset abbia puntato le tv spagnole dell'odiato "Pais".
Il secondo evidenzia "il filo rosso che lega Telecom, i media di
Berlusconi e i vertici di Generali e Intesa" (p.36). "Geronzi
in manovra per convincere i soci a sostituire Bernabè con un manager di
fiducia. Bazoli e Passera cercano il sostegno di Trieste per la
riconferma alla guida della Ca' de Sass".
AVVOCATO, UNA DIVERSA IDEA DI PATRIA
Mentre la Patria è persa nelle miserie dello scudetto tremontiano,
rifulge dall'Iperuranio tutta la grandezza dell'Avvocato Nostro. Mario
Gerevini ne illustra sul Corriere delle banche le magnifiche gesta
off-shore, tra fondazioni e conti cifrati (p.27).
Perfino il Patriota di ieri era più geniale dei tristi patrioti di
oggi.
[15-10-2009]
LE COLPE DI Bernabè SECONDO GERONZI - essere andato da Gianni Letta,
invece che in Mediobanca, nella primavera scorsa per cercare di risolvere
il problema Telefonica - aver lasciato Beppe Grillo urlare dagli schermi
de La7 le sue invettive contro Tronchetti e lo stesso Geronzi - non aver
accettato l´ipotesi di uno sbarco a La7 di Mimun....
Giovanni Pons per "la
Repubblica"
La grande partita d´inverno dei poteri italiani è più ampia che
mai, parte da Madrid e potrebbe terminare a Trieste passando per Milano
e Torino. La prima scadenza riguarda Telecom Italia ed è fissata al 28
ottobre, quando gli azionisti raggruppati in Telco dovranno decidere se
rinnovare il patto di sindacato con Telefonica e se, con una mossa
inconsueta, discutere un cambio di management.
Su questi due temi le alleanze si sprecano e si intersecano
pericolosamente con le scadenze successive, quelle dei nuovi assetti di
vertice di Generali e Intesa Sanpaolo i cui appuntamenti sono per l´aprile
2010. Con gli stessi protagonisti.
Sul mantenimento dell´alleanza con Telefonica si stanno spendendo
favorevolmente i manager di Mediobanca e di Generali, che fin dal 2007
hanno caldeggiato un´aggregazione col principale operatore delle tlc
europeo come la soluzione migliore per l´azienda italiana. Molto più
fredda a riguardo Intesa Sanpaolo, che non ha visto in due anni un
contributo significativo al business da parte spagnola, né in termini
di idee e proposte in cda.
L´impressione, per alcuni, è che Cesar Alierta si sia seduto al
tavolo aspettando che la società italiana gli cada in mano per un
effetto di logoramento, visto che ogni iniziativa di crescita in
Sudamerica ed Europa è da lui stroncata sul nascere. Dello stesso
parere di Intesa, strano a dirsi, il ministro Tremonti, mentre la
posizione di Berlusconi è più sibillina, avendo Mediaset in corso
(vedi articolo sopra) una partita in Spagna per accrescere la presenza
televisiva nel paese. Ma l´operazione di conquista di Cuatro e Digital
Plus potrebbe richiedere il sostegno di Telefonica, dunque il premier si
troverebbe invischiato nel classico conflitto di interessi.
Ma la vicenda è complicata dal fatto che Cesare Geronzi, potente
presidente di Mediobanca, sta cercando di innestare attorno al passaggio
su Telco un redde rationem sull´ad di Telecom, Franco Bernabè. Le sue
colpe sarebbero diverse, ma per la verità di ben poco spessore. Lo si
accusa di essere andato da Gianni Letta, invece che in Mediobanca, nella
primavera scorsa per cercare di risolvere il problema Telefonica.
Di aver lasciato Beppe Grillo urlare dagli schermi de La7 le sue
invettive contro Tronchetti Provera e lo stesso Geronzi. Di non aver
seguito i consigli di Mediobanca nella vendita, per ora accantonata, di
Telecom Italia Sparkle. E di non aver accettato l´ipotesi di uno sbarco
a La7 di Clemente Mimun. Tutto ciò avrebbe convinto Geronzi della
necessità di un cambio di guardia in Telecom con un manager più
accondiscendente, come Stefano Parisi, ad Fastweb fortemente caldeggiato
da Fedele Confalonieri.
Ma su questa strada lo può seguire solo Generali poiché i Benetton
hanno grande stima di Bernabè, mentre Corrado Passera e Giovanni Bazoli
non hanno intenzione di porre il tema sul tavolo. Alierta difende il
presidente Gabriele Galateri, conosciuto ai tempi della Columbia
University. All´interno di Mediobanca, poi, va verificata la posizione
degli azionisti francesi, cioè di coloro che fin dall´inizio hanno
fortemente voluto Bernabè mentre Dieter Rampl, in rappresentanza di
Unicredit, s´era polemicamente astenuto al momento della nomina.
Inoltre Bernabè sta cercando di assicurarsi il beneplacito di
Berlusconi ubbidendo al diktat arrivato da Mediaset di non far cadere in
mani nemiche le infrastrutture digitali de La7. Ieri ha dichiarato che
Telecom non venderà i 4 multiplex a sua disposizione, strategici per il
futuro sviluppo dell´internet tv.
Lo scenario si complica ulteriormente se si considera che Geronzi
potrebbe candidarsi in extremis alla presidenza Generali, anche perché
non è escluso che dal processo Ciappazzi in corso possa venirgli una
condanna, sebbene di primo grado. Fatto che potrebbe compromettergli la
permanenza al vertice di una banca, ma non di un´assicurazione.
Al contempo Bazoli non può permettersi, oggi, una rottura con
Geronzi sul caso Bernabè, in quanto la conferma sua e di Passera ai
vertici di Intesa Sanpaolo tra sei mesi necessita del supporto di
Generali, tra i maggiori azionisti con il 5%. Anche per contrastare
eventuali iniziative della Compagnia San Paolo, che della banca ha il
10% ed è intenzionata a riequilibrare i pesi a favore di Torino in Ca´
de Sass.
[15-10-2009]
CHI SPIA CHI - ORA IL CERCHIO TELEFONICO SI è CHIUSO: ALLA
"centrale" di spionaggio gestita da Tavaroli, Mancini e Cipriani,
AGGIUNGERE un quarto uomo: Salvatore Cirafici, capo della sicurezza Wind:
GESTIVA LE INTERCETTAZIONI DELLE PROCURE E AVVERTIVA I SUOI SODALI SOTTO
INCHIESTA...
1- IL BUCO NERO DI WIND...
Antonio Massari per "Il Fatto
Quotidiano"
Il "grande orecchio" Wind, quando vuole, può agevolare gli
amici degli amici. E può vanificare o danneggiare le indagini. Per
esempio: il maggiore dei carabinieri, sul quale stava indagando la
magistratura di Crotone, sapeva di essere intercettato. Chi glielo aveva
riferito?
L'uomo al quale, tutte le procure d'Italia, indirizzano e affidano le
proprie, riservatissime richieste di intercettazioni: parliamo di
Salvatore Cirafici, direttore della Corporate Governance della Wind
telecomunicazioni Spa. Una scoperta che riporta alla mente il caso
Tavaroli - Telecom Italia e avvalora un'ipotesi inquietante: l'enorme
banca dati, a disposizione delle compagnie telefoniche, può essere
utilizzata in modo illegale. Può essere oggetto di scambi tutti da
verificare.
A scoprirlo, durante un'indagine su tangenti e centrali elettriche
tra la Calabria e l'Abruzzo, è il pm di Crotone Pierpaolo Bruni. Il
magistrato scopre un giro di mazzette che ruota intorno alla costruzione
di due centrali a turbogas nel crotonese e a Teramo. Il pm iscrive nel
registro degli indagati, per l'anomalia delle procedure , l'ex
sottosegretario alle Attività produttive, Giuseppe Galati (Udc), e l'ex
governatore calabrese Giuseppe Chiaravalloti (all'epoca FI).
Indagando, si imbatte anche in Alfonso Pecoraro Scanio e rinviene
"false consulenze a favore di società riconducibili" all'ex
ministro dell'Ambiente. Nella presunta associazione per delinquere che
opera in Calabria spicca il dominus dell'affare energia: il cremonese
Aldo Bonaldi, che ha ottenuto la licenza per costruire la centrale a
Crotone, un affare da 30 milioni di euro.
Gli investigatori arrivano a Grazioli, e poi a Cirafici, ascoltando
per caso una telefonata dell'avvocato di Bonaldi: il senatore calabrese
del Pdl Giancarlo Pittelli. Bruni s'imbatte in una telefonata di un
amico di Bonaldi, un certo Carchivi, con Pittelli il 12 agosto 2009.
"Sto andando a pranzo con una persona che ti conosce (...) te lo
posso passare?", dice Carchivi prima di passare il telefono al
maggiore Grazioli. Proprio l'ufficiale che nelle indagini Why Not e
Poseidone, condotte dall'ex pm Luigi de Magistris, si era trovato a
indagare proprio su Pittelli (per il quale, in Poseidone, è stata
richiesta l'archiviazione, già disposta, invece, per l'inchiesta Why
Not).
Bene, ecco il dialogo tra Grazioli e Pittelli: "Buongiorno (...)
sono il maggiore Grazioli, come va?". "E come deve andare,
maggiore, siamo in attesa", risponde Pittelli. Grazioli (braccio
destro di De Magistris) tende a tranquillizzare l'indagato numero uno
del pm di Catanzaro: "Sarà un'attesa, secondo le mie carte, giusta
(...) che vi si dovrà chiedere anche scusa (...)".
I due cercano (inutilmente) di incontrarsi. Ma Bruni è ormai sulle
tracce di Grazioli e, nel frattempo, scopre che parla spesso al telefono
proprio con Cirafici, suo ex commilitone nell'Arma. Conversazioni che
spingono Bruni a indagare Cirafici per favoreggiamento, rivelazione e
utilizzazione del segreto d'ufficio. Scrive Bruni nel decreto di
perquisizione emesso ieri: "In qualità di procuratore della Wind
(...) rivelava al maggiore Enrico Maria Grazioli che (...) era
sottoposto ad attività intercettiva (...) aiutandolo ad eludere le
investigazioni". Il motivo? "Evitare a Grazioli conseguenze
pregiudizievoli", come la perdita di un incarico pubblico
prestigioso, che non avrebbe potuto ottenere con dei carichi pendenti.
E anche Grazioli è indagato per gli stessi motivi - favoreggiamento
e rivelazione del segreto d'ufficio - poiché avrebbe
"consigliato" e "suggerito" a un indagato, tale
Filippo Salvatori, le "modalità per eludere le
investigazioni". Grazioli riesce a fare anche di più:
"consegna al suo indagato delle carte al fine di ricevere una serie
di vantaggi per sé e per un suo amico". Insomma, in un colpo solo,
il pm Bruni scopre che i controllori aiutano i controllati (Cirafici dà
una mano a Grazioli) e gli investigatori aiutano gli indagati (Grazioli
aiuta Salvatori). È in queste condizioni che si svolgono le indagini in
Calabria.
2- IL CLONE DI TAVAROLI TRA "WHY NOT" E LA NUOVA
P2...
Antonio Massari e Marco Lillo per "Il
Fatto Quotidiano"
Ex ufficiale dei carabinieri, Salvatore Cirafici è a capo della
sicurezza Wind da molti anni. Il suo nome emerge anche durante
l'inchiesta "Why Not" dell'ex pm Luigi de Magistris, che lo
incrocia nell'estate 2007. Ora, la scoperta fatta dal pm di Crotone
Pierpaolo Bruni getta una nuova luce proprio sulle zone oscure di Why
Not.
Parlando delle sue indagini, Luigi de Magistris, dichiara ai pm di
Salerno: "Stavamo facendo degli approfondimenti su Salvatore
Cirafici (mai indagato, ndr)". Il nome dell'uomo della security
Wind emergeva dai tabulati di alcuni personaggi coinvolti in Why not. Ma
solo per lui l'acquisizione dei tabulati del traffico telefonico, da
parte del consulente del pm Gioacchino Genchi, era stata particolarmente
ardua.
Continua De Magistris: "abbiamo avuto difficoltà enormi ad
arrivare all'identificazione di Cirafici perché quando Genchi ha
scritto alla Wind, chiedendo di chi era la sua utenza, Wind ha detto
‘Questa è un'utenza che non esiste'". Il telefonino di Cirafici
sembrava introvabile come il Sacro Graal. Anche Bruni incontra difficoltà
ad accertare chi c'è dietro il suo numero. La Wind gli risponde che
l'utenza è "disattiva".
Comunque Genchi, come Bruni, non molla l'osso: nelle sue relazioni
rileva che Cirafici è in contatto con parecchi indagati di Why Not, tra
i quali Luigi Bisignani (posizione archiviata dal pool che ha ereditato
l'indagine), risultante negli elenchi P2 (ma lui nega l'iscrizione) e
condannato per la maxi tangente Enimont. Ma non solo. Annota Genchi:
"Gli aspetti più inquietanti dell'accertamento riguardano i
rapporti telefonici di Cirafici con utenze nella disponibilità di Fabio
Ghioni, Luciano Tavaroli e Marco Mancini".
Chi sono questi tre interlocutori di Cirafici? I primi due erano gli
uomini chiave della security di Telecom Italia e il terzo era il capo di
una sezione del servizio segreto militare e tutti e tre furono arrestati
nel 2006 nelle inchieste milanesi sui dossier illegali, che Genchi
definisce "vicende spionistiche".
Il consulente annota anche " i rapporti con i cellulari della
Global Media srl e di Lorenzo Cesa e con quelli di altri politici".
I contatti con il segretario dell'Udc insospettivano Genchi perché Cesa
era indagato da De Magistris (anche se poi è stato archiviato a Roma).
Forte anche dei suoi contatti, comunque Cirafici è forse l'unico
manager importante sopravvissuto al cambio di proprietà di Wind. Quando
la compagnia passa dall'Enel al magnate egiziano Sawiris, sembra finito
in un cono d'ombra. In quei giorni però la compagnia è scossa dallo
scandalo interno dei "gsm box". Sono apparecchi che consentono
di pagare meno le telefonate e che, secondo alcune denunce, servono per
truffare la Wind. La compagnia perde milioni di euro mentre alcune
società che usano i gsm box, vicine alla politica, guadagnano.
Cirafici conduce un'inchiesta interna, quantifica il danno per Wind e
il vantaggio per le società vicine alla politica. L'indagine non ha
grandi conseguenze. Mentre Cirafici torna in auge è resta al suo posto.
Tuttora è "direttore della Asset Corporate Governance".
[16-10-2009]
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SILVIO, TELECOM E LA FEBBRE SPAGNOLA – LE MIRE DI MEDIASET SUL
MERCATO IBERICO POSSONO MODIFICARE LO SCENARIO: IL CAV POTREBBE COMPRARSI
ALTRE TELEVISIONI. MA PER FARCELA DEVE CONVINCERE ALIERTA. PER QUESTO LO
TIENE SOTTO PRESSIONI IN TELCO – E LE PRESSIONI IN TELCO POSSONO ESSERE
UN BUON VIATICO…
Marco Panara per "Affari&Finanza"
La connection è lunga, parte dall'italiana Telecom e finisce alla
madrilena Prisa, il gruppo editoriale che pubblica El Pais e controlla
televisioni. L'azienda telefonica italiana e l'editore spagnolo in realtà
non avrebbero nulla a che fare l'uno con l'altro se non ci fosse un filo
di robusti interessi a collegarli, quelli di due pezzi da novanta come
il gigante spagnolo Telefonica, uno dei maggiori gruppi mondiali delle
telecomunicazioni che di Telecom Italia è importante azionista, e il
gruppo Mediaset di Silvio Berlusconi, che nella sua
qualità di presidente del consiglio italiano determina la politica del
paese nelle tlc.
La turbolenza intorno a Telecom e a Telco, la scatola che ne contiene
il pacchetto di controllo e della quale Telefonica possiede il 42,5 per
cento del capitale, in parte si spiega così. Prisa è un colosso
dell'editoria spagnola che è arrivato al culmine di una vivace fase di
sviluppo proprio nel momento in cui è scoppiata la crisi, che
sull'economia spagnola ha avuto effetti ancora più pesanti che altrove.
Per crescere Prisa si era indebitata molto, troppo, e ora si trova
costretta a cercare partner o vendere partecipazioni per ridurre almeno
in parte la montagna di circa 5 miliardi di euro di debiti che si trova
sul groppone.
Tra le sue partecipate c'è una società, che si chiama Sogecable,
che ha dentro un piccolo tesoro: la rete televisiva generalista Cuatro e
la tv satellitare a pagamento Digital+. L'estabilishement spagnolo
interessato al salvataggio di Prisa ha mosso Telefonica, che tra l'altro
di Sogecable era stata fino a un paio di anni fa azionista, ma a
guardare con interesse alla Cuatro e forse anche a Digital+ è in realtà
Telecinco, che è posseduta da Mediaset. Il cerchio, che da Telecom
arriva a Prisa, si chiude qui.
Per Telecinco, la Cuatro è importante. La rete di Mediaset è già
oggi leader o coleader del mercato spagnolo, ma le nuove regole sulla
concentrazione televisiva aprono spazio per una ulteriore crescita e chi
comprerà la Cuatro, che è la maggiore delle reti più piccole, si
aggiudicherà la leadership assoluta di un mercato che è anche una base
importantissima per l'America Latina.
Telecom Italia in tutto questo non c'entrerebbe nulla se non fosse
che Mediaset, per raggiungere il suo obiettivo, ha bisogno di un accordo
con Telefonica, e uno dei modi di spingere Telefonica ad appoggiare
l'operazione è farle sentire quanto precaria sarebbe la sua presenza
nel gruppo di controllo di Telecom Italia se il governo si mettesse di
traverso.
Non è proprio un caso che solo pochi giorni fa il vice ministro con
la delega alla Comunicazione Paolo Romani abbia ricordato che la
presenza di Telefonica nel gruppo di controllo di Telecom Italia è un
problema, né forse, che qualche settimana fa Poste Italiane, che sono
una società pubblica, abbiano lasciato trapelare un interesse a un
rapporto più stretto con Telecom Italia (che probabilmente avrebbe un
senso per collaborazioni in specifici settori ma non sembra praticabile
come partecipazione azionaria, che vorrebbe dire una ripubblicizzazione
di Telecom).
Il timing è perfetto. Tra venti giorni Telco compie 30 mesi di vita
e perché la nuova gestione della sua controllata Telecom Italia
affidata a Gabriele Galateri e Franco Bernabè arrivi a due anni
dobbiamo aspettare il prossimo dicembre. Poco tempo per un progetto di
qualche respiro, poco per decidere di tirare i remi in barca, di
abbandonarla o di affidare il timone a qualcun altro. Ma per Telecom, è
scritto, non ci deve essere mai pace, e infatti pace non c'è. Quei
fatidici 30 mesi di vita di Telco sono la molla. Il 28 ottobre è la
scadenza ultima per denunciare o lasciar vivere il patto tra i cinque
azionisti che hanno dato vita alla società, sei mesi prima della fine
dell'accordo triennale stipulato il 28 aprile del 2007.
La questione è la solita: l'opportunità
della presenza della spagnola Telefonica nel capitale di Telco con una
quota del 42,3 per cento. Il punto di partenza è noto: Marco
Tronchetti Provera e la Pirelli non avevano più la forza di
tenere il controllo di Telecom e per evitare che la comprasse il
messicano Carlos Slim è stata creata una compagine italiana (formata da
Intesa, Mediobanca, Generali e Benetton) e si è chiesto aiuto agli
spagnoli di Telefonica, gli unici tra l'altro a mettere nell'operazione
soldi veri.
Nasce così Telco, con gli italiani in maggioranza e gli spagnoli con
una solida presenza, ma anche con due peccati d'origine: il primo è il
prezzo pagato per rilevare da Pirelli il controllo di Olimpia (la
scatola dove era stato messo il pacchetto di controllo di Telecom),
prezzo assai elevato, più legato all'obiettivo di salvare Tronchetti e
la Pirelli che ai valori di mercato della società; il secondo è il
fatto che quell'acquisto è stato in buona parte finanziato non da
capitale nuovo ma facendo debiti, che ora Telco deve remunerare e, con
il tempo, possibilmente anche restituire. Quanto a Telecom Italia, il
punto di partenza anche lì sono i debiti, fatti non per finanziare
acquisti o investimenti, bensì le due scalate quella di Colaninno e
Gnutti e poi quella di Tronchetti per prenderne il controllo.
Questa è la base, sin dall'inizio chiara a tutti. Nel tempo breve
passato da allora, tuttavia qualcosa è successo. Non tanto in Telco,
che altro non ha avuto da fare se non cercare di pagare gli interessi
sui suoi debiti con i dividendi che incassava da Telecom, quanto invece
in quest'ultima. Nell'anno e nove mesi della gestione Galateri Bernabè
l'indebitamento è stato ridotto di oltre due miliardi di euro, dai 37,2
miliardi di fine giugno 2008 a 35,2 di fine giugno 2009, i costi
operativi sono stati ridotti di oltre 500 milioni di euro, l'emorragia
di abbonati è stata contenuta, l'ebit e l'ebitda hanno ripreso a
salire.
L'azienda è più efficiente e sana di quanto fosse a gennaio 2008 e
le sue prospettive, a leggere gli ultimi report degli analisti, sono
positive. Per come si sono messe le cose Telecom potrà di qui in avanti
ridurre il suo indebitamento di circa un miliardo e mezzo l'anno, pur
tornando a pagare le tasse (non lo aveva fatto fino ad ora perché con
la fusione con Olivetti ne aveva assorbito le perdite), facendo gli
investimenti necessari e remunerando accettabilmente il capitale.
Quello che Telecom invece, sempre stando così le cose, non può
fare, è digitalizzare l'Italia con un grande piano di investimenti
nella fibra ottica né fare piani di sviluppo internazionale, perché
dovendo ridurre i debiti non ha le risorse e anche perché la sua
espansione estera dovrebbe fare i conti con gli interessi di Telefonica,
che è presente in molte aree del pianeta.
Di fronte a questa sintetica radiografia la conclusione che si può
trarre è che Telecom può andare avanti per molti anni con
l'azionariato attuale senza perdere posizioni in patria e in Brasile, la
sua provincia più forte, e migliorando progressivamente il suo livello
di indebitamento e i suoi risultati economici. Telefonica, in questa
ipotesi, non è di particolare impedimento. Se invece si immagina una
Telecom più dinamica internazionalmente si richiedono due condizioni:
la prima è che i soci mettano mano al portafoglio e sottoscrivano un
sostanzioso aumento di capitale e la seconda, che ha un senso solo se c'è
la prima, che si lasci Telefonica fuori dalla partita.
L'impressione è che oggi di mettere mano al portafoglio non ha
intenzione nessuno, né Intesa San Paolo, né Mediobanca, né le
Generali, e tantomeno i Benetton, e allora logica vuole che il ‘caso
Telefonica' tornato agli onori della cronaca abbia dietro altre ragioni,
che probabilmente sono quelle di cui sopra.
A oggi infatti nessuno degli azionisti di Telco ha segnalato
ufficialmente né ufficiosamente l'intenzione di denunciare il patto,
quello che qualcuno lascia intendere è che potrebbero essere rivisti i
termini temporali, ovvero che si potrebbe rinviare la data entro la
quale denunciarlo, oppure rinnovarlo entro il 28 ottobre ma solo per un
anno. L'impressione è che tutti abbiano altro a cui pensare, ci sono
sul tappeto il rinnovo dei vertici delle Generali la prossima primavera,
che impegnano Mediobanca e Generali ma anche Intesa, la quale dal canto
suo ha il problema di trovare un nuovo equilibrio tra Torino e Milano
prima del rinnovo degli organi sociali che avverrà nell'assemblea del
2010.
Quanto ai Benetton, sono impegnati con Atlantia e
Adr e non hanno margini per altro. Nei prossimi mesi si ridefiniranno
tanti equilibri, di Telecom sostiene qualcuno meglio parlarne dopo. Il
"caso Telefonica" resta aperto ma probabilmente sarà
aggiornato a data da destinarsi. Berlusconi permettendo.
[06-10-2009]
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TAVAROLI PATTEGGIA – lo spione di telecom si è fatto tanta galera
preventiva perché ha parlato poco o niente, ma se ha deciso di
patteggiare è anche perché adesso, al processo contro la sua ex azienda,
sarà libero di testimoniare. Ci sarà da ridere...
Luigi Ferrarella per il "Corriere della
Sera"
Giuliano Tavaroli, l'uomo-chiave dello scandalo del
dossieraggio illegale praticato dal 1997 al dicembre 2004 dalla «Security»
di Pirelli e di Telecom con 34,3 milioni di euro di fondi aziendali,
sceglie di chiudere i conti con la giustizia.
E lo fa prima ancora che il processo a 36 imputati, ancora alle
battute iniziali dell'udienza preliminare, cominci presumibilmente solo
l'anno prossimo: 4 anni e 6 mesi è la pena che ieri Tavaroli ha
concordato con la Procura di patteggiare, più la messa a disposizione
dello Stato di 70.000 euro a titolo di profitto confiscabile.
Il patteggiamento, sottoposto al giudizio di congruità del gip Panasiti
dopo il consenso dei pm Civardi e
Piacente,
è il punto d'incontro di reciproche forze e debolezze: in un processo
ordinario le pene che Tavaroli rischiava (per
associazione a delinquere, appropriazione indebita dei fondi aziendali,
corruzione di forze dell'ordine e 007, rivelazione di segreti d'ufficio
e di notizie di cui è vietata la divulgazione per la sicurezza dello
Stato) sarebbero state molto più alte, e le spese legali di un lungo
dibattimento lo avrebbero svenato; ma anche la Procura avrebbe dovuto
accettare il concreto rischio di prescrizione dei reati, e fare i conti
con le incognite poste dalla pasticciata e ritardata decisione della
Consulta sui confini della legge di distruzione dei dossier illegali
sequestrati.
Tavaroli acquista così la certezza di non tornare
più in carcere, dov'era stato 8 mesi dopo l'arresto nel settembre 2006.
Dai 4 anni e 6 mesi concordati, infatti, vanno detratti anche i 4 mesi
trascorsi sempre in custodia cautelare ma agli arresti domiciliari, e
soprattutto lo sconto secco di 3 anni regalatogli dall'indulto del 2006.
Gli restano dunque 6 mesi, che, come ogni pena sotto i 3 anni, Tavaroli
potrà chiedere al Tribunale di Sorveglianza di scontare con
una misura alternativa al carcere quale l'affidamento ai servizi
sociali.
La seconda conseguenza è che Tavaroli,
patteggiando, esce dal processo e dunque non sarà più aggredibile
dalle parti civili in questa sede penale: gli «spiati» che vogliano
rivalersi su di lui dovranno fargli causa in separata sede civile,
oppure cercare di soddisfare le proprie pretese su Pirelli e Telecom,
che, seppure parti lese dell'appropriazione indebita di fondi aziendali,
come «persone giuridiche» indagate (per non aver impedito le
corruzioni con adeguati modelli organizzativi) stanno invece pure
definendo patteggiamenti e transazioni.
La terza conseguenza, procedurale, si riverbera in prospettiva sulla
ricostruzione storica della matrice dei dossieraggi, di cui Tavaroli
in 15 interrogatori ha sempre accreditato l'interesse
aziendale, senza però coinvolgere direttamente Tronchetti
Provera e Buora (difatti mai indagati dai pm)
nell'ordinazione o nella consapevolezza degli illeciti, anzi dichiarando
di averli spesso messi al corrente delle vicende più rilevanti ma non
delle modalità con le quali acquisiva le notizie.
Ora, con il patteggiamento, l'«indagato » Tavaroli
tornerà
per legge «testimone»: quando ci sarà il processo agli altri imputati
e Tavaroli verrà interrogato circa l'attività di dossieraggio
praticata con i soldi delle aziende, come teste non potrà avvalersi
della «facoltà di non rispondere » concessa agli indagati.
[01-10-2009]
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TRE BUONE NOTIZIE PER BEBé BERNABé - DAL BRASILE
ALL'ARGENTINA, PASSANDO PER ALIERTA ASSOLTO - IL RINNOVO DEL PATTO a fine
ottobre - All'ordine del giorno la ricapitalizzazione di Telco: CHI
PRENDERà IL POSTO DEI BENETTON?....
Fabio Tamburini per
"Il Sole 24 Ore"
Le buone notizie, da qualche tempo, sono un genere piuttosto raro.
Per questo il vertice di Telecom festeggia con una certa soddisfazione
una serie di novità che coinvolgono la spagnola Telefonica, azionista
di Telco, finanziaria cassaforte del gruppo.
La più importante riguarda la decisione della Consob brasiliana che
ha accolto il ricorso Telco contro il provvedimento con cui veniva
stabilito l'obbligo dell'Opa sulla Tim participacoes. La premessa del
verdetto è che la partecipazione di Telefonica in Telco è compatibile
con le regole di mercato e non genera conflitti d'interesse.
Il secondo colpo di scena, invece, arriva dall'Argentina, che
affianca il Brasile nel ricco mercato sudamericano (ricco e anche in
forte sviluppo nonostante la crisi economica). Le autorità argentine
hanno concesso facoltà di appello a Telecom contro la decisione
dell'Antitrust che penalizza il gruppo italiano nello scontro in corso
per il controllo di Telecom Argentina.
Completa il quadro una notizia tutta spagnola: Cesar Alierta,
presidente operativo di Telefonica, è stato assolto dall'accusa di
insider trading. Per la verità si tratta di una vicenda che risale alla
fine degli anni 90, quando era presidente del gruppo Tabacalera. Ma la
condanna avrebbe potuto essere pesante mettendo in discussione perfino
la conferma di Alierta alla guida di Telefonica.
Certamente ne avrebbe indebolito le
posizioni, con effetti a cascata che avrebbero potuto arrivare a mettere
in forse la presenza di Telefonica in Telco. Proprio Alierta,
che guida il gruppo telefonico spagnolo con determinazione e grande
successo, è stato l'artefice dell'entrata sul mercato italiano. E ha
raggiunto l'obiettivo grazie ai rapporti eccellenti con Gabriele
Galateri di Genola, presidente di Telecom vecchio compagno alla
Columbia University.
Per gli spagnoli l'entrata in Telco ha permesso subito di bloccare
l'arrivo del messicano Carlos Slim (concorrente
agguerrito in Sudamerica) e di evitare che altri gruppi europei
cogliessero l'occasione. In prospettiva, Telefonica si trova ad essere
l'unico partner industriale tra gli azionisti di Telco,pronta a cogliere
l'attimo nel caso gli altri soci ( Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo,
Benetton) decidano di ritirarsi oppure ridurre le loro quote.
D'altra parte anche per gli altri azionisti di Telco i vantaggi sono
evidenti. «Comunque vada a finire i soci usciranno dall'investimento in
Telecom senza perdite», fa sapere un banchiere che conosce bene
l'operazione. Tanta sicurezza è interessante perché il titolo, la cui
quotazione è in crescita, ha superato di poco 1 euro per azione, contro
i poco più di 2,5 pagati da Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo a Marco
Tronchetti Provera e i 2,82 euro pagati da Telefonica.
La verifica degli accordi tra gli azionisti di Telco è prevista a
fine ottobre. Entro quella data, con sei mesi di anticipo sulla scadenza
del patto, i soci che non intendono rinnovarlo devono dare la disdetta.
Non solo. All'ordine del giorno c'è anche la ricapitalizzazione di
Telco, che ha debiti elevati. Tra gli azionisti attuali i Benetton hanno
già detto che non intendono provvedere. Ma non è chiaro né se
l'operazione si farà né chi eventualmente prenderà il loro posto.
Telefonica, colpi di scena a parte, non potrà farlo perché controlla
già oltre il 42% di Telco. E il governo ha lanciato segnali chiari
sull'opportunità che Telecom resti italiana. È rimasto uno dei pochi
grandi gruppi controllati da capitale italiano e resterà tale.
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[27-07-2009]
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PATTEGGI CHI Può – L’EX CAPO SECURITY PIRELLI (SUCCESSORE DI
TAVAROLI) CHIEDE DI PATTEGGIARE 3 ANNI E MEZZO – HANNO CONCORDATO LA
PENA ANCHE 4 DEI 36 INDAGATI IN UDIENZA PRELIMINARE: 2 EX DI SISDE E
FINANZA, UN CARABINIERE E l’HACKER DEL TIGER TEAM…
Luigi Ferrarella per
il "Corriere della
Sera"
Nell'inchiesta sui dossier illecitamente formati dalle divisioni
Security di Telecom e Pirelli nell'era 2001/2006 di Giuliano
Tavaroli, chiede di patteggiare 3 anni e mezzo il capo della
Security di Pirelli, che cerca e trova l'accordo con i pm. Ma non è
Tavaroli: è invece il suo successore in Pirelli (dal 2003 al 2006) Pierguido
Iezzi.
E lo stesso fanno altri 4 dei 36 indagati in udienza preliminare (tra
le quali le società Telecom e Pirelli): l'ex dipendente Sisde Francesco
Rossi, l'ex GdF Diego Tega, il giovane hacker
del Tiger team Rocco Lucia, il carabiniere Edoardo
Dionisi. Richieste di patteggiamento che aprono la lotteria
delle scelte processuali dopo che a rimescolare le carte in tavola è
stata la Consulta.
Il 22 aprile, infatti, la Corte ha giudicato
incostituzionale la legge del 2006 di distruzione dei dossier nella
parte in cui non garantisce abbastanza il diritto di difesa e non
attesta meglio l'illiceità della formazione del dossier da distruggere.
Tuttavia, senza la motivazione non ancora depositata dalla Consulta,
non si capisce se la conseguenza pratica, nel caso dei 20mila files che
compongono i 4.287 dossier su persone e i 132 su società, sarà una
durata di anni per l'udienza di distruzione (davanti al gip Giuseppe
Gennari): e scommettendo sull'abbinamento ad essa del processo
di merito (davanti alla gup Mariolina Panasiti), molti
imputati scommettono sul salvagente- prescrizione.
Ma nell'udienza preliminare che riprende oggi, il gup Panasiti
ha respinto la prima richiesta di alcune difese di sospendere
il processo in attesa della distruzione dei dossier illegali,
attestandosi sulla constatazione che «la richiesta di rinvio a giudizio
», cioè l'atto con le imputazioni mosse agli indagati di associazione
a delinquere, accesso abusivo a banche dati, corruzione e appropriazione
indebita, «non contiene alcun riferimento avrà deciso quali ammettere
fra le centinaia che si stanno lanciando all'assalto della diligenza.
A volte in un ingorgo di paradossi. Basti pensare che Pirelli e
Telecom sono coimputate (come enti) di corruzione; però sono anche
parti offese dall'appropriazione indebita di 34 milioni aziendali
contestati ad alcuni imputati e quindi chiedono di costituirsi parte
civile contro ad esempio Tavaroli e Cipriani;
ma nel contempo sono anche bersaglio di richieste di costituzione di
parte civile provenienti dai propri piccoli azionisti.
[05-06-2009]
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DOLORI PER BERNABE' – “PANORAMA” LEGGE IL RAPPORTO CAIO E SCOPRE
L’AMARA VERITÀ CHE FA TREMARE TELECOM: PER GARANTIRE AL 99% DEI
CITTADINI UNA VELOCITÀ MINIMA DI 2 MB SERVONO 1,3 MLD (E LO SCORPORO) –
FIBRA OTTICA? STENDIAMO UN VELO PIETOSO…
Marco Cobianchi per
"Panorama"
Portare l'Italia verso la leadership europea nella banda larga»; in
breve, rapporto Caio. Ecco il documento che ha fatto
tremare il vertice della Telecom e che svela alcune verità taciute sul
reale stato della rete internet in Italia. Il documento è stato redatto
da Francesco Caio (dal quale prende il nome), che è
uno dei massimi esperti italiani di telecomunicazioni: ex amministratore
delegato della Omnitel, poi imprenditore in proprio con la Netscalibur,
infine capo della britannica Cable & Wireless.
A Caio già il governo britannico commissionò, nel 2008, uno studio
per conoscere lo stato della rete e le strategie da adottare per fare
compiere al Regno Unito il necessario salto verso l'innovazione
tecnologica, a partire dalle telecomunicazioni.
Lo stesso incarico gli è stato affidato a fine 2008 dal governo
italiano. Ma i risultati del rapporto (105 pagine fitte di numeri e
tabelle) non sono mai stati resi pubblici, tranne alcune indicazioni
generali. Panorama si è procurato una copia del rapporto: ecco che cosa
contiene.
Lo studio si concentra sulle due tecnologie principali: l'internet ad
alta velocità con la tecnologia adsl (che utilizza i cavi in rame) e
quella con la fibra ottica (assai più innovativa e veloce).
Partiamo dall'adsl. La prima brutta sorpresa si trova a pagina 37: i
dati riguardanti la copertura della rete in banda larga in tecnologia
adsl sono decisamente sovrastimati. «Se calcolata sulla base della
popolazione telefonica allacciata a centrali abilitate alla banda larga»
scrive Caio «la copertura del servizio risulta
superiore al 95 per cento» che dovrebbe salire al 97 alla fine del
2010.
Il problema è che in molte zone d'Italia la «banda larga» viaggia
ad appena 1 megabyte, velocità troppo bassa per garantire l'internet
veloce. Quindi Caio rifà i conti e afferma: «Eliminando
le zone dove la copertura non è disponibile per problematiche tecniche
o dove il servizio è solo marginale (banda minima inferiore a 1 Mb), la
popolazione in digital divide (che non ha accesso a internet veloce, ndr)
sale al 12 per cento, pari a 7,5 milioni di cittadini».
Come reagire a questa situazione? Come è già filtrato tempo fa,
Caio suggerisce, in varie forme, lo scorporo della rete infrastrutturale
della Telecom Italia guidata da Franco Bernabè.
Riguardo agli investimenti Caio scrive che «i piani in
essere non sembrano chiudere il gap tra la situazione attuale e un
obiettivo di copertura universale in tempi ragionevolmente brevi».
Quindi, «in questo contesto un intervento di finanza pubblica sembra
indispensabile per estendere la rete in aree in cui la bassa densità
non giustifica l'investimento dei gestori».
Nel dossier è stato calcolato che, volendo
assicurare una velocità minima di 2 Mb per il 99 per cento della
popolazione entro il 2011, l'investimento necessario sarebbe di 1,2-1,3
miliardi di euro (700 milioni per sviluppare la rete fissa, 600 per
quella mobile) se i lavori iniziassero entro giugno di quest'anno. A
questo punto nasce il problema su chi dovrebbe realizzare un'opera così
importante.
Caio suggerisce di sceglierlo attraverso una gara. Ma una gara un po'
particolare, ovvero attraverso la suddivisione del territorio in aree
per ognuna delle quali mettere a gara la copertura stabilendo un tetto
massimo di finanziamento pubblico. «Vince la gara l'operatore o il
consorzio che richiede l'ammontare minore di finanziamento pubblico».
Non manca una felpata critica all'autorità di regolamentazione. Caio
infatti suggerisce all'organismo guidato da Corrado
Calabrò di «pubblicare trimestralmente la qualità del
servizio erogato dai vari gestori e provider (banda, tempi di risposta,
ecc..) anche per aiutare clienti e gestori a focalizzarsi non solo sul
prezzo più basso ma anche sul rapporto prezzi/prestazioni».
I problemi crescono se si parla di copertura dell'Italia in fibra
ottica: «La velocità di investimento osservata non appare sufficiente
per assicurare al Paese una posizione di leadership internazionale»; «non
sembrano esserci motivi perché i gestori accelerino i piani annunciati,
e anzi la crisi economica rischia di rallentare domanda e investimenti
»; «esiste il rischio di fare troppo affidamento sulla rete in rame i
cui limiti strutturali verranno sicuramente testati nei prossimi anni».
Il risultato è che, per quanto riguarda la qualità
dell'infrastruttura, «l'Italia è tra i paesi alla rincorsa, tra gli
ultimi posti in Europa» ed «è difficile vedere come Telecom possa
decidere di accelerare i suoi piani razionalmente ispirati alla logica
economico-finanziaria della prudente gestione».
Anche perché da una parte i clienti non sembrano essere disposti a
pagare di più per essere collegati con la fibra ottica, dall'altra la
Telecom insegue «obiettivi di riduzione dell'indebitamento» ed è
interessata «ad allungare la vita utile della rete in rame in presenza
di una limitata concorrenza infrastrutturale tra gestori (recente
accordo Fastweb-Telecom Italia per condividere l'infrastruttura di rete)»
e, infine, «nessun altro gestore ha annunciato piani di investimento in
fibra». Tanto è vero che, fa notare il dossier, «nel 2008 Telecom
Italia ha annunciato piani di investimento per lo sviluppo di una rete
in fibra anche se i piani sono stati rivisti in riduzione per gli anni
2009 e 2010». E non di poco.
Come si vede nella tabella pubblicata nella pagina precedente, nel
2010 si spenderanno 700 milioni meno di quelli previsti nel piano
dell'anno scorso. Conclusione: se non si vara un imponente piano di
investimenti, «la competitività del sistema paese si eroderà giorno
per giorno e senza strappi percepibili», come è scritto nello studio
Nemertes (novembre 2007) che Caio cita. Anche nel caso
della fibra ottica occorre un poderoso piano di investimenti pubblici
che «non sarebbe una contribuzione a fondo perduto ma l'investimento in
una infrastruttura essenziale la cui vita è utile per decenni».
tabelle
piano Caio da Panorama
La somma necessaria complessivamente ammonterebbe, secondo uno studio
della Alcatel-Lucent citato nel rapporto, a 10,4 miliardi: 2,2 per
dotare di fibra i 5,5 milioni di cittadini che vivono nelle aree urbane
e ancora non la hanno, 7,2 per i 14,3 che vivono in aree suburbane e 1
miliardo per chi vive in aree rurali. I vantaggi?
Molti: occupazione, competitività, ritorno degli investimenti
pubblici, leadership europea nella fibra ottica. Caio
abbassa leggermente questa previsione: si tratta di spendere 10 miliardi
in 5 anni per collegare 10 milioni di famiglie. Oppure, se si scegliesse
l'opzione meno ambiziosa, 5,4 miliardi per servire 4,3 milioni di
famiglie. Ma che debbano essere soldi pubblici Francesco Caio non
ha il minimo dubbio.
[08-05-2009]
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INSABBIATO IL PROCESSO
TELECOM-TAVAROLI – LA CONSULTA METTE “UN’ IPOTECA PESANTISSIMA”: I
DOSSIER ILLEGALI DISTRUTTI SOLO DOPO L’INCIDENTE PROBATORIO CON LE
PARTI: CI VOGLIONO 10 ANNI! – IL TRIBUNALE PUNTAVA
SULL’ILLEGITTIMITà DELLA NUOVA LEGGE…
Giuliano
Tavaroli
Paolo Colonnello per
"La Stampa"
Bye bye processo Telecom. Le migliaia di dossier illegali custoditi
negli archivi riservati della Security dell'azienda telefonica e
dell'investigatore privato fiorentino Emanuele Cipriani,
scoperti tre anni fa con l'inchiesta sullo scandalo Telecom, potranno
essere distrutti solo dopo che le parti ne avranno preso visione e dopo
che, nel corso di un incidente probatorio, il giudice delle indagini
preliminari ne avrà redatto un verbale. Il che potrebbe richiedere anni
e anni di udienze.
Così ha deciso ieri la Corte Costituzionale accogliendo in parte
l'eccezione di costituzionalità sollevata due anni fa dallo stesso gip,
Giuseppe Gennari, che aveva sottolineato come la legge
votata all'unanimità dal Parlamento sulla scorta delle notizie emerse
dalle indagini sullo spionaggio illegale di Telecom, potesse ledere il
diritto di difesa e di eventuali parti lese. Il gip sperava che la
Consulta annullasse la legge che obbliga alla distruzione dei dossier.
Fabio
Ghioni
In realtà la Suprema Corte ha preferito una soluzione all'italiana:
un colpo al cerchio e uno alla botte. La legge è imperfetta
(parzialmente illegittima) ma non va disattivata. E la decisione della
Consulta inciderà ben più pesantemente, rischiando di diventare un
ostacolo insormontabile per il processo ai 32 imputati e alla Pirelli e
alla Telecom, che riprenderà oggi con l'apertura dell'udienza
preliminare davanti al gup Mariolina Panasiti.
Per la Suprema Corte, l'attuale articolo 240 del codice di procedura
penale deve prevedere le stesse garanzie di contraddittorio previste per
gli incidenti probatori con la presenza perciò di rappresentanti di
accusa e difesa e delle persone offese del reato. Senza ovviamente che
possa essere divulgato il contenuto dei documenti «illegalmente formati
o acquisiti».
Per capire davvero cosa significhi, basta fare due conti: i dossier
illegali che dovranno essere aperti e trattati nel corso di specifici
incidenti probatori, così come stabilito dalla Corte Costituzionale,
sono contenuti in 83 faldoni cartacei e in quasi 20mila file
elettronici. Lavorando a un ritmo forsennato, quante udienze sarebbero
necessarie per aprirli tutti, discuterli, redigere un verbale e poi
avviarli alla distruzione?
Marco
Mancini
Diciamo, ottimisticamente, 5 mila (4 dossier a udienza)? Cinque mila
udienze, ha fatto ieri un rapido calcolo il gip Gennari,
richiederebbero almeno una decina di anni di lavoro e avrebbero costi
incalcolabili. Ma soprattutto, per arrivare a una sentenza di primo
grado, bisognerebbe aspettare la fine della disamina dei dossier e la
loro relativa distruzione.
Perchè su ciascuno dei file analizzati, vi potrebbero essere
obiezioni degli imputati oppure delle parti lese. Discussioni infinite
sulla loro leicità e sulla loro formazione attraverso fonti aperte
oppure riservate. E l'immane lavoro non interromperebbe i termini di
prescrizione.
E' vero che per ora le parti lese costituite al processo sono solo un
centinaio e dunque i dossier sicuramente da analizzare allo stato sono
relativamente pochi.
Ma su tutti gli altri le difese potrebbero avere da eccepire e, a
meno che non si arrivi a un «gentlemen agreement» con la Procura, il
gip Gennari potrebbe essere obbligato ad aprirli tutti.
In altre parole, con la decisione di ieri della Consulta, sul processo
Telecom è stata messa un'ipoteca pesantissima. E dato che la nuova
eccezione sollevata dallo stesso gip Gennari sabato
scorso, ricalca gli stessi motivi di incostituzionalità è facile
prevedere che la Consulta a questo punto la ritenga inammissibile.
Dunque, tranne colpi di scena dell'ultima ora, il processo
sull'incredibile vicenda dello spionaggio parallelo messo in atto negli
uffici della Security Telecom e che si è spinto fino alla formazione di
dossier scottanti come quello dedicato a «Oak Fund» o alla guerra
Brasil Telecom sembra essere destinato ad estinguersi senza nemmeno
affrontare probabilmente torti e ragioni degli imputati principali, da Giuliano
Tavaroli a Fabio Ghioni, da Emanuele
Cipriani al dirigente Sismi Marco Mancini.
Il gup Panasiti ha comunque intenzione di proseguire
almeno per concludere il ciclo delle udienze preliminari ma non è detto
che venga incardinato un pubblico dibattimento.
[23-04-2009]
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10 - Processo Alierta
verso la prescrizione...
Da "Il Sole 24 Ore" - Il processo per "insider
trading" nei confronti di Cesar Alierta, presidente
di Telefonica, dovrebbe finire in una bolla di sapone. Ieri, infatti,
l'udienza è stata rimandata "sine die" per studiare la
situazione e in particolare la richiesta degli avvocati della difesa che
il reato, quantunque ci fosse, è ormai prescritto, dato che sono passati
quasi 12 anni dai fatti. Secondo l'accusa, Alierta avrebbero approfittato
della sua posizione di presidente di Tabacalera nel 1997, per far
comperare a suo nipote azioni della società che stava per acquisire la
statunitense Havatampa.
Una operazione che avrebbe fruttato una plusvalenza di 1,86 milioni di
euro. Che il processo si stesse mettendo bene per il presidente di
Telefonica, lo si è comunque capito all'annuncio che l'associazione Auge,
di piccoli investitori, che aveva intentato la causa, aveva ritirato la
denuncia. Va da sé che Alierta, ieri apparso piuttosto
magro ed emaciato, ha tirato un sospiro di sollievo. La sua poltrona a
Telefonica rimane salda (Mi.C.)
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PIANGE IL TELEFONO – L’ANTITRUST MULTA ANCORA TELECOM (735MILA €
PER INFORMAZIONI SCORRETTE AI CLIENTI) E WIND (165MILA € PER “PRATICHE
SCORRETTE”) – CONSUMATORI INSODDISFATTI: SERVONO MULTE Più ALTE E
SOSPENSIONE LICENZE AI RECIDIVI…
Luca Pagni per "la
Repubblica"
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"Telecom"
Ancora multe dell´Antitrust nei confronti delle società di
telecomunicazioni. E ancora una volta le associazione dei consumatori
protestano perché considerano le sanzioni inefficaci a far cessare l´attività
fuori dalle regole.
Tutto questo nel giorno in cui la Commissione europea ha chiesto oggi
all´Autorità italiana per le comunicazioni di notificare gli impegni
presi da Telecom italia che introducono significativi cambi nella sua
organizzazione interna per assicurare un trattamento equo dei
concorrenti. Secondo la Ue la notifica è necessaria per realizzare la
trasparenza a livello europeo.
Infostrada
Tornado alle multe dell´Antitrust, va detto che ieri hanno colpito
sia Wind che Telecom. Nei confronti dell´ex monopolista, l´Antitrust
ha comminato 735 mila euro di multa come cumulo per tre diversi
provvedimenti su pratiche scorrette. Il primo riguarda le informazioni
fornite alla clientela per il servizio di Adsl "Alice 7 Mega"
per «non aver correttamente informato i clienti finali circa le
effettive caratteristiche dei servizi di collegamento a Internet,
offerti mediante tecnologia Adsl».
Si prometteva una velocità di navigazione
«che non si è in grado di garantire neppure come valore apicale». La
seconda multa riguarda la promozione tariffaria denominata "Tim
sogno" diretta a sollecitare la portabilità verso Tim di numeri di
telefonia mobile attivi presso altro gestore. Promozione i cui messaggi
pubblicitari sono stati ritenuti «incompleti e confusori». La terza
sanzione riguarda, infine, la pubblicità della tariffa "Chiara di
Tim".
Wind
Altra vicenda quella imputata a Wind. Nei confronti del gruppo che fa
capo all´imprenditore egiziano Naguib Sawiris,
l´Antitrust ha elevato una sanzione di 165 mila euro a causa di alcune
«pratiche scorrete» utilizzate dalla controllata Infostrada. In
particolare, alcune pubblicità reclamavano la possibilità di
sottoscrive abbonamenti che avrebbero permesso di non pagare più il
canone Telecom.
«La maggior parte delle segnalazioni - è scritto nel provvedimento
dell´Autorità - lamenta il fatto che la sottoscrizione di offerte Wind
che prevedevano il passaggio da un operatore telefonico unico non si è
tradotta con il venire meno del canone Telecom».
BERLUSCONI
AL TELEFONO
Detto che le vicenda si trascinerà al Tar davanti al quale le due
società faranno ricorso, va registrato anche il commento delle
associazioni dei consumatori. Soddisfatte, come è ovvio, per le multe.
Meno per l´ammontare e il risultato concreto delle multe.
Così, dal Codacons all´Adusbef a Federconsumatori, il coro è
unanime: la sanzione pecuniaria non è un deterrente sufficiente. Come
provvedere diversamente? Multe più onerose e un aumento dei poteri
sanzionatori che arrivino fino alla sospensione delle licenze ai gestori
recidivi.
[15-04-2009]
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LA CADUTA DEGLI DEI –
ALIERTA (PRESIDENTE TELEFONICA E CDA DI TELECOM) SOTTO PROCESSO PER UNA
SPECULAZIONE FATTA DA AD DI TABACALERA – “EL MUNDO” SPINGE SULLO
SCANDALO DAL 2002 – “COL NIPOTE HA DANNEGGIATO INTERESSE GENERALE E
FIDUCIA NEL MERCATO”….
CESAR
ALIERTA
Gian Antonio Orighi per "La
Stampa"
Cesáreo - il suo vero nome anagrafico, modificato nella sua
biografia ufficiale in César - Alierta va oggi alla sbarra presso la
diciassettesima sezione penale del Tribunale Provinciale di Madrid con
un'accusa pesante: insider trading.
Il pm chiede per il presidente esecutivo della prima
multinazionale spagnola, Telefónica (ed anche membro del cda di Telecom
Italia, di cui possiede, attraverso Telco, il 10,36%), 4 anni e sei mesi
di galera, 216.364 euro di multa e la restituzione del denaro guadagnato
indebitamente: 1, 86 milioni di euro.
L'accusa contro Don Cesáreo, saragozzano di 63 anni, laureato in
legge con master in amministrazione d'impresa presso la Columbia
University di New York, non si riferisce al periodo nel quale gestisce
con mano di ferro Telefónica - la presiede dal 2000 e l'ha trasformata
nel primo operatore integrato europeo e quarto nel mondo con 258 milioni
di clienti - bensì a quando era Ceo di Tabacalera l'ex monopolio dei
tabacchi che ha diretto dal '96 al 2000 e di cui nel '97 ha venduto al
mercato il 54% (che record: per l'Ocse è la prima privatizzazione in
cui gli azionisti ci persero).
El
Mundo
L'affaire che coinvolge Alierta ed il
cugino Javier Placer, ex broker della Salomon Brothers di Londra, è del
'97. Secondo la magistratura l'ex presidente di Tabacalera, un genio
dell'ingegneria finanziaria con un curriculum di direttore generale del
mercato di capitali della banca Urquijo e fondatore della società di
borsa Beta Capital di Madrid, costituì con la moglie una società di
comodo, Creaciones Baluarte.
A quella girarono un prestito di 2,4 milioni concesso loro dall'Urquijo.
Poi la passarono al nipote. La società comprò titoli Tabacalera per 2
milioni tra il 19 agosto ed il 10 settembre. Nello stesso periodo di
tempo, l'ex monopolio di Stato comprò l'americana Havatampa ed Alierta
decise di aumentare il prezzo di sigari e sigarette del 11%, facendo
schizzare le quotazioni alle stelle (più 113%). Dopo 6 mesi Placer
rivendette i titoli Tabacalera guadagnando 1,86 milioni e, nel ‘99,
liquidò la società.
Telefonica
Don Cesáreo, conservatore piazzato dall'ex premier popolare Aznar
al vertice del monopolio di Stato (e poi a quello di Telefónica),
sempre schivo con la stampa e riservatissimo, ha sempre respinto le
accuse e cercato di bloccare il processo tirando il ballo la
prescrizione. Ma la battagliera Associazione Utenti Bancari e di Borsa,
l'Anticorruzione ed la sezione 32 del Tribunale del gip Torres non hanno
mai mollato l'affaire e vinto i ricorsi contro 5 archiviazioni.
tabacal
L'affaire è esploso soprattutto grazie al giornale liberal El
Mundo, che ha spiattellato e mai mollato la storia dal 2002. Dal canto
suo Don Cesáreo prima ha tagliato la pubblicità al secondo quotidiano
di Spagna, poi ha denunciato la sua direzione perdendo la causa. «Alierta
ed il nipote hanno danneggiato gravemente l'interesse generale, la
fiducia degli operatori ed il corretto funzionamento del mercato», dice
l'Anticorruzione nella sua requisitoria.
[14-04-2009]
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ULTIMO TANGO DI TELECOM – TEST CHIAVE PER TELCO: IL CONTENZIOSO
NASCE DAL DOPPIO RUOLO DI TELEFONICA (AZIONISTI E CONCORRENTI) –
L’USCITA DEGLI SPAGNOLI DALLA HOLDING SAREBBE RISOLUTIVA MA I SOCI
ITALIANI NON VOGLIONO…
Antonella Olivieri per
"Il Sole 24 Ore"
Il nodo del doppio ruolo di Telefonica, azionista e concorrente di
Telecom Italia, rischia di venire presto al pettine nel
"regno" dei Kirchner. In Argentina le imprese spagnole non se
la passano al meglio. Come ben sa Repsol che in Ypf, il principale
gruppo petrolifero del Paese, è stata costretta a far spazio agli
Ekenazi, fedelissimi della Casa Rosada. O la compagnia viaggi Marsans,
che si è vista espropriare le Aerolineas argentinas.
Franco
Bernabè
Ma nelle tlc, il presidio degli spagnoli è saldo: il gruppo
guidato da Cesar Alierta controlla in splendida solitudine Telefonica de
Argentina, numero uno del settore. Così, a pagare lo scotto per ora è
solo Telecom Italia, che contende il primato proprio a Telefonica con
Telecom Argentina. Compagnia che ha condotto brillantemente fuori dalle
secche del default con l'ausilio del partner locale, la famiglia
Werthein, con il quale oggi è in rotta.
A scorrere il lungo capitolo dedicato dal bilancio Telecom al
contenzioso in Argentina, non si intravedono grandi spiragli per il
gruppo guidato da Franco Bernabè che, da ultimo, è stato addirittura
imbavagliato nel consiglio della partecipata. Impasse tanto più grave
in quanto la settimana prossima toccherà a quel consiglio dimezzato,
dove avranno voce solo gli amministratori nominati dai Werthein, varare
la lista per il rinnovo del cda da proporre all'assemblea di fine mese.
La cronologia dei fatti individua nel 27 giugno 2008 la data di
avvio delle ostilità, quando Los W, cassaforte dei Werthein, chiede al
Tribunale di Buenos Aires che vengano dichiarate nulle le opzioni che
permetterebbero a Telecom Italia di salire al controllo assoluto di
Sofora, holding di Telecom Argentina, rilevando la quota dell'ex
partner.
Il giorno prima la Secom, l'Authority locale delle tlc, aveva
ricordato che Telecom avrebbe dovuto chiedere il suo ok per salire di
quota, individuando nel doppio ruolo di Telefonica il rischio di una
distorsione della concorrenza.
Logo
"Telecom"
Il 6 ottobre Los W torna alla carica e
cita in giudizio Telecom per il conflitto d'interesse insito nel suo
azionariato, con Telefonica socio in Italia e concorrente in Argentina.
I ricorsi non sbloccano la situazione, e si arriva così all'inizio di
quest'anno. Il 6 gennaio scende in campo anche l'Antitrust: la Cndc
proibisce a Telecom l'esercizio delle opzioni d'acquisto fino a quando
non si sarà pronunciata nel merito.
Il 9 gennaio la Cndc richiede la notifica dell'operazione Telco,
sostenendo la tesi di un'influenza sostanziale di Telefonica sulla
holding di riferimento di Telecom e di conseguenza su Telecom Argentina.
Nel contempo impone agli acquirenti - oltre a Telefonica,
Mediobanca, Generali, IntesaSanpaolo, Sintonia-Benetton - di astenersi
dall'esercizio dei diritti " politici" sulla catena societaria
che da Sofora, attraverso Nortel, arriva a Telecom Argentina, almeno
fino a quando non si sarà pronunciata sull'operazione, provvedimento
esteso anche ai consiglieri e sindaci espressi dagli italiani. Sempre il
9 gennaio la Secom rigetta l'istanza di Telecom Italia di trasferire a
un blind trust gestito dal Credit Suisse il 48% di Sofora collegato alle
opzioni.
Unico punto segnato da Telecom in questa concatenazione di
provvedimenti a sfavore, la revoca, il 3 febbraio scorso, di un
provvedimento cautelare emanato da un Tribunale del lavoro che proibiva
mutamenti nell'azionariato di Sofora in attesa di una pronuncia del
Ministero del Lavoro sulle conseguenze della presunta concentrazione
monopolistica nel settore delle tlc.
Silvio
Berlusconi
Bernabè ha promesso battaglia legale, considerato che già le
questioni relative all'Argentina sono state sottratte alle competenze
dell'intero cda di Telecom Italia. Ma dal Sud-America i segnali non
inducono all'ottimismo e nello scenario più negativo non è escluso che
Buenos Aires possa imporre la fuoriuscita dal Paese.
I soci italiani di Telco avrebbero in realtà in mano l'arma che
risolverebbe la questione alla radice: la scissione della holding, con
lo sganciamento di Telefonica dalla compagine di riferimento, prevista
dai patti parasociali nel caso della pronuncia definitiva di un'authority
che imponga sacrifici a Telecom. Tuttavia i soci Telco non vogliono
neppure prendere in considerazione l'ipotesi.
1Sostituire gli spagnoli non si può, perchè nessuno sarebbe
disposto a mettere sul piatto i 2,85 euro ad azione pagati da
Telefonica, quasi il triplo rispetto alle attuali quotazioni. E un
libero battitore, con in mano oltre il 10% dell'ex monopolista nazionale
delle tlc, fa paura.
Certo è che, dopo che il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,
si è speso con la Casa Rosada a sostegno degli interessi di Telecom
Italia in Argentina, uscirsene, seppure con una lauta plusvalenza,
sarebbe una magra consolazione.
[10-04-2009]
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QUELLI CHE
PER FORTUNA C'E' IL TERREMOTO
"Telecom, muro dei sindaci sul caso Tavaroli. In sei
mesi mai esaminate le carte processuali, ignorata la Consob"
(Repubblica, p.27). C'è che se mai avessero trovato il tempo per leggere
qualche paginetta su Tava e dintorni, avrebbero forse dovuto scrivere
qualcosa a bilancio sul rischio cause. E Berna-Bebè
dovrebbe chiedere i danni alla gestione di Marco
Tronchetti Dov'era. Ma gli azionisti Telco non vogliono casini e
poi vale la prima regola del capitalismo italiota: cane non mangia cane.
I panni sporchi si devono lavare in famiglia e nonostante Repubblica,
ancora 10 giorni fa, si augurasse che il matrimonio di una Elkann riportasse
la pace, tra gli Agnelli la pace non c'è. "E' di due miliardi
l'eredità Agnelli". Margherita reclama
il tesoro segreto" (p.27). Ecco una prima lista, secondo gli avvocati
della figlia dell'Avvocato: "Sette posti barca per yacht di grandi
dimensioni per complessivi sette milioni di euro. Poi due alloggi sino ad
oggi rimasti nell'ombra, uno a New York e l'altro a Parigi: altri tre
milioni di euro. Infine l'indicazione di un elenco, ancora limitato, di
conti correnti e pacchetti azionari mantenuti riservati". Ma che
bravo nonno Gianni. Non a caso il più cosmopolita dei
nostri padroni.
Tronchetti
Provera
Ancora famiglie in difficoltà e ancora in zona Pirelli. "Puri
Negri esce dal vertice di Pirelli Re. Nipote di Leopoldo,
resterà vicepresidente della Bicocca" (Stampa, p.25) , Tronchetti e
Puri si separano. Dopo il disastro nel mattone, nonostante la felice
avventura ai tempi di Telecom e dei suoi palazzi, Carletto Puri
Negri viene fatto fuori. Ci mancheranno le sue foto da velista e
le decine di articoli adoranti. Ma per capire che le banche hanno più o
meno chiesto la testa di CPN a MTP bisogna leggere il Messaggero di
Calta-papà (p.16).
DISECONOMY
"Ombre sulle nozze Fiat-Chrysler. Per Marchionne Pasqua
negli Usa" (Repubblica, p.24). Più sfumato il Corriere delle banche
(creditrici): "Pressing Chrysler sull'intesa Fiat" (p.33). In
attesa di notizie vere, riposti i tromboni.
09.04.09
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Riunita a Rozzano l'assemblea degli azionisti. Il
presidente del collegio
sindacale ha preso tempo: "Non è ancora possibile fare
valutazioni"
Telecom,
Golia non fa chiarezza
su dossier illeciti e sicurezza
di SARA BENNEWITZ
ROZZANO - Classica maratona all'assemblea degli azionisti di Telecom
Italia che si tiene oggi a Rozzano. L'intervento più atteso della
giornata era quello del presidente del collegio sindacale Paolo Golia.
La Consob
aveva infatti chiesto ai sindaci di Telecom di fare chiarezza
sul lavoro svolto in merito ai dossier illeciti e delle vicende legate
alla security di Telecom.
La Commissione aveva inoltre chiesto ai sindaci di esprimere le
"proprie valutazioni" in seguito alle indagini svolte.
Tuttavia chi dall'intervento di Golia si aspettava di avere risposte
concrete, è invece rimasto deluso. Il presidente del collegio sindacale
ha infatti dichiarato che, dopo aver dato mandato lo scorso settembre a
due consulenti esterni di esaminare la questione, ancora non è
possibile trarre valutazioni conclusioni e fare alcun tipo d'intervento.
"Il collegio sindacale ha chiesto ai professionisti di procedere a
un primo sintetico scrutinio, attualmente in corso, della vastissima
documentazione depositata - ha detto Golia - allo scopo di segnalare al
Collegio... un'indicazione utile ai fini di ulteriori verifiche con
particolare riferimento ai profili organizzativi e all'adeguatezza della
struttura amministrativa e contabile del sistema di controllo interno e
del modello organizzativo della 231 (la legge sulla responsabilità
amministrativa nelle società; ndr)". In conclusione, all'esito
delle indagini effettuate, e premesso che "il processo penale è
attualmente in una fase iniziale", il Collegio ritiene che
"l'esame e la selezione della documentazione depositata nel
processo debbano essere proseguiti al fine di individuare eventuali
anomalie operative o procedurali tali da comportare la valutazione di
possibili iniziative da intraprendere e richiedere ulteriori interventi
sugli assetti organizzativi e sul modello organizzativo della 231".
Tutto chiaro, no? L'unico commento di Golia sulle indagini svolte in sei
mesi dagli avvocati è che è presto per fare commenti. E
successivamente all'intervento di Golia, una serie di piccoli azionisti,
tra cui vari rappresentanti dell'Asati hanno iniziato a sollevare dubbi
sul lavoro svolto dal Collegio Sindacale, sulla crescita di Telecom, sul
livello del debito e sugli stipendi del management e dello stesso Golia.
Gli azionisti hanno però rinnovato la loro fiducia nell'attuale
amministratore delegato Franco Bernabè. "Nonostante la crisi
continuiamo ad essere ragionevolmente ottimisti - ha detto Bernabè - il
primo obiettivo è ridurre il debito per ridare flessibilità
all'azienda e per tornare a crescere". Bernabè ha ricordato che
entro il 2011 il debito di Telecom sarà ridotto di 6 miliardi grazie al
taglio del dividendo e alle nuove efficienze e ai 3 miliardi di
dismissioni annunciate. "L'attuale livello di dividendo va
considerato una base per le cedole future - ha precisato il numero uno
di Telecom - Intanto abbiamo rinegoziato i debiti a un costo contenuto e
la società ha in cassa 12 miliardi di liquidità con cui fare fronte
alle scadenze dei prossimi tre anni".
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l presidente
Cardia ha accolto i rilievi sollevati dai piccoli azionisti
e ha chiesto che la relazione allegata al bilancio 2008 venga redatta in
maniera più esauriente
Consob su dossier illeciti Telecom
"I sindaci diano più informazioni"
di GIOVANNI PONS
MILANO - La Consob, l'authority di vigilanza sui mercati finanziari, per
la prima volta interviene nella vicenda dei dossier illeciti di Telecom
Italia. Con una lettera inviata al collegio sindacale della società la
settimana scorsa il presidente Lamberto Cardia ha accolto i rilievi
sollevati dai piccoli azionisti riuniti dall'Asati e ha chiesto che la
relazione allegata al bilancio 2008 venga redatta in maniera più
esauriente. Dunque già all'assemblea di oggi, che inizierà alle 11
presso la sede Telecom di Rozzano, i sindaci uscenti dovranno spiegare
in maniera più chiara e più trasparente ciò che è successo in
Telecom dal 2001 al 2007.
Finora il collegio sindacale presieduto da Paolo Golia aveva omesso
completamente, nella sua relazione, ciò che è accaduto dal 2001 al
2003, anche perché non era ancora entrata pienamente in vigore la legge
231 sulla responsabilità amministrativa delle società. Quello è però
un periodo chiave, secondo Franco Lombardi, presidente di Asati, per
capire effettivamente da dove arrivavano le richieste di spionaggio poi
realizzate dalla security interna anche in collaborazione con agenzie
investigative esterne alla società.
Lo stesso tema è stato sollevato ieri da due esponenti del Pd, Marco
Filippi e Silvio Sircana, quest'ultimo ex portavoce di Romano Prodi dal
2006 al 2008, proprio in una lettera indirizzata alla Consob e che
riprendeva i temi sollevati dall'Asati.
"Chiediamo che la Consob, a garanzia e a tutela degli azionisti di
Telecom italia e nell'esercizio dei poteri conferitigli dalla legge,
inviti il collegio sindacale, in occasione dell'assemblea dell'8 aprile,
a integrare la relazione sul bilancio 2008, esponendo le proprie
considerazioni sul periodo 2001-2007 nel quale, come è noto, si è
verificato lo scandalo del dossieraggio".
I due parlamentari forse non sapevano che in effetti Cardia si era già
mosso in seguito alla richiesta di Asati e comunque oggi i sindaci
saranno chiamati a uno sforzo supplementare. Quanto sarà ampio questo
sforzo lo si vedrà anche misurandolo con le ulteriori richieste che
sono arrivate da piccoli azionisti e parlamentari. "Chiediamo
inoltre - prosegue la lettera di Filippi e Sircana - che lo stesso
collegio sindacale predisponga una delibera che prenda in esame
l'opportunità di sporgere azione di responsabilità non solo nei
confronti della dirigenza Telecom dell'epoca ma anche nei confronti di
quanti dal 2001 al 2003 resero possibile che fosse il capo della
security di Pirelli ad indirizzare, anche operativamente, l'attività
della security di Telecom".
In pratica, dalle carte processuali ormai tutte pubbliche, risulta
evidente che fin dall'estate 2001, periodo nel quale Pirelli acquisisce
il controllo di Telecom, Giuliano Tavaroli, allora responsabile della
secutiry della società milanese, aveva fin da subito cominciato a
lavorare per estromettere i responsabili della sicurezza della società
telefonica con il fine evidente di prendere il loro posto. Fatto che poi
avvenne puntualmente nel 2003.
Da qui nasce la richiesta ai sindaci della società di far piena luce su
quel periodo poiché solo in tal modo si può stabilire a chi
effettivamente rendeva conto Tavaroli. Tutto ciò assume anche un
significato particolarein vista dell'apertura dell'udienza preliminare
del processo a Milano il prossimo 23 aprile, processo che potrebbe avere
vita breve dal momento che molti degli imputati hanno hanno intenzione
di chiedere il patteggiamento della pena. Ma i giudici dovranno in
qualche modo tener conto delle 4 mila persone che rappresentano le parti
offese di questo procedimento, tra cui anche personaggi noti dello sport
e dello spettacolo, molte delle quali determinate a chiedere ingenti
risarcimenti in sede civile.
(
8 aprile 2009
) Tutti
gli articoli di cronaca
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IL ’SOLE’ BRUCIA IL RAGAZZO PONS-PONS DI ’REPUBBLICA’ IN STATO
DI CONFUSIONE: LE MAXI-BUONUSCITE A Buora e Ruggiero ARRIVARONO DA GUIDO
ROSSI CHE AVEVA PRESO IL POSTO DI TRONCHETTI - PAYWATCH: A BAZOLI E SALZA
1,35 MILIONI, PASSERA 2 MILIONI…
1 - Buora e Ruggiero
a Waterloo...
R. FI. per "Il Sole 24
Ore" - Che la storia la scrivano i vincitori è un
dato di fatto, ma chissà com'è rimasto Marco
Tronchetti Provera nell'apprendere che Buora e Ruggiero
hanno ricevuto ricche buonuscite da Telecom perchè «tronchettiani
». È un po' come far vincere Napoleone a Waterloo,
direbbe Luciani. Ma la storia parla chiaro.
GUIDO
ROSSI
Le cronache dei giorni caldi della saga Telecom ricordano quando, in
ballo il possibile ingresso di Telefonica, esplose uno scontro violento
tra Buora, Ruggiero, Guido
Rossi da un lato, e Tronchetti dall'altro. Le divergenze furono
tanto aspre che anche i consiglieri indipendenti chiesero lumi a Rossi.
Buora e Ruggiero lasciarono poi nel
2007 con buonuscite milionarie concordate, come avvenuto per i manager
usciti successivamente, solo dopo le dimissioni di Tronchetti dalla
guida di Telecom. Quella di Buora,in particolare, fu
definita durante la presidenza Rossi, quella di Ruggiero
alle dimissioni, come scritto nel bilancio Telecom 2007. La
storia, è noto, la scrivono i vincitori.
2 - DAGO-REPORT
Il pezzo del 'Sole" mette una pezza al pezzo di Giovanni
Pons su Repubblica che, nella sua voglia di segare il
Tronchetto dell'infelicità ha scoperto che Buora e Ruggiero
erano fedelissimi dell'Afeffato e non quelli che lo tradirono
subito dopo l'arrivo di Dis-Guido Rossi alla presidenza
di Telecom per far saltare in extremis l'accordo con Telefonica, poi
fotocopiato identico ma a prezzi ben più favorevoli agli spagnoli.
carlo
buora
Per questa prova di affetto al loro ex-capo, i due ex "Tronchetti
Boys" uscirono da Teleco Italia con maxi buonuscite da
quasi 30 milioni di euro complessivi, concordate e autorizzate non dall'Afeffato
ma proprio da quel Dis-Guido, custode feroce della corporate governance,
degli altri.
3 - A BAZOLI E SALZA 1,35 MILIONI, PASSERA 2 MILIONI...
Da "La Stampa" -
Il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni
Bazoli ha percepito compensi relativi al 2008 per 1.354.000
euro. Il presidente del consiglio di gestione Enrico Salza ha
ricevuto 1.350.000 euro. Il consigliere delegato Corrado Passera
ha percepito 2 milioni, cui si aggiungono 311 mila euro di
benefici non monetari. È quanto riporta la bozza del bilancio 2008.
C'è poi Pietro Modiano, il direttore generale
vicario che ha lasciato la banca il 12 dicembre 2008, che ha ricevuto
4,945 milioni cui si aggiungono 197 mila euro di benefici non monetari.
Il direttore generale Francesco Micheli ha ricevuto
1,25 milioni per la carica, più 95 mila euro di benefici non monetari.
Sull'attribuzione del bonus 2008 a Passera, a Micheli
e agli altri manager con responsabilità strategica, il
comitato remunerazioni e il consiglio di sorveglianza di Intesa
delibereranno entro il 9 aprile.
[26-03-2009]
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Pons-iero debole - SPERICOLATA RETROMARCIA DEL RAGAZZO PONS PONS SULLE
MAXI-LIQUIDAZIONI DI BUORA E RUGGIERO - DOPO AVERLE APPIOPPATE AL
TRONCHETTO DELL’INFELICITà, ORA SCOPRE CHE TUTA LA COLPA è DI PISTORIO
(Ma non sarà tutto un Dis-Guido?)...
1 - Telecom e gli 8
dirigenti da 50 milioni
Giovanni Pons per "la
Repubblica"
Tronchetti
Provera
Telecom Italia ha speso più di 50 milioni di euro per liquidare otto
manager che costituivano la prima linea gestionale quando Pirelli era il
principale azionista e Marco Tronchetti Provera il
presidente (fino alle dimissioni del settembre 2006).
Si tratta nell´ordine di Riccardo Ruggiero (17,3
milioni), Carlo Buora (12,02 milioni), Enrico
Parazzini (7,1 milioni), Massimo Castelli (4,5
milioni), Francesco Chiappetta (2,5-3 milioni), Gustavo
Bracco (2,5-3 milioni), Antonio Campo Dall´Orto
(2,47 milioni), Pasquale Pistorio (1,26
milioni).
Le uscite sono avvenute nel corso del 2008 man mano che Gabriele
Galateri e Franco Bernabè si sono trovati a
dover onorare contratti e lettere impegnative firmate dal vicepresidente
esecutivo Buora durante la sua permanenza in azienda.
GUIDO
ROSSI
Tra l´altro nel giugno 2007 Repubblica scriveva che in «azienda
gira voce che siano già stati accantonati altri 55 milioni di euro
sotto la voce "costi del personale straordinari" per coprire
eventuali uscite dei manager di prima linea quando cambierà la
compagine azionaria».
Nel caso di Buora, invece, occorre risalire al 5
dicembre 2006, quando il presidente Guido Rossi,
succeduto per qualche mese a Tronchetti, gli impose una
scelta di campo tra Pirelli e Telecom, società fino a quel momento
considerate madre-figlia.
Buora scelse la seconda, si
fece liquidare da Pirelli 14,8 milioni per gli anni trascorsi in azienda
e contestualmente pretese da Telecom un nuovo contratto triennale,
passato al vaglio del comitato remunerazione allora composto da Luigi
Fausti, Pasquale Pistorio e Paolo
Baratta.
RICCARDO
RUGGIERO
In caso di uscita anticipata «era prevista la corresponsione dei
compensi fissi e aggiuntivi» fino alla fine del mandato, «integrati da
una penale pari ad un´annualità di compenso fisso». Totale 12,021
milioni. Poi nella primavera 2007 Buora e Ruggiero
si schierarono con Rossi nel non portare a
buon fine l´accordo con Telefonica che era stato negoziato dall´azionista
Olimpia, in quanto tutti e tre non lo considerarono vantaggioso per
Telecom.
E i problemi antitrust di oggi in Brasile e Argentina, scaturiti
dalla presenza nell´azionariato di Telefonica, confermano che i timori
di Rossi erano fondati. Al punto che, all´assemblea di
aprile 2007, Tronchetti con un blitz cancellò il nome
di Rossi dalla lista dei consiglieri portando Pistorio
alla presidenza. Cioè colui che avallò i contratti paracadute firmati
poi da Buora.
2 - DAGO-REPLICA: Pons-iero debole
Patente sospesa per dis-Guido pericoloso a Giovanni
Pons Pons che su Repubblica di oggi compie una spericolata
retromarcia dopo che ieri era stato colto in fallo dalla luce del Sole.
Il giornale di Flebuccio de Bortoli, che pochi giorni
prima non aveva risparmiato le critiche alle buonuscite Telecom, lo
aveva bacchettato, bilanci e date alla mano, per avere dato dei "tronchettiani"
a Buora e Ruggiero, scaricando sull'Afeffato
anche la responsabilita' delle loro maxi liquidazioni.
Il ragazzo Pons Pons oggi solleva la penna per metterci la classica
pezza che però gli viene molto peggio del buco.
Con sterzo e controsterzo che non si vedevano dai tempi di Fangio, da un
lato improvvisamente ammette che i due, schierati con Dis-Guido
Rossi, tradirono la Vergine della Bicocca sull'affare
Telefonica (ma ieri non erano "tronchettiani"?), riconosce che
la buonuscita di Buora fu concordata e autorizzata solo
il 5 dicembre 2006 da Dis-Guido in cambio della
"scelta di campo" (il suo) che gli fu chiesta (ma non l'aveva
ispirata Tronchetti?), riporta che solo a giugno 2007
"giravano voci" su presunti accantonamenti per gli esodi dei
manager in caso di cambio di proprietà.
carlo
buora
Dall'altro è costretto a scrivere che l'Afeffato lasciò la
presidenza Telecom a settembre del 2006, quindi molto prima che tutto ciò
accadesse e prima che il suo ex top management gli girasse le spalle per
fare "la scelta di campo" dal valore di circa 30 milioni di
euro. Le scelte, gli accordi e i contratti concordati e firmati dopo la
sua uscita, se la logica e il calendario valgono qualcosa, non possono
essere messi in conto al Verginello.
Ma per Pons Pons, che ossessionato corre più di turbo Ruggiero
pur di investire il Tronchetto, questi sono dettagli per
giornalisti con la schiena molle. Scala la marcia, accelera, sterza in
un'altra direzione e tira fuori la notizia dell'anno: udite udite la
colpa è tutta di Mastro Ciliegia Pistorio,
tronchettiano del giorno. Ma non sarà tutto un Dis-Guido?
[27-03-2009]
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TELECOM/
I nodi irrisolti nel bilancio
giovedì
12 marzo 2009
Ringrazio anzitutto il dottor Regoliosi
per l'attenzione che ha voluto riservare il 5 marzo alle mie brevi
considerazioni sul bilancio Telecom e sull'applicazione corrente dei
principi contabili fatte il 2 marzo. Provo a farne seguire altre,
nello stesso spirito del suo commento.
Prendo volentieri spunto - tra i suoi
numerosi e interessanti “remarks” - da uno che non ho difficoltà a
condividere. Nel caso Aol-Time Warner, la sostanza strategica tradotta nel
massiccio “write-off” contabile del “goodwill” fu indubitabilmente
«il fallimento dell'illusoria linea di sviluppo immaginata per la società
post-fusione»: al di là dell'evento esterno dell'11 settembre 2001, cui
pure ho ritenuto di dar peso nel mio articolo. Anche nella parabola di
Telecom quella data non è di rilievo capitale, pur avendo vibrato un
ulteriore colpo a quella particolare “scommessa strategica”.
Il cambio di proprietà fra Hopa-Bell e
Olimpia era infatti giù maturato in luglio, segnando peraltro anche in
quel caso l'innegabile fine di un “sogno” (se non
dell'“illusione”): quello che aveva mosso i promotori dell'Opa del '99
(segnalata quest'ultima come momento originario delle mie riflessioni). E
quel “sogno” era - nel concreto dei mercati e ai fini delle
considerazioni mie e poi di Regoliosi - la sostenibilità
economico-finanziaria di quella che all'epoca fu chiamata “la madre di
tutte le Opa” su scala globale e che resta certamente una delle più
grandi acquisizioni a leva finanziaria mai realizzate.
Dieci anni dopo - e dopo un altro
cambio di proprietà tra Olimpia e Telco - quell'operazione rimane un
“passato che non passa” nel bilancio consolidato Telecom. E
l'avviamento di 44 miliardi di euro a contrappeso di un debito finanziario
netto di 34 miliardi di euro - annunciati entrambi nel consuntivo 2008 -
forse non sono prove definitive del “fallimento di un'illusione”, ma
sicuramente alimentano e attualizzano gli interrogativi di un decennio.
La prima questione era e resta: il
prezzo dell'Opa del ‘99 incorporava correttamente le attese di creazione
di valore economico? Il grosso della voce intangibile che chiamiamo
“avviamento” nel bilancio Telecom altro non è, infatti, che la
capitalizzazione del premio implicito in quell'offerta. A esso si aggiunge
(come puntualmente ricorda il dottor Regoliosi) quello contenuto nell'Opa
che nel primo semestre 2005 incorporò in Telecom la controllata Tim.
Quest'ultima operazione, come tutti rammentano, fu di per sé il tentativo
della “gestione Tronchetti Provera” di stabilizzare in corsa gli
squilibri di bilancio generati dalla “gestione Colaninno” e mai
riassorbiti: cioè la difficile sostenibilità delle promesse di creazione
di valore economico implicite nell'offerta del ‘99.
Dopo dieci anni - tornata nel frattempo
la “gestione Bernabé” - il consiglio d'amministrazione Telecom ha di
fatto rinviato nuovamente lo scioglimento di quel nodo, lasciando intatto
il valore dell'avviamento. E questa scelta è indipendente dalla
responsabilità nella creazione del nodo stesso: Bernabé nel ‘99 era
addirittura il Ceo di Telecom che tentò di respingere l'Opa di Colaninno
proponendo una fusione industriale con Deutsche Telekom. Resta il fatto
che oggi al vertice Telecom c'è ancora lui e il suo compito problematico
è valutare se quel “goodwill” accumulato è ancora congruo: glielo
chiedono i principi contabili Ias e la loro previsione di “impairment
test” periodico a fini informativa “fair” ai mercati; ma, ancora una
volta, glielo chiede soprattutto la sostanza strategica del suo agire
manageriale.
È vero, tuttavia, che proprio la
seconda eredità dell'Opa del ‘99 e dei suoi seguiti (cioè il debito)
restringe i margini di manovra del management. Abbattere il “goodwill”
Telecom significherebbe, in questo momento, mettere in discussione la
struttura portante del bilancio e i suoi equilibri finanziari: a meno -
ovviamente - di non considerare l'opzione strategica di cedere la rete e
ripagare almeno una parte parte dei debiti. Ma il vertice Telecom ha
nuovamente escluso l'ipotesi, dando invece via libera allo scorporo
virtuale “Open Access”, con un'apposita struttura di sorveglianza.
Il bilancio Telecom resta quindi per
ora oggettivamente condizionato dalla pionieristica “maxi-leva”
dell'Opa del ‘99 e quindi (almeno a mio avviso) simbolico di una lunga
fase della storia finanziaria recente: una fase che ha riempito i bilanci
di grandi gruppi di “valori intangibili” tra gli assets e di “debiti
finanziari di acquisizione” in passività sempre più tese dalla leva.
La maxi-svalutazione dell'avviamento Aol-Time Warner (nato da una fusione
con concambio azionario) finì d'altronde per penalizzare principalmente
gli azionisti diffusi di una public company e su questo piano quel top
management ebbe alla fine meno difficoltà ad aderire ai nuovi principi
contabili market-oriented.
Un ipotetico ritocco del “goodwill”
Telecom premerebbe invece in modo assai più problematico su
obbligazionisti e creditori bancari. Non sorprende, quindi che Bernabé si
muova con grande cautela, benché alcuni indicatori “trigger” siano
ormai preoccupanti (del resto non solo per Telecom): primo tra tutti il
fatto che la capitalizzazione di Borsa del titolo (diminuita di due terzi
negli ultimi due anni) oscilli ormai attorno ai 15 miliardi di euro, cioè
un valore inferiore ai 26,8 miliardi del patrimonio netto contabile.
È su questo sfondo - la formazione
dell'avviamento Telecom e i trend di medio periodo dei fondamentali di
bilancio e della performance di Borsa del gruppo e dei suoi “peers” -
che ho ritenuto interessante svolgere per ilsussidiario.net alcune
considerazioni problematiche (e generali) sull'applicazione dei principi
contabili Ias in tempi di crisi. E mentre prendo nota di tutte le
competenti osservazioni del dottor Regoliosi, registro anche un
significativo evento successivo sia al mio contributo, sia al suo.
In un'intervista rilasciata a Il
Corriere della Sera sabato 4 marzo, il professor Luigi Guatri -
coautore del recentissimo volume “L'impairment test nell'attuale crisi
finanziaria e dei mercati reali” - ha precisato la portata della sua
proposta di «impairment straordinario», che di fatto ha supportato sul
piano dottrinale la decisione del cda Telecom di lasciare intatto il “goodwill”.
Guatri, rettore emerito della Bocconi, riafferma con forza che l'evidenza
che a caduta continua delle Borse ci pone di fronte a una «situazione
paradossale» e la convinzione che «bisogna correggere le assurdità che,
sul piano quantitativo, rischiano di falsare di fatto i risultati di conto
economico di alcuni Ias». Però sottolinea che la sospensione del “fair
value” concordata in sede internazionale «riguarda un perimetro molto
limitato». E riconosce dunque che le “misure di performance
alternative” da lui studiate e proposte «non toccano il bilancio e non
devono seguire le regole Ias».
Queste «informazioni libere, non Ias»,
possono essere utilmente inserite nella relazione del consiglio
d'amministrazione: ma è indubbio che l'“impairment straordinario” -
che Guatri ha elaborato in forma compiuta con il collega Mauro Bini -
rimane nell'ambito della teoria, per quanto estremamente strutturata e
dotata del massimo dell'autorevolezza accademica. Può supportare con
efficacia a livello tecnico-legale uno o più progetti di bilancio, ma non
risolve in termini definitivi e generali le criticità formali e
sostanziali dell'applicazione di principi contabili aventi forza di legge
e soggetti alla sorveglianza di entità indipendenti cone lo Iasb e, in
Italia, l'Organismo italiano di contabilità.
Ringraziando ancora il dottor Regoliosi,
sono certo che non mancheranno altre occasioni di confronto su una vicenda
che, a mio parere, è appena cominciata e offrirà prevedibili spunti sia
di cronaca che di ulteriore riflessione scientifica.
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Telecom I.: Zingales, buonuscite Buora e Ruggiero
scandalose 14.04.08
ROZZANO (MF-DJ)--"Sono d'accordo su quanto espresso da molti
azionisti. Le buonuscite di Ruggiero e Buora sono scandalose".
Lo ha affermato Luigi Zingales, consigliere indipendente dimissionario
di Telecom I., nel suo intervento all'assemblea degli azionisti,
specificando pero' che la buonuscita dell'ex a.d. era funzionale al suo
status di dipendente della societa' mentre il trattamento retributrivo
dell'attuale a.d. Franco Bernabe' e' diverso perche' non dipendente.
Infatti Bernabe' avra' un compenso del 40% in meno rispetto all'ex
vicepresidente Carlo Buora e avra' una parte variabile legata
all'andamento di alcune variabili, tra cui anche la soddisfazione dei
clienti (il 30% compelssivo dipendera' dal miglioramento della customer
satisfaction).
Zingales, ricordando l'invito di alcuni azionisti affinche' gli attuali
manager abbiano per la Telecom lo stesso ruolo che Sergio Marchionne ha
avuto per la Fiat, ha precisato che il piano di stock option a favore di
Bernabe' "e' molto piu' modesto di quello" dell'a.d. della casa
torinese, ma "sulla stessa falsariga". Zingales ha comunque
definito "non corretto" il compenso per i membri del Cda,
"pagati troppo e male", anche perche' "troppo spesso il
compenso e' stato usato per comprare il consenso dei consiglieri
indipendenti che pero' sono spariti" dal Cda.
L'ex consigliere ha invitato a pagare anche gli amministratori con una
componente variabile legata all'andamento del titolo e inoltre:
"Tutti dovrebbero investire parte del compenso in azioni Telecom e io
prometto che il 50% del mio compenso sara' investito in azioni" della
societa' e spero che "i vertici mi seguano in questa direzione".
Infine Zingales ha concluso sottolineando che la lista di maggioranza
presentata da Telco per il nuovo Cda "ha decimato il numero dei
consiglieri indipendenti".
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| GUIDO ROSSI
IN TELECOM DAL 01-01-07 AL 06-04-07 HA PRESO I N TELECOM ITALIA
620.00 EURO.... |
| TO.18.08.02 L'accorciamento
della catena Telecom partira' dalla
fusione di OLIMPIA in OLIVETTI !
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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|
www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
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L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
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La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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