TELECOMUNICAZIONI
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02.03.09-SCORPORO RETE.pdf
25.03.09 FISCO.pdf
18.06.09 cassaz seat.pdf
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27.04.09 ALIERTA PROCESSO.pdf
l dossier Caio su telecom
INIZIA IL PROCESSO
FRANCIA
ITALTEL
WIND

 

 

 

 

E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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Caso Telecom-Luciani
Spunta il nome di Agrusti

Ipotesi di una difesa del manager in Brasile a tutela del business di Onda. Ma il presidente di Unindustria: «A qualcuno diamo fastidio, pronto a querelare»

 

PORDENONE. Spunta il nome del presidente di Unindustria Pordenone e fondatore di Onda Communication Michelangelo Agrusti nel caso dell’estromissione di Luca Luciani dal vertice operativo di Tim Brasil, società controllata da Telecom. E’ stato lui, secondo quanto riporta Giovanni Pons su la Repubblica, a tirare «i fili della difesa estrema di Luciani, volato in quei giorni in Brasile per coordinare meglio la manovra».

Il manager Luca Luciani è stato defenestrato da tutti gli incarichi in Telecom dopo che Franco Bernabè ha letto i 14 faldoni dell’inchiesta condotta dal pm Albredo Robledo sulle truffe delle sim card, avvenuta a Milano tra il 2006 e il 2008. «Ciò che preoccupa di più alcuni consiglieri Telecom – scrive Pons – è la difesa di Luciani che uomini collegati in diverso modo all’azionista Generali hanno organizzato per cercare di evitare la traumatica uscita». Ha cominciato Carmelo Furci, plenipotenziario di Generali in Brasile; quindi Mauro Sentinelli, consigliere Telecom ed ex presidente di Onda communication indicato da Generali. Poi Aldo Minucci, vicepresidente con delega all’Audit, ex alto dirigente di Generali e ora presidente dell’Ania.

La «difesa estrema» di Luca Luciani viene attribuita a Michelangelo Agrusti, fratello di Raffaele, attuale direttore generale di Generali. L’imprenditore al vertice di Unindustria dà vita nel 2003 a Roveredo in Piano a Onda Communication, operante nelle telecomunicazioni e specificatamente nel mercato del “Mobile Broadband” e leader nelle soluzioni di trasmissione dati e voce (principalmente telefoni cellulari e chiavette internet Usb che da anni fornisce a Telecom). Da questa esperienza, nel 2009, è nata anche “Onda do Brasil”. Nel mirino dei revisori interni della Telecom, riporta la Repubblica, sono finiti consistenti acquisti di materiale fornito da Onda: «100 mila terminali modello TQ 150 al prezzo di 102 euro a pezzo andati quasi tutti invenduti, con una perdita per l’azienda quantificabile in 7/8 milioni, oltre a 300 mila chiavette Usb a 30 euro l’uno, quando in magazzino ne giacevano ancora 400 mila». Si tratta di cellulari e chiavette prodotti dalla cinese Zte, «rappresentata direttamente da Agrusti in Brasile».

Da Valencia, dove sta partecipando ad una convention di Telecom, il presidente di Unindustria ha replicato: «Onda è un’azienda commerciale e non interferisce su cose che non la riguardano. In Brasile siamo per vendere prodotti e non per partecipare alla difesa di aziende di altri». Con Luciani l’amicizia «è di lunga data. E l’amicizia è un valore assoluto che nulla ha a che fare con il business».

Alle “ombre” che si addensano sui contratti brasiliani di Onda, Agrusti ribatte: «Onda è un’azienda da dieci anni all’avanguardia nelle tecnologie di accesso alla banda larga mobile e si è guadagnata il mercato vincendo tutte le gare a cui ha partecipato, avendo come concorrenti esclusivamente competitori cinesi. In Sudamerica andiamo a vendere, non a difendere manager».

Ma perché, allora, Onda è finita nel mirino dei revisori Telecom? «Evidentemente a qualcuno diamo fastidio», taglia corto Agrusti promettendo querele: «Il mercato è crudele e ristretto e qualcuno vuole attribuire la leadership di Onda ai rapporti piuttosto che alla ricerca e al successo».

 

 

Il controllo di Telecom pagato a caro prezzo: 10 miliardi in cinque anni

Telco svaluta ancora il 22,5%. Per Telefónica, Generali, Mediobanca e Intesa nuovo impegno da 2,3 miliardi

di Gian Maria De Francesco - 04 maggio 2012, 08:44

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Come si possono sintetizzare i cinque anni «italo-spagnoli» di Telecom? Ricorrendo ai numeri. Il passaggio del controllo da Olimpia a Telco nel 2007 è stato pagato da Telefonica 4,1 miliardi, altri 230 milioni sono serviti per stabilizzare la compagine nell’immediato dopo-acquisizione e altri 2,6 miliardi sono stati impegnati nel 2010 per sistemare l’indebitamento della scatola di controllo.

 

Ieri, infine, il debito è stato nuovamente risistemato con un impegno maggiore dei quattro soci (Telefonica, Generali, Intesa e Mediobanca) di un miliardo. E i dividendi? Praticamente l’esposizione debitoria di Telco li ha mangiati tutti al ritmo di 130-140 milioni all’anno
Un primo conto, perciò, è possibile realizzarlo. In questo quinquennio la «presa» su Telecom ha costretto i soci a movimentare circa 8,5 miliardi di euro ai quali però non è corrisposto un adeguato ritorno in termini di investimento. Il calcolo non comprende la partecipazione iniziale all’impresa di Mediobanca e Generali che conferirono alla holding le quote già detenute in Telecom e che comunque comportarono in diverse epoche un esborso complessivo superiore al miliardo.
Per comprendere meglio le dinamiche finanziarie, è necessario partire dall’ultimo atto, cioè dal cda di Telco svoltosi ieri. La società ha registrato nei primi nove mesi dell’esercizio 2011-2012 terminati il 31 gennaio una perdita di un miliardo perché ha deciso di svalutare nuovamente la sua quota a un prezzo unitario di Telecom di 1,5 euro da 1,8 con una perdita di 900 milioni (ieri a Piazza Affari il titolo ha chiuso in rialzo del 2,16% a 0,6495 euro). Nel bilancio di Telco quel 22,5% dell’operatore tlc vale 4,5 miliardi e ne rappresenta il patrimonio. Ma come spiega Mediobanca (11,2% di Telco) nella sua semestrale «ai corsi di Borsa (2,55 miliardi; ndr)il valore contabile del patrimonio Telco sarebbe nullo».
Ebbene sì perché a fronte di quella quota fino a ieri vi era un esposizione nominale di 3,4 miliardi dei quali 2,1 miliardi verso le banche (1,2 miliardi con Unicredit, 600 milioni con Mps e 260 milioni con Ge Capital tutti in scadenza quest’anno) e 1,3 miliardi di un bond sottoscritto dai 4 soci nel 2010. Quest’ultimo sarà rimborsato integralmente e sostituito da uno nuovo da 1,75 miliardi. Ai quali si aggiungerà un aumento di capitale da 600 milioni. Entrambi pro quota. Il che significa che Telefónica (46,2%) dovrà tirar fuori 1,1 miliardi, Generali (30,5%) 719 milioni e Intesa e Mediobanca 263 milioni a testa. Che al netto del rimborso del bond si traduce in un maggiore impegno complessivo per un miliardo. Al quale si accompagnerà un finanziamento bancario in pool (Unicredit, Mediobanca, Intesa, Hsbc e SocGen) da 1,05 miliardi, la metà di quello precedente ma sicuramente a un tasso sostenibile. Il presidente di Telecom, Franco Bernabé, ha tagliato la cedola per riportare il debito sotto quota 30 miliardi.
L’azionariato dell’operatore tlc continuerà a essere stabile, pur con qualche contraddizione. Il socio industriale Telefónica vedrà contenuto il suo spazio di manovra e i soci finanziari come Generali continueranno a essere esposti al rischio-svalutazioni come quella da 628,6 milioni effettuata nel 2011 che ha inciso sul taglio del dividendo del Leone

 

Documento

Telecom, l'atto di accusa a Tronchetti

L'ultima parte del rapporto Deloitte che riassume i risultati dell'indagine interna sulla gestione di Telecom dal 2001

(14 maggio 2012)

  • Il capitolo finale con le conclusioni del rapporto Deloitte, che riassumono i risultati dell'indagine interna ordinata dall'attuale vertice di Telecom per valutare una richiesta di risarcimento dei danni (azione civile di responsabilità) contro gli ex manager Marco Tronchetti Provera e Carlo Buora, che guidarono la società telefonica dopo il 2001, quando passò sotto il controllo del gruppo Pirelli. Finora il rapporto Deloitte era segreto: è stato negato perfino ai rappresentanti degli azionisti di minoranza. La versione integrale è di circa 1.500 pagine.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Telecom-atto-di-accusa-a-Tronchetti/2180314

Telecom: Bernabe', verso azione responsabilita' Buora e Ruggiero -2-

 

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Rozzano, 15 maggio - Riguardo al procedimento Security, la Cassazione, le cui motivazioni sono state depositate a inizio maggio 2012, ha concluso che la sentenza del gup "bene ha deciso per l'infondatezza dell'accusa" (delitti di appropriazione indebita): cio' significa che, ha spiegato Bernabe', "la Direzione Security non avrebbe agito all'insaputa delle altre funzioni aziendali e dei vertici di Pirelli prima e di Telecom Italia poi (coincidenti nelle stesse persone)". La societa', come gia' illustrato nell'assemblea dello scorso anno, ha effettuato una richiesta di rimborso per 1,2 milioni di euro nei confronti di Pirelli, per quanto attiene alla "refusione dei costi ingiustamente sopportati in relazione alla vicenda Security". Sempre in relazione al procedimento Security, Telecom ha chiesto il risarcimento delle spese sostenute per il contenzioso tributario relativo agli anni 2003 e 2004 e pari a circa 15,4 milioni di euro, 750 mila euro alle pubbliche amministrazioni coinvolte nel procedimento e il rimborso delle somme corrisposte a favore dei dipendenti dossierati per 1,8 milioni. Nei confronti di alcuni ex fornitori della Security, la societa', a seguito delle analisi svolte da Deloitte nell'ambito del Progetto Grienfield, ha richiesto 5,5 milioni di euro. Nei confronti di Emanuele Cipriani, imputato nel procedimento penale, e' stato ottenuto un sequestro conservativo per 2,6 milioni

In merito alle sim false, Bernabe' ha ricordato che Deloitte aveva stimato tra i 19,9 e i 27 milioni i costi sopportati dalla societa', stima che "potrebbe essere rivista alla luce dell'andamento del procedimento".

 

Telecom: Bernabe', azione di responsabilita' su Buora e Ruggiero (1 upd)

15 Maggio 2012 - 11:17

(ASCA) - Rozzano (Mi), 15 mag - Telecom Italia convochera' un'assemblea per proporre ai propri azionisti di avviare un'azione di responsabilita' dei confronti dell'ex vicepresidente e amministratore delgato, Carlo Buora, e dell'ex amministratore delgato Riccardo Ruggiero, entrambi oggetto di indagini. Lo ha annunciato il presidente Franco Bernabe' durante l'assemblea dei soci. Buora e' infatti indagato danella cosiddetta vicenda sulla security interna, mentre Ruggiero e' coinvolto nell'inchiesta sulle sim prepagate.

''Il consiglio di amministrazione del 9 maggio - ha annunciato Bernabe' - ha deciso di porre in essere nei confronti di Carlo Buora un atto interruttivo della prescrizione (che scadrebbe il 3 dicembre 2012)''. Un atto, quest'ultimo, ''propedeutico all'esercizio dell'azione di responsabilita' che sara' inserita all'ordine del giorno in apposita assemblea''. Analoga decisione e' stata presa, sempre nel corso dell'ultima riunione del board, per Riccardo Ruggiero.

Piu' in generale, ha detto ancora il presidente di Telecom, ''saranno a tempo debito effettuate le necessrie considerazioni, anche di natura economica, avviando le iniziative opportune, incluso il possibile esercizio di azioni di risarcimento verso ex amministratori, nelle forme e con le modalita' disponibili''.

 

 

- TELECOM: BERNABE', CEDUTA QUOTA IN ETECSA A RAFIN PER 706MLN $...
Radiocor - Telecom Italia ha ceduta la sua partecipazione del 27% nella cubana Etecsa alla finanziaria cubana Rafin per 706 milioni di dollari. Lo ha annunciato Franco Bernabe', amministratore delegato di Telecom Italia. Della somma di 706 milioni, 500 sono gia' stati pagati dall'acquirente, con l'autorizzazione del governo cubano, il resto sara' corrisposto in 36 rate mensili garantite.

31-01-2011]

 

 

- TELECOM: BERNABE', CHIUSE CESSIONI, ORA VIA A NUOVA FASE...
(Adnkronos) - Cedendo il 27% della cubana Etecsa, Telecom italia chiude la fase delle dismissioni e della nazionalizzazione del suo portafoglio. Si libera cioe' delle quote in societa' estere possedute piu' che altro a titolo di investimento finanziario 'che non potevano essere inquadrate in una dimensione di crescita' mentre mantiene consolidandole le partecipazioni in Brasile e Argentina di cui ha il controllo e che hanno 'un forte potenziale di espansione'

L'amministratore delegato del gruppo telefonico Franco Bernabe' spiega cosi' la strategia che viene portata a compimento in queste ore e che conferisce di nuovo alla societa' 'con il consolidamento delle due partecipazioni in Brasile a Argentina', in un'area considerata suscettibile di crescita, un'ottica internazionale. Non solo. Ora 'possiamo pensare al futuro su una base solida' perche' 'Telecom Italia ha una grande potenzialita' di rilancio'.01-02-2011]

 

 

DOPO 10 ANNI DI ATTIVITÀ ARRIVA L'UTILE PER I CELLULARI DI 3 ITALIA...
Luigi Grassia per "La Stampa" - A dieci anni dal lancio dell'azienda (il nome originario era Andala) e a un lustro dall'avvio dell'attività commerciale a pieno ritmo (nel frattempo il marchio era diventato H3g) nel 2010 3 Italia ha conquistato il suo primo attivo di bilancio, risalendo la corrente rispetto ai due anni di crisi nera del 2008 (-800 milioni) e del 2009 (-400). Alla convention che ha organizzato in Florida, l'amministratore delegato Vincenzo Novari non dà la cifra ufficiale (che ancora non c'è) ma rivela che l'indice di redditività Ebit nel 2010 risulta positivo «per diverse decine di milioni di euro». In crescita nel 2010 anche il giro d'affari a 2 miliardi (+4%).

L'azionista Hutchison Whampoa (di Hong Kong) si è rivelata tenace investendo in tutto questo tempo 7 miliardi di euro, che nel nostro Paese, secondo i calcoli di Novari, rappresentano il più grande investimento estero in Italia dopo il piano Marshall, con la differenza che stavolta i capitali sono cinesi. Non era scontato che i risultati arrivassero e ci è voluta fatica. Novari non se lo nasconde: «Tutti ci dicevano che contro Tim e Vodafone non solo non saremmo riusciti a fare soldi ma nemmeno a sopravvivere».

Per distinguersi 3 Italia ha tentato degli azzardi. Le videochiamate con i cellulari, per esempio, che però al pubblico non sono piaciute granché. Sempre per non misurarsi con Tim e Vodafone soltanto sul traffico voce, dove i rivali erano dominanti, la compagnia di Novari ha investito massicciamente sulla trasmissione mobile di dati, e qui è arrivato il botto: quando sono esplosi YouTube, Msn e i come Facebook, 3 Italia si è fatta trovare pronta e ora in quella nicchia, che è la più remunerativa, se la gioca alla pari con Tim e Vodafone con un terzo del mercato.01-02-2011]

 

 

TELECOM: gruppo da' l'addio a Cuba per 706 milioni di dollari (dai giornali) L'aggiornamento del piano triennale 2011-2013 affrontato nel cda del 24 febbraio, non in quello di giovedi' 3 (Il Messaggero, pagina 19)01-02-2011]

 

QUANTO è BUONO BERNABé
Franchino Bernabè continua a dare segni di grande tolleranza.

Dopo aver concesso a Gad Lerner di chiamare "cafone" il Drago di Arcore, ha dato via libera a un'iniziativa curiosa che si è inaugurata ieri sul portale di TelecomItalia. All'improvviso si è aperta una nuova finestra che ha nome "Eraclito" (http://eraclito.telecomitaliahub.it) ed è un blog interamente dedicato a verificare la reputazione del Gruppo.

L'aspetto curioso è che l'iniziativa non è gestita direttamente dagli uomini di Telecom, ma è stata affidata a Massimo Mantellini, un blogger tra i più noti commentatori della Rete, che si occupa da oltre dieci anni di temi legati al diritto all'accesso e alla cultura informatica. Costui non ha mai risparmiato critiche all'azienda di Bernabè e quindi la scelta sembra un ottimo punto di partenza.

 

"La scommessa di Eraclito - scrive Mantellini - è di creare un filtro editoriale terzo che partendo dalle conversazioni raccolte in rete e dalle informazioni riportate dall'azienda stessa o comparse sui media, è il tentativo di rappresentare tutto ciò che scorre sui temi che circondano TelecomItalia e la rete".

 

I primi commenti dei lettori di Manteblog su Eraclito sono stati piuttosto scettici, ma ai piani alti di Telecom sostengono che si tratta di un esperimento nuovo senza nessun controllo preventivo da parte dell'azienda.26-01-2011]

 

 

  LE CONSEGUENZE DELL'INCAZZATUTA DEL BANANA
Gli uscieri di TelecomItalia hanno assistito allibiti alla puntata dell'"Infedele" dove il Cavaliere del bunga-bunga, incazzato per gli attacchi alla igienista orale Nicole Minetti, ha telefonato a Gad Lerner definendo la trasmissione "postribolo mediatico, spettacolo disgustoso e ripugnante".

Da parte sua il giornalista ha replicato con parole altrettanto forti definendo "cafone" il presidente del Consiglio. Anche gli uscieri sono rimasti perplessi di fronte a uno spettacolo che aggiunge un capitolo imbarazzante al livore di Gad Lerner nei confronti del Drago di Arcore. E questa mattina, a mente fredda, si chiedono quali potranno essere le conseguenze dell'incazzatura del Premier.

E qui il pensiero va subito al proprietario de "La7" e al capoazienda Franchino Bernabè che si trova ancora una volta di fronte a un antico dilemma. Fin dal 2001, cioè dai tempi di Tronchetti Provera in Telecom, correva voce che il Gruppo avrebbe voluto liberarsi dell'emittente televisiva (ex-Telemontecarlo). Poi il problema ritornò a galla nel 2005, ma la strategia industriale di Bernabè è stata di segno opposto. Al vertice di TelecomItalia Media, la controllata da cui dipende "La7" è arrivato Giovanni Stella, il manager umbro di 63 anni al quale Franchino ha chiesto di rimettere i conti a posto.

 

Stella non si è fatto pregare e con la brutalità che lo ha portato ad appiopparsi il soprannome di "canaro" ha cominciato a tagliare un'ottantina di dipendenti per rimettere ordine in quella che al suo arrivo aveva definito "una tv di fighetti".

Le sue forbici hanno portato buoni risultati perché mentre due anni fa TelecomItalia Media perdeva qualcosa come 59 milioni, l'ultimo bilancio ha riportato un buon utile. A dare ossigeno hanno contribuito senz'altro gli exploit di Enrichetto Mentana che fa un telegiornale fortemente politico, ma con l'astuzia di mantenere un apparente equilibrio tra la maggioranza e l'opposizione.

 

Purtroppo nel palinsesto de "La7" Gad Lerner e il suo programma rappresentano una spina nel fianco non solo di Bernabè ma anche di altri ambienti (prima di tutti la Fiat di Marpionne) che vengono puntualmente pizzicati con gli interventi in studio di Massimo Mucchetti. Secondo gli uscieri si sta avvicinando per Bernabè il momento di una decisione tra la messa in riga delle schegge impazzite alla Gad Lerner e la vendita dell'emittente che sta procurando un gran mal di testa.

Se questo non dovesse avvenire la strada per il manager di Vipiteno sarà sempre più in salita perché comunque vadano le cose è chiaro che né lui, né il suo "canaro" Giovanni Stella, riescono ad arginare le "sorprese" e gli incidenti di percorso.

 

Non a caso si riaffacciano da questa mattina le voci che già circolavano dieci anni fa sulla vendita de "La7" che il livoroso Gad Lerner e probabilmente anche il furbo Enrichetto Mentana vedrebbero bene tra le braccia di Carletto De Benedetti.

25-01-2011]

 

- TELECOM ITALIA: ASSE CON INTESA SANPAOLO PER ASTA SU METROWEB...
Radiocor - L'asta per Metroweb entra nel vivo e tra i potenziali acquirenti si profila, secondo quanto risulta a Radiocor, un'asse tra Telecom Italia e Intesa Sanpaolo. La banca, per il momento, agisce da advisor sul dossier per la societa' guidata da Franco Bernabe', ma fonti qualificate non escludono che, in una fase successiva, l'istituto di credito possa assumere il ruolo di coinvestitore.

Tra gli altri soggetti potenzialmente interessati alla societa' che gestisce le reti in fibra ottica a Milano e in Lombardia, stanno emergendo i nomi dei principali fondi infrastrutturali europei (Antin, Axa e l'italiana F2i), di operatori telefonici (Fastweb, Vodafone) e di private equity come 3i. La valutazione di Metroweb, controllata al 76,47% dal fondo Stirling Square e al 23,53% da A2A (entrambi i soggetti cedono le quote), oscilla attorno a 500 milioni di euro. Settimana scorsa l'advisor Lazard ha inviato ai possibili acquirenti l'accordo di riservatezza, che precede l'information memorandum e le offerte non vincolanti.

26-01-2011]

 

 

. BANDA LARGA: ERICSSON, 1 MLD SOTTOSCRIZIONI A QUELLA MOBILE NEL 2011...
(Adnkronos) - Saliranno a quota 1 miliardo le sottoscrizioni alla banda larga mobile nel 2011. E' la previsione di Ericsson che stima che a livello globale gli utenti di internet veloce in mobilita' abbiano gia' superato la quota del mezzo miliardo. La maggior parte delle nuove sottoscrizioni, circa 400 milioni, si stima saranno concentrate nella regione Asia-Pacifico, seguita dal Nord America e dall'Europa occidentale con oltre 200 milioni di nuove sottoscrizioni ciascuna. Entro il 2015 Ericsson prevede che le sottoscrizioni alla banda larga mobile raggiungeranno i 3,8 miliardi. 12-01-2011]

 

 

TLC: AGCOM PUBBLICA REGOLE NGN, 45 GIORNI PER CONSULTAZIONE...
(Adnkronos) - Incentivi al co-investimento degli operatori nella realizzazione delle nuove reti. Remunerazione per il rischio dell'investimento. Rispetto del principio della scala degli investimenti ('ladder of investment'). Considerazione delle differenze nelle condizioni competitive tra aree geografiche. Valutazione di possibili obblighi simmetrici in presenza di 'colli di bottiglia' per la competizione. Sono questi i cinque pilastri alla base della strategia regolamentare che l'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni ha messo a punto in materia di reti di nuova generazione (Ngn). Su queste basi, il Consiglio dell'Agcom, presieduto da Corrado Calabro', ha quindi approvato la disciplina regolamentare che - ad integrazione e revisione di quanto gia' previsto dalla delibera della stessa Autorita' viene posta a consultazione pubblica nazionale, della durata di 45 giorni e che e' stata pubblicata sul sito internet.

19-01-2011]

 

 

IL VERO SOGNO DEI VIP? ESSERE TRA I 333 NELLA LISTA (BOLLETTA-FREE) DI NOVARI (H3G)

A cura di Carlo Cinelli e Federico De Rosa per il "CorrierEconomia" del "Corriere della Sera"

 

1 - A cavallo tra Capodanno e l'Epifania il cellulare di Vincenzo Novari è diventato incandescente. Non solo per gli auguri degli amici. Quando è nata 3 Italia il numero uno della compagnia telefonica ha creato il «Club dei 333» . Trecentotrentatre tra manager, imprenditori, personaggi dello spettacolo, a cui 3 regala telefonino e traffico telefonico. La lista cambia ogni anno. Ed è lo stesso Novari ad aggiornarla depennando i non più Vip per fare spazio ai nuovi trendsetter. Senza mai sforare i 333.

 

17-01-2011]

 

 

 IL PREZZO DI BRASIL TELECOM...
Giovanni Pons per "la Repubblica" - A proposito di Brasile e di azioni di responsabilità. Le ultime notizie che arrivano dal Sudamerica riferiscono che gli azionisti di minoranza di Brasil Telecom si stanno opponendo alla fusione con Telemar poiché sostengono che il controllo della società è stato effettuato a un prezzo troppo basso, pari a 4 volte l´Ebtda quando oggi i multipli nel settore tlc vanno anche oltre i 10. E chi aveva venduto Brasil Telecom ai fondi che poi l´hanno girata a Telemar? Telecom Italia, nel luglio 2007, quando alla guida della compagnia c´era ancora Carlo Buora.

Fu proprio quest´ultimo a forzare la vendita nel periodo di interregno di Telecom, uscita la Pirelli e non ancora nominato il nuovo management. Il prezzo per il 38% fu di 515 milioni di dollari quando in Borsa la quota valeva 700 milioni di dollari. Ora gli azionisti di Bt vogliono un´Opa al giusto prezzo prima di dare il consenso alla fusione e così il cda Telecom può fare bene i conti dell´occasione persa anche se ha già accantonato a suo tempo l´azione di responsabilità.05-01-2011]

 

 

 

 

11. VODAFONE: 1 MLD INVESTIMENTI PER BANDA LARGA VIA RADIO IN TUTTA ITALIA...
(Adnkronos) - 'Da oggi la banda larga di Vodafone arriva a Pallare (Liguria), San Pietro Viminario (Veneto), Noepoli (Basilicata) e Suni (Sardegna). Con la copertura dei primi 4 Comuni, distribuiti su tutto il territorio nazionale, parte in anticipo il progetto '1000 Comuni', per portare la banda larga in un Comune al giorno nei prossimi tre anni, fino a un totale di 1000'. E' quanto si legge in una nota di Vodafone, 'primo operatore privato ad investire in modo massiccio per coprire le zone del Paese ancora in digital divide, ha accelerato il piano di investimenti da oltre 1 miliardo di euro per portare la banda larga via radio in tutta Italia'.20-12-2010

 

 

 

12. TRONCHETTI E BELEN, AMARCORD TELECOM...
R.Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Ci voleva l'attrice Belen Rodriguez per far tornare Marco Tronchetti Provera fra gli attori della commedia di Telecom Italia. La scelta della compagnia telefonica di non concedere l'azione di responsabilità contro la gestione passata e le accuse rivolte da Telecom alla soubrette sudamericana per le difficoltà commerciali della telefonia mobile hanno dato lo spunto al top manager Pirelli per prendersi una rivincita sul nuovo corso - che non ha mai nascosto le proprie critiche sulla stagione di Tronchetti Provera -.

«Fa sorridere che i problemi di Telecom sembra che riguardino Belen e il sottoscritto - ha detto il numero uno di Pirelli in un'intervista al Tg1 -. È bizzarro». Per il manager è «ovvio» che il consiglio Telecom non abbia mosso l'azione legale contro di lui. Chissà se lo farà su Belen.

 20-12-2010]

 

 

TI MEDIA: RIVISTO CON CAIRO CONTRATTO RACCOLTA PUBBLICITARIA DE LA7...
(Adnkronos) - Il Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia Media ha ratificato la revisione del contratto di concessione pubblicitaria in esclusiva con Cairo Communication per la raccolta pubblicitaria de La7 del 19 novembre 2008, che prevedeva durata sino al 31 dicembre 2011 e rinnovo automatico fino al 31 dicembre 2014 al raggiungimento di obiettivi concordati. E' quanto si legge in una nota della societa'.

In particolare, l'Editore e la Concessionaria hanno stabilito per il 2011 e per l'eventuale triennio 2012-2014, obiettivi annuali aggiuntivi, non garantiti, di raccolta pubblicitaria rispetto ai fatturati annui minimi, proporzionali al raggiungimento di obiettivi annuali di crescita dello share de La7 rispetto al 3%.

 

17-12-2010]

 

 

l Consiglio Telecom fa il Cubo a Bernabè - non solo il duello fini-berlusconi, un altro eterno confronto, bernabé-tronchetti, ha tenuto campo e si è risolto in un verdetto amaro per lo sfidante: Bocciato! - E’ questo il verdetto senza appello che il consiglio Telecom ha sbattuto in faccia questa mattina al Bebé di Vipiteno. Nessuna azione di responsabilità contro la Vergine della Bicocca sulle malefatte di Tavaroli & spioni..... –

1- TELECOM: CDA DICE NO AD AZIONE RESPONSABILITA' ...
(ANSA) - Il cda di Telecom non metterà all'ordine del giorno della prossima assemblea l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della passata gestione. Lo si legge in una nota che segnala la contrarietà del consigliere Luigi Zingales.

 

2- TELECOM: CONCLUSO CDA; DISCUSSO ANCHE RAPPORTO DELOITTE...
(ANSA) - La riunione del Consiglio di amministrazione di Telecom si è conclusa. Bocche cucite tra i consiglieri all'uscita dalla sede del gruppo telefonico di Piazza Affari ma il Cda - da quanto si apprende - è stato messo al corrente del rapporto Deloitte e ha preso una decisione sul tema dell'azione di responsabilità. E' atteso un comunicato

3- DAGOREPORT
Bocciato. E' questo il verdetto senza appello che il consiglio Telecom ha sbattuto in faccia questa mattina al Bebé di Vipiteno. Nessuna azione di responsabilità contro la Vergine della Bicocca. Nonostante gli sforzi di Franchino, che in questi giorni ha lavorato senza sosta pur di impalare l'odiatissimo Tronchetto dell'infelicità, tutti i consiglieri Telecom, tranne uno (Zingales), hanno fatto carta straccia del tanto atteso report di Deloitte sulle malefatte di Tavaroli&spioni.

 

Eppure il supporto-stampa a Bebè non era mancato. "Repubblica", more solito, ancora stamattina rilanciava sulla possibilità di sanzionare l'Afeffato, oggi impirellato. Ieri, l'ex commissario Consob Bragantini aveva dedicato addirittura una paginata del Corsera per "consigliare" alcuni consiglieri a non pronunciarsi.

Il risultato è stato di farne incazzare qualcuno di brutto (leggi Gerovital Geronzi, vicinbissimo a Tronchetti), non contento di essere pressato a mezzo stampa e senza ancora aver visto le carte.

 

Anche la fedelissima ASATI dell'ingegnere Lombardi, che attaccando il Tronchetto e sostenendo Bernabè si è fatto un nome dopo una vita di anonima carriera, ha sparato nelle ultime settimane tutte le munizioni che aveva arrivando a criticare il report della Deloitte e bollandolo come incompleto.

Dopo l'uscita di Tronchetti da Telecom nel 2006, l'attuale Collegio Sindacale aveva già spulciato le carte e rifatto di conto per vedere di incastrare la Vergine ma senza trovare nulla che potesse servire alla bisogna.

 

Insomma, tanto "tumore" per nulla. Un nulla che però fa uscire sconfitto l'ex AD dell'Eni che secondo alcuni avrebbe trascinato la società in una battaglia tutta sua, fondata sulla "fissa-Tronchetti". Utile, dicono gli usceri di Corso Italia, solo a distrarre da una gestione che si sta rilevando a dir poco non brillante.

Se TIM delude (tutta colpa di Belen!), se il Cubo non pare "magico" come quello di Rubik e se il titolo langue da anni, Bernabè reagisce mettendo in vendita La7 al miglior aspirante "terzo polista": un "avviso" a chi sta a palazzo Chigi magari saltasse a Berlusconi la voglia di non riconfermare Bernabé sulla prima poltrona di Telecom il prossimo anno.

(Chissà se adesso i piccoli azionisti di ASATI protesteranno per le parcelle salate che dovranno essere saldate alla sfilza di inquisitori che Bernabè ha messo in campo: Deloitte, Paul Hastings, Bonelli, Erede e pure Pappalardo...) 16-12-2010]

 

 

TELECOM: BERNABE', CON RIDUZIONE PREZZI DEL 29% C'E' STATA ESPLOSIONE TRAFFICO...
(Adnkronos) - Non c'e' tanto un calo dei consumi in Italia ma una paura diffusa perche' "non si capisce come si esce da questa crisi che e' la piu' grave in Italia dal '34". E' l'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabe', a leggere in modo diverso quello che e' stato chiamato un 'calo del desiderio' dei consumatori italiani.

"Da dieci anni -dice- il paese non cresce: il Pil pro capite e' il 15% in meno del '99 ed allora si consumava. La verita' e' che la gente ha paura non mancanza di desiderio". Una prova di questo ragionamento l'ad la indica nel fatto che quando "Telecom ha ridotto del 29% i prezzi c'e' stata una esplosione del traffico telefonico":

A giudizio di Bernabe', dunque, "ci vuole un cambiamento strutturale e all'esito di questo cambiamento strutturale l'economia riprende". 15-12-2010]

 

 

 

TELECOM: ASATI SOLLEVA DUBBI SU COMPLETEZZA RAPPORTO DELOITTE...
(Adnkronos) - Franco Lombardi, presidente dell'Asati, l'associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia, solleva dubbi sul rapporto Doloitte, sulle possibili anomalie avvenute sotto la precedente gestione, che verra' valutato nel prossimo cda del gruppo.

Laddove il rapporto Deloitte "si limitasse solo alle sim false, alle vendite anomale dei servizi premium e terminali, a Telecom Italia Sparkle e a non ben definite vicende security , senza prendere in esame da un lato i fatti gravi accaduti nel periodo agosto 2001-agosto 2003 e dall'altro le vendite di immobili uso ufficio e degli immobili inseriti nel 'progetto Magnum', il presidente Galateri responsabile della governance societaria si assumera' tutti gli oneri e conseguenze".

Per Lombardi "E' almeno dal 16 febbraio del 2007 che il cda di Telecom Italia trascura di esaminare le evidenti operazioni compiute in conflitto di interessi nel periodo agosto 2001- febbraio 2007, di cui - tra le altre - e' testimonianza l' operazione New Entry di cui Telecom ha addirittura sopportato i costi nel proprio bilancio". Asati ha provveduto, il 6 dicembre scorso, a inviare alla Consob e alla Procura di Milano tutti gli atti relativi all'eventuale conflitto di interessi di alcuni consiglieri. 15-12-2010]

 

 

 

. TELECOM: IN CDA INFORMATIVA PRESIDENTE GALATERI SU RAPPORTO DELOITTE...
Radiocor - Il rapporto Deloitte sulle possibili anomalie avvenute sotto la precedente gestione di Telecom Italia arrivera' sul tavolo dei consiglieri il prossimo 16 dicembre. Durante il cda (anche se il punto non e' formalmente all'ordine del giorno), secondo quanto risulta a Radiocor, ci sara' un'informativa da parte del presidente della societa', Gabriele Galateri di Genola, sull'indagine realizzata dagli esperti, volta ad analizzare le possibili aree critiche dei processi aziendali del gruppo e divisa in quattro parti: Security, Telecom Italia Sparkle, sim fantasma e vendite anomale di servizi premium e terminali, fatti antecedenti all'attuale gestione della societa'.

 14-12-2010]

 

 

 

 

TELECOM: NASCE LA SCUOLA DI RELAZIONI INDUSTRIALI...
(Adnkronos) - Parte la Scuola di Relazioni Industriali di Telecom Italia, l'iniziativa che si propone di creare una sede permanente di confronto tra operatori delle relazioni industriali del mondo aziendale, istituzionale e delle associazioni di categoria, favorendo il dialogo sociale. E' quanto rende noto un comunicato alla vigilia del primo convegno promosso sotto il titolo 'Scenario sociale e modelli di relazioni industriali'.

Un comitato scientifico composto da rappresentanti del mondo accademico e dei media oltre che da esponenti del top management di Telecom Italia orientera' le scelte della Scuola, che si fara' promotrice di incontri di formazione e workshop in cui dipendenti e manager dell'azienda, insieme a rappresentanti delle organizzazioni sindacali e professionisti delle relazioni industriali, avranno modo di confrontarsi e approfondire le principali tematiche del lavoro, le tendenze del settore e l'evoluzione degli scenari nazionali e internazionali.

Per ampliare ulteriormente il confronto e stimolare la costruzione di una sensibilita' diffusa su questi temi, la Scuola promuovera' inoltre un ciclo di convegni. L'incontro di domani e' previsto a Roma presso l'Auditorium Telecom Italia in via Oriolo Romano 257 con la partecipazione, tra gli altri, del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi, del segretario nazionale della Cisl Raffaele Bonanni, del segretario generale della Cgil Susanna Camusso, del segretario generale della Ugl Giovanni Centrella, del segretario confederale della UIL Paolo Pirani, e del presidente e dell'amministratore delegato di Telecom Italia, Gabriele Galateri di Genola e Franco Bernabe'..13-12-2010]

 

 

 

SE CADE IL GOVERNO GIULIETTO TREMONTI DOVRÀ RINUNCIARE AI 2,4 MILIARDI DI EURO PREVISTI DALL'ASTA DELLE FREQUENZE PER LA QUARTA GENERAZIONE DEI TELEFONINI
Se cade il governo Giulietto Tremonti dovrà rinunciare ai 2,4 miliardi di euro previsti dall'asta delle frequenze per la quarta generazione dei telefonini.

L'ex-tributarista di Sondrio su quei soldi ci contava davvero anche se la prospettiva aveva fatto arrabbiare gli operatori telefonici costretti ad aprire il portafoglio per assicurarsi lo spettro necessario per i telefonini 4G, quelli dove la connessione è ad altissima velocità. In Germania lo stato ha incassato dalla vendita delle frequenze 4,7 miliardi, e le licenze sono andate a Vodafone e ad altri due operatori del Mobile.

 

Anche in America è stato un successo per questa operazione che mette sul mercato le frequenze liberate dal passaggio dalla tv analogica a quella digitale. Gli operatori della telefonia italiana speravano di cacciare meno soldi, ma Giulietto ha un bisogno disperato di portare nelle casse del Tesoro queste risorse lasciando che dei 2,4 miliardi di euro 240 milioni restino al ministro dello Sviluppo Economico, l'ex-Opus Dei Paolo Romano.

Se l'operazione dovesse andare avanti Tremonti rischierebbe comunque di impantanarsi su un ostacolo imprevisto, rappresentato dall'elettrosmog. Infatti per costruire le nuove reti senza superare i limiti previsti dalla normativa italiana sull'inquinamento elettronico, le aziende di telefonia dovrebbero mettere sul piatto altri 2 miliardi a testa.

 

La legislazione italiana è la più rigida al mondo (6 volt per metro) addirittura superiore a quella della Germania (dove i "Verdi" sono al governo) che ha fissato il limite di 97 volt per metro. È chiaro che più costerà la rete e meno saranno gli acquirenti delle frequenze. Una bella grana per tremendino-Tremonti.[13-12-2010]

 

 

 

3 - DRIIIIIN! L'ULTIMO DUELLO BERNABÈ-TRONCHETTI (GEROVITAL GERONZI CHE FARÀ?)
"Telecom, l'azione di responsabilità è possibile". Oggi cda sulla gestione Tronchetti: il rapporto Deloitte contro gli ex amministratori. Per la società di consulenza negli anni passati sono state falsificate 6,8 milioni di sim" (Repubblica, p. 30). Avrà Franchino Berna-bebè il coraggio di andare oltre? E soprattutto, Gerovital Geronzi gli darà il permesso?

16-12-2010]

 

 

 

Telecom Italia paga l'università ai dipendenti

La retta dell'Università Telematica Nettuno sarà completamente a carico dell'azienda.

[ZEUS News - www.zeusnews.com - 02-12-2010]

 

Telecom Italia ha deciso di sostenere un originale e innovativo progetto di formazione permanente in collaborazione con Cgil-Cisl-Uil.

A 600 dipendenti l'azienda darà la possibilità di frequentare gratuitamente, utilizzando il proprio tempo libero, i corsi di laurea online dell'Università Telematica Nettuno come Ingegneria, Giurisprudenza, Economia, Scienze della Comunicazione.

I lavoratori che supereranno il 50% dei corsi del primo anno continueranno a godere della gratuità anche per gli anni successivi.

Per altri 3.000 dipendenti di Telecom Italia ci sarà invece la possibilità di seguire corsi universitari di singole materie, con verifica finale, sempre con costi a carico dell'azienda.

Si tratta di un accordo sindacale che, per ora, non ha precedenti in Italia e pochi in Europa.

 

 

 

A CATANIA DI CIANCIO NON SI CIANCIA - VIETATO PARLARE DEI RAPPORTI TRA COSA NOSTRA (IN PARTICOLARE SANTAPAOLA) E L’IMPRENDITORE ED EDITORE DI “LA SICILIA” (CHE NEGA TUTTO) - LA PROCURA RISPOLVERA LA VECCHIA STORIA DI UNA RAPINA SUBITA DA MARIO CIANCIO LA CUI REFURTIVA È (NON TANTO) MISTERIOSAMENTE TORNATA AL LEGITTIMO PROPRIETARIO - ANCHE LA FINANZA INDAGA SULLA VENDITA DI FREQUENZE TV A TELECOM ITALIA MEDIA - PER LA TRIBUTARIA LA SOCIETÀ ETIS 2000 È QUELLA CHE IN GERGO VIENE DEFINITA UNA “BARA FISCALE”…

Domenico Valter Rizzo e Antonio Condorelli per "il Fatto Quotidiano"

 

"Sono falsità trite e ritrite ma attendo l'esito delle indagini con fiducia". Mario Ciancio, il potente editore e imprenditore siciliano, ha risposto così alle notizie - svelate ieri dal Fatto - sulle indagini a suo carico per concorso in associazione mafiosa. Indagine confermata davanti alle telecamere della Rai dal Procuratore capo di Catania Vincenzo D'Agata: "L'inchiesta è alle fasi finali ma non possono trarsi conclusioni sino a quando l'indagine non sia conclusa".

I catanesi hanno accolto la notizia in silenzio, scambiandosela a mezza bocca, fotocopiando Il Fatto che già alle dieci del mattino era introvabile in tutte le edicole. Assordante il silenzio della politica. Sono solo in due, Sonia Alfano e Claudio Fava, a prendere posizione dopo le rivelazioni del nostro giornale. Sonia Alfano (Idv) ha ricordato l'omicidio del padre, il giornalista Beppe, che "viveva quella sistematica censura, da parte di Ciancio, come un presagio. Lo aveva detto lui stesso che quelle erano le premesse per il suo assassinio".

 

"Per 20 anni - ha detto Claudio Fava (Sel) figlio di Pippo, giornalista ammazzato a Catania dalla mafia - abbiamo indicato, fatti alla mano, Mario Ciancio come il sistema terminale e il garante di un sistema di potere. Per 20 anni abbiamo denunciato le menzogne dei suoi giornali, le contiguità alla mafia, l'omissione quotidiana della verità".

Soltanto il giorno prima, il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, aveva spiegato che Catania è la nuova capitale della mafia, che adesso i boss non sparano e mirano agli affari, grandi affari. Uno di questi, seguendo il ragionamento della Procura, è quello che ruota intorno al nuovo centro commerciale edificato a pochi metri dall'aeroporto sui terreni di Mario Ciancio.

La Procura, passando al setaccio la rassegna stampa de La Sicilia, il quotidiano diretto da Ciancio, si è imbattuta nella promessa di ricompensa per 50 milioni di lire pubblicata in seguito al furto nella tenuta Cardinale del potente editore, la stessa che qualche anno prima aveva ospitato i reali d'Inghilterra.

 

Mario Ciancio misteriosamente è rientrato in possesso della merce rubata "di grande valore", gli investigatori si chiedono come sia stato possibile e rispolverano un vecchio interrogatorio che il Fatto è in grado di rivelare. L'autore del furto è Giuseppe Catalano, uomo di Cosa Nostra che racconta di "essere stato chiamato dalla famiglia dei Laudani, il responsabile Giuseppe Di Giacomo e Aldo Ercolano (oggi al 41bis come mandante dell'omicidio del giornalista Pippo Fava, ndr) e da altre persone del clan Santapaola".

"Mi chiamavano - racconta Catalano - dicendomi se io per caso ero a conoscenza di questa rapina, di questo furto di questa villa perché, questa rapina che è stata fatta non doveva essere fatta, perché la persona (Mario Ciancio, ndr), diciamo il proprietario era molto legato allo ‘zio', come loro chiamavano Santapaola".

Ciancio, interrogato dai magistrati ha negato di essere stato avvicinato dai Santapaola per la restituzione della merce rubata aggiungendo di non saper indicare "con esattezza il tempo trascorso tra la rapina" e la restituzione della merce. "L'ufficio - si legge nel verbale - fa presente al teste (Ciancio, ndr) che la versione dei fatti non appare credibile".

Oltre ai problemi che arrivano dall'indagine per mafia, Mario Ciancio è stato attenzionato dai militari della Fiamme Gialle che hanno esaminato la vendita di alcune frequenze di proprietà della sua famiglia. Il risultato è un rapporto di 45 pagine trasmesso all'agenzia delle entrate per il recupero delle somme evase e alla Procura della Repubblica con una denuncia per il reato di false dichiarazioni fiscali.

Una vendita milionaria avvenuta in prospettiva del passaggio al digitale terrestre. Al centro della compravendita le frequenze di proprietà di Rete Sicilia che si determina con atto redatto dal notaio Ciancico di Catania il 18 luglio 2006. Ad acquistare è la società Etis 2000. Il prezzo fissato è di 6 milioni di euro. Questo introito viene imputato nel bilancio 2006, le relative imposte sono rateizzate in cinque anni da Rete Sicilia srl.

 

Passano otto giorni. Il 26 luglio 2006, sempre presso il notaio Ciancico viene stipulato un preliminare di vendita tra la Etis 2000 spa e la Telecom Italia media brodcasting (TimB). La Etis 2000 si impegna a vendere le 23 frequenze televisive acquistate otto giorni prima da Rete Sicilia srl. Il prezzo questa volta viene fissato in 17 milioni e mezzo di euro più 3,5 milioni di Iva.

Il rogito, sempre presso il notaio Ciancico, professionista di fiducia di Mario Ciancio per tutti i suoi affari, sarà stipulato il 20 gennaio 2007. Viene diviso in due parti: 17 canali vanno a TimB (ovvero a La7), 6 canali vanno invece a Mtv Italia (sempre gruppo Telecom Italia Media).

Insomma la Etis 2000 fa un ottimo affare, compra a 6 milioni e rivende a 17 nel giro di soli otto giorni. Ai finanzieri non ci vuole molto per scoprire che sia Rete Sicilia sia la ETIS 2000 appartengono entrambe alla famiglia Ciancio Sanfilippo. Ma perché questa doppia vendita?

La spiegazione, secondo il rapporto della Tributaria, sarebbe semplice: la Etis 2000 è quella che in gergo viene definita una "bara fiscale".

Per l'intera operazione alla fine, compensando perdite pregresse e crediti Iva della Etis vengono pagate tasse pari a circa 30 mila euro in 5 comode rate. La Tributaria starebbe indagando anche su altre vendite di frequenze televisive sempre di proprietà della famiglia Ciancio cedute nell'ambito del mercato per il digitale terrestre. 02-12-2010]

 

 

0. STAFFETTA SPAGNOLA NEL CONSIGLIO DI TELCO...
An. Giac. per "Il Sole 24 Ore" - Staffetta spagnola in Telco, il veicolo presieduto da Aldo Minucci che controlla il 22,47% di Telecom Italia, partecipato da Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e dove Telefonica pesa per il 46,18%. Qualche giorno fa dal consiglio d'amministrazione è uscito Jaime Smith Basterra che era entrato lo scorso anno ed è stato sostituito da Mario Martin Gonzalez. Basterra, 44 anni, è stato nominato da poco responsabile di Telefonica per Messico, Venezuela e America Centale dopo essere stato ceo di Telefonica 02 Germany per due anni.

 

Gonzalez, 41enne, è stato nominato nel 2008 chief regional officer degli affari di Telefonica in Asia con base a Pechino (in tale veste entrò anche nel board di China Netcom Group poi fusa con China Unicom) e precedentemente è stato per sette anni responsabile del M&A del colosso tlc guidato da Cesar Alierta seguendo fra l'altro l'operazione di acquisto di 02 e l'espansione di Telefonica in Brasile e Messico. A completare la rappresentanza spagnola in Telco ci sono il vicepresidente Angel Vilà Boix, Ramiro Sanchez e Miguel Escrig.

25-11-2010]

 

 

 

TLC: CALABRO', PER ASTA FREQUENZE SERVE LEGGE MA GIA' AL LAVORO SU SCHEMA...
(Adnkronos) - L'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni ha bisogno di 'una legge' per poter effettuare la gara per le frequenze del dividendo digitale esterno, da cui il governo si attende un introito di 2,4 miliardi. E' il presidente della stessa Autorita', Corrado Calabro', a precisarlo spiegando che comunque l'Agcom 'non aspettera' la legge per approntare lo schema con le regole di gara in tempo per l'approvazione della legge di stabilita''..16-11-2010]

 

 

 

FASTWEB: verso il delisting con profitti in calo del 18% (dai giornali)[03-11-2010

 

TLC: TARIFFE UNBUNDLING, CIOE CONNESSIONE FRA TELECOM ED ALTRO OPERATORE DA UN MESE GUERRA DI CIFRE TRA AGCOM E OLO...
(Adnkronos) - La manovra sulle tariffe unbundling varata dall'Autorita' per le comunicazioni il 9 settembre scorso ha innescato una vera e propria guerra di cifre tra l'Agcom e gli operatori alternativi che hanno da subito contestato gli aumenti. L'ultima parola al momento l'ha avuta Bruxelles a cui l'Autorita' ha sottoposto lo schema di provvedimento e che ha invitato il Garante italiano 'riesaminare i propri calcoli' pur apprezzando il modello generale adottato. Ora il pallino torna all'Agcom da cui una decisione finale e' attesa nelle prossime settimane.

Il 9 settembre scorso l'Autorita' per le comunicazioni ha approvato le nuove tariffe per il canone di unbundling confermando nel 2010 il valore di 8,70 euro/mese. Peraltro nei primi quattro mesi dell'anno il prezzo e' stato bloccato agli 8,49 euro del 2009: in questo modo, il prezzo medio del 2010 risultera' di 8,63 euro al mese, secondo quanto precisato in occasione della manovra. Sempre in relazione al prezzo medio 2010, secondo quanto spiegato dall'Agcom comunicando le nuove tariffe, esso e' di poco superiore al valore del 2003, quando fu fissato a 8,3 euro al mese e determina un incremento dell'1,65% sul 2009. Negli anni 2011 e 2012 l'Agcom il 9 settembre ha fissato il canone rispettivamente a 9,14 e 9,48 euro/mese (anziche' 9,26 e 9,67 come figurava nella proposta sottoposta a consultazione pubblica).

23-10-10

 

 TELCO: ACCOLTO RICORSO SU CARTELLA ESATTORIALE DA 63 MLN PER 2004...
Radiocor - La Commissione tributaria provinciale di Milano ha accolto il ricorso di Telco (gia' Olimpia spa) che riguardava una cartella esattoriale su accertamenti per il 2004. La Commissione, secondo quanto risulta a Radiocor, ha dato ragione a Telco che, il 23 dicembre 2009, aveva ricevuto dall'Agenzia delle entrate un accertamento su presunte violazioni alla normativa sulle 'societa' di comodo', gia' contestate anche per il 2001, 2002 e 2003. Secondo l'Agenzia delle entrate, ai fini Ires, Olimpia, che allora faceva capo a Pirelli ed e' poi stata fusa in Telco (oggi azionista di riferimento di Telecom Italia), non si sarebbe adeguata al reddito minimo presunto.

Per questo motivo, l'ufficio tributario ha rideterminato un reddito imponibile minimo, ai fini Ires, pari a circa 89,6 milioni. Gli importi complessivamente richiesti per il 2004 a titolo di maggiori imposte, sanzioni e interessi (calcolati alla data del 22 dicembre 2009) come riportato nel bilancio al 30 aprile 2010 di Telco, am montano a 62,9 milioni. La societa' ha impugnato l'avviso di accertamento il 18 febbraio 2010. Nelle more del giudizio, l'ufficio tributario aveva iscritto a ruolo il 50% delle maggiori imposte accertate e i relativi interessi per un importo di 16,8 milioni, oltre a compensi di riscossione per 783mila euro. [19-10-2010]

 

 

TELECOM TANGO - L’ITALIA ESPORTA IN ARGENTINA CIÒ CHE CONOSCE MEGLIO: IL CONFLITTO D’INTERESSI - BEBÈ BERNABÈ PRENDE IL CONTROLLO DI TELECOM ARGENTINA. E DIVENTA CONCORRENTE DEL SUO MAGGIOR AZIONISTA - L’IBERICA TELEFÒNICA È INFATTI IL SUO NUOVO RIVALE A BUENOS AIRES - INSIEME HANNO IL 90% DEL MERCATO - LA PRESIDENTESSA CRISTINA KIRCHNER GARANTISCE CHE IL COMPLICATO PIANO, STUDIATO PER EVITARE INCIUCI TRA LE DUE AZIENDE, FUNZIONERà - MA L’ANTITRUST SPAGNOLO DICE CHE “SARà DIFFICILE DA CONTROLLARE”…

Francesco Spini per La Stampa

Il ritorno di Telecom Italia sulla scena dell'America Latina, con il via libera alla conquista di Telecom Argentina dal governo di Buenos Aires, incassa la promozione del mercato, ma scatena la polemica nel Paese sudamericano.

Il titolo a Piazza Affari si mantiene tonico per tutta la seduta. Il consolidamento delle attività di Buenos Aires, che avverrà a partire dal quarto trimestre di quest'anno, avrà un effetto positivo netto una tantum, di circa 250 milioni di euro sul conto economico consolidato dello stesso periodo in virtù del ricalcolo al fair market value della precedente partecipazione in Sofora e migliorerà i parametri del debito.

 

Ma non avrà effetti sul rating. L'agenzia Standard & Poor's ha infatti spiegato di non includere per ora - causa la bassa quota indiretta di controllo sul gruppo di Baires, pari al 16,2% - il consolidamento dei risultati di Telecom Argentina nella valutazione dell'indebitamento del gruppo.

A Buenos Aires, intanto, è polemica sul via libera dato agli italiani per salire al 58% di Sofora, letto come «un sorprendente cambiamento» di marcia del governo, dopo la guerra scatenata negli ultimi anni. Il timore è che, nonostante le rassicurazioni, Telefonica, presente in proprio sul mercato argentino e grande azionista di Telecom dentro Telco, la holding di controllo che riunisce anche Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo, abbia ora le mani pure su Telecom Argentina: insieme avrebbero il 90% del mercato locale.

 

La «presidenta» Cristina Fernandez de Kirchner ha difeso la soluzione trovata: «Abbiamo raggiunto un accordo molto importante perché le società coinvolte si sottomettono alla normativa antitrust argentina con accordi trasparenti». Accordi, ha sottolineato, che coinvolgono anche società non presenti nel Paese.

I soci spagnoli di Telefonica, infatti, dovranno astenersi dal partecipare e votare negli organi sociali non solo di Telecom Italia ma anche di Telco, quando verranno trattati temi inerenti la controllata sudamericana. Non solo: Telefonica non potrà designare amministratori o direttori nelle società argentine controllate da Telecom Italia. A cui spetta il potere di nominare presidente e amministratore delegato.

Un discorso che però convince poco gli osservatori locali. La Nacion, giornale conservatore, è la più dura nel commentare l'accordo. «Apparentemente - scrive - Cristina Kirchner ha deciso di monopolizzare l'industria delle telecomunicazioni». Di qui la sentenza: «Il cambio di condotta è difficile da spiegare con motivazioni trasparenti». Anche perché la corretta esecuzione dello schema approvato, per stessa ammissione del vicepresidente dell'Antitrust spagnolo, Humberto Guarda Mendonca, «sarà difficile da controllare».

Il compito spetterà alla famiglia Werthein («È un accordo equilibrato», dicono), attraverso il neonato comitato indipendente di conformità regolatoria . Al momento non venderanno il 42% che rimane loro di Sofora. Andrian Werthein, però, non esclude nulla: «Se Sofora andrà bene, ne seguiremo lo sviluppo. Ma da imprenditori valuteremo in futuro quali opportunità si presenteranno». A Bernabè il compito di convincere gli argentini: «Prevediamo di investire 10mila milioni di pesos (poco meno di 2 miliardi di euro) nel corso prossimi anni per la dotazione infrastrutturale del Paese».

 

 

[15-10-2010]

 

 

 

 TELECOM: OK A BREVETTO EUROPEO PER RETE MOBILE QUARTA GENERAZIONE...
(Adnkronos) - Telecom Italia ha ottenuto dall'Ufficio Brevetti Europeo l'approvazione di un brevetto per una propria soluzione tecnologica riguardante la rete radiomobile Lte, della quale ha avviato recentemente i test conclusivi a Torino. E' la stessa societa' ad annunciarlo in una nota.

 

La soluzione sviluppata da Telecom Italia Lab - il centro di ricerca e innovazione del Gruppo - e sottoposta all'Ufficio Brevetti Europeo e' entrata a far parte dello standard EPS (Evolved Packet System), ovvero la tecnologia di rete sulla quale si baseranno i servizi di quarta generazione. In particolare, si tratta di un'architettura di rete che consente un accesso efficace degli utenti alla rete mobile anche attraverso connessioni senza fili diverse da quelle tipiche della rete mobile stessa, come ad esempio il wif

15.10.10

 

 

FORSE OGGI L'ACCORDO PER LA FUSIONE VIMPELCOM-WIND...
Da "il Giornale" - L'operatore telefonico russo Vimpelcom e il magnate egiziano Naguib Sawiris potrebbero annunciare già oggi che sono vicini a un accordo per la fusione dei rispettivi asset telefonici, Wind compresa. Lo riferisce l'agenzia «Bloomberg», citando due fonti vicine al dossier, secondo le quali non è comunque detto che l'accordo venga raggiunto. Le parti avrebbero discusso per 4 settimane la transazione che ha l'obiettivo di dare vita a una compagnia del valore di oltre 25 miliardi di dollari. Teatro dell'intesa potrebbe essere l'appuntamento del 6 ottobre in Algeria, in occasione della visita del presidente russo Dmitry Medvedev.

 

Sawiris diventerebbe un significativo azionista di minoranza della nuova società, che comprenderebbe il 51% di Orascom e l'italiana Wind, con una base clienti totale di oltre 200 milioni di persone. Il finanziere egiziano, solo poche settimane fa, aveva ribadito l'impegno del suo gruppo in Italia: «Siamo e saremo investitori a lungo termine sul mercato italiano», aveva affermato al management di Wind per il quinto anniversario dell'acquisizione.

 

 

 WIND-FASTWEB ALL'ASSALTO DI TELECOM PER I DOPPI PREZZI...
M. Sid. per il "Corriere della Sera"
- Il documento è del 23 giugno scorso, non recentissimo dunque. Ma il provvedimento dell'Antitrust n. 21277, caso Wind-Fastweb sulle condotte di Telecom Italia, acquista una maggiore valenza «probatoria» ora, nel quadro delle polemiche seguite ai rincari sull'unbundling - in sostanza il costo dell'affitto della rete dell'ex monopolista da parte degli operatori alternativi - che, secondo la valutazione di Deutsche Bank, genereranno 200 milioni di benefici solo grazie agli ultimi aumenti. Per adesso l'authority guidata da Antonio Catricalà ha accettato le segnalazioni da parte dei due gruppi telefonici avviando l'istruttoria volta ad accertare le eventuali violazioni.

 

Dunque: per legare le due matasse bisognerà attendere la fine del procedimento in agenda «prima del 30 giugno 2011». Ma nel frattempo c'è un passaggio che merita di essere registrato perché, se fosse comprovato, potrebbe avere il proprio peso sulla polemica. Nella sostanza la tesi dei due accusatori è che il gruppo Telecom adotti tariffe per i clienti business e della pubblica amministrazione fortemente scontate (anche del 69%) nelle aree aperte all'unbundling dove il gruppo deve affrontare la piena concorrenza degli altri (in sostanza lasciandoli fuori dai giochi).

 

Le due compagnie mettono nero su bianco il caso Firenze: un'offerta fatta da Telecom al comune fiorentino il 16 marzo del 2009 prevedeva canoni di accesso al prezzo di 5,97 euro «ovvero ad un livello inferiore del 30% rispetto al corrispondente prezzo all'ingrosso praticato ai concorrenti per la sola componente del canone mensile Ull, che ammonta a 8,49 euro al mese».

Secondo Fastweb, addirittura, il prezzo di 5,97 euro al mese sarebbe «insufficiente a coprire anche i soli costi di rete». Più o meno, l'accusa è, dunque, di dumping. Sul merito si esprimerà l'authority. Ma se ce n'era bisogno anche da questo si capisce che tra cantieri aperti, promesse di modernizzazione, banda larga e disfida sui prezzi, la partita delle infrastrutture di nuova e vecchia generazione è ormai chiave per lo sviluppo delle telecomunicazioni del Paese.

10.10.10

 

- TELECOM CEDE ELETTRA A FRANCE TELECOM...
Da "La Stampa"
- Telecom Italia cede il 70% di Elettra Tlc, azienda che effettua manutenzione a cavi sottomarini, a France Telecom per un prezzo, a quanto si apprende, di 44,9 milioni di euro sulla base di un valore d'impresa di 20 milioni. France Telecom ha rilevato il restante 30% di Elettra da Ftt Investments.

01.10.10

 

Vento contrario per wind - a rischio l’opa matrimoniale tra la russa VimpelCom e l´italiana Wind: Moody´s declassa Orascom per la semestrale negativa. Veto dell´Algeria - Ma se Sawiris ha le sue gatte da pelare, anche VimpelCom dovrà convincere la norvegese Telenor (suo secondo azionista al 36%), poco incline a farsi diluire troppo - tutto sulla sawiris dinasty...

 

 

1 - A RISCHIO L'OPA MATRIMONIALE TRA LA RUSSA VIMPELCOM E L´ITALIANA WIND
sara bennewitz per la Repubblica

Le prove di matrimonio tra la russa VimpelCom e l´italiana Wind procedono, nonostante il Ferragosto. Il mercato che giovedì aveva fortemente punito il colosso presieduto da Mikhail Fridman (-8% in una sola seduta) ieri è tornato a scommettere sul gruppo quotato a Wall Street (con rialzi attorno al 3% a 16 dollari dopo metà seduta) che studia un´integrazione con l´egiziana Orascom e con l´operatore romano.

 

Tuttavia l´operazione è complessa, e non solo perché si tratta di un menage à trois. Andranno rinegoziati la maggior parte dei debiti dei tre gruppi, che in totale ammontano a 26 miliardi di dollari, inoltre dovrebbe essere lanciata un´Opa sul 49% di Orascom che è quotata in Borsa al Cairo (previo un parere ad hoc delle autorità egiziane); infine alcuni governi africani potrebbero opporre il loro veto.

 

Primo fra tutti quello algerino, che già tre mesi fa aveva bloccato le trattative tra il magnate egiziano Naguib Sawiris e Mtn. Se l´Algeria non ha voluto che il suo primo operatore mobile finisse sotto il controllo del colosso sudafricano Mtn, difficilmente sarà ben disposta a scendere a patti con il secondo operatore russo, a meno che le attività locali non vengano escluse dall´operazione.

Tuttavia proprio la filiale di Algeri, rappresenta buona parte della redditività di Orascom, pertanto la trattativa presenta non poche incognite.

In vista delle manovre finali sul dossier, cade una tegola forse inattesa. Dopo la deludente semestrale pubblicata giovedì, Moody´s ha reso noto che potrebbe abbassare il suo giudizio sulla qualità del debito di Orascom, che ha sempre più bisogno di reperire nuova finanza. Ma se Sawiris ha le sue gatte da pelare, anche VimpelCom dovrà convincere la norvegese Telenor (suo secondo azionista al 36%), poco incline a farsi diluire troppo.

Se la fusione con il 100% di Wind e il 51% di Orascom venisse conclusa usando come moneta di scambio solo le azioni di VimpelCom, si stima che i russi di Alfa calerebbero dal 45 al 35%, i norvegesi di Telenor dal 36 al 27% e la Weather di Sawiris avrebbe il 23%. Per questo non è affatto da escludere un pagamento misto, con carta e azioni russe.

 

2 - TE LO DO IO SAWIRIS
La Stampa

Anche quest'anno nella classifica dei primi dieci miliardari d'Africa, ritagliata sui dati di Forbes, lui c'è. E soprattutto non è da solo. Assieme a Naguib Sawiris, 56 anni, una moglie e quattro figli, una passione dichiarata per il tango e una assai più esplicita per gli affari che si traduce in un valore personale di 2,5 miliardi di dollari, ecco nella top-ten anche il padre Onsi e i fratelli Nassef e Samih.

Al capofamiglia e a Nassef, il figlio più giovane, le costruzioni; a Samih gli hotel; al primogenito Naguib, che dopo gli studi in Svizzera si è conquistato i galloni sul campo, le telecomunicazioni. Quell'impero che si chiama Orascom e Wind e che proprio in questi giorni è al centro della possibile cessione ai russi di VimpelCom.

I Sawiris, insomma, si prendono in blocco, così come in blocco sorgono al Cairo i grattacieli di 32 piani con cupole dorate che rappresentano al tempo stesso la punta più avanzata della tecnologia edilizia del gruppo e la sede del suo quartier generale.

Dall'ufficio di Naguib al ventiseiesimo piano - racconta chi c'è stato - si gode una vista favolosa sulla città e si tocca con mano un potere che che ha conquistato una buona fetta dell'economia egiziana ma si spinge molto più in là, verso l'Africa, Asia e Medio Oriente.

 

I Sawiris arrivano infatti anche dove altri imprenditori - è il caso dell'Iraq dove proprio Naguib ha cercato negli ultimi anni di sviluppare il business della telefonia, o della Corea del Nord - faticano ad avventurarsi. E poi, come ha ricordato di recente l'Economist in un articolo sulle nascenti multinazionali egiziane, attività che vanno dal resort in Svizzera alle basi dell'esercito Usa in Afghanistan: con un valore combinato di 13 miliardi di dollari assieme i quattro Sawiris fatturano all'estero, nel solo settore delle costruzioni, l'80% fuori dai confini dell'Egitto.

Ma per il cristiano copto ortodosso Naguib - che tre anni fa si è ritrovato anche vittima di una «fatwa» islamica per aver criticato il peso crescente della religione in Egitto - è l'avventura a Ovest, specie verso la Grecia, a essere oggi come oggi la più rischiosa.

Wind Hellas, la società greca di telecomunicazioni. che è già stata una volta sull'orlo del fallimento a fine 2009 e poi fortunosamente ristrutturata, rischia adesso di nuovo di finire in «default» e soprattutto i suoi conti appesantiscono al salute della controllante Weather - che nel 2009 ha perso 745 milioni di euro contro un utile di 2,68 miliardi un anno prima - e mantengono il suo indebitamento sul livello non indifferente di 15 miliardi di euro.

 

Anche le attività italiane, dove Wind ha chiuso l'ultimo semestre in utile, sebbene assai ridotto rispetto allo stesso periodo del 2009, contribuiscono al debito complessivo: alla scadenza di gennaio 2012 Sawiris dovrà restituire tra l'altro 2 miliardi di euro tre fondi di private equity che nel 2007 aiutarono la sua scalata per il controllo totale della compagnia telefonica tricolore.

La partita non è delle più semplici e il clima macroecnomico non aiuta: consumi in calo, banche assai più attente e concedere finanziamenti, grandi investitori che vogliono rientrare in possesso dei loro capitali. Bella sfida per il «consummate dealmaker» - come lo definisce Forbes - l'esperto negoziatore, che vorrebbe la pace in Medio Oriente anche perché così farebbe meglio il suo business e che negli ultimi anni ha cercato di scollarsi di dosso l'etichetta di grande finanziatore di Yasser Arafat che proprio lui si era appiccicato con orgoglio.

«La gente pensa che a me piacerebbe essere acquisito da una delle Vodafone del mondo - raccontava ormai qualche tempo fa a Business Week - ma la mia ambizione è essere una delle Vodafone di questo mondo». Si vedrà adesso, alla prova del debito e delle possibili offerte che arrivano da Mosca, se il primogenito di Onsi Sawiris deciderà di crescere ancora da solo o dovrà invece vendere.

 [14-08-2010]

 

 

Non brilla piu’ la stella di Sawiris, il Faraone dei telefonini che dopo aver costruito un impero in Nord Africa voleva dare l’assalto all’Europa – a forza di affidare a parenti ed amici l’amministrazione delle varie telecom, Il risultato e’ che l’impero Orascom non ha piu’ un risultato positivo in nessun paese - E ora ci si mette pure Mubarak, eterno padrino politico di Sawiris, a sentirsi malato e vecchio - Anche la Sfinge delle Piramidi e’ molto perplessa…

DAGOREPORT
Non brilla piu' la stella di Sawiris, il Faraone dei telefonini che dopo aver costruito un impero in Nord Africa voleva dare l'assalto all'Europa. Nel 2005 è entrato in scena con la scalata a Wind il terzo operatore telefonico italiano. Dopo quell'operazione la volonta' di Naguib Sawiris sembrava aver trovato un terreno fertile per un'espansione irresistibile.

 

Con l'integrazione di Wind alla Holding Egiziana Orascom - proprietaria di operatori telefonici in Egitto, Algeria,Tunisia, Pakistan, Iraq - Sawiris mirava ad annettere i multipli finanziari di capitalizzazione propri della telefonia europea a quelli, molto piu deboli, dei mercati nordafricani.

Oltre allo shopping per le strade di Roma, Naguib Sawiris aveva dunque interessi molto più materiali e meno frivoli. A Wind segui' subito dopo Wind Ellas, operatore cellulare greco, aqcuisito nel 2006. Seguirono anni di bella vita occidentale con trionfali interviste ai rotocalchi, tra Roma, Parigi (sede di Orascom) e Atene.

 

Che cosa è successo, negli ultimi tempi? Che tutte le societa' acquisite (con il leverage buy out, cioè a debito) da Sawiris, dopo una fase iniziale di studio dell'azienda, sono state sottratte ai managent locali e affidate a persone vicine alla famiglia Sawiris. La stessa politica adottata in Nord Africa è stata praticata nelle realtà aziendali europee. Così in Wind, dove il management di Fabrizio Bona (ora in Telecom) e' stato messo nell'angolo e nelle condizioni di uscire nel 2009 e la direzione affidata a Ossama Bessada, vicino al Faraone, mentre Bichara, ex direttore fisso di Wind, prendeva le redini di tutta Orascom.

 

E qui inizia i guai, come in Grecia, anch'essa affidata a parenti e amici.

Il risultato e' che Orascom non ha piu' un risultato positivo in nessun paese africano. La Wind Ellas va in default e si rende necessario per ben due volte il soccorso delle casse Wind. Ora i concorrenti dicono che anche Wind (nonostante una martellante campagna pubblicitaria) stia perdendo traffico e clienti a favore di Vodafone e la stessa Tim, tornata aggressiva proprio sui segmenti di mercato cari a Wind: giovani ed etnici.

 

E a luglio il fisco italiano ha chiesto giustizia di tasse non pagate nelle operazioni Orascom su Wind. All'orizzonte c'e' inoltre l'appuntamento drammatico del 2012 quando scattera' il pagamento del debito per le operazioni di leverage sulla stessa Wind. E ora ci si mette pure Mubarak, eterno padrino politico di Sawiris, a sentirsi malato e vecchio. Anche la Sfinge delle Piramidi e' molto perplessa.

 

 

[02-08-2010]

 

 

ALIERTA È ’VIVO’, BERNABÉ È ’MORTO’ - PAGANDO UN PREZZO STRATOSFERICO (7,5 MILIARDI DI EURO PER IL 30% DI VIVO IN MANO AL PARTNER PORTOGHESE), IL PRESIDENTE DI TELEFONICA ALLA FINE HA OTTENUTO QUELLO CHE VOLEVA - LA PRESA DELLA BRASILIANA VIVO È DESTINATA AD AVERE CONTRACCOLPI SUI RAPPORTI CON TELECOM ITALIA - DI CERTO le motivazioni a un’integrazione più spinta con il gruppo guidato da BERNABÉ SI SONO DI MOLTO AFFIEVOLITE....

Antonella Olivieri per "Il Sole 24 Ore"

Cesar Alierta alla fine ha ottenuto quello che voleva. Pagando un prezzo stratosferico (7,5 miliardi di euro per il 30% di Vivo in mano al partner portoghese), il presidente di Telefonica ha assicurato al gruppo la possibilità di competere ad armi pari nel mercato più promettente dell'America Latina.

 

Armi pari anche rispetto all'acerrimo rivale, il gruppo del magnate messicano Carlos Slim, che in Brasile ha già iniziato l'integrazione fisso-mobile con le società che già controllava integralmente. Se ha ragione chi, come i portoghesi, sosteneva che le sinergie sprigionabili dalla combinazione Vivo-Telesp (l'operatore fisso dello stato di San Paolo in mano agli spagnoli) sono ben superiori ai 2,7 miliardi stimati dagli analisti, Telefonica potrà forse dire di aver fatto comunque un buon affare.

Ma anche Portugal Telecom, un «nano» rispetto al gigante spagnolo, ha portato a casa quello che voleva. Combattendo con grinta, e con l'aiuto determinante del governo di Lisbona che non ha esitato a calare la dubbia carta della golden share, ha ottenuto di restare agganciato all'ex colonia.

 

Oltretutto con un ruolo non di secondo piano, dal momento che reinvestirà poco più della metà (3,7 miliardi di euro) dell'assegno che incasserà da Telefonica per acquistare il 22,4% di Oi, vale a dire il "campione nazionale" nato sotto la benedizione del governo Lula, riconoscendo però un multiplo pari a circa 6 volte l'Ebitda che è quasi doppio rispetto al valore di Borsa.

 

Sul mercato brasiliano, dunque, tutti quanti - tranne la new entry Vivendi - sono posizionati per competere sul terreno combinato fisso-mobile. Un discorso che vale un po' meno per Telecom Italia. Fino a qualche anno fa, oltre che direttamente con il mobile di Tim, era presente anche nel capitale dell'operatore fisso Brasil Telecom.

Partecipazione che era stato poi "costretta" a liquidare, a cifre non certamente paragonabili alle attuali quotazioni, consentendo così di fatto la fusione con Oi-Telemar che ha portato appunto alla "rinascita" del campione nazionale, dieci anni dopo la privatizzazione che aveva spezzato il tre tronconi l'ex monopolista (il terzo troncone è Telesp).

 

Un anno fa, dunque, Telecom è rientrata nel fisso, attraverso il segmento long distance, rilevando con un'acquisizione carta contro carta Intelig, che ora sta integrando con Tim Brasil. Ma, necessariamente, per Telecom l'accento resta sul mobile che costituisce il punto forte della sua strategia in Brasile.

Ora, la mossa di Alierta su Vivo è destinata ad avere contraccolpi sui rapporti con Telecom Italia? C'è chi scommette di sì. Telecom è stata sorda alle sirene lusitane che la invitavano ad aggiungersi al tavolo delle trattative brasiliane, evitando di fatto di intralciare i piani dell'azionista spagnolo. Di certo le motivazioni a un'integrazione più spinta con il gruppo guidato da Franco Bernabé, di cui si discuteva nella prima parte dell'anno, si sono di molto affievolite.

 

In Brasile, infatti, le autorità locali non consentirebbero mai un consolidamento tra Vivo e Tim Brasil che anzi, per disposizioni regolamentari dell'Anatel (l'Authority delle tlc) e del Cade (l'Antitrust), sono tenute a una rigida separazione delle rispettive attività. Quanto al mercato domestico, la vicenda Portugal Telecom ha dimostrato che è ancora arduo intervenire a gamba tesa nel campo "sensibile" delle telecomunicazioni, se i governi non sono d'accordo.

 

Da qui a ipotizzare che Telefonica possa mollare la presa su Telecom, però ce ne passa. Sulla partecipazione in Telco, pur con un prezzo di carico svalutato a 2,2 euro, la minusvalenza potenziale per Telefonica, ai valori di Borsa attuali che oscillano intorno a 1 euro, è comunque superiore a 1,5 miliardi. Uscire dalla holding significherebbe contabilizzare senza scampo la perdita.

A meno che il mercato inizi a "prezzare" il valore occulto di Tim Brasil e si trovi qualcuno disposto a riconoscere agli spagnoli lo stesso premio sulla quota in Telecom. Comunque difficilmente la questione si porrà prima di aprile quando ci sarà la prima finestra d'uscita consentita dal nuovo patto Telco.

 29-07-2010]

 

 

C'È UN MANAGER A MILANO CHE IN QUESTE ORE STA VIVENDO MOMENTI DIFFICILI. È ALBERTO LINA
C'è un manager a Milano che in queste ore sta vivendo momenti difficili. È Alberto Lina, il 69enne e barbuto ingegnere che dopo aver lavorato all'Iri, Techint, Pirelli e Impregilo, nel 2009 ha preso la guida di Sirti, la società che opera negli impianti di telecomunicazione.

 

Per questa azienda che un tempo faceva parte della Stet e adesso è controllata dalla holding Hiit è in ballo un'operazione di salvataggio per i 400 milioni di debiti incagliati che l'hanno portata sull'orlo dell'abisso. Gli azionisti di Hiit è gente del calibro di Claudio Sposito (Clessidra), Benetton (21 Investimenti), Braggiotti (Euraleo), Rocca (Techint) e l'ex-presidente di Sirti Gianni Chiarva. Costoro, tutti insieme, hanno dovuto prendere atto che il loro investimento di 2 anni fa in Sirti per 350 milioni oggi vale a mala pena 25 milioni (il 93% in meno).

L'azienda ha avuto un momento glorioso nell'ottobre 2007 quando sembrava che avesse vinto la gara per i sistemi informatici delle Ferrovie, ma poi l'esito fu annullato dal Consiglio di Stato per le procedure poco limpide denunciate dai concorrenti. Questa mattina alle 10,30 si è riunito il consiglio di amministrazione di Banca Imi e domani è convocato quello di BancaIntesa per approvare un accordo con i fondi che hanno elargito quattrini al barbuto Lina e alla holding che detiene il 100% della società.

 

Nel fine settimana Miccichè e BancaIntesa hanno alzato la voce con i fondi creditori e venerdì pomeriggio poco prima delle 16 la banca di Corradino Passera per bocca dello studio "Borghesi, Colombo & Associati" sembra aver modificato unilateralmente gli accordi già presi e sottoscritti per chiudere la partita. Ma i fondi, quasi tutti stranieri e quindi poco avvezzi ai meccanismi casarecci e corporativi italiani, hanno fatto saltare il tavolo e non accettano le condizioni emesse dalle banche.

 

A tremare insieme al barbuto Lina ci sono i prestigiosi membri del consiglio di amministrazione (tra questi Filippo Aleotti, Rosario Bifulco, Sergio Carbone, Alessandro Foti, ecc.) che temono il commissariamento da parte di qualche zelante magistrato che ha già acceso un faro su quest'altro pezzo meraviglioso della storia industriale italiana.

31.07.10

 

 IL GIOCO DEI TRE TAVOLI...
Giovanni Pons per "la Repubblica"-
Strano modo di operare, quello del governo, nei confronti della Telecom. Prima si inserisce di forza nella trattativa tra azienda e sindacati sugli esuberi di personale senza mettere sul tavolo alcun ammortizzatore sociale. In cambio, però, il viceministro Romani fa sapere che i licenziamenti si possono fare se Telecom accetta di partecipare agli investimenti sulla rete a banda larga proposta dai suoi concorrenti. Una "proposta indecente".

E sullo sfondo spunta il terzo tavolo del do ut des: le frequenze per allargare la banda della telefonia mobile. Romani vorrebbe requisire quelle in parte inutilizzate delle tv locali e metterle a gara, come ha fatto la Germania. E poi indirizzare le risorse verso quella rete di cui si è fatto promotore escludendo la Telecom. Un gioco dei tre tavoli che finora non ha prodotto alcun risultato.

 23-07-2010]

 

 

UNO FUORI E TRE DENTRO IN TELECOM...
Dal "Giornale" -
Qualche spostamento in casa Telecom. Ridefinito intanto l'organigramma della controllata Telecom Italia Sparkle, dove è stato nominato amministratore delegato Paolo Ferrari. La società che è stata oggetto delle attenzioni giudiziarie da parte della Procura di Roma, insieme a Fastweb, aveva recentemente rischiato un pericoloso commissariamento.

Esce invece di scena Luca Tomassini (ex socio di Bernabè - in Xaltia) il visionario responsabile del progetto Cubovision (il cubetto tecnologico e democratico come lo aveva definito Bernabè presentandolo a dicembre dell'anno scorso) che evidentemente è stato considerato troppo visionario, visto il flop del nuovo apparecchio sul mercato. Due novità riguardano anche la comunicazione con i media. Rientra a breve dal Brasile, dove era capo ufficio stampa, Carlo De Martino. Mentre si rafforza l'ufficio dei rapporti con la stampa estera: è stata infatti assunta Francesca Valagussa, molto gradita al big boss della comunicazione, Carlo Fornaro.

 

23.07.10

 

 

1- TELECOM, QUANDO L'ETICA VA IN VACANZA RIMANE SOLO LA COTICA DEI LICENZIAMENTI (OVVIAMENTE SE NE FARÀ CARICO IN GRAN PARTE LO STATO)
Gli uscieri di TelecomItalia avevano capito subito che Franchino Bernabè non si sarebbe prestato a fare il macellaio dei suoi 51.873 dipendenti. E quando il presidente del Gruppo, il conte piemontese Gabriele Galateri di Genola, ha tirato fuori la parola inglese "must" per giustificare il piano di esuberi, si sono fatti delle grosse risate.

 

Per gli uscieri il piano annunciato a freddo la settimana scorsa da Franchino, è sembrata fin dall'inizio una moneta di scambio per ottenere dal governo contropartite sulla banda larga e assicurazioni che la Rete resterà saldamente nelle mani di Telecom.

 

Forse però gli uscieri sbagliano se pensano che il manager di Vipiteno possa ritirare il piano delle "eccedenze" che ieri è stato discusso con l'esile ministro Sacconi, i sindacati e quel Paolo Romani che non prenderà mai il posto di Scajola allo Sviluppo Economico. Sono convinti che in fondo Bernabè abbia un cuore tenero e ricordano la lettera del 5 marzo scorso inviata a tutti i dipendenti dopo le vicende Sparkle e Fastweb in cui Franchino si diceva "profondamente turbato perché nulla giustifica il sacrificio dell'etica".

 

Questa volta l'etica se ne andrà in vacanza come dimostra la lettera spedita venerdì scorso dai piani alti di Telecom con il numero di protocollo 0004495, e accompagnata da un allegato di 91 pagine che in modo analitico indica gli esuberi della direzione generale e di tutte le città italiane.

In questo caso però Bernabè non ha firmato il documento che gli uscieri hanno subito girato a Dagospia. In calce alla lettera che precede il piano dei 3.700 esuberi c'è infatti la firma del direttore del personale, Antonio Migliardi. Costui è un calabrese di 52 anni dalla testa calva che dopo aver lavorato dal '91 al '98 in Sip ha seguito Giancarlo Cimoli alle Ferrovie dello Stato. Quando Cimoli fu cacciato con la famosa liquidazione miliardaria, lo ha seguito in Alitalia dove ha provato a massacrare i piloti.

In quello che dovrebbe essere l'antipasto per ridurre entro il 2012 almeno 6.800 dipendenti, Dagospia ha scoperto dettagli curiosi. Nello staff di Bernabè, che comprende le aree Finanza, Risorse Umane, Security e Public Affairs, saltano 14 degli 89 addetti alle relazioni esterne, mentre nella Security, dove il dopo-Tavaroli è curato da 104 dipendenti, andrebbero a casa soltanto 4 unità. Al di là di questi dati colpisce la riduzione dei lavoratori impegnati nelle aree top clients e telefonia fissa, mentre un drastico taglio di 198 unità scatterà anche nell'Information Technology.

Dietro la faccia del calvo Migliardi, spunta il volto da bravo ragazzo di Franchino Bernabè, un manager che in nome dell'etica e dell'efficienza vuole imitare Sergio Marpionne.

17.07.10

 

FERRARI AD SPARKLE - TELECOM, DOMANI L'INCONTRO COL GOVERNO...
Da "la Stampa" -
È fissato per domani al ministero dello Sviluppo l'incontro fra Telecom e sindacati per scongiurare i 3.700 licenziamenti annunciati e per i quali sono già partite le lettere di avvio della procedura.

In passato in casi analoghi la soluzione brutale del licenziamento era stata evitata ricorrendo all'accompagnamento alla pensione o ai contratti di solidarietà. Ieri il presidente di Telecom, Gabriele Galateri di Genola, ha detto che «il discorso è appena cominciato, vediamo» e questo lascerebbe intendere che i margini per trattare ci sono.

 

Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi dice che «la premessa per il dialogo sono il ritiro o la sospensione di questa iniziativa». I sindacati protestano con particolare forza perché in Telecom è in atto una crisi aziendale, anzi le lettere di licenziamento arrivano dopo la distribuzione del dividendo agli azionisti, cosa che i lavoratori bollano come «una contraddizione».

Intanto, si prepara la riorganizzazione del vertice di Sparkle, la controllata Telecom. Oggi è in programma una riunione del cda che dovrebbe nominare Paolo Ferrari come nuovo amministratore delegato. Il manager, ex ad di Hansenet, è direttore generale di Telecom Italia Deutschland.

 

12,07.10

 

TELECOM ITALIA IN CALO IN BORSA, IN ARRIVO 3700 LICENZIAMENTI...
Da Borse.it -Avvio d'ottava all'insegna dei ribassi per Telecom Italia a Piazza Affari. Il titolo del gruppo telefonico guidato da Franco Bernabè cede quasi lo 0,7% a 0,9445 euro per azione. Telecom Italia ha avviato le procedure che dovranno portare alla riduzione di 3.700 posti di lavoro (domestici) entro giugno 2011. "Ci aspettiamo che l`ulteriore azione dei costi accompagnata questa volta dalla stabilizzazione dei ricavi, consentirà ebitda stabili di buona visibilità - rimarcano gli analisti di Equita in una nota diffusa questa mattina - Le nostre stime già recepiscono la riduzione di personale oggetto della trattativa".
10.07.10

 

MARETTA ANCHE IN TELECOM...
Enrico Marro per "Corriere Economia" - Acque agitate anche in Telecom. Sempre per venerdì 9 i sindacati delle telecomunicazioni di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero nazionale di 8 ore. A fronte di utili distribuiti «in larga misura ai propri azionisti, pari a 1,5 miliardi nel 2009 - attacca il segretario confederale della Cgil,

Fabrizio Solari - il gruppo Telecom diminuisce gli investimenti, appalta sempre di più lavoro all'esterno, si riorganizza disintegrandosi in diverse società settoriali e presenta un piano di esuberi che, in aggiunta a quelli già dichiarati negli ultimi due anni, porta a un totale di 13.500 lavoratori».

Per giovedì e venerdì 15 e 16 luglio il leader della Cisl, Raffaele Bonanni , ha convocato all'hotel Ergife di Roma la Conferenza nazionale sulla contrattazione, praticamente un'adunata generale dei dirigenti, quadri e delegati che saranno impegnati nei prossimi mesi nella contrattazione aziendale e territoriale.

Il piano di Bonanni prevede un grande impegno sulla formazione dei sindacalisti e uno spostamento di risorse economiche a favore delle strutture della Cisl aziendali e regionali, una sorta di riforma organizzativa in senso federalista per spingere la fase due del nuovo modello contrattuale, cioè la effettiva diffusione della contrattazione azienda per azienda, che dovrebbe essere spinta anche dal rafforzamento, voluto dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, degli incentivi fiscali contenuti nella manovra in discussione in Parlamento.

10.07.10

 

 TELECOM: DENUNCIA A PROCURA ROMA PER DIVULGAZIONE ATTI ISPEZIONE AGCM ...
(Adnkronos) - Telecom Italia ha dato mandato ai propri legali perche' presentino una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma in merito alla 'diffusione sulla stampa di atti riservati (verbale di ispezione e documenti allegati) relativi all'ispezione nelle proprie sedi da parte dell'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato con l'ausilio della Guardia di Finanza, nell'ambito dell'istruttoria' dell'Antitrust avviata nei giorni scorsi per ipotesi di abuso di posizione dominante su denuncia di Fastweb e Wind.

 

E' quanto si legge in una nota della societa' che sottolinea come 'la divulgazione degli atti relativi all'ispezione sia in grado di arrecarle grave danno in quanto tali atti contengono informazioni e dati estremamente sensibili e rilevanti per le attivita' dell'azienda'. Telecom Italia ribadisce 'la propria completa collaborazione con l'Agcm per fornire tutta la documentazione e le informazioni necessarie allo svolgimento dell'istruttoria e per dimostrare la totale infondatezza delle lamentele su presunti comportamenti illegittimi avanzate da operatori alternativi

10.07.10

 

 

 

- L'INFANTILE RITORSIONE DI BERNABé
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Franchino Bernabè ha tagliato la pubblicità al settimanale "Panorama" che la settimana scorsa gli aveva fatto le pulci sulla sua gestione a TelecomItalia.

 

Il manager di Vipiteno non ha letto la ricerca condotta da due professori dell'università di Pavia (Marco Gambaro e Riccardo Puglisi) che dopo aver spulciato 56mila articoli pubblicati in due anni da 6 quotidiani su 13 società quotate, sono arrivati alla conclusione che gli investimenti pubblicitari servono a salvaguardare l'immagine e gli interessi economici di un'azienda.

 

La ricerca, che Dagospia ha letto con grande attenzione, dimostra soprattutto che a beneficiare della spesa in pubblicità sono il "Corriere della Sera" e la "Stampa" di Torino. Anche senza leggere i risultati di questo studio, quella di Bernabè appare una ritorsione infantile".

 25-06-2010]

 

 

PILERI IN FUGA DAL DURO SCONTRO IN ATTO ALL'INTERNO DI CONFINDUSTRIA SERVIZI TECNOLOGICI TRA LE ASSOCIAZIONI CHE RAPPRESENTANO LE TELECOMUNICAZIONI (ASSTEL) E L'INFORMATICA (ASSINFORM).
Emma Marcegaglia sta volando al G20 di Toronto insieme a Paoletto Scaroni.

I due imprenditori saranno gli unici esponenti che accanto al Cavaliere di Arcore rappresenteranno l'Italia industriale. Alle spalle la Emma si lascia il dramma degli operai e delle piccole imprese che aspettano da Giulietto Tremonti la semplificazione delle procedure. E si lascia indietro anche una piccola grana provocata in Confindustria da Stefano Pileri, l'ingegnere 55enne che fino a pochi mesi fa guidava la Rete di Telecom.

 

A metà dell'anno scorso Pileri, che da molte parti viene dato in quota Opus Dei, è stato nominato alla presidenza della Federazione Servizi Tecnologici di Confindustria, l'organismo che rappresenta le aziende di telecomunicazioni, informatica e media. Adesso l'ingegnere romano, dopo aver consultato la moglie Manuela e i figli Diego e Arianna, ha deciso di abbandonare la presidenza della Federazione, e il 1° luglio presenterà alla Giunta le sue dimissioni.

La ragione va cercata nel nuovo incarico che Pileri sta per assumere in Italtel, l'azienda in crisi che le banche stanno salvando dal fallimento con la richiesta di avere al vertice un tecnico competente. Questo impegno sembra averlo convinto a fare un passo indietro, ma altri motivi vanno cercati nel duro scontro in atto all'interno di Confindustria Servizi Tecnologici tra le associazioni che rappresentano le telecomunicazioni (Asstel) e l'informatica (Assinform).

 

Da quando è stato eletto nel giugno del 2009 alla presidenza il buon Pileri (amico e consulente di Paolo Romani) è riuscito a combinare poco o nulla, e soprattutto non ha sventato i colpi che gli sono arrivati da Stefano Parisi e dai vecchi amici di TelecomItalia, Galateri di Genola e Franchino Bernabè. Per la sua successione corre il nome di Ennio Lucarelli, un brizzolato imprenditore romano che dovrà tentare di tenere insieme i giganti dei telefoni con le migliaia di imprese dell'informatica e dei media.

26.06.10

 

TELECOM: ANTITRUST AVVIA ISTRUTTORIA PER POSIZIONE DOMINANTE...
(Adnkronos)
- L'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un'istruttoria nei confronti di Telecom per verificare se 'la societa' abbia compiuto due distinti abusi di posizione dominante finalizzati a ostacolare i concorrenti (Olo) nell'offerta di servizi alla clientela finale. Il provvedimento, notificato oggi nel corso di alcune ispezioni effettuate in collaborazione con le Unita' Speciali della Guardia di Finanza, e' stato adottato alla luce di alcune denunce presentate dalle societa' Fastweb e Wind'. E' quanto si legge in una nota dell'Antitrust.

28.06.10

 

NON C'È PACE PER TELECOM: PRIMA DI VOLARE IN BRASILE PER PARARE LE MOSSE DI TELEFONICA, BERNABÉ DOVRÀ SEDERSI AL TAVOLO CONVOCATO DAL VICEMINISTRO (SENZA SPERANZA) PAOLO ROMANI PER DISCUTERE DELLA BANDA LARGA - SCENDONO LE QUOTAZIONI DI TOMMASINI, SALGONO QUELLE DI STELLE - LE MOSSE DI SENTINELLI
Gli uscieri di TelecomItalia sono troppo indaffarati per seguire la partita di oggi pomeriggio dove quel simpaticone di Marcello Lippi si giocherà gli attributi.

 

A loro interessa soprattutto il futuro del loro capo, Franchino Bernabè, che a partire da lunedì sarà in Brasile per una missione molto importante. A Rio de Janeiro i colleghi carioca degli uscieri italiani stanno lucidando i pavimenti dell'ufficio che si trova nel Blocco4 del quartiere Barra dove ha sede il grattacielo che ospita gli uffici di Tim Brasil.

 

Qui Franchino incontrerà i manager della controllata sudamericana e dovrà prendere atto che Luca Luciani, il Napoletone che guida con successo la controllata Tim Brasil, non ha nessuna intenzione di tornare in Italia, tantomeno di soffiargli la poltrona. Questa cazzata è stata messa in giro da chi vuole creare zizzania dentro l'azienda in un momento in cui l'attenzione dovrebbe essere rivolta soprattutto alle mosse dei soci spagnoli di Telefonica.

È questa la ragione principale che spinge il manager di Vipiteno a sbarcare dalle parti di Ipanema. Gli uscieri gli hanno preparato un ricco dossier al quale hanno aggiunto le notizie pervenute ieri da Madrid sulla cessione che Cesar Alierta ha fatto a mani amiche dell'8% di Portugal Telecom per 650 milioni.

 

L'operazione è un abile tentativo degli spagnoli per conquistare l'operatore di telefonia mobile brasiliano "Vivo" che Telefonica già possiede al 50% insieme a Portugal Telecom. Prima di salire sull'aereo Bernabè dovrà però tener d'occhio anche quello che sta avvenendo in Italia a proposito della Rete e di alcuni manager. Oggi pomeriggio Telecom dovrà sedersi al tavolo convocato dal viceministro (senza speranza) Paolo Romani per discutere insieme agli altri operatori telefonici l'annosa questione della banda larga.

 

Romani non vuole perdersi la partita di calcio e ha avuto la felice idea di indire l'incontro per le 18 nella sede del ministero in via Veneto.

Questo spostamento di orario facilita la partecipazione di Stefano Parisi che stamane alle 9,30 ha aperto a Milano i lavori di un Forum sulle telecomunicazioni promosso da Asstel, l'Associazione di Confindustria di cui l'ex-capo di Fastweb è presidente.

È molto probabile che l'incontro di oggi pomeriggio al ministero sarà interlocutorio perché la distanza tra Telecom e gli altri gestori dei telefoni è enorme. Prima o poi comunque Franchino, che fino a pochi giorni fa aveva snobbato la mediazione politica del pallido viceministro, dovrà scendere a patti e scegliere i manager che dentro Telecom dovranno seguire la partita della banda larga.

 

E qui gli uscieri tengono d'occhio il termometro delle quotazioni degli uomini che fanno parte del vertice aziendale. Secondo i rumors che circolano nei corridoi, in bilico ci sarebbe Luca Tommasini, responsabile Broadband, l'uomo che con grande enfasi alla fine del 2009 ha lanciato "Cubo Vision" il dispositivo che doveva far diventare la televisione uno strumento interattivo di contenuti e di servizi web.

 

Dal punto di vista commerciale l'operazione è stata un flop e le accuse rivolte all'azienda veneta che doveva produrre il marchingegno non sembrano sufficienti a salvare la poltrona di Tommasini, un manager che aveva seguito Franchino anche nelle sue attività private.

 

Sembrano invece crescere le quotazioni di Giovanni Stella, il barbuto vicepresidente di TelecomItalia Media che ieri ha annunciato l'arruolamento di Chicco Mentana nel piccolo esercito de "La7". Gli uscieri di Telecom si rifiutano di ammettere che i rapporti del loro capo con il braccio destro Oscar Cicchetti si siano leggermente raffreddati, e richiamano l'attenzione sulle mosse che all'esterno dell'azienda sta facendo Mauro Sentinelli, l'uomo indicato come un possibile successore di Bernabè.

 

Questo ingegnere romano è entrato in Sip nel 1974 e ha fatto carriera fino a diventare nel '99 direttore generale di Tim, poi nel 2005 ha sbattuto la porta accompagnato da strane voci sulla decisione di lasciare l'azienda. Invece di restare con le mani in mano è andato a lavorare in una società vicino a Pordenone che si chiama Onda Communication ed è guidata da Michelangelo Agrusti, fratello dell'Agrusti direttore delle Generali di Trieste. Questa piccola azienda con 50 specialisti produce chiavette Usb ad alta velocità, un prodotto che pare fosse già utilizzato da Telecom quando Sentinelli lavorava nel Gruppo.

Nella sua infinita miseria Dagospia ha appreso una notizia che fa rizzare le orecchie perché si è saputo che Onda Communication di cui Sentinelli è presidente sta per essere acquistata da Engineering, la società romana di informatica.

 

A questo punto gli uscieri si chiedono se per caso Sentinelli non voglia sciogliere ogni vincolo di lavoro in vista di un ritorno nel Gruppo che ha lasciato cinque anni fa. Qualcosa di simile fece anche Franchino Bernabè quando vendette la sua Xaltia proprio a Engineering prima di diventare amministratore delegato di TelecomItalia.

 

28.06.10

 

ITALTEL: VENERDI' ASSEMBLEA SOCI, MANCA ANCORA L'OK DI ALCUNE BANCHE...
Radiocor - E' in agenda per giovedi' prossimo una riunione del consiglio di amministrazione di Italtel a cui seguira' venerdi' l'assemblea degli azionisti per l'approvazione del bilancio. Il via libera dei soci presuppone che sia raggiunto l'accordo di ristrutturazione. Mancano pero', secondo quanto risulta a Radiocor, alcuni via libera al salvataggio del gruppo da parte di alcune banche che hanno un limitato importo dei crediti. Si tratta del gruppo Ubi (circa il 3% del totale), Arab Bank (1,6%) e Banco Popolare (1,6%). I maggiori finanziatori del gruppo UniCredit, Bpm e Ge Interbanca, invece, hanno gia' dato il via libera a un finanziamento da 350 milioni di euro per il 93,5 dell'importo crediti delle banche. Per il salvataggio del gruppo occorre il 100% dei si' degli istituti. I soci Telecom e Cisco hanno dato alcune rilevanti garanzie per il futuro commerciale del gruppo e hanno dato disponibilita' a sottoscrivere assieme un aumento di capitale da 70 milioni.

10- GRANDI MANOVRE SUI FUTURI VERTICI DI TELECOM... (COME TI BRUCIO NAPO-LUCIANI)
Giovanni Pons per "la Repubblica" - Sono già cominciate le grandi manovre per la sostituzione dei vertici di Telecom Italia in scadenza nell´aprile 2011. A lavorare dietro le quinte, come già avvenuto lo scorso autunno, è sempre Cesare Geronzi che ora dalla tolda di comando di Generali è il primo socio italiano in Telco, con il 30,7%.

A scalpitare per una promozione telefonica stavolta non è più Stefano Parisi bensì Luca Luciani, ad di Tim Brasil da gennaio 2009. Luciani, famoso al popolo internet per la gaffe di «Napoletone vincente a Waterloo», s´è presentato a Geronzi grazie ai buoni uffici del dg Raffaele Agrusti e di suo fratello Michelangelo, ex democristiano vicino a Martinazzoli e oggi titolare della società Onda che fornisce a Telecom le chiavette per i collegamenti al web.

Luciani non ha fatto mistero di voler prendere il posto di Franco Bernabè, magari affiancato in una posizione operativa dall´esperto Mauro Sentinelli, guarda caso dal marzo 2009 presidente di Onda ed entrato nel cda Telecom lo scorso aprile sostenuto dall´asse dei fratelli Agrusti. Luciani si vanta dei buoni risultati di Tim Brasil ma non va dimenticato che fu lui nel settembre 2008, a capo della divisione mobile di Telecom, ad alzare le tariffe facendo perdere alla società clienti e traffico.

Un´impasse da cui ancor oggi non si riesce a uscire malgrado gli sforzi di Fabrizio Bona, un ex Wind cui tocca risollevare le sorti di Tim. Bisognerà poi vedere come procederà l´inchiesta giudiziaria sulle sim card fasulle, che investe un periodo in cui Luciani era responsabile della divisione incriminata. Dunque da qui ad aprile se ne vedranno di belle nella certezza che le leve operative di Telecom fanno gola a molti. E gli azionisti Mediobanca, Generali e Intesa potrebbero avere visioni assai diverse sul tema.

28-06-10

 

 PER NAGUIB SAWIRIS NIENTE VACANZE IN GRECIA...
S. Fi. Per "il Sole 24 Ore" - Sei mesi fa aveva disinnescato la mina Wind Hellas. Ma Naguib Sawiris si trova la spina Grecia di nuovo nel fianco. A dicembre, con un'abile speculazione finanziaria, il magnate egiziano delle tlc era riuscito a evitare il dissesto finanziario alla compagnia greca ex Tim Hellas, ricomprandone il debito a metà prezzo. È servito a poco perché il tracollo finanziario di Atene ha riportato l'allarme. I 356 milioni di euro di bond Wind Hellas con scadenza 2013 quotano pericolosamente a livelli di default (come segnale anche il rating «C» di Fitch): tra i 5 e i 6 centesimi nei giorni scorsi.

Le misure di austerity varate da Atene hanno causato una caduta di ricavi e utili per Wind Hellas, costringendola ad aprire una trattativa coi creditori. L'unica strada è tentare una nuova ristrutturazione del debito. I tempi stringono perché a fine mese la compagnia greca potrebbe rompere, secondo le stime di SocGen, i covenant su prestiti per 25 milioni ed entro luglio vanno a scadenza 40 milioni. Non parlate a Sawiris di vacanze in Grecia.

17 - ENDESA LAMENTA GLI ARRETRATI DI MADRID...
Mi. C. per "il Sole 24 Ore" - Endesa ha pesantemente criticato ieri la politica energetica del Governo Zapatero. Il presidente Borja Prado, in primo luogo, ha chiesto allo Stato il rimborso immediato di circa 7,5 miliardi (crediti che aumentano di 150 milioni di euro al mese), relativi al contributo che le aziende elettriche ricevono per coprire la perdita derivante dalla vendita di energia a prezzo regolato.

In secondo luogo si è scagliato contro il sistema spagnolo che ha finanziato a dismisura lo sviluppo dell'energia rinnovabile: «un lusso non abbordabile per una economia in crisi» come quella spagnola. Insomma Endesa chiede a Zapatero che si faccia ordine nel sistema elettrico e che si definiscano le regole (vedi anche quelle del settore nucleare) per evitare le attuali distorsioni del mercato. Nel frattempo l'andamento di Endesa nel primo semestre è più che soddisfacente, così come le sinergie emerse con la capogruppo Enel.

22-06-2010]

 

 

TELECOM: SOCIETA' CONFERMA NOTIFICA DA CORTE APPELLO ARGENTINA
(Adnkronos) -
Telecom Italia, su richiesta delle autorita' di mercato, con riferimento a notizie di stampa pubblicate nel fine settimana, conferma di aver ricevuto notifica dell'annullamento da parte della competente Corte d'Appello argentina delle risoluzioni Cndc 44/09, che prevedeva l'inibizione di Telecom Italia dall'esercizio dei 'diritti politici' nel Gruppo Telecom Argentina, e 123/08, che sospendeva l'esercizio e la cessione della Call Option sulla partecipazione detenuta dal consocio in Sofora Los Werthein.

 

L'annullamento suddetto non determina la revoca delle decisioni giudiziali che, sugli stessi temi, hanno posto analoghi vincoli a Telecom Italia, e che restano ad oggi ancora efficaci. La Corte ha anche parzialmente annullato la risoluzione 4/09 della Cndc, nella parte in cui analizzava la sussistenza di una presunta concentrazione sul mercato argentino derivante dall'Operazione Telco. La risoluzione permane invece efficace laddove impone alle parti dell'Operazione Telco la notifica della stessa all'antitrust locale.

28.06.10

 

- LA STORIA SI CAPOVOLGE PER LUCA LUCIANI. IL DIRIGENTE DI TIM CHE È DIVENTATO FAMOSO IN TUTTO IL MONDO PER LE SUE NAPOLEONICHE GAFFE SULLA STORIA POTREBBE DIVENTARE LA CARTA VINCENTE DI BERNABÈ IN SUDAMERICA
Gli uscieri di TelecomItalia sono terribilmente indaffarati.

 

Lunedì prossimo Franchino Bernabè partirà per il Brasile dove vuole fermarsi almeno un paio di giorni per mettere a punto la strategia dell'azienda in America Latina. È probabile che nelle stesse ore incontri anche il Cavaliere di Palazzo Chigi che dopo il G20 di fine settimana a Toronto, pare che abbia intenzione di incontrare il presidente brasiliano Lula al quale ha dato buca in un paio di occasioni.

 

Senza che nessuno glielo abbia chiesto gli uscieri stanno preparando un corposo dossier sulla presenza di TelecomItalia sul mercato sudamericano, e non più tardi di sabato hanno esultato quando hanno appreso la sentenza di un tribunale di Buenos Aires che ha annullato i provvedimenti dell'Antitrust locale sul divieto di vendere la partecipazione del 50% posseduto da TelecomItalia nella holding Sofora che controlla TelecomArgentina.

Con questa sentenza Franchino ritorna ad avere le mani libere e a sventare gli appetiti dell'altro socio al 50%, il gruppo Werthein, che oltre a un'infinità di ettari e di mucche, vuole controllare (con la complicità del governo) il destino di TelecomArgentina.

 

Prima di partire per la missione in Brasile, il vispo manager di Vipiteno dovrà far buon viso e sedersi al tavolo convocato dal viceministro Paolo Romani insieme a Vodafone, Wind, Fastweb e Tiscali che premono per creare una società per la rete di nuova generazione.

 

Franchino ha snobbato la compagine composta da Bertoluzzo, Gubitosi, Parisi e Renato Soru e ha definito l'idea di una newco per la fibra ottica "un'operazione di pubbliche relazioni", ma quando martedì scorso ha letto l'attacco del "Financial Times" che lo accusava di essere un vecchio monopolista, ha capito che il dogma dell'intoccabilità della rete non può essere difeso ad oltranza.

Ciò non significa che abbasserà la guardia di fronte all'ipotesi di abbandonare l'infrastruttura in rame per la banda larga e tantomeno che cederà la Rete, un asset che i soci spagnoli di Telefonica considerano intangibile. Ed è proprio la voglia di capire le mosse di Telefonica in Brasile, la ragione principale del suo viaggio.

Nel dossier che gli hanno preparato, gli uscieri di Telecom hanno ricostruito i movimenti di Cesar Alierta sul mercato sudamericano. Quando nell'aprile 2008 Telefonica è entrata in TelecomItalia gli spagnoli pensavano di fare una passeggiata per mettere le mani sui gioielli rimasti nell'azienda italiana.

 

A Madrid pensavano che la conquista di Tim Brasil sarebbe stata gioco facile perché gli altri azionisti erano in altre faccende affaccendati, e l'amicizia tra Galateri di Genola e Cesar Alierta (cementata sui banchi della Columbia Business School) rappresentava ai loro occhi il viatico per affondare le mani sul ricco mercato carioca.

Fu questa la ragione per cui a capo dell'azienda fu nominato lo spagnolo Mario Araujo mentre la direzione generale rimase nelle mani di Francesco Locati (un manager amico storico di Riccardo Ruggiero) che non ha mai fatto mistero della sua attenzione per la bellezza delle donne di Copacabana (vedi foto).

 

L'incantesimo di Telefonica si è rotto quando a gennaio dell'anno scorso è sceso all'aeroporto di Rio un manager 43enne, padovano d'origine, coniugato con quattro figli e dall'aria disinvolta. Era Luca Luciani, il mitico dirigente commerciale di Tim che è diventato famoso in tutto il mondo per le sue napoleoniche gaffe sulla storia.

Durante una convention il biondo Luca aveva incalzato le truppe di Tim con la citazione di Napoleone vincitore a Walterloo (che a suo dire avrebbe compiuto a Walterloo un grande capolavoro) che fece inorridire l'universo intero. La storia sembrava averlo travolto e il povero Luciani al quale veniva rinfacciato lo stipendio da 844mila euro inviò una lettera di scuse a Dagospia e in altre interviste fece ammenda della sua ignoranza.

 

Con la durezza che nasconde dietro il viso da ragazzino, Bernabè lo spedì in Brasile insieme a una squadra di manager sull'orlo del licenziamento. Dentro il dossier che stanno preparando in queste ore, gli uscieri di Telecom inserito un appunto sui risultati raggiunti da Luciani fino al marzo di quest'anno.

Sono risultati eccellenti perché Tim Brasil oggi ha 41 milioni di clienti, ha una crescita dei ricavi di oltre 3 miliardi di real a trimestre, un margine operativo che dal 20% della gestione precedente oggi tocca il 28%, e un titolo che è cresciuto del 150% dall'arrivo del mitico manager in Brasile.

 

Non solo: tra aprile e maggio di quest'anno le principali banche mondiali hanno invitato a comprare il titolo Tim Brasil, e il giovane "esule" viene chiamato praticamente ogni settimana a New York e Londra per raccontare la sua storia (quella personale, non quella di Waterloo).

Nel suo viaggio di lunedì prossimo in Brasile Franchino dovrà tener conto di questi dati e capire che oggi Telefonica è in serie difficoltà. Gli spagnoli stanno cercando di scalare la portoghese "Vivo" per la quale devono mettere sul piatto almeno 7 miliardi di dollari, ma non possono ignorare l'aggressiva politica commerciale di Luciani che, dopo aver soffiato ai portoghesi di Vivo il catalano Roger Solè (direttore marketing e artefice dei successi portoghesi), ha licenziato 1.000 persone, ne ha riassunte 600 con profili adeguati, ha cacciato il presidente Mario Araujo, e sul mercato è entrato con una tariffa dirompente ("Infinity") che consente a tutti di parlare ovunque a costi stracciati.

 

È inutile dire che gli uscieri di Telecom stanno facendo un tifo pazzesco per "Napoletone", il manager che da giovane assomigliava a Tom Cruise, e che adesso potrebbe diventare la carta vincente di Bernabè. Quest'ultimo ha sempre pensato che senza il Brasile non esiste Sudamerica, e dopo le novità provenienti da Buenos Aires sta meditando di affidare l'intero mercato dell'America Latina all'uomo che due anni fa fu castigato.

La storia si capovolge.

28.06.10

 

TELECOM: ANTITRUST APRE ISTRUTTORIA SU EVENTUALE POSIZIONE DOMINANTE...
Radiocor -
L'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha deciso di avviare un'istruttoria nei confronti di Telecom Italia p er verificare se abbia abusato della propria posizione dominante. In particolare, l'Antitrust dovra' verificare se la societa' abbia rifiutato, rendendoli invece disponibili alle proprie divisioni commerciali, informazioni e servizi all'ingrosso necessari ai 'competitor' per potere predisporre offerte economiche e tecniche competitive alla clientela non residenziale. L'istruttoria e' stata avviata dopo una denuncia presentata da Fastweb. 10.05.10

 

 - ASATI, NON PIU' RINVIABILI AZIONI RESPONSABILITA' VERTICI TELECOM 2003-2006
(Adnkronos) - L'attuale CdA di Telecom Italia non puo' piu' rinviare, tenuto conto delle ormai prossime scadenze dei termini di legge, l'avvio delle azioni di responsabilita' verso i Vertici e dirigenti Apicali del periodo 2003-2006. E' quanto sostiene Asati, anche alla luce delle notizie, in parte ancora inedite per la maggior parte degli azionisti, riportate nella trasmissione Report di ieri sera , su Rai 3 di Milena Gabanelli.

A tale proposito Asati chiede "come mai non si sia ancora agito, facendo passare tempo inutilmente dal momento che gia'da tempo appaiono cristallizzate prove inconfutabili di colpevolezza di ex Vertici ed ex dirigenti Apicali del periodo 2003-2006".

 

Tra le prove, "ufficialmente disponibili e inconfutabili relative alla culpa in vigilando, si ricordano poi le lettere ufficiali riportanti notizie di reato indirizzate ufficialmente da ex dirigenti/azionisti Telecom ad ex Amministratori nel periodo 2003-2006, e contenute anche in un esposto al Comitato di Controllo Interno nel giugno 2006, mai prese in considerazione, ne trasferite per informative all'Organo di Vigilanza".

Questa documentazione agli atti del processo di Milano, secondo Asarti, "e' la prova che gli Amministratori dell'epoca hanno omesso controlli specifici di auditing e quindi non hanno impedito il proseguimento delle azioni illecite ben sapendo la gravita' delle evidenze".

10.05.10

 

 

TELECOM: ARGENTINA, PARLAMENTARI UE SCRIVONO A BARROSO E DE GUCHT...
(Adnkronos) - Con una lettera inviata al presidente della Commissione europea Jose Manuel Durao Barroso e al commissario europeo al Commercio estero Karel De Gucht, numerosi parlamentari europei hanno sollecitato un intervento diretto dell'esecutivo europeo in difesa degli investimenti europei nel corso del vertice Ue-America Latina che si tiene a Madrid. La lettera, firmata da Gianni Pittella (vice presidente del Parlamento europeo),

Gabriele Albertini (presidente della commissione Esteri), David Sassoli (capo della delegazione Pd al Gruppo S&D), Mario Mauro (capodelegazione del Pdl al Ppe), Cristiana Muscardini (vice presidente della commissione Commercio Internazionale), Niccolo' Rinaldi (vice presidente del Gruppo Alde e capodelegazione dell'Idv) e Gianluca Susta (vice presidente del Gruppo S&D), solleva i problemi ancora aperti relativi agli investimenti di Telecom Italia in Argentina e chiede alla Commissione europea di mantenere alta la pressione verso le autorita' argentine in difesa del rispetto dei principi dello stato di diritto.

 

A seguito della decisione del Tribunale amministrativo di Buenos Aires dello scorso 8 marzo, che ha confermato la sospensione dei membri designati da Telecom Italia nel Board del Gruppo Telecom Argentina, nella lettera, i parlamentari evidenziano che 'la situazione e' tuttora preoccupante ed i recenti fatti accaduti in Argentina dimostrano che i presunti effetti anticoncorrenziali della transazione Telco sono ancora presi a pretesto per impedire al Gruppo Telecom Italia di esercitare la propria legittima governance e i propri diritti contrattuali in quanto azionista di Telecom Argentina'.

 

Al contrario, continua ancora la lettera 'e' molto importante rilevare che recentemente in Brasile le stesse preoccupazioni in materia di concorrenzialita' del mercato sollevate dalla transazione Telco si sono risolte positivamente'. 'Siamo fiduciosi - concludono i parlamentari - che la Commissione europea continuera' a monitorare da vicino tale situazione, anche al fine di prendere ogni ulteriore e necessaria azione in difesa degli interessi europei'.

 

DUE PESI, DUE MISURE...
Walter Galbiati per "la Repubblica" - Il processo sugli illeciti della security Telecom sembra prestare il fianco a nuove polemiche. La richiesta di condanna a quattro anni per il commercialista di Emanuele Cipriani, l´investigatore fiorentino accusato di essersi appropriato indebitamente dei soldi di Telecom e Pirelli per i dossier illegali, fa a pugni con il consenso a un patteggiamento a quattro anni e sei mesi per Giuliano Tavaroli, ritenuto dall´accusa il principale colpevole dell´attività illecita.

Eppure ieri i pm Piacente e Civardi hanno chiesto al giudice di condannare in rito abbreviato Marcello Gualtieri a una pena di poco inferiore a quella che gli stessi pm hanno avallato come idonea per Tavaroli. I reati dei due sono diversi (riciclaggio per Gualtieri, associazione a delinquere e altri per Tavaroli), ma prevedono più o meno le stesse pene e per entrambi deve essere utilizzata la riduzione di un terzo

7- FORUM P.A.: TELECOM ITALIA PRESENTA CITTA' DIGITALE
(AGI) - Telecom Italia presenta a Forum PA 2010 i nuovi servizi di Information & Communication Technology appositamente pensati per le Amministrazioni centrali e locali. Si tratta delle innovative soluzioni dell'offerta "Smart Town" per la digitalizzazione dei processi di gestione del territorio, la sicurezza ambientale, l'informatizzazione della scuola, l'automazione degli edifici e la comunicazione in tempo reale con i cittadini in mobilita'.

 

L'offerta comprende inoltre piattaforme integrate per l'intrattenimento e la teledidattica negli ospedali, l'efficientamento dei processi di cura e i servizi di nuova generazione per la telemedicina, il turismo e la dematerializzazione. Con la possibilita' di essere erogati anche in modalita' "on demand" attraverso i Data Center di Telecom Italia, i servizi Smart Town - sviluppati in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche ISOF di Bologna - sfruttano per la trasmissione dati, la rete di illuminazione pubblica e tecnologie trasmissive di nuova generazione senza la necessita' di effettuare nuovi cablaggi.

10.05.10

 

 

Agevolo link dell'intervento di Grillo all'odierna assemblea Telecom (merita):
http://www.youtube.com/watch?v=PtkFWzPyQyE
Complimenti e buon compleanno!
Miri
2- 3- CHI VUOLE RENDERE VITA DURA A BERNABÉ?

 

Il soggetto in questione non è stato ancora identificato, ma dalla sua manina inquietante è stata scritta e spedita a migliaia di dipendenti una falsa lettera di Franchino Bernabè. L'operazione è davvero misteriosa e sulle prime ha tratto in inganno numerosi destinatari dell'email. La lettera di quattro pagine, scritta su carta intestata e con la firma in calce di Bernabè, contiene frasi accorate che all'inizio sembrano ricalcare il messaggio (autentico) che Franchino ha inviato ai dipendenti il 3 marzo scorso per fare appello allo spirito di corpo dell'azienda.

All'inizio Telecom viene descritta come un transatlantico del tutto simile a quella Chicago degli anni '30 che Guido Rossi denunciò nel gennaio 2007 quando sbattè la porta di Telecom. L'epistola truffaldina continua poi con riferimenti all'asse Ruggiero-Geronzi (mai esistito) e alle pressioni subite dal management da parte di Mediobanca e del ministro Alfano. A trarre in inganno però sono stati soprattutto i dieci punti finali in cui il "finto Bernabè" indica la strategia rivoluzionaria del prossimo anno.

 

Il risultato è sconcertante e tale da far cadere in errore chi ha ricevuto l'email. Non a caso nel pomeriggio di ieri dai piani alti di TelecomItalia è partita una diffida a diffondere la missiva e a darne pubblicazione in qualsiasi forma.

 

Lo sconcerto rimane perché l'operazione truffaldina fa capire il clima che ancora esiste in alcune nicchie dentro e fuori Telecom dove probabilmente si annidano personaggi che vogliono rendere la vita dura a Bernabè e ai suoi collaboratori. C'è un'aria da resa dei conti provocata da uomini che un tempo si annidavano nei sotterranei di Telecom per costruire messaggi e dossier ad uso del ventilatore.

26-04-2010] 

Grillo ZOMPA SU TELECOM! - "Questa società è nata ed è stata dinintegrata dalla politica e, visto che nessuno fa nomi, io li faccio: Draghi, Ciampi, D’Alema che regalò la società a capitalisti con le pezze al culo, Colaninno, Gnutti.." - lavoratrice iscritta alla Cgil: "È moralmente accettabile remunerare i soci col dividendo in una situazione di crisi? E’ accettabile remunerare i manager con i bonus e licenziare i lavoratori?"...

VIDEO DELL'INTERVENTO DI GRILLO ALL'ASSEMBLEA TELECOM DEL 29/04/2010:
http://www.youtube.com/watch?v=PtkFWzPyQyE

Armando Zeni per "la Stampa"

 

Fuori dai cancelli la protesta dei dipendenti, bandiere rosse e striscioni, canti e slogan contro i tagli annunciati e il passaggio a una società esterna (la Ssc) del settore informatica, anticamera, temono, di altre cessioni, altri licenziamenti. Dentro, davanti ai soci, lo show di Beppe Grillo alla sua terza assemblea Telecom («La prima volta si chiamava ancora Sip, era dello Stato, rubavano anche allora con piccole cose come il 144, le bollette finte, gli scatti alla risposta...») dove trovano spazio le richieste di Asati e Adusbef, piccoli azionisti e associazione consumatori, di un'azione di responsabilità contro i titolari delle gestioni 2003-2006.

 

Poi le domande riassunte con un pizzico d'emozione da Franca Ferrari, lavoratrice iscritta alla Cgil: «È moralmente accettabile remunerare i soci col dividendo in una situazione di crisi? E' accettabile remunerare i manager con i bonus e licenziare i lavoratori?». Nel mezzo, l'orgoglio di Franco Bernabè, l'ad che conferma la strategia dei suoi due anni al vertice Telecom - ridurre il debito, tagliare i costi, rendere competitiva l'azienda, remunerare i soci - e si dice pronto, ai blocchi di partenza, «per combattere e allungare il passo». Ovviamente a patto che nessuno tocchi la rete senza la quale, ripete, «Telecom si ritroverebbe senza futuro e senza ragione d'essere».

 

La mobilitazione dei sindacati contro gli esuberi del nuovo piano industriale c'è stata con tanto di finto funerale inscenato dai mille in corteo con finta bara seguita da finte vedove per celebrare la morte di un'azienda, spiegano, che distribuisce dividendi e incentivi mentre annuncia nuovi tagli di personale.

 

Non era atteso nè annunciato l'arrivo di Grillo, vestito grigio e cravatta scura annodata al braccio in segno di lutto: «Qui si celebra il funerale di quella che era la più grande azienda tecnologica del paese - esplode - Telecom è morta ma forse si possono espiantare degli organi, va venduta al più presto a Telefonica prima che la spolpino». Anche se meno esplosivo delle altre volte, Grillo attacca: «Questa società è nata ed è stata dinintegrata dalla politica e, visto che nessuno fa nomi, io li faccio: Draghi, Ciampi, D'Alema che regalò la società a capitalisti con le pezze al culo, Colaninno, Gnutti...».

 

Che fine hanno fatto, chiede, i soldi? «Sono finiti in stock option milionarie, in dividendi per il salotto buono», risponde invitando chi di dovere a indagare sul management Telecom degli ultimi dieci anni: «Guardate il loro stato patrimoniale prima del loro ingresso e quando ne sono usciti e vedete quanto hanno spolpato l'azienda».

Ironia e amarezza. L'ironia nera («Telecom è morta») di Grillo, l'amarezza di Franca Ferrari che chiede «una classe dirigente capace di motivare i lavoratori, con cui lavorare gomito a gomito, che non ci consideri solo un peso da tagliare». E se il presidente Gabriele Galateri concorda con Bernabè nel respingere l'immagine lugubre di azienda moribonda e in crisi («Qui non si celebra nessun funerale, Telecom è sana, viva, ha tutte le pitenzialità per tornare a essere protagonista»), Bernabè difende la riduzione dei costi che passa anche attraverso nuovi tagli, «un processo alla fine del quale - dice - saremo più leggeri e aggressivi».

 

Sei ore di domande e risposte finite con l'approvazione di tutti gli ordini del giorno, bilancio 2009, piano di azionariato diffuso, piano di incentivi per i dirigenti. Con l'unica sorpresa dell'assenza in assemblea della Findim dei Fossati, azionista di peso col suo 4,99%. E col capitolo azione di responsabilità che, in attesa della chiusura delle indagini su Sparkle, resta aperto e rinviato a un futuro cda con la promessa del consigliere indipendente Luigi Zingales (pronto, nel caso, a dimettersi) di non abbassare la guardia anche se, dice sul caso Sparkle, «essere arrivati a questo punto, per il consiglio è già un fallimento».

[30-04-2010] 

MAZZITELLI MAZZIATO - TELECOM SPARKLE CHIEDE I DANNI AL SUO EX AD (MA PER ORA GRAZIA L’ALTRO INDAGATO, L’EX PRESIDENTE RUGGIERO): HA FIRMATO CONTRATTI CON “FINTE” SOCIETÀ CAUSANDO DANNI PER 330 MLN AL FISCO. AVREBBE ANCHE MESSO A TACERE LE CRITICHE DEI TECNICI DI SPARKLE ALL´OPERAZIONE - SOSPETTI INCROCI TRA COMMERCIALISTI E AMMINISTRATORI - INTANTO IN TELECOM ARGENTINA OGGI NON VIENE VOTATO IL NUOVO CDA….

Walter Galbiati per "la Repubblica"

 

Via all´azione di responsabilità contro Stefano Mazzitelli, l´ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle. La delibera è arrivata ieri dall´assemblea della società, finita al centro dell´inchiesta romana sul "traffico telefonico" internazionale con società legate alla criminalità organizzata e che ha portato a un danno per il Fisco italiano in termini di Iva non versata per oltre 330 milioni di euro.

La controllante Telecom Italia, che possiede il 100% del capitale di Sparkle, ha avviato l´azione solo contro Mazzitelli, indagato dalla procura e ora agli arresti, per i reati di associazione a delinquere e dichiarazione infedele mediante fatture per operazioni inesistenti.

Non ha invece deciso nessun provvedimento contro Riccardo Ruggiero, ai tempi presidente della Sparkle (2005 e 2006) e anch´esso indagato, in quanto nell´ordinanza emessa dal giudice Aldo Morgigni non ci sarebbe nessun riferimento concreto alle responsabilità di Ruggiero.

Mazzitelli, invece, oltre ad aver firmato i contratti con le "finte" società estere e italiane, avrebbe avuto anche una conoscenza diretta di alcuni degli amministratori di quelle società. Abitava allo stesso indirizzo di Fabio Arrigoni, amministratore unico di Telefox International e aveva lo stesso commercialista della I-Globe, gestita da Riccardo Scoponi.

 

Per di più Mazzitelli avrebbe messo a tacere le critiche mosse all´operazione dai tecnici di Sparkle, in particolare dell´ingegnere Gianfranco Ciccarella, e avrebbe sorvolato sui problemi evidenziati dall´audit interno. Insomma, quanto basta per un´azione di responsabilità, che andrà a colpire anche i dirigenti infedeli per procedere contro i quali però non serve un via libera da parte dell´assemblea.

 

Nella riunione annuale, invece, di un´altra controllata del gruppo guidato da Franco Bernabè, la Telecom Argentina, in programma per oggi, non verrà votato nessun nuovo consiglio di amministrazione, sebbene alcuni consiglieri del vecchio (quelli in quota Telecom Italia) siano stati congelati dalla giustizia locale.

 

Da tempo la partecipata sudamericana si trova al centro di una lotta per il controllo tra gli italiani e gli argentini, rappresentati dalla famiglia Werthein. All´ordine del giorno ci sarà l´approvazione dei bilanci 2008 e 2009, dopo che l´assemblea dello scorso anno non si era tenuta perché sospesa dai giudici.

[28-04-2010] 

 

TELECOM FOLLIES!
Gli uscieri di TelecomItalia hanno molta comprensione per il momento delicato che sta attraversando Franchino Berna-bebè.

 

Il loro sentimento ha superato le porte di vetro dell'azienda ed è arrivato a lambire anche i commenti dei principali giornali sui risultati di bilancio presentati ieri agli analisti. Perfino "Repubblica" trabocca tenerezza pon-pon mentre il "Sole 24 Ore" annuncia su quattro colonne: "I dividendi cresceranno".

Soltanto "Il Messaggero" con la penna acuta del giornalista Rosario Dimito ha il coraggio di sgranare che la cedola da 5 centesimi distribuita quest'anno ha lasciato l'amaro in bocca agli azionisti, soprattutto a quelli come Generali, Mediobanca, IntesaSanPaolo che da tempo aspettano invano un piano industriale e qualche soddisfazione finanziaria.

 

Gli uscieri sono stupiti di tanta generosità e si aspettavano che un giornalista malizioso e puntuto come Giovanni Pons ironizzasse sul compenso di 3,4 milioni di euro che il manager di Vipiteno si è portato a casa nel 2009. A sottolinearlo con evidenza è invece il quotidiano "MF" che spiega come questo compenso sia cresciuto di oltre il 70% grazie a un bonus da 1,35 milioni che è stato riconosciuto a Franchino a fronte dei risultati raggiunti.

Al povero Gabriele Galateri di Genola, che nei giorni scorsi ha perso la vicepresidenza di Generali e continua a battersi come un leone per la banda larga, sono andati 1,7 milioni con un incremento miserabile di 11mila euro. E allora bisogna leggerli questi risultati nelle 5 pagine del lungo comunicato emesso al termine del Consiglio di amministrazione in cui si legge che i debiti di Telecom sono una montagna di 34 miliardi (diminuiti nel 2009 di 577 milioni) mentre i ricavi sono calati del 6,3% rispetto all'anno scorso e l'utile netto è sceso di 596 milioni.

 

In qualsiasi piccola e media azienda questi numeri avrebbero provocato un terremoto nelle tasche dei top manager, ma dopo l'esempio di Marpionne e di Montezemolo che alla Fiat si sono arrotondati i bonus alla faccia degli operai di Termini Imerese, il copione viene riproposto senza che nemmeno i giornali se ne accorgano.

Forse è questa la ragione per cui ieri durante la presentazione a Milano davanti agli analisti e ai giornalisti, Franchino era particolarmente rilassato e ha potuto lanciare messaggi di fiducia anche sull'ombra lunga di Sparkle, la società che intende esercitare l'azione di responsabilità contro l'ex-amministratore delegato Stefano Mazzitelli.

Dalle parole di Bernabè si è capito che i due pilastri della strategia di Telecom sono l'Italia e il Brasile, e non a caso sedeva accanto a lui Luca Luciani, il manager che è stato spedito a dirigere Tim Brasil. Il Paese carioca è un mercato fertile dove i ricavi sono cresciuti del 18,5 e Tim è riuscita a guadagnare il posto di secondo operatore locale.

 

Sono risultati buoni e si può dire quindi a ragione che quella di ieri è stata per Luciani la giornata del riscatto. Chi pensava che il manager passato alla storia per la gaffe dell'aprile 2008 su Napoleone, perdesse il suo tempo sulla spiaggia di Copacabana, deve battersi il petto. È vero che sul volto di quest'uomo finito su YouTube e Wikipedia c'è un'abbronzatura formidabile, ma è altrettanto chiaro che l'esperienza accumulata da quando nel '99 è entrato in Telecom è servita a qualcosa.

Gli uscieri di Telecom sono felici per il riscatto del giovane manager che secondo voci maligne fu scartato al provino per la parte di Tom Cruise nel film "Magnolia". E adesso invitano a rileggere le parole che Luca pronunciò alle sue truppe il 26 luglio 2007 quando disse: "noi dobbiamo imparare dagli inglesi; gli inglesi non è che necessariamente controllavano i mari...sicuramente avevano una forte marina. Anche noi abbiamo la più forte marina, però dobbiamo controllare gli stretti perché abbiamo imparato in un modo molto semplice, lineare che a pagare è la comunicazione person to person...noi questi skill li abbiamo...l'importante è presidiare gli stretti!".

 

A un uomo che parla un linguaggio così chiaro e limpido non bisogna dare un bonus, ma un superbonus.

 

 

1 - LA VERSIONE DI COLANINNO - "TELECOM NON È STATA SPOLPATA"
Lettera di Roberto Colaninno a "Il Fatto Quotidiano"

Caro Direttore, ho letto con indignazione l'articolo di Peter Gomez dal titolo "La polpa Telecom ha riempito le loro pance", pubblicato ieri dal Fatto Quotidiano. Il pezzo contiene una serie di affermazioni e ricostruzioni infondate - figlie della pericolosa categoria dei "falsi miti" che continua tristemente ad animare la vicenda dell'offerta pubblica d'acquisto su Telecom - e che ho già avuto occasione di smentire in innumerevoli occasioni.

Ma, evidentemente, repetita iuvant: sono costretto, quindi, a ricostruire (ancora una volta) i fatti così come si sono realmente svolti, nonché i loro risultati industriali e finanziari. Nella speranza che le illazioni possano lasciare posto, finalmente, alla verità storica.

LA SCALATA
L'Opas lanciata da Olivetti su Telecom nel 1999 non rappresentò soltanto la più grande operazione di questo tipo mai realizzata in Italia e una delle principali effettuate a livello globale, ma anche lo strumento per realizzare uno straordinario progetto industriale nell'interesse di Olivetti, di Telecom Italia, del nostro Paese.

Parlano i fatti: mi limito a ricordare che nel 2001 - al termine di un'avventura industriale complessa e appassionante - fui costretto a lasciare un'azienda totalmente diversa da come l'avevo trovata. In soli due anni l'azienda italiana di TCL era diventata un vero player internazionale, in virtù di una strategia di espansione sui mercati più promettenti del pianeta.

Avevamo conquistato la maggioranza della società di telefonia mobile in Cile, sviluppato la rete di telefonia mobile e fissa in Brasile, razionalizzato Telecom Argentina, rafforzato la nostra presenza in Grecia, in Turchia e in tutta l'area del Mediterraneo orientale, avviata con Telecom Austria la presenza del gruppo sui mercati dell'Europa centro-orientale in virtù di un accordo con il governo austriaco, risolti gravi contenziosi come quelli in Serbia e a Cuba nei riguardi degli Stati Uniti.

Il profilo industriale di Telecom Italia nel 2001 spaziava dalla telefonia fissa a quella mobile, da Internet alla televisione, dalle comunicazioni satellitari ai sistemi informatici.

Altro che Telecom "spolpata". Sotto il profilo finanziario, l'Opas del 1999 fu un'operazione di mercato così dirompente e trasparente da cogliere di sorpresa (e forse preoccupare) chi era abituato da decenni a considerare i "salotti buoni" del capitalismo italiano come l'unico terreno di gioco delle grandi operazioni industriali e finanziarie del Paese.

A differenza di quanto è successo negli altri passaggi di proprietà del gruppo telefonico, l'offerta di Olivetti si rivolse infatti a tutti gli azionisti ordinari di Telecom Italia dando loro la possibilità di "incassare" un premio rilevante rispetto alle quotazioni del titolo.

IL DEBITO
Quanto al debito, desidero ribadire con forza che l'Opas non portò indebitamento su Telecom Italia e sulle altre società operative: per realizzare l'operazione Olivetti utilizzò 20.000 miliardi di lire di liquidità propria, bond e strumenti finanziari di debito, che rimasero in carico alla società di Ivrea e che sarebbero stati quasi annullati se l'operazione - già accettata dal mercato - di conversione delle azioni di risparmio Telecom Italia in ordinarie e il successivo buy back avessero trovato esecuzione nell'estate del 2001.

Ma il dato fondamentale è un altro: il debito di Telecom, all'epoca, era largamente inferiore a quello dei grandi competitor europei ed era perfettamente sostenibile dalla cassa generata annualmente dal gruppo telefonico stesso.

E' altrettanto importante inquadrare in modo corretto un altro aspetto dell'operazione su cui vengono riproposte ciclicamente teorie improbabili e calunniose, delle quali mi interesserebbe molto conoscere le vere motivazioni. Nessuno chiese ed ottenne "sponsorizzazioni" politiche o istituzionali. Non fanno parte della mia etica, sarebbero state contrarie alle regole del diritto nonché un'evidente contraddizione rispetto alla logica esclusivamente di mercato che caratterizzò l'intera operazione.

All'epoca dei fatti le istituzioni competenti - in primis l'allora presidente del Consiglio Massimo D'Alema, il ministero del Tesoro, Consob e Borsa Italiana - controllarono severamente ogni dettaglio di questa operazione, garantendo il rigoroso rispetto delle leggi. Il modello di relazioni con tutti i rappresentanti del mondo istituzionale si basò sulla trasparenza e sulla tutela della neutralità: elementi richiesti - anzi pretesi - dal mercato, che fu in grado di stabilire l'esito dell'operazione al di fuori di ogni condizionamento esterno.

L'opinione pubblica e il mondo finanziario e del risparmio furono informati quotidianamente dai media italiani e internazionali, che per la prima volta in Italia ebbero la possibilità di seguire, analizzare e valutare in ogni dettaglio un'Offerta di Pubblico Acquisto verso tutti gli azionisti di Telecom Italia, dalla sua nascita alla sua conclusione.

Nel dettaglio, all'assemblea degli azionisti Telecom che doveva deliberare l'Opa di Telecom sulla controllata Tim si presentò soltanto il 22,3 per cento del capitale della società: l'assemblea, dunque, non poté né costituirsi né deliberare, a prescindere dalla decisione del ministero del Tesoro e del Fondo Pensioni della Banca d'Italia. Questi due soggetti erano titolari rispettivamente del 3,4 per cento e del 2,3 per cento del capitale di Telecom: se anche si fossero presentati a Torino, il quorum non sarebbe stato raggiunto.

BELL
Voglio ribadire per l'ennesima volta, inoltre, che non ho mai posseduto nessuna azione di qualsivoglia società lussemburghese e in particolare di Bell. Nel luglio 2001, quando gli azionisti di Bell decisero di vendere a Tronchetti Provera, lo fecero contro la mia volontà e quindi senza alcun mio coinvolgimento nella trattativa. A quel punto la mia decisione - proprio perché in contrasto con la strategia del gruppo Gnutti - fu quella di vendere tutte le mie partecipazioni in Hopa, Fingruppo e Olivetti al gruppo Gnutti. E' doveroso ricordare, infine, che i frutti di questa e di tutte le mie operazioni sono sempre rimasti integralmente in Italia e hanno generato ingenti imposte a favore dell'erario.

2 - QUELLO CHE NON TORNA
Risponde Peter Gomez

La versione di Roberto Colaninno, a mio avviso fa acqua. Sia dal punto di vista storico che da quello politico e finanziario. Vediamo perché.

1 - Nel 1998, cioé subito prima dell'arrivo alla testa di Telecom dei "capitani coraggiosi" la società era indebitata per 8,1 miliardi di euro. Oggi sono 34.

2 - Questo buco è stato in gran parte causato dall'Opa del ‘99. A indebitarsi infatti non fu nell'immediato Telecom, ma le società che la controllavano come Tecnost e Olivetti. Società che negli anni successivi, dopo diverse fusioni, hanno finito per scaricare il debito su Telecom.

Ma quel che è peggio è che tutto questo era stato ampiamente previsto. Non solo da molti giornali ed economisti, ma persino il 28 aprile del 99, dall'allora ad Franco Bernabè in un celebre discorso ai dipendenti.

3 - Le scatole finanziarie, come Bell e Olivetti (17,5 miliardi di debiti nel febbraio 2001), che dall'Opa in poi hanno controllato Telecom (con Tronchetti si è passati a Olimpia) avevano sempre bisogno di soldi. E li pompavano dal basso. Anche per questo Telecom tra il 1998 e il 2008 ha distribuito 21 miliardi di dividendi. Pure quando la società andava male.

4 - È vero che nell'era Colaninno l'azienda, sull'onda della bolla della Borsa, si espandeva all'estero. Ma altrettanto vere sono le cessioni italiane di asset come Sirti e Italtel.

5 - La conversione delle azioni Telecom e il buy back successivo che, secondo Colaninno, avrebbe potuto risolvere parte dei problemi non si è realizzato. E la storia non si fa con i se.

6 - Parlare di governo D'Alema neutrale è un insulto alla cronaca e all'intelligenza. Prima di tutto perché Telecom è un azienda strategica per il Paese e l'esecutivo ha non solo il potere, ma anche il dovere di seguirla. E poi perchè una serie di fatti, molti dei quali riassunti ne "L'affare Telecom", libro mai smentito dei giornalisti Oddo e Pons, dimostrano l'esatto contrario.

Elogio dei "capitani coraggiosi" a parte - avvenuto 24 ore prima del cda Olivetti che vota l'Opa - bisogna ricordare che a Colaninno, per fare cassa, fu permesso di vendere Omnitel e Infostrada alla Mannesmann con un anno di anticipo rispetto al vincolo previsto nella concessione di governo. Che nel cda Telecom sedevano tre rappresentanti dell'esecutivo che potevano esprime il loro gradimento sui nuovi soci con più del 3 per cento del capitale. Che, secondo i mai smentiti Oddo e Pons, Colaninno incontrò D'Alema un mese prima della scalata e gli mostrò due lettere d'impegno delle banche disposte a sostenerlo.

unipol giovanni consorte lapresse

Che il tesoro e la Banca d'Italia non parteciparono all'assemblea Telecom che avrebbe dovuto deliberare l'Opa su Tim per stoppare la scalata. E se è vero che da sole le loro azioni non sarebbero state sufficienti per raggiungere il quorum 30 per cento del capitale, è altrettanto vero che alcuni fondi internazionali decisero di non partecipare proprio perché il governo tifava per i "capitani coraggiosi". Infine un'ultima annotazione: ma realmente si può pensare che Consorte (presente con Unipol in Bell, la lussemburghese di cui nessuno ha mai scritto che Colaninno fosse socio) abbia parlato con D'Alema solo in occasione delle scalate bancarie del 2005? Io, no.

 

[16-04-2010]

LA MEMORIA CORTA CORTISSIMA, AL LIMITE DELLA FACCIA TOSTA, DI COLANINNO SULLA PRESA DI TELECOM - QUELLA NOTA DEL 2007DI COSSIGA IN PARLÒ SENZA MEZZI TERMINI DI CONTI CORRENTI "ALIMENTATI DAI PROVENTI DELLE PROVVIGIONI O TANGENTI PAGATE A D'ALEMA E A ME, ALLORA PRESIDENTE DEL PICCOLO PARTITO UDR CHE APPOGGIAVA IL CENTROSINISTRA"
Gli uscieri di TelecomItalia non vedono l'ora di cambiare mestiere.

A soffrire sono soprattutto quelli più anziani che dalle origini della società hanno vissuto nel '97 la privatizzazione imposta imperiosamente dal tandem Ciampi-Draghi, e poi hanno assistito alla scalata del febbraio '99 di Roberto Colaninno che nel 2001 passa la mano a Tronchetti Provera.

Di quelle vicende conservano una memoria vivida, ma oggi vorrebbero dimenticarle perché non sono pagine meravigliose. I capitani coraggiosi del capitalismo hanno passeggiato in lungo e in largo nel perimetro dell'azienda e hanno provocato guasti difficili da dimenticare.

Secondo gli uscieri la realtà non va manipolata, ma interpretata, ed è per questa ragione che sono pronti a dire il loro punto di vista sulla gestione Colaninno che è stata tirata in ballo da un lungo articolo del giornalista Peter Gomez, pubblicato sul quotidiano "Il Fatto".

La tesi di fondo è che Telecom è stata spolpata da questo ragioniere di Mantova, figlio di un sottufficiale e di una sarta, che dopo aver mosso i primi passi in una piccola azienda di accessori per auto ha incontrato sulla sua strada Carletto De Benedetti con cui ha firmato il successo di Omnitel e di Infostrada.

Fin da giovane voleva pensare in grande e grande, anzi grandissima, è stata l'operazione con la quale nel febbraio del '99 ha lanciato un'Opa da 100mila miliardi di lire per conquistare l'azienda che il nocciolino duro degli Agnelli aveva reso vulnerabile.

Quell'impresa fu chiamata "la madre di tutte le privatizzazioni", ma c'è chi come il giornalista Gomez ritiene che sia la causa dei 34,2 miliardi di debiti che oggi stanno sulle spalle di Franchino Bernabè.

Sull'operazione condotta con la regia suprema di Enrico Cuccia, sono stati scritti libri e fiumi di parole. Lo stesso ragionier Colaninno l'ha descritta con dettagli drammatici nel libro-intervista di Rinaldo Gianola "Primo tempo". In quell'inizio del '99 tutto si giocò nell'arco di un weekend quando Colaninno mandò tre funzionari alle sedi di TelecomItalia di Torino, Milano e Roma per consegnare le lettere con le quali si informava la società dell'Opa.

Gli uscieri in quell'occasione divennero protagonisti perché avevano ricevuto l'ordine di non ritirare alcuna busta dell'Olivetti. "A quel punto - racconta Colaninno nel suo libro - informai Telecom che avrei convocato giornalisti e televisioni davanti alla sede di Roma della stessa Telecom per denunciare il suo comportamento. Pochi minuti dopo le lettere dell'Olivetti vennero consegnate".

Se li ricordano bene quei momenti gli uscieri, come ricordano bene la lettera patetica di Bernabè che aveva tentato fino all'ultimo di respingere l'assalto con i tedeschi di Deutsche Telekom. Di fronte all'accusa che oggi ritorna sul giornale "Il Fatto" di aver spolpato Telecom nei tre anni della sua gestione, Colaninno non ci sta, e oggi sullo stesso quotidiano scrive una lettera indignata in cui sottolinea l'espansione internazionale di Telecom e il valore di un'operazione di mercato "così dirompente e trasparente da cogliere di sorpresa (e forse preoccupare) chi era abituato da decenni a considerare i salotti buoni del capitalismo italiano come l'unico terreno di gioco delle grandi operazioni industriali e finanziarie del Paese".

Di fronte a questa affermazione gli uscieri arricciano il naso perché ricordano le ore passate dal ragioniere di Mantova insieme a Maranghi, Gnutti, Magnoni e Matteuccio Arpe dentro Mediobanca, che è sempre stato il salotto buono per definizione della finanza. Ma ciò che fa più innervosire gli uscieri è il passaggio della lettera in cui Colaninno sostiene che nessuno chiese ed ottenne sponsorizzazioni politiche o istituzionali. "Queste cose - scrive il ragioniere - non fanno parte della mia etica", e aggiunge che all'epoca dei fatti il presidente del Consiglio D'Alema, il ministero del Tesoro e la Consob controllarono severamente ogni dettaglio.

E qui diventa gioco facile per il "provocatore" Gomez replicare con queste parole: "parlare di governo D'Alema neutrale è un insulto alla cronaca e all'intelligenza". Gli uscieri di Telecom ne hanno viste di tutti i colori negli ultimi tredici anni, cioè da quando l'azienda è stata privatizzata, e non se la sentono davvero di accettare la trasparenza invocata da Colaninno. Al limite sono anche disposti a fargli credito sullo spolpamento dell'azienda, ma quando sostiene che le sponsorizzazioni politiche non fanno parte della sua etica, abbandonano il sorriso e tirano fuori la lingua del serpente.

Il serpentello non è velenoso come quello di Cossiga che in una nota del 2007 parlò senza mezzi termini di conti correnti "alimentati dai proventi delle provvigioni o tangenti pagate a D'Alema e a me, allora presidente del piccolo partito Udr che appoggiava il centrosinistra", ma sfiora la faccia tosta di Colaninno ricordandogli ciò che è avvenuto in tempi più recenti per l'Alitalia. Di fronte all'operazione Cai, che resterà nei manuali come un capolavoro di sponsorizzazione politica e istituzionale, il ragionier Colaninno dovrebbe avere il pudore di non invocare l'etica e le regole.

Nessuno gli nega capacità manageriali, ma le sue fornicazioni con la politica sono state sempre determinanti. Ieri come oggi.

tutte balle! "il giornale" si schiera a favore di tronchetti - "la sua uscita da telecom è stata alimentato con grande sapienza dall’ostilità manifesta dell’allora governo Prodi, con la regia di un’attenta ’Repubblica’ - Mettiamo in fila le sciocchezze che quattro-cinque anni fa venivano date per verità assolute e che questo avvio di processo sta svelando"…

Nicola Porro per "il Giornale"

I pm della Procura di Milano hanno richiesto il rinvio a giudizio per una serie di ex dipendenti Telecom e Pirelli, per l'ex funzionario del Sismi Marco Mancini e per l'investigatore privato Emanuele Cipriani: una lunga lista di reati per i cosiddetti dossier illeciti Telecom-Pirelli. Per gli stessi pm i vertici delle due società e il suo numero uno dell'epoca, Marco Tronchetti Provera, non c'entrano nulla.

Un'altra dozzina di imputati, tra cui il famoso Giuliano Tavaroli responsabile della funzione security Telecom e Pirelli, hanno già richiesto il patteggiamento. Tra i reati che i pm hanno contestato c'è l'appropriazione indebita. È la cartina di tornasole dell'impianto accusatorio che hanno costruito i pm: le società coinvolte e i vertici sono state vittime e non già complici delle operazioni di dossieraggio. Vedremo se nelle prossime settimane il giudice dell'udienza preliminare confermerà la struttura dell'accusa.

Si può però a questo punto fare un piccolo riepilogo delle tante balle che sono state montate ad arte su tutta questa storia. Balle, sia chiaro, che pur sciogliendosi oggi come neve al sole hanno avuto un risultato fenomenale: sfilare la Telecom alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera.

Indipendentemente dal giudizio sulla gestione pirelliana del colosso telefonico, si può dire che il contesto che ha cagionato la sua uscita sia stato alimentato con grande sapienza dall'ostilità manifesta dell'allora governo Prodi, con la regia di un'attenta Repubblica. Mettiamo in fila le sciocchezze che quattro-cinque anni fa venivano date per verità assolute e che questo avvio di processo sta svelando.

LA MADRE DI TUTTE LE BALLE: LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE
L'idea diffusa che Tronchetti e i suoi uomini alzassero una mega cornetta rossa, comodamente nei loro uffici, e ascoltassero le telefonate di chiunque, a loro piacimento, è una bufala. Per carità, l'Italia resta uno dei paesi più intercettati. Ma di illegale c'è poco. È tutto autorizzato (con un certo lassismo, ma questo è un altro discorso) dai magistrati. Eppure si ricordano quelle foto sui quotidiani ("Repubblica" le mette ancora in pagina) in cui si vedono oscuri personaggi che sono lì ad ascoltare e prendere appunti alla cornetta del telefono. Si trattava di una balla, ma dalle gambe lunghe.

Un magistrato, Luigi Napoleone, lo ha scritto nero su bianco: «Le notizie dell'esistenza di una centrale interna a Telecom Italia, dedita ad intercettare illegalmente... risulta essere stata diffusa dai media in modo così capillare e reiterato da generare in tutta l'opinione pubblica il convincimento della sua veridicità al punto da coinvolgere in questa suggestione collettiva anche molti settori delle istituzioni».

Ecco la prima mega balla. Ma andatelo a dire in giro: e state certi che qualcuno ancora storcerà il naso. Telecom Italia, disse in audizione al Copaco (oggi Copasir, il Comitato di controllo del parlamento sui servizi segreti, ndr) il successore di Tronchetti, Guido Rossi «non ha effettuato intercettazioni» e riguardo al commercio di tabulati telefonici (chi ha telefonato a chi): «In via autonoma ed in epoca precedente agli interventi dell'autorità pubblica Telecom ha denunciato alla Procura di Roma il fatto, coerentemente con l'atteggiamento di massimo rigore adottato in ogni caso accertato di illecita diffusione e utilizzo dei dati di traffico».

[19-04-2010]

 

 

TELECOM ha chiuso il 2009 con un utile netto A 1.581 MILIONI €, in calo di 596 milioni - MAXI TRUFFA SPARKLE: AZIONE DI RESPONSABILITA' VERSO L'EX AD MAZZITELLI, ATTUALMENTE IN GALERA - Gli azionisti riceveranno 5 centesimi per azione (6,1 per le risparmio) - ALLEGRIA! CI SARANNO ULTERIORI RIDUZIONI PERSONALE ("PER ESSERE PIù SNELLI"!)...

1 - TELECOM: UTILE 2009 CALA A 1,581 MLD, DIVIDENDO 5 CENTESIMI...
(AGI) -
Il gruppo Telecom ha chiuso il 2009 con un utile netto di 1,581 miliardi di euro, in calo di 596 milioni di euro rispetto al 2008. Alla prossima assemblea verra' proposta la distribuzione di un dividendo di 5 centesimi per le azioni ordinarie e di 6,1 centesimi per le risparmio, invariato rispetto all'esercizio precedente.

 

Tra gli altri dati di bilancio, i ricavi sobno scesi del 6,3% a 27,163 miliardi di euro, il margine operativo lordo aumenta dello 0,2% a 11,115 miliardi, il risultato operativo aumenta dell'1% a 5,493 miliardi.
L'indebitamento finanziario netto rettificato e' pari a 33,949 miliardi, in calo di 577 milioni su fine 2008.

 

2 - PIANO 2012, PREVISTO MOL A 12 MLD, CALO DEBITO A 28 MLD...
(AGI)
- Il gruppo Telecom prevede di raggiungere al 2012 un margine operativo lordo di 12 miliardi di euro, contro gli 11,1 del 2009, e di diminuire l'indebitamento finanziario netto rettificato a 28 miliardi di euro, contro i 33,9 dello scorso anno. L'aggiornamento del piano strategico per il periodo 2010-2012 indica inoltre un aumento dell'1% medio annuo dei ricavi nel triennio e investimenti industriali cumulati per 12 miliardi.

3 - DA SPARKLE AZIONE DI RESPONSABILITA' VERSO EX AD MAZZITELLI...
Radiocor -
Il consiglio di amministrazione di Telecom Italia Sparkle ha inserito all'ordine del giorno dell'assemblea, chiamata all'approvazione del bilancio 2009, l''Azione di Responsabilita' nei confronti dell'ex Amministratore Delegato. Deliberazioni inerenti e conseguenti'. E' quanto si legge nel comunicato stampa di Telecom. L'ex numero uno di Sparkle, Stefano Mazzitelli, iscritto nel registro degli indagati, attualmente si trova in carcere.

 

4 - GALATERI, USCIREMO RAFFORZATI DAL CASO SPARKLE...
(AGI) -
Rozzano (Mi), 13 apr. - La decisione di posticipare l'approvazione del bilancio 2009 in seguito alla vicenda giudiziaria che coinvolge la controllata Sparkle "soddisfa il nostro desiderio di operare con la massima trasparenza" e Telecom Italia "ha la determinazione di uscire dal caso Sparkle rafforzata, con la conoscenza che quello che e' accaduto non succedera' piu' in futuro". Cosi' il presidente della societa', Gabriele Galateri di Genola, ha aperto la giornata di presentazione dei conti 2009 e dell'aggiornamento del piano industriale, in corso a Rozzano, alle porte di Milano.

5 - 507 MLN FONDO RISCHIO PER SPARKLE, IMPATTO 2009 DI 10 MLN...
Radiocor -
Telecom Italia ha comunicato la creazione di un fondo rischi per un valore complessivo pari a 507 milioni di euro, in relazione al procedimento penale in corso nei confronti della controllata Telecom Italia Sparkle e i connessi provvedimenti giudiziali. Nel 2009 l'impatto economico sara' limitato a 10 milioni di euro per oneri finanziari.

 

Il gruppo ha chiuso il 2009 con un utile netto in calo di 596 milioni a 1.581 milioni, principalmente per effetto della svalutazione dell'avviamento attribuito ad Hansenet, delle maggiori imposte di competenza dell'esercizio e per il venire meno di alcuni benefici fiscali. L'utile ante imposte si e' attestato a 3.339 milioni (+15,4%). La societa' ha proposto la distribuzione di un dividendo pari a 5 centesimi per le ordinarie.

6 - BERNABE', CI SARANNO ULTERIORI RIDUZIONI PERSONALE...
(AGI) -
Telecom Italia ridurra' ancora il suo personale nei prossimi anni. Lo ha detto l'amministratore delegato della societa', Franco Bernabe', nel corso della conferenza di presentazione del bilancio 2009 e dell'aggiornamento del piano industriale. "Il personale - ha spiegato - e' stato ridotto del 10% in 2 anni a livello nazionale e ci saranno ulteriori riduzioni". Bernabe' ha poi precisato che si tratta di decisioni prese "per essere competitivi".

 

"Vogliamo essere sempre piu' snelli - ha detto - per trasferire vantaggi ai nostri clienti e agli azionisti". Da questo punto di vista, secondo l'ad, il gruppo sta facendo "grossi passi in avanti in termini di riduzione dei costi" e sta "facendo progressi" nel garantire una organizzazione "piu' snella".

7 - BERNABE', PROPORREMO AUMENTO DIVIDENDI DAL PROSSIMO ANNO....
(AGI)
- Il gruppo Telecom proporra' dividendi in aumento a partire dal prossimo anno. Lo ha affermato l'a.d. Franco Bernabe', durante la presentazione del piano agli analisti. "La riduzione del debito a meno di 28 miliardi di euro al 2012 - ha detto - ci dara' la flessibilita' finanziaria per aumentare la remunerazione degli azionisti dal prossimo anno". (AGI) Gla

 

8 - BERNABE', NEL 2009 RISULTATI 'MOLTO SODDISFACENTI'...
Radiocor -
'I risultati raggiunti nel corso del 2009 sono molto soddisfacenti, alla luce dei profondi cambiamenti attuati sul business mobile sia in Itali a sia in Brasile'. Sono le dichiarazioni di Franco Bernabe', ad di Telecom Italia, riportate nel comunicato stampa sui conti 2009 e il piano industriale. 'La capacita' di recuperare efficienza ha permesso al gruppo di raggiungere gli obiettivi di profittabilita' e consente di guardare al 2010 con maggiore serenita'', ha spiegato Bernabe'.

9 - GALATERI, DA TELEFONICA ALTRE SINERGIE DA QUI AL 2012..
(AGI) -
Il gruppo Telecom conferma le sinergie previste con Telefonica, pari a 1,3 miliardi di euro a fine 2010, e pensa di estendere il piano di risparmi al 2012. Lo ha affermato il presidente Gabriele Galateri, oggi durante l'incontro con gli analisti.

"Cerchiamo di sfruttare al meglio il rapporto industriale con Telefonica - ha detto - migliorando il valore del gruppo nel rispetto delle regole e dei limiti. Confermiamo le sinergie per 1,3 miliardi di euro al 2012, con un estensione del piano sino al 2012. Prevediamo di arrivare a un ulteriore valore in questo periodo".

 

[13-04-2010]

 

 

TELECOM:   nella lettera inviata ai dipendenti all'indomani dello scandalo, ha chiamato in causa la gestione di Tronchetti Provera. Il marito di Afef si è sentito colpito dall'accusa sugli "errori del passato" e ha definito intollerabile il tentativo di Franchino di portare gli orologi indietro.

Per dimostrare la sua scarsa considerazione dell'attuale management di Telecom, Tronchetti ha fatto scendere in campo il suo collaboratore per i rapporti con i media, Maurizio Abet, che in una lettera pubblicata sul "Corriere della Sera" il 21 marzo ha ricordato a Bernabè che fino al settembre 2006 quando Tronchetti lasciò la presidenza, non c'era mai stata alcuna segnalazione di irregolarità. Il giovane Abet ha ricordato invece che nella primavera del 2008, "le presunte irregolarità erano state segnalate dall'Audit" e quindi "il confronto con la cronologia degli avvenimenti non regge e diventa un esercizio scivoloso che allontana dalla verità".

Gli uscieri di Telecom si aspettavano che dopo lo scambio di rasoiate tra Tronchetti e Bernabè si aprisse una guerra a base di ricorsi e che Telecom imboccasse la strada della causa per danni. In realtà non è così e non avverrà nulla di simile perché a Dagospia risulta che grazie alla mediazione di alcuni soci forti di Telco, Franchino ha deciso di piegare le ali e di non intraprendere alcuna azione di rivalsa.

04.04.10

 

TELECOM: ZINGALES, C'E' DESIDERIO DI FARE CHIAREZZA...
(Adnkronos) -
In Telecom Italia 'c'e' desiderio di fare chiarezza. Il management e' impegnato a sradicare ogni errore fatto in passato e a fare in modo che non si ripeta mai piu''. Lo ha affermato Luigi Zingales, consigliere indipendente di Telecom Italia a margine del workshop Ambrosetti di Cernobbio

31.03.10

 

 

 

- GALATERI, RETE E' PARTE ESSENZIALE ORGANIZZAZIONE TELECOM...
Radiocor -
'L'amministratore delegato ha ribadito piu' volte che la rete e' parte essenziale dell'organizzazione di Telecom'. Cosi' Gabriele Galateri di Genola, presidente di Telecom Italia risponde a una domanda sulle nuove voci di scorporo della rete dell'azienda. Riguardo ai rapporti con Telefonica, Galateri ha aggiunto che 'le sinergie potrebbero in futuro essere superiori alle precedenti'.

18.03.10

 

TELECOM ARGENTINA: CORTE BLOCCA CONVOCAZIONE CDA E ASSEMBLEE...
Radiocor -
La Corte Argentina conferma la sospensione di alcuni membri del cda di Telecom Argentina e blocca le future assemblee. Secondo quanto si legge in un filing inoltrato alla Sec consultato da Radiocor e datato 10 marzo, la Corte federale specializzata in contenziosi amministrativi ha notificato alla societa' di tlc che, oltre a restare valida la decisione presa ad agosto 2009 di sospendere gli incarichi di alcuni membri del cda, sono sospese con effetto immediato tutte le convocazioni di cda e assemblee in cui sono presenti i soggetti precedentemente sospesi.

Oggi la borsa di Buenos Aires ha riammesso alle negoziazioni le azioni Telecom Argentina, ieri sospese in attesa di chiarimenti sulle modalita' di approvazione dei conti 2009. Ieri il direttore generale esecutivo di Telecom Argentina, Franco Bertone, durante la conference call di presentazione dei conti 2009 del gruppo ha dichiarato di non essere 'nella posizione per commentare' il ripetersi del rischio relativo a un eventuale blocco dell'assemblea e che 'la convocazione non e' ancora stata fatta'.

Cio' in merito ai timori espressi dagli analisti sulla possibile sospensione delle assemblee, alla luce anche del fatto che il cda ha proposto ai soci il pagamento di un dividendo significativo, pari a circa 201 milioni di euro, con un pay-out del 75%.

18.03.10

 

- TELECOM: ASATI A PROFUMO, BANCHE NE HANNO FRENATO SVILUPPO...(Adnkronos) - Franco Lombardi, presidente dell'Asati, risponde all'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, secondo il quale Telecom Italia "purtroppo non fa piu' parte del ristretto gruppo di imprese Italiane di livello internazionale'. Per Lombardi "la significativa presenza del sistema bancario italiano nel controllo di Ti, sin dalla sua privatizzazione e sia in Olimpia - in cui era presente anche Unicredit - sia oggi in Telco, ha costituito un elemento di freno del suo sviluppo, avendo privilegiato un eccessivo leverage finanziario rispetto all'adeguamento della struttura patrimoniale".

 

Per Asati "e' fuorviante sostenere che la societa' non sia piu' un player internazionale, ove solo si consideri il riconosciuto ruolo di leader globale nella innovazione tecnologica e dei servizi di tlc, nonche' la significativa presenza in Sud America (Brasile, Argentina) e Cuba, paesi con crescita del business nelle tlc a due cifre, nonche' nelle infrastrutture di Rete Internazionale estesa a 110 citta' in cinque continenti, con oltre 300mila Km di cavo in fibra ottica, per servizi voce e Ip".

 

"Piu' in generale - conclude Lombardi - a parere di molti economisti, la commistione di ruolo del sistema bancario nella gestione industriale delle maggiori imprese e' una delle pricipali cause di debolezza del capitalismo italiano".

 

 

SILVIO SCAGLIA CADE DAL PERO MA NEL 2007 AVREBBE VENDUTO LA MAGGIORANZA DEL CAPITALE DI FASTWEB AGLI SVIZZERI PER EVITARE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA - ATTERRATO STANOTTE A CIAMPINO CON UN VOLO PRIVATO PROVENIENTE DAL SUD AMERICA E COSTITUITOSI ALLA GUARDIA DI FINANZA, E' DA CIRCA 8 ORE RINCHIUSO A REGINA COELI - (CHISSÀ PERCHÉ I GRANDI GIORNALI 'CORRIERE' E 'REPUBBLICA' NON PENSANO DI INVIARE QUALCHE GANZO CRONISTA AD INTERVISTARE L'EMINENTE PROFESSORE GUIDO ROSSI CHE ALL'EPOCA ESPRESSE A SCAGLIA UN PARERE "SOSTANZIALMENTE POSITIVO" SULLA LICEITÀ DELL’OPERAZIONE CARTE TELEFONICHE “PUNCHCARDS”?)

 

1 - LEGALI SCAGLIA IN RIUNIONE, ATTESA PER INTERROGATORIO...
(Agi) - Ancora non si sa con esattezza quando Silvio Scaglia, fondatore ed ex presidente di Fastweb, sara' interrogato dal gip di Roma Aldo Morgigni, firmatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e concorso nella dichiarazione infedele mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti, come contestato dalla procura.

Scaglia, atterrato stanotte a Ciampino con un volo privato proveniente dal Sud America e costituitosi ai militari della Guardia di Finanza, e' da circa 8 ore rinchiuso in carcere. I suoi legali sono da questa mattina impegnati in una riunione che si annuncia piuttosto lunga.

"Siamo in attesa di comunicazione - fanno sapere dalla segreteria dell'avvocato Gildo Ursini - perche' al momento non ci e' stato notificato alcun atto da parte del gip". Tra l'altro, lo stesso gip, nel provvedimento restrittivo, ha disposto che Scaglia, oltre ad altri soggetti arrestati, non possa colloquiare con i propri legali per cinque giorni a partire dall'esecuzione della misura.

Morgigni, che oggi in calendario ha una serie di interrogatori a Regina Coeli di altri arrestati, potrebbe decidere di sentire il manager anche domani, magari per dare la possibilita' al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, titolare dell'indagine e al rientro in Italia dopo una missione a Londra, di assistere all'atto istruttorio.

2 - QUELL'OPERAZIONE DI TROPPO CHE HA INCASTRATO SCAGLIA - NEL 2007 AVREBBE VENDUTO LA MAGGIORANZA DEL CAPITALE DI FASTWEB AGLI SVIZZERI PER EVITARE L'INCHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA -
Franco Bechis per "Libero"

Silvio Scaglia avrebbe venduto la maggioranza del capitale di Fastweb agli svizzeri di Swisscom proprio per sfuggire all'inchiesta della procura di Roma sulla maxi-evasione Iva per acquisti di traffico telefonico inesistente e lasciare al management eventuali responsabilità. E quella vendita, avvenuta nella prima parte del 2007, figura oggi fra i principali capi di imputazione a dimostrare l'esigenza di custodia cautelare in carcere del manager-azionista.

Secondo i pm infatti Scaglia si sarebbe liberato di Fastweb dopo che nel gennaio 2007 c'era stata una fuga di notizie sull'inchiesta che aveva portato alla pubblicazione di alcuni articoli sulla stampa.

A quell'epoca c'erano «gravissimi indizi di colpevolezza a carico dell'indagato» e proprio per questo Scaglia «dismetteva prudentemente il pacchetto di maggioranza in suo possesso a favore di Swisscom con una operazione anch'essa sospetta per modalità e tempi di realizzazione.

Scaglia, infatti, dapprima vendeva un pacchetto consistente di azioni immediatamente dopo la pubblicazione delle notizie sulle indagini ad Unicredit merchant bank, e successivamente, malgrado un pubblico annunzio dell'amministratore delegato Stefano Parisi che il pacchetto di maggioranza era nelle mani di Scaglia e che questi non aveva intenzione di liberarsene, annunziava la vendita dell'intero pacchetto di maggioranza all'operatore telefonico svizzero Swisscom».

Proprio questa ultima vicenda secondo gli inquirenti denoterebbe «una pervicace e continua attività simulatoria dello Scaglia volta ad eludere le conseguenze delle proprie azioni scaricando le responsabilità sui manager da lui dipendenti, denotando una personalità indubbiamente incline alla commissione di reati economici di particolare gravità ed il rischio concreto che ove lasciato libero egli possa inquinare le prove inducendo le persone che una volta erano a lui sottoposte ad inquinare ulteriormente le prove,come giàfatto durante le indagini occultando ad esempio per lungo tempo l'audit interna svolta dalla Beverly Farrow».

Poco convincente secondo gli inquirenti proprio quell'operazione sarebbe la goccia che fa traboccare il vaso, e che rende poco veritiera anche la lunga deposizione di Scaglia già raccolta dai pm nel marzo 2007.

Pur non avendo né intercettazioni né mail, né documentazione per provare senza ombra di dubbio che l'allora numero uno di Fastweb fosse al corrente della truffa operata allo Stato con l'operazione sulle carte telefoniche "Punchcards" e con le successive operazioni di vendita fittizia di traffico telefonico all'estero, i pm hanno raggiunto una certezza sulla colpevolezza di Scaglia sulla base di interrogatori ai manager del gruppo e grazie alle intercettazioni compiute fra dirigenti delle società che sierano prestate alla triangolazione.

Scrivono i pm: «L'attribuzione direttamente a Silvio Scaglia di quanto accaduto non è frutto di ipotesi investigativa e si fonda su precisi elementi investigativi e sull'osservazione di come funzionavano le cose all'interno della società. Mai nessuno dei top managers ha, infatti, posto in discussione il ruolo di Scaglia come deus ex machina della società. Scaglia era, inoltre, sostanzialmente il proprietario della società stessa vantando il controllo diretto del pacchetto di maggioranza, di poco percentualmente inferiore alla soglia oltre la quale avrebbe dovuto lanciare un offerta pubblica di acquisto.

Deve quindi escludersi che operazioni come quelle descritte in motivazione, che ponevano i conti di Fastweb s.p.a. a rischi anche di cassa così evidenti, potessero essere realizzate senza che egli ne fosse a conoscenza nel dettaglio». Per altro già davanti ai magistrati Scaglia si era difeso portando come documentazione tre pareri assai autorevoli sulla liceità delle operazioni compiute. I primi due risalgono al 2002 e sono di fatto una consulenza sulla possibilità di non pagare in Italia l'Iva sulle carte Punchcard. Il fiscalista di Fastweb sostenne che invece bisognava pagare.

Ma un parere prima dello studio Maisto e associati e poi dello studio "Vitali Romagnoli Piccardi e Associati" (di cui era partner anche Giulio Tremonti prima di diventare ministro) del 29 novembre 2002 confermerà «la non applicabilità del tributo per assenza del requisito della territorialità, muovendo dalla considerazione che le carte prepagate non costituiscono c.d. moneta elettronica, né potrebbero essere soggette al regime dell'I.V.A. monofase, ma rientrerebbero tra le prestazioni servizi ». Il parere di Rossi Il terzo parere arriva un anno più tardi, e porta l'autorevole firma del professore Guido Rossi.

Il comitato di controllo interno di Fastweb aveva infatti sollevato obiezioni sulle Punchcards, anche perché il valore di quelle operazioni aumentava sensibilmente il rischio e l'esposizione finanziaria di Fastweb. Rossi fu chiamato al capezzale e rispose di adeguare l'oggetto sociale della holding per le tlc e una volta fatto il professore espresse un parere «sostanzialmente positivo» sulla liceità dell'operazione.

Che cosa accade dopo? Raccontano gli inquirenti: «nel luglio del 2003 il comitato di controllo interno di FASTWEB (in particolare Carlo MICHELI) esprime perplessità sul business Phuncard, raccomandando la cessazione dell'operazione; la due diligence fatta svolgere alla FARROW in Inghilterra, infatti, rendeva evidente la circolarità finanziaria dell'operazione».

Ma Fastweb continua e riprende l'operazione nell'autunno 2003. Secondo i pm «La dimostrata fittizietà di entrambe le operazioni esclude che un manager dell'esperienza e della competenza internazionale di Silvio SCAGLIA potesse lasciarsi sfuggire tali sospette evidenze. L'unica conclusione logica, atteso il ruolo di dominus pressocchè assoluto ricoperto in FASTWEB s.p.a., era che tali operazioni fosserononsoltantoda lui conosciute, ma espressamente autorizzate in quanto indispensabili per l'abbelli - mento dei bilanci e della contabilità della società da lui amministrata».

 

[26-02-2010]

/1 - LA STORIA DI MOKBEL , DA BAKUNIN ALL’MSI PASSANDO PER LA DROGA - “IO I POLITICI LI TRATTO MALE. NEL PRECEDENTE GOVERNO BERLUSCONI LI HO PRESI ANCHE A SCHIAFFI. ALEMANNO, AD ESEMPIO” - “UN GIORNO SPIEGHERÒ TUTTO DI RAFFAELE FANTETTI. ROBA DI MASSONERIA, TOGATI MASSONI, CHE NON TI PUOI NEANCHE IMMAGINARE”…

Alessandra Arachi per "Il Corriere della Sera"

«Cominciò tutto con Bakunin. Mi piaceva fare l'anarchico, da ragazzine. La prima tessera, però, fu del Pci, sezione via Catanzaro a Roma. L'Msi è arrivato dopo. Il mio quartiere, il Nomentano, era diviso a metà: Pci da una parte, Msi dall'altra. Li ho passati tutti e due».

Li avrebbe passati un po' tutti i partiti nella sua vita Gennaro Mokbel, 50 anni da compiere a settembre e uno scilinguagnolo che ieri ha lasciato di stucco persino Francesco Barbato, deputato dell'Idv, che è andato a trovarlo in carcere, a Regina Coeli, oltre mille detenuti stipati in 650 posti effettivi. «Io la conosco a lei onorevole: si è candidato contro Di Pietro».

Non era in cella ieri pomeriggio, Gennaro Mokbel. Steso sul lottino dell'infermeria, la tuta blu e le pantofole da casa, lamentava problemi di pressione alta e molta insofferenza. Ma con Barbato non ha lesinato parole: gli ha rovesciato addosso la storia della sua vita, prima di lanciare invettive, a raffica, contro i politici. In generale. «Dovrebbero arrestare loro, i politici. E non i malati. Come me e mia moglie che soffre di sclerosi multipla e il 12 marzo deve fare un intervento perché sta diventando cieca».

Francesco Barbato ci prova a fargli dire perché e con chi ce l'ha tanto fra i politici. Ma probabilmente la risposta è nella sua storia: ha bussato a tutti i partiti, Mokbel. Ma nessuno gli ha mai aperto veramente la porta. Bakunin. Pci. Msi. «Poi dopo il primo arresto, nell'80-82, storie di droga, mi sono iscritto alla Dc», Poi di nuovo un altro arresto, nei primi anni Novanta. «E dopo mi sono iscritto a Forza Italia, tra il 96 e il'98. Gli ho procurato 1.300 tessere, soltanto nel mio territorio. E loro? Niente».

Ecco che arriva l'Alleanza federalista. «Fu un certo professor Lichen in un ristorante a presentarmi Giacomo Chiappori. Bello il programma del movimento: esportare pulizia al Sud. Divento responsabile del Lazio. Ma poi..». Poi...? incalza Barbato nella stanzetta dell'infermeria dove nel frattempo è arrivato anche uno psicologo, oltre al medico, l'infermiere e i due dirigenti del carcere che hanno il compito di vegliare che il detenuto della settima sezione non parli delle storie legate al suo arresto.

«Anche qui succede la stessa cosa. Io e Chiappori andiamo a parlare con Bossi e scopro che tutto quell'ambaradan era per far avere un seggio a Chiappori. Me ne sono andato anche da lì». E dopo aver tentato, con scarso successo, di fondarselo da solo un partito, Mokbel ha cominciato a parlar male dei politici. Meglio: a trattarli male. È l'onorevole Barbato che, lette le intercettazioni, gli chiede come mai maltrattasse così tanto il senatore Nicola Di Girolamo. Il suo amico Nic.

Mokbel sorride: «Quello, Nic, ce lo avevo già a busta paga come avvocato di mia moglie, per via delle imprese edili. L'ho trattato male sì, ma c'è chi ho trattato molto peggio. A me i politici mi fanno tutti sebi...». E la vicedirettrice del carcere che arriva a tappare la bocca a Mokbel mentre il medico fa per dimetterlo dall'infermeria. Gennaro Mokbel si ferma sulla soglia. Guarda Barbato.

Una stilettata, impossibile da parare: «I politici che conosco io facevano schifo da quando erano ragazzini. E infatti nel precedente governo Berlusconi li ho presi anche a schiaffi. Alemanno, ad esempio. E basta rivedere Striscia la notizia per credermi». Adesso Mokbel è sull'ascensore, per tornare in cella

Si sente male. O, forse finge. Comunque lo psicologo corre a chiamare Francesco Barbato: Gennaro vuole parlargli. Ancora. «Un giorno ti spiegherò tutto di Raffaele Fantetti. Il primo dei non eletti alla circoscrizione all'estero. Roba di massoneria. Togati massoni. Roba che non ti puoi neanche immaginare. Anzi: ci scriverò un libro». Ora Mokbel ha una mascherina dell'ossigeno sul viso. Barbato si muove per andare via. Lui lo blocca. Vorrebbe dire e ancora dire. n deputato dell'Idv lo anticipa, con una domanda: cosa sa dirgli di Fini? Mokbel si toglie la mascherina e lo fissa serio: «Fini chi?».

 

[26-02-2010]

/2 - I CATTIVI RAGAZZI DI AN, DAI PESTAGGI DEGLI ANNI ‘80 DEL FRONTE DELLA GIOVENTÙ (SEGRETARIO ALEMANNO) AL CAMPIDOGLIO DI OGGI - “ROMA BENE CONDITA DI IDEOLOGIA NAZISKIN E VIOLENZA” - I FRATELLI ANDRINI, “GEMELLI TERRIBILI, TEMUTI E RISPETTATI TRA PRATI E OTTAVIANO” - NEL 2008 PER STEFANO ARRIVA L’INCARICO AL COMUNE DI ROMA, COME PER MARIO VATTANI…

Paolo Festuccia per "la Stampa"Una figura centrale. Di primo piano. Per la Procura di Roma Stefano Andrini, l'ex numero uno di Ama servizi ambientali, sarebbe infatti il «motore della candidatura» di Nicola Di Girolamo nella circoscrizione estero del Senato. Andrini con Gennaro Mockbel e l'ex segretario di Mirko Tremaglia, Gianluigi Ferretti, avrebbe tessuto la trama per la finta residenza in Belgio del senatore Di Girolamo e, di fatto, prima gli ha spalancato le porte di Palazzo Madama, e ora quelle dei tribunali nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio.

Stefano Andrini, coppia fissa col gemello Germano, ha da sempre navigato e militato nella galassia di destra. (E forse anche per questo, se non stupisce, desta almeno curiosità la sua candidatura nel 2008 nella lista di Luigi Pallaro in Sud America). In quella destra estrema che li definiva «i gemelli terribili», si lascia sfuggire qualche vecchio compagno di viaggio, «temuti e rispettati tra Prati e Ottaviano», un mondo che sin dall'88 comincia a interessare polizia e carabinieri dopo l'arresto di alcuni italiani nella cittadina di Wunsiedel, durante una manifestazione per l'anniversario della morte di Rudolf Hess.

Una galassia di «élite» che coinvolge i giovani della Roma bene e condita di ideologia naziskin e violenza. Botte, sprangate e pestaggi come quello del giugno '89 ai danni di Giannunzio Trovato e Andrea Sesti, fuori dal cinema Capranica di Roma. Ritenuti responsabili di quel pestaggio furono i gemelli Stefano e Germano Andrini.

La condanna arrivò dopo la fuga in Svezia, tre mesi di latitanza e infine l'estradizione. I due negarono responsabilità. Da Helsinborg, sostennero di esser fuggiti «solo perché la stampa voleva l'esecuzione immediata dei mostri».

Il processo, 3 anni dopo, dimostrò il contrario: 4 anni e 8 mesi (2 condonati) anche per altri due estremisti di destra, Ildebrando Ceccarelli e Andrea Pennacchietti. Assolti, invece, Demetrio Tullio, Flavio Nardi, Francesco Pallottino e Mario Vattani, figlio del diplomatico Umberto, per il quale più tardi si apriranno le porte della carriera diplomatica e le stanze del Campidoglio (con l'elezione a sindaco di Gianni Alemanno) per le relazioni internazionali. Strade diverse, ma per certi versi destini incrociati.

E così vent'anni dopo i fatti del Capranica, con la prima giunta Alemanno (che in quell'epoca nell'88 divenne segretario nazionale del Fronte della Gioventù), come Mario Vattani si trova in Campidoglio, anche Stefano Andrini acquisisce i galloni di Ad dell'Ama servizi ambientali. Non senza polemiche, ovviamente. E non solo per via di quella condanna, per la quale all'indomani dell'incarico (settembre 2009) sostenne «di aver saldato il suo debito con la giustizia», ma anche per quell'informativa (3815 del gennaio '98) della Direzione investigativa antimafia nella quale veniva citato con Tilgher e Delle Chiaie nell'ambito dell'inchiesta sui «Sistemi criminali» poi archiviata.

Ora Stefano Andrini è di nuovo al centro delle cronache. Non tanto per quel curriculum un po' «approssimativo» grazie al quale, dopo l'assunzione da funzionario (nel 2008), è stato indicato per la poltrona più ambita dell'Ama servizi (nelle note si legge amministratore unico della Ikonaut software Ab con sede in Svezia e qualche consulenza presso la Fast/Confsal o con l'ex ministro Mirko Tremaglia), ma per l'affaire Di Girolamo e, se vogliamo, per quella sua passione per la politica estera, che nel 2008 lo portò a candidarsi, grazie alla doppia cittadinanza per la moglie brasiliana, nella lista di Luigi Pallaro (il senatore eletto col centro-sinistra e che ogni volta faceva traballare il governo Prodi) per l'America Latina. Anche qui, una candidatura studiata. A tessere le fila, Gianluigi Ferretti e William Amorese ex portaborse di Pallaro.

 

[26-02-2010]

 

 

Mokbel al telefono parla anche di Alemanno, dopo le elezioni romane di aprile 2008: “Io c’ho la stanza mia che ce stanno tre dei suoi qua dentro che stanno a fa delle telefonate… di Gianni… di Alemanno… lui deve essere chiaro” - L’imbarazzo nell’entourage capitolino: “Di questo il sindaco non parla”...

Da "Libero"

«Di questo il sindaco non parla». Non c'è niente da dire. Sceglie il silenzio, Gianni Alemanno, primo cittadino della Capitale, tirato in ballo nelle intercettazioni da Gennaro Mokbel, il personaggio chiave, il più discusso dell'inchiesta sulla colossale truffa ai danni dello Stato in cui sono coinvolti i vertici di Fastweb e Telecom Sparkle.

Di sicuro uno di destra. Ma solo in una pagina delle oltre 1600 che compongono il faldone, il sindaco viene citato da Mokbel. Il dominus della "finanza creativa", che si vanta di avere tirato fuori dal carcere Francesca Mambro, il 29 aprile del 2008 parla al telefono con Paolo Colosimo.

I due poco prima avevano discusso dell'intestazione a terzi della barca acquistata da Franco Pugliese, boss della ‘ndrangheta. La discussione, in romanesco, verte su questioni di prezzo, «la rata del leasing da pagà, attacca il primo, ma siccome se le premesse so quelle che fa il dimentichino...cosa probabile...».

Colosimo risponde: «E invece mi ero fatto du conti io». Il problema, in pratica, è chi deve pagare e chi deve andare in Calabria,. A trattare con il boss. Con Mokbel contento «perché me sto già a sentì di nuovo in campagna elettorale...ma hai visto ieri che bello?». Le date coincidono con l'elezione di Alemanno a sindaco. Mokbel non ci credeva tanto nella vittoria, invece poi la commenta felice con Colosimo e, a un certo punto, cita Gianni.

«Io c'ho la stanza mia che ce stanno tre dei suoi qua dentro che stanno a fa delle telefonate... di Gianni... di Alemanno... che sto a inizià a lavorà... lui deve essere chiaro... Pà... perché noi sta cosa ce la potemo pure accollà poi tocca fa un contratto di affitto e su quel contratto di affitto, lui ogni mese ci deve pagare il leasing perché se no, io il primo mese che non paga, prendo la barca e gliela riporto al proprietario... Pà. Perché io già lo so». Replica di Colosimo: «Ma è così che bisogna fa». Fine della conversazione.

Alemanno non conosce Mokbel, mentre l'altro personaggio coinvolto nell'inchiesta, Stefano Andrini, pur non essendo indagato si è già dimesso dall'Ama, municipalizzata del Comune. E la sinistra prova a cavalcare la polemica e a gettare ombre sul governo capitolino e sul potere di Alemanno nel Pdl. Il Campidoglio, però, non commenta e va avanti come sempre. [B. B.]

 

 

[26-02-2010]

 

 

Mokbel al telefono parla anche di Alemanno, dopo le elezioni romane di aprile 2008: “Io c’ho la stanza mia che ce stanno tre dei suoi qua dentro che stanno a fa delle telefonate… di Gianni… di Alemanno… lui deve essere chiaro” - L’imbarazzo nell’entourage capitolino: “Di questo il sindaco non parla”...

Da "Libero"

«Di questo il sindaco non parla». Non c'è niente da dire. Sceglie il silenzio, Gianni Alemanno, primo cittadino della Capitale, tirato in ballo nelle intercettazioni da Gennaro Mokbel, il personaggio chiave, il più discusso dell'inchiesta sulla colossale truffa ai danni dello Stato in cui sono coinvolti i vertici di Fastweb e Telecom Sparkle.

Di sicuro uno di destra. Ma solo in una pagina delle oltre 1600 che compongono il faldone, il sindaco viene citato da Mokbel. Il dominus della "finanza creativa", che si vanta di avere tirato fuori dal carcere Francesca Mambro, il 29 aprile del 2008 parla al telefono con Paolo Colosimo.

I due poco prima avevano discusso dell'intestazione a terzi della barca acquistata da Franco Pugliese, boss della ‘ndrangheta. La discussione, in romanesco, verte su questioni di prezzo, «la rata del leasing da pagà, attacca il primo, ma siccome se le premesse so quelle che fa il dimentichino...cosa probabile...».

Colosimo risponde: «E invece mi ero fatto du conti io». Il problema, in pratica, è chi deve pagare e chi deve andare in Calabria,. A trattare con il boss. Con Mokbel contento «perché me sto già a sentì di nuovo in campagna elettorale...ma hai visto ieri che bello?». Le date coincidono con l'elezione di Alemanno a sindaco. Mokbel non ci credeva tanto nella vittoria, invece poi la commenta felice con Colosimo e, a un certo punto, cita Gianni.

«Io c'ho la stanza mia che ce stanno tre dei suoi qua dentro che stanno a fa delle telefonate... di Gianni... di Alemanno... che sto a inizià a lavorà... lui deve essere chiaro... Pà... perché noi sta cosa ce la potemo pure accollà poi tocca fa un contratto di affitto e su quel contratto di affitto, lui ogni mese ci deve pagare il leasing perché se no, io il primo mese che non paga, prendo la barca e gliela riporto al proprietario... Pà. Perché io già lo so». Replica di Colosimo: «Ma è così che bisogna fa». Fine della conversazione.

Alemanno non conosce Mokbel, mentre l'altro personaggio coinvolto nell'inchiesta, Stefano Andrini, pur non essendo indagato si è già dimesso dall'Ama, municipalizzata del Comune. E la sinistra prova a cavalcare la polemica e a gettare ombre sul governo capitolino e sul potere di Alemanno nel Pdl. Il Campidoglio, però, non commenta e va avanti come sempre. [B. B.]

 

 

[26-02-2010]

 

 

 

FAST-TRUFFA - TUTTI GLI INDAGATI - NON SOLO Silvio Scaglia e il senatore del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo, Nell'inchiesta ANCHE UN ALTRO NOME ECCELLENTE: Riccardo Ruggiero (presidente del consiglio di amministrazione DI Telecom Italia Sparkle) - IL REATO IPOTIZZATO E' L'ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE TRANSNAZIONALE PLURIAGGRAVATA E DICHIARAZIONE INFEDELE MEDIANTE L'USO DI FATTURE O ALTRI DOCUMENTI PER OPERAZIONI INESISTENTI IN CONCORSO CON ALTRI...

1 - PER TUTTI GLI INDAGATI IL REATO IPOTIZZATO E' L'ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE TRANSNAZIONALE PLURIAGGRAVATA E DICHIARAZIONE INFEDELE MEDIANTE L'USO DI FATTURE O ALTRI DOCUMENTI PER OPERAZIONI INESISTENTI IN CONCORSO CON ALTRI.
(Agi) - L'ex amministratore delegato di Fastweb Silvio Scaglia e il senatore del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo sono due dei nomi 'eccellenti' coinvolti nella maxi inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco che ha portato la magistratura romana ad emettere 56 ordinanze di custodia cautelare affidandone l'esecuzione ai carabinieri dei Ros e al Nucleo Speciale valutario della Guardia di Finanza.

 

Per tutti il reato ipotizzato e' l'associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata e dichiarazione infedele mediante l'uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti in concorso con altri.

Per Scaglia, il Gip Aldo Morgigni ha emesso un provvedimento di custodia cautelare, l'ex Ad, pero', non e' stato arrestato in quanto attualmente si trova all'estero da dove fa sapere di essere pronto a concordare un interrogatorio in tempi brevi perche' e' estraneo a "qualunque addebito".

Nell'inchiesta e con la stessa accusa sono stati raggiunti da provvedimenti restrittivi o indagati a piede libero altri dirigenti di Fastweb e di Telecom Italia Sparkle.

Per Telecom Italia Sparkle si tratta di: Riccardo Ruggiero (presidente del consiglio di amministrazione), Stefano Mazzitelli (amministratore delegato), Carlo Baldizzone (responsabile dell'area 'amministrazione e controllo'), Massimo Comito (responsabile dell'area 'Europe'). Le misure cautelari emesse dal gip riguardano solo Mazzitelli e Comito.

 

Per Fastweb, gli accertamenti hanno chiamato in causa, oltre al presidente Silvio Scaglia, anche Alberto Calcagno e Mario Rossi Alois, come direttori della 'Divisione Finanza e controllo', Mario Rossetti, membro del cda, l'ad Stefano Parisi, Giuseppe Crudele, dipendente della divisione 'residenziale e business funzione marketing', Bruno Zito, responsabile delle grandi aziende e Roberto Contin, direttore della divisione 'large Account' e membro del comitato direttivo. I provvedimenti restrittivi oltre a Scaglia, riguardano Crudele, Contin, Rossetti e Zito.

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Diversa la pozione del senatore Di Girolamo: nei suoi confronti la magistratura ha chiesto l'autorizzazione all'arresto anche per violazione della normativa elettorale con l'aggravante mafiosa. Per la sua elezione nella circoscrizione Estero-Europa, la Dda di Roma ha accertato che Di Girolamo era supportato da esponenti della 'ndrangheta calabrese che si era attivata per la raccolta di voti tra gli emigrati calabresi in Germania. Dagli accertamenti e' emerso che a sostenere la candidatura di Di Girolamo e' stato, in particolare, Gennaro Mokbel, legato in passato ad ambienti della destra eversiva e gia' utilizzato per la costituzione delle societa' internazionali di comodo funzionali al riciclaggio.

2 - RICICLAGGIO DI DENARO SPORCO
RICERCATI SILVIO SCAGLIA E DI GIROLAMO
Repubblica.it

Una colossale operazione di riciclaggio di denaro sporco per un ammontare complessivo di circa due miliardi di euro è stata scoperta dai carabinieri del Ros e dalle Fiamme Gialle: 56 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Roma su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia.

 

Ordine d'arresto anche per Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb. Il provvedimento restrittivo, però, non è stato ancora eseguito perché Scaglia non è stato rintracciato dai carabinieri del Ros e dalla Guardia di Finanza. L'imprenditore, che in una nota inviata alle agenzie di stampa si dice estraneo a qualunque reato, ha dato mandato ai suoi difensori di concordare il suo interrogatorio nei tempi più brevi per chiarire tutti i profili della vicenda. Indagato anche Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb a partire dal primo novembre 2004.

Le accuse per tutti gli indagati sono di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al reimpiego di ingentissimi capitali illecitamente acquisiti attraverso un complesso sistema di frodi fiscali. In manette anche un ufficiale della guardia di Finanza, Luca Berriola, attualmente in servizio al comando di tutela finanza pubblica, che avrebbe incassato una cospicua tangente su una delle operazioni di riciclaggio.

 

Richiesta d'arresto anche per il senatore Nicola Di Girolamo (Pdl). Il senatore sarebbe collegato con alcuni degli indagati, che avrebbero favorito la sua elezione in un collegio all'estero. In particolare gli inquirenti fanno riferimento a una riunione tenuta dallo stesso Di Girolamo da Gennaro Mokbel (uno dei 56 arrestati) e da esponenti della famiglia Arena, nel corso della quale si concordò di sostenere la sua elezione, facendo confluire su di lui i voti dei calabresi in Germania.

La 'ndrangheta riuscì a venire in possesso di moltissime schede elettorali, che compilò direttamente con il nome di Di Girolamo (circostanza che era già emersa da una precedente inchiesta: l'arresto di Di Girolamo era già stato chiesto nel 2008 alla Giunta delle Autorizzazioni a procedere). In base alle accuse l'elezione di Di Girolamo doveva servire all'organizzazione criminale per spostarsi, senza problemi nell'ambito delle attività transnazionali di riciclaggio.

 

Il filone principale dell'indagine riguarda alti funzionari ed amministratori delle società Telecom Italia Sparkle e Fastweb accusati, con riferimento a un arco temporale che va dal 2003 al 2006, di falsa fatturazione di servizi telefonici e telematici inesistenti, venduti nell'ambito di due successive operazioni commerciali dalle compagini italiane Cmc e Web Wizzard srl nonchè da I-Globe e Planetarium, che evadevano il pagamento dell'Iva per un ammontare complessivo di circa 400 milioni di euro, trasferendoli poi fraudolentemente all'estero, dove i soldi venivano reinvestiti in beni come appartamenti, gioielli e automobili.

Sono indagate anche le società coinvolte, e la procura di Roma ha fatto richiesta formale di commissariamento di Fastweb e Telecom Sparkle. La richiesta di commissariamento è motivata dalla "mancata vigilanza" ed è stata fatta sulla base della legge 231 del 2001 che prevede sanzioni per quelle società che non predispongono misure idonee ad evitare danni all'intero assetto societario.

Alcuni indagati sono raggiunti da un provvedimento restrittivo in Usa, Gran Bretagna (Scaglia) e Lussemburgo. Per realizzare la colossale operazione di riciclaggio, il sodalizio si è avvalso di società di comodo di diritto italiano, inglese, panamense, finlandese, lussemburghese ed off-shore, controllate dall'organizzazione indagata.

Stando ai carabinieri del Ros e alla polizia valutaria della Guardia di Finanza, lo Stato avrebbe subito un danno per oltre 365milioni di euro derivanti dal mancato versamento dell'Iva, attraverso l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per più di 1.800.000.000 euro da parte delle società di telecomunicazione, che hanno ottenuto fittizi crediti Iva, oltre che un utile pari a quasi 96milioni di euro.

 

[23-02-2010]


Telefonia, una frode colossale - 56 arrestati per Riciclaggio, bufera su Fastweb e Telecom - Chiesto l’arresto di Silvio Scaglia, il mago delle Tlc - I sindacati rossi in piazza contro Zapatero - La scoperta del Pd: la Bonino è radicale - Biotestamento, stop alla nutrizione solo in casi eccezionali, ed è scontro...

Il Velino.it

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "‘Telefonia, una frode colossale'". Editoriale di Sergio Rizzo "La malapianta del denaro". Al centro: "Il Lambro diventa un fiume di gasolio". In basso: "Colpi di bastone, in coma esponente pdl" e "Sud, studenti un anno e mezzo in ritardo". A destra: "La scoperta del Pd: la Bonino è radicale".

 

LA REPUBBLICA - In apertura: "Telefonia, mafia e riciclaggio". Editoriale di Giuseppe D'Avanzo "Ritorno al 1994". Al centro: "Gli arricchiti della new economy" e "Per i boss calabresi era il ‘senatore Nic'". Sotto: "Smog, 100 comuni dicono no alla Moratti". Accanto: "Gli italiani e il sesso, lo facciamo di più e meglio". Di spalla: "La Cina diventa più americana mentre gli Usa fanno i cinesi". In basso: "Il tran tran esiste, ecco la prova".

 

LA STAMPA - In apertura: "La grande truffa dei telefoni". Editoriale di Michele Ainis: "La repubblica dei corrotti". Tra i richiami: "Chiesto l'arresto di Silvio Scaglia, il mago delle Tlc" e "‘Lotta titanica anti corruzione'". Di spalla: "Nascere al sud penalizza gli studenti". Al centro: "I sindacati rossi in piazza contro Zapatero". Accanto: "Il finto duello tra Santoro e Travaglio". In basso il Buongiorno di Massimo Gramellini: "Lo scoop del secolo".

IL GIORNALE - In apertura: "Altri 56 arresti: tocca a Fastweb". Editoriale di Vittorio Feltri. Di spalla: "‘Criminali mai visti nella storia italiana'", "I sospetti sul senatore arrivato dall'estero" e "Re della new economy diventato nababbo". Al centro: "La Moratti sola nello smog: ora ci ripensi". In basso: "Ma è davvero da deficienti guardare il Grande Fratello?".

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Maxi frode nelle telecomunicazioni". Editoriale di Andrea Romano: "Le riforme e il virus della corruzione". Al centro con foto: "‘Legalità unica via per la crescita'". Accanto: "Per il Sud contratti e crediti di imposta". In basso: "Stretta sui fumatori: addio sigarette in auto e cortili".

IL MESSAGGERO - In apertura: "Riciclaggio, bufera su Fastweb e Telecom". Editoriale di Pierpaolo Benigno "Il merito chiave di svolta per il paese". Nei box: "Un patto fra malavita, finanza e politica pagava la bella vita degli uomini d'oro" e "Corruzione, allarme di Montezemolo: l'Italia reagisca ma senza flagellarsi". Al centro: "Scuola, via alle iscrizioni per le nuove superiori" e "Biotestamento, stop alla nutrizione solo in casi eccezionali, ed è scontro". In basso: "Sprangate a consigliere Pdl: in coma" e "La chat? Una roulette a rischio".

PARISI

IL TEMPO - In apertura: "Pronto? Manette in linea". Editoriale di Mario Sechi. Al centro: "Il Palazzo adesso ha paura. Si aspetta il nuovo ‘botto'" e "Al centro della polemica la legge di Tremaglia". In basso: "Braccio di ferro Sensi-Unicredit". In un box: "Olimpiadi a Roma. Zaia in campo avverte Profumo".

LIBERO - In apertura: "‘Le elezioni in mano ai Pm'". Editoriale di Mario Giordano: "Le richieste di arresto hanno preso il posto di quelle di voto". In alto con foto: "E dopo tante accuse a processo ci va Patrizia ". Di spalla: "Travaglio finisce vittima di se stesso", "Io non posso scrivere, assassini e terroristi sì", di Renato Farina. Al centro: "Fanno a gara a chi ruba di più: frode da due miliardi". In basso: " Milano senza auto , Napoli senza multe".

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Banda larga". In basso: "Umbria, 4 donne. No all'atomo ma non dal Pdl" e "‘Presero mio figlio senza dirmelo. Nulla sull'autopsia'".

 

IL FOGLIO - In apertura a sinistra: "Come sarebbe bello importare il modello americano degli appalti". La Giornata in Italia: "56 arrestati per riciclaggio coinvolte Telecom e Fastweb". All'estero: "L'Iran ha arrestato il leader deò gruppo sunnita jundullah". A destra: "Perché il buon ritiro obamiano dall'Iraq potrebbe fermarsi qui".

 

[24-02-2010]

LA SUBLIMAZIONE FINALE DEL PMU (Potere Marcio Unificato) ...
Su "Giornale" e "Repubblica", verbali a valanga. "Telefonia, mafia e riciclaggio. Raffica di arresti, bufera su Fastweb e Telecom. Ricercato Scaglia" (Repubblica, p.1). Chiesto l'arresto del senatore del Pdl Nicola Di Girolamo, sospettato di essere stato eletto con i voti della ‘ndrangheta. Lo difende solo il mitico Sergio De Gregorio, l'uomo dello scoop sulla crociera di Buscetta, e "Repubblica" racconta i rapporti tra i due (p.7).

 

Sul "Giornale", Littorio Feltrusconi avverte nel suo editoriale in prima che Silvio Scaglia, "prima di effettuare le manovre contestate, si era consultato con studi professionali di alto rango". I nomi li fanno a pagina 3 Chiocci e Malpica: "l'ex studio Tremonti (Romagnoli-Vitali) e quello di Guido Rossi". Tra i pezzi grossi sotto inchiesta, ci sono anche Stefano Parisi, Riccardo Ruggiero e Stefano Mazzitelli (Giornale,p.6).

 

"Libero" coglie invece l'umor nero del Banana e titola a tutta prima: "Silvio suona l'allarme: "Le elezioni in mano ai Pm". Berlusconi: le inchieste condizionano le Regionali, gli italiani non andranno a votare. Battibecco tra governo e Montezemolo, che vede la corruzione solo in politica". Dentro, il maxi-esperto di affari telefonici Davide Giacalone denuncia l'assenza di controlli in Telecom (p.8) e Nino Sunseri fa un ritrattino memorabile di Scaglia "l'elettricista", come lo chiamava il suo amico Francesco Micheli (p.10).

 

3- IL CORRIERE DEI LATITANTI ...
A che servano i giornalisti economici ce lo dimostra bene il Corriere di don Flebuccio, che schiera in prima pagina un trio di cacciatori di notizie così formato: Giancarlo Radice, Edoardo Segantini e Raffaella Polato. Radice riesce dove la Procura di Roma ha fallito: trova Scaglia in Sud America e ci parla: "Io ricercato? Roba da matti. Non capisco che succede. Rientrerò. Sono già stato interrogato anni fa" (Corriere,p.1).

E a pagina 6 ecco il pronto soccorso dell'economista Donato Masciandaro: "Ma quel reato di riciclaggio è troppo esteso. L'intervento delle Corti nella vita delle aziende può avere effetti devastanti sul sistema".

Ben detto, Esimio Economista, "può avere effetti devastanti sul sistema". Ma di che "sistema" stiamo parlando? Del PMU o di un'entità astratta e superiore?

[23-02-2010]

IL SENATORE ZERBINO DELLa 'ndrangheta – LE IRRESISTIBILI INTERCETTAZIONI TRA L'IMPRENDITORE MOKBEL E IL SENATORE PDL NICOLA DI GIROLAMO: “NICO’, "SE T'È VENUTA LA SENATORITE PROBLEMA TUO , MA STAI ATTENTO... PUOI DIVENTARE PURE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PER ME CONTI COME IL PORTIERE MIO" – “NICÒ, NON STAI FACENDO UN CAZZO… VUOI FAR IL SENATORE, PRENDI I TUOI 7MILA € AL MESE, VATTENE AFFANCULO, NON ME ROMPÈ SE NO TI METTO LE MANI ADDOSSO" - MA LUI PREOCCUPATO SI SCHERNISCE: “NON MI VA A FINIRE COME COPPOLA E FIORANI”…

Francesco Viviano per "la Repubblica"

La 'ndrangheta è entrata anche nel Parlamento italiano. Ha un suo autorevole rappresentante, il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo per il quale la Procura di Roma ha chiesto l'arresto. La misura cautelare è stata chiesta per Di Girolamo perché il senatore "risulta organicamente inserito nell'associazione criminale con incarico di "consulente legale e finanziario"" sia con gli uomini della 'ndrangheta della cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto, sia di altre 'ndrine sia con gli altri arrestati nella retata della grande truffa.

 

I boss della 'ndrangheta lo chiamavano confidenzialmente "Nic" ed il suo amico fraterno, l'imprenditore romano Gennaro Mokbel (in passato legato ad Antonio D'Inzillo, l'ex esponente dei Nar e della banda della Magliana latitante da tempo in Africa), lo manovrava come un burattino.

Come emerge chiaramente dalle numerosissime conversazioni intercettate dai carabinieri del Ros, il senatore Di Girolamo eletto all'estero grazie all'appoggio fondamentale della 'ndrangheta, lavorava a tempo pieno per conto delle cosche calabresi. Faceva società con i boss, in Italia ed all'estero, viaggiava in lungo ed in largo per il mondo per andare ad "investire" i soldi della mega truffa delle telecomunicazioni.

 

E i proventi delle cosche calabresi. Per ripulire quella montagna di denaro, operava su conti in banche estere di mezzo mondo "al fine di porre in essere - scrive il gip nell'ordinanza - attività di riciclaggio".

Di Girolamo non agiva mai d'iniziativa propria, erano sempre i boss della 'ndrangheta ed il suo amico Mobkel, con il quale aveva un vero e proprio rapporto di sudditanza, che gli dicevano cosa fare.

 

I CONTATTI TRA MOKBEL ED IL SENATORE DI GIROLAMO.
Mokbel comandava a bacchetta il senatore della Repubblica Nicola Di Girolamo e lo offendeva anche perché lo riteneva "una sua creatura e dei suoi amici della 'ndrangheta". In una intercettazione telefonica tra i due che parlano per motivi di interessi, Mokbel (M) apostrofa il senatore (S) "servo", contestandogli che vale meno del suo "portiere".

M: "Se t'è venuta la "candidite", se t'è venuta la "senatorite" è un problema tuo, però stai attento... ultimamente io sò stato zitto, ma oggi mi hai riempito proprio le palle Nicò, capito?" .
S: "Comunque, guarda, mi dispiace...".

 

M: "Devo aprì bocca Nicò? devo aprì a bocca mia? Io quando apro a bocca faccio male, a secondo del male che si fa, Nicò, hai capito? Vuoi che parlo io?".

Di Girolamo è impaurito e risponde: "Io ieri ho sbagliato". Più minacciosa la replica di Mobkel: "Non me ne frega un cazzo, a me di quello che dici tu, per me Nicò puoi diventà pure presidente della Repubblica, per me sei sempre il portiere mio, cioè nel mio cranio sei sempre il portiere, non nel senso che tu sei uno schiavo mio, per me conti come il portiere, capito Nicò? Ricordati che io per le sfumature mi faccio ammazzà e faccio del male".

 

Ed in un altro passaggio Mokbel passa apertamente alle minacce.

M: "Oggi devo stare con la mia gente... sei una grandissima testa di cazzo... Nicò sei proprio sballato, sei una grande delusione lo sai Nicò, ha avuto comportamenti strani, fra te e "Pinocchio (Marco Toseroni socio di Mokbel e di Di Girolamo in alcune società, ndr).. qui stiamo lavorando visto che siamo, nonostante tutto, soci...".

Mokbel è un fiume in piena e ricorda al senatore Di Girolamo, come è stato "creato" ed "eletto" al Senato della Repubblica e gli dice che deve trovare posti di lavoro alle persone che Mobkel gli segnalava: "Mò ricordati che devi pagà tutte le cambiali che so state aperte e in più devi pagà lo scotto sulla tua vita, Nicò perché tu una vita non ce l'avrai più.. ricordati che dovrai fare tutte le tue segreterie tutta la gente sul territorio, chi te segue le Commissioni, il porta borse, l'addetto stampa, il cazzo che se ne frega... ma come ti funziona sto cervello Nicò?".

MASSACRO TIENANMEN - HONG KONG

Mokbel parla di affari con altri indagati e della facilità con cui passa i controlli, anche a Fiumicino: "Io a Fiumicino non mi ferma nessuno, faccio passare quello che mi pare senza problemi, droga, brillanti...". Poi parlano di affidare un incarico al senatore Di Girolamo per portare soldi all'estero, anche ad Hong Kong.

I PROVENTI ILLECITI ED IL RUOLO DEL SENATORE DI GIROLAMO.
Radiografando i grandi affari di Mokbel e Di Girolamo, gli investigatori scrivono: "I programmi di investimento dei proventi illeciti del sodalizio venivano poi sviluppati da Di Girolamo e da Toseroni che cominciava pertanto ad adoperarsi con i suoi referenti asiatici nonché per le questioni relative alle pietre preziose con Massimo Massoli (altro indagato, ndr).

I giorni successivi sono quindi caratterizzati dalla pianificazione del viaggio ad Hong Kong da parte dei tre". E di seguito gli inquirenti indicano le società straniere di cui sono titolari Marco Toseroni ed il senatore Di Girolamo. Si scopre così che il senatore ha conti alla Standard Charter Bank di Hong Kong, sul quale vengono accreditati milioni di euro e su altri conti in altre nazioni asiatiche.

I RAPPORTI DI DI GIROLAMO CON IL SENATORE DE GREGORIO.
Numerose pagine dell'ordinanza sono dedicate alla elezione del senatore Di Girolamo ed al ruolo attivo e concreto di Mobkel e della 'ndrangheta. Gennaro Mokbel, è scritto nell'ordinanza, aveva creato un movimento politico denominato "Alleanza Federalista". "Un movimento politico nato nell'ottobre del 2003 gravitante nell'area apolitica della Lega Nord, la cui sede è ubicata in Roma.

L'attuale segretario, Giacomo Chiappori, è stato eletto nelle liste della Lega Nord, alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Liguria. In tale movimento Gennaro Mokbel assumerà la carica di segretario regionale, con altre cariche distribuite anche ad altre persone". Alleanza federalista "sarà la vera e propria base logistica - scrivono i magistrati - per tutte le iniziative lecite/illecite sia economiche sia imprenditoriali, sia politiche.

Poi a seguito di contrasti con i vertici di Alleanza Federalista, accusati di immobilismo ma soprattutto di non coinvolgere Gennaro Mokbel... maturerà la decisione di costituire un autonomo gruppo politico (a cui veniva dato il nome di partito Federalista Italiano) che culminerà nella candidatura alle elezione politiche del 13 e 14 aprile 2008 di Nicola Di Girolamo quale candidato al Senato".

Mokbel fa le scelte e le strategie politiche da seguire e contatta esponenti della 'ndrangheta per sostenere Di Girolamo. E partono, aspiranti politici e 'ndranghetisti, tutti per la Germania "per il procacciamento di voti, e delle schede elettorali in bianco nell'area di Stoccarda". Gli sforzi dell'organizzazione e del suo coordinatore "trovavano concretezza con l'effettiva elezione di Nicola Di Girolamo al Senato della Repubblica con 22.875 voti validi". E dopo l'elezione quel gruppo riparte di nuovo per i "ringraziamenti" alle comunità calabresi della Germania.

Ad un certo punto, però, i rapporti tra Mokbel ed il senatore Di Girolamo si guastano: "Dovendo trovare una collocazione per Di Girolamo, Mobkel diceva al neo-senatore, "dobbiamo trovare un altro partito dove infilarci perché ieri sera è venuto il senatore De Gregorio, l'onorevole Bezzi, tutti quanti si sono messi a tarantella, siccome De Gregorio è l'unico che l'ha l'accordo blindato con Berlusconi... cioè si presenta in una delle liste... e poi fanno la segreteria nazionale... io adesso preferisco vedere se trovo la strada sempre per Forza Italia che sarebbe ancora meglio...".

Con il tempo i rapporti tra Mokbel ed il senatore degenerano perché Di Girolamo non farebbe "esattamente" quello che gli consiglia Mokbel. Che, in una telefonata, lo aggredisce: "Nicò, non stai facendo un cazzo, perdendoti nelle tue elucubrazioni, ti ho avvisato una, due, tre volte ed io con un coglione come te non me ce ammazzo... vuoi far il senatore, prendi i tuoi sette mila euro al mese, vattene affanculo a non me rompè se no ti metto le mani addosso".
Ma Di Girolamo, preoccupandosi del ruolo di riciclatore per Mokbel e per la cosca, si schernisce: "Non mi va a finire come Coppola e Fiorani".

 

[24-02-2010]


PIANGE IL TELEFONO – Un´associazione a delinquere che ha utilizzato Telecom Italia e Fastweb, per creare un danno al Fisco di 370 milioni e, gestendo un flusso di denaro di oltre 2,2 miliardi di euro, ha creato fondi neri e ricchezze all´estero - In parte questi soldi, sarebbero finiti in mano alla ‘ndrangheta, in particolare al clan Arena, che li avrebbe impiegati anche per organizzare l´elezione del senatore del Pdl, Di Girolamo....

Walter Galbiati per "la Repubblica"

 

Un´associazione a delinquere che ha utilizzato due società quotate in Borsa, Telecom Italia e Fastweb, per creare un danno al Fisco di 370 milioni e, gestendo un flusso di denaro di oltre 2,2 miliardi di euro, ha creato fondi neri e ricchezze all´estero.

In parte questi soldi, sarebbero finiti in mano alla ‘ndrangheta, in particolare al clan Arena, che li avrebbe impiegati anche per organizzare l´elezione del senatore del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo.

 

È questo lo schema che nelle 56 ordinanze di oltre 1600 pagine ha messo nero su bianco il giudice per le indagini preliminari, Aldo Morgigni, su richiesta dei pm Giovanni Bombardieri, Giovanni Di Leo e Francesca Passaniti. Ordinanze che hanno disposto la misura cautelare in carcere per 52 persone e gli arresti domiciliari per altre quattro.

 

L´ASSOCIAZIONE E I REATI
Il reato è l´associazione per delinquere trasnazionale pluriaggravata e viene contestata tra gli altri a Silvio Scaglia, l´ex amministratore delegato di Fastweb e a Stefano Mazzitelli che aveva lo stesso incarico in Telecom Italia Sparkle. Ma i principali organizzatori sarebbero due Carlo Focarelli, che ha costituito e gestito le società fittizie, le cosiddette cartiere che avevano il compito di interfacciarsi con Telecom Italia Sparkle e Fastweb, il volto presentabile della truffa.

E Gennaro Mokbel, che avrebbe invece curato la parte oscura, quella offshore, che permetteva di far sparire i soldi e che in parte li avrebbe condotti anche nelle mani della criminalità organizzata. E la potenza dell´organizzazione emerge nei capi di imputazione.

attuale ad fastweb

«Insieme hanno commesso - scrive il gip - un numero indeterminato di delitti in materia di evasione fiscale (emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti), contro la pubblica amministrazione e l´amministrazione della giustizia (corruzione di pubblici ufficiali - tra i quali in particolare appartenenti alle Forze di Polizia - rivelazione di segreto d´ufficio, favoreggiamento ed altri), contro la fede pubblica (falsi in atti pubblici), contro il patrimonio (riciclaggio, intestazione fittizia di beni e reinvestimento di proventi illeciti);

associazione transnazionale, perché operante in più paesi sia nell´Unione Europea che al di fuori, nella quale Fastweb e Telecom Italia Sparkle fungevano consapevolmente da cassa dalla quale estrarre le somme di denaro oggetto di successivo riciclaggio, in cambio dell´aumento dei crediti Iva verso l´erario, dell´aumento del fatturato e dei margini ottenuti grazie alla riappropriazione di parte dell´Iva, pagata alle società "cartiere"».

 

I VERTICI DELLE SOCIETÀ
Gli inquirenti ipotizzano che i vertici di Fastweb e Telecom fossero a conoscenza del sistema delle cartiere. «Le modalità operative attraverso le quali Tis ( Telecom Italia Sparkle) agiva - sostiene il gip - pongono con solare evidenza il problema delle responsabilità degli amministratori e dirigenti della società capogruppo alla quale appartiene Tis, ossia Telecom Italia spa».

Del resto le cifre riportate nell´ordinanza sono imponenti. Tra il 2005 e il 2007, Telecom Italia Sparkle avrebbe generato ricavi per 1,19 miliardi di euro con utile di 72 milioni. Le dichiarazioni dell´ingegner Gianfranco Ciccarella, direttore generale di Telecom Italia Sparkle, contenute nell´ordinanza vanno in questa direzione e danno conto comunque di un´attività di auditing interno: «I colleghi sono stati d´accordo e mi hanno peraltro annunciato che ne avevano parlato con i vertici e che ci sarebbe stata una auditing. Non mi hanno detto con chi avevano parlato ma ho ipotizzato che si trattasse di Ruggero».

LA FRODE CAROSELLO E I FONDI ESTERI
Si chiama così l´artificio con cui Telecom Italia Sparkle e Fastweb hanno creato per sé crediti Iva per milioni di euro. Tuttavia «la realizzazione di ingenti crediti fiscali - scrive il giudice - costituiva solo una parte delle condotte delittuose ideate da amministratori e dirigenti di Fastweb e Telecom Italia Sparkle e forse, tutto sommato il lato meno significativo dell´intera operazione delittuosa».

 

«Le ingenti somme di denaro apparentemente spese per pagare l´Iva in favore delle cartiere consentivano a Fastweb e Telecom Italia Sparkle di realizzare fondi neri per enormi valori che costituivano l´oggetto primario delle attività di riciclaggio e di investimento fittizio realizzato da altri membri dell´associazione a delinquere». Qui entra in gioco il secondo livello , quello creato e gestito secondo gli inquirenti da Mokbel.

GENNARO MOKBEL E LE COSCHE CALABRESI
Sarebbero stati Mokbel e Franco Pugliese il legame con il lato oscuro dell´inchiesta, quella che sfocia nella ‘ndrangheta. Gennaro Mokbel è considerato il cervello dell´operazione. Nonostante «non ricopra - scrive il gip - cariche in alcuna delle società individuate» e «collegate alla realizzazione delle operazioni illecite». Viene definito dai giudici come «capo indiscusso dell´organizzazione le cui direttive criminali vengono perentoriamente eseguite da tutti gli associati».

È noto alle forze dell´ordine «come persona eversiva di destra e nel dossier della Polizia si legge che «il 9 maggio 1994 viene arrestato con Antonio D´Inzillo», in seguito «ricercato come esponete di rilievo della banda della Magliana». La Polizia sospetta Mokbel di "finanziare in Africa la latitanza di D´Inzillo. Assieme alla moglie Giorgia Ricci «continua a mantenere contatti sia telefonici che di persona con vecchi esponenti dell´eversione di destra, in particolare con Francesca Mambro e Valerio Fioravanti», cui è stato vicino «anche attraverso rilevanti sostegni economici».

Secondo i magistrati, Mokbel ha contatti con la malavita organizzata in Calabria: «Ha promosso, organizzato e diretto anche la costituzione di un movimento politico strumentale agli interessi del sodalizio, avvalendosi dell´avvocato Nicola Di Girolamo, eletto al Senato».

In particolare «entrava in contatto tramite l´avvocato Colosimo con Franco Pugliese (già sottoposto a sorveglianza speciale per tre anni), imprenditore con rilevanti possibilità finanziarie e legato con vincoli di parentela con la famiglia della cosca ‘ndranghetista degli Arena ( la figlia Mary risulta coniugata con Fabrizio Arena figlio di Carmine, uno degli esponenti storici degli Arena, ucciso in un eclatante agguato mafioso del 2004. Inoltre, Vittoria Pugliese, sorella di Franco, è sposata con Pasquale Nicoscia, assassinato ad opera della cosca Arena in risposta all´omicidio di Carmine».

 

L´ELEZIONE DI DI GIROLAMO
L´associazione «si avvale - scrive il gip - di appartenenti a una pericolosissima cosca dell´ndrangheta calabrese (il clan Arena) per ottenere collaborazione e protezione per portare a segno un´operazione che segna il salto di qualità del sodalizio criminale sul piano delle protezioni ottenute, poiché venivano organizzati gravissimi brogli elettorali per ottenere l´elezione nella circoscrizione estero del senatore Nicola Paolo di Girolamo, mediante la creazione di una serie di falsi documenti che ne attestassero la residenza all´estero». Sarebbe stata la ‘ndrangheta a reperire le schede elettorali a falsificare i voti di preferenza a favore di Di Girolamo.

LE AUTO, LE BARCHE E I GIOIELLI
I soldi venivano dirottati anche all´acquisto di bene di lusso. Secondo le carte dell´ordinanza, Di Girolamo aveva ottenuto una Bmw X5 e con Mokbel poteva utilizzare anche una Ferrari F430 e una Jaguar E. Mokbel invece aveva tutta per sé una Porsche 911. Ma il divertimento non era solo a quattro ruote, visto che nella disponibilità di Di Girolamo vi erano anche due barche Ferretti (45 Fly e 550). Del resto Mokbel è chiaro nelle intercettazioni. Uno dei problemi è come spendere i soldi.

«Noi stiamo a vive male, però, molto male! Ammucchiamo, ammucchiamo ma non famo mai un cazzo... mo´ tocca iniziare a spenderli sti soldi. Massimo, Pinocchio (che secondo gli investigatori è l´amico e socio Marco Toseroni) è convinto che sulle gioiellerie, ha chiamato l´amministratore de Vancleef, ha un appuntamento st´altra settimana...». In effetti, l´organizzazione, oltre alle auto, compra un po´ di gioiellerie, negozi di abbigliamento, ristoranti e immobili. Tutti a Roma.

IL TERZO LIVELLO
L´adesione al sodalizio di esponenti delle forze di polizia costituiva «l´ulteriore passo verso un ´terzo livello´ di associati, che fosse rivestito delle pubbliche funzioni indispensabili ad assicurare i profitti dell´associazione». Questo avveniva sia con «attività di intralcio alle indagini che con diretta attività di collaborazione in cambio di elevatissime somme di denaro che costituivano il prezzo della corruzione».

L´organizzazione, anche per l´abituale collaborazione con appartenenti alla ´ndrangheta (cui venivano intestati beni di lusso e attività economiche degli associati come nel caso di Franco Pugliese) è giudicata dal gip, nell´ordinanza di custodia cautelare, «tra le più pericolose mai individuate».

 

 

[24-02-2010]


LA CADUTA DEGLI DEI DI MILANO (CHI L’HA DETTO CHE “UNA TELEFONATA TI ALLUNGA LA VITA?”) - CON LA RETATA DEI “FURBETTI DEL TELEFONINO” È SCESO DEFINITIVAMENTE IL SIPARIO NON SOLO SU FASTWEB E SU QUELLA NEW ECONOMY CHE HA GENERATO FORTUNE PARADOSSALI E HA ALTERATO OLTRE OGNI LIMITE I VALORI DELLE AZIENDE, MA SULL’INTERO SISTEMA DELLE TELECOMUNICAZIONI DOVE I POLITICI CAZZEGGIANO PER LA RETE E I PLAYER DEVONO CONFRONTARSI IN UN MERCATO DAL QUALE AFFIORANO I MALI OSCURI DELL’ITALIA

 

Negli ambienti milanesi della finanza e dell'industria ieri non rideva nessuno. In poche ore sono crollati una serie di miti a cominciare da quello di una città che pretende di essere capitale morale e poi riempie i giornali e i tribunali con la caduta degli dei. E nemmeno nelle aziende dove i manager godono per le sfortune che toccano le imprese concorrenti, si sono fatti salti di gioia di fronte alla stupefacente retata dei "furbetti del telefonino".

Forse è giusto dire che è sceso definitivamente il sipario su quella new economy che ha generato fortune paradossali e ha alterato oltre ogni limite i valori delle aziende. E anche se appare un po' esagerato il paragone con ciò che è avvenuto nel 2003 in America a proposito della truffa di WorldCom, non c'è dubbio che l'intreccio perverso denunciato dai magistrati avrà conseguenze destabilizzanti per l'intero sistema delle telecomunicazioni.

La caduta degli dei vede in prima fila Silvio Scaglia, un uomo che è sempre apparso troppo ricco, troppo sorridente e troppo vincente. Su questo manager, nato a Lucerna da genitori genovesi, si è ritagliato il profilo da eroe di un capitalismo innovativo che con un formidabile fiuto ha macinato le classifiche del successo e della ricchezza.

D'altra parte chi l'ha conosciuto in anni lontani sa che è sempre stato un buon navigatore della politica e della finanza. In gioventù ha fatto l'istruttore di vela nei villaggi Valtur, compreso quello di Capo Rizzuto, la località dove i boss della ‘ndrangheta tessevano le trame criminali che ieri sono venute alla luce.

Da giovane navigatore di mare l'intraprendente Scaglia è diventato consulente di Arthur Andersen, McKinsey, Bain Cuneo & Associati, fino a imboccare la strada delle telecomunicazioni dove nel 1999 ha messo le basi per quello che il giornalista Massimo Mucchetti ha definito "il colpo del secolo".

 

E davvero un colpo del secolo è stato l'arrivo in Borsa di e.Biscom, che nel 2000 fece impazzire il listino rovesciando in pochi giorni nelle tasche dei milanesi e degli altri azionisti tonnellate di quattrini. Dopo quell'operazione Scaglia è diventato un monumento e sono state messe da parte la sua disinvoltura e le perplessità sul prezzo che il Comune di Milano pagò all'origine dell'impero della fibra ottica.

Secondo Merrill Lynch il colpo del secolo portò e.Biscom a una valutazione di 12mila miliardi, una cifra pazzesca che trovava la sua giustificazione nell'euforia della new economy, ma che era inevitabilmente destinata a ridimensionarsi. A capire che il vento sarebbe cambiato è stato tra i primi Francesco Micheli, il 73enne finanziere parmigiano che negli anni '80 era soprannominato "Franz la volpe" per le sue qualità di businessman.

E fa una certa impressione sfogliare oggi il libro pubblicato da Laterza a dicembre sui 10 anni di Fastweb, dove Micheli e Scaglia appaiono sorridenti sugli scalini di Piazza Affari. Era il 30 marzo 2000, il giorno della quotazione in Borsa di e.Biscom, un'impresa "innovativa" costruita da un gruppo di manager e di partner tra i quali c'era anche una donna, Barbara Poggiali.

A quanto si dice a Milano questa manager, che adesso sembra in uscita dall'attuale incarico che occupa nella società Dada del Gruppo Rcs, sarebbe stata tra le prime a telefonare ieri intorno a mezzogiorno a Silvio Scaglia. Resta il fatto che lei come Guido Garrone, Giuseppe Caruso, Marco Pittini e il giornalista Sergio Luciano, hanno vissuto la marcia trionfale di e.Biscom insieme a Francesco Micheli e al figlio Carlo.

Quello tra il manager di Lucerna, appassionato di vela, e il finanziere innamorato dell'arte e della musica, è stato un sodalizio che si è interrotto nell'aprile 2003 quando il secondo, Micheli, ha deciso di lasciare la barca di e.Biscom rinunciando a tutti gli incarichi.

Nel novembre di due anni dopo anche il figlio Carlo ha venduto il 10% di Fastweb e ha preso le distanze per ragioni che non sono ancora chiare. Oggi sul quotidiano "MF" si legge che "Franz la volpe" aveva sentito odore di bruciato e si ricordano alcune metafore raccolte in conversazioni confidenziali del tipo: "quando c'è troppo rumore di fondo e non capisco le parole, preferisco uscire dalla stanza".

E c'è un'altra frase che pare abbia detto questo "animale della finanza" che suona così: "se uno passa con il rosso tutte le mattine, alla prima occasione scende dalla macchina".

Eppure non più tardi di sabato scorso il " Sole 24 Ore " ricordava le scalate più rilevanti della finanza italiana con il titolo: "Il timing perfetto di Micheli e Scaglia". Il tempismo del giornale di Confindustria oggi fa un po' ridere perché è chiaro che dalla cavalcata di e.Biscom e di Fastweb, Micheli ha tratto grandi benefici economici, anche se oggi ne conserva soltanto un ricordo.

L'irrefrenabile Scaglia, che le stupide classifiche di "Forbes" collocano al 13° posto degli italiani più ricchi, è andato avanti con la velocità di un centauro che attraversa i semafori rossi e alza il dito medio riuscendo a rifilare nel 2007 agli svizzeri di Swisscom il 19% della sua Fastweb per 3,7 miliardi.

La parabola dell'uomo McKinsey che oggi preferisce le montagne della Valle d'Aosta ai villaggi Valtur sembra arrivata al capolinea. Ma la caduta degli dei e dei furbetti del telefonino coinvolge altri due protagonisti delle telecomunicazioni. Il primo è Stefano Parisi, l'ex-city manager e direttore di Confindustria, appassionato di rugby che si trova "agganciato" nella spirale della magistratura.

 

Mentre si discute sulle conseguenze economiche di un eventuale commissariamento di Fastweb, cade definitivamente la sua candidatura alla successione di Franchino Bernabè. E questo è un altro colpo basso per la Milano che conta, quella che ruota intorno a Mediobanca e ai soci di Telco dove il suo nome aveva preso a circolare da mesi per prendere in mano le redini di TelecomItalia.

Se Parisi si duole e si preoccupa per il futuro di un'azienda con 8.000 dipendenti, Franchino Bernabè ha poco da ridere. Il manager di Vipiteno è chiamato in causa per le vicende di Sparkle, l'azienda che gestisce una rete di 375mila chilometri per il traffico telefonico internazionale. Nel piano industriale presentato all'inizio di dicembre Bernabè dichiarò la sua intenzione di cedere questa piccola azienda e nominò gli advisor Mediobanca e Banca Imi per cercare un compratore.

 

Da New York si fece vivo un fondo di private equità (Kkr) e anche don Vito Gamberale, il padre di Tim, si dichiarò pronto con il suo fondo F2i a rilevare Sparkle. Di questa cessione che avrebbe portato 250-350 milioni di euro nelle casse di Telecom, non se ne fece nulla perché, anche se nessuno finora l'ha scritto, è scattato un veto politico da parte di ambienti internazionali che non vogliono vedere occhi e orecchie estranei sulla rete che attraversa il Mediterraneo e arriva fino ad Israele.

 

Adesso Bernabè, già impegnato nella guerra delle Pampas in Argentina, si trova invischiato in storie che riguardano manager già decapitati (Ruggiero, Mazzitelli) e venerdì prossimo deve tirar fuori dal cilindro qualche proposta che superi la diffidenza del mercato e l'empasse di Telefonica. In un'intervista concessa al settimanale " Il Mondo " nel novembre 2002, Franchino ha citato Confucio: "è nel momento più buio della notte che si vedono i primi raggi del mattino".

Questa mattina di raggi se ne vedevano pochi perché il buio è calato non solo su Fastweb e sui furbetti del telefonino, ma sull'intero sistema delle telecomunicazioni dove i politici cazzeggiano per la Rete e i player devono confrontarsi in un mercato dal quale affiorano i mali oscuri dell'Italia.

Ma chi l'ha detto che "una telefonata ti allunga la vita?".

 

 

[24-02-2010]

Per la procura di Roma, su Telecom Italia Sparkle, il giallo è cornuto: "o si è in presenza di una totale omissione di controlli all’interno del gruppo Telecom Italia sulle gigantesche attività di frode e riciclaggio perpetrate, o vi è stata una piena consapevolezza delle stesse" - Sull’operazione "Phuncard" (carte per scaricare contenuti protetti da copyright da internet, per la procura del tutto fittizi) con la Cmc, Fastweb avrebbe ottenuto un parere favorevole anche da due prestigiosi studi: uno l’ex studio Tremonti (Romagnoli-Vitali), l’altro di Guido Rossi....

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "Il Giornale"

Due miliardi di euro riciclati, quattrocento milioni di euro di iva evasa, cinquantasei ordinanze di custodia cautelare in carcere, lo zampino della 'ndrangheta nell'elezione del senatore Pdl Nicola Di Girolamo, beni mobili e immobili sequestrati per 50 milioni di euro.

 

Ha la portata di uno tsunami giudiziario l'operazione Phuncard-Broker, chiusa ieri dal Ros dei carabinieri e dalla gdf, che ha scoperchiato una presunta associazione per delinquere che avrebbe operato tra 2003 e 2008 e che vede coinvolte Fastweb - chiesto l'arresto per il fondatore Silvio Scaglia, indagato l'ad Stefano Parisi - e Tis, Telecom Italia Sparkle, costola di Telecom Italia.

 

L'ipotesi è che le due società, attraverso una serie di compravendite di servizi inesistenti con società fittizie create ad hoc in Italia e in altri Paesi Ue, producessero un «nero» grazie al credito d'imposta illecitamente creato, e che poi il lato criminale dell'organizzazione, retto dal clan della 'ndrangheta Arena, provvedesse a riciclare le immense somme di denaro. Su Fastweb e Telecom Italia Sparkle - per cui i pm hanno chiesto il commissariamento - penderebbe anche una richiesta di misura interdittiva dall'esercizio dell'attività.

 

Ma i magistrati puntano anche alla società madre della Sparkle, sottolineando come si ponga «con solare evidenza il problema delle responsabilità di amministratori e dirigenti della società capogruppo di Tis, ossia Telecom Italia ». Per la procura di Roma, insomma, «o si è in presenza di una totale omissione di controlli all'interno del gruppo Telecom Italia sulle gigantesche attività di frode e riciclaggio perpetrate, o vi è stata una piena consapevolezza delle stesse». E in entrambi i casi, scrive il gip romano Aldo Morgigni nell'ordinanza, «il pubblico ministero adotterà le determinazioni di sua competenza».

 

L'organizzazione viene definita da Morgigni «tra le più pericolose mai individuate poiché unisce alla inusitata disponibilità diretta di enormi capitali e di strutture societarie apparentemente lecite l'eccezionale capacità intimidatoria tipica degli appartenenti a organizzazioni legate da vincoli omertosi».

E la vicenda, che ha portato all'arresto anche uomini in divisa, coinvolge il management di Sparkle e di Fastweb. Oltre a Scaglia e a Parisi, è stato arrestato l'ex ad di Tis Stefano Mazzitelli, e l'ex presidente Riccardo Ruggiero è indagato.

Ma sono tanti i nomi coinvolti nell'inchiesta. L'unico politico, al momento, è Di Girolamo, senatore in quota Pdl, eletto all'estero. Sarebbe stato «scelto» dal ramo criminale dell'organizzazione che, volendo fare un «salto di qualità sul piano delle protezioni», avrebbe prima fatto risultare la residenza all'estero del candidato tramite documenti falsi e poi «reperito le schede all'estero e falsificato i voti» per assicurarne l'elezione.

Il broglio si sarebbe svolto in Germania, riempiendo con il nome del senatore le schede bianche. La richiesta di arresto per Di Girolamo, dunque, è motivata non solo con l'accusa di aver fatto parte dell'associazione per delinquere, ma anche per violazione della legge elettorale con aggravante mafiosa: è già arrivata alla giunta per le autorizzazioni a procedere di Palazzo Madama.

C'è poi il penalista romano Paolo Colosimo, già arrestato nell'indagine su Danilo Coppola. Secondo i pm è tra i protagonisti dell'associazione per delinquere, il cui promotore sarebbe l'imprenditore romano Gennaro Mokbel, definito nell'ordinanza «gestore e organizzatore della parte più tipicamente criminale dell'organizzazione, legato agli ambienti dell'estrema destra romana e dedito al controllo, anche con metodi violenti, degli appartenenti all'associazione».

 

Al centro del giro di riciclaggio estero, i magistrati individuano il commercialista romano Marco Toseroni, mentre la «mente» della frode fiscale, l'escamotage «da cui provengono le somme che l'organizzazione ricicla», per le toghe romane è Carlo Focarelli.

A innescare l'inchiesta, un'ipotesi di truffa per una concessione di numeri telefonici «a valore aggiunto» data da Fastweb a una srl, la Cmc Italia (di cui Focarelli risultava direttore marketing). Dagli accertamenti bancari sui conti di quest'ultima società vennero fuori movimenti per 167 milioni di euro. E 162 milioni erano frutto di bonifici di Fastweb, nonostante questa avesse emesso fatture per meno di 10 milioni di euro.

Seguendo i soldi, che partivano verso un'altra società controllata dalla Cmc, emerse quello che secondo gli inquirenti è il meccanismo di frode alla base dell'intera vicenda. Ma c'è un giallo. Sull'operazione «Phuncard» (carte per scaricare contenuti protetti da copyright da internet, per la procura del tutto fittizi) con la Cmc, Fastweb avrebbe ottenuto un parere favorevole anche da due prestigiosi studi: uno l'ex studio Tremonti (Romagnoli-Vitali), l'altro di Guido Rossi.

 

 

[24-02-2010

MAI AVUTO CONTATTI CON LA ‘NDRANGHETA ? – L’ESPRESSO CI METTE UN PAIO D’ORE A SBUGIARDARE DI GIROLAMO – SUL SITO DEL SETTIMANALE LE FOTO DEL SENATORE INSIEME AL BOSS FRANCO PUGLIESE E A GENNARO MOKBEL…

Da "L ‘Espresso"

"I fatti contestati non mi appartengono. Non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e 'Ndrangheta". Così ha dichiarato il senatore Pdl Nicola Di Girolamo nel corso della conferenza stampa che ha convocato per precisare ai giornalisti la propria posizione in merito all'inchiesta che lo vede accusato di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio internazionale e di essere stato eletto all'estero con il contributo determinante di una famiglia mafiosa.

 

Il senatore si è concesso pochi minuti, senza rispondere alle domande che gli venivano rivolte, numerosissime, dai cronisti. "Ho rispetto del lavori della magistratura ma mi riservo di vedere prima gli atti per poter contestare le accuse", si è limitato ad aggiungere.

Quell'unica, perentoria, affermazione "non ho mai avuto contatti con mafia, camorra e 'ndrangheta" viene tuttavia smentita da un servizio fotografico pubblicato in esclusiva nel prossimo numero de "L'espresso" e che qui anticipiamo. Il servizio documenta una cena elettorale svoltasi nell'aprile 2008 durante la quale il senatore Di Girolamo è ritratto in atteggiamento amichevole insieme al boss Franco Pugliese e questi, a sua volta, con Gennaro Mokbel (considerato l'ambasciatore delle famiglie mafiose calabresi nel potere politico romano): tutti coinvolti nella maxi inchiesta che vede implicati i vertici di Fastweb e Telecom.

 

 

[24-02-2010]

DI MONNEZZA IN MONNEZZA, DALLA 'NDRANGHETA AD ANDRINI - nelle carte del gip sulla maxi inchiesta sul riciclaggio SPUNTA IL NOME DI Stefano ANDRINI, caro ad alemanno, A.D. DI AMA, l'azienda che a Roma si occupa della nettezza urbana - Attraverso i contatti del Mokbel con Andrini individuata Bruxelles come città dove organizzare la finta residenza all'estero del Di Girolamo in quanto Andrini, motore della candidatura in questione, conosce bene l'ambasciatore italiano in Belgio...

(Apcom) - Spunta il nome di Stefano Andrini, attuale a.d. di Ama, nelle carte del gip sulla maxi inchiesta sul riciclaggio, nella quale è coinvolto tra gli altri il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo: secondo le accuse Andrini avrebbe aiutato Di Girolamo a costruire la propria candidatura, collaborando con Mokbel.

Infatti, per le elezioni politiche del 2008 emergono problematiche connesse all'esistenza dei requisiti di eleggibilità del Di Girolamo (in particolare la residenza obbligatoria all'estero, ndr) e questo fa emergere un aspetto ritenuto di particolare rilevanza investigativa perchè evidenzia "un ulteriore punto di forze dell'organizzazione capace di tessere rapporti con istituzioni transnazionali finalizzate al rilascio di false attestazioni di residenza necessarie all'iscrizione al registro Aire del comune di Roma, condizione necessaria per la candidatura prima e l'eleggibilità poi di Di Girolamo".

Il problema più grande per Di Girolamo è la mancanza della residenza all'estero: a risolvere questo problema arriva Stefano Andrini, attuale amministratore delegato di Ama Servizi, l'azienda che a Roma si occupa della nettezza urbana

Attraverso i contatti del Mokbel con Andrini - si legge nell'ordinanza del Gip - e Gianluigi Ferretti viene individuata Bruxelles come città dove organizzare la finta residenza all'estero del Di Girolamo in quanto Andrini, motore della candidatura inquestione, conosce bene l'ambasciatore italiano in Belgio".

ANDRINI (AMA): MI AUTOSOSPENDO PER CORRETTEZZA
(Apcom) - Stefano Andrini, attuale amministratore delegato di Ama Servizi, l'azienda che a Roma si occupa della nettezza urbana, il cui nome è nelle carte del gip che si occupa dell'inchiesta sul riciclaggio e che, secondo l'ordinanza, sarebbe uno dei fautori della candidatura alle politiche del 2008 del senatore del Pdl Nicola Di Girolamo, ha deciso di autosospendersi.

"Ho deciso di autosospendermi dal ruolo di amministratore delegato di Ama-Servizi Ambientali - spiega in una nota - per senso di responsabilità istituzionale nei confronti dell`azienda e del Comune di Roma, e per evitare che la mia vicenda venga strumentalizzata per motivi politici".

"Intendo ribadire, tuttavia, la mia totale estraneità alla vicenda Di Girolamo - conclude Andrini - tanto che, a quanto ho appreso, non risulto neppure iscritto nel registro degli indagati".

 

MARRONI (PD): ANDRINI DEVE DARE DIMISSIONI IMMEDIATE...
(Dire) - "L'iscrizione di Stefano Andrini nel registro degli indagati da parte della Procura di Roma, non fa altro che confermare quanto gia' espresso dall'opposizione in Campidoglio in occasione della sua nomina ad amministratore delegato di Ama Servizi". Lo dichiara il capogruppo del Pd in Campidoglio, Umberto Marroni. "Alla luce dei nuovi fatti- aggiunge Marroni- chiediamo immediatamente le dimissioni di Andrini dai vertici dell'Ama".

 

 

 

[24-02-2010]


MOKBEL FASCIO MUNDI - PER RICICLARE 2,2 MLD € CONTROLLAVA NUMEROSE AZIENDE INTESTATE A PRESTANOME A ROMA - DA PARIOLI A PRATI CI SONO RISTORANTI, GIOIELLERIE, PALESTRE - SAREBBE COINVOLTO ANCHE MASSIMO MICUCCI, SOCIETÀ TV E PRESTANOME DI FOCARELLI, che avrebbe inventato il sistema per nascondere al fisco molti dei 365 milioni di Iva sottratti al fisco.…

1- DA PARIOLI A PRATI, LE SOCIETÀ DI MOKBEL PER NASCONDERE I MILIARDI
Gabriele Isman per "la Repubblica"

Una società in Prati - la Emme e Emme srl - intestata a una prestanome e costituita ad hoc per comprare una gioielleria «senza insegna e ditta» ai Parioli. Obiettivo: per far rientrare diamanti con un prezzo simulato di 80 mila euro e una copertura assicurativa per 200 mila. È soltanto una delle aziende che, secondo il gip Aldo Morgigni, Gennaro Mokbel - il cervello del mega riciclaggio da 2,2 miliardi di euro al centro dell´inchiesta che martedì ha coinvolto Fastweb e Telecom - controllava, pur avendole intestate a prestanome.

Nell´elenco si trovano anche una seconda gioielleria, la Monil srl, in via della Vite 93, in pieno centro, una palestra a Ostia, in via delle Antille, attribuita falsamente all´associazione sportiva Runa, Le Antiche Officine Campidoglio, con sede ancora in via Filippo Corridoni 23, a Prati, utilizzata per comprare auto di grossa cilindrata con un milione e 150 mila euro trasferiti da una banca di Hong Kong: tra le altre, due Bmw, una Ferrari, una Porsche, una Jaguar, e due imbarcazioni.

Non mancava un ristorante Filadelfia in via Giano della Bella 32, vicino viale delle Province, intestata al prestanome Rosario La Torre. L ´immobiliare M2 srl, con sede in via del Giuba 9, quartiere Africano, intestata alla testa di legno Maria Teresa La Torre, per acquistare due appartamenti in via Cortina d´Ampezzo. In una di queste due case viveva Mokbel con la moglie Giorgia Ricci.

È sempre Mokbel a portare una parte dei soldi - il giro d´affari totale è di 2,2 miliardi di euro - alla ‘ndrangheta, finanziando anche la latitanza africana di Antonio D´Inzillo, con cui Mobkel era stato arrestato nel 1994, definito nelle carte dell´inchiesta «esponente di rilievo della Banda della Magliana». Mobkel poi puntava alto: era stato segretario laziale del movimento Alleanza federalista lasciato per crare il Partito federalista, con sedi in alcuni municipi.

Nell´ordinanza che ha portato ai 56 arresti eseguiti martedì dai carabinieri del Ros e dal nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza, emergono i metodi per il riciclaggio che coinvolgeranno Fastweb e Telecom. Il 21 settembre 2007 nell´ufficio di viale Parioli 63 si svolge un incontro a cui partecipano anche Mobkel, Giorgia Ricci, Silvio Fanella e il broker Marco Toseroni, altri due degli arrestati.

Si parla di diamanti per «vendere e riciclare». Le microspie registrano tutto: Toseroni spiega «le tecniche per raggiungere gli obiettivi nella vendita dei diamanti: ... primo, vender le società, due, non pagare... abbattere Iva... si vanno a pagare le tasse... tre, milioni, quelli che toccano e... qua vanno riciclati quelli vanno riciclati... o cinque sei milioni di euro... ».

Si parla di pietre preziose in quell´ufficio: «C´avemo 13 milioni di diamanti... dobbiamo trovare una gemma di pari valore ovvero più gemme di pari valore ad Hong Kong... a quel punto non paghiamo un ca... circolano i diamanti». Un altro degli arrestati, Massimo Massoli, dice: «Io passo sempre con i brillanti in tasca e anche con le droghe... non mi ferma nessuno... io a Fiumicino faccio passare quello che mi pare, senza problemi». Toseroni: «E quanto riesci a portare?». Massoli è netto: «Un milione a colpo».

2- NELL´INCHIESTA ANCHE STUDI TV E CONTI BANCARI IN LUSSEMBURGO...
Da "la Repubblica" -
Una holding, la Richfield Italia srl, con sede in viale Giulio Cesare 14 che controllava la Turret srl, azienda di computer, la Aquafrontiers srl, per la realizzazione di acquari naturali, e la Press to Play srl, per la rivendita di auto usate con sede alla Farnesina.

La Maam engineering srl con sede in via Nicotera 31, a Prati, per l´allestimento di studi audio-video e realizzazione di ambienti insonorizzati. E soprattutto la Thou Tv Italia , sede nello stesso stabile di via Nicotera e canale 933 di Sky. Di queste società è amministratore unico Massimo Micucci, accusato in concorso con la moglie Antonella Migliavacca di riciclaggio transnazionale. Secondo l´ipotesi accusatoria, Micucci era un prestanome di Carlo Focarelli, uno degli uomini chiave dell´inchiesta, che avrebbe inventato il sistema per nascondere al fisco molti dei 365 milioni di Iva sottratti al fisco.

Micucci, romano, classe 1954, in una settimana - dall´11 al 18 maggio 2007 - avrebbe trasferito mezzo milione di euro tra Dubai e Lussemburgo. Nei movimenti bancari transnazionali ordinati da Micucci nei mesi successivi, 434.475 euro a favore di una società panamense con la causale «finanziamento». Operazioni complesse «idonee - scrivono i giudici - a ostacolare la provenienza illecita del denaro».

 

 

[25-02-2010]

 

 

TELECOM: RICAVI 2009 IN CALO DEL 5,7%, RINVIA ASSEMBLEA SU CASO SPARKLE...
Radiocor - Telecom Italia ha comunicato i conti preliminari al 31 dicembre 2009, risultati non sottoposti all'approvazione del cda odierno in attesa delle valutazioni necessarie per la consociata Sparkle , attualmente sotto inchiesta giudiziaria. Il gruppo ha mostrato ricavi organici in calo del 5,6% a 27,2 miliardi e un ebitda a 11,3 miliardi (-44 milioni rispetto al 2008).

In merito ai provvedimenti giudiziari che hanno visto coinvolta la controllata Sparkle , il cda di Telecom Italia 'ha immediatamente deciso di assicurare la piu' ampia collaborazione all'Autorita' Giudiziaria per la ricostruzione della vicenda'. Il cda di Telecom Italia ha rinviato l'Assemblea degli azionisti ordinari dal 12 al 29 aprile, con conseguente posticipazione al 27 maggio del pagamento dell'eventuale dividendo e stacco cedola in data 24 maggio.

- TIMEDIA: AUMENTO DI CAPITALE DA 240 MILIONI ENTRO I SEMESTRE...
Radiocor - Il cda di TiMedia ha deliberato di convocare l'assemblea degli azionisti in sede straordinaria per proporre di aumentare il capitale sociale a pagamento di 240 milioni mediante emissione di azioni ordinarie da offrire in opzione ai titolari di azioni ordinarie e di risparmio della societa'.

Intanto, a fronte delle dimissioni di Mauro Nanni, che ha assunto 'altro importante incarico' nel gruppo Telecom Italia , il cda ha nominato amministratore delegato il vicepresidente esecutivo Giovanni Stella. Sul fronte dei conti TiMedia ha chiuso il 2009 con ricavi pari a 227,3 milioni in rialzo del 5,8%, un ebitda negativo per 7,3 milioni, migliorato da -35,6 milioni e un risultato netto negativo di 72,5 milioni migliorato dai -93,9milioni.

28.02.10

 

ALIERTA STA ALL’ERTA – IL BOSS DI TELEFONICA NON è PER NULLA CONVINTO DI PRENDERE IL CONTROLLO DI TELECOM, MALGRADO IL DESIDERIO DEGLI AZIONISTI ITALIANI DI SBARAZZARSI DELLA LORO QUOTA DI TELCO - IL NUMERO UNO SPAGNOLO PRENDE TEMPO (TANTO PRIMA DEL VOTO REGIONALE NON SUCCEDE NULLA) E GUARDA ALLE ALTERNATIVE. SOPRATTUTTO IN SUDAMERICA…

Luca Piana per "L'espresso"

Crescere, crescere, crescere... Fino all'anno scorso, gli analisti finanziari non avevano dubbi su quale fosse la missione di César Alierta, uno dei manager più potenti di Spagna. Salito alla presidenza del gruppo Telefónica nel luglio del 2000, Alierta, 65 anni da compiere a breve, ha da sempre messo l'espansione internazionale al vertice dei suoi obiettivi, facendo dell'ex compagnia nazionale dei telefoni un colosso di proporzioni mondiali.

Dopo dieci anni, però, le certezze degli osservatori sulle strategie di Telefónica si sono incrinate. I segnali sono arrivati quando, mesi fa, Alierta ha iniziato a ripetere di voler distribuire dividendi più alti di quanto abbia fatto in passato, quando le risorse venivano sacrificate nello sviluppo. "La decisione di aumentare la quota dei profitti destinata ai dividendi è coerente con le nostre aspettative di una crescita del gruppo d'ora in poi più modesta", ha scritto a fine gennaio Simon Weeden, analista della banca internazionale Citi.

Apparentemente confinata agli interessi degli investitori, la svolta di Alierta potrebbe mettere in agitazione anche la finanza e la politica italiana. Il manager spagnolo, infatti, è al centro di una delle partite più delicate fra quelle in gioco fra Milano e Roma: il futuro di Telecom Italia. E una maggiore cautela di Alierta nell'espansione potrebbe fare a pugni con il desiderio dei soci italiani di Telecom di disimpegnarsi dal controllo del gruppo, lasciando il campo agli spagnoli.

Per sommi capi, la vicenda è questa. Telefónica è oggi il più importante azionista individuale di una holding - chiamata Telco - nella quale è custodito il 24 per cento di Telecom, la quota più consistente fra i pacchetti di azioni della compagnia ex pubblica oggi in circolazione. Gli altri soci di Telco sono invece italiani: le Assicurazioni Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo, che insieme controllano il 58 per cento della holding.

Ormai da tempo, dagli azionisti italiani filtra insoddisfazione su come vanno le cose di Telecom, una delle maggiori imprese del nostro Paese, con un giro d'affari che supera i 27 miliardi. In Borsa il titolo viaggia poco sopra la soglia di un euro, molto più bassa rispetto alle quotazioni di quando Generali, Mediobanca e Intesa sono entrate nell'azionariato; per loro, dopo le svalutazioni già effettuate, resta il rischio di un'ulteriore perdita stimabile in circa 2 miliardi.

Le ragioni dell'impasse di Telecom sono diverse. Da una parte c'è il forte debito ereditato dalle gestioni precedenti, che limita gli spazi di manovra all'attuale management, guidato da Franco Bernabè. Dall'altra, però, ci sono risultati commerciali e operativi che alcuni azionisti non ritengono sufficientemente brillanti, con una continua erosione delle quote di mercato e con margini di guadagno che - anche al netto degli interessi che Telecom paga sui debiti del passato - solo negli ultimi trimestri hanno iniziato a registrare un lieve progresso.

Per superare le difficoltà, la soluzione più discussa è la definitiva confluenza di Telecom sotto il controllo di Telefónica, magari attraverso una fusione fra le due società. Un'ipotesi che, a detta di fonti finanziarie, non potrà essere presa in considerazione fino alle elezioni regionali di marzo, viste le polemiche che la vendita agli spagnoli scatenerebbe.

Una volta passato il voto, però, è forte l'attesa che le discussioni sul futuro di Telecom vengano aperte: una aspettativa che sarebbe rafforzata da alcuni incontri fra soci che si sono tenuti negli ultimi giorni. Le stesse fonti sostengono che, sempre fra gli azionisti italiani, nessuno considererebbe impraticabile per principio una cessione agli spagnoli, soprattutto se si trovasse un accordo sulla gestione della rete fissa di Telecom, un'infrastruttura che - in Italia - non possiede nessun altro.

Fra le incognite di questa ipotesi, tuttavia, le maggiori sembrano proprio quelle relative alle intenzioni di Alierta. L'aggressiva gestione dell'ultimo decennio ha infatti lasciato a Telefónica alcuni nodi da sciogliere. Telecom, con la crescente voglia di fuga degli alleati italiani, è uno di questi. L'altro è costituito dalle importanti attività brasiliane nella telefonia mobile, conosciute con il marchio Vivo. In Brasile Telefónica non fa da sola ma opera attraverso una joint venture a metà con Portugal Telecom, un alleato del quale Alierta vorrebbe da tempo liberarsi per affrontare con maggiore efficacia la crescente concorrenza.

Allo spauracchio degli ultimi anni, il magnate messicano Carlos Slim con la sua América Móvil , si è aggiunto dallo scorso autunno il colosso francese Vivendi, che ha acquistato la brasiliana Gvt , astro nascente nel settore delle telecomunicazioni a banda larga. Alierta, che era entrato in Telecom Italia proprio per frenare l'espansione europea di Slim, ha tentato di bloccare anche Vivendi in Brasile, uscendone però sconfitto. Per questo, fra gli osservatori è forte l'aspettativa che il manager spagnolo voglia ora usare le risorse disponibili nel tentativo di stringere la presa su Vivo e integrarla poi con Telesp, la società brasiliana di Telefónica per il fisso.

Robert Davis, analista della banca d'investimenti indipendente Bryan, Garnier & Co., definisce la conquista definitiva di Vivo "lo scenario preferito da Telefónica, almeno in un mondo perfetto". Il problema è che Portugal Telecom è restia a mollare la presa: una resistenza che Alierta finora non è riuscito a vincere, nonostante l'acquisto del 9,8 per cento nella stessa azienda portoghese. La battaglia sembra destinata a proseguire e alcuni non escludono che lo spagnolo, per piazzare il colpo vincente, pensi a un'offerta per la stessa Portugal Telecom : "Un'operazione politicamente molto difficile, anche se non impossibile", sostiene Davis, che la considera soprattutto alla stregua di una minaccia per costringere i portoghesi al ko su Vivo.

Un'alternativa, in effetti, potrebbe essere proprio Telecom Italia , che in Brasile è forte di suo: Alierta cambierebbe cavallo, mollando Vivo ai portoghesi. L'asse Italia-Spagna, però, non convince tutti: "Il mercato non apprezza le fusioni sovra-nazionali perché difficilmente conducono a sufficienti risparmi, ovvero a rilevanti tagli al personale. Le interferenze politiche ridurrebbero in maniera significativa le possibilità di Telefónica di ottenere le sinergie che giustificherebbero l'operazione", dice Davis.

La diffidenza è tale che l'analista di Bryan, Garnier & Co. definisce "più probabile e preferibile dal punto di vista del mercato" una soluzione radicalmente diversa, ad esempio "un'offerta sull'olandese Kpn", la cui conquista permetterebbe ad Alierta di rafforzarsi in un mercato strategico come la Germania, dove Telefónica e Kpn sono già presenti.

Stretto fra debiti già elevati (55,3 miliardi, stando ai calcoli di Standard & Poor's) e la promessa fatta di pagare dividendi più ricchi, Alierta dovrà dunque scegliere quali mosse fare per non mettere a rischio le posizioni conquistate negli ultimi anni e per non subire troppo l'attuale clima negativo dell'economia spagnola. Il rischio, per lui, è di dover mettere mano al portafoglio più di quanto prevedesse di fare. Il vantaggio, invece, è quello di poter individuare la strada più percorribile in un ampio ventaglio di opzioni. Una chance che i soci italiani di Telecom, se non troveranno un'alternativa agli spagnoli, rischiano di non avere.

  [19-02-2010]

 

 

TELECOM, AZIONISTI A CONSULTO...
R.Fi. per "il Corriere Della Sera" -
Le nozze spagnole appaiono un'opzione sempre più lontana, almeno agli analisti che fanno e rifanno i conti sulla possibile fusione Telecom-Telefonica. Il confronto tra gli azionisti del gruppo italiano però è in pieno svolgimento, se non altro in vista del piano industriale sul quale l'amministratore delegato Franco Bernabè alzerà il velo la prossima settimana.

Giovedì il piano sarà presentato al consiglio di amministrazione, mentre il giorno seguente Bernabè affronterà la comunità finanziaria. Ieri nel quartier generale di Intesa Sanpaolo a Milano si è intrattenuto per un'ora e mezza il direttore generale di Mediobanca, Renato Pagliaro.

Un incontro definito «periodico» da fonti bancarie. Il manager di Piazzetta Cuccia, che di Telecom è consigliere, abitualmente ha come interlocutori Gaetano Miccichè, responsabile Corporate, anch'egli amministratore della società telefonica, e il consigliere delegato della superbanca, Corrado Passera. Questi ultimi starebbero lavorando a un'alternativa alla fusione con Telefonica che potrebbe prevedere l'ingresso di nuovi soci.

 

22.01.10

 

ASATI CHIEDE RELAZIONE SU DOSSIER ILLECITI TELECOM NEL CDA DEL 25 FEBBRAIO...
(Adnkronos) - Asati, l'associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia, invita i "vertici esecutivi, l'intero cda, congiuntamente al collegio sindacale a predisporre per il prossimo cda del 25 febbraio una approfondita relazione" sulla questione dei dossier illeciti. Lo si legge in una nota. Questo, si legge ancora, "affinche' venga inserito nell'ordine del giorno della convocanda assemblea del 12 aprile 2010 la richiesta di azioni di responsabilita' per i danni, ed i connessi recuperi degli ingenti esborsi finanziari gia' subiti, relativi alle motivate denunce della nostra associazione nell'interesse di tutti gli azionisti anche esteri".

Asati sottolinea di ritenere che "finche' non ci sara' una netta discontinuita' sull'intera vicenda dello spionaggio illegale, non si potra' archiviare il periodo certamente piu' oscuro della storia della nostra societa' che, tra l'altro, non ha nulla da temere da eventuali pubblicazioni di stralci di dossier eventualmente sfuggiti al sequestro della magistratura".  

18.02.10

 

TELECOM DO BRASIL...
Giovanni Pons per "la Repubblica"
- Nella riunione informale durata dalle 9 del mattino alle 4 del pomeriggio tra buona parte dei consiglieri Telecom non siè parlato ufficialmente del matrimonio con Telefonica. Anche se probabilmente aleggiava nell'aria. Ma neanche il 25 , giorno dell'aggiornamento del piano industriale, il rapporto con gli spagnoli sarà tema di discussione del cda.

Bernabè ha esposto l'andamento dell'azienda, che presenta un Ebidta in tenuta anche se sul mobile il management non ha ancora arrestato l'emorragia. La novità sembra arrivare dal Brasile, dove i conti di Tim Brasil sono in sensibile miglioramento. In Argentina, dopo le recenti vittorie sul fronte legale, non c'è più obbligo di vendere e se lo si farà sarà solo in presenza di un'offerta molto allettante, finora non ancora pervenuta

 - TELECOM: RIUNIONE INFORMALE TRA CONSIGLIERI, ASSENTI GLI SPAGNOLI...
Radiocor -
Dopo l'incontro di ieri tra l'ad Franco Bernabe' e Julio Linares, numero uno operativo di Telefonica, oggi e' stata la volta di una serie di riunioni che hanno visto protagonisti consiglieri e consulenti di Telecom Italia in vista del cda del 25 febbraio. Agli appuntamenti, secondo quanto risulta a Radiocor, erano assenti gli spagnoli. Oltre ad una riunione del comitato esecutivo, si e' tenuto un incontro definito 'informale' tra consiglieri della societa', fatta eccezione per i rappresentanti dell'azionista Telefonica, Caesar Alierta e Julio Linares. Vari gli argomenti all'ordine del giorno, tra cui i rapporti con Telefonica.  

12.02.10

 

BRITISH TELECOM, APPENA USCITA DA UN TUNNEL S'INFILA IN UN ALTRO...
Da "La Stampa"
- Appena uscita da un tunnel, Bt si è già infilata in un altro. Il gruppo di telecomunicazioni inglese è riuscito a frenare la china disastrosa della divisione servizi globali, ultimamente all'origine di numerosi profit warning. Ma questo successo è stato adombrato dalle nuove preoccupazioni per il deficit da 9 miliardi di sterline (14,08 miliardi di dollari) del fondo pensioni di Bt, che oggi ammonta a 34 miliardi di sterline. L'autorità competente nutre seri dubbi su un piano di risanamento della durata di 17 anni - nonostante l'ottimismo degli amministratori fiduciari del fondo.

Il piano di risanamento prevede che Bt continui a versare nel fondo 525 milioni di sterline l'anno fino al 2011, come già concordato, per poi aumentare il contributo annuale a 533 milioni in termini reali per i successivi 14 anni. Al fondo pensioni dovrà inoltre essere conferito un terzo dei proventi netti da cessioni per importi al di sopra di 1 miliardo di sterline. In più, Bt dovrà versare nel fondo contributi proporzionali al rendimento in contanti per gli azionisti se questo supererà i 2,4 miliardi dal 2009 al 2011, nonostante i dividendi distribuiti da Bt nel 2009 e nel 2010 abbiano totalizzato appena 1,2 miliardi di sterline.

Ce n'è abbastanza per scoraggiare gli investitori azionari. Ma senza il supporto dell'autorità competente, il piano fornisce agli azionisti ben poche informazioni sui costi di risoluzione del problema pensionistico. Peggio ancora, né BT né l'autorità stanno fornendo informazioni dettagliate sui punti più spinosi. E in ogni caso, l'orizzonte di tempo degli interventi di risanamento varia normalmente dai cinque ai dieci anni. L'autorità non ha ancora contestato formalmente il piano di Bt. Se dovesse farlo, Bt potrebbe appellarsi in tribunale e il processo potrebbe trascinarsi fino al prossimo riesame del piano, previsto nel 2011.

Sulla carta, a Bt potrebbe convenire tener duro sulle proprie posizioni. Di fatto, però, le incertezze su questa situazione hanno causato, l'11 febbraio, la scomparsa di 800 milioni di sterline dal valore di mercato della società

12.02.10

 

TELECOM: SANTANDER AL FIANCO DI TELEFONICA SU IPOTESI INTEGRAZIONE...
Radiocor -
Santander e' al lavoro insieme Telefonica per esplorare diverse ipotesi di sviluppo dei rapporti con Telecom Italia. Si tratta, come risulta a Radiocor, di un campo di lavoro ampio e aperto a ogni esito, compreso lo studio di tecnicalita' finanziarie al servizio di un'eventuale integrazione. Tra le ipotesi risulta anche quella di un'offerta di scambio azionario. Telefonica non commenta e rinvia alle dichiarazioni di Alierta.

 

- TELECOM: EPIFANI, SERVE INCONTRO PER CAPIRE COSA STA SUCCEDENDO...
(Adnkronos) -
"Bisogna avere un incontro per capire cosa si sta muovendo. E' un grande problema nazionale, non e' una partita che riguarda solo alcuni". E' il leader della Cgil, Guglielmo Epifani a commentare le indiscrezioni circa la fusione tra Telecom e il gruppo spagnolo di Telefonica. "In genere sono assetti di potere che si stanno muovendo in una galassia molto grande che non abbraccia solo le tlc ma anche le assicurazioni. E mi sembra che si ritorni al prevalere di vecchie logiche rispetto ad una sfida industriale che il Paese deve affrontare", conclude

12.02.10

 

TRECONTI METTE AL SICURO LA RETE TELECOM - GIULIETTO IN GRAN SEGRETO STUDIA LE CONTROMOSSE PER EVITARE BLITZ SPAGNOLI SUL SISTEMA DI COMUNICAZIONI ITALIANE - IL TESORO POTREBBE PORRE IL VETO SUL MATRIMONIO DELL'ANNO TRA TELECOM E TELEFONICA - PALAZZO CHIGI PREFERIREBBE LA CREAZIONE DI UNA SUPERHOLDING CON CDP ANCHE PER IL CONTROLLO DI GASDOTTI E TRASMISSIONE ELETTRICA…

Francesco De Dominicis per "Libero"

 

Una manovra a fari spenti. Il Tesoro vuole mettere al sicuro la rete telefonica nazionale, considerata strategica, e studia la possibilità di usare tutti gli strumenti legali per non perdere il controllo sull'infrastruttura tecnologica in caso di fusione tra Telecom e Telefonica. L'operazione sull'asse Italia-Spagna è in rampa di lancio, ma il governo potrebbe arrivare addirittura a stopparla in caso di minacce alla sicurezza delle comunicazioni.

 

Così, mentre il premier Silvio Berlusconi inneggia al libero mercato e (apparentemente) impartiscer la sua benedizione, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, rispolvera la golden share. L'arma segreta che, riveduta e corretta, potrebbe essere utilizzata se il matrimonio tra i due colossi delle tlc dovesse risultare rischioso per il sistema delle telecomunicazioni nazionale. I pericoli, sulla carta, non sono pochi e in ballo c'è il controllo di un patrimonio che il nostro Paese non può permettersi di cedere a soggetti stranieri.

 

L'ipotesi più gradita a Palazzo Chigi vede la creazione di una grande società delle reti, che avrebbe il controllo non solo delle tlc, ma anche di gas e luce mettendo insieme le attività di Terna e quelle attualmente detenute da Snam. Operazione, quest'ultima, in cui da tempo si discute e che vede, nel ruolo di protagonista, la Cassa depositi e prestiti. L'ultima riunione tra i tecnici di via Venti Settembre, secondo quanto risulta a Libero, risale a giovedì scorso.

 

Attorno al tavolo un pool di giuristi guidati dal direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli. L'Italia è sempre nel mirino di Bruxelles proprio per la golden share, ovvero i poteri speciali di veto riconosciuti al nostro esecutivo per le grandi società privatizzate, come Eni, Enel, Finmeccanica e Telecom. La faccenda va avanti dal 2004 e lo scorso novembre l'Unione europea ha formalmente messo in mora l'Italia.

Secondo l'Ue, il nostro ordinamento viola i principi sulla libera circolazione dei capitali e sulla cosiddetta libertà di stabilimento. Finora nessuno ha considerato il dossier una priorità. Ma dopo le voci sull'operazione Telecom-Telefonica sul fascicolo è apparso il bollino «urgente». Di qui le manovre del Tesoro. Gli esperti del ministero stanno valutando una correzione secondo il modello tedesco. I dettagli ancora non si conoscono. Qualcosa in più si saprà dopo la riunione in programma la prossima settimana.

 

Nei colossi pubblici privatizzati, stando all'idea di massima, lo Stato conserverebbe due posti all'interno dei consigli di amministrazione in modo da conservare una presenza di peso nell'indirizzo strategico e societario. Questo a prescindere dalla composizione del capitale sociale e dalla percentuale di azioni in mano pubblica. Più difficile, invece, tenuto conto dell'azionariato di Telecom, imporre, come accade in Germania, il tetto al 20% di azioni che possono essere cedute in blocco a soggetti privati.

 

A svelare, in parte, le intenzioni di Tremonti era stato Luigi Casero, giovedì alla Camera. Rispondendo a un'interrogazione del responsabile comunicazione del Pd, Paolo Gentiloni, il sottosegretario all'Economia aveva chiarito che la golden share è tecnicamente attivabile, ma eventualmente solo «dopo le determinazioni delle società coinvolte». Casero, in pratica, aveva fatto capire che è preferibile la strada del dialogo ai colpi di mano. Palazzo Chigi non ha ancora definito se e quanto investire per dotare il nostro Paese di una rete di nuova generazione al pari di Giappone, Corea e Singapore.

La questione, tra altro, era stata al centro del faccia a faccia tra il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, e l'amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabé. I soci di Telco, la holding che controlla il 22,45% di Telecom e partecipata dal blocco italiano (Intesa 11,6%, Mediobanca 11,6% e Generali 30,6%) più Telefonica (46,1%), restano con gli occhi aperti. Lo scorporo della rete, del resto, potrebbe costituire un ostacolo sull'intesa con gli spagnoli, perché ridimensionerebbe sensibilmente il valore di Telecom. Non solo. Per gli iberici rappresenterebbe pure un pericolo precedente per il proprio mercato domestico.

[08-02-2010] 

 

 

VOLA PIÙ BASSO, ALIERTA...
Sara Bennewitz per "la Repubblica" - Pure Telefonica ha le sue gatte da pelare. In un mese il titolo ha perso il 9% e gli analisti, tra cui Citi, iniziano a essere più scettici. A prescindere dai guai in Venezuela, il mercato che è abituato a generosi dividendi teme le mire espansionistiche di Alierta. Telefonica gareggia per le licenze in Costa Rica, sta per versane i 900 milioni di Hansenet e qualcuno sospetta nuove grandi operazioni, come Telecom.

Insomma, con questi chiari di luna a Madrid, gli esperti giudicano rischiose nuove maxi operazioni. Un principio che vale in piccolo, anche per l´acquisto del 22% della pay tv spagnola Digital+. Pare infatti che alle reti private iberiche andrà poca parte della pubblicità a cui ha rinunciato Tve. Un centinaio di milioni, meno della metà delle attese, una brutta notizia anche per le "italiane" Telecinco e Antena3.  

29.01.10

 

TELE- “reciprocità” – SEMBRAVA ANDARE TUTTO PER IL MEGLIO: PRESA FINALE DI TELEFONICA SU TELECOM ITALIA (COME ENEL SU ENDESA), RASSICURAZIONI DI BERNABÈ SUI CONTI 2009 E UNA SOSPENSIONE SANCITA DALLA CORTE D’APPELLO DI BUENOS AIRES – IERI IL TITOLO HA RECUPERATO (2,07%) – MA L’ARGENTINA MINACCIA LA REVOCA DELLE CONCESSIONI…

Armando Zeni per "la Stampa"

Le parole da Madrid del ministro dell'Industria spagnolo Miguel Sebastian che ha auspicato "reciprocità" negli investimenti tra Spagna e Italia e che, inevitabilmente, ridà corpo all'ipotesi della presa finale di Telefonica su Telecom Italia. Più le rassicurazioni date dall'ad, Franco Bernabè, sui conti 2009 confermati in linea con le aspettative, tutt'altro che disastrosi nonostante la crisi, grazie anche alle buone performance della campagna di natale di Tim.

 

Più la sospensione sancita dalla Corte d'Appello di Buenos Aires della decisione dell'Antitrust argentino che imponeva tempi stretti alla cessione forzosa del 50% posseduto da Telecom Italia nella sua controllata argentina.

 

Insomma, dopo una settimana di passione - in gran parte effetto proprio all'acutizzarsi del braccio di ferro in Argentina - ieri il mix di voci, parole e fatti ha ridato fiato in Borsa al titolo che ha recuperato il 2,07% con 93 milioni di azioni scambiate.

Telecom di nuovo sotto i riflettori. In Argentina e in Italia. In Argentina, per cominciare, dove il gioco si fa sempre più duro con un'alternanza di notizie positive (il sì del tribunale di Buenos Aires, venerdì sera) e negative che lasciano intravvedere quanto poco sia disponibile il governo argentino a mollare la presa: è di ieri, a Borsa ormai chiusa, la contromossa politica allo stop giudiziario alla decisione dell'Antitrust con il ministro della pianificazione Julio De Vido che ha annunciato («Qualora il contenzioso con l'Antitrust dovesse arenarsi in sede giudiziaria») una possibile richiesta al parlamento di «cancellare, se necessario, la licenza operativa di telefonia della compagnia Telecom Argentina».

 

Quanto basta per far capire quanto il braccio di ferro non sia prossimo alla fine, come del resto lascia intendere anche il presidente di Telecom Gabriele Galateri quando sottolinea di «aver fiducia che una parte almeno delle istituzioni argentine abbia effettivamente la capacità e l'equilibrio di giudizio che è indispensabile in questi casi».

Certo è che il pressing resta alto e monta il tifo governativo per il ritorno in mani argentine di tutta la società telefonica, un pressing che passa attraverso le offerte arrivate al Credit Suisse (advisor di Telecom Italia per il dossier argentina) tra cui brilla quella della cordata Eunerkian-Gutierrez-Roman.

Mentre a Buenos Aires l'aria che si respira per Telecom Italia è quella di una possibile ritirata "non forzosa", non dettata cioè da dictat governativi ma da concrete offerte a prezzi remunerativi sul 50% di Sofora (la holding che possiede Telecom Argentina), in Spagna e Italia si torna a parlare dei prossimi intrecci tra Telecom e Telefonica. Imminente un matrimonio definitivo, con Telefonica dominus in Telecom Italia , o vigilia di un il divorzio finale?

 

Ieri il presidente Galateri, commentando le opzioni (matrimio o divorzio) apparse sulla stampa, ha precisato che «le formule specificate andranno esaminate e valutate se e quando sarà il caso», aggiungendo che al momento «i rapporti con Telefonica sono eccellenti» e augurandosi che «si sviluppino nel modo più positivo per le due aziende».

 

Ma da Madrid, a dar fuoco alle polveri, sono arrivate le parole del ministro dell'Industria che, dopo l'apertura di Madrid al capitale italiano con la conquista di Endesa da parte di Enel e il recentissimo ingresso nella tv commerciale Quatro di Mediaset, a proposito di Telefonica-Telecom ha auspicato «reciprocità di investimenti» ribadendo che «il governo non fa dichiarazioni su operazioni industriali, un tema che riguarda le imprese private».

[19-01-2010]

 

 

 

 

ESCLUSIVO! "OPERAZIONE TELECOM EUROPA” (COME SALVARE L'ITALIANITÀ E TELECOM) - È UN’OPERAZIONE ORIGINALE E COMPLESSA CHE PREVEDE LA FUSIONE DI TELCO, LA HOLDING CHE CONTROLLA TELECOM, CON “LA CAIXA”, LA BANCA PRIMA AZIONISTA DI TELEFONICA - DA QUESTO MERGER NASCEREBBE UN COLOSSO MONDIALE TLC CHIAMATO 'TELECOM EUROPA' - UNA HOLDING CHE CONTROLLEREBBE TELECOMITALIA E LE ALTRE ATTIVITÀ DI TELEFONICA - ORA GERONZI E I SUOI ESPERTI (NAGEL, PARISI, ETC) DEVONO FAR DIGERIRE IL PROGETTO A PASSERA E POI FINALMENTE L’AZIENDA DI BERNABÈ FAREBBE QUEL SALTO DI QUALITÀ OLTRE IL MERCATO DOMESTICO - LA SANTA BENEDIZIONE DI BERLUSCONI E ZAPATERO -

Questa mattina all'alba gli uscieri di Telecom hanno letto sul quotidiano "La Stampa" la vicenda delle Sim "fuorilegge" che è stata scoperta da Franchino Bernabè con l'aiuto della Guardia di Finanza.

L'indagine ha portato a scoprire che a fine 2008 su 28 milioni di carte prepagate e altri 6,7 milioni in abbonamento, quasi 5,5 milioni di Sim erano irregolari perché violavano - così scrive il giornale - "il codice delle comunicazioni elettriche che prescrive di rilevare i dati personali dell'acquirente di una Sim telefonica". Gli inquirenti sono partiti dalla scoperta di schede che giravano nel Veneto già nel 2008 "e a metà luglio i finanzieri si sono presentati agli uffici di Telecom a Roma per acquisire i documenti dagli uffici di Golinelli e di alcuni suoi collaboratori".

All'inizio di dicembre Golinelli viene sentito come persona informata sui fatti e il 18 dello stesso mese Golinelli viene licenziato. Franchino, che dietro l'aria da seminarista di Vipiteno nasconde unghie graffianti, ordina il controllo sistematico di tutte le schede regolari, e oggi sulla "Stampa" parla di un lavoro immane che lo ha portato a cacciare il direttore commerciale con altre 20 persone "compresi alcuni dirigenti".

Gli uscieri di Telecom sapevano di questa storia che circolava da tempo nell'azienda e del lavoro delle 20 procure impegnate nelle indagini, ma in questo momento la loro attenzione è rivolta al destino complessivo dell'azienda e alle tante voci che circolano sullo scorporo della Rete, sulla vicenda tenebrosa di Telecom Argentina e soprattutto sui rapporti con gli spagnoli di Telefonica.

In tasca hanno conservato le dichiarazioni che all'inizio della settimana ha fatto Miguel Sebastian, uno dei collaboratori più stretti del premier Zapatero. Questo Sebastian è un economista che si è laureato a pieni voti all'Università Complutense di Madrid, una delle più antiche accademie del mondo fondata nel 1293.

Dopo la laurea in Scienze economiche, Sebastian si è specializzato in politica industriale e nel 2003 è entrato a far parte dei collaboratori più stretti di Zapatero quando questi era segretario del Partito socialista spagnolo. Ha fama di uomo brillante al punto che nell'aprile 2008 il capo del governo gli ha affidato il ministero dell'Industria ed è da questa poltrona che il 54enne Sebastian ha lanciato un messaggio preciso al governo italiano. "La Spagna - ha detto il ministro - ha permesso all'Enel di entrare in Endesa e si è mostrata aperta al capitale italiano. Quindi deve valere la reciprocità perché noi vogliamo creare la cornice affinché il settore delle telecomunicazioni sia in espansione in Europa".

Per gli uscieri di Telecom, che non perdono tempo dietro le candidature della Polverini e di Nichi Vendola, il richiamo all'Europa e alla reciprocità esprime con esattezza lo spirito del progetto segreto che circola in questi giorni tra Milano e Roma sul futuro di Telecom.

A quanto si sussurra negli ambienti finanziari le linee di questo progetto sono state tracciate da Cesarone Geronzi, il presidente di Mediobanca che più soffre per la svalutazione del titolo Telecom e per lo stallo industriale e manageriale dell'azienda. A Piazzetta Cuccia il dossier è nelle mani del pallido Alberto Nagel, ma sul nuovo progetto di stampo europeo, che fa piazza pulita di tutte le chiacchiere circolate negli ultimi mesi, sembra che si sia aggiunto l'apporto tecnico di Stefano Parisi e di altri esperti di telecomunicazioni.

Finora non è stato dato un nome all'operazione, ma c'è chi l'ha già battezzata "Telecom Europa" poiché questa è la dimensione entro la quale si intende configurare il futuro dell'azienda italiana. È un'operazione originale e complessa al tempo stesso perché prevede la fusione di Telco, la holding che controlla Telecom, con "La Caixa", la più grande cassa di risparmio d'Europa nonché la terza maggiore banca spagnola.

Questa entità, nata nel luglio 1990, detiene partecipazioni importanti in società strategiche spagnole, tra cui Abertis con il 20,9%, Gas Natural per il 35,5% e Telefonica, l'azienda guidata da César Alierta dove il pacchetto tra le mani de "La Caixa" tocca il 5,48% (una quota che la colloca al secondo posto tra gli azionisti dopo il Banco Bilbao).

Gli uscieri di Telecom sono in grado di dare altri dettagli sull'idea partorita nelle stanze di Piazzetta Cuccia, e che si dovrebbe completare non prima dell'estate su tre livelli distinti.
Il primo livello riguarda appunto la fusione di Telco (che detiene il 22,5% di Telecom) con "La Caixa". Da questo merger nascerebbe la nuova creatura alla quale è stato dato il nome "provvisorio" di "Telecom Europa". Questa a sua volta controllerebbe TelecomItalia e le altre attività di Telefonica sparse per il mondo.

Forse è bene ricordare che l'azienda di Madrid, oltre a detenere il 42,3% nell'italiana Telco, è presente sui mercati dell'Argentina (con "Telefonica de Argentina"), Brasile, Cile (con "Telefonica Moviles"), Perù, Colombia (con il marchio "Movistar") e molti altri paesi tra cui la Cecoslovacchia, il Marocco, il Portogallo (è azionista di "Portugal Telecom") e la Cina dove detiene il 5% di "China Netcom".

Se l'operazione di cui si parla nelle segrete stanze della finanza andrà in porto, gli effetti industriali e politici saranno rilevanti. Innanzitutto "Telecom Europa" si posizionerebbe tra i principali carrier mondiali delle telecomunicazioni e finalmente l'azienda, guidata per adesso da Franchino Bernabè, farebbe quel salto di qualità oltre il mercato domestico nel quale i conti non si tengono in piedi. E a questo punto non ci sarebbe più bisogno di lacerarsi le vesti sull'italianità dell'azienda e sullo scorporo della Rete, un tema sul quale la classe politica si sta spremendo per difendere la bandiera italiana.

A quanto si dice il progetto è già stato sottoposto e approvato dal Cavaliere di Arcore e dallo stesso Zapatero che si trova alle prese con una crisi economica mostruosa e ha assistito inerte alla conquista da parte di Mediaset di "Rete Cuatro", il canale televisivo che stava in grembo al Gruppo Prisa di sinistra, proprietario del quotidiano "El Pais".

La benedizione di Berlusconi e del premier spagnolo non chiude il cerchio dei consensi perché il progetto di "Telecom Europa" deve essere ancora digerito da Corradino Passera di IntesaSanPaolo che dentro la scatola di Telco detiene la stessa quota (10,6%) di Mediobanca. E mentre qualcuno si chiede quale sarà la sorte di Franchino Bernabè nella nuova "cornice" dell'azienda finalmente multinazionale, c'è chi scommette che solo un'intesa tra i due Grandi Vecchi Geronzi e Bazoli potrà dare semaforo verde a un'operazione così ambiziosa.

[21-01-2010]

 

 

 

LA GUERRA DELLE PAMPAS: AVVISATE BERNABÉ CHE ATTERRA IN ITALIA OSVALDO SCIOLI, IL CAPO DELLA LOBBY CHE MIRA A TELECOM ARGENTINA
Gli uscieri di Telecom si sono tenuti alla larga dalle sale dove si proiettava la battaglia degli Avatar perché a loro interessa di più la "guerra della Pampa" che si gioca intorno alla vendita di Telecom Argentina.

Su questa vicenda dai contorni sempre più tormentati e oscuri, Franchino Bernabè ha ottenuto nel fine settimana un successo oggettivo dalla Corte d'Appello di Buenos Aires che ha sospeso il provvedimento dell'Antitrust argentina la quale fin dal febbraio dell'anno scorso mette bocca sulla vendita della società.

Più volte il manager di Vipiteno ha detto di non voler svendere, né regalare gli asset dell'azienda, e la Sec americana sta seguendo con occhi vigili i movimenti del Gruppo Werthein, socio al 50% di TelecomItalia in Sofora, la holding che controlla Telecom Argentina.

Gli uscieri hanno capito che la guerra nelle pampas si gioca contro una lobby che si nasconde dietro la famiglia Werthein e la presidentessa Kirchner. E Dagospia nella sua infinita miseria ha individuato alcuni componenti politici di questa lobby, a cominciare dal governatore della provincia di Buenos Aires, Daniel Osvaldo Scioli, che oggi arriva in Italia. Questo politico argentino 53enne è stato campione mondiale di offshore, ha lavorato nella svedese Electrolux, poi si è buttato in politica fino a diventare nel 2002 ministro del Turismo e vicepresidente quando Nestor Kirchner conquistò la Casa Rosada.

Adesso viene in Italia per trascorrere una settimana sulle nevi di Corvara in Val Badia, ospite di quel Vittorio Paoletti imprenditore dei rifiuti che è amico di cuore e d'affari di Mario Baccini, l'ex-Udc sponsor di Renata Polverini.

Le manovre diplomatiche per mettere alle strette Bernabè e per consentire alla cordata Eurneckian-Gutierrez di comprare l'altro 50% di Telecom Argentina, vedono in pista anche un senatore degli "Italiani nel Mondo" che si chiama Esteban Caselli, un uomo che ha avuto stretti rapporti con il cardinale Sodano e nel '99 è diventato ambasciatore della Repubblica Argentina presso la Santa Sede. Costui non ha mai fatto mistero della sua amicizia con Berlusconi e con gli ambienti di Oltretevere.

Nell'ultima campagna elettorale sui muri di Buenos Aires è apparsa la sua foto abbracciato a Silvio mentre esibisce un saluto in stile peronista dal significato inequivocabile. E accanto a lui gira anche Domingo Cavallo, l'ex-ministro dell'Economia che gli americani consideravano campione di liberismo, finito nelle oscure vicende che portarono l'ex-presidente Menem in prigione nel 2001.

Scioli, Caselli, Domingo Cavallo: è questa la lobby che tira la volata al tandem degli imprenditori che vogliono portare in bocca ai miliardari Werthein il 50% di Telecom Argentina.

Agli uscieri di Telecom rimane il compito di seguirli nei movimenti che da Buenos Aires si sono spostati nei palazzi romani per stringere Franchino alle corde.  

20.01.10

 

SAWIRIS CONTRO FRANCE TELECOM NELLA GUERRA DELLE TLC CI RIMETTONO I PICCOLI AZIONISTI...
Da "La Stampa" - Con l'industria delle telecomunicazioni l'Egitto sembra giocare a tira e molla. La sentenza preliminare di un tribunale che ha bloccato l'offerta di France Telecom per l'acquisto delle quote di minoranza del primo operatore mobile del paese sta risollevando la lunga battaglia con Orascom Telecom, partner locale dell'operatore francese. L'Egitto sembra proteggere Orascom, alla cui presidenza siede il potente magnate Naguib Sawiris. I soci di minoranza sono la fazione perdente.

France Telecom non ha mai desiderato acquisire il pieno controllo di Ecms (Egyptian Company for Mobile Services). La situazione si è creata nel 2007, quando Orascom ha aperto una disputa sulle modalità di gestione della società davanti a un tribunale arbitrale internazionale. Orascom sperava che la sentenza le avrebbe conferito il controllo di Mobinil, la holding con cui i partner controllano la quotata Ecms. La corte ha invece stabilito che France Telecom avrebbe dovuto acquistare interamente le azioni del gruppo egiziano.

Orascom è poi ricorsa in appello presso l'autorità egiziana di vigilanza del mercato. Quest'ultima ha sentenziato che, poiché France Telecom stava acquisendo il controllo di Mobinil, avrebbe prima dovuto avanzare un'offerta per la parte restante di Ecms pagando lo stesso premio sulla valutazione di mercato. Considerando che Orascom possiede anche una quota diretta in Ecms, questa sentenza offriva a Sawiris una via d'uscita onorevole. France Telecom si è appellata contro la sentenza, sostenendo che non fosse ragionevole pagare lo stesso prezzo per Ecms, soprattutto perché il marchio Mobinil è detenuto dalla holding.

L'Autority ha accettato la sua offerta di 2,2 miliardi per le quote di minoranza, con uno sconto del 10%. Orascom, tuttavia, non si è data per vinta. Un tribunale locale ha ora bloccato l'offerta per Ecms, in parte perché ritiene che il prezzo sia troppo basso. Questa decisione sarà forse gradita a Sawiris, poiché sospende anche l'acquisizione parallela della sua quota di Mobinil. La sentenza, però, penalizza i veri azionisti di minoranza di Ecms.

[15-01-2010

 

 

Spagna: cabine telefoniche per la ricarica delle auto elettriche

  • E' un progetto individuato dall'Amministrazione comunale di Madrid: stazioni di ricarica a basso costo per le future auto eletttriche

Spagna: cabine telefoniche per la ricarica delle auto elettriche

"Vado un momento al telefono, la mia auto è quasi a secco di energia". Parafrasando uno spot pubblicitario in auge alcuni anni fa, si potrebbe dire che "Una telefonata allunga la vita... della vettura".

Nell'immediato futuro, le vecchie cabine telefoniche potranno servire come punti di ricarica per le vetture elettriche. E' una possibilità contemplata dall'Amministrazione comunale di Madrid, che permetterebbe di ottenere un doppio vantaggio: mantenere le "vecchie" cabine dei telefoni pubblici, sempre più soppiantate dalla diffusione della telefonia mobile (una questione che non è solo italiana, dunque); e ottenere, a basso costo, efficaci punti di ricarica per le batterie delle vetture a emissioni zero.

Si tratta di un progetto ancora in embrione, ma che entro due anni potrebbe già essere operativo. Il Comune di Madrid, infatti, ha individuato una trentina di vecchie cabine telefoniche. Queste, in virtù del piano finanziario da 10 milioni di euro deciso dal Governo spagnolo che, entro due anni, finanzierà l'installazione delle infrastrutture necessarie alla ricarica delle vetture elettriche, potrebbero servire al meglio per la diffusione della mobilità sostenibile decisa dallo Stato.

Per questo motivo, sono allo studio alcune soluzioni che permetterebbero di ottenere delle stazioni di ricarica a costi inferiori rispetto alle cifre che sarebbe necessario spendere per impiantarle ex novo. Come le vecchie cabine dei telefoni pubblici, appunto.

Finora, lo stato dell'arte sui punti di ricarica in Spagna vede un accordo, sottoscritto fra l'Amministrazione comunale di Barcellona e la Endesa (la maggiore azienda di energia elettrica in Spagna) per l'installazione, entro due anni, di 191 stazioni di ricarica sul territorio della Capitale catalana connesse ad altrettanti "lampioni intelligenti".

Il Sindaco di Madrid, Alberto Ruiz - Gallardon, ha recentemente annunciato che i possessori di veicoli elettrici avranno il diritto di parcheggiare gratis nel centro città e otterranno un taglio delle tasse automobilistiche del 75 per cento.

di Francesco Giorgi
29/09/2009

 

 

 

ARGENTINA IN PRESSING SU TELECOM...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" -
Il governo argentino torna a fare pressing perché Telecom Italia chiuda in tempi stretti la cessione della quota di Telecom Argentina, da anni oggetto di contenzioso con la famiglia Werthein. Dopo l'intimazione a vendere arrivata dall'Antitrust locale qualche tempo fa ieri c'ha pensato il ministro dell'Economia Amado Boudou a mettere ulteriormente sotto pressione il gruppo italiano: «Abbiamo fissato un calendario a partire dal mese di febbraio per monitorare il processo di cambio della proprietà».

Insomma poco più di tre settimane al count down. E per far sentire ulteriormente la propria voce l'esecutivo del paese sudamericano ha comminato multe a tutte le società che sono state coinvolte nel passaggio di proprietà di Telecom Italia per omessa notifica del cambio di testimone ( l'uscita di Sintonia)alle autorità argentine, per un totale di 63,4 milioni di dollari. La sanzione è arrivata a Telefonica, Pirelli, Mediobanca, Assicurazioni Generali e Sintonia.  

08.01.10

 

TELCO, BENETTON PAGA INTESA E MEDIOBANCA
La Stampa
-
Sintonia paga, Intesa e Mediobanca incassano e riducono il debito nei confronti di Telco, della quale peraltro sono anche azionisti insieme a Generali e Telefonica. I termini dell'accordo per l'uscita dei Benetton dalla holding che controlla Telecom Italia , che la Stampa ha potuto consultare, prevedono infatti che i 311,7 milioni di euro pari alla differenza tra il prezzo pagato ai Benetton per l'8,39% di Telco (293,5 milioni di euro) e quello pagato dai Benetton per il 2,06% di Telecom che andrà a Sintonia (605,2 milioni) venga versata in un conto intestato a Mediobanca presso la filiale Intesa di Parma, con Telco che delega Sintonia «a pagare la somma in favore di Mediobanca e Intesa Sanpaolo (...) che, entrambi, sono creditori di Telco».

Il prezzo pagato da Sintonia andrà a ridurre così il prestito da 1,15 miliardi concesso in pool dalle due banche azioniste, in scadenza il prossimo gennaio. Per pagare la somma, Sintonia ha fatto ricorso a sua volta ad un prestito bancario sindacato da Royal Bank of Scotland. Sintonia manterrà però un legame saldo con gli altri soci di Telco.

Gli accordi prevedono infatti che la holding lussemburghese dei Benetton resterà responsabile pro-quota per ogni onere potenziale che dovesse sorgere per Telco per fatti rigurdanti il periodo nel quale è stata azionista, citando espressamente («a titolo illustrativo e senza limitazione») gli oneri che potrebbero derivare dai vari procedimenti aperti in Argentina e relativi all'acquisizione da parte della stessa Telco della quota Olimpia.

Per questo, Telco dovrà non solo mantenere informata Sintonia di ogni procedimento che riguarda il periodo nel quale è stata azionista, ma dovrà anche garantire ad un rappresentante indicato dalla holding il diritto di partecipazione ai consigli di amministrazione dove questi temi siano trattati.

Nessun riferimento, nell'accordo, a impegni di Sintonia per mantenere le azioni nel proprio portafoglio. La valorizzazione della quota Benetton è tale all'intera Telco - che ha 3,3 miliardi di debiti a fronte di un valore della quota Telecom in portafoglio di poco superiore ai 3 miliardi - viene riconosciuto intorno a 3,3 miliardi, calcolato «sul Net asset value di Telco calcolato sulla base del bilancio al 15 dicembre 2009

 

 

[26-12-2009]

 

 

 

 

TELECOM E L'APPALTO IN SOLITARIO...
G. D. per "Il Sole 24 Ore"
- Telecom Italia si è aggiudicata in solitario l'appalto per la «fornitura di beni» per il sistema informativo dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. L'importo a base d'appalto era di 2,6 milioni di euro, più oneri per la sicurezza e Iva. Il bando pubblicato dall'autorità dei lavori pubblici non ha riscosso un grande successo.

Negli uffici di via di Ripetta, sede dell'Autorità presieduta da Luigi Giampaolino, è stata presentata una sola offerta, quella del gruppo telefonico guidato da Franco Bernabè, che ha avuto quindi la strada spianata per aggiudicarsi la commessa. Telecom ha presentato un'offerta che prevede un ribasso del 19,7911%, per un importo di aggiudicazione di 2.085.430 euro, oltre agli oneri per la sicurezza e all'Iva. È ammesso il subappalto, nei limiti del 30 per cento.

[23-12-2009]  

 

 

TELEFONICA PRONTA A RILEVARE JAJAH, LA SOCIETÀ DI TELEFONIA VIA INTERNET...
Da "Il Sole 24 Ore" -
Il gigante spagnolo delle tlc, Telefonica, è sul punto di finalizzare l'acquisto della società di telefonia via internet, Jajah. Nel dettaglio Cinco Dias sostiene che l'operazione potrebbe essere realizzata nei prossimi giorni, mentre Expansion riferisce che Telefonica agirà attraverso la controllata O2. Sempre secondo Cinco Dias, Telefonica é in competizione con Microsoft e Cisco per rilevare l'azienda di tlc. Il gruppo spagnolo, dal canto suo, non ha rilasciato commenti.

Jajah é una società americana fondata nel 2005, con pianta stabile in Israele. L'azienda, che è una diretta concorrente di Skype, conta circa 15 milioni di clienti.  

 

 

I SOCI TELCO CERCANO ALTRI 1,4 MILIARDI...
Da "La Stampa" -
Telco, la cassaforte che custodisce il pacchetto di Telecom Italia di Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Generali e Telefonica, «sta negoziando con primari istituti bancari la concessione di linee di credito per massimi 1,4 miliardi di euro, destinati a ridurre proporzionalmente gli impegni dei soci» rispetto al previsto prestito obbligazionario da 2,6 miliardi di euro massimi.

Ieri, Telco e Sintonia hanno perfezionato l'uscita di quest'ultima dalla holding con l'acquisto da parte della stessa Telco della partecipazione detenuta dalla finanziaria dei Benetton pari all'8,39% del capitale. In linea con gli impegni già comunicati i soci hanno assunto poi l'impegno a sottoscrivere pro quota sulla base delle rispettive partecipazioni al capitale un prestito obbligazionario della società sino a massimi 2,6 miliardi di euro.
In seguito all'uscita di Sintonia da Telco, Stefano Cao, che rappresentava i Benetton nel cda di Telecom Italia, ha rassegnato le sue dimissioni.  

24,12,09

 

ATTENTI ALLE MOSSE DI STEFANO PARISI: IL SUO RUOLO È DESTINATO A CRESCERE - TE LA DO IO LA RETE! BERNABÈ VA IN TV E LANCIA UN SEGNALE AI SOCI DI TELCO E IN PARTICOLARE A CESARONE GERONZI
Oggi pomeriggio la Milano industriale e finanziaria si ritrova alle 18 al Pirellone per la presentazione del libro sui dieci anni di storia di Fastweb.

Il clima non è dei migliori per discutere sulla storia dell'azienda di Stefano Parisi e per ragionare del futuro delle telecomunicazioni, ma intorno al tavolo ci saranno Tronchetti Provera, Fedele Confalonieri, il guru senza casa Francesco Caio, Flebuccio De Bortoli e Gabriele Albertini, il sindaco "visionario" che fin dal luglio 1999 incoraggiò l'avventura nella fibra ottica.

È probabile che in platea, oltre a Francesco Micheli e Silvio Scaglia (i due padri di Fastweb), ci sia anche Ferdinando Napolitano, il consulente di "Booz Allen" che insieme a Caio ha disegnato il progetto di una nuova società per la Rete di cui Mediaset dovrebbe attraverso una sua controllata acquisire il 10%.

Su questo argomento la confusione regna sovrana anche se Parisi nei giorni scorsi ha lasciato la porta aperta alla possibilità di lasciare a Telecom il controllo di una società "veicolo" per la nuova Rete aperta al capitale di altri soggetti pubblici e privati.

Il problema di fondo è rappresentato dall'atteggiamento di Franchino Bernabè che ancora ieri nel programma televisivo di Lucia Annunziata si è dichiarato nettamente contrario allo scorporo dell'infrastruttura e ad "altre alchimie finanziarie". Nell'intervista Franchino ha avuto anche modo di mandare un segnale ai soci di Telco e in particolare a Cesarone Geronzi che considera scaduto il tempo massimo per il manager di Vipiteno.

In questa situazione Stefano Parisi sembra muoversi con la volontà di chi vuole mettersi al centro del gran dibattito sulla Rete e sulla fibra ottica. Per quest'ultima dovevano arrivare i famosi 800 milioni del Cipe, ma il ministro dell'aeroporto di Albenga che in questo momento si trova in India per "turismo industriale", ha già detto che se ne parlerà nel 2010.

Dopo la presentazione del libro avvenuta a Roma all'inizio del mese, questa di oggi a Milano è un'ulteriore conferma della voglia di visibilità di Parisi. A questa si aggiunge la determinazione con cui ha preso la guida di Asstel, l'Associazione che in Confindustria rappresenta le aziende di telecomunicazione.

Venerdì scorso davanti al ministro Bondi e ai suoi collaboratori ha duramente contestato il progetto di una tassa di 200 milioni che le aziende dei telefonini dovrebbero versare come royalty alla Siae.

In Confindustria tengono d'occhio le mosse di Parisi che a viale dell'Astronomia è stato direttore generale quando alla presidenza c'era il napoletano Antonio D'Amato, e nei corridoi del Palazzo c'è chi sostiene che il ruolo del 53enne manager di Fastweb sia destinato a crescere.

 

   

18.12.09

 

BERNABÈ REAGISCE ALL'ASSEDIO DI GERONZI & C. - No a "operazioni stravaganti di tipo finanziario", prima di tutto lo scorporo della rete. Ma no anche all’idea di una Telecom che entri in diretta competizione con Rai e Mediaset - Non credo a nessuna teoria cospiratoria DI MEDIASET - DOMANI BEBè PRESENTA IL "CUBO", INTERNET E TV INSIEME...

Francesco Manacorda per "La Stampa"

No a «operazioni stravaganti di tipo finanziario», prima di tutto lo scorporo della rete. Ma no anche all'idea di una Telecom che entri in diretta competizione con Rai e Mediaset. L'amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè, intervistato da Lucia Annunziata per la sua trasmissione «In mezz'ora», usa parole assai nette per rivolgersi alla politica e ai principali soci del suo gruppo.

E di fronte alle telecamere rivela anche di sentirsi sotto assedio, con «una pressione nei miei confronti che è esattamente dello stesso tipo» di quella di dieci anni fa, quando sempre da amministratore delegato della Telecom dovette cedere all'Opa di Roberto Colaninno. Non esattamente di buon auspicio, richiamare quell'epoca, ma l'ad spiega che sta respingendo le pressioni «esattamente con la stessa intensità di allora, perché ritengo che sarebbero gravi e devastanti nei confronti delle potenzialità dell'azienda».

Il tema dello scorporo della rete Telecom, che sta tenendo banco da mesi, è quello su cui Bernabè ribadisce la sua assoluta opposizione: «In nessun paese è stato fatto, quindi non vedo perché si debba fare in Italia. Inoltre avrebbe implicazioni sociali molto importanti». E anche per quel che riguarda la cosiddetta rete di nuova generazione, Bernabè chiede l'intervento dello Stato come «in tutti i paesi dove sono state fatte le reti di nuova generazione». Questo perché «Telecom o un qualunque altro soggetto non può avventurarsi in un'operazione che ha dei ritorni estremamente differiti nel tempo e non è compatibile con i piani di redditività di un'azienda». Pizzi

Più in generale, secondo l'ad «inventarsi delle alchimie finanziarie» come lo scorporo della rete o altre operazioni «per risolvere i problemi reali, che sono problemi di mercato, di posizionamento e di lungo periodo, rischia di creare più danni che vantaggi». Al contrario la società «ha bisogno di tornare ad occuparsi prima di tutto dei suoi clienti» e anche per questo Bernabè annuncia che domani a Milano la Telecom presenterà il «Cubo», un «oggetto che avrà l'obiettivo di trasformare il modo in cui vediamo la televisione», mettendo insieme la navigazione su Internet e i canali televisivi.

Le parole di Bernabè suonano anche come una replica a chi - il presidente di Mediobanca Cesare Geronzi in testa - ha criticato negli ultimi mesi la sua gestione aziendale, mettendolo di fatto sulla graticola a poco più di un anno dalla sua nomina, che fu decisa all'epoca dallo stesso Geronzi e dal presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa-Sanpaolo Giovanni Bazoli.

«All'origine di tutto - afferma l'ad - credo che ci sia una concezione delle aziende italiane, delle grandi aziende soprattutto, sbagliata . L'idea che debbano avere un padrone. Al mondo grandi aziende come Telecom padroni non ne hanno. Sono o possedute dallo Stato o possedute dal mercato e proprio per questo solo libere di muoversi. La grande contraddizione dell'Italia è il fatto di pretendere di controllare grandi aziende con piccoli capitali e questo nel mondo d'oggi non è possibile».

Un riferimento diretto al fatto che oggi il «nocciolo duro» degli azionisti di Telecom è costituito dalla Telco, la finanziaria in cui siedono la stessa Mediobanca, Intesa-Sanpaolo, le Generali e la spagnola Telefonica e che - dopo l'uscita dei Benetton - controlla circa il 22% della società italiana.

Allo stesso tempo Bernabè pare attento a smorzare possibili attriti con i grandi gruppi televisivi, in particolare la Mediaset che fa capo al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, da più parti indicata come interessata a qualche manovra su Telecom. «Non credo a nessuna teoria cospiratoria», dice l'ad, sostenendo anche che La7, la rete televisiva che fa capo a Telecom Italia Media, non fa «concorrenza a delle portaerei come la Rai, Mediaset, o Sky, ma è un modo per sperimentare una forma nuova di fare televisione».

 

 

[14-12-2009]  

 

 

COLANINNO: SONO STUPITO DA DICHIARAZIONI BERNABE'...
(Adnkronos) - "Sono stupito, ancora una volta, dalle inesattezze contenute nelle dichiarazioni rilasciate ieri dall'amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabe', relativamente all'Opa su Telecom realizzata da Olivetti nel 1999. Chiedo al signor Bernabe' di indicare in modo puntuale quali siano state le pressioni che hanno influenzato la sua strategia di resistenza alla legittima e trasparente offerta al mercato, compiuta all'epoca da Olivetti'.

E' quanto si legge in una nota di Roberto Colaninno. 'Come azionista attuale di Telecom Italia, inoltre, suggerirei all'amministratore delegato Bernabe' di non cercare giustificazioni improbabili e di passare dalle inutili lamentele sul passato ad una gestione rivolta alle strategie future della societa', che mi sembrano finora insoddisfacenti e lacunose', conclude Colaninno.

6 - TELECOM: TELCO, PERDITA DI 83,3 MILIONI NEL PRIMO SEMESTRE...
Radiocor - Semestre ancora in rosso per Telco, azionista di riferimento di Telecom Italia. La holding che detiene il 24,5% del gruppo tlc, come risulta a Radiocor, ha mostrato nel periodo primo maggio-31 ottobre un rosso di 83,299 milioni. Intanto Telecom si prepara a una settimana ricca di incontri. Dopodomani si riunira' il collegio sindacale della societa' di tlc, mentre il giorno seguente e' in calendario la riunione del comitato di controllo interno e per la corporate governance, in vista del cda di fine gennaio e di quello del 24 febbraio sul piano industriale.  

18.12.09

 

TELECOM, SALTA IL RIMBORSO DA 530 MILIONI...
Gabriele Dossena per il "Corriere della Sera" - Telecom non avrà i 528 milioni chiesti al Tesoro in relazione al canone di concessione versato undici anni fa. Lo ha deciso ieri la Sesta sezione del Consiglio di Stato con una sentenza che 'cade' direttamente sul tavolo del board del gruppo guidato da Franco Bernabè che oggi esamina il budget 2010 e i principali dossier del capitolo cessioni. Tra queste, soprattutto l'operazione di vendita di Telecom Argentina per la quale sarebbero in corsa sei pretendenti, ma che è anche l'oggetto della diffida inviata dalla Findim di Marco Fossati.

 

Per una notizia cattiva (il no del Consiglio di Stato) Telecom ne incassa una incoraggiante: la mozione bipartisan approvata alla Camera con la quale si chiede al governo di sbloccare i fondi per lo sviluppo della banda larga. Tema sul quale è intervenuto ieri anche Fedele Confalonieri. Il presidente di Mediaset, in merito alle voci di un possibile interesse per la rete di Telecom, ieri ha spiegato che «sono cose che girano da tanto tempo, ma investire nelle telecomunicazioni non è cosa da poco, ci vogliono spalle grosse».

 

Ma il fatto del giorno è senz'altro il no dei magistrati contabili. Il gruppo aveva chiesto al Tesoro 385,9 milioni per Telecom Italia e 142,8 per Tim. Il Consiglio di Stato, confermando una sentenza del Tar, ha sostenuto che la concessione scadeva il primo gennaio 1999 e che pertanto il canone andava pagato. Soltanto la Corte di giustizia delle Comunità europee nel 2008 aveva stabilito che l'obbligo di pagare il canone era contrario al diritto comunitario.

 

 

[02-12-2009]  

 

 

 

FANTASTICO SARMI! - IL MANAGER CHE VUOLE SCALZARE BERNABÉ DALLA TELECOM CREA IL PANICO TRA I SEI MILIONI DI TITOLARI POSTAMAT: SALTA UNA VIRGOLA E d’incanto un pagamento di 10,00 euro è diventato di mille euro! - (C'È CHI SOSTIENE CHE SARMI SIA INVECE L'UOMO GIUSTO PER RISOLLEVARE IL BILANCIO TELECOM: MOLTIPLICANDO LE BOLLETTE...)

Giuliana Ferraino per "il Corriere della Sera"

Un'abbuffata in pasticceria da 2.900 euro. Un pieno di benzina schizzato a 4.200 euro, e non per via del caro petrolio. Il conto in pizzeria (per sette pizze) arrivato a 3.750 euro, alla faccia dell'inflazione bassa. Uno shopping pazzo al supermercato da ben 13 mila euro, invece del normale carrello della spesa. Naturale che poi il conto corrente di qualcuno sia finito in rosso all'improvviso, con il blocco automatico del Postamat, il bancomat delle Poste. E che il blocco imprevisto abbia provocato una montagna di disagi (e molta ansia) a quanti, sprovvisti di contante, ieri erano alle prese con un pagamento, la scadenza del mutuo, un Rid.

 

Che cosa è successo? Per Poste italiane si è trattato di «un'anomalia contabile», causata dall'aggiornamento della piattaforma tecnologica avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì. Tecnicamente è saltata una virgola. E d'incanto un pagamento di 10,00 euro è diventato di mille euro, uno scontrino da 100,00 euro si è trasformato in un salasso da diecimila, un prelievo da 250 euro è stato contabilizzato come da 25.000. Insomma, ogni transazione effettuata «negli ultimi giorni» (precisa Poste Italiane) è stato moltiplicata per cento e così addebitata.

Ieri mattina la scoperta. Che ha subito mandato in tilt il call center del Banco Poste e ha poi inondato di chiamate le associazioni dei consumatori.

Con il trascorrere delle ore allo «spavento» e all'ansia è seguita la rabbia, affidata a numerosi commenti sul web. Come chi ha vissuto «ore d'angoscia » e ora minaccia di «chiudere il conto». O chi ammette di essere stato «malissimo» e dice di volere «i danni biologici e morali per i momenti di inferno e rischio infarto».

Il comunicato ufficiale delle Poste, con le scuse ai clienti e la promessa di rimettere le cose a posto entro la fine della giornata, è arrivato in tardo pomeriggio, quando Poste Italiane aveva già provveduto al ripristino del regolare funzionamento del software che gestisce le operazioni di prelievo e pagamento con la carta Postamat.

 

«Le anomalie sulle transazioni sono derivate dall'aggiornamento della piattaforma tecnologica», ha spiegato l'azienda guidata da Massimo Sarmi. Precisando che «i saldi di tutti i conti correnti che hanno riportato inconveniente contabili» saranno «corretti senza addebiti». Nei prossimi giorni, inoltre, Poste Italiane invierà una lettera alla clientela in cui sarà confermato il ripristino del saldo contabile.

Ma quanti sono rimasti vittime del nuovo software? Per ora non ci sono numeri. Non si a quanti dei 6,2 milioni di titolari di Postamat, a fronte dei 5,7 milioni di conti correnti, sono stati addebitati importi sballati, senza risparmiare gli stessi lavoratori delle Poste, inclusi molti sindacalisti.

Che ora sono sul piede di guerra. «A quanto pare non basta sventolare attestati e accordi internazionali sulla creazione di task force finalizzate al contrasto della pirateria informatica perché ciò avvenga in automatico », afferma la Slc/Cgil criticandone il sistema di sicurezza, messo già alla prova da un attacco degli hacker lo scorso 10 ottobre, quando la home page del sito era stata alterata e resa irraggiungibile ai milioni di utenti delle Poste. E proprio ieri la Polizia postale ha scoperto i tre presunti responsabili dell'attacco, tra cui un diciassettenne.

 

 

[26-11-2009]  

 

 

 

BERLUSCONI VUOLE SOSTITUIRE IL DIRETTORE DEL TG LA7 PIROSO CON PIERO VIGORELLI - CONFALONIERI VUOLE SOSTITUIRE BERNABÈ CON UN PEZZO DA 90 DELLE TLC: FRANCESCO CAIO - CAIO STA REDIGENDO IN GRAN SEGRETO UN PIANO PER MEDIASET INSIEME ALLA BOOZ HALLEN - IL PIANO PREVEDE LO SCORPORO DELLA RETE E L’INGRESSO DI NUOVI AZIONISTI NELLA NUOVA SOCIETÀ DELLA RETE, MENTRE MEDIASET - TRAMITE UNA SUA SOCIETÀ CONTROLLATA - DOVREBBE ACQUISIRE IL 10 PER CENTO DELLA RETE DI TELECOM ED AVERE IL RUOLO GUIDA DEI NUOVI AZIONISTI. UNA SORTA DI RIEDIZIONE DEL NOCCIOLINO DURO - TELEFONICA AVREBBE IN CAMBIO IL VIA LIBERA DAL GOVERNO ITALIANO AD ACQUISTARE LA PARTE RIMANENTE DI TELECOM SENZA LA RETE. QUINDI, TUTTO IL BUSINESS DELLA TELEFONIA FISSA E MOBILE. UN GRANDE AFFARE. VIA LIBERA IN SPAGNA PER IL BISCIONE - UNGHIE SULLA COMMESSA DA 60 MILIONI DEL SISTEMA SAP, CUORE INFORMATICO DI TELECOM

 

Come gli ultimi giorni di Pompei: a Telecom si respira un'aria pesante e tutti seguono le mosse di Bernabè che tenta di salvarsi e probabilmente ci riesce anche se il pranzo segreto di due giorni fa con Nanni Bazoli non è andato bene.

Circolano molte leggende metropolitane sulla cacciata di Stefano Pileri, il mago della Rete. La voce più attendibile narra del rifiuto da parte di Pileri di affidare il sistema SAP di Telecom, il cuore informatico dell'azienda, direttamente o indirettamente a Michele Cinaglia di Engineering a cui Bebè qualche tempo fa, aveva ceduto per una quindicina di milioni di euro il suo gruppo. Ma su questa commessa che si aggira attorno ai 60 milioni di euro, hanno acceso i fari in tanti: l'azionista ribelle Marco Fossati, l'audit interno ed anche Renato Pagliaro l'uomo forte di Mediobanca in Telecom.

E dopo Pileri pare pronta a saltare anche la testa di Antonello Piroso, coraggioso direttore de La 7, per mettere al suo posto, direttamente da Mediaset Piero Vigorelli, secondo una richiesta esplicita di Silvio Berlusconi.

Ma a Berlusconi nessuno ha detto che Confalonieri invece sta lavorando per sostituire Bernabè con un pezzo da 90 delle tlc: Francesco Caio. Questa la storia vera: Caio è tornato a girare per i palazzi romani, ma non solo come consulente di Fastweb, Wind e Vodafone, per capire come procedere sulla fibra.

 

Dopo aver terminato, nel febbraio sorso, il lavoro di consulente per il Governo, è oggi molto ascoltato in Mediaset per studiare l'ingresso nel business delle TLC. Caio nella sue veste di Vice President di Nomura sta redigendo in gran segreto un piano per Mediaset insieme a Fernando Napolitano di Booz Hallen.

Il piano prevede lo scorporo della rete di Telecom e l'ingresso di nuovi azionisti nella nuova società della rete, mentre Mediaset - tramite una sua società controllata - dovrebbe acquisire il 10 per cento della rete di Telecom ed avere il ruolo guida dei nuovi azionisti. Una sorta di riedizione del nocciolino duro.

Telefonica avrebbe in cambio il via libera dal Governo italiano ad acquistare la parte rimanente di Telecom senza la rete. Quindi, tutto il business della telefonia fissa e mobile. Un grande affare.

Mediaset così otterrebbe anche il via libera dal Governo spagnolo ad effettuare una serie di acquisizioni in Spagna nel mondo dei media e dell'editoria. Per questo negli ultimi due mesi Caio è stato avvistato più volte tra Via Paleocapa a Milano e Largo del Nazareno a Roma, con una puntata a palazzo Grazioli da Berlusconi.
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[16-11-2009]

 

 

 

DIETRO LO SCAZZO BERNABÉ-PILERI, GLI 800 MILIONI DELLA BANDA LARGA A TELECOM
Non si placa lo scontro sulla banda larga che il Cipe ha cancellato venerdì per dare precedenza al Ponte sullo Stretto.

La polemica si è alzata di tono e ha visto i ministri Renatino Brunetta e Sciaboletta Scajola strapparsi le vesti per il dolore. Il politico dell'aeroporto di Albenga era già in Brasile con la delegazione dei 360 imprenditori di Confindustria quando si è svegliato dal torpore dei mesi precedenti per contestare le scelte del Governo e del suo collega Giulietto Tremonti.

In mezzo a questa vicenda si è trovato anche Stefano Pileri, il manager che si è dimesso venerdì sera da TelecomItalia dove ha lavorato dal 1982, e che secondo gli uscieri resterà in azienda fino a giugno del prossimo anno. Le dimissioni di questo ingegnere romano 55enne che per dieci anni ha avuto la responsabilità della Rete, hanno suscitato molto scalpore e sembra che siano state provocate dallo scontro con Franchino Bernabè sul futuro della banda larga e della Rete.

A confermare questa notizia è oggi Mario Valducci, il politico milanese presidente della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera. Questo bocconiano che nel '96 è stato tra i fondatori di Forza Italia oggi parla dalle colonne del quotidiano "MF" e spiega che l'uscita di Pileri da Telecom è legata all'idea diversa che il manager aveva sul percorso da seguire per la Rete e per la banda larga.

 

In pratica - dice Valducci - Pileri riteneva che non avendo Telecom le risorse finanziarie per implementare la Rete, "si potesse valutare un percorso sul modello di Terna", e aggiunge un'affermazione che farà discutere: "non possiamo dare gli 800 milioni della banda larga a Telecom finché la Rete resta privata. Rischierebbero di rappresentare un aiuto di Stato".

Per Pileri le parole di Valducci suonano come una rivincita; per gli osservatori suonano invece come una profonda spaccatura all'interno del governo dove il bandolo della banda larga rimbalza tra Valducci e il viceministro Paolo Romani che dopo aver confermato i tagli alla banda larga sta cercando un affannoso ripiego.

Uno spettacolo semplicemente penoso.  

11.11.09

 

LC: MULTE ANTITRUST A TELE2, WIND E TISCALI, CARENZA INFORMAZIONI ADSL...
(adnkronos) - L'Antitrust torna a sanzionare le societa' telefoniche. Con tre distinti provvedimenti l'autorita' guidata da Antonio Catricala' interviene sulla gestione del servizio Adsl, per carenza di informazioni sulla velocita' di connessione e, per quanto riguarda Tele2 e Wind, anche per la mancanza di informazioni sulla tariffa a tempo, che contabilizzava anche il periodo in cui il pc era spento ma il router rimaneva acceso. Complessivamente le sanzioni sono pari a 260.000 euro (120.000 euro a Tele2, 90.000 euro a Wind, 50.000 euro a Tiscali). Si tratta di casi per i quali l'Antitrust ha ricevuto moltissime segnalazioni di consumatori.  

11.11.09

 

 

TELECOM: ASATI, NO A CESSIONE HANSENET A TELEFONICA...
(Adnkronos) - HanseNet, secondo operatore tedesco di banda larga controllata da Telecom, non va venduta e tanto meno ai soci di Telefonica. A dirlo e' Asati, l'associazione dei piccoli azionisti Telecom, dopo che il consigliere delegato di Telefonica, Julio Linares, ha detto che le trattative per l'acquisizione sono nella fase conclusiva e sulla base della valutazione dell'azienda il suo valore sarebbe compreso tra 900 milioni e 1 miliardo. "Se cio' risponde al vero, ribadiamo come sostenuto ormai da un anno, che HanseNet non va venduta perche' e' un asset utile per lo sviluppo internazionale e non un asset da dismettere perche' no-core" scrive Asati.

Ma soprattutto "non va venduta a Telefonica per un potenziale conflitto di interessi" sottolinenando che "per questo abbiamo indicato l'assemblea come passaggio indispensabile per non creare conflitti con gli altri soci di minoranza, che rappresentano circa il 76% dell'azionariato i quali anche loro, se conoscessero le regole del gioco, potrebbero avere interesse all'acquisto della stessa".

Altro punto osteggiato dai piccoli azionisti di Asati e' il valore di HanseNet che ritengono "sia non inferiore a 1.5 miliardi". Per queste ragioni Asati invita "i vertici esecutivi di Telecom Italia e l'intero cda a fornire pubblicamente, anche mediante gli stessi organi di stampa ogni piu' utile indicazione diretta alla conferma o meno di tali notizie e in caso di conferma di fornire ogni dettaglio che permetta una corretta valutazione economica".

 

 

CONSIGLIO TELECOM, C'È POSTA PER TE...
A. Ol. per "Il Sole 24 Ore" - I Benetton sono in uscita da Telco, ma le procedure non si concluderanno prima di fine novembre. Stefano Cao, che dall'aprile scorso è subentrato a Gianni Mion come espressione dell'azionista Sintonia nel consiglio di Telecom, si dimetterà. Ma non prima che la famiglia di Ponzano Veneto esca dall'azionariato di riferimento ( e in prospettiva dall'azionariato stesso del gruppo di tlc). Eppure a Roma, per la sua sostituzione, circola già insistentemente il nome di Massimo Sarmi, l'ingegnere ex Telecom che oggi siede sulla poltrona di amministratore delegato delle Poste.

A norma di statuto, «l'assemblea determina il numero dei componenti il consiglio di amministrazione, numero che rimane fermo fino a sua diversa deliberazione». Il posto di Cao spetterebbe a Telco, che dopo l'uscita di Sintonia avrà un 2% in meno, ma per conto di quale dei suoi azionisti?

10.11.09

 

BEBÉ REVOLUTION: OSCAR PER CICCHETTI (NUOVO UOMO FORTE DI TELECOMITALIA) - PILERI OUT: SULLA RETE GLI SCAZZI AVEVANO RAGGIUNTO IL LIMITE DELLA ROTTURA - LA NUOVA SQUADRA PER DIFENDERSI DALL’ACCUSA DI UNA GESTIONE TROPPO CONSERVATIVA - HANSENET SVENDUTA? MA QUANTO ROMPE I COGLIONI IL CONSIGLIERE ZINGALES - (BERNABÉ CONTINUA A SMENTIRE L'INCONTRO SEGRETO CON IL CAVALIERE DI ARCORE MA FINO A IERI DAGOSPIA HA RICEVUTO CONFERME SICURE DA FONTI AMICHE DI PAPI) -

 

Quando alle 10 di questa mattina la Marcegaglia e numerosi imprenditori sono entrati nell'Auditorium della Conciliazione per la Giornata della Ricerca, l'argomento che correva di più sulla loro bocca era la rivoluzione che è avvenuta ieri ai piani alti di TelecomItalia.

 

Gli uscieri che leggono il "New York Times" e smanettano tutto il giorno su Dagospia l'avevano annunciata e il sito nella sua infinita miseria aveva scritto da parecchi giorni che dopo il Consiglio di amministrazione Franchino Bernabè avrebbe messo mano alla squadra dei centurioni per rilanciare l'azienda e difendersi dall'accusa di una gestione troppo conservativa.

 

E così è avvenuto puntualmente in serata con un tourbillon di voci sui manager della prima linea che Franchino ha scelto in nome dell'efficienza e della fedeltà. A farne le spese con le sue dimissioni è Stefano Pileri, il 54enne ingegnere romano che ha lavorato nei telefoni per 27 anni e dal '98 era responsabile della Rete.

L'uscita di scena di questo manager dai capelli bianchi che stamane sedeva con la Marcegaglia nell'Auditorium romano, non è stata del tutto inattesa. Da tempo gli uscieri avevano percepito che sul tema della Rete gli scazzi con Bernabè avevano raggiunto il limite della rottura.

Sulla Rete per la quale occorrono investimenti massicci e di cui Franchino non vuole assolutamente liberarsi (come dice oggi in un'intervista al "Sole 24 Ore"), si gioca una partita politica ad alta intensità che tocca l'evoluzione tecnologica dell'azienda e il ruolo degli altri operatori di telecomunicazioni.

 

Evidentemente agli occhi di Bernabè che sente la pressione del Governo su questo tema, l'esperienza di Pileri è apparsa insufficiente anche se è stata proprio Telecom a tirargli la volata per diventare nel giugno scorso presidente di Confindustria Servizi Innovativi.

Sempre secondo gli uscieri sembra che a Pileri (al quale si attribuiscono simpatie nel mondo dell'Opus Dei) sia stata offerta una poltrona meno prestigiosa, ma l'ingegnere ha preferito liberare la scrivania e lasciare il posto a Oscar Cicchetti.

Costui è da tempo considerato l'uomo forte di TelecomItalia, un'azienda che conosce dal 1979 quando ancora si chiamava Sip, e che ha abbandonato nel 2000 per fare il consulente di Wind e di Morgan Stanley Private Equity. Nel 2003 Cicchetti è diventato amministratore delegato di Netscalibur, poi l'amico Bernabè lo ha richiamato al suo fianco affidandogli ruoli sempre più importanti.

Cicchetti è un ingegnere 58enne, coniugato e di piccola statura, di cui dentro e fuori l'azienda si apprezzano la determinazione e l'efficienza. Sarà lui l'uomo che dovrà gestire d'ora in avanti il tema caldo della Rete che preoccupa il Governo e gli altri operatori delle telecomunicazioni.

Sulla poltrona di Cicchetti arriva Marco Patuano, un alessandrino, laureato alla Bocconi (la madre di tutti i sapientoni) che fino a ieri aveva la responsabilità della finanza di Telecom, una materia nella quale si è immerso fin dal 1990. Al posto di Patuano ecco arrivare Andrea Mangoni, il manager al quale Bernabè aveva affidato le operazioni internazionali.

 

L'ultima pedina della squadra di Bernabè è Fabrizio Bona, l'ex-direttore commerciale di Wind che nel luglio scorso ha lasciato il faraone Sawiris e dopo aver rifiutato l'offerta di 3Italia è rimasto incantato dalla sirena di Bernabè. Sulle sue spalle si cala adesso il peso del rilancio commerciale di TelecomItalia e in particolare di Tim che sta perdendo quote importanti di mercato rispetto agli altri concorrenti.

Il calo dei ricavi nella telefonia mobile è stato uno degli argomenti caldi che sono emersi nel Consiglio di amministrazione svoltosi ieri pomeriggio a Milano. L'azienda ha bisogno di essere rilanciata sul mercato e di alleggerire il fardello dei debiti che ha terrorizzato Gilberto Benetton e l'azionista Fossati.

Ai consiglieri Franchino ha tirato fuori dal cilindro la vendita di Hansenet, la controllata tedesca che è stata ceduta per 900 milioni agli spagnoli di Telefonica. L'operazione non è piaciuta al barbuto professore Luigi Zingales, l'economista di Chicago che gli uscieri di Telecom considerano un gran rompicoglioni che si mette sempre di traverso con obiezioni noiose.

 

Nell'intervista al "Sole", Bernabè si preoccupa di dire che Hansenet non è stata affatto svenduta e che Zingales "ha votato contro perché riteneva di non essere sufficientemente informato, ma non perché fosse contrario al merito dell'operazione o perché non fosse stato seguito un procedimento corretto".

Per gli analisti e probabilmente anche per Zingales le cose non stanno così perché dalla vendita dell'asset tedesco ci si aspettava un introito di almeno 1,5 miliardi, e la reazione della Borsa dopo la fiammata di ieri pomeriggio (+6%) sta a dimostrare che il mercato non è convinto della bontà dell'operazione.

Ma l'obiezione più grossa è un'altra e riguarda la strategia industriale di Franchino che vuole ripiegare l'azienda in una "vision" domestica con l'abbandono delle pedine conquistate negli anni in Europa e in altri paesi. È una strategia che ha portato Telecom a uscire dalla Francia come dalla Germania, e porterà ad abbandonare Cuba e l'Argentina, lasciando come unica roccaforte il Brasile.

D'altra parte c'è un passaggio nell'intervista di Bernabè che lascia interdetti ed è quando il manager di Vipiteno dice: "il problema non è la crescita, ma mettere TelecomItalia in grado di affrontare una trasformazione epocale e tornare leader". Sono parole curiose sulla bocca di un manager che sembra mettere in secondordine la crescita con affermazioni molto vaghe alle quali non corrisponde un Piano industriale aggressivo.

Franchino continua a ripetere ciò che dice da mesi sulle famose sinergie con Telefonica con la quale ammette che in Sudamerica la sua azienda è "rigidamente in competizione".

Bastava guardare la faccia di César Alierta all'uscita dal Consiglio di ieri per capire che gli spagnoli considerano ormai Telecom un feudo del reame, una partecipazione finora dolorosa che comunque ha consentito loro di mettere le mani per 900 milioni sul mercato tedesco e prima o poi li porterà a confinare Telecom su quello sudamericano.

Gli uscieri di TelecomItalia hanno raccattato la notizia che ai primi di dicembre Bernabè presenterà il suo famoso Piano industriale e si chiedono se la grande liquidità di cui ancora oggi il Capo parla sul giornale di Confindustria servirà per rilanciare gli investimenti, rafforzare la rete e recuperare quella leadership che sembra compromessa.

In questa partita decisiva entra anche il Governo che oggi al Cipe cancellerà gli 800 milioni per la banda larga. A Telecom ci sono rimasti molto male quando Gianni Letta e il viceministro Romani hanno annunciato che i soldi per l'infrastruttura non saranno messi a disposizione, ma nel ragionamento dei politici c'è anche un pizzico di ragione perché se è vero che Telecom "ha fin troppa liquidità" non si capisce perché Galateri e Bernabè si siano inginocchiati per chiedere i quattrini per la banda larga.

Una squadra di fedelissimi, un Piano industriale e una strategia aggressiva. Con questi tre ingredienti Franchino cerca di navigare nei mari tempestosi. Ed è probabile che di questi tre argomenti abbia parlato nel suo incontro segreto con il Cavaliere di Arcore che lui continua a smentire categoricamente. Ma fino a ieri sera Dagospia ha ricevuto conferme sicure da fonti amiche del Cavaliere.

BERNABE', NON HO MAI PENSATO A DIMETTERMI...
(Adnkronos) - "Non ci ho minimamente pensato a dimettermi. L'amministratore delegato di Telecom Franco Bernabe', in una intervista a Il Sole 24 Ore, smentisce seccamente di aver valutato il passo indietro qualora in cda non fosse passata la cessione della controllata tedesca Hansenet. "E' una questione di serieta' nei confronti del mercato. Mi sono impegnato su un piano e voglio mantenere l'impegno", spiega, aggiungendo che "il mercato ha apprezzato il fatto che abbiamo rispettato le promesse e migliorato i margini reddituali".

Il problema, prosegue, "non e' la crescita ma mettere Telecom Italia in grado di affrontare una trasformazione epocale e tornare a essere leader. Il problema non e' fare investimenti a pioggia all'estero, ma competere su nuovi servizi e nuove funzioni di rete, dove gli incumbent rischiamo di subire l'attacco non solo dei concorrenti tradizionali ma anche di nuovi e aggressivi player come Google e Apple".

GALATERI, GRAVE CONGELAMENTO FONDI PER BANDA LARGA...

(Adnkronos) - "E' un fatto molto grave per il  progetto di sviluppo per la competitivita' del paese" il congelamento  da parte del governo degli 800 milioni dedicati allo sviluppo della  banda larga, per Gabriele Galateri di Genola, delegato di  Confindustria alla comunicazione e alla banda larga e presidente di  Telecom Italia. Parlando a margine della settima Giornata della  Ricerca di Confindustria, Galateri ha infatti sottolineato: "Mi auguro  veramente che sia solo un ritardo".   

"Noi come Confindustria -ha detto ancora Galateri- abbiamo  illustrato in tutte le sedi l'essenzialita' di questi investimenti per  eliminare il digital divide del Paese. Continueremo a batterci -ha  concluso- perche' ci siano questi investimenti oltre che come  Confindustria anche come Telecom".

BERNABE', NON HO MAI PENSATO A DIMETTERMI...
(Adnkronos) - "Non ci ho minimamente pensato a dimettermi. L'amministratore delegato di Telecom Franco Bernabe', in una intervista a Il Sole 24 Ore, smentisce seccamente di aver valutato il passo indietro qualora in cda non fosse passata la cessione della controllata tedesca Hansenet. "E' una questione di serieta' nei confronti del mercato. Mi sono impegnato su un piano e voglio mantenere l'impegno", spiega, aggiungendo che "il mercato ha apprezzato il fatto che abbiamo rispettato le promesse e migliorato i margini reddituali".

Il problema, prosegue, "non e' la crescita ma mettere Telecom Italia in grado di affrontare una trasformazione epocale e tornare a essere leader. Il problema non e' fare investimenti a pioggia all'estero, ma competere su nuovi servizi e nuove funzioni di rete, dove gli incumbent rischiamo di subire l'attacco non solo dei concorrenti tradizionali ma anche di nuovi e aggressivi player come Google e Apple".

GALATERI, GRAVE CONGELAMENTO FONDI PER BANDA LARGA...

(Adnkronos) - "E' un fatto molto grave per il  progetto di sviluppo per la competitivita' del paese" il congelamento  da parte del governo degli 800 milioni dedicati allo sviluppo della  banda larga, per Gabriele Galateri di Genola, delegato di  Confindustria alla comunicazione e alla banda larga e presidente di  Telecom Italia. Parlando a margine della settima Giornata della  Ricerca di Confindustria, Galateri ha infatti sottolineato: "Mi auguro  veramente che sia solo un ritardo".   

"Noi come Confindustria -ha detto ancora Galateri- abbiamo  illustrato in tutte le sedi l'essenzialita' di questi investimenti per  eliminare il digital divide del Paese. Continueremo a batterci -ha  concluso- perche' ci siano questi investimenti oltre che come  Confindustria anche come Telecom".

 

 

[06-11-2009]

 

 

TELECOM SENZA BENETTON - NUOVO PATTO MA PONZANO VENETO, STUFA DI MINUS VALENZE E AUMENTI DI CAPITALE, DECIDE DI USCIRE CON IL SUO 2% DELLE AZIONI E LA QUOTA RELATIVA DI DEBITO - VERRANNO RIVISTI I PESI ALL´INTERNO DI TELCO - ALTRI 3 ANNI CON TELEFONICA E VERIFICA TRA 18 MESI - IL GOVERNO CHIEDE UN PIANO STRATEGICO…

1 - TELECOM: SINTONIA LASCIA IL PATTO TELCO, RILEVA IL 2% DIRETTO
Radiocor - Sintonia, societa' che fa capo alla famiglia Benetton, non rinnova il patto Telco, finanziaria che controlla il 24,5% del capitale di Telecom Italia. Secondo fonti vicine al dossier, la finanziaria che fa capo alla famiglia Benetton ha deciso di non rinnovare l'impegno in Telco e di attivare il meccanismo della scissione. In questo modo Sintonia avra' in mano il 2% diretto del capitale di Telecom Italia. Attesa una nota

 

2 - BENETTON FA UN PASSO INDIETRO
Sara Bennewitz
per "la Repubblica"

Tutti i soci tranne i Benetton sono pronti a rinnovare il loro impegno in Telco, la finanziaria che controlla il 24,5% di Telecom Italia. La famiglia veneta che dal 2001 è azionista del gruppo telefonico dovrebbe invece attivare il meccanismo della scissione e ritrovarsi in mano direttamente il 2% dell´azienda di tlc e oltre 300 milioni di debiti, vale a dire l´intero valore di mercato della sua partecipazione.

 

Con il suo 8,4% di Telco i Benetton sono stati finora il socio più piccolo della finanziaria, avendo anche trasferito la partecipazione nel colosso telefonico da Edizione holding a Sintonia, holding di cui i Benetton sono azionista di maggioranza insieme al fondo del governo di Singapore, Goldman Sachs e alla stessa Mediobanca.

Già nell´aprile del 2007, quando Olimpia aveva ceduto a Telco il pacchetto di controllo in Telecom, i Benetton erano stati in dubbio se confermare il loro impegno, dimezzando la loro partecipazione nel gruppo telefonico. A fine 2008 invece, Sintonia era stato l´unico azionista a non aver sottoscritto un finanziamento soci da 230 milioni a favore di Telco.

 

E adesso in vista del rinnovo delle linee di credito della holding, che a gennaio dovrà rifinanziare 2,7 miliardi di prestiti, i Benetton hanno preferito fare un passo indietro piuttosto che impegnare nuove risorse su quello che per loro stessa ammissione è stato il peggior investimento della loro storia imprenditoriale.

 

Per effetto del disimpegno di Sintonia verranno quindi rivisti i pesi all´interno di Telco che si troverà a custodire solo il 22,5% di Telecom (e 3,3 miliardi di debiti) di cui i soci italiani avranno il 53,9% mentre Telefonica avrà il 46,1% mantenendo in trasparenza il 10,3% di Telecom. Generali salirà infatti dal 28,1 al 30,7% di Telco mentre Intesa Sanpaolo e Mediobanca passeranno dal 10,6 all´11,6%.

I quattro soci dovranno inoltre rivedere la governance ed è probabile che a Generali possano andare quei posti nei consigli di Telco e Telecom liberati dai Benetton. Ad ogni modo, oggi non è previsto nessun incontro dei soci Telco, visto che la vera scadenza del patto è fissata al 28 aprile.

L´accordo che sta per essere rinnovato scadrà quindi nell´aprile 2013, con una verifica intermedia tra 18 mesi, vale a dire nell´aprile del 2011 quando andrà a scadenza anche l´intero consiglio di Telecom Italia. Intanto il presidente di Telco in quota Generali, Aldo Minucci, è partito per il Brasile per un incontro con le autorità del Paese, che lo scorso anno avevano minacciato l´obbligatorietà per Telco del lancio di un´Opa su Tim Brasil, per poi tornare sui loro passi.

Sempre oggi mentre a Milano Mediobanca sarà impegnata per l´assemblea di bilancio e per il cda sui conti del trimestre, a Madrid Telefonica annuncerà i risultati dei primi nove mesi dell´anno e l´ad di Telecom Franco Bernabè parteciperà al vertice sui rapporti tra Italia e Spagna. Infine ieri il viceministro alle telecomunicazioni Paolo Romani è tornato sulla questione della rete e sull´italianità dell´infrastruttura del gruppo.

«Basta che Telecom, sulla cui rete andiamo a fare un grande investimento, abbia una forte strategia industriale - ha detto Romani precisando che - il problema non è il debito ma quello di partecipare ad un grande progetto industriale che veda Telecom protagonista».

 
[28-10-2009]

 

 

 

1- SECONDO GLI USCIERI DI TELECOMITALIA L'ERBA INTORNO A BERNABÈ STA PER ESSERE TAGLIATA IN MODO DEFINITIVO - ANCHE I GRANDI GIORNALI, AD ECCEZIONE DI "REPUBBLICA", PARLANO APERTAMENTE DI CAMBIO DELLA GOVERNANCE - E BEBÉ VA PRANZO CON DE BENEDETTI - SARMI E CATTANEO IN MOVIMENTO
Gli uscieri di TelecomItalia stanno vivendo ore febbrili.
Ieri mattina intorno alle 10,30 hanno visto crollare il titolo in Borsa fino alla sospensione e non hanno capito se si è trattato di un errore tecnico oppure di una manovra da parte di chi vuole aumentare le difficoltà di Franchino Bernabè.

Quest'ultimo dovrà vedersela domani con i soci di Telco, la società veicolo che possiede il 24,5% di Telecom, e deve ricucire il consenso dei Benetton che a causa dei loro problemi vogliono rimettere in discussione il nuovo patto che li lega agli spagnoli di Telefonica, Mediobanca, Generali e IntesaSanPaolo.

È probabile che prima della riunione di domani si troverà un compromesso al quale stanno lavorando i legali di Telecom e lo studio Bonelli Erede Pappalardo che rappresenta i fratelli di Ponzano Veneto.

Superato questo ostacolo per Bernabè e per il suo stato maggiore l'appuntamento importante è quello dell'inizio di novembre (la data dovrebbe essere il 5) quando si riunirà il Consiglio di amministrazione nel quale oltre ai rappresentanti di Telco sono presenti gli altri azionisti.
Gli uscieri si chiedono se questo potrà essere l'ultimo oppure il penultimo Consiglio con il manager di Vipiteno intorno al quale il muro delle critiche è diventato sempre più alto.

Senza rifare la storia degli ultimi due anni, il coro delle polemiche arriva a un'unica conclusione: la gestione di Franchino è stata finora troppo "conservativa" e i problemi finanziari e industriali dell'azienda pesano come un fardello enorme.

Gli uscieri sperano che dal cilindro di Franchino esca in occasione del Consiglio qualche coniglio robusto in grado di risollevare la sua credibilità, e si chiedono perché abbia traccheggiato così a lungo nella vendita degli asset che avrebbero alleggerito i 35,2 miliardi di debiti.

Oltre a negare la necessità di un aumento di capitale, Bernabè si è opposto alla cessione di società come Ti Sparkle, e sulla controllata tedesca Hansenet che opera nella banda larga, continua a chiedere agli spagnoli di Telefonica 1 miliardo quando questi offrono 850 milioni. E lo stesso discorso vale per la cubana Etecsa come per La7 che secondo molti analisti è solo zavorra (ma sulla tv Berlusconi vigila).

A questa gestione "conservativa" bisogna aggiungere il raffreddamento dei rapporti con il governo, verso il quale Franchino e il presidente Galateri di Genola chiedono inutilmente di sganciare gli 800 milioni promessi per la banda larga. Da Palazzo Chigi e dal ministero dello Sviluppo Economico dove si trova il viceministro milanese Paolo Romani, i segnali sono sconfortanti ed è per questa ragione che secondo gli uscieri l'erba intorno a Bernabè sta per essere tagliata in modo definitivo.

Anche i grandi giornali parlano più o meno apertamente di cambio della governance. Qualcuno, come Massimo Mucchetti sul "Corriere della Sera" di oggi spezza qualche lancia in favore di Bernabè dentro un articolo confuso dove si parla di Mediobanca. E un appoggio esplicito arriva da "Repubblica" dove Giovanni Pons sostiene che Franchino gode ancora della fiducia di Intesa e dei soci francesi di Mediobanca. Ma questo è un riflesso condizionato che nasce dall'incontro avvenuto due o tre giorni fa a Roma tra Carletto De Benedetti e il capo di Telecom.

Resta il fatto che il balletto dei candidati che potrebbero passare da una gestione "conservativa" al piano industriale tante volte annunciato e mai realizzato, è in pieno movimento.
La manina di Telecom ha messo in giro le candidature di Stefano Parisi e di Luigi Gubitosi con l'intento esplicito di bruciarle, ma nelle ultime ore gli uscieri dell'azienda telefonica hanno registrato altre voci che portano ai nomi di Massimo Sarmi e Flavio Cattaneo.

Il primo ha sulle spalle un'indiscutibile esperienza nelle telecomunicazioni, ma dalla poltrona delle Poste è diventato un banchiere sul quale Giulietto Tremonti punta per dare vita alla Banca del Mezzogiorno.

L'attenzione si stringe quindi intorno al marito della "Ferillona", l'architetto milanese Cattaneo che dal novembre 2005 è alla guida di Terna. Proprio in queste ore arriva la notizia che il manager 46enne cederà per 809 milioni le attività di Terna in Brasile con una plusvalenza che porterà nelle casse della società almeno 400 milioni.

Ecco: era questo che volevano gli uscieri e gli azionisti da Franchino Bernabè, ma il manager di Vipiteno continua a parlare di sinergie e di piani industriali senza capire che il sipario sta calando.

I SEGRETI DELLE PROCURE IN MANO A TELECOM
Gian Marco Chiocci per "il Giornale"

È normale che i dati sensibili e protetti da segreto istruttorio delle procure e dei tribunali d'Italia possano essere visti e consultati da semplici operatori di call center? E normale che il registro generale su cui i magistrati iscrivono gli indagati possa essere «aperto» all'esterno degli ambienti giudiziari? È normale che questi operatori esterni che fungono da tecnici dell'assistenza anziché essere interni alle procure (come fino a oggi accadeva) siano invece distaccati altrove, lontani dai palazzi di giustizia, in anonimi centralini?

È normale che i signori magistrati affidino a trattativa privata, senza gara, per importo di 21milioni e rotti di euro, il servizio di assistenza ai loro sistemi informatici? Ed è normale che questo contratto venga affidato in questo modo a Telecom Italia nel mentre è ancora pendente l'inchiesta sui vertici dell'azienda telefonica che - secondo la procura di Milano - avrebbero commesso illeciti proprio nella gestione di dati sensibili con intrusioni nei computer di soggetti considerati «nemici» della stessa Telecom?

Se sia normale oppure no, non spetta a noi dirlo. La realtà è che con circolare ministeriale del 21 settembre 2009 indirizzata a tutti i presidenti delle corti d'appello e a tutti i procuratori generali d'Italia, il direttore generale dei servizi informativi automatizzati del ministero della Giustizia, magistrato (fuori ruolo) Stefano Aprile, comunicava che «a decorrere dal 28 settembre questa direzione ha affidato a Rti (raggruppamento temporaneo d'impresa, ndr) composto da Telecom Italia, Elsag Datam Spa, Engenering Informatica Spa - il servizio di assistenza applicativa ai sistemi informatici in uso ai sistemi giudiziari».

Il direttore generale aggiunge nero su bianco che il contratto è di «quasi tre anni» (quasi?) e che è «complementare» al servizio di assistenza sistemistica già affidato alla Rti. Tra le righe dice che «è in corso il progetto di dispiegamento degli strumenti di gestione remota delle postazioni e dei server che potranno essere impiegati anche per la risoluzione delle problematiche applicative».

Un modo un po' contorto e burocratico per rispondere alle domande di cui sopra. Dove il termine «complementare» sembra voler giustificare il ricorso alla trattativa privata per un importo così consistente, e dove l'espressione «è in corso il progetto di dispiegamento degli strumenti di gestione remota» serve a spiegare la modalità tecnica del servizio di assistenza per cui la «Rti eroga il servizio prevalentemente in modalità remota».

Ma che vuol dire remoto? Vuol dire che da un centro esterno, di proprietà della Telecom, si può accedere direttamente ai fascicoli dei magistrati, ovviamente per opere di manutenzione e interventi tecnici. Al di là delle perplessità sulla sicurezza delle notizie contenute sul registro degli indagati e sui fascicoli dei pm, quale conoscenza ha Telecom dei sistemi di proprietà del ministero della Giustizia?

Quale personale invia negli uffici dei magistrati quando il problema può essere risolto solo con un intervento materiale sul pc del sostituto procuratore? Semplice: Telecom fa il general contractor: acquisisce l'appalto e lo subappalta alle stesse aziende che, fino a ieri, lavoravano sui sistemi informatici direttamente con le procure, ma dall'interno degli uffici giudiziari.

Se Telecom prende l'appalto e ridistribuisce il lavoro alle aziende che da anni svolgevano detto servizio, dov'è il vantaggio? Si dirà che il costo totale pagato è inferiore, e di questi tempi non è cosa da poco. Si dirà, anche, per correttezza che i servizi sono ridotti (meno costo, meno prodotto) e che dunque il risparmio sembra essere relativo.

Domanda: ma se il magistrato direttore generale trattava gli stessi servizi direttamente con le aziende che già facevano questo lavoro, forse poteva raggiungere un costo ancora inferiore. O forse, no. Da questo appalto, si presume, Telecom guadagnerà qualcosa. Non credo si accontenti dell'accesso ai dati sensibili delle inchieste e coperti dal segreto istruttorio.

 

 

 

 

LA PARTITA DEI SOCI TELCO HA UN OSSERVATORE MOLTO INTERESSATO: CONFALONIERI - IL DT NON BASTA PER VINCERE CONTRO SKY E L'ACCESSO IPTV-INTERNET È DI TELECOM - ED È COSÌ CHE IL BISCIONE VUOLE SOSTITUIRE IL DEBOLE BERNABÈ CON STEFANO PARISI - (GLI SVIZZERI DI SWISSCOM STANNO TIFANDO SILENZIOSAMENTE PER L'OPERAZIONE CONFA: ANCORA PIANGONO PER L’ACQUISTO DI FASTWEB A 47€ AD AZIONE (OGGI A 20,3€) E AI PIANI ALTI C’È CHI VEDE CON SOLLIEVO L’USCITA DI PARISI CHE TANTO AVEVA PROMESSO) -

 

La partita dei soci Telco ha un osservatore molto interessato: Fedele Confalonieri.
Come ben presentato nell'articolo del Corriere Economia di lunedì scorso, la priorità numero uno per Mediaset è lo sviluppo di nuove piattaforme su cui riversare i contenuti in logica di pay tv.

stefano parisi

Il digitale terrestre infatti non basta per vincere contro Sky e il Confa sa quanto sia importante controllare l'accesso all'IPTV e a internet, piattaforme che sono in mano a Telecom Italia.

Ed è così che il Biscione non vuole lasciar perdere la ghiotta occasione di sostituire il debole Bebè con un suo uomo che garantisca da un lato l'avvio di ipotesi strategiche sull'infrastruttura della rete, dall'altro un dialogo diretto con gli spagnoli di Telefonica che tanto possono aiutare nelle partite di Mediaset in Spagna. Un vero bingo.

Galateri e Bernabe 

L'appoggio di Confalonieri alla corsa di Stefano Parisi è frutto di anni di conoscenza e di un solido rapporto di fiducia nato già nel 1994 ai tempi della permanenza di Parisi al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni e rafforzatosi in seguito negli anni in cui il manager ha prestato servizio al dipartimento dell'Informazione ed Editoria.

Resterà da vedere se Geronzi riuscirà a convincere i soci Telco che guardano all'operazione con diffidenza. Parisi è molto apprezzato per le sue brillanti doti politiche ma è meno noto per i suoi successi industriali.

C'è chi dice che al di là delle Alpi gli svizzeri di Swisscom stiano tifando silenziosamente: ancora piangono per l'acquisto di Fastweb a 47€ ad azione (ndr oggi a 20,3€) e ai piani alti c'è chi vede con sollievo l'uscita del manager che tanto aveva promesso...

 
[22-10-2009]

 

 

 

GLI ASSEGNI D'ORO DEL TEAM DI GEITHNER...
M. Val. per "Il Sole 24 Ore" - Oggi lavorano al servizio del Segretario al Tesoro Tim Geithner per risolvere la crisi. Ma ieri erano ben pagati protagonisti di Wall Street: la documentazione depositata presso le autorità Usa mette in luce come alcuni dei suoi più stretti collaboratori abbiano fino all'anno scorso intascato assegni da grandi banche e hedge fund.

E, tra i compensi più imbarazzanti, ci sono anche quelli ricevuti da qualche truffatore: uno dei consiglieri di Geithner, Gene Sperling, nel 2008 è stato pagato 887.727 dollari da Goldman Sachs e altri 158mila da società finanziarie che gli hanno commissionato discorsi. Tra queste ultime un gruppo gestito da Allen Stanford, poi accusato d'una truffa multimiliardaria.Le rivelazioni non hanno messo in dubbio le loro qualifiche.Hanno creato,però,problemi d'immagine: il rischio di mostrare rapporti troppo stretti tra Wall Street e chi dovrebbe occuparsi della sua regolamentazione

 
[15-10-2009]

TELECOM E INTESA: 

a cura di Minimo Riserbo e Falbalà

LA PARTITA DELLE PARTITE
Dopo il Fatto della scorsa settimana, si sveglia anche Repubblica e spara due magnifici pezzi di Ettore Livini e Giovanni Pons. Il primo racconta come Mediaset abbia puntato le tv spagnole dell'odiato "Pais". Il secondo evidenzia "il filo rosso che lega Telecom, i media di Berlusconi e i vertici di Generali e Intesa" (p.36). "Geronzi in manovra per convincere i soci a sostituire Bernabè con un manager di fiducia. Bazoli e Passera cercano il sostegno di Trieste per la riconferma alla guida della Ca' de Sass".

AVVOCATO, UNA DIVERSA IDEA DI PATRIA
Mentre la Patria è persa nelle miserie dello scudetto tremontiano, rifulge dall'Iperuranio tutta la grandezza dell'Avvocato Nostro. Mario Gerevini ne illustra sul Corriere delle banche le magnifiche gesta off-shore, tra fondazioni e conti cifrati (p.27).
Perfino il Patriota di ieri era più geniale dei tristi patrioti di oggi.

 
[15-10-2009]

LE COLPE DI Bernabè SECONDO GERONZI - essere andato da Gianni Letta, invece che in Mediobanca, nella primavera scorsa per cercare di risolvere il problema Telefonica - aver lasciato Beppe Grillo urlare dagli schermi de La7 le sue invettive contro Tronchetti e lo stesso Geronzi - non aver accettato l´ipotesi di uno sbarco a La7 di Mimun....

Giovanni Pons per "la Repubblica"

La grande partita d´inverno dei poteri italiani è più ampia che mai, parte da Madrid e potrebbe terminare a Trieste passando per Milano e Torino. La prima scadenza riguarda Telecom Italia ed è fissata al 28 ottobre, quando gli azionisti raggruppati in Telco dovranno decidere se rinnovare il patto di sindacato con Telefonica e se, con una mossa inconsueta, discutere un cambio di management.

Su questi due temi le alleanze si sprecano e si intersecano pericolosamente con le scadenze successive, quelle dei nuovi assetti di vertice di Generali e Intesa Sanpaolo i cui appuntamenti sono per l´aprile 2010. Con gli stessi protagonisti.

Sul mantenimento dell´alleanza con Telefonica si stanno spendendo favorevolmente i manager di Mediobanca e di Generali, che fin dal 2007 hanno caldeggiato un´aggregazione col principale operatore delle tlc europeo come la soluzione migliore per l´azienda italiana. Molto più fredda a riguardo Intesa Sanpaolo, che non ha visto in due anni un contributo significativo al business da parte spagnola, né in termini di idee e proposte in cda.

L´impressione, per alcuni, è che Cesar Alierta si sia seduto al tavolo aspettando che la società italiana gli cada in mano per un effetto di logoramento, visto che ogni iniziativa di crescita in Sudamerica ed Europa è da lui stroncata sul nascere. Dello stesso parere di Intesa, strano a dirsi, il ministro Tremonti, mentre la posizione di Berlusconi è più sibillina, avendo Mediaset in corso (vedi articolo sopra) una partita in Spagna per accrescere la presenza televisiva nel paese. Ma l´operazione di conquista di Cuatro e Digital Plus potrebbe richiedere il sostegno di Telefonica, dunque il premier si troverebbe invischiato nel classico conflitto di interessi.

Ma la vicenda è complicata dal fatto che Cesare Geronzi, potente presidente di Mediobanca, sta cercando di innestare attorno al passaggio su Telco un redde rationem sull´ad di Telecom, Franco Bernabè. Le sue colpe sarebbero diverse, ma per la verità di ben poco spessore. Lo si accusa di essere andato da Gianni Letta, invece che in Mediobanca, nella primavera scorsa per cercare di risolvere il problema Telefonica.

Di aver lasciato Beppe Grillo urlare dagli schermi de La7 le sue invettive contro Tronchetti Provera e lo stesso Geronzi. Di non aver seguito i consigli di Mediobanca nella vendita, per ora accantonata, di Telecom Italia Sparkle. E di non aver accettato l´ipotesi di uno sbarco a La7 di Clemente Mimun. Tutto ciò avrebbe convinto Geronzi della necessità di un cambio di guardia in Telecom con un manager più accondiscendente, come Stefano Parisi, ad Fastweb fortemente caldeggiato da Fedele Confalonieri.

Ma su questa strada lo può seguire solo Generali poiché i Benetton hanno grande stima di Bernabè, mentre Corrado Passera e Giovanni Bazoli non hanno intenzione di porre il tema sul tavolo. Alierta difende il presidente Gabriele Galateri, conosciuto ai tempi della Columbia University. All´interno di Mediobanca, poi, va verificata la posizione degli azionisti francesi, cioè di coloro che fin dall´inizio hanno fortemente voluto Bernabè mentre Dieter Rampl, in rappresentanza di Unicredit, s´era polemicamente astenuto al momento della nomina.

Inoltre Bernabè sta cercando di assicurarsi il beneplacito di Berlusconi ubbidendo al diktat arrivato da Mediaset di non far cadere in mani nemiche le infrastrutture digitali de La7. Ieri ha dichiarato che Telecom non venderà i 4 multiplex a sua disposizione, strategici per il futuro sviluppo dell´internet tv.

Lo scenario si complica ulteriormente se si considera che Geronzi potrebbe candidarsi in extremis alla presidenza Generali, anche perché non è escluso che dal processo Ciappazzi in corso possa venirgli una condanna, sebbene di primo grado. Fatto che potrebbe compromettergli la permanenza al vertice di una banca, ma non di un´assicurazione.

Al contempo Bazoli non può permettersi, oggi, una rottura con Geronzi sul caso Bernabè, in quanto la conferma sua e di Passera ai vertici di Intesa Sanpaolo tra sei mesi necessita del supporto di Generali, tra i maggiori azionisti con il 5%. Anche per contrastare eventuali iniziative della Compagnia San Paolo, che della banca ha il 10% ed è intenzionata a riequilibrare i pesi a favore di Torino in Ca´ de Sass.

 
[15-10-2009]

CHI SPIA CHI - ORA IL CERCHIO TELEFONICO SI è CHIUSO: ALLA "centrale" di spionaggio gestita da Tavaroli, Mancini e Cipriani, AGGIUNGERE un quarto uomo: Salvatore Cirafici, capo della sicurezza Wind: GESTIVA LE INTERCETTAZIONI DELLE PROCURE E AVVERTIVA I SUOI SODALI SOTTO INCHIESTA...

1- IL BUCO NERO DI WIND...
Antonio Massari per "Il Fatto Quotidiano"

Il "grande orecchio" Wind, quando vuole, può agevolare gli amici degli amici. E può vanificare o danneggiare le indagini. Per esempio: il maggiore dei carabinieri, sul quale stava indagando la magistratura di Crotone, sapeva di essere intercettato. Chi glielo aveva riferito?

 

L'uomo al quale, tutte le procure d'Italia, indirizzano e affidano le proprie, riservatissime richieste di intercettazioni: parliamo di Salvatore Cirafici, direttore della Corporate Governance della Wind telecomunicazioni Spa. Una scoperta che riporta alla mente il caso Tavaroli - Telecom Italia e avvalora un'ipotesi inquietante: l'enorme banca dati, a disposizione delle compagnie telefoniche, può essere utilizzata in modo illegale. Può essere oggetto di scambi tutti da verificare.

A scoprirlo, durante un'indagine su tangenti e centrali elettriche tra la Calabria e l'Abruzzo, è il pm di Crotone Pierpaolo Bruni. Il magistrato scopre un giro di mazzette che ruota intorno alla costruzione di due centrali a turbogas nel crotonese e a Teramo. Il pm iscrive nel registro degli indagati, per l'anomalia delle procedure , l'ex sottosegretario alle Attività produttive, Giuseppe Galati (Udc), e l'ex governatore calabrese Giuseppe Chiaravalloti (all'epoca FI).

 

Indagando, si imbatte anche in Alfonso Pecoraro Scanio e rinviene "false consulenze a favore di società riconducibili" all'ex ministro dell'Ambiente. Nella presunta associazione per delinquere che opera in Calabria spicca il dominus dell'affare energia: il cremonese Aldo Bonaldi, che ha ottenuto la licenza per costruire la centrale a Crotone, un affare da 30 milioni di euro.

 

Gli investigatori arrivano a Grazioli, e poi a Cirafici, ascoltando per caso una telefonata dell'avvocato di Bonaldi: il senatore calabrese del Pdl Giancarlo Pittelli. Bruni s'imbatte in una telefonata di un amico di Bonaldi, un certo Carchivi, con Pittelli il 12 agosto 2009. "Sto andando a pranzo con una persona che ti conosce (...) te lo posso passare?", dice Carchivi prima di passare il telefono al maggiore Grazioli. Proprio l'ufficiale che nelle indagini Why Not e Poseidone, condotte dall'ex pm Luigi de Magistris, si era trovato a indagare proprio su Pittelli (per il quale, in Poseidone, è stata richiesta l'archiviazione, già disposta, invece, per l'inchiesta Why Not).

 

Bene, ecco il dialogo tra Grazioli e Pittelli: "Buongiorno (...) sono il maggiore Grazioli, come va?". "E come deve andare, maggiore, siamo in attesa", risponde Pittelli. Grazioli (braccio destro di De Magistris) tende a tranquillizzare l'indagato numero uno del pm di Catanzaro: "Sarà un'attesa, secondo le mie carte, giusta (...) che vi si dovrà chiedere anche scusa (...)".

I due cercano (inutilmente) di incontrarsi. Ma Bruni è ormai sulle tracce di Grazioli e, nel frattempo, scopre che parla spesso al telefono proprio con Cirafici, suo ex commilitone nell'Arma. Conversazioni che spingono Bruni a indagare Cirafici per favoreggiamento, rivelazione e utilizzazione del segreto d'ufficio. Scrive Bruni nel decreto di perquisizione emesso ieri: "In qualità di procuratore della Wind (...) rivelava al maggiore Enrico Maria Grazioli che (...) era sottoposto ad attività intercettiva (...) aiutandolo ad eludere le investigazioni". Il motivo? "Evitare a Grazioli conseguenze pregiudizievoli", come la perdita di un incarico pubblico prestigioso, che non avrebbe potuto ottenere con dei carichi pendenti.

 

E anche Grazioli è indagato per gli stessi motivi - favoreggiamento e rivelazione del segreto d'ufficio - poiché avrebbe "consigliato" e "suggerito" a un indagato, tale Filippo Salvatori, le "modalità per eludere le investigazioni". Grazioli riesce a fare anche di più: "consegna al suo indagato delle carte al fine di ricevere una serie di vantaggi per sé e per un suo amico". Insomma, in un colpo solo, il pm Bruni scopre che i controllori aiutano i controllati (Cirafici dà una mano a Grazioli) e gli investigatori aiutano gli indagati (Grazioli aiuta Salvatori). È in queste condizioni che si svolgono le indagini in Calabria.

2- IL CLONE DI TAVAROLI TRA "WHY NOT" E LA NUOVA P2...
Antonio Massari e Marco Lillo per "Il Fatto Quotidiano"

Ex ufficiale dei carabinieri, Salvatore Cirafici è a capo della sicurezza Wind da molti anni. Il suo nome emerge anche durante l'inchiesta "Why Not" dell'ex pm Luigi de Magistris, che lo incrocia nell'estate 2007. Ora, la scoperta fatta dal pm di Crotone Pierpaolo Bruni getta una nuova luce proprio sulle zone oscure di Why Not.

 

Parlando delle sue indagini, Luigi de Magistris, dichiara ai pm di Salerno: "Stavamo facendo degli approfondimenti su Salvatore Cirafici (mai indagato, ndr)". Il nome dell'uomo della security Wind emergeva dai tabulati di alcuni personaggi coinvolti in Why not. Ma solo per lui l'acquisizione dei tabulati del traffico telefonico, da parte del consulente del pm Gioacchino Genchi, era stata particolarmente ardua.

Continua De Magistris: "abbiamo avuto difficoltà enormi ad arrivare all'identificazione di Cirafici perché quando Genchi ha scritto alla Wind, chiedendo di chi era la sua utenza, Wind ha detto ‘Questa è un'utenza che non esiste'". Il telefonino di Cirafici sembrava introvabile come il Sacro Graal. Anche Bruni incontra difficoltà ad accertare chi c'è dietro il suo numero. La Wind gli risponde che l'utenza è "disattiva".

 

Comunque Genchi, come Bruni, non molla l'osso: nelle sue relazioni rileva che Cirafici è in contatto con parecchi indagati di Why Not, tra i quali Luigi Bisignani (posizione archiviata dal pool che ha ereditato l'indagine), risultante negli elenchi P2 (ma lui nega l'iscrizione) e condannato per la maxi tangente Enimont. Ma non solo. Annota Genchi: "Gli aspetti più inquietanti dell'accertamento riguardano i rapporti telefonici di Cirafici con utenze nella disponibilità di Fabio Ghioni, Luciano Tavaroli e Marco Mancini".

Chi sono questi tre interlocutori di Cirafici? I primi due erano gli uomini chiave della security di Telecom Italia e il terzo era il capo di una sezione del servizio segreto militare e tutti e tre furono arrestati nel 2006 nelle inchieste milanesi sui dossier illegali, che Genchi definisce "vicende spionistiche".

Il consulente annota anche " i rapporti con i cellulari della Global Media srl e di Lorenzo Cesa e con quelli di altri politici". I contatti con il segretario dell'Udc insospettivano Genchi perché Cesa era indagato da De Magistris (anche se poi è stato archiviato a Roma).

Forte anche dei suoi contatti, comunque Cirafici è forse l'unico manager importante sopravvissuto al cambio di proprietà di Wind. Quando la compagnia passa dall'Enel al magnate egiziano Sawiris, sembra finito in un cono d'ombra. In quei giorni però la compagnia è scossa dallo scandalo interno dei "gsm box". Sono apparecchi che consentono di pagare meno le telefonate e che, secondo alcune denunce, servono per truffare la Wind. La compagnia perde milioni di euro mentre alcune società che usano i gsm box, vicine alla politica, guadagnano.

Cirafici conduce un'inchiesta interna, quantifica il danno per Wind e il vantaggio per le società vicine alla politica. L'indagine non ha grandi conseguenze. Mentre Cirafici torna in auge è resta al suo posto. Tuttora è "direttore della Asset Corporate Governance".

 
[16-10-2009]

 

 

 

SILVIO, TELECOM E LA FEBBRE SPAGNOLA – LE MIRE DI MEDIASET SUL MERCATO IBERICO POSSONO MODIFICARE LO SCENARIO: IL CAV POTREBBE COMPRARSI ALTRE TELEVISIONI. MA PER FARCELA DEVE CONVINCERE ALIERTA. PER QUESTO LO TIENE SOTTO PRESSIONI IN TELCO – E LE PRESSIONI IN TELCO POSSONO ESSERE UN BUON VIATICO…

Marco Panara per "Affari&Finanza"

La connection è lunga, parte dall'italiana Telecom e finisce alla madrilena Prisa, il gruppo editoriale che pubblica El Pais e controlla televisioni. L'azienda telefonica italiana e l'editore spagnolo in realtà non avrebbero nulla a che fare l'uno con l'altro se non ci fosse un filo di robusti interessi a collegarli, quelli di due pezzi da novanta come il gigante spagnolo Telefonica, uno dei maggiori gruppi mondiali delle telecomunicazioni che di Telecom Italia è importante azionista, e il gruppo Mediaset di Silvio Berlusconi, che nella sua qualità di presidente del consiglio italiano determina la politica del paese nelle tlc.

 

La turbolenza intorno a Telecom e a Telco, la scatola che ne contiene il pacchetto di controllo e della quale Telefonica possiede il 42,5 per cento del capitale, in parte si spiega così. Prisa è un colosso dell'editoria spagnola che è arrivato al culmine di una vivace fase di sviluppo proprio nel momento in cui è scoppiata la crisi, che sull'economia spagnola ha avuto effetti ancora più pesanti che altrove. Per crescere Prisa si era indebitata molto, troppo, e ora si trova costretta a cercare partner o vendere partecipazioni per ridurre almeno in parte la montagna di circa 5 miliardi di euro di debiti che si trova sul groppone.

 

Tra le sue partecipate c'è una società, che si chiama Sogecable, che ha dentro un piccolo tesoro: la rete televisiva generalista Cuatro e la tv satellitare a pagamento Digital+. L'estabilishement spagnolo interessato al salvataggio di Prisa ha mosso Telefonica, che tra l'altro di Sogecable era stata fino a un paio di anni fa azionista, ma a guardare con interesse alla Cuatro e forse anche a Digital+ è in realtà Telecinco, che è posseduta da Mediaset. Il cerchio, che da Telecom arriva a Prisa, si chiude qui.

 

Per Telecinco, la Cuatro è importante. La rete di Mediaset è già oggi leader o coleader del mercato spagnolo, ma le nuove regole sulla concentrazione televisiva aprono spazio per una ulteriore crescita e chi comprerà la Cuatro, che è la maggiore delle reti più piccole, si aggiudicherà la leadership assoluta di un mercato che è anche una base importantissima per l'America Latina.

 

Telecom Italia in tutto questo non c'entrerebbe nulla se non fosse che Mediaset, per raggiungere il suo obiettivo, ha bisogno di un accordo con Telefonica, e uno dei modi di spingere Telefonica ad appoggiare l'operazione è farle sentire quanto precaria sarebbe la sua presenza nel gruppo di controllo di Telecom Italia se il governo si mettesse di traverso.

Non è proprio un caso che solo pochi giorni fa il vice ministro con la delega alla Comunicazione Paolo Romani abbia ricordato che la presenza di Telefonica nel gruppo di controllo di Telecom Italia è un problema, né forse, che qualche settimana fa Poste Italiane, che sono una società pubblica, abbiano lasciato trapelare un interesse a un rapporto più stretto con Telecom Italia (che probabilmente avrebbe un senso per collaborazioni in specifici settori ma non sembra praticabile come partecipazione azionaria, che vorrebbe dire una ripubblicizzazione di Telecom).

Il timing è perfetto. Tra venti giorni Telco compie 30 mesi di vita e perché la nuova gestione della sua controllata Telecom Italia affidata a Gabriele Galateri e Franco Bernabè arrivi a due anni dobbiamo aspettare il prossimo dicembre. Poco tempo per un progetto di qualche respiro, poco per decidere di tirare i remi in barca, di abbandonarla o di affidare il timone a qualcun altro. Ma per Telecom, è scritto, non ci deve essere mai pace, e infatti pace non c'è. Quei fatidici 30 mesi di vita di Telco sono la molla. Il 28 ottobre è la scadenza ultima per denunciare o lasciar vivere il patto tra i cinque azionisti che hanno dato vita alla società, sei mesi prima della fine dell'accordo triennale stipulato il 28 aprile del 2007.

La questione è la solita: l'opportunità della presenza della spagnola Telefonica nel capitale di Telco con una quota del 42,3 per cento. Il punto di partenza è noto: Marco Tronchetti Provera e la Pirelli non avevano più la forza di tenere il controllo di Telecom e per evitare che la comprasse il messicano Carlos Slim è stata creata una compagine italiana (formata da Intesa, Mediobanca, Generali e Benetton) e si è chiesto aiuto agli spagnoli di Telefonica, gli unici tra l'altro a mettere nell'operazione soldi veri.

Nasce così Telco, con gli italiani in maggioranza e gli spagnoli con una solida presenza, ma anche con due peccati d'origine: il primo è il prezzo pagato per rilevare da Pirelli il controllo di Olimpia (la scatola dove era stato messo il pacchetto di controllo di Telecom), prezzo assai elevato, più legato all'obiettivo di salvare Tronchetti e la Pirelli che ai valori di mercato della società; il secondo è il fatto che quell'acquisto è stato in buona parte finanziato non da capitale nuovo ma facendo debiti, che ora Telco deve remunerare e, con il tempo, possibilmente anche restituire. Quanto a Telecom Italia, il punto di partenza anche lì sono i debiti, fatti non per finanziare acquisti o investimenti, bensì le due scalate quella di Colaninno e Gnutti e poi quella di Tronchetti per prenderne il controllo.

Questa è la base, sin dall'inizio chiara a tutti. Nel tempo breve passato da allora, tuttavia qualcosa è successo. Non tanto in Telco, che altro non ha avuto da fare se non cercare di pagare gli interessi sui suoi debiti con i dividendi che incassava da Telecom, quanto invece in quest'ultima. Nell'anno e nove mesi della gestione Galateri Bernabè l'indebitamento è stato ridotto di oltre due miliardi di euro, dai 37,2 miliardi di fine giugno 2008 a 35,2 di fine giugno 2009, i costi operativi sono stati ridotti di oltre 500 milioni di euro, l'emorragia di abbonati è stata contenuta, l'ebit e l'ebitda hanno ripreso a salire.

L'azienda è più efficiente e sana di quanto fosse a gennaio 2008 e le sue prospettive, a leggere gli ultimi report degli analisti, sono positive. Per come si sono messe le cose Telecom potrà di qui in avanti ridurre il suo indebitamento di circa un miliardo e mezzo l'anno, pur tornando a pagare le tasse (non lo aveva fatto fino ad ora perché con la fusione con Olivetti ne aveva assorbito le perdite), facendo gli investimenti necessari e remunerando accettabilmente il capitale.

Quello che Telecom invece, sempre stando così le cose, non può fare, è digitalizzare l'Italia con un grande piano di investimenti nella fibra ottica né fare piani di sviluppo internazionale, perché dovendo ridurre i debiti non ha le risorse e anche perché la sua espansione estera dovrebbe fare i conti con gli interessi di Telefonica, che è presente in molte aree del pianeta.

Di fronte a questa sintetica radiografia la conclusione che si può trarre è che Telecom può andare avanti per molti anni con l'azionariato attuale senza perdere posizioni in patria e in Brasile, la sua provincia più forte, e migliorando progressivamente il suo livello di indebitamento e i suoi risultati economici. Telefonica, in questa ipotesi, non è di particolare impedimento. Se invece si immagina una Telecom più dinamica internazionalmente si richiedono due condizioni: la prima è che i soci mettano mano al portafoglio e sottoscrivano un sostanzioso aumento di capitale e la seconda, che ha un senso solo se c'è la prima, che si lasci Telefonica fuori dalla partita.

L'impressione è che oggi di mettere mano al portafoglio non ha intenzione nessuno, né Intesa San Paolo, né Mediobanca, né le Generali, e tantomeno i Benetton, e allora logica vuole che il ‘caso Telefonica' tornato agli onori della cronaca abbia dietro altre ragioni, che probabilmente sono quelle di cui sopra.

A oggi infatti nessuno degli azionisti di Telco ha segnalato ufficialmente né ufficiosamente l'intenzione di denunciare il patto, quello che qualcuno lascia intendere è che potrebbero essere rivisti i termini temporali, ovvero che si potrebbe rinviare la data entro la quale denunciarlo, oppure rinnovarlo entro il 28 ottobre ma solo per un anno. L'impressione è che tutti abbiano altro a cui pensare, ci sono sul tappeto il rinnovo dei vertici delle Generali la prossima primavera, che impegnano Mediobanca e Generali ma anche Intesa, la quale dal canto suo ha il problema di trovare un nuovo equilibrio tra Torino e Milano prima del rinnovo degli organi sociali che avverrà nell'assemblea del 2010.

Quanto ai Benetton, sono impegnati con Atlantia e Adr e non hanno margini per altro. Nei prossimi mesi si ridefiniranno tanti equilibri, di Telecom sostiene qualcuno meglio parlarne dopo. Il "caso Telefonica" resta aperto ma probabilmente sarà aggiornato a data da destinarsi. Berlusconi permettendo.

 
[06-10-2009]

 

 

 

TAVAROLI PATTEGGIA – lo spione di telecom si è fatto tanta galera preventiva perché ha parlato poco o niente, ma se ha deciso di patteggiare è anche perché adesso, al processo contro la sua ex azienda, sarà libero di testimoniare. Ci sarà da ridere...

Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera"

Giuliano Tavaroli, l'uomo-chiave dello scandalo del dossieraggio illegale praticato dal 1997 al dicembre 2004 dalla «Security» di Pirelli e di Telecom con 34,3 milioni di euro di fondi aziendali, sceglie di chiudere i conti con la giustizia.

E lo fa prima ancora che il processo a 36 imputati, ancora alle battute iniziali dell'udienza preliminare, cominci presumibilmente solo l'anno prossimo: 4 anni e 6 mesi è la pena che ieri Tavaroli ha concordato con la Procura di patteggiare, più la messa a disposizione dello Stato di 70.000 euro a titolo di profitto confiscabile.

Il patteggiamento, sottoposto al giudizio di congruità del gip Panasiti dopo il consenso dei pm Civardi e Piacente, è il punto d'incontro di reciproche forze e debolezze: in un processo ordinario le pene che Tavaroli rischiava (per associazione a delinquere, appropriazione indebita dei fondi aziendali, corruzione di forze dell'ordine e 007, rivelazione di segreti d'ufficio e di notizie di cui è vietata la divulgazione per la sicurezza dello Stato) sarebbero state molto più alte, e le spese legali di un lungo dibattimento lo avrebbero svenato; ma anche la Procura avrebbe dovuto accettare il concreto rischio di prescrizione dei reati, e fare i conti con le incognite poste dalla pasticciata e ritardata decisione della Consulta sui confini della legge di distruzione dei dossier illegali sequestrati.

Tavaroli acquista così la certezza di non tornare più in carcere, dov'era stato 8 mesi dopo l'arresto nel settembre 2006. Dai 4 anni e 6 mesi concordati, infatti, vanno detratti anche i 4 mesi trascorsi sempre in custodia cautelare ma agli arresti domiciliari, e soprattutto lo sconto secco di 3 anni regalatogli dall'indulto del 2006.

Gli restano dunque 6 mesi, che, come ogni pena sotto i 3 anni, Tavaroli potrà chiedere al Tribunale di Sorveglianza di scontare con una misura alternativa al carcere quale l'affidamento ai servizi sociali.

La seconda conseguenza è che Tavaroli, patteggiando, esce dal processo e dunque non sarà più aggredibile dalle parti civili in questa sede penale: gli «spiati» che vogliano rivalersi su di lui dovranno fargli causa in separata sede civile, oppure cercare di soddisfare le proprie pretese su Pirelli e Telecom, che, seppure parti lese dell'appropriazione indebita di fondi aziendali, come «persone giuridiche» indagate (per non aver impedito le corruzioni con adeguati modelli organizzativi) stanno invece pure definendo patteggiamenti e transazioni.

La terza conseguenza, procedurale, si riverbera in prospettiva sulla ricostruzione storica della matrice dei dossieraggi, di cui Tavaroli in 15 interrogatori ha sempre accreditato l'interesse aziendale, senza però coinvolgere direttamente Tronchetti Provera e Buora (difatti mai indagati dai pm) nell'ordinazione o nella consapevolezza degli illeciti, anzi dichiarando di averli spesso messi al corrente delle vicende più rilevanti ma non delle modalità con le quali acquisiva le notizie.

Ora, con il patteggiamento, l'«indagato » Tavaroli tornerà per legge «testimone»: quando ci sarà il processo agli altri imputati e Tavaroli verrà interrogato circa l'attività di dossieraggio praticata con i soldi delle aziende, come teste non potrà avvalersi della «facoltà di non rispondere » concessa agli indagati.

 
[01-10-2009]

 

 

 

 TRE BUONE NOTIZIE PER BEBé BERNABé - DAL BRASILE ALL'ARGENTINA, PASSANDO PER ALIERTA ASSOLTO - IL RINNOVO DEL PATTO a fine ottobre - All'ordine del giorno la ricapitalizzazione di Telco: CHI PRENDERà IL POSTO DEI BENETTON?....

Fabio Tamburini per "Il Sole 24 Ore"

 

Le buone notizie, da qualche tempo, sono un genere piuttosto raro. Per questo il vertice di Telecom festeggia con una certa soddisfazione una serie di novità che coinvolgono la spagnola Telefonica, azionista di Telco, finanziaria cassaforte del gruppo.

La più importante riguarda la decisione della Consob brasiliana che ha accolto il ricorso Telco contro il provvedimento con cui veniva stabilito l'obbligo dell'Opa sulla Tim participacoes. La premessa del verdetto è che la partecipazione di Telefonica in Telco è compatibile con le regole di mercato e non genera conflitti d'interesse.

Il secondo colpo di scena, invece, arriva dall'Argentina, che affianca il Brasile nel ricco mercato sudamericano (ricco e anche in forte sviluppo nonostante la crisi economica). Le autorità argentine hanno concesso facoltà di appello a Telecom contro la decisione dell'Antitrust che penalizza il gruppo italiano nello scontro in corso per il controllo di Telecom Argentina.

Completa il quadro una notizia tutta spagnola: Cesar Alierta, presidente operativo di Telefonica, è stato assolto dall'accusa di insider trading. Per la verità si tratta di una vicenda che risale alla fine degli anni 90, quando era presidente del gruppo Tabacalera. Ma la condanna avrebbe potuto essere pesante mettendo in discussione perfino la conferma di Alierta alla guida di Telefonica.

Certamente ne avrebbe indebolito le posizioni, con effetti a cascata che avrebbero potuto arrivare a mettere in forse la presenza di Telefonica in Telco. Proprio Alierta, che guida il gruppo telefonico spagnolo con determinazione e grande successo, è stato l'artefice dell'entrata sul mercato italiano. E ha raggiunto l'obiettivo grazie ai rapporti eccellenti con Gabriele Galateri di Genola, presidente di Telecom vecchio compagno alla Columbia University.

Per gli spagnoli l'entrata in Telco ha permesso subito di bloccare l'arrivo del messicano Carlos Slim (concorrente agguerrito in Sudamerica) e di evitare che altri gruppi europei cogliessero l'occasione. In prospettiva, Telefonica si trova ad essere l'unico partner industriale tra gli azionisti di Telco,pronta a cogliere l'attimo nel caso gli altri soci ( Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Benetton) decidano di ritirarsi oppure ridurre le loro quote.

D'altra parte anche per gli altri azionisti di Telco i vantaggi sono evidenti. «Comunque vada a finire i soci usciranno dall'investimento in Telecom senza perdite», fa sapere un banchiere che conosce bene l'operazione. Tanta sicurezza è interessante perché il titolo, la cui quotazione è in crescita, ha superato di poco 1 euro per azione, contro i poco più di 2,5 pagati da Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo a Marco Tronchetti Provera e i 2,82 euro pagati da Telefonica.

La verifica degli accordi tra gli azionisti di Telco è prevista a fine ottobre. Entro quella data, con sei mesi di anticipo sulla scadenza del patto, i soci che non intendono rinnovarlo devono dare la disdetta.

Non solo. All'ordine del giorno c'è anche la ricapitalizzazione di Telco, che ha debiti elevati. Tra gli azionisti attuali i Benetton hanno già detto che non intendono provvedere. Ma non è chiaro né se l'operazione si farà né chi eventualmente prenderà il loro posto. Telefonica, colpi di scena a parte, non potrà farlo perché controlla già oltre il 42% di Telco. E il governo ha lanciato segnali chiari sull'opportunità che Telecom resti italiana. È rimasto uno dei pochi grandi gruppi controllati da capitale italiano e resterà tale.

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[27-07-2009]

 

 

 

PATTEGGI CHI Può – L’EX CAPO SECURITY PIRELLI (SUCCESSORE DI TAVAROLI) CHIEDE DI PATTEGGIARE 3 ANNI E MEZZO – HANNO CONCORDATO LA PENA ANCHE 4 DEI 36 INDAGATI IN UDIENZA PRELIMINARE: 2 EX DI SISDE E FINANZA, UN CARABINIERE E l’HACKER DEL TIGER TEAM…

Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera"

 

Nell'inchiesta sui dossier illecitamente formati dalle divisioni Security di Telecom e Pirelli nell'era 2001/2006 di Giuliano Tavaroli, chiede di patteggiare 3 anni e mezzo il capo della Security di Pirelli, che cerca e trova l'accordo con i pm. Ma non è Tavaroli: è invece il suo successore in Pirelli (dal 2003 al 2006) Pierguido Iezzi.

E lo stesso fanno altri 4 dei 36 indagati in udienza preliminare (tra le quali le società Telecom e Pirelli): l'ex dipendente Sisde Francesco Rossi, l'ex GdF Diego Tega, il giovane hacker del Tiger team Rocco Lucia, il carabiniere Edoardo Dionisi. Richieste di patteggiamento che aprono la lotteria delle scelte processuali dopo che a rimescolare le carte in tavola è stata la Consulta.

Il 22 aprile, infatti, la Corte ha giudicato incostituzionale la legge del 2006 di distruzione dei dossier nella parte in cui non garantisce abbastanza il diritto di difesa e non attesta meglio l'illiceità della formazione del dossier da distruggere.

Tuttavia, senza la motivazione non ancora depositata dalla Consulta, non si capisce se la conseguenza pratica, nel caso dei 20mila files che compongono i 4.287 dossier su persone e i 132 su società, sarà una durata di anni per l'udienza di distruzione (davanti al gip Giuseppe Gennari): e scommettendo sull'abbinamento ad essa del processo di merito (davanti alla gup Mariolina Panasiti), molti imputati scommettono sul salvagente- prescrizione.

 

Ma nell'udienza preliminare che riprende oggi, il gup Panasiti ha respinto la prima richiesta di alcune difese di sospendere il processo in attesa della distruzione dei dossier illegali, attestandosi sulla constatazione che «la richiesta di rinvio a giudizio », cioè l'atto con le imputazioni mosse agli indagati di associazione a delinquere, accesso abusivo a banche dati, corruzione e appropriazione indebita, «non contiene alcun riferimento avrà deciso quali ammettere fra le centinaia che si stanno lanciando all'assalto della diligenza.

A volte in un ingorgo di paradossi. Basti pensare che Pirelli e Telecom sono coimputate (come enti) di corruzione; però sono anche parti offese dall'appropriazione indebita di 34 milioni aziendali contestati ad alcuni imputati e quindi chiedono di costituirsi parte civile contro ad esempio Tavaroli e Cipriani; ma nel contempo sono anche bersaglio di richieste di costituzione di parte civile provenienti dai propri piccoli azionisti.

 

 
[05-06-2009]

 

 

 

DOLORI PER BERNABE' – “PANORAMA” LEGGE IL RAPPORTO CAIO E SCOPRE L’AMARA VERITÀ CHE FA TREMARE TELECOM: PER GARANTIRE AL 99% DEI CITTADINI UNA VELOCITÀ MINIMA DI 2 MB SERVONO 1,3 MLD (E LO SCORPORO) – FIBRA OTTICA? STENDIAMO UN VELO PIETOSO…

Marco Cobianchi per "Panorama"

Portare l'Italia verso la leadership europea nella banda larga»; in breve, rapporto Caio. Ecco il documento che ha fatto tremare il vertice della Telecom e che svela alcune verità taciute sul reale stato della rete internet in Italia. Il documento è stato redatto da Francesco Caio (dal quale prende il nome), che è uno dei massimi esperti italiani di telecomunicazioni: ex amministratore delegato della Omnitel, poi imprenditore in proprio con la Netscalibur, infine capo della britannica Cable & Wireless.

A Caio già il governo britannico commissionò, nel 2008, uno studio per conoscere lo stato della rete e le strategie da adottare per fare compiere al Regno Unito il necessario salto verso l'innovazione tecnologica, a partire dalle telecomunicazioni.

Lo stesso incarico gli è stato affidato a fine 2008 dal governo italiano. Ma i risultati del rapporto (105 pagine fitte di numeri e tabelle) non sono mai stati resi pubblici, tranne alcune indicazioni generali. Panorama si è procurato una copia del rapporto: ecco che cosa contiene.

Lo studio si concentra sulle due tecnologie principali: l'internet ad alta velocità con la tecnologia adsl (che utilizza i cavi in rame) e quella con la fibra ottica (assai più innovativa e veloce).

Partiamo dall'adsl. La prima brutta sorpresa si trova a pagina 37: i dati riguardanti la copertura della rete in banda larga in tecnologia adsl sono decisamente sovrastimati. «Se calcolata sulla base della popolazione telefonica allacciata a centrali abilitate alla banda larga» scrive Caio «la copertura del servizio risulta superiore al 95 per cento» che dovrebbe salire al 97 alla fine del 2010.

Il problema è che in molte zone d'Italia la «banda larga» viaggia ad appena 1 megabyte, velocità troppo bassa per garantire l'internet veloce. Quindi Caio rifà i conti e afferma: «Eliminando le zone dove la copertura non è disponibile per problematiche tecniche o dove il servizio è solo marginale (banda minima inferiore a 1 Mb), la popolazione in digital divide (che non ha accesso a internet veloce, ndr) sale al 12 per cento, pari a 7,5 milioni di cittadini».

Come reagire a questa situazione? Come è già filtrato tempo fa, Caio suggerisce, in varie forme, lo scorporo della rete infrastrutturale della Telecom Italia guidata da Franco Bernabè. Riguardo agli investimenti Caio scrive che «i piani in essere non sembrano chiudere il gap tra la situazione attuale e un obiettivo di copertura universale in tempi ragionevolmente brevi». Quindi, «in questo contesto un intervento di finanza pubblica sembra indispensabile per estendere la rete in aree in cui la bassa densità non giustifica l'investimento dei gestori».

 

Nel dossier è stato calcolato che, volendo assicurare una velocità minima di 2 Mb per il 99 per cento della popolazione entro il 2011, l'investimento necessario sarebbe di 1,2-1,3 miliardi di euro (700 milioni per sviluppare la rete fissa, 600 per quella mobile) se i lavori iniziassero entro giugno di quest'anno. A questo punto nasce il problema su chi dovrebbe realizzare un'opera così importante.

Caio suggerisce di sceglierlo attraverso una gara. Ma una gara un po' particolare, ovvero attraverso la suddivisione del territorio in aree per ognuna delle quali mettere a gara la copertura stabilendo un tetto massimo di finanziamento pubblico. «Vince la gara l'operatore o il consorzio che richiede l'ammontare minore di finanziamento pubblico».

Non manca una felpata critica all'autorità di regolamentazione. Caio infatti suggerisce all'organismo guidato da Corrado Calabrò di «pubblicare trimestralmente la qualità del servizio erogato dai vari gestori e provider (banda, tempi di risposta, ecc..) anche per aiutare clienti e gestori a focalizzarsi non solo sul prezzo più basso ma anche sul rapporto prezzi/prestazioni».

I problemi crescono se si parla di copertura dell'Italia in fibra ottica: «La velocità di investimento osservata non appare sufficiente per assicurare al Paese una posizione di leadership internazionale»; «non sembrano esserci motivi perché i gestori accelerino i piani annunciati, e anzi la crisi economica rischia di rallentare domanda e investimenti »; «esiste il rischio di fare troppo affidamento sulla rete in rame i cui limiti strutturali verranno sicuramente testati nei prossimi anni».

Il risultato è che, per quanto riguarda la qualità dell'infrastruttura, «l'Italia è tra i paesi alla rincorsa, tra gli ultimi posti in Europa» ed «è difficile vedere come Telecom possa decidere di accelerare i suoi piani razionalmente ispirati alla logica economico-finanziaria della prudente gestione».

Anche perché da una parte i clienti non sembrano essere disposti a pagare di più per essere collegati con la fibra ottica, dall'altra la Telecom insegue «obiettivi di riduzione dell'indebitamento» ed è interessata «ad allungare la vita utile della rete in rame in presenza di una limitata concorrenza infrastrutturale tra gestori (recente accordo Fastweb-Telecom Italia per condividere l'infrastruttura di rete)» e, infine, «nessun altro gestore ha annunciato piani di investimento in fibra». Tanto è vero che, fa notare il dossier, «nel 2008 Telecom Italia ha annunciato piani di investimento per lo sviluppo di una rete in fibra anche se i piani sono stati rivisti in riduzione per gli anni 2009 e 2010». E non di poco.

Come si vede nella tabella pubblicata nella pagina precedente, nel 2010 si spenderanno 700 milioni meno di quelli previsti nel piano dell'anno scorso. Conclusione: se non si vara un imponente piano di investimenti, «la competitività del sistema paese si eroderà giorno per giorno e senza strappi percepibili», come è scritto nello studio Nemertes (novembre 2007) che Caio cita. Anche nel caso della fibra ottica occorre un poderoso piano di investimenti pubblici che «non sarebbe una contribuzione a fondo perduto ma l'investimento in una infrastruttura essenziale la cui vita è utile per decenni».

tabelle piano Caio da Panorama

La somma necessaria complessivamente ammonterebbe, secondo uno studio della Alcatel-Lucent citato nel rapporto, a 10,4 miliardi: 2,2 per dotare di fibra i 5,5 milioni di cittadini che vivono nelle aree urbane e ancora non la hanno, 7,2 per i 14,3 che vivono in aree suburbane e 1 miliardo per chi vive in aree rurali. I vantaggi?

Molti: occupazione, competitività, ritorno degli investimenti pubblici, leadership europea nella fibra ottica. Caio abbassa leggermente questa previsione: si tratta di spendere 10 miliardi in 5 anni per collegare 10 milioni di famiglie. Oppure, se si scegliesse l'opzione meno ambiziosa, 5,4 miliardi per servire 4,3 milioni di famiglie. Ma che debbano essere soldi pubblici Francesco Caio non ha il minimo dubbio.

 

 
[08-05-2009]

 

 

 

 

INSABBIATO IL PROCESSO TELECOM-TAVAROLI – LA CONSULTA METTE “UN’ IPOTECA PESANTISSIMA”: I DOSSIER ILLEGALI DISTRUTTI SOLO DOPO L’INCIDENTE PROBATORIO CON LE PARTI: CI VOGLIONO 10 ANNI! – IL TRIBUNALE PUNTAVA SULL’ILLEGITTIMITà DELLA NUOVA LEGGE…

Giuliano Tavaroli

Paolo Colonnello per "La Stampa"

Bye bye processo Telecom. Le migliaia di dossier illegali custoditi negli archivi riservati della Security dell'azienda telefonica e dell'investigatore privato fiorentino Emanuele Cipriani, scoperti tre anni fa con l'inchiesta sullo scandalo Telecom, potranno essere distrutti solo dopo che le parti ne avranno preso visione e dopo che, nel corso di un incidente probatorio, il giudice delle indagini preliminari ne avrà redatto un verbale. Il che potrebbe richiedere anni e anni di udienze.

Così ha deciso ieri la Corte Costituzionale accogliendo in parte l'eccezione di costituzionalità sollevata due anni fa dallo stesso gip, Giuseppe Gennari, che aveva sottolineato come la legge votata all'unanimità dal Parlamento sulla scorta delle notizie emerse dalle indagini sullo spionaggio illegale di Telecom, potesse ledere il diritto di difesa e di eventuali parti lese. Il gip sperava che la Consulta annullasse la legge che obbliga alla distruzione dei dossier.

Fabio Ghioni

In realtà la Suprema Corte ha preferito una soluzione all'italiana: un colpo al cerchio e uno alla botte. La legge è imperfetta (parzialmente illegittima) ma non va disattivata. E la decisione della Consulta inciderà ben più pesantemente, rischiando di diventare un ostacolo insormontabile per il processo ai 32 imputati e alla Pirelli e alla Telecom, che riprenderà oggi con l'apertura dell'udienza preliminare davanti al gup Mariolina Panasiti.

Per la Suprema Corte, l'attuale articolo 240 del codice di procedura penale deve prevedere le stesse garanzie di contraddittorio previste per gli incidenti probatori con la presenza perciò di rappresentanti di accusa e difesa e delle persone offese del reato. Senza ovviamente che possa essere divulgato il contenuto dei documenti «illegalmente formati o acquisiti».

Per capire davvero cosa significhi, basta fare due conti: i dossier illegali che dovranno essere aperti e trattati nel corso di specifici incidenti probatori, così come stabilito dalla Corte Costituzionale, sono contenuti in 83 faldoni cartacei e in quasi 20mila file elettronici. Lavorando a un ritmo forsennato, quante udienze sarebbero necessarie per aprirli tutti, discuterli, redigere un verbale e poi avviarli alla distruzione?

Marco Mancini

Diciamo, ottimisticamente, 5 mila (4 dossier a udienza)? Cinque mila udienze, ha fatto ieri un rapido calcolo il gip Gennari, richiederebbero almeno una decina di anni di lavoro e avrebbero costi incalcolabili. Ma soprattutto, per arrivare a una sentenza di primo grado, bisognerebbe aspettare la fine della disamina dei dossier e la loro relativa distruzione.

Perchè su ciascuno dei file analizzati, vi potrebbero essere obiezioni degli imputati oppure delle parti lese. Discussioni infinite sulla loro leicità e sulla loro formazione attraverso fonti aperte oppure riservate. E l'immane lavoro non interromperebbe i termini di prescrizione.
E' vero che per ora le parti lese costituite al processo sono solo un centinaio e dunque i dossier sicuramente da analizzare allo stato sono relativamente pochi.

Ma su tutti gli altri le difese potrebbero avere da eccepire e, a meno che non si arrivi a un «gentlemen agreement» con la Procura, il gip Gennari potrebbe essere obbligato ad aprirli tutti. In altre parole, con la decisione di ieri della Consulta, sul processo Telecom è stata messa un'ipoteca pesantissima. E dato che la nuova eccezione sollevata dallo stesso gip Gennari sabato scorso, ricalca gli stessi motivi di incostituzionalità è facile prevedere che la Consulta a questo punto la ritenga inammissibile.

Dunque, tranne colpi di scena dell'ultima ora, il processo sull'incredibile vicenda dello spionaggio parallelo messo in atto negli uffici della Security Telecom e che si è spinto fino alla formazione di dossier scottanti come quello dedicato a «Oak Fund» o alla guerra Brasil Telecom sembra essere destinato ad estinguersi senza nemmeno affrontare probabilmente torti e ragioni degli imputati principali, da Giuliano Tavaroli a Fabio Ghioni, da Emanuele Cipriani al dirigente Sismi Marco Mancini.

Il gup Panasiti ha comunque intenzione di proseguire almeno per concludere il ciclo delle udienze preliminari ma non è detto che venga incardinato un pubblico dibattimento.

 

 
[23-04-2009]

 

 

 

10 - Processo Alierta verso la prescrizione...
Da "Il Sole 24 Ore" -
Il processo per "insider trading" nei confronti di Cesar Alierta, presidente di Telefonica, dovrebbe finire in una bolla di sapone. Ieri, infatti, l'udienza è stata rimandata "sine die" per studiare la situazione e in particolare la richiesta degli avvocati della difesa che il reato, quantunque ci fosse, è ormai prescritto, dato che sono passati quasi 12 anni dai fatti. Secondo l'accusa, Alierta avrebbero approfittato della sua posizione di presidente di Tabacalera nel 1997, per far comperare a suo nipote azioni della società che stava per acquisire la statunitense Havatampa.

Una operazione che avrebbe fruttato una plusvalenza di 1,86 milioni di euro. Che il processo si stesse mettendo bene per il presidente di Telefonica, lo si è comunque capito all'annuncio che l'associazione Auge, di piccoli investitori, che aveva intentato la causa, aveva ritirato la denuncia. Va da sé che Alierta, ieri apparso piuttosto magro ed emaciato, ha tirato un sospiro di sollievo. La sua poltrona a Telefonica rimane salda (Mi.C.)

 

 

 

 

PIANGE IL TELEFONO – L’ANTITRUST MULTA ANCORA TELECOM (735MILA € PER INFORMAZIONI SCORRETTE AI CLIENTI) E WIND (165MILA € PER “PRATICHE SCORRETTE”) – CONSUMATORI INSODDISFATTI: SERVONO MULTE Più ALTE E SOSPENSIONE LICENZE AI RECIDIVI…

Luca Pagni per "la Repubblica"

Logo "Telecom"

Ancora multe dell´Antitrust nei confronti delle società di telecomunicazioni. E ancora una volta le associazione dei consumatori protestano perché considerano le sanzioni inefficaci a far cessare l´attività fuori dalle regole.

Tutto questo nel giorno in cui la Commissione europea ha chiesto oggi all´Autorità italiana per le comunicazioni di notificare gli impegni presi da Telecom italia che introducono significativi cambi nella sua organizzazione interna per assicurare un trattamento equo dei concorrenti. Secondo la Ue la notifica è necessaria per realizzare la trasparenza a livello europeo.

Infostrada

Tornado alle multe dell´Antitrust, va detto che ieri hanno colpito sia Wind che Telecom. Nei confronti dell´ex monopolista, l´Antitrust ha comminato 735 mila euro di multa come cumulo per tre diversi provvedimenti su pratiche scorrette. Il primo riguarda le informazioni fornite alla clientela per il servizio di Adsl "Alice 7 Mega" per «non aver correttamente informato i clienti finali circa le effettive caratteristiche dei servizi di collegamento a Internet, offerti mediante tecnologia Adsl».

Si prometteva una velocità di navigazione «che non si è in grado di garantire neppure come valore apicale». La seconda multa riguarda la promozione tariffaria denominata "Tim sogno" diretta a sollecitare la portabilità verso Tim di numeri di telefonia mobile attivi presso altro gestore. Promozione i cui messaggi pubblicitari sono stati ritenuti «incompleti e confusori». La terza sanzione riguarda, infine, la pubblicità della tariffa "Chiara di Tim".

Wind

Altra vicenda quella imputata a Wind. Nei confronti del gruppo che fa capo all´imprenditore egiziano Naguib Sawiris, l´Antitrust ha elevato una sanzione di 165 mila euro a causa di alcune «pratiche scorrete» utilizzate dalla controllata Infostrada. In particolare, alcune pubblicità reclamavano la possibilità di sottoscrive abbonamenti che avrebbero permesso di non pagare più il canone Telecom.

«La maggior parte delle segnalazioni - è scritto nel provvedimento dell´Autorità - lamenta il fatto che la sottoscrizione di offerte Wind che prevedevano il passaggio da un operatore telefonico unico non si è tradotta con il venire meno del canone Telecom».

BERLUSCONI AL TELEFONO

Detto che le vicenda si trascinerà al Tar davanti al quale le due società faranno ricorso, va registrato anche il commento delle associazioni dei consumatori. Soddisfatte, come è ovvio, per le multe. Meno per l´ammontare e il risultato concreto delle multe.

Così, dal Codacons all´Adusbef a Federconsumatori, il coro è unanime: la sanzione pecuniaria non è un deterrente sufficiente. Come provvedere diversamente? Multe più onerose e un aumento dei poteri sanzionatori che arrivino fino alla sospensione delle licenze ai gestori recidivi.

 

 
[15-04-2009]

 

 

 

LA CADUTA DEGLI DEI – ALIERTA (PRESIDENTE TELEFONICA E CDA DI TELECOM) SOTTO PROCESSO PER UNA SPECULAZIONE FATTA DA AD DI TABACALERA – “EL MUNDO” SPINGE SULLO SCANDALO DAL 2002 – “COL NIPOTE HA DANNEGGIATO INTERESSE GENERALE E FIDUCIA NEL MERCATO”….

CESAR ALIERTA

Gian Antonio Orighi per "La Stampa"

Cesáreo - il suo vero nome anagrafico, modificato nella sua biografia ufficiale in César - Alierta va oggi alla sbarra presso la diciassettesima sezione penale del Tribunale Provinciale di Madrid con un'accusa pesante: insider trading.

Il pm chiede per il presidente esecutivo della prima multinazionale spagnola, Telefónica (ed anche membro del cda di Telecom Italia, di cui possiede, attraverso Telco, il 10,36%), 4 anni e sei mesi di galera, 216.364 euro di multa e la restituzione del denaro guadagnato indebitamente: 1, 86 milioni di euro.

L'accusa contro Don Cesáreo, saragozzano di 63 anni, laureato in legge con master in amministrazione d'impresa presso la Columbia University di New York, non si riferisce al periodo nel quale gestisce con mano di ferro Telefónica - la presiede dal 2000 e l'ha trasformata nel primo operatore integrato europeo e quarto nel mondo con 258 milioni di clienti - bensì a quando era Ceo di Tabacalera l'ex monopolio dei tabacchi che ha diretto dal '96 al 2000 e di cui nel '97 ha venduto al mercato il 54% (che record: per l'Ocse è la prima privatizzazione in cui gli azionisti ci persero).

El Mundo

L'affaire che coinvolge Alierta ed il cugino Javier Placer, ex broker della Salomon Brothers di Londra, è del '97. Secondo la magistratura l'ex presidente di Tabacalera, un genio dell'ingegneria finanziaria con un curriculum di direttore generale del mercato di capitali della banca Urquijo e fondatore della società di borsa Beta Capital di Madrid, costituì con la moglie una società di comodo, Creaciones Baluarte.

A quella girarono un prestito di 2,4 milioni concesso loro dall'Urquijo. Poi la passarono al nipote. La società comprò titoli Tabacalera per 2 milioni tra il 19 agosto ed il 10 settembre. Nello stesso periodo di tempo, l'ex monopolio di Stato comprò l'americana Havatampa ed Alierta decise di aumentare il prezzo di sigari e sigarette del 11%, facendo schizzare le quotazioni alle stelle (più 113%). Dopo 6 mesi Placer rivendette i titoli Tabacalera guadagnando 1,86 milioni e, nel ‘99, liquidò la società.

Telefonica

Don Cesáreo, conservatore piazzato dall'ex premier popolare Aznar al vertice del monopolio di Stato (e poi a quello di Telefónica), sempre schivo con la stampa e riservatissimo, ha sempre respinto le accuse e cercato di bloccare il processo tirando il ballo la prescrizione. Ma la battagliera Associazione Utenti Bancari e di Borsa, l'Anticorruzione ed la sezione 32 del Tribunale del gip Torres non hanno mai mollato l'affaire e vinto i ricorsi contro 5 archiviazioni.

tabacal

L'affaire è esploso soprattutto grazie al giornale liberal El Mundo, che ha spiattellato e mai mollato la storia dal 2002. Dal canto suo Don Cesáreo prima ha tagliato la pubblicità al secondo quotidiano di Spagna, poi ha denunciato la sua direzione perdendo la causa. «Alierta ed il nipote hanno danneggiato gravemente l'interesse generale, la fiducia degli operatori ed il corretto funzionamento del mercato», dice l'Anticorruzione nella sua requisitoria.

 

 
[14-04-2009]

 

 

 

ULTIMO TANGO DI TELECOM – TEST CHIAVE PER TELCO: IL CONTENZIOSO NASCE DAL DOPPIO RUOLO DI TELEFONICA (AZIONISTI E CONCORRENTI) – L’USCITA DEGLI SPAGNOLI DALLA HOLDING SAREBBE RISOLUTIVA MA I SOCI ITALIANI NON VOGLIONO…

Antonella Olivieri per "Il Sole 24 Ore"

Il nodo del doppio ruolo di Telefonica, azionista e concorrente di Telecom Italia, rischia di venire presto al pettine nel "regno" dei Kirchner. In Argentina le imprese spagnole non se la passano al meglio. Come ben sa Repsol che in Ypf, il principale gruppo petrolifero del Paese, è stata costretta a far spazio agli Ekenazi, fedelissimi della Casa Rosada. O la compagnia viaggi Marsans, che si è vista espropriare le Aerolineas argentinas.

Franco Bernabè

Ma nelle tlc, il presidio degli spagnoli è saldo: il gruppo guidato da Cesar Alierta controlla in splendida solitudine Telefonica de Argentina, numero uno del settore. Così, a pagare lo scotto per ora è solo Telecom Italia, che contende il primato proprio a Telefonica con Telecom Argentina. Compagnia che ha condotto brillantemente fuori dalle secche del default con l'ausilio del partner locale, la famiglia Werthein, con il quale oggi è in rotta.

A scorrere il lungo capitolo dedicato dal bilancio Telecom al contenzioso in Argentina, non si intravedono grandi spiragli per il gruppo guidato da Franco Bernabè che, da ultimo, è stato addirittura imbavagliato nel consiglio della partecipata. Impasse tanto più grave in quanto la settimana prossima toccherà a quel consiglio dimezzato, dove avranno voce solo gli amministratori nominati dai Werthein, varare la lista per il rinnovo del cda da proporre all'assemblea di fine mese.

La cronologia dei fatti individua nel 27 giugno 2008 la data di avvio delle ostilità, quando Los W, cassaforte dei Werthein, chiede al Tribunale di Buenos Aires che vengano dichiarate nulle le opzioni che permetterebbero a Telecom Italia di salire al controllo assoluto di Sofora, holding di Telecom Argentina, rilevando la quota dell'ex partner.

Il giorno prima la Secom, l'Authority locale delle tlc, aveva ricordato che Telecom avrebbe dovuto chiedere il suo ok per salire di quota, individuando nel doppio ruolo di Telefonica il rischio di una distorsione della concorrenza.

Logo "Telecom"

Il 6 ottobre Los W torna alla carica e cita in giudizio Telecom per il conflitto d'interesse insito nel suo azionariato, con Telefonica socio in Italia e concorrente in Argentina. I ricorsi non sbloccano la situazione, e si arriva così all'inizio di quest'anno. Il 6 gennaio scende in campo anche l'Antitrust: la Cndc proibisce a Telecom l'esercizio delle opzioni d'acquisto fino a quando non si sarà pronunciata nel merito.

Il 9 gennaio la Cndc richiede la notifica dell'operazione Telco, sostenendo la tesi di un'influenza sostanziale di Telefonica sulla holding di riferimento di Telecom e di conseguenza su Telecom Argentina.

Nel contempo impone agli acquirenti - oltre a Telefonica, Mediobanca, Generali, IntesaSanpaolo, Sintonia-Benetton - di astenersi dall'esercizio dei diritti " politici" sulla catena societaria che da Sofora, attraverso Nortel, arriva a Telecom Argentina, almeno fino a quando non si sarà pronunciata sull'operazione, provvedimento esteso anche ai consiglieri e sindaci espressi dagli italiani. Sempre il 9 gennaio la Secom rigetta l'istanza di Telecom Italia di trasferire a un blind trust gestito dal Credit Suisse il 48% di Sofora collegato alle opzioni.

Unico punto segnato da Telecom in questa concatenazione di provvedimenti a sfavore, la revoca, il 3 febbraio scorso, di un provvedimento cautelare emanato da un Tribunale del lavoro che proibiva mutamenti nell'azionariato di Sofora in attesa di una pronuncia del Ministero del Lavoro sulle conseguenze della presunta concentrazione monopolistica nel settore delle tlc.

Silvio Berlusconi

Bernabè ha promesso battaglia legale, considerato che già le questioni relative all'Argentina sono state sottratte alle competenze dell'intero cda di Telecom Italia. Ma dal Sud-America i segnali non inducono all'ottimismo e nello scenario più negativo non è escluso che Buenos Aires possa imporre la fuoriuscita dal Paese.

I soci italiani di Telco avrebbero in realtà in mano l'arma che risolverebbe la questione alla radice: la scissione della holding, con lo sganciamento di Telefonica dalla compagine di riferimento, prevista dai patti parasociali nel caso della pronuncia definitiva di un'authority che imponga sacrifici a Telecom. Tuttavia i soci Telco non vogliono neppure prendere in considerazione l'ipotesi.

1Sostituire gli spagnoli non si può, perchè nessuno sarebbe disposto a mettere sul piatto i 2,85 euro ad azione pagati da Telefonica, quasi il triplo rispetto alle attuali quotazioni. E un libero battitore, con in mano oltre il 10% dell'ex monopolista nazionale delle tlc, fa paura.
Certo è che, dopo che il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si è speso con la Casa Rosada a sostegno degli interessi di Telecom Italia in Argentina, uscirsene, seppure con una lauta plusvalenza, sarebbe una magra consolazione.

 

 
[10-04-2009]

 

 

 

QUELLI CHE PER FORTUNA C'E' IL TERREMOTO
"Telecom, muro dei sindaci sul caso Tavaroli. In sei mesi mai esaminate le carte processuali, ignorata la Consob" (Repubblica, p.27). C'è che se mai avessero trovato il tempo per leggere qualche paginetta su Tava e dintorni, avrebbero forse dovuto scrivere qualcosa a bilancio sul rischio cause. E Berna-Bebè dovrebbe chiedere i danni alla gestione di Marco Tronchetti Dov'era. Ma gli azionisti Telco non vogliono casini e poi vale la prima regola del capitalismo italiota: cane non mangia cane.

I panni sporchi si devono lavare in famiglia e nonostante Repubblica, ancora 10 giorni fa, si augurasse che il matrimonio di una Elkann riportasse la pace, tra gli Agnelli la pace non c'è. "E' di due miliardi l'eredità Agnelli". Margherita reclama il tesoro segreto" (p.27). Ecco una prima lista, secondo gli avvocati della figlia dell'Avvocato: "Sette posti barca per yacht di grandi dimensioni per complessivi sette milioni di euro. Poi due alloggi sino ad oggi rimasti nell'ombra, uno a New York e l'altro a Parigi: altri tre milioni di euro. Infine l'indicazione di un elenco, ancora limitato, di conti correnti e pacchetti azionari mantenuti riservati". Ma che bravo nonno Gianni. Non a caso il più cosmopolita dei nostri padroni.

Tronchetti Provera

Ancora famiglie in difficoltà e ancora in zona Pirelli. "Puri Negri esce dal vertice di Pirelli Re. Nipote di Leopoldo, resterà vicepresidente della Bicocca" (Stampa, p.25) , Tronchetti e Puri si separano. Dopo il disastro nel mattone, nonostante la felice avventura ai tempi di Telecom e dei suoi palazzi, Carletto Puri Negri viene fatto fuori. Ci mancheranno le sue foto da velista e le decine di articoli adoranti. Ma per capire che le banche hanno più o meno chiesto la testa di CPN a MTP bisogna leggere il Messaggero di Calta-papà (p.16).

DISECONOMY
"Ombre sulle nozze Fiat-Chrysler. Per Marchionne Pasqua negli Usa" (Repubblica, p.24). Più sfumato il Corriere delle banche (creditrici): "Pressing Chrysler sull'intesa Fiat" (p.33). In attesa di notizie vere, riposti i tromboni.

09.04.09

 

 

 

Riunita a Rozzano l'assemblea degli azionisti. Il presidente del collegio
sindacale ha preso tempo: "Non è ancora possibile fare valutazioni"

Telecom, Golia non fa chiarezza
su dossier illeciti e sicurezza

di SARA BENNEWITZ


Telecom, Golia non fa chiarezza su dossier illeciti e sicurezza

Il presidente Telecom, Gabriele Galateri, durante l'assemblea dei soci

ROZZANO - Classica maratona all'assemblea degli azionisti di Telecom Italia che si tiene oggi a Rozzano. L'intervento più atteso della giornata era quello del presidente del collegio sindacale Paolo Golia. La Consob aveva infatti chiesto ai sindaci di Telecom di fare chiarezza sul lavoro svolto in merito ai dossier illeciti e delle vicende legate alla security di Telecom.

La Commissione aveva inoltre chiesto ai sindaci di esprimere le "proprie valutazioni" in seguito alle indagini svolte. Tuttavia chi dall'intervento di Golia si aspettava di avere risposte concrete, è invece rimasto deluso. Il presidente del collegio sindacale ha infatti dichiarato che, dopo aver dato mandato lo scorso settembre a due consulenti esterni di esaminare la questione, ancora non è possibile trarre valutazioni conclusioni e fare alcun tipo d'intervento.

"Il collegio sindacale ha chiesto ai professionisti di procedere a un primo sintetico scrutinio, attualmente in corso, della vastissima documentazione depositata - ha detto Golia - allo scopo di segnalare al Collegio... un'indicazione utile ai fini di ulteriori verifiche con particolare riferimento ai profili organizzativi e all'adeguatezza della struttura amministrativa e contabile del sistema di controllo interno e del modello organizzativo della 231 (la legge sulla responsabilità amministrativa nelle società; ndr)". In conclusione, all'esito delle indagini effettuate, e premesso che "il processo penale è attualmente in una fase iniziale", il Collegio ritiene che "l'esame e la selezione della documentazione depositata nel processo debbano essere proseguiti al fine di individuare eventuali anomalie operative o procedurali tali da comportare la valutazione di possibili iniziative da intraprendere e richiedere ulteriori interventi sugli assetti organizzativi e sul modello organizzativo della 231".

Tutto chiaro, no? L'unico commento di Golia sulle indagini svolte in sei mesi dagli avvocati è che è presto per fare commenti. E successivamente all'intervento di Golia, una serie di piccoli azionisti, tra cui vari rappresentanti dell'Asati hanno iniziato a sollevare dubbi sul lavoro svolto dal Collegio Sindacale, sulla crescita di Telecom, sul livello del debito e sugli stipendi del management e dello stesso Golia. Gli azionisti hanno però rinnovato la loro fiducia nell'attuale amministratore delegato Franco Bernabè. "Nonostante la crisi continuiamo ad essere ragionevolmente ottimisti - ha detto Bernabè - il primo obiettivo è ridurre il debito per ridare flessibilità all'azienda e per tornare a crescere". Bernabè ha ricordato che entro il 2011 il debito di Telecom sarà ridotto di 6 miliardi grazie al taglio del dividendo e alle nuove efficienze e ai 3 miliardi di dismissioni annunciate. "L'attuale livello di dividendo va considerato una base per le cedole future - ha precisato il numero uno di Telecom - Intanto abbiamo rinegoziato i debiti a un costo contenuto e la società ha in cassa 12 miliardi di liquidità con cui fare fronte alle scadenze dei prossimi tre anni".

 

 

l presidente Cardia ha accolto i rilievi sollevati dai piccoli azionisti
e ha chiesto che la relazione allegata al bilancio 2008 venga redatta in maniera più esauriente

Consob su dossier illeciti Telecom
"I sindaci diano più informazioni"

di GIOVANNI PONS


Consob su dossier illeciti Telecom "I sindaci diano più informazioni"

MILANO - La Consob, l'authority di vigilanza sui mercati finanziari, per la prima volta interviene nella vicenda dei dossier illeciti di Telecom Italia. Con una lettera inviata al collegio sindacale della società la settimana scorsa il presidente Lamberto Cardia ha accolto i rilievi sollevati dai piccoli azionisti riuniti dall'Asati e ha chiesto che la relazione allegata al bilancio 2008 venga redatta in maniera più esauriente. Dunque già all'assemblea di oggi, che inizierà alle 11 presso la sede Telecom di Rozzano, i sindaci uscenti dovranno spiegare in maniera più chiara e più trasparente ciò che è successo in Telecom dal 2001 al 2007.

Finora il collegio sindacale presieduto da Paolo Golia aveva omesso completamente, nella sua relazione, ciò che è accaduto dal 2001 al 2003, anche perché non era ancora entrata pienamente in vigore la legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società. Quello è però un periodo chiave, secondo Franco Lombardi, presidente di Asati, per capire effettivamente da dove arrivavano le richieste di spionaggio poi realizzate dalla security interna anche in collaborazione con agenzie investigative esterne alla società.

Lo stesso tema è stato sollevato ieri da due esponenti del Pd, Marco Filippi e Silvio Sircana, quest'ultimo ex portavoce di Romano Prodi dal 2006 al 2008, proprio in una lettera indirizzata alla Consob e che riprendeva i temi sollevati dall'Asati.

"Chiediamo che la Consob, a garanzia e a tutela degli azionisti di Telecom italia e nell'esercizio dei poteri conferitigli dalla legge, inviti il collegio sindacale, in occasione dell'assemblea dell'8 aprile, a integrare la relazione sul bilancio 2008, esponendo le proprie considerazioni sul periodo 2001-2007 nel quale, come è noto, si è verificato lo scandalo del dossieraggio".

I due parlamentari forse non sapevano che in effetti Cardia si era già mosso in seguito alla richiesta di Asati e comunque oggi i sindaci saranno chiamati a uno sforzo supplementare. Quanto sarà ampio questo sforzo lo si vedrà anche misurandolo con le ulteriori richieste che sono arrivate da piccoli azionisti e parlamentari. "Chiediamo inoltre - prosegue la lettera di Filippi e Sircana - che lo stesso collegio sindacale predisponga una delibera che prenda in esame l'opportunità di sporgere azione di responsabilità non solo nei confronti della dirigenza Telecom dell'epoca ma anche nei confronti di quanti dal 2001 al 2003 resero possibile che fosse il capo della security di Pirelli ad indirizzare, anche operativamente, l'attività della security di Telecom".

In pratica, dalle carte processuali ormai tutte pubbliche, risulta evidente che fin dall'estate 2001, periodo nel quale Pirelli acquisisce il controllo di Telecom, Giuliano Tavaroli, allora responsabile della secutiry della società milanese, aveva fin da subito cominciato a lavorare per estromettere i responsabili della sicurezza della società telefonica con il fine evidente di prendere il loro posto. Fatto che poi avvenne puntualmente nel 2003.

Da qui nasce la richiesta ai sindaci della società di far piena luce su quel periodo poiché solo in tal modo si può stabilire a chi effettivamente rendeva conto Tavaroli. Tutto ciò assume anche un significato particolarein vista dell'apertura dell'udienza preliminare del processo a Milano il prossimo 23 aprile, processo che potrebbe avere vita breve dal momento che molti degli imputati hanno hanno intenzione di chiedere il patteggiamento della pena. Ma i giudici dovranno in qualche modo tener conto delle 4 mila persone che rappresentano le parti offese di questo procedimento, tra cui anche personaggi noti dello sport e dello spettacolo, molte delle quali determinate a chiedere ingenti risarcimenti in sede civile.

( 8 aprile 2009 ) Tutti gli articoli di cronaca

 

 

 

IL ’SOLE’ BRUCIA IL RAGAZZO PONS-PONS DI ’REPUBBLICA’ IN STATO DI CONFUSIONE: LE MAXI-BUONUSCITE A Buora e Ruggiero ARRIVARONO DA GUIDO ROSSI CHE AVEVA PRESO IL POSTO DI TRONCHETTI - PAYWATCH: A BAZOLI E SALZA 1,35 MILIONI, PASSERA 2 MILIONI…

1 - Buora e Ruggiero a Waterloo...
R. FI. per "Il Sole 24 Ore" -
Che la storia la scrivano i vincitori è un dato di fatto, ma chissà com'è rimasto Marco Tronchetti Provera nell'apprendere che Buora e Ruggiero hanno ricevuto ricche buonuscite da Telecom perchè «tronchettiani ». È un po' come far vincere Napoleone a Waterloo, direbbe Luciani. Ma la storia parla chiaro.

GUIDO ROSSI

Le cronache dei giorni caldi della saga Telecom ricordano quando, in ballo il possibile ingresso di Telefonica, esplose uno scontro violento tra Buora, Ruggiero, Guido Rossi da un lato, e Tronchetti dall'altro. Le divergenze furono tanto aspre che anche i consiglieri indipendenti chiesero lumi a Rossi.

Buora e Ruggiero lasciarono poi nel 2007 con buonuscite milionarie concordate, come avvenuto per i manager usciti successivamente, solo dopo le dimissioni di Tronchetti dalla guida di Telecom. Quella di Buora,in particolare, fu definita durante la presidenza Rossi, quella di Ruggiero alle dimissioni, come scritto nel bilancio Telecom 2007. La storia, è noto, la scrivono i vincitori.

2 - DAGO-REPORT
Il pezzo del 'Sole" mette una pezza al pezzo di Giovanni Pons su Repubblica che, nella sua voglia di segare il Tronchetto dell'infelicità ha scoperto che Buora e Ruggiero erano fedelissimi dell'Afeffato e non quelli che lo tradirono subito dopo l'arrivo di Dis-Guido Rossi alla presidenza di Telecom per far saltare in extremis l'accordo con Telefonica, poi fotocopiato identico ma a prezzi ben più favorevoli agli spagnoli.

carlo buora

Per questa prova di affetto al loro ex-capo, i due ex "Tronchetti Boys" uscirono da Teleco Italia con maxi buonuscite da quasi 30 milioni di euro complessivi, concordate e autorizzate non dall'Afeffato ma proprio da quel Dis-Guido, custode feroce della corporate governance, degli altri.

3 - A BAZOLI E SALZA 1,35 MILIONI, PASSERA 2 MILIONI...
Da "La Stampa"
- Il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli ha percepito compensi relativi al 2008 per 1.354.000 euro. Il presidente del consiglio di gestione Enrico Salza ha ricevuto 1.350.000 euro. Il consigliere delegato Corrado Passera ha percepito 2 milioni, cui si aggiungono 311 mila euro di benefici non monetari. È quanto riporta la bozza del bilancio 2008.

C'è poi Pietro Modiano, il direttore generale vicario che ha lasciato la banca il 12 dicembre 2008, che ha ricevuto 4,945 milioni cui si aggiungono 197 mila euro di benefici non monetari. Il direttore generale Francesco Micheli ha ricevuto 1,25 milioni per la carica, più 95 mila euro di benefici non monetari. Sull'attribuzione del bonus 2008 a Passera, a Micheli e agli altri manager con responsabilità strategica, il comitato remunerazioni e il consiglio di sorveglianza di Intesa delibereranno entro il 9 aprile.

 

 
[26-03-2009]

 

 

 

Pons-iero debole - SPERICOLATA RETROMARCIA DEL RAGAZZO PONS PONS SULLE MAXI-LIQUIDAZIONI DI BUORA E RUGGIERO - DOPO AVERLE APPIOPPATE AL TRONCHETTO DELL’INFELICITà, ORA SCOPRE CHE TUTA LA COLPA è DI PISTORIO (Ma non sarà tutto un Dis-Guido?)...

1 - Telecom e gli 8 dirigenti da 50 milioni
Giovanni Pons per "la Repubblica"

Tronchetti Provera

Telecom Italia ha speso più di 50 milioni di euro per liquidare otto manager che costituivano la prima linea gestionale quando Pirelli era il principale azionista e Marco Tronchetti Provera il presidente (fino alle dimissioni del settembre 2006).

Si tratta nell´ordine di Riccardo Ruggiero (17,3 milioni), Carlo Buora (12,02 milioni), Enrico Parazzini (7,1 milioni), Massimo Castelli (4,5 milioni), Francesco Chiappetta (2,5-3 milioni), Gustavo Bracco (2,5-3 milioni), Antonio Campo Dall´Orto (2,47 milioni), Pasquale Pistorio (1,26 milioni).

Le uscite sono avvenute nel corso del 2008 man mano che Gabriele Galateri e Franco Bernabè si sono trovati a dover onorare contratti e lettere impegnative firmate dal vicepresidente esecutivo Buora durante la sua permanenza in azienda.

GUIDO ROSSI

Tra l´altro nel giugno 2007 Repubblica scriveva che in «azienda gira voce che siano già stati accantonati altri 55 milioni di euro sotto la voce "costi del personale straordinari" per coprire eventuali uscite dei manager di prima linea quando cambierà la compagine azionaria».

Nel caso di Buora, invece, occorre risalire al 5 dicembre 2006, quando il presidente Guido Rossi, succeduto per qualche mese a Tronchetti, gli impose una scelta di campo tra Pirelli e Telecom, società fino a quel momento considerate madre-figlia.

Buora scelse la seconda, si fece liquidare da Pirelli 14,8 milioni per gli anni trascorsi in azienda e contestualmente pretese da Telecom un nuovo contratto triennale, passato al vaglio del comitato remunerazione allora composto da Luigi Fausti, Pasquale Pistorio e Paolo Baratta.

RICCARDO RUGGIERO

In caso di uscita anticipata «era prevista la corresponsione dei compensi fissi e aggiuntivi» fino alla fine del mandato, «integrati da una penale pari ad un´annualità di compenso fisso». Totale 12,021 milioni. Poi nella primavera 2007 Buora e Ruggiero si schierarono con Rossi nel non portare a buon fine l´accordo con Telefonica che era stato negoziato dall´azionista Olimpia, in quanto tutti e tre non lo considerarono vantaggioso per Telecom.

E i problemi antitrust di oggi in Brasile e Argentina, scaturiti dalla presenza nell´azionariato di Telefonica, confermano che i timori di Rossi erano fondati. Al punto che, all´assemblea di aprile 2007, Tronchetti con un blitz cancellò il nome di Rossi dalla lista dei consiglieri portando Pistorio alla presidenza. Cioè colui che avallò i contratti paracadute firmati poi da Buora.

2 - DAGO-REPLICA: Pons-iero debole
Patente sospesa per dis-Guido pericoloso a Giovanni Pons Pons che su Repubblica di oggi compie una spericolata retromarcia dopo che ieri era stato colto in fallo dalla luce del Sole. Il giornale di Flebuccio de Bortoli, che pochi giorni prima non aveva risparmiato le critiche alle buonuscite Telecom, lo aveva bacchettato, bilanci e date alla mano, per avere dato dei "tronchettiani" a Buora e Ruggiero, scaricando sull'Afeffato anche la responsabilita' delle loro maxi liquidazioni.

Il ragazzo Pons Pons oggi solleva la penna per metterci la classica pezza che però gli viene molto peggio del buco.
Con sterzo e controsterzo che non si vedevano dai tempi di Fangio, da un lato improvvisamente ammette che i due, schierati con Dis-Guido Rossi, tradirono la Vergine della Bicocca sull'affare Telefonica (ma ieri non erano "tronchettiani"?), riconosce che la buonuscita di Buora fu concordata e autorizzata solo il 5 dicembre 2006 da Dis-Guido in cambio della "scelta di campo" (il suo) che gli fu chiesta (ma non l'aveva ispirata Tronchetti?), riporta che solo a giugno 2007 "giravano voci" su presunti accantonamenti per gli esodi dei manager in caso di cambio di proprietà.

carlo buora

Dall'altro è costretto a scrivere che l'Afeffato lasciò la presidenza Telecom a settembre del 2006, quindi molto prima che tutto ciò accadesse e prima che il suo ex top management gli girasse le spalle per fare "la scelta di campo" dal valore di circa 30 milioni di euro. Le scelte, gli accordi e i contratti concordati e firmati dopo la sua uscita, se la logica e il calendario valgono qualcosa, non possono essere messi in conto al Verginello.

Ma per Pons Pons, che ossessionato corre più di turbo Ruggiero pur di investire il Tronchetto, questi sono dettagli per giornalisti con la schiena molle. Scala la marcia, accelera, sterza in un'altra direzione e tira fuori la notizia dell'anno: udite udite la colpa è tutta di Mastro Ciliegia Pistorio, tronchettiano del giorno. Ma non sarà tutto un Dis-Guido?

 

 
[27-03-2009]

 

 

 

TELECOM/ I nodi irrisolti nel bilancio

giovedì 12 marzo 2009

Ringrazio anzitutto il dottor Regoliosi per l'attenzione che ha voluto riservare il 5 marzo alle mie brevi considerazioni sul bilancio Telecom e sull'applicazione corrente dei principi contabili fatte il 2 marzo. Provo a farne seguire altre, nello stesso spirito del suo commento.

 

Prendo volentieri spunto - tra i suoi numerosi e interessanti “remarks” - da uno che non ho difficoltà a condividere. Nel caso Aol-Time Warner, la sostanza strategica tradotta nel massiccio “write-off” contabile del “goodwill” fu indubitabilmente «il fallimento dell'illusoria linea di sviluppo immaginata per la società post-fusione»: al di là dell'evento esterno dell'11 settembre 2001, cui pure ho ritenuto di dar peso nel mio articolo. Anche nella parabola di Telecom quella data non è di rilievo capitale, pur avendo vibrato un ulteriore colpo a quella particolare “scommessa strategica”.

 

Il cambio di proprietà fra Hopa-Bell e Olimpia era infatti giù maturato in luglio, segnando peraltro anche in quel caso l'innegabile fine di un “sogno” (se non dell'“illusione”): quello che aveva mosso i promotori dell'Opa del '99 (segnalata quest'ultima come momento originario delle mie riflessioni). E quel “sogno” era - nel concreto dei mercati e ai fini delle considerazioni mie e poi di Regoliosi - la sostenibilità economico-finanziaria di quella che all'epoca fu chiamata “la madre di tutte le Opa” su scala globale e che resta certamente una delle più grandi acquisizioni a leva finanziaria mai realizzate.

 

Dieci anni dopo - e dopo un altro cambio di proprietà tra Olimpia e Telco - quell'operazione rimane un “passato che non passa” nel bilancio consolidato Telecom. E l'avviamento di 44 miliardi di euro a contrappeso di un debito finanziario netto di 34 miliardi di euro - annunciati entrambi nel consuntivo 2008 - forse non sono prove definitive del “fallimento di un'illusione”, ma sicuramente alimentano e attualizzano gli interrogativi di un decennio.

 

La prima questione era e resta: il prezzo dell'Opa del ‘99 incorporava correttamente le attese di creazione di valore economico? Il grosso della voce intangibile che chiamiamo “avviamento” nel bilancio Telecom altro non è, infatti, che la capitalizzazione del premio implicito in quell'offerta. A esso si aggiunge (come puntualmente ricorda il dottor Regoliosi) quello contenuto nell'Opa che nel primo semestre 2005 incorporò in Telecom la controllata Tim. Quest'ultima operazione, come tutti rammentano, fu di per sé il tentativo della “gestione Tronchetti Provera” di stabilizzare in corsa gli squilibri di bilancio generati dalla “gestione Colaninno” e mai riassorbiti: cioè la difficile sostenibilità delle promesse di creazione di valore economico implicite nell'offerta del ‘99.

 

Dopo dieci anni - tornata nel frattempo la “gestione Bernabé” - il consiglio d'amministrazione Telecom ha di fatto rinviato nuovamente lo scioglimento di quel nodo, lasciando intatto il valore dell'avviamento. E questa scelta è indipendente dalla responsabilità nella creazione del nodo stesso: Bernabé nel ‘99 era addirittura il Ceo di Telecom che tentò di respingere l'Opa di Colaninno proponendo una fusione industriale con Deutsche Telekom. Resta il fatto che oggi al vertice Telecom c'è ancora lui e il suo compito problematico è valutare se quel “goodwill” accumulato è ancora congruo: glielo chiedono i principi contabili Ias e la loro previsione di “impairment test” periodico a fini informativa “fair” ai mercati; ma, ancora una volta, glielo chiede soprattutto la sostanza strategica del suo agire manageriale.

 

È vero, tuttavia, che proprio la seconda eredità dell'Opa del ‘99 e dei suoi seguiti (cioè il debito) restringe i margini di manovra del management. Abbattere il “goodwill” Telecom significherebbe, in questo momento, mettere in discussione la struttura portante del bilancio e i suoi equilibri finanziari: a meno - ovviamente - di non considerare l'opzione strategica di cedere la rete e ripagare almeno una parte parte dei debiti. Ma il vertice Telecom ha nuovamente escluso l'ipotesi, dando invece via libera allo scorporo virtuale “Open Access”, con un'apposita struttura di sorveglianza.

 

Il bilancio Telecom resta quindi per ora oggettivamente condizionato dalla pionieristica “maxi-leva” dell'Opa del ‘99 e quindi (almeno a mio avviso) simbolico di una lunga fase della storia finanziaria recente: una fase che ha riempito i bilanci di grandi gruppi di “valori intangibili” tra gli assets e di “debiti finanziari di acquisizione” in passività sempre più tese dalla leva. La maxi-svalutazione dell'avviamento Aol-Time Warner (nato da una fusione con concambio azionario) finì d'altronde per penalizzare principalmente gli azionisti diffusi di una public company e su questo piano quel top management ebbe alla fine meno difficoltà ad aderire ai nuovi principi contabili market-oriented.

 

Un ipotetico ritocco del “goodwill” Telecom premerebbe invece in modo assai più problematico su obbligazionisti e creditori bancari. Non sorprende, quindi che Bernabé si muova con grande cautela, benché alcuni indicatori “trigger” siano ormai preoccupanti (del resto non solo per Telecom): primo tra tutti il fatto che la capitalizzazione di Borsa del titolo (diminuita di due terzi negli ultimi due anni) oscilli ormai attorno ai 15 miliardi di euro, cioè un valore inferiore ai 26,8 miliardi del patrimonio netto contabile.

 

È su questo sfondo - la formazione dell'avviamento Telecom e i trend di medio periodo dei fondamentali di bilancio e della performance di Borsa del gruppo e dei suoi “peers” - che ho ritenuto interessante svolgere per ilsussidiario.net alcune considerazioni problematiche (e generali) sull'applicazione dei principi contabili Ias in tempi di crisi. E mentre prendo nota di tutte le competenti osservazioni del dottor Regoliosi, registro anche un significativo evento successivo sia al mio contributo, sia al suo.

 

In un'intervista rilasciata a Il Corriere della Sera sabato 4 marzo, il professor Luigi Guatri - coautore del recentissimo volume “L'impairment test nell'attuale crisi finanziaria e dei mercati reali” - ha precisato la portata della sua proposta di «impairment straordinario», che di fatto ha supportato sul piano dottrinale la decisione del cda Telecom di lasciare intatto il “goodwill”. Guatri, rettore emerito della Bocconi, riafferma con forza che l'evidenza che a caduta continua delle Borse ci pone di fronte a una «situazione paradossale» e la convinzione che «bisogna correggere le assurdità che, sul piano quantitativo, rischiano di falsare di fatto i risultati di conto economico di alcuni Ias». Però sottolinea che la sospensione del “fair value” concordata in sede internazionale «riguarda un perimetro molto limitato». E riconosce dunque che le “misure di performance alternative” da lui studiate e proposte «non toccano il bilancio e non devono seguire le regole Ias».

 

Queste «informazioni libere, non Ias», possono essere utilmente inserite nella relazione del consiglio d'amministrazione: ma è indubbio che l'“impairment straordinario” - che Guatri ha elaborato in forma compiuta con il collega Mauro Bini - rimane nell'ambito della teoria, per quanto estremamente strutturata e dotata del massimo dell'autorevolezza accademica. Può supportare con efficacia a livello tecnico-legale uno o più progetti di bilancio, ma non risolve in termini definitivi e generali le criticità formali e sostanziali dell'applicazione di principi contabili aventi forza di legge e soggetti alla sorveglianza di entità indipendenti cone lo Iasb e, in Italia, l'Organismo italiano di contabilità.

 

Ringraziando ancora il dottor Regoliosi, sono certo che non mancheranno altre occasioni di confronto su una vicenda che, a mio parere, è appena cominciata e offrirà prevedibili spunti sia di cronaca che di ulteriore riflessione scientifica.

 

 

Telecom I.: Zingales, buonuscite Buora e Ruggiero scandalose 14.04.08

ROZZANO (MF-DJ)--"Sono d'accordo su quanto espresso da molti azionisti. Le buonuscite di Ruggiero e Buora sono scandalose".

Lo ha affermato Luigi Zingales, consigliere indipendente dimissionario di Telecom I., nel suo intervento all'assemblea degli azionisti, specificando pero' che la buonuscita dell'ex a.d. era funzionale al suo status di dipendente della societa' mentre il trattamento retributrivo dell'attuale a.d. Franco Bernabe' e' diverso perche' non dipendente. Infatti Bernabe' avra' un compenso del 40% in meno rispetto all'ex vicepresidente Carlo Buora e avra' una parte variabile legata all'andamento di alcune variabili, tra cui anche la soddisfazione dei clienti (il 30% compelssivo dipendera' dal miglioramento della customer satisfaction).

Zingales, ricordando l'invito di alcuni azionisti affinche' gli attuali manager abbiano per la Telecom lo stesso ruolo che Sergio Marchionne ha avuto per la Fiat, ha precisato che il piano di stock option a favore di Bernabe' "e' molto piu' modesto di quello" dell'a.d. della casa torinese, ma "sulla stessa falsariga". Zingales ha comunque definito "non corretto" il compenso per i membri del Cda, "pagati troppo e male", anche perche' "troppo spesso il compenso e' stato usato per comprare il consenso dei consiglieri indipendenti che pero' sono spariti" dal Cda.

L'ex consigliere ha invitato a pagare anche gli amministratori con una componente variabile legata all'andamento del titolo e inoltre: "Tutti dovrebbero investire parte del compenso in azioni Telecom e io prometto che il 50% del mio compenso sara' investito in azioni" della societa' e spero che "i vertici mi seguano in questa direzione".

Infine Zingales ha concluso sottolineando che la lista di maggioranza presentata da Telco per il nuovo Cda "ha decimato il numero dei consiglieri indipendenti".  

 

 

GUIDO ROSSI IN TELECOM DAL 01-01-07 AL 06-04-07 HA PRESO I N TELECOM ITALIA  620.00 EURO....

 

TO.18.08.02

L'accorciamento della catena Telecom partira' dalla fusione di OLIMPIA in OLIVETTI !

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

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Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

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La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di una minoranza armata

Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere ancora viste dalle future generazioni

Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di essere impallinati

Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e meno contrastanti con l’interesse generale

Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria

Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere preservato

Le ragioni del SI
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A breve avremo la data!

Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici piemontesi!

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.it