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MEDIASET LA7

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E' mia intenzione conoscere il Vs parere sulla
mia disponibilità a raccogliere delle deleghe per le prossime
assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a
darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :
marcobava@email.it
vi aspetto se la mia iniziativa vi interessa !
Mb |
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
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Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
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IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
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|
<http://rassegna.governo.it/>
.
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DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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IL MIO LIBRO "L'USO DELLA
TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,
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esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e. |
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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ciao blogger de
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come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La
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Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
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MAI DIRE RAI! - IL
“TRASFORMISTA” BARBARESCHI PASSA ALL’INCASSO: IL CDA RAI HA DATO L’OK A
DUE FICTION DELLA SUA CASA DI PRODUZIONE. RESTA INVECE A BOCCA ASCIUTTA
LA MOGLIE DI BOCCHINO – PER il torinese MINOLI, GIULIANO SORIA
(ARRESTATO E PROCESSATO) È ANCORA PRESIDENTE DEL PREMIO GRINZANE CAVOUR:
UNA REPLICA DI TROPPO DELLA “STORIA SIAMO NOI” MANDATA IN ONDA SENZA
VERIFICHE? NON DITELO ALLA DANDINI (CHE VERRÀ SLOGGIATA DA MINOLONE)…
Minoli
1- IL
"TRASFORMISTA" BARBARESCHI INIZIA A INCASSARE: IL CDA RAI PASSA DUE
FICTION DELLA SUA CASA DI PRODUZIONE, FERME INVECE QUELLE DELLA MOGLIE
DI BOCCHINO
Enrico Paoli per "Libero"
Il doppio giro di valzer in chiave futurista - «me ne vado», «no resto»,
anzi «mi sento responsabile» - del "trasformista" Luca Barbareschi paga
eccome. L'attore, regista, deputato, produttore, ha ottenuto dalla Rai
il via libera per due Fiction che vedremo nella prossima stagione
televisiva. Resta a bocca asciutta, invece, la moglie di Italo Bocchino,
rimasta fuori dal piano editoriale approvato da viale Mazzini
nell'ultima seduta del consiglio di amministrazione.
Barbareschi,
raccontano le solite voci di corridoio, teneva in modo particolare a
queste due opere televisive, dovendo rivitalizzare le casse della sua
casa di produzione Casanova, messe a dura prova dalla serie tv già
girate, ma senza acquirente. Fra queste c'è la fiction dedicata a Nero
Wolfe, che vede l'attore e doppiatore Francesco Pannofino nei panni del
celebre detective che risolve i casi più intricati del mondo.
La pellicola è già
stata girata e i costi di produzione sarebbero stati particolarmente
elevati. Barbareschi, stando a quanto affermano gli addetti ai lavori,
aveva la necessità di piazzare il prima possibile questo prodotto,
altrimenti avrebbe dovuto stoppare altre opere già in cantiere. E la Rai
lo ha accontentato. Disco verde anche per "L'olimpiade nascosta",
fiction dedicata alle gare disputate nel 1940 in un campo di
concentramento.
Il resto del piano
prevede opere storiche e d'attualità, ma anche biografie di santi e
poeti e soprattutto la famiglia in tutte le sue declinazioni. I ritratti
più attesi sono quelli dedicati a Don Giussani, il fondatore di
Comunione e Liberazione scomparso sei anni fa, Trilussa ed Evita Peron.
Particolarmente
attesa, infine, l'opera dedicata a Giovanni Borghi, da tutti conosciuto
come "Mister Ignis", su cui si era spaccato, nelle scorse sedute, il
consiglio di amministrazione. La serie, firmata e prodotta da Renzo
Martinelli, è dedicata all'epopea di Giovanni Borghi, definito da Silvio
Berlusconi, un «esempio di vita», tanto il premier ha prestato la sua
penna per la prefazione del libro scritto da Gianni Sparta.
2- PER MINOLI GIULIANO SORIA E' ANCORA PRESIDENTE DEL PREMIO
GRINZANE CAVOUR
Con un'intervista bella lunga, andata in onda niente meno che
all'interno di una trasmissione di carattere storico, è tornato ieri
sera sugli schermi Rai Giuliano Soria, l'ex presidente del premio
Grinzane Cavour arrestato due anni fa per malversazione e molestie
sessuali, in una storia di spese allegre dei fondi pubblici affidati
alla sua associazione per la quale ha chiesto un patteggiamento di 3
anni e 11 mesi. A regalargli questa vetrina è stato niente meno che
Gianni Minoli, in un'intervista per "La Storia siamo noi", il programma
dedicato ai 150 anni dell'Unità d'Italia.
Puntata dedicata
alla Contessa di Castiglione, femme fatale inviata da Camillo Cavour a
Parigi per infilarsi nel letto dell'imperatore e convincerlo ad aiutare
la nascente nazione italiana.
Per tutta la
puntata, però, Soria è stato presentato nei sottopancia della sua
intervista come "presidente Premio Grinzane Cavour", e non come "ex"
presidente, visto che il suo Premio non c'è più. Vecchia replica
rimandata in onda senza controllare? Non ditelo a Serena Dandini, che
proprio da Minoli 150 verrà sloggiata dalle seconde serate di Raitre...
18-02-2011]
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- RAI: PROBLEMI IN
TUTTA ITALIA PER AVARIA IMPIANTO ROMA...
(Adnkronos) - L'avaria elettrica verificatasi in uno
degli impianti romani di trasmissione della Rai ha creato problemi alla
diffusione dei programmi in tutta Italia e non nella sola zona della
capitale. Sono in corso ulteriori accertamenti sulla dinamica e le
dimensioni dell'avaria.
31-01-2011]
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- FASTWEB-SKY,
ACCORDO STRATEGICO: TV E INTERNET INSIEME
Corriere.it - Sky Italia e Fastweb starebbero per siglare
un accordo per combinare l'offerta televisiva via satellite di Sky con i
servizi internet a banda larga e telefonia fissa di Fastweb. Un accordo
strategico-commerciale, che consentirebbe ad entrambi gli operatori non
solo di offrire servizi di alto livello ad un prezzo accessibile, ma in
prospettiva di combinare due infrastrutture tecnologicamente
all'avanguardia per sfruttare le potenzialità della banda larga e
sviluppare servizi che integrano tv e internet. Anche gli attuali
clienti potranno usufruire dell'offerta.
31-01-2011]
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QUERELE-RAI - SEMPRE
PIÙ FURIOSO SADO-MASI: DENUNCIA “IL FATTO” PER L’ARTICOLO SUL PROGRAMMA DI
ECONOMIA CHE SAREBBE STATO “ASSEGNATO” ALLA SUA FIDANZATA INGRID MUCCITTELLI
(CHE DA PARTE SUA NEGA QUALUNQUE INTERESSE NELLA TRASMISSIONE) - INTERVIENE
ANCHE LA ENDEMOL: “È UN NOSTRO PROGETTO LOW-BUDGET. LA SIGNORA MUCCITTELLI
NON LO CONDURRÀ, MA SE ANCHE DOVESSE NON SI CAPISCE DOVE SAREBBE IL PROBLEMA
1 - MASI QUERELA DI
NUOVO 'IL FATTO' E ARTICOLISTA...
(Adnkronos) - "In relazione ad un articolo apparso oggi su
'Il Fatto Quotidiano' che reitera la pubblicazione di una presunta notizia
assolutamente e completamente falsa, come e' facilmente dimostrabile anche
documentalmente, il direttore Generale Mauro Masi ha incaricato i suoi
legali di procedere in sede civile e penale nei confronti dei responsabili e
dell'autore dell'articolo, peraltro gia' querelato per lo stesso motivo'.
E' quanto si legge in
una nota di viale Mazzini, in merito ad un articolo pubblicato oggi su 'Il
Fatto Quotidiano', in cui si legge che il direttore generale della Rai Mauro
Masi 'ha firmato la matricola per un settimanale di economia su Raidue che
dovrebbe condurre Ingrid Muccitelli, la sua ultima fidanzata'.
2 - MUCCITTELLI: MAI
INTERESSATA AL PROGRAMMA ECONOMICO DI RAIDUE...
Gabriella Sassone per Dagospia - La bionda Ingrid
Muccitelli, grata per tanto interessamento nei suoi confronti, ci tiene a
chiarire una volta per tutte che non sarà nel tanto atteso programma di
economia di Raidue. Non è mai stata interessata a quella trasmissione,
nonostante il suo nome continui a circolare con insistenza.
In realtà, non si sa
nemmeno quale giornalista sarà al timone. I vertici Rai stanno ripensando a
tutto il programma, per farlo diventare uno degli appuntamenti di punta e di
grande interesse del prossimo palinsesto annunciato da Sado-Masi. Tanto che
la trasmissione non partirà più il 29 gennaio, ma a fine febbraio, dopo il
Festival di Sanremo. Chi vivrà, vedrà...
3 - ENDEMOL, PROGRAMMA
ECONOMIA LOW BUDGET E NON CONDOTTO DA MUCCITELLI...
(Adnkronos) - Endemol Italia, in risposta all'articolo
pubblicato questa mattina su Il Fatto Quotidiano, dal titolo 'Cuore di
Masi', in cui si legge che il direttore generale della Rai avrebbe firmato
la matricola di un nuovo programma di Rai Due di economia, prodotto da
Endemol, e che alla conduzione dovrebbe esserci la signora Ingrid
Muccitelli, precisa che "si tratta di un progetto, a bassissimo budget,
proposto e presentato da Endemol alla Rai piu' di un anno fa, e sul quale
Endemol ha gia' investito in proprio nella preparazione del progetto".
"Come ribadito in
altre occasioni, inoltre, a condurlo -sottolinea Endemol Italia- non ci
sara' la signora Muccitelli, che peraltro riteniamo un'ottima professionista
con la quale speriamo di poter lavorare nel futuro. Non si capisce,
pertanto, quale sarebbe stato il problema se la conduzione fosse stata
realmente affidata lei", conclude la nota di Endemol Italia.
14-01-2011]
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IL PIANO SEGRETO
DI BERNABÉ PER SBROGLIARE I CANALI DT DI DHALIA TV
Franchino Bernabè ha un problema che si chiama Dhalia Tv, l'emittente che
lunedì è stata messa in liquidazione dopo la decisione degli svedesi
Wallenberg di non regalare altro sangue alla piccola emittente che detiene i
diritti per il digitale terrestre di 8 squadre di Serie A e dell'intero
campionato di Serie B.
Dentro Dhalia,
l'azienda di Bernabè detiene il 10% delle azioni attraverso la controllata
TelecomItalia Media, che dopo la decisione d'inizio settimana è crollata in
Borsa. Ai piani alti del Gruppo Franchino ha incontrato i suoi più stretti
collaboratori per trovare una soluzione e per evitare che il piccolo
patrimonio vada a finire nelle mani di Mediaset dove Fedele Confalonieri è
allettato all'idea di arricchire l'offerta sul digitale terrestre.
Gli uscieri di
TelecomItalia sostengono che Franchino vuole vendere cara la pelle. A questo
proposito avrebbe concertato un piano insieme a uno dei suoi più stretti
collaboratori, Carlos Lambarri, l'uomo che nell'organigramma di Telecom è
responsabile dell'Area Customer Operations.
Questo Lambarri è un
manager 55enne di origine basca che è entrato in Telecom nel 2001 per
occuparsi prima della rete sudamericana del Gruppo poi di Alice France e
Hansenet, la società di Amburgo della banda larga che Telecom ha ceduto per
sanare una parte dei debiti. Nei corridoi lo descrivono come un personaggio
complesso che dopo la laurea in Economia è entrato nell'americana General
Electric, e per dieci anni è stato viceministro delle Finanze nel Paese
Basco.
Fino a quando Bernabè
non gli ha messo sulle spalle il fardello dell'Area Customer Operations,
quest'uomo si muoveva con disinvoltura tra Bilbao e New York (dove vivevano
la moglie e i tre figli) poi ha dovuto rallentare i suoi viaggi frenetici
per farsi carico insieme a Oscar Cicchetti delle problematiche italiane.
Di fronte al "caso"
Dhalia sembra che abbia messo a punto un piano che prevede due passaggi. In
una prima fase Dhalia Tv finirebbe nelle mani di Accenture, la più grande
società di consulenza al mondo che in Italia fattura qualcosa come 973
milioni; in un secondo momento Accenture, che è già di casa in
TelecomItalia, rivenderebbe Dhalia a Telecom per farne un canale digitale
che sarebbe gestito dagli stessi manager di Accenture nell'ambito di un
progetto di multicanalità sul quale Bernabè è pronto a scommettere.
Nessuno è in grado di
dire quale sarà il costo di questa operazione che dovrebbe completarsi entro
il 2013 e alleggerire (con le nuove tecnologie e con l'affidamento
all'esterno di servizi innovativi) l'area dedicata alla telefonia fissa e
mobile per la clientela privata.
13-01-2011]
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IL DIGITALE
PEDESTRE - SULLA GUERRA DELLE FREQUENZE deL MINISTRO BISCIONE PAOLO
ROMANI (PANCIA A TERRA IN DIFESA DI MEDIASET PREMIUM) VERSO LA
PIATTAFORMA DI SKY PER NON AVERLA TRA I CANALI DT (DOVE POTREBBE,
SPORTIVAMENTE PARLANDO, FARE SFRACELLI), SCENDE IN PISTA MUCCHETTI: "il
governo trema all’idea che Sky, multinazionale americana, possa
costruire la quarta tv commerciale italiana insidiando, assieme a La7,
il duopolio Rai-Mediaset"...
Massimo Mucchetti
per il "Corriere
della Sera"
Strano governo
quello di Roma. Rivende sul mercato della politica gli accordi Fiat come
fonte di attrazione di un investimento estero, pur avendo la Fiat sede a
Torino, e, al tempo stesso, trema all'idea che Sky, multinazionale
americana, possa costruire la quarta tv commerciale italiana insidiando,
assieme a La7, il duopolio Rai-Mediaset.
Ad aprire la porta
alla tv di Murdoch è stata la Commissione europea, che l'ha autorizzata
a partecipare alla gara per le frequenze del digitale terrestre con un
anno di anticipo sul termine della sospensione decretata, come rimedio
antitrust, all'indomani dell'acquisto di Telepiù e Stream, i «genitori»
di Sky Italia.
L'autorizzazione
era subordinata alla destinazione del multiplex alla tv generalista e
non all'ulteriore espansione della tv a pagamento trasmessa via
satellite. Ma proprio questo dà fastidio a Rai e Mediaset, che nella pay
tv, peraltro, ha già un nuovo pascolo. L'argomento finora addotto per
opporre resistenza è la mancanza di reciprocità tra Italia e Usa.
Negli Usa,
infatti, le tv non possono essere controllate da soggetti esteri. Per
l'Europa e per l'Autorità italiana delle comunicazioni, tuttavia, Sky è
assimilabile a una società europea, con relativi i diritti, perché ha
uno stabile insediamento nel vecchio continente: per la precisione a
Milano, dove ha il quartier generale europeo, e a Roma.
Il ministro Paolo
Romani, rispondendo ieri al deputato Benedetto Della Vedova, ha
assicurato che non ci saranno altre lungaggini. Ma il giorno prima aveva
presentato un nuovo ricorso al Consiglio di Stato sulla questione della
reciprocità. Eppure le frequenze radio sono da anni assegnate anche a
società di telecomunicazioni a capitale russo-egiziano (Wind) e cinese
(H3G, che ha già una tv per cellulari).
L'uso televisivo
cambia forse la natura delle frequenze? Sky ha quasi 4 mila dipendenti,
il doppio delle gestioni precedenti, altrettanti collaboratori e un
indotto di 7 mila persone: una Mirafiori del video, cui la vita viene
complicata non dalla Fiom, ma dal governo che proclama l'apertura verso
le imprese. 20-01-2011]
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CHI SI PAPPA DAHLIA
TV? - ARRIVERÀ UN CAVALIERE BIANCO A SALVARE BARACCA E BURATTINI O IL SOLITO
CAVALIERE INFOJATO? - TUTTI VOGLIONO I DIRITTI TV DELL’EMITTENTE IN
LIQUIDAZIONE, MA SENZA CACCIARE UN EURO - TRA LE IPOTESI SCISSIONE ’ALITALIA
STYLE’ TRA BAD E GOOD COMPANY - TOCCHERÀ ALLA TELECOM? O MAGARI AL FONDO USA
CONSTELLATION? - PIZZINO MEDIASET ATTRAVERSO IL “GIORNALE” DI FAMIGLIA:
PRONTI A INTERVENIRE “PER ESIGENZA NAZIONALE”, MA SENZA SGANCIARE UN
QUATTRINO
1 - CRACK DAHLIA TV:
GLI ANALISTI DICONO CHE QUALCUNO RIMPIAZZERA' GLI SVEDESI
Andrea Montanari per "Milano Finanza"
Il crack di Dahlia Tv, schiacciata da una perdita complessiva di 80 milioni
e affossata dalla decisione dell'azionista di riferimento (68,1%), la
svedese Air Plus Tv che ha bocciato la ricapitalizzazione da 150 milioni, si
è abbattuto su Telecom Italia Media. Il titolo del gruppo tv guidato
dall'amministratore delegato Giovanni Stella, secondo azionista di Dahlia Tv
con il 24%, nonché fornitore della banda per i 15 canali di proprietà della
tv finita in liquidazione, è crollato a Piazza Affari a 0,19 euro lasciando
sul terreno l'11,83% sulla scia delle valutazioni dei principali broker di
mercato che stimano pesanti incidenze in termini di minori ricavi (si
oscilla tra 35 e 37 milioni) dallo spegnimento del segnale della tv guidata
dall'ad Fabrizio Grassi che non ha rescisso il contratto d'affitto con
TiMedia.
A questa cifra,
calcolata dagli analisti di Akros, Equita sim, Banca Leonardo e Mediobanca,
si vanno ad aggiungere gli oltre 10 milioni persi con l'interruzione del
contratto per l'affitto degli spazi sui multiplex ai tre canali di
Sportitalia passati al gruppo Screen Service. Per cercare di arginare la
caduta, ieri sera lo stesso Stella ha dichiarato all'Ansa «di essere
fiducioso di rimpiazzare i clienti persi in un tempo abbastanza rapido» e ha
precisato che «Dahlia Tv incide per 24 milioni sui ricavi del 2010».
Una cifra «importante
ma non stratosferica» lontana dalle stime dagli analisti che invece sono
state prese a riferimento dalla borsa. L'ad di TiMedia ha aggiunto che
«qualche giorno fa è stato chiuso un contratto con un grosso operatore
internazionale per circa un quinto della banda occupata da Dahlia».
L'indiziato è la branch italiana della tedesca Home Shopping Europe, pronta
a sfidare Mediashopping (Mediaset) e l'americana Qvc da metà 2011.
Il futuro dell'offerta
di Dahlia. E mentre la Lega Calcio si interroga sul futuro dei contratti per
la trasmissione delle partite di Cagliari, Catania, Cesena, Chievo, Lecce,
Parma, Sampdoria e Udinese (il pacchetto vale 30 milioni e fa gola a
Mediaset), il mercato inizia a riflettere su quale operatore televisivo
possa occupare lo spazio che la tv affidata al liquidatore Mauro Paoloni
lascerà libero nei prossimi mesi.
«Non è ipotizzabile
che il mercato del digitale terrestre appena decollato perda l'altro unico
operatore a pagamento alternativo a Mediaset», dice uno dei principali
player nazionali che si espone con MF-Milano Finanza a patto di restare
anonimo. «Il fallimento di Dahlia fa male a tutti noi, a TiMedia e anche al
Biscione perché restringe il raggio d'azione degli operatori e li costringe
a ripensare alla politica industriale da adottare per potere restare sul
mercato».
Per questo, secondo
gli esperti, non è pensabile che dopo l'uscita di Air Plus Tv (che in agosto
aveva partecipato all'aumento da 51,4 milioni e ottenuto da Unicredit un
finanziamento da 30 milioni comunicando al contempo ai dipendenti di Dahlia
Tv la volontà di tagliare fino al 50% le retribuzioni), si assisterà
realmente al black out informativo di 15 canali. Una delle prime ipotesi
porta all'apertura della procedura di concordato preventivo per l'azienda
che occupava in totale 150 dipendenti. In questo modo, il liquidatore
potrebbe decidere di separare le attività creando una bad company nella
quale far confluire la gestione finanziaria e una good company nella quale
collocare gli asset televisivi.
Del resto, si sostiene
da più fonti, Dahlia Tv ha un suo appeal commerciale avendo attivato 800
mila tessere pay (300 mila delle quali sotto forma di abbonamento). In
questo contesto, potrebbe tornare in azione TiMedia che aveva venduto ad Air
Plus la maggioranza dell'emittente e che passano dalla procedura
acquisirebbe le attività editoriali a costo zero. Al boccone mirano gli
americani del fondo Constellation, azionisti della stessa Air Plus, e
persino Sky Italia che si era avvicinata alla tv in liquidazione già in
autunno. Più improbabile l'irruzione sulla scena di Mediaset che comunque
era stata a un passo dalla definizione di un accordo commerciale per portare
sull'offerta Premium i canali Dahlia.
2 - PER SALVARE GLI ABBONATI DAHLIA POTREBBE INTERVENIRE MEDIASET (A
COSTO ZERO)...
Da "Il
Giornale" - Che succederà agli abbonati Dahlia per le partite
di Cagliari, Catania, Cesena, Chievo, Lecce, Parma, Sampdoria e Udinese? C'è
il rischio del black out. Mediaset Premium, che ha i diritti delle altre,
non è interessata. Ma di fronte a un'esigenza «nazionale» sarebbe disposta a
garantire la visione agli abbonati Dahlia. Ma senza pagare i diritti alla
Lega, né spendere un soldo. 12-01-2011]
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. CONFALONIERI,
GIORNALISTI DEVONO DIVENTARE MULTIMEDIALI E DIGITALI...
(Adnkronos) - 'Nel nostro settore e' in corso una
rivoluzione tecnologica come del resto in molti altri settori. Noi, anche
attraverso una proficua collaborazione con i sindacati, abbiamo utilizzato i
nostri giornalisti per ampliare e migliorare il prodotto, giornalisti che
devono diventare multimediali e digitali. Per essere efficaci i giornalisti
devono essere flessibili e adattabili ma per questo e' anche importante la
formazione'. Lo ha detto il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri
parlando della situazione dell'editoria in un convegno organizzato in
occasione della giornata inaugurale del congresso dell'Fnsi.
Confalonieri ha poi
ricordato 'i cambiamenti che ci furono Negli anni '80, anni in cui
Montanelli era considerato fascista mentre oggi e' un'icona della sinistra.
Chi ha vissuto quegli anni puo' ricordare quello che e' successo e per
questo faccio un monito ai celoduristi di ambo le parti. Va bene tagliare
gli sprechi che ci sono sempre ma i tagliatori di teste e i chirurghi
talvolta lasciano il corpo esangue. A forza di ridurre all'osso si rischia
di chiudere le aziende', ha concluso il presidente di Mediaset.
4. CONFALONIERI,
OBIETTIVO CANALE ALL NEWS ENTRO 2011...
(Adnkronos) - Mediaset pensa di creare un canale All News
entro la fine di quest'anno. Lo ha confermato il presidente Fedele
Confalonieri affermando che "abbiamo creato News Mediaset che ha in nuce
l'obiettivo di creare entro la fine di quest'anno un canale All News".
5. CONFALONIERI,
PENSEREMO A DIRITTI DI DAHLIA TV...
(Adnkronos) - "Non lo so, ci penseremo". Cosi' il
presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri ha commentato la possibilita'
che il gruppo televisivo rilevi i diritti tv di alcune squadre di serie A
per il digitale terrestre detenuti oggi da Dahlia Tv. Confalonieri ha
parlato a margine del convegno della Fnsi.
11-01-2011]
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Tertium non Dahlia!
(tra Berlusconi e Murdoch non c’è spazio per nessuno) - In mano al
liquidatore l’unica emittente concorrente di Mediaset nel digitale terrestre
- Il regolamento della Lega Calcio cambiato in corsa su pressing di Galliani
ha tolto a Dahlia le uniche squadre redditizie (Fiorentina, Palermo e
Bologna) e dato al Biscione il monopolio di fatto della Serie A - La
presenza di Dahlia è servita a Mediaset per pagare meno i diritti dei team
maggiori - E ora è caccia al compratore a saldo (Telecom? Cinecittà?),
mentre Berlusconi potrebbe assicurarsi per due soldi tutto il campionato...
1- WALLENBERG STACCA
LA SPINA A DAHLIA TV. GLI SVEDESI DI AIR PLUS NON RICAPITALIZZANO: 8 SQUADRE
DI A A RISCHIO BLACK OUT SUL DIGITALE
Giuliano Balestrieri per "La
Repubblica"
Dahlia è finita. Il tentativo di creare un terzo polo nel panorama della pay
tv italiana è naufragato ieri sera con la nomina del commissario
liquidatore, il professore romano Mauro Paoloni.
Gli azionisti riuniti
in assemblea non hanno potuto fare altro che prendere atto della decisione
di Air Plus, il gruppo svedese della famiglia Wallemberg cui fa capo Dahlia
e che nella pay tv ha investito, e perso, decine di milioni. Fino a ieri,
quando ha deciso di staccare la spina. «È l´epilogo di una vicenda gestita
male», commenta amaro Filippo Chiusano, azionista al 7% e numero uno di
Made, la società che al canale fornisce giornalisti e contenuti sportivi. E
che adesso rischia di essere ridimensionata.
Così come rischiano il
black out otto squadre di Serie A. Non è servito neanche l´intervento del
ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, che però prova a essere
ottimista: «È una situazione che riguarda 150 lavoratori che vanno tutelati,
come la pluralità della nascente industria digitale». Perché senza Dahlia
sulla pay terrestre resterebbe solo Mediaset.
«C´è qualcosa che non
torna - continua Chiusano -. In estate il gruppo ha firmato un contratto
biennale con la Lega Calcio da 70 milioni di euro, uno da 5 anni per 63
milioni con noi e ha chiesto un prestito da 30 milioni a Unicredit. Cosa sia
successo nel frattempo non lo so, di certo non c´è stata una guerra civile e
il contesto economico era chiaro da tempo».
Anche perché il
pareggio non era certo atteso per quest´anno: per coprire i costi dei
diritti televisivi sarebbero serviti almeno 350mila abbonati e la società
puntava ad arrivare, a regime, a quota un milione. Lo scorso anno, però, le
tessere si erano fermate sotto la soglia delle 300mila.
Al liquidatore spetta
adesso il non facile compito di trovare una soluzione, sotto forma di nuovo
azionista (e Chiusano, che vanta ancora 7 milioni di crediti, potrebbe
essere della partita), o trovare un accordo - e in fretta - con fornitori e
Lega Calcio per garantire la trasmissione delle partite in televisione.
Per questa mattina,
intanto, nella sede della Serie A è convocata una riunione dei vertici
durante la quale l´advisor Infront, guidata da Marco Bogarelli, farà il
punto della situazione. La scorsa estate con la prima vendita collettiva dei
diritti televisivi erano stati preparati tre diversi pacchetti: uno
satellitare acquistato da Sky e due per il digitale terrestre. "Il meglio
della Serie A" - come lo chiama lei stessa - se lo è aggiudicato Mediaset,
il resto è andato a Dahlia che però non ha ancora pagato la rata scaduta a
dicembre.
In attesa
dell´assemblea, la società aveva ottenuto un rinvio, ma adesso qualcuno
dovrà mettere mano al portafogli, altrimenti i diritti torneranno a
disposizione della Lega. Se il liquidatore trovasse le risorse per saldare
il debito dovrebbe comunque raggiungere un accordo con i fornitori, da Ti
Media (azionista al 10%), locatore del mux che non viene pagata da agosto, a
Made.
«La situazione non è
facile - conclude Chiusano -. Però resto in attesa di un segnale dal
liquidatore, siamo pronti a trovare un´intesa». Se così non fosse, Infront
potrebbe proporre alla Lega una procedura d´urgenza per garantire la
regolare chiusura del campionato; i diritti verrebbero così assegnati a
chiunque si presentasse con 16-18 milioni di euro.
E se Sky si chiama
fuori, Mediaset un pensiero all´operazione potrebbe farlo: con le otto
squadre mancanti (che però garantiscono un bacino d´utenza limitato) avrebbe
un´offerta sul campionato italiano identica - o quasi - a quella del
concorrente satellitare anglosassone.
2- LO SGAMBETTO DI MEDIASET COSTATO CARO COSÌ SI SPAVENTANO GLI
INVESTITORI ESTERI
Giovanni Pons per "La
Repubblica"
Se ne vanno disgustati dal mercato televisivo italiano dopo meno di due anni
di presenza e con perdite che complessivamente ammontano a 65-70 milioni di
euro. È questo il risultato, a dir poco disastroso, dell´avventura degli
investitori svedesi Air Plus e Provider, e del fondo americano Highbridge,
sul mercato della pay tv sul digitale terrestre, iniziata nella primavera
2009 dopo aver acquisito da Telecom Italia Media un pacchetto di diritti Tv
per otto squadre di serie A e per tutta la serie B.
Con un bouquet fatto
anche di documentari e di cinema erotico il piccolo concorrente sul digitale
a pagamento di Mediaset, nel suo primo anno di vita, ha raccolto un buon
numero di abbonati, che oggi arrivano a circa 300mila. Ma il meccanismo si è
rotto all´inizio della scorsa estate quando si è cominciato a discutere con
la Lega Calcio dei diritti "collettivi" delle squadre per gli anni
2010-2012.
La sola presenza di
Dahlia fino a quel momento ha fatto comodo a Mediaset, in quanto le ha
permesso di presentarsi alla gara non da monopolista sul digitale, al
contrario di Sky sul satellitare. Uno status che ha comportato uno sconto di
150-180 milioni sul totale degli incassi da diritti (circa 800 milioni) che
la Lega aveva deciso di ottenere.
Quindi lo sgambetto:
poche ore prima dell´asta la Lega modifica il meccanismo di assegnazione su
consiglio, si dice, del vicepresidente del Milan e della Lega Adriano
Galliani. Così Mediaset invece di scegliere per prima solo le prime otto
squadre e poi lasciare a Dahlia la scelta delle seconde sei, può portarsi a
casa subito le prime dieci squadre mentre al concorrente vengono lasciate le
seconde quattro.
In questo modo Dahlia
perde tre squadre, Fiorentina, Palermo e Bologna, ricche sotto il profilo
del numero dei tifosi e necessarie a giustificare il prezzo dei diritti
acquistati. Tutto ciò nonostante le raccomandazioni verbali dei vertici del
Biscione a lasciare inalterata la composizione delle squadre rispetto alla
stagione precedente.
In sostanza a Dahlia
viene tolto ossigeno vitale per la sopravvivenza con un giochetto sottobanco
ma regolare sotto il profilo formale. Inoltre, proprio in estate, parte una
forsennata guerra dei prezzi tra Mediaset Premium e Sky che nasce da
motivazioni diverse ma che ha un unico risultato, quello di disincentivare
ulteriormente i concorrenti dalle spalle più fragili.
Gli svedesi di Air
Plus, a un certo punto, speravano ingenuamente di assicurarsi un multiplex
per la trasmissione in digitale attraverso la gara per i nuovi entranti che
il governo si è impegnato a fare di fronte alla Ue. Ma tale gara, come è
noto, continua a essere rimandata per il ricorso che il governo ha avanzato
nei confronti della partecipazione di Sky.
Insomma, dopo un primo
anno di attività incoraggiante, per Dahlia le porte del mercato italiano si
sono improvvisamente chiuse tanto da indurre investitori esteri di un certo
livello a scappare a gambe levate. Hanno constatato che in Italia il
conflitto di interessi di Berlusconi, primo ministro e operatore dominante
della Tv attraverso la proprietà di Mediaset, è un ostacolo troppo grande
per chiunque. E l´intervento in extremis di ieri del ministro Romani,
fedelissimo di Berlusconi, suona come l´ultima delle beffe.11-01-2011]
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Ore contate per Dahlia
tv? oggi si riunisce il Cda per decidere il destino dell’emittente unica
concorrente di Mediaset sul digitale terrestre a pagamento - L’appello dei
150 dipendenti che rischiano di andare a casa nel silenzio generale - La tv
è già in programmazione ridotta da dicembre - Lo strano caso dello scippo
estivo dei diritti di Palermo, Bologna e Fiorentina (Della Valle è socio
della Filmaster, service che produce i contenuti di Dahlia Sport…)
Adnkronos)
- In piena
crisi e' davvero grave non tutelare i posti di lavoro. Il cda di domani
tenga conto degli effetti di scelte che ricadono direttamente
sull'occupazione. E' questo il senso dell'appello rivolto dalla redazione di
Filmmaster Television a Dahlia Tv dopo che, prima di Natale, "il palinsesto
ha subi'to un drastico ridimensionamento.
Una riduzione (decisa
da Filmmaster, l'azienda che in outsourcing produce e manda in onda l'intera
offerta sportiva di Dahlia Tv e che lamenta il mancato pagamento degli
emolumenti necessari per il proseguo della produzione) che ha innescato
conseguenze drammatiche come il mancato rinnovo di tutti i contratti in
scadenza alla fine del 2010, il taglio di alcuni rami produttivi e la
prospettiva di un futuro che ad oggi appare nerissimo". In ballo c'e' il
destino di 150 lavoratori.
"Domani - scrive la
redazione - il cda di Dahlia Tv potrebbe porre fine ad un'avventura
iniziata, sotto ogni buon auspicio, meno di due anni fa. Una storia di
lavoro animata prevalentemente dalla passione di ciascuno dei dipendenti
dell'indotto, gli stessi che il 17 dicembre scorso avevano lanciato un
appello che non ha avuto alcuna risposta.
Nonostante la grave
situazione i giornalisti e l'intero corpo produttivo hanno preferito non
tradire i propri telespettatori abbonati garantendo comunque i servizi
essenziali e non ricorrendo al diritto di ogni lavoratore allo sciopero che
avrebbe penalizzato ulteriormente quanti hanno scelto di sottoscrivere un
abbonamento a Dahlia Tv".
"Un'agonia iniziata in
silenzio l'estate scorsa - prosegue la redazione di Filmmaster Television -
con l'inspiegabile perdita di tre squadre importantissime per il bouquet di
Dahlia: Palermo, Bologna e Fiorentina, rispettivamente la quinta e la
settima citta' d'Italia per popolazione e la squadra tra le piu' autorevoli
fra quelle dell'offerta. Una diaspora pesantissima a favore del diretto (e
potentissimo) competitor che ha innescato un'emorragia di abbonati e
l'inizio della fine di un progetto che appariva ambizioso".
Domani i dipendenti di
Filmmaster Television, "le loro famiglie, seguiranno l'evolversi di una
vicenda che potrebbe implementare la lunghissima lista di disoccupati nel
settore dell'editoria radiotelevisiva. Lo faranno in silenzio, garantendo la
copertura del servizio, auspicando pero' che almeno qualcuno raccolga questo
appello".10-01-2011]
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BLACK DAHLIA PER
TELECOM! - CROLLO IN BORSA DI TELECOMITALIA MEDIA (-5,57%) DOPO L’ANNUNCIO
DELLA LIQUIDAZIONE DELLA PAY TV, primo cliente di TI Media per la divisione
network operator - DOPO SPORTITALIA, BERNABè PERDE ANCHE GLI INCASSI DI
DAHLIA TV: CANCELLATI IN POCHI GIORNI CLIENTI CHE VALGONO IL 50% DEL
FATTURATO - MA L’AZIENDA DI BEBÈ BELEN ERA PRONTA A METTERE SOLDI FRESCHI IN
DAHLIA: SI SONO OPPOSTI GLI SVEDESI (CHE STRANAMENTE ERANO SALITI DA POCO
NEL CAPITALE) - INTANTO CONFALONIERI GIGIONEGGIA: “I DIRITTI TV DI DAHLIA?
CI PENSEREMO…”
1 - TONFO DI TELECOM
ITALIA MEDIA (-5,57%) IN BORSA DOPO ANNUNCIO LIQUIDAZIONE DAHLIA TV...
(ANSA) - Cauto rimbalzo per Piazza Affari (Ftse Mib +0,19%)
che tra le Borse europee resta sempre la piu' debole. Sempre in luce Fiat
(+1,59%) con Fiat Industrial che prende la rincorsa (+3,73%) dopo il
dichiarato interesse per le attivita' camion di Volkswagen. Oggi si accoda
anche Exor (+2,29%) che ieri era rimasta trascurata. Tonfo di Telecom Italia
Media (-5,57%) dopo che insieme agli altri soci di Dahlia Tv ha annunciato
la liquidazione della societa'.
L'impatto sull'ebitda
dovrebbe essere secondo la societa' limitato (in base alle prime stime il
risultato di fine anno dovrebbe attestarsi sui livelli del terzo trimestre)
ma Intermonte Sim le azioni ad 'underperform' da 'buy', dicendo in una nota
che ''la notizia getta un'ombra grave su obiettivi a lungo termine della
societa'''.
Telecom cede lo 0,79
per cento. Tra i titoli in evidenza Azimut Holding (+1,19%) accompagnata dal
'buy' di Deutsche Bank dopo l'accordo per la costituzione di una newco in
Hong Kong. Pininfarina (+9,12%) sempre sugli scudi dopo che l'imprenditore
francese Vincent Bollore' si e' detto interessato a investire nell'auto
designer italiano. Corre STMicroelectronics (+2,3%) con Exane BNP Paribas
che ribadisce il rating 'outperform'. Bene Tod's (+2,03%) portato a 'buy' da
'underweight' da Banca Leonardo.
2 - DOPO SPORTITALIA,
TELECOM ITALIA MEDIA PERDE ANCHE GLI INCASSI DI DAHLIA: CANCELLATI IN POCHI
GIORNI CLIENTI CHE VALGONO IL 50% DEL FATTURATO...
Francesca Gerosa per "Milano Finanza"
Dhalia TV, primo
cliente di Telecom Italia Media per la divisione network operator, ha deciso
la messa in liquidazione e scioglimento della società. Dhalia, controllata
al 78,2% dal gruppo svedese Airplus Television, era il primo cliente network
operator di TI Media con circa 30 milioni di vendite. La società ha
comunicato di non vedere impatti sull'Ebitda 2010 che resta quello dei 9
mesi 2010 o circa 10 milioni di euro. Comunque ha fatto sapere che gli
effetti economico-patrimoniali dello scioglimento di Dahlia saranno
determinati con la presentazione del piano di liquidazione.
Ma la preoccupazione
maggiore è sul modello di business e prospettive 2011-2012. Nei giorni
scorsi TI Media aveva infatti perduto un altro importante cliente:
Sportitalia per circa 8 milioni di vendite. In pochi giorni quindi il gruppo
ha perso clienti che valgono circa il 50% del fatturato della divisione
network operator, la più importante per la valutazione del gruppo.
"Definiremo con
dettaglio nuove stime e valutazione che a prima vista potrebbe essere
intorno a 20 centesimi di euro per azione nell'ipotesi che Telecom Italia
media recuperi tutto il fatturato perso nei prossimi due anni", affermano
stamani gli analisti di Equita che per ora sull'azione mantengono il rating
hold e il target price a 0,2 euro.
Un altro broker
italiano da un lato giudica positivamente il fatto che TI Media non
inietterà liquidità in Dahlia, ma dall'altro sottolinea che "la liquidazione
potrebbe mettere sotto pressione la profittabilità della società, dopo la
perdita del contratto con Sportitalia. D'altro canto, la forte domanda di
frequenze suggerisce che il gruppo sarà in grado di trovare presto un
rimpiazzo dei contratti persi". L'azione della società che controlla La7
crolla al momento del 4,55% a quota 0,2057 euro a piazza Affari.
3 - TELECOM ERA PRONTA
A RICAPITALIZZARE, MA GLI SVEDESI HANNO DETTO NO...
Scrive Andrea Montanari su "Milano Finanza": Nell'assemblea
fiume di ieri, il gruppo svedese Air Plus Tv (principale socio di Dahlia Tv
con 68,1%, compresa la quota rilevata nel silenzio più assoluto dalla Dtt
Partners di Paolo Dal Pino e Fabrizio Grassi) ha votato contro la proposta
di aumento di capitale da 150 milioni che aveva trovato favorevoli gli altri
azionisti, ossia Telecom Italia Media (24,2%) e Made (7,6%), i quali erano
pronti a mettere mano al portafoglio per garantire la continuità aziendale
alla tv guidata dall'amministratore delegato Fabrizio Grassi.
4 - CALCIO:
CONFALONIERI, DIRITTI DAHLIA TV? CI PENSEREMO...
(AGI) - Bergamo, 11 gen. - I diritti di 'Dahlia Tv'
potrebbero interessare anche Mediaset. Il Presidente del gruppo, Fedele
Confalonieri, a margine del convegno inaugurale del 26esimo congresso
dell'Fnsi, a Bergamo, ha risposto cosi' ai giornalisti che gli chiedevano se
Mediaset fosse interessata a rilevare i diritti sulle partite di Serie A,
nel caso fossero disponibili: "Questo non lo so, ci penseremo". Confalonieri
ha anche smentito l'interesse di Mediaset per il 'Corriere della Sera' e
sulle voci di un dossier per rilevare 'Il Sole 24 Ore': "Come Mediaset non
possiamo - ha sostenuto - c'e' una legge. Per quanto riguarda il quotidiano
di Confindustria non mi risulta niente di quello che si dice".11-01-2011]
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ROMANI,
LIQUIDAZIONE DAHLIA? IMPORTANTE PLURALISMO TELEVISIVO...
(Adnkronos) - "Riteniamo fondamentale che in Italia ci sia
il pluralismo televisivo per tutte le componenti, anche minori, come
Dahlia". Il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani ha risposto
cosi' a chi gli chiedeva un commento sulla liquidazione del 'terzo polo' del
digitale terrestre. "Penso di incontrare nei prossimi giorni gli
amministratori delegati", ha detto Romani, riaffermando "l'interesse" del
governo perche' "anche Dahlia, che aveva puntato moltissimo sul mercato dei
diritti sportivi, possa sopravvivere in un mercato sempre piu' competitivo".
9. ROMANI, BANDO GARA
FREQUENZE NELLE PROSSIME SETTIMANE...
(Adnkronos) - Il bando di gara sull'assegnazione delle
frequenze per la tv digitale "sara' mandato nelle prossime settimane". E'
quanto ha detto il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, che oggi
a Bruxelles ha incontrato, tra gli altri, il commissario europeo alla
Concorrenza, Joaquin Almunia, responsabile del dossier. "A lui ho detto che
stiamo mandando il bando di gara, che e' l'ultimo atto da parte del governo
italiano per quanto riguarda il digitale terrestre", ha riferito Romani,
ricordando poi che, sulla partecipazione di Sky alla gara "non c'e' un
ricorso del governo, ma una verifica della compatibilita' di Sky con il
mercato italiano che e' stata fatta".
"Noi abbiamo accettato
la decisione dell'Ue", ha ricordato il ministro, chiarendo infine che "ci
sono ancora alcuni particolari che vanno precisati rispetto alla disciplina
di gara". Comunque, "a mio avviso - ha assicurato - siamo abbastanza vicini
ad una soluzione".11-01-2011]
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Va bene, Paola Cortellesi prende 65 mila euro a puntata per presentare Zelig assieme a
Claudio Bisio, l'ha detto, l'ha ammesso e l'ha anche spiegato. Ma perché
lo scandalo è scoppiato solo su di lei? Questa è una delle tante
faccende misteriose della televisione. Perché i compensi sono comunque
quelli a Mediaset.
Per Flavio Insinna,
strappato alla Rai per condurre la Corrida il sabato sera su Canale 5,
il compenso sarebbe il doppio di quello della Cortellesi, tra i 120 e i
130 mila euro. E meno male che ha detto di essere lui il vero dilettante
allo sbaraglio..
.07-01-2011]
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MILLEPROROGHE
(MENO UNA) - CHE SORPRESA!, L’ANNUNCIATA PROROGA AL DIVIETO PER UN
EDITORE TV DI COMPRARSI UN GIORNALE DURA SOLO FINO A MARZO, A MENO DI UN
DECRETO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO (NO, NON è UNA BARZELLETTA) - AL
PIDDINO VITA PRENDE UN COLPO: “SIGNIFICA CHE DAL PRIMO APRILE MEDIASET,
TANTO PER NON FARE NOMI, POTRÀ COMPRARE IL CORRIERE DELLA SERA”
Aldo Fontanarosa
per "la
Repubblica"
Un grande editore televisivo potrà comprare anche un quotidiano, in
Italia. Potrà farlo dal primo aprile di quest´anno, senza incontrare più
alcun ostacolo legislativo. Il via libera - che causa già grandi mal di
pancia nelle opposizioni, soprattutto nel Pd - arriva grazie al decreto
Milleproroghe (pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale).
Riassunto delle
puntate precedenti. Nel 2004, su pressione del centrosinistra e
dell´Udc, la Legge Gasparri vietò il possesso di un quotidiano su carta
agli editori tv proprietari di almeno due reti nazionali. La barriera
voleva evitare che Berlusconi estendesse alla carta stampata il suo
strapotere pubblicitario.
Il divieto della
Legge Gasparri è scaduto il 31 dicembre 2010. Ma con largo anticipo
rispetto a questa scadenza, già ad aprile del 2010, un proposta di legge
aveva chiesto la proroga dello stop. A firmare la proposta di legge, Pd,
Idv e Udc. A novembre del 2010, anche il Garante per le Comunicazioni ha
invocato l´allungamento del divieto.
A fine dicembre,
il governo è possibilista. Il prolungamento del divieto, fa sapere
Palazzo Chigi, verrà scritto nel famoso decreto Milleproroghe. Il
Consiglio dei ministri valuta una prima ipotesi: allungare lo stop per
due anni. Poi il Consiglio dei ministri valuta una seconda ipotesi:
allungare sì lo stop di due anni, ma estenderlo nei confini. Nella
versione originale (Legge Gasparri del 2004), il divieto valeva solo per
Mediaset; ora il governo vuole bloccare anche l´odiata Sky e Telecom
nella corsa all´acquisto di un quotidiano.
Ieri, leggendo la
Gazzetta Ufficiale, arriva la sorpresa. Il divieto della Legge Gasparri,
scaduto al 31 dicembre 2010, è prolungato di soli tre mesi (fino al
marzo 2011). Un successivo decreto del Presidente del Consiglio potrà
allungarlo ancora, eventualmente, fino a tutto il 2011.
Dice arrabbiato
Vincenzo Vita (Pd): «Questa scelta significa che dal primo aprile
Mediaset, tanto per non fare nomi, potrà comprare il Corriere della
Sera. Non è fantascienza, anzi: è una chiacchiera più volte circolata».
Di soluzione «incomprensibile» parla invece Paolo Gentiloni, lui pure
del Pd: «Il governo decide da solo su questa delicata materia ignorando
il Parlamento, ignorando il Garante».04-01-2011]
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E SADO-MASI
S’INCAZZÒ - IL DG RAI AVVISA RIZZO NERVO (SENZA NOMINARLO): “CHI MI HA
TIRATO IN BALLO CON LA CORTE DEI CONTI SAPPIA CHE ESISTE IL REATO DI
‘LITE TEMERARIA’” - “PRIMA CHE UN ALTRO GIUDICE STABILISCA CHI DEVE
CONDURRE IL TG1 O CHI DEVE DIRIGERE UNA RETE, SARÀ BENE INIZIARE A
RIFLETTERE SULLA GOVERNANCE DI QUESTA AZIENDA” - LO STOP AI PALINSENSTI?
AFFRONTIAMO I CONTRATTI IN SCADENZA DELLE STAR (LO STRA-PAGATO FAZIO,
FLORIS, GABANELLI) POI NE PARLIAMO…
Enrico Paoli
per "Libero"
«Ma lei lo sa che esiste il reato di "lite temeraria"? Lo sa? Ecco, sarà
bene che chi ha presentato l'esposto alla Corte dei Conti per danno
erariale, tirandomi in ballo, inizi a documentarsi». Mauro Masi,
direttore generale della Rai, questa volta ha deciso di reagire
attaccando. «Perché non è possibile gestire un'azienda come la Rai con
tutti questi lacci e lacciuoli», dice il numero uno di viale Mazzini, «e
prima che un altro giudice stabilisca chi deve condurre il Tg1 delle 20
o chi deve dirigere una rete, sarà bene iniziare a riflettere sulla
governance di questa azienda».
Lo spunto per
iniziare a riflettere lo offre la Corte dei Conti che contesta a Masi un
danno erariale da 680mila euro che il dg Rai dovrebbe pagare di tasca
propria per gli «esborsi ingiustificati» a carico dell'azienda legati
alla cessazione del rapporto di lavoro dell'ex conduttrice del Tg1
Angela Buttiglione e Marcello Del Bosco, direttore di Radiorai fino
all'agosto 2009.
Cifre record per
dei pre-pensionati: 935mila euro per la Buttiglione (sarebbe andata
comunque in pensione nel 2010) e 700mila euro per Del Bosco. L'udienza è
fissata per il 7 aprile. Masi, in sostanza, dovrà difendersi dall'accusa
di aver pagato con soldi pubblici un discutibile «patto di non
concorrenza e obbligo di riservatezza della durata di due anni
successivi alla cessazione del rapporto di lavoro». «Intanto sono
assicurato», dice Masi, «e poi sono più che attrezzato per affrontare
vicende come queste. Come segretario generale di Palazzo Chigi ho
seguito decine di ricorsi alla Corte dei conti».
Idea, quella di
Masi, ampiamente condivisa dal consigliere Antonio Verro, indicato dalla
maggioranza. «Spero che il procedimento avviato dalla Corte dei Conti
sia un atto dovuto, perché, se venisse accolta la richiesta della
procura, tra questi interventi e le sentenze della magistratura,
vorrebbe dire che possiamo cambiare le figure apicali solo per morte o
pensionamento».
Certo, che il nodo
della governance della Rai esista è fuori di discussione, e fa bene Masi
a sollevarlo con forza, ma è altrettanto vero che, in tempi di vacche
magre (leggi bilanci da risanare), uscite incentivate e liquidazioni
pesanti, destano qualche perplessità. E l'esposto alla Corte dei Conti,
presentato dal consigliere di amministrazione (indicato
dall'opposizione) Nino Rizzo Nervo, rientra in questa logica. Che,
magari, sarà pure una «logica folle», come commentano dal settimo piano
di viale Mazzini, ma legittima.
Insomma, niente di
straordinario per Masi, al quale preme molto di più occuparsi dei
palinsesti della prossima stagione che dei ricorsi alla Corte dei Conti.
«Non è vero che abbiamo stilato la lista dei programmi sino a febbraio
per una mancanza di condivisione all'interno del consiglio di
amministrazione», sostiene Masi, «sono io che ho imposto lo stop. Fra
febbraio e marzo scadono i contratti triennali, voluti dall'allora
direttore generale Claudio Cappon, di alcune star del video. Prima
voglio affrontare questo nodo, poi metto mano ai palinsesti».
Fra i contratti in
scadenza, fra gli altri, ci sono quelli di Fabio Fazio, Giovanni Floris
e Milena Gabanelli. Tutte star che costano alla Rai un bel po' di euro.
E prima di stilare i palinsesti, meglio sapere chi resta e chi va.
Altrimenti ci potrebbe essere qualcuno che grida al danno erariale.
04-01-2011]
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MI RIPAGHE-RAI -
SADO-MASI TROPPO GENEROSO PER LA CORTE DEI CONTI - LA PROCURA GENERALE
RITIENE INGIUSTIFICATE LE MAXI BUONUSCITE ALLA BUTTIGLIONE E A DEL BOSCO
E IL DG RISCHIA DI DOVER RESTITUIRE (DI TASCA SUA) QUASI 700 MILA €.
PRIMA UDIENZA AD APRILE - LA REPLICA: NESSUNA “TEGOLA”, MA IL SEGUITO DI
UNA PROCEDURA DI MOLTI MESI FA SU ISTANZA DI PARTE (BY RIZZO NERVO) -
“IL PROCEDIMENTO DIMOSTRERÀ SENZA DUBBIO DOVE SONO I TORTI E LE RAGIONI
1 - TEGOLA DELLA
CORTE DEI CONTI SU MASI "RESTITUISCA ALLA RAI 700MILA EURO"
Leandro Palestini per "la
Repubblica"
Comincia male il 2011per il direttore generale della Rai Mauro Masi. La
Corte dei Conti gli contesta di aver procurato un danno erariale alla
Rai, l´azienda che dirige e che ha i conti in rosso. La Corte quantifica
il danno in 680mila euro, che il dg Rai dovrebbe pagare di tasca propria
per gli «esborsi ingiustificati» a carico dell´azienda legati alla
cessazione del rapporto di lavoro dell´ex conduttrice del Tg1 Angela
Buttiglione e Marcello Del Bosco (direttore di Radiorai fino all´agosto
2009). Cifre record per dei pre-pensionati: 935 mila euro per la
Buttiglione (sarebbe andata comunque in pensione nel 2010) e 700mila
euro per Del Bosco. Il vice procuratore generale Massimo Di Stefano a
dicembre ha depositato gli atti dell´istruttoria e chiesto la condanna
del dg Rai.
L´udienza è
fissata per il 7 aprile. Masi dovrà difendersi dall´accusa di aver
pagato con soldi pubblici un discutibile «patto di non concorrenza e
obbligo di riservatezza della durata di due anni successivi alla
cessazione del rapporto di lavoro». Alla Buttiglione oltre all´incentivo
(515mila euro) sono stati dati 420mila euro per astenersi da attività
concorrenti alla Rai dopo il licenziamento; per Marcello Del Bosco allo
scivolo (435 mila euro) si sono aggiunti 260 mila euro, sempre per un
patto di non concorrenza.
La Corte dei Conti
si è messa in moto dopo gli esposti del consigliere Antonino Rizzo Nervo
(area Pd), evidenziando gli "strani casi" della Buttiglione (direttore
della testata giornalistica regionale Rai fino all´ottobre 2009) e di
Del Bosco. La Corte nel censurare l´esborso «ingiustificato» praticato
da Masi ricorda che «la decisione del Cda Rai di rimuovere i due
giornalisti, senza decidere una ricollocazione adeguata al tipo di
incarichi rivestiti in precedenza, implica di per sé l´insussistenza del
timore che essi intraprendessero attività concorrenti in grado di
danneggiare l´azienda».
Immotivato quindi
l´esborso di ulteriori 680mila euro da parte del servizio pubblico per
un «patto di non concorrenza». Sul tema degli sprechi Rai, la
magistratura contabile ha passato ai raggi X anche i casi di dirigenti
Rai «cessati» da precedenti incarichi e «rimasti privi di collocazione»
o «ricollocati con ritardo, continuando peraltro a percepire lo
stipendio». Si parla delle vicende del direttore di RaiTre Paolo Ruffini
e dell´ex dg Rai Claudio Cappon. Ruffini era rimasto senza incarico dal
25 novembre 2009, intraprendendo un contenzioso giudiziario con
l´azienda, e la Corte segnala un «ulteriore danno erariale pari alla
retribuzione corrisposta al dirigente durante il periodo in cui era
rimasto senza incarico».
Il magistrato
Massimo Di Stefano ricorda che un «ulteriore danno erariale deriva dalla
mancata ricollocazione del dottor Claudio Cappon», ex direttore generale
Rai. Masi, pur di allontanare dirigenti sgraditi, ha insomma prodotto
cause di lavoro costose e votate al fallimento. Paolo Ruffini è stato
reintegrato alla guida di RaiTre il 20 luglio 2010 da un giudice del
lavoro. Claudio Cappon è stato nominato ad di NewCo Rai International.
2 - MASI: NESSUNA
TEGOLA MA NORMALE PROCEDIMENTO CORTE CONTI
(ANSA) - In merito all'articolo pubblicato oggi su un quotidiano (La
Repubblica, ndr), in cui si parla della richiesta delle procura della
Corte dei conti di risarcimento per mega emolumenti ad alcuni dirigenti
di Viale Mazzini, la RAI precisa in una nota "che non esiste nessuna
'tegola' della Corte dei Conti sul Direttore Generale Mauro Masi, ma
soltanto un seguito tecnico di una procedura avviata peraltro molti mesi
fa su istanza di parte (del Consigliere di Amministrazione Rai Nino
Rizzo Nervo ,uno dei consiglieri espressi dall'opposizione ) la cui
prima udienza è fissata per il prossimo Aprile 2011". "Nel corso degli
anni a venire - conclude la nota - il procedimento dimostrerà senza
dubbio dove sono gli eventuali torti e dove sono le sicure
ragioni"03-01-2011]
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RISANE-RAI - COSE
MAI VISTE A VIALE MAZZINI: SADO-MASI PRESENTA IL BILANCIO 2011 E PREVEDE
UN MIRACOLOSO ATTIVO DI 20 MLN - IL NUOVO PALINSESTO DEL DG (CON TANTO
TALK SU RAITRE PER LUCY ANNUNZIATA) SPIAZZA ANCHE IL CONSIGLIERE PDL
VERRO E IL SINISTRO RIZZO NERVO CHE ARRIVA A PRONUNCIARE
L’IMPRONUNCIABILE: “A VESPA UN TALK IN PRIMA SERATA SU RAIUNO” (PER
BILANCIARE SANTORO E FLORIS) - MEGA SCAZZO CON MORANDI E MINOLI DISERTA
LA PRESENTAZIONE DEL FESTIVAL…
1 - RAI, SUL
PALINSESTO MASI STOPPATO DAL FUOCO AMICO...
Paolo Festuccia per "La
Stampa"
Tutto sembrava
filare liscio. L'adeguamento del canone in linea con l'inflazione
programmata - un euro e 50 centesimi in più per le fiacche casse della
Rai (da 109 euro a 110,50 euro) -, l'approvazione del piano di
produzione per l'anno prossimo, e infine il palinsesto primaverile. Ma
sul più bello, quando il direttore generale della Tv pubblica, Mauro
Masi pensava e si apprestava a mettere il sigillo anche sui programmi
primaverili, conditi con l'aggiunta di sei puntate nuove di zecca, in
seconda serata su Raitre, per Lucia Annunziata, il fuoco alleato gli ha
sbarrato la strada.
A sollevare il
pollice verso contro le intenzioni e l'operato del dg ci ha pensato il
consigliere di maggioranza, in quota Pdl, Antonio Verro: «Così non c'è
pluralismo - ha tuonato durante la riunione del cda -. Se il palinsesto
è solo una riproposizione del vecchio, di quello del 2010, con
l'aggiunta di un altro programma sbilanciato in modo clamoroso a
sinistra, io non firmo nulla».
Un colpo inatteso,
verso il direttore generale che non ha potuto far altro che ritirare le
carte, e portare a casa solo un'esigua parte del palinsesto: fino a
febbraio, insomma, non oltre l'inizio del periodo di garanzia che
comincerà con Sanremo.
«Nel palinsesto -
spiega Antonio Verro - non c'è niente di nuovo rispetto alla stagione
passata. L'unica novità sono sei puntate in seconda serata su Raitre
condotte da Lucia Annunziata. Nel mio atteggiamento, lo preciso, non c'è
nulla di censorio. Il pluralismo in un'azienda di servizio pubblico non
si fa sottraendo, ma semmai aggiungendo qualcosa. Se a gennaio non
cambieranno le cose io voterò contro».
E così, in attesa
dell'anno che verrà, la Rai resta a metà del guado, con la
programmazione ancora da definire. Da Raitre, naturalmente, nessun
commento. Anche se a viale Mazzini c'è chi scommette che dietro lo stop
momentaneo al programma della Annunziata ci siano anche le rimostranze
di Bruno Vespa e del direttore di Raiuno, Mauro Mazza, che non
gradiscono programmi di approfondimento in sovrapposizione (lunedì, in
seconda serata) a «Porta a porta». E così tra veti incrociati, il dg
Mauro Masi è costretto a rinculare. Dopo l'Epifania si tornerà al tavolo
e il 2011 si annuncia già più agguerrito dell'anno che volge al termine.
A cominciare dal
prossimo Sanremo. Giovanni Minoli, infatti, ieri ha disertato la
conferenza stampa di presentazione. Alla base del forfait un durissimo
scontro tra il responsabile dei programmi per i 150 anni dell'Unità
d'Italia (la 3ª serata della kermesse è dedicata alla ricorrenza) e il
conduttore della rassegna, Gianni Morandi.
2 - CDA RAI, IL PD
«LANCIA» VESPA «ANCHE LUI IN PRIMA SERATA»...
Paolo Conti per il "Corriere
della Sera"
Una volta tanto,
centrodestra e centrosinistra Rai si ritrovano uniti su un punto: il
pluralismo nei palinsesti. E così si assiste a uno spettacolo inedito.
Il consigliere di centrosinistra Nino Rizzo Nervo, che lancia
apertamente un'idea per la stagione 2011-2012, magari da sperimentare in
primavera: un approfondimento in prima serata anche su Raiuno. Così come
Raidue ha il suo Michele Santoro con «Annozero» il giovedì, e Raitre il
suo Giovanni Floris con «Ballarò», anche Raiuno dovrebbe avere una sua
prima serata giornalistica. Affidata a chi?
Rizzo Nervo non ha
esitazioni: «A Bruno Vespa, testimonial indiscusso di Raiuno in quel
campo» . Proprio da sinistra nasce insomma l'idea di un Vespa che si
batta con Santoro e Floris ad armi pari: in giorni diversi ma in prima
serata, in un giorno ancora tutto da definire. Ieri in Consiglio Rai il
confronto sui palinsesti è stato accesissimo. Sono stati approvati
quelli fino a febbraio e così è avvenuto per i piani di produzione che
arrivano alla primavera, incluso il nuovo programma su Raitre affidato a
Lucia Annunziata.
Ma il
centrodestra, soprattutto il consigliere Antonio Verro, non ha voluto
approvare il progetto complessivo presentato dal direttore Mauro Masi e
che arriva ai palinsesti autunnali. Dice Verro: «Il Consiglio ha avuto
per la prima volta da tempo un sussulto di dignità, non si è limitato a
ratificare ciò che era già pronto ma ha esercitato il suo diritto-dovere
di indirizzo editoriale sul prodotto».
Cosa non andava,
consigliere Verro, nei palinsesti presentati da Masi? «Che erano vere e
proprie fotocopie di ciò che vediamo da anni. Il direttore generale
parla spesso sui giornali di aumentare la quota di pluralismo nei
programmi Rai. Ma poi non si trova traccia di questa sua intenzione nei
piani che presenta» .
Troppi programmi
di sinistra, come dice Berlusconi? «Che gli approfondimenti siano tutti
sbilanciati verso sinistra è un fatto oggettivo. Nessuno vuole chiudere
Santoro o Floris ma aumentare spazi, magari dando opportunità a giovani
talenti con format innovativi» . Rodolfo De Laurentiis, consigliere Udc:
«Urge una riorganizzazione del palinsesto, occorre decidersi a cambiare
quelli che appaiono ormai logori, fermi nel tempo» . Approvato il
budget: rosso di 108 milioni di euro a fine 2010, un attivo di 20
milioni a fine 2011.
3 - MASI RISANA IL BILANCIO DELLA RAI: IL DG PREVEDE UN
RISULTATO POSITIVO: 20 MILIONI NEL 2011
Pierre de Nolac per "Italia Oggi"
Il direttore
generale della Rai Mauro Masi risana il bilancio della Rai. I risultati
di questo obiettivo ambizioso sono stati comunicati ieri, nella sede
romana di viale Mazzini, nella seduta del consiglio di amministrazione
della Rai, dove su proposta del dg Masi è stato approvato il budget
economico che prevede un risultato positivo di oltre 20 milioni di euro
nel 2011.
La Rai sta
perseguendo gli obiettivi economici previsti nel percorso di piano
industriale 2010-2012 approvato nel maggio scorso e, contemporaneamente,
sta consolidando il progetto di sviluppo e ampliamento della propria
offerta televisiva che è passata da tre a quattordici canali, diventando
il più ricco bouquet di canali free europeo. Gli interventi di piano
industriale, che hanno carattere strutturale e come obiettivo quello di
migliorare anche l'attuale situazione finanziaria aziendale, si
completeranno nel 2012, anno nel quale è previsto un pareggio di
bilancio nonostante l'aumento dei costi dei diritti sportivi, come gli
Europei di Calcio e le Olimpiadi, che il servizio pubblico continuerà ad
offrire ai propri utenti.
A fine giornata è
anche arrivata la notizia dell'aumento del canone: per il 2011 aumenterà
di 1,50 euro, arrivando a 110,50 euro. Lo ha deciso il ministro dello
Sviluppo economico Paolo Romani, fissando un incremento in linea con
l'inflazione programmata. Il maggior esborso dovrebbe portare circa 30
milioni di euro in più nelle casse di viale Mazzini. Sul fronte
dell'evasione resta in piedi l'ipotesi, che non si è però riusciti a
inserire nel cosiddetto decreto milleproroghe, di agganciare la
riscossione del canone all'utenza elettrica: un punto sul quale Romani
ha confermato il suo impegno in più di un'occasione.
È stimato infatti
in circa 700 milioni di euro il danno che la Rai subisce ogni anno
dall'evasione del canone: di questi, 600 milioni di euro derivano dal
canone ordinario e circa 100 dal canone speciale (quello che grava su
alberghi, ristoranti, negozi, enti pubblici, studi professionali,
uffici). Su quest'ultimo settore il dg Rai Masi ha da poco presentato in
consiglio di amministrazione un piano di intervento straordinario per
recuperare almeno 100 milioni: primo tassello, una task force di 120
nuovi agenti, che affiancheranno i 126 attualmente in forze, per stanare
chi evade il canone speciale.
E la Rai, come
servizio pubblico ha deciso di assumersi l'impegno istituzionale di
celebrare i 150 anni dell'unità d'Italia «nella maniera che gli è più
consona», ha detto Masi, grazie a una serata programmata all'interno del
Festival della canzone italiana, il 17 febbraio, facendo «giungere il
significato della ricorrenza ad un pubblico più vasto possibile e con un
approccio non elitario». Sottolineando che «questa serata l'abbiamo
voluta fortemente sia io, sia il presidente, il cda e le istituzioni.
Siamo convinti che Sanremo possa fare tantissimo sempre nel rispetto del
significato dell'evento». Gianni Morandi, che quest'anno presenterà il
Festival con Belen e Elisabetta Canalis, ha ricordato che tutti i
musicisti coinvolti per la serata, da Patty Pravo a Luca Barbarossa a Al
Bano, hanno raccolto l'invito a cantare una canzone storica con grande
entusiasmo: «Hanno registrato queste canzoni per un cd che verrà messo
in vendita, mentre lavoravano anche al loro brano inedito che
presenteranno al Festival. E una grande esibizione nella serata del 17
potrebbe anche influire sul risultato finale della gara per un artista».
La settimana del
Festival (dal 15 al 19 febbraio) coinciderà infatti con la «settimana
del cuore», ovvero la prevenzione e cura delle malattie cardiache, e
quindi anche il Festival vuol dare il proprio contributo. Lo farà con il
televoto per indicare la canzone e l'artista vincitori di quella
serata-evento: ogni telefonata significherà non solo il consenso a un
brano ma anche la donazione di due euro all'associazione «Per il tuo
cuore», individuata dal segretariato sociale Rai. Ogni telefonata
costerà 2 euro e produrrà, eccezionalmente, due euro di beneficenza
senza detrazioni di alcuna natura (nemmeno dell'Iva) poicé gli operatori
telefonici coinvolti rinunceranno ad ogni aggio. 23-12-2010]
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- COME MAI UNA TV
CON 150 DIPENDENTI, CONCESSIONI E NUMERO DI ABBONATI IN GRADO DI FARE
CONCORRENZA A MEDIASET SI AVVIA ALLA CHIUSURA NEL SILENZIO GENERALE? -
2- COSA C’È DIETRO IL RUOLO DI FILMMASTER TELEVISION, IL SERVICE SOCIO
DEGLI SVEDESI CHE FORNISCE I CONTENUTI SPORT E ORA ANNUNCIA LA SERRATA:
PROPRIO ALCUNI GIORNI FA È STATO FORMALIZZATO L’ACCORDO CON CINECITTÀ
STUDIOS, CHE HA PRESO IL 40% DI FILMMASTER GROUP E IMMESSO NUOVI
CAPITALI FRESCHI NELLA SOCIETÀ - 3- CHI SONO I SOCI DI CINECITTÀ? ABETE,
DELLA VALLE, DE LAURENTIIS, FAMIGLIA HAGGIAG - 4- “CREARE IL POLO
ITALIANO DELL’INDUSTRIA DELL’INTRATTENIMENTO E PORTARLO IN BORSA ENTRO
TRE ANNI. CON L’OBIETTIVO DI COMPETERE CON LE GRADI CASE INTERNAZIONALI"
- 5- A DIRIGERE I CONTENUTI CALCIO DI DAHLIA DUE VECCHIE VOLPI DELLA TV
CALCISTICA: MASSIMO CAPUTI E MAURIZIO BISCARDI (FIGLIO DELL’ALDISSIMO).
AMMINISTRATORE È IL FILMASTER FILIPPO CHIUSANO, FIGLIO DELLO STORICO
PRESIDENTE DELLA JUVE VITTORIO -
1 - IL MISTERO DI
DAHLIA TV
Una fitta rete di mistero avvolge l'affaire Dahlia Tv. Nel silenzio
generale di giornali, sindacati e politica, l'emittente che porta in
dote oltre 150 dipendenti, decine di migliaia di abbonati, concessioni
tv e una programmazione h24 in grado di fare concorrenza a Mediaset sul
digitale terrestre, si avvia dopo le feste di Natale a chiudere i
battenti. Già ieri è iniziata la programmazione in forma ridotta degli
eventi sportivi. Eppure la compagine societaria cui Dahlia fa
riferimento è di tutto rispetto.
Ad affiancare il
gruppo scandinavo AirPlus TV, di proprietà della famiglia Wallenberg,
c'è infatti anche una società italiana che nasconde realtà economiche di
primo piano. Socia al 7% di Dahlia e service di tutto il prodotto
televisivo è infatti la Filmmaster Television, azienda amministrata da
Filippo Chiusano (figlio dello storico presidente della Juventus
Vittorio) che fa parte di Filmmaster Group.
Proprio nei giorni
scorsi il Gruppo Filmmaster ha formalizzato un accordo di grande
interesse per il mondo finanziario. Ecco come lo ha raccontato Giuliano
Balestreri su "Repubblica" del 9 dicembre: "Creare il polo italiano
dell'industria dell'intrattenimento e portarlo a Piazza Affari entro tre
anni. Con l'obiettivo di competere con le gradi case internazionali. Un
progetto ambizioso quello lanciato dall'alleanza tra Cinecittà e
Filmaster Group. Da un lato gli studi che hanno fatto la storia del
cinema italiano, dall'altro un gruppo attivo nella produzione di spot
pubblicitari e di grandi eventi: dalla cerimonia d'apertura delle
Olimpiadi invernali di Torino 2006 a quella per i Giochi del
Mediterraneo di Pescara 2009".
A seguire le
dichiarazioni festanti di Luigi Abete, presidente di Cinecittà Studios e
della controllante Ieg: "Dopo due anni di collaborazione sperimentale la
partnership avviata nel 2008 diventa una vera e propria alleanza
strategica e societaria".
Entra nel
dettaglio economico un lancio della testata finanziaria "Mf-Dow Jones":
"Italian Entertainment Group converte il prestito obbligazionario
sottoscritto nel 2008, immette nuove risorse e sale al 40% del capitale
di Filmmaster Group, mentre i soci di Filmamster Group e il management
entrano al 4% nel capitale di Italian Entertainment Group".
Aggiunge
l'articolo di "Repubblica": "L'operazione è il risultato della
conversione di un prestito obbligazionario da 4 milioni di euro
sottoscritto nel 2008. Scaduti i termini, le due holding, Ieg e
Filmaster Group, hanno preferito uno scambio azionario al rimborso del
debito. Ieg è così salita al 40% di Filmaster Group che in cambio ha
ottenuto il 4% della controllante di Cinecittà Studios. La società che
rilevato gli studi romani dopo la privatizzazione (partecipata da Luigi
Abete, Diego e Andrea Della Valle, Aurelio De Laurentiis e dalla
famiglia Haggiag) entra quindi nel capitale del gruppo fondato fa da
Sergio Castellani e Stefano Coffa, affiancati poi da Giorgio Marino e
Marco Balich".
poster
dahlia
Ma Abete, Della
Valle e De Laurentiis non sono i soli nomi noti che spuntano fuori dalla
vicenda. A gestire il prodotto sportivo di Dahlia Tv sono infatti due
vecchie volpi della tv calcistica: Massimo Caputi (conduttore di un suo
show su Dahlia Sport) e Maurizio Biscardi, il figlio dell'Aldissimo che
ha il ruolo di responsabile dei contenuti.
2 - FILMMASTER TELEVISION, FAREMO IL POSSIBILE PER IL FUTURO DI
DHALIA...
(ANSA) - 'La Filmmaster Television / Made (azionista
Dhalia al 7% e fornitrice alla stessa Dahlia di tutti i servizi tecnici
e redazionali di Dahlia Sport) prende atto del comunicato dei propri
dipendenti e collaboratori che formano il corpo redazionale di Dahlia
Sport, e tiene a precisare che fara' tutto quanto di sua competenza
affinche' l'eccellente standard produttivo di Dahlia Sport possa
continuare anche per il futuro nel rispetto degli abbonati di Dahlia e
del lavoro della redazione'.
Cosi' l'azienda
risposponde, in una nota, alla proclamazione dello stato di agitazione
dei giornalisti dell'emittente che hanno annunciato che la
programmazione sara' di conseguenza in forma ridotta. 'L'assemblea degli
azionisti di Dahlia e' convocata per il 10 gennaio 2011 allo scopo di
valutare il piano di rilancio e le necessita' finanziare collegate a
detto piano', spiega ancora la nota.
'La Filmmaster
Television / Made tiene anche precisare che il Dottor Filippo Chiusano,
Amministratore Delegato FMTV / Made, in data 10 dicembre 2010 si e'
dimesso dal CDA di Dahlia non concordando in relazione alla decisione
del consiglio di riunire l'assemblea degli azionisti in seconda
convocazione per il 10 gennaio 2011, data ritenuta da Filmmaster
Television / Made troppo distante per risolvere le problematiche
economiche degli ultimi mesi. Alla prima convocazione del 13 dicembre e'
mancato il quorum assembleare per la mancanza dell'azionista di
maggioranza Airplus TV'.
'In Dahlia S.p. A.
oltre a Filmmaster Television / Made sono presenti nel capitale anche
Telecom Italia Media S.p.a., DTT Partners srl, nonche' l'azionista di
maggioranza Airplus TV. In attesa dell'assemblea del 10 gennaio,
Filmmaster Television / Made si augura che anche gli altri azionisti
condividano quanto sopra espresso'.
3 - DAHLIA SEMPRE PIU' NERA
Alberto Guarnieri per "il Messaggero"
Nel silenzio generale dei media (unica eccezione il sito "Dagospia")
sembra entrata in coma irreversibile la pay tv svedese Dahlia, l'unica
alternativa a Mediaset Premium sul nostro mercato. Dahlia attualmente
trasmette le dirette di otto squadre di Serie A (ma Mediaset ha tutte le
più forti) e tutta la serie B. Bene, dalla giornata calcistica di ieri,
il service che assicura a Dahlia riprese e servizi dai campoi di calcio
ha annunciato che lavorerà in forma ridotta. Il motivo sarebbe la
difficoltà dell'emi9ttente a saldare le pendenze arretrate.
Dahlia, nata nel
marzo 2009, in un anno e mezzo ha avuto 850 mila abbonati, ma ora
necessita urgentemente di un aumento di capitale. Pare che i proprietari
di Air Plus, già protagonisti di un tentativo di cessione a Mediaset,
siano sul punto di rinunciare alla presenza in Italia. E ora sono circa
150 i giornalisti e tecnici a rischio posto di lavoro.
"I giornalisti -
si legge in una nota - pur non proclamando ancora lo stato di agitazione
nel rispetto dei telespettatori abbonati, auspicano l'immediata
risoluzione di una vicenda che non consente il mantenimento degli
standard qualitativi". Lotta sacrosanta anche perché se cede Dahlia
avremo un nuovo monopolio pay. 20-12-2010]
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TV: 43 CASI DI
ILLECITI DI CUI 18 PENALI 'SCOVATI' GRAZIE A SIAE, GDF E AGCOM...
(Adnkronos) - Nel 2010 il 'trio' Siae, Guardia di
Finanza e Agcom ha individuato 43 casi di illecito amministrativo a
carico delle emittenti radiotelevisive italiane sugli obblighi
fondamentali della programmazione, sui limiti quantitativi e qualitativi
della pubblicita' e delle televendite, sui giochi a premi, sul lotto;
sulla tutela dei minori. Inoltre sono 18 i casi di violazione di natura
penale principalmente collegati al diritto d'autore, ma anche, in minor
misura, alla tutela dei minori. "E' importante - osserva il Tenente
Colonnello che si e' occupato piu' da vicino dell'attivita'
investigativa - che coloro che fanno radio e televisione rispettino il
Testo Unico del settore e tutta la normativa esistente".22-12-2010]
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«COMUNICATTIVO» PREMIATO...
Il programma di Igor Righetti da 9 anni in onda su Radio 1 ha ricevuto
la medaglia del Gran premio internazionale Urti, uno dei più prestigiosi
concorsi radiofonici internazionali.
17-12-2010
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“VAJASSA”
INTERNATIONAL! SONIA ALFANO DELL’IDV CONTRO LA BERLUSCHINA RONZULLI - I
FISCHI PER FIASCHI DI MINIMO GIANNINI - IL DOSSIER SEGRETO SU SCIARELLI
E SANTORO, TUTTA COLPA DELL’AMORE PER WOODCOCK - IL BANANA METTE PALAZZO
CHIGI A DIETA (A PALAZZO GRAZIOLI IL BUNGA VIENE MEGLIO) - PER ESSERE
FEDELE AL CAINANO, LA RAVETTO RINVIA LE NOZZE…
Da "il
Giornale"
1. «VAJASSA»,
L'INSULTO SBARCA A STRASBURGO...
Da Montecitorio a Strasburgo, stesso insulto. Da esportazione. Dicesi
«vajassa» (termine napoletano) «donna di bassa condizione sociale, serva
o domestica», se non peggio. Ebbene a portare il termine dialettale,
sdoganato solo pochi giorni fa dal ministro delle Pari opportunità Mara
Carfagna e scagliato contro Alessandra Mussolini, è stata la pasionaria
Idv, Sonia Alfano, che non ha trovato modo migliore per apostrofare la
collega Pdl Licia Ronzulli (nella foto), decisa a querelare. Galeotta fu
la carta dei diritti fondamentali della Ue. La Ronzulli si dissocia
dalle critiche mosse all'Italia. «Stai zitta - risponde la rivale - le
vajasse sono arrivate anche al Parlamento europeo».
2. SPILLO...
Che il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini non fosse un drago
in Geografia lo sapevamo da quando in un editoriale collocò Smirne in
Grecia. Sapevamo che anche in Storia non se la cava granché, visto che
per lui l'imperatore che nominò senatore il suo cavallo è Catilina, e
tanti saluti a Caligola, e visto che fra i padri della Destra cita tal
Martinelli, chissà se pensando a Marinetti.
D'altronde, pure
in Letteratura non eccelle, se attribuisce Lo strano caso del dottor
Jekyll e del signor Hyde a Edgar Allan Poe, anziché a Robert Louis
Stevenson. Ieri, seguendolo a Ballarò, abbiamo appreso che anche la
Giustizia non è la sua materia, infatti confonde le sentenze con le
indagini. Ma non disperiamo: prima o poi scopriremo in che cosa è
preparato Giannini.
3. SCIARELLI,
SANTORO E IL GIALLO DEGLI SPIONI...
La rivelazione è di quelle che fa sgranare gli occhi: «C'era un dossier
segreto sui giornalisti Michele Santoro e Federica Sciarelli». Materiale
che sarebbe alla base anche di alcune lettere calunniose inviate ai
giornali, nei confronti del pm Henry John Woodcock e dell'ispettore di
polizia Pasquale Di Tolla, come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno.
Insomma, pare che i cellulari dei giornalisti Rai fossero spiati per
scoprire se tra le loro fonti vi fossero il magistrato napoletano e
l'agente che collaborava con lui alle inchieste.
I magistrati di
Catanzaro si stanno concentrando su un ex 007 - da qualche settimana in
carcere - sospettato di aver scritto le missive firmandosi «signor
Sicofante». Woodcock, sentito dai colleghi calabresi, ha ammesso: «I
contatti con la Sciarelli c'erano, ma tutti ormai conoscono il nostro
legame personale...».
4. PALAZZO CHIGI A
DIETA - LA FORBICE DEL PREMIER TAGLIA IL 20% DEI FONDI...
Berlusconi mette a dieta Palazzo Chigi. Il bilancio per l'anno 2011
della presidenza del Consiglio approvato in questi giorni prevede
infatti una riduzione di circa il 20 per cento delle risorse finanziarie
assegnate a Palazzo Chigi dalla legge di bilancio. Una stretta che
arriva dopo i tagli già affettuati lo scorso anno, quando la presidenza
del Consiglio dei ministri ridusse le posizioni dirigenziali con un
risparmio di ben sette milioni oltre a ridurre di tre milioni la spesa
per le strutture di missione.
Palazzo Chigi,
peraltro, con i propri risparmi di gestione ha recentemente provveduto a
ripianare presso la Banca d'Italia posizioni debitorie, risalenti nel
tempo, per quasi 43 milioni. Proprio in nome dei buoni risultati
ottenuti quest'anno la stagione del rigore è dunque destinata a durare
ancora.
5. C'È LA CRISI
POLITICA, LA RAVETTO RINVIA I FIORI D'ARANCIO...
Fiducia al governo e sfiducia nel matrimonio? No, quella di Laura
Ravetto, sottosegretario Pdl per i rapporti con il Parlamento, è solo
senso del dovere. La crisi politica ha scavalcato l'agenda e i fiori
d'arancio, programmati per dicembre, possono attendere. Nozze rinviate
dunque. L'ha ammesso la stessa Ravetto al programma di Radiodue Un
giorno da pecora. «Ho voluto aspettare che si facesse chiarezza
politica, perché volevo dedicarmi personalmente all'organizzazione del
matrimonio».
Ora che la fiducia
è incassata e la crisi sembra alle spalle, il sottosegretario può
dedicarsi alle nozze. «Convolerò entro pochi mesi e sempre sul lago
d'Orta che è un luogo molto romantico». Ma intanto cosa troverà sotto
l'albero? Una anello, ovviamente. Non è la fede del promesso sposo ma un
dono del premier, che ha regalato alle parlamentari un anello in tre
tipi di oro e di pietre preziose.
16-12-2010]
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EDITORIA:
ROMANI, PROROGA 'TETTO' PER TV? PENSO DI SI'...
(Adnkronos) - 'Penso di si''. Cosi' il ministro dello
Sviluppo economico Paolo romani risponde ai giornalisti che gli chiedono
se il governo intende prorogare i limiti antitrust per il possesso dei
giornali da parte delle societa' che possiedono reti tv come chiesto
dall'Agcom in una lettera inviata all'esecutivo. Una proroga di questo
tipo 'potrebbe essere inserita nel milleproroghe', precisa il ministro.
Il riferimento e'
alla scadenza della norma contenuta nella legge Gasparri del 2004, che
prevede che soggetti proprietari di emittenti "non possano, prima del 31
dicembre 2010, acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali
quotidiani o partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di
giornali quotidiani". 15-12-2010]
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NON SOLO SANTORO,
ANCHE GRILLO ROSICA: “SAVIANO? FA GODERE IL NANO COME UN
RICCIO” - C’ERANO 3.500 PERSONE, AL GRAN TEATRO DI ROMA,
PRONTE AD APPLAUDIRE APPENA SI È FATTO IL NOME DELLO
SCRITTORE DI ’GOMORRA’. E RIMASTE INVECE CON LE MANI A
MEZZ’ARIA. GRILLO HA SPIEGATO: “SAVIANO, CHE PER CARITÀ
È BRAVISSIMO, NON FA I NOMI DEI POLITICI COLLUSI, NÉ IN
LOMBARDIA NÉ IN PARLAMENTO” - SUL BLOG: “IL DIO DENARO
HA CONVERTITO TUTTI. NON SI POSSONO SENTIRE BENIGNI
(MEDUSA) E SAVIANO (MONDADORI) NELLA TRASMISSIONE
(ENDEMOL) PARLARE DI ANTIMAFIA E ANTIBERLUSCONISMO
Beatrice Borromeo per
Il Fatto
Gli attacchi a Roberto Saviano? Ce li si aspetta dal
ministro dell'Interno Roberto Maroni - con cui lo
scrittore ieri ha fatto pace (invitandolo a leggere un
elenco nella puntata di lunedì) - ma non da Beppe
Grillo. Appena dieci minuti dopo l'inizio della quarta e
ultima tappa romana del suo spettacolo - Beppe Grillo is
back - il comico genovese fa ammutolire il suo pubblico:
"Saviano? Fa godere il nano come un riccio".
Eppure c'erano 3.500 persone, al Gran Teatro (tutto
esaurito) di Roma, pronte ad applaudire appena si è
fatto il nome dello scrittore di Gomorra. E rimaste
invece con le mani a mezz'aria. Grillo ha spiegato:
"Saviano, che per carità è bravissimo, qualche nome lo
deve pur fare, altrimenti si fa solo tirare in mezzo".
Il riferimento è
all'ultima puntata di Vieni via con me, quando il
racconto delle commistioni tra la ‘ndrangheta e la Lega
in Lombardia è rimasto privo di volti e identità note.
Ma, complici gli attacchi e le minacce di querela del
ministro dell'Interno Roberto Maroni, il pubblico ha
accolto con molta freddezza la polemica.
La gente, gran parte
erano ragazzi, si è guardata con la faccia stupita, ha
bisbigliato "boh", è tornata a fissare Grillo aspettando
una spiegazione. E il rincaro è arrivato subito:
"Signori! Italiani! Aprite gli occhi: Vieni via con me
lo produce Endemol, e chi è Endemol? È Berlusconi. Il
programma fa ascolti altissimi: quindi Berlusconi
guadagna un sacco di soldi. Se aggiungiamo che Saviano
non fa i nomi dei politici collusi, né in Lombardia né
in Parlamento, è chiaro che poi il nano gode come un
riccio". Nessun fischio, nessun applauso. Anche perché
il pubblico di Grillo e quello di Saviano spesso
coincidono.
Ma se in sala nessuno ha il coraggio di protestare, sul
sito beppegrillo.it quasi la totalità dei commenti al
post "Il banco Endemol vince sempre" si schiera con lo
scrittore. "Ma neanche Saviano va più bene? - scrive
Elisabetta - Grillo, io sono tua fan, seguo il blog, ti
sovvenziono, e tu stai a guardare quanto guadagna lui?
Queste critiche le fanno solo Libero e il Giornale...
fate voi".
Scrive Grillo dopo la
prima puntata di Vieni via con me: "Saviano e Fazio
hanno avuto il 25 per cento di share, con più di 7
milioni di spettatori. Ricordiamo che Mediaset, che è di
Berlusconi, ha azioni Endemol, e faccio notare che fra
gli azionisti ci sono anche Telecinco e varie scatole
cinesi".
Ma i naviganti non
gradiscono: "Anche Benigni non va più guardato, sennò
ingrassiamo Berlusconi?", è il post di Anto. E ancora:
"Purtroppo me l'aspettavo questo tipo di commento sul
blog, e mi viene voglia di mandare tutti affan..."
provoca Pietro. Solo due i post favorevoli, di Riccardo
e dell'utente "sono scoraggiato": "Il dio denaro ha
convertito tutti. Non si possono sentire Benigni
(Medusa) e Saviano (Mondadori) nella trasmissione
(Endemol) parlare di antimafia e antiberlusconismo" e
"Viva la coerenza!".
Nessuno s'interroga
però sui reali guadagni di Endemol, che certamente ha un
ritorno d'immagine per aver prodotto un programma di
successo ma che ha stipulato i contratti prima della
messa in onda. Nel caso venissero confermate nuove
puntate di 'Vieni via con me', visti gli ascolti, i
nuovi contratti verrebbero certamente rivisti al rialzo.
Ma così non sarà, perché ai dirigenti di Rai3, che
avevano chiesto di prolungare la trasmissione di altre
quattro puntate, la Rai ha detto di no. Intanto i più
concilianti invitano alla tregua con un sondaggio: "Chi
vuol vedere Grillo ospite di Saviano firmi qui".
20-11-2010]
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MA
CHI COMANDUCCI A RAITRADE? - MA GUARDA UN PO’ CHE
STRANO: DA LUGLIO SULLA POLTRONA DI DIRETTORE SIEDE IL
42ENNE LUIGI DE SIERVO, FIGLIO DEL GIUDICE DELLA CORTE
COSTITUZIONALE CHE A BREVE DOVRÀ DECIDERE SUL LEGITTIMO
IMPEDIMENTO - REGISTA DELL’OPERAZIONE IL VICE DI
SADO-MASI, GIANFRANCO COMANDUCCI, GRANDE AMICO DI
CESARONE PREVITI - LA POVERA STEFANIA CINQUE, CHE DA
ANNI ASPETTAVA QUELLA PROMOZIONE, ORA È IN CAUSA CON
VIALE MAZZINI - QUELLA STRANA FUSIONE RAITRADE CON
RAICORPORATE…
Malcom Pagani per "Il
Fatto Quotidiano"
Fatturava quasi 70 milioni di euro l'anno e promuoveva
le proprietà intellettuali della Rai commercializzandone
i diritti in tutta Europa. Era Rai Trade, nacque nel
1987 e a fine anno, sarà solo un ricordo. Una fusione
improvvisa, senza ragioni apparenti, avvenuta nel cuore
dell'estate.
Tre paginette di motivazioni laconiche datate 29 luglio
in cui l'epitaffio decreta la fine dell'esperienza
addebitando a Rai Trade: "La mancata realizzazione di
partnership industriali, obiettivo che fu tra le ragioni
all'origine della scelta di dotarsi di una entità legale
autonoma, hanno indotto la Rai a sottoporre a un'attenta
revisione l'utilità della scelta all'epoca compiuta".
Strano, perché negli ultimi anni, durante
l'amministrazione dell'ex capo del personale Di Russo,
la progressione degli utili era stata continua e
costante, il nome Rai portato in giro per il mondo che
tra diritti sportivi e musicali (nel solco del marchio
Fonit Cetra) aveva ereditato e proseguito il lavoro
della Sacis. (Una struttura editoriale di vendite
estere, scomparsa dopo la fusione tra la stessa Sacis,
Eri e Fonit Cetra).
Tutto finito perché la casa madre (la Rai) decide di
incorporare la controllata e di annetterla alla
direzione commerciale. Contestualmente, nel silenzio
(proteste solo dall'Idv) prende il via il rendèz-vous
delle nomine. Rai Trade viene fusa in Rai Corporate e
diventa una struttura della direzione commerciale.
Sulla poltrona di direttore da luglio, siede Luigi De
Siervo, 42 anni, precedente occupazione in Rai Trade,
alla commercializzazione dei canali tematici. Per quella
promozione, da sette anni, aspettava come Godot il
vicedirettore della Direzione Sviluppo e coordinamento
commerciale: Stefania Cinque, ora furibonda e in causa
con la Rai. Sopra De Siervo, figlio di Ugo, giudice
della Corte costituzionale dal 2002, tramava il regista
dell'operazione. L'identikit è quello del vice direttore
generale della Rai Gianfranco Comanducci con delega alla
direzione commerciale.
Grande amico di Cesare Previti e in ottimi rapporti con
il suo capo, il direttore generale Mauro Masi,
Comanducci avrebbe avallato la partita senza battere
ciglio. Mentre De Siervo sale, altri scendono,
depauperando carriere.
Oltre a Stefania Cinque, sul carro dei perdenti stanzia
incomodo un'altra antica conoscenza dell'universo Rai.
L'ex amministratore delegato di Rai Trade si chiama
Carlo Nardello.
I
successi degli ultimi anni sono anche attribuibili alla
sua gestione, ma curiosamente, Nardello, invece di
opporsi alla fusione, non proferisce verbo e agevola il
passaggio della sua creatura. Dietro il mistero brilla
la promessa, ancora non mantenuta, di far diventare
(dopo la fusione) il medesimo Nardello capo del
personale al posto di Maurizio Flussi.
La
permanenza a Rai Trade a Nardello sta stretta e
l'obiettivo dichiarato è rientrare a Viale Mazzini dalla
porta principale.
Quando non vede realizzarsi il desiderio, Nardello ha
un'illuminazione. Teme di essere stato usato e si agita,
ma i giochi sembrano fatti. Fonti qualificate di Rai
Trade sostengono che Nardello e De Siervo in realtà si
assomiglino molto. Azienda-listi, ambiziosi,
accentratori, non indifferenti all'era Masi e
all'influenza di Berlusconi sulle vicende Rai. Nardello
infatti era stato il diretto responsabile al marketing
di Deborah Bergamini, da sempre una protetta del
premier.
Il clima a Rai Trade è quello che è. Incertezza,
abbandono, scoramento.
Nell'incubo personale i ruoli tendono a ribaltarsi e a
Nardello tocca persino accompagnare De Siervo, il suo ex
dipendente trasformato in capo, con il padre giudice a
Venezia, per la Mostra del cinema. La foto in pagina
documenta le soste congiunte all'Hotel Quattro Fontane,
il quartier generale della Rai al Lido.
Qui verità e ipotesi si confondono. Le stesse fonti
ipotizzano che De Siervo padre si sarebbe speso per
assicurarsi che al figlio - l'altro è alla Protezione
civile - fosse garantita la massima carica alla
direzione commerciale. Voci e illazioni tutte da
dimostrare, messe in giro ad arte dai nemici in un
momento delicato.
Una tolda importante, quella di De Siervo jr. Tutto ciò
accade mentre balla alla Consulta la valutazione di
costituzionalità del legittimo impedimento. Una partita
vitale per il berlusconismo, in cui il singolo voto è
dirimente e capace di spostare la bilancia in un senso o
nell'altro. De Siervo entrò alla Corte costituzionale
come giudice, in quota centrosinistra, nel 2002. Una
lunga carriera che prende il via nel 1965, con una
laurea con lode in diritto costituzionale.
Dal 1970 al 1974 è al Comitato regionale di controllo
della Regione Toscana, dal 1986 al 1993 al Consiglio
superiore della Pubblica amministrazione, dal 1997 al
2001 all'autorità garante per la protezione dei dati
personali. Negli ultimi anni, cuore e ragione si
sarebbero spostati a destra.
19-11-2010]
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VOGLIO UN SACCÀ DI SOLDI - L’EX DIRETTORE DI RAI FICTION
PORTA IN TRIBUNALE LA SUA AMATA EX AZIENDA - SUL TAVOLO
DEL POVERO SADO-MASI UNA CONTROVERSIA CHE TRA MANCATO
PREAVVISO DI PENSIONAMENTO, DIMENSIONAMENTO
PROFESSIONALE PER 32 MESI, LICENZIAMENTO SENZA GIUSTA
CAUSA, SOSPENSIONE CAUTELARE DI DURATA ECCESSIVA, VALE 4
MLN € - PER NON PARLARE DELL’ACCORDO IN STALLO SULLA
REALIZZAZIONE DI FICTION
Paolo Festuccia per "La
Stampa"
Il
tribunale è lì che aspetta, e stavolta Agostino Saccà
non farà sconti alla sua cara ex azienda. Sul tavolo del
giudice, infatti, giace la vicenda che lo oppone alla Tv
pubblica. E per la precisione solo una parte della
controversia: quella relativa al mancato preavviso di
pensionamento (valore circa 750 mila euro), e che
potrebbe, comunque, già rivelarsi pesante per le casse
di viale Mazzini (visto che già altri dirigenti
potrebbero preparare lo stesso ricorso). Tant'è che già
in tre circostanze i legali Rai hanno chiesto al giudice
un rinvio manifestando la volontà di voler trovare un
accordo con l'ex numero uno dell'azienda e della fiction
Rai.
Ma
al di là di promesse, decine di incontri tra Saccà e
Masi, e perfino una delibera (unanime) del cda l'accordo
ancora non c'è. O meglio c'è nei fogli protocollati, ma
resta fermo sulle scrivanie, nonostante il cda lo scorso
21 luglio deliberi, «tenuto anche conto del parere
legale richiesto» (da studio legale autorevole) di
prendere atto dell'intendimento manifestato dal Dg «di
procedere alla definizione transattiva del contenzioso,
prevedendo inoltre la definizione di un memorandum di
intesa riferito alla produzione audiovisiva da
sottoporre all'esame del cda». Ma da allora, nessun
segnale.
Incontri su incontri, telefonate tra avvocati, ma una
volta un cavillo, un'altra una svista lessicale e tutto
resta carta morta. E mentre il tempo scorre, Agostino
Saccà mette da parte le carte. I pareri dei legali della
Rai aumentano e annotano: dimensionamento professionale
per 32 mesi, mancato preavviso, licenziamento senza
giusta causa, sospensione cautelare di durata eccessiva.
Totale: 4 milioni di euro (un'annualità del Dg vale
circa 750 mila euro), più il danno biologico, di
immagine e risarcimento specifico per la cosiddetta
«perdita di chance». Insomma, una cifra che potrebbe
valere anche il doppio, 8 milioni di euro, tanto da far
scrivere ai legali della Tv pubblica (parere che
coincide con quelli di Saccà) che «i rischi di
soccombere in giudizio sono molto elevati». Ma
nonostante ciò, tutto resta fermo.
Motivo? Nel memorandum di intesa (Saccà rinuncia alle
azioni legali) si stipula un accordo anche per la
realizzazione di fiction. Ma è proprio questo punto a
generare lo stallo. Una impasse, che agita non poco
l'ultimo cda di viale Mazzini dove, a gong ormai
suonato, si rimanda la firma definitiva. La ragione? Un
accordo così celerebbe contratti di volume con minimi
garantiti.
Tesi smentite dalla relazioni del dg, Mauro Masi secondo
il quale «l'accordo di programma non prevede né minimi
garantiti né contratti di volume, ma anzi ha una
funzione strategica» e che vengono paradossalmente
contraddette dal capo degli Affari legali della Rai
(intervenuto in cda per la prima volta, se ne era sempre
occupato il vice Dg del contenzioso) che smentisce di
fatto il direttore generale e riblocca la decisione
finale. Ora si torna dal giudice, la Rai rischia di
perdere alcune fiction che l'attuale capo Fabrizio Del
Noce voleva, ma anche qualche decina di milione di euro
di troppo. 15-11-2010]
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Chiedere a Masi se è vero che il cuoco fatuo Vissani,
per ogni anteprima della "Prova del cuoco" (un minuto
massimo), prende 500 euro...11.11.10 |
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7.
LA RINCORSA DI SKY, ORA È PRONTA A SUPERARE LA RAI...
Dal "Corriere
della Sera" - E ora anche Sky Italia si
prepara a «superare» la Rai. Ipotesi che potrebbe
trovare conferma fra non molto, almeno considerando i
dati elaborati da R&S-Mediobanca che ha messo a
confronto i bilanci di Mediaset, Rai e Sky, i primi due
a fine 2009, l'ultimo a giugno dello stesso anno.
Mediaset ha visto una riduzione dei ricavi del 9,1% a
3,8 miliardi, Rai dell'1% a 3,1 miliardi mentre Sky ha
aumentato il fatturato del 7% a 2,8 miliardi.
Gli andamenti differenti si spiegano con i «modelli»: le
tv di Fininvest dipendono per il 75% dei ricavi dalla
pubblicità, che nel 2009 ha registrato per il gruppo un
calo del 15%; più o meno equivalente a quello Rai
(-16,8%), ma la tv pubblica ha il salvagente del canone
che rappresenta oltre metà del fatturato; Sky invece
marcia per abbonamenti, che equivalgono a oltre l'84%
delle entrate e sono cresciuti del 7,3%, mentre la
pubblicità è costante ma pesa solo per l'8% sugli
incassi.
La
Rai ha 11.346 dipendenti e un fatturato pro-capite di
274 mila euro; Sky ne ha 3.932 e ciascuno fattura in
media 713 mila euro, Mediaset infine ha 5.835 dipendenti
con un fatturato medio di 654 mila. Il costo del lavoro
medio è più o meno uguale in Mediaset e Rai (87-89 mila
euro), mentre è molto più basso in Sky (53 mila).
11.11.10 |
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CHE FINE FARà ENDEMOL? - AL LIMITE DEL COLLASSO IL
COLOSSO DEL "GRANDE FRATELLO": DUE MILIARDI E 400
MILIONI IN ROSSO (FACILE COMPRARE SOCIETà "A DEBITO", IL
FAMIGERATO "LEveragEd BUY-OUT", MA ALLA FINE CHI LO
PAGA?) - A QUESTO PUNTO SARà DIFFICILE CHE I SOCI
Mediaset, Goldman Sachs e De Mol DECIDANO DI APRIRE LA
CASSA: L’IPOTESI PIù GETTONATA è LA scissione, anche se
rischierebbe di aprire un nuovo scenario per il mercato
televisivo...
Dal "Corriere
della Sera"
L'investimento in Endemol comincia a pesare a Cologno
Monzese. Telecinco, la controllata spagnola di Mediaset
a cui fa capo la partecipazione nella società del Grande
Fratello, ha annunciato un dimezzamento dell'utile netto
dopo aver azzerato in bilancio il valore della quota in
Endemol, senza la quale i profitti sarebbero invece
raddoppiati. In realtà la società creata da John de Mol
non va male.
Ma
i 2,4 miliardi di debiti accumulati sono una zavorra
pesante. Una parte è stata rilevata dagli stessi soci,
cioè Mediaset, Goldman Sachs e Cyrte, la holding di De
Mol, un'altra dalla Apollo Management. Ma si tratta di
qualche centinaio di milioni, che non risolvono il
problema, per cui sarebbe stato dato mandato alla
Houlihan Lokey di studiare un rifinanziamento.
A
sentire le voci, tuttavia, non sarebbe questa l'unica
soluzione sul tavolo. Dopo il naufragio della trattativa
con Time Warner, i soci avrebbero iniziato a ragionare
su diverse ipotesi, tra cui rientrerebbe anche la
scissione delle attività e l'assegnazione agli stessi
azionisti.
Un
bel colpo per Mediaset - che però smentisce questa
possibilità - a cui potrebbero finire Italia e Spagna.
Fonti vicine al Biscione spiegano che al momento le
alternative sarebbero in realtà solo due: allungamento
delle scadenze del debito o aumento di capitale. Una
scissione, invece sarebbe una soluzione più radicale,
anche se rischierebbe di aprire un nuovo scenario per il
mercato televisivo.
Il
pacchetto destinato a De Mol finirebbe infatti molto
probabilmente alla Zodiac Entertainment, il principale
concorrente di Endemol di cui Cyrte ha il 20%. E tra i
soci di Zodiac c'è il gruppo De Agostini, ovvero il
competitor spagnolo di Telecinco con Antena3. Che a quel
punto potrebbe avere armi sufficienti per lanciare la
sfida al Biscione anche sul terreno dei format.
29-10-2010]
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-
Del bordellone Rai sul caso del programma economico che,
secondo "Il Fatto" era destinato alla conduzione della
fidanzata di Masi, Ingrid Muccitelli (invece, quasi
probabilmente sarà un esperto del ramo come Oscar
Giannino), chi ci ha lasciato le metaforiche penne è la
povera Barbara Carfagna che era destinata a condurre il
Tg1 delle 13, incarico saltato per le indiscrezioni che
la volevano in coppia con la masizzata Ingrid.
31.10.10 |
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GABANELLI, SANTORO, FAZIO, SAVIANO, BENIGNI. DA VIALE
MAZZINI RACCONTANO CHE NON È ANCORA FINITA. PERCHÉ
STASERA A ’REPORT’ SI APRIRÀ UN ALTRO FRONTE IMPORTANTE
E DELICATO: MILENA GABANELLI SI OCCUPERÀ DEL VECCHIO
STUDIO DI GIULIO TREMONTI, SULLE PARCELLE PAGATE DALLA
BELL DEL FINANZIERE GNUTTI PER IL CONTENZIOSO CON IL
FISCO SULLE PLUSVALENZE DELLA VENDITA DI TELECOM A
TRONCHETTI - I LEGALI DEGLI EX SOCI DEL MINISTRO
DELL’ECONOMIA HANNO GIÀ INONDATO DI DIFFIDE I LORO
COLLEGHI DELLA RAI. E SADO-MASI HA LITIGATO CON IL
DIRETTORE DELLA RETE, RUFFINI - "BERLUSCONI HA GIÀ
CHIESTO UN RISARCIMENTO IN SEDE CIVILE. SE TREMONTI FA
LA STESSA COSA, GABANELLI, CORRE IL SERIO RISCHIO DI
RIMANERE SENZA TUTELA LEGALE" -
Fabrizio d'Esposito per
Il Riformista
Gabanelli, Santoro, Fazio, Saviano, Benigni. In questa
settimana che si chiude, il dg della Rai Mauro Masi ha
sgranato un lungo rosario di polemiche e attacchi. Da
Viale Mazzini raccontano che non è ancora finita. Perché
stasera a Report si aprirà un altro fronte importante e
delicato: la trasmissione di Milena Gabanelli su Raitre
si occuperà del vecchio studio di Giulio Tremonti, oggi
studio Vitali-Romagnoli-Piccardi. I legali degli ex soci
del ministro dell'Economia hanno già inondato di diffide
i loro colleghi della Rai. E Masi ha litigato con il
direttore della rete, Paolo Ruffini.
I
due, Masi e Ruffini, si sono sentiti più volte negli
ultimi giorni e una fonte riassume le loro telefonate
così: «È in atto una forte turbolenza». Del resto, una
puntata su Tremonti, temono i berlusconiani di Viale
Mazzini, può trasformarsi in «un violento attacco al
ministro che è anche azionista dell'azienda». Tasto
dolentissimo. I falchi tv del Pdl aspetteranno stasera
per dare il loro giudizio sulla puntata, ma il clima è
di guerra, tanto per cambiare.
Già scottato dal Report su Antigua e le ville del
Cavaliere, il partito della normalizzazione che fa capo
a Masi è convinto che ormai c'è di fatto un fronte
Gabanelli, dopo quello Santoro. Questo il ragionamento
che si fa: «La Gabanelli ha sempre fatto inchieste
approfondite e documentate ma adesso risente del nuovo
clima che c'è. Le ville del Cavaliere ad Antigua non
rappresentano nulla d'illegale. In questo caso la sola
colpa di Berlusconi è di essere ricco».
In
pratica la linea dettata dal neoministro allo Sviluppo
economico Paolo Romani, che ha mantenuto le deleghe alle
Comunicazioni: «Gabanelli è brava ma la puntata su
Antigua è stata odiosa». Perdipiù, accusano ancora da
Viale Mazzini, «in quell'occasione Ruffini non ha
avvisato Masi come avrebbe dovuto».
Stasera, dunque, si replica con Giulio Tremonti.
L'inviato di Report si è presentato al suo vecchio
studio, da cui ufficialmente il ministro è uscito,
chiedendo di vedere le parcelle pagate dalla Bell del
finanziere Emilio Gnutti detto Chicco per il contenzioso
con il fisco sulle plusvalenze ricavate dalla vendita di
Telecom a Marco Tronchetti Provera.
Una vicenda che emerge anche dalle intercettazioni dei
furbetti del quartierino sulla stagione delle scalate ad
Antonveneta e Bnl. È proprio Gianpiero Fiorani che ai
magistrati racconta che per la vertenza con l'Agenzia
delle entrate la parcella pagata dalla Bell allo «studio
Tremonti» è costituita da «una cifra importante: venti o
venticinque milioni di euro». Insomma, il sospetto dei
falchi del Pdl di Viale Mazzini è che stasera si
proponga questa tesi: «Ecco gli affari del ministro
dell'Economia che agli italiani chiede ancora sacrifici
per la manovra economica».
La
vicenda Bell-«studio Tremonti» inizia quando l'erario
chiede alla cassaforte lussemburghese di Gnutti ben un
miliardo e seicento milioni di euro sulle plusvalenze
raccolte dalla transazione Telecom. La storia dorme per
quattro anni perché, con Tremonti e il centrodestra al
governo fino al 2006, l'amministrazione finanziaria
rinuncia alla riscossione. Il fascicolo si riapre con la
vittoria di Prodi e la Bell di Gnutti, controllata dalla
Hopa, chiude la vertenza con un pagamento di molto
inferiore alla cifra richiesta: 256 milioni di euro.
Ufficialmente Gnutti è difeso dall'avvocato Dario
Romagnoli e dal commercialista Claudio Zulli. Ma
racconta Fiorani ai magistrati il 24 marzo 2006, nel
carcere di San Vittore a Milano: «Gnutti mi aveva
riferito dell'interesse di Tremonti a essere nominato
consulente nell'operazione Antonveneta anche per un
favore che gli doveva. Io ho ricollegato subito la
vicenda all'operazione Bell... Gnutti mi disse che c'era
stata una vertenza rilevante che riguardava le imposte
dovute da Bell per l'operazione Telecom. Secondo me
Tremonti tiene in scacco Gnutti». Per quanto riguarda la
storia della parcella, Romagnoli ha sostenuto di non
aver incassato più di 5 milioni di euro ma nel bilancio
del 2005 di Bell sono annotati 31 milioni di euro da
saldare proprio a lui e a Zulli.
Questi i fatti, in sintesi. Resta da vedere cosa
succederà a Report stasera. Da Viale Mazzini spiegano
che il fronte Gabanelli può essere risolto più
facilmente della grana Santoro: «Berlusconi ha già
chiesto un risarcimento in sede civile. Se Tremonti fa
la stessa cosa, Gabanelli, che è un'esterna Rai, corre
il serio rischio di rimanere senza manleva (ossia la
tutela legale, ndr)».
Ipotesi questa già ventilata dopo la puntata su Antigua.
Che Masi, poi, voglia continuare sulla linea dello
scontro frontale a tutto campo questo sembra certo.
Appena qualche mese fa, i falchi del Pdl lo descrivevano
«titubante e debole». Adesso la situazione si sarebbe
ribaltata: «Sono stati i presunti falchi del cda a non
seguirlo sull'ipotesi di licenziare Santoro dopo il
"vaffanbicchiere". E se Santoro commetterà altre
infrazioni stavolta Masi andrà dritto sul
licenziamento».
«Paradossalmente», raccontano ancora da Viale Mazzini
«l'assedio a Masi sta facendo risalire le sue quotazioni
a Palazzo Grazioli. È come se gli avesse portato lo
scalpo morale di Santoro, facendogli capire che la
situazione in Rai è più complicata. E che i problemi non
vengono da lui ma da quelli del Pdl che stanno in
consiglio. Sono loro a frenare. Il premier questo l'ha
capito».24-10-2010]
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BENIGNI S.P.A. - LA GALASSIA DI SOCIETÀ DEL COMICO
TOSCANO - - Nel biennio 2007-2008 (l’ultimo bilancio non
è stato depositato) Melampo Cinematografica srl, la
società capofila delle sue attività ha registrato,
grazie ai diritti su film, dvd e spettacoli, un
fatturato di 61,9 milioni di euro con utili per 14,4
milioni - Soldi a cui si devono aggiungere le attività
delle altre società controllate dalla coppia
Benigni-Braschi (lei è la manager e siede in veste di
amministratore in tutte le aziende di famiglia)...
Andrea Ducci
per "Il
Mondo" in edicola domani
Non è la prima volta. Lo scorso anno per la sua
partecipazione al Festival di Sanremo è scoppiato un
pasticcio. Roberto Benigni chiedeva 350 mila euro e la
Rai si era accordata con l'attore toscano per uno
scambio che stabiliva la cessione dei diritti home video
di parte delle sue apparizioni nella tv di Stato. A
incamerare i diritti sarebbe stata Melampo
Cinematografica srl, la società capofila delle attività
di Benigni.
Il
polverone sollevato da quella trattativa somiglia per
certi versi a quello degli ultimi giorni sulla
trasmissione "Vieni via con me" di Fabio Fazio e Roberto
Saviano con il relativo cachet di 250 mila euro per una
sola puntata. La soluzione è parsa quella di andare in
tv gratis, ma a dolersene in questo circostanza potrebbe
essere il bilancio di Melampo Cinematografica.
La
società posseduta pariteticamente da Benigni e dalla
moglie Nicoletta Braschi, del resto, è una vera macchina
da soldi. Nel biennio 2007-2008 (l'ultimo bilancio non è
stato depositato) ha registrato, grazie ai diritti su
film, dvd e spettacoli, un fatturato di 61,9 milioni di
euro con utili per 14,4 milioni. Soldi a cui si devono
aggiungere le attività delle altre società controllate
dalla coppia Benigni-Braschi (lei è la manager e siede
in veste di amministratore in tutte le aziende di
famiglia).
Oltre alla Melampo c'è la Tentacoli edizioni srl, che si
occupa di produrre e cedere diritti musicali per lo più
infragruppo, con un fatturato nel 2009 di 207 mila euro
e un utile netto di 103 mila. Anche in questo caso la
proprietà è al 50% tra il comico e la moglie. Identico
assetto azionario della società immobiliare Scipio srl
in cui è cui è custodita la magnifica villa Domus
Jucudiana vicino alla terme di Caracalla a Roma dove
vive l'attore che ha beneficiato, tra l'altro, del
condono edilizio in occasione di una serie di interventi
di restauro.
La
società è stata messa in liquidazione nell'agosto
scorso. Della mini galassia dell'attore e regista fa
infine parte una quota del 40% di Cinecittà Papigno srl
(il restante 60% è di Cinecittà Studios), ossia i teatri
di posa e i laboratori del piccolo paese in provincia di
Terni dove è stato girato il film Pinocchio. L'obiettivo
era farne un centro di produzione alternativo agli
studios romani ma il progetto è presto naufragato e
Benigni, dopo avere investito 7 milioni di euro, ha
ceduto la maggioranza proprio a Cinecittà.
[21-10-2010]
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AGCOM DIFFIDA TG1, RICHIAMO TG4 E STUDIO APERTO...
(ITALPRESS) - La Commissione Servizi e Prodotti
dell'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni ha
esaminato oggi i dati relativi al monitoraggio per il
periodo luglio-agosto- settembre 2010 riscontrando, come
si legge in una nota, un forte squilibrio nel tempo
dedicato da alcuni telegiornali (TG1, TG4, Studio
Aperto) a favore della maggioranza e del Governo.
La Commissione ha pertanto deliberato di impartire una
diffida al TG1 e un richiamo al TG4 e a Studio Aperto.
"Qualora tale squilibrio perdurasse - si legge nella
nota - verranno adottati ulteriori provvedimenti.
23.10.10 |
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Conti in tasca a "Vieni via con me", il programma in
quattro puntate di Fazio & Saviano. Il costo complessivo
è di 2 milioni 800 mila euro. I ricavi pubblicitari
previsti per i quattro appuntamenti sono di 810mila
euro. Di 2 milioni e 800mila, un milione va per il
format alla Endemol, società partecipata per un terzo da
Berlusconi.
Fazio non prende nessun compenso perché il suo dovizioso
contratto di 2milioni e 200mila dal 2008 al 2011
(firmato dall'allora direttore generale il prodiano
Claudio Cappon, presidente il piddino Petruccioli)
prevede appunto i quattro speciali.
Saviano non incassa 80mila come erroneamente scritto
bensì 50 mila a puntata per un totale quindi di 200
mila. Per Antonio Albanese è previsto un cachet di 23
mila euro, solo 5 mila per Paolo Rossi.
Dopo le polemiche innescate dal compenso di Benigni,
SadoMasi ha accettato al volo l'offerta del manager di
Robertaccio, Lucio Presta, di partecipare gratis.
(Da ambientini di viale Mazzini si sussurra che l'agente
calabrese vorrebbe "recuperare" con una partecipazione,
pagata bene ovviamente, di Benigni al prossimo Sanremo.
Ed è sempre Presta che cura il cachet della valletta
Belen che punta a 150 mila euro per tirare avanti una
settimana sul palco dell'Ariston. Mentre la Canalis,
gestita dal manager Caschetto, vuole intascare 200 mila.
Trattative sono in corso).
Gli altri ospiti nel mirino degli inviti di Fazio (tra i
suoi autori c'è l'editorialista di "Repubblica" Michele
Serra) sono: Bono degli U2, Guccini, Nanni Moretti,
Dario Fo, Ligabue, Milena Gabanelli, Guido Ceronetti,
Paolo Villaggio e Pupi Avati (regista vicino all'Udc di
Casini).
2-
LE STAR TV ROSSE ORMAI TENGONO SOTTO SCACCO I POLITICI
DELLA SINISTRA. PERCHÉ DOBBIAMO CONTINUARE A PAGARLI NOI
CITTADINI COL CANONE?
Giampaolo Pansa per "Libero"
VIDEO DELLO SCAZZO TRA PANSA E FERRARA (1993):
Azzeriamo la Rai, scrive Maurizio Belpietro. Sono
d'accordo con lui, ma entrambi arriviamo un po' in
ritardo. La Rai non esiste più. La televisione pubblica
è morta. Al suo posto c'è, non da oggi, una grande
cricca di sultanati rossi che rispondono soltanto a se
stessi. Neppure la sinistra politica che li ha messi al
potere è in grado di controllarli. Del resto, che cosa
conta il povero Bersani rispetto a un Santoro o a un
Fazio? Zero virgola zero.
Ma
se le cose stanno così, è inevitabile una domanda. La
presenterò alla fine di queste righe. Per spiegare che
cosa dirò, dichiaro subito che i sultani rossi della Rai
non mi rappresentano più da un pezzo. Devo fare nomi e
cognomi? Eccoli. Che cosa ho da spartire con Michele
Santoro? Nulla. Negli anni del suo esordio, ho
partecipato più volte al suo talk show. Erano altri
tempi, quelli finali della Prima Repubblica. Allora
Michele metteva in scena un contradditorio vero. Ne
ricordo uno terribile fra Giuliano Ferrara e me, il 4
novembre 1993.
Per un pelo non arrivammo allo scontro fisico, come
succede a due pugili sul ring. Giuliano era un peso
supermassimo, io solo massimo. E non so immaginare come
sarebbe finita. Dopo quella serata balorda, Ferrara mi
querelò. Rischiavo di finire nell'ingranaggio di un
processo.
Poi, grazie alla prima vittoria elettorale di Silvio
Berlusconi nel marzo 1994, Giuliano entrò nel governo
del Cavaliere, come ministro senza portafoglio per i
rapporti con il Parlamento. E prese una decisione da
vero signore: ritirò tutte le querele che aveva
presentato. Ritenendo poco liberale che un membro del
governo trascinasse in giudizio dei cittadini non
coperti dalle stesse garanzie.
GLI OSPITI SGRADITI FANNO DA COMPARSA
Oggi Santoro non ha più contradditori veri. Invita
sempre degli ospiti che non la pensano come lui. Ma
costoro, fatalmente, finiscono con il fare la parte del
due di picche. Comparse, niente di più. Il mio consiglio
a Belpietro e ad altri amici è di non rispondere più
alle chiamate di "Annozero". E di lasciare tutta la
scena ai corazzieri santoristi, come Marco Travaglio, il
baffuto Ruotolo e il vignettista Vauro.
In
questo modo, il gioco di Michele non avrebbe più alibi.
Quello di "Annozero" è un sultanato strapotente. Il
direttore generale della Rai, Mauro Masi, non può fare
assolutamente nulla per controllarlo. Non conosco Masi
di persona. Però mi è bastato vederlo in collegamento
con il "Porta a Porta" di Bruno Vespa. Un tizio
azzimato, vestito da milord come il bel Cecè delle
barzellette, incapace di parlare in modo semplice e
chiaro.
Ho
pensato: ecco un pomposo ingenuo che s'illude di fermare
un carro armato con la forchetta da tartine prelevata a
un cocktail. Ma Santoro è soltanto il più forte dei
sultani rossi che si sono mangiati la Rai. L'elenco
stampato ieri da "Libero" è impressionante. E disegna
una formazione politica nuova, molto più potente del Pd
di Bersani, della parrocchia dipietrista e dei tifosi di
Vendola.
È
il Pst, il Partito dei sultani televisivi, che alle
prossime elezioni risulterà il ferro di lancia nel
tentativo di mandare a casa l'odiato Caimano.
L'organigramma è già deciso. Il leader sarà Santoro.
L'incarico di vice segretario andrà a Fabio Fazio, un
signore che non ha bisogno dell'aiuto di Roberto Saviano
per mettere in mostra il proprio stile autoritario.
Pagato con i soldi dei cittadini, quelli delle tasse e
del canone Rai, Fazio è un super-sultano. Vuole ai suoi
piedi in prima serata soltanto chi ragiona come lui. E
chi scrive i libri che lui scriverebbe, se fosse in
grado di farlo.
Il
grafico di "Libero" elenca altri dieci fra signore e
signori che formano la truppa di Santoro. A loro potrei
aggiungere altre eccellenze rosse che non dipendono
dalla Rai. Consideriamo il caso della 7, una rete
privata e senza canone. Qui domina Lilli Gruber, già
parlamentare europea di sinistra, che ogni sera mette in
mostra la propria militanza rossa. Non ho mai visto
"Exit" di Ilaria D'Amico, ma sento dire che quando non
parla di calcio su Sky è soltanto un'impacciata allieva
di Lilli. Dell'"Infedele" di Gad Lerner abbiamo già
capito che musica si canta. Da tempo Lerner vive una
fantastica regressione politica. È ritornato agli anni
Settanta, quando s'illudeva di fare la rivoluzione nelle
file di Lotta continua.
Ma
sulla 7 il vero dominus è Enrico Mentana, il nuovo
direttore del telegiornale. So che è inutile dare
consigli a "Mitraglia". Gli auguro soltanto di non
essere così incauto da sbandare troppo sulla sinistra.
Si troverebbe dentro un territorio già occupato dai
sultani della Rai. E qualche telespettatore passerebbe
al Tg3 che ha mezzi migliori e una direttora più
attraente di Mentana, con un cognome che appartiene alla
storia della sinistra italiana.
Su
questo dovrebbe riflettere anche la coppia Costamagna &
Telese. Il loro week end televisivo profuma troppo di
vecchio Festival dell'Unità. Stanno diventando dei
comici vetero sinistri. La versione antagonista di
Gianni e Pinotto. E non riusciranno mai a mostrarsi più
rossi della compagna Gruber.
Tuttavia, i militanti della 7 non costano nulla a chi li
guarda. Niente canone. Niente contributo prelevato
dall'Irpef di ciascuno di noi. Possono non piacerci, ma
almeno non siamo costretti a finanziarli. Quelli della
Rai, invece, sono l'unico caso al mondo di militanza
strapagata anche da chi non la pensa come loro. È un
paradosso che sta diventando sempre più insopportabile.
E ti fa rimpiangere i militanti del vecchio Pci.
L'ARMA DEL TELECOMANDO E DELLE URNE ELETTORALI
Il Partitone Rosso, oggi scomparso, aveva molte colpe.
Però la sua forza si fondava su un popolo che dava tutto
in cambio di niente. Non penso soltanto ai volontari
delle tante feste dell'Unità. Ma a esempi di abnegazione
assai più rischiosi. Chi andava in Spagna a combattere
nelle Brigate internazionali ci arrivava con le pezze al
culo. E ammesso che fosse ancora in vita, ne ritornava
più povero di prima. Lo stesso accadeva ai partigiani
comunisti delle Brigate Garibaldi. Certo, loro speravano
di conquistare il potere in Italia, ma non pretendevano
contratti d'oro, consulenti, assistenti, autori di
rincalzo e magari l'auto blu.
Da
questa constatazione nasce una domanda. Perché tutti
dobbiamo pagare i sultani rossi che rappresentano
soltanto una minoranza di italiani? Dovrebbe essere
possibile evitare questo fastidio. Un modo c'è. Consiste
nel disaggregare il canone Rai a seconda delle reti
televisive.
Non mi piace la rete Tre e non voglio più vederla? Il
mio canone va ridotto di un terzo. Non mi piace Santoro?
Sono disposto a rinunciare anche alla rete Due. La
tecnologia odierna consente di bloccare il mio
televisore soltanto sulla rete Uno. Le altre se le
paghino i tifosi di Santoro & C. So bene che non accadrà
niente di tutto questo. Neppure un Berlusconi armato di
missili nucleari riuscirebbe a tanto.
I
sultanati rossi della defunta Rai continueranno a
imperversare senza incontrare nessuno che li fermi. E
diventeranno sempre più scaldati, aggressivi, arroganti.
Per fortuna esiste il telecomando. Insieme all'urna
elettorale. I sultani si sono mai domandati che
rischiano di far diventare simpatico il Cavaliere pure a
chi non l'ha mai votato? Meditate, sultani, meditate.
Non fateci sospettare che la vostra cricca lavori di
nascosto per la vittoria del Caima no. 21-10-2010]
|
|
1-
PER IL PROGRAMMA DI SAVIANO & FAZIO LA RAI SBORSA LA
SOMMETTA DI 2 MILIONI E 816MILA € ALLA ENDEMOL DI
BERLUSCONI E DEVE COPRIRE PURE LE SPESE VIVE DI
PRODUZIONE (STUDIO, OPERATORI, ATTREZZATURE TECNICHE.
COME IN "CHE TEMPO CHE FA"). GLI INCASSI PUBBLICITARI,
PERÒ, SAREBBERO DI SOLI 1,5 MILIONI. LA RAI CI RIMETTE?
- 2- MISTERI CACHET: SE A SAVIANO VANNO 320MILA EURO
(80MILA A PUNTATA), TOLTI CIRCA 500MILA PER BENIGNI,
BONO, I COMICI E OSPITI VARI, A COSA SERVONO GLI ALTRI 2
MILIONI €? MA SOPRATTUTTO: PER ASCOLTARE I MONOLOGHI DI
SAVIANO E OSPITI VARI A FARE DA CONTORNO, SERVE UN
MEGAPPALTO A UNA CASA DI PRODUZIONE ESTERNA?
1-
LA RAI SBORSA TRE MILIONI DI EURO A ENDEMOL PER IL
"FORMAT" FAZIO/SAVIANO
Enrico Paoli per "Libero"
«Magari venisse davvero gratis. Sarei molto contento».
Antonio Verro, consigliere di amministrazione della Rai
indicato dalla maggioranza, non crede finché non vede. E
siccome in Rai nessuno, ma proprio nessuno - nemmeno gli
ospiti dei programmi - è mosso da spirito francescano,
l'idea che Roberto Benigni partecipi alla trasmissione
di Fabio Fazio e Roberto Saviano "Vieni via con me", che
costerà alla Rai quasi 3 milioni di euro, rinunciando al
suo compenso da 250mila euro fa sorridere.
Insomma, il "piccolo diavolo" Benigni che rifiuta il
cachet pur di prendere parte alla prima delle quattro
puntate di "Vieni via con me", è davvero la miglior
battuta della sua carriera, consegnata alle cronache dal
suo manager Lucio Presta. «Qualora si facesse il
programma, Benigni parteciperà a titolo gratuito», dice
il manager del premio Oscar, ribadendo che il gettone da
250mila euro era la «cifra offerta dalla Rai».
«Altra bella battuta», sottolineano a viale Mazzini.
Dove hanno preso per buona anche l'offerta di Antonio
Albanese, altro comico invitato in trasmissione dal duo
Saviano-Fazio. «La questione economica è una balla
galattica», dice il comico, «sono onorato per essere
stato invitato, lo farei anche gratis». E allora fatelo,
rispondono dall'azienda, così la Rai risparmierà
qualcosa come 3 milioni di euro.
Sì
perché questo programma, che rischia di diventare un
cult ancor prima di andare in onda, vista la foga
antiberlusconiana degli autori e dei sostenitori dello
show, costa al servizio pubblico un bel pacco di soldi,
la società che produce il programma 2 milioni e 816mila
euro l'importo esatto. Con questa somma, tutt'altero che
modesta, la tv pubblica "compra" il format della
trasmissione, ma non copre le spese vive di produzione.
Quelle sono a carico della Rai, che mette a disposizione
della Endemol lo studio, gli operatori e le attrezzature
tecniche. Si tratta dello stesso "protocollo" utilizzato
per "Che tempo che fa", il programma settimanale di
Fabio Fazio, di cui la Endemol detiene il format. 'Vieni
via con me', tirando le somme, costerà oltre 70mila euro
a puntata.
Dire che la Rai, ampiamente dotata di risorse interne e
maestranze qualificate, potrebbe fare tutto in proprio,
come vanno sostenendo da tempo i dirigenti di viale
Mazzini, stufi dello strapotere delle case di
produzione. Perché il programma si farà, questo è certo:
«Vieni via con me andrà in onda», hanno ribadito i
vertici di viale Mazzini, «non c'è mai stato nessun
problema».
In
questo gioco ad incastri va detto che a pagare Saviano
non è la Rai, ma la Endemol, la stessa casa di
produzione che realizza il Grande Fratello, programma
criticato da buona parte degli ospiti di Saviano. E dire
che la Endemol tratta lo scrittore campano come una star
televisiva. All'autore di Gomorra andranno circa 80mila
euro a puntata per un totale che si aggira sui 320 mila
euro, il quale giudica «immorale» la pubblicità data ai
compensi, che favorisce «solo la concorrenza».
Saviano prenderà parte a tutte e quattro le puntate,
delle quali sarà co-conduttore assieme a Fazio.
Quest'ultimo non riceverà nessun compenso aggiuntivo
avendo già nel suo contrato milionario con la Rai la
clausola che lo impegna per questi speciali. Saviano,
trattandosi di un poker televisivo a lui dedicato, ha
chiesto carta bianca circa i testi e i contenuti dei
suoi interventi, e gli autori che collaboreranno con lui
saranno pagati dalla Endemol per sfuggire ai controlli
di viale Mazzini. Come tutte le trasmissioni, infine, ci
saranno gli ospiti, «senza i quali, Benigni in
particolare, non vado in onda», sostiene Saviano. Altro
capitolo a parte del rendiconto economico della
trasmissione, anche questo a carico della Rai.
La
tv pubblica mette a disposizione del programma, in onda
su Rai Tre dall'8 novembre, circa 450mila euro di
budget. Prendiamo la prima puntata. Salvo sorprese, a
Benigni andrebbero 200mila euro per una comparsata di
mezz'ora, mentre Antonio Albanese ha chiesto 24mila
euro. Con la restante cifra, 226mila euro, la Rai paga
Bono Vox, il leader degli U2, Paolo Rossi, altro comico
molto caro a Saviano, e le presenze dell'ultimo minuto.
Insomma, un fiume di soldi per parlar male di Berlusconi
e del governo. E ora, una volta firmato il contratto,
toccherà al consiglio di amministrazione dire l'ultima
parola, visto che la cifra complessiva supera i 2
milioni e mezzo di euro. E non è detto che tutti fili
liscio.
2-
MA IL PROGRAMMA VARREBBE "SOLO" 1,5 MILIONI DI EURO
Scrive Alberto Guarnieri per "Il Messaggero":
Ruffini è clemente. Dice di non sapere quanto costerà,
in termini di minori introiti e qualche penale, non
mandare in onda "Vieni via con me". Azzardiamo: quattro
puntate, ascolti garantii di almeno il 18 per cento. Fa
un milione e mezzo di euro. 20-10-2010]
|
|
-IN SPAGNA SI STA CONSUMANDO IN QUESTE ORE UNA BATTAGLIA
TUTTA ITALIANA. SUI FRONTI CONTRAPPOSTI SI TROVANO TELECINCO CONTROLLATA DA FININVEST-MEDIASET, E
"ANTENA3", LA TV NELLE MANI DEL GRUPPO DE AGOSTINI
Anche il Milan del Cavaliere è stato sbeffeggiato ieri
sera dal Real Madrid allo stadio Bernabeu, ma in Spagna
si sta consumando in queste ore una battaglia tutta
italiana.
Sui fronti contrapposti si trovano l'emittente
televisiva Telecinco controllata da Fininvest-Mediaset,
e "Antena3", la tv nelle mani del Gruppo De Agostini. Le
due emittenti, guidate rispettivamente da Paolo Basile e
Maurizio Carlotti, si combattono a colpi di share e non
badano a spese.
Telecinco di Mediaset ha varato la serie televisiva
"Felipe y Letizia" che ripercorre la storia dello
spilungone figlio del re Juan Carlos con la bella moglie
ex-anchorwoman neo-anoressica. Da parte sua Antena3 dei
Boroli e di Drago ha annunciato tempo fa di voler
mettere in onda per il mercoledì sera la fiction
"Hispania", ma per battere sul tempo l'avversario
italiano ha deciso di anticipare questa fiction al
prossimo lunedì.
A
questo punto la Telecinco di Mediaset ha immediatamente
annunciato che la prima puntata della telenovela su
Felipe e Letizia partirà nella stessa serata. In Italia
questa coincidenza sarebbe del tutto normale, ma in
Spagna il regolamento del sistema televisivo varato dal
ministero dell'Industria vieta operazioni di
"controprogrammazione mirata" decise all'ultimo momento.
Il
consiglio di ministri spagnolo ha già sanzionato
recentemente Telecinco con una multa di 350mila euro
proprio per una precedente controprogrammazione della
sua serie "Los Serrano" contro Antena3.
Adesso c'è il rischio di un'altra multa di 500mila euro,
ma sembra che da Mediaset sia partito l'ordine di
strappare a qualsiasi costo la prima serata alla
concorrente italiana.
23.10.10 |
|
1-
MASI: "CENSURA? BENIGNI CHIEDE 250 MILA € PER
PARTECIPARE A UNA SOLA PUNTATA" - 2- MA PER FABIOLO
FAZIO, DIETRO I RITARDI NELL’APPROVAZIONE DEI CONTRATTI
DEL NUOVO PROGRAMMA CONDOTTO CON ROBERTO SAVIANO ("VIENI
VIA CON ME", RAI3), CI SONO SOLTANTO "ARGOMENTI CHE
FANNO PAURA" E NESSUN PROBLEMA DI CARATTERE ECONOMICO:
"ROBERTO BENIGNI HA ACCETTATO TUTTE LE CONDIZIONI POSTE
DALLA RAI" - 3- MASI: "C’È PIÙ CHE IL SOSPETTO CHE
ALCUNE NOTIZIE VENGANO FATTE FILTRARE ACCAMPANDO
INESISTENTI MOTIVAZIONI POLITICHE PER “FORZARE” LA
TRATTATIVA ECONOMICA" - 4- DAGOREPORT - SAVIANO: 80 MILA
€ PER PUNTATA. BENIGNI: 250 MILA PER 30 MINUTI
1-
COMUNICATO RAI: MASI, NON C'È NESSUNO STOP A TRATTATIVA
OSPITI " VIENI VIA CON ME "
La Direzione Generale smentisce nella maniera più ferma
e decisa quanto contenuto in alcuni articoli apparsi sui
quotidiani in merito alla trattativa relativa agli
ospiti della trasmissione "Vieni via con me" . Non c'è
alcuno stop ma soltanto un doveroso approfondimento
portato avanti dagli uffici competenti , come giusto che
sia , in merito a richieste economiche per Rai molto
significative (in un caso 250 mila euro per una sola
puntata).
Al
riguardo c'è più che il sospetto che alcune notizie
vengano fatte filtrare accampando inesistenti
motivazioni politiche per "forzare" la trattativa
economica.
Si
è comunque fiduciosi nel recupero di ragionevolezza e
quindi nel buon esito della trattativa stessa.
2
- FAZIO ESCLUDE CHE DIETRO I RITARDI NELL'APPROVAZIONE
DEI CONTRATTI CI SIANO RAGIONI DI CARATTERE ECONOMICO:
"BENIGNI HA ACCETTATO TUTTE LE CONDIZIONI POSTE DALLA
RAI"
Repubblica.it
Prima il caso Santoro (che ha fatto il record di
ascolti), poi il tentativo di censura a Report 1 (altro
record) con le accuse scomposte del ministro Romani, e
ora la clamorosa denuncia di Fabio Fazio contro i
vertici della Rai alla vigilia del nuovo programma
condotto insieme a Roberto Saviano: "Così - dice Fazio -
il programma non può andare in onda".
La
clamorosa presa di posizione del conduttore è per
denunciare il mancato via libera ai contratti per
Roberto Benigni, Paolo Rossi e Antonio Albanese,
previsti come ospiti della prima puntata che dovrebbe
andare in onda l'8 novembre in prima serata su Raitre.
"A
tre settimane dalla messa in onda - denuncia Fazio -
Endemol Italia non ha ancora il contratto, gli ospiti
non hanno ancora il contratto e giustamente Saviano
dice: 'Così non vado in onda' e io sottoscrivo
pienamente". Evidentemente, conclude Fazio "è un momento
in cui la tv non può permettersi di raccontare la
realtà".
Fazio esclude che dietro i ritardi nell'approvazione dei
contratti ci siano ragioni di carattere economico:
"Benigni ha accettato tutte le condizioni poste dalla
Rai", e a quanto si apprende il premio Oscar avrebbe
garantito la sua presenza alla prima puntata per un
cachet decisamente inferiore a quello percepito per la
sua ultima apparizione in Rai, lasciando all'azienda
tutti i diritti.
"Ma a tre settimane dal via - ribadisce Fazio -
praticamente non ha il contratto nessuno. E per di più
oggi abbiamo saputo da Raitre che son stati rimandati
indietro contratti sui quali erano già stati presi
accordi. Ora basta".
Infine Fazio precisa: "Lo abbiamo già detto prima
dell'estate: i programmi o si fanno bene o non si fanno,
le vie di mezzo non esistono. Ci siamo messi a lavorare
e abbiamo raccontato per filo e per segno all'azienda la
trasmissione, nella quale Saviano avrebbe voluto parlare
di mafia e politica, di emergenza rifiuti, di carceri,
di ricostruzione all'Aquila, di delegittimazione e
macchina del fango. Capisco che sono argomenti che fanno
paura [19-10-2010]
|
|
FAZIO, QUANTO CI COSTI? - QUELLA CHE L’AUTORE DI
"GOMORRA" IERI SERA HA DEFINITO “UN’INVENZIONE” (2.8 MLN
PER LE 4 PUNTATE) È NERO SU BIANCO NELLA PROPOSTA DELLA
ENDEMOL ALLA RAI MASIZZATA - UN’OPERAZIONE CHE A VIALE
MAZZINI FA PERDERE OLTRE 2 MLN € - LA STRANA MATEMATICA
DEL CURATORE DI “CHE TEMPO CHE FA” LORIS MAZZETTI: "È UN
GRANDE SUCCESSO, COSTA 10/11 MLN MA NE GUADAGNA 7/8 CON
GLI SPOT" - ENDEMOL: "LE CIFRE USCITE SUI GIORNALI SONO
IRREALI" (MA NON DICE QUALI SIANO QUELLE VERE...)
1 - SAVIANO IN RAI ECCO IL CONTRATTO DA
2.816.000 €
Franco Bechis per "Libero"
Costo a trasmissione: 704 mila euro. Costo totale per 4
puntate: 2.816.000 euro. Questa "invenzione", come l'ha
definita ieri Roberto Saviano intervenendo ad Annozero,
è invece contenuta nero su bianco nella proposta che i
curatori della trasmissione di Saviano hanno inviato a
fine luglio alla Rai. Non è stato dunque Mauro Masi a
proporre 80 mila euro a puntata per Saviano, o 350 mila
euro per la comparsata di Roberto Benigni. Questa è
stata una scelta di Endemol e dei curatori della
trasmissione, Fabio Fazio e lo stesso Saviano.
Nel prospetto finanziario inviato alla Rai (quindi non
proposto dall'azienda) erano indicati 2,4 milioni di
"costo esterno editoriale" (conduttori e ospitate), 196
euro di "costo esterno di produzione" (collegamenti e
studi fuori sede), e 220 mila euro di "costo interno di
produzione" (quel che spende la Rai negli studi di viale
Sempione). Il totale fa dunque quei 704 mila euro a
puntata. La scheda finanziaria è stata vistata dal
direttore generale della Rai il 7 settembre scorso. A
metà giugno il programma è stato presentato dalla Sipra
agli investitori pubblicitari. A fine settembre sono
arrivate le prenotazioni di spot per il programma.
Fatturato previsto per le 4 puntate: 810 mila euro.
Perdita complessiva dell'operazione: 2.016.000 euro.
Con una Rai che ufficialmente prevede di perdere 116
milioni di euro a fine anno (ma saranno di più), è
naturalmente scattato l'allarme rosso. Nessuno ha mai
pensato di cancellare la trasmissione, ma solo di
verificare prima dell'ok definitivo se era possibile
ridurne i costi per limitare le perdite.
Come rivelato da Libero ieri la penale contrattuale
stipulata dalla Rai ammontava a 1,5 milioni di euro. Si
era creato così il paradosso di rendere più conveniente
non mandare in onda il programma rispetto alla sua
regolare trasmissione.
Accade spesso in Rai. Ieri sera ad Annozero è stato
portato il caso meraviglioso di Che tempo che fa di
Fabio Fazio. In studio c'era il curatore del programma,
Loris Mazzetti, presentato da Santoro come un tecnico.
Bontà sua ha fornito per la prima volta il budget
economico di quel programma: Fazio prende 2 milioni di
euro di cachet personale, la trasmissione costa "10-11
milioni di euro all'anno".
LA
DESCRIZIONE
Sempre Mazzetti descrive il programma come una miniera
d'oro, tanto è che porta "7-8 milioni di euro di spot".
Dovrebbe provare a recarsi in qualsiasi ufficio acquisti
di un'azienda privata in qualsiasi parte del mondo, e
dire: "ho un programma di successo clamoroso, costa 11
milioni e ne fa entrare ben 8".
Quale televisione privata del mondo comprerebbe a
scatola chiusa un programma di sicuro insuccesso che
prima ancora di andare in onda sa già di causare
all'azienda un buco di bilancio di 3 milioni di euro?
Nessuna. Sarebbero messi alla porta il tecnico Mazzetti
e il giovale Fazio, spiegando loro che la tv libera si
fa quando si riesce a fare guadagnare l'azienda, non
quando le si fa un danno. "Che tempo che fa" provoca un
buco di bilancio, cioè un danno, di 252 mila euro al
mese.
DIECI VOLTE PEGGIO
Saviano riesce a fare quasi dieci volte peggio: 2
milioni di euro in un solo mese. Dunque è una semplice
bugia il grande successo di questi programmi: sono un
flop. Certo, la linea editoriale di una televisione
pubblica è diversa da quella di una tv privata. Può
permettersi di mandare in onda grandi flop come questi.
A una condizione: che siano davvero trasmissioni di
servizio pubblico. Che rispettino le idee di tutti, non
abbiano tesi precostituite, ma accettino il
contraddittorio, non offendano e non attacchino nessuno.
Possono raccontare fatti, ma non spacciare per fatti le
opinioni. Se ne esprimono una, devono accogliere anche
quella contraria.
LE
STRANEZZE
Non è così "Che tempo che fa", non sembra così a leggere
i contenuti nemmeno il programma di Saviano. A meno che
prevedesse anche una infinità di ospiti gratuiti, in
grado di difendersi dalle accuse che altri- a pagamento-
sono liberi di fare. Quello che la Rai sta per mandare
in onda viola il principio basilare di mercato di una tv
privata e quello costituzionale che è alla base della
televisione di Stato italiana. Non dovrebbe andare in
onda.
2
- ENDEMOL, SU 'VIENI VIA CON ME' PUBBLICATE CIFRE
IRREALI...
(Adnkronos) - "Le notizie relative ai
costi di produzione riconosciuti ad Endemol per la
trasmissione 'Vieni via con me', apparse in questi
giorni su alcune testate, non corrispondono alla
realta'". Lo sottolinea in una nota la stessa Endemol
Italia. 22-10-2010]
|
VOLETE VEDERE LA LETTERA DI SADO-MASI CHE squalifica
SANTORO per 10 giorni? ECCOLA! - "il diritto di critica
e di cronaca, da Lei invocato, è sconfinato nel dileggio
e denigrazione del Direttore Generate delta Rai" - "La
sanzione avrà effetto dal giorno 18 ottobre p.v.
pertanto Lei non dovrà rendere alcuna prestazione
lavorativa nei giorni 18, 19, 20, 21, 22, 25, 26, 27,
28, 29 ottobre 2010, senza alcun diritto alla relativa
retribuzione"....
Dott. Michele Santoro
RAI- Radiotelevisione italiana Spa
ROMA
Roma, 12 Ott 2010
In riferimento alla nostra lettera di contestazione RUO/RIO/CNI/13936
del 30
settembre 2010 il cui contenuto deve considerarsi qui
integralmente trascritto, Le
rappresentiamo che le Sue controdeduzioni del 5 ottobre
u.s., non possono
ritenersi in alcun modo idonee a giustificare i fatti
contestati, in quanto
inverosimili, fuorvianti ed, a tratti, finanche
contraddittorie.
Ne consegue la integrate conferma delta condotta
addebitataLe.
Infatti, net corso dell'Anteprima di AnnoZero dello
scorso 23 settembre, Lei ha
utilizzato del tutto impropriamente il mezzo televisivo
per fini personali,
fornendo, peraltro, esclusivarnente la Sua personale e
non veritiera
rappresentazione di asserite inefficienze produttive
aziendali.
Vieppiù, il diritto di critica e di cronaca, da Lei
invocato con riferimento al Suo
'monologo' net corso delta citata trasmissione, è
sconfinato net dileggio del
vertice aziendale, inediante l'utilizzo di frasi
insinuanti ed espressioni allusive ed
irriguardose chiaramente volte a denigrare il Direttore
Generate delta Rai, cosi
concretizzando, di fatto, un attacco personale nei
confronti di quest'ultimo con
conseguente discredito dell'immagine aziendale e del
servizio pubblico
radiotelevisivo, cosi come unanimemente recepito dai
mass media che hanno
dato vasta risonanza alla vicenda.
Pertanto, essendo Lei venuto meno agli obblighi di
diligenza, correttezza e buona
fede derivanti dal rapporto di lavoro, violando altresì
le disposizioni del
Regolamento di disciplina aziendale nonché del Codice
Etico, ed in particolare
dei punti 2.1, 2.3, 2.11 e 7.5, Le comunichiamo che
viene applicata nei Suoi
confronti la sanzione disciplinare di 10 (dieci) giorni
di sospensione dal lavoro e
dalla retribuzione.
La sanzione avrà effetto dal giorno 18 ottobre p.v.
pertanto Lei non dovrà rendere
alcuna prestazione lavorativa nei giorni 18, 19, 20, 21,
22, 25, 26, 27, 28, 29
ottobre 2010, senza alcun diritto alla relativa
retribuzione.
Distinti saluti
F.to Mauro Masi
Firma di accettazione di Michele Santoro
|
GOLE PROFONDE, QUASI SFONDATE - ’NOVELLA’ RICOSTRUISCE
la relazione tra Corona e Mora - “Una mattina entrai in
camera di Lele, li trovai lì” - “Mora lo chiamava in
pubblico ‘il mio fidanzato’. ‘Sono pazzo di lui’, diceva
spesso" - IL TRONISTA INTRONATO COSTANTINO VITAGLIANO:
"A MORA BISOGNAVA SOLO UBBIDIRE. IO PERO’ ERO PROTETTO
DA MARIA DE FILIPPI"....
Marianna Aprile per "Novella 2000"
Che tra Lele e Fabrizio ci fosse qualcosa di più di un
rapporto di lavoro gli habitué di casa Mora lo
sospettavano già dal 1999. Era estate e allora il clan
svacanzava a Villa Paradiso, che l'agente dei Vip
prendeva allora in affitto a Porto Cervo. Corona era
poco più che un ragazzino, ma tutti lo ricordano
determinato e vispo, uno furbo, che captava intrighi e
notizie con uno sguardo sfuggente. Una gola profonda,
che vuole restare anonima, ricostruisce la relazione tra
Corona e Mora, parlando delle famose vacanze sarde del
clan Mora.
TUTTI SOSPETTAVANO - Siamo nella Villa Azzurra di Porto
Cervo Marina, nel comprensorio Le Pleiadi. "Una mattina
entrai in camera di Lele, li trovai lì", racconta la
nostra fonte. "Le finestre erano coperte con vestiti,
asciugamani e teli, pensai che i due temevano di essere
paparazzati attraverso le finestre". La fonte aggiunge:
"Mora lo chiamava in pubblico ‘il mio fidanzato'. ‘Sono
pazzo di lui', diceva spesso".
E
la Moric? "Mora ha dichiarato che Nina li ha scoperti
con Vallettopoli, ma non è vero, lei sapeva da tempo.
Chi ha la memoria buona ricorda che anni prima di
quell'inchiesta si precipitò a casa di Lele per chiedere
se fosse vero quello che tutti dicevano. Lele negò, ma a
lei rimase il dubbio".
D'altra parte, tutto era ambiguo a casa Mora. Tutti si
chiamavano l'un l'altro "amore" e "tesoro" e tutti si
baciavano. "Quindi se Mora baciava Corona, nessuno ci
faceva caso", aggiunge la fonte.
GELOSIE - "A Fabrizio Lele perdonava tutto, era pazzo di
lui. Anche quando Corona ha preso la piega che ha preso
e che lo ha messo nei guai, Lele ha cercato di salvarlo,
fino all'ultimo. Lo dimostra la storia della Ventura.
Lei, quando era perseguitata dai paparazzi per via della
separazione da Bettarini, di Corona non ne poteva più e
disse a Lele, che era il suo manager: ‘Scegli: o me o
lui'. Mora scelse Corona".
CORONA NON È GAY - "Nessuno può averlo mai neanche
sospettato", assicura la nostra gola profonda. "Fabrizio
frequentava Lele per quello che gli dava e faceva per
lui. Potrei giurare che Corona è etero, ma sa come far
innamorare uomini o donne.
2 - COSTANTINO VITAGLIANO: «A MORA BISOGNAVA
SOLO UBBIDIRE. IO PERO' ERO PROTETTO DA MARIA DE
FILIPPI»
Da "Oggi"
«Non è mai stata una grande famiglia. Lele era il padre
padrone e gli artisti dovevano ubbidirgli. Altrimenti
succedeva il finimondo».
Costantino Vitagliano, il re dei tronisti, l'ex pupillo
di Lele Mora, parla del suo ex manager e del suo mondo
in un'intervista che il settimanale OGGI pubblica nel
numero in edicola da domani.
«Quando incontro Mora lo saluto. Sono stato uno dei
pochi a non abbandonarlo durante Vallettopoli. Ho
aspettato che venisse prosciolto. Siamo andati a cena da
soli e gli ho spiegato perché lo lasciavo. Non era più
un manager. Era un personaggio. Me lo trovavo in
concorrenza nelle discoteche. Non sono un traditore: non
sono andato in un'altra agenzia come hanno fatto gli
altri».
Continua Costantino: «Mora ha un grande merito: avermi
portato a Uomini e donne». E poi? «Poi qualsiasi manager
mi avrebbe saputo vendere. Il suo telefono squillava
solo per me. E lui mi ha sfruttato: se una discoteca
voleva Costantino doveva prendere anche altri quattro
artisti. Nessuno avrebbe retto i miei ritmi, non c'è
stato più nessuno come me. Se ha guadagnato tanto mi
deve ringraziare».
A
aggiunge, nell'intervista a OGGI: «Tutto quello che ho
me lo sono comprato. Semmai ho il sospetto che i miei
cachet non fossero proprio quelli che ricevevo. Per non
parlare delle ritenute d'acconto che non mi sono mai
state versate. Qualcun altro si è fatto regali coi miei
soldi. ... Gli altri facevano solo quello che Lele gli
ordinava. Altrimenti non lavoravano più. Io ero protetto
da una persona più potente di Lele Mora: Maria De
Filippi».
A
chi pensa che di Mora fosse amante, Costantino
Vitagliano preferisce rispondere con una risata («E
dicono anche che la mia storia con Alessandra Pierelli
fosse finta») e con una promessa che assomiglia a una
minaccia. Ha iniziato le riprese di Narciso, un film
documentario prodotto dalla Millennium Arrow
productions, che racconterà la sua storia. Senza
censure. «Per anni ho girato con una telecamera in mano.
Volevo documentare quel che mi accadeva. Ho 60 ore di
girato. Farò vedere chi ero e come sono diventato.
Ci
sarà tutto il mio mondo: Lele Mora, quelli dell'agenzia,
i personaggi che ho conosciuto. Erano tutti consapevoli
che avevo una telecamera e si divertivano a essere
ripresi. Chi non autorizzerà la messa in onda verrà
oscurato in viso. Ma la gente capirà lo stesso chi è. Si
vedranno cose che nessuno ha mai mostrato. L'epoca
dell'ipocrisia è finita».
[06-10-2010]
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MICHELE SANTORO E I PRESUNTI ABUSI DELLA CASA DI AMALFI
Lettera di Michele Santoro a "Il
Giornale"
Gentile Direttore, mi complimento per la tempestività
con la quale ricevete e pubblicate informazioni che
riguardano la mia vita. Ma, sempre e solo per la
precisione, ti chiedo di comunicare ai tuoi lettori
che i dubbi e gli interrogativi calunniosi sollevati dal
tuo giornale (e da Libero) sulla mia casa d'Amalfi,
riguardo alla sanatoria concessa dal Comune (e dalla
Soprintendenza) ai precedenti proprietari, si sono
rivelati totalmente infondati.
Regolare l'acquisto, regolari le pratiche di condono,
Montecarlo è lontana. Al vostro signor Cretella (che mi
risulta avere interessi in campo immobiliare) un
praticante potrebbe spiegare che la verità delle sue
denunce è molto lontana dall'essere dimostrata e che le
indagini continuano (e non sono concluse) su episodi
minori punibili con contravvenzioni.
Essi non riguardano variazioni volumetriche o
realizzazioni in contrasto con i progetti approvati
(abusivismo vero e proprio) ma interventi tecnici (di
cui francamente non posso avere coscienza) che
potrebbero non aver rispettato le norme in materia di
staticità del fabbricato (un pilone decorativo e qualche
tramezzo interno).
Siccome i lavori sono stati da me affidati a noti e
affermati professionisti, ho ragione di ritenere che, a
parte i danni provocati dalle vostre campagne, siamo di
fronte al solito buco nell'acqua o patacca che dir si
voglia.
RISPOSTA - Nella sua confusa versione dei fatti il
conduttore di AnnoZero conferma la veridicità della
vicenda: le indagini sulle sue presunte irregolarità
edilizie proseguono.
15-10-10 |
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Vaffan...RAI - fuoco su GARIMBA GARIMBERTI, IN ARTE
PONZIO PILATO, astenuto sulla “circolare Masi” che
sottopone i talk di floris e santoro e dandini, alle
regole su "pluralismo, completezza e contraddittorio
dell´informazione" - cova il sospetto che le grane per
Santoro possano arrivare dall´Authority per le
Comunicazioni (su input del Pdl) dove è stato nominato
commissario Antonio Martuscello, già sottosegretario di
Berlusconi1 - GARIMBERTI, IN ARTE PONZIO
PILATO...
Da "il
Fatto Quotidiano"
Ieri il presidente Paolo Garimberti (indicato dal Pd) si
è astenuto con grave sprezzo del pericolo sulla
"circolare Masi" che imbavaglia i programmi
d'informazione e approfondimento del cosiddetto
"servizio pubblico", fissando regole ferree e ridicole e
stabilendo quale faccia devono fare i conduttori, quale
espressione deve assumere il pubblico in studio, quanti
minuti devono parlare gli ospiti invitati e addirittura
quelli intervistati.
Ma
soprattutto calzando le mutande della "par condicio"
(nata per garantire pari opportunità ai partiti in
campagna elettorale) e di un non meglio precisato
"contraddittorio" a qualunque essere vivente si affacci
sulla televisione pubblica. Sappiamo bene cosa significa
questo regolamento liberticida: è il degno corollario
del blocco dei contratti di Travaglio e Vauro ad
Annozero.
Ora, se il giornalista e il vignettista che, assieme
alla squadra di Santoro hanno garantito per 4 anni
sontuosi indici di ascolto e introiti pubblicitari
all'azienda che li boicotta, dovranno essere affiancati
da un altro giornalista che dica e un altro vignettista
che disegni il contrario. Il tutto a scapito del
pubblico, della decenza, ma soprattutto dell'autonomia
del giornalista, tutelata - se non è caduto in
prescrizione anche quello - dal Contratto nazionale di
lavoro giornalistico. Se non andiamo errati, in una
precedente vita, Garimberti era un giornalista. Lo è
ancora?
2
- SANTORO, MASI RINVIA SULLE SANZIONI...
Leandro Palestini per "la
Repubblica"
Da
oggi, talk show e programmi di approfondimento del
servizio pubblico saranno sottoposti a un controllo da
par condicio. La "circolare Masi", approvata ieri a
maggioranza dal cda Rai e secondo alcuni consiglieri
illegittima, rischia di imbavagliare i programmi
scomodi.
Il
direttore generale Mauro Masi dice che anche i
telegiornali saranno sottoposti alle regole su
pluralismo, completezza e contraddittorio
dell´informazione, ma appare chiaro che le vecchie
regole vengono rispolverate non per limitare gli
editoriali del Tg1 di Minzolini, bensì per controllare i
talk meno amati dal governo, da Ballarò ad Annozero.
Sulla testa di Michele Santoro pende sempre la minaccia
di un´azione disciplinare per il monologo del "Vaffan...bicchiere".
Ma ieri Masi non ha esplicitato alcun provvedimento. C´è
il sospetto che le grane per Santoro possano arrivare da
altri fronti. Per esempio dall´Authority per le
Comunicazioni (su input del Pdl) dove è stato nominato
commissario Antonio Martuscello, già sottosegretario di
Berlusconi.
E,
a sorpresa, Santoro ieri ha subìto l´attacco di Codacons
e Associazione utenti radiotelevisivi, che dopo il
monologo addebitano a Santoro «un uso personale del
mezzo tv e, come tale, va sanzionato». Santoro si limita
a rendere noto il titolo della puntata di stasera,
"Crisi di regime". I suoi ospiti: Ignazio La Russa,
Nichi Vendola e Diego Della Valle.
Il
cda Rai ha rinviato l´approvazione del contratto di
servizio che disciplina la convenzione fra Rai e
ministero dello Sviluppo economico (l´azienda non ha
risorse adeguate, i consiglieri esortano il governo ad
affrontare il problema dell´evasione del canone). Sul
tema della "trasparenza" dei compensi, si registra una
correzione di rotta: all´unanimità il Consiglio ha
deciso che rappresenterà al ministero l´opportunità di
pubblicare i compensi sul sito web Rai e non nei titoli
di coda dei programmi. Intanto, i consiglieri di
opposizione criticano la Circolare Masi.
«La circolare del direttore generale di cui il Cda oggi
ha preso atto a maggioranza è in molte delle sue parti
sbagliata e rischia di imbavagliare i programmi di
approfondimento informativo», dice il consigliere Nino
Rizzo Nervo (centrosinistra) che ieri ha espresso il suo
no insieme a Giorgio Van Straten (centrosinistra) e
Rodolfo De Laurentis (Udc).
Mentre il presidente Paolo Garimberti si è astenuto. Per
Rizzo Nervo l´aspetto più grave del documento è che
«surrettiziamente rende ordinario il regime di par
condicio, che la stessa legge invece considera
eccezionale e lo limita, infatti, al solo periodo di
campagna elettorale. Proprio perché ultra legem la
considero inapplicabile...».
3
- MEDIASET BATTE SKY SUL 3D E PARTE SUBITO CON IL
CINEMA...
Da "la
Repubblica"
Il mese di ottobre sarà davvero una sera storica per la
tv in Italia, segnando l´inizio delle trasmissioni
tridimensionali. E se Sky manderà in diretta un
appuntamento sportivo, il 3 ottobre, la Ryder Cup di
golf, Mediaset batterà tutti sul tempo domani
trasmetterà il primo film in 3D. Premium On Demand, il
servizio di film a richiesta offerto da Mediaset sul
digitale terrestre, presenterà per la prima volta in
Italia la versione 3D di La Leggenda di Beowulf, diretto
da Robert Zemeckis.
Sarà solo il primo di una lunga serie di film in 3D, uno
nuovo ogni mese. E i prossimi saranno Final Destination,
The Hole, Harry Potter e i Doni della Morte, Il Richiamo
della Foresta, La Vendetta di Kitty, San Valentino di
Sangue, Viaggio al Centro della Terra, Coraline, Scontro
tra Titani. Mediaset scommette sulla rivoluzione
tridimensionale puntando sul grande pubblico che ha già
premiato il 3D al cinema, scegliendo una serie di titoli
di grande richiamo che hanno ottenuto un buon successo
nei cinema o addirittura, come nel caso di Harry Potter,
delle assolute anteprime. I film non saranno programmati
in un palinsesto, ma disponibili a richiesta e a
pagamento durante tutto il mese.
Per vedere i film in 3D ci sarà bisogno di due cose, un
decoder Premium On Demand HD e l´immancabile paio di
occhialini. Il 30 settembre verrà rilasciato un
aggiornamento del software che renderà compatibile il
dispositivo con il 3D.
Anche il gruppo Telecom con La 7 si sta muovendo sul
fronte delle trasmissioni tridimensionali. Verranno
messi in onda i "test match" della nazionale italiana di
rugby, a partire dal 13 novembre. E saranno le prime
trasmissioni gratuite in 3D, sia sul digitale terrestre
che sui canali via Internet, preludio a una
programmazione più completa nei prossimi mesi. (e.a.)
30-09-2010]
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BEHA, NESSUNA POLEMICA CON BERLINGUER MA IO NON VADO
IN ONDA
(Adnkronos) -
'Non c'e' nessuna polemica tra me e il direttore del
Tg3. Io e Bianca Berlinguer non abbiamo mai discusso.
Ritengo inoltre di non aver fatto niente, ne' mai mi e'
stato rimproverato alcunche'. Io pero' sul terzo
telegiornale della Rai non vado in onda e il perche'
bisognerebbe chiederlo al direttore di testata'. Con
queste parole stamane Oliviero Beha, a margine di una
conferenza stampa in cui ha presentato la nuova edizione
del suo programma 'Brontolo', ha commentato la sua
mancata partecipazione al tg come editorialista sportivo
e di costume.
'Posso solo dire -ha poi aggiunto il giornalista- che,
dal luglio del 2008, esiste un ordine di servizio,
imposto dal giudice alla Rai, che dice che io devo
andare in onda'.
16. CDA RINVIA CONTRATTO SERVIZIO E PROPONE COMPENSI SU
WEB, NON IN TITOLI DI CODA...
(Adnkronos) -
Il
Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini ha
rinviato l'approvazione del contratto di servizio che
disciplina la convenzione fra la Rai e il ministero
dello Sviluppo economico.Questione al primo punto
dell'ordine del giorno del consiglio che si e' riunito
questa mattina a partire dalle ore 11. Dopo la pausa
pranzo sara' sul tavolo del Cda la vicenda Santoro.
Sul fronte della 'trasparenza compensi', intanto,
qualche novita' e' emersa. Questa mattina, infatti, come
si apprende da fonti di Viale Mazzini, il Cda ha preso
una decisione unanime: rappresentera' al ministero dello
Sviluppo Economico l'opportunita' di pubblicare i
compensi sul sito web della Rai e non nei titoli di
coda. [29-09-2010]
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CONTRATTE-RAI - LA DANDINI VA A PIANGERE DA chicco: “DAI
VERTICI RAI UNA FURBATA PER TENERCI SULLE CORDE” -
STAMATTINA IN CDA PREVISTO IL VIA LIBERA A “PARLA CON
ME” (E LA FICTION DI LADY BOCCHINO? rimane fiction) -
DOMANI LO SCONTRO SADO-MASI/SANTORO: IL DG CERCA IL
CONSENSO PER UNA SANZIONE ESEMPLARE - e MICHELE METTE
SUL SITO Cud 2010, da cui risulta un reddito lordo da
662 mila euro e IL TESTO DEL vaffa a masi, giustamente
NELLA SEZIONE “VAF” (VALUTAZIONI A FREDDO
Paolo Festuccia per
La Stampa
«Una furbata per tenerci sulla corda». Così Serena
Dandini, ospite del tg di La7 di Enrico Mentana, ha
ironizzato sulla presunta «strategia aziendale dei
vertici Rai» di tenere lei e la redazione del suo
programma, Parla con me senza contratto. E già, perché
il vero banco di prova di Parla con me non sarà lo share
che il programma otterrà stasera, ma la firma della
scritture all'ordine del giorno del Consiglio
d'amministrazione di questa mattina.
La
scorsa settimana, infatti, il Cda convocato per
ratificare proprio i contratti sia di Parla con me che
di Anita (la fiction prodotta dalla «Goodtime», la
società della moglie del finiano Italo Bocchino) fu
rinviato per l'assenza dei cinque consiglieri indicati
dalla maggioranza parlamentare.
Oggi, dunque, si replica. Il copione, al settimo piano
di viale Mazzini, è sempre lo stesso e, come fanno
notare fonti ben informate, «non ci saranno problemi per
il programma e stasera la Dandini andrà regolarmente in
onda». Così come sarà in onda, ma all'interno del
programma stesso, lo spot di lancio (censurato la scorsa
settimana) dello show con la parodia del direttore del
Tg1, Augusto Minzolini. Parla con me, dunque, ci sarà. E
sarà «Parla con tigna», come spiega la Dandini: «Di
sicuro - sostiene la conduttrice - c'è una Rai faticosa
che rende difficile il lavoro, e penso anche a Saviano,
di cui non sappiamo quando andranno in onda le quattro
serate».
Quattro serate già previste in palinsesto, così come del
resto sancito dal Cda per Parla con me o Annozero, ma
che, però, faticano ancora a trovare una collocazione
chiara e definitiva nel palinsesto delle reti della tivù
pubblica. Comunque, «dopo anni di televisione - ha
continuato ironizzando la Dandini - uno si sente un po'
così, magari lo fanno con quelli che hanno un divano.
Più che sentirmi in difficoltà io, è per quelli che
lavorano con me. Così, senza contratto, come tutti gli
italiani che si trovano senza contratto...».
Quindi, le prime anticipazioni sulla puntata di stasera:
«Avremo come opinionista donna Assunta Almirante - dice
la Dandini - e Giovanna Botteri, pazza di Obama.
Ovviamente finta». In studio Massimo Cacciari e, come
sempre, il comico Dario Vergassola.
Nessuna finzione, invece, per le riunioni del Consiglio
d'amministrazione. E assai atteso sarà soprattutto
quello di mercoledì, quando il direttore generale della
Rai, Mauro Masi porterà all'attenzione dei consiglieri i
provvedimenti che ha annunciato di voler prendere nei
confronti di Michele Santoro per quel «vaffan...
bicchieri» nell'anteprima di Annozero di giovedì scorso.
C'è da scommettere, infatti, che la discussione da quel
momento sarà particolarmente animata.
Forse incandescente. Tornerà così in ballo il tema del
contradditorio all'interno di Annozero. Il dg porterà
con sé il video della prima puntata della trasmissione
di Santoro e cercherà il consenso per una sanzione
esemplare. Ma quale? Una censura? La sospensione?
Compito arduo che avverrà sotto gli occhi di un
magistrato della Corte dei conti, Luciano Calamaro, che
da domani prenderà parte ai Cda della Rai in base alla
legge 259 del 1958 e a una recente sentenza della Corte
di Cassazione che ha definito la Rai «un Ente pubblico»
pur essendo una società per azioni.Michele Santoro ha
pubblicato sul sito di Annozero il testo integrale
dell'intervento con cui giovedì ha aperto la puntata di
esordio della trasmissione (e suscitato le ire del
direttore generale della Rai Mauro Masi) e la copia del
Cud 2010, da cui risulta un reddito lordo da 662 mila
euro, con l'auspicio che gli altri conduttori Rai
seguano l'esempio.
«Allo scopo di aiutare chi intende muovermi delle
contestazioni, ho trascritto puntualmente il testo del
mio intervento di giovedì», scrive Santoro nella sezione
«Vaf» («Valutazioni a freddo») del sito. Quanto al Cud,
Santoro si rivolge al ministro Brunetta: «Aspetto che
lei coroni la sua battaglia moralizzatrice». 28-09-2010]
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2-
LA SPARTIZIONE DELLA TORTA PUBBLICITARIA TRA MONDADORI,
RCS E PUBLIKOMPASS
Il Giornale -
Il progetto è molto semplice e ci potrebbero guadagnare
tutti. Parliamo di concessionarie pubblicitarie. I tre
attori sono Mondadori pubblicità, Rcs Pubblicità e
Publikompass. Il punto di partenza è la difficoltà in
cui si trova il mondo dei periodici. In particolare non
è ormai un mistero che Rcs abbia intenzione di mettere
mano a quelli che nel passato sembravano dei gioiellini
e oggi bruciano cassa e copie.
L'idea dunque è quella di cedere alla Mondadori non già
i pezzi di carta patinata, ma la raccolta. Sarebbero
esclusi dal progetto solo gli ex periodici Sfera, quelli
che furono acquisiti dieci anni fa per un centinaio di
miliardi di vecchie lire dalla gestione Calabi. Le
testate specializzate sulla prima infanzia e la
cosmetica ritornerebbero a casa Lovato (ex Sfera). Ma il
processo evidentemente non si ferma qua. La Rcs non
rimarrebbe a bocca asciutta, ma si porterebbe a casa la
raccolta pubblicitaria quotidiani fatta dalla
Publikompass: per intendersi tra le altre la tabellare
della Stampa.
A
sua volta la Pk potrebbe acquisire tutto il pacchetto
della raccolta locale che oggi viene fatta sul Corriere
della Sera, sulla Gazzetta dello Sport e sulla free
press City. L'idea alla base del progetto è dunque molto
semplice, anche se la sua realizzazione è piuttosto
complicata e sta già mettendo in moto una lunga serie di
gelosie e preoccupazioni.
La
Mondadori in questa logica riaffermerebbe il suo primato
e specializzazione nella raccolta rivolta ai periodici;
la Rcs diventerebbe ancora più forte sui quotidiani e la
PubliKompass aumenterebbe la sua vocazione alla raccolta
locale. Tra gli altri problemi che si potrebbero però
affrontare ci potrebbe essere l'Antitrust. [27-09-2010]
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IERI SERA SANTORO, ULTIME BATTUTE DI "ANNOZERO", ANNUNCIA
UNA TELEFONATA DI CIRINO POMICINO MA LA LINEA NON Dà
SEGNI DI VITA - OGGI L’ANSA LANCIA UNA PRECISAZIONE DI
DI PIETRO SU ’O MINISTRO - AL TERMINA DELLA PUNTATA
TELEFONATA AL CALOR BIANCO TRA POMICINO E TONINO CON
RISULTATO CHE HA DOVUTO RIMANGIARSI QUANTO DETTO IN
TRASMISSIONE...
DI
PIETRO, IDV A FAVORE DEL LAVORO MAGISTRATURA...
(ANSA) - "Con riferimento a quanto da
me dichiarato ieri, durante la trasmissione 'Annozero',
in merito al diniego alle autorizzazioni a procedere nei
confronti Di Donato, De Lorenzo e Pomicino, che
mercoledì scorso la Camera dei Deputati ha votato a
maggioranza, e nel ribadire la volgarità di tale
decisione, faccio alcune precisazioni". Lo afferma in
una nota il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di
Pietro.
DIPIETRO
"La Corte dei Conti avrebbe voluto procedere nei
confronti di De Lorenzo e Di Donato - spiega - per danni
all'erario in relazione alla loro attività, quando erano
parlamentari all'epoca della prima Repubblica. Mentre,
nei confronti dell'onorevole Pomicino si trattava di una
richiesta di insindacabilità che lui stesso aveva
avanzato in relazione alla querela per diffamazione che
aveva ricevuto dal dott. Franco Bernabé.
Per tutte queste richieste di autorizzazione a
procedere, l'Italia dei Valori si è espressa a favore
affinché il lavoro dei magistrati potesse andare avanti,
invece la maggioranza, con i voti della Lega, ha negato
tale possibilità".
[24-09-2010]
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FATE LELEMOSINA! - GENOVA ALL’ARIA PER una polemica
sulla campagna promozionale per Sanremo DATA IN PASTA A
LELE MORA E ALLE SUE PUPE TELEVISIVE, CON LA
PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI Andrea Carboni, uno dei
figli di Flavio - La camorra, i casinò e le mille porte
che poteva aprire un personaggio del calibro di Flavio
Carboni - MANCANO SOLO PROVENZANO E RIINA E POI ERA
BINGO...
1
- LE PUPE E LA P3, CENTOMILA EURO A MORA E CARBONI JR.
Marco Menduni e Fabio Pin per "Il Secolo XIX"
A
lanciare il sasso è tutta l'opposizione unita e, per lo
straordinario effetto moltiplicatore che colpisce
qualunque cosa avvenga nella Città dei Fiori, la
polemica diventa subito caldissima. Anche perché i
protagonisti intorno ai quali gira questo scontro
politico sono nomi, volti (e corpi) notissimi della tv,
dello spettacolo, del gossip. Nel mirino finisce una
campagna pubblicitaria. Quella che Sanremo Promotion, il
braccio turistico del Comune (che detiene l'89 per cento
delle quote) ha varato nel giugno scorso.
Tre fanciulle con le treccine in riva al mare, con tanto
d'acqua che straborda dai secchielli ma non ne cela la
prorompente fisicità in bikini. Sono Francesca Cipriani,
la vincitrice dell'ultima edizione de La Pupa e il
Secchione e altre due bellissime. La pubblicità finisce
sulle pagine di riviste di gossip.
Ma
a insospettire i consiglieri d'opposizione, che mettono
le mani sul contratto, è la società che cura tutta
l'operazione. Si chiama LM Production Srl, ha la sede a
Milano. La visura camerale permette di scoprire che la
proprietà è per il 50 per cento della Feva Investment,
un fondo lussemburghese del quale non è possibile
conoscere i soci.
Il
presidente è Diana Mora, un consigliere Mirko Mora. Non
è difficile risalire a Lele Mora, l'agente dei Vip, del
quale i due sono i figli. Mora conferma al Secolo XIX:
«La società è di mia figlia, anche se è ovvio che molte
cose le faccio io». Nel tempo che gli rimane nella
soluzione di un altro problema non piccolo: il
fallimento (con un debito di 18 milioni e mezzo di euro)
di un'altra società, la LM Management.
Non c'è solo il fallimento. Il nome di Mora compare
anche nella genesi dell'inchiesta romana sulla P3. Ma il
collegamento Mora-P3, che all'inizio dell'inchiesta
aveva stupito molti, è piuttosto diretto.
Scorrendo ancora la visura camerale, emerge che l'altra
metà della società che ha organizzato la campagna
promozionale di Sanremo appartiene a Andrea Carboni, uno
dei figli di Flavio, il faccendiere condannato per il
fallimento del Banco Ambrosiano, poi coinvolto (e
assolto) nell'inchiesta sull'omicidio del banchiere
Roberto Calvi e oggi indagato, per l'appunto,
nell'inchiesta sulla cosiddetta P3, la loggia che
avrebbe cercato di infiltrarsi e inquinare le più alte
istituzione dello Stato.
Andrea Carboni (che si fa chiamare Marco) è rimasto
coinvolto in alcune inchieste, tra cui la Vallettopoli,
dalle quali è però uscito pulito dopo esser stato
arrestato. Moltissime le sue partecipazioni in varie
società. Anche se la sua esposizione (quattro milioni di
protesti, ha rivelato Italia Oggi lo scorso 13 agosto)
lo rende un socio ingombrante.
È
questa catena di circostanze a far saltare sulla sedia i
consiglieri dell'opposizione a Sanremo. Chiedono di
vederci chiaro e vogliono sapere tutto, ma proprio
tutto, di quel contratto. Quant'è costata la campagna
promozionale? Questo lo si sa, perché è già nel
contratto: ottantamila euro (96 mila con l'Iva). Era
proprio necessario affidarsi a una società "mascherata"
da un Fondo lussemburghese, spiegano le opposizioni in
Comune? Legata a Lele Mora, che solo un paio di
settimane prima era fallita? E senza alcuna gara?
Giorgio Giuffra, amministratore unico di saremo
Promotion, risponde: «Avevano individuato la Cipriani
come testimonial per il rilancio della Sanremo balneare
dopo i problemi sorti con la rottura delle fogne, che
aveva imposto lo stop ai bagni. La Pupa e il Secchione
andava alla grande e ci sembrava un forte richiamo
promozionale. Abbiamo contattato la Cipriani, che ci ha
rimandato al suo agente. Con il quale abbiamo firmato un
contratto vantaggioso, seguito passo passo dagli uffici
e dai revisori. Abbiamo trattato con un agente, non
abbiamo fatto i raggi X alla società: che ora spuntino
fuori questi nomi è per me una sorpresa».
2
- MORA: «HANNO AVUTO PIÙ DI QUANTO HANNO PAGATO»
M. Men. per "Il Secolo XIX"
Lele Mora, è esplosa una polemica politica sulla
campagna promozionale per Sanremo.
«Abbiamo comprato un sacco di pagine pubblicitarie, che
mica te le regalano, sai? E poi paga i testimonial, paga
i fotografi, paga i grafici...».
Però la polemica si è innescata comunque.
«È una polemica solo politica e anche stupida. Secondo
me Sanremo ha avuto molto di più di quanto doveva avere.
È una campagna in cui noi non abbiamo guadagnato un
euro, noi l'abbiamo fatta solo per entrare nella lista
dei fornitori di alcune cose».
Si
fa riferimento anche al suo socio Andrea Carboni.
«Carboni non è più in società più con me, da mo'».
Mora, la visura camerale conferma che lo è ancora.
«Non lo è più da un po', tesoro. Forse non sono ancora
arrivate le cose nuove, lo sai che i notai ci mettono il
loro tempo. Poi questa è una società di mia figlia,
anche se certe cose le faccio io. Lui è comunque una
persona corretta, non è Flavio Carboni, il papà».
La
vicenda del fallimento?
«I miei avvocati stanno cercando di fare l'accordo
fallimentare, però se tutti ci stressano le palle,
portandoci sui giornali tutti i giorni, diventa
veramente un trauma».
3 - LELE E IL FACCENDIERE, INTRECCIO AL
TELEFONO...
Francesco Bonazzi per "Il Secolo XIX"
La
camorra, i casinò e le mille porte che poteva aprire un
personaggio del calibro di Flavio Carboni. Compresa
quella di una celebrità come Lele Mora, l'agente delle
star televisive. Bisogna fare lo slalom tra gli
"omissis" per raccontare l'aspetto meno noto
dell'inchiesta della Procura di Roma sulla cosiddetta P3
e sugli appalti per l'eolico.
Tra le accuse che nel luglio scorso hanno portato in
carcere il 78enne Carboni c'è anche quella di
riciclaggio. E se a muoversi per prima è stata la
Direzione distrettuale antimafia di Roma, insieme al Ros
dei carabinieri, non è una casualità. O meglio: la
casualità forse c'è, ma semmai è nella successiva
scoperta della "P3". Gl'investigatori s'imbattono in
Carboni e compagnia indagando sulle attività finanziarie
del clan camorristico Sarno. In particolare, seguendo le
tracce di Pasquale De Martino, imprenditore attivo in
Costa Smeralda.
Nella primissima informativa agli atti dell'inchiesta,
datata 16 giugno 2009, si legge che "Pasquale De Martino
(esponente del clan Sarno) ha instaurato rapporti con i
noti Lele Mora e Flavio Carboni e, dal tenore di molte
conversazioni intercettate, tali contatti sembrano
essere finalizzati a realizzare, tramite tali personaggi
importanti, iniziative imprenditoriali". Pur tra i molti
"omissis" messi poi dai pm Rodolfo Sabelli e Giancarlo
Capaldo al momento di chiedere gli arresti per la P3,
leggendo le carte si scopre che le "iniziative
imprenditoriali" riguardano il gioco d'azzardo.
Scrivono i carabinieri: «Il nesso tra gli affari che
coinvolgono il Carboni e gli altri indagati emerge
inequivocabilmente da alcune conversazioni censurate,
dalle quali si evince il coinvolgimento del Carboni in
affari sulla realizzazione di siti di scommessa online
che il De Martino sta realizzando per conto di
organizzazioni criminali di tipo camorrista quali il
clan Sarno». Non solo, ma il "business" riguarda anche
"l'apertura di case da gioco negli alberghi".
È
in tale contesto che va inquadrata una cena nel corso
della quale imprenditori legati a De Martino hanno
potuto avvicinare Lele Mora e parlargli dei loro
progetti. Il 18 marzo, in una telefonata un certo Carlo
Maietto riferisce a De Martino: «È stata una cosa
esaltante, una grande amicizia una grande cosa Lele è
impazzito... insomma tutto benissimo».
Va
chiarito che Mora non è indagato, ma quella cena non è
nata dal nulla. Era stata preparata con cura, come si
capisce da una serie di telefonate tra Maietto e Carboni
in cui si parla di una nuova legge "che permetterà
l'apertura di casinò nei grandi alberghi". Per i Ros, "Maietto,
De Martino e Carboni fanno affari insieme".
17-09-2010]
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MURDOCH PUNTA A BSKYB MA INTANTO SCOPPIA IL DOSSIER
DELLA PIRATERIA TELEFONICA...
Da "La
Stampa" - Il piano di News Corporation per
ottenere il controllo completo della britannica BSkyB
sembra vulnerabile. Proprio quando il gruppo di media di
Rupert Murdoch tenta di ottenere l'autorizzazione
formale dalla Commissione europea per il suo piano di
acquistare il 61 percento del gestore della pay-TV non
ancora in suo possesso, alcune rivelazioni sulla
pirateria telefonica di uno dei suoi tabloid britannici
hanno sollevato la questione sull'opportunità di
un'ulteriore concentrazione del potere del magnate dei
media. Una prolungata inchiesta ufficiale sembra sempre
più probabile.
All'inizio di questo mese, il New York Times ha
sostenuto che Andy Coulson, ora capo dell'ufficio stampa
del Primo ministro britannico, aveva incoraggiato i
reporter a intercettare messaggi telefonici quando era
direttore del News of the World di proprietà di Murdoch.
Le conseguenti numerose proteste hanno gettato una luce
nuova sui collegamenti tra il governo di coalizione e
Murdoch, i cui giornali avevano appoggiato il Partito
conservatore, ora al governo, durante le ultime
elezioni.
La
disputa capita in un brutto momento per l'accordo BSkyB
di Murdoch, che secondo alcuni in precedenza avrebbe
potuto superare l'esame delle Autorità di
regolamentazione. A causa della mancanza di
sovrapposizione tra il settore televisivo e quello
giornalistico non risultano evidenti timori
concorrenziali. Inoltre, la partecipazione del 39
percento di News Corp gli dà già un controllo effettivo.
La Commissione per la concorrenza del Regno Unito era
giunta alla stessa conclusione nel 2008, quando aveva
indagato - e alla fine in parte bloccato - l'acquisto di
BSkyB di una partecipazione del 17,9 percento
nell'emittente televisiva concorrente Itv.
Ciò nonostante, ottenere il controllo completo di BSkyB
darebbe a Murdoch più libertà senza doversi preoccupare
degli altri azionisti dell'emittente.
20.09.10 |
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POTEVA MANCARE LETTA-LETTA ALLE NOZZE DELLA NIPOTINA DEL
GRANDE VECCHIO BERNABEI? - 92 ANNI, ETTORE BERNABEI
(RAI, OPUS DEI, LUX VIDE) È ATTERRATO A FILICUDI CON UN
ELICOTTERO DA PALERMO GIUSTO IN TEMPO PER ASSISTERE
ALL’ARRIVO IN CHIESA, A DORSO DI UN SOMARELLO GUIDATO DA
PAPA MINOLI, DELLA SPOSA VESTITA A CASA DELLA ZIA
GIOVANNA MELANDRI, ACCLAMATA DAI SUOI 216 OSPITI TRA CUI
IL TESTIMONE DI NOZZE GIANNI LETTA, GUIDO BERTOLASO,
MAURIZIO BERETTA E LUCA BARBARESCHI
Januaria Piromallo (www.bellaedannata.com)
La
sorpresona gliel'ha fatta il nonno, Ettore Bernabei, 92
anni, portati con lucidità e fierezza, che un'ora prima
che la nipote convolasse a nozze, è atterrato a Filicudi
con un elicottero da Palermo. Accompagnata da un coro
festante, la sposa, vestita a casa della zia Giovanna
Melandri, s'inerpicava a dorso di mulo fino alla
chiesetta, acclamata dai suoi 216 ospiti tra cui Gianni
Letta (testimone di nozze), Guido Bertolaso, Giacomo
Beretta e Luca Barbareschi.
"E' un matrimonio in forma privata", ripeteva lo sposo
nei giorni precedenti agli esclusi che sollecitavano un
invito dell'ultima ora. "Assai poco vip", aggiungeva. In
realtà gli sposi sono Giulia Minoli, figlia del
televisivo Giovanni e di Matilde Bernabei, e Salvo
Nastasi, potente capo gabinetto del ministro dei Beni
Culturali Sandrino Bondi.
Allestimento sul molo che echeggiava un antico villaggio
di pescatori, con cena alla Sirena, meglio noto come il
Professore, quest'anno gestione e proprietà sono passati
all'artista Maurizio Cattelan, Sergio Casoli e Enrico
Cerchione. Tavoli decorati da pale di fico d'India,
pietre laviche e lanterne e staff di camerieri scalzi
con coppola in testa e cameriere vestite come una
pubblicità di Dolce e Gabbana: corpetti e veli neri in
testa.
Niente regali, ma un obolo, si spera generoso,
all'Associazione di Giulia Minoli, CO2 (il cui motto è:
"dalle crisi nascono le opportunità").
Il
discorso della sposa, culminato nella battuta: "Sono in
Salvo!" (slogan stampato pure su una t-shirt), è stato
più apprezzato di quello di Letta, pieno di stucchevoli
elogi nei confronti del Grande Vecchio, ex illustrissimo
direttore Rai e molto di più. Dopo la grande abbuffata
si sono aperte le danze con una jam session di musicisti
amici della sposa tra cui il violinista Olen Cesari e
Simone Haggiag alle percussioni. A seguire il lancio di
lanterne nel cielo esprimendo desideri. Ancora balli
scatenati fino alle 5 del mattino.
[09-09-2010]
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MELA-VISIONE – JOBS ENTRA A GAMBA TESA NEL CAMPO DEI
CONTENUTI TV – NUOVO MODELLO DI APPLE TV (“LA GENTE NON
VUOLE UN ALTRO PC VICINO AL TELEVISORE”) - IL NEGOZIO
DIGITALE STILE I-TUNES HA GIA’ VENDUTO 450MLN DI SERIAL
E 100 MLN DI FILM – SULLA TV DI CASA VIDEO IN STREAMING
PER 99 CENT – DOPO IL CRACK BLOCKBUSTER L’ULTIMA MAZZATA
AL MONDO DELL’HOME VIDEO (IN ARRIVO ANCHE LA TV DI
AMAZON)…
1
- APPLE MANDA IN SOFFITTA BLOCKBUSTER...
Davide Fumagalli per "Milano Finanza"
Non solo una linea completamente rinnovata di iPod, i
lettori portatili che hanno rivoluzionato il mercato
della musica, ma anche un nuovo dispositivo che potrebbe
cambiare il modo in cui si acquistano i contenuti per la
tv.
Confermando le molte voci che si rincorrevano nelle
ultime settimane, Steve Jobs ha, infatti, annunciato
ieri un nuovo modello di Apple Tv che non solo taglia
sostanzialmente prezzo e dimensioni rispetto al
precedente modello, ma introduce soprattutto un negozio
digitale di contenuti con la stessa logica di
funzionamento di iTunes, da cui sono già stati scaricati
a oggi 450 milioni di episodi di serial televisivi e 100
milioni di film in formato digitale, oltre a 11,7
miliardi di brani musicali.
«Le persone non vogliono dover gestire problemi di
dischi che si riempiono o sincronizzare i contenuti con
altri dispositivi davanti alla tv», ha affermato Jobs
«la gente non vuole un altro pc vicino al televisore.Una
cosa semplice da capire, ma non per tutto il settore
dell'It».
La
semplicità è infatti la chiave della nuova offerta di
Apple nel campo dei contenuti tv, a partire dal
dispositivo stesso, delle dimensioni di un pacchetto di
sigarette e realizzato in un elegante colore nero. Basta
connetterlo alla tv tramite un cavetto hdmi, lo stesso
usato per tv Hd e lettori Blu Ray, e collegarlo a
internet tramite Wi-Fi o un cavetto di rete del modem
Adsl.
Niente impostazioni e altre complicazioni e anche un
numero di fili ridotto al minimo, dato che
l'alimentatore è integrato. Anche il telecomando è stato
pensato all'insegna della semplicità, essendo composto
da una rotellina a sfioramento simile a quella dei
vecchi iPod e con soli due pulsanti.
Con questi si può scegliere tra migliaia di contenuti
che vanno dai film veri e propri in HD agli episodi dei
vari serial televisivi, sempre in alta definizione.
Apple ha già concluso accordi in questo senso con big
del calibro di Abc e Fox. Il modello di business scelto
è quello della visione in streaming, ovvero il noleggio
digitale e non l'acquisto.
In
questo modo Apple offre prezzi che variano dai 4,99
dollari per vedere film in HD ai 99 centesimi per una
puntata di una serie tv, relativi al noleggio per 24 ore
contenuto scaricato via web, che può essere visto
immediatamente. Per il momento Apple Tv è disponibile in
sei paesi, Stati Uniti, Uk, Australia, Germania, Francia
e Canada, ma sarà lanciato in altri nazioni nel corso
dell'anno.
Inoltre, Apple Tv si può collegare senza fili via Wi-Fi
al pc e anche ad iPad per riprodurre sullo schermo della
tv in salotto video e foto contenute nella memoria di
questi dispositivi, oltre a permettere di ascoltare i
propri brani musicali attraverso l'impianto stereo del
salotto.
Jobs ha presentato ieri anche la rinnovata linea di
iPod, i lettori musicali portatili che hanno venduti
sinora ben 275 milioni di pezzi. La novità più
significativa è i nuovo iPod nano, che dispone ora di un
display touch come iPhone per selezionare brani
musicali, foto e video, pur mantenendo dimensioni
incredibilmente sottili.
Una piccola clip posta sul lato posteriore permette
addirittura di fissarlo direttamente ad abiti, cinture e
borse, mentre è possibile ruotare a piacimento
l'orientamento delle icone e delle immagini sul display.
Il nuovo iPod nano sarà disponibile la settimana
prossima a un prezzo di 169 euro per il modello da 8 gb
di memoria, che salgono a 199 euro per quello da 16 gb.
Novità anche per iPod Touch, il lettore portatile che
dispone dello stesso sistema operativo di iPhone e può
quindi utilizzare le oltre 250 mila applicazioni
scaricabili da iTunes Apple Store. Come ha ricordato
Jobs, proprio questa caratteristica ha fatto del Touch
il modello di iPod più venduto, contribuendo inoltre ad
aumentare ulteriormente il numero di dispositivi basati
su questo sistema operativo, venduti sinora in 120
milioni di pezzi, tanto che ogni giorno vengono
registrati su internet ben 230 mila nuovi device, mentre
gli oltre 6,5 miliardi di applicazioni scaricate
corrispondono a circa 200 nuovi download ogni secondo.
Un
risultato importantissimo per consolidare l'ecosistema
che ha portato al successo i dispositivi mobili di
Apple, formato da dispositivi, applicazioni scaricabili
e sviluppatori attivi nel presentarne sempre di nuove,
specie in questo momento in cui la piattaforma Android
inizia a diffondersi su telefonini e tablet pc. Il nuovo
iPod dispone ora dello stesso, fantastico display di
iPhone 4 e di una videocamera che permette di registrare
video in formato HD, ma non scattate fotografie. Una
mossa che permette ad Apple di mantenere ben distinto
iPod Touch da iPhone.
Una seconda camera frontale permette invece di
effettuare videochiamate gratuite tramite Wi-Fi e
scattare anche fotografie, sebbene a una risoluzione
modesta. Jobs ha anche presentato la nuova versione di
iTunes, il software per pc e Mac che permette di
acquistare brani musicali, video e applicazioni. Apple
ha infatti introdotto una funzione, Ping, che permette
di condividere informazioni e notizie relative a canzoni
e altri contenuti via web. Una sorta di Facebook che
potrebbe aumentare in maniera non marginale il consumo
di media in formato digitale.
2
- AMAZON LANCIA TV E CINEMA IN ABBONAMENTO...
Da "Milano Finanza" - La nuova iTv di
Apple è ancora un'ipotesi, ma la sfida per conquistare
il salotto e la tv di casa è già rovente: tra i
protagonisti si aggiunge Amazon che, secondo alcune
indiscrezioni riportate ieri dall'edizione online del
Wall Street Journal, sta lavorando a un nuovo servizio
in abbonamento per la trasmissione via internet di film
e spettacoli televisivi.
Nelle ultime settimane la società di Seattle avrebbe
promosso un servizio di abbonamento basato sul web a
diverse grandi media company, fra le quali Nbc
Universal, Time Warner, News Corp e Viacom. I contenuti
offerti in streaming col nuovo servizio ad abbonamento
dovrebbero far parte di un catalogo «piu' vecchi» di
video rispetto a quello proposto con il servizio on
demand per evitare il rischio di tagli agli abbonamenti
via cavo e via satellite.
[02-09-2010]
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RAI, DI TUTTO DI Più PER LA GALASSIA DEI TIPINI FINI –
L’IRRISTIBILE ASCESA DI ROBERTO QUINTINI, DA GIANCARLO
TULLIANI ALLA RADIO- DEL FINISSIMO SOCCILLO – MA Le
cronache raccontano di altri produttori a cui
“ELISABETTO” si era legato per ottenere lavori dalla Rai
come Geppino Afeltra (LA SOCIETà AT, CHE PRODURRà IL
FORMAT PER MAMMA DI ELISABETTA, STA PER
AFELTRA/TULLIANI) e Massimo Ferrero, produttore
televisivo attraverso la Ellemme group
Laura Rio per
Il Giornale
Ma
che fine hanno fatto i Tulliani's friends? Di cosa
campano gli amici o soci in affari che il «cognato» di
Fini, Giancarlo Tulliani, ha usato per metter piede
nella Tv di Stato? Dopo la valanga di rivelazioni uscite
sulla stampa sui business che la famiglia acquisita del
presidente della Camera aveva fatto o progettava di fare
in Rai grazie agli appoggi politici, alcuni di loro
continuano a lavorare per l'azienda pubblica, magari in
posizioni più defilate.
Di
commesse Rai ne avevano anche prima di incrociare il
«cognatino», anzi erano proprio gli agganci che
vantavano a viale Mazzini ad aver attratto il fratello
di Elisabetta, la compagna di Fini.
Prendiamo per esempio Roberto Quintini, giornalista e
scrittore, che da una decina d'anni ha scoperto la
vocazione televisiva come autore/ideatore/compratore di
programmi. È stato lui il tramite attraverso cui la
società (At media) intestata alla mamma di Elisabetta
Tulliani (ma dietro la quale si celava il figlio
Giancarlo) ha ottenuto la commessa per il format Per
capirti andato in onda su Raiuno all'interno di Festa
Italiana e, dopo lo scandalo, non riprogrammato per la
prossima stagione. Guadagno per la famiglia Tulliani: un
milione e mezzo di euro.
Bene, Quintini si è rifugiato a Radio Rai, settore
dell'azienda pubblica amatissino dagli ascoltatori, ma
certamente meno in vista. Il giornalista ha ottenuto un
contratto di consulenza biennale come direttore
artistico. Suo il compito di preparare lo sbarco sul web
di due nuovi canali tematici radiofonici che dovrebbe
avvenire a settembre e che servirà come sperimentazione
per i futuri ed eventuali nuovi canali digitali «on
air».
Inoltre si è preso un altro lavoretto: una specie di
reality radiofonico (che lui si picca di definire il
«primo», anche se negli ultimi anni ce ne sono stati
molti) intitolato Donne che parlano e andato in onda
quest'inverno e che sarà probabilmente riproposto.
Particolare non trascurabile: il direttore di tutta la
radiofonia è Bruno Socillo, di provata fede finiana
nonché amico del fondatore del neonato gruppo Futuro e
libertà. Insomma un giro di amicizie e di comunanza di
idee politiche. «Ho affidato l'incarico di direttore
artistico per le radio tematiche a Quintini - risponde
Socillo interpellato sulla questione - perché è un
professionista che conosco da trent'anni, con cui ho
lavorato in passato e che ha tutte le caratteristiche
per ricoprire quel ruolo».
Certo, ma tra i tanti che lavorano in Rai nessuno era
all'altezza? Stesso discorso per Angelo Mellone, tra i
fondatori di Farefuturo, il pensatoio finiano, assunto a
Radio Rai come capostruttura in primavera, poco prima
che si arrivasse alla rottura tra Berlusconi e il
presidente della Camera. («Ha un curriculum di tutto
rispetto, c'era una posizione dirigenziale da coprire,
ha presentato domanda di assunzione e mi sembrava la
persona giusta»). Fosse così semplice per tutti i
professionisti capaci...
Le
cronache raccontano di altri produttori a cui Tulliani
si era legato per ottenere lavori dalla Rai come Geppino
Afeltra, organizzatore di eventi musicali, ex manager di
Gigi D'Alessio, e Massimo Ferrero, produttore televisivo
attraverso la Ellemme group. Afeltra, che aiutò il
fratello di Elisabetta per alcune trasmissioni musicali
per Raidue, quest'estate è riuscito a riproporre una sua
trasmissione sul primo canale Rai, intitolata Mare
Latino e condotta da Massimo Giletti ed Elisa Isoardi da
Palinuro, ottenendo scarsi risultati d'ascolto: solo l'8
per cento di share.
Ferrero invece è in trepida attesa per la sua fiction
Mia madre, due puntate sull'emigrazione calabrese. Già
girata, con un budget di ben cinque milioni di euro,
protagonisti Ricky Tognazzi e Bianca Guaccero, non ha
ottenuto l'approvazione del Cda Rai a causa delle
opacità degli assetti societari. Un forte danno per il
produttore (anche se il direttore di Rai Fiction Del
Noce assicura che tutto è a posto) se a settembre, al
rientro dei consiglieri, non passerà il vaglio
definitivo. Insomma, dopo le tante inchieste finite sui
giornali, in Rai vanno più cauti ad affidare commesse.
[24-08-2010]
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MIMUN ATTACK! - UN LIBRO SUL TG1 CHE SCOPRE GLI ALTARINI
DI quei giornalisti politicamente impegnati, da David
Sassoli a Maria Teresa Busi, da Giulio Borrelli a
Tiziana Ferrario, DA LILLYBOTOX GRUBER ("Mi è simpatica
perché è una belva e non fa niente per nasconderlo") A
FRANCESCO GIORGINO ("mi chiedo se ci sia un suo gesto
privo di un calcolo") - MA LO SCOOP è SU LUCCI, LA JENA
JENATA
1
- MIMUN, UN LIBRO SUL TG1 CHE SCOPRE GLI ALTARINI DI
BORRELLI E COMPAGNI
Marco Castoro per Italia Oggi
Sul Tg1 molto presto ne leggeremo delle belle. L'attuale
direttore del Tg5, Clemente J. Mimun, sta trascorrendo
le vacanze a Sabaudia rileggendo le bozze del suo libro
che uscirà dopo l'estate. Mimun ripercorre con aneddoti
e clamorosi retroscena i suoi 14 anni di Rai (prima al
Tg2 e poi al Tg1). Ai suoi amici ha confessato che a
fargli venire la voglia di scrivere è stata la lettura
del libro di Giulio Borrelli. E al grido di «ora ve la
dico io la verità» ha deciso di cominciare l'opera.
Quello di Borrelli, ex direttore Tg1 e ora
corrispondente dagli States, è stato letto da Mimun come
un libro politico con molte cattiverie gettate lì al
volo, e non certo come avrebbe dovuto scriverlo un uomo
di televisione come appunto Borrelli.
Quel prima c'era la Rai e poi sono arrivati gli
occupanti non è proprio piaciuto a Mimun che ha preso
carta e penna e di getto ha buttato giù i suoi ricordi
di Saxa Rubra, dai capricci degli inviati di guerra, a
cominciare da Lilli Gruber che voleva far togliere i
mezzi (per la diretta) e la linea al Tg3 per realizzare
la straordinaria del Tg1 su Bagdad.
Diversi capitoli sono dedicati a tutti quei giornalisti
politicamente impegnati, da David Sassoli a Maria Teresa
Busi, dallo stesso Giulio Borrelli a Tiziana Ferrario.
Le pagine sono circa 200. Ovviamente non è stato
dimenticato il capitolo dedicato a Francesco Giorgino,
l'attuale caporedattore del politico che entrò in
collisione con l'allora direttore Mimun in seguito a
un'intervista, che fece molto rumore perché parlava di
Silvio Berlusconi.
Nel libro Mimun racconta di tutte le telefonate di
raccomandazioni che ricevette in favore di Giorgino,
trasversali e logistiche. Del conduttore si parla anche
a proposito delle assistenti universarie che lo
circondavano in redazione. Molto divertente il racconto
di quel giornalista anziano che non faveva più niente da
anni e che Mimun cercò di reinserire invano nel
meccanismo. «Non se ne parla proprio. Io ho lavorato con
Zavoli e Biagi», diceva. Beh, un bel motivo in più per
ricominciare. Ma tra un permesso sindacale e l'altro
alla fine il giornalista, pur di non lavorare, accettò
lo scivolo e lasciò la Rai.
2
- 'GRUBER? UNA BELVA. GIORGINO LO TOLSI DAL TG SERALE'
Paolo Conti per Corriere della Sera
Clemente Mimun, anche lei scrive un libro di memorie...
«Per le memorie c'è tempo. Solo appunti che riordino per
divertimento».
Peschi un episodio. Ma che abbia il sapore della
politica
«Una certa edizione del Tg1 delle 20. Preparo la
scaletta a uso interno a metà pomeriggio. Mi chiama alle
17.30 un leader della sinistra, che non nomino perché
ora conta poco: "Come mai la mia dichiarazione non
appare nel Tg di stasera"? Alla Rai succede. Gente che
riferisce ai partiti. Si arriva alle proteste anticipate
a Tg ancora non trasmesso. Io rispondo: "Faccio finta di
non aver mai ricevuto questa telefonata"».
A
chi affiderà questo librino, diciamo, di appunti?
«Preferirei un piccolo editore. Vedo troppi storici Rai
improvvisati che raccontano una loro non-verità. Per
esempio Giulio Borrelli ha esagerato. Mi ha tirato in
ballo perché sono stato in Rai poi in Mediaset per
tornare in Rai... Dimentica che lui è arrivato da
"l'Unità", più che organico al partito. Che poteva
contare sulla protezione di Roberto Morrione, gran
professionista che, lui sì, avrebbe meritato di dirigere
il Tg1, ma anche militante Pci, poi Pds e Ds, infine Pd.
Che alla direzione del Tg1 lo mise D'Alema. Mi dispiace
di averlo trattato sempre con i guanti bianchi».
In
quale occasione, Mimun?
«Da direttore conquistai personalmente un'intervista a
Bush nel 2002. La passai a lui come corrispondente. Sono
stato uno sciocco. Ora ha scritto quel libro perché è a
un passo dalla pensione e poiché molti del tg1 hanno
trovato posto in Parlamento. Si sarà detto: non si sa
mai...».
Nel suo futuro libro di appunti chi citerà del Tg1?
«Per esempio Lilli Gruber. Indubbiamente brava. Mi è
simpatica perché è una belva e non fa niente per
nasconderlo. La portai io al Tg1. Mi chiamò al tempo
della nomina di Bruno Vespa alla direzione. Non ci avevo
mai preso nemmeno un caffè prima. A Vespa l'idea
piacque. Lilli lo ricompensò dopo, capeggiando la
rivolta al Tg1 contro di lui. Ricordo con divertimento,
durante l'ultimo conflitto iracheno, cosa disse di
colleghi e colleghe inviati, li massacrò. Con meno
divertimento ricordo quando definì "resistenza" quella
irachena e "mercenari" i poveri Quattrocchi e compagni.
Protestarono tanti, anche da sinistra. Quando tornò da
Baghdad trovò un mio mazzo di fiori, finì in diretta a
"Domenica in" con standing ovation. Le chiesero: qual è
stata la prima cosa che ha fatto? Rispose: riabbracciare
mio marito. Però aveva trascorso con lui, che è un
collega, tutto il periodo. Lilli ha l'istinto del
giornalismo e insieme della scena».
Però urge un ricordo positivo verso qualcuno, a questo
punto.
«Vincenzo Mollica. Gli proposi prima una vicedirezione
al Tg2 e poi al Tg1. Rifiutò sempre: "Ti prego,
preferisco fare ciò che faccio". Unico in tutta la Rai.
Scoprii che guadagnava una miseria rispetto ad altri
colleghi. Lo nominai caporedattore. Comunque la Rai è
piena di ottimi operatori, montatori, maestranze varie
che lavorano senza guardare alla politica».
In
quanto ai giornalisti, ce ne saranno di bravi...
«Penso ai molti che ho lanciato: Stefano Campagna,
Valentina Bisti, Luigi Monfredi. Alla grande capacità di
Claudio Fico. Ho avuto feeling professionale con
Riccardo Colzi, ora tornato al Tg3 di Bianca Berlinguer.
Gente che lavora. Non divi».
In
quanto ai conduttori, accusati proprio di divismo?
«Se guardo Francesco Giorgino, mi chiedo se ci sia un
suo gesto privo di un calcolo. Dirigevo il Tg2, lui era
a Sanremo per un Dopofestival. Mi vide e mi salutò in
diretta: ecco Mimun, un grande direttore, speriamo venga
presto da noi... Mi vergognai per lui. Poi, quando ero
al timone del Tg1, lui che era sempre stato di
centrodestra, in un momento politicamente complicato, in
un'intervista prese le distanze da Berlusconi e attaccò
la mia gestione.
Non ebbi dubbi: io lo avevo portato all'edizione delle
20 e io di lì lo tolsi. Fui tormentato da decine di
telefonate. Mi dicevano: è pentito, va perdonato. Dal
cinema. Dai vertici aziendali. Dalle alte sfere del
mondo della comunicazione del Vaticano. Parliamo di una
persona che ha scritto un manuale di giornalismo e non
ha messo in copertina una foto di McLuhan. Ma di se
stesso».
Ci
sarà un episodio non «politico», per finire...
«Ma sì. Al Tg2 chiedo l'elenco dei precari per assumerne
uno bravo. Trovo il nome di Enrico Lucci, già bravissima
Iena. Lo chiamo, lui viene. Gli propongo un'assunzione
dicendogli: tu adesso hai la fama e un po' di soldi, ma
chissà quanto dura, io ti posso garantire meno
riflettori però un contratto a vita. Lui ci pensa un
giorno e mi dice no, non se la sente di accettare poi mi
chiede: "Clemente, per favore, facciamo che non sono mai
venuto qui, altrimenti mi tolgono dall'elenco dei
precari Rai...". Fantastico, sincero, autentico».
17-08-2010]
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PANICO A VIALE MAZZINI PER LO SCONTRO FRA I DUE
CO-SFONDATORI: CHE FARANNO DIRIGENTI E
GIORNALISTI IN QUOTA EX-AN? CON O CONTRO FINI? E
ORA, DA CHE PARTE STARÀ MAZZA? E IL
VICEDIRETTORE DEL TG1 GENNARO SANGIULIANO CHE SI
DICE IN SINTONIA CON MINZO CHE HA MESSO NEL
MIRINO FINI E L’AFFAIRE DELLA CASA DI
MONTECARLO? - LE SCOSSE DEL TERREMOTO
PARLAMENTARE SONO GIÀ ARRIVATE AL SETTIMO PIANO
DI VIALE MAZZINI. CHI ERA PRESENTE ALL’ULTIMO
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, IL 5 AGOSTO
SCORSO, RACCONTA CHE I CINQUE CONSIGLIERI DI
MAGGIORANZA SEMBRAVANO MARCIARE IN ORDINE
SPARSO, CON GUGLIELMO ROSITANI, IN QUOTA AN,
AMICO DI FINI E GASPARRI, CHE HA VOTATO INSIEME
AI CONSIGLIERI DI OPPOSIZIONE IL SÌ ALLA FICTION
SU DORANDO PETRI DELL’ULTRAS FUTURISTA LUCA
BARBARESCHI
Giovanni Cocconi per
Europa Quotidiano
E ora, da che parte starà Mazza? Le attese sono
tutte puntate su di lui, che il libro sui
"ragazzi di via Milano" l'ha scritto. Ma il
direttore di Raiuno non è l'unico tra gli ex del
Secolo d'Italia immortalati nella celebre foto
in maglietta e calzoncini corti che saranno
chiamato a scegliere, di qua o di là, pro o
contro Gianfranco Fini.
Lo strappo dei "futuristi" si farà sentire anche
in viale Mazzini, dove il presidente della
camera da quindici anni è uno che conta, così
come gli ex colonnelli Maurizio Gasparri e
Altero Matteoli, ancora in grado di condizionare
carriere e promozioni molto più del sodale
Ignazio La Russa.
Un "ragazzo di via Milano" è Bruno Socillo,
direttore della radiofonia in quota An, che
ieri, intervistato sul Giornale, difendeva Fini
dall'accusa di aver fatto pressioni per aiutare
il cognato Giancarlo Tulliani. I finiani in Rai
sono tanti. Ma quanti ora avranno il coraggio di
uscire allo scoperto? E quanti tenteranno il
riposizionamento negando di essere mai stati
finiani?
Le scosse del terremoto parlamentare sono già
arrivate al settimo piano di viale Mazzini. Chi
era presente all'ultimo consiglio di
amministrazione, il 5 agosto scorso, racconta
che i cinque consiglieri di maggioranza
sembravano marciare in ordine sparso, con
Guglielmo Rositani, in quota An, amico di Fini e
Gasparri, che ha votato insieme ai consiglieri
di opposizione il sì alla fiction su Dorando
Petri dell'ultras futurista Luca Barbareschi.
Proprio le divisioni nella maggioranza hanno
impedito al direttore generale Mauro Masi di
procedere alla nuova infornata di nomine nelle
direzioni di reti e testate. La Lega sperava
nella direzione di Rainews, Forza Italia in
quella di Raidue, ma veti e sospetti reciproci
hanno costretto all'ennesimo rinvio. Ma in
settembre come voterà Rositani, nuovo ago della
bilancia delle maggioranza in Rai?
Un'altra (ex) poltrona finiana che scotta è
quella del vicedirettore del Tg1 Gennaro
Sangiuliano, già vicedirettore di Libero, si
dice in sintonia con il direttore Augusto
Minzolini che ha messo nel mirino Fini e
l'affaire della casa di Montecarlo. Ex finiani
sono anche il vicedirettore Risorse umane
Alessandro Zucca, il vicedirettore di Gr
parlamento Paolo Corsini e quello di Rai
parlamento Gianni Scipione Rossi, fratello di
Filippo, uno degli esponenti di spicco del think
tank finiano FareFuturo, di cui fa parte anche
un fedelissimo di Fini come Angelo Mellone, da
pochi mesi nominato dirigente a RadioRai.
Vicino alla destra di Alemanno è il nuovo
caporedattore del Tg del Lazio Nicola Rao,
mentre in quota An sono il direttore (in uscita)
di Raiway Francesco De Domenico e quello di
Rainet Giampaolo Rossi, oggi dato vicino agli ex
Forza Italia. Ex finiano era anche Guido Paglia,
responsabile della relazioni esterne Rai, da
tempo in rotta con il presidente della camera,
così come l'ex Secolo ed ex consigliere Rai
Gennaro Malgieri.
Anche Raisport è considerato un tradizionale
fortino della destra. In quota An sono dati il
direttore Eugenio De Paoli, i vice Jacopo Volpi
e Bruno Gentili (da stasera nuovo telecronista
della Nazionale di calcio al posto di Marco
Civoli) e il caporedattore Marco Mazzocchi, così
come gli opinionisti più in vista come Ivan
Zazzaroni, Italo Cucci e Vincenzo D'Amico, mai
dimenticata bandiera laziale. La Lazio di Fini e
di Mazza, gli ex ragazzi di via Milano che la
politica, dopo quarant'anni, potrebbe anche
dividere. 10-08-2010]
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Finis rai - addio a ogni contratto per Francesca
Frau, madre di Elisabetta e Giancarlo Tulliani –
e C’è chi sottolinea che la nomina di Paolo del
Brocco a Rai Cinema sarebbe arrivata non solo
dopo l’ipotesi di contratto con ‘viperetta’
Ferrero ma anche dopo l’acquisto, da parte della
Rai, di tre film proposti da Federico Passa, con
cui Tulliani aveva incontrato molti dirigenti
Rai (incluso Paglia) chiedendo di inserirsi nel
«circuito» dei diritti Rai. Ma senza alcun
successo
Paolo Conti per il
Corriere della Sera
La voce circolava da giorni ma ieri, dal settimo
piano di viale Mazzini, è arrivata un'informale
quanto autorevole conferma: addio a ogni
contratto Rai per Francesca Frau, madre di
Elisabetta e Giancarlo Tulliani. Dal prossimo
autunno non lavorerà più né per Raiuno né per
altre reti Rai. «Non è previsto alcun suo
contratto», assicurano negli uffici tra la
direzione generale di Mauro Masi e il consiglio
di amministrazione.
C'è formalmente una ragione legata al
palinsesto: Caterina Balivo non condurrà più
«Festa Italiana», programma di punta del
pomeriggio di Raiuno. Lì la società At Media
(Absolute Television Media, per il 51% di
Francesca Frau, fondata soltanto nel 2009)
proprio nella stagione 2009-2010, aveva ottenuto
un bel contratto: per assicurare in appalto
esterno (in una trasmissione che nel 2008-2009
era stata interamente prodotta dalla Rai) lo
spazio «Per capirti», dedicato al contrasto tra
genitori e figli, aveva concordato un compenso
di 8.120 euro a puntata.
Moltiplicati per le 183 puntate previste, si
arriva a un milione e mezzo di euro. La Balivo
traslocherà da settembre su Raidue per dare
manforte al pomeriggio. La decisione originaria
della fine del contratto appartiene al direttore
Mauro Mazza (area Fini). Il quale ha detto ai
suoi che la decisione è legata a motivi
«squisitamente editoriali» proprio per il
trasloco della Balivo.
Comunque sia, la At Media, a nemmeno un anno
dalla sua fondazione e dopo una stagione con un
ottimo contratto, da ottobre si ritroverà senza
impegni con la Rai. Niente Balivo, certo. Ma
sono in molti a parlare di inequivocabili
«suggerimenti» arrivati dai piani alti, per
motivi di palese opportunità, ai responsabili
delle reti generaliste. Facile immaginare che
sarà molto complicato, anche in futuro, per la
At Media riaprire un dialogo con viale Mazzini.
Altra questione non secondaria.
Nella sua ultima riunione il Consiglio ha
rinviato la firma del contratto per la miniserie
tv in due puntate «Mia madre», diretto da Ricky
Tognazzi (ormai realizzato e in fase di
post-produzione). La proprietà della casa
produttrice era stata definita «opaca» spingendo
a una approfondita indagine. Si tratta della
Ellemme Group, capitale sociale di 120.000 euro
che fa capo a due società londinesi. Cioè la
Elmold ltd e la Art Gold ltd, con sede a
Charlton Street a Londra. La presidenza della
società è affidata a Massimo Ferrero, discusso
ed effervescente produttore televisivo.
Con una decisione che ha sorpreso molti, Rai
Cinema ha già preparato un contratto che prevede
un minimo garantito di 600 mila euro
(considerato dagli esperti Rai abbondante
rispetto a una previsione di incassi nelle sale
dopo il passaggio televisivo) con una
partecipazione Rai alla produzione prossima ai
cinque milioni di euro.
La «opacità» era legata non solo alle due
società britanniche ma anche alle voci
insistenti che circolavano alla Rai, e arrivate
fino al Consiglio, di una possibile
partecipazione occulta di un altro partner:
Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, mai
titolare di un vero e proprio contratto con la
Rai ma per mesi insistente sponsor di varie
iniziative. Così insistente da aver causato la
rottura dei rapporti pluridecennali tra Guido
Paglia e Gianfranco Fini. Gli avvocati delle
parti hanno recisamente smentito il collegamento
Tulliani-Ferrero. Infatti l'«investigazione»
avrebbe escluso ogni ombra sulla Ellemme.
Sono ore in cui la Rai ribolle di chiacchiere e
pettegolezzi sui Tulliani. C'è chi sottolinea
che la nomina di Paolo del Brocco ad
amministratore delegato di Rai Cinema sarebbe
arrivata non solo dopo l'ipotesi di contratto
con Ferrero ma anche dopo l'acquisto, da parte
della Rai, di tre film proposti da Federico
Passa, con cui Tulliani aveva incontrato molti
dirigenti Rai (incluso Paglia) chiedendo di
inserirsi nel «circuito» dei diritti Rai. Ma
senza alcun successo.
[10-08-2010]
|
BECHIS, IL BECCHINO DI FINI! SE È VERO CHE FINI HA USATO
LA SUA CARICA ISTITUZIONALE (CHIAMANDO ALLA CAMERA IL
RESPONSABILE DELLE RELAZIONI ESTERNE RAI GUIDO PAGLIA)
PER ESERCITARE PRESSIONI PER FAR LAVORARE IN RAI IL
“COGNATO” GIANCARLO TULLIANI, L’AFFARE S’INGROSSA, E DI
BRUTTO, PER LA TERZA CARICA DELLO STATO - (RICORDIAMO A
FINI CHE A MASTELLA IN CAMPANIA PER MOLTO MENO LO HANNO
DISTRUTTO) - E SORGE SPONTANEA LA DOMANDA: È CREDIBILE
UN LEADER SOFFERENTE DA MANE A SERA PER UN PAESE SENZA
ETICA NÉ DECENZA CHE SI FA ABBINDOLARE DAI DUE SIMPATICI
TULLIANI? - LO SCAZZO TRA IL FRATELLINO DI ELI E PAGLIA
FU RIVELATO A SUO TEMPO DA DAGOSPIA - COME DEL RESTO IL
CONTRATTONE DA UN MILIONE E MEZZO DI EURO FATTO DALLA
RAIUNO DEL FINISSIMO MAZZA ALLA SIGNORA FRANCESCA FRAU
SPOSATA TULLIANI, MAMMINA DI ELI
Franco Bechis per "Libero"
La
fine della storia forse è stata scritta ieri, quando il
cda Rai ha fermato la fiction "Mia Madre" di Massimo
Ferrero, detto Viperetta, dando mandato agli uffici di
effettuare approfondimenti sulla "opacità degli assetti
proprietari dell'Ellemme group, in mano a due limited
londinesi, la Elmhold ltd e la Artgold ltd entrambe
iscritte al registro delle imprese britannico dal 2003
all'indirizzo First floor 41 Chalton Street, London.
Ma
l'inizio della storia del trio dei produttori (Giancarlo
Tulliani, Viperetta e Geppino Afeltra, ex manager di
Gigi D'Alessio) che volevano fare della Rai la loro
banca privata ha una data sicura: 17 settembre 2008.
Quella mattina in Rai squillò il telefono del direttore
relazioni esterne, Guido Paglia, in quei giorni in corsa
per diventare vicedirettore generale dell'azienda.
Dall'altro capo del filo la segreteria di Fini: «Il
presidente le chiede se può ricevere il dr. Giancarlo
Tulliani che deve parlarle».
Paglia è un ex giornalista, amico personale di Fini da
decenni, viene considerato in Rai il manager di fiducia
di An. La cortesia è di quelle che non si possono
rifiutare. Tulliani viene ricevuto quel giorno stesso. E
si presenta con quello che lui definisce il suo socio a
cui sta dando una mano: Federico Passa. Spiega che vuole
sbarcare alla grande nel settore del trading dei diritti
cinematografici, dice di avere buoni contatti all'estero
e di avere solo bisogno di una sponda in Rai.
Paglia cerca di dissuaderlo, spiega che il cinema è in
crisi, che la Rai compra pochissimi diritti, che non ci
si può inventare quel mestiere dal giorno alla notte, e
che servono molti capitali. Tulliani però non demorde.
Paglia allora gli combina due incontri al volo. Lo manda
da Giancarlo Leone, ex amministratore delegato di Rai
Cinema e da Adriano Coni, presidente di 01 Distribution,
società distributrice dei film prodotti dalla Rai.
Entrambi dicono la stessa cosa di Paglia, che nel
frattempo telefona a Fini per spiegargli che il cognato
ha in mente piani complessi da realizzare. Fini fa finta
di non sapere nulla: «Mah, io sapevo che faceva
l'immobiliarista, non conoscevo cosa volesse».
«LEI MI OSTACOLA»
Comunque Passa riesce a vendere a Rai cinema tre titoli
minori, il costo non è alto: "Major movie star", "The
Poet" e "September down". Altro non accade. Fino al 18
novembre 2008. Quel giorno squilla di nuovo il telefono
dell'ufficio di Paglia: «Il presidente Fini ha bisogno
di vederla subito ». Paglia si fionda a Montecitorio. I
commessi lo aspettano: «Il presidente la attende nel suo
appartamento privato, sull'altana».
Il
direttore delle relazioni esterne della Rai sale e si
trova davanti Fini e al suo fianco Giancarlo Tulliani.
Prende la parola Fini: «Lui ha bisogno di un minimo
garantito sulla fiction, sull'intrattenimento e sui
diritti cinema dall'estero». Paglia non usa giri di
parole: «Gianfranco, non è possibile. La Rai ha delle
regole, l'iscrizione all'albo fornitori, bisogna fare
piccoli passi, presentare progetti e sapere che c'è una
concorrenza sterminata».
Tulliani si spazientisce: «Lei sta facendo un fracco di
difficoltà. Ma solo a me. Barbareschi e la Bocchino
invece li aiuta». Paglia spiega di essere entrato in Rai
nel 2002, e che Barbareschi e la Bocchino già lavoravano
con l'azienda. Quel mestiere non se l'erano inventato
dall'oggi al domani. Il clima si fa acceso. Tulliani
incalza: «Evidentemente lei ha altri interessi da
difendere». Paglia non replica ed esce, inseguito da
Fini: «No, aspetta». Ma la discussione tracima, e Paglia
saluta e se ne va.
Era un martedì. Il sabato successivo è morto Alessandro
Curzi, consigliere di amministrazione della Rai.
Funerali in Campidoglio il 24 novembre. Viene annunciata
la presenza di Fini. Quel giorno il direttore relazioni
esterne della Rai attende come suo dovere il presidente
della Camera sulla soglia. Fini arriva, Paglia tende la
mano. Fini la ritira. Sibila: «L'altro giorno ti sei
comportato malissimo».
ADDIO PER SEMPRE
Da quel giorno non si sono più parlati né salutati.
Paglia gli ha scritto una lettera privata chiedendogli
«volevi che gli mettessi le mani addosso davanti a te?».
Quel giorno è finita un'amicizia. E anche l'avanzamento
di carriera di Paglia in Rai: vicedirettore generale non
è più diventato, ed è restato in un angolo a fare il suo
lavoro.
Cerchiamo Paglia per avere la sua versione dei fatti
raccontati a Libero da fonte più che autorevole: «È
stato un momento dolorosissimo per me. Perché
l'arroganza di Giancarlo Tulliani e della sua famiglia
mi è costata una amicizia, quella con Fini, che durava
da 30 anni. Per questo preferisco non parlarne più».
Con Paglia è finita lì. Con Tulliani no. Fini riesce a
farlo ricevere dal direttore generale della Rai, Mauro
Masi. Lui lo indirizza a Marano, suo vicedirettore
generale. Dal colloquio escono parole simili a quelle
sentite, ma si sblocca qualche ipotesi di lavoro.
Tulliani prima chiede di fare quattro prime serate Rai
con la sua Giaint Entertainment. Gli danno due seconde
serate, poi scese a una: un flop.
Poi grazie all'idea di associare alla famiglia Tulliani
Roberto Quintini, si apre una porticina a Rai Uno, dove
Mazza consente una commessa per un programma del
pomeriggio interamente realizzato in azienda. Piccola
anomalia, ma ce ne sono di peggiori. Altro contratto con
Pino Insegno per una serie di serate poi ridotte non
andando al meglio. Quasi due milioni di euro per
Tulliani. Fine della carriera per Paglia.
PRECISAZIONE DI GEPPINO AFELTRA A "LIBERO"
Signor direttore, non ho mai presentato Massimo Ferreri
a Mauro Masi. Ho invece conosciuto Ferreri circa un anno
fa, in occasione di un evento al quale partecipavano
molte personalità politiche e dello spettacolo, anche
della Rai. Né in Rai, né in altro ambito ho mai svolto
alcuna attività insieme a Ferrero.
A
Giancarlo Tulliani ho solo fornito generica consulenza
per iniziative che voleva portare avanti, ma non ho mai
operato insieme a lui in alcuna azienda, compresa A.T.
Media, alla quale sono estraneo. Non ho mai partecipato
a cene a Torino alla fine del 2009 con Ferrero, Tulliani
e un imprenditore ufficiale della Rai, né ho mai
invitato quest'ulti - mo per trattare con loro
l'acquisto da parte di Tulliani di una società "con
numerosi contratti Rai".
Infine, nella mia attività professionale ho sempre
operato in prima persona e "alla luce del sole", senza
bisogno di cercare di "non comparire mai", come del
resto è facile rilevare dal mio curriculum consultabile
anche on line.
GEPPINO AFELTRA
PRECISAZIONE DEGLI AVVOCATI DI GIANCARLO TULLIANI A
‘LIBERO'
Signor direttore, appare gravemente diffamatoria e
lesiva della dignità del signor Tulliani la notizia
relativa ai suoi rapporti con il produttore Massimo
Ferrero e l'organizzatore di eventi Geppino Afeltra per
l'acquisto di una società iscritta nell'albo dei
fornitori Rai con lo scopo di regolarizzare contratti
con la tv di Stato
La
notizia non corrisponde al vero ed è, evidentemente, il
risultato di una strumentalizzazione politica della
persona del nostro assistito. Il signor Tulliani non ha
mai conosciuto il signor Ferrero, né si è mai occupato,
direttamente o indirettamente, di produzioni tv
nell'interesse della Rai. Il nostro assistito non ha mai
presieduto, amministrato o avuto partecipazioni in
società che hanno lavorato per la Rai.
Destituita di fondamento è la notizia di un suo
"esordio" nella trasmissione "Italian fan club music
awards", considerato che il signor Tulliani non ha mai
ricoperto alcun ruolo nell'ambito di detta trasmissione.
Aggiungasi che il nostro assistito non si è mai recato
al mercato dei diritti cinema e tv di Cannes al fine di
comprare e rivendere per terzi, né è mai andato a Torino
per concordare acquisti di società o altre operazioni
simili. Inoltre la Giaint Entertainment Group e la
Giaint Entertainment S.r.l. non hanno mai lavorato con
la Rai.
Avv. CARLO GUGLIELMO IZZO Avv. ADRIANO IZZO
[06-08-2010]
|
NASI COMUNICANTI” E PURE INCAZZATI - in Procura ESPLODE
il domino del “chi pippava insieme a chi” – LE NOSTRE
EROINE, FAMOSE PER ESSERE FAMOSE, UNA VOLTA DAVANTI A UN
PM, SCARICANO SULLE ALTRE SCIACQUETTE L’ACCUSA DI
SNIFFARE – E TRA LESSA, FABIANI, BELEN, LODO, RIBAS,
ETC, SCOPPIA LA RISSA – BELEN: “Io ne consumai una riga,
Francesca Lodo almeno nove”…
Santucci per
Corriere della Sera
La
modella Fernanda Lessa ricorda con certezza «di aver
consumato cocaina anche insieme ad Alessia Fabiani e a
Donatella Taranto». L'ex letterina di Passaparola,
Francesca Lodo, racconta: «Ho consumato cocaina nel
bagno del privé dell'Hollywood con Pietro Tavallini e
ricordo che c'era anche Belen Rodriguez, anche se non
sono certa del fatto che l'abbia consumata pure lei».
La
Belen, però, aggiunge particolari diversi: «Ho fatto uso
di cocaina insieme a Francesca Lodo, a casa sua, solo
due volte nei primi giorni di gennaio 2007. In entrambe
le occasioni la droga me l'ha data Francesca. Lei mi
invitava spesso ad andare nei bagni dell'Hollywood, le
domeniche sera... ma io non la seguivo perché temevo
l'effetto della cocaina».
È
la primavera del 2007 quando le showgirl protagoniste
delle notti di Milano vengono convocate, una dopo
l'altra, dal pm Frank Di Maio. Le ragazze raccontano, in
parte ammettono, spiegano in compagnia di chi abbiano
«pippato». Tre anni dopo, a inchiesta chiusa, le loro
ricostruzioni dei fatti sono esplose. L'una contro
l'altra. Francesca Lodo che ha annunciato una querela
contro l'(ex?) amica, Belen. E la stessa Belen che, a
sentire le parole del sindaco di Sanremo, Maurizio
Zoccarato, rischia di non poter più condurre il
Festival.
L'ARCHIVIAZIONE
Tutte, sia chi ha ammesso di aver sniffato tanto o poco
(Lodo, Fabiani, Lessa, Rodriguez), sia chi è stata
chiamata in causa da altri (Aida Yespica, o Elisabetta
Canalis, del cui consumo di cocaina ha parlato la
modella francese Karima Menad), hanno scelto il
silenzio. Vuole invece spiegare e parlare Ana Laura
Ribas: «Non ho mai usato cocaina, già tre anni fa
(all'epoca dell'inchiesta «Vallettopoli», ndr) la mia
vita è stata rovinata, ho sofferto come persona e ho
avuto enormi problemi sul lavoro - spiega al telefono -
In tutto questo tempo ho lavorato per tornare a essere
quella di sempre e recuperare la mia immagine. Non posso
ricominciare a pagare adesso».
Il
suo racconto è collegato a quello che disse al
magistrato, il 5 aprile del 2007. Un verbale di poche
righe, in cui ripete di continuo: «Non ho mai usato
sostanze», «Confermo di non aver mai fatto uso», «Non ho
mai visto nessuno» sniffare nel privé dell'Hollywood.
All'epoca non venne ritenuta credibile. Entrata a
palazzo di giustizia da testimone, si ritrovò indagata
per essere stata reticente. Ma lo scorso aprile lo
stesso pm ha chiesto l'archiviazione di quel
procedimento (cosa avvenuta anche per la Fabiani, la
Yespica e Francesco Arca). «Significa che ora - spiega
la Ribas, assistita dagli avvocati Fabio e Francesco
Mandalari - c'è la certezza che quel che ho detto era la
verità. Io la cocaina non l'ho mai usata».
Con un paradosso: «Visto che l'uso personale non è
reato, avrei potuto raccontare una bugia e, senza altre
conseguenze, avrei evitato altri guai e non sarei stata
indagata. Avrò fatto errori o frequentato gente
sbagliata, ma dopo 18 anni di Tv non merito di tornare
nelle polemiche per cose, lo dice l'archiviazione, che
non ho fatto».
«GOLE PROFONDE»
Era stato Pietro Tavallini, in passato principe delle
notti milanesi e poi testimone principale
dell'inchiesta, a chiamare in causa la Ribas. In uno dei
suoi interrogatori disse: «Ho visto anche Aida Yespica e
Ana Laura Ribas assumere cocaina e so che l'hanno fatto
insieme».
Quando il pm presentò alla showgirl brasiliana questo
verbale lei ammise di essersi trovata all'Hollywood
quella sera, ma negò il resto. L'uomo che all'epoca
trasformava in grandi serate le feste nelle discoteche,
perché portava sempre il «suo» gruppo di bellezze, ha
anche raccontato: «Il privé ha un bagno misto maschi e
femmine senza chiave dove ho visto Francesca Lodo,
Fernanda Lessa, Alessia Fabiani assumere cocaina».
Funzionava che ricchi e riccastri seduti ai tavoli,
onorati della presenza di veline e soubrette,
sganciavano sacchetti di bamba gratis per tutti. Il
vecchio gruppo dell'agenzia di Lele Mora, con l'aggiunta
di qualche altro volto noto dello spettacolo, si è
ritrovato così a ricostruire in Procura il domino del
«chi pippava insieme a chi», sempre nell'ipotesi
accusatoria che i privé dell'Hollywood e del The Club
fossero zone franche in cui cedere e sniffare in piena
riservatezza.
Così la Fabiani ha ammesso: «Ho assunto cocaina al The
Club con Walter Agostoni (un pr, ndr)». E il suo ex
fidanzato ha aggiunto di aver ricevuto due telefonate,
in occasione di una festa al The Club a cui non
partecipava, in cui Fabrizio Corona e un altro ragazzo
gli raccontavano che «Alessia era strafatta di cocaina».
Pizza e coca Belen Rodriguez spiega infine al
magistrato, con un tono che somiglia a uno «state
scoprendo l'acqua calda», che «è notorio che all'
Hollywood circoli cocaina, un po' come in altri locali».
Poi, sulle abitudini di una ex letterina: «Tavallini
aveva sempre la cocaina con sé e ne faceva uso insieme a
Francesca Lodo all'interno del bagno del privé. Lo so
perché, a parte una volta che li ho accompagnati ma mi
sono fermata nell'antibagno, le altre volte li ho visti
entrare e la stessa Lodo mi diceva che avevano
"pippato"».
Belen parla infine di una delle due sere in cui anche
lei tirò, dopo una pizza a casa della Lodo insieme a
Nicolò Oddi, ex fidanzato di varie veline e soubrette, e
a Tavallini: «Io ne consumai una riga, Francesca Lodo
almeno nove, e lo stesso Pietro quattro. Anche Oddi ne
fece uso».
[05-08-2010]
|
|
Oggi è stato ‘sospeso' il contratto Rai di Antonella
Clerici che pretendeva due milioni e duecento per fare
tre anni di conduzione. Il Cda non schioda da 1 e
800.000...
06.08.10 |
FINI-CAV NON HANNO ROTTO SOLO IL PDL MA ANCHE IL
GIOCATTOLO DELLE PRODUZIONI RAI - LA SCALATA RAI DEL
“COGNATO” IN COMBUTTA CON MASSIMO FERRERO DETTO
“VIPERETTA” - GRAZIE AL LEGAME DELLA SORELLINA,
GIANCARLO TULLIANI FA E VENDE PROGRAMMI ALLA RAI - GLI
ALTRI PRODUCER S’INCAZZANO E IL TULLIANI MIRA A COMPRARE
UNA SOCIETÀ ISCRITTA ALL’ALBO DEI FORNITORI DI VIALE
MAZZINI PER REGOLARIZZARE I SUOI CONTRATTI - OGGI IL CDA
RAI RINVIANDO IN AUTUNNO L’APPROVAZIONE O MENO DELLA
FICTION DA 5 MILIONI PRODOTTA DA ‘VIPERETTA” HA MESSO IN
GROSSA DIFFICOLTÀ IL SOCIO DI GIANCARLO
Franco Bechis per
Libero
Il
dossier è finalmente arrivato sul tavolo del consiglio
di amministrazione Rai che oggi dovrà decidere se dare
il via libera, rinviare o bocciare. Sulla copertina solo
un titolo "Mia madre". È lo stesso di una fiction-mini
serie in due puntate sull'emigrazione dalla Calabria a
Torino negli anni Sessanta. L'ipotesi era stata inserita
nei programmi editoriali già esaminati dalla Rai. Ma un
via libera formale, di quelli che approvano piani
finanziari e costi di produzione, non era mai arrivato.
Eppure non si tratta di un mini-impegno: circa 5 milioni
di euro. Già spesi, perché mentre il dossier dormiva
sotto la polvere rinviato di consiglio in consiglio, la
fiction nel frattempo è già stata girata a maggio e il
prodotto finito e pronto ad essere consegnato chiavi in
mano: l'hanno interpretata Ricky Tognazzi e Bianca
Guaccero.
La
società di produzione si chiama Ellemme group. Il
produttore è Massimo Ferrero, detto anche Viperetta. Di
quei soldi ha proprio bisogno, perché il suo gruppo,
diversificato in mille settori (produzione cinema e tv,
compagnie aeree, gestione multiplex e sale
cinematografiche sparse in tutta Italia) non si trova
nel migliore dei momenti possibili. I creditori bussano
alla porta e mandano i tribunali a riscuotere. Le banche
hanno stretto i cordoni della borsa.
Ma
quei soldi così necessari non sembrano affatto in
dirittura di arrivo. C'è maretta all'interno del
consiglio di amministrazione Rai, e anche alcuni
consiglieri di maggioranza sembrano intenzionati a
votare contro la fiction. Viperetta rischia di lasciare
così un altro fianco scoperto del gruppo, dopo qualche
guaio capitato negli ultimi mesi alla sua compagnia
aerea, la Livingston, specializzata in voli charter (ha
anche acquisito alcune rotte della Lauda Air).
Il
trasporto aereo non brilla di questi tempi, e la
Livingston ha chiuso il bilancio al 31 ottobre 2009 con
una perdita di 6,2 milioni di euro. A metà giugno però
uno dei creditori, la Sea che gestisce gli aeroporti
milanesi, ha deciso di passare alle maniere forti dopo
che un debito da 8 milioni di euro più volte
rischedulato non aveva visto nemmeno una rata pagata.
Azioni risarcitorie a parte da quel giorno Livingston
deve pagare prima di alzarsi in volo il dovuto a Sea
anticipatamente e per contanti.
INCONTRI IMPORTANTI
Ferrero-Viperetta rischia per la prima volta in questi
anni di scivolare davvero su una buccia di banana, e si
può essere certo che non lo farà senza combattere. Ma
l'aria in Rai non è delle migliori. Il direttore
generale, Mauro Masi vorrebbe tenersi lontano mille
miglia da quel dossier. I due si conoscono da tempo sia
grazie a un comune amico, Geppino Afeltra, organizzatore
di eventi tv ed ex manager di Gigi D'Alessio, sia perché
la ex compagna di Masi, Susanna Smit, gli fu presentata
proprio da loro.
I
rapporti erano eccellenti, ma l'imbarazzo di Masi è
naturale ogni volta che si tratta di passare in
consiglio commesse ottenute da Geppino o da Viperetta.
Oltretutto da quando il rapporto sentimentale del
direttore generale della Rai con la Smit è cambiato (si
sono lasciati), i due non fanno più conto sul canale
personale diretto che avevano al vertice dell'azienda (e
che per altro cercava spesso di fuggirli per evitare
qualsiasi conflitto di interessi).
Annusando l'aria e vivendo sia l'uno che l'altro di
contratti con la Rai Geppino e Viperetta da più di un
anno si erano preparati una carta di riserva, una sorta
di passepartout che potesse aprire le porte che
servivano nel grande palazzo della televisione di Stato.
Fu così che incontrarono un giovane ragazzo dal cognome
importante: Giancarlo Tulliani.
Quando lo conobbero lui diceva di essere già ricco, si
presentava sempre con belle ragazze e sosteneva di fare
l'immobiliarista. Gli proposero di associarsi inun
mestiere sicuramente redditizio dove se si fossero avute
le amicizie giuste, si poteva vivere di reddito fisso:
la tv. Meglio, la tv di Stato. Il discorso era semplice:
in Rai il centro destra è sempre contato, ma ha avuto
soprattutto un marchio sicuro: Alleanza Nazionale.
QUESTIONE DI COGNATI
Avere con sé il cognato del leader di quel partito,
Gianfranco Fini, avrebbe significato farsi aprire ogni
porta fin lì socchiusa. Fu così che nacquero prima la
Giaint entertainment group, poi la Giaint Entertainment
srl e infine la At media srl. Quest'ultima sigla è
estesa al registro della Camera di commercio di Roma con
il nome di Absolute television media. Un nome che non ha
praticamente alcun significato.
Nel settore però sanno bene cosa significhino quella A e
quella T: Afeltra e Tulliani. La famiglia Tulliani è
infatti il socio di riferimento, con il 60 per cento
attraverso la mamma di Giancarlo ed Elisabetta,
Francesca Frau. Il restante 40 per cento appartiene alla
Immediate group srl di via Monte Zebio a Roma.
Amministratore unico è Luciano Fasoli. Soci Matteo
Fiorillo, salernitano come Afeltra e come lui
organizzatore di eventi musicali (hanno anche
collaborato insieme) e Francesca Rogano, assistente di
Afeltra.
Terzo socio fino a un anno fa era Roberto Quintini,
giornalista e produttore free lance molto legato ad An,
da anni collaboratore Rai. Poi lui ha venduto a
Salvatore Turchi, che con Afeltra organizza il Venice
Music Awards. Le impronte di Afeltra, manager che tende
a non comparire mai, si trovano dunque dappertutto nella
avventura tv dei Tulliani. Interessi comuni a parte,
sono comunque Afeltra e Viperetta ad insegnare il
mestiere tv a Tulliani, fin lì giovane immobiliarista
cognato di Fini.
Non a caso l'esordio del ragazzo di buona famiglia nella
tv di Stato si chiama "Italian fan club music awards",
una specialità di Geppino. Viperetta dal canto suo
insegna a Tulliani il duro mestiere dei cinematografari,
che lui ben conosce dalle fondamenta, avendo iniziato
come comparsa e dopo avere bruciato tutte le tappe
essendo divenuto produttore. Con i primi rudimenti
imparati Tulliani apparve l'anno scorso al mercato dei
diritti cinema e tv di Cannes, pronto a comprare e
rivendere per terzi.
Si
sussurra che l'abbia fatto anche per la Rai, ma il
contratto ufficiale di cui molti parlano in azienda non
è ancora saltato fuori. Chissà se è proprio il nuovo
mestiere imparato così rapidamente ad avere portato il
fratello di Elisabetta a spostare la sua residenza
fiscale a Montecarlo, nella ormai celebre casa che fu di
An grazie all'eredità della contessa Anna Maria
Colleoni. Certo da quel giorno il trio si è
materializzato più volte in Italia. Cercavano insieme di
fare acquisti. È accaduto anche alla fine del 2009 a
Torino, dove Viperetta, Tulliani e Afeltra hanno
invitato a cena un imprenditore che con la sua società
da anni era fornitore ufficiale della Rai, regolarmente
iscritto all'albo. Nel menù una sola richiesta:
acquistare la società. Tulliani diceva che non c'era
problema di prezzo. Lo aveva fatto capire recandosi
all'appunta - mento su una Ferrari testarossa,
accompagnato da una ragazza assai appariscente.
All'imprenditore erano disponibili a lasciare una quota
e vantavano di potere fare crescere il fatturato
dell'azienda con "numerosi contratti Rai". Forse sfoggio
muscolare, un pizzico di millanteria. Forse no. Certo a
loro quella come altre società interessavano per un
motivo assai semplice: At media lavorava con la Rai da
qualche tempo, i contratti erano interessanti (circa due
milioni di euro di commesse nell'ultimo anno), ma la
società aveva una debolezza evidente: non era iscritta
nell'albo dei fornitori Rai.
Era esposta così a polemiche e anche a ricorsi dei
concorrenti. Anche l'accreditamento iniziale con le
strutture più rilevanti di viale Mazzini, avvenuto
grazie alla rete di rapporti di Roberto Quintini
(giornalista già dipendente di Endemol con cui è in
causa e poi con un breve passaggio al gruppo La Presse),
stava traballando. Quintini di fronte alle prime
polemiche era uscito dalla compagine societaria, pur
senza interrompere i rapporti, e aveva iniziato a
trattare contratti e collaborazioni per sé (trattava ad
esempio la confezione di tre canali via web di Radio
Rai).
In
queste condizioni solo acquisendo una società già in
regola con gli appalti della Rai si sarebbe messa al
sicuro At media, la nuova gallina dalle uova d'oro.
Salvata la forma, usando il cognome Tulliani-Fini come
passepartout in viale Mazzini, il trio pensava di avere
blindato l'operazione. Ma l'acquisizione non è arrivata,
e grande parte dei contratti sono emersi pubblicamente
quando nessuno se l'aspettava. Suscitando polemiche che
non solo rischiano di azzoppare At media quando ormai
tutto sembrava filare liscio, ma anche di ritorcersi
contro i protagonisti. Come dimostra la fiction di
Viperetta che oggi affronterà la sua battaglia frontale
con il consiglio di amministrazione della Rai.
[05-08-2010]
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PANERAI, COMINCIA A ESSERE UN PO' PREOCCUPATO
PER I COSTI DEL CANALE TELEVISIVO "HORSE TV", FORTEMENTE
VOLUTO DAL FIGLIO LUCA
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori
naviganti che l'editore di Class, Paolo Panerai,
comincia a essere un po' preoccupato per i costi del
canale televisivo "Horse Tv". Questa iniziativa è stata
fortemente voluta dal figlio Luca che dopo varie
esperienze in giro per il mondo, ha manifestato una
formidabile passione per i cavalli tanto da convincere
il padre a creare un canale dedicato sulla piattaforma
Sky.
Nel consiglio di amministrazione di "Horse Tv",
l'emittente lanciata il 5 maggio scorso, siedono
personaggi come Sergio Loro Piana, Maurizio Ughi di
Snai, Francesco Micheli e Andrea Morante, amministratore
delegato di Pomellato. I giornalisti delle altre testate
del Gruppo Class ("MF", "MilanoFinanza", "ItaliaOggi" e
"Class CNBC") sostengono con malizia che l'editore stia
spendendo una montagna di soldi in questa iniziativa. E
aggiungono con malizia che il giovane Luca vuole ogni
giorno sul suo tavolo un mazzo di orchidee fresche. Un
dettaglio infimo che nasce soltanto dall'invidia".
[27-07-2010]
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IN THE SKY (ALLA FACCIA DEL CONFLITTO DI
INTERESSI) - AD AGGIUDICARE (GRATUITAMENTE) I 5
MULTIPLEX CHE L´ITALIA DEVE ASSEGNARE PER EVITARE LA
SANZIONE UE SARÀ UNA COMMISSIONE NOMINATA DAL MINISTERO
CHE FU DI SCIABOLETTA SCAJOLA (RETTO AD INTERIM DAL
CAINANO) - E IL GARANTE GARANTISCE: SKY NEL MIRINO,
MURDOCH RISCHIA L´ACCUSA DI "DOMINANZA"…
1- SKY PIANIFICA LO SBARCO SUL DIGITALE MA
L´ASTA È IN MANO A BERLUSCONI...
Ettore Livini per "la
Repubblica"
L´ok della
Ue è arrivato. Ma la strada di Sky verso lo sbarco sul
digitale - dove la sfida a Mediaset si giocherà più sui
servizi pay che sulla tv generalista - non è ancora in
discesa. Il motivo? Semplice: ad aggiudicare
(gratuitamente) i cinque multiplex che l´Italia deve
assegnare per evitare una sanzione Ue sulla Gasparri
sarà una commissione ad hoc nominata dal ministero dello
Sviluppo economico.
Dicastero
oggi retto ad interim da Silvio Berlusconi - un nome non
proprio super partes quando si parla di tv - e
vice-presieduto da Paolo Romani che già martedì ha
duramente contestato la decisione di Bruxelles.
«Noi
stabiliamo le regole, la gara la indice il ministro» ha
ricordato ieri il numero uno dell´Agcom Corrado Calabrò.
Confermando che il consiglio dell´authority valuterà
nella prossima seduta - non quella di oggi ma con ogni
probabilità il 9 settembre - i riflessi della decisione
Ue sull´iter della gara.
Lo schema
del regolamento per conquistare le nuove frequenze (tre
destinate a nuovi entranti e due ai vecchi monopolisti
"analogici" Rai, Mediaset e La7) c´è già. È stato reso
noto un anno fa dall´Agcom per una consultazione
pubblica. E attribuisce in sostanza allo sviluppo
economico, cioè oggi all´azionista di controllo di
Mediaset, il compito di scegliere il vincitore. Il
percorso è limpido.
Calabrò ha
fissato i criteri di valutazione delle offerte. Ben 19
voci divise in tre grandi "materie": il piano tecnico
dell´infrastruttura, l´offerta commerciale ed editoriale
e la struttura dell´impresa. Qui però i suoi compiti
finiscono ed entra in campo il ministero con un ruolo
più da arbitro che da notaio: stabilisce il disciplinare
di gara, decide i tempi e nomina una Commissione
assistita da un advisor «per attribuire i punteggi» alle
proposte arrivate.
Unica
condizione è che i voti siano assegnati «secondo
principi trasparenti, obiettivi e non discriminatori».
Missione acrobatica visto che i giudici incaricati di
valutare a chi assegnare le frequenze (in gara ci sarà
pure Mediaset...) saranno nominati direttamente dal
tandem Romani-Berlusconi che nella questione ha un
macroscopico conflitto d´interesse.
In casa Sky comunque si ostenta sicurezza.
La
procedura, dopo le polemiche sull´interventismo di
Romani, è seguita passo passo dalla Ue. «Se saremo
ammessi alla gara - ha detto l´ad Tom Mockridge - siamo
convinti di vincerla». Per far cosa? Il piano
editoriale, come ovvio, è top secret. La logica e le
indiscrezioni puntano però nella stessa direzione.
Difficilmente la tv di Murdoch, che ha costruito la sua
fortuna sui servizi a pagamento, si avventurerà nella
sfida della tv generalista.
Più
probabilmente utilizzerà i cinque canali disponibili sul
nuovo multiplex come vetrina come sta già facendo oggi
Cielo, più qualche canale specifico che non cannibalizzi
i suoi servizi satellitari. In attesa di sfidare in
tempi brevi Mediaset sulla pay-tv digitale.
L´impegno con la Ue a non farne per 5 anni è infatti
legato solo alle frequenze assegnate nella gara. Se Sky
invece acquisterà nuova banda potrà varare la pay su
questi spazi, come previsto dai vecchi accordi con
Bruxelles, già dal 2012. E a quel punto potrebbe
scoppiare un feroce derby con il Biscione per i diritti
digitali della Serie A e della Champions, in capo a
Cologno solo fino a fine 2012.
2- IL GARANTE ANALIZZA I SINGOLI MERCATI: SKY
NEL MIRINO
Aldo Fontanarosa per "la
Repubblica"
In un
terreno già così accidentato, un´altra trappola prende
forma sotto le scarpe di Sky, che rischia ora
l´etichetta di emittente dominante. Padrona dispotica
nel settore della pay-tv. Un´accusa pesante perché
matura negli uffici del nostro Garante per le
Comunicazioni.
Il Garante
sta scattando una fotografia del mondo dei media in
Italia. Punta ad accertare se qualche soggetto, qualche
editore abbia raggiunto dimensioni eccessive che ledono
la concorrenza. Nelle stanze del Garante, quattro
commissari - D´Angelo, Lauria, Sortino e Magri - si sono
battuti perché questa analisi venisse basata sulla
pubblicità.
La raccolta
delle risorse pubblicitarie doveva essere, a loro
parere, il metro per misurare il gigantismo di questo o
quell´editore. Un simile approccio è stato bocciato. I
commissari in quota al centrodestra - nella occasione
sostenuti dal presidente Calabrò - hanno eretto una
barriera invalicabile. Chiare le ragioni del
centrodestra. Guardare le cose dalla visuale della
pubblicità avrebbe portato Mediaset, inevitabilmente,
sul banco degli imputati.
I commissari
in quota centrodestra hanno preteso invece che il metro
fosse tutt´altro. In sostanza, l´analisi del Garante
"spacchetterà" il mondo dei media in tanti mercati,
esaminati singolarmente. Vale a dire: il mercato dei
giornali, della radio, dei siti Internet, della tv
gratuita ed anche della tv a pagamento.
Questo
approccio per singoli settori porta con sé una
conclusione annunciata. In nessuno di questi mercati, un
editore sarà bollato come dominante. In Italia non c´è
un giornale, un sito o una radio che stracci ogni altro
avversario. Nella stessa televisione gratuita, i
soggetti forti sono due - Rai e Mediaset - e non uno
soltanto. In uno specifico settore, però, una dominanza
verrebbe a delinearsi, guardando le cose con questa
ottica. E´ il settore della pay-tv, con Sky nelle
scomode vesti di gigante mangiatutto.
L´analisi del nostro Garante
toccherà un altro nervo scoperto, senza sanare si pensa
il problema. Google raccoglie milioni di pubblicità su
Internet e meriterebbe un argine al suo strapotere in
questo ambito. Ma i tecnici del Garante sostengono che
la legge italiana non permette di intervenire sui motori
di ricerca. Esiste, insomma, un vuoto regolamentare che
solo il Parlamento potrà colmare, se vorrà.
22-07-2010]
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“QUANDO
BERLUSCONI MI CHIAMÒ PER DARMI LA GUIDA DI RAI-DUE, NON MI
CHIESE NIENTE” - LO SFOGO DEL DIRETTORE USCENTE DI RAIDUE,
MASSIMO LIOFREDI, ANGOSCIATO DALL’IMMINENTE GIUBILAZIONE, È IL
PIÙ ILLUMINANTE ESEMPIO DEL CONFLITTO D’INTERESSI - IL
PRESIDENTE DELL’ANTITRUST ANTONIO CATRICALÀ NON SI È ACCORTO CHE
DA OLTRE DUE MESI IL PROPRIETARIO DI MEDIASET È ANCHE MINISTRO
DELLE COMUNICAZIONI? - DICONO I MALIGNI CHE LA TIMIDEZZA DI
CATRICALÀ SIA DA ATTRIBUIRE AL FATTO CHE NEL MIRINO DOVREBBE
METTERE PROPRIO COLUI CHE IN QUESTI GIORNI STA VALUTANDO SE
SPOSTARLO ALLA PRESTIGIOSA PRESIDENZA DELLA CONSOB (L’AUTHORITY
SULLA BORSA)
Giorgio
Meletti per "il
Fatto Quotidiano"
Lo sfogo
del direttore uscente di RaiDue, Massimo Liofredi, angosciato
dall'imminente giubilazione, è illuminante, ed è solo il più
recente tra gli esempi del conflitto d'interessi: "Quando
Berlusconi mi chiamò per darmi la guida di Rai-Due, non mi
chiese niente", ha rivelato "ad alcuni amici in un corridoio del
Policlinico Gemelli, dove è ricoverato il padre", come riferiva
Leandro Palestini ieri su "Repubblica".
Il
presidente del Consiglio non dovrebbe assegnare la guida di
RaiDue, soprattutto trattandosi del proprietario di Mediaset, la
principale concorrente della Rai sul mercato televisivo. E
infatti tutto questo è vietato dalla legge sul conflitto
d'interesse, nota come legge Frattini (ne fu autore l'attuale
ministro degli Esteri), più precisamente legge 20 luglio 2004,
n. 215.
La legge
assegna all'autorità Antitrust la vigilanza sul conflitto
d'interessi, e per questo la domanda sorge spontanea: il
presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del
mercato, Antonio Catricalà, non si è accorto che da oltre due
mesi il proprietario di Mediaset è anche ministro delle
Comunicazioni?
Claudio
Scajola si è dimesso il 4 maggio scorso dal ministero dello
Sviluppo economico, che ha assorbito l'ex ministero delle
Comunicazioni. Silvio Berlusconi ha assunto l'interim e ancora
non ha proceduto a scegliere un responsabile per il dicastero
che si occupa, per esempio, di frequenze televisive.
Catricalà,
che è un esternatore generoso su quasi tutte le materie di sua
competenza, cioè su tutte fuorché il conflitto d'interessi, in
questi due mesi non ha detto una parola sul proprietario di
Mediaset-ministro delle Comunicazioni.
Dicono i
maligni che la timidezza di Catricalà sia da attribuire al fatto
che nel mirino dovrebbe mettere il proprietario di Mediaset che
è lo stesso presidente del Consiglio che nei mesi scorsi doveva
affiancarlo a Gianni Letta come sottosegretario a Palazzo Chigi,
e che in questi giorni sta valutando se spostarlo alla
prestigiosa presidenza della Consob (l'authority sulla Borsa).
L'ultimo intervento pubblico di Catricalà sul conflitto
d'interessi risale all'estate scorsa, quando ha chiesto, davanti
a una platea di villeggianti a Cortina d'Ampezzo, una legge più
chiara.
Infatti
quella che molti considerano una forma di pigrizia selettiva del
presidente dell'Antitrust può anche essere considerata la
dimostrazione dell'abilità con cui sei anni fa Frattini assolse
al compito di scrivere una legge sul conflitto d'interessi che
in pratica non ha vietato niente.
Lo stesso
Catricalà, nella sua relazione annuale del 2009 (quest'anno,
forse in considerazione del delicato momento politico, ha
ignorato l'argomento), ha detto chiaramente che, con la legge
Frattini, "nessuna istruttoria può essere aperta se non in
presenza di un atto di governo". Vediamo che cosa significa con
un esempio concreto.
Lo scorso
4 giugno, nel trigesimo delle dimissioni di Scajola, il senatore
del Pd Vincenzo Vita ha chiesto a Catricalà di intervenire sulla
cena, avvenuta il lunedì precedente a villa Gernetto, in
Brianza, con la partecipazione di Berlusconi, del
neosottosegretario Daniela Santanchè e di diversi investitori
pubblicitari.
"Il
conflitto di interessi è plateale", protestava Vita. Il suo
appello è rimasto naturalmente lettera morta. L'atto di governo,
infatti, non è una cena, o una telefonata, o un cordiale
colloquio. È un provvedimento con timbri e cera-lacche, un
decreto, quanto meno una lettera su carta intestata.
Non solo.
Il terzo comma dell'articolo 6 della legge Frattini dice in modo
inequivocabile che l'intervento dell'Antitrust può avvenire solo
di fronte a specifiche azioni dell'uomo di governo, che abbiano
"incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare
di cariche di governo, del coniuge o dei parenti entro il
secondo grado, ovvero delle imprese o società da essi
controllate [...], con danno per l'interesse pubblico".
Insomma,
la legge vieta all'Antitrust di affrontare il tema del conflitto
d'interessi potenziale. Il proprietario di Mediaset può essere
serenamente ministro delle Comunicazioni fino a quando non si
dimostri che ha compiuto atti di governo contrari al pubblico
interesse, e che tali atti abbiano effettivamente prodotto un
arricchimento specifico e calcolabile per sè o per i propri
familiari. E quanto tutto ciò fosse dimostrato, la legge non
prevede alcuna sanzione effettiva.
Nel 2009,
leggendo la sua relazione davanti al Parlamento, Catricalà è
stato chiaro, spiegando che l'Autorità "può interpretare le
norme alla luce della loro ispirazione, ma non modificarle. Si
rischierebbe di snaturare ruolo e compiti dell'Antitrust e di
pregiudicare quelle caratteristiche di indipendenza che si sono
radicate nell'istituzione sin dalla sua genesi".
Giustamente, all'Antitrust si lavora e non si fa politica, in
attesa che qualcuno cambi la legge. In quella nuova bisognerebbe
anche inserire la norma che il custode del conflitto d'interessi
non sia nominabile a più interessante carica dal vigilato.
[13-07-2010]
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SAN TORO E
SAN MARINO – “LA VOCE DI ROMAGNA” USA IL METODO “ANNOZERO” E
COLLEGA MICHELE AGLI EVASORI DEL TITANO PERCHÉ IMPARENTATO
(ATTRAVERSO LA MOGLIE) CON UN NOTO IMPRENDITORE DELLA ZONA –
SANTORO S’INCAZZA E CHIEDE UN RISARCIMENTO MOSTRUOSO (6 MLN €) -
POI PERÒ, COME RICORDA LUI ALLA RAI, CI SONO LE SENTENZE. E NON
SEMPRE VANNO NEL VERSO SPERATO (CONDANNATO A PAGARE LE SPESE
LEGALI)...
Paolo Bracalini per "Il
Giornale"
Rai per
una notte, e direttore della Rai per un pomeriggio. Ma non era
lui la vittima sacrificale di diktat e editti? Adesso invece è
Michele Santoro a farli, direttamente e in persona, investendo
presidenti di garanzia o giornali di provincia, rei di lesa
maestà (ovviamente la sua).
L'ultimo
ultimatum è per Paolo Garimberti, l'ineffabile presidente Rai,
cui Santoro ha scritto con la consueta grazia una simpatica
letterina che contiene il seguente ordine: riferire al direttore
generale che lui andrà in onda a settembre, cascasse il mondo,
dopo le meritate vacanze nella nuova villa di Amalfi. E che si
sbrigasse, questo signor presidente, e provvedesse immantinente
a far togliere quell'odioso punto di domanda vicino al nome
Annozero, nei palinsesti autunnali.
Che si
mettesse un punto e basta, comanda Santorescu, al limite un
punto esclamativo. Non bastasse nemmeno questo, il giornalista
ricorda quel che sanno benissimo gli uffici legali e la
direzione generale Rai - ah, se lo sanno -, e cioè che «Annozero
è in onda grazie a una sentenza del giudice confermata in
Appello e che chiunque ne ostacolerà la regolare programmazione
sarà personalmente responsabile». Garimberti avvisato, mezzo
salvato.
Forte
della sentenza e di uno share invidiabile, pompato dall'aura di
martirio in cui è maestro, è Santoro che comanda il presidente
Rai, è lui che si autorinnova il mandato televisivo includendo
se stesso nei programmi dell'anno a venire. Con un tono
perentorio che i suoi collaboratori conoscono benissimo, a meno
di non far parte della «Cupola», come in Rai chiamavano il
cerchio ristretto dei fidati di Don Michele.
Sembra di
indovinare, nel campione dell'antibavaglio Santoro, un ego
talmente vasto da farli sopportare male le decisioni avverse o
le critiche. Infatti, lui paladino dell'informazione urticante e
scomoda, appena può querela i giornali. Poi però, come ricorda
lui alla Rai, ci sono le sentenze. E non sempre vanno nel verso
sperato.
Come
quest'ultima, fresca di qualche giorno, località Rimini. Il
tribunale della città romagnola ha appena rigettato l'atto di
citazione fatto da Santoro quattro anni fa contro "La Voce di
Romagna", condannando l'anchorman a pagare le spese legali. La
vicenda è esemplare per gli studiosi del santorismo, perché si
vede - lo rileva il giudice - come Santoro applichi un metro
diverso per sé e per gli altri giornalisti.
Tutto
parte da una puntata di Annozero del 2006, su San Marino,
l'evasione fiscale, la bella vita dei furbetti, sparsi tra il
Titano e Rimini, piccola capitale - nella vulgata santoresca -
del briatorismo in salsa romagnola: tutti con lo yacht, tutti
habitué del paradiso fiscale a due passi da casa. Normale che
qualcuno si offendesse, e infatti è successo, tanto che la Voce
di Romagna ha replicato facendo il verso a Santoro: se tutti in
Riviera sono furbetti dall'evasione facile, Don Michele è uno di
noi.
E perché?
Presto detto. Succede che la consorte di Santoro, la signora
Sanya Podgayansky, sia figlia della seconda moglie di Iliano
Annibali, famoso imprenditore della zona, proprietario di uno
yacht, di una lussuosa villa a Covignano e con ottimi rapporti
con San Marino. Insomma l'identikit perfetto del generico
j'accuse santoriano ad Annozero.
Una
provocazione (meglio, «una operazione speculare a quella
utilizzata da Annozero» scrive il giudice), che però Santoro
aveva preso malissimo, citando in giudizio l'editore (Giovanni
Celli, fratello dell'ex direttore generale Rai, una maledizione
proprio...) e il direttore, con una richiesta di risarcimento
danni esorbitante: 6 milioni e 200mila euro.
[08-07-2010]
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PATRIZIA D’ADDARIO RIVENDICA LA SUA PRESENZA IN
PIAZZA E SVELA NUOVE CHICCHE - “AVETE VOLUTO LA GUERRA? E ORA
PARLO IO: PALAZZO GRAZIOLI ERA UN BORDELLO. UN GRAN PUTTANAIO:
BASTA DIRE CHE NEL LETTONE DI PUTIN, COL PRESIDENTE, A UN CERTO
PUNTO ERAVAMO IN QUATTRO. C’ERANO LE DUE LESBICHE, LAVORANO
SEMPRE IN COPPIA” - “BARBARA MONTEREALE SI VANTAVA DI ESSERE
ANDATA A LETTO COL DIRETTORE DI UN TG CHE LE AVEVA PROMESSO IN
CAMBIO UNO SPAZIO TV. MA NON HA MANTENUTO LA PAROLA E LEI, PER
VENDICARSI, LO SFOTTEVA IN GIRO PER LE SUE SCARSE DOTI AMATORIE”
- “RACCONTAVA DI NOEMI LETIZIA. PURE TARANTINI ERA STUPITO PER
VIA DELLA SUA ETÀ. MA BERLUSCONI NON STA BENE. È OVVIO IL MOTIVO
PER CUI FANNO QUESTA LEGGE ‘BAVAGLIO’. BERLUSCONI NON HA NESSUNA
INTENZIONE DI SMETTERLA CON I FESTINI” -
Beatrice
Borromeo per
Il Fatto Quotidiano
"Avete
voluto la guerra? Adesso non ho più nulla da perdere. E ora
parlo: Palazzo Grazioli non era solo l'harem di Berlusconi. Era
un bordello. Un gran puttanaio: basta dire che nel lettone di
Putin, col presidente, a un certo punto eravamo in quattro". Ci
si aspetta di incontrare Patrizia D'Addario imbarazzata, forse
anche pentita di aver partecipato alla manifestazione contro il
bavaglio dove è stata contestata. E con molta voglia di
togliersi qualche sassolino: "Questi sarebbero i paladini della
libertà di stampa? Ma se conoscono solo la libertà di violenza,
d'insulto".
D'Addario,
c'è rimasta male?
Certo, io sono stata l'unica a parlare e a dire la verità. Ho
scoperchiato un sistema, e ora non ho nemmeno il diritto di
andare in piazza? Mi hanno insultata in troppi, adesso tocca a
me.
Dopo un
anno ha altre cose da svelare? Se sono vere perché le racconta
solo adesso?
Fino a oggi sono stata troppo gentile. In questa storia sono
stata l'unica a rimetterci: le altre ragazze sono state pagate
per il loro silenzio. È quasi pronto il mio nuovo libro, e lì
racconto tutto.
Resta
ancora qualcosa da dire con un significato politico al di là dei
dettagli piccanti di cui facciamo volentieri a meno?
Sì. Dirò chi ha preso le buste con i soldi, a fine serata. Farò
anche il nome di un uomo molto, molto importante che era
presente e che ha dato 500 euro a Barbara Montereale.
Che fa, i
racconti a rate?
Mi hanno fatta arrabbiare. Mi hanno preso in giro sulla morte di
mio padre, su mia figlia, hanno scritto che sono una "gonfia
matrona che frequenta i cocainomani" pur sapendo che mi è
esplosa la tiroide e che sono ingrassata per via dei medicinali.
Ma Tarantini [rinviato a giudizio per spaccio di droga, ndr]
andava a Palazzo Grazioli anche senza di me, sentiva Berlusconi
tutti i giorni.
E le
ragazze che c'entrano?
Hanno fatto tutte le santarelline. Mi hanno insultata,
additandomi come puttana e sostenendo di essere capitate lì per
caso. Anche se alcune, come la Montereale, non erano nuove a
quegli ambienti: Barbara si vantava di essere andata a letto col
direttore di un tg che le aveva promesso in cambio uno spazio
televisivo. Ma non ha mantenuto la parola e lei, per vendicarsi,
lo sfotteva in giro per le sue scarse doti amatorie.
Non ha
paura di ritorsioni?
Tutta questa pubblicità è la mia assicurazione sulla vita. Dopo
che sono andata a Palazzo Grazioli, anche se non me ne rendevo
conto, ho veramente rischiato grosso: due persone mi hanno
buttata fuori strada con la macchina. Sono finita sull'altra
corsia facendo un testa coda ma per fortuna la strada era vuota.
Altre
minacce ?
Conservo delle registrazioni in cui, chiamandomi in albergo, mi
dicevano: andiamo a scuola di tua figlia e la violentiamo.
Ancora non capivo cosa volessero da me. Poi, il 17 giugno 2009,
ho consegnato i telefoni ai magistrati.
Cosa
sarebbe successo se non l'avesse convocata il magistrato?
Non sarei qui a parlare con lei.
Com'è la
sua vita oggi?
Vado in giro, faccio interviste, sempre gratis. Anche per i
servizi fotografici non chiedo un euro.
E come fa
a mantenersi?
Avevo dei risparmi con cui la mia famiglia e io siamo
sopravvissuti quest'anno. Ma è chiaro che non basteranno in
eterno, ora dovrò inventarmi qualcosa.
Durante
una puntata di "Annozero" lei ha fatto una dichiarazione
politicamente rilevante: Berlusconi sapeva che lei era lì in
veste di escort.
Sì, e non ero l'unica. Ce n'erano altre.
Il premier
ha sempre negato, sostenendo che Giampaolo Tarantini pagasse le
ragazze senza dirglielo.
Invece ne sono più che certa, basta vedere come si comportava.
Quello che succedeva a cena era più spinto di quello che
accadeva dopo, in camera da letto. C'erano le due lesbiche,
lavorano sempre in coppia. Io ero l'unica ad avere le calze e il
presidente, accarezzandole, mi diceva: "Che bella pelle hai".
Questo non
dimostra però che sapesse di avere davanti delle escort.
Nessun uomo, neanche uno come lui, si comporterebbe così con
ragazze normali.
C'erano
solo prostitute?
C'erano ragazze molto note. Hanno rilasciato interviste dicendo
che non volevano essere relazionate a me. Però loro se ne sono
andate entrambe le sere con le buste da 10 mila euro, io no.
Qual era
l'età media?
La maggior parte era molto giovane, c'erano anche ragazze dei
circoli "Meno male che Silvio c'è", che poi hanno dichiarato che
era una cena politica. Ma di politico non c'era proprio nulla.
Era anche
la sera dell'elezione di Barack Obama in America. Come ha
commentato Berlusconi il fatto?
Guardi, non so se mi sono spiegata: il presidente aveva già
deciso che voleva stare con me. Si godeva la cena. Di Obama non
poteva fregargliene di meno.
Quindi
secondo lei erano tutte lì per le buste?
E per fare carriera. C'è chi ora lavora a Palazzo Chigi, o sta
sempre in tv. Io invece ho rifiutato 20 mila euro in due sere:
volevo altro.
Montereale
Il
residence. Ora sarà felice, ha avuto la concessione.
Non è arrivata nessuna comunicazione ufficiale. I giornali
l'hanno scritto ma io non ne so niente. E comunque sarebbe
legittimo, anche perché ho già tutte e cinque le autorizzazioni
richieste.
Cosa
blocca l'inizio dei lavori ?
Manca solo l'autorizzazione paesaggistica. E adesso che sono
diventata famosa, sembra molto più improbabile che la mia
pratica vada a buon fine.
Questo
residence è anche il motivo per cui si era fermata a dormire a
Palazzo Grazioli?
Io non avevo chiesto niente a Berlusconi. È stato lui a
parlarmene, a promettermi di occuparsene. Lui, tramite
Tarantini, sapeva già tutto di me e della mia storia.
E perché
Berlusconi poi non ha mantenuto la promessa?
È stato questo l'aspetto insopportabile: me ne sono andata senza
buste, dopo tutto quello che avevo fatto con lui, credendo di
aver trovato il modo di sbloccare una pratica per cui mio padre
si era suicidato. Invece nulla.
Il premier
ha anche finto di non conoscerla.
Invece dovevano pure candidarmi alle Europee. Avevo dato il mio
curriculum a Tarantini, poi la moglie di Berlusconi, Veronica
Lario, ha fatto casino.
Tarantini
le parlava delle altre candidature?
Mi parlava di Barbara Matera, che conosceva bene: era sicuro che
l'avrebbero eletta. Poi, in altri contesti, raccontava di Noemi
Letizia.
Noemi? E
cosa diceva?
Pure Giampi [Tarantini, ndr] era stupito per via della sua età.
Ma Berlusconi non sta bene.
Poi cos'è
successo?
Hanno iniziato a boicottarmi. Ho fatto un'intervista con Monica
Setta, a Rai-Due, e non è mai andata in onda. Dovevo partecipare
a "Un giorno da pecora", su Radio2, e quando già ero sotto il
palco mi hanno bloccata: "È arrivata una telefonata dall'alto",
hanno detto. Alcune persone sono venute a propormi di creare
società insieme. Ogni volta mancava solo la firma sul contratto,
poi arrivavano le telefonate e tutti si volatilizzavano.
Ha letto
le intercettazioni di Trani? Il premier ha cercato di bloccare
la sua partecipazione ad Annozero.
Sì, mi sono impressionata. Solo giornali e televisioni stranieri
sono venuti da me senza avere problemi.
La legge
Bavaglio è anche detta anti-D'Addario perché limita le
registrazioni, oltre alle intercettazioni. Che effetto le fa
avere una legge che porta il suo nome?
Sono contraria. Una ragazza durante la presentazione di
"Gradisca presidente" [il primo libro della D'Addario, edito da
Aliberti, ndr], mi si è avvicinata e mi ha spiegato che grazie a
me aveva registrato e fatto arrestare il suo fidanzato che la
picchiava. Se questa legge fosse già stata in vigore, la mia
storia non sarebbe uscita. In futuro la prossima Patrizia D'Addario
non avrà la possibilità di provare le sue accuse e passerà per
una pazza. E poi è ovvio il motivo per cui fanno questa legge.
E quale
sarebbe?
Che il presidente non ha nessuna intenzione di smetterla con i
festini. [03-07-2010]
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1-
MIRACOLO TELECOM:A LA7 ADESSO HANNO UN TELEGIORNALE CON DUE
DIRETTORI - 2- NON SI È MAI VISTO UN EDITORE (il "canaro"
GIOVANNI STELLA) ANNUNCIARE L’ARRIVO DI UN NUOVO DIRETTORE PER
CONFERMARE INDISCREZIONI DI STAMPA (SIC), AVALLATE PERALTRO FIN
DALLA SERA di MARTEDÌ 15 GIUGNO DALLO STESSO CHICCO MITRAGLIA -
3- NON BASTA: SI DÀ COMUNICAZIONE ALLA RAPPRESENTANZA SINDACALE
CHE SI CONFERMERANNO LE VOCI CHE C’È UN NUOVO DIRETTORE, MA NON
SI DICE DA QUANDO E NON SI DICE NEL FRATTEMPO CHI DIRIGE LA
TESTATA (PIROSO, FORSE?) - 4- E ANTONELLO PIROSO CHE FA, NEL
FRATTEMPO? CONTINUA A TACERE, E A CHI GLI HA CHIESTO PERCHÈ NON
FOSSE A MILANO PARE ABBIA RISPOSTO: "PERCHÈ L’AZIENDA MI HA
CHIESTO DI NON ESSERCI PER NON CREARE UNA SITUAZIONE DI
IMBARAZZO..." -
E così a
La7 adesso hanno un telegiornale con due direttori.
Questa mattina, infatti, mentre a Milano iniziava la
presentazione dei palinsesti per la prossima stagione, a Roma il
Cdr riceveva una comunicazione dell'amministratore delegato
Gianni Stella, che riportiamo letteralmente:
"Con la presente vi comunico che nel corso della
conferenza stampa di presentazione dei palinsesti, che si terrà
a Milano in data odierna, darò conferma alle (sarebbe stato più
corretto un "delle", ndD) anticipazioni di stampa che avevano
ipotizzato l'attribuzione al dottor Enrico Mentana dell'incarico
di Direttore della Testata Giornalistica de La7.
Colgo l'occasione per ringraziare il dottor Antonello
Piroso per l'opera fin qui svolta e per i risultati raggiunti.
Tale apprezzamento è confermata dall'offerta formulatagli
dall'Azienda di instaurare un rapporto di collaborazione per la
conduzione dei programmi dallo stesso già curati, offerta che è
in fase di valutazione da parte del dottor Piroso.
All'atto della formale attribuzione al dottor Mentana
dell'incarico di Direttore della Testata Giornalistica de La7,
procederemo alle relative comunicazioni secondo le previsioni e
nei tempi indicati all'articolo 6 del vigente Contratto
Nazionale di Lavoro Giornalistico.
Distinti saluti.
Gianni Stella".
La lettera è un piccolo capolavoro di non-sense. Non si è mai
visto un Editore annunciare l'arrivo di un nuovo Direttore per
confermare indiscrezioni di stampa (sic), avallate peraltro fin
dalla sera martedì sera 15 giugno dallo stesso Direttore
entrante, cioè Chicco Mitraglia.
Non basta:
si dà comunicazione alla rappresentanza sindacale che si
confermeranno le voci che c'è un nuovo direttore, ma non si dice
da quando e non si dice nel frattempo chi dirige la testata
(Piroso, forse?). Il che conferma la fretta di mettere il
cappello sull'operazione prima che non meglio precisate "entità
esterne" potessero bloccarla.
Ipotesi
che lo stesso Mentana ha cercato di scongiurare per tempo,
rilasciando dichiarazioni a raffica, giorno dopo giorno, sul
fatto di essere già il direttore, sia pure senza aver firmato,
forse per inchiodare Telecom alle sue promesse.
Un po'
come se Ferruccio De Bortoli avesse annunciato urbi et orbi di
essere il nuovo direttore del Corriere della Sera, mentre a via
Solferino era ancora insediato Paolo Mieli. E Piroso che fa, nel
frattempo? Continua a tacere, e a chi gli ha chiesto perchè non
fosse a Milano pare abbia risposto: "Perchè l'Azienda mi ha
chiesto di non esserci per non creare una situazione di
imbarazzo". [23-06-2010]
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UN MAGLIARO
AL MASSIMO (CASTA RAI) – SOTTO ACCUSA IL CAPO DI RAI
CORPORATION: "AFFITTO D’ORO A NEW YORK DA 11 MILA €, AUTISTA E
80MILA $ SULLA CARTA DI CREDITO AZIENDALE" – I CONTI AL VAGLIO
DI SADO-MASI – L’EX CAPO UFFICIO STAMPA DEL MSI REPLICA: “CONTRO
DI ME SOLO UNA MACCHINAZIONE, HO FATTO RISPARMIARE
Aldo
Fontanarosa per
"la Repubblica"
Una casa a New York affittata a 11.500 dollari al mese. Ed altri
52 mila dollari impiegati per arredarla. Un autista costato
anche 8.500 dollari al mese. E poi, spese varie fatte con la
carta di credito aziendale, ancora in attesa di giustificazione.
Il consiglio di amministrazione Rai ha passato ai raggi X i mesi
che Massimo Magliaro ha trascorso alla presidenza di Rai
Corporation, la società della tv di Stato attiva negli Stati
Uniti e in Canada.
Dopo
un'accesa discussione, i consiglieri hanno rinviato la palla al
direttore generale Mauro Masi. Sarà Masi a dire se Magliaro ha
agito con correttezza, se ha vigilato oppure no. La relazione
del direttore generale è attesa per giovedì (quando il consiglio
si scontrerà anche su nomine e sulla messa a punto dei
palinsesti).
Magliaro
approda alla presidenza di Rai Corporation a settembre 2009.
Dopo qualche mese, la casa madre Rai avvia un check-up su alcune
spese che prendono corpo a New York, dove ha sede la società. La
radiografia finisce in un rapporto interno, in un audit subito
secretato. Pochi giorni fa, però, il rapporto viene consegnato
al presidente Rai Garimberti e agli 8 consiglieri.
Letto il
rapporto, i consiglieri del centrosinistra ne scrivono una
sintesi. La sintesi sostiene che la casa del presidente di Rai
Corporation a New York costa 11.500 euro al mese e che è stata
affittata per due anni: il contratto di fitto, quindi, dura
oltre il mandato di Magliaro. Se Rai Corporation volesse
interrompere prima il contratto di fitto, dovrebbe pagare 69
mila dollari.
Sempre la
sintesi cita spese che Magliaro avrebbe fatto con la carta di
credito aziendale per 80 mila dollari, "in assenza della
correlata documentazione". A New York, Magliaro avrebbe
utilizzato, inoltre, un autista costato mediamente 8500 dollari
al mese. Questo autista lavora a Rai Corporation con un
contratto a tempo determinato; ma è anche un ex dipendente
dell'azienda che era uscito dagli organici grazie a una
incentivazione. Ancora la sintesi chiede come mai Rai
Corporation (New York) abbia stilato il suo Piano industriale
con il supporto di una società esterna di Terni, che avrebbe
diritto ora a 206 mila dollari.
Magliaro
ha una precisa storia politica alle spalle. E' stato, tra
l'altro, responsabile dell'ufficio stampa dell'Msi (dal 1974 al
1976). Figura della destra italiana, ora si dichiara vittima di
una "macchinazione politica".
"C'è
qualcuno - dice - che mi offre in pasto alla macelleria
mediatica. Già a marzo, io ho giustificato le mie azioni agli
incaricati della Rai. E in queste ore ho spedito in Italia una
documentazione ancora più ricca. Io che spendo 80 mila euro
dell'azienda con la carta di credito senza poterli giustificare?
Ho conservato fino all'ultimo scontrino dell'ultimo caffè". Ma
davvero la sua casa a New York costa 11.500 dollari al mese?
"Nel merito ho risposto alla Rai e non lo rifarò ora con lei. La
mia oculata gestione ha assicurato grandi risparmi alla Rai,
questa è la verità. Mi accusano con ricostruzioni diffamanti".
[15-06-2010]
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10- IL BONUS DI TELECOM ITALIA MEDIA...
G.D. per "il Sole 24 Ore"
- Telecom
Italia Media ha incassato 193 milioni di euro dall'aumento di
capitale terminato l'11 giugno, 46,8 milioni in meno del massimo
offerto. La controllante Telecom ha versato tutta la sua quota,
162,8 milioni (l'84,3% del sottoscritto). I soci di minoranza
hanno sottoscritto solo 30,37 milioni, il 15,7% del totale,
lasciando inoptate azioni per 46,8 milioni. Se non ci saranno
volenterosi, sarà la Telecom di Franco Bernabè a coprire la
differenza. La tv di Telecom (controlla La7 e il 51% di Mtv
Italia) è reduce da bilanci in profondo rosso. Nel 2009 la
perdita netta consolidata è stata di 72,5 milioni su 227,3 di
ricavi.Questo non
ha precluso il bonus agli alti dirigenti. Il vicepresidente e
a.d., Giovanni Stella, ha ricevuto nel 2009 un fisso di 450mila
euro lordi, più un compenso variabile di 153.720, «relativo
all'esercizio 2008 e percepito nel 2009». Nel 2008 il gruppo
aveva una perdita di 93,9 milioni. Nel 2009 ha ricevuto un bonus
di 168mila euro il direttore generale Marco Ghigliani, oltre a
250.150 di stipendio base.
Cifre
comunque distanti dalla buonuscita dell'ex a.d. Antonio Campo
Dall'Orto, liquidato il 7 maggio 2008 con oltre 2,5 milioni
lordi. Ma non è andato lontano: è presidente di Mtv Italia.
16.06.10 |
4- QUELLI DEL PIANO CASA
...
Non e' passata inosservata la meravigliosa intervista a
Repubblica di Pietro Gambadicemento. "Bufera su Lunardi: "Ora si
dimetta". Critico anche il Pdl: intervista agghiacciante. La
procura di Perugia acquisisce la registrazione" (Repubblica, p.
11). Michele Serra ne approfitta per mettere in scena "L'Italia
dei favori, tra appalti, appartamenti e raccomandazioni".
Ed e' toccante anche il riscatto socio-culturale del camerata
Magliaro. "Rai Corporation sott'accusa. "Affitto d'oro e
autista. Magliaro spieghi le spese". Casa a New York da 11.500
euro al mese e 52 mila dollari per arredarla" (Repubblica, p.
15). Il canone Rai, soldi spesi bene.
25.06,10 |
IL
PREDICATORE DELLA POVERTÀ A CAPO DI UNA HOLDING CHE INCASSA 10
MILIONI ALL’ANNO - LA FORMULA VINCENTE DI CELENTANO MESCOLA
PAUPERISMO, ECOLOGISMO APOCALITTICO E FRANCESCANESIMO NAZIONAL
POPOLARE, MA QUANDO SI TRATTA DI BUSINESS ADRIANO E FAMIGLIA
METTONO DA PARTE IL SAIO PER PRENDERE LA CALCOLATRICE - ANCHE I
REGALI SONO FATTI IN OTTICA DI "SUA MAESTÀ IL PROFITTO". QUANDO
L’EX DIRETTORE GENERALE DELLA RAI, FLAVIO CATTANEO, LO PREGÒ DI
INTERVENIRE A SANREMO PER RISOLLEVARE GLI ASCOLTI, CELENTANO
ACCETTÒ, MA NON SECONDO LA LOGICA FRANCESCANA DEL DONO. LO FECE
OTTENENDO IN CAMBIO LA MESSA IN ONDA DELLA FICTION SU ALCIDE DE
GASPERI, PRODOTTA DALLA SOCIETÀ DELLA MOGLIE CLAUDIA MORI -
Paolo
Bracalini per
Il Giornale
Ventiquattromila baci, 125 milioni di caz..te e qualche milione
di euro di fatturato all'anno. La formula vincente di Celentano
mescola pauperismo, ecologismo apocalittico e francescanesimo
nazional popolare, ma quando si tratta di business Adriano e
famiglia mettono da parte il saio per prendere la calcolatrice e
fare abilmente di conto.
per
partecipare alla prima puntata di Rockpolitik di Adriano
Celentano Ansa
La
gestione degli affari è in mano alla moglie Claudia Mori, anche
se la maggioranza delle quote che contano spetta al Re degli
ignoranti. La Celentano Spa ha un giro d'affari che varia tra i
6 e i 10 milioni di euro all'anno, ed è composta da sette
società, in cui partecipano con margini diversi il Molleggiato,
la Mori e la figlia Rosita.
La
galassia societaria copre tutti i rami dell'estro celentaniano,
dalla musica ai diritti d'immagine, alla televisione, con un
capitolo a parte per le case, dove - ancora - il dominus è la
Mori. La coppia ha creato una holding, la General holding Srl,
che gestisce partecipazioni, produzioni e immobili, e nel 2006
ha chiuso con 420mila euro di «guadagni».
I soldi
veri però arrivano dalla Clan Celentano Srl, impresa con sede a
Milano fondata nel 1961, così strutturata: il 67,77% di
Celentano, il 2,33% della moglie e il 10% di Rosita (che però ha
solo la nuda proprietà, mentre l'usufrutto è del padre). Nel
2006 la Clan Srl chiuse il bilancio portando a casa quasi 3
milioni di euro (2.950.000), mentre nell'ultimo bilancio, chiuso
il 31 dicembre 2008, si legge che il valore della produzione è
stato di 2.276.000 euro.
La voce
più considerevole nelle entrate è fatta dagli show tv. Basti
pensare che nel 2005 la Clan Srl chiuse un contratto di
1.400.000 euro con la Rai solo per quattro puntate di
Rockpolitik. Il servizio pubblico è il principale datore di
lavoro per il Clan, che si muove con grande destrezza
palleggiando i suoi diversi interessi per massimizzare gli
incassi. Gli show televisivi, pagati profumatamente dal servizio
pubblico (anche perché il Molleggiato garantisce share
impressionanti), servono da traino per i cd in uscita, oppure da
merce di scambio per altre trattative.
L'album
'Io non so parlar d'amore' fu la colonna sonora di 'Francamente
me ne infischio' su Raiuno, e in quel modo Celentano ci guadagnò
due volte: con l'ingaggio Rai, e con le vendite del suo disco
che, non a caso, sfiorò 2 milioni di copie, alimentando le casse
della Clan Edizioni Musicali Srl, sorella gemella della società
che produce lo show tv (l'altra società che si occupa di musica
è la Lunaparc edizioni Srl, che però muove meno soldi, nel 2006
ha fatturato solo 280mila euro).
Lo stesso
giochetto è stato fatto anche per l'altro show, 'La situazione
di mia sorella non è buona', titolo di un brano del cd in
promozione all'epoca, o per l'album 'Esco di rado e parlo ancora
meno', trainato da 125 milioni di caz..te, sempre su Raiuno. Un
palleggio alla Kakà, tra tv e music store, da vero uomo di
marketing, che però si addice poco all'abito consunto del
profeta di povertà che Celentano ama indossare.
Anche i
regali sono fatti in ottica di «Sua maestà il profitto». Quando
l'ex direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo, lo pregò di
intervenire a Sanremo per risollevare gli ascolti, Celentano
accettò, ma non secondo la logica francescana del dono. Lo fece
ottenendo in cambio la messa in onda della fiction su Alcide De
Gasperi, prodotta dalla Ciao Ragazzi Srl, la società della
moglie Mori.
Un'altra
materia su cui il profeta Celentano punta al sodo è quella dello
sfruttamento dei diritti d'immagine, una gallina dalle uova
d'oro su cui il Molleggiato (seguendo l'esempio di Benigni) ha
messo gli occhi. La Rai è proprietaria di centinaia di ore
televisive di Celentano, materiale con un enorme valore sul
mercato.
Il Re
degli ignoranti ha chiesto di ottenere i diritti di quei filmati
d'archivio, mercanteggiando su questa base l'ipotesi di un suo
ritorno sugli schermi della tv pubblica. Nel frattempo ha
venduto, con pacchetto all inclusive, un cartone animato
autobiografico in 26 puntate alla Sky di Rupert Murdoch, pare
per un compenso da favola.
Il resto
della Celentano Spa si muove sul terreno immobiliare, con due
distinte società: la Neve Immobiliare Srl (Mori al 90% e
Celentano al 10%), la Locus Amoenus Immobiliare Società
semplice. Gli immobili di proprietà della coppia hanno un valore
complessivo di 10 milioni di euro, senza contare la villa di
Galbiate (Lecco) dove l'artista vive. Villa che costò cara a un
povero (lui sì) contadino della zona. Celentano l'ecologista,
l'amante della natura e degli animali indifesi, lo portò in
pretura perché faceva pascolare le sue mucchine e le sue
caprette troppo vicino alla villa del Molleggiato.
[08-06-2010]
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1-
IL GOVERNO TAGLIA DEL 5% I COMPENSI SOPRA I 90MILA € E DEL
10% SOPRA I 150MILA - 2- "L’ESPRESSO" PUBBLICA GLI STIPENDI DI
DIRIGENTI, CONDUTTORI, SHOW MAN E GIORNALISTI - 3- SE FAZIO
SFIORA I 2 MILIONI L’ANNO E SERENA DANDINI PRENDE 700 MILA,
MILENA GABANELLI CHE PORTA CON "REPORT" ASCOLTI A DOPPIA CIFRA,
È LA GIORNALISTA MENO PAGATA (150 MILA). MENO RICCA DI MONICA
SETTA (200 MILA) E DI ALDA D’EUSANIO (300 MILA) - 4- LO SCANDALO
VERO, E MOLTO COMUNE IN RAI, È QUELLO DEI DIRIGENTI, VEDI
CLAUDIO CAPPON, L’EX DIR. GEN. VOLUTO DA PRODI, CHE INCASSA 600
MILA SENZA LAVORARE - 5- GUARDA TUTTI I SANT’ORO DALL’ALTO IN
BASSO L’IMMENSO PIPPO BAUDO: IL MITO RESISTE ANCHE NEL CACHET,
VISTO CHE I 900 MILA L’ANNO SONO RISERVATI DAVVERO A POCHI - 6-
GRASSO: "COMPENSI NEI TITOLI DI CODA? LA VIGILANZA RAI FA PURA
DEMAGOGIA, POPULISMO D’ACCATTO, RIGURGITO DI DEMOCRAZIA. E
SUCCEDERÀ ANCHE CHE MOLTI PROFESSIONISTI SCEGLIERANNO DI
LAVORARE SOLO PER MEDIASET, DOVE LA PRIVACY È GARANTITA
2-
CALDEROLI
1 - RAI: SÌ AI TAGLI AGLI STIPENDI DEI MANAGER - RIDUZIONE DEL
5% PER I COMPENSI SOPRA I 90MILA EURO E DEL 10% PER QUELLI SOPRA
I 150MILA
Corriere.it - Non solo la pubblicità dei compensi per format e
conduttori, ora per la Rai arrivano anche i tagli agli stipendi
dei dipendenti. L'emendamento è a firma di Roberto Calderoli e
Umberto Bossi e ha avuto oggi il via libera del Consiglio dei
Ministri: il governo ha deciso di tagliare gli stipendi dei
dirigenti Rai e di modificare il provvedimento 177 del 2005,
ovvero il testo unico dei servizi media radio-televisivi. Per
chi percepisce un compenso che va dai 90mila ai 150mila euro il
taglio è del 5%, sopra quella cifra il taglio raggiunge il 10%.
2 - RAI, STAR A PESO D'ORO
Emiliano Fittipaldi
per
L'Espresso, in edicola domani
L'alto dirigente della Rai fa l'occhietto furbo. "Emanuele
Filiberto fa un'audience pazzesca, ma l'azienda oggi preferisce
non stipulare contratti lunghi e onerosi. Il principe lo
paghiamo ad apparizione: non buttiamo i soldi noialtri. Quanto
gli diamo? Circa 20 mila euro a botta. Lordi, però".
Ventimila sono tanti o pochi per una serata su RaiUno?
L'aristocratico di casa Savoia, piaccia o no, è da un annetto un
Re Mida degli ascolti, e anche se in una serata guadagna quanto
un operaio della Fiat in un anno intero, qualcuno a viale
Mazzini pensa che se li meriti tutti. "È il mercato tv,
bellezza", ti senti rispondere.
In effetti in Italia il duopolio e la grande generosità del
concorrente costringono l'azienda di Stato a pompare da tempo
gli stipendi di dirigenti, conduttori, show man e giornalisti.
Nel mondo catodico non c'è crisi che tenga, le buste paga sono
sempre in rialzo. Come le polemiche, ormai all'ordine del
giorno.
Il caso del contratto di Santoro, con stipendio da 700 mila euro
lordi l'anno e conseguente liquidazione milionaria, ha scatenato
una tempesta culminata con gli strali del ministro Roberto
Calderoli. Il leghista pretende che gli stipendi d'oro di viale
Mazzini siano sforbiciati. Non dice, però, quali.
Lo scorso dicembre Renato Brunetta annunciò che i compensi di
giornalisti e conduttori si sarebbero dovuti inserire"nei titoli
di testa e di coda", e da allora tutti chiedono maggiore
trasparenza. In attesa che il governo e l'azienda pubblicizzino
i dati, "L'espresso" ha ottenuto dai piani alti di viale Mazzini
parte degli stipendi dei divi Rai. Sono le cifre segretissime
dei contratti 2009-2010, dati che a volte sommano un fisso alle
cosiddette indennità di funzione, stipendioni che - va detto -
vanno divisi per il numero delle puntate e che sono legati (si
spera) al ritorno pubblicitario del nome.
Partiamo dai dirigenti. Il presidente Paolo Garimberti e il
direttore generale Mauro Masi hanno dichiarato di guadagnare,
rispettivamente, 448 mila e 715 mila euro l'anno. Sappiamo che i
sette consiglieri del cda prendono 98 mila a testa. Tra i
vicedirettori quello meglio piazzato è Giancarlo Leone, che
guadagna circa 470 mila euro l'anno, mentre l'astro nascente
Lorenza Lei tocca solo i 350 mila, esattamente quanto il collega
amato da Bossi Antonio Marano. Gianfranco Comanducci, amico
storico di Cesare Previti e vicino al Pdl, prende circa 440 mila
euro. Nel 2002 la sua retribuzione era di "soli" 235 mila euro.
Tra incrementi retributivi, scatti di carriera, promozioni e
gratifiche lo stipendio oggi è quasi raddoppiato.
Un altro che non si può lamentare è il direttore di Rai Fiction
Fabrizio Del Noce, che viaggia sui 400 mila euro l'anno, mentre
il direttore di RaiUno Mauro Mazza, designato da Gianfranco
Fini, prende 300 mila euro. Pure il giovane Marco Simeon, neo
capo delle relazioni istituzionali, a fine mese può sorridere:
il suo contratto tocca i 190 mila euro lordi.
SERGIO ZAVOLI
Sorprende, invece, che Claudio Cappon, l'ex direttore generale
voluto da Romano Prodi, continui a percepire circa 600 mila euro
senza avere - in pratica - alcun incarico di peso. "Io ho un
contratto a tempo indeterminato. La Rai avrebbe due
possibilità", spiega Cappon, "potrebbe liquidarmi dandomi i
soldi che mi spettano o assegnarmi la direzione di una
controllata. Per ora non ha fatto nulla, e il rischio di un
contenzioso è alto". Come fa un'azienda pubblica a pagare 600
mila euro un manager a vuoto, è un mistero.
Qualcuno, per un ruolo impegnativo, prende molto meno. "È vero,
guadagno 150 mila euro l'anno, a volte 180, dipende dal numero
delle puntate. E mi sembrano più che sufficienti, sono
soddisfatta così": Milena Gabanelli porta a casa con il suo
"Report" ascolti a doppia cifra, ed è la giornalista meno pagata
della lista de "L'espresso". Meno ricca, per esempio, di Monica
Setta, l'eroina di "Il fatto del giorno", in onda ogni
pomeriggio su RaiDue, che prende 200 mila euro.
Tra gli uomini, Giovanni Minoli, ex direttore di RaiEducational
e oggi capo della struttura che si occuperà della programmazione
in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia, ha uno stipendio
che arriva, tra fisso e indennità, a 550 mila euro. Il numero di
puntate che conduce e di cui è autore supera le 200 l'anno.
Bruno Vespa, che è esterno, prende invece più del doppio: 1,2
milioni, mentre "Ballarò" porta nelle tasche di Giovanni Floris
450 mila euro l'anno.
Anche il conduttore in forza a RaiTre uscendo dall'azienda oggi
guadagna più di prima, assumendosi come contropartita, dicono i
suoi, "i rischi insiti in una collaborazione a tempo". Il
contratto di Minzolini non è nella lista, ma una fonte
autorevole giura che è simile a quello di Gianni Riotta, "forse
qualcosa di più". Riotta nel 2007 prendeva un fisso da 560 mila
euro, con bonus che potevano far lievitare la busta paga fino a
610 mila. Chissà cosa ne pensa Lamberto Sposini, ex vice di
Enrico Mentana al Tg5, che oggi come conduttore di "La vita in
diretta" ha un contratto da circa 250 mila euro l'anno.
Veniamo alle star dell'intrattenimento. Il monte stipendi Rai
supera di poco il miliardo di euro, e un decimo finisce nei
conti correnti dei contrattisti esterni: alcuni vip vengono
pagati attraverso i cosiddetti accordi di volume tra la Rai e
altre società come Magnolia ed Endemol. Una delle dive più
pagate è Antonella Clerici: il contratto in scadenza era di
circa 1,5 milioni, cachet che comprendeva anche la conduzione
del Festival di Sanremo. Il nuovo accordo, pare, sarà ritoccato
al rialzo.
Il suo successore all'Ariston dovrebbe essere Carlo Conti, che
oggi guadagna 1,3 milioni l'anno. "Un affare", chiosano da viale
Mazzini, "vista la mole di serate che dirige". Conti è
l'uomo-ovunque: fa "L'eredità" tutti i santi pomeriggi, "I
migliori anni" il venerdì sera, da un po' "Voglia di aria
fresca", per non contare le serate Rai in cui gioca a fare
l'ospite.
La famiglia Angela ha invece un profilo diverso, come diverse
sono le buste paga di padre e figlio: insieme costano poco più
di un milione di euro, ma 750 mila sono per Piero, solo 300 mila
appannaggio di Alberto. Se tutti sanno che Fabio Fazio sfiora i
2 milioni l'anno per il suo "Che tempo che fa", seguito dai 700
mila di Serena Dandini impegnata a difendere le serate (sempre
si RaiTre) di "Parla con me", nessuno sa che Pupo ha strappato
un contratto da 400 mila euro l'anno, di poco inferiore a quello
firmato da Max Giusti: il comico che conduce dal 2008 "Affari
tuoi" ed è ora in onda con "Stasera è la tua sera" prende circa
mezzo milione.
Massimo Giletti, eroe settimanale dell'Arena di "Domenica In" e
giurato in "Ciak...si canta", guadagna invece 350 mila euro
l'anno, 50 mila in più dell'ex zarina dell'azienda Alda
D'Eusanio, in onda sempre la domenica ma su RaiDue. Molto meno
guadagna la show girl che ha sostituito con grandi polemiche la
Clerici alla "Prova del cuoco": la giovane Elisa Isoardi da
Cuneo, classe 1982, prende per spiegare ricette e ospitate varie
180 mila euro tondi tondi.
Non male, visto che il più anziano Osvaldo Bevilacqua, dal 1977
al timone di "Sereno variabile", può contare su 250 mila euro
l'anno. Guarda tutti dall'alto in basso l'immenso Pippo Baudo:
il mito resiste anche nel cachet, visto che i 900 mila euro
l'anno sono riservati davvero a pochi.
3 - RENDERE NOTI I GUADAGNI DI CHI LAVORA NEI TITOLI DI CODA È
POPULISMO D'ACCATTO
Aldo Grasso
per
Corriere della Sera
L'ultima follia della Rai. I compensi di conduttori e ospiti
delle trasmissioni del servizio pubblico saranno resi noti nei
titoli di coda dei programmi. Evviva, niente più misteri,
dunque, sui guadagni di presentatori e giornalisti. Sapremo
quanto guadagnano Bruno Vespa e Michele Santoro, ma anche tutte
quelle mezzecalzette che popolano i palinsesti della Rai.
È quanto prevede l'emendamento approvato dalla Commissione di
vigilanza che si avvia a licenziare il parere sul contratto di
servizio tra Rai e governo. L'emendamento, presentato dal
capogruppo Pdl Alessio Butti, è passato anche con i voti
dell'opposizione. Trasparenza bipartisan, casa di vetro per
tutti! All'insoddisfazione per «I fatti vostri» potremo unire lo
sdegno per i compensi elargiti all'astrologo Paolo Fox o ad
Adriana Volpe!
Rabbia, collera, indignazione per i proverbiali sprechi Rai!
Apparentemente il provvedimento sembra rispondere ai requisiti
di trasparenza, tante volte auspicati dal ministro Renato
Brunetta. Sarà, ma provvedimenti del genere sono i classici
tacconi peggio del buco, capaci di generare effetti perversi a
non finire.
Il problema di fondo è la linea editoriale della Rai, non i
compensi. È il tipo di programma che va in onda, non i gettoni
di presenza. Il denaro non produce idee. Sono le idee che
producono denaro. Invece di intervenire su questioni di fondo,
si scelgono soluzioni palliative.
Succederà ora che la gente non guarderà più la trasmissione ma
solo i titoli di coda con lo spirito di chi spia dal buco della
serratura: quanto guadagna Caterina Balivo? Quanto prendono
Sonia Grey e Alessandro Di Pietro? Quanto intascano Roberto
Giacobbo e Massimo Giletti? E Fabrizio Frizzi? E Lamberto
Sposini? 10-06-2010]
|
TOPI
INCRICCATI - "Il Giornale" pubblica l’indirizzo PRIVATO di
Minzolini. E i ladri gli svaligiano l’appartamento - Certo, sarà
pure stato un caso, ma visto che il luogo era conosciuto da
pochi, l’associazione di idee, almeno da parte del direttore del
telegiornale della rete ammiraglia della Rai, è stato automatico
- IMPERVERSA A VIALE MAZZINI IL VALZER DELLE NOMINE...
Enrico
Paoli per
Libero
E poi
dicono che l'inchiesta sulla cricca e sulle case affittate ai
Vip non serve a nulla. Provate a dirlo al direttore del Tg1,
Augusto Minzolini. Dopo che l'indirizzo della sua abitazione -
apparso sul Giornale (l'edizione è quella del 24 maggio scorso),
i ladri gli hanno ripulito la casa.
Certo,
sarà pure stato un caso, ma visto che il luogo era conosciuto da
pochi, l'associazione di idee, almeno da parte del direttore del
telegiornale della rete ammiraglia della Rai, è stato
automatico.
Il
giornalista si è accorto della visita non prevista, e
soprattutto non gradita, nella nottata fra giovedì e venerdì,
sporgendo regolare denuncia. Stando a quanto ha raccontato ai
colleghi, i ladri si sono impossessati degli oggetti di valore e
di quant'altro sono stati in grado di portare via. Il direttore
del Tg1, ieri mattina, si sarebbe lamentato con la direzione del
giornale per la pubblicazione del suo indirizzo privato.
IL RITORNO
DI CAPPON
Intanto a viale Mazzini, dopo la bufera santoriana, riparte il
risiko delle poltrone. A pelle, verrebbe voglia di rubricare la
sempre più probabile nomina dell'ex direttore generale della tv
di Stato, Claudio Cappon, alla guida delle controllata Rai Way,
con la classica battuta "a volte ritornano".
Il
guaio è che, nel caso di Cappon, non si tratta affatto di un
ritorno, non avendo mai lasciato l'azienda, ma di una
ricollocazione. Di prestigio, visto che l'attuale numero uno di
viale Mazzini, Mauro Masi, ha deciso di tenersi ben strette le
antenne, di questo si occupa Rai Way (al punto da aver previsto
nel piano industriale un potenziamento della struttura).
Cappon,
che prende il posto di Francesco De Domenico, dovrebbe essere
nominato nel consiglio di amministrazione dell'8 giugno,
dedicato proprio alle nomine. Amministratore delegato della
controllata dovrebbe essere confermato Stefano Ciccotti.
NOVITÀ
ALLA SIPRA
L'altro cambio della guardia particolarmente importante riguarda
la Sipra, la società che gestisce la pubblicità della Rai. Al
posto del presidente Roberto Sergio, dovrebbe andare Guido
Paglia, attuale direttore delle relazioni esterne della Rai,
considerato un "finiano doc", nonostante qualche "tensione" con
il presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Verso
la conferma l'attuale direttore generale Aldo Reali, che
dovrebbe diventare amministratore delegato. Anche la nomina di
Paglia dovrebbe avvenire nella seduta dell'otto giugno, una
settimana prima della presentazione ufficiale dei palinsesti
della Rai che saranno illustrati agli investitori a Castel
Sant'Angelo a Roma e al Castello Sforzesco a Milano. Per Paglia
una doppia scommessa: gestire i piani già fatti e "venderli"
come suoi.
Qualche
fibrillazione si registra anche attorno a Rai Cinema, anche se
Radio Mazzini dà per "stabile" la poltrona di Franco Scaglia,
attuale presidente della controllata. Il suo posto farebbe gola
proprio a Roberto Sergio, in uscita dalla Sipra, ma i suoi
"sponsor" non sarebbero abbastanza forti.
Solida,
invece, appare la nomina di Roberto Rosseti, vice direttore del
Tg1 rimasto senza incarico dopo l'arrivo di Minzolini. Per lui
sarebbe pronta la poltrona di direttore delle sedi regionali
Rai, a cui spetta il compito di coordinare le strutture
periferiche.
Se non
dovesse andare in porto questa soluzione, Rosseti potrebbe
essere dirottato verso Gr Parlamento, visto che l'eventuale
nomina del pur bravo Gianni Scipione Rossi, vice direttore di
Rai Parlamento, sarebbe stata stoppata dai berluscones.
29-05-2010]
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GIU' LE MANI
DALL'ISAE. ANCHE FLORIS TIENE FAMIGLIA...
Francesco Cerisano
per "Italia
Oggi"
Probabilmente Tremonti non gli è mai stato simpatico. Ma nella
puntata di Ballarò di martedì, dedicata alla manovra correttiva,
Giovanni Floris aveva un motivo di risentimento in più nei
confronti del ministro dell'economia. Guai a toccare chi tiene
famiglia. E Tremonti avrebbe dovuto saperlo quando ha pensato di
cancellare con un tratto di penna l'Isae, l'Istituto di studi e
analisi economica fondato da Prodi nel 1998 e da sempre molto
vicino alla sinistra (prima dell'attuale presidente, Alberto
Majocchi, a guida dell'istituto c'era Fiorella Kostoris, moglie
dell'ex ministro dell'economia Padoa-Schioppa).
Floris ha
subito sguinzagliato le telecamere per dare voce alla protesta dei
dipendenti degli enti. Ma il più ampio risalto è stato dato a
Majocchi che orgogliosamente ha difeso il ruolo dell'Isae e la sua
importanza scientifica.
In più,
secondo Majoccchi, cancellare l'Isae e trasferirne dipendenti e
funzioni al ministero dell'economia non comporterebbe alcun
risparmio di spesa per le casse dello stato. Già, perché la
manovra dice chiaramente che ricercatori e tecnologi che
traslocheranno in via XX settembre manterranno lo stesso
trattamento economico, ma tace su cosa andranno a fare.
E Floris,
da marito esemplare tiene molto al destino professionale della
propria consorte, Beatrice Mariani, guarda caso primo tecnologo
dell'Isae dove, a giudicare dal ventaglio di attività di cui si
occupa, sembra essere molto impegnata: relazioni esterne,
organizzazione di convegni, workshop, seminari, tavole rotonde,
sito web, mailing list, coordinamento editoriale, cartellonistica,
brochure, traduzione dei documenti e chi più ne ha più ne metta.
Cosa accadrà
quando sarà Tremonti il suo datore di lavoro? Si vendicherà per
una domanda impertinente o una puntata scomoda relegando la povera
Mariani a fare fotocopie? Nel dubbio Floris s'è portato avanti.
Rai servizio privato. 28-05-2010]
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FERMI
TUTTI! SANT’ORO TORNA TORO E ROMPE LA TRATTATIVA - MASI PROVA A
RICUCIRE - (IL PUZZONE VUOLE LA LEGGE BAVAGLIO SULLE SUE
TRATTATIVE MILIONARIE CON LA RAI!) - 2- LA BILE DI MICHELE FUORI
DALLE ORBITE A CAUSA DI UN ARTICOLO DI OGGI SU "LA STAMPA" (FONTE
CDA?) CHE SCODELLA LA BOZZA DELLA RISOLUZIONE DI FINE RAPPORTO -
3- INCAZZATO ANCHE PER LE DICHIARAZIONI DI GARIMBERTI: ’SANTORO
VUOLE UNA RISPOSTA DALLA RAI SUL SUO FUTURO? SIAMO NOI CHE
ASPETTIAMO UNA RISPOSTA DA SANTORO" - 4- BOTTA E RISPOSTA SULLA
REDDITIVITÀ DI VESPA-PORTA ("UN MARTIRE TRATTATO BENE") - 5- PAOLO
ROSSI: "CHI FA SHOW E USA LA VERITà PER FARSI PAGARE DI PIù NON È
UN MARTIRE" - 6- MASSIMO FINI LO BASTONA SUL "FATTO": "UN BUON
ESEMPIO DEL DELIRIO DI ONNIPOTENZA E DELLA PERDITA DI OGNI E
QUALSIASI SENSO DEL LIMITE E DEI PROPRI LIMITI L’HA DATO GIOVEDÌ
SERA AD ANNOZERO MICHELE SANTORO PARLANDO PER VENTI MINUTI BUONI,
E CON GRANDE ARROGANZA, DI SUE QUESTIONI PERSONALI COME SE FOSSERO
FATTI NAZIONALI"
LETTERA
Caro Dago,
Santoro vuole la legge bavaglio sulle sue trattative milionarie
con la Rai!
Tuco
1 -
GARIMBERTI, NON E' SANTORO CHE ASPETTA NOI MA ESATTAMENTE IL
CONTRARIO
(Adnkronos)
- 'Santoro vuole una risposta dalla Rai sul suo futuro? Non e'
Santoro che aspetta noi ma noi che aspettiamo Santoro'. Lo ha
detto il presidente della Rai, Paolo Garimberti, a margine della
presentazione del palinsesto Rai sui Mondiali di Calcio.
2 - SANTORO,
NON HA PIU' SENSO IMMAGINARE CAMBIAMENTI...
(ANSA) - "In questa situazione non ha alcun senso continuare ad
immaginare cambiamenti il cui scopo fondamentale era solo porre
fine ad una vertenza giudiziaria e progettare nuovi format
nell'interesse della Rai e del pubblico". Lo dice Michele Santoro,
che fa un passo indietro sulla possibilità di un accordo per
lasciare la Rai come dipendente.
"Le continue
fughe di notizie - si legge nel testo integrale della
dichiarazione di Michele Santoro - hanno violato l'impegno di
riservatezza indispensabile per un possibile accordo con la Rai
favorendo interpretazioni fantasiose lesive della mia immagine.
Trasmissioni televisive della Rai hanno potuto entrare nel merito
di una trattativa in corso d'opera con un profilo denigratorio dei
miei comportamenti di professionista. Non era mai avvenuto in
precedenza".
In questa
situazione quindi il giornalista afferma che non ha più senso
ipotizzare cambiamenti per mettere la parola fine alla vertenza
giudiziaria e progettare nuovi format "nell'interesse della Rai e
del pubblico".
3 - BOTTA E
RISPOSTA SULLA REDDITIVITÀ DI "PORTA A PORTA", VESPA CONTRO
SANTORO "UN MARTIRE TRATTATO BENE"
Leandro Palestini per "la
Repubblica"
Bruno Vespa
e Michele Santoro. Due modi diversi di intendere il servizio
pubblico, due giornalisti che non perdono occasione per
polemizzare sugli ascolti e sui vantaggi pubblicitari che la Rai
trarrebbe dai loro talk show. Ieri l´ultima schermaglia a Porta a
porta. Vespa ha risposto «a Santoro che giovedì sera mi ha
gratificato di un attacco in prima serata. Nonostante l´ora sempre
più tarda in cui viene trasmessa e la nascita come funghi di
programmi concorrenti, Porta a Porta resta di gran lunga la
trasmissione leader di seconda serata e rende in pubblicità almeno
quattro volte del pochissimo che costa».
Nell´ultimo
Annozero, parlando del suo "contratto milionario", Santoro si era
accanito contro Vespa che auspicava sì «la permanenza in Rai di
Santoro», ma chiosava: «Quelle che lui definisce "persecuzioni
politiche" sono un eccellente investimento finanziario». L´ira di
Michele fu feroce: «Ora, che Vespa possa fare lezioni di morale e
di contratti a noi, lui che viene pagato come l´ultimo Oscar da
protagonista per un programma in crisi, beh, questo è veramente
troppo!».
Piccato,
Vespa ha atteso il lunedì per ripetere che Santoro userebbe la
«persecuzione» politica: «Lo dico e lo ripeto. Lo fece nel ‘96
quando per tre anni andò a lavorare nelle tv dell´odiato
Berlusconi. Lo ha fatto adesso restando in Rai con un nuovo ruolo
e garantendosi dopo otto anni una liquidazione sedici volte
superiore a quella che ebbi io nel 2001 dopo 39 anni di lavoro da
dipendente Rai». Ping pong finale, nella rubrica "Vaf-Valutazioini
a freddo" sul sito di Annozero: «Vespa dice che Porta a porta
rende in pubblicità almeno quattro volte il pochissimo che costa:
gli asini volano».
4- PAOLO
ROSSI IN ESCLUSIVA SU "A": «CHI FA SPETTACOLO E USA LA VERITà PER
FARSI PAGARE DI PIù NON È UN MARTIRE»"
«Il vero martire non è chi è sta sotto i riflettori e per farsi
alzare il cachet usa la verità, ne fa un business, la vende».
Paolo Rossi, intervistato da "A", il settimanale diretto da Maria
Latella, in edicola da mercoledì 26, interviene sul caso Santoro,
e in generale sull'atteggiamento di tanti che stanno sotto i
riflettori.
Nessuno
escluso. «A me avevano chiesto di interpretare un monologo sui
precari» prosegue il comico «L'impresario già si immaginava i
teatri pieni, gli incassi. Ho preferito impostare un altro
spettacolo e far lavorare dei giovani precari. Mi sembrava più
giusto. Purtroppo l'impresario mi ha fatto causa, ma io almeno
sono sereno». In scena al Piccolo Teatro di Milano con "Mistero
Buffo", versione pop, Paolo Rossi dice: «Noi italiani siamo dei
grandi farabutti. Però quando c'è un disastro lo affrontiamo
diventando all'improvviso delle persone inaspettatamente migliori.
Detto questo, penso che nel nostro paese ci sia uno stronzo ogni
due persone.
È un zoccolo
duro che nulla potrebbe scalfire, nemmeno una pestilenza». Infine
l'attore risponde a chi ha scritto che è vicino alla Lega: «Non
sono sedotto dal Carroccio. I parlamentari leghisti sventolano la
bandiera di Alberto da Giussano, ma sono saliti sul carro di
Barbarossa. Si accreditano come un partito cristiano. Nel Vangelo
Cristo disse "Ero uno straniero e mi avete accolto" ma quel giorno
non parlava certo con dei padani».
5 - IL REGIME DEGLI SHOW MEN
Massimo Fini per "il
Fatto Quotidiano"
In Italia i
conduttori di talk-show in particolare e i personaggi televisivi
in generale, dagli show men giù giù fino all'ultima velina, hanno
preso un potere eccessivo, abnorme, spropositato e pericoloso. In
Italia i conduttori di talk-show in particolare e i personaggi
televisivi in generale, dagli show men giù giù fino all'ultima
velina, hanno preso un potere eccessivo, abnorme, spropositato e
pericoloso.
Costoro
confondono la potenza del mezzo con la propria e così fanno i
telespettatori a casa su cui i protagonisti dello show business
televisivo esercitano un'influenza pesantissima. Un buon esempio
del delirio di onnipotenza e della perdita di ogni e qualsiasi
senso del limite e dei propri limiti l'ha dato giovedì sera ad
Annozero Michele Santoro parlando per venti minuti buoni, e con
grande arroganza, di sue questioni personali come se fossero fatti
nazionali.
Dei
precedenti (anche se in quei casi si trattava di direttori di
testata) si erano avuti con Augusto Minzolini e, più lontano nel
tempo, con Gad Lerner. Il fatto è che da noi i conduttori,
soprattutto di talk-show politici ma non solo, non sono dei
conduttori, sono dei protagonisti assoluti, dei domatori (si pensi
a Costanzo, quando era ancora attivo), dei manipolatori a favore
di una loro tesi o di qualche forza politica.
In Svizzera,
paese che ho frequentato a lungo e alla cui Tv sono stato spesso
invitato, il conduttore fa, come dice la parola stessa, il
conduttore, si limita cioè a stimolare, con intelligenza, gli
ospiti e resta sullo sfondo. Noi non possiamo essere svizzeri,
d'accordo, ma non possiamo nemmeno tollerare che i conduttori di
talk-show abbiano assunto questa importanza che è superiore
persino a quella degli uomini politici a meno che non si
trasformino anch'essi in mascheroni televisivi.
Di fatto
oggi la nuova classe dirigente italiana è formata dai protagonisti
dello star system televisivo, sono costoro che dettano i costumi,
la way of life, i comportamenti, le regole, le categorie sociali,
politiche, etiche. Nella Grecia classica erano Platone e
Aristotele, con le loro scuole, ad avere questa funzione e le loro
concezioni si trasmettevano agli uomini di governo e, scendendo
giù per li rami, alla popolazione.
ritratto
fotografato da Giovanni Giovannetti
Col crollo
delle strutture dell'Impero Romano furono i Padri della Chiesa
(Ambrogio, Agostino) ad assumersi questo compito. Nel Medioevo è
stata la scolastica. In seguito furono i pensatori illuministi ,
Mill, Locke, Kant, Hegel, Marx a porre le basi concettuali del
mondo moderno.
Ma direi
che, per quel che riguarda l'Italia, la filosofia, la cultura e
l'arte hanno largamente influenzato la società e la politica fino
al fascismo compreso. E ciò è avvenuto fino al dopoguerra proprio
grazie alle "famigerate" ideologie: il liberalismo, l'idealismo
crociano, il cattolicesimo sociale di Don Sturzo, il socialismo,
il marxismo. A noi sono toccati i Vespa, i Santoro, i Floris, i
Fazio, i Baudo, i Bonolis, le Ventura, le Marcuzzi, buone braccia
sottratte all'agricoltura o al ricamo. E la stampa,
canibalizzandosi, segue.
Se c'è un
problema sociale o anche etico i giornalisti, oltre ai preti, non
vanno a chieder lumi a Severino, a Veca, a Rovatti, a Viano, a
Ceronetti ma a Fiorello, a Jovanotti, a Celentano, ad Alba
Parietti. Ed Edoardo Sanguineti, molto omaggiato post mortem, chi
l'ha mai visto in Tv? Probabilmente era troppo brutto per avere
diritto di apparire sul piccolo schermo.
La
Televisione, dopo la straordinaria e irripetibile stagione di
Ettore Bernabei, ha distrutto la cultura e direi anche la società
italiana. E oggi, adoratori di idoli di cartapesta anzi di
plastica, abbiamo ciò che ci meritiamo. Del resto lo stesso
Bernabei aveva avvertito: "La televisione ha un potenziale
esplosivo superiore a quello della bomba atomica.
Se non ce ne
rendiamo conto rischiamo di trovarci in un mondo di scimmie
ingovernabili. Io dico che la tv di oggi è come la medicina del
Settecento quando i barbieri facevano i chirurghi. Oggi per
diventare chirurghi bisogna studiare 15 anni mentre per diventare
una star della tv basta qualche apparizione".
[25-05-2010]
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AL DI
LÀ DEI MOTIVI CHE LO HANNO PORTATO AD ABBANDONARE LA LOTTA
SU RAI2, VA SUBITO DETTO CHE SANTORO HA PRESO AL VOLO LO
SCIVOLO DEL PRE-PENSIONATO, PORTANDOSI A CASA ANNI DI
ANZIANITÀ E LE TRE ANNUALITÀ PREVISTE DALLE LEGGE. E DATO
CHE IL SUO COMPENSO È PARI A 700 MILA EURO ALL’ANNO, SECONDO
SOLO A QUELLO DEL DIRETTORE GENERALE MASI (715 MILA),
INTASCA OLTRE DUE MILIONI DI EURO - AL BOTTINO DI CUI SOPRA
OCCORRE AGGIUNGERE UN DOVIZIOSO E INDEFINITO CONTRATTONE
BLINDATO DA PRODUTTORE (PER LA DURATA DI DUE ANNI), PER UNA
SERIE DI DOCUFICTION - VESPA: "PER MICHELE ESSERE
PERSEGUITATO SI È RIVELATO UN OTTIMO INVESTIMENTO" -
ANNUNZIATA: "LA RAI CI PERDE. MA SANTORO ERA STANCO DI
QUESTA GUERRA CONTINUA" - QUIZ: VIVERE SENZA SANTORO TRA LE
PALLE PER BERLUSCONI È UN VANTAGGIO O MENO? - QUELLO CHE È
CERTO È CHE ANCHE PER IL PD DI D’ALEMA E VELTRONI È UNA
LIBERAZIONE - CHI CI RIMETTE DI PIù è DI SICURO DI PIETRO,
CHE SARà DEPRIVATO DELL’AGITPROP TRAVAGLIO
1 -
DAGO-REPORT
Al di là dei motivi che lo hanno portato ad abbandonare la
lotta su Rai2, va subito detto che Santoro ha preso al volo
lo scivolo del pre-pensionato, portandosi a casa anni di
anzianità e le tre annualità previste dalle legge. E dato
che il suo compenso è pari a 700 mila euro all'anno, secondo
solo a quello del direttore generale Masi (715 mila),
intasca oltre due milioni di euro.
Al
gruzzolo occorre aggiungere il contrattone, ancora da
definire nei dettagli, per la serie delle docufiction.
Sarebbe prevista, anche in questo caso, una durata blindata
di 3 anni. Nella sua nuova qualità di produttore, arruolerà
ovviamente lo staff collaudato in questi anni di Rai.
Ed ora
si apre il 'dibbbattito': senza Michele tra le palle ogni
giovedì sera è un vantaggio o meno per il suo arcinemico
Berlusconi? Quello che è certo è che i programmi santorini,
alla fin fine, hanno fatto più male al Pd di D'alema e
Veltroni che al Banana di Arcore, avvantaggiando di sicuro
la sinistra radicale di Di Pietro (grazie soprattutto alla
presenza agitprop di Travaglio).
Qui di
seguito altre notizie e commenti.
2 -
FINCHÉ L'ACCORDO NON SARÀ FIRMATO SANTORO NON NE SPIEGHERÀ
LE RAGIONI
Repubblica.it
Michele Santoro non sarà più un dipendente Rai. Resterà però
un collaboratore dell'azienda dove è stato assunto nel 1982.
Il consiglio di Amministrazione ha approvato con 7 voti a
favore e 2 astenuti (Angelo Maria Petroni e Rodolfo De
Laurentiis), un accordo quadro con il giornalista per la
risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dipendente.
"Rai
continuerà ad avvalersi della collaborazione di Michele
Santoro che, in questo modo, avrà la possibilità di
sperimentare nuovi generi televisivi attraverso un ulteriore
sviluppo del proprio percorso professionale", si legge in
una nota ufficiale di Viale Mazzini. Ma è polemica sui
termini dell'accordo, per ora ignoti, e sul futuro del
giornalista e delle sue trasmissioni.
La
separazione consensuale.
Secondo le prime indiscrezioni, la risoluzione del contratto
sarebbe un'operazione da svariati milioni di euro: oltre
alla dovuta risoluzione consensuale, che prevede per legge
il pagamento di tre annualità, il contratto dovrebbe essere
triennale per la realizzazione di alcune miniserie a prezzi
di mercato.
Finché
l'accordo non sarà firmato comunque Santoro non ne spiegherà
le ragioni. Solo dopo la firma il conduttore probabilmente
convocherà una conferenza stampa per chiarire le motivazioni
alla base della decisione di oggi di lasciare l'azienda e di
rimanere soltanto per sperimentare nuovi programmi. Al
momento non ci saranno ripercussioni immediate sulla prima
serata del giovedì di Raidue, Annozero andrà in onda fino al
10 giugno senza interruzioni.
Su
proposta del direttore generale Mauro Masi, l'accordo -
ancora da implementare attraverso contratti applicativi che
saranno messi a punto nei prossimi giorni - prevede la
realizzazione di nuovi progetti editoriali che verranno
realizzati da Michele Santoro nei prossimi due anni. La
polemica con Masi risale solo a due mesi fa quando, nel
periodo pre-elettorale, era stata fermata la trasmissione
Annozero 1. Lo stop aveva portato all'evento "Rai per una
notte" 2, trasmesso dal Paladozza di Bologna.
Il
futuro di Michele, tra Telesogno e docufilm.
Nei blog le voci iniziano già a circolare. E suggeriscono
altri piani. Un canale gestito da Santoro, con Luttazzi,
Travaglio, forse Lerner per esempio. Secondo indiscrezioni
non confermate e incastrate nella Rete, il conduttore di
Annozero sarebbe interessato a Redtv, il canale satellitare
messo in piedi da Massimo D'Alema come estensione della sua
fondazione e dell'associazione "Riformisti e democratici",
da tre mesi praticamente abbandonato alla deriva.
Secondo quanto scrive l'Occidentale, tra D'Alema e Santoro
le trattative sarebbero già in fase avanzata. Il progetto
del giornalista potrebbe essere quello di creare una tv
alternativa, uno spazio senza censure. Un'idea simile a
quella di 'Telesogno', progetto mai realizzato che negli
anni '90 vide protagonisti Santoro e Costanzo.
Sono
ipotesi. Come quella che Santoro avrebbe voglia, dal momento
che i suoi programmi non hanno mai superato le quattro
edizioni, di riprendere la sua vecchia passione delle
docufiction. Programmi simili a 'Corri bisonte corri', lo
speciale di Annozero andato in onda lo scorso anno e che
mostrava l'Italia vista dalla cabina di un tir. Raitre
sembra aver offerto la propria disponibilità a Michele
Santoro tramite Antonio Di Bella. "Questa è stata la tua
casa ed è pronta a esserlo nuovamente", aveva detto il
direttore di Rete quando il giornalista era ospite da Serena
Dandini a Parla con me, proprio durante la preparazione di
Rai per una Notte.
Vespa:
"Essere perseguitati è un affare".
"Si conferma che per Michele essere perseguitato si è
rivelato un ottimo investimento", ha commentato Bruno Vespa.
"Sono molto contento che lui resti da noi, perché è un
giornalista che conosce molto bene la televisione - ha detto
il conduttore di Porta a porta -. Ero convinto e l'avevo
detto da tempo che sarebbe stata trovata una soluzione con
le docufiction. Per me è quindi tutto scontato e si conferma
che per Michele essere perseguitato si è rivelato un ottimo
investimento". Contento della eventuale scelta di
docufiction anche Maurizio Costanzo. "Sono contento se lui è
contento", ha detto il conduttore. "So che da tempo voleva
occuparsi di docufiction".
Lerner
e Annunziata: "L'azienda ci perde".
Più preoccupati e dispiaciuti Gad Lerner e Lucia Annunziata.
"Mi auguro che questo non significhi l'abbandono della
conduzione di Annozero o comunque la chiusura di uno spazio
prezioso di pluralismo culturale", ha detto Lerner.
"L'Italia non ha certo bisogno che si restringano
ulteriormente gli spazi di pluralismo in televisione", ha
aggiunto il conduttore de L'infedele.
"Sono
addolorata non solo come giornalista, ma soprattutto come
conduttrice della Rai - ha detto Lucia Annunziata -. Sono
sicura che l'azienda ci perderà con questo accordo. Sapevo
che Santoro era stanco di questa guerra continua.
Nell'ultimo periodo stava assumendo un ruolo diverso, di
mediatore, stava sperimentando cose nuove. Sono molto
dispiaciuta anche per questo. Quest'anno aveva fatto il talk
più forte della Rai". Con il suo 20 per cento di share in
media, Annozero costituisce una risorsa per l'azienda.
18-05-2010]
ANT’ORO
INCASSA PER NOI (BOIA CHI MOLLA!)/1 - La decisione ha
spiazzato molti, quasi tutti. Compresi i collaboratori di
Santoro. Una sorpresa amara, che lascerà degli strascichi.
Travaglio TRADITO ha il tono risentito di chi non ne sapeva
nulla: "Ho letto il comunicato. E mi dispiace molto che
Annozero non ci sia più. Anzi, mi dispiace moltissimo" -
SOLDI! SOLDI! Sant’oro ha affidato la gestione della
trattativa a Lucio Presta, un mastino capace di strappare
sempre contratti milionari per i suoi assistiti, da Bonolis,
alla Clerici, alla Ventura... Goffredo De Marchis
per "la
Repubblica"
«Mi
sento ingessato in programmi come Samarcanda, Il raggio
verde, Annozero. Voglio provare strade nuove». Da tempo
Michele Santoro pensava a una rivoluzione della sua vita
televisiva. Da tempo spiegava di volersi dedicare a serate
evento con cadenza mensile e alla produzione di
docu-fiction, a suo dire il futuro della televisione
generalista e non. Da tempo Berlusconi voleva liberarsi del
conduttore.
Da
tempo i dirigenti messi a Viale Mazzini dal premier
puntavano a stracciare il contratto scritto da un giudice
che obbligava l´azienda a mandare in onda Santoro a
quell´ora, su quella rete. Ieri pomeriggio, dopo una
trattativa lunga un mese, quelle esigenze si sono
incontrate. Un accordo consensuale ha sancito la rottura del
rapporto di lavoro dipendente. Con un effetto immediato per
i fedelissimi del giornalista, un pubblico mai così
affezionato e numeroso come quest´anno: la prossima stagione
Annozero non sarà più in onda.
Quello
che non era riuscito a due precedenti direttori generali,
sanare cioè l´anomalia di un giornalista reintegrato sulla
base di sentenze dettagliate alla virgola, è riuscito a
Mauro Masi. Il propellente decisivo è stata la volontà
politica, i dossier preparati dalla direzione generale, il
fucile puntato del Cavaliere e del centrodestra,
testimoniato in maniera palese e stupefacente dalle
intercettazioni della Procura di Trani.
Il
pressing ha avuto ragione della resistenza di Santoro. Con
il suo benestare, s´intende. Un mese fa il conduttore ne ha
discusso con il presidente Paolo Garimberti: «Che ne
pensi?». «Fai quello che ti senti - ha risposto il numero
uno di Viale Mazzini -. Sappi che io comunque difenderò
sempre il tuo diritto di fare Annozero». Santoro alla fine
ha scelto. In questo caso la regola della coppie si è
ribaltata: il matrimonio si era celebrato senza un briciolo
di amore per una decisione del tribunale, il divorzio invece
è stato fatto in due.
La
decisione ha spiazzato molti, quasi tutti. Compresi i
collaboratori di Santoro. Una sorpresa amara, che lascerà
degli strascichi. Marco Travaglio ha il tono risentito di
chi non ne sapeva nulla: «Ho letto il comunicato. E mi
dispiace molto che Annozero non ci sia più. Anzi, mi
dispiace moltissimo». Sono parole di un compagno tradito. Si
sentiranno traditi i telespettatori che in massa seguivano
quelle che erano già serate evento, il giovedì sera sulla
seconda rete. Si sentiranno orfani i sostenitori
appassionati di Rai per una notte, la grande kermesse
organizzata per contestare la chiusura dei talk show alla
vigilia delle regionali.
Santoro non lascia la Rai. Firmerà un contratto da libero
professionista, in esclusiva, per due anni. Significa che
non sono in cantiere progetti di una tv alternativa e
indipendente, costruita sulla base proprio del successo di
Rai per una notte. Ma significa, allo stesso tempo, che i
vincoli della Rai nei suoi confronti vengono meno. E Masi,
anche secondo alcuni esponenti di sinistra, ha vinto la
partita portando al centrodestra lo scalpo numero uno. Sul
piano economico, l´uscita di Santoro avrà una ricaduta sui
fragili conti di Viale Mazzini.
A
pochi giorni dalla sentenza della Cassazione, la tv di Stato
riconoscerà il danno provocato dal censorio editto di Sofia
chiudendo così il match legale. Si parla di un risarcimento
di un milione di euro. Ai quali vanno aggiunti i soldi della
buonuscita del dipendente Santoro, che aveva ancora sei anni
prima della pensione. Cifre a molti zeri. Non a caso, altra
sorpresa, Santoro ha affidato la gestione della trattativa
con la direzione generale a Lucio Presta, l´agente delle
stelle tv, un mastino capace di strappare sempre contratti
milionari per i suoi assistiti, da Bonolis, alla Clerici,
alla Ventura [19-05-2010]
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RAI-EPURAZIONE DEI TIPINI FINI? "Non lo vedo Berlusconi che
chiama Masi e dice: "Toglietemi di mezzo la moglie di Italo
Bocchino... IL PROGRAMMA CON BAUDO è SALTATO SOLO PER
ESIGENGE DI PALINSESTO DI RAI1" - FAVORI? GABRIELLA BONTEMPO
non ci sta: "Io lavoro come produttrice dal 1989 ed ho
conosciuto Italo solo nel 1993, poi ci siamo sposati nel
1995. Non ci sono sovrapposizioni di ruolI" - INFINE
annuncia (la prima volta) di essere tornata col marito: "il
bello è quando due persone si ritrovano. E si ridicono di
nuovo sì"...
Paolo Conti per il
Corriere della Sera
«Non
lo vedo Berlusconi che chiama il direttore generale Mauro
Masi e dice: "Toglietemi di mezzo dai palinsesti Rai la
moglie di Italo Bocchino..."». Gabriella Buontempo è la
titolare, col socio Massimo Martino, della casa di
produzione tv «Goodtime». Dal 1995 la moglie di Italo
Bocchino, finiano di ferro, che ha appena lasciato la
vicepresidenza alla Camera del gruppo Pdl sull'altare della
lealtà politica e della polemica con la maggioranza
berlusconiana.
Lunedì
Masi e il direttore di Raiuno, Mauro Mazza, hanno comunicato
a Gabriella Buontempo la sospensione del progetto «Giallo di
sera», una prima serata da far condurre in autunno a Pippo
Baudo, format sperimentale metà intrattenimento e metà
fiction. «Finiani epurati», hanno detto in molti. C'è stata
anche una lite in pubblico tra Luca Barbareschi, esponente
Pdl ma anche produttore per la Rai, e il viceministro Paolo
Romani.
Ma
lei, Gabriella Buontempo (che ha alle spalle fiction di
successo come «Il grande Torino» o «I colori della gioventù»
sui futuristi) non ci sta: «Vorrei distinguere una volta per
tutte i ruoli. Io lavoro come produttrice dal 1989 ed ho
conosciuto Italo solo nel 1993, poi ci siamo sposati nel
1995. Non ci sono sovrapposizioni di ruoli. Lui sa dei miei
progetti solo a cose fatte. Né io seguo ora per ora la sua
attività politica».
Ma per
farla breve, questa cancellazione di «Giallo di sera»... «Io
penso che il mio problema con la Rai non esiste. E insieme
esiste. Nel senso che nel caso di questo format Masi e Mazza
mi hanno spiegato con chiarezza quali siano le esigenze di
palinsesto. Cioè che Baudo era necessario per un programma
istituzionale legato all'unità d'Italia. E che Raiuno
preferiva non azzardare format sperimentali. Forse la
tempistica su questa sospensione non è stata felicissima. Ma
non credo a connessioni tra le scelte Rai e le posizioni di
Italo». Forse un problema anche di costi.... «No. Il
preventivo era molto al di sotto della media di questi
prodotti».
bocchino gianfranco fini
Invece
Barbareschi protesta e discute. Anche lui, così sembra, non
farà più una parte di «Domenica in» né la sua casa di
produzione «Casanova» apparirà con un nuovo format:
«Insisto, ci sono scelte di palinsesto che vengono compiute
in queste ore». Dunque, niente caccia al finiano? «Hanno
cancellato "Canzonissima". Hanno cancellato altro... Infatti
continuerà ad andare in onda su Raiuno "Festa italiana", con
Caterina Balivo, in parte prodotto dalla società di
Francesca Frau, madre di Elisabetta Tulliani, la compagna di
Gianfranco Fini: l'audience è soddisfacente, perciò
l'azienda ha deciso. Per ora non vedo equazioni politiche.
Né epurazioni. Solo scelte aziendali».
Ma lei
poco fa diceva che il suo problema con la Rai «non esiste ed
esiste». Quando esiste? «Diciamo che esisterebbe se, d'ora
in poi, si bloccassero i progetti già approvati. Penso alla
fiction su Anita Garibaldi, già varata. A quella sul
calciatore Gigi Meroni. E lo stesso vale per Barbareschi. Se
d'ora in poi fosse messo ai margini, allora il problema
esisterebbe.»
Ultimo
quesito, molto personale. Si era parlato di una crisi
privata sovrapposta a quella politica. Cioè di una
separazione coniugale tra voi due... «Non ho mai creduto
alle famiglie del Mulino Bianco. C'è solo la vita vera e
complicata. Tutti i matrimoni hanno fasi di crisi. Possono
accadere vicende anche complesse. Nessuno è perfetto. Ma il
bello è quando due persone si ritrovano. E si ridicono di
nuovo sì»16-05-2010]
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Vespa
nel vespaio del superattico di Propaganda Fide - "Balducci
non c’entra niente, a nessun titolo, CON LA MIA CASA" - "per
questa casa pago diecimila euro al mese di affitto. i lavori
di ristrutturazione della casa mi sono costati oltre mezzo
milione di euro. Tutti fatturati, tutti a mio completo
carico e fatti da imprese che nulla hanno a che vedere con
la Cricca" - Feltri chiosa perfido: “Mi auguro che i signori
citati nella lista Anemone siano capaci di fare altrettanto
per chiarire la loro posizione1
- LETTERA DI BRUNO VESPA AL DIRETTORE
Dal "Giornale"
Caro
Vittorio,
il titolo del pezzo di Gian Marco Chiocci pubblicato ieri è
da scuola di giornalismo. «Il segreto di Bruno: quella casa
in affitto dagli amici di Balducci». Le parole chiave sono
due, Segreto e Balducci. Traduzione per il «cittadino
comune» a cui dobbiamo entrambi la nostra fortuna
professionale: Vespa scende in campo contro la pubblicazione
della lista Anemone perché deve proteggere un segreto
imbarazzante: aver avuto la bella casa in cui abita grazie
all'intervento della cricca (in senso lato) di Balducci.
Andiamo ai fatti. Il segreto fa sorridere: casa mia è stata
fotografata in lungo e in largo, vi sono venute decine di
persone e tutte ne conoscono la storia, anche per via del
«dibattito» con mia moglie di cui dirò tra poco. E Balducci
non c'entra niente, a nessun titolo.
Dopo
il giubileo del 2000 dissi al Cardinale Crescenzio Sepe,
allora prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione
dei Popoli, che pur occupando una grande casa di proprietà
nel bel quartiere di Prati, avrei gradito sapere se si fosse
liberato in centro qualche appartamento con una terrazza,
tra i tanti di proprietà della Congregazione.
Premetto - ci si creda o no - che allora non conoscevo una
sola di queste case. Nella primavera del 2005 il mio studio
ricevette una telefonata dal presidente dell'ospedale
Bambino Gesù. Poiché avevo fatto una donazione a quella
benemerita istituzione, pensavo mi volessero ringraziare. Il
presidente era Francesco Silvano, un autentico galantuomo
che al momento della telefonata non conoscevo e che voleva
parlarmi d'altro.
Ex
manager di Stato, dopo la pensione e la scomparsa della
moglie, si dedicava in modo del tutto disinteressato al
volontariato laico facendo vita monastica (la fa tuttora
avendo seguito Sepe a Napoli). Silvano mi disse di essere
«consultore» della Congregazione, era uomo di fiducia di
Sepe e mi comunicò che a Trinità dei Monti si era liberato
un appartamento con una bella terrazza dopo la morte - a 95
anni - dell'inquilina che l'aveva occupato per mezzo secolo
insieme con il marito, deceduto anche lui da tempo.
L'appartamento aveva alcune controindicazioni. Misurava 200
metri quadri, mentre la mia casa (comperata negli anni '80
rispondendo ad un'inserzione sul giornale) ne misurava 300,
aveva i soffitti bassi e le stanze molto scomodamente
distribuite su tre livelli. Poiché in cinquant'anni non
c'era stata manutenzione, i lavori di ristrutturazione
sarebbero stati imponenti.
Ma la
terrazza era meravigliosa e io ebbi il colpo di fulmine.
All'inizio, invece, mia moglie si oppose fermamente al
trasloco. Il canone di affitto era altissimo, il costo dei
lavori pazzesco. Scoprimmo infatti che l'appartamento era
stato offerto ad altre persone e rifiutato per questa
ragione. (La morte di un'altra signora novantenne fece
liberare poco dopo un appartamento al piano di sotto: più
grande, più bello e più caro del mio. E restò sfitto per più
di un anno). Alla fine mi imposi: si vive una sola volta,
dissi a mia moglie, non ho mai fatto pazzie, concedimi
questa.
Così,
caro Vittorio, per quella casa pago diecimila euro al mese
di affitto. Inoltre, poiché la Congregazione finanzia una
serie di iniziative benemerite nel Terzo Mondo e poiché io
sono un uomo fortunato e giro in beneficenza una parte dei
miei guadagni, ho deciso fin dal 2005 - per ringraziare la
Congregazione di avermi affittato la casa - di devolvere una
cifra annua molto consistente in favore di alcune di queste
iniziative.
Sono
cose che dovrebbero restare riservate, ma mi trovo costretto
a parlarne. Come mi trovo costretto a dire che i lavori di
ristrutturazione della casa mi sono costati oltre mezzo
milione di euro, per l'esattezza 531.867,12, Iva compresa.
Tutti fatturati, tutti a mio completo carico e fatti da
imprese che nulla hanno a che vedere con la Cricca.
E
Balducci? Quando ho firmato il mio contratto non ne
conoscevo nemmeno l'esistenza e sono convinto tuttora di non
averci mai scambiato una parola. Come vedi, caro Vittorio,
non ho alcuna ragione di essere nervoso. Chi ha qualcosa da
nascondere non s'impegna in battaglie donchisciottesche come
la mia, per difendere non tanto persone che non conosco
presenti nella «lista Anemone», ma soltanto un principio.
Giusto o sbagliato. Ma un principio di garanzia.
Grazie e cordialità,
Bruno Vespa
Risposta:
Caro Bruno,
questa sì è una bella risposta, completa. Mi auguro che i
signori citati nella lista Anemone siano capaci di fare
altrettanto per chiarire la loro posizione.
Vittorio Feltri [21-05-2010]
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’LITTORIO’ NON
LASCIA MA RADDOPPIA! “CARO BRUNO, NON RISPONDI E DICI BUGIE”
- BRUNELLO, CHE AVEVA LEGNATO A ’PORTA A PORTA’ IL VICE DI
FELTRI, PORRO, REO DI AVER MESCOLATO LA PRIVACY FROCIA DI
BALDUCCI & PRETUCCI CON CASETTOPOLI, RIBATTE GENTILE AGLI
’INSULTI’: “CARO VITTORIO, NON CAPISCO PERCHÉ ANCHE TU MI
METTA TRA CHI IN QUESTA STORIA STA DALLA PARTE DEI POTENTI.
LA MIA INDIGNAZIONE PER PUPI AVATI” - FELTRUSKHAIDER REPLICA
CON L’ARTIGLIERIA PESANTE METTENDO IN MOTO CHIOCCI CHE SCAVA
SUL SUPER ATTICO A PIAZZA DI SPAGNA: “IL SEGRETO DI BRUNO:
QUELLA CASA IN AFFITTO DAGLI AMICI DI BALDUCCI, DI PROPRIETÀ
DI PROPAGANDA FIDE”. “QUANTO PAGA L’EX DIRETTORE DEL TG1 PER
UNA DELLE PIÙ BELLE CASE DELLA CAPITALE, SU TRE LIVELLI A
TRINITÀ DEI MONTI CON GIARDINO, TERRAZZE MOZZAFIATO E
JACUZZI ESTERNA
1 -
CARO VITTORIO, MI INSULTI E NON CAPISCI
Lettera di Bruno Vespa a "Il
Giornale"
Caro Vittorio, alla mia intemerata, hai risposto con una
intemerata e mezza. Ti conosco abbastanza per aspettarmi una
risposta al vivace scambio di opinioni che ho avuto col tuo
bravo vicedirettore Nicola Porro a proposito della «Lista
Anemone». Immaginavo di meritare un corsivo, non un
editoriale. Evidentemente mi sottovaluto.
So
bene che se per la televisione pubblica è pressoché
impossibile rispondere agli attacchi con la telecamera, non
lo è per i giornali. E in fondo è giusto così. Andiamo al
punto. Hai ricordato cortesemente che siamo amici e ci
stimiamo. Ma stavolta il nostro reciproco dissenso resta
immutato.
1. La
lettera della signora Pedrelli dimostra quanto sia facile
per quello che noi amiamo definire il "cittadino comune"
prendere fischi per fiaschi. Non ho capito che cosa
c'entrino in questa storia Berlusconi, i berluschini e i
miei «amici potenti». Pur vivendo a Roma da più di quarant'
anni non avevo mai sentito nominare Diego Anemone e gli
altri signori della Cricca, tranne ovviamente Angelo
Balducci con il quale peraltro non credo d'aver mai
scambiato una parola.
Non ho
spulciato nemmeno nome per nome la famosa lista, ma dal poco
che ho visto non mi pare che dentro ci fosse l'almanacco del
Gotha. Anche lì, anzi, credo di non conoscere quasi nessuno.
E quindi non capisco perché anche tu - fatto salvo il bel
finale di un articolo - mi metta tra chi in questa storia
sta dalla parte dei potenti. Quali?
2. Il
discorso, caro Vittorio, è invece di metodo. Questa storia
della Cricca ha colpito più di altre l'opinione pubblica per
una ragione precisa: la casa. Noi italiani teniamo alla casa
più che a ogni altro bene e nessuna mazzetta ci indigna come
un favore ricevuto sulla casa. Ma appunto perché il modo di
muoversi della Cricca è vergognoso, noi giornalisti dobbiamo
stare molto attenti a dove appicchiamo l'incendio.
Tu sai
meglio di me che in vicende di questo genere l'opinione
pubblica non va tanto per il sottile. Sai anche, perciò, che
nonostante i distinguo di una riga e mezza, stare in quella
lista o in altre ben più imbarazzanti per la gente è la
stessa cosa. E mettere tutto nello stesso ventilatore può
essere devastante. La mia indignazione è nata dal caso del
regista Pupi Avati. E mi scuso con lui per doverlo citare
ancora, visto che ha vissuto questa storia come un incubo.
Avati
conosceva Balducci e gli ha chiesto se poteva mandargli
qualcuno che gli sistemasse un carrello portavivande.
Balducci non gli ha mandato il signor Anemone, ma un
artigiano che avrebbe potuto sistemare il bagno anche a me e
a te. Lo ha pagato con un assegno di 4400 euro e per sua
fortuna ha ritrovato la matrice. Qualche giorno fa si è
sentito chiamare a casa a tardissima sera dal cronista
giudiziario di un giornale che gli ha detto: «Mi spiega come
mai lei sta nella lista Anemone?». Ad Avati è crollato il
mondo addosso.
Lista
dove, a quanto pare, sta anche l'artigiano o comunque il
signore che ha fatto il lavoretto ad Avati e che
evidentemente lavorava per il costruttore romano. Pensa se
una cosa del genere fosse capitata a me o a te. Saremmo
finiti in prima pagina e chi avrebbe tolto dalla testa della
gente che noi siamo protagonisti di oscuri traffici? Per un
portavivande da quattromila euro?
3. So
bene che mettere in pagina una lista è molto più comodo e
rapido che farci una indagine. A Porro ho detto
(animatamente, lo riconosco, ma era come una franca
discussione al bar tra due colleghi) che sarebbe stato
preferibile individuare nome per nome le persone indicate,
capire perché Avati sta insieme, che so?, a una caserma dei
carabinieri e risalire correttamente alle ragioni che
possono aver indotto l'estensore della lista a fare di
tutt'erba un fascio.
La
vicenda di Tangentopoli, che entrambi ricordiamo molto bene,
caro Vittorio, dovrebbe averci insegnato che tanto più alto
è il numero di delinquenti, tanto più forte dev' essere la
nostra cautela nel dare in pasto nomi all'opinione pubblica,
che li divora prima di averne capito il sapore.
A
essere garantisti si rischiano gli insulti di tante signore
Pedrelli (e purtroppo anche i tuoi), ma è una strada dalla
quale non vorrei allontanarmi, proprio perché sono stato
testimone di tanti disastri, di tante persone vittime di
calunnie irreparabili, di tante famiglie distrutte da un
titolo in prima pagina e da una rettifica tardiva
nell'ultima.
4.
Un'ultima osservazione sulla vicenda di Garlasco. È vero, la
posizione di Alberto Stasi mi sembrava debole. Ma mai dico
mai - nelle mie trasmissioni le tesi della difesa sono state
ignorate. E tu lo sai meglio di tutti, visto chele hai
spesso rappresentate con efficacia. Quel galantuomo del
professor Giarda, a cui va il merito dell'assoluzione di
Alberto, me lo ha riconosciuto con molta correttezza. Non
vedo perciò dove stiano le pagliuzze e dove le travi.
Con amicizia, Bruno Vespa.
2 - CARO BRUNO, NON RISPONDI E DICI BUGIE
Replica di Vittorio Feltri
Caro Bruno, confermo che stavolta hai sbagliato, e te lo
dimostro.
Primo. La tua, a Porta a Porta, è stata sì una intemerata
contro Nicola Porro e il Giornale. La mia no. Ti ho risposto
entrando nel merito dei tuoi rimproveri ingiusti ed espressi
con toni polemici e non pacati come al solito; il che
smentisce che per la televisione pubblica sia pressoché
impossibile sferrare attacchi con la telecamera.
L'importanza del tuo programma e della vicenda Cricca
giustificano poi il fatto che, per replicare alla tua
ramanzina, abbia scritto un fondo e non un corsivo. Tu
d'altronde hai fatto lo stesso.
Secondo. La signora Pedrelli ci ha inviato una lettera di
commento al tuo battibecco con Porro e l'abbiamo accolta
però che riflette, probabilmente, lo stato d'animo di molti
telespettatori che hanno seguito la trasmissione. Vorrei
tranquillizzarti: la missiva è autentica e te ne mando una
copia. Ce n'è un'altra della medesima lettrice in cui lei
manifesta soddisfazione per aver visto sul Giornale il
proprio intervento, e ti invio copia anche di quella. Così
avrai modo di chiedere conto direttamente a darà Pedrelli
del perché abbia detto certe cose che per me sono opinioni,
quindi legittime.
Personalmente, non avendo alcuna velleità di appartenere
alla élite, non disprezzo il «cittadino comune» che, forse,
non sempre capisce ma intuisce quasi tutto, e al quale in
ogni caso mi rivolgo, da pari a pari, quando svolgo il mio
lavoro.
Terzo.
Concordo con te che la casa stia a cuore agli italiani, L'80
per cento di loro se l'è comprata a caro prezzo e sostenendo
pesanti sacrifici per versare l'anticipo, prima, e poi per
pagare le rate del mutuo. Se scopre che i signori della
Casta, della Nomenclatura, insomma i potenti sono riusciti
invece ad averne una a scrocco, magari di lusso, ovvio si
irriti.
Qui
siamo di fronte a una lista di nomi che in effetti dice
poco. Si sa però che è stata stilata da Anemone (rè degli
incriccati), e che Anemone è lo stesso imprenditore che per
fare un «dispetto» a Scajola gli ha regalato 900mila euro
con cui questi si è concesso un appartamento davanti al
Colosseo, Roma. Ti pare una faccenduola da nulla? Alla
magistratura, no. Tant'è che ha organizzato una inchiesta
dove è finito l'elenco in questione elevandolo a documento
giudiziario oggetto di studio.
MAURIZIO BELPIETRO
E
secondo te io questo elenco anziché pubblicarlo avrei dovuto
usarlo per avviare una indagine giornalistica, sostituendomi
ai pm, alla Guardia di finanza, alla polizia di Stato e ai
carabinieri? Andiamo, Bruno. Non prendiamoci per i fondelli.
Noi facciamo il nostro mestiere e lasciamo agli
investigatori il loro. Non siamo noi a dover stabilire se i
personaggi citati nel documento siano puri come angeli o
abbiano qualche macchia. Il nostro dovere è dare notizie, e
a questo ci atteniamo specialmente se le notizie sono
suffragate da carte ufficiali.
Quarto. Il fatto tu conosca o no la gente che figura
nell'atto è ininfluente. È un dato che Anemone campava di
appalti e che per ottenerli non lesinava favori, tra i quali
la casetta nuova e lavoretti di ristrutturazione. Questo il
motivo per cui l'innocuo elenco potrebbe non essere innocuo
per qualcuno: lo dirà la magistratura, non il Giornale. Il
quale non è vero, come tu affermi, abbia liquidato in una
riga e mezzo l'ipotesi che i «clienti» di Anemone siano
innocenti.
Se
permetti, sul tema ho scritto un editoriale, che ti sarà
sfuggito; e vari colleghi nei loro articoli hanno ribadito
il concetto. Evidentemente polemizzi col Giornale senza
averlo letto. Altrimenti sapresti con quanta cautela abbiamo
trattato la materia. Se qualcuno ha fatto di ogni erba un
fascio (chi?) sarà inchiodato alle proprie responsa
bilità.
FELTRI
Quinto. Riprendo dal punto tre della tua lettera: «So bene
che mettere in pagina una lista è molto più comodo e rapido
che farci una indagine». Ho già detto sopra che non siamo
poliziotti ne carabinieri ne vogliamo scimmiottarli. Abbiamo
messo in pagina l'elenco accompagnato da ragionamenti che
non hai letto, altrimenti non insinueresti che abbiamo dato
in pasto nomi all'opinione pubblica. Ci siamo limitati a
rendere noti elementi utili a comprendere l'intricata storia
nella convinzione che il lettore «non divora niente prima di
averne capito il sapore»; già il lettore non è più stupido
di te e di me.
Sesto.
Veniamo a Pupi Avati. Scommetto sulla sua irreprensibilità.
Nella presente circostanza però, se fossi in lui, non sarei
stupito se un cronista mi telefona per domandare com'è
andata ne mi preoccuperei di rintracciare la matrice
dell'assegno con cui ho pagato; semmai cercherei la fattura
e se non la trovassi ne richiederei copia a chi ha eseguito
i lavori.
O non
è forse doveroso versare l'Iva? Chi non la versa non sarà un
delinquente, ma un evasore o un complico d'evasore sì. Lo
stesso comportamento sarebbe opportuno fosse tenuto da tutti
coloro i quali sono indicati nell'elenco. Che c'entra il
garantismo in questa vicenda? È in corso un'inchiesta e chi
a qualsiasi titolo è coinvolto deve collaborare a fare
chiarezza; presentare una fattura non è faticoso, lo è molto
di più stracciarsi le vesti.
TRIBUTARIA Documento di riconoscimento degli assegni
circolari per comprare la casa di Scajola
Settimo. Dici che ti ho insultato. Questa è solo una bugia.
Non c'è una frase, ima parola nel mio pezzo di ieri che non
sia rispettosa. Ho difeso con vigore il Giornale e il suo
vicedirettore da te imprudentemente accusati.
Ottavo. Tangentopoli non si può paragonare a quanto sta
accadendo adesso, che semmai rammenta Affittopoli che
riguardava i privilegi della Casta in campo immobiliare.
Migliaia di parlamentari, portaborse, sindacalisti, amici
degli amici, avevano ottenuto a fitto pressoché simbolico
alloggi di enti pubblici, mentre il «cittadino comune» (da
te poco stimato) era costretto a pagare pigioni (folli) di
mercato.
Non
vorrei che Balducci, Anemone e compagnia avessero messo in
piedi un mercanteggiamento simile, sia pure con altri mezzi
e altri metodi. Lo penso perché c'è in giro troppo
nervosismo. Un nervosismo che mi è sembrato scorgere anche
in te. Mah, sbaglierò! Mi ha fatto specie vedere con quanta
foga davi addosso a noi perché avevamo pubblicato l'elenco
compilato dalla Cricca. In questo senso va intesa la mia
battuta sulla tua inclinazione, nel frangente, a stare più
coi potenti che con il «cittadino comune» verso il quale -
ripeto - anche oggi non dimostri grande simpatia.
ha
decapitato il ministro Scajola Da Libero
Nono.
Delitto di Garlasco. La posizione di Alberto Stasi non era
debole. Ma è andata via via indebolendosi man mano Porta a
Porta vi dedicava puntate su puntate. Alle quali hanno
sempre partecipato colpevolisti e garantisti, tra cui me.
Solo che i colpevolisti erano in schiacciante maggioranza e
si giovavano di servizi e interviste tutte pendenti a
dipingere Alberto come «assassino dagli occhi di ghiaccio»,
pedofilo, porcellone, furbo, calcolatore. Risultato: tutti
convinti della colpevolezza di Stasi. Il quale se fosse
stato giudicato da una giuria popolare (influenzata dal tuo
programma) sarebbe stato condannato senza remissione.
3 - IL SEGRETO DI BRUNO: QUELLA CASA IN AFFITTO
DAGLI AMICI DI BALDUCCI
Gian Marco Chiocci per "Il
Giornale"
Nel suo sfogo in tv contro il vicedirettore del Giornale,
Nicola Porro, eppoi nella risposta scritta al direttore
Vittorio Feltri (che pubblichiamo sotto) Bruno Vespa se la
prende con questo quotidiano che ha pubblicato il famoso
«elenco dei 400», altrimenti noto come «lista Anemone». Sia
a Porta a porta che nella lettera Vespa si dimentica di
riferire un dettaglio, magari non decisivo, che forse ai
telespettatori andava dato.
E cioè
che anche lui abita in una casa, una splendida casa su tre
livelli a Trinità dei Monti, di proprietà di Propaganda
Fide, la congregazione per l'evangelizzazione dei popoli
finita nel mirino della magistratura per gli immobili
riportati nella «lista» e per l'allegra gestione del suo
patrimonio di case e palazzi in parte «affidato» al
provveditore Angelo Balducci.
Sì,
proprio lui, il gentiluomo del Papa nominato dal cardinale
Sepe membro del comitato dei saggi che sovrintendeva al
patrimonio immobiliare, e che spesso agiva come una sorta di
agente porta a porta per affittare immobili ai potenti,
arrestato insieme all'imprenditore Anemone, proprio lui, il
titolare della lista che porta il suo nome. Un dettaglio,
insistiamo, non determinante. Da non omettere, però.
Da non
omettere, però, come la questione dell'affitto. Quanto paga
effettivamente l'ex direttore del Tg1 per una delle più
belle case della Capitale, con tanto di giardino, terrazze
mozzafiato e jacuzzi esterna? La domanda non è di poco conto
visto che nel lontano 2006, stando a quanto riferiva il
foglio economico Italia Oggi, il successore di Crescenzio
Sepe al vertice della congregazione, e cioè il porporato
indiano Ivan Dias, appena insediato decise di vederci chiaro
su alcuni immobili dati in fitto ai privati che non
rendevano quanto avrebbero dovuto.
Fra le
situazioni da rivedere, alcuni appartamenti disseminati
intorno al Palazzo della Propaganda Fide in piazza di
Spagna, compreso dunque l'alloggio di Vespa. All'epoca sulla
querelle vi furono smentite, precisazioni, minacce di
querele. Secondo le vecchie ricostruzioni, rilanciate
recentemente anche dal sito Dagospia, nelle sacre stanze non
si sarebbe poi dato seguito alle richieste del cardinal Dias
(anche) per Bruno Vespa fors'anche perché quest'ultimo aveva
speso un mucchio di soldi per ristrutturare centinaia di
metri quadrati di casa.
Per
correttezza va sottolineato che questi lavori, a detta di
Vespa, vennero da lui personalmente liquidati «senza aver
mai sentito nemmeno nominare Diego Anemone», uno che invece
era di casa in molte delle case di Propaganda Fide. Compresa
quella di via dei Prefetti alienata, secondo i pm, a un
quarto del suo valore all'ex ministro Lunardi dal cardinal
Sepe, attraverso Balducci.
Sul
Messaggero del 5 maggio scorso il Vaticano per la prima
volta ha fatto trapelare il suo «sconcerto»: per la gestione
dissennata del patrimonio, non per la pubblicazione della
Lista Anemone. [20-05-2010]
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CDR
RAINEWS24, CANCELLATI DA DIGITALE...
(Adnkronos)
- 'Parte la nuova Rai ma senza Rainews24. Siamo pronti a
denuciare l'azienda per interruzione di servizio pubblico'.
Cosi' il Cdr di Rainews all'ADNKRONOS, spiegando di aver
indetto per mezzogiorno un'assemblea al termine della quale
'annunceremo forme di protesta, anche eclatanti'.
"Chiediamo -continua il Cdr di Rainews24- un incontro
urgente con il direttore generale Mauro Masi per sapere i
motivi di quanto sta accadendo e quale sara' il futuro di
Rainews24. Oggi doveva essere il giorno in cui la Rai cambia
i loghi ma, grazie alle centinaia di mail di protesta
arrivate in redazione, abbiamo scoperto che molti utenti non
riescono piu' a trovarci'.
'E non
e' tutto -conclude il Cdr di Rainews24- siamo spariti anche
dal canale 506 di Sky. Da stamattina al posto nostro appare
una scritta dove si legge: dal 18 maggio parte un nuovo
canale sportivo'. 18-05-2010]
RAINEWS, CHI L’HA VISTA? – IL CANALE DI CORRADINO MINEO
SPARISCE DAL DIGITALE TERRESTRE E S’INCAZZANO TUTTI COME
BESTIE – LA RAI SPIEGA: È STATO RICOLLOCATO SUL MULTIPLEX,
COSÌ SARÀ PIÙ VISTA – LEONE: “DA STASERA TORNA TUTTO OK” –
INTANTO I GIORNALISTI PROCLAMANO UNO SCIOPERO PER IL 28
MAGGIO (GENIALE, PER QUELL’EPOCA SARÀ TUTTO RIENTRATO NELLA
NORMA) – INTANTO VIALE MAZZINI SI BRUNETTIZZA E PUBBLICA GLI
STIPENDI DEI VERTICI: SADO-MASI 715 MILA €, GARIMBA 450
1 -
RAINEWS RICOLLOCATA SU MULTIPLEX RAIUNO, RAIDUE E RAITRE...
(Adnkronos)
- 'La
Rai conferma il ruolo strategico di Rai News nell'ambito
della propria offerta sul digitale terrestre. Infatti
-informa l'azienda, in una nota- in occasione dello switch
over in Lombardia, Piemonte orientale e nelle province di
Parma e Piacenza, ha ricollocato il canale dal multiplex 3
al multiplex 1, accanto a Rai1, Rai 2 e Rai 3, garantendo in
questo modo una maggiore copertura di popolazione rispetto
al passato'.
'Il
trasferimento dal multiplex 3 al multiplex 1 -continua la
Rai- richiede una nuova sintonizzazione per i decoder e i
televisori integrati che non la fanno automaticamente. Rai,
da alcune settimane, sta informando i telespettatori sull'opportunita'
di risintonizzare i decoder per una visione completa di
tutti 13 i canali Rai'.
2 -
LEONE, DA STASERA RAINEWS TORNERA' VISIBILE...
(ANSA)
- "Un
disagio temporaneo per un risultato migliore nella ricezione
di Rainews 24 sul digitale, che da stasera tornerà visibile
a tutti gli utenti". Giancarlo Leone, vice direttore
generale della Rai con delega alla transizione al digitale
terrestre commenta così il momentaneo 'oscuramento' di
Rainews 24. Viale Mazzini, premette Leone ha "colto
l'occasione dello switch over in alcune aree del nord Italia
per riaffermare e consolidare il ruolo centrale
dell'informazione del servizio pubblico ed in particolare
della testata Rai News.
Quando
si trasforma una strada in autostrada, generalmente ci sono
i cosiddetti lavori in corso che comportano qualche
temporaneo disagio per un risultato finale di maggiore
visibilità e centralità nel sistema televisivo. In occasione
della riconfigurazione dell'offerta Rai sul digitale
terrestre, con la nascita di nuovi canali e l'aggiornamento
di canali esistenti, è stato necessario ricollocare i
diversi canali, vecchi e nuovi, nei vari multiplex".
3 - DI
PIETRO, SONO LE SOLITE PROVE DI REGIME?
(ANSA) -
"L'oscuramento di Rainews 24 è il segno di una ben precisa
volontà politica che mira a chiudere definitivamente la
testata". Lo afferma in una nota il Presidente dell'Italia
dei Valori, Antonio di Pietro. "Prima hanno pensato a
cancellare 'Il Caffe'' di Corradino Mineo, importante spazio
d'informazione giornalistica con grande seguito di
ascoltatori, adesso, senza preannuncio, fanno sparire
l'intera testata. E' una vergogna che fa comprendere
l'intento censorio nei confronti di Rainews 24. Sono le
solite prove di regime?", conclude.
4 -
ASSEMBLEA RAINEWS24 PROCLAMA SCIOPERO PER 28 MAGGIO...
(Adnkronos) -
L'assemblea di RaiNews24 ha proclamato all'unanimita' uno
sciopero per il 28 maggio prossimo, per protestare contro i
problemi di ricezione del canale che si stanno verificando
in queste ore. Ora l'assemblea, che si era riunita nella
redazione di Saxa Rubra, si trasferisce davanti alla sede
Rai di Viale Mazzini 14 per protestare sotto il palazzo che
ospita i vertici Rai e per chiedere un incontro urgente al
direttore generale della Rai, Mauro Masi, e al presidente,
Paolo Garimberti.
5 -
RAI: 'OPERAZIONE TRASPARENZA' DEI VERTICI, RESE NOTE
RETRIBUZIONI DI CDA E DG...
(Adnkronos) -
Nell'ambito della 'operazione trasparenza', come
preannunciato nell'incontro del Direttore Generale Mauro
Masi con il Ministro della Pubblica amministrazione e
innovazione, Renato Brunetta, la Rai rende note le
retribuzioni di Presidente, Consiglieri di Amministrazione e
Direttore Generale. "Tali retribuzioni tengono conto della
riduzione del 5% decisa dal CdA, sentito l'Azionista, in
occasione del suo insediamento. Anche la retribuzione del
Direttore Generale e' stata ridotta del 5% rispetto a quelle
dei suoi predecessori".
"Al
Presidente -rende noto Viale Mazzini- vanno 350 mila euro
lordi di indennita' di carica piu' 98 mila euro lordi come
consigliere. Ai Consiglieri di Amministrazione 98 mila euro
lordi piu' eventuali emolumenti per deleghe istruttorie. Al
Direttore Generale 715 mila euro lordi".18-05-2010]
|
|
Da
"Vanity Fair"
BEATRICE DOTTORESSA IN LEGGE - Il 31 maggio,
all'Università Bocconi di Milano, si laurea in Legge
Beatrice Borromeo. La giornalista del Fatto quotidiano,
fidanzata di Pierre Casiraghi, ha scritto una tesi sulle
ipotesi per ridurre i tempi dei processi.
MARIA
LUISA BUSI sfancula MINZOLINI E RINUNCIA Alla CONDUZIONE TG1
(NON SI RICONOSCE PIÙ NELLA TESTATA) - “UN CONDUTTORE PUÒ
SOLO TOGLIERE LA SUA FACCIA PER DIFENDERE LE SUE PREROGATIVE
PROFESSIONALI” -
(e berlusconi gode: dopo ruffini e sant’euro, la pasionaria.
domani a chi tocca, alla dandini?)… Minzolini
(ANSA)
- Maria Luisa Busi rinuncia alla conduzione del Tg1. Lo
scrive lei stessa in una lettera che - a quanto si apprende
- ha affisso stamattina nella bacheca della redazione. Tre
cartelle e mezzo per spiegare che non si riconosce più nella
testata, e per dire che come un giornalista ha come unico
strumento per decidere di difendere le sue prerogative
professionali, ovvero togliere la propria firma, un
conduttore può solo togliere la sua faccia. Così ha deciso
di fare lei e abbandona la conduzione del Tg1 delle 20. La
decisione arriva dopo una serie di scontri con il direttore
della testata Augusto Minzolini.
21-05-2010]
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VESPA E IL
SUPER ATTICO A PIAZZA DI SPAGNA GENTILMENTE CONCESSO DALLA
PROPAGANDA FIDE DEL CARDINALE SEPE. QUANDO ARRIVA IL SUO
SUCCESSORE DIAS, VUOLE DISDIRE SUBITO IL CONTRATTO...
Fosca Bincher (alias Franco Bechis) per "Italia Oggi" del 25
ottobre 2006
Da qualche settimana c'è un fascicolo sul tavolo del prefetto della
Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, cardinale Ivan
Dias, che sta creando qualche imbarazzo alla curia romana e anche
al di qua del Tevere. Sulla cartellina una sola dicitura:
"Gestione del patrimonio immobiliare della Pontificia Opera
Missionaria della Propagazione della Fede".
Al suo interno un lungo elenco di immobili che indirettamente
riportano alla Congregazione, con a fianco il valore catastale,
l'utilizzo e l'eventuale messa a reddito. Molti sono di pregio,
nel cuore di Roma, e la loro "valorizzazione" stabilita secondo le
direttive del prefetto che per lunghi anni ha guidato la
Congregazione, l'attuale cardinale arcivescovo di Napoli, Sua
Eminenza Crescenzio Sepe.
Alcuni immobili sono impiegati per esigenze dirette della
Congregazione o delle Opere collegate, come quello principale, il
Palazzo della Propaganda Fide, sul confine fra piazza di Spagna e
l'adiacente piazza Mignanelli. Altri sono invece affittati a
inquilini privati secondo accordi e contratti stipulati nel tempo.
Fra questi anche qualche vip che con facilità ha bussato a un
indirizzo immobiliare non sempre accessibile. E' accaduto qualche
tempo fa anche a uno dei volti più noti della televisione
italiana, Bruno Vespa, già direttore del cattolicissimo Tg1 della
Rai e da anni conduttore di Porta a Porta, la trasmissione
giornalistica di punta della rete ammiraglia di viale Mazzini.
Vespa, che proprio negli studi della sua trasmissione ha potuto
conoscere il futuro cardinale Sepe, vulcanico organizzatore del
Giubileo del 2000. Fra i due la consuetudine professionale si è
presto trasformata in una sorta di amicizia. Così a Vespa è
capitato di parlare della sua ricerca di un'abitazione nel cuore
della capitale.
Monsignore Sepe ci ha pensato un po' su, e quando si è liberato un
appartamento delle dimensioni richieste a due passi da piazza di
Spagna, ha avvisato l'amico giornalista. Una stretta di mano e il
contratto è stato fatto. Vespa però non si è subito trasferito
nella nuova abitazione: prima ha avviato numerosi lavori di
ristrutturazione a proprie spese, e nel frattempo ha cercato di
locare la propria abitazione a Prati a persona di fiducia, cui
dare in custodia anche un bene cui era particolarmente legato: la
raccolta di volumi che impreziosisce una delle biblioteche più
invidiate di Roma. Cerchio chiuso.
Se nel frattempo non fosse arrivato al posto di Sepe l'arcivescovo
emerito di Bombay. Che ha chiesto ai suoi di visionare
personalmente tutti i contratti, dando l'indicazione alla
struttura di una immediata disdetta di tutti quelli nella zona del
palazzo della Propaganda Fide.
Fra i collaboratori c'è chi ha evidenziato la delicatezza della
questione, e in particolare l'inopportunità di un'azione simile
nei confronti di un inquilino così prestigioso come il conduttore
televisivo. Ma il cardinale Dias, che ha girato mezzo mondo e un
po' meno frequentato la Curia, sembra non si sia fatto
impressionare nemmeno dall'ipotesi di un contenzioso legale con il
celebre inquilino (che ne avrebbe più di una ragione, vista
l'entità dei lavori di ristrutturazione già effettuati a proprie
spese).
Sulla vicenda non è ancora scritta l'ultima parola, ed è possibile
che alla fine l'intenso lavoro diplomatico che si sta svolgendo al
di là e al di qua del Tevere lasci le cose al loro posto ed eviti
l'imbarazzo generale.
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#1- BOCCHINO
MORDE: "MIA MOGLIE PRODUCE PER LA RAI? NON LO TROVO SCANDALOSO. I
CONTRATTI PIÙ IMPORTANTI DELLA RAI VANNO A SILVIO BERLUSCONI E AI
SUOI FIGLI, PROPRIETARI DELLA ENDEMOL - SE VOGLIAMO FARE UN CODICE
ETICO PER CUI CON LA RAI NON POSSONO AVERE NULLA A CHE FARE I
PARENTI FINO AL SESTO GRADO DI CHI SIEDE IN PARLAMENTO, IO SAREI
D’ACCORDISSIMO: PERÒ IL MAGGIOR COLPITO SAREBBE BERLUSCONI, CHE É
IL MAGGIOR BENEFICIARIO INSIEME AI SUI FIGLI" - #2- RIGUARDO AGLI
ARTICOLI DEL GIORNALE DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI SULLA "SUOCERA" DI
FINI (DAGO-SCOOP), IL GIUDIZIO DI BOCCHINO È NETTO: "E’ SOLO
SPAZZATURA, SONO NON NOTIZIE CHE SERVONO A BASTONARE CHI DISSENTE
NEL PDL" - #3- CARO ITALO, ATTENTO A DIRE SPAZZATURA. GUAI POI A
BLATERARE DI "NON NOTIZIE". SE SEI CURIOSO DI CONOSCERE GLI
ESTREMI DEL CONTRATTO FIRMATO DALLA MADRE DI ELISABETTA TULLIANI,
COMPAGNA DI FINI, DEVE SEMPLICEMENTE FARE UNO SQUILLO A UNA
PERSONA CHE CONOSCI BENE: IL ’FINISSIMO’ MAURO MAZZA, RAIUNO. COSÌ
SCOPRIRAI CHE GIAN-MENEFREGO HA UNA PICCOLA, FUTURA ENDEMOL IN
CASA (INCASSA UN MILIONE E MEZZO L’ANNO PER UN FORMAT COSÌ
PREGNANTE CHE È FINITO DENTRO A UN ALTRO FORMAT!) -
1 - LETTERA
Caro Dago,
perchè non scrivi che la prima società a prendere valanghe di
soldi da mamma
Rai è del Sig. Silvio Berlusconi ed i suoi figli??
E SCOMODO ANCHE PER TE SCRIVERE CHE LA PRIMA SOCIETA' CHE PRENDE
SOLDI
PUBBLICI DALLA RAI
E' DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO??
Vai a vedere i contratti che ha il Sig.Berlusconi ed i suoi figli
con la Rai
(...centinaia di milioni di euro!!), e pubblicalo sul tuo sito!!
Grazie
Saluti
Luca Massaro
2 -
"CONTRATTI RAI? I PIÙ IMPORTANTI A ENDEMOL"
Il Giornale.it
"I contratti
più importanti della Rai vanno a Silvio Berlusconi e ai suoi
figli, proprietari della Endemol. Ma non lo trovo scandaloso: la
Endemol è una grande società che fa produzione, ricchezza e
audience". Lo dice, in un intervista a SkyTg24 Italo Bocchino, ex
vice presidente "finiano" del gruppo Pdl alla Camera, finito in
prima pagina sul "Giornale" per il contratto di produzione
assegnato dalla Rai alla moglie. "Quello che troverei scandaloso -
sottolinea Bocchino - sarebbero scelte al di fuori della normativa
vigente".
Riformista_
"Se vogliamo
fare un codice etico per cui con la Rai non possono avere nulla a
che fare i parenti fino al sesto grado di chi siede in Parlamento,
io - dice Bocchino sarei d'accordissimo: però il maggior colpito
sarebbe Berlusconi, che é il maggior beneficiario insieme ai sui
figli".
Per quanto
riguarda la moglie Gabriella Buontempo, Bocchino ricorda che
quando l'ha conosciuta già lavorava con la Rai e che nell'articolo
del Giornale "non c'é nessuna accusa, si dice che fa la
produttirce, lo fa bene e a prezzi di mercato". Riguardo agli
articoli del giornale della famiglia Berlusconi non solo su sua
moglie ma anche sulla suocera di Gianfranco Fini, il giudizio di
Bocchino è netto: "E' solo spazzatura, sono non notizie che
servono a bastonare chi dissente nel Pdl".
"Scajola? Mi
auguro che chiarisca" "Esprimo solidarietà umana a Scajola e mi
auguro che riesca a chiarire quanto prima questa vicenda".
Bocchino accenna al caso dell'acquisto di un appartamento a Roma
da parte del ministro dello Sviluppo Economico che anche se non è
indagato e accusato di averlo acquistato anche con soldi di uno
degli imprenditori coinvolti nell'inchiesta sul G8. L'esponente
finiano rinnova l'invito ad approvare subito il ddl anticorruzione
quando, dopo la firma del presidente della Repubblica arriverà
alla Camera.
"La politica -
dice Bocchino - deve essere trasparente, non ci deve essere
nemmeno un centimetro quadrato di ombra per l'opinione pubblica.
Quindi mettiamo subito all'ordine del giorno il ddl anticorruzione
e, con un voto bipartisan approviamolo il prima possibile. "Noi
questo - ricorda Bocchino - l'abbiamo chiesto nei giorni scorsi.
E' prioritario e questo deve fare un partito serio".
Alla domanda
che cosa faranno i finiani se la maggioranza del Pdl non fa questa
scelta Bocchino risponde: "ne prenderemmo atto e faremmo la nostra
parte". "Noi - precisa - non facciamo agguati, il ruolo della
minoranza in un grande partito è quello di stimolo. Il problema è
che il Pdl non deve essere un partito grande ma un grande
partito".
"Marginalizzato
per giudizi sul premier" "Il ruolo di un grande partito è quello
di un esercizio serio della democrazia interna che non può portare
alla marginalizzazione di un dirigente politico al quale non
vengono addebitati errori nella conduzione del gruppo
parlamentare, ma vengono addebitati giudizi non soddisfacenti
verso il leader del partito".
Italo Bocchino
torna a parlare delle sue dimissioni da vice presidente del gruppo
del Pdl e rivendica il ruolo dei finiani nel partito. "La nostra -
ribadisce Bocchino - è una scelta politica e andiamo avanti con la
nostra battaglia che è interna al partito che vogliamo più forte,
più democratico, più partecipato e più attento sui temi trascurati
in questi anni".
02-05-2010]
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CUCCAGNA RAI PER LA CLERICI: CONTRATTO DA UN 1,8
MILIONI DI EURO - CONTRATTO DI COLLABORAZIONE PER IL
PENSIONATO MINOLI: 2 MILIONI E ROTTI PER 3 ANNI PIù LA SOLITA
STRUTTURA PER REALIZZARE IL PROGRAMMA "150 ANNI
D’ITALIA", DI CUI NON FREGA NIENTE A NESSUNO - CARLO
CONTI è SICURO DI SANREMO – COM’È POCO LEGHISTA IL PROMO
SKY SULL’ITALIA MONDIALE - LA “BLIND SIDE” DELL’OSCARIZZATA
BULLOCK MEDIASET LANCIA IL CANALE HD
1 - DAGOREPORT
Antonella Clerici, per ripetere "La prova del cuoco"
più 25 prime serate, ha sparato una richiesta di 2,5 milioni
di euro. Invece di spedirla in qualche centro di cura, magari
in compagnia del suo 'magnager' Lucio Presta, la Rai del già
Sado-Masi, ormai Maso-Masi, le ha concesso 1,8. Ora tocca alla
Milly Carlucci e al suo contratto ballerino.
Minoli ha chiuso la porta (va
in pensione) e ha aperto una finestra: contratto di
collaborazione per i "150 anni d'Italia" (di cui non
frega niente a nessuno) intorno ai 2 milioni di euro per la
durata di 3 anni. Gli è stato concesso di farsi una struttura
con collaboratori presi da "Rai Soria" e "Rai
Educazione" - sono i due canali che vanno nelle mani
dell'epurato Paolo Ruffini.
2 - COM'È POCO LEGHISTA
IL PROMO SKY SULL'ITALIA MONDIALE
Maurizio Caverzan per "Il
Giornale"
1 - ITALIANI DE CHE?
«Noi italiani siamo unici, siamo del nord e siamo del sud,
provinciali e giramondo...». La voce fuori campo illustra
immagini di ragazzi che si tuffano in acqua, altri che salgono
su un treno, graffiti pro Baggio... «Siamo Latini, Normanni,
Turchi, Greci, Francesi, Arabi. Eppure quando c'è la
Nazionale, siamo tutti italiani». È il promo "Emozione
azzurra" di Sky per i Mondiali sudafricani. In sostanza,
noi italiani siamo figli di tante etnie, ma al momento giusto
siamo italiani veri. Chissà se il messaggio piacerà in casa
Bossi.
2 - IN AUTUNNO SU RAIUNO
A BAUDO IL PROGRAMMA PER I 150 ANNI DELL'ITALIA
Da "la Stampa" - Un programma in prima serata per
celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Lo condurrà Pippo
Baudo su Raiuno a partire dal prossimo autunno: «È un
avvenimento grandioso - dice a Sorrisi e Canzoni - . Ci stiamo
lavorando ma è presto per parlarne».
3- CONTI SICURO DI
SANREMO RINVIA I MIGLIORI ANNI - Per la prossima stagione Carlo
Conti ha accettato di rinviare "I migliori anni" a
dopo "Canzonissima", non solo perché sarebbe un
errore programmare nella stessa Raiuno due varietà canori, ma
soprattutto perché la sua conduzione del prossimo Festival di
Sanremo è cosa fatta. E dunque, conviene dedicare l'autunno
alla sua preparazione e essere collaborativi con la rete e il
suo direttore Mauro Mazza.
4 - LA SENICAR PRONTA
PER CANALE 5 - Nina Senicar, appena esclusa dall'"Isola
dei famosi" - stasera sarà in studio chez Simona Ventura
- ha già in tasca un nuovo contratto con Mediaset. L'agente
della modella serba ha firmato per un programma con Canale 5,
si sussurra nei corridoi di Cologno alla corte di re Antonio
Ricci o di Mammucari.
5 - CHIAMBRETTI SALUTA
CON DEL PIERO E BOY GEORGE - Chiusura con i botti al
"Chiambretti night". Mercoledì, a conclusione di un
filotto calcistico che ha esibito Mourinho, Capello,
Ancelotti, Platini e Trapattoni, sulla poltroncina dei Numeri
Uno arriverà Alessandro Del Piero. Mentre giovedì, per la
puntata di congedo della stagione, l'ospite sarà Boy George
che presenterà il suo nuovo album. Qui, però, il filone è
diverso...
6 - PREMIUM CINEMA IN HD -
Ultimi preparativi per la quinta conferenza sul digitale
terrestre prevista il 3 e 4 maggio al teatro Dal Verme di
Milano in vista dello switch over lombardo (il 18 maggio). La
gestione delle due giornate è stata equamente suddivisa tra
Rai e Mediaset: lunedì sarà Alessio Vinci a condurre i
lavori, martedì toccherà a Bruno Vespa. La sera del 3 cena
di gala alla Triennale, cui seguirà la proiezione in
anteprima per l'Italia di "The blind side" con l'oscarizzata
Sandra Bullock, film con il quale Premium cinema inaugurerà
il suo canale in alta definizione. 27-04-2010] |
BENVENUTI AL REALITY “La suocera, il
cognato, il programma RaiUNO e il Presidente della Camera” -
“IL FATTO” SCODELLA ALTRE GOLOSE CHICCHE – “Allo
stesso indirizzo DELLA SOCIETà DI FRANCESCA FRAU, MADRE DI
ELISABETTA TULLIANI, è ufficialmente domiciliata anche la
Giant Entertainment S.r.l. che fa capo a Giancarlo Tulliani,
fratello Della FIAMMA DI FINI, finito nei mesi scorsi sotto i
riflettori proprio per un appalto guadagnato in Rai – IL
FLOP DI “CHEK-IN”…
1 -
L'APPALTO RAI DELLA SUOCERA DI FINI
Eduardo Di Blasi per "Il Fatto Quotidiano
La suocera, il cognato, il programma
Rai e il Presidente della Camera. La notizia rilanciata dal
sito Dagospia riprende un vecchio filone degli scoop sui
"tipini fini" del sito di Roberto D'Agostino, ma
segnala con ogni evidenza che l'aria della battaglia oggi in
corso tra Gianfranco Fini e il presidente del Consiglio è
salita di temperatura.
In sintesi, racconta Dagospia,
all'interno del contenitore pomeridiano di Rai Uno condotto da
Caterina Balivo, c'è un programma appaltato in esterno dal
titolo "Per capirti", che mamma Rai acquista al
prezzo di 8.120 euro a puntata (che, è calcolato, per 183
puntate, fa la bella cifra di 1 milione e 485 mila euro).
"Per capirti", è spiegato, nella fascia oraria in
cui viene trasmesso (intorno alle due del pomeriggio), fa
ascolti anche decenti : 1.800.000 spettatori, con il 12% di
share.
Resta il fatto che quell'appalto
esterno è stato aggiudicato alla Absolute Television Media
(conosciuta anche come At Media), posseduta per il 51% da
Francesca Frau, mamma di Elisabetta Tulliani e quindi
"suocera" del Presidente della Camera. La società,
può documentare Il Fatto Quotidiano, è nata appena
nell'estate del 2009, con un capitale di 10mila euro, 5.100
dei quali sottoscritti dalla signora Frau.
L'azienda (che ha anche un sito
internet all'indirizzo web www.atmedia srl.com) è
domiciliata presso lo studio del commercialista Luciano Fasoli
(che risulta esserne l'amministratore unico), professionista
che si segnala già molto vicino a Maurizio Costanzo L'altro
49% dell'azienda è di una società, la Immediate Group
S.r.l., posseduta quasi interamente (8.500 euro sui 10mila di
capitale) dall'imprenditore salernitano Matteo Fiorillo.
E per il resto dal giornalista
milanese Roberto Quintini, una lunga carriera anche come
autore e produttore tv (che ha sottoscritto quote per mille
euro) e da Francesca Rogano (che ha contribuito con 500 euro).
Amministratore unico di Immediate Group è Carlo Sanna.
Interessante è l'indirizzo in cui ha sede la società
"At Media" : al terzo piano di viale Mazzini 114/a,
a dieci metri dagli uffici Rai (che sono giusto di fronte, al
civico 114), ma non solo. Allo stesso indirizzo, viale Mazzini
114/a è ufficialmente domiciliata anche anche la società
Giant Entertainment S.r.l. che fa capo a Giancarlo Tulliani,
fratello di Elisabetta, finito nei mesi scorsi sotto i
riflettori proprio per un appalto guadagnato in Rai.
Il programma, "Italian Fan Club
Music Award's", da lui prodotto, non fu propriamente un
successo. Nel dicembre scorso, fu ancora il sito Dagospia a
tirar fuori il nome del fratello di Elisabetta, affermando
"che proprio in queste settimane sta cercando di chiudere
contratti vantaggiosi con la Rai Uno di Mauro Mazza direttore
di Rai Uno". Mauro Mazza, già direttore del Tg2, oggi
passato alla Rete Uno, ascritto al gruppo dei "finiani",
allora si affrettò a smentire: "Caro Dagospia,
all'interno di una tua nota leggo un accenno a "contratti
vantaggiosi" che il signor Giancarlo Tulliani starebbe
"cercando di chiudere" con Rai Uno. La cosa è
assolutamente falsa in quanto tra Rai Uno e il signor Tulliani
non esistono trattative in corso né rapporti di alcun
tipo".
Il direttore di Rai Uno, ieri, però, l'abbiamo rintracciato
mentre era in viaggio, e non è riuscito a rispondere alla
domanda se il programma "Per Capirti" della At
Media, fosse titolare di un contratto con l'azienda televisiva
di Stato, per la cifra di oltre 8mila euro a puntata.
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La pensione d’oro del Minolone! - A
65 anni invece di andare a casa incassa dalla Rai una super
consulenza da 2 milioni di euro più un budget da 16 milioni
per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia e il
mantenimento di “La Storia siamo noi” (l’unico format
che funziona di Rai Educational) - A Ruffini lascia solo le
briciole…
1 - LA PENSIONE D'ORO DI MINOLI: A 65
ANNI INVECE DI ANDARE A CASA INCASSA UNA SUPERCONSULENZA DA 2
MILIONI DI EURO L'ANNO
Diana Alfieri per "Il Giornale"
Ieri il Consiglio di amministrazione della Rai ha trovato una
complicata via d'uscita sulle questioni legate a Paolo Ruffini,
ex direttore di Raitre in attesa di incarico e Giovanni
Minoli, storico dirigente, autore e ideatore di programmi in
Rai (primo fra tutti «Mixer») prossimo al pensionamento.
Le due vicende erano collegate perché
per dare un'adeguata posizione a Ruffini si dovevano sottrarre
incarichi a Minoli, il quale però, da sempre giornalista
cultore della storia, non ha alcuna voglia di mettersi a
passeggiare al parco o guardare la tv dal divano di casa senza
più esserne protagonista.
Alla fine Minoli (con decisione
unanime del consiglio) è riuscito a tenersi il suo
gioiellino, il programma «La storia siamo noi», Rai Dixit e
soprattutto la responsabilità per i 150 anni dell'Unità
d'Italia. Un incarico forte visto che questa realtà avrà un
budget di ben 16 milioni di euro per due anni.
In più al giornalista verranno pagati
come compenso personale due milioni di euro, con un contratto
di consulenza non essendo più dipendente della tv di Stato.
Il che, visto che da fine maggio avrà la pensione, farà
suscitare l'invidia e anche le rimostranze di quanti in Rai
(non certo i dirigenti), non riescono nemmeno ad ottenere i
premi di produzione promessi.
2 - MOSELLA (API), CHE DICE CORTE CONTI STIPENDI
DIRIGENTI?
(ANSA) - ''Come fa la Rai a mettere
insieme lacrime e sangue per i suoi dipendenti con gli
stipendi a molti zeri per i mega dirigenti?'', dice Donato
Mosella di Alleanza per l'Italia il quale si chiede cosa ne
pensi la Corte dei Conti.
''Ci troviamo di fronte - spiega - a
una clamorosa contraddizione dell'azienda pubblica tv: da una
parte per la prima volta non viene assegnato il premio di
produzione a dipendenti e contrattisti (circa un migliaio di
euro l'anno), una decisione che colpira' un elevato numero di
famiglie, dato che i dipendenti sono circa 9000 persone e i
contrattisti 16000''.
''Dall'altra oggi apprendiamo - dice
ancora - di una nuova girandola di incarichi e nomine per mega
dirigenti con stipendi da un milione e mezzo di euro l'anno.
Ci chiediamo cosa pensi la Corte dei Conti - conclude
l'esponente Api - di un simile contrasto e di un'azienda che
con una mano segna tanti zeri, con l'altra mette i dipendenti
sottozero''
[28-04-2010]
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L’AMARCORD
DI “OGGI” SUL VECCHIO SCANDALO DI SANDRA MILO: TITOLO DEL 1998:
“SANDROCCHIA: PERCHÉ TRUFFAVI I VECCHIETTI?” - INDAGATA E
PROCESSATA PER UN RAGGIRO DA OLTRE 2MLD DI LIRE AI DANNI DI
ANZIANI RIMASTI SENZA CASA – MA ADESSO LA Più ANZIANA è LEI,
OCCHIO ALLE TRUFFE!…
Andrea B. Tommaso
per "Oggi"
Sull'Isola è
sempre bufera. Dopo gli incidenti a ripetizione e i problemi
gastro-intestinali che ne hanno segnato le prime puntate, è
scoppiato il caso Aldo Busi, messo all'indice dalla Rai per
qualche frase di troppo sul Papa. Lo stesso Busi, la settimana
scorsa, ha rilasciato una clamorosa intervista a "Oggi", nella
quale fra l'altro ha menato fendenti contro quasi tutti i suoi ex
compagni d'avventura e ha annunciato querele (forse ricambiate)
contro la giornalista televisiva Monica Setta.
Poi è
arrivata la denuncia dell'"Espresso" sulle condizioni di vita e di
lavoro della troupe che riprende i tele-naufraghi. Titolo
dell'articolo: L'isola dei lavori forzati. È seguita l'immediata
controreplica sdegnata di Giorgio Gori, amministratore delegato di
Magnolia, la società che produce il programma per Raidue: «Certo,
è un po' come andare al fronte, non è un villaggio vacanze: ma la
maggior parte di questi lavoratori risiede in alberghi o casette
prefabbricate e mangia in modo più che dignitoso».
Vabbè,
contenti loro... Nel frattempo, il cast sta perdendo pezzi. Oltre
a Busi, che garantiva alti ascolti, se ne sono dovuti andare fra
gli altri Loredana Lecciso, il tronista Federico Mastrostefano
(quello che aveva apostrofato Busi dicendogli: «Ma parla come
magni!») e il figlio adottivo di Renato Zero, Roberto Fiacchini,
per il quale il suo entourage profetizzava nientemeno che la
vittoria finale grazie all'inevitabile valanga di televoti da
parte dei fan di Zero, i sorcini (che però forse avevano i
cellulari occupati).
E i nuovi
arrivi, compreso il giullare italoamericano Domenico Nesci, non
sembrano all'altezza della situazione. Così, Simona Ventura deve
dar fondo a tutte le sue straordinarie qualità per tenere in vita
un programma che rischia di scivolare da un lato nel trash puro,
dall'altro nell'indifferenza per il già visto. Chissà se a
riportare un po' di pepe basterà lo scandaletto che si va
annunciando su Sandra Milo. Si tratta, per la verità, di una
storia datata, però dimenticata dai più.
E a tirarla
fuori, nel 1998, fu proprio "Oggi". L'articolo di Gennaro De
Stefano, uno dei grandi cronisti di razza del nostro settimanale,
scomparso due anni fa, si intitolava così: "Che tristezza,
Sandrocchia: perché truffavi i vecchietti?". Già. L'attrice fu
indagata, e poi processata, per un complicato raggiro da oltre 2
miliardi di lire ai danni di anziani proprietari di casa che si
videro soffiare la propria abitazione. In pratica, venivano
redatte false procure a vendere all'insaputa dei legittimi
proprietari. Decine e decine i casi che vennero fuori.
La settimana
successiva "Oggi" uscì con un secondo pezzo, nel quale si
intervistavano i truffati, dal titolo memorabile: "Vogliamo vivere
finché vedremo la Milo condannata". Ed effettivamente una sentenza
ci fu. Nel febbraio 1999, Sandra Milo patteggiò una condanna a un
anno e un mese di carcere, e solo grazie alla condizionale non
finì dietro le sbarre. Adesso la Milo è sull'Isola. La più anziana
è proprio lei. Sandrocchia, attenta alle truffe!
[07-04-2010]
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I
COMPENSI DI MEDIASET
Il Giornale.it - Il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri ha
percepito nel 2009 compensi complessivi per 3,52 milioni. Il
vicepresidente Pier Silvio Berlusconi ha percepito 1,45 milioni e
il consigliere delegato Giuliano Adreani 3,08 milioni. Non hanno
invece percepito bonus, assegnati di contro ad alcuni consiglieri
della società, fino a un massimo di 250mila euro.È quanto
emerge nel progetto di bilancio Mediaset del 2009 consultabile sul
sito internet della società.
Nel dettaglio, Confalonieri ha percepito 1,55 milioni di
emolumenti per la carica, 10.882 euro di benefici non monetari e
1,96 milioni relativi ad altri compensi.
[03-04-2010]
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LA RAINEWS
DI MINEO TRASMETTERÀ LA SANTORATA - E FELTRI DEVE AMMETTERE
CHE IL NANETTO DI ARCORE HA SBAGLIATO TUTTO: "BUTTATO
FUORI DALLA PORTA, "ANNOZERO", RIENTRA TRIONFALMENTE
DALLA FINESTRA CREANDO UN SUPPLEMENTO DI ATTESA E DI PATHOS
DOVUTO AL FASCINO DEL PROIBITO" - "I SOLONI DELLA
RAI NON AVEVANO PENSATO CHE LE VIE PER AGGIRARE LE REGOLE
IMPOSTE DALL’ALTO SONO INFINITE. HANNO FATTO LA FIGURA DEI
DESPOTI CHE HANNO OSATO TAPPARE LA BOCCA AI LIBERI GIORNALISTI
PROGRESSISTI E, IN AGGIUNTA, SI BECCANO FRA I DENTI LA
RISPOSTA IRRIDENTE DEI CENSURATI: VOI CI ZITTITE SU RAIDUE E
NOI ANDIAMO IN ONDA LO STESSO, ALLA FACCIA VOSTRA, SU ALTRI
MEZZI DI COMUNICAZIONE LA CUI SOMMA SUPERA, PER ASCOLTI, LA
RAI. ALTRO CHE MARTIRI DELL'INFORMAZIONE..." -
1 - FELTRI DEVE AMMETTERE CHE
BERLUSCONI HA SBAGLIATO TUTTO
Da Il Velino.it
"Tutte le bischerate che di
solito Michele Santoro e Marco Travaglio e Vauro dicono e
disegnano durante le puntate balorde di Annozero, in questo
periodo preelettorale chiuso per lutto, entreranno comunque di
forza nelle case degli italiani attraverso una rete di
emittenti (piccole grandi e medie) e grazie a internet con le
sue innumerevoli diramazioni - scrive Vittorio Feltri in un
editoriale sul quotidiano da lui diretto, IL GIORNALE -.
In pratica, l'intervento autoritario
del servizio pubblico finalizzato a non turbare la campagna
elettorale con programmi politicamente sbilanciati (a
sinistra), per non dire asserviti (a sinistra), si è rivelato
inutile, forse dannoso. Annozero cioè, buttato fuori dalla
porta, rientra trionfalmente dalla finestra creando un
supplemento di attesa e di pathos dovuto al fascino del
proibito.
La logica è questa: tu non mi lasci
vendere il ‘prodotto' sul mercato normale e allora lo vendo
di contrabbando; nei clienti aumenta il desiderio di consumare
il boccone ‘vietato ai minori e ai maggiorenni', e io
sottobanco faccio affari d'oro".
"Ecco cosa succederà giovedì.
Anziché sintonizzarsi su Raidue, come era sempre avvenuto in
passato, la gente si sintonizzerà - per fare un esempio - su
Antenna 3 e roba simile e potrà in ogni caso farsi venire il
mal di pancia, sorbendosi la puntata speciale di Santoro in
versione alternativa, quindi più sapida. È evidente. I
soloni della Rai non avevano pensato che le vie per aggirare
le regole imposte dall'alto sono infinite.
Si sono limitati a serrare bottega
senza fare i conti con l'astuzia degli sregolati e con i loro
complici ben felici di prestarsi quando si tratta di fare un
dispetto alla maggioranza - continua Feltri -. Sicché ora,
davanti alla fregatura subita, sono rimasti con tanto di naso
e non sanno come reagire.
Hanno fatto la figura dei despoti che
hanno osato tappare la bocca ai liberi giornalisti
progressisti e, in aggiunta, si beccano fra i denti la
risposta irridente dei censurati: voi ci zittite su Raidue e
noi andiamo in onda lo stesso, alla faccia vostra, su altri
mezzi di comunicazione la cui somma supera, per ascolti, la
Rai. L'escamotage di Santoro e compagnucci ha fatto
notizia".
TRAVAGLIO
"Tutti ne parlano. E il
programma, c'è da scommettere, avrà successo. I dirigenti di
viale Mazzini otterranno il risultato opposto a quello che
intendevano ottenere: invece di oscurare il programma lo
illumineranno con riflettori potentissimi. Tanto più che un
pezzo della stessa emittente di Stato, Rainews24, che
trasmette sul digitale e sul satellite, riprenderà (una
follia) la santorata di dopodomani sera conferendo all'intera
operazione il sapore acido dello sberleffo.
Altro che martiri dell'informazione:
autori, conduttore, collaboratori di Annozero avranno
l'opportunità di presentarsi quali eroi agli italiani,
esattamente come i memorabili paladini della libertà di
Radiolondra. Peggio della censura c'è solo la stupidità".
BEATRICE BORROMEO
2 - CORRADINO MINEO DIRETTORE DEL
CANALE ALL NEWS: "È UNA NOTIZIA: RAINEWS LO TRASMETTERÀ"
Beatrice Borromeo per "il Fatto Quotidiano"
Corradino Mineo, direttore di
RaiNews24, ha deciso di mandare in onda lo speciale di
Annozero "Rai per una notte".
Direttore, perché ha scelto di
trasmettere una serata polemica nei confronti della Rai, che
è la sua azienda?
Sarebbe stato grave lasciare alla concorrenza un grande evento
informativo organizzato da un gruppo di professionisti Rai.
La Rai però ha deciso lo stop del
talk-show fino a elezioni concluse.
Il servizio pubblico deve pensare ai telespettatori. Non
possiamo tradire la loro fiducia. E poi il punto è un altro.
Quale?
Questo sarà un fatto importante che merita di essere
raccontato. Una notizia. Sarebbe giornalisticamente
inaccettabile non darla.
Lei ha trasmesso anche la
manifestazione di Berlusconi e quella del popolo viola.
Infatti. RaiNews24 manda in onda tutto ciò che interessa al
pubblico.
Ha chiesto autorizzazioni?
Scherza? Siamo un canale all news, valutiamo autonomamente
cosa ha la dignità per diventare notizia. Informiamo
l'azienda, questo sì, e poi trasmettiamo.
Si aspetta ritorsioni?
E perché? Alla fine la Rai sarà felice di aver rispettato il
pubblico.
Però Loris Mazzetti, dirigente di
RaiTre, è stato sospeso per aver criticato la Rai sul
"Fatto". Secondo lui è un avvertimento a chi
parteciperà allo speciale di Annozero.
Guardi, sono in Rai dal primo febbraio 1978. Condizionamenti
ambientali? Ce ne sono a bizzeffe. Scelte ingiuste? Certamente
sì. Ma censure preventive io non ne ho mai avute.
E se dovessero sanzionarla a
posteriori?
Come si dice, siamo tutti provvisori. Il fatto di avere
un'informazione politicizzata mette tutti a rischio, ma se per
evitare i rischi non fai il tuo lavoro, che giornalista sei?
Non tutti sembrano pensarla come lei,
dentro l'azienda.
Prendiamo la vicenda di Minzolini che al Tg1 dice che
l'avvocato Mills è stato "assolto" e non
prescritto. Io sono dell'idea che anche l'ultimo dei
giornalisti avrebbe dovuto controllare la notizia della
prescrizione, chiamarla col suo nome, e darla nella maniera più
corretta.
Ma è davvero così tranquillo?
Un giornalista non può scegliere con la pancia, la paura o il
machiavellismo. Ne va della sua credibilità.
[23-03-2010]
|
Grande
Fratello Trani! - Tutti spiano tutti. Fuga di notizie:
indagine lampo per furto e ricettazione al Palazzo di
Giustizia di Trani, coinvolti i giornalisti di Repubblica e
Giornale che ieri hanno riportato intercettazioni non ancora
depositate (quelle su Letta e Ruffini) - Il Corriere spara la
notizia bomba in un articolo non firmato - I due cronisti in
pool ripresi dalle telecamere del circuito interno davanti
alla stanza di uno dei pm dell’inchiesta: “Si vedrebbe uno
di loro che entra nella stanza per qualche minuto, mentre
l'altro resta fuori in corridoio”...
Dal
"Corriere
della Sera"
Un'inchiesta durata meno di 24 ore: un cronista di Repubblica,
che fino all'altro giorno ha lavorato assieme a un collega
sull'inchiesta di Trani che coinvolge il premier, ieri ha
ricevuto un invito a comparire emesso dalla stessa Procura
come persona informata dei fatti. I pm starebbero indagando
per furto e ricettazione.
Questo
è l'esito dell'indagine lampo avviata in seguito alla
rivelazione da parte di Repubblica e del Giornale sulla
presenza di altre intercettazioni, finora non ancora
depositate. Dalle conversazioni spuntava tra gli altri anche
il nome del sottosegretario alla presidenza del Consiglio
Gianni Letta: secondo questi atti, sarebbe stato coinvolto nei
presunti tentativi del presidente del Consiglio di bloccare la
trasmissione condotta da Michele Santoro su Rai2, «Annozero».
Gli
avrebbe telefonato infatti Giancarlo Innocenzi, commissario
dell'Agcom al centro delle indagini, chiedendogli di «fermare
Michele Santoro» perché «lo vuole il presidente del
Consiglio». Il sottosegretario avrebbe risposto: «Va bene,
cercherò di contattare Mauro Masi», il direttore generale
della Rai. Altre conversazioni riguardavano la sostituzione di
Paolo Ruffini dalla guida di Rais e dettagli economici della
separazione tra il premier e Veronica Lario.
Fin
qui le intercettazioni anticipate ieri da Repubblica. Uno
scoop, condiviso anche dal Giornale guidato da Vittorio
Feltri. La Procura ha avviato accertamenti sulla fuga di
notizie. Uno dei due giornalisti che seguono l'inchiesta per
il quotidiano romano è stato convocato per oggi. Il reato sul
quale indagano i pm, secondo indiscrezioni, sarebbe di furto e
ricettazione, in concorso con altri.
L'ipotesi
della Procura è che i due giornalisti abbiano contribuito, ma
non è chiara ancora la dinamica, a recuperare in qualche modo
i fascicoli delle intercettazioni pubblicate. Si sarebbe
arrivati a questa ipotesi rivedendo soprattutto le immagini
delle telecamere a circuito chiuso che si trovano nei corridoi
del Palazzo di giustizia di Trani.
Secondo
indiscrezioni, proprio queste telecamere avrebbero mostrato il
cronista convocato che, assieme al collega, si ferma davanti a
una stanza (che apparterrebbe a uno dei giudici titolari
dell'inchiesta). Nella sequenza, registrata sempre dal sistema
di sorveglianza, si vedrebbe uno di loro che entra nella
stanza per qualche minuto, mentre l'altro resta fuori in
corridoio. Le stesse telecamere a circuito chiuso mostrano poi
i due giornalisti quando lasciano la Procura e si avviano in
strada.
[18-03-2010]
“REPUBBLICA”
CONFIDENTIAL – FOSCHINI E VIVIANO, SONO I DUE GIORNALISTI
DEL QUOTIDIANO DI EZIO MAURO INDAGATI PER RICETTAZIONE E FURTO
– RIPRESI DALLE TELECAMERE DELLA PROCURA MENTRE ENTRANO
NELLA STANZA DEL GIP DI TRANI – I DOCUMENTI DELL’INCHIESTA
FOTOCOPIATI E RIMESSI AL LORO POSTO…
1 - GIORNALISTI NEL MIRINO PERQUISITA
"REPUBBLICA"
Guido Ruotolo per "La
Stampa"
Una
fuga di notizie, l'ennesima. «Il Fatto Quotidiano» aveva
fatto deflagrare la «bomba» Trani, venerdì scorso,
raccontando l'esistenza dell'inchiesta che coinvolge il
premier Silvio Berlusconi, il direttore del Tg1 Augusto
Minzolini e il commissario AgCom, Giancarlo Innocenzi,
sintetizzando i contenuti delle intercettazioni dello
scandalo.
Poi,
cinque giorni dopo, mercoledì, un ritorno di fiamma. Questa
volta lo scoop riguardava proprio le «carte», le
intercettazioni e così via. Ed è di «Repubblica» e del «Giornale».
Il secondo giorno, ieri, la seconda puntata delle rivelazioni
è allargata anche a «Libero» e al «Fatto».
Ma
dall'altra sera, le indiscrezioni di fonti investigative e
giudiziarie insistevano nel presentare lo «scoop» come un
evento «criminale». Insomma, nessuna «gola profonda»,
nessuna «fonte» aveva passato le carte ai giornalisti. Ieri,
un cronista della redazione di Bari di «Repubblica»,
Giuliano Foschini, è stato convocato in questura - la procura
aveva delegato alla Digos le indagini sulla fuga di notizie -
come «persona informata dei fatti».
Dopo
cinque ore, Foschini è uscito dalla questura indagato, per il
reato di ricettazione. Il suo legale si è affrettato a
dichiarare che aveva già presentato la richiesta di
archiviazione.
Ma non è finita qui. Alle otto di sera, si apprendeva da
fonti investigative che a Roma, nella sede di «Repubblica»,
stavano interrogando l'inviato del quotidiano diretto da Ezio
Mauro, Francesco Viviano. Per lui l'ipotesi di reato
contestato è quello di furto aggravato e ricettazione. A
tarda sera l'interrogatorio era ancora in corso e quindi non
se ne conoscevano ancora gli esiti.
Notizia
sconvolgente, per chi conosce i protagonisti di questa brutta
pagina giudiziaria. Insomma, i capi d'imputazione non lasciano
margini di equivoco: quelle «carte» sarebbero state
sottratte, rubate. Le indiscrezioni raccontano che il
documento si trovava negli uffici del gip Roberto Oliveri del
Castillo. Quei locali del palazzo di Giustizia hanno delle
telecamere fisse a circuito interno. Secondo le indiscrezioni
investigative, Viviano si sarebbe introdotto nella stanza del
gip, naturalmente assente, e avrebbe sottratto le carte.
Poi,
i due cronisti di «Repubblica» sarebbero andati a
fotocopiarle in un esercizio commerciale di Trani per
rimettere successivamente l'originale sulla scrivania del gip.
A
tarda sera non è stato possibile documentare la ricostruzione
alternativa fornita dai due giornalisti indagati, su come sono
andate davvero i fatti. E non sappiamo neppure se l'elenco
degli indagati comprenda anche altri giornalisti. Richiesta di
un commento la direzione di «Repubblica» non ha ritenuto di
voler rispondere.
2
- GIP RAMMARICATO DA QUANTO ACCADUTO...
(ANSA) - 'Sono infastidito e rammaricato per quanto accaduto,
non e' una bella cosa, penso sempre al rapporto di correttezza
con le persone'. Lo ha detto il gip del Tribunale di Trani
Roberto Oliveri Del Castillo rispondendo alle domande alcuni
giornalisti fuori dalla porta del suo ufficio, dal quale nei
giorni scorsi sono stati portati via e poi fotocopiati atti
dell'inchiesta Rai-Agcom poi riportati al loro posto. Per
L'episodio due giornalisti di Repubblica, Francesco Viviano e
Giuliano Foschini, sono indagati.
'Cosa
pensate, che qui ci sia sempre il clamore di questi giorni?
Qui dentro potrebbero anche ammazzarci e non se ne
accorgerebbe nessuno', ha risposto il giudice a chi gli ha
chiesto se non fosse stato il caso di avere carabinieri o
vigilanza fuori dalla sua stanza.
'A
volte chiudo la porta - continua Oliveri Del Castillo - ma per
abitudine personale'. Alla domanda sul luogo in cui si
trovassero gli atti trafugati, se sulla scrivania, il gip ha
replicato: 'Non posso dirlo, non rispondo'. Il gip ha poi
aggiunto di non sapere nulla del video che riprenderebbe
l'atto del furto.
La stanza del gip si trova al primo piano del palazzo di
giustizia di Trani e vi si accede da due diversi corridoi.
[19-03-2010] |
#1 -
INCHIESTA BOMBA SVELATA DAL "FATTO": "CHIUDETE
ANNOZERO", “CHIUDERE TUTTO” - #2 - MIGLIAIA DI PAGINE
DI INTERCETTAZIONI TRA BERLUSCONI, INNOCENZI, MINZOLINI, MASI.
IL BANANA INCAZZATO VUOLE CHE A SANTORO VENGA TAPPATA BOCCA E
TELECAMERA E INNOCENZI (AGCOM) LAVORA PER PRESENTARE GLI
ESPOSTI ALL’AGCOM - #3 - LAMENTELE ANCHE SULLA SERENA
DANDINI, REA DI OSPITARE EZIO MAURO E SCALFARI - #4 - LE
TELEFONATE BOLLENTI TRA BERLUSCONI E IL “DIRETTORISSIMO”
MINZOLINI CHE RISPONDE "PRESENTE!" CON UN EDITORIALE
CONTRO IL PENTITO DI MAFIA GASPARE SPATUZZA - #5 - IL SUSSULTO
DI SADO-MASI A INNOCENZI: “NON FUNZIONA COSÌ NEANCHE IN
ZIMBABWE” - #6 - QUANDO IL COMITATO ETICO DELL’AGCOM
ASSOLSE INNOCENZI PER LE TELEFONATE CON SACCÀ. COINCIDENZA: L’INCHIESTA
PARTE UN AFFARE DI CARTE DI CREDITO REVOLVING, E STAMATTINA A
RAIUNO SI PARLAVA PROPRIO DI CARTE DI CREDITO REVOLVING - #7 -
IL TAR DEL LAZIO ACCOGLIE LA RICHIESTA DI SKY E LA7: TALK IN
ONDA, RAI NELLA MERDA
Antonio
Massari per
"il
Fatto Quotidiano"
Silvio
Berlusconi voleva "chiudere" Annozero. Un membro
dell'Agcom - dopo aver parlato con il premier - sollecitava
esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto
Minzolini - al telefono con il capo del governo - annunciava
d'aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici
politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un
fascicolo esplosivo.
Berlusconi,
Minzolini e il commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi:
sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza
di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue
trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani
- per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano - risulterebbero
ora indagati. Lo scenario da "mani sulla Rai" vien
fuori da un'inchiesta partita da lontano.
L'indagine
.- condotta dal pm Michele Ruggiero - in origine riguardava
alcune carte di credito della American Express. È stata una
"banale" inchiesta sui tassi d'usura, partita oltre
un anno fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra
Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che
non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l'Agcom.
Quelle carte di credito, in gergo, le chiamavano
"revolving card". Sono marchiate American Express e,
secondo l'ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai sui
debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non
restituisce il debito nei tempi previsti, rischia di pagare
cifre altissime d'interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi
e mesi. Sin dagli inizi del 2009.
Fino
a quando una traccia lo porta su un'altra pista. Il pm e la
polizia giudiziaria scoprono che qualcuno - probabilmente
millantando - è certo di poter circoscrivere la portata dello
scandalo: qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all'interno
dell'Agcom, che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno
vanta - sempre millantando - di avere le chiavi giuste persino
al Tg1: è convinto di poter bloccare i servizi giornalistici
sull'argomento, intervendo sul suo direttore, Augusto
Minzolini.
Le
telefonate s'intrecciano. I sospetti crescono. L'inchiesta fa
un salto. E la sorte è bizzarra: Minzolini, il servizio sulle
carte di credito revolving, lo manderà in onda. Ma nel
frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete di rapporti
che gravano sull'Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo telefonata
si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli
investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è
ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1.
La
procura ascolta in diretta le pressioni del premier
sull'Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di
Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il
cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri
"pollai" - come pubblicamente li chiama lui - siano
chiusi. E l'Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono
è esplicito: quando compulsa Innocenzi - che dovrebbe
garantire lo Stato, in tema di comunicazione - parla di
chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di
trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione
servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li
firmi.
I
ruoli si capovolgono: è l'Agcom che cerca qualcuno disposto a
firmare l'esposto contro Santoro. Innocenzi è persino
disposto, in un caso, a fornire, all'avvocato di un politico,
la consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un
membro dell'Agcom (che svolge un ruolo pubblico), intende
offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi
pubblici), a vantaggio di un politico, per poter poi
sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In
qualche caso si cerca persino di compulsare, perchè presenti
un esposto, un generale dei Carabinieri.
L'immagine
di Berlusconi che emerge dall'indagine è quella di un capo di
governo allergico a ogni forma di critica e libertà
d'opinione. Si lamenta persino della presenza del direttore di
Repubblica, Ezio Mauro, a Parla con me: Serena Dandini,
peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il
premier, anche il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari.
Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due
giornalisti (del calibro di Mauro e Scalfari), l'hanno
attaccato. Chiede se - e come - l'Agcom possa intervenire.
Innocenzi ci ragiona. Sopporta telefonate quotidiane.
Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino al punto di
dirgli che l'intera Agcom, visto che non riesce a fermare
Santoro, dovrebbe dimettersi.
Il
premier intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo
dell'Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che
l'Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli
sfugge anche che, l'Agcom, può intervenire soltanto dopo, la
trasmissione di Annozero. Non prima. E infatti - dopo aver
raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di
Berlusconi - un giorno, il dg della Rai Mauro Masi, è
costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano
neanche nello Zimbabwe.
Il
parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro
manda in onda due puntate che faranno audience da record e
toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo
all'avvocato inglese Mills, all'epoca indagato per corruzione,
reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra
Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle
deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e
la nascita di Forza Italia.
Non
si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule
dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi.
Secondo il premier - si sfoga Innocenzi con Masi - si potrebbe
dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv.
Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così
neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le
diffide.
Per
il presidente della Rai non mancano le occasioni di minacciare
la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso
della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si
presenta anche Marcello Dell'Utri. Tutt'altra musica, invece,
quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama
direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere
di essere pronto a intervenire, se altri dovessero giocare
brutti scherzi.
E il
giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1:
Spatuzza dice "balle". Tutte queste telefonate,
confluite ora in un autonomo fascicolo, rispetto a quello di
partenza, dovranno essere valutate sotto il profilo
giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati, e
se costituiscono delle prove, avranno un peso nel
procedimento. È tutto da vedersi e da verificare, ovviamente,
ma è un fatto che queste telefonate sono "prove" di
regime. Dimostrano la impercettibile differenza tra i ruoli
del controllato e del controllore, del pubblico e del privato.
Le
parole di Berlusconi che, mentre è capo del Governo e capo di
Mediaset, parla da capo anche a chi non dovrebbe, Giancarlo
Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione tra i due
poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di
Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce
telefonicamente la propria obbedienza e rassicura Berlusconi:
presto sarà aperto lo scontro con Santoro. Dietro le
affermazioni sembra delinearsi un piano.
È
soltanto un'impressione. Ma il premier sostiene che queste
trasmissioni debbano essere chiuse, sì, su stimolo
dell'Agcom, ma su azione della Rai. Tre mesi dopo questi
dialoghi, assistiamo alla sospensione di Annozero, Ballarò,
Porta a porta e Ultima parola proprio per mano della par
condicio Rai, nell'intero ultimo mese di campagna elettorale.
E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi,
Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un'indagine.
La
notizia più interessante, però, è un'altra: il
"regime" è stato trascritto. In migliaia di pagine.
Trasuda dai brogliacci delle intercettazioni telefoniche.
Parla le parole del "presidente". Il territorio di
conquista è la Rai: il conflitto d'interesse del premier
Silvio Berlusconi - grazie a questi atti d'indagine - è oggi
un fatto "provato". Non è più discutibile.
2 - COINCIDENZA: OGGI A UNOMATTINA SI PARLAVA PROPRIO
DI CARTE DI CREDITO REVOLVING, IL TEMA DA CUI E' PARTITA
L'INCHIESTA DI TRANI
Scherzo del destino, coincidenza o chissà cosa? Stamattina
nella prima parte di "Uno Mattina - Tg1", condotta
da Michele Cucuzza con la partecipazione del giornalista
economico del "Quotidiano Nazionale" Achille Perego,
il tema dibattuto in studio era proprio quello delle carte di
credito "revolving", lo stessa questione da cui è
partita l'inchiesta della procura di Trani che ha coinvolto
Berlusconi, Innocenzi e Minzolini sulla Rai.
3
- PAR CONDICIO: TAR, STOP A REGOLAMENTO AGCOM PER TV
(Ansa) - Stop al regolamento dell'Autorità per le garanzie
nelle comunicazioni nella parte che blocca i talk show in
periodo elettorale. Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta
di Sky e Telecom Italia Media a favore della sospensione del
regolamento, esattamente all'art. 6 comma 2, varato
dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che
disciplina la par condicio in vista delle Regionali. Le
richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del
Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa
De Leoni e così stamattina hanno deciso i giudici.
Stop
al regolamento dell'Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni nella parte che blocca i talk show in periodo
elettorale. Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e
Telecom Italia Media a favore della sospensione del
regolamento, esattamente all'art. 6 comma 2, varato
dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che
disciplina la par condicio in vista delle Regionali. Le
richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del
Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa
De Leoni e così stamattina hanno deciso i giudici.
[12-03-2010]
BERLUSCONI,
MINZOLINI ED INNOCENZI SUL REGISTRO INDAGATI DELLA PROCURA DI
TRANI - DUE I REATI CONTESTATI AL PREMIER: CONCUSSIONE E
MINACCIA AD UN CORPO POLITICO - MINZO REO PER AVER COMUNICATO
A TERZE PERSONE IL CONTENUTO DEL SUO INTERROGATORIO - A
INNOCENZI È CONTESTATO L'ARTICOLO 378 DEL CODICE PENALE.
OVVERO FAVOREGGIAMENTO - IL CAINANO SCANDALIZZATO: PALESI
VIOLAZIONI DI LEGGE: È UNA INIZIATIVA GROTTESCA - IL CAINANO
FUROSO: INVITA GLI ITALIANI A SCENDERE IN PIAZZA PER
"DIFENDERE LA DEMOCRAZIA" CONTRO "IL GIOCO
SEMPRE PIÙ SCOPERTO E PERICOLOSO CHE VEDE ALLEATI LA
SINISTRA, I SUOI GIORNALI E I MAGISTRATI POLITICIZZATI DELLA
SINISTRA"
Stampa.it
Silvio
Berlusconi è iscritto sul registro degli indagati della
Procura di Trani. I reati contestati sono due: 317 Codice
penale, ovvero concussione. L'altro reato è l'articolo 338
del Codice penale: Art. 338 Violenza o minaccia ad un Corpo
politico, amministrativo o giudiziario.
Chiunque usa violenza o minaccia ad un Corpo politico,
amministrativo o giudiziario o ad una rappresentanza di esso,
o ad una qualsiasi pubblica Autorita' costituita in collegio,
per impedirne in tutto o in parte, anche temporaneamente o per
turbarne comunque l'attivita', e' punito con la reclusione da
uno a sette anni.
Alla
stessa pena soggiace chi commette il fatto per influire sulle
deliberazioni collegiali di imprese che esercitano servizi
pubblici o di pubblica necessita', qualora tali deliberazioni
abbiano per oggetto l'organizzazione o l'esecuzione dei
servizi.
Il
riferimento è all'ufficio del Garante per le comunicazioni
A
Giancarlo Innocenzi è invece contestato l'articolo 378 del
Codice penale. Ovvero favoreggiamento. Innocenzi è stato
sentito come persona informata dei fatti dalla polizia
giudiziaria. Nel corso della deposizione, Innocenzi ha
dichiarato il falso e dunque gli viene contestato il
favoreggiamento.
Augusto
Minzolini, invece, è indagato per l'articolo 379 bis del
Codice penale. Il suo interrogatorio era stato secretato e
Minzolini ha subito comunicato a terze persone il contenuto
dello stesso.
È
quindi questo il contenuto della risposta che la procura di
Trani ha fornito all'istanza presentata stamani dai legali del
premier, Filiberto Palumbo e Niccolò Ghedini, che chiedevano
se il premier fosse indagato. «Scandalizzato perchè a Trani
ci sono state palesi violazioni di legge: è una iniziativa
grottesca» che tuttavia «non mi preoccupa affatto» poichè
«sono intervenuto a destra e a manca» contro i processi in
tv e le mie sono «posizioni non soltanto lecite ma doverose».
Così il premier Silvio Berlusconi, intervistato dal Gr1 ha
commentato l'inchiesta su Rai-Agcom.
BERLUSCONI
X
L'avvocato
del premier Niccolò Ghedini sottolinea come «le notizie, se
vere, dimostrano l'irrilevanza penale dei fatti, e comunque la
totale e assoluta incompetenza territoriale della procura di
Trani». A giudizio di Ghedini, però, «ciò che in
particolare si deve rilevare è la reiterata e continua
violazione del segreto di indagine. Né a un Giudice, né ai
difensori, nulla è stato depositato. Tutto è nelle mani
della Procura e degli investigatori e, guardacaso, a pochi
giorni dalle elezioni, si leggono non solo i contenuti delle
intercettazioni, ma perfino i precisi numeri delle stesse e,
pur anche, i nomi di chi sarà interrogato nei prossimi giorni».
Accertamenti
sulla competenza territoriale e su un eventuale
"abuso" delle intercettazioni sono pure il mandato
ricevuto dagli ispettori del ministero della Giustizia che da
oggi saranno a Trani per verificare eventuali anomalie
compiute dalla procura nell'indagine Rai-Agcom. Di fatto gli
ispettori sapranno se nel registro degli indagati sono stati
iscritti i nomi del premier Silvio Berlusconi e del
commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi. Il reato sarebbe
quello di concussione. L'invio degli ispettori ha suscitato le
proteste dell'Anm di Bari che lo ritiene un «rischio di
intralcio all'inchiesta».
«Sono
sereno, io sono sempre sereno»: ha detto invece il
procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo, arrivando negli
uffici giudiziari. Il procuratore è giunto intorno alle 09.30
e, dopo una capatina al bar, si è diretto al suo ufficio. Ai
giornalisti Capristo ha aggiunto: «Comunque non so niente,
perchè non ho ancora visto i documenti».
In
contemporanea a Bari, a 50 chilometri più a Sud, sarà in
visita il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che
consegnerà ai magistrati della procura cinque autovetture
sequestrate alla mafia barese. Non è difficile immaginare che
l'attenzione sarà tutta per il ministro che due giorni fa
aveva denunciato tre «gravissime patologie» nella conduzione
dell'inchiesta tranese.
E cioè:
«un problema gravissimo di competenza territoriale, un
secondo problema di abuso delle intercettazioni, e un terzo
che riguarda la rivelazione del segreto d'ufficio». In attesa
dell'arrivo degli ispettori, il procuratore di Trani, Carlo
Maria Capristo, ha già preso una drastica precauzione: il pm
che coordinava le indagini, Michele Ruggiero, da oggi sarà
affiancato da altri tre suoi colleghi, i sostituti Fabio
Buquicchio, Ettore Cardinali e Marco D'Agostino.
I tre
- è scritto nella disposizione di Capristo - dovranno
prendere qualsiasi decisione «all'unanimità» e se ci
saranno pareri contrari solo il procuratore potrà decidere il
da farsi. Una decisione, quella di Capristo, che ha molto
infastidito - dicono i ben informati - il pm Ruggiero
"commissariato" dal suo capo con il quale, negli
ultimi tempi, aveva avuto qualche screzio sugli sviluppi da
imprimere alle indagini. Per Ruggiero i tempi erano maturi per
chiedere al gip le misure interdittive, per Capristo bisognava
invece aspettare. Tutti e due sono invece d'accordo sulla
competenza territoriale della procura di Trani, fatto salvo un
successivo, eventuale, invio degli atti a Roma. Ora con la
coassegnazione del fascicolo sembra inevitabile la dilatazione
dei tempi dell'indagine.
I
colloqui del premier intercettati sarebbero circa 20, una
dozzina con Innocenzi, cinque-sei con il direttore del Tg1
Augusto Minzolini. «Dovete fare qualcosa che consenta alla
Rai di dire: chiudiamo tutto», suggerisce il premier a
Innocenzi. Il commissario sembra incassare ma, parlando con un
componente del Cda della Rai, Alessio Gorla, si sfoga: «il
capo» sta «incazzato come una biscia». È addirittura «idrofobo».
Innocenzi
tuttavia si sarebbe in qualche modo attivato per accontentare
il premier. Stanco di attende l'intervento dell'Autorità
garante - sempre secondo "Il fatto" - Berlusconi si
sarebbe lamentato ancora con Innocenzi. «'Non fate nulla?»,
chiede il premier, che dopo qualche giorno inveirà contro
l'Agcom (definendola una «barzelletta») e contro Annozero
(questo non è «servizio pubblico»). Il pressing di
Berlusconi sfinisce Innocenzi che, parlando con un amico, si
lascia andare all'ennesimo sfogo. Da Santoro - dice - stanno
per esplodere «le bombe atomiche». E ancora: Berlusconi «mi
manda a fare in c... ogni tre ore».
Aprire
un fascicolo in prima commissione per verificare se
l'ispezione disposta dal Guardasigilli, Angelino Alfano,
presso la Procura di Trani, possa portare interferenze alle
indagini. È quanto chiedono numerosi consiglieri togati e
laici del Csm al Comitato di presidenza di Palazzo dei
Marescialli.
[15-03-2010]
INNOCENZI
AI FERRI (COSIMO MARIA) – LE TELEFONATE TRA IL COMMISSARIO
AGCOM FILO-BERLUSCONIANO E IL GIOVANISSIMO (39 ANNI) MEMBRO
DEL CSM (GIÀ “GRAZIATO” PER CALCIOPOLI) – OBIETTIVO:
BASTONARE “ANNOZERO” – IL FIGLIO DELL’EX MINISTRO PSDI
ENRICO SI DIFENDE: “SOLO DISCUSSIONI ACCADEMICHE. PENSO CHE
I PROCESSI IN TV NON SI DEBBANO FARE”…
1
- FERRI, L'AMICO DEL CSM PER BASTONARE "ANNOZERO"...
Peter Gomez per "Il Fatto Quotidiano"
Di
lui, Giancarlo Innocenzi, il membro dell'Agcom solito chiamare
il premier, Silvio Berlusconi, "capo" o
"padrone", parlava spesso per telefono. Anche con
l'inquilino di Palazzo Chigi. Per gli uomini della squadra
che, con una manovra coordinata tra Authority, Cda Rai e
commissione parlamentare di Vigilanza, dovevano bloccare
Annozero, Cosimo Maria Ferri, 39 anni, ex giudice a Massa e
poi componente del Csm, era infatti un personaggio importante.
Fondamentale.
Non
per niente in novembre Innocenzi, stando a quanto risulta a Il
Fatto Quotidiano, per almeno due volte spiega a Berlusconi il
delicato ruolo del figlio del ministro socialdemocratico dei
Lavori pubblici, Enrico Ferri. Di fronte a un premier
imbufalito contro la trasmissione, l'ex (?) dipendente del
Biscione, giura di starsi dando da fare. E se Berlusconi
chiede di "concertare un'azione" che possa portare
la Rai a dire "chiudiamo tutto", Innocenzi si
difende ricordando di "aver già fatto una riunione"
con Alessio Gorla (ex manager Fininvest e attuale consigliere
Rai), il viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani e
Cosimo Ferri, in cui si è discusso di Annozero.
Secondo
Innocenzi è stato "messo insieme un gruppo di giuristi
amici di Ferri", sono state "analizzate cinque"
puntate del programma ed è stato sottolineato che "c'è
un codice" varato dall'Authority e "avallato da
Csm" che vieta di rappresentare i processi in tv.
Oggi
Ferri si difende. Nessuna consulenza occulta, dice. Uscito nel
2006 dal fango di Calciopoli grazie a un cavillo e ai 553 voti
di preferenza che lo hanno fatto planare, a soli 35 anni, su
una poltrona del Csm nelle fila di Magistratura Indipendente,
l'enfant prodige della giustizia italiana spiega di aver sì
incontrato e sentito Innocenzi alcune volte, ma
che tutto è stato "normale e lecito".
Innocenzi,
infatti, riteneva che "la trasmissione fosse solita non
rispettare le normative di riferimento". E Ferri, che
almeno sui processi ricostruiti in tv la pensava come lui, non
ha "avuto alcuna remora" a "esprimergli"
le sue "opinioni al riguardo".
Il
problema però, come all'epoca dello scandalo della pedata,
sono le intercettazioni. Allora la giustizia della Federazione
del pallone, accusava Ferri di omertà sportiva. Aveva fatto
parte della commissione vertenze economiche della Figc ma,
stando agli ascolti, non aveva denunciato due presunti
tentativi di combine appresi dal suo amico presidente della
Lazio, Claudio Lotito (ex Psdi come suo padre). Un brutto
impiccio che, se dimostrato, avrebbe persino potuto portare
alla sua radiazione. Un'eventualità che lui aveva evitato
radiandosi da solo. Subito dopo aver ricevuto il deferimento,
in pratica l'avviso di garanzia del calcio si era dimesso. Ma
visto che il regolamento non lo permetteva era "incorso
in modo definitivo nel divieto di far parte dell'ordinamento
sportivo in ogni sua articolazione".
Adesso
però le cose sono un po' più complicate. I colloqui con
Innocenzi (di cui Ferri chiede la pubblicazione) sono infatti
pochi. Ma molte sono le conversazioni in cui Ferri viene
tirato in ballo. Con Berlusconi, per esempio, Innocenzi sembra
includerlo tra i membri della squadra anti Michele Santoro.
"Mi vedo con Cosimo Ferri e con Gorla", dice al
premier pochi giorni prima la puntata di Annozero dedicata al
processo contro David Mills, l'avvocato inglese poi condannato
per essere stato corrotto da Berlusconi.
E con
il presidente del Consiglio e con Gorla, Innocenzi parla
esplicitamente di "una strategia" da mettere
"insieme tutti quanti". Certo, potrebbe anche
millantare. Ma è certo che il membro, in teoria indipendente
dell'Authority, arriva a convocare a casa sua il direttore
generale della Rai, Mauro Masi, sostenendo che "il mio
amico del Csm" (a suo dire pure invitato all'incontro) ha
"trovato una chiave interessante". In questo modo,
spiega, "concordiamo un percorso".
In un
altra chiamata dedicata al caso Mills, l'ex dipendente
Fininvest, spiega al sotto sottosegretario, Gianni Letta, di
aver fatto analizzare la situazione a "un gruppo di due
amici magistrati" e aggiunge che la conclusione è stata
una sola: Santoro non può parlare perchè c'è il processo in
corso. Una strampalata teoria giuridica che, se applicata
negli ultimi quaranta anni, avrebbe impedito qualsiasi
trasmissione su tutti gli scandali italiani: dalla strage di
piazza Fontana, fino al Banco Ambrosiano, dagli
approfondimenti su Mani Pulite sino a quelli sulla mafia.
Il
problema qui non è però la cronaca. Il problema è il caso
Mills. Tanto che un amico di Innocenzi ipotizzerà di
ricorrere alla soluzione di sempre: dire agli ospiti di
centrodestra di buttarla in caciara. Il consiglio viene
seguito, ma la puntata è lo stesso "disastrosa. Così
Innocenzi chiama Ferri e gli domanda di vedersi, dopo il fine
settimana, perché necessita "di un supporto". Ferri
è laconico: dice di aver capito di cosa sta parlando.
Passano
pochi giorni. Il membro dell'Authority è finalmente pronto.
Ha preparato una lettera, grazie all'aiuto dei suoi
"giuristi molto qualificati" con cui ha analizzato
cinque puntate di Annozero, e ha evidenziato "palesi e
forti violazioni" da parte di Santoro. È la carta
segreta con cui spera di convincere il presidente Corrado
Calabrò a intervenire aprendo d'ufficio una procedura contro
la trasmissione. Ovvio, può essere che quelli di Ferri, come
dice lui, siano stati semplici consigli, anzi delle opinioni,
e non una consulenza.
Ma
visti i risultati, forse gli altri magistrati che lo hanno
eletto avrebbero dovuto sapere chi incontrava. Prima.
Non
dopo.
2
-
FERRI: "CON INNOCENZI SOLO DISCUSSIONI
ACCADEMICHE"...
Paolo Festuccia per "la Stampa"
Le
mie conversazioni con Innocenzi? Mi auguro che vengano
pubblicate integralmente. Perché in quelle registrazioni non
c'è nulla di compromettente». Cosimo Ferri, magistrato,
consigliere del Csm è tra gli esponenti di spicco finito
nelle intercettazioni della Procura di Trani, che ha indagato
il premier Silvio Berlusconi, il commissario dell'Agcom,
Giancarlo Innocenzi e il direttore del Tg1 Augusto Minzolini.
Da
quanto si legge sui giornali lei appare come una sorta di «consulente
giuridico» del commissario dell'Agcom...
«Ho
conosciuto Innocenzi in occasione dell'ultima relazione
annuale dell'Agcom. Ci siamo poi rivisti e abbiamo discusso,
tra tante altre cose, di Tv, processi, e giustizia».
E
quindi, fatalmente, di Annozero...
«Certo,
e di altre trasmissioni, per esempio "Porta a
porta". Lui sosteneva di non condividere che i processi,
prima che in tribunale, si facciano in televisione. Anche io
la penso così, come del resto tanti altri magistrati...»
E
legati da questo comune convincimento ragionavate su come
evitare che ciò avvenisse...
«Nel
modo più assoluto. Per Innocenzi "Annozero" non
rispettava alcune normative di riferimento e voleva
approfondire il tema. E io sono contrario alle trasmissioni
che anticipano e celebrano giudizi simulati contestualmente
alla celebrazione dei processi veri. Tutto qui. E per questa
ragione non ho avuto alcuna remora ad esprimergli le miei
opinioni».
Ma
lei siede nel Csm, non le è sembrato di spingersi oltre?
«Guardi
che ho solo condiviso dei ragionamenti. E l'ho fatto con un
esponente dell'Agcom: un'altra istituzione. Sottolineo poi che
si tratta di materia non rientrante nelle competenze del Csm
al quale non spetta intervenire sulle trasmissioni Tv».
E
ora come finirà questa vicenda?
«Finirà
che è giusto che i colleghi di Trani svolgano il loro lavoro
con la serietà che li contraddistinguono. Auspico che le
eventuali registrazioni siano pubblicate perché emerga con
chiarezza la loro natura».
E
se poi ci fossero sorprese...
«Non
ci sono. Certo, però, che non posso non esprimere sconcerto
per gli attacchi giornalistici cui sono stato sottoposto.
Credo ci sia la voglia di screditare la mia persona, la mia
professionalità e l'istituzione a cui appartengo anche in
vista delle ormai prossime elezioni del Csm.
Peraltro,
esprimo le mie perplessità sulle evidenti violazioni del
segreto investigativo ed in particolare sulla facilità con la
quale alcuni giornali riescono ad entrare in possesso di atti
istruttori non depositati».
Insomma,
anche lei pensa al complotto
«Non
credo ai complotti. Sono estranei al mio modo di pensare.
Esprimo, però, amarezza per l'iniziativa contro di me di
alcuni colleghi consiglieri che, per quel che so, chiedendo di
discutere la questione in un prossimo plenum manifestano
assoluta coincidenza con un attacco alla mia persona.
Iniziativa quest'ultima singolare per forma e per sostanza
anche e soprattutto se paragonata a precedenti polemiche che
hanno coinvolto il Csm. Infatti, come già detto sopra e come
evidente, io non ho nulla da rimproverarmi».
[16-03-2010]
|
| -
FRANCIS FORD COPPOLA ENTRA NEL «CAST» DI SIM2...
Paola Guidi per "Il Sole 24 Ore" -
Dopo David Lynch e Clint Eastwood, anche Francis Ford Coppola.
Un cast da Oscar tra i clienti delle tecnologie digitali di
videoproiezione cinematografica dell'italiana Sim2 Multimedia
di Pordenone. Non è un caso che su 24 milioni di consolidato
2009, il 90% derivi dall'export, e che l'azienda friulana sia
il primo brand sul mercato Usa degli Home cinema e dei mega
schermi di fascia alta, per un valore di 34,5 milioni di
dollari.
Sim2
che è presente da ottobre anche in Cina, con un investimento
iniziale di due milioni di euro e dove sta vendendo sistemi
Home cinema interamente prodotti nello stabilimento italiano,
è il classico esempio di multinazionale tascabile
specializzata in una nicchia legata alle nuove tecnologie.
Ora,
i videoproiettori e gli schermi digitali realizzati a
Pordoneno e coperti da oltre 20 brevetti, possono avvalersi di
uno sponsor e di un testimonial come il regista Francis Ford
Coppola: sarà lui l'immagine di Sim2 in una campagna
pubblicitaria che coinvolgerà i principali mass media (carta
stampata e tv) in mezzo mondo (dagli usa all'Europa,
dall'Australia alla Cina)e sulla quale l'azienda ha stanziato
un budget pari al 3% del fatturato.
L'accordo
verrà presentato dallo stesso Coppola il 7 maggio nel suo
studio californiano di Rutheford, l'American Zoetrope,
rendendo così "pubblica" una collaborazione partita
come semplice rapporto tra azienda e cliente.
18.03.10 |
|
DAGOREPORT: L'INCREDIBILE INCIUCIO
RAISET DEL FURBETTO PRESTA
L'ultimo festival sanremese è passata alla cronaca per
l'inatteso successo di pubblico guadagnato dall'insostenibile
Casalinga di Legnano, Antonella Clerici: goffa, spenta,
banale, incapace di governare il palco e gli ospiti, Costanzo
e l'orchestra - tra i tanti gazzettieri, il solo a condurla al
mattatoio è stato Aldo Grasso.
Ebbene, a distanza di una settimana
dalla fine dele kermesse, iniziano a trapelare voci di un
secondo papocchio, dopo il vistoso taraccomento del televoto
che ha visto volare un ragazzotto degli "Amici" di
Maria La Sanguinaria alla vittoria della 60esima edizione.
Il gran successo di pubblico ha
origine dall'abilità di Lucio Presta, manager e padrino del
quartetto dell'apocalisse (Clerici, Bonolis, De Filippi,
Costanzo), e dalla solita e solida insipienza di Piersilvio.
Il calabrone Presta avrebbe proposto
al rampollo di Silvio un 'patto' del terzo tipo, e cioè: da
una parte, il Biscione di Cologno Monzese abbassa la
saracinesca della contro-programmazione anti-canzonette
ponendo un bel cartello sul piccolo schermo "chiuso per
Sanremo"; dall'altra, il Cavallo di viale Mazzini, per la
prima volta nella sua vita, mette in onda il festival prima
del "periodo di garanzia'. Quei tre importantissimi mesi,
a partire dal primo marzo, i cui ascolti determinano i
parametri pubblicitari di Rai e Mediaset.
Di solito l'azienda di Stato, con il
dovizioso auditel guadagnato durante la settimana di Sanremo,
poteva tirare avanti tranquilla, infischiandosene di eventuali
flop nei mesi a seguire. Era un "grasso" di 20/30
punti che riusciva a tenere in piedi la baracca degli ascolto
Rai.
Ora, il patto Piersilvio-Presta, con
il sigillo da parte del Cda Rai, sta rivelando l'altra faccia
della vestaglia. Se i sado-Masi, dopo aver gioito per i dati
auditel, adesso piangono per il mancato bottino para-futuro, i
piersilvi non ridono. Anzi. Devono vedersela con i fulmini di
Publitalia.
La concessionaria guidata da Giuliano
Adreani è alle prese con i clienti furibondi per gli ascolti
bassissimi ottenuti dagli spot durante i giorni del festival,
ed è obbligata a "rifondere" il maltolto. Quindi, i
prossimi tre mesi, Mediaset sarà impegnatissima a non
sbagliare un programma, dunque a stravincere il "periodo
di garanzia", con la Rai obbligata ad affondare, senza
nemmeno il 'conforto' dell'effetto Sanremo sull'auditel.
2 - CRAC, SI CANTA!
http://www.tvblog.it/
E' un accreditato rumor dell'ultima
ora, di quelli che scottano, ma non possiamo confermarvene
l'assoluta certezza (nel caso di Gigi d'Alessio non abbiamo
"toppato", il suo show stava per saltare sul serio
ai tempi). Pare che il neo-acquisto Pino Insegno sia stato
prontamente "congedato" dalla Rai, dopo il flop di
ieri del suo show teatrale, 'Insegnami a sognare' (3.415
milioni e il 13.32% di share).
E GIULIANO ADREANI
Insistenti voci di corridoio vogliono
che, a subentrare alla conduzione di Ciak, si canta - da
venerdì 12 marzo su RaiUno - siano Pupo e Emanuele Filiberto,
i due re dello scandalo di Sanremo che ritroveremo già questa
sera (venerdì, ndD) a I Raccomandati (d'altronde la
produzione di Ciak, si canta è la stessa, LDM).
La stessa Miriam Leone, annunciata
co-conduttrice dello show a sua volta scippato a Eleonora
Daniele, potrebbe scontare ingiustamente "la pena"
di Insegno. Attualmente risulta semplicemente "non
pervenuta".
3 - DAGO-RETROSCENA: SGARBI TRA EX
AENNINI
Il siluramento di Pino Insegno ha sorpreso gli 'addetti ai
livori' di viale Mazzini. E il motivo è, politicamente,
semplice. L'ex della Premiata Ditta viene marchiato infatti
tra gli aficionados della telecricca dei Tipini Fini, come del
resto il direttore di RaiUno, Mauro Mazza. Di qui, la
"cacciata" di Eleonora Daniele, showgrill che
sarebbe molto 'stimata' dagli ex-aennini anti-finiani del
calibro di Maurizio Gasparri e di Gianni Ale-danno (l'attuale
sindaco di Roma, una volta che salì al verticie del ministero
dell'Agricoltura, avrebbe gentilmente concesso una consulenza
alla bella e vispa Daniele, non si sa per quali dote
agricole...).
Ecco, un finissimo Pino Insegno
accompagnato all'uscita di viale Mazzini 14 dopo il flop del
suo varietà colpisce. Come del resto, sull'onda sanremina, l'uno-due
del duplex ultrash Cric & Crac (Pupo e Filiscemo)
tramortisce i neuroni del tele-morente. Per non parlare,
infine, della culiforme Miriam Leone, che si vanta di qua e di
là del suo feeling profondo con quelli del settimo piano.
4 - INSEGNAMI A SOGNARE? NO, INSEGNAMI
A CAMBIARE CANALE!|
Aldo Grasso per il Corriere
della Sera
Anche nel riciclare ci vuole arte.
Ancora una volta, nell'incapacità di incidere sul presente,
la Rai si affida al suo prezioso archivio. Il venerato maestro
Karl Popper, nel suo celebre libello Cattiva maestra
televisione invocava una patente per chi si occupa di tv;
l'unica patente che servirebbe è per chi saccheggia gli
archivi, in spregio alla filologia, alla sensibilità, al buon
gusto.
Dopo aver collezionato un numero
discreto di flop, Pino Insegno, spalleggiato dal fratello
Claudio, da Massimo Cinque, Francesca Draghetti e Fabrizio
Zaccaretti, per la regia di Giovanni Caccamo (fratello di
Felice?) propone- sono sue parole- «un viaggio a ritroso
nella storia del piccolo schermo, raccontata attraverso
effetti speciali di ultima generazione che nulla tolgono
all'armonia dei contributi originali». Nulla tolgono? Tolgono
semplicemente l'anima di quella straordinaria stagione.
Grazie alle magie del digitale, Pino
Insegno si inserisce in alcuni celebri spezzoni per duettare
con i grandi: da Gino Bramieri ad Alberto Sordi, da Aldo
Fabrizi aWalter Chiari, da Vittorio Gassman a Giancarlo
Magalli (che, ontologicamente e fisicamente, non può
definirsi un grande).
Ma il problema è lui, Pino Insegno,
completamente inadeguato, sempre perdente nel confronto,
inutilmente ossequioso. L'effetto speciale, quando rimane
tale, non ha nulla di speciale, nemmeno in 3D. Ho provato una
stretta al cuore nel vedere sfilare le mitiche «signorine
buonasera»: Nicoletta Orsomando, Rosanna Vaudetti, Paola
Perissi, Mariolina Cannuli, Marina Morgan.
Il tempo passa per tutti, le
annunciatrici sono un lascito di una tv che ormai si fatica a
riconoscere. Sono regine dei nostri sogni giovanili e tali
dovrebbero restare: un sogno, con i fratelli Insegno, diventa
un semplice segno, per nulla «in», ma molto «out».
[28-02-2010] |
STRISCIA
NON TACE” - IL QUOTIDIANO TRAVAGLINO PRENDE ATTO DELLA
TOPPATA: "EVIDENTEMENTE il loro intervento su Paolo
Berlusconi non è riuscito a ottenere lo stop del servizio del
Gabibbo che è andato in onda il 26 dicembre"...
1 - IN GABIBBO VERITAS, "STRISCIA
NON TACE", BUONE NOTIZIE
Dal "il
Fatto Quotidiano"
"Il tg satirico di Antonio Ricci
smentisce la notizia totalmente falsa pubblicata oggi da
alcuni quotidiani. Secondo queste testate giornalistiche, il
servizio che il Gabibbo ha realizzato sul Cantiere della
Scuola dei Marescialli di Firenze sarebbe stato censurato per
volere dell'architetto Giovanni Facchini grazie
all'intercessione di Paolo Berlusconi, che avrebbe richiesto
direttamente ad Antonio Ricci di bloccare il pezzo.
"Striscia" è assolutamente
estranea all'ipotesi formulata, secondo cui il Gabibbo si
inserisca in un sistema di ‘favori e scambi', tanto che il
servizio sopracitato è stato mandato regolarmente in onda nel
dicembre 2009 e addirittura ripreso a febbraio 2010 per
sottolineare come questa grande incompiuta fosse inserita
nello scandalo del G8.
Il tg satirico, in quell'occasione, ha
precisato che per la vicenda erano indagate diverse persone,
con l'accusa di concorso in corruzione, e ha promesso un
aggiornamento in merito ai fatti. Striscia la Notizia, in 22
anni di militanza televisiva, ha dimostrato di muoversi sempre
autonomamente rispetto all'editore e a qualsiasi forza
politica. Basta guardarla!".
***
Risposta:
"Il Fatto Quotidiano" prende
atto della smentita e soprattutto della messa in onda del
servizio del Gabibbo il 26 dicembre del 2009. A causa della
ristrettezza dei tempi di chiusura del giornale non siamo
riusciti a contattare Antonio Ricci ieri prima della
pubblicazione.
L'articolo era basato su
un'informativa dei carabinieri del 22 dicembre 2009 nella
quale si riportavano le telefonate tra Giovanni Facchini
(architetto amico di Paolo Berlusconi raccomandato dal
fratello del premier per i cantieri della Maddalena del G8) e
Fabio De Santis (Provveditore alle opere pubbliche della
Toscana). Sono i carabinieri a mettere in connessione queste
telefonate relative al servizio di Striscia a "un più
ampio contesto di continuo interscambio di favori".
Nell'informativa tra l'altro si legge
che il 17 dicembre pomeriggio, "Giovanni Facchini facendo
ancora riferimento al servizio su ‘Striscia la Notizia'
informa Fabio De Santis che Paolo (Berlusconi) ha inviato
l'appunto ad Antonio (Ricci) e si riserva di comunicare
eventuali reazioni: ‘Senti Paolo ha parlato direttamente con
Antonio e gli ha mandato la nota... che mi sembrava
esplicativa e quindi insomma adesso... poi dopo casomai lui ci
farà sapere qualche commento o qualcosa... comunque c'ha
parlato direttamente ... quindi...'. Fabio De Santis esprime
soddisfazione per il risultato, al momento, raggiunto
‘vivaddio!!... vivaddio!!'".
Evidentemente l'architetto Facchini e
il provveditore De Santis hanno cantato vittoria troppo presto
e il loro intervento su Paolo Berlusconi non è riuscito a
ottenere lo stop del servizio del Gabibbo che è andato in
onda il 26 dicembre. Comunque una buona notizia.
M.L.
[05-03-2010] |
|
MEDIASET FA RICCA MONDO HE...
S.Fi. per "
Il Sole 24 Ore
" - Per una corazzata da oltre 4 miliardi di euro di giro
d'affari come Mediaset sono briciole: un accordo da 3 milioni
per avere la licenza di cinque film da trasmettere nei canali
gratuiti. Per Mondo He, la micro-cap nata come costola della
già piccola Mondo Tv, che ha ceduto un pezzo di library,
quella cifra è un'enormità e infatti ieri il titolo ha preso
il volo a Piazza Affari (+19%). Se tre milioni sono un
centocinquantesimo degli utili di Mediaset, da soli sono
quanto vale tutta Mondo He in Borsa (che capitalizzava appunto
3 milioni, prima dell'impennata di ieri).
Nei primi nove mesi del 2009 la piccola società milanese che
commercializza dvd e film (tra cui l'esclusiva dell'Istituto
Luce) ha perso 2,1 milioni a fronte di un giro d'affari
dimezzato a 13 milioni. L'accordo con il colosso della
famiglia Berlusconi la rimette in sesto.
- UN BISCIONE A PROVA DI CONCORRENZA...
Ettore Livini per "la Repubblica" - La stella di
Mediaset continua a brillare a Piazza Affari. Il titolo del
Biscione ha messo a segno ieri un balzo del 4,6% a 5,7 euro,
spinto da un rapporto di Jp Morgan che ha promosso Cologno a
overweight (sovrappesare) con un prezzo obiettivo a 6,6 euro.
I motivi della promozione sono molti: la cedola che potrebbe
rendere il 4%, la ripresa della pubblicità, il successo dei
servizi pay.
Ma il vero plus è un altro: il 63% delle entrate, stima
la banca Usa
, arriva dagli spot in Italia. «E contrariamente a quanto
accade in Europa dove i network generalisti subiscono una
forte concorrenza dalle reti rivali», scrive Jp Morgan,
Mediaset riesce a difendere senza problemi la sua «alta»
quota del 65% della pubblicità tv. Avere il socio di
controllo a Palazzo Chigi, casa madre della Rai, evidentemente
aiuta
22.02.10 |
|
CLERICI
TECNOCASA - L’ANTONELLONA SI POTREBBE GUARDARE IL FESTIVAL
DI SANREMO TRANQUILLAMENTE IN POLTRONA DA CASA - AVREBBE UN
SOLO IMBARAZZO: QUALE CASA? HA 41 IMMOBILI IN TUTTA ITALIA –
EPPURE È RIUSCITA A SPUNTARE ALLA RAI 1,6 MLN € IN UN ANNO
(500 MILA € SOLO PER IL 'PESTIVAL')…
Fosca Bincher per "Libero"
Un po' grazie alla famiglia di
origine, un po'grazie alla Rai che l'ha blindata con uno dei
migliori contratti della sua storia. Ma una cosa è certa:
Antonella Clerici il Festival di Sanremo se lo potrebbe
guardare tranquillamente in poltrona da casa. Avrebbe un solo
imbarazzo: quale casa? Alla banca dati Sister del catasto
italiano la Clerici di case ne ha più di un'immobiliare.
Basta battere il codice fiscale della bionda dal mattone d'oro
per trovare la proprietà o la comproprietà di 41 fabbricati
in tutta Italia.
Il grosso, 32, sono in provincia di
Milano, fra il capoluogo e Legnano, e in gran parte si tratta
di appartamenti, cantine e garage in corso Magenta. Ma ce ne
sono anche 4 nella provincia di Varese (Busto Arsizio), due in
quella di Genova (Rapallo) e tre nella capitale. Appartamenti
talvolta acquistati da sola, altre con la sorella, in altri
casi ancora frutto dell'eredità e divisi con tutta la
famiglia.
Certo un discreto patrimonio
immobiliare che potrebbe garantire alla Clerici un buon
reddito anche in caso di assenza dai teleschermi pubblici.
Eppure la conduttrice del Festival di Sanremo 2010 non perché
era in grado di vivere nella bambagia ha perso la grinta
nell'ultima trattativa economica con la Rai. Secondo fonti
interne all'azienda è riuscita a spuntare proprio tutto
quello che voleva fino all'ultimo centesimo.
La sua annata vale 1,6 milioni di
euro, prezzo da star assoluta anche per le generose casse
della tv di Stato. Si dice che sia stato calcolato in 500 mila
euro il cachet per il solo Sanremo, ma dall'azienda non arriva
conferma né ufficiale né ufficiosa. Si sa invece che la
formula contrattuale coinvolge la Clerici anche nelle
decisioni sulle produzioni esterne e sugli altri contratti di
collaborazione per la "Prova del cuoco", tanto che
almeno uno di rilievo è stato fortemente chiesto da lei.
E si sa anche che, nella trattativa,
la Clerici ha chiesto un risarcimento più che simbolico per i
danni che avrebbe patito con l'interruzione dopo solo due
puntate (quelle del 22 e del 29 settembre 2009) della seconda
edizione di "Tutti pazzi per la tele", crollata da
una stagione all'altra dal 25% al 14% di share. Per le 6
puntate non andate in onda ha ottenuto un bonus risarcitorio
da 120 mila euro, assai più elevato di quello che di norma si
assegna (il 10% del compenso personale previsto) in caso di
cancellazione improvvisa di show o programmi televisivi.
Secondo quanto risulta a Libero, per
altro la Clerici ha chiesto di non incassare personalmente il
risarcimento, ma di versare i 120 mila euro a una società
milanese, la Oliver srl, con sede in piazza della Repubblica.
La srl, che è attiva nel settore delle comunicazioni e delle
partecipazioni immobiliari, risulta avere la proprietà di un
immobile ad Ansedonia, vicino ad Orbetello (Argentario) ed è
oggi interamente intestata alla psicologa Cristina Clerici,
sorella di Antonella e sua "socia" anche nella
proprietà di alcuni immobili.
Ma fino al mese di marzo 2007 le quote
della Oliver erano così divise: "90 per cento Antonella
e 10 per cento Cristina Clerici". Che il passaggio
azionario sia stato più formalità che sostanza non lo indica
solo la richiesta della conduttrice di Sanremo di versare quei
120 mila euro di risarcimento alla Oliver, ma il bilancio
stesso della società. Quello chiuso al 31 dicembre 2008
indica ad esempio un debito da 748.494 euro "verso soci
per finanziamenti infruttiferi".
La voce generica è così tradotta in
nota: "si precisa che lo stesso è stato erogato da un
socio e che il finanziamento è inteso non produttivo di
interessi; lo stesso socio, pur avendo ceduto la sua
partecipazione, ha concesso ulteriori facilitazioni creditizie
alla società, incluse nella voce debiti verso altri (213.320
euro)". Insomma, avendo un credito da circa un milione di
euro nei confronti della Oliver srl , che ha un fatturato più
o meno equivalente, Antonella ne è tuttora la titolare di
fatto.
Nonostante queste discrete possibilità,
in più occasioni la Clerici ha preferito come tutti gli
italiani farsi finanziare dalla banca di fiducia l'acquisto di
casa attraverso l'erogazione di un mutuo. L'ha fatto per la
prima volta nel 1992 a Milano, quando la Banca popolare di
Verona le concesse un mutuo da 100 milioni di vecchie lire per
comprare l'appartamento in largo Cairoli. E due volte con la
Banca di Legnano per l'acquisto di due case a Roma.
La prima nel 1999: 500 milioni di lire
per comprare casa in via Cola di Rienzo, al centro del
quartiere Prati. E la seconda alla fine del maggio scorso,
quando lo stesso istituto di credito del paese natio ha
concesso ad Antonella un mutuo ventennale da 2,3 milioni di
euro (3,4 con gli interessi) per acquistare a Roma Nord, in
via della Mendola, due appartamenti, uno da dieci vani e uno
più o meno della metà.
[16-02-2010] |
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MEDIASET BATTE YOUTUBE...
Da "MF" - Il
Tribunale di Roma ha respinto il reclamo di Youtube e
confermato il provvedimento emesso il 16 dicembre, che
condannava l'azienda web a rimuovere dai server tutti i
contenuti illecitamente caricati. Il riferimento specifico è
agli spezzoni del Grande Fratello, ampiamente in testa nelle
classifiche dei video più cliccati.
Questa nuova ordinanza si inserisce
nella causa iniziata nel luglio 2008 da Mediaset contro
Youtube e «rafforza», secondo una nota di Mediaset, «il
principio della tutela del diritto d'autore e della proprietà
intellettuale. Un principio che finalmente diventa patrimonio
di tutti gli editori e che potrà essere applicato nei
confronti di ogni sito web che viola la proprietà dei diritti
altrui.
L'ordinanza ribadisce infatti che
anche i siti come Youtube devono rispondere alle consuete
regole commerciali: contrariamente a quanto avveniva finora,
da oggi solo chi investe in contenuti ha il diritto di
sfruttarli economicamente anche online attraverso la raccolta
pubblicitaria o altre fonti di ricavo».
[15-02-2010]
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IL CDA RAI VUOLE PENSIONARE MINOLI (NIENTE
PROROGA, SOLO UNA CONSULENZA) – COSI FORSE USCIRA’ LA
PUNTATA NEL CASSETTO SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI ?
Maurizio Caverzan per " Il
Giornale"
1 - Levata
di scudi l'altro giorno in consiglio d'amministrazione di
fronte alla proposta del direttore generale Mauro Masi di
rinnovare per altri tre anni il contratto a Giovanni Minoli.
Il direttore di Rai Educational e di Rai Storia compie 65 anni
in maggio e nessuno eccepisce sulle sue riconosciute qualità
professionali. Tuttavia Masi ha trovato disco rosso sia a
destra che a sinistra.
Se Minoli rimanesse ancora un dipendente Rai
si creerebbe un precedente e tutti gli altri dirigenti che
hanno accettato la pensione alla scadenza naturale potrebbero
protestare. Inoltre, è stato fatto notare, quando arriva
l'ora dei cinquantenni e quarantenni? Per Minoli si profila un
contratto di consulenza.10.02.10
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MINOLI
SCANSA LA PENSIONE...
Cda Rai diviso su
Giovanni Minoli. Il direttore di Rai Educational il 24 maggio,
quando compirà 65 anni, dovrebbe andare in pensione. Però ha
chiesto di restare a viale Mazzini almeno altri tre anni. Una
richiesta che se accettata comporterebbe un precedente
insidioso per le casse dell'azienda. Ma la proroga è
praticamente cosa fatta: il direttore generale Mauro Masi è
orientato a tenerlo fino a tutto il 2012, altri due anni e
mezzo. Motivazione ufficiale: il giornalista deve occuparsi
dei progetti della tv di Stato per i 150 anni dell'unità
d'Italia. Celebrazioni che cadono nel 2011. I conti,
evidentemente, non tornano. (A.P.)
02.02.10
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BISIO E’
IL VERO ZELIG - DI NOTTE ACCAREZZA IL SUO CUORE DA SEMPRE A
SINISTRA E DI GIORNO CURA IL SUO PORTAFOGLIO DI DESTRA –
DICHIARA PIÙ DELLO SCARPARO A PALLINI, DONATELLA VERSACE E
UMBERTO ECO - IL COMICO PIÙ RICCO DI ZELIG HA TERRENI,
AZIONI, CACHET E 13 CASE PROVENIENTI ANCHE DALLA SUA FAMIGLIA
BENESTANTE…
Franco Bechis per "Libero"
Come il Leonard Zelig di Woody Allen,
Claudio Bisios offre di camaleontismo. Ma per lui non è una
malattia. Di notte accarezza il suo cuore da sempre a
sinistra, cavalcando con battute al fulmicotone i cabaret che
lo hanno reso celebre fino a farlo diventare il mattatore di
Zelig su Canale 5. Di giorno cura il suo portafoglio a destra,
per cui deve ringraziare le tv di Silvio Berlusconi. Un
superportafoglio, perché Bisio guadagna più di 2 milioni di
euro all'anno ed è il comico più ricco, anzi, straricco, di
tutta la banda Zelig.
Lascia a distanza siderale perfino
Luciana Littizzetto, la comica più ricca. Lei lo supera solo
sul mercato immobiliare: ha 13 case fra Torino e Milano. Bisio
si è fermato a 12. Alla banca dati del catasto il compagno
Zelig di Novi Ligure (dove è nato il 19 marzo 1957) risulta
proprietario di 5 fabbricati a Milano, due in provincia di
Savona, tre a Firenze e due in provincia di Genova (ad
Arenzano). In più ci sono cinque terreni nell'alessandrino e
tre nel fiorentino.
Ma a differenza della Littizzetto
Bisio viene da famiglia benestante, e buona parte del
patrimonio di immobili e terreni lo ha ereditato dal padre
insieme alla sorella Marilena, di tre anni più giovane. Sugli
immobili vale di più lei. Ma sul vile denaro Bisio sbaraglia
la collega, grazie soprattutto agli ottimi contratti ottenuti
con Mediaset e con Seat-Pagine gialle per cui da anni è
testimonial di un fortunatissimo spot.
Quando la Littizzetto ha iniziato a
lavorare con Fabio Fazio in Rai, al fisco ha dichiarato 1,8
milioni di euro, cifra che la inserisce di diritto fra le
donne più ricche di Italia. Bisio però le ha bagnato il
naso, lasciandola a grande distanza. Con il suo reddito di
2.299.611 euro dal 2005 è entrato nell'em - pireo dei
milionari italiani, 384° in classifica. Tanto per capirci al
385° posto figurava Andrea Della Valle, presidente della
Fiorentina, che guadagnava 9 mila euro meno di lui.
Sopra i due milioni di euro, ma alle
spalle di Bisio c'erano anche Donatella Versace,
l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti (che da
domani secondo un emendamento alla legge comunitaria passato
ieri in Senato dovrà ridursi lo stipendio sotto i 200 mila
euro lordi, parificato ai parlamentari), l'ex manager della
Juventus, Antonio Giraudo, il calciatore- allenatore ancora
per poco della stessa squadra, Ciro Ferrara, e perfino uno
scrittoreintellettuale che campa di diritti di autore d'oro
come Umberto Eco (2 milioni e 128 mila euro).
A costruire il super-reddito di Bisio
oltre ai cachet cinematografici e per le serate, ci sono anche
le partecipazioni in società. Il comico ha il 2 per cento
della Bananas srl, creata da Gino e Michele proprio per dare
forma societaria alle fortune di Zelig. Ma è intestata a lui
anche l'80 per cento di una immobiliare, la Solea srl, di cui
è ammi-nistratore unico. Nel 2008 ha fatturato poco più di
un milione di euro con un utile di 469.277 euro.
Non ha immobili di proprietà, ma ha
preso in leasing un ufficio con autorimessa (valore 1,3
milioni) e una abitazione (valore 602 mila euro) che gestisce
e riaffitta a terzi. Bisio ha una quota anche di una società
di promozione pubblicitaria (la Moviement srl) che fattura
circa 2 milioni di euro all'an - no e ha chiuso il 2008 in
utile per 33.093 euro.
Meno fortunata un'altra avventura
imprenditoriale in cui si è tuffato insieme ad altri colleghi
di Zelig: quella della Steek Hutzee srl, azienda di
abbigliamento in corso di trasformazione. Dopo qualche anno in
cui si è barcamenata, ha dedicato l'intero 2008 a cercare di
riscuotere i crediti dai clienti che non pagavano. Risultato:
13 mila euro di perdita. Per Bisio non è un dramma: ha solo
l'8 per cento. Per gli affari (e non solo quelli), Claudio ha
davvero naso.
[28-01-2010]
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RAI D'ORO: 900MILA € PER RIDGE BALLERINO - ORA CARLO TOTO PUNTA
SUI VOLI PRIVATI -- IL PRIMARIO LICENZIATO PERCHÉ “AIUTÒ
‘PANORAMA’ A DENUNCIARE IL DEGRADO” (E NON PER IL
DEGRADO STESSO)…
Da "Panorama"
in edicola domani
- LICENZIATO IL PRIMARIO, SOSPETTO
SPIONE, «AIUTÒ PANORAMA A DENUNCIARE IL DEGRADO»...
Un giornalista di
Panorama vestito da medico si era infiltrato nei reparti
dell'ospedale di Isernia per dimostrare il degrado che regnava
in corsia. Ora a quasi due mesi di distanza qual è stato il
provvedimento dei responsabili sanitari dopo la clamorosa
inchiesta-denuncia? Il licenziamento di un primario. Meglio di
niente, si dirà. Però il medico in questione, Cristiano
Huscher, non è stato cacciato perché ritenuto responsabile
del degrado, ma perché sospettato di aver aiutato il
giornalista a documentare quel degrado.
«La commissione di inchiesta interna
ha ritenuto che sia stata raggiunta la prova, con ogni
ragionevole certezza, che il giornalista di Panorama,
qualificatosi come dottor Trimarchi, sia stato presentato da
lei...»: così Huscher, primario di chirurgia dell'ospedale
di Isernia, che respinge l'accusa e dice di essere stato
raggirato dal cronista, è stato cacciato. A quanto risulta
nessun provvedimento è stato emesso nei confronti dei
responsabili di altri reparti in cui il giornalista è
entrato.
Ma, cosa ancor più incredibile, nessun provvedimento è stato
indirizzato a medici e chirurghi che fumano all'interno dei
blocchi operatori. Che non indossano guanti e mascherine
durante gli interventi chirurgici. Che disattendono tutte le
norme in materia di infezioni ospedaliere. Nulla di nulla.
Alla commissione di inchiesta dell'Asrem interessava scovare e
colpire il presunto «traditore». Per la salute dei malati c'è
tempo. (Carmelo Abbate)
- RIDGE TUTTO D'ORO PER LUI 900 MILA
EURO...
Se "Ballando
con le stelle", show del sabato sera di Raiuno, batte
regolarmente Io canto di Canale 5, il merito è anche di Ron
Moss, il Ridge di Beautiful. Per far esibire in tango e salsa
il protagonista della soap del concorrente la Rai gli
elargisce però tanti quattrini: 900 mila euro (ma il povero
Moss ci deve pagare anche vitto e alloggio) per 10 puntate. Un
supercompenso, considerando che l'anno scorso il cda Rai si
spaccò sul contratto di Emanuele Filiberto, facendolo poi
scendere a 350 mila euro.
Stavolta invece hanno votato contro
soltanto due consiglieri, Giorgio Van Straten e Nino Rizzo
Nervo. Guadagna benissimo anche il modello-attore Raz Degan
(570 mila euro), i colleghi Barbara De Rossi e Lorenzo Crespi
ne incassano 240 e 185 mila. Per non sforare il budget della
trasmissione la Rai ha dovuto tagliare sugli altri concorRenti.
I due schermidori Margherita Granbassi e Stefano Pantano
guadagnano rispettivamente 96 e 34 mila euro. Quest'ultimo è
anche il compenso dell'attrice Benedetta Valanzano. (Antonella
Piperno)
28.01.10 |
SPRECHIFICIO
RAI - 150 mln DI PASSIVO E LA
CORTE DEI CONTI
INDAGA – PER I MANAGER CI SONO SUPER LIQUIDAZIONI
OPPURE UN “PARCHEGGIO” SENZA INCARICHI MA A PIENO
LIBRO PAGA - L’UNICA SOLUZIONE IN VISTA? PER SADO-MASI
è UNA SERIA POLITICA DI RECUPERO DELL’EVASIONE DAL
CANONE (STIMATA A 400 MLN €)…
lberto Guarnieri per "Il
Messaggero"
In
Rai è l'ora della crisi. Non solo dovuta alla
contrazione della pubblicità, ma condita da sprechi che
in stato di emergenza risultano sempre meno
giustificabili. E così la
Corte dei conti
indaga perché una dozzina di dirigenti e direttori sono
rimasti senza incarichi e mansioni ma a pieno libro
paga. Mentre altri se ne sono andati, ma con
liquidazioni davvero considerevoli.
Non
oggetto di indagine, ma di malumori interni, ecco poi il
continuo, salato, ricorso a nuovi conduttori, ingaggiati
nelle ultime settimane per nuovi programmi di
informazione per i quali evidentemente nessuno dei quasi
duemila giornalisti interni è stato ritenuto adeguato.
Il tutto a fronte di un bilancio che presenterà alla
fine dell'anno (a meno di miracoli contabili e di
risparmi oggi impreventivabili) un passivo di 150
milioni di euro. Che potrebbero diventare oltre 600 di
qui al 2012. Insomma, il piatto piange. E l'unica
speranza sembra venire da una seria politica di recupero
dell'evasione dal canone, oggi stimata in 400 milioni di
euro.
CORTE DEI CONTI
La
Corte dei conti
, chiamata in causa da un esposto di un consigliere
della stessa Rai, Nino Rizzo Nervo, indaga sui direttori
a spasso. E a condurre l'istruttoria è lo stesso
sostituto procuratore che indagò sulla nomina, poi
revocata, a direttore generale di Alfredo Meocci. E la
scelta dell'incompatibile ex commissario dell'Authority
è costata alla Rai una multa milionaria.
Anche
ora si parla di nomine. Ma non di chi è stato scelto,
bensì degli esclusi. Sono una dozzina i direttori
giornalistici e dirigenti Rai senza incarico, vittima
dei continui totonomine, sport preferito dell'azienda.
Il numero è variabile. Non si può infatti negare
infatti al direttore generale Mauro Masi, come alla
precedente gestione, uno sforzo di ricollocazione
notevole. Fino a qualche anno
fa infatti il
numero dei rimossi si aggirava costantemente intorno
alla quarantina.
E'
però incontestabile che molte ricollocazione sono
esclusivamente frutto di una moltiplicazione delle
poltrone, specie delle vice direzioni, difficilmente
spiegabile con esigenze funzionali. E d'altro canto le
nomine continuano. In queste ore è polemica sui
possibili nuovi capiredattori alla TgR, mentre si
preparano nuove direzioni per Rai News (il cui inventore
Michele Mezza è a spasso), Fiction e Cinema.
SENZA INCARICO
Non mancano i nomi illustri tra le vittime del
nominificio. Paolo Ruffini, direttore di Raitre, ha
sostituito nella lista Antonio Di Bella, che ha preso il
suo posto dopo essere stato avvicendato al Tg3. Ancora
senza nuovo incarico è addirittura un ex direttore
generale come Claudio Cappon. In altre aziende i
supermanager sono licenziabili, mentre in Rai ogni
nomina a direttore è di fatto e di diritto a vita.
Senza nuova collocazione c'è anche un noto televolto ed
ex presidente di Regione come Piero Badaloni.
Va
un po' meglio con le "quote rosa":
ricollocate, con la moltiplicazione delle vicedirezioni
(ce ne sono in strutture di cinque persone),
Anna Donato
, Roberta Enni e Teresa De Santis. "A
disposizione" invece Mirella Marzoli. La direzione
generale fa notare che con rapidità viene trovata una
nuova pronta ricollocazione per quasi ogni escluso. Ma
la lista dei senza incarico conosce anche nuovi
ingressi. La scelta dei nuovi vice direttori al Tg3 l'ha
di nuovo rimpolpata e presto toccherà al novo direttore
di raitre fare le proprie scelte, che inevitabilmente
porteranno a nuovi "esuberi".
SUPER LIQUIDAZIONI
Lasciano invece definitivamente
la Rai
due dirigenti di lungo corso come Angela Buttiglione e
Marcello Del Bosco. La celebre giornalista, poi
direttore della TgR, e il responsabile della Radiofonia
riceveranno per liquidazione e patto di non concorrenza
oltre un milione e mezzo di euro complessivamente. Un
po' meno di uno a lei, molto più di mezzo a lui. Cifre
che suscitano proteste di fronte al buco nei conti Rai.
IL BILANCIO
Un "rosso" dovuto comunque essenzialmente alla
crisi economica che ha messo in ginocchio la raccolta
pubblicitaria della Sipra: solo nel 2009 sono mancati
all'appello circa 100 milioni. Ma un ruolo nel deficit
lo giocano anche l'aumento dei costi generali e la
crescita esponenziale, soprattutto negli anni pari, dei
diritti televisivi. Come uscirne? Masi punta a
recuperare tra i 70 e i 100 milioni l'anno per tamponare
la falla.
Assicura
di aver dichiarato guerra agli sprechi, che ha ereditato
dalle passate gestioni, e scommette su una drastica
riduzione dell'evasione del canone. Portarla dal 27 per
cento attuale al 10 farebbe rientrare quasi 400 milioni
di euro l'anno. Un modo davvero semplice e indolore per
raggiungere il pareggio di bilancio nel 2012. Per ora
però le previsioni di bilancio triennali parlano di un
possibile "rosso" addirittura superiore ai 600
milioni di euro.
LE PROSPETTIVE
D'altro canto
la Rai
si avvia ad essere l'unico player del mercato televisivo
che non può fare pay tv. Un limite che deriva
principalmente dal fatto che riceve i soldi del canone.
Una distinzione dell'azienda in due rami, servizio
pubblico e tv commerciale, è sempre più all'ordine del
giorno.
[25-01-2010]
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REGISTRA DI
NASCOSTO LA TELEFONATA CON L’AUTORE DI UN ARTICOLO DI
‘ITALIA OGGI’ DA LEI RITENUTO FALSO E INFAMANTE (LEI CHE
VA SU E GIù PER UN TRENO, PENSATE UN PO' CHE INFAMIA!), E POI
LA PUBBLICA SUL BLOG. UNA VERA PORCATA" – "LA
TECNICA DELL’ALLIEVA DI TRAVAGLIO È SOTTOPORRE L’IGNARO
INTERLOCUTORE AD UN INTERROGATORIO NELLA SPERANZA CHE CEDA,
PER STANCHEZZA”…
Luca Mastrantonio per "Il
Riformista"
Sembra una fiction di Carabinieri, interpretata da attrici
tipo Manuela Arcuri (indimenticabile, no?), invece è
un'operazione da Stasi. La ex musa bionda di Michele Santoro,
ora giornalista a "Il Fatto quotidiano", Beatrice
Borromeo, si è sentita ferita da un boxino su "ItaliaOggi"
che riferiva di una sua corsa per scendere dal treno,
attraversando le carrozze nel senso opposto di marcia.
Una notizia falsa e infamante, secondo
la Borromeo, anche perché le viene attribuito il possesso di
un i-phone, quando lei non c'è l'ha l'i-phone, come ha
chiarito sul blog antefatto.ilcannocchiale.it, per la serie «Deontologia
professionale».
In effetti, è una lezione
deontologica per tutti. Gli spioni d'Italia, però, non i
giornalisti. Perché Beatrice Borromeo ha telefonato e
registrato, di nascosto, la conversazione con l'autore
dell'articolo di ItaliaOggi, Pierre De Nolac. Conversazione
che lei ha pubblicato sul blog. Una vera porcata, visto che
tra i due il personaggio pubblico è, semmai, la Borromeo. Lei
scrive di sapere che Pierre De Nolac è uno pseudonimo e
quindi sa, perché è intelligente, che dalla voce, ora,
possono riconoscerlo.
beatrice borromeo006
Alla porcata deontologica, si aggiunge
il pastrocchio giornalistico. Per dimostrare la sua tesi - non
è possibile percorrere un treno al contrario, con buona pace
di "Azzurro" di Paolo Conte! - la Borromeo modella,
manipola e piega la realtà dei fatti. Basta ascoltare il file
audio, per capire i metodi della scolara di Travaglio: le
domande devono essere trappole, che consistono nel formulare
in maniera interrogativa una affermazione e considerarla
autenticata dall'interlocutore se questi ride, bofonchia
oppure cambia la risposta perché gli viene continuamente
formulata; le domande, d'altronde, vanno ripetute a oltranza
se il senso della risposta non è quello desiderato;
soprattutto, non bisogna interloquire, con l'interlocutore, ma
sottoporlo ad un interrogatorio - di cui lui è ignaro - nella
speranza che ceda, per stanchezza.
Nel blog, Beatrice Borromeo sostiene
che Pierre De Nolac «ha scritto una balla contro di me, e per
rimediare si dice disposto a scrivere un'altra balla, magari
contro qualcun altro, per far piacere a me. Questa sì che è
deontologia professionale».
Ma De Nolac, nella registrazione,
parla, alla fine della conversazione, di «notizia», e
precedentemente di «nota interessante», raccontata da «amici
molto fidati» (non è che tutti hanno materiale dalla
questura). Ammette che sì, «sono note tra la satira e la
descrizione di quello che succede, mischio sempre tutto un po'
tutto... sono un po' travagliesco», ma non ritratta mai la
notizia (ma si può considerare notizia il senso in cui la
Borromeo percorre un treno?).
La Borromeo, stizzita, ribatte che «no,
Travaglio dice la verità, scherzi!». Non si sognerebbe mai,
aggiungiamo noi, di scrivere che lei ha un i-phone se è un
blackberry. No. Lei allora, suadente, getta l'amo: «La
prossima volta posso scrivere una bugia su di te?», De Nolac
fa il marpione, ma non abbocca: «No...» Anzi, rilancia: «Oppure...
mi passi qualcosa che ti può essere utile... qualche cosa che
vedi». Questa, secondo la Borromeo, è invece l'ammissione di
aver scritto una balla.
Alla fine della telefonata, B&B
continua a ripetere la sua tesi, pensando che PDN la
certifichi con una risata o cedendo all'esasperazione (vi è
mai è capitato di dire sì per finire la conversazione con
chi fa sempre la stessa domanda e non accetta la risposta?
Ecco).
B&B «Lo fai spesso di scrivere cose
false?»
PDN «No»
B&B «Solo questa volta?»
PDN «Assolutamente no»
B&B «Solo questa volta qua?»
PDN «Sì, sì, sì...».
Ps, Per la cronaca, giudiziaria, B&B non è un bed
and breakfast.
[18-01-2010]
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MURDOCH CONTRO LA RAI, SKY CHIEDE 7
MILIONI...
Rai-Sky: la guerra continua. Ennesimo atto, la citazione dello
Studio legale Ubertazzi versus la tv pubblica presieduta da
Paolo Garimberti con una richiesta di danni notevole. Sette
milioni 200 mila euro per non aver potuto trasmettere Rai 4
dalla propria piattaforma. Nel documento di dieci pagine, in
sostanza, si ricorda come Sky avesse stipulato una serie di
contratti con Rai e Raisat e come l'accordo fosse valido anche
"nel caso in cui Rai lanci canali televisivi digitali in
chiaro su Dtt", cioè sul digitale terrestre.
Proprio come Rai 4, canale free non a
pagamento, nato nel luglio 2008, che Sky non ha mai potuto
mandare in onda nonostante ripetute richieste ai precedenti
vertici di viale Mazzini, dove già si respirava aria di
strappo con il polo di Murdoch, notoriamente poco gradito a
Mediaset. Una rottura che ora può costare altri sette
milioni. (T. M.)
15.01.01 |
BOND DI MEDIASET PER 300
MILIONI...
Da "La Stampa"
- Mediaset ha affidato alle banche il mandato per
un'emissione obbligazionaria da 300 milioni di euro. Una
presentazione agli investitori si terrà tra il 18 e il 20
gennaio. Le banche che guidano l'operazione sono Banca Imi,
Bnp Paribas e Deutsche Bank. La durata del bond sarà
intermedia e il lancio è atteso a breve. L'emissione era
stata deliberata dal consiglio di amministrazione di Mediaset
il 15 dicembre ed è riservata agli investitori istituzionali.
15.01.10 |
FINKE, LA DONNA CHE FA TREMARE HOLLYWOOD...
Le celebrità non la interessano, i suoi obiettivi preferiti sono gli
agenti e i produttori cinematografici, che leggono in massa il blog Deadline
Hollywood Daily, dove il capo del network Nbc, Jeff Zucker, è stato
definito «uno dei più grandi incompetenti in città» e Sumner Redstone
del network Viacom si è sentito dare del «vecchio pazzo».
Aggressiva e senza peli sulla lingua, assente a tutti gli eventi
mondani della capitale del cinema, la giornalista Nikki Finke, in soli tre
anni di maltrattamenti del genere, è diventata una sorta di Dagospia di
Hollywood. Ha bistrattato anche il settimanale New Yorker che di recente
le ha dedicato un ritratto chilometrico: «Sono troppo superficiale per
leggerlo, perché è così spaventosamente noioso» ha reagito sul suo
blog. (M.D.M.)
15.10.09 |
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MURDOCH ENTRA NELLA TV SAUDITA...
G.Ra. per il "Corriere
della Sera" - Dopo Australia, Stati Uniti,
Europa e Asia è adesso il Medioriente a trovarsi nel mirino della
News Corporation. Più esattamente l'Arabia Saudita.
La compagnia che fa capo a Rupert Murdoch ha
sostanzialmente raggiunto un accordo per acquisire dal suo socio di
lunga data Al Waleed bin Talal (che detiene il 5,7% della stessa
News Corp) il 10% del gruppo Rotana, la maggiore società multimedia
del mondo arabo, cui fanno capo un network televisivo, una casa
cinematografica e una discografica, un giornale e sette stazioni
radio riservate alla musica. Rotana ha sotto contratto alcuni degli
artisti più popolari in tutto il Medioriente, dalla popstar
egiziana Amr Diab fino alle libanesi Elissa e Haifa Wehbe.
Secondo fonti vicine alla trattativa, l'intesa raggiunta
da Murdoch comprenderebbe anche l'opzione di acquisire un altro 20%
del gruppo saudita. Quanto ai termini finanziari dell'operazione, si
sa soltanto che l'offerta della News Corp valuta l'intera Rotana,
controllata al 100% dal principe saudita Al Waleed, fra i 300 e i
400 milioni di dollari. L'obiettivo di Murdoch è quello di entrare
in un mercato di dimensioni molto ampie, fatto da oltre 300 milioni
di persone che parlano arabo, e con forti tassi di crescita.
Oltre a distribuire nell'area i canali televisivi della
Fox, di cui è proprietaria proprio News Corp, Rotana detiene i
diritti commerciali di oltre duemila film in lingua araba e vanta la
maggiore library di musica. Secondo la società di ricerche di
mercato Ipsos MediaCt, i canali tv del gruppo di Al Waleed sono fra
i primi in Arabia Saudita per ricavi pubblicitar
12.12.09 |
UN AFFARE
SPINOSO (ANNALISA) – L’ORDINE DEI GIORNALISTI METTE SOTTO
TORCHIO LA CRONISTA DI BRACHINO CHE A “MATTINO 5” “PEDINÒ”
IL GIUDICE MESIANO SFOTTENDO I CALZINI TURCHESI: “È STATO VISTO
IN PIAZZA DUOMO VESTITO DA TURISTA BERLINESE, DA LÌ LA DEFINIZIONE
‘STRAVAGANTE’” - “AVEVO FATTO ALTRI SERVIZI SU MASO E FURLAN...
MA NON VOGLIO EQUIPARARE UN MAGISTRATO A FURLAN”…
Emilio Randacio per "il
Corriere della Sera"
Il giudice Leonardo Mesiano
volutamente trattato come un personaggio del mondo del gossip,
sbeffeggiato per i «calzini turchesi» o per presunte «stravaganze».
È quello che è successo il 15 ottobre nella redazione di Mattino
5, secondo la versione dell´autrice del servizio, verbalizzata nel
procedimento disciplinare dell´Ordine giornalisti della Sicilia, al
quale la giornalista risulta iscritta.
Sono tre i giornalisti Mediaset messi
sotto accusa dall´Ordine per il servizio sul giudice Mesiano,
autore della sentenza civile che ha condannato la Fininvest a
risarcire la Cir (cui fa capo il Gruppo Espresso-Repubblica) con 750
milioni. Oltre alla cronista Annalisa Spinoso, dovranno dare ragione
della loro condotta professionale il direttore del programma Claudio
Brachino e il caporedattore Antonello Sette.
Il taglio dato al servizio, secondo l´atto
di incolpazione contro la cronista, avrebbe avuto la finalità di «rendere
ridicolo» il magistrato, «evidenziando pretesi comportamenti
impropri e strani». Contro la Spinoso l´aggravante «di aver agito
nei confronti del giudice autore di una sentenza che aveva
condannato la Fininvest, società cui è riconducibile la rete
televisiva per la quale l´incolpata lavora».
L´atto d´accusa è successivo all´interrogatorio
reso il 23 ottobre all´Ordine siciliano. Quarantadue pagine che
ricostruiscono l´accaduto. Il direttore del programma Brachino, la
sera del 14, ha un dvd che riprende di nascosto Mesiano. La
giornalista non è in grado di dire chi ne è l´autore. Per l´Ordine
«è stato illecitamente acquisito e non aveva alcun riferimento al
ruolo del giudice e alla sua vita pubblica».
Alle 7 del 15 ottobre, la cronista
riceve le telefonate di Brachino e del caporedattore: le chiedono di
fare «un pezzo di colore». L´Ordine chiede: «Di gossip?». «Sì,
di gossip», risponde la cronista, specificando di aver fatto altri
servizi del genere, per esempio «su Pietro Maso» (che assassinò i
genitori), «o Marco Furlan» (componente del sodalizio criminale
Ludwig).
La giornalista precisa: «Non voglio
equiparare la figura di un magistrato a quella di Furlan...». Le
chiedono «se abbia cercato il giudice Mesiano per sapere la sua
versione». Risposta negativa. La giovane giornalista confessa che
non sapeva nulla sul giudice. «Ho sentito dei colleghi del
Giornale. Dicevano di averlo visto in piazza del Duomo vestito da
turista berlinese». Da qui la decisione di definire «stravaganti»
i comportamenti di Mesiano. Il 19 dicembre sarà esaminata la
proposta di un provvedimento disciplinare per la giornalista.
[26-11-2009]
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DIGITALE
PEDESTRE! - CON LO SWITCH OFF ALL’AMATRICIANA CROLLO VERTICALE
DEGLI ASCOLTI: NEL LAZIO LA7 PERDE UN TERZO DEI TELESPETTATORI, RAI3
-21%, RAI1 -14%, ITALIA1 -16% - IN TOTALE LE VECCHIE TV ANALOGICHE
PERDONO IL 9%, MENTRE SKY VOLA A +56% - MURDOCH GODE, CHI PAGHERÀ I
DANNI?...
1
- DIGITALE ASSASSINO!
Da "Il Clandestino"
Switch
off Lazio 1^ settimana 16-22 novembre. Variazione nel numero di
ascoltatori unici (contatti) nella 1^ settimana rispetto al periodo
2-15 novembre - 24 ore. Cala l'ascolto della TV del 9% sul Lazio
nella prima settimana di switch off su Roma, e a crescere è
l'ascolto della tv di Sky che realizza un +56% e +2,6 punti di share
di ascoltatori unici in più sintonizzati sulla pay tv.
La
7: - 29%;
Rai3: -21%;
Italia1: -16%;
Rai1: -14%;
Canale 5: -13%;
Rai2: -3%;
Rete4: +0,3%;
Totale ascoltatori Lazio: -9%
Sky: +56%
2 - GIACHETTI(PD): CROLLO ASCOLTI NEL LAZIO. CHI PAGA I
DANNI?
(Asca) - 'Alla luce del calo di ascolti del 9 per
cento fatto registrare nel Lazio dopo il passaggio al digitale
terrestre, venga individuato al piu' presto il responsabile dello
switch off gestito in maniera cosi' dilettantesca e il governo dica
come verranno risarciti inserzionisti e telespettatori'.
E'
quanto dichiara Roberto Giachetti deputato del Partito Democratico,
preannunciando un'interrogazione urgente al Ministro dello Sviluppo
Economico e al viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani.
'I
dati Auditel sono impietosi. Secondo quanto riportato dalla stampa -
spiega Giachetti - e in particolare da una rilevazione pubblicata
dal Clandestino, il passaggio al digitale nel Lazio ha causato un
crollo degli ascolti pari al 9%, con punte di quasi il 30% per La7,
del 21% per Raitre, del 16% per Italia 1, del 14% per Raiuno'.
'Nel
frattempo e' raddoppiato l'ascolto della piattaforma satellitare. Da
giorni continua il flusso di notizie sui pesanti disagi subiti dai
cittadini', denuncia l'esponente del PD. 'Molti utenti ancora oggi
non possono vedere i canali che fino a poco piu' di una settimana fa
vedevano tranquillamente. Gli inserzionisti subiscono danni pesanti
che vanno a gravare anche sulle emittenti, in particolare le
emittenti piu' piccole.
I
problemi di interferenze colpiscono anche le regioni vicine al
Lazio, in particolare Umbria e Toscana, da dove arrivano
segnalazioni di frequenze sovrapposte e visione diventata in alcuni
casi impossibile'.
'Si
configurano quindi danni pesantissimi agli utenti, alle aziende
televisive e agli inserzionisti pubblicitari', conclude Giachetti.
'Il governo individui chi e' il responsabile di una gestione cosi'
disastrosa e dica quali risorse saranno messe in campo per porre
rimedio'.
[25-11-2009]
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Rai E GODI - Un anti di qua, un anti di là: Belpietro in quota
Silvio, Paragone per la Lega. Accontentati. Poi ci sono dei contratti
milionari e delle clausole onerose: il minimo garantito di Daria Bignardi
- anche se non va in onda - vale un bel mucchio di canoni - 10 puntate a
600 mila euro di Paragone...
Carlo Tecce per
"il
Fatto Quotidiano"
Venite, venite in Rai. Un anti
di qua, un anti di là: Maurizio Belpietro in quota Silvio Berlusconi,
Gianluigi Paragone per la Lega. Accontentati. Poi ci sono dei contratti
milionari e delle clausole onerose: il minimo garantito di Daria Bignardi
- anche se non va in onda - vale un bel mucchio di canoni. L'assedio di
governo alla Rai provoca sovraffollamento, non c'è spazio per riprodurre
l'emiciclo di Montecitorio.
Chi prima doveva distribuire i
programmi come la spesa nel carrello, adesso si scopre in un ruolo
strategico. Angelo Teodoli è il responsabile dell'area palinsesto , la
"Fortezza Bastiani" che muove le truppe: il fidato amico di
Fabrizio Del Noce - supervisionato da Antonio Marano - dovrà piazzare le
10 puntate a 600 mila euro di Paragone. Un Malpensa Italia rinnovato nel
nome e identico nel contenuto, un avamposto padano nella seconda serata di
Rai Due.
La rete ha previsto l'Era
Glaciale della Bignardi sino a marzo e poi Donne di Monica Setta. Il
direttore Massimo Liofredi preferiva la conduttrice de il Fatto del giorno
(quasi 2 milioni di spettatori) al ritorno di Paragone. Al contrario della
Setta, l'ex direttore della Padania si fa garante di precise istanze
politiche. Leghiste. Il venerdì di Rai Due è come il traffico di
mezzogiorno : non si può girare da un lato perché c'è Porta a Porta da
tutelare, e Bruno Vespa detesta le sovrapposizione, dall'altro spingono
per Paragone e dovranno tagliare la Bignardi - che potrebbe rifugiarsi a
Sky - e pagare centinaia di migliaia di euro.
E' un gioco d'incastri per
accogliere Belpietro: il progetto dell'Antipatico è pronto, mercoledì
sarà in consiglio di amministrazione Rai. Il presidente Paolo Garimberti
chiederà informazioni a Mauro Masi: il direttore generale cincischia,
deve sbrigare del lavoro arretrato, dal triennale per Vespa alla
sostituzione di Ruffini a Rai Tre.
L'accerchiamento è completo,
si cambiano le facce e di riflesso le norme. Nel frullatore ci sono le
linee guida del contratto di servizio approvate dall'Agcom. Sergio Zavoli
interviene in anticipo: già martedì o al massimo mercoledì, in
Commissione di Vigilanza avranno l'argomento all'ordine del giorno.
Il senatore Vincenzo Vita (Pd)
e Giuseppe Giulietti (Articolo 21), in una nota congiunta, confermano e
commentano le notizie pubblicate da Il Fatto Quotidiano: "Altro che
invito al dialogo sulla par condicio. In realtà il governo, utilizzando
l'Agcom, vorrebbe mettere il guinzaglio a tutta la Rai". Non solo Rai
Tre a pezzettini , un po' federale e tanto regionale, anche un comitato
per azzerare le voci e le coscienze libere: "Il governo, nella bozza,
arriva a costruire una sorta di comitato di controllo legato all'esecutivo
al quale assegnare il compito di interferire sul palinsesto, sui singoli
programmi e sull'attività dei conduttori.
Si tratta, in altre parole, di
una sorta di comitato etico che ricorda i periodi peggiori della censura.
Vogliono portare Rai Tre indietro di venti anni". C'è un pericolo,
avverte Carlo Verna dell'Usigrai: "Perché invece dell'Agcom non
approfittano della tecnologia, del digitale terrestre, per le edizioni
locali?". Giorgio Merlo (Pd) aveva gradito l'ipotesi Belpietro perché
"garantisce il pluralismo", adesso il vicepresidente della
Vigilanza apprezza in parte anche l'Agcom: "Rai Tre sia più
regionale".
[06-11-2009]
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| DIRITTI TV: TORNATI DA ROMA ATTI PROCESSO A
(Adnkronos) - Sono tornati da Roma tutti gli atti
del processo sui diritti Tv che vede tra gli imputati Silvio Berlusconi.
Il procedimento era stato sospeso a fine settembre dello scorso
anno, in attesa che la Consulta valutasse la legittimita' costituzionale
del Lodo Alfano. Tecnicamente, da ora, i lavori al tribunale
di Milano, per quanto riguarda i procedimenti a carico di Silvio
Berlusconi (oltre a diritti Tv anche il caso Mills, ndr), possono
ripartire. Intanto dalla Csm e' arrivato l'ok all'applicazione del
giudice Edoardo D'Avossa al caso diritti Tv.
Il magistrato aveva gia' seguito il caso fino allo scorso anno,
ma poi era stato trasferito a La Spezia, come presidente del
tribunale. Su sua richiesta il Csm lo ha applicato pero', al procedimento
milanese, che lui stesso aveva sospeso. Voci, che pero' non
hanno trovato conferma, affermano oggi che la causa davanti alla
prima sezione penale potrebbe gia' riprendere il 2 novembre. Ma
nessuno, ne' il Pm, ne' la cancelleria del tribunale, ha per ora
ricevuto notizia in questo senso.
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MI DISPIACE CHE NON SI PUBBLICHINO I CONTRATTI DEL COMPIANTO ENZO
BIAGI, IL CONTRATTO PRECEDENTE E QUELLO ATTUALE DI FABIO FAZIO, QUELLO DI
DARIA BIGNARDI" - VESPA VALE A PUNTATA MENO DI FAZIO, DI SANTORO E
DELLA BIGNARDI. E POCO PIÙ DI FLORIS - SE SI DIVIDE QUEL CONTRATTO PER I
MINUTI DI TRASMISSIONE EFFETTUATI IN UN ANNO VESPA COSTA 145 EURO AL
MINUTO. FAZIO BEN 382, LA BIGNARDI 212 E SANTORO 148 EURO AL MINUTO.
SERENA DANDINI POCO AL DI SOTTO: 120 EURO A MINUTO DI TRASMISSIONE -
Franco Bechis per "Libero"
Il contratto dovrà attendere. Angelo Maria Petroni, consigliere Rai
per conto del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha imbracciato il
moschetto e tirato una sventagliata ieri sul contratto che il direttore
generale di viale Mazzini, Mauro Masi, aveva preparato per rinnovare il
rapporto con Bruno Vespa. L'ipotesi era quella di portare nella seconda
metà del 2010 (quando l'attuale contratto scadrà) l'attuale cachet di
1,2 milioni di euro all'anno più extra a 1,6 milioni, ricomprendendovi
però alcune voci variabili oggi a parte.
Uno stop non preventivato quello di Petroni («troppo caro in tempi
di crisi») che ha costretto Masi a ritirare la proposta di rinnovo
promettendo di ripresentarla più avanti opportunamente emendata e che
ha naturalmente irritato il diretto interessato. «Mi pare giusto che il
Cda della Rai abbia chiesto un approfondimento su tutti i contratti da
rinnovare e non soltanto sul mio», ha spiegato Vespa.
«Si potrà così constatare che alcuni elementi del mio contratto
risalgono al 2001 e altri al 2004. Se si pensa che quando entrerà in
vigore il prossimo contratto l'inflazione del decennio sarà intorno al
22%, sarà più facile ragionare». Vespa si è lamentato anche della
fuga di notizie che «riguardano sempre e solo il mio contratto.
Mi dispiace che si dimentichi che nel 2001 il direttore generale
Claudio Cappon stabilì lui la cifra, calcolando il 15% in meno di
quanto offerto a Gad Lerner e Fabio Fazio per due trasmissioni meno
importanti che mai si fecero. Mi dispiace che non si pubblichino i
contratti del compianto Enzo Biagi, il contratto precedente e quello
attuale di Fabio Fazio, quello di Daria Bignardi e altri ancora. Io sono
pronto a confrontarmi pubblicamente con tutti. Peccato che mi manchino
gli interlocutori».
Non ha torto il conduttore di Porta a Porta. Anche nella sua nuova
versione il contratto proposto non è fra i più alti in Rai,
considerando il numero di puntate programmate (100) e le ore di
trasmissione di ciascuna. Certo, è un bel compenso 1,6 milioni di euro
all'anno. È un po' più del doppio di quel che vengono pagati Michele
Santoro (che però è dipendente e costa di più) e Daria Bignardi, e la
metà circa di quel che viene pagato Fabio Fazio.
Ma questo vale solo in termine assoluto. Perché fra le grandi firme
Rai Vespa vale a puntata meno di Fazio, di Santoro e della Bignardi. E
non molto più di Giovanni Floris. Se si divide quel contratto per i
minuti di trasmissione effettuati in un anno Vespa costa 145 euro al
minuto. Fazio ben 382 euro al minuto, la Bignardi 212 euro al minuto e
Santoro 148 euro al minuto. Serena Dandini poco al di sotto: 120 euro a
minuto di trasmissione. Una classifica che è fin penalizzante per il
conduttore di Porta a Porta che oggi quei soldi non prende.
Con il suo attuale contratto Vespa infatti vale 12 mila euro a
puntata e 109 euro al minuto, meno di una Dandini. Sono cifre che forse
i consiglieri di amministrazione Rai conoscono poco, ma che certo sono
ben presenti al direttore generale dell'azienda, Masi, che sa bene come
Vespa sia il giornalista- simbolo dell'azienda di viale Mazzini e che
abbia un brand che vale assai di più di altri conduttori citati.
Per fidelizzazione di ascolto molto più di un Santoro o di un Floris
e incommensurabilmente più di tutti gli altri conduttori citati. È
interesse quindi prima di tutto dell'azienda non perdere uno dei suoi
principali punti di riferimento che per altro costa assai meno in
raffronto degli altri. Il contratto verrà così riformulato
tecnicamente ma presto riportato in consiglio di amministrazione per
chiudere una polemica che non fa bene all'azienda.
[23-10-2009]
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SANTORO "ABUSIVO": MICHELE COMPRA CASA DA 1 MLN € AD
AMALFI MA DA 23 ANNI C’È UN ABUSO DA REGOLARIZZARE – MIRACOLO! PER IL
FUSTIGATORE DEI COSTUMI LA GIUNTA DI SINISTRA RISOLVE IN POCHI MESI…
Paolo Bracalini per "il
Giornale"
La costiera amalfitana, i limoni, il mare verde, un paradiso specie
da quelle finestre affacciate sul golfo. Tre piani di roba con terreno e
agrumeti, eccola lì Villa Santoro, nuova acquisizione del tribuno di
Annozero, tenuta da 950mila euro, quasi per intero pagati con assegni
circolari. Abitazione con annesso terreno «disposta su tre livelli,
composta da quattro vani al piano terra, da tre vani con cucina bagno
ingresso ripostiglio e terrazzo al primo piano» si legge nel rogito, e
altro spazio da utilizzare e ristrutturare al piano superiore.
Don Michele da Salerno, gran fustigatore di condoni e scudi fiscali,
fa shopping immobiliare in vista della prossima estate e le pratiche
burocratiche, per il vip di origini salernitane, viaggiano come Eurostar.
La casa comprata il 26 giugno scorso ad Amalfi, frazione Lone,
proprio in copp 'o mare, aveva un difettuccio ma è stato tutto risolto
per Sant'Oro, e in tempi record, talmente record da far imbufalire
parecchia gente in attesa da anni per le stesse questioni di permessi.
Nell'atto di vendita firmato dal notaio Andrea Pansa se ne parla dopo
qualche pagina, laddove si precisa che il fabbricato presenta un
successivo ampliamento «realizzato in assenza del dovuto titolo». In
parole semplici: abusivamente. Per quell'abuso edilizio era stata
presentata domanda di condono presso il Comune di Amalfi moltissimi anni
prima, nel marzo 1986, ovvero 23 anni di attesa senza nulla di fatto.
Poi però è successo qualcosa, il «fabbricato» è diventato
oggetto di interesse di Michele Santoro, quello della tivù, non uno
qualsiasi ma una potenza soprattutto nella sua terra d'origine. E così
Santoro a gennaio del 2009 versa già un preliminare, cioè un anticipo
in diverse tranches. Dunque a gennaio, quando il conduttore Rai si
aggiudica la nuova residenza amalfitana, la villa ha ancora il suo «ampliamento
realizzato in assenza del dovuto titolo abitativo», cioè l'abuso.
Poche righe dopo, però, il notaio Pansa attesta la novità: «In
data 21 maggio 2009 è stato rilasciato dal Responsabile dell'Ufficio
Tecnico del Comune di Amalfi permesso a costruire in sanatoria n. 175».
Ricapitolando la tempistica: primo pagamento
a gennaio, condono dell'abuso a maggio, rogito a giugno. In sostanza la
pratica ferma dal 1986 e ormai ricoperta dalla polvere viene
miracolosamente resuscitata dagli archivi del comune di Amalfi e
prontamente risolta nel giro di poche settimane. Un miracolo, degno di
Sant'Oro: per lui il 2009 è l'annozero dei condoni edilizi.
Ma il paese è piccolo e la gente mormora, il miracolo santoriano
passa di bocca in bocca, e arriva anche agli amalfitani che quel
permesso lo aspettano da tempo, ma di miracoli non ne vedono affatto. Si
rivolgono alle associazioni, come «Cittadinanza Attiva», coordinata da
quelle parti dal ragionier Andrea Cretella: «Mi sono arrivate un sacco
di telefonate di gente indignata perché si è sentita scavalcata. Ci
sono tantissime pratiche di quel tipo giacenti al comune di Amalfi e
quella di Santoro è stata sbrigata subito, in quattro e quattr'otto?
Abbiamo chiesto gli atti al Comune per capire come è stato possibile ma
ce li hanno negati, e questo è grave».
Ma c'è anche un altro mistero a Villa Santoro. Il nome del
venditore, Alfonso Cavaliere, corrisponde a quello di un consigliere
comunale del Pd di Amalfi, cioè del Comune che ha condonato rapidamente
l'abuso. Il Giornale ha contattato il Comune per verificare se la data
di nascita dell'Alfonso Cavaliere nel rogito è la stessa dell'Alfonso
Cavaliere nel Pd locale, e il Comune ha confermato: 26 aprile 1965.
Poi abbiamo contattato il consigliere del Pd, che invece ha smentito
di essere parte in causa: «No, non sono io, è un mio cugino...».
Misteri. Il Comune di Amalfi, e questo non è un mistero, è gestito da
una giunta di centrosinistra, e lì il paladino dell'anti-berlusconismo
catodico, Michele Santoro nato a Salerno il 2 luglio 1951 e residente ai
Parioli di Roma, è una celebrità, un vanto della costiera
intellettual-progressista.
Qualcuno se lo ricorda ancora giovanissimo agitatore e organizzatore
della cellula salernitana di «Servire il Popolo», il movimento della
sinistra maoista di fine anni '60, e poi ancora giovane e rampante
direttore della «Voce della Campania», già aspirante martire della
libertà di stampa.
I lavori di ristrutturazione e di recupero dell'ampliamento abusivo
della villa santoriana sarebbero già in corso. Il progetto definitivo,
a quanto risulta, è stato presentato e autorizzato dall'Ufficio tecnico
di Amalfi. Del resto c'è molto terreno da utilizzare intorno alla
villa, e sarebbe un peccato lasciarlo lì. A quanto si dice, Santoro
penserebbe a una grande piscina. Si vedrà, prossimamente su questi
schermi.
L'affare è fatto, il buen retiro estivo di Santorescu quasi pronto,
un bel costo però: quasi un milione di euro (200mila con mutuo il resto
cash) per l'acquisto più le spese di ristrutturazione. Le risorse non
mancano a Santoro, ma questo si sapeva. Settecentomila euro all'anno
dalla Rai (calcoli fatti da Il Tempo), tra stipendio e bonus vari. Poi
c'è il milione e 400mila euro di risarcimento deciso dal Tribunale,
dopo la sua esclusione dalla prima serata Rai. Sarà con quello che ha
comprato Villa Santoro ad Amalfi? Sarebbe curioso. In tv grazie a un
giudice, villeggiante di lusso in costiera ancora grazie a una sentenza.
[22-10-2009]
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X-FACTOR NEGLI AFFARI? DI CERTO SUPER MONA NON CE L’HA! - HA DEBITI
PER 2 MLN € NELL'IMMOBILIARE E NELL'ABBIGLIAMENTO HA FATTURATO ZERO –
E LA SUA NUOVA SOCIETÀ AL MOMENTO È INATTIVA – IL SEGUGIO FACCHINETTI
INVECE HA FIUTO: IN 4 ANNI HA COSTITUITO 5 SOCIETÀ CHE FATTURANO 500 MILA
€…
Stefano Sansonetti per "Italia
Oggi"
Per carità, ha diversificato molto gli investimenti e le attività
imprenditoriali. Ma i risultati che Simona Ventura ha ottenuto, almeno
nel corso del 2008, non sono proprio stati all'altezza delle
aspettative. Certo fa effetto vedere la bellezza di 2 milioni di euro di
debiti spuntar fuori dall'ultimo bilancio approvato dalla sua
Immobiliare Ventiquattro. A tenere è soprattutto la Ventidue srl,
società di promozione dello spettacolo che ha fatturato 1,4 mln di euro
nel 2008.
Simona
Ventura alla Basic Instinct
A poter veramente sorridere, invece, è il conduttore di X Factor,
Francesco Facchinetti, che negli ultimi quattro anni si è letteralmente
scatenato nel business: 5 società lanciate, fatturati per circa 500
mila euro e liquidità in cassa che sfiora i 200 mila. Dopo Claudia Mori
e gli altri giudici della trasmissione televisiva, ItaliaOggi conclude
la sua inchiesta sul business dei protagonisti di X Factor.
SIMONA VENTURA
Le società che ruotano intorno alla conduttrice sono quattro. Quella
che ha reagito bene a un 2008 non certo facile è stata la Ventidue srl.
La società è amministrata dal papà, Rino Ventura, che ne controlla
anche il 90% del capitale (il restante 10% è in mano a Simona) ed è
attiva nella gestione e promozione nel campo dello spettacolo.
Il bilancio chiuso al 31 dicembre del 2008 ha fatto registrare un
fatturato di 1.397.328 euro (nel 2007 era stato di 1.275.476) e un utile
di 34.603, quasi dimezzato rispetto ai 60.488 dell'anno precedente. Da
segnalare, inoltre, la presenza all'interno della società di altre
riserve per 839.230 euro.
Qualche problema arriva con l'Immobiliare Ventiquattro. Anche qui
l'amministratore unico è papà Rino, ma il 100% del capitale fa capo
alla conduttrice. La società opera nel campo dell'immobiliare e delle
costruzioni. In particolare, come emerge dal bilancio, nel corso del
2008 ha speso 79 mila euro per continuare la costruzione di fabbricati
che complessivamente in bilancio sono iscritti al valore di 2.008.516
euro.
Si tratta quasi dello stesso ammontare dei debiti che gravano sul
groppone dell'Immobiliare Ventiquattro. Parliamo di 2.076.146 euro, di
cui 703.655 verso le banche, 198.817 verso i fornitori e 1.071.729 verso
il socio unico, ovvero verso la Ventura stessa. Il bilancio, infatti,
spiega che quest'ultima cifra corrisponde a un finanziamento
infruttifero versato alla società dalla conduttrice.
Nel settore dell'abbigliamento non va meglio. Qui Super Simo, il 19
novembre del 2007, ha dato il via insieme ad altri soci alla
Tuttaitaliana (di cui lei detiene il 40%). Certo, la società esiste da
poco, ma non si può negare che nel suo primo esercizio abbia combinato
davvero pochino, uscendo fuori dal 2008 con un fatturato zero e una
perdita di 8.872 euro.
Infine va registrato che nel marzo del 2009 è partita l'ultimissima
avventura imprenditoriale della conduttrice. Si chiama Sive (al 100%
della Ventura), al momento è inattiva e ha un oggetto sociale molto
ampio: dall'edizione di libri e saggi, alla realizzazione di dischi e
film, dalla gestione di imprese teatrali allo sfruttamento dei diritti.
FRANCESCO FACCHINETTI
Nel corso del 2008 il conduttore di X Factor si è scatenato. L'8
gennaio ha creato la Goonies, società che fa produzioni discografiche e
radiotelevisive (Facchinetti ha in mano il 98% del capitale). In poco
meno di un anno la società ha messo a segno un fatturato di 374.665
euro e un utile di 140.400. In più in cassa vanta disponibilità
liquide per 173 mila euro.
Il 5 settembre del 2008, invece, è nata la Yes Yes, una srl che ha
nell'oggetto sociale la concessione dei diritti di sfruttamento delle
opere e che si è segnalata per aver lanciato una griffe di moda. Con il
33% ciascuno, troviamo nel capitale Facchinetti, Daniele Battaglia
(figlio di Dodi il chitarrista dei Pooh) e il press agent Luca Casadei.
Il fatturato, nei pochissimi mesi di vita, è stato di 25 mila euro e
l'utile di 2.075. In più ci sono 16.858 euro di disponibilità liquide.
Ancora, il 15 settembre del 2008 ha visto la luce la Dafactory (di
cui il conduttore detiene il 49%), srl che si occupa di ideare campagne
pubblicitarie. Qui il fatturato, però, è zero. Nell'aprile del 2006,
invece, era nata la Fucsia Music (produzioni musicali, Facchinetti ne ha
il 20% e la sorella Valentina un altro 10%) che ha chiuso il 2008 con 68
mila euro di fatturato e una piccola perdita di 5.514 euro. Infine c'è
Il capitano edizioni musicali, ditta individuale che fa capo al
conduttore e che come tale non è tenuta al deposito dei bilanci.
[16-10-2009]
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MURDOCH QUANTO RICAVA DAI TRE CANALI RAI SU SKY, ORMAI ZEPPA DI
PUBBLICITÀ MALGRADO UN ABBONAMENTO MENSILE DA 40 EURO IN SU? - CARI “REPUBBLICONES”,
LA METÀ DELL’AUDIENCE SKY ARRIVA DA RAI E MEDIASET (COME SE IL CORRIERE
PUBBLICASSE I VOSTRI PEZZI A GRATIS)…
1 - PIANO DEL GOVERNO, VIA DA SKY TUTTI I CANALI RAI...
Claudio Tito per "la
Repubblica"La Tv pubblica non solo è uscita dalla piattaforma di
Rupert
Murdoch con i suoi canali satellitari, ma presto potrebbe
oscurare anche le cosiddette reti "free": RaiUno, RaiDue e
RaiTre. Una scelta che assesterebbe un ultimo e potentissimo colpo
all'emittente del tycoon australiano. Ma soprattutto supererebbe le
prescrizioni dell'attuale Contratto di servizio sottoscritto appunto
dalla Rai e dal ministero delle Comunicazioni. Un ostacolo non da poco.
Che però il governo sta provando a bypassare.
Un'operazione allo studio non solo ai piani alti di Viale Mazzini. Ma
anche dalle parti di Palazzo Chigi. O meglio, negli uffici del dicastero
delle Attività produttive. E già, perché per cancellare la Rai dai
canali 101, 102 e 103 di Sky è indispensabile modificare proprio il
Contratto di servizio siglato nel 2007 dal governo Prodi.
In quel documento, all'articolo 26, si prevede che i canali analogici
del servizio pubblico debbano essere presenti "sulle diverse
piattaforme distributive". Quindi, tutte le piattaforme. Quelle
satellitari e quelle del digitale terrestre. Uno stratagemma per
raggiungere tutto il territorio nazionale, anche quello non coperto
dalle più classiche antenne televisive.
Ma guarda caso, il Contratto di servizio scade il 31 dicembre 2009. E
andrà rinnovato. Una competenza esclusiva dell'esecutivo. Tra le
ipotesi sul tavolo del viceministro, Paolo Romani,
allora c'è proprio quella di modificare l'articolo 26. Come? Stabilendo
che i canali analogici della Rai siano presenti su "almeno
una" delle piattaforme. E l'alternativa è già pronta: la neonata
Tivusat, frutto dell'intesa Rai-Mediaset. Una modifica necessaria anche
per la recente interpretazione data dal presidente dell'authority per le
Tlc, Corrado Calabrò, secondo il quale Viale Mazzini
"must offer", ossia deve offrire le sue reti a tutte
piattaforme. Non solo, in una recente audizione in commissione di
Vigilanza, lo stesso Calabrò aveva sottolineato che è
compito dell'Autorità interpretare i limiti e gli ambiti del Contratto
di servizio.
La scelta del governo, dunque, punta proprio a dribblare anche i
paletti dell'Agcom. Modificando il "Contratto", nessuno potrà
opporsi al definitivo addio di Rai a Sky. E per l'emittente satellitare
diventerà obbligatorio rivedere l'intero bouquet. L'ennesimo schiaffo
da parte del governo Berlusconi in pochi mesi: prima
l'aumento dell'Iva al 20% e ora l'affondo sulla piattaforma satellitare.
Nel frattempo la guerra dei nervi con la Newscorp andrà avanti. Fino al
31 dicembre le ore "criptate" della tv pubblica aumenteranno
sempre più sfruttando fino in fondo la regola che prevede la
trasmissione solo nazionale (le parabole invece captano il segnale in
tutta Europa) dei programmi per i quali Viale Mazzini ha i "diritti
domestici": film di prima visione televisiva e partite di calcio.
Una situazione che è balzata agli occhi del Presidente della
Repubblica Napolitano preoccupato anche del destino di
120 lavoratori Rai impegnati nei canali satellitari. Senza contare che
l'addio a Sky costerà quest'anno alla tv pubblica circa 57 milioni di
euro.
Una contrazione delle entrate che nell'ultimo budget stilato da Viale
Mazzini è stato dimenticato.
Non solo. La guerra è condotta per ora solo
dalla Rai. Mediaset al momento non sembra avere intenzione di
"scendere" dal satellite. Cripta solo alcune trasmissioni,
come i match delle squadre i cui diritti sono stati acquisiti da
Mediaset. Non "scende" completamente, pur non avendo i vincoli
del Contratto di servizio, perché non è "conveniente" dal
punto di vista economico: i punti di auditel in più dati dalle parabole
si riversano direttamente sulla raccolta pubblicitaria. La successiva
sfida, però, si disputerà su altro terreno: quello dei diritti Sky sui
film della berlusconiana Medusa.
2 - ZAVOLI: "LA RAI RIAPRA LA TRATTATIVA CON
SKY"...
Fabio Martini per "La Stampa"
Il tono è pacato, da ex presidente della Rai che si rivolge ai
successori per gratificarli di un amichevole consiglio. Ma nella
sostanza l'appello di Sergio Zavoli, alla guida della
Commissione di Vigilanza Rai, è molto preciso: caro presidente Garimberti
e caro direttore Masi se continuate a
divergere, la Rai diventerà ingovernabile e dunque provate a verificare
se non sia il caso di «riaprire la trattativa con Sky», dopo che
l'azienda di viale Mazzini aveva deciso di "scendere" dalla tv
satellitare, rinunciando a quasi 400 milioni in sette anni.
Questione politicamente delicata, visto che il direttore generale
della Rai Mauro Masi, al quale il Cda aveva delegato la
trattativa, da alcuni giorni è sotto tiro, con l'accusa da parte
dell'opposizione (ma non solo) di aver favorito Mediaset nella
trattativa sulla piattaforma di Murdoch.
Due giorni fa era indirettamente intervenuto anche Napolitano, che
per informarsi della vicenda aveva telefonato al presidente Rai Garimberti,
il quale a sua volta aveva informato il Cda del contatto. Certo, per
evitare l'accusa di irritualità, Napolitano si era
limitato ad una telefonata, ma la pubblicità data all'intervento ha poi
consentito a Zavoli di "appoggiarsi" al Capo
dello Stato: «I giudizi via via più stringenti attorno a questa
inopinata querelle, primo fra tutti quello del Presidente Napolitano,
esigono di riaprire la trattativa», «finché non sia inconfutabilmente
palese la convenienza non solo aziendale, del sistema televisivo e
quindi dell'interesse nazionale, di dirla conclusa».
Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl,
ha contrattaccato col piglio che lo contraddistingue: «Sorprende Zavoli:
invece di attenersi ai suoi compiti, straparla e se non conoscessimo il
suo lungo percorso, verrebbe da pensare a strani connubi».
In realtà l'invito a riaprire la trattativa, in linea teorica ha una
sua plausibilità: il Cda, con atteggiamento inusuale, finora si è
rifiutato di «prendere atto» dell'esito della trattativa, come
richiesto da Masi, che aveva il mandato di chiuderla in
un senso o nell'altro. Certo, nell'irrituale rifiuto da parte della
maggioranza dei consiglieri Rai possono giocare diversi fattori, non
ultimo il timore di vedersi un domani chiamati a rispondere in solido da
parte della Corte dei Conti di uno "spreco" troppo plateale.
Tanto più che i 50 milioni che la Rai perderà sono stati già messi
in preventivo per questo esercizio e dunque andranno a pesare su un
bilancio che lo stesso Masi, nella sua prima audizione
in Vigilanza, aveva previsto in rosso, ipotizzando una perdita tra i 100
e 120 milioni di euro. Con una drastica caduta, dopo che gli ultimi due
esercizi si erano chiusi con due rossi "sbiaditi", 5 milioni
di perdita nel 2007 e 6 nel 2008.
[05-08-2009]
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DIGITAL WAR! - DAL 31 LUGLIO MEDIASET, RAI E LA7 UNITE SU TIVùSAT
PER STRONCARE SKY – DE BENEDETTI CON MURDOCH: POTREBBE VENDERGLI IL
GRUPPO E FREQUENZE DT (INDISPENSABILI PER IL CALCIO) E SKY SI PRENDEREBBE
LA RIVINCITA SU MEDIASET PREMIUM BY PIERSILVIO…
Enrico Paoli per "Libero"
Un indizio è solo un indizio, ma tre indizi sono una prova. E il
triplice attacco portato ieri dal quotidiano La Repubblica a Rai e
Mediaset sono la dimostrazione di come la guerra "stellare"
fra Sky e Mediaset sia davvero iniziata. Non solo.
I tre articoli di Repubblica centrati sul tema della piattaforma
satellitare, dimostrano come Carlo De Benedetti, presidente del gruppo
editoriale Espresso, abbia messo a disposizione di Rupert Murdoch,
proprietario di Sky, i giornali da lui controllati, a partire
dall'ammiraglia Repubblica. Ovviamente contro Silvio Berlusconi e il
colosso editoriale guidato dai figli.
La Rai, in tutto questo, paga il prezzo di trovarsi sulla linea
del fuoco, mentre Mediaset diventa il mezzo, e non il fine ultimo, per
colpire il presidente del Consiglio. La posta in palio è il monopolio
della tv satellitare, sino ad oggi saldamente nelle mani di Sky e
l'ingresso del gruppo Espresso nel settore del digitale terrestre,
finalizzato a togliere risorse pubblicitarie a Mediaset. Infine non è
detto che De Benedetti non voglia offrire a Murdoch l'occasione per
comprarsi il gruppo Espresso.
Le armi in campo
La prima vera battaglia riguarda il satellite dove, sino ad oggi Sky ha
regnato sovrana. La piattaforma satellitare TivùSat, figlia
dell'accordo operativo fra Rai, Mediaset e La7, rischia di mettere in
discussione la posizione dominante di Sky (i programmi partiranno il 31
luglio).
E se per il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, si tratta solo di
«una grande ammucchiata», in realtà l'accordo serve a coprire il buco
nero del digitale terrestre (la copertura del nuovo segnale non sarà
del 100 per cento, ma al massimo del 95 per cento, è evidente quindi
che solo il satellite permette di arrivare a tutti), la realtà è che
nessuno vuole dare un vantaggio all'avversario.
Sky, di contro, vorrebbe mantenere tutte le emittenti nel proprio
"mazzo", stoppando così la crescita dei singoli. Ma se quello
di Mediaset è un segnale "free", nel senso che Sky si limita
a ritrasmetterlo sul satellite, quello della Rai ha un costo. Viale
Mazzini, non essendo una televisione commerciale ma un servizio
pubblico, vuole riconosciuti da Sky i diritti per la trasmissione dei
propri programmi.
Ed è attorno a questo nodo che si è
imbrigliata la trattativa fra la Tv di stato e il canale satellitare.
Nodo che deve essere sciolto entro la fine del mese, dato che il 31
luglio scade il contratto. Sky, ovviamente, ha anticipato le proprie
contromosse consegnando a Repubblica ciò che presenterà ufficialmente
oggi.
Legittimo, per carità, ma trattasi pur sempre di un indizio. Se
la Rai sceglierà di abbandonare Sky, Murdoch ha pronto Sky Cinema
Italia, Baby Tv, Sky Uno, già ampiamente testato con lo show di
Fiorello e che sarà arricchito con lo show di David Letterman e, come
ruota di scorta, il canale Gambero Rosso.
Forte di queste anticipazioni, Repubblica prova anche a
"giocare" sui numeri, volendo alzare il livello dello scontro,
accusando Pier Silvio Berlusconi di "barare" sui numeri del
calcio. Secondo il quotidiano diretto da Ezio Mauro Mediaset Premium,
canale digitale visibile anche su TivùSat, avrebbe perso la metà degli
abbonati.
In realtà le tessere attive sono oltre tre milioni, ma essendo di
durata biennale, per ovvie ragioni di sicurezza, al primo di luglio il
dato registrato da Repubblica non corrisponde al vero. Ciò che invece
il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari tace è l'emorragia di
abbonati che ha colpito Sky.
Emorragia lenta, come dimostra anche un documento ufficiale del
canale satellitare relativo agli abbonamenti degli ultimi tre mesi, ma
pur sempre di emorragia si tratta. Il decoder ibrido di TivùSat,
intanto, sarà venduto assieme alla card e il costo si aggirerà attorno
ai 100 euro.
un espresso digitale
Se sul satellite lo scontro finirà per essere davvero
"stellare", sul digitale terrestre stiamo per assistere ad una
guerra tradizionale fra il gruppo di Carlo De Benedetti e gli attuali
editori televisivi, Rai e Mediaset. Il gruppo Espresso vuol prendersi le
frequenze che i due soggetti attualmente presenti nell'etere devono
cedere per legge.
L'Ingegnere non dovrà nemmeno sottoporsi ad un esborso economico
particolarmente oneroso, dato che si tratta di una concessione
governativa. A garantire i contenuti al contenitore, ovvero il nuovo
canale, provvederà l'editore australiano Murdoch, il quale avrà la
possibilità di affrontare sul proprio terreno il rivale Berlusconi.
Rispetto al satellite, i tempi per il digitale sono dilatati,
tanto che la sparizione dell'analogico, ovvero l'attuale sistema con
antenna e televisione, sparirà definitivamente nel 2012. Per quella
data De Benedetti potrebbe anche aver già venduto il gruppo Espresso al
magnate dell'editoria Murdoch.
[21-07-2009]
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Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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