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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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IL MIO LIBRO "L'USO DELLA
TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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6 gennaio 2010.
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Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
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LA MELA MALATA -
LE FOTO DI JOBS SCHELETRITO E ORMAI VICINO ALLA FINE TERRORIZZANO I
MERCATI, GLI AZIONISTI APPLE E I FAN DI IPHONE, IPAD E COMPAGNIA BELLA -
LA PAURA CHE SCOMPAIA IL GENIO CHE HA RISOLLEVATO L’AZIENDA DI CUPERTINO
DAL FALLIMENTO ALL’OLIMPO (357 $ AD AZIONE) RISCHIA DI CONTAGIARE GLI
INVESTITORI CHE TEMONO LA MANCANZA DI EREDI - UNICA SPERANZA LA FONTE
DELLA NOTIZIA: IL TABLOID SCANDALISTICO “NATIONAL ENQUIRER” NON È UNA
BIBBIA - MA CHE LA MALATTIA STIA TENTANDO L’ATTACCO FINALE NON È IN
DISCUSSIONE…
Vittorio Zucconi
per "la
Repubblica"
Non è una notizia,
questa, è una veglia attorno al lungo addio del patriarca della Mela, il
semidio seguito da milioni di fedeli che in tutto il mondo leggono i
bollettini con il cuore in gola. Steve Jobs, colui che fece risorgere la
Apple dalle ceneri nelle quali miopi amministratori l´avevamo
precipitata, sta male, e lo sapevamo, ma ora addirittura malissimo, con
poche settimane di vita davanti, consumato dal tumore che lo colpì al
pancreas otto anni or sono.
Le sue ultime foto
che mostrano uno scheletro umano avvolto in abiti che gli pendono
addosso sono state sparate dal National Enquirer un periodico di
pettegolezzi, falsi scoop, panzane colossali, ma che di tanto in tanto,
tirando nel mucchio, colpisce qualcosa.
La "umma", la
confraternita mondiale dei fedeli ronza di domande e di testimonianze.
La foto, che riprende di spalle un vecchietto alto e consunto con le
mani ischeletrite mentre entra in un diner, un ristorante di Stanford in
California per la prima colazione e ha fatto emettere a specialisti di
oncologia superficiali diagnosi infauste di stadio ormai terminale, non
prova nulla.
Non è neppure
certo che quell´uomo sia proprio Jobs. Le speranze dei fedeli si
risollevano, quando si scopre che il moribondo partecipa a un incontro
con il Presidente Obama in California, insieme con gli altri "cavalieri
della tavola virtuale", come Zuckerberg di Facebook e Schmidt di Google
per parlare di lavoro e di creazione di imprese, ma il mistero, che è
tanta parte del culto di Jobs, privatissima persona, sposato con rito
buddhista, pudicamente ricco (6 miliardi il suo portafoglio) rimane.
Trepidano i cuori
tremebondi degli investitori di Borsa che in questi anni, sotto la
frusta di prodotti innovativi e incantevoli gadgets, iPhone, iPod, iPad,
portatili Macintosh, e a formidabili invenzioni commerciali come l´Apple
Store per scaricare applicazioni, giochi, musica e film attraverso i
suoi oggetti, hanno spinto il corso della Apple ad altezze siderali dai
90 dollari dell´autunno 2008 ai 357 di ieri e sono tentati dall´abiura.
Abbandonano un
poco, non moltissimo, dei loro santini azionari, limando il titolo
dell´1,5% del suo valore, e la scarsa credibilità del National Enquirer
puntella la speranza che anche questa volta Steve compia il miracolo,
come fece nel 1996 quando fu richiamato dalla Apple considerata ormai in
fase terminale e la reinventò.
Proprio questa
identificazione tra l´azienda e l´uomo è sempre stata la forza, e oggi
l´incubo, della comunità dei fedeli. Dalla marginalità nel mondo dei
computer al 10% del mercato di oggi, dalla reinvenzione del cellulare
"intelligente" con gli iPhone che, nonostante i difetti dell´ultima
edizione, l´iPhone4, sono stati venduti complessivamente in 45 milioni
di pezzi, all´iPad che sta cambiando anche il mondo del giornalismo
tradizionale "di carta" e ha prodotto l´inevitabile processione di
cloni, tutto viene sempre fatto risalire alla mente fertile di Jobs e di
un´azienda che, non per caso, chiamava i suoi primi propagandisti
«evangelizzatori».
Sua fu l´idea,
così apparentemente controcorrente, di investire nell´allestimento di
negozi tradizionali, ormai più di 300 nel mondo da Pechino a Roma, per
trasformare l´acquisto di prodotto in un´"esperienza" fisica, personale,
sensoriale. Proprio mentre il mondo del commercio cominciava a migrare
in massa nel cielo astratto e impalpabile degli acquisti on line.
Vere o false che
siano le foto spiattellate dall´Enquirer, o le insensate prognosi a
distanza di presunti oncologi, le condizioni di Jobs, che il 24 febbraio
compirà appena 56 anni, sono molto precarie e neppure la riservatezza
estrema dei suoi "archiatri", dei medici che si prendono cura del suo
corpo consunto, quasi una reliquia di se stesso, può nasconderle.
Dozzine di
testimoni hanno riportato di averlo visto entrare e uscire regolarmente
dallo Stanford Cancer Center, uno dei più avanzati d´America dove si
tentano terapie nuove per il cancro del pancreas che gli fu
diagnosticato per caso, durante una tac di routine, nel 2003. Lo stesso
ospedale dove tentò invano di sfuggire alla malattia l´attore Patrick
Swayze, il protagonista di «Ghost».
È noto che attorno
alla sua salute si mente, si minimizza, si evade. L´annuncio del suo
ritiro dalla guida attiva della Apple per occuparsi della sua salute,
piovuto il 17 gennaio scorso sulla congregazione sbigottita, era venuto
a contraddire le ripetute assicurazioni di avere sconfitto il male, di
avere superato gli effetti del trapianto di fegato del 2009, di soffrire
soltanto di disturbi del metabolismo.
Ma a ogni
apparizione pubblica, Jobs era apparso sempre più evanescente, nei suoi
maglioncini neri sul fondo nero del palcoscenico, al punto che, per
errore, l´agenzia economica Bloomberg pubblicò l´obituary, il
"coccodrillo" in morte di Steve nell´agosto del 2008, provocando
l´immancabile citazione di Mark Twain «le notizie delle mia morte sono
grandemente esagerate». Se anche questa volta il geniale creatore di
immagini, colui che regalò al mondo l´animazione rivoluzionaria della
Pixar nella quale inizialmente neppure la Disney credeva, uscirà dalla
grotta, sarà il suo miracolo più grande. Il Lazzaro della Mela, già
morto e mai morto.18-02-2011]
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1- "STEVE JOBS HA
SOLO SEI SETTIMANE DI VITA" - FOTO CHOC DEL FONDATORE DI APPLE -
SOFFRIREBBE DI UNA RECRUDESCENZA DEL CANCRO AL PANCREAS, DIAGNOSTICATO
NEL 2004 - 2- LA APPLE NON HA VOLUTO COMMENTARE L’APPARIZIONE DELLE
IMMAGINI, CHE SI TEME POSSANO AVERE UN EFFETTO NEGATIVO SULLA QUOTAZIONE
DEL TITOLO IN BORSA - 3- IN DIFESA DI ASSANGE SCENDE IN AULA IL GIURISTA
LIBERAL DI HARVARD ALAN DERSHOWITZ: "WIKILEAKS HA DIRITTO DI PUBBLICARE
LE INFORMAZIONI DI CUI VIENE IN POSSESSO. GLI USA VOGLIONO IMPEDIRE IL
DIRITTO DI CRONACA. LA CASA BIANCA VUOLE IL WEB LIBERO IN CINA E IRAN,
MA VUOLE CONTROLLARLO INVECE IN AMERICA" - 4- "SE ASSANGE DOVESSE ESSERE
CONDANNATO, IL GOVERNO USA AVRÀ LA POSSIBILITÀ DI CONTROLLARE D’ORA IN
AVANTI LE INFORMAZIONI DIFFUSE SU INTERNET VIOLANDO IL PRIMO E IL QUARTO
EMENDAMENTO DELLA COSTITUZIONE. SARÀ LEGITTIMATO UN DOPPIO STANDARD
GIURIDICO: LIBERTÀ DI ESPRESSIONE SUI GIORNALI MA NON SU INTERNET" -
1- "JOBS HA SOLO
SEI SETTIMANE DI VITA"
La Stampa - Steve Jobs, che ha lasciato a gennaio la Apple
per tornare a curarsi, starebbe molto peggio del previsto. Secondo lo
statunitense National Inquirer, che ha pubblicato foto di uno Jobs
scheletrico, il fondatore di Apple soffrirebbe di una recrudescenza del
cancro al pancreas, diagnosticato la prima volta nel 2004, e che ora gli
lascerebbe solo 6 settimane di vita.
Nelle foto pubblicate sul giornale Jobs appare magro, fragile e con i
capelli diradati. Secondo i medici interpellati dal giornale sarebbero i
segni di un nuovo ciclo di chemioterapia per un ritorno del cancro. Il
dr Samuel Jacobson ha detto all'Inquirer che, "a giudicare dalle
immagini, è vicino alla fase terminale, direi che non ha più di sei
settimane".
La Apple non ha
voluto commentare l'apparizione delle immagini, che si teme possano
avere un effetto negativo sulla quotazione del titolo del colosso
elettronico.
2- DIFENDERÒ
ASSANGE E LA LIBERTÀ DI PAROLA" - DERSHOWITZ: GLI USA VOGLIONO IMPEDIRE
IL DIRITTO DI CRONACA
Maurizio molinari per
La Stampa
Ho accettato di
difendere Julian Assange perché questa è la battaglia per la libertà di
stampa nel XXI secolo». Il giurista liberal di Harvard Alan Dershowitz
parla al telefono dal suo studio di Boston e non adopera mezzi termini
per spiegare le ragioni che lo hanno portato a entrare nel collegio
legale del fondatore di Wikileaks, considerato dalla Casa Bianca un
nemico pubblico degli Stati Uniti a causa della recente divulgazione di
centinaia di migliaia di documenti segreti del Pentagono e del
Dipartimento di Stato.
Perché difende
Assange? «Quando all'inizio degli Anni 70 vi fu la battaglia legale sui
Pentagon Papers pubblicati dal New York Times, che svelarono i
retroscena della guerra in Vietnam, vi presi parte per tutelare il
diritto al giornalismo investigativo. Allora vincemmo una sfida che ha
consentito di tutelare la libertà di stampa su carta. Adesso la sfida si
ripete, riguarda Internet e l'informazione digitale. Eravamo nel giusto
allora come lo siamo adesso. Wikileaks ha diritto di pubblicare le
informazioni di cui viene in possesso».
Veramente Hillary
Clinton, nel discorso alla George Washington University, ha accusato
Wikileaks di aver commesso «un furto di documenti simile a quelli che
avvenivano in passato con le valigette a mano» che «nulla ha a che
vedere con la libertà di stampa». Che cosa ne pensa?
«La mia amica Hillary si sbaglia. Non c'è stato nessun furto. Julian
Assange e Wikileaks non hanno rubato nulla. Sono entrati in possesso di
documenti riservati e li hanno pubblicati. La Costituzione americana
garantisce tale diritto».
Ma il Segretario
di Stato rivendica il diritto del governo alla riservatezza delle
proprie comunicazioni per difendere, ad esempio, l'identità degli
attivisti per i diritti umani che hanno contatti con le ambasciate
americane in Paesi dittatoriali... «La tutela delle fonti è garantita
dai giornali che pubblicano i documenti trovati da Wikileaks. I nomi di
informatori, agenti segreti e siti sensibili devono essere tutelati al
momento della pubblicazione. Così è sempre stato negli Stati Uniti.
Altra cosa è il diritto di Wikileaks di esercitare il giornalismo
investigativo nell'era digitale».
Quale è la
situazione legale in cui si trova adesso Assange? «Sono in atto tre
procedimenti legali. In Gran Bretagna sulla richiesta di estradizione
verso la Svezia. In Svezia sull'accusa di reati sessuali. E negli Stati
Uniti è in preparazione l'incriminazione da parte del ministero della
Giustizia guidato da Eric Holder. La causa più pericolosa si svolge in
America».
Perché? «Per il
semplice fatto che Eric Holder punta a impedire l'esercizio del diritto
di cronaca, vuole mandare in prigione chi ha scelto di divulgare notizie
non gradite al governo degli Stati Uniti. È stato questo il motivo che
mi ha spinto ad accettare quando l'avvocato inglese di Assange mi ha
contattato chiedendomi di entrare nel collegio legale». Come spiega i
ritardi di Holder nel firmare l'atto di incriminazione? «C'è un
contrasto dentro l'Amministrazione Obama».
Di che cosa si
tratta? «Sulla libertà di Internet la Casa Bianca ha due anime: è divisa
fra chi vuole cavalcarla puntando a trasformare il web nella nuova
frontiera della libertà di espressione in Paesi come l'Egitto, l'Iran e
la Cina e chi invece vuole punire Wikileaks in maniera talmente severa
da impedire su Internet il ripetersi delle garanzie di libertà di
stampa. È un conflitto che l'Amministrazione Obama sta risolvendo e
porterà all'incriminazione di Assange. Siamo pronti a batterci in aula».
Che cosa c'è in
palio? «La libertà di espressione in America nel XXI secolo. I media
digitali devono essere equiparati a quelli tradizionali. Se Assange
dovesse essere condannato, il governo Usa avrà la possibilità di
controllare d'ora in avanti le informazioni diffuse su Internet violando
il primo e il quarto emendamento della Costituzione. Sarà legittimato un
doppio standard giuridico: libertà di espressione sui giornali ma non su
Internet».
Ma se la causa
legale contro Assange in America ancora non è formalmente iniziata,
perché lei si è già messo a lavoro? «Perché, sebbene Assange non abbia
commesso alcun reato in America o contro l'America, l'atto di
incriminazione è in stato molto avanzato e il governo è in procinto di
compiere un passo assai grave. L'incriminazione minaccia di coinvolgere
anche Twitter, a causa dell'accusa che sia stato il mezzo di
trasmissione di alcune informazioni. Si paventa lo scenario di un
governo che potrebbe chiedere di ottenere milioni di informazioni
scambiate sul web da privati cittadini, americani e non».
Come si sente lei,
giurista liberal, a sfidare l'amministrazione Obama? «Sto tentando di
evitare che l'America diventi come l'Italia».
Che cosa intende dire? «Amo l'Italia, siete un Paese meraviglioso e con
una grande Storia, anche giuridica, ma negli ultimi tempi la libertà di
espressione da voi si è molto indebolita: il governo italiano influenza
pesantemente i media e sono stati incriminati i genitori di Amanda Knox,
colpevoli solo di aver fatto una pubblicazione esprimendo delle opinioni
sul processo di Perugia, peraltro viziato da legittimi dubbi. Sul
terreno della tutela della libertà di stampa l'Italia non sta dando un
grande esempio e io non voglio che gli Stati Uniti si incamminino nella
stessa direzione».
IL GIUDIZIO «Non
c'è stato nessun furto di segreti da parte di Wikileaks Il suo fondatore
è innocente»
LA POLITICA «La Casa Bianca vuole il Web libero in Cina e Iran, ma vuole
controllarlo invece in America»
IL DOPPIO STANDARD «Si può scrivere qualunque cosa sui giornali di
carta, ma per ora non vale per Internet»
IL DILEMMA DEL LIBERAL «Sfido Obama per evitare che il mio Paese diventi
come l'Italia in fatto di espressione libera»17-02-2011]
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- SEMAFORO VERDE
A WALL STREET...
(Teleborsa) - Esordio positivo per la borsa americana,
nonostante le tensioni in Egitto che fanno temere per una propagazione
delle proteste in tutto il mondo arabo e non solo. Nel frattempo il
prezzo del petrolio continua a salire, con il Light Crude a un passo dai
90 dollari al barile mentre il Brent ha oltrepassato quota 100 usd, per
poi ripiegare sotto tale livello. A sostenere i listini azionari a
stelle e strisce la trimestrale migliore delle attese del colosso
petrolifero Exxon Mobil.
Dal fronte macro i
consumi di dicembre sono risultati più forti delle attese (+0,7% dal
+0,5% delle stime). In linea con le aspettative, invece, i redditi
risultati in crescita dello 0,4%. Le statistiche in calendario non sono
finite qui, con alle 15.45 il Pmi di Chicago di gennaio. Sulle prime
rilevazioni il Dow Jones mostra un rialzo dello 0,22% a 11850,19 punti,
l'S&P500 un incremento dello 0,16% a 1278,36 punti ed il Nasdaq una
plusvalenza dello 0,25% a quota 2693,3.
31-01-2011]
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RAHMAGEDDON! -
QUANDO LE COSE STAVANO MIGLIORANDO PER LO SBARACKATO OBAMA, ECCO
L’ENNESIMO SILURO REPUBBLICANO: IL SUO EX BRACCIO DESTRO, RAHM EMANUEL,
NON POTRà ESSERE ELETTO SINDACO DI CHICAGO, VISTO CHE NON CI HA VISSUTO
NELL’ULTIMO ANNO - UN AVVOCATO CONSERVATORE AVEVA IMPUGNATO LA SUA
CANDIDATURA E IERI I GIUDICI GLI HANNO DATO RAGIONE - RAHM FARà APPELLO
ALLA CORTE SUPREMA, MA LE ELEZIONI SONO TRA POCHI GIORNI…
Michele Zurleni
per "Panorama.it"
Il Drudge Report
l'ha intitolata Rahmageddon, tanto per fare capire cosa potrebbe
significare questa ultima (in ordine di tempo) puntata della saga di uno
degli uomini più potenti d'America. Che ora rischia di perdere la
poltrona a cui tanto ambiva e che sembrava praticamente sua: quella di
sindaco di Chicago.
Per Rahm Emanuel
sono state le peggiori 24 ore degli ultimi anni. Lui, ex braccio destro
di Barack Obama, king maker della sua vincente campagna elettorale, ex
capo dello staff della Casa Bianca (l'uomo che decide l'agenda del
presidente), vero architetto della riforma sanitaria, è stato escluso
dalla competizione per diventare il primo cittadino della sua (come di
Barack) città.
Una corte
dell'Illinois ha stabilito (con un voto di maggioranza, 2 a 1) che Rahm
Emanuel non ha i requisiti necessari visto che non vive a Chicago da
almeno un anno. Conosciuto il verdetto, l'ex deputato democratico è
andato su tutte le furie e ha annunciato il ricorso alla corte suprema
dello Stato.
La decisione sarà
presa entro breve, visto che la data delle elezioni è stabilita per il
22 febbraio, ma che i primi voti anticipati (early votes) si terranno in
alcune circoscrizioni giù a partire dal 31 gennaio.
Se la sentenza
dovesse essere confermata, per Rahm Emanuel si tratterebbe di un
clamoroso scacco, di uno stop ai suoi ambizioni progetti. La vittoria
era (è) sua. Gli ultimi sondaggi lo davano al 44 per cento del
gradimento degli elettori, mentre la suo rivale, Carol Moseley Braun era
molto distante da lui.
Ora una parte del
ricorso legale si gioca sul recente passato di Rahm Emanuel. Nonostante
prima la carica di deputato e poi quella di consigliere del presidente
l'abbiano portato a Washington, non aveva mai cambiato residenza. Ma
ovviamente, con tutta la famiglia, aveva lasciato la sua casa di Chicago
per trasferirsi a vivere nella capitale.
Secondo i giudici
che l'hanno escluso dalle elezioni, se i suoi famigliari fossero rimasti
in Illinois, la sentenza sarebbe stata diversa, a suo favore.
Anche sulla sua
casa di Chicago c'è un capitolo dal sapore amaro per Rahm Emanuel.
L'inquilino a cui l'aveva affittata, Rob Halpin si è rifiutato di
lasciargliela quando l'ex consigliere di Obama gli ha dato lo sfratto.
Ne è nato un contenzioso legale che ha avuto una strana appendice
politica quando Halpin, uomo d'affari, ha annunciato che avrebbe corso
per la poltrona di sindaco in competizione contro Emanuel.
Progetto poi
rientrato, ma utilizzato nella vertenza legale. Alla fine, l'esponente
democratico ha dovuto trovare un'altra, temporanea sistemazione in città
mentre portava avanti la sua campagna elettorale.
Rob Halpin è stato
definito un Rahmstopper, termine coniato dal columnist del Chicago
Tribune John Kass per definire quel vasto reticolo di influenti
personaggi del mondo del business e della politica della città che
intendono fare di tutto per evitare che Emanuel diventi il successore
del sindaco Richard Daley (fratello di quel Bill Daley che è stato
nominato capo dello staff della casa Bianca proprio al posto di Rahm
Emanuel).
Tra i Rahmstopper
c'è anche colui che ha presentato il ricorso alla Corte dell'Illinois,
quel Burt Oldenson, avvocato, vicino ai repubblicani, che per mesi ha
combattuto una battaglia legale contro il suo obiettivo e che, per ora,
sembra aver vinto.
Dopo aver deciso
di comune accordo con Barack Obama che la sua esperienza alla Casa
Bianca era di ritenersi conclusa visto che era in arrivo l'ondata
repubblicana delle elezioni di Medio Termine e che, quindi, il
presidente avrebbe avuto bisogno di un volto più spendibile con il GOP,
Rahm Emanuel, in ottobre, aveva lasciato Washington per ritornare a
Chicago sicuro che la corsa alla poltrona di sindaco fosse una
passeggiata.
Non aveva tenuto
conto dei Rahmstoppers.
25-01-2011]
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CALIFORNIA IN
BOLLETTA...
Federico Rampini per "la
Repubblica" - Con gli anti-statalisti del Tea Party lui non
c´entra niente. Anzi, è difficile oggi trovare in America un politico dal
"pedigree" più di sinistra del suo, che affonda le radici nella
contestazione californiana degli anni Sessanta. Eppure la prima cosa che
Jerry Brown ha fatto insediandosi da governatore a Sacramento, equivale a
mettere un dito negli occhi ai sindacati del pubblico impiego. Via, subito -
ha ordinato il governatore - 96.000 telefonini in dotazione agli statali
della California. Un risparmio da 20 milioni di dollari l´anno.
«Non riesco proprio a
credere - ha detto - che il 40% di tutti i nostri dipendenti pubblici debba
avere un cellulare pagato dai contribuenti. Gli unici per i quali si
giustifica, sono i funzionari dei servizi d´emergenza che devono essere
reperibili 24 ore su 24. Per tutti gli altri, è un furto». L´ordinanza è già
firmata, le grida di proteste dei sindacati non sono servite a nulla. Il
prossimo obiettivo: la flotta delle 13.600 auto di servizio, blu o bianche
che siano, a volte con tanto di fari girevoli per farsi strada nelle ore di
punta. Brown prenderà due piccioni con una fava. Perché tra i costi dello
Stato della California ci sono anche le cause per incidenti, provocati da
funzionari che guidano telefonando.12-01-2011
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ACKO SUICIDATO? -
CONRAD MURRAY, MEDICO DI MICHAEL JACKSON, SI AGGRAPPA A 120 SECONDI:
SECONDO LUI, IL RE DEL POP SAREBBE MORTO MENTRE LUI ANDAVA A PISCIARE -
PECCATO CHE POI ABBIA ASPETTATO UN’ORA PER DARE L’ALLARME - L’INIEZIONE
DI “LATTE” LETALE E ILLEGALE HA UCCISO JACKSON ALLA VIGILIA DEL TOUR DEL
RIENTRO, E ORA TRA PROCESSI MEDIATICI, EREDI SCIROCCATI E MISTERI SULLA
MORTE, SI RIAPRE IL TRISTE SIPARIO
Angelo Aquaro
per "la
Repubblica"
L´ultimo Thriller di Michael Jackson dura meno di due minuti: neppure il
tempo di una canzone. Ma meno di due minuti sarebbero bastati al Peter
Pan del pop per iniettarsi la dose di "latte" che l´avrebbe spedito nel
viaggio senza ritorno verso l´isola che, purtroppo, c´è. Conrad Murray,
il medico venuto dai Caraibi, che prima di conoscere il divo era
inseguito da una causa da 400 mila dollari per il fallimento della sua
clinica di Las Vegas, scommette adesso su quei due minuti per salvare,
se non proprio la faccia ormai perduta, quello che gli sta più caro.
C´era una siringa
rotta nella stanza da letto. La siringa con cui Michael Jackson avrebbe
finalmente cercato di darsi pace: approfittando dell´unico momento di
assenza del dottore.
Il cardiologo si
presenta puntuale, alle 8.45 di Los Angeles, nell´aula della Corte
Superiore di California, al 111 di North Hill Street, a meno di mezz´ora
di auto dal castello da otto camere da letto al 110 di North Carolwood
Hills, Beverly Hills, dove la mattina del 25 giugno 2009 vide morire con
i suoi occhi Michael Jackson. Ucciso da che? E, soprattutto, da chi?
La prima domanda
ha da tempo una risposta: l´arma si chiama Profanol, un liquido
anestetico dall´aspetto lattoso, che dovrebbe essere somministrato
soltanto in clinica, e non in quel confetto rococò che sembra la camera
da letto di Jacko. Ma la domanda a cui cercherà di rispondere l´udienza
preliminare del processo che si è aperta ieri e durerà almeno un paio di
settimane, vista la trentina di testimoni costretti a sfilare, è
un´altra: chi è stato a somministrare la dose letale di quel farmaco
comunque proibito come sonnifero?
Il medico giura
che iniettò soltanto 25 milligrammi del "latte" che Jacko continuava a
implorare: e per ucciderlo, dice, ce ne sarebbe voluto 5 volte tanto. Il
viceprocuratore David Walgren, un duro vero, per ora è riuscito a
incriminare il dottore per omicidio involontario. Per ottenere una
condanna, dovrebbe adesso dimostrare che la sua "criminale diligenza"
causò la morte del divo. Ma gli basterà sostenere di avere comunque
delle prove perché il medico venga rinviato a giudizio.
Katherine Jackson,
81 anni, la matriarca della famiglia, rivolge al medico uno sguardo di
fuoco, di quelli che terrorizzavano i Jackson Brothers, allevati proprio
da lei nel segno dei Testimoni di Geova. Ci sono anche LaToya e
Jermaine: ma i fan e curiosi davanti al tribunale, i cartelli non
proprio beneauguranti per il dottore, sono pochini. C´è attesa per Joe,
il padre-padrone. E soprattutto per Prince, il figlio che fu ammesso al
capezzale di Michael, prima che il dottore rinunciasse ai tentativi di
respirazione artificiale e lo spedisse in l´ambulanza per l´ultima,
inutile corsa in ospedale.
La chiave sono
quei 120 secondi: dalle 10.50 alle 10.52 del mattino del 25 giugno.
Dieci minuti prima, alle 10.40, Murray cede, dice lui, e inietta di 25
milligrammi di Profanol. Che si aggiungono ai 2 milligrammi di
lorazepam, ai 2 milligrammi di midazolam, agli altri 2 milligrammi
ancora di lorazepam e ai 10 milligrammi di inutile Valium. Sono gli
unici due minuti in cui Murray, dice, si alza per andare al bagno. Torna
e Michael non respira già più.
I tabulati
telefonici dimostrano che l´allarme sarà dato quasi un´ora dopo. Ma è a
quei 120 secondi che si aggrappa la difesa di J. Michael Flanagan,
l´avvocato del cardiologo: sarebbero bastati a Jacko per iniettarsi il
resto del Profanol. Dice l´avvocato che non sarebbe stata fatta neppure
un´analisi dell´impronta trovata. Difesa e accusa da giorni si battono
anche su chi sia titolato a concludere le analisi sul liquido, un test
comunque "sperimentale" e "difficile".
Il "Thriller"
continua e mamma Katherine non abbassa lo sguardo dal dottore. Tocca a
lei, del resto, amministrare l´80 per cento dell´eredità. Jacko ha
lasciato "soltanto" 237 milioni di dollari ma la festa è appena
cominciata, l´album postumo, "Michael", appena uscito: chi tira fuori
quest´ignobile storia del suicidio, è morto. 05-01-2011]
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FUGA DA FORT-OBAMA
- PORTE GIREVOLI, VASI COMUNICANTI: ECCO GLI INTERESSI PER NIENTE IN
CONFLITTO DEGLI UOMINI DELL’AMMINISTRAZIONE USA, CHE CORRONO TRA LE
BRACCIA DI BANCHE CHE FINO A OGGI AVREBBERO DOVUTO BASTONARE - GOLDMAN
SPECTRE, CITIGROUP, E GLI HEDGE FUND, SI COMPRANO, COPRENDO D’ORO, I
DIPENDENTI DELLO SBARACKATO, CHE PORTANO IN DOTE GLI AGGANCI NEL SETTORE
PUBBLICO: “CONOSCO I NOMI, HO TUTTI I NUMERI DI TELEFONO DA CHIAMARE”…
Angelo Aquaro per
"la
Repubblica"
La Casa Bianca va all´attacco di Wall Street? Niente paura: Wall Street
si compra la Casa Bianca. I soldi non saranno tutto però aiutano:
soprattutto quando raddoppiano. Non solo l´ex direttore del budget di
Barack Obama, Peter Orszag, trasloca armi e bagagli a Citigroup. Non
solo il più grande esperto di derivati della Fed, Theo Lubke, trova casa
nella banca d´affari che per un´offerta di derivati discussa ha dovuto
pagare una megamulta: Goldman Sachs.
Funzionari
dell´amministrazione. Dirigenti del Tesoro. Investigatori della Sec. È
un vero e proprio esodo dalla politica alla finanza: proprio mentre la
politica cerca di regolarla. Anzi, è proprio la conoscenza della nuove
regole, compresi evidentemente gli inganni che proverbialmente si
trovano ogni volta che viene fatta una legge, a favorire i nuovi
assunti.
Con gli stipendi
raddoppiati dai 200mila dollari di un funzionario statale ai 400mila o
più che l´alta finanza promette: esclusi, beninteso, i megabonus su cui,
dall´altra parte della scrivania, avrebbero gridato allo scandalo.
Per la riforma
finanziaria il povero Obama ha preso bastonate da destra e da sinistra.
Troppo debole per gli ultrà democratici, troppo invadente per tutti gli
altri, oltre al fondo anti crac e a una serie di misure pro-consumatori
la legge impone una stretta alle attività speculative delle banche,
obbligandole per esempio a separare le attività di compravendita di
hedge funds e derivati.
Ma sono i lacci e
lacciuoli imposti dalla riforma qui conosciuta come «Dodd-Frank», dal
nome dei congressisti che l´hanno elaborata, a preoccupare soprattutto
Wall Street. E qui l´arrivo degli esperti governativi servirà non solo a
districarsi tra le norme: ma anche tra i corridoi di Washington.
«Conosco tutti al ministero della Giustizia, alla Fed, al Tesoro» dice
al Washington Post Kevin Puvalowski, l´ex ispettore federale felicemente
passato alla Sheppard Mullin, uno studio di legge di New York. «Conosco
i nomi, ho tutti i numeri di telefono da chiamare».
La legge prevede
ovviamente la possibilità di conflitti di interesse. E ci sono limiti
nell´utilizzo degli assunti provenienti dall´amministrazione. Non
possono per esempio lavorare su casi specifici di cui si sono già
occupati. Su certi temi si raccomanda un purgatorio di uno o due anni.
Ma il gioco delle
revolving doors, delle porte girevoli, riapre gli interrogativi sulla
contiguità dei due mondi. Anche l´amministrazione Obama è stata accusata
di ambigue connivenze. Il film «Inside Job» ha dimostrato come i
maggiori collaboratori del presidente flirtassero con Wall Street.
A cominciare da
quel Larry Summers la cui sostituzione ora è già un caso. Al suo posto
in pole position c´è Gene Sperling, ex direttore economico di Bill
Clinton e criticatissimo per le consulenze da un milione e mezzo di
dollari, di cui 900 mila dalla solita Goldman Sachs. Sperling
attualmente è consigliere del segretario al Tesoro Tim Geithner: anche
lui nel mirino per le amicizie in Goldman. Chi è senza peccato firmi la
prima legge: o stacchi il primo assegno.31-12-2010]
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AMBASCIATOR PORTA
PENE - LE GUERRE DIPLOMATICHE AL TEMPO DI TWITTER: A CARACAS, IL
MINISTRO USA IL SOCIAL NETWORK PER ANNUNCIARE CHE GLI STATI UNITI HANNO
REVOCATO IL VISTO ALL’AMBASCIATORE VENEZUELANO - SI TRATTA DI UNA
RITORSIONE DOPO IL BLOCCO DI PALMER, DIPLOMATICO AMERICANO CHE HA
ACCUSATO CHÀVEZ DI COPRIRE I GUERRIGLIERI DELLE FARC - SEMBREREBBERO
NEMICI GIURATI, MA IN REALTÀ IL VENEZUELA VENDE AGLI USA LA METÀ DEL SUO
PETROLIO
1 - USA-VENEZUELA,
WASHINGTON RITIRA IL VISTO ALL'AMBASCIATORE ALVAREZ - LA CASA BIANCA
RISPONDE AL VETO POSTO DA CARACAS A LARRY PALMER...
(Il Velino/Velino
Latam)
- Il governo degli
stati Uniti ha revocato il visto all'ambasciatore venezuelano Bernardo
Alvarez Herrera in risposta al veto posto da Caracas alla nomina
dell'ambasciatore Larry Palmer. La decisione - presentata ai media
statunitensi dal portavoce del Dipartimento di Stato Mark Toner come
"appropriata, adeguata e reciproca" - impedirà ad Alvarez, attualmente a
Caracas, di fare rientro a Washington.
Nelle settimane
scorse Hugo Chavez ha più volte detto di non voler concedere le
credenziali a Palmer, colpevole di aver gettato discredito sulle forze
armate venezuelane. Washington aveva replicato dicendo che Caracas si
sarebbe dovuta far carico delle conseguenze del rifiuto. Nell'ultimo dei
botta e risposta verbali, Chavez aveva sfidato martedì la Casa Bianca a
"rompere le relazioni" con il Venezuela.
Nel presentare la
sua nomina al Senato degli Usa, Palmer aveva parlato di una presunta
copertura fornita dal governo venezuelano alla guerriglia colombiana e
dell'influenza di Cuba sull'esercito venezuelano. Parole denunciate come
una indebita ingerenza dall'esecutivo bolivariano. Le relazioni
diplomatiche tra i due paesi tornano così a incrinarsi: ad agosto del
2008 il Venezuela espulse l'ambasciatore Usa Patrick Duddy, come gesto
di solidarietà per l'analoga scelta compiuta pochi giorni prima dalla
Bolivia (La Paz aveva denunciato presunte trame eversive ordite dagli
states).
Immediatamente
dopo Washington restituì la misura espellendo Bernardo Alvarez. I
rapporti tra i due paesi, da tempo critici sul piano politico, rimangono
però forti dal punto di vista economico. Il Venezuela vende oltre la
metà del petrolio che produce agli Stati uniti, una quota che
rappresenta circa il dieci per cento della domanda Usa.
2 - VENEZUELA-USA,
GUERRA DI AMBASCIATORI...
Da "La
Stampa.it"
La decisione della
revoca del visto a Bernardo Alvarez è stata annunciata prima dal dal
vice-cancelliere venezuelano Temir Porras sulla rete sociale Twitter e
poi confermata dal Dipartimento di Stato. «Se il governo Usa vuole
espellere il nostro ambasciatore, che lo faccia. Se vuole interrompere
le relazioni diplomatiche, che lo facciano», aveva detto Chavez martedì.
«La colpa non è mia, è loro, che nominano un ambasciatore è la prima
cosa che fa quello è offendere il Paese dove è inviato. Questo viola le
leggi internazionali più elementari».30-12-2010]
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INFERNET! -
AMERICA ALLA ROVESCIA: I REPUBBLICANI ACCUSANO LO SBARACKATO OBAMA DI
OSCURARE IL WEB - ECCO LE NUOVE REGOLE: QUALSIASI PROVIDER SARÀ LIBERO
DI BLOCCARE O RALLENTARE IL TRAFFICO RITENUTO ILLEGALE (FILM PIRATA O
HACKER), MA DOVRÀ GIUSTIFICARLO AGLI UTENTI - PER INTERNET MOBILE RIMANE
LA LIBERTÀ (DI FREGARE I CONSUMATORI): POTRANNO FAR PAGARE DI PIÙ O
RALLENTARE I SERVIZI CHE CONSUMANO BANDA, COME YOUTUBE O SKYPE
1 - OBAMA NEL
MIRINO DEI REPUBBLICANI "CENSURA IL WEB"...
Maurizio Molinari per "La
Stampa"
L' Ente federale
per le comunicazioni vara i primi regolamenti per Internet negli Stati
Uniti raccogliendo il plauso della Casa Bianca ma scatenando le proteste
di opposizione repubblicana e associazioni per la libertà di stampa che
promettono battaglia al Congresso e nei tribunali.
L'ordine del
giorno «Open Internet» della «Federal Communications Commission» (Fcc)
redatto dal presidente Julius Genachowski un anno fa ed approvato ieri
proibisce ai provider di Internet di bloccare il «traffico di contenuti
legali sul Web» consentendogli di gestire il flusso di informazioni nei
rispettivi network, «facendo pagare gli utenti sulla base del consumo» e
«fissando dei limiti per il traffico via cellulare».
Per Genachowski e
i due consiglieri democratici della Fcc che hanno votato a favore sono
regole che garantiscono il principio della «neutralità del network»
auspicato dalla Casa Bianca proteggendo «il diritto degli utenti di
navigare sul Web». E in effetti il presidente Barack Obama plaude ad una
decisione che «preserva le libertà, incoraggia l'innovazione, tutela i
consumatori e difende la libertà di espressione».
Ma gli altri due
consiglieri dell'Fcc, di fede repubblicana, si sono opposti parlando di
«misure non necessarie», «penalizzanti l'innovazione tecnologica» e
destinate ad essere «cambiate dal Congresso e bocciate dal tribunali»
perché assegnano ai provider la possibilità di giudicare cosa è «legale»
o meno, consentendogli una sorta di censura.
Jason Stverak,
presidente del «Centro Franklin per l'integrità pubblica» di Washington
si spinge fino a dire che «la neutralità del network è stata azzerata,
accrescendo il controllo su Internet nel momento in cui un terzo dei
cittadini americani apprende le notizie dal Web». «Il risultato di
questa decisione è di limitare la libertà di informare e di sviluppare
le tecnologie» aggiunge Stverak, secondo il quale la Fcc avrebbe agito
sotto pressione dell'amministrazione Obama a seguito dell'impatto
dell'imponente fuga di documenti governativi sul sito Wikileaks.
Genachowski
replica a tali accuse affermando che «per la prima volta disponiamo di
regole che garantiscono libertà e trasparenza sul Web». A suo avviso
sono i dettagli tecnici ad avvalorare la scelta compiuta perché «d'ora
in avanti la discriminazione ai danni di un network non sarà più
possibile» visto che i provider di Internet come Comcast Corporation e
Verizon Communication dovranno gestire i network di cavi fissi «senza
ostacolare la circolazione di contenuti legali» mentre nuove compagnie
potranno offrire video in concorrenza con a Microsoft, Google e Amazon
sfruttando le stesse linee Internet con cui questi tre giganti
raggiungono gli utenti.
Ma ad allargare il
dissenso sui contenuti di «Open Internet» è il fatto che saranno
conosciuti nella loro interezza solo a metà gennaio, quanto il testo
arriverà all'esame del Congresso. MitchMcConnell, capo dei senatori
repubblicani, non ha dubbi sul fatto che «questa intrusione del governo
nella vita dei cittadini deve essere respinta visto che in novembre gli
americani hanno votato contro l'ingerenza pubblica nel privato».
Ma Michael Copps,
uno dei due consiglieri democratici del Fcc, ribatte: «Le regole
avrebbero dovuto essere più stringenti, non lo abbiamo fatto proprio per
proteggere i consumatori». La battaglia è solo all'inizio.
2 - GLI USA DECIDONO SULLA NET NEUTRALITY. IN GIOCO L'INTERNET
CON COSTI E RAPIDITÀ DIVERSI IN BASE AI SERVIZI...
Dall'articolo di Alessandro Longo per "Il
Sole 24 Ore"
La sostanza è già
nota: Genachowsky l'ha anticipata qualche giorno fa, in un discorso
pubblico. In sintesi, qualsiasi operatore internet (fisso e mobile) sarà
libero di bloccare o rallentare il traffico ritenuto illegale (film
pirata per esempio) o dannoso per la rete (attacchi di hacker). Gli
operatori saranno costretti però a descrivere, con chiarezza e
trasparenza, ai propri utenti il modo con cui gestiscono il traffico (se
e quali servizi rallentano, bloccano o accelerano, per esempio).
Sugli altri tipi
di traffico (né dannosi né illegali), Genachowsky è intenzionato a
permettere tutte le discriminazioni che non siano "irragionevoli".
Chiarirà oggi, probabilmente, che cosa intende con questa parola, ma
l'ipotesi più accreditata dagli esperti di policy tlc Usa è che vieterà
solo le discriminazioni anti competitive. Per esempio, un operatore
fisso che dovesse rallentare i film offerti da una certa azienda sul
web, per favorire il proprio analogo servizio o quelli dei propri
partner commerciali.
Gli operatori
mobili avranno mani ben più libere, nel gestire il proprio traffico,
annuncia Genachowsky: per «tutelare un mercato ancora agli inizi».
Potrebbero così adottare nuove tecnologie, sulle proprie reti, per
analizzare il traffico e così assegnare a ciascun servizio un costo e
una velocità diverse. Esempio: se l'utente va su Facebook paga poco;
molto se usa il VoIP (telefonia su internet) o YouTube; niente se usa i
servizi dello stesso operatore, il quale inoltre li potrà velocizzare a
bella posta (dando loro una priorità nel traffico totale). Nel caso
della rete mobile, quindi, il regolatore non si porrebbe il problema
delle pratiche anti competitive.
Le polemiche sono
più forti proprio sulle norme relative alle reti cellulari, ma in
generale è un tema che da anni è campo di battaglia tra aziende Usa,
grandi e piccole. Sono circa 150 le organizzazioni che hanno attivato
gruppi di lobby alla Casa Bianca per influenzare decisioni come quella
di oggi, in un senso o nell'altro.
Le reazioni, alle
regole anticipate da Genachowsky, sono state ambigue, finora. Open Net
Coalition, che sostiene l'apertura di internet e comprende aziende come
Google, Facebook, Amazon, Skype, eBay, ha comunicato di sostenere gli
obiettivi di Fcc. Quasi tutti i venture capital, finanziatori di aziende
web, hanno invece detto che le nuove regole soffocheranno l'innovazione.
Concordano i gruppi sostenitori dei diritti degli utenti internet.
22-12-2010]
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OBAMA IN GINOCCHIO
- LO SBARACKATO COSTRETTO DAL TRACOLLO ELETTORALE DI MIDTERM A
UN’INVERSIONE DI ROTTA E A VENIRE A PATTI CON LE GRANDI CORPORATIONS:
DOMANI L’INCONTRO A PORTE CHIUSE CON GLI AD DI 20 DELLE PIÙ IMPORTANTI
AZIENDE AMERICANE (CHE HANNO APPREZZATO IL RINNOVO DEL TAGLIO DELLE
TASSE DI BUSH) - MA CON UNA CONGIUNTURA ECONOMICA DA FAR RABBRIVIDIRE,
NESSUNO HA LA MINIMA IDEA SU COME LA CASA BIANCA INTENDA INCENTIVARE LE
AZIENDE
Mariuccia
Chiantaretto per "il
Giornale"
Dopo la dolorosa
sconfitta alle elezioni di midterm di novembre il presidente Obama ha
cambiato rotta e, incurante delle critiche del suo stesso partito, per
salvare l'economia ha cominciato a corteggiare le corporations
americane. La chiamata alle armi avverrà domani alla Blair House, il
palazzetto di fronte alla Casa Bianca dove vengono ospitati i capi di
Stato. Ci saranno gli amministratori delegati di 20 delle più importanti
aziende americane tra le quali, anticipa il «Wall Street Journal»,
Google, Cisco Systems, International Business machines Corp. American
Express, Dow Chemical e Pepsico.
L'incontro sarà a
porte chiuse e prevede una doppia sessione interrotta da un pranzo di
lavoro. L'idea di non consentire l'accesso ai media è dettata da due
ragioni: senza le telecamere saranno tutti più liberi di esporre le loro
idee ed il presidente a sua volta potrà fare le pressioni del caso senza
essere criticato sia dal suo partito che dai repubblicani. In gioco,
secondo le stime della Casa Bianca ci sono 1.930 miliardi di dollari di
liquidità delle aziende, che la Fed considera il massimo da oltre mezzo
secolo e che l'amministrazione Obama vorrebbe fossero investiti per
creare nuovi posti di lavoro e dare impulso all'economia che soffre.
In discussione ci
saranno commercio, il prolungamento dei tagli fiscali dell'era Bush, la
riduzione del deficit americano nel medio e lungo termine e le strategie
per favorire la crescita. La richiesta di Obama potrebbe però trovare
orecchie da mercante. Le corporation americane tengono le cassaforti
blindate in attesa di vedere se il presidente trova una via d'uscita al
programma «socialista» che ha promesso (senza per altro riuscire a
mantenere) che prevede aumenti delle tasse, un sistema sanitario
nazionale che costerà una tombola e numerose altre iniziative che, se
varate, dovranno giocoforza essere pagate dai contribuenti.
Con una
congiuntura economica da far rabbrividire, un tasso di disoccupazione al
9,8%, l'inversione di rotta di Obama sarà tutta da studiare. Nessuno per
il momento ha la minima idea su come la Casa Bianca intenda incentivare
le aziende. La scorsa estate quando l'allora chief of staff della Casa
Bianca Ram Emanuel aveva proposto una revisione sulla regolamentazione
delle assunzioni l'intero apparato dei consiglieri di Obama si era
opposto.
«Adesso - ha
spiegato la consigliera del presidente Valerie Jarrett - si cercherà un
approccio più obiettivo per promuovere la crescita economica, dare
garanzie alle imprese, assicurando allo stesso tempo una certa sicurezza
al contribuente». «I regolamenti - ha commentato il direttore esecutivo
dell'associazione di multinazionali Business Roundtable, Johanna
Schneider - sono sempre stati un problema per le aziende. Un compromesso
con la Casa Bianca sarebbe benvenuto».
Non è la prima
volta che il presidente Obama incontra i leader delle corporations
americane, ma in passato le cose non sono andate benissimo. Pare sia
abitudine del presidente esporre le proprie idee senza confrontarle con
quelle degli altri e meno che mai cercare di condividerle. Dopo le
elezioni di novembre però le cose sono cambiate: il compromesso proposto
da Obama sul rinnovo del taglio delle tasse di Bush per esempio è
piaciuto ai leader della Corporate America.
«Obama - ha detto
sibillino a Fox News il presidente della Camera di Commercio Tom Donohue
- adesso ha forse l'esperienza per concludere accordi che prima
considerava preclusi».14-12-2010]
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L'ESERCITO DELLE
DONNE IN MARCIA SU WAL MART...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - Una class action da un
milione. Sfortunatamente per Wal-Mart, gigante mondiale della grande
distribuzione, non si tratta di dollari, ma di un esercito di attuali o
ex lavoratrici, pronte a chiedere un risarcimento per le discriminazioni
subite sul lavoro. Quella che si sta abbattendo sulla catena dei
supermercati, già famosa per le condizioni di lavoro non proprio
idialliache, è la più grande class-action della storia americana.
Ad occuparsene
sarà la Corte Suprema che entro la prossima primavera dovrà decidere se
Wal-Mart fa sistematicamente differenza fra i propri dipendenti, pagando
le donne meno degli uomini e ostacolando loro la carriera. Il tutto è
nato con la denuncia di sei commese di Pittsburg, le quali non hanno
pensato solo a se stesse, ma hanno deciso di fare causa in nome di tutte
le lavoratirci del gruppo. Un esercito di un milione o quasi di persone
che, se dovesse vedere riconosciute le proprie istanze, creerebbe un
buco miliardario nelle casse del gruppo.07-12-2010]
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- CHE FINE FARÀ
AD ESEMPIO L'AMBASCIATORE THORNE CHE È ARRIVATO A ROMA NELL'AGOSTO
DELL'ANNO SCORSO E HA SPEDITO QUEI RAPPORTI COSÌ DELICATI SUL CAVALIERE
SONNOLENTO?
È inutile negare che alla Farnesina serpeggiano nervosismo e
preoccupazione.
Le rivelazioni di
quel sito disgraziato di WikiLeaks hanno creato un enorme imbarazzo e
hanno messo in luce la debolezza dell'attività diplomatica. Alcuni
ambasciatori rimpiangono i tempi in cui le valigette diplomatiche
venivano portate nel mondo con tanto di catenelle che si aprivano
soltanto di fronte al destinatario; poi i dispacci venivano bruciati e
le malizie della diplomazia restavano coperte dalle feluche.
Nei corridoi del
ministero degli Esteri è diffusa la convinzione che il ministro Frattini
non abbia la statura dei suoi predecessori. Senza chiamare in causa
Camillo Benso di Cavour che tra marzo e giugno del 1861 ricoprì
quell'incarico, i diplomatici ricordano la gestione di Gaetano Martino,
Emilio Colombo, Lamberto Dini, e di Gianni De Michelis che nonostante
qualche festino selvaggio nella sua stanza all'hotel Plaza di via del
Corso, era dotato di un notevole acume politico.
È chiaro che in
questo momento il povero Frattini (avvocato 53enne) sta giocando una
parte superiore alle sue forze e si sta immolando per coprire i business
del Cavaliere birichino sulla politica energetica. Ciò che sorprende di
più di fronte all'ondata di rivelazioni dello spione australiano,
Assange, è il silenzio imbarazzato delle cancellerie di fronte ai
giudizi impietosi e ai memorandum pubblicati.
Qualcuno comincia
a chiedersi quali saranno le teste che cadranno per colpa di WikiLeaks.
La prima è sicuramente quella di Hillary Clinton che ha già detto di non
candidarsi alle prossime presidenziali americane, ma la domanda riguarda
anche il tourbillon di spostamenti inevitabili in Italia. Che fine farà
ad esempio l'ambasciatore Thorne che è arrivato a Roma nell'agosto
dell'anno scorso e ha spedito quei rapporti così delicati sul Cavaliere
sonnolento? Alla Farnesina si teme che alla fine possa cadere la testa
di qualche funzionario di rango minore. Uno di questi è Lorenzo Fanara,
alto funzionario dell'Ambasciata italiana a Mosca che si trova a Villa
Berg vicino alla centralissima Arbat.
Questo giovane
diplomatico è diventato Consigliere economico e commerciale e in un
dispaccio inviato dall'ambasciata americana viene indicato come la fonte
che mette il dito sulle relazioni economiche troppo forti tra l'Italia e
la Russia.
Sarebbe davvero il
colmo se a pagare per l'intreccio oscuro sull'asse Silvio-Vladimir fosse
il povero Fanara che in fondo ha detto soltanto un pezzo della verità.06-12-2010]
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RITORNO DELL'AMERICA ALL'USO DEI CONTANTI...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - A pochi giorni dai successi
del Black Friday e a qualche settimana dalle festività
del Natale gli americani si scoprono meno dipendenti del
passato dall'uso di carte di credito. Secondo il centro
di ricerche di Chicago TransUnion, l'uso delle carte di
credito nel paese è crollato di oltre l'11% e
attualmente gli americani senza carta di credito sono
circa 70 milioni, contro i 78 milioni dell'anno scorso.
«È
la prima volta da almeno trent'anni - spiega Gerri
Derweiller di Credit.com - che i sottoscrittori di carte
di credito decrescono». Un fenomeno che sembra legato a
un cambiamento dei costumi e alla minore propensione
all'indebitamento delle famiglie. Così, se il debito
medio del possessore di carte di credito è sceso a 4.964
dollari nel terzo trimestre del 2010, le insolvenze sono
cadute del 25%.
02-12-2010]
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USA: MUTUI CASA GIU' DEL 16,5%
(ANSA) - Le richieste di mutui
ipotecari negli Usa sono crollate del 16,5% la scorsa
settimana, dopo il forte rialzo dei tassi trentennali
sui prestiti che hanno 'gelato' i rifinanziamenti. Nel
dettaglio, le richieste di mutuo per l'effettivo
acquisto di un immobile hanno segnato un aumento
dell'1,1%, mentre le domande di rifinanziamento sono
precipitate del 21,6%. Il tasso medio sui mutui
trentennali e' salito ai massimi da agosto al 4,56% dal
4,50% della settimana prima.
27. USA: PRODUTTIVITA' +2,3% III TRIMESTRE...
(ANSA) - Negli Stati Uniti il tasso di
produttivita' non agricola nel terzo trimestre e' stato
rivisto al rialzo a +2,3%, in base alla lettura
definitiva diffusa oggi, dal +1,9% della prima stima. Il
costo del lavoro ha segnato un calo dello 0,1%, in linea
con la prima lettura. Il settore privato Usa nel mese di
novembre ha creato 93.000 posti di lavoro. Il dato,
rilevato nel sondaggio Adp, e' nettamente migliore
rispetto alle attese degli economisti che puntavano su
70.000 nuovi occupati.
01-12-2010]
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. STATI UNITI, LO SHOPPING VA A RILENTO E IL BLACK
FRIDAY DELUDE GLI ANALISTI...
Da "il
Giornale" - Mentre l'Europa corre ad
arginare la falla del debito irlandese, dagli Stati
Uniti rimbalzano altri segnali contrastanti sulla tenuta
della ripresa. Le vendite durante il «Black Friday»,
considerate dagli analisti uno degli indicatori più
sensibili della fiducia dei consumatori americani in
vista dello shopping natalizio, sono cresciute dello
2,2%.Oltreceano c'è,però,delusione perché i volumi di
spesa sono saliti solo dello 0,3 per cento.
ShopperTrack sottolinea, tuttavia, che «l'aumento
inferiore alle attese è dovuto in parte alle promozioni
offerte online e all'avvio anticipato degli sconti, già
agli inizi di novembre. Durante il fine settimana del
«Thanksgiving» le vendite sono invece aumentate del 6,4%
a 45 miliardi di dollari. Da oggi la parola torna alle
Borse, impegnate a cercare una direzione da qui a fine
anno decifrando la prudenza della Federal Reserve, che
ha recentemente tagliato le previsioni di crescita, e
l'efficacia del nuovo piano da 600 miliardi di dollari
per sostenere l'economia.29-11-2010]
CRISI: OBAMA CONGELA STIPENDI PUBBLICI...
(ANSA) - L'amministrazione Obama
congela gli stipendi dei dipendenti federali civili per
2 anni, il 2011 e il 2012. Lo comunica la Casa Bianca,
sottolineando che l'iniziativa rientra nell'ambito delle
misure volte a ridurre il deficit e il debito pubblico.
Il congelamento si tradurra' in risparmi per 2 miliardi
di dollari nell'esercizio fiscale 2011 per 28 miliardi
di dollari nei prossimi 5 anni e in oltre 60 miliardi di
dollari in 10 anni.29-11-2010] |
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1 - IL REGALO DI NATALE SILVIO AD OBAMA: IN ITALIA SAREBBERO
IMMAGAZZINATE 70-90 BOMBE E IL NOSTRO GOVERNO SI SAREBBE
DICHIARATO DISPONIBILE, ATTRAVERSO LA SOCIETÀ SOGIN, AD
ALLARGARE IL MAGAZZINO EUROPEO
Per uno come Berlusconi che dichiara di essere il capo
di governo più popolare in Europa, la guerra della
"vaiassa" napoletana è roba da cassonetti.
Lui la sua
"differenziata" vuole farla con i big che governano il
mondo ed è questa la ragione per cui nell'ultimo vertice
di Lisbona dei capi di Stato della Nato si è permesso
durante un animato colloquio con il presidente romeno
Basescu, di puntare l'indice della mano destra verso la
tempia. Un gesto che i giornalisti hanno interpretato
come un segno di sprezzo nei confronti di Sarkozy.
Adesso il Cavaliere
sta già pensando ai regali di Natale che dovrà portare
in dono all'amico Putin nel vertice bilaterale
Italia-Russia che si terrà a Soci sul Mar Nero ai primi
di dicembre. Prima di quella data c'è l'appuntamento di
lunedì prossimo con il beduino Gheddafi, poi seguirà il
vertice dei paesi Ocse nel Kazaksthan. Per quanto
riguarda Obama il regalo di Natale Silvio glielo ha
fatto a Lisbona assicurando la presenza di altri 200
addestratori in Afghanistan, ma c'è chi durante i lavori
del Summit portoghese sostiene che il Cavaliere
birichino avrebbe accennato a un dono più consistente.
Dal vertice a porte
chiuse non è trapelato nulla in merito alle bombe
nucleari americane ancora presenti in Turchia e in
Italia, e nessuno è in grado di dire se questo delicato
argomento è stato trattato fino in fondo. Si sa soltanto
che la Germania e il Belgio hanno chiesto da tempo lo
smantellamento dell'arsenale europeo dove secondo
calcoli degli esperti ci sarebbero ancora 200 bombe
nucleari americane che servivano da deterrente durante
la Guerra Fredda.
Secondo le stime di
questi esperti in Italia sarebbero immagazzinate 70-90
bombe e il nostro governo si sarebbe dichiarato
disponibile, attraverso la società Sogin, ad allargare
il magazzino europeo. Il tema è stato oggetto di
un'interrogazione parlamentare firmata da 12 deputati
che finora è caduta nel vuoto. L'interpellanza è stata
indirizzata al ministro La Russa che a Lisbona si è
visto bocciare l'idea di dotare di bombe tradizionali
gli aerei italiani Amx, e indica in Aviano e Ghedi Torre
in provincia di Brescia le località dove sarebbero
depositate testate con una potenza che va da 45 a 170
kiloton.
Dal governo non è
arrivata finora alcuna risposta ai parlamentari, e al
vertice di Lisbona le bocche sono rimaste cucite. SI sa
soltanto che Obama Obama ha fatto in più occasioni un
appello per un mondo libero dalle armi nucleari, e che
finora il suo invito è stato preso in considerazione
soltanto dalla Turchia e dall'Italia.
[23-11-2010]
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WSJ; INDAGINI FBI SU MAXI CASO INSIDER TRADING...
(ANSA) - L'Fbi ha chiesto all'analista
indipendente John Kinnucan di registrare le sue chiamate
con un cliente nell'ambito di indagini che potrebbero
portare a uno dei maggiori casi di insider trading della
storia. Lo riporta il Wall Street Journal, citando
alcune indiscrezioni secondo le quali le indagini in
corso potrebbero portare ad alcuni arresti e
incriminazioni entro la fine dell'anno. Kinnucan ha
ricevuto, lo scorso 25 ottobre, una visita da due agenti
dell'Fbi che, dopo essersi identificati, lo hanno
accusato di aver passato informazioni riservate.
Kinnucan - aggiunge il
Wall Street Journal - è stato minacciato di arresto e
gli è stato chiesto di cooperare registrando chiamate
con uno dei suoi clienti. Kinnucan ha rifiutato
l'offerta e, la stessa sera, ha scritto una email al
proprio cliente, che secondo indiscrezioni sarebbe
l'hedge fund SAC Capital Advisors, riferendo l'accaduto.
Con l'indagine in corso gli investigatori stanno
esaminando il ruolo di consulenti e analisti che
forniscono informazioni a hedge fund e altri fondi sui
settori in cui sono specializzati.22-11-2010]
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LA
PARABOLA DELLO ZAR RATTNER...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Da uomo simbolo del
salvataggio dell'auto Usa a ex consulente costretto a
pagare 6,2 milioni di dollari alla Sec. È la parabola
discendente di Steven Rattner, l'ex numero uno della
task-force presidenziale per Detroit, che ieri ha
accettato di pagare salato pur di vedere archiviata
un'indagine aperta dalla Sec, non quella del procuratore
generale di New York Andrew Cuomo, riguardo al ruolo da
lui ricoperto in un caso di truffa legato a un fondo
pensione newyorkese.
Oltre alla sanzione economica, a Rattner è stata imposta
l'interdizione di due anni dall'attività con broker o
dealer. In particolare, Rattner in qualità di presidente
di Quadrangle avrebbe ottenuto 150 milioni di dollari in
investimenti dal fondo pensione statale di New York nel
2005 e 2006 pagando tangenti. L'ex consulente non ha
negato né ammesso la sua colpevolezza. Ma Cuomo, che ha
chiesto un risarcimento di 26 milioni di dollari, ha
intenzione di andare ancora più a fondo: «Attraverso le
nostre indagini, recupereremo il denaro e metteremo
Rattner di fronte alle sue responsabilità».
22.11.10 |
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USA, NUOVE CASE A OTTOBRE -12%...
(ANSA) - Le nuove costruzioni abitative
negli Usa a ottobre hanno segnato un crollo del 12% al
tasso annuo di 519.0000 unita'. Lo scrive la Bloomberg
citando il Dipartimento del Commercio. Gli economisti si
aspettavano un ribasso del 2% a 598.000 unita'. Rivisto
al ribasso anche il dato del mese precedente a -4,2% dal
+0,3% della prima lettura. I permessi edilizi sono
aumentati, invece, dello 0,5%, al tasso di 550.000 dai
539.000 del mese precedente.
18-11-2010]
20. USA, INDICE MUTUI CASA -14,4%...
(ANSA) - Le richieste di mutui
ipotecari negli Usa sono calate del 14,4% la settimana
scorsa, segnando la flessione piu' forte di quest'anno.
Nel dettaglio, le richieste di mutuo per l'effettivo
acquisto di un immobile sono scese del 5%, mentre quelle
di rifinanziamento sono crollate del 17%, il peggior
calo da aprile scorso. Il tasso sui mutui a trent'anni
e' salito al 4,46% dal 4,28% della settimana prima.
18-11-2010]
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THE WASHINGTON POST
OBAMA VUOLE APPROVARE IL TRATTATO NUCLEARE CON LA RUSSIA
PRIMA DELL'INSEDIAMENTO DEL NUOVO CONGRESSO A GENNNAIO.
TUTTO È NELLE MANI DI UN SENATORE REPUBBLICANO
http://wapo.st/bRXYpx
IL
VIRUS STUXNET AVEVA COME OBIETTIVO LE CENTRALI NUCLEARI
IRANIANE
http://wapo.st/b3XqZB
16-11-2010]
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CARO AMICO NAZI - UN RAPPORTO DEL DIPARTIMENTO DI
GIUSTIZIA TENUTO NASCOSTO PER DECENNI SVELA: LA CIA
ASSOLDÒ CRIMINALI NAZISTI PER “INTERESSE NAZIONALE”:
DALL’ASSISTENTE DI EICHMANN A Werner von Braun CHE PASSò
DAI MISSILI V2 SU LONDRA AL PROGETTO APOLLO SULLA LUNA -
NEL DOSSIER I DUBBI DEI FUNZIONARI USA: “COME CI
COMPORTIAMO SE EMERGE IL SUO PASSATO
Francesco Semprini per "la
Stampa"
I
servizi segreti statunitensi hanno garantito rifugio e
protezione a diversi esponenti o collaboratori del
regime nazista. Il nuovo capitolo oscuro della storia
del secondo dopoguerra emerge da un rapporto del
Dipartimento di Giustizia americano - tenuto nascosto
per oltre quattro anni - che ricostruisce i tratti
salienti della caccia a un paio di dozzine di affiliati
al regime tedesco.
Nelle 600 pagine del dossier, che ha richiesto sei anni
di lavoro, si ripercorrono le tappe principali di questa
vicenda, come la caccia al dottor Josef Mengele,
conosciuto come «l'angelo della morte» di Auschwitz, un
pezzo del cui scalpo sarebbe conservato in uno degli
archivi del governo Usa. O l'omicidio di un ex soldato
delle SS, avvenuto in New Jersey negli Anni 80. O lo
scambio di identità tra John Demjanjuk e la guardia del
campo di Treblinka, nota come Ivan il terribile.
Si
tratta insomma di un catalogo dei successi e dei
fallimenti compiuti dagli esperti dell'Ufficio per le
indagini speciali (Osi), creato nel 1979 dal
dipartimento di Giustizia per dare la caccia e deportare
tutti i criminali nazisti ancora in circolazione. Da
allora ne sono stati identificati oltre 300. Ma
l'aspetto «più inquietante» del dossier - spiega il New
York Times, che lo ha visionato integralmente - è il
coinvolgimento della Cia nella fuga di alcuni esponenti
nazisti. Lo stesso Osi parla di «collaborazione del
governo con i persecutori», alcuni dei quali «furono
fatti entrare nel Paese, anche se si aveva piena
consapevolezza del loro passato e delle loro
responsabilità».
«L'America è sempre stata orgogliosa di essere un
rifugio sicuro per i perseguitati - prosegue l'Osi -, in
alcuni casi però ha dimostrato di esserlo anche per i
persecutori». Uno di questi è Otto Von Bolschwing, uno
degli assistenti di Adolf Eichmann, che contribuì a
mettere a punto il piano per «liberare la Germania da
tutti gli ebrei».
Dal 1954 Bolschwing diventa un uomo della Cia e alcuni
funzionari dell'intelligence si chiedono, come risulta
dai memo raccolti, «come comportarsi nel caso emergesse
il passato del loro collaboratore tedesco».
Venuto a conoscenza dei suoi legami col regime, nel 1981
il Dipartimento di Giustizia americano tenta di
deportare l'ex nazista, che morirà poco dopo, a 72 anni.
Un
altro caso rilevante è quello di Arthur L. Rudolph, uno
scienziato esperto di missili che nel 1945 viene portato
negli Stati Uniti dove lavorerà per la Nasa nell'ambito
dell'Operation Paperclip, un programma che prevede il
reclutamento di scienziati che avevano operato con il
regime nazista, ed è considerato il padre del missile
Saturno V. Il suo reclutamento era un fatto di
«interesse nazionale», spiega un memo del dipartimento
di Giustizia del 1949 secondo cui lasciar tornare lo
scienziato in patria, dopo che si era rifugiato in
Messico, «avrebbe compromesso la sicurezza degli
americani» e per questo era meglio assoldarlo.
Ancora più celebre è il caso di Werner von Braun,
l'ingegnere tedesco che, dopo aver portato qualche
centinaio di missili V2 su Londra durante la seconda
guerra mondiale, portò l'America nello spazio: prima con
il lancio in orbita del satellite artificiale Explorer 1
poi con la missione sulla Luna dell'Apollo 11.
Ora però lo scottante dossier voluto nel 1999 da Mark
Richard, avvocato di lungo corso del dipartimento di
Giustizia, rischia di trasformarsi in una patata
bollente per il presidente Barack Obama.
15-11-2010]
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7 - THE WASHINGTON POST
L'IRAN SMETTE DI FARE IL PIENO AGLI AEREI BRITANNICI PER
RITORSIONE
http://wapo.st/9w7NFa
-
British Midland International, che vola quotidianamente
a Teheran da Londra, ha dovuto far scalo in altri paesi
perché l'Iran, da una settimana, non le permette di fare
il pieno ai suoi aerei nell'aeroporto della capitale.
-
È un'azione di ritorsione: nel piano di sanzioni contro
l'Iran, le compagnie petrolifere europee che operano
negli scali del Vecchio Continente non permettono agli
aerei iraniani di rifornirsi. BP, Shell e Q8 hanno
cancellato i loro contratti con Iran Air, la compagnia
di bandiera.
-
Si attende lo stesso tipo di trattamento anche per le
altre compagnie europee che effettuano voli su Teheran.
IL
PIÙ GIOVANE DETENUTO DI GUANTANAMO SI DICHIARA COLPEVOLE
http://wapo.st/aH0Cqp
-
Omar Khadr, canadese di 24 anni e ultimo cittadino di un
paese occidentale a essere detenuto nella prigione
americana a Cuba, si è dichiarato responsabile di
omicidio, crimini di guerra, e altri reati collegati.
-
Era stato portato dal padre, un collaboratore di bin
Laden, a combattere in Pakistan e Afghanistan quando
aveva 10 anni, ed è stato catturato nel 2002 quando ne
aveva 15.
-
Secondo il patteggiamento con le forze militari,
dovrebbe scontare solo 8 anni di carcere (anche alla
luce del fatto che era minorenne e "plagiato dal padre",
come sostengono le associazioni di diritti umani), in
una prigione canadese.
31.10.10 |
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E
CLINTON SI PERSE LA BOMBA - IL MASCELLONE BILL, IL
GIORNO DOPO L’ESPLOSIONE DELLO SCANDALO LEWINSKY, PERSE
LA SCHEDA CON I CODICI PER LANCIARE L’ATTACCO NUCLEARE -
OGNI PRESIDENTE AMERICANO DEVE PORTARLA SEMPRE CON SÉ,
SCORTATO DA UN UFFICIALE CON LA VALIGETTA CHE CONTROLLA
L’ARSENALE ATOMICO - UNA VOLTA CLINTON SI DIMENTICÒ PURE
L’UFFICIALE, CON ANNESSA VALIGETTA - LO RIVELA L’EX CAPO
DI STATO MAGGIORE: “I CODICI ANDARONO PERDUTI PER MESI,
FU UN GIGANTESCO PROBLEMA”…
Angelo Aquaro per "la
Repubblica"
E
il giorno dopo lo scandalo Lewinsky, Bill Clinton perse
il biscotto. Ok, il biscotto, nel linguaggio cifrato
della Casa Bianca, è la scheda che contiene i codici per
lanciare l'attacco nucleare: una specie di "bancomat
della sicurezza" che il presidente degli Stati Uniti
porta sempre con sé, i numeri che dovrà inserire nella
valigetta - anche per questa c'è un nome in codice:
football - che un ufficiale si trascina sempre dietro.
Ma
che cosa aveva mai distratto l'uomo più potente del
mondo dal prendersi cura del suo bene più prezioso?
Il
biscotto perduto di Clinton è l'ultimo scandalo che
l'America appiccica al presidente a cui ha perdonato di
tutto.
Ma
è vero o no? La rivelazione, rilanciata dalla tv Abc,
arriva da un libro del generale di Hugh Shelton, l'ex
capo di Stato maggiore che ha raccolto le sue memorie
sotto un titolo altisonante, "Senza esitazione:
l'odissea di un guerriero americano". Senza esitazione,
il guerriero ricorda che "a un certo punto
dell'amministrazione Clinton i codici andarono perduti
per mesi. Un bel problema, un gigantesco problema".
Sì, ma il problema è anche un altro: la storia,
ricostruiscono gli storici della Casa Bianca, non
sarebbe nuova. Già un altro generale, Robert Patterson,
tirò fuori il biscotto perduto sette anni fa. E lui sì
che ricorda bene: era l'ufficiale incaricato di portare
"la valigetta chiamata football".
È
proprio Patterson a raccontare quella scena che avviene
"il mattino dopo in cui esplose lo scandalo Lewinsky".
L'ufficiale chiede al presidente, come di routine, il
biscotto, cioè la card, che lui è incaricato di
ricaricare. Ma Clinton, ancora sconvolto dallo scandalo
in corso, si accorge di non averla dietro. "Pensava di
averla lasciata da qualche parte. Così cominciammo a
girare per tutta la casa Bianca alla ricerca dei codici:
finché il presidente non confessò di averli persi".
Certo Clinton non è stato l'unico inquilino ad avere
problemi col biscotto. Un'altra leggenda racconta che
anche Carter perse le chiavi che dal 2008 sono nelle
tasche di Obama - o almeno si spera. Ma l'incrocio delle
due testimonianze rende la disavventura di Bill più
clamorosa.
D'accordo, le versioni dei militari
differiscono per anno - Patterson dice '98, Shelton 2000
- e durata: per Shelton il biscotto sarebbe sparito
addirittura "per mesi".
Ma
a conferma della distrazione di Clinton, nel 1999 i
giornali di tutto il mondo raccontarono l'ennesimo buco.
Durante un vertice Nato, il presidente dimenticò la
valigetta, con annesso ufficiale, nel palazzo del
summit, costringendo il povero militare a tornarsene
alla Casa Bianca a piedi. "Siamo salvi", chiosò
l'imbarazzato portavoce Joe Lockart. Le ultime parole
famose?
22-10-2010]
|
|
IL
PENTAGONO INTENDE VENDERE ARMI PER 60 MILIARDI $
ALL'ARABIA SAUDITA
http://wapo.st/cLli8I
-
La Difesa americana ha informato il Congresso
dell'intenzione di vendere aerei da guerra e armi
all'Arabia Saudita, per un valore di 60 miliardi di
dollari.
-
Sarebbe la più grande commessa militare verso l'estero
nella storia degli Stati Uniti. Il Congresso ha 30
giorni per approvare il piano, prima che il Pentagono e
i sauditi decidano i dettagli dell'affare.
-
Dell'ordine fanno parte, tra gli altri, 84 caccia F-15,
70 elicotteri Apache, 72 Black Bird e 36 Little Bird,
bombe teleguidate, radar antimissili.
-
Oltre al chiaro beneficio economico e militare, gli
Stati Uniti stanno cercando di armare gli Stati che
nella regione si oppongono alla (pre)potenza iraniana,
per creare una rete di alleati che possa fare da
deterrente a possibili azioni di Teheran.
23.10.10 |
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APPENA GLI USA SE NE VANNO, INDOVINA CHI PRENDE IL
POTERE A BAGHDAD? L’IRAN! - E WIKILEAKS RIVELERÀ I
SEGRETI DELLA GUERRA IN IRAQ - UNA SETTIMANA PRIMA DEL
SALVATAGGIO GIÀ STAVANO GIRANDO IL TELEFILM SUI MINATORI
- INTANTO 11 RIMANGONO INTRAPPOLATI (E 26 MUOIONO) IN
CINA, MA NON SE LI FILA NESSUNO - FRANCIA SEMPRE PIÙ
BLOCCATA: 1000 STAZIONI DI SERVIZIO A SECCO, IL PORTO DI
MARSIGLIA IN GINOCCHIO - L’ ”UNIONE” VENEZUELANA SI
COALIZZA CONTRO CHÁVEZ - DOPO 9 MESI DAL TERREMOTO,
COMINCIANO ORA I LAVORI AD HAITI - BLOCKBUSTER FALLISCE
PURE NEL FALLIMENTO - IL NUOVO NOKIA È APPENA
SUFFICIENTE - WAYNE ROONEY LASCIA IL MANCHESTER…
1
- FINANCIAL TIMES
SFUMANO LE SPERANZE PER I MINATORI CINESI INTRAPPOLATI
http://bit.ly/aXwXQe
-
11 uomini sono rimasti intrappolati in una miniera di
carbone nella regione dell'Henan in Cina, dopo che
un'esplosione di gas aveva già ucciso 26 persone.
Nonostante non si tratti di una piccola miniera privata
(quelle in cui avvengono la maggioranza degli incidenti
a causa delle scarsissime condizioni di sicurezza) ma
sia di proprietà dello stato, le risorse impiegate nel
salvataggio probabilmente non permetteranno di estrarli
vivi.
-
Ci vorranno almeno 4 giorni solo per individuare la loro
posizione.
-
La notizia, come spesso accade, è stata censurata sia
sulla stampa che su internet, e le informazioni sulla
tragedia trapelano solo attraverso blog di privati
cittadini, che sottolineano la differenza di mezzi
impiegati per il salvataggio dei minatori cileni
rispetto a quelli cinesi.
-
In Cina avviene il 70% delle morti mondiali nelle
miniere di carbone. L'anno scorso sono morte
(ufficialmente) 2.631 minatori. Sono però in calo: nel
2003 erano morte circa 7.000 persone.
2
- EL PAIS
ZAPATERO VUOLE CHIUDERE L'ACCORDO SUL BILANCIO CON LA
COALICIÓN CANARIA (CC)
http://bit.ly/bAGmNC
-
Il presidente spagnolo riceve oggi alla Moncloa, sede
del governo, il capo dell'esecutivo delle Canarie,
Paulino Rivero, per provare ad assicurarsi l'appoggio
della Coalizione Canaria al bilancio 2011.
-
Dopo l'accordo con i baschi del PNV della scorsa
settimana, Zapatero continua il suo progetto di
coinvolgere i gruppi autonomisti (facendogli molte
concessioni proprio in materia economica) nel sostegno
alla prossima finanziaria
E
ORA IL TELEFILM SUI MINATORI
http://bit.ly/cu77K5
-
Passati 4 giorni, hanno già cominciato a girare un
telefilm - "I 33 di San José" - in Cile, per il canale
spagnolo Antena 3. In realtà, la produzione aveva
cominciato le riprese una settimana prima dell'inizio
del salvataggio, senza ancora sapere cosa sarebbe
successo ai trentatré minatori.
L'OPPOSIZIONE A CHÁVEZ UNISCE LE FORZE
http://bit.ly/degemB
-
Le elezioni legislative dello scorso 26 settembre hanno
cambiato l'assetto politico venezuelano. Se nel 2005 le
forze dell'opposizione si erano ritirate dal gioco
elettorale, stavolta hanno partecipato, e il partito di
governo ha ottenuto solo 98 seggi su 165.
-
Pur avendo la maggioranza assoluta, questo assetto
parlamentare impedirà a Chávez di approvare le leggi che
richiedono 2/3 dell'assemblea - come quelle
costituzionali - e di fare nomine importanti senza
consultare l'opposizione.
-
La Mesa de la Unitad Democrática ha ottenuto addirittura
il 50% dei voti assoluti, ma per il complicato sistema
elettorale venezuelano, il partito di governo viene
avvantaggiato grazie al peso regionale. La Mesa è
composta da 12 diversi partiti dell'opposizione, che
hanno unito le forze e messo da parte le loro frizioni
per contrastare Chávez
3 - LE FIGARO
Più DI 1.000 STAZIONI DI SERVIZIO SENZA CARBURANTE
http://bit.ly/crkuR2
http://bit.ly/bqlmWL
-
Stamattina, secondo Unione degli Importatori
Indipendenti di petrolio, in Francia 1.000 stazioni di
servizio erano a secco a causa dello sciopero nelle
raffinerie e dei blocchi dei sindacati ad alcuni
depositi strategici.
-
Anche oggi una giornata di scioperi e blocchi in tutta
la Francia
MARSIGLIA E LA DÉBÂCLE DEI PORTI FRANCESI
http://bit.ly/dB17Xj
-
I sindacati bloccano il primo porto francese da 3
settimane. Principalmente per impedire l'accesso del
petrolio sulla terraferma, ma sono rimasti bloccati
anche migliaia di container. L'economia della regione è
in ginocchio, gli imprenditori cercano soluzioni
alternative. Il 25% del traffico è già stato dirottato
su Anversa.
4 - NEW YORK TIMES
AD
HAITI FINALMENTE SI COMINCIANO A RIMUOVERE I DETRITI
http://nyti.ms/92cphf
-
Dopo 9 mesi dal terremoto, il governo ha firmato il
primo (mini) contratto con una società che si occuperà
di ripulire Port-au-Prince dai detriti e dai resti delle
case crollate. Da gennaio, il panorama di case
sbriciolate e palazzi crollati è rimasto sostanzialmente
invariato.
-
Finora ci si era concentrati su piani (a lungo termine,
in realtà) sui problemi che da sempre hanno afflitto la
nazione caraibica, come il sistema scolastico e le
strade.
-
Un membro del governo dà la colpa di questo ritardo
imbarazzante a chi ha gestito gli aiuti internazionali.
5 - THE GUARDIAN
L'IRAN SI è ACCORDATO PER INSTALLARE UN GOVERNO AMICO IN
IRAQ
http://bit.ly/at7Z1I
-
L'Iran ha concluso un accordo con i paesi della regione
che mira a imporre un governo pro-Teheran a Baghdad.
-
Nouri al-Maliki, grazie all'intervento iraniano, ha
stretto un patto di ferro con il capo degli sciiti
radicali, Moqtada al-Sadr, e si appresta a un secondo
turno come leader iracheno dopo 7 mesi di litigi sulla
formazione del nuovo governo.
-
L'accordo comprende la Siria, il partito libanese di
Hezbollah e le più alte autorità dell'Islam sciita.
Tutte queste forze si sono riunite per assicurare che
al-Maliki arrivi al governo, per poi poterlo controllare
dall'esterno, in chiave pro-iraniana e anti-sunnita.
TI
PAGHIAMO PER ESSERE STERILIZZATO
http://bit.ly/agkMzB
-
Un drogato di 38 anni ha ricevuto 200 £ per sottoporsi a
una vasectomia, affinché non potesse avere figli. Da 15
anni è dipendente da oppiacei, e si droga da quando ne
ha 11.
-
È la fondazione americana "Project Prevention" a pagare
questo progetto molto controverso, che vuole impedire
che chi si fa di eroina, crack e oppiacei abbia figli a
cui rischia di trasmettere la dipendenza o che non possa
crescere in maniera normale. In America hanno già pagato
3.500 persone (donne e uomini) affinché si
sterilizzassero.
WAYNE ROONEY LASCIA IL MANCHESTER
http://bit.ly/dqBXRU
6 - TIME
COSA C'è DIETRO GLI INVESTIMENTI STRANIERI IN GRECIA
http://bit.ly/9EsaXG
-
Dopo aver evitato per un soffio il tracollo con misure
di austerità e soprattutto miliardi di euro dall'Europa
e da Fondo Monetario, oggi la Grecia sta corteggiando
(con enorme successo) paesi come Cina e Qatar, affinché
investano le loro ingenti risorse nella penisola
ellenica.
-
Ecco chi investe (e quanto) in Grecia, e quanto il paese
sta svendendo del suo patrimonio portuale, navale ed
alimentare.
UN
GIORNO CON GLI ARTIFICIERI IN AFGHANISTAN
http://bit.ly/bpxPXM
-
L'inviato di "Time" ha passato una giornata con i nuclei
che si occupano di sminare gli IED (improvised explosive
devices - ordigni esplosivi improvvisati)
BLOCKBUSTER HA FALLITO PURE NEL FALLIMENTO
http://bit.ly/9DeTp5
-
Forse il gigante malato che da anni licenzia migliaia di
dipendenti e chiude centinaia di negozi sopravviverà. Ma
sta solo allungando la sua sofferenza, che vedrà zero
profitti e una lenta e faticosa discesa nel baratro.
-
Un'approfondita analisi della storia di Blockbuster, del
mercato americano, del futuro dell'home entertainment
7 - WIRED
ECCO COSA sarà DAVVERO RILEVANTE NEI DOCUMENTI DI
WIKILEAKS
http://bit.ly/cl4OSo
-
La settimana prossima Wikileaks di Julian Assange
rilascerà 400.000 documenti segreti sulla guerra in
Iraq, dopo aver mostrato al mondo decine di migliaia di
report confidenziali sull'Afghanistan, lo scorso luglio.
-
"Wired" ha raccolto intanto le domande fondamentali
sulla guerra in Iraq, per prepararsi a spulciare la
nuova mole di documenti che arriverà nei prossimi
giorni.
IL
NUOVO NOKIA N8 NON ARRIVA AL LIVELLO DI ANDROID E IPHONE
http://bit.ly/cdICRB
Bel design, ottimo nel riprodurre audio e video, buona
navigazione. Ma chi possiede un iPhone, un cellulare
Android o un Windows Phone non si convertirà mai.
[18-10-2010]
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ANGELO MOZILO PAGHERÀ ALLA SEC 67,5 MILIONI $...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Angelo Mozilo, l'ex ceo di
Countrywide Financial, il colosso dei mutui rilevato da
Bank of America nel 2008, ha chiuso un patteggiamento
con la Securities and Exchange Commission, la Consob
americana, per chiudere la causa civile per frode.
Mozilo ha accettato di pagare 67,5 milioni di dollari
per risolvere la pendenza senza ammettere o negare la
propria colpevolezza. L'accusa per Mozilo era di avere
voluto «ingannare deliberatamente gli investitori sui
rischi creditizi sottoscritti» da Countrywide. Nella
causa sono coinvolti anche l'ex direttore generale di
Countrywide David Sambol e l'ex direttore finanziario
Eric Sieracki. 18-10-2010]
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WALL STREET JOURNAL
FINE DEL DIVIETO DI TRIVELLARE NEL GOLFO DEL MESSICO
http://bit.ly/aghhlX
- L'amministrazione Obama, dopo il disastro della
piattaforma di BP Deepwater Horizon, aveva imposto una
moratoria sulla trivellazione nel Golfo.
- Questa precauzione era stata contestata dai
parlamentari repubblicani (e alcuni democratici) degli
stati del Golfo: interrompere la ricerca di petrolio in
una fase di crisi della regione dovuta all'incidente
avrebbe solo fatto perdere altre centinaia di posti di
lavoro e messo in ginocchio tutta l'area. Molte cause
contro il governo erano già state presentate (e vinte).
- La fine del divieto non significa che tutto tornerà
subito come prima. Il segretario agli interni Salazar ha
annunciato che chi opera nell'area deve dimostrare di
rispettare una lunga lista di regole di sicurezza. Le
aziende hanno paura che i tempi per questa verifica
siano troppo lunghi, e che le società più piccole
potrebbero dover abbandonare il Golfo a causa di nuovi e
insostenibili costi per la sicurezza.
- Uno studio pubblicato a settembre ha mostrato come già
2.000 dei 9.700 lavoratori del settore, oltre a
centinaia di lavoratori dell'indotto, avessero perso il
posto o si fossero trasferiti.
20.10.10 |
|
HOME
BITTER HOME - ALTRO CHE CRISI PASSATA, un milione di
famiglie americane termineranno l’anno corrente senza la
casa che avevano il 1° gennaio perché non possono pagare
i mutui ED È NUOVO BOOM DI PIGNORAMENTI - WALL STREET
TREMA E OBAMA PURE (A METà NOVEMBRE SI VOTA) - LA SOLA
BANK OF AMERICA, POTREBBE ESSERE OBBLIGATA A
RIACQUISTARE 74 MLD $ DI PRESTITI ENTRO DICEMBRE…
Maurizio Molinari per "La
Stampa"
I
pignoramenti si impennano e Wall Street manda a fondo le
azioni delle banche, nel timore di un nuovo terremoto
finanziario. A fotografare quanto sta avvenendo sul
mercato immobiliare è lo studio di RealtyTrac pubblicato
ieri: fra luglio e settembre le case pignorate sono
state 288.345, il numero più alto dal 2005, con un
aumento di oltre 18 mila unità rispetto al secondo
trimestre dell'anno.
Ciò
che più colpisce è l'accelerazione dei pignoramenti: nei
primi nove mesi dell'anno 816 mila ad un ritmo che fa
prevedere di arrivare a 1,2 milioni entro fine dicembre.
Se è vero che tutti i 50 Stati americani hanno lanciato
indagini per appurare il rispetto delle procedure ai
danni dei proprietari insolventi Rick Sharga, vice
presidente di RealtyTrac - l'ente che si occupa di
monitorare gli elenchi dei pignoramenti negli Stati
Uniti - ritiene che gli eventuali errori non impediranno
al totale di raggiungere il tetto di un milione di unità
nel 2010.
Ciò
significa che un milione di famiglie americane
termineranno l'anno corrente senza la casa che avevano
il 1° gennaio perché non possono pagare i mutui. Le
conseguenze sono a pioggia: sul piano sociale,
l'ulteriore impoverimento della classe media.
Sul
mercato l'impatto del congelamento della vendita delle
case pignorate, da qui a dicembre, toglierà dai listini
circa un terzo degli immobili esistenti, comportando da
un lato un aumento di prezzi destinato ad allontanare i
già pochi possibili compratori e impedendo alla banche
di rientrare almeno in parte dei mutui non pagati.
E'
proprio quest'ultimo scenario che fa temere il peggio a
Wall Street, dove la seduta di ieri ha visto i titoli
delle maggiori banche andare giù in picchiata. Bank of
America è arrivata a perdere il 5 per cento mentre
Citigroup e Wells Fargo il 4,5, con JP Morgan arretrata
del 3.
La
brusca caduta è stata innescata dalle dichiarazioni di
Jamie Dimon, ceo di JP Morgan Chase, secondo il quale il
«congelamento del mercato dei pignoramenti a seguito
delle inchieste degli Stati» minaccia di «danneggiare il
già fragile mercato immobiliare».
A rischiare di più sono i bilanci delle maggiori
istituzioni finanziarie, che dovranno essere riscritti
tenendo presente l'impossibilità di calcolare le entrate
dei mutui come anche delle possibili nuove vendite.
«Più
a lungo i pignoramenti si protraggono più la situazione
peggiora» spiega Marshall Front, presidente di Front
Barnett Associates. «La situazione del mercato non è
ancora sufficientemente buona per consentire di digerire
l'impatto dei pignoramenti sulle entrate». L'incubo è
che il ritorno ai profitti delle maggiori banche,
registrato nell'ultimo anno, possa essere polverizzato.
Tanto
per fare un esempio Bank of America, potrebbe essere
obbligata a riacquistare 74 miliardi di dollari di
prestiti entro dicembre. Se finora la debole ripresa
americana è stata legata al buon andamento dei conti
delle banche, l'incubo di un nuovo terremoto paventa
scenari imprevedibili anche per la Casa Bianca.
15-10-2010]
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I
MILITARI USA COMBATTONO DUE GUERRE: UNA CONTRO I
TALEBANI E L’ALTRA CONTRO OBAMA - LE DIMISSIONI DEL
GENERALE JONES, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE,
SOSTITUITO DA UNA VECCHIA VOLPE ODIATA DAI MILITARI - SI
PREPARA UNO SCONTRO CON I VERTICI DELL’ESERCITO SULLA
STRATEGIA IN AFGHANISTAN - IL SOSTITUTO DONILON È “UN
DISASTRO” PER BOB GATES, SEGRETARIO ALLA DIFESA, CHE
POTREBBE MOLLARE OBAMA (PURE LUI) PRIMA DEL PREVISTO...
Luigi Spinola per "Il Riformista"
Il Generale Jim Jones non si è mai adeguato ai ritmi
forsennati della Casa Bianca. Ogni giorno, se il
presidente non ha proprio bisogno di lui - e il
presidente non ha mai davvero bisogno di lui - torna a
casa in bicicletta per la pausa pranzo. Anche per
questo, tra i colleghi civili e "workaholic" della
squadra di Obama, quella divisa carica di stellette è un
oggetto misterioso, e assai poco considerato. Ora il
Consigliere per la Sicurezza Nazionale più debole degli
ultimi anni può finalmente tornare a fare il pensionato.
L'ultimo atto del rimpasto strisciante alla Casa Bianca è
innanzitutto una novella sulla Washington obamiana,
sulla guerra interna alla più ristretta cerchia
presidenziale. Ma la nomina di Tom Donilon al posto del
dimissionario Jim Jones potrebbe accelerare un
ripensamento della strategia in Afghanistan. È da tempo
peraltro che Tom Donilon - uno che ha fatto da
suggeritore a tutti i presidenti democrat da Carter in
poi - dirige de facto il National Security Council al
posto del suo capo Jim Jones. Barack Obama scelse Jones
come Consigliere per la Sicurezza Nazionale perché aveva
bisogno di qualcuno capace di gestire i rapporti con i
militari.
Ma è andata male. Il glorioso curriculum dell'ex
Comandante Supremo Alleato in Europa è servito semmai a
rastrellare tra i Paesi Nato migliaia di soldati
necessari per la "surge". Ma nella partita del potere
interna al National Security Team, Jim Jones è stato
scavalcato dal vice Tom Donilon e schiacciato dai pesi
massimi Bob Gates e Hillary Clinton.
E non è riuscito a mediare il confronto tra Pentagono e
Casa Bianca. Jim Jones è il secondo militare di peso,
dopo l'Ammiraglio Dennis Blair, ex direttore della
National Intelligence fatto fuori dal capo della Cia Leo
Panetta, a cadere vittima di un insider democrat. E la
promozione di Tom Donilon - inviso al Pentagono -
potrebbe accendere lo scontro con i Generali. Il duro
confronto sulla strategia da adottare in Afghanistan si
è risolto a fine 2009 con un compromesso: sì alla "surge"
(come volevano i militari) ma a tempo determinato (come
chiedevano i politici).
A dicembre si farà il punto. David Petraeus vorrebbe un
calendario più flessibile, il Comandante in capo non ci
sta. E tra i"civili", crescerà il partito di chi vuole
accelerare i tempi dell'exit strategy. Magari attraverso
il passaggio dalla controinsorgenza al più snello
anti-terrorismo, sostenuto senza fortuna un anno fa da
Joe Biden. E dallo stesso Tom Donilon, molto legato al
vicepresidente. È presto per misurare con precisione
quali saranno i rapporti di forza da qui a pochi mesi.
Tocca
aspettare le elezioni, e il completamento del rimpasto
presidenziale. Se è vero - come ha scritto Bob Woodward
nel suo "Obama's Wars" - che Bob Gates considera
l'ipotesi di Donilon come Consigliere per la Sicurezza
nazionale «un disastro», la sua nomina potrebbe
accelerare l'uscita di scena del Segretario alla Difesa,
prevista per inizio 2011. E su quella poltrona cruciale,
secondo le ultime voci raccolte ieri da "Politico"
potrebbe sedersi John Hamre, già vicesegretario alla
Difesa dell'amministrazione Clinton. Un altro insider.
11-10-2010]
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OBAMA è servito - “UNA CAMPAGNA DA VISIONARIO, UNA
PRESIDENZA DA FUNZIONARIO” - ANCHE JON STEWART, IL
COMICO LIBERAL PIÙ BRILLANTE E AMATO, SCARICA el negrito
al suo destino di prigioniero dei poteri forti usa - A
cercare di arrestare la "satira con licenza di uccidere"
di stewart è Rick Sanchez, un conduttore ispanico della
Cnn: "è un comico che si sente onnipotente perché
appartiene all’establishment ebraico che domina i media"
(la cnn l’ha licenziato)...
Massimo Gaggi per il "Corriere
della Sera"
Stewart
e Obama ai tempi dellidillio nel
«Obama? Una campagna da visionario, una presidenza da
funzionario». Qualche giorno fa Jon Stewart, il comico
di sinistra più dissacrante e popolare d'America, è
andato addirittura nella tana dell'orso - Bill O'Reilly,
il conduttore arciconservatore della Fox, la rete
televisiva di Murdoch - ad attaccare senza pietà un
presidente che accusa da tempo di aver rinunciato
all'ambiziosa agenda che aveva presentato agli elettori,
di aver tradito la loro fiducia.
Le
manifestazioni parallele organizzate da Stewart e
Colbert
Il
malumore della sinistra «liberal» nei confronti di un
leader che vorrebbero più fermo nei principi e meno
impegnato a cercare compromessi con l'opposizione
repubblicana, è palpabile da tempo: l'entusiasmo di
supporter e volontari obamiani è svanito, mentre tv e
siti di sinistra come Msnbc e Huffington Post passano
più tempo a criticare la Casa Bianca che ad attaccare i
repubblicani. Il presidente non rassicura i delusi:
cerca invece di scuoterli, di richiamarli alla dura
realtà della politica. «Ragazzi svegliatevi», ha detto
anche l'altro giorno, riferendosi alle proteste dei
radicali che l'avrebbero voluto più impegnato sui
matrimoni gay e pronto a ritirare subito le truppe
dall'Afghanistan.
Jon
Stewart si mangia la casa bianca
Ma
quelle della dialettica politica tradizionale sono armi
spuntate davanti alle battute satiriche sferzanti che
trasformano un malessere latente in una risata amara, in
un distillato di delusione. Per cercare di riconquistare
la fiducia dell'uomo della strada schiacciato dalla
crisi, Obama ha iniziato un tour negli Stati
dell'interno durante i quali va a incontrare alcune
famiglie nel cortile della loro casa. Un'operazione
mediatica che Stewart ha demolito con un monologo
fulminante: «Sir, lei è il leader del mondo libero: non
può trasformare la presidenza dell'"Air Force One" in
quella del "cortile numero due"».
jon
Stewart e il suo team di giornalisti comici
Alla satira non si replica, ma il «Daily Show», la
trasmissione di Jon Stewart per la rete Comedy Central
va molto oltre l'intrattenimento. Lo dimostrano i premi
giornalistici che gli sono stati assegnati per le sue
denunce che sono sempre molto serie, anche se costellate
di battute sarcastiche. Stewart, che conduce lo show da
11 anni, è diventato un personaggio «di culto»
ridicolizzando i personaggi e le politiche dell'era
Bush.
E
anche ora attacca in continuazione i Tea Party ma, vista
la sua collocazione politica, i monologhi che colpiscono
di più sono quelli contro Obama. Che in Congresso ha
spesso accettato compromessi non esaltanti per superare
l'ostruzionismo repubblicano e i dissensi dell'ala
destra del suo stesso partito.
Jon
Stewart prende in giro Obama
Chi fa satira, però, può permettersi di ignorare le
«leggi di gravità» della politica. E così Jon è libero
di inchiodare il suo ex idolo alle scelte al ribasso: ci
hai promesso cambiamento, una politica della speranza,
ma poi ci hai fatto profondare in un «tran tran» senza
ambizioni. Un'accusa che non viene più da un mondo
sperato della comicità: in un'era di rivoluzione
mediatica e di rimescolamento dei messaggi e dei ruoli,
negli Usa gli «anchor » della destra radicale come Glenn
Beck stanno diventando più popolari dei leader politici,
mentre anche i comici della rete «Comedy Central» non si
preoccupano più di rispettare i confini.
Stewart ha promesso che non si candiderà, ma, dopo aver
ironizzato per mesi sull'irragionevolezza delle cose
dette da molti esponenti dei Tea Party, ha organizzato
per il prossimo 30 ottobre una manifestazione nazionale
per «ripristinare la sanità di mente». Un modo di
scimmiottare il raduno «per il ripristino dell'onore»
che i Tea Party hanno tenuto un mese fa nello stesso
luogo: il Mall di Washington. Ma anche una risposta
politica a due giorni dal voto di mid-term. Alla
manifestazione dei conservatori partecipò anche Sarah
Palin, ma il suo vero animatore fu proprio Beck, il
conduttore della Fox divenuto popolarissimo con i suoi
sermoni apocalittici.
Jon
Stewart e Stephen Colbert su Rolling Stone
Ai
quali arriva adesso la risposta «satirica» di un altro
comico di Comedy Central, Stephen Colbert, che lo stesso
giorno, a Washington condurrà la marcia «gemella» per
«tenere viva la paura». Anche con Colbert satira e
politica si mescolano producendo strani ibridi: una sua
inchiesta tv sullo sfruttamento degli immigrati
clandestini nelle fattorie californiane ha indotto un
Congresso che cerca di risollevare i suoi bassissimi
indici di approvazione tra i cittadini a invitare il
comico a Capitol Hill: un'audizione semiseria e il
Parlamento trasformato in palcoscenico, una pagina da
dimenticare a detta dei leader dei due schieramenti.
A
cercare di arrestare la «satira con licenza di uccidere»
è stato l'altro giorno Rick Sanchez, un conduttore
ispanico della Cnn, spesso pizzicato da Stewart. Rick se
l'è presa col comico «che si sente onnipotente perché
appartiene all'establishment ebraico che domina i
media». Sanchez, però, non è un comico e manca di senso
dell'ironia: è stato licenziato su due piedi dalla Cnn.
[04-10-2010]
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L’FBI TI LEGGE, LA CIA TI ASCOLTA, OBAMA TI REGISTRA -
"al fine di tutelare la sicurezza personale e
nazionale", EL NEGRITO VUOLE OBBLIGARE LE SOCIETÀ CHE
GESTISCONO I SERVIZI AD AVERE UN SOFTWARE PER
DECODIFICARE TELEFONATE E MAIL - NEL MIRINO SKYPE,
SOCIAL NETWORK, BLACKBERRY - LA CASA BIANCA VORREBBE -
la tecnologia sta rendendo impotenti le forze
dell’ordine, la cui arma più efficace contro il crimine
sono sempre state le intercettazioni telefoniche...
Daniela Roveda per "Il
Sole 24 Ore"
Ecco una ragione in più per non scrivere nulla di
compromettente in una mail su Blackberry o un messaggio
su Facebook: l'Fbi potrebbe ascoltare. Potrebbero
ascoltare anche Cia, polizia, fisco o guardia di finanza
se il parlamento approverà nuove regole proposte dal
presidente Barack Obama per autorizzare le
intercettazioni su internet. Il governo Usa vuole
obbligare tutte le società di comunicazione digitale
(online e non) ad adottare le tecnologie necessarie per
decodificare, ascoltare e leggere messaggi scambiati da
privati cittadini.
«Quello che vogliamo è semplicemente mantenere la
capacità di lavorare al fine di tutelare la sicurezza
personale e nazionale» ha detto il legale dell'Fbi
Valerie Caproni al New York Times. Se per esempio l'Fbi
avesse potuto intercettare le telefonate fatte su un
network inaccessibile da Faisal Shahzad, autore del
fallito attentato terroristico a Times Square a New York
lo scorso maggio, il complotto avrebbe potuto essere
sventato molto prima.
L'evoluzione della tecnologia sta rendendo invece
impotenti le forze dell'ordine, la cui arma più efficace
contro il crimine sono sempre state le intercettazioni
telefoniche. Ma oggi i criminali - dai ladri di
biciclette ai terroristi di al-Qaeda - si parlano su
Skype non solo perché costa meno, ma soprattutto perché
è un tipo di comunicazione "peer to peer" che non passa
da una centralina di smistamento ed è quindi più
difficile da intercettare. I criminali si scambiano mail
sul Blackberry o istruzioni su Facebook perché i
messaggi sono codificati e nemmeno le società stesse
sono in grado di decodificarli.
Le
proposte avanzate dalla Casa Bianca insieme all'Fbi, al
ministero della Giustizia e alla National security
agency includono l'obbligo per tutte le società di
comunicazione (e non solo quindi per le compagnie
telefoniche) di avere a disposizione un software per
decodificare messaggi in codice; l'obbligo per tutte le
società estere che operano un sistema di comunicazione
negli Stati Uniti di avere una sede in Usa capace di
intercettare telefonate e messaggi scritti; l'obbligo
per tutte le società che operano sistemi di
comunicazione "peer to peer" di ridisegnare il loro
software per consentire le intercettazioni.
«Se società come Skype e Facebook saranno costrette a
disegnare "buchi" nei loro network per consentire
all'Fbi di ascoltare le telefonate, i loro sistemi di
comunicazione saranno spalancati da tutti gli hacker del
mondo» commenta Dean Takahashi del sito high tech
VentureBeat. Pesanti anche le implicazioni per la
privacy, un diritto considerato inalienabile dal popolo
americano: la nazione insorse per esempio quando
l'amministrazione Bush approvò nel 2007 l'espansione dei
poteri delle forze dell'ordine nelle intercettazioni di
telefonate e mail internazionali per combattere il
terrorismo.
Immense, infine, le implicazioni per il concetto stesso
della rivoluzione internet, una rivoluzione fondata sul
principio della decentralizzazione della comunicazione e
dello scambio di informazioni. L'obbligo di far passare
tutte le comunicazioni da un centro di smistamento è
essenzialmente un passo indietro nella tecnologia, un
ritorno al modo in cui funzionavano le vecchie società
telefoniche.
Per molti giovani ed entusiastici sostenitori di Obama,
fa specie infine che simili proposte provengano proprio
dal presidente pro-internet per eccellenza, il
presidente che per primo usò il web per lanciare una
campagna elettorale moderna e adatta alle nuove
generazioni. L'iniziativa della Casa Bianca, che sarà
presentata in parlamento il prossimo anno, sottolinea
quindi quanto sia difficile bilanciare le priorità di
proteggere la sicurezza nazionale, tutelare la privacy e
allo stesso tempo incoraggiare l'innovazione.
Non è solo l'America ad aspettare con ansia le decisioni
di Washington sul fato della privacy in internet:
l'iniziativa americana potrebbe indurre il mondo intero
a seguirne l'esempio.
28-09-2010]
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Killing an Arab! - COM’È GANZO UCCIDERE IL CIVILE AFGANO
- FINISCONO SOTTO PROCESSO 5 SOLDATI CHE AMMAZZAVANO PER
GIOCO - IL PIANO È SEMPLICE. SI FINGE UN ATTACCO E SI
COLPISCE - LA DENUNCIA DA UN MILITARE COSTRETTO A
PARTECIPARE AI MASSACRI - DOPO IL REVERENDO CHE VOLEVA
BRUCIARE IL CORANO, IL POVERO OBAMA SI TROVA TRA LE MANI
UN NUOVO CASO CHE PUÒ INFIAMMARE IL MONDO ISLAMICO…
Angelo Aquaro per "la
Repubblica"
Uccidevano gli afgani "per sport". Uccidevano e
massacravano per il solo piacere di farlo. Fatti di
alcol e di droga. Killing an Arab così per noia: come
nella canzone che i Cure rubarono a Camus. Pronti a
trattenere e nascondere come uno scalpo quei poveri
corpi massacrati. Qui un teschio. Qui le foto
dell´ultimo eccidio. E poi le minacce e le ritorsioni
verso chi non aveva il fegato di starci. Lo chiamavano
il kill team: la squadra per uccidere. Il plotoncino
della morte.
Una storia dell´orrore che arriva dall´ultimo posto in
cui ti saresti aspettato di sentirtela raccontare: la
base militare in Afghanistan della Quinta brigata
combattente Stryker, seconda divisione di fanteria. Il
cuore dell´attacco delle forze Isaf ai Taliban. Il
nucleo scelto dei ragazzi born in the Usa finiti laggiù
per estirpare i Taliban che proteggevano gli assassini
di Al Qaeda. Invece la squadra del sergente Calvin R.
Gibbs, 25 anni, da Billings, Montana, aveva trasformato
la guerra in un fatto privato. In un gioco assurdo.
La
notizia è stata tenuta segreta il più possibile. Nel
mondo islamico già in tumulto per le minacce in America
di bruciare il Corano ci mancava questa storia
incredibile degli assassini per gioco. Il processo che
quest´autunno si aprirà alla base di Lewis- McChord,
Washington, rischia di replicare per gli americani
l´effetto Abu Ghraib. Soprattutto perché la storia
portata alla luce dal Washington Post rivela anche un
retroscena se possibile ancora più scandaloso:
l´esercito non ha fatto nulla per fermare quella strage
di cui pure era a conoscenza.
Un
soldato, Adam C. Winfield, confidato cosa sta succedendo
nella sua pattuglia a suo padre Christopher, un ex
marine. Una confessione accennata su Facebook, una chat
diventata un interrogatorio, l´allarme di un padre per
quel figlio che dice di essere in pericolo: quel
sergente Gibb gli aveva praticamente ordinato di
partecipare ai raid. L´ex marine si attacca al telefono.
Ma al centralino dell´Esercito solo una segreteria
telefonica. Segreteria telefonica anche all´ufficio di
un senatore.
Segreteria telefonica al reparto di investigazione
criminale dell´esercito. Finché all´ultimo tentativo un
sergente di piantone spiega che non può fare nulla se il
figlio non fa denuncia ai suoi superiori.
I
poveri afgani morti "per sport" sono almeno tre. Ma
tanti altri sono stati assaliti. L´azione è messa a
punto all´inizio di quest´anno. Il sergente Gibb è un
veterano dell´Iraq e dell´hashish.
Il
piano è semplice. Si finge un attacco e si colpisce. La
prima vittima si chiama Gul Mudin. E´ il 15 gennaio nel
villaggio di La Mohammed Kalay, Kandahar. Gul avanza
verso i soldati. Uno di loro, Jeremy N. Morlock, 22
anni, di Wasilla, Alaska, il paese diventato famoso per
Sarah Palin, lancia la granata e gli altri reagiscono
all´"attacco". Un mese dopo tocca a un altro civile,
Marach Agha.
Stessa tecnica, la granata fatta esplodere e
l´esecuzione. Ma questa volta nello squadroncino della
morte c´è anche il giovane Adam che aveva lanciato
l´allarme. Al processo in autunno finirà anche lui che
con i familiari si difende: «Sono stato costretto a
partecipare e ho sparato in aria». Quello che è certo è
che tre mesi dopo il kill team torna a uccidere: e
questa volta la vittima è un religioso afgano, Mullah
Adahdad.
Lo squadrone della morte non si ferma ma qualcuno lancia
un nuovo allarme. Una denuncia anonima. Stavolta
scattano gli arresti.
Ufficialmente non c´è una spiegazione degli attacchi. Ma
alla vigilia del processo i documenti raccontano la
stessa storia: quei soldati erano drogati di hashish e
di noia. Uccidevano gli afgani "per sport".
20-09-2010]
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SCHWARZENEGGER CHIEDE AIUTO A CINA PER TRENI ALTA
VELOCITA'..
(ANSA) - La California chiede aiuto
alla Cina per costruire una ferrovia ad alta velocità.
Lo ha chiesto oggi a Shanghai il governatore
californiano, Arnold Schwarzenegger, parlando a margine
di uno degli incontri avuti nella capitale economica
cinese. Il progetto californiano prevede la costruzione
di una linea ferroviaria veloce tra Los Angeles e San
Francisco da costruire entro il 2030 per trasportare
almeno 90 milioni di passeggeri l'anno.
Schwarznegger ha detto che molti paesi si sono offerti
per quest'opera, ma lui spera che la Cina possa
investire risorse e mezzi per la realizzazione della
linea ferroviaria che, secondo il governatore
californiano, potrebbe essere un altro importante punto
nella storia delle relazioni commerciali tra la Cina e
la California che hanno una grande tradizione e possono
contare su volumi molto alti. Ieri Schwarzenegger,
visitando l'Expo di Shanghai, ha lanciato la candidatura
di San Francisco e della sua Silicon Valley per ospitale
l'Expo del 2020.
13-09-2010]
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IL
finto RITIRO OBAMIANO DALL’IRAQ: A CASA L’ESERCITO,
DENTRO I MERCENARI - E PER LA Blackwater, L’azienda di
contractors più famosa del mondo, Il Dipartimento di
Stato americano ha concesso di pagare una multa di 42
milioni di dollari ed evitare così conseguenze penali
per aver violato l’embargo all’export di armi in
Afghanistan
Alessandro Carlini per
Libero
Blackwater può anche aver cambiato nome, diventando XE
Services, ma non cambia il suo modo di operare. Il
Dipartimento di Stato americano ha concesso all'azienda
di contractors più famosa del mondo di pagare una multa
di 42 milioni di dollari ed evitare così conseguenze
penali per aver violato l'embargo all'export di armi in
Afghanistan.
Il
fatto viene descritto con dovizia di particolari dal
quotidiano americano New York Times, che ricorda le
tante irregolarità per cui la società è finita sotto
accusa. Si va dall'esportazione illegale di armi in
Afghanistan, all'addestramento di cecchini per la
polizia di Taiwan, alla disponibilità ad addestrare le
truppe nel sud del Sudan senza le necessarie
autorizzazioni.
La
compagnia privata del North Carolina ha un contratto con
il Dipartimento di Stato per la fornitura di personale
della sicurezza a funzionari e convogli diplomatici Usa
in diversi Paesi pericolosi nel mondo. Il New York Times
precisa che in un caso la società statunitense ha
deliberatamente cercato di nascondere un traffico
illegale di armi, nascondendole in casse di prodotti
alimentari per cani destinate all'Iraq.
Un
portavoce dell'agenzia di sicurezza americana ha
confermato il raggiungimento di un accordo con il
Dipartimento di Stato. Nel settembre 2007 un gruppo di
"contractors" (leggi mercenari) della Blackwater aveva
aperto il fuoco in un quartiere di Baghdad mentre stava
scortando l'auto di alcuni diplomatici.
La
sparatoria con 17 civili morti aveva provocato la
reazione del governo di Baghdad e la conseguente perdita
del contratto della società in Iraq. Ma Blackwater ha
comunque continuano negli anni a servire l'esercito
americano. E ora ci sono nuove opportunità da cogliere
in Afghanistan ma anche in Iraq. Gli americani si stanno
infatti ritirando dall'ex Paese di Saddam Hussein ma
lasceranno dietro di sé migliaia di
"contractors".22-08-2010]
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2010, LA FUGA DAL MATTONE USA CONTINUA
Il Giornale - «Home, sweet home», addio. È
un brutale stravolgimento di abitudini consolidate
quello che gli americani stanno vivendo ormai da quattro
anni, ovvero dallo scoppio della bolla immobiliare. Da
allora, il mattone ha perso lo status di bene-rifugio
per eccellenza, assumendo i contorni del bene svalutato,
inappetibile, fonte di perdite e di guai. Oggi il
mercato della casa rappresenta, assieme alla
disoccupazione, uno dei problemi più seri per l'America.
Forse irrisolvibile.
Nelle ultime 48 ore è arrivata una duplice batosta sulle
residue speranze di ripresa germogliate la scorsa
primavera grazie, però, al programma di stimoli fiscali
governativi. La realtà è un'altra: le vendite di case
esistenti sono crollate ai minimi da 15 anni (dato di
martedì), quelle di nuove abitazioni (dato di ieri) sono
addirittura precipitate al livello più basso dal 1963,
anno dell'uccisione del presidente John Kennedy.
Nei quartieri residenziali i cartelli con le scritte
«for sale» certo non mancano, ma sono nettamente
inferiori a quella che potrebbe essere l'offerta reale.
Nonostante tassi ai minimi storici, gli acquirenti
stentano a materializzarsi, forse spaventati dalla
prospettiva di ritrovarsi un mutuo sulle spalle se
dovesse saltare il posto di lavoro, oppure perché già
troppo indebitati o, più semplicemente, perché
scommettono su un'ulteriore discesa delle quotazioni. Al
tempo stesso, molti potenziali venditori restano in
stand by per il timore di dover abbassare le pretese.
Così nessuno fa la prima mossa.
«È
una profezia che si autorealizza - spiega un agente
immobiliare californiano -. Se tutti i compratori hanno
la percezione che i prezzi caleranno, smettono di fare
offerte e i prezzi calano». Infatti: il costo delle
nuove abitazioni è ai minimi da dicembre 2003. Il
futuro? Nero. Con un tasso di disoccupazione al 9,5%,
sostengono gli analisti, le difficoltà del mattone
proseguiranno: «Il comparto ha contribuito in modo
deciso alla recessione, ora bisognerà vedere quanto le
sue difficoltà si faranno sentire sulla debole ripresa
economica».
26-08-2010]
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USA / 18-07-2010
GOLFO DEL MESSICO, MAREA NERA / proseguono test Bp, il
tappo tiene, greggio per ora bloccato
I
risultati dei test sono meno buoni del previsto, ma si
deve attendere ancora Come fare volontariato fotogallery
I commenti e i progetti dei nostri lettori,
nell'articolo i contatti dove inviare direttamente le
proposte
Al
momento la cupola della Bp sta reggendo bene e la
pressione interna del pozzo è buona. Ma i test stanno
continuando e con molta probibilità dureranno oltre le
quarantotto ore previste.
Ultime notizie Golfo del Messico, 17 luglio 2010: Sono
"meno buoni di quanto sperato” i risultati dei test
sulla nuova cupola di contenimento del greggio che
fuoriesce nel mare del Golfo del Messico. Questo è
quanto ha riferito l’ammiraglio Thad Allen, comandante
della Guardia costiera statunitense durante la
conferenza stampa, riferendo inoltre che i valori di
pressione registrati dagli strumenti non sono così alti
da escludere la possibilità di altre perdite nel pozzo.
Sarà in ogni caso necessario attendere altre ore per
avere una visione definitiva della situazione.
Rimane invece ottimistica la posizione della Bp che
osserva la tenuta della cupola e che giustifica i bassi
valori della pressione come indicatori di un probabile e
vicino svuotamento del pozzo.
Ultime notizie Golfo del Messico, 16 luglio 2010:Sebbene
sia necessario attendere che il test venga portato a
termine, pare che la cupola di contenimento da 75
tonnellate progettato dalla Bp per bloccare la
fuoriuscita di greggio nel Golfo del Messico, stia
funzionando. La fase più delicata riguarda il controllo
della pressione all’interno del pozzo.
E il presidente Usa si è espresso con parole
ottimistiche, nonostante la dovuta cautela: "E' una
buona notizia – ha detto Barack Obama - ma bisogna
attendere la fine del test e, soprattutto non
sopravvalutarci". In ogni caso il presidente considera
il caso marea nera non risolto finché i due pozzi
secondari non saranno completati.
Anche dal fronte della Bp sono stati espressi cautela e
ottimismo, con il vicepresidente Kent Wells che ha
riferito di “risultati incoraggianti, il monitoraggio
attuale non mostra niente di negativo". Well ha
affermato che la pressione nel pozzo "continua ad
aumentare" come auspicato e che le trivellazioni
dovrebbero riprendere presto nel primo pozzo di
sostegno.
Ultime notizie Golfo del Messico, 5 luglio 2010: sempre
più nei guai la Bp che ora viene accusata di nascondere
il petrolio sotto la sabbia delle spiagge, invece di
provvedere a una seria opera di bonifica. La British
Petroleum dal suo canto dice di essere all'oscura e di
approfondire. Intanto la marea nera si estende sempre di
più e inarrestabile sta arrivando a minacciare le coste
della Florida.
Ultime notizie Golfo del Messico, 27 giugno 2010: E’
iniziata l’evacuazione di tre degli impianti della
British Petroleum nel Golfo del Messico a causa
dell’avvicinamento della tempesta tropicale Alex.
L’allontanamento dello staff dalla zona interessata
dalla tempesta, hanno precisato dalla Bp, è dovuta
principalmente a una forma precauzionale. Alex dovrebbe
arrivare presso le coste del Golfo del Messico non più
tardi di questa sera.
Per quanto riguarda le strutture utilizzate per il
contenimento della marea nera provocata all'incidente
della piattaforma Deepwater Horizon, continueranno il
loro regolare lavoro, secondo quanto precisato dal
portavoce della Bp, Neil Chapman.
Tutta la zona del Golfo del Messico è entrata ormai
nella stagione delle tempeste e Alex è la prima a
colpire. Ieri sera è stata infatti interessata la zona
di Belize, in American centrale. Secondo le previsioni
comunque, la tempesta dovrebbe attraversare la penisola
dello Yucatan, in Messico e passare a ovest della
macchia di greggio. Non si possono comunque fare delle
previsioni certe sulle conseguenze del passaggio.
Tony Hayward, a capo della British Petroleum, ha reso
noto che "l'imbuto" piazzato sul pozzo è ormai in grado
di raccogliere una buona parte del petrolio che continua
a fuoriuscire dal pozzo sottomarino nel Golfo del
Messico.
"Mentre parliamo - ha affermato - l'imbuto raccoglie
circa 10 mila barili di petrolio al giorno".
Intanto la grande chiazza di greggio si sta estendendo
paurosamente, coprendo un raggio dal pozzo di circa 200
miglia.
Secondo quanto dichiarato dal comandante della Guardia
costiera americana: "Non si tratta di una chiazza
uniforme ma letteralmente di centinaia di migliaia di
piccole chiazze". Quella che stiamo combattendo - ha
continuato - è una guerra insidiosa, perchè il petrolio
attacca quattro stati l'uno dopo l'altro, e arriva da
più direzioni in funzione delle condizioni
meteorologiche".
Ultime notizie Golfo del Messico: il quarto tentativo
della Bp di chiudere la falla, che da oltre un mese
inquina le acque e le coste del Golfo del Messico, è
bloccato da nuovi intoppi. Durante l'operazione si è
infatti bloccata la sega che doveva tagliare il tubo
sottomarino. Aumentano le preoccupazioni del governo
america, anche in vista dell'arrivo della stagione degli
uragani.
Ultime notizie Golfo del Messico, 2 giugno 2010 - In
attesa che la Bp metta in atto la nuova operazione di
blocco della fuoriuscita di petrolio per mezzo di un
nuovo "tappo", il presidente degli Stati Uniti Barack
Obama ha promesso di portare i responsabili del disastro
del Golfo del Messico in tribunale. "Lo prometto
solennemente, - ha detto il presidente Usa durante il
discorso di ieri dalla Casa Bianca - porteremo i
responsabili della marea nera in tribunale a nome delle
vittime di questa catastrofe e degli abitanti della
regione". Vicino a Obama erano presenti i responsabili
della nuova commissione d'inchiesta sulla catastrofe
della Deepwater Horizon.
Ultime notizie Golfo del Messico - Fallita l'operazione
"Top Kill", la Bp riparte da zero con una nuova
operazione al via in queste ore. Si tratta del Lower
Marine Riser Package (LMRP), una sorta di tappo da
posizionare sopra la valvola collegandolo ad una nave di
appoggio. Questo ennesimo tentativo però non è privo di
controindicazioni, poiché il rischio è di aumentare la
fuoriuscita del petrolio di circa il 20 per cento,
poiché prevede l'eliminazione del braccio mobile del
pozzo.
Ultime notizie Golfo del Messico, 30 maggio 2010 -
Partita mercoledì scorso, l'operazione Top Kill ha
miseramente fallito ogni tentativo di arginare la
fuoriuscita di greggio dalla falla sottomarina. Ora non
resta che attendere il nuovo piano che la Bp ha
intenzione di lanciare.Il governo americano, che tanto
si sta prodigando per far sentire la sua presenza e
collaborazione con la gente locale, si trova in uno
stato di grande difficoltà e imbarazzo. La Bp ha avuto
finora dei costi che raggiungono il tetto di un miliardo
di dollari, senza riuscire a prendere in mano il
controllo della situazione a quasi un mese e mezzo dal
disastro. Il danno umano e ambientale è comunque
inquantificabile.
Ultime notizie marea nera 29 maggio - Le condizioni
favorevoli del tempo stanno permettendo di controllare
con successo le operazioni di bruciatura controllata del
petrolio in mare. Si tratta di operazioni coordinate
impiegate sopra l'acqua, sotto l'acqua, in mare aperto,
e vicino alle zone costiere, nel tentativo di proteggere
la costa e la fauna selvatica. L'operazione "Top Kill"
intanto prosegue e i risultati secondo le fonti
arriveranno, seppure non nell'immediato. La probabilità
di riuscita si attesta sul 60/70 per cento.
Alcuni numeri sulla marea nera
Sono 20 mila le persone impiegate per la protezione il
litorale e la fauna selvatica.
Circa 1.400 imbarcazioni sono impegnate in mare, tra cui
skimmer, rimorchiatori, chiatte e navi per recupero,
contenimento e pulizia, oltre a decine di aerei, veicoli
telecomandati, e più unità mobili di perforazione
offshore.
Circa 1,9 milioni di metri di braccio di contenimento e
1,5 milioni di metri di barriera sorbente sono stati
dispiegati per contenere la fuoriuscita.
Sono stati recuperati circa 11,8 milioni di litri di
acqua miscelata a greggio
Ultime notizie sulla Marea nera - L'hanno chiamata "Top
Kill" l'operazione che avrebbe finalmente permesso la
chiusura della falla del pozzo petrolifero della Bp che
da settimane immetteva greggio nei mari del Golfo
Messico. Al momento però i risultati incerti e
deludenti. Il portavoce di Bp, Andy Gowers, ha riferito
che l'operazione Top Kill sta andando avanti e
continuerà almeno per altre 48 ore. 
Intanto la NOAA (National Oceanic and Atmospheric
Administration) ha esteso la zona di divieto di pesca
nel Golfo del Messico in misura precauzionale per
garantire che i frutti di mare siano protetti e sicuri
per i consumatori.
L'area chiusa al momento è di circa 60,683 mila miglia
quadrate, che è circa il 25 per cento delle acque
federali del Golfo del Messico. Questo significa che
circa il 75 per cento delle acque federali sono ancora
disponibili per la pesca.
Secondo il NOAA, ci sono circa 5,7 milioni di pescatori
sportivi nel Golfo del Messico, regione che solo nel
2008 ha venduto 25 milioni di viaggi di pesca turistica.
La pesca commerciale ha fruttato oltre 370.000
tonnellate di pesce e frutti di mare.
La missione della National Oceanic and Atmospheric
Administration è di capire e prevedere i cambiamenti
nel contesto della Terra, dalle profondità del mare alla
superficie del sole, e di conservare e gestire le nostre
risorse costiere e marine.
www.noaa.gov
www.facebook.com/usnoaagov
www.deepwaterhorizonresponse.co
Opportunità di volontariato nei
seguenti Stati:
Louisiana:
www.volunteerlouisiana.gov/
Mississippi:
www.volunteermississippi.org/1800Vol/OpenIndexAction.do
Florida:
www.volunteerfloridadisaster.org/
Alabama:
www.servealabama.gov/2010/default.aspx
Volontari hotline:
Per informazioni sullo stato
della costa o richiesta di informazioni sul
volontariato:
001 (866) -448-5816
Offri la tua imbarcazione
001 (281) 366-5511
Avete idee e progetti per
bloccare il grande disastro petrolifero nel Golfo del
Messico? Scriveteci e scrivete alla Bp, compilando il
form sul sito Web. Il link qui di seguito:
www.deepwaterhorizonresponse.com/go/doc/2931/546759/
www.deepwaterhorizonresponse.com/clients/2931/319487.pdf
Fotogallery: i grandi disastri petroliferi
Leggi
anche:
Greenpeace sulla marea nera
|
-
Berlusconi di tutto il mondo unitevi! - murdoch cambia
cavallo: all’inferno obama, un milione di dolalri ai
repubblicani per finanziare la tornata elettorale di
mid-term – sarebbero stati i diritti televisivi a
spingere lo squalo a mettere mano al portafoglio. Ci
sono alcune proposte di cambiamento alle leggi federali
sulle trasmissioni via cavo che potrebbero indebolire
drasticamente la posizione di Fox nei negoziati con le
altre emittenti…
Da
Il Foglio
News Corporation, il gruppo editoriale di proprietà di
Rupert Murdoch, ha donato un milione di dollari
all'associazione dei governatori repubblicani (Rga),
quella che sovrintende la campagna dei candidati del Gop
per le elezioni di mid-term. E' il finanziamento privato
più grosso raccolto finora in vista del voto di
novembre. Ma è anche una presa di posizione plateale nei
confronti della strategia della Casa Bianca per
risollevare gli Stati Uniti dalla recessione.
"Crediamo nel potere del libero mercato - ha detto il
portavoce del gruppo, Jack Horner - e l'Rga ha un'agenda
orientata verso il mercato e crede nelle stesse priorità
delle nostre aziende, nel momento più critico per la
nostra economia".
Le
critiche alla discesa in campo esplicita dello Squalo -
con il suo impero che annovera Fox News, il Wall Street
Journal e molte altre testate in tutto il mondo - non si
sono fatte attendere. Alla News Corporation non è
bastato smentirle come "palesemente false", affermando
che la donazione non farà alcuna differenza nei propri
contenuti editoriali.
Murdoch non è nuovo a schierarsi in maniera eclatante
nel terreno della politica. Nel maggio del 2008 aveva
preso le parti di Barack Obama, che si stava contendendo
la candidatura presidenziale con Hillary Clinton, senza
risparmiare le lodi. "La popolarità dei politici è a un
minimo storico e lui è diventato una rockstar, è
fantastico", aveva detto il magnate australiano.
In
Gran Bretagna, alla fine dell'era Thatcher, Murdoch
aveva spostato i suoi media dalla parte del laburista
Tony Blair, senza troppe remore. Le sue scelte politiche
seguono una visione molto più pragmatica che ideologica,
con un orizzonte che difficilmente abbandona l'ambito
commerciale.
La
sua ultima mossa è più oculata di quanto sembri:
evitando di parteggiare per candidati singoli, Murdoch
riuscirà a distribuire il suo contributo a tutti i 37
potenziali governatori. Un numero significativo - il più
alto nella storia per una singola elezione - di persone
che andranno a occupare posti molto influenti sia al
Congresso sia nei singoli stati.
Il
direttore dell'associazione dei governatori democratici
(Dga), Nathan Daschle, ha preparato la contraerea
diffondendo una lettera in cui lamenta che "Fox ha
varcato una linea evidente, non può più dire di essere
‘equa e bilanciata'. Si sono dovuti difendere tante
volte dalle accuse di essere uno strumento dei
repubblicani, ma ora sappiamo che la realtà è molto
peggiore: li finanziano. Dobbiamo rispondere,
contribuite alla Dga, fate vedere a News Corporation che
non starete a guardare mentre si comprano le elezioni".
Il
gruppo dello Squalo ha risposto che "nella nostra
azienda c'è un muro solido tra gli uffici commerciali e
quelli editoriali, e non ci consultiamo con le redazioni
prima di fare le nostre donazioni". La Dga è irritata
anche per la scarsità del raccolto: le donazioni ai
democratici nel secondo trimestre sono salite soltanto
di nove milioni di dollari, contro i 19 di quelle ai
repubblicani - che già partivano da una base di nove
milioni.
Anche tra i finanziatori della campagna elettorale dei
democratici ci sono diversi gruppi editoriali - tra cui
la nemica giurata di News Corporation, General Electric,
proprietaria di Nbc, che ha contribuito con 245 mila
dollari. Il gruppo di Time Warner, che comprende Cnn e
Time, ha scelto una linea quasi salomonica: settantamila
dollari ai democratici, cinquantamila ai repubblicani.
Ma
secondo Jonathan D. Salant, giornalista di Bloomberg,
sarebbero stati i diritti televisivi a spingere Rupert
Murdoch a mettere mano al portafoglio. Ci sono alcune
proposte di cambiamento alle leggi federali sulle
trasmissioni via cavo che potrebbero indebolire
drasticamente la posizione di Fox nei negoziati con le
altre emittenti. I governatori possono prendere
posizione anche in questo campo: lo ha fatto a marzo
David Paterson, governatore dello stato di New York,
pretendendo un arbitrato in una disputa tra due
emittenti di Cablevision e Abc.
[19-08-2010]
|
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NEGLI USA È BOOM DI DISOCCUPATI - ALLARME
BCE: "RIPRESA A RISCHIO"
La
Stampa - Si è rafforzata
l'attività economica dell'Eurozona nel secondo
trimestre e nel terzo il quadro sarà migliore
delle aspettative ma su un orizzonte di lungo
periodo, avverte la Bce, sarà «moderato e ancora
discontinuo» il ritmo di incremento del Pil in
termini reali.
Nel Bollettino mensile l'Eurotower rileva luci e
ombre sulla ripresa. La domanda dai mercati
dell'export e le misure per il sistema
finanziario sono un sostegno per l'economia
dell'Eurozona, ma la ripresa - nota ancora la
Bce - sarà «frenata dal processo di
aggiustamento dei bilanci in corso in diversi
settori e dalle prospettive per il mercato del
lavoro». Un rimedio indispensabile, sottolinea
la Bce, dovrebbe arrivare dalle banche: si
mettano nelle condizioni di concedere più
prestiti alle imprese dell'Eurozona.
«Il tasso di incremento sui 12 mesi dei prestiti
bancari al settore privato, tuttora debole,
seguita a celare andamenti che si compensano -
si legge nel bollettino - i prestiti alle
famiglie evidenziano una variazione sempre più
positiva mentre quelli alle società non
finanziarie registrano una stabilizzazione della
crescita negativa». «I dati a fine giugno -
prosegue il bollettino - indicano che, dopo
l'espansione registrata per qualche mese nella
prima parte dell'anno, le dimensioni dei bilanci
bancari complessivi non si sono ulteriormente
accresciute. Le banche devono dimostrarsi capaci
di incrementare la disponibilità di credito al
settore non finanziario quando aumenterà la
domanda». «Ove necessario - continua l'Eurotower
- per raccogliere tale sfida dovrebbero
trattenere gli utili, ricorrere al mercato per
rafforzare ulteriormente la propria componente
patrimoniale oppure sfruttare appieno le misure
di sostegno pubblico a favore della
ricapitalizzazione».Per le Borse giornata in
altalena dopoi il crollo di ieri. Gli indici
europei hanno però virato in negativo dopo la
pubblicazione dei dati Usa sulla disoccupazione.
Le nuove richieste di sussidi settimanali negli
Stati Uniti sono infatti cresciute a sorpresa,
toccando i massimi da circa sei mesi. Lo
comunica il Dipartimento del Lavoro. Il numero
di nuove domande è salito di 2 mila unità a 484
mila nella settimana terminata il 7 agosto
scorso. Gli analisti si aspettavano al contrario
un calo di 14 mila. Nella media delle quattro
settimane, le domande di nuovi sussidi sono
aumentate di 14.250 a 473.500, il massimo dal 20
febbraio scorso, contro un atteso calo a 465
mila.
16.08.10 |
WHITE TRASH - MANCAVANO OBAMA E AL GORE, LE
CARROZZE DORATE E TOPI TRASFORMATI IN COCCHIERI,
I VALLETTI IN COLLANT E LE LACRIME IN
MONDOVISIONE, MA ANCHE L´AMERICA SEMPRE AVIDA DI
QUELLA NOBILTÀ CHE NON POSSIEDE HA AVUTO IL SUO
MATRIMONIO REALE TRA CHELSEA, LA PRINCIPESSA
‘CESSA’ DEI CLINTON, E MARK IL PRINCIPE EBREO
DELLA FINANZIARIA GOLDMAN SACHS (RAMPOLLO di un
ex deputato per cinque anni ospite delle galere
federali a causa di falsi in bilancio che
stroncarono la sua carriera politica)….
Vittorio Zucconi per
La Repubblica
Mancavano le carrozze dorate e topi trasformati
in cocchieri, i valletti in collant e le lacrime
in mondovisione, ma anche l´America sempre avida
di quella nobiltà che non possiede ha avuto il
suo matrimonio reale tra Chelsea, la principessa
dei Clinton, e Mark il principe della
finanziaria Goldman Sachs.
In un magniloquente «palais» sul fiume Hudson a
due ore da Manhattan, costruito a imitazione del
Grand Trianon del Re Sole a Versailles su un
parco di 20 ettari per il miliardario John Astor
(destinato poverino a goderselo poco e a
inabissarsi con il Titanic nel 1912), l´unica
figlia trentenne di William Clinton e del
segretario di Stato Hillary Rodham Clinton ha
sposato il trentaduenne Mark Mezvinsky, già suo
compagno all´università di Stanford, figlio di
una giornalista e di un ex deputato per cinque
anni ospite delle galere federali a causa di
falsi in bilancio che stroncarono la sua
carriera politica.
Modesta e sorprendentemente bella lei, come
tutte le spose, nel bianco virginale di Vera
Wang, in scuro d´ordinanza lui, gli sposi
interreligiosi assistiti da una doppietta di
celebranti, pastore metodista per Chelsea,
rabbino per Mark, hanno stretto il nodo che li
porterà, o meglio li riporterà,
nell´appartamentino sulla Quinta Strada che lui
ha già provveduto ad acquistare per 4 milioni di
dollari, investendo saggiamente in mattone i
corposi bonus annuali della Goldman.
Rito d´amore e di rispettabilità, consumato dopo
cinque anni di convivenza fra i promessi sposi,
in attesa che lui saldasse una gamba rotta e che
il consuocero dell´ex presidente saldasse i
conti con la giustizia, il «quasi royal wedding»
ha offerto al padre della sposa,
l´incorreggibile "Bubba" Clinton, l´occasione
per una nostalgica rimpatriata a Rhinebeck, la
cittadina dove si è celebrato il matrimonio.
Sempre incapace di non essere al centro
dell´attenzione, di non fare il morto al
funerale, il grande Bill, circonfuso da una nube
di capelli bianchi, smagrito (per far contenta
la bambina che gli ha imposto la dieta, ha
detto, non volendo trippe paterne sul set) e
democraticamente casual in jeans e maglietta, si
è tuffato in un bagno di folla fuori dalla
«Trattoria Gigi».
Più discreta la futura suocera di Mark, la
temibile signora Hillary, che per un paio di
giorni, da brava mamma, ha dimenticato le rogne
afgane e i rompicapo iraniani per dedicarsi con
la figlia allo shopping nuziale, tentennando fra
gli abiti di Oscar de la Renta e quelli di Vera
Wang e controllando la lista di nozze catalogata
sotto falso nome.
Una rivincita personale per Hillary, che si era
sposata nel 1975 con lo squattrinato Billy
indossando un abitino di cotone stampato
acquistato il giorno prima in un grande
magazzino dell´Arkansas, con una cerimonia nel
soggiornino della loro casetta. Nulla di più
lontano quindi dallo sfarzo e del costo delle
nozze organizzate per la «mia bellissima
bambina», come ripeteva Clinton ai villici di
Rhinebeck esteticamente scettici.
Cinquecento ospiti risucchiati da tutto il
Paese, fino da Los Angeles con Steve Spielberg,
per uno show pagato dai genitori della sposa, al
suono di 3 milioni di dollari. Una cifra che i
Clinton hanno smentito, ma che il totale delle
varie voci di spesa, dal padiglione coperto
grande come un campo di calcio al pranzo per i
500 che, nobili o plebei, sempre si fiondano sui
buffet come giornalisti disoccupati, all´affitto
del maniero costruito dall´architetto White, per
finire con la torta, valutata attorno ai 50 mila
dollari e al battaglione di gorilla ingaggiati
per integrare il Servizio Segreto, rende molto
credibile.
Gratuita, invece, la chiusura dello spazio aereo
sopra Rhinebeck, ordinata dalla Federal Aviation
Administration per evitare sciami di elicotteri
e il ripetersi dello spiacevole arresto di due
reporter norvegesi pizzicati ad aggirarsi sui
prati del castello e condannati per direttissima
dal giudice di contea a 250 dollari di multa,
rimborsati dall´editore.
Ma neppure la più generosa lista di invitati può
mai accontentare tutti ed evitare permalosità.
Non c´era nessun Kennedy, anche perché ormai
cominciano a scarseggiare e basta una dinastia
alla volta. Si è amareggiato lo zio paterno di
Mark, ex parlamentare anche lui ma conosciuto,
nonostante la sua religione, per le durissime
accuse al governo israeliano che avrebbero
imbarazzato la mamma Segretario di Stato.
Non è stato invitato Barack Obama, anche per
evitare l´orrendo sforzo logistico che ogni
spostamento presidenziale comporta, né Oprah
Winfrey, la dominatrice della tv per signore,
che avrebbe risucchiato altra aria dai veli
della povera Chelsea ridotta a comprimaria, ed è
stato lasciato a casa anche il già vice di
"Bubba" Clinton, Al Gore. Abbondavano invece i
baroni del dollaro come George Soros, perché i
Clinton conoscono la virtù della riconoscenza
anche a futura memoria, non si sa mai.
Per ora Chelsea, la ragazzina un po´ goffa
divenuta finalmente donna, continuerà nella sua
vita di studentessa di professione, dopo la
laurea a Stanford e un master a Oxford in
storia, frequentando corsi di economia della
sanità alla Columbia di Manhattan, non lontana
dall´appartamento sulla Quinta. Non si è potuta
sposare dentro la Casa Bianca, come Tricia Nixon
quando il padre in carica la accasò con un
ragazzo della dinastia Eisenhower.
Non ha respinto schizzinosamente gli orpelli
della casata, come fece la sempre stizzosa e
militante Amy Carter quando rifiutò di essere
accompagnata all´altare dal padre Jimmy
spiegando che «io non appartengo a nessuno e
dunque nessuno mi può dare a un altro». Mentre
le due figlie di Obama, Malia e Sasha, a 12 e 9
anni, sono fortunatamente per loro ancora
lontane dalle marcette nuziali, come lo erano i
bambini di JFK, Caroline e John John.
Ma i genitori hanno fatto tutto il possibile per
esorcizzare il loro senso di colpa, soprattutto
paterno. In questo sfarzo da «matrimonio del
secolo», del «decennio» o almeno dell´»anno»
come le solite iperboli da tabloid l´hanno
voluto chiamare, c´è il tributo all´unica figlia
di chi le ha fatto passare anni molto amari, ma
ormai annegati nei brindisi con il bianco secco
dell´azienda vinicola Clinton, un caso di
omonimia che il produttore ha astutamente
sfruttato offrendolo a casse.
Quello che non si annegherà mai è il rimpianto
che ancora l´America prova per quel magnifico
lazzarone canuto che la seppe governare e
sedurre come nessuno più dopo di lui.
[01-08-2010]
|
MORIRE PER LA “GUERRA DI OBAMA”? - L’OLANDA,
ZOCCOLEGGIANDO, SI RITIRA DAL CONFLITTO AFGHANO - L’ANNO
PROSSIMO TOCCHERÀ AI CANADESI (E L’ITALIA?) - I TALEBANI
ESULTANO: AUTOBOMBA FA STRAGE DI BAMBINI A KANDAHAR – EL
NEGRITO CON L’ELMETTO: “La missione è chiara:
smantellare, sconfiggere, sbaragliare Al Qaeda,
insediare a Kabul un governo al servizio della
popolazione. Io, come presidente degli Stati Uniti, non
tollererò che esistano zone franche per i terroristi”...
1 - OBAMA CONFERMA: "VIA DALL´IRAQ MA RESTIAMO
IN AFGHANISTAN"
Alix van Buren per
La Repubblica
Il
giorno in cui il presidente Barack Obama pronuncia un
solenne discorso sullo stato della guerra, enumerando i
«formidabili ostacoli» che aspettano l´America ma anche
«i notevoli progressi compiuti», i Taliban afgani
rispondono con un´autobomba che fa strage di sei bambini
a Kandahar.
L´attentatore suicida in realtà aveva preso a bersaglio
il governatore della provincia, Ahmadullah Nazick, in un
mercato. Ma l´esplosione, per errore, investe i piccoli.
Così come, il giorno prima, un ordigno rudimentale lungo
la "via della morte" fra Kandahar e Helmand sacrifica un
pulmino carico di civili, anziché un convoglio Nato cui
era destinato.
Da
quando, in maggio, i Taliban hanno annunciato una «vasta
offensiva contro le forze internazionali e i loro
collaboratori», si sono macchiati del 61% delle vittime
civili. Eppure, malgrado la talibanizzazione dilagante
nelle province inasprisca il risentimento popolare
contro i fondamentalisti, «gli ostacoli»
all´affermazione del governo centrale restano «enormi»,
come avvertiva ieri Obama.
Il
presidente si è rivolto a migliaia di veterani di guerra
invalidi riuniti ad Atlanta, reduci dall´Afghanistan e
dall´Iraq, i due conflitti dai quali promette di
districare l´America: «Nonostante le sfide», si difende
dalle critiche che lo incalzano a Washington,
«l´importante è questo: sappiate che ci concentriamo su
obiettivi chiari e raggiungibili».
Obama conferma il ritiro delle forze di combattimento da
Bagdad, fedele alla parola data in campagna elettorale:
«Avevo giurato di mettere fine alla guerra in Iraq in
modo responsabile. È quel che faremo entro la fine del
mese». Una parte delle divisioni verrà avviata verso
l´Afghanistan, dove il costo finanziario della guerra
già supera quello estratto in sette anni dall´intervento
iracheno.
È
la "guerra di Obama", e per questo il presidente non
cede. «La missione è chiara: smantellare, sconfiggere,
sbaragliare Al Qaeda, insediare a Kabul un governo al
servizio della popolazione. Io, come presidente degli
Stati Uniti, non tollererò che esistano zone franche per
i terroristi».
La
Casa Bianca, assicura, riferirà di nuovo alla nazione
sulla distanza che la separa dal traguardo:
«Giudicheremo i risultati della strategia», dice il
presidente, «nel garantire la nostra sicurezza
nazionale, nel ridurre i Taliban, nel consolidare le
forze afgane e nell´eliminare la corruzione da quel
governo». Gli ribattono gli avversari repubblicani: «Se
entro dicembre non si vedranno importanti novità,
saranno guai davvero».
2
- L'OLANDA SI RITIRA DAL CONFLITTO AFGHANO E I TALEBANI
ESULTANO - L'ANNO PROSSIMO TOCCHERÀ AI CANADESI
Guido Olimpio per
Corriere Della Sera
Un ritiro annunciato, previsto, ma comunque un passo
significativo. Il contingente olandese in Afghanistan -
1.950 soldati - ha concluso ieri la sua missione nel
settore di Uruzgand e torna a casa. Un disimpegno -
assicurano i portavoce Nato - che avrà un impatto minimo
sulle operazioni, un segnale però della difficoltà per
gli alleati europei di continuare a morire per Kabul.
Infatti, la Nato aveva chiesto all'Olanda di mantenere
la presenza ma ciò ha prodotto in febbraio il collasso
della maggioranza di governo in Olanda.
war
iraq Bagdad liberata 03
Il
comandante, il generale Peter van Uhm, nel passare le
consegne ad americani e australiani, ha affermato che la
situazione nella regione controllata dai suoi uomini è
migliorata «anche se resta molto da fare». Una missione
costata la vita a 24 soldati, compreso il figlio di van
Uhm, dilaniato da un ordigno rudimentale nell'aprile
2008. Il contingente si è conquistato onore e prestigio
con una strategia efficace, molto simile a quella
adottata dai reparti italiani.
Il rientro a casa degli olandesi è l'inizio di un conto
alla rovescia che vedrà il ritiro del Canada entro il
prossimo anno, quello polacco nel 2012 e britannico tra
il 2014 e il 2015. Gli americani, da parte loro, hanno
annunciato una riduzione del contingente dal prossimo
anno, ma come ha precisato ieri il segretario alla
Difesa Robert Gates sarà una riduzione molto ridotta nei
numeri.
Non è un mistero che il nuovo comandante del contingente
David Petraeus è contrario a ridurre le forze a
disposizione. I 145 mila soldati alleati in Afghanistan
(120 mila inquadrati nella missione Isaf, più i soldati
americani che operano nel quadro della missione Enduring
Freedom) i restanti servono tutti, anzi non bastano. Gli
stessi olandesi lasceranno fino a gennaio la loro
componente aerea, composta da 4 caccia F16 e sette
elicotteri.
Se
è vero che sul piano strettamente militare la partenza
dell'Olanda può essere assorbita, nessuno nasconde il
valore simbolico e propagandistico. Contro un avversario
che gioca sulle divisioni bisogna mostrarsi compatti.
Altrimenti ogni cedimento è visto come un incentivo a
colpire di più. Ieri, insieme alle congratulazioni della
Nato, sono arrivate, per opposte ragioni, quelle dei
talebani che si sono «felicitati» con governo e
popolazione olandesi per la scelta.
Gli insorti, del resto, continuano a essere letali visto
che luglio, con oltre 60 vittime, è stato il mese
peggiore per la coalizione. E il comando alleato è alla
continua ricerca di strategie che possano limitare i
danni di un conflitto impossibile da vincere. Non è
disfattismo ma sano realismo.
[03-08-2010]
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|
BIN LADEN È VIVO E HA MESSO SU QUALCHE CHILO – GLI USA E
I SUOI ALLEATI SANNO BENISSIMO DOVE SI TROVA IL
TERRORISTA N. 1 (SU WIKILEAKS CARTA CANTA) - E QUESTO
NONOSTANTE LA CIA AVESSE NEGATO DI ESSERE A CONOSCENZA
DEL NASCONDIGLIO – IL BOMBARDIERE INCONTRA OGNI MESE I
SUOI UOMINI O IL MULLAH OMAR LUNGO IL CONFINE TRA IL
PAKISTAN E L’AFGHANISTAN – ORA E’ IRRICONOSCIBILE:
SEMBRA UN VECCHIETTO IN CARNE CON BARBA CORTA E CAPELLI
BIANCHI…
Syed Saleem Shahzad per "la Stampa"
Il
leader di Al Qaeda si muove di nascosto, prende
decisioni, distribuisce ordini alla sua rete, e si
coordina regolarmente con i vertici dei taleban. Così
sembrerebbe stando alle indiscrezioni di Wikileaks che
hanno riportato per l'ennesima volta al centro
dell'attenzione il problema di Osama Bin Laden e della
sua ipotetica permanenza al comando di Al Qaeda. I
documenti pubblicati confermano come gli alleati della
coalizione occidentale sapessero dove si trovava il
ricercato numero uno del terrorismo internazionale.
Il
sito, che ha appena pubblicato più di 91 mila documenti
militari riservati americani, sostiene che uno dei
rapporti contiene informazioni sulla presenza regolare
di Bin Laden a incontri nei villaggi lungo il confine
tra il Pakistan e l'Afghanistan. E questo nonostante la
Cia avesse ripetutamente negato di essere a conoscenza
del luogo dove si trova Bin laden.
Un
rapporto del 2006 sulle potenziali minacce del «Comando
regionale delle forze di assistenza alla sicurezza
internazionale», pubblicato sul sito, sostiene che «di
recente si è tenuto un incontro di alto livello nel
corso del quale sei attentatori suicidi hanno ricevuto
l'ordine di partire per un'operazione nell'Afghanistan
settentrionale. Questi incontri si svolgono ogni mese, e
i più importanti partecipanti sono il Mullah Omar,
leader dei taleban, Osama bin Laden, il Mullah Dadullah
e il Mullah (Baradar)».
È
raro che i media riportino avvistamenti di Osama Bin
Laden. Si ritiene che fosse riuscito a scappare dalle
montagne di Tora Bora nel per raggiungere la valle di
Terah nella provincia Khyber del Pakistan. Da lì, pare,
si spostò a Parachanar e infine nel Nord Waziristan.
Comunque, non resta mai a lungo nello stesso posto. Si è
parlato di diversi suoi rifugi, incluse le montagne
dell'Hindu Kash.
Nel gennaio 2010 il sito «Asia Times» di Hong Kong ha
pubblicato un'inchiesta sull'ombra di Al Qaeda dietro ai
colloqui con i taleban. Un ex mujaheddin arabo che aveva
combattuto in Afghanistan e sostiene di avere contatti
diretti con i leader di Al Qaeda, incluso Bin Laden,
aveva sostenuto nell'articolo che il legame tra i
taleban e l'organizzazione di Osama era molto più
profondo di quanto si credesse.
In
seguito alla fuga di notizie su un rapporto del
comandante Usa in Afghanistan, il generale Stanley
McChrystal, sull'invio di decine di migliaia di nuovi
soldati americani, Bin Laden avrebbe incontrato il
Mullah Omar nella provincia afghana dell'Helmand
nell'ottobre 2009: a quanto pare, il loro primo incontro
da molto tempo.
Secondo il guerrigliero arabo, l'incontro ha segnato uno
spartiacque nelle relazioni tra i taleban e Al Qaeda. I
due leader hanno deciso di avere contatti più frequenti
e coordinarsi meglio nella guerra contro la coalizione
occidentale in Afghanistan. Inoltre, avevano convenuto
che «ogni invito al negoziato era un'esca per attirare i
taleban in una trappola». Secondo altre fonti, però, Bin
Laden si muove con tanta audacia solo quando la sua
presenza è veramente richiesta.
Il
motivo per il quale queste apparizioni passano
inosservate sarebbe un drastico cambiamento del suo
aspetto. Ha accorciato la barba e, con più capelli
bianchi, sembra più anziano. Ha messo su qualche chilo e
anche la sua faccia, meno scarna, lo fa apparire diverso
dalle immagini note a tutte dai media. «Le agenzie di
intelligence riferiscono spesso degli spostamenti di
Osama, ma lo fanno giorni dopo l'avvistamento e diventa
impossibile dargli la caccia», sostiene un ufficiale del
controterrorismo pachistano.
[28-07-2010]
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BARACK O-DRAMA – DOPO LA FUGA DI PETROLIO ARRIVA LA
MAGGIORE FUGA DI NOTIZIE DELLA STORIA MILITARE USA – SUL
SITO WIKILEAKS SONO FINITI MIGLIAIA DI DOCUMENTI SUI
SEGRETI DELLA DISASTROSA GUERRA IN AFGHANISTAN – IL
PAKISTAN CHE AIUTA AL QAEDA, TRUPPE CHE UCCIDONO CIVILI
IN SCONTRI TENUTI SEGRETI, ATTACCHI DEI TALEBANI CHE
RAFFORZANO LA NATO – E IL “NY TIMES” SCODELLA
UN’INCHIESTA SUI LEGAMI TRA L’INTELLIGENCE USA E I
CONTRACTORS – E NON FINISCE QUI
La
Stampa.it
Civili morti di cui non si è mai saputo nulla, un'unità
segreta incaricata di «uccidere o catturare» ogni
talebano senza alcun processo, i droni Reaper
telecomandati a distanza da una base del Nevada, la
collaborazione tra i servizi segreti pakistani (Isi) e i
talebani. Non si tratta della trama di un thriller
fantapolitico, ma del reale contenuto degli archivi
segreti della guerra in Afghanistan, resi pubblici da
Wikileaks, il portale Internet creato apposta per
diffondere i documenti riservati.
Emergono 92.000 rapporti classificati del Pentagono che
coprono un periodo di sei anni di Guerra in Afghanistan,
dal gennaio 2004 al dicembre 2009, sia sotto
l'amministrazione Bush che sotto quella Obama. Si tratta
della maggiore fuga di notizie della storia militare
americana: una quantità enorme di documenti da cui
emerge un'immagine devastante di quello che è
effettivamente successo in Afghanistan.
Truppe che uccidono centinaia di civili in scontri
tenuti segreti, attacchi dei talebani che rafforzano la
Nato e alimentano la guerriglia nei vicini Pakistan e
Iran. Sono solo alcuni dei dati scioccanti che si
trovano nei rapporti. Amara la considerazione finale:
«dopo aver speso 300 miliardi di dollari in Afghanistan,
gli studenti coranici sono più forti ora di quanto non
lo fossero nel 2001».
Furente la Casa Bianca che ha condannato «con forza» la
pubblicazione del materiale riservato: «Possono mettere
a rischio -ha detto il consigliere per la sicurezza
nazionale di Barack Obama, il generale James Jones- la
vita degli americani e dei nostri alleati, e minacciare
la nostra sicurezza nazionale». Indispettito anche
l'ambasciatore del Pakistan negli Stati Uniti, Husain
Haqqani, che ha definito «irresponsabile» la
pubblicazione del materiale riservato. La Casa BIanca ha
fatto comunque notare che il materiale copre l'arco di
tempo dal gennaio 2004 al dicembre 2009«.
Tra le carte emerge, tra l'altro, che il Pakistan,
ufficialmente alleato degli Stati Uniti, ha permesso a
funzionari dei suoi servizi segreti di incontrare
direttamente i capi talebani in riunioni segrete per
organizzare reti di gruppi militanti contro i soldati
americani, e mettere a punto complotti per eliminare
leader afghani. Viene rivelato inoltre che
l'intelligence pakistana (Directorate for
Inter-Services-Intelligence) faceva il doppio gioco
lavorando anche al fianco di Al Qaeda per progettare
attacchi.
Ma
non finisce qui. Per la prima volta è emerso che i
talebani hanno usato missili portatili a ricerca di
calore contro gli aerei della Nato, come gli Stinger che
la Cia fornì ai mujaheedin di Osama bin Laden per
combattere contro i sovietici negli anni '80.
Dall'arrivo di Obama alla Casa Bianca le truppe Usa
usano molti più droni (aerei senza piloti) malgrado le
loro performance siano meno apprezzabili di quanto
affermato ufficialmente. Alcuni si sono infatti
schiantati al suolo o scontrati in volo, costringendo le
truppe americane ad intraprendere rischiosissime
operazioni di recupero prima che i talebani riuscissero
ad impadronirsi dell'armamento e della tecnologia.
La
Cia ha allargato le operazioni paramilitari in
Afghanistan e, dal 2001 al 2008, ha finanziato
l'intelligence afghana, trattandola come una sua
affiliata virtuale. Dagli archivi riservati emerge
inoltre che la coalizione sta usando sempre più le armi
letali Reaper per fulminare gli obiettivi talebani in
modo telediretto da una base del Nevada.
Washington sembra voler ignorare il doppio gioco di
Islambad. Secondo i documenti citati, anche
l'amministrazione Obama, malgrado le numerose minacce di
intervento diretto, non ha cambiato nulla. Questo mese
il segretario di Stato, Hillary Clinton, ha annunciato
altri 500 milioni di dollari in aiuti a Islamabad,
definendo Usa e Pakistan «partner uniti da una causa
comune».
Sul sito web dell "New York Times" - che insieme al
britannico "The Guardian" e al tedesco "Der Spiegel" ha
avuto accesso ai documenti forniti da WikiLeaks diverse
settimane fa - sono pubblicati i rapporti più
interessanti. Il quotidiano newyorchese ha cominciato a
fare uscire, a partire da lunedì scorso, un'inchiesta a
puntate frutto di due anni di lavoro di due giornalisti
sui legami tra le agenzie di intelligence Usa e le
società di contractors, a cui venivano affidate le
operazioni più sporche.
26-07-2010]
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MORIRE PER KABUL? CHISSENEFREGA – ANCHE SE LA GUERRA IN
AFGHANISTAN È DIVENTATA LA PIÙ COSTOSA (200 MLN $ PRO
CAPITE) MAI COMBATTUTA DAGLI USA, ORMAI I MORTI E I
FERITI NON FANNO PIÙ NOTIZIA - PER MANDARE AL FRONTE DUE
MILIONI DI UOMINI E DONNE LA NAZIONE HA SPESO 1.021 MLD
$ MA È UN MISERO 1,6% DEL BUDGET CONTRO IL 36% DELLA
SECONDA GUERRA MONDIALE - QUEI 5 MILA E PIÙ CADUTI IN
DIECI ANNI NON SONO NEPPURE UN´ANOMALIA STATISTICA NELLE
TABELLE DEL CENSIMENTO…
Vittorio Zucconi per "la
Repubblica"
Ogni cassa di zinco riportata a casa avvolta nella
bandiera, ogni cadavere deposto nella terra di un
cimitero smossa tra lacrime e salve di fucile sono
costati finora all´America 200 milioni di dollari per
caduto. Un lugubre record.
Quando il tassametro delle guerre senza fine, senza
prospettive e, nel caso dell´invasione dell´Iraq, senza
onore, volute da Bush e continuate da Obama ha superato
i mille milliardi di dollari all´inizio di luglio, le
operazioni "Iraqi Freedom" ed "Enduring Freedom" come
furono retoricamente denominate sono divenute le
spedizioni militari più costose pro capite nella lunga
storia delle guerre americane.
Non le più care in assoluto, perché il record di spesa
appartiene ancora ai quattro anni della Seconda Guerra
Mondiale quando il tesoro nazionale dovette sborsare più
di 4 mila miliardi di dollari, in valore attuale, per
sconfiggere Germania, Italia e Giappone e liberare il
mondo dall´infestazione nazista e fascista. Ma il
risultato dello studio condotto dal servizio ricerche
del Parlamento, una commissione apolitica e apartitica,
non mente.
Per mandare al fronte i due milioni di uomini e donne
che si sono avvicendati fra Iraq e Afghanistan negli
ormai quasi dieci anni di combattimento, e per vederne
tornare 5 mila e 400 nelle casse di zinco, la nazione ha
speso mille e 21 miliardi di dollari. Nella Seconda
Guerra, i soldati furono ben 16 milioni, con 480 mila
caduti. Ogni caduto costò, oltre al sangue e alle
lacrime, 9 milioni di dollari, nell´orribile rapporto
"costo caduti" che ogni guerra impone.
Una delle tragedie dentro la tragedia morale e
strategica di queste guerre su due fronti, e una delle
ragioni per le quali sono ormai svanite dai radar delle
ansie e dell´attenzione nazionale, è che Iraq e
Afghanistan sono operazioni spaventosamente costose
individualmente, ma ancora molto a buon mercato per
l´economia americana.
Come fu osservato già nei primi mesi del conflitto, tra
l´invasione dell´Afghanistan nel novembre del 2001 e i
bombardamenti "shock and awe" su Bagdad per paralizzare
e terrorizzare il regime di Saddam nel marzo del 2002,
l´incidenza di queste azioni sulla vita quotidiana dei
cittadini americani, sulle loro tasche o sui conti
pubblici è marginale se non impercettibile.
Per permettere all´ultima «Grande Generazione» di
liberare il mondo da Hitler, Mussolini e dal militarismo
giapponese, l´America dovette impegnare più di un terzo,
il 36%, del bilancio federale. Per mandare due milioni
di soldati in Asia dopo l´11 settembre, quel "trilione",
quei mille miliardi di dollari spesi finora sono appena
l´1,6% del budget.
Non si vedono dunque attori e campioni dello sport,
grandi registi come Frank Capra o eroi immaginari come
Topolino, battere gli Stati Uniti mobilitando gli
spiriti patriottici dei cittadini perché sottoscrivano i
"War Bonds", il prestito di guerra. Nella fornace del
debito nazionale e del disavanzo di bilancio, quei mille
miliardi di dollari sono noccioline, come quei 5 mila e
più caduti in dieci anni non sono neppure un´anomalia
statistica nelle tabelle del censimento, rispetto ai 616
mila morti all´anno per malattie cardiovascolari o alle
115 vittime di incidenti stradali, ogni giorno.
Per la prima volta nella storia americana, e forse di
tutte le grandi nazioni, non sono neppure state
aumentate le tasse sul reddito o quelle indirette sui
consumi per finanziare un conflitto, che sembra
combattuto con i soldi degli altri e con i figli degli
altri. Nessuno che non abbia famigliari al fronte, ha
dovuto sacrificare un centesimo del proprio reddito, o
un minuto della propria giornata, per combatterle,
perché così volle Bush quando annunciò che «l´Iraq si
sarebbe pagato da solo con il petrolio», e come Obama
non può permettersi di cambiare.
Mille miliardi e quasi dieci anni più tardi, morire per
Kandahar o per Bagdad non fa notizia ormai da anni.
L´opposizione di destra, che accusa Obama di avere
sfasciato il bilancio nazionale con la riforma della
sanità o i sussidi ai disoccupati, osa rimproverargli il
prezzo di quei morti e di quelle guerre senza fine.
Neppure l´enormità del costo sociale, le cure mediche -
quando ci sono - la riabilitazione, il difficilissimo
reinserimento dei feriti, dei mutilati, dei reduci con
le loro profonde lesioni psicologiche, costo che nel
prezzario delle guerre per «esportare la democrazia» non
è calcolato, spaventa e turba ormai un pubblico che ha
fatto il callo alle notizie e ai lutti dai fronti
orientali, riservate ai volontari in uniforme, senza
incubi di cartoline precetto per gli altri.
Un
trilione e 21 milioni (ma la cifra aumenta ogni secondo,
come registra il sito angoscioso www.costofwar.com dove
si vede il prezzo salire di mille dollari al secondo)
sono meno di quando la nazione abbia speso, dal 2001 a
oggi in fast food, in cheeseburger, frappé e patatine
fritte, mille e duecento miliardi di dollari.
Dunque la guerra che non esiste, che cosa meno di uno
«happy meal», di un pasto per bambini da McDonald´s con
omaggio di pupazzetti di plastica, non sarà fermata dal
costo finanziario e neppure da quello umano. Gli Stati
Uniti si possono permettere altri venti, o trent´anni di
operazioni militari in Iraq o in Afghanistan, ignorare
altre migliaia di bare, meno costose di patatine e
frappé.
26-07-2010]
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UNA PORTA DELLA CASA DI JIM MORRISON...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - I prezzi
delle case in California hanno toccato nei mesi scorsi i
minimi storici. Molte abitazioni finite nel portafoglio
delle banche sono state vendute per poche migliaia di
dollari e ancora oggi, fuori da Beverly Hills, gli
stabili di pregio con valore storico non hanno prezzi
proibitivi. In particolare, ce n'è uno a Laurel Canyon,
là dove una volta c'erano i nativi Tongva, che
nonostante la sua bellezza, i 2.300 piedi quadrati e i
"multiple patios" ha un costo di 1,2 milioni di dollari.
Non è una casa qualunque. È stata la residenza di Jim
Morrison, la rock star's dei Doors. Una casa che
potrebbe diventare oggetto di culto, nella città in cui
Morrison ha vissuto, un po' studiato (alla Ucla) e mosso
i primi passi nel rock. Per chi fosse interessato l'asta
è partita. La speranza degli attuali proprietari è che
fra le migliaia di fans che ogni anno rendono omaggio a
Jim Morrison nel cimitero francese di Père Lachaise ce
ne sia uno con un milione in tasca.
29.07.10 |
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obama noir – RANGEL, IL DEMOCRATICO “RE DI HARLEM” CHE A
NY RACCOGLIE DA 40 ANNI IL 90% DEI VOTI DEI NERI, È
ACCUSATO DI FRODE FISCALE – DAL 2007 SI OCCUPA
DELL’ASSEGNAZIONE DI MOLTI FONDI PUBBLICI, MA ORA I
CONTI NON TORNANO (TUTTO IL MONDO È bel PAESE) – BARACK
TREMA ALL’IDEA DI UN PROCESSO PUBBLICO NEL BEL MEZZO
DELLA CAMPAGNA PER IL RINNOVO DEL CONGRESSO…
Maurizio Molinari per "la
Stampa"
Il
leader politico più popolare di Harlem sarà processato
per «reati etici» a Capitol Hill creando forte imbarazzo
per il partito democratico in vista delle elezioni di
novembre.
Charles Rangel ha 80 anni e da 40 siede sui banchi della
Camera dove ricopre il quarto incarico per importanza
nella gerarchia del partito democratico.
La
sua forza politica nasce da Harlem, il quartiere di
Manhattan roccaforte degli afroamericani che lo ha
costantemente rieletto con percentuali da capogiro - fra
l'80 e il 90 per cento - e per il quale Rangel,
clintoniano di ferro, è diventato una bandiera.
Il
punto più alto della carriera a Capitol Hill lo ha
raggiunto nel 2007 quando - dopo la vittoria dei
democratici nelle elezioni per il Congresso dell'anno
precedente - venne designato a guidare la potente
commissione «Ways and Means» da cui dipende
l'assegnazione di gran parte dei fondi pubblici.
Ma
pochi mesi dopo iniziarono le rivelazioni che hanno
portato la commissione Etica della Camera ad annunciare
per giovedì l'inizio di un processo che minaccia di
terminare con la sua espulsione da Capitol Hill o
addirittura la prigione. Gli addebiti infatti riguardano
i reati di furto, evasione fiscale e appropriazione
indebita.
Ciò che più imbarazza i democratici di Nancy Pelosi -
presidente della Camera - sono gli episodi contestati a
Rangel perché alzano il velo su una gestione del potere
a fini privati che finora era stata addebitata
soprattutto ai repubblicani. Ecco di cosa si tratta.
Rangel possiede una villa a Santo Domingo ma ha
dimenticato di denunciare al fisco le entrate
conseguenti all'affitto - circa 75 mila dollari - mentre
a New York ha avuto quattro appartamenti con l'affitto
bloccato - di cui uno adoperato come ufficio - che
sarebbero per legge dovuti andare a residenti con
redditi bassi. Ha inoltre dimenticato di dichiarare
proprietà per 600 mila dollari e redditi per decine di
migliaia di dollari.
E
ancora: ha adoperato l'ufficio a Capitol Hill per
raccogliere fondi a favore della sua fondazione privata
alla City University di New York e per proteggere
fiscalmente alcuni grandi donatori della medesima
fondazione. Arrivando a compiere quello che la
commissione Etica ha definito un «gesto sprezzante»
ovvero «parcheggiare nel garage del Congresso la sua
Mercedes vintage».
L'unica via d'uscita che la commissione - presieduta
dalla californiana democratica Zoe Logfren - aveva
lasciato a Rangel era l'«ammissione totale delle colpe»
ma il leader di Harlem era disposto a fare mea culpa
solo per alcuni dei reati addebitati. Si è arrivati così
all'annuncio del processo il cui ultimo precedente
risale al 2002, quando il democratico James Traficant
venne condannato alla prigione.
«Non ho paura, mi batterò per dimostrare che le accuse
sono infondate», assicura Rangel con toni di sfida. Ma è
proprio questo lo scenario che Pelosi e la Casa Bianca
temono di più: un processo pubblico a un leader
democratico di spicco nel bel mezzo della campagna per
il rinnovo del Congresso.
27-07-2010]
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NOZZE DA DUE MILIONI DI DOLLARI PER CHELSEA...
Dal "Sole 24 Ore" - Il matrimonio
di Chelsea Clinton già definito «del secolo» potrebbe
essere anche il più costoso: circa due milioni di
dollari per la Abc, che ha fatto i conti in tasca alla
figlia di Bill e Hillary. Le nozze di Chelsea con Marc
Mezvinski dovrebbero celebrarsi il 31 luglio ad Astor
Courts, storica tenuta a nord di New York: l'affitto
potrebbe costare da 125mila a 200mila dollari. Altri
750mila dollari costerà il menu, da 1.500 dollari a
testa per i circa 500 invitati; 250mila dollari andranno
in fiori elaborati da Jeff Leatham, direttore artistico
del Four Seasons George V di Parigi.
Quarantamila
dollari per la musica, 15mila per l'abito da sposa,
60mila tra foto e video.
Una spesa forte è quella delle luci (75-100 mila
dollari); solo gli inviti valgono 40mila dollari, la
festa della vigilia 250mila. La sicurezza sarà fornita
dal Secret Service, ma altri 30mila dollari andranno in
gorilla supplementari, data la concentrazione di vip.
Diecimila dollari il costo della torta.
23.07.10 |
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MAREA NERA, SFIGA NERISSIMA – ORA CI SI METTE
ANCHE L’URAGANO BONNIE: OPERAZIONI NEL GOLFO DEL MESSICO
SOSPESE, E PERSONALE EVACUATO – INTANTO IL SENATO USA
CONVOCA L’AD DI BP, TONY HAYWARD, PER CHIEDERE QUANTO
POZZI LIBICI HA OTTENUTO CON LA LIBERAZIONE DEL
TERRORISTA LIBICO, AUTORE DELLA STRAGE del volo PanAm in
cui morirono 270 passeggeri, quasi tutti americani…
1- TEMPESTA BONNIE, BP SOSPENDE LAVORI POZZO...
(ANSA-AFP) - La Bp ha annunciato oggi
la sospensione temporanea delle attività sul pozzo
Macondo, all'origine della marea nera nel Golfo del
Messico, a causa dell'arrivo previsto della tempesta
tropicale Bonnie.
Con
l'accordo delle autorità Usa, "le attività sul pozzo
saranno sospese temporaneamente a causa delle condizioni
climatiche sfavorevoli provocate dalla tempesta
tropicale Bonnie nel Golfo del Messico", ha fatto sapere
la Bp in un comunicato. Il pozzo sottomarino, che è
stato "tappato" sette giorni fa, "per il momento resterà
chiuso", ha detto la Bp, assicurando che continuerà a
monitorarlo finché le condizioni meteo lo consentiranno.
"La durata del fermo delle attività dipenderà dal
tempo", ha aggiunto l'azienda. Il personale impegnato
per cercare di contenere il petrolio che fuoriesce
dall'impianto di trivellazione della Bp è stato
evacuato.
2-
RISCHIO TEMPESTA SUL GOLFO BP SOSPENDE LE OPERAZIONI ...
Daniela Roveda per "il
Sole 24 Ore"
Di nuovo
tutto fermo nel Golfo del Messico. Questa volta è
l'imminente arrivo di un uragano ad avere costretto la
Bp a iniziare l'evacuazione dell'intera area nei pressi
del pozzo Macondo e a interrompere i lavori in corso per
chiudere la falla che dal 20 aprile scorso sputa
petrolio nel mare. Ci vorranno cinque giorni per
completare l'evacuazione prima che la tempesta si
abbatta sul Golfo, forse all'inizio della prossima
settimana, e due settimane prima che i lavori possano
riprendere a pieno ritmo. La data in cui la sorgente
verrà sigillata definitivamente è slittata quindi di
nuovo, probabilmente a fine agosto.
Oltre al
pericolo uragano, la Bp si troverà presto a fronteggiare
un'altra crisi sul fronte americano, legata
all'attentato terroristico del 1988 nei cieli di
Lockerbie. Ieri il Senato americano ha chiesto
all'amministratore delegato Bp Tony Hayward di
testimoniare sul ruolo svolto dal colosso petrolifero
inglese nel rilascio del terrorista libico Abdelbaset
Ali Mohmet al-Megrahi, condannato per l'esplosione del
volo PanAm in cui morirono 270 passeggeri, quasi tutti
americani. Al-Megrahi, ancora vivo benché i medici gli
avessero dato tre mesi di vita l'agosto scorso, fu
scarcerato dal governo scozzese un anno fa per motivi
umanitari.
Sempre di
fronte al Parlamento statunitense la Bp dovrà presto
testimoniare anche sulle cause dell'incidente che
provocò l'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon
e la morte di 11 operai. Ieri il "New York Times" ha
rivelato un rapporto della Transocean, la società
svizzera proprietaria della piattaforma. Secondo il
documento, il personale della piattaforma era
preoccupato per la sicurezza delle operazioni e
consapevole che molte componenti delle trivelle non
erano state sottoposte a ispezioni da dieci anni.
Nessuno però ha detto nulla, temendo ritorsioni da parte
di Bp.
L'unica
notizia incoraggiante in arrivo dal Golfo ieri è che la
Guardia Costiera ha autorizzato Bp a tener chiuso il
nuovo tappo a tre valvole che ormai da dieci giorni
impedisce al petrolio di uscire in mare. Per qualche ora
si era temuto che le autorità marittime potessero
ordinare l'apertura perché l'arrivo di venti a 100
chilometri all'ora avrebbe costretto la BP a rimuovere
la strumentazione impiegata per monitorare la pressione
all'interno del pozzo.
Il centro
meteorologico nazionale ha previsto l'arrivo di una
tempesta diretta verso le Bahamas e la Florida
all'inizio della prossima settimana con una probabilità
del 40%. La probablilità è sufficientemente alta
tuttavia da richiedere l'evacuazione totale, un processo
che richiederà l'allontanamento di una flotta di 65
imbarcazioni tra piattaforme galleggianti, petroliere,
veicoli della Guardia Costiera, motonavi specializzate
nella pulizia del mare, vessilli dotati di
strumentazioni diagnostiche e barche da cui vengono
pilotati i robot subacquei.
Il pericolo
del maltempo è sempre stato preso in considerazione
dalla Bp e dalla Guardia costiera, ma è ironico che si
stia materializzando proprio a pochi giorni dal
completamento dei lavori di trivellazione in corso
dall'inizio di maggio per scavare i pozzi di sfiato che
dovrebbero consentire di sigillare in modo permanente il
giacimento del Macondo. I tecnici BP hanno annunciato di
avere trivellato un foro di due chilometri e mezzo e di
essere arrivati a venti metri dal bersaglio; una volta
intersecato il pozzo originario, potranno versare una
colata di cemento e chiudere completamente la sorgente.
Intanto sulla terraferma cresce
l'allarme inquinamento in vista dell'arrivo
dell'uragano. I venti dovrebbero spingere con violenza
la marea nera verso le coste della Louisiana, del
Mississippi e del Texas settentrionale, con possibili
gravi danni per l'ecosistema.
[23-07-2010]
|
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WASH.
POST, MAGGIORANZA DEI LOBBISTI DEL PETROLIO HA AVUTO
INCARICHI DI GOVERNO...
(Adnkronos) - La maggioranza dei
lobbisti delle compagnie petrolifere, per la precisione
tre su quattro, hanno avuto in precedenza incarichi nel
governo federale americano o sono stati eletti a Capitol
Hill. E' quanto emerge da un'inchiesta svolta dal
Washington Post che ha passato in rassegna tutti i 600
lobbisti certificati che lavorano al servizio di 'Big
Oil' nella capitale americana, "uno dei contingenti piu'
numerosi e piu' potenti di Washington".
Un esercito
che ha mostrato a pieno la sua influenza di fronte al
disastro ambientale provocato dall'esplosione della
piattaforma della Bp, "proposte per varare nuove misure
piu' restrittive o diminuire l'uso del petrolio sono
state bloccate dall'azione non solo dell'opposizione
repubblicana ma anche dei democratici eletti negli stati
produttori di petrolio", scrive il Post. Nella rosa dei
lobbisti piu' importanti ed influenti vi sono 18 ex
membri del Congresso e decine di ex funzionari di nomina
presidenziale.
23.07.10 |
|
BP:
TITOLO PERDE 2,5% PER TIMORI NUOVE PERDITE...
(AGI/REUTERS) - Il titolo di Bp
perde il 2,5% a Londra per i timori sulla tenuta del
nuovo tappo sulla falla nel Golfo del Messico. Il gruppo
britannico sta continuando i suoi test e per far fronte
alla disastrosa fuoriuscita di petrolio ha gia' speso
oltre 3 miliardi di euro, mentre il valore di
capitalizzazione di Bp e' sceso del 40%.
4-
ACCORDO BP-EGITTO PER LO SVILUPPO DI DUE GIACIMENTI
OFFSHORE...
(AGI/AFP) - La Bp ha siglato un
accordo con l'Egyptian General Petroleum Corp, la
compagnia di stato del Cairo, per lo sviluppo di due
giacimenti di gas offshore. Si tratta del contratto piu'
rilevante siglato dalla societa' anglo-olandese
dal'esplosione avvenuta nella piattaforma nel Golfo del
Messico che ha causato il piu' grande disastro ecologico
della storia americana. I due giacimenti produrranno 900
milioni di metri cubi di gas a partire dal 2014, ha
annunciato il ministro del petrolio egiziano. Gli
investimenti richiesti per le concessioni sono pari a
nove miliardi di dollari, e dovranno essere raccolti da
Bp insieme al suo partner, la tedesca RWE, senza il
contributo del governo egiziano.
5-
USA: OBAMA SPINGE PER APPROVAZIONE PROROGA SUSSIDI
DISOCCUPAZIONE...
(AGI/REUTERS) - Il presidente degli
Stati Uniti, Barack Obama, preme perche' il Senato
approvi la proroga del programma di sussidi di
disoccupazione. "Dobbiamo tutti proseguire i nostri
sforzi per fare qualsiasi cosa sia in nostro potere per
stimolare la crescita e le assunzioni", ha detto Obama
parlando dal Rose Garden della Casa Bianca e attaccando
i repubblicani che si oppongono alla misura. Il
presidente Usa ha quindi riconosciuto che "sono tempi
difficili" ma, ha aggiunto, "ci stiamo muovendo nella
giusta direzione".
17.07.10 |
|
I NAZISTI DELL’ILLINOIS – MANCO FOSSE UNA SCENA
DEI “BLUES BROTHERS” ECCO SPUNTARE LA MILIZIA NEONAZISTA
DELL’EX MARINE J.T. READY – IL GRUPPO ARMATO AL CONFINE
TRA ARIZONA E MESSICO VUOLE FARE PIAZZA PULITA DEI
CLANDESTINI CHE ATTRAVERSANO LA FRONTIERA – LA LEGGE
ANTI-IMMIGRATI DELLA GOVERNATRICE BREWER E DEL SENATORE
JOHN MCCAIN CAVALCA LA PAURA – E IN MESSICO LA LOTTA AI
NARCOS è FUORI CONTROLLO… -
Guido Olimpio per il "Corriere
della Sera"
L'email di
Jason J.T. Ready ha il tono dell'ultimo appello. Inviata
il 19 giugno, avverte: «I narcoterroristi stanno
portando la guerra chimica nella nostra nazione». Per
questo Jason chiama a raccolta i volontari. Con una
raccomandazione finale. «Servono munizioni e armi in
abbondanza».
Ready, 37
anni, è il capo di una piccola milizia che ha deciso di
«prendere in mano la situazione» in un'area a sud di
Phoenix (Arizona) usata da trafficanti di droga e
clandestini messicani. «Non possiamo aspettare che il
governo agisca», dice, e dunque con un gruppo di
fedelissimi pattuglia i sentieri.
Cacciato dai
marines per cattiva condotta, qualche precedente penale,
Ready è membro del Movimento Nazional Socialista, una
fazione neonazista. J.T., come lo chiamano i suoi,
ritiene che chi non sia «puro» dovrebbe andarsene dal
territorio americano. Considera i giornalisti delle
«scimmie» e se potesse- lo ha proposto- minerebbe
l'intero confine.
I miliziani,
per ora, non hanno combattuto grandi battaglie.
Sostengono di aver intercettato qualche immigrato e di
aver trovato i resti di un altro. Uno dei 38 corpi di
clandestini recuperati nella regione dal Primo Luglio:
uccisi dalle temperature roventi, dalla disidratazione e
dalla sete durante la pericolosa attraversata nel
deserto. Una vera emergenza che ha costretto la contea a
noleggiare un camion-frigorifero per conservare i
cadaveri.
La presenza
degli uomini di Ready - e di altri volontari - provoca
reazioni contrastate nelle autorità. Chi lavora sul
campo la considera comunque un aiuto. I superiori,
invece, sono preoccupati perché temono che prima o poi
capiti qualcosa di grave. In realtà- come ci conferma
una nostre fonte a Nogales- è già accaduto. Negli ultimi
mesi sono aumentati gli assalti nei confronti dei
clandestini lungo un corridoio che dal confine messicano
sale verso Rio Rico. Agguati nella notte organizzati da
uomini mascherati e in mimetica.
C'è chi
attribuisce gli assalti a bande rivali. Ma lo Sceriffo
non esclude che possa trattarsi di «vigilantes» partiti
a caccia di immigrati. Se Ready agisce a nord di Tucson,
a sud sono attivi gruppi più piccoli. Alcuni al limite
del folklore, altri temibili. Glenn Spencer - con il
quale abbiamo parlato diverse volte - pattuglia con un
aeretto il confine e segnala le infiltrazioni alla
Border Patrol.
Bill Davis,
salute precaria, arranca su colline desolate con un
pugno di amici. La sua base di partenza è Tombstone, la
città della sfida all'Ok Corral. Le vedette raggiungono
punti elevati a ridosso del muro che dovrebbe proteggere
gli Usa, aprono le sdraio vicino ai Suv e spiano con i
binocoli il «fronte sud».
Altri ancora
imitano il ranchero Roger Barnett, detto il pulitore.
Oggi se ne sta defilato, ma si è più volte vantato di
aver catturato non meno di 10 mila clandestini.
Pur essendo
una minoranza, i miliziani sono spinti dal vento
xenofobo che spazza questa terra meravigliosa. A fine
mese dovrebbe entrare in vigore la nuova legge
anti-immigrati voluta dalla governatrice Jan Brewer. Lei
e il «moderato» John McCain cavalcano la paura, aiutati
anche da quanto accade nel vicino Messico.
I narcos,
l'infiltrazione dei cartelli, le stragi nelle città di
confine messicane fanno paventare il contagio: pochi
giorni fa l'autobomba a Ciudad Juárez, ieri il massacro
di 17 ragazzi sorpresi dai killer ad una festa.
Certo, è innegabile che vi sia un
problema serio, anche se i dati dell'Fbi raccontano che
negli stati sulla frontiera i reati non sono aumentati.
Ciò che conta è la percezione. La Brewer ha sostenuto in
tv che nel deserto dell'Arizona giacciono «corpi
decapitati» in stile messicano. In realtà sono stati
rinvenuti solo due teschi - nel 2008 -, probabilmente di
clandestini deceduti per il calore. Dettagli per J.T.
Ready e i suoi miliziani che sperano davvero di prendere
un tagliatore di teste. 19-07-2010]
|
- MAREA
NERA: USA, BP PAGHI ROYALTY SU PETROLIO USCITO DA FALLA...
(AGI/REUTERS) - Bp dovra' pagare le royalty su tutto il petrolio
e il gas fuoriuscito dalla falla nel Golfo del Messico. E'
quanto ha dichiarato il Dipartimento degli Interni Usa
precisando che i pagamenti devono essere effettuati sia sul
petrolio perso che su quello recuperato.17.07.10 |
CHI
TOCCA WALL ST. MUORE – LA GUERRA AI BANCHIERI COSTA CARO A OBAMA
E AI DEMOCRATICI – PER LE PROSSIME ELEZIONI DI MIDTERM LE CASSE
DEL PARTITO DEL PRESIDENTE RIMARRANNO DESOLANTEMENTE VUOTE: “CHI
PRIMA ARRIVAVA CON ASSEGNI DA 25MILA $ ORA NE VERSA MILLE” –
NELLA HIT PARADE DEI PRESIDENTI, “EL NEGRITO” È AL 15ESIMO
POSTO…
Maurizio Molinari per "La
Stampa"
1 - LA
VENDETTA DI WALL STREET...
A quattro
mesi dalle elezioni di Midterm per il rinnovo del Congresso i
finanziatori di Wall Street chiudono i cordoni della borsa ai
democratici, rovesciando l'approccio avuto alle presidenziali
del 2008. Dall'inizio dell'anno i democratici sono riusciti a
organizzare a Manhattan solo una singola serata di raccolta
fondi e, secondo le testimonianze raccolte da The Politico, «chi
prima arrivava con assegni da 25 mila dollari ora ne versa 1000»
con il risultato di far piangere le casse del partito visto che
New York è da sempre la più importante cassaforte liberal.
Sul fronte
opposto invece i repubblicani hanno il vento in poppa: l'hedge
fund di Paul Singer pochi giorni fa ha raccolto con facilità un
milione di dollari per sette poco conosciuti candidati
conservatori, e molti dei «donors» presenti erano democratici.
Se l'atmosfera è cambiata è a causa dell'irritazione di Wall
Street per i continui attacchi ricevuti dal presidente Obama,
che imputa ai banchieri i problemi della finanza, come anche per
la delusione legata ad una ripresa economica che tarda ad
arrivare.
A ciò
bisogna aggiungere che Barack e Michelle da quando sono arrivati
alla Casa Bianca non hanno avuto per i maggiori finanziatori le
stesse attenzioni che gli riservavano i Clinton: non vi sono
state serate agli Hemptons o inviti a passare un weekend al 1600
di Pennsylvania Avenue.
Da qui il
fatto che il 2008 sembra passato remoto: allora Obama raccolse a
Wall Street 9,5 milioni di dollari, quasi il doppio del rivale
John McCain e fra i maggiori finanziatori figuravano giganti
della finanza come Goldman Sachs - 994 mila dollari - e
Citigroup - 701 mila dollari - che si trovano ora nella
difficile posizione di doversi difendere dagli affondi del
presidente.
2 - HIT
PARADE DEI PRESIDENTI OBAMA È 15°...
Buona
comunicazione, immaginazione e intelligenza ma scarsa
esperienza, pochi risultati in politica estera e incapacità di
evitare errori cruciali: è questo il profilo di Barack Obama
tracciato da 238 storici e accademici degli Stati Uniti che gli
hanno assegnato il 15° posto nella classifica dei 44 presidenti
americani che viene periodicamente redatta dal "Siena Research
Institute" di Loudonville, nello Stato di New York.
Per la
quinta volta da quando tale classifica è stata creata, nel 1982,
a svettare al primo posto è Franklin Delano Roosevelt, che guidò
l'America oltre la Grande Repressione nel New Deal e poi nella
Seconda Guerra Mondiale, e dietro di lui si posizionano gli
inquilini della Casa Bianca con i volti scolpiti sulla montagna
di Rushmore: Teddy Roosevelt, Abramo Lincoln, George Washington
e Thomas Jefferson. Harry Truman, che lanciò l'atomica sul
Giappone è al 9° posto e Dwight Eisenhower al 10° con John F.
Kennedy dietro di lui e Bill Clinton in 13° posizione.
Se Obama è
relegato al 15° posto è perché, pur essendo sesto in
immaginazione, settimo in abilità, e ottavo in intelligenza, è
trascinato indietro da un "background personale molto debole"
ovvero la combinata valutazione di famiglia, educazione ed
esperienza che ne fiacca la capacità di comando della nazione.
Il predecessore comunque sta assai peggio: George W. Bush fece
il suo ingresso in classifica nel 2002 in 23ª posizione e oggi è
precipitato alla 39ª, fra i cinque peggiori di sempre.
L'ultimo
in assoluto è Andrew Johnson, al quale la giuria di storici
attribuisce gravi responsabilità nella creazione del sistema di
segregazione razziale. A scalare la classifica sono due ex
presidenti democratici.
Bill
Clinton nell'ultimo sondaggio del 2002, era in 18ª posizione ma
oggi è salito in 13ª sulla base di un'opinione migliore sulle
nomine che fece alla Casa Bianca. Sale anche John F. Kennedy, da
14° a 11°, per due virtù che non vengono riconosciute a Obama:
l'abilità nel fare compromessi e nel gestire l'economia. A
scendere invece sono Ronald Reagan, passato dal 16° al 18°
posto, e Jimmy Carter, precipitato dal 25° al 32°, a conferma
della crescente convinzione degli storici che ebbe gravi
responsabilità negli errori commessi sull'economia e non riuscì
a evitare errori fatali.
Fra gli
altri presidenti recenti Gerald Ford resta stabile al 28° posto,
Richard Nixon scende dal 26° al 30° mentre Lyndon B. Johnson,
pur vantando le migliori relazioni con il Congresso, arretra dal
15° al 16° posto.
[06-07-2010]
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USA: CALA
FIDUCIA CONSUMATORI A GIUGNO PER TIMORI OCCUPAZIONE...
(AGI/REUTERS) -
Cala questo mese la fiducia dei consumatori Usa dopo tre mesi di
crescita, sulla scia dei timori connessi al mercato del lavoro.
L'indice misurato dal Conference Board e' sceso a 52,9 da 62,7
(dato rivisto) dello scorso maggio. Gli analisti si aspettavano
mediamente un dato migliore, stimando l'indice di giugno a 62,8.
4- WALL
STREET: INCREMENTA PERDITE DOPO DATO FIDUCIA CONSUMATORI...
(AGI/REUTERS) -
Wall
Street incrementa le perdite dopo il dato sulla fiducia dei
consumatori. Attualmente, il Dow Jones arretra e segna il -2,37%
a 9.898,34 punti, il Nasdaq perde il 3,09% a 2.161,75 punti.
Giu' anche lo Standard and Poor's, che lascia sul terreno il
2,62% a 1.046,43 punti
04.07.10 |
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OBAMA
O-DRAMA – DOPO 34 ANNI IN DIVISA, MC CHRYSTAL SI DIMETTE
DALL’ESERCITO - CON 5 VOTI CONTRO 4 LA CORTE SUPREMA USA
STABILISCE CHE LE LEGGI LOCALI NON POSSONO LIMITARE IL DIRITTO
DI FARE I PISTOLERI COME AI TEMPI DEL FAR WEST - E CHIUDERE
GUANTANAMO NON È PIÙ NELLA LISTA DELLE PRIORITÀ DI WASHINGTON –
ADDIO “HOPE-
DOPO 34 ANNI SVESTE LA DIVISA L'EX COMANDANTE DELLA NATO IN
AFGHANISTAN
...
Da "laStampa.it"
Il
generale Stanley McChrystal, fino alla scorsa settimana alla
guida delle truppe Nato in Afghanistan, lascerà l'esercito. Lo
ha annunciato il portavoce Gary Tallman. La decisione era
ampiamente attesa dopo la clamorosa intervista al magazine
"Rolling Stone" in cui McChrystal aveva espresso una serie di
giudizi molto critici nei confronti del governo e
dell'amministrazione.
Il
generale aveva assunto l'anno scorso l'incarico di comandante
delle truppe Usa e Nato in Afghanistan, raccomandato dal
segretario alla Difesa, Robert Gates, secondo cui avrebbe potuto
portare «una nuova visione» in una guerra che dura già da otto
anni e mezzo. Mercoledì il presidente Barack Obama aveva
accettato le dimissioni di McChrystal, sostituito dal generale
David Petraeus, comandante del Comando Centrale degli Stati
Uniti.
Il
generale americano Stanley McChrystal lascerà così la divisa
indossata per 34 anni. Dietro la sua decisione e dietro la
rottura con la Casa Bianca ci sarebbe un rapporto estremamente
critico di Stanley McCrystal sul conflitto in Afghanistan in cui
si parla di una ribellione «crescente». Il rapporto avrebbe
contribuito, stando all'Independent online, al siluramento del
generale insieme con l'intervista a Rolling Stones.
Il
generale, scrive il quotidiano britannico, pochi giorni prima
dell'intervista ha tracciato un quadro «devastante» sulla
situazione in Afghanistan ai ministri della Difesa della Nato,
avvertendo che «non ci sarebbero stati progressi nei prossimi
sei mesi». Secondo la documentazione raccolta
dall'"Independent", McChrystal avrebbe giudicato il governo di
Kabul «inefficace e discreditato», capace di controllare solo
cinque aree del Paese su 122, e fonte di serie preoccupazioni
sul fronte della «sicurezza, della violenza e della corruzione».
Kabul lascia a desiderare anche militarmente secondo McChrystal:
la creazione delle forze di sicurezza è «a rischio».
«Non credo
che nessuno possa dire che stiamo vincendo», ha commentato un
portavoce della Nato interpellato dal quotidiano. Fonti militari
spiegano all'Independent che proprio questo resoconto e la
schiettezza con cui è stato redatto hanno rappresentavano «un
ostacolo per il rientro dei militari Usa nel 2012, uno dei punti
forti della strategia Obama per vincere un secondo mandato».
2 - NUOVO
NO AI LIMITI SULLE ARMI...
Dal "il
Corriere Della Sera"
Con 5 voti
contro 4 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che le
leggi locali non possono limitare il diritto di possedere armi,
sancito dal secondo emendamento della Costituzione Usa. La Corte
ha dichiarato incostituzionale la messa al bando delle armi
decisa a Chicago negli anni Ottanta, riconoscendo però che
alcune «ragionevoli misure di controllo» sono accettabili, come
proibirle a chi è stato condannato o a chi non è mentalmente
sano.
3 -
CHIUDERE GUANTANAMO NON È PIÙ UNA PRIORITÀ PER BARACK OBAMA...
Francesco Semprini
per "laStampa.it"
Chiudere
Guantanamo non è più una priorità per Barack Obama. Stretta tra
l'opposizione repubblicana e la necessità di concentrarsi su
questioni più urgenti, l'amministrazione americana ha allentato
la presa sullo smantellamento del carcere militare tanto che il
presidente potrebbe non farcela a chiudere la struttura nemmeno
entro la fine del suo mandato.
«C'è
troppa inerzia e l'amministrazione non ci mette l'energia
necessaria per risolvere la questione», spiega il senatore
democratico Carl Levin, presidente della commissione Forze
armate. Lui era stato tra quelli che per primi avevano sostenuto
il progetto di trasferire parte dei detenuti in una struttura
dell'Illinois in vista della chiusura di Guantanamo, la cui data
era stata inizialmente fissata per gennaio 2010. «Il rischio -
dice - è che Guantanamo continui ad essere aperta anche
all'inizio del prossimo mandato».
È sulla
stessa linea il senatore Lindsey Graham, repubblicano della
Carolina del Sud favorevole alla chiusura del carcere, il quale
attribuisce il fallimento del progetto alla «strategie
demagogiche» di alcuni colleghi di partito, ma anche alla
paralisi operativa dell'amministrazione. La Casa Bianca continua
a dirsi determinata a chiudere la prigione, anche perché
convinta che Guantanamo rappresenti per il mondo musulmano il
simbolo degli abusi sui detenuti compiuti in passato.
Alcuni
funzionari dell'amministrazione d'altra parte ritengono che
Obama abbia fatto la sua parte, compresa l'individuazione di una
struttura alternativa come quella Thomson a 230 chilometri ad
ovest di Chicago, mentre i problemi sono sorti in Congresso.
Tanto che la Casa Bianca lo scorso 26 maggio ha inviato una
lettera alla commissione della Camera che si occupa della
questione, per sollecitare la ripresa del dibattito.
I piani
dell'amministrazione si sono inoltre scontrati con i falliti
attentati di Natale e di Times Square. Due episodi che hanno
accresciuto lo scetticismo sulla reale necessità di chiudere il
carcere: quando Obama si è insediato, la maggioranza, anche se
stretta, degli americani voleva smantellare Gitmo, mentre un
sondaggio recente dimostra che il 60% vuole mantenerla
funzionante. E questo nonostante gli alti costi per i
contribuenti: secondo il Pentagono tra il 2002 e il 2009 si sono
spesi più di due miliardi di dollari per tenere aperta la
prigione29-06-2010]
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LA
VENDETTA DI OBAMA è UNA VITTORRIA DI PIRRO – L’INTERVISTA-VERITà
DI MCCHRYSTAL HA SERVITO SU UN PIATTO D’ARGENTO LA SCUSA PER
CACCIARE UN OPPOSITORE SCOMODO – UN DOSSIER RISERVATO DEL
GENERALE SMONTAVA TUTTI I PILASTRI DELLA STRATEGIA AFGANA DEL
BARACKATO DELLA CASA BIANCA: “A KABUL VA MALE, SCORDATEVI IL
RITIRO ENTRO IL 2012” – E LA CIA CONFERMA: “GUERRA LENTA E DURA
Francesco
Semprini per "la
Stampa"
Un
rapporto molto critico sul conflitto in Afghanistan, nel quale
si parla di «resistenza sempre più forte», ha contribuito alla
capitolazione del generale Stanley McChrystal. Poco prima di
essere chiamato a rapporto a Washington per dare spiegazioni
sulle pesanti affermazioni contenute nell'articolo di «Rolling
Stone», il comandante delle truppe alleate in Afghanistan (Isaf)
nel corso di un briefing con i ministri della Difesa della Nato
aveva tracciato un quadro molto negativo della missione,
avvertendo che «non ci sarebbero stati progressi nei prossimi
sei mesi».
A darne
notizia è il quotidiano britannico «Independent» sulla base di
documenti riservati, secondo i quali McChrystal avrebbe
sollevato forti preoccupazioni su diversi aspetti, dalla
sicurezza alle violenze, dalla corruzione alla ricostruzione.
Nonostante i «concreti progressi» di cui l'Amministrazione Obama
ha parlato di recente, solo in una piccola parte
dell'Afghanistan esiste un livello di «sicurezza accettabile»,
mentre un governo «efficiente» e che goda di «piena autorità»
vige solo in cinque distretti su 122, spiega il generale nel
dossier.
L'ex capo
Isaf denuncia la carenza di personale militare «necessario» per
addestrare le forze di sicurezza locali, di cui solo una minima
parte è realmente «operativa». Dei 2.325 istruttori previsti,
solo 846 sono già stati impiegati e altri 660 «sono stati
promessi». Sul piano strategico denuncia l'incapacità da parte
del Pakistan di «frenare l'appoggio agli insorti».
E spiega
che la quasi inesistenza della lotta al narcotraffico e alla
corruzione tra i funzionari pubblici mina lo sviluppo del
sistema di governo e della sicurezza. Infine raccomanda maggiore
trasparenza nelle attività del sistema giudiziario.
Secondo
fonti militari proprio questo resoconto, e la schiettezza con
cui è stato presentato ai vertici Nato, rappresentavano «un
ostacolo per il rientro dei militari Usa entro il 2012, uno dei
punti forti della strategia Obama per vincere un secondo
mandato».
In
sostanza sarebbe il rapporto la motivazione reale che ha spinto
Obama a rimuovere McChrystal dal suo incarico chiamando al suo
posto il generale David Petraeus. «Stanley è sempre stato
perplesso sul piano di Obama - spiega una fonte militare
all'Independent - e non ne ha mai fatto mistero. L'intervista è
stata di fatto un modo per il Presidente di far fuori un
oppositore».
Il quadro
tracciato da McChrystal, però, non è così distante dalla realtà
se anche la Cia, ieri, ha parlato di «guerra più lenta e
difficile di quanto previsto». E il malumore sembra serpeggiare
sempre di più tra gli alti ranghi militari della Difesa. La
conferma giunge dal «Washington Post», che parla di malumori dal
Pentagono per un cambio di comando dovuto a ragioni politiche,
che rappresenta il culmine di un rapporto controverso tra
governo e militari.
In nove
anni di guerra sono stati cambiati 12 comandanti fra Iraq e
Afghanistan, tre dei quali per motivi politici. Molti ufficiali
affermano che si tratta di un numero troppo alto e lamentano le
poche promozioni avvenute sul campo «a causa delle regole del
Pentagono». Il tutto a fronte di migliaia di perdite tra i
militari. [28-06-2010]
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LA NOTTE
DEI MCCHRYSTAL (DOPO PETRAEUS TORNA BUSH?) – ECCO PERCHÉ OBAMA
HA PRESO A PEDATE IL GENERALE INTERVISTATO DA “ROLLING STONE” –
LE SUE PAROLE RISCHIAVANO DI INDEBOLIRE UN PILASTRO FONDAMENTALE
DEL SISTEMA USA: LE FORZE ARMATE ASSOGGETTATE TOTALMENTE AL
CONTROLLO DEI CIVILI – SU UNA QUESTIONE DI PRINCIPIO, I
REPUBBLICANI SOLIDALI CON EL NEGRITO…
Massimo
Gaggi per "il Corriere Della Sera"
Il
generale Stanley McChrystal non paga per gli insulti - il
consigliere per la sicurezza nazionale Jim Jones definito un
pagliaccio o l'inviato speciale della Casa Bianca, Richard
Holbrooke, descritto come un «animale ferito» che teme di essere
fatto fuori dagli uomini del presidente- ma per la minaccia alle
istituzioni insita nelle esternazioni sue e dei suoi
collaboratori.
Barack
Obama si è, infatti, convinto che quanto pubblicato dalla
rivista "Rolling Stone" rischia di indebolire un pilastro
fondamentale del sistema americano: forze armate assoggettate
totalmente e senza discussione alla guida e al controllo dei
civili.
Da oltre
due secoli, infatti, i generali dipendono pienamente dal
presidente al quale la Costituzione dà i pieni poteri
nominandolo specificamente «commander-in-chief» dell'Esercito e
della Marina (nel 1787 non c'era ancora l'Air Force) e dal
Congresso che ha il compito di dichiarare la guerra, di
finanziare le relative spese e di definire le norme che regolano
la vita militare.
La
delicatezza del momento e l'importanza della difesa del ruolo di
preminenza dei civili sui militari anche in un periodo di guerra
prolungata nell'area più «calda» del mondo, sono testimoniate
non solo dalla rimozione di McChrystal e dalle parole assai
nette pronunciate ieri da Obama, dal suo richiamo al rispetto
assoluto della «catena di comando», ma anche dall'appoggio che,
in questa circostanza, il presidente ha avuto dagli stessi
leader repubblicani.
Nonostante
questo sia un periodo di dialettica assai aspra tra maggioranza
e opposizione, tanto il senatore John McCain (veterano, «eroe»
del Vietnam ed ex candidato alla Casa Bianca) quanto il leader
del conservatori alla Camera dei Rappresentanti, John Boehner,
hanno detto di comprendere la decisione del presidente e di
condividere la scelta del generale Petraeus come nuovo
comandante in Afghanistan, pur confermando stima e rispetto per
McChrystal.
Il
generale che a Kabul si era guadagnato il soprannome di «mullah
McChrystal» per i suoi costumi austeri e la sobrietà che aveva
cercato di instillare anche nei suoi uomini, paga cara la sua
esternazione, ma non ha parlato invano: il racconto delle
rivalità tra i personaggi dell'Amministrazione Obama che
svolgono un ruolo nella gestione della crisi afghana, degli
errori, dei dibattiti inconcludenti, è qualcosa che indebolisce
le istituzioni quando finisce sui giornali, ma è anche la
descrizione di problemi in gran parte reali.
Obama ne è
consapevole e, infatti, nel discorso di ieri si è rivolto con
durezza anche ai suoi uomini: «Ho appena detto al mio team per
la sicurezza nazionale che questo è il momento di andare avanti
uniti. Non è un'opzione ma un obbligo. Apprezzo il dibattito tra
i miei collaboratori, ma non tollererò divisioni. Non dobbiamo
mai dimenticarci che il nostro Paese è in guerra».
La stessa
scelta del generale Petraeus, da questo punto di vista, è assai
significativa: non solo un militare di valore che ha la stima e
la fiducia di tutti, ma una personalità carismatica in grado di
imporsi sulle diatribe interne e un uomo di profonda cultura
umanistica che ha grande rispetto per i suoi interlocutori
civili, a suo agio al fronte come nelle aule del Congresso.
Più ancora
delle rivalità interne, comunque, a minare la credibilità della
catena di comando civile è stato il riferimento di McChrystal
allo scarso interesse del presidente per le questioni della
guerra in Afghanistan da lui percepito nei colloqui con Obama.
E' soprattutto questo che ha fatto scattare l'allarme rosso, il
sospetto di una sfida del generale a un presidente indebolito,
inviso alla destra conservatrice.
Anche se
c'è qualche precedente di generali «dimissionati» per
dichiarazioni avventate e se dieci anni fa Charles Moskos, in
sociologo esperto di storia militare, avvertì che un esercito
tutto di volontari e il suo crescente impegno su vari fronti
avrebbero potuto creare un pericoloso «cultural divide» tra
militari e civili, mai, nell'ultimo secolo e mezzo, il primato
assoluto di Casa Bianca e Congresso era apparso in discussione.
L'ultima
seria minaccia risale alla Guerra di secessione degli Anni 60
dell'Ottocento. Al generale Hooker che, forte dei suoi successi
sul campo di battaglia, si mise a parlare avventatamente di una
possibile dittatura militare, il presidente Abramo Lincoln fece
un curioso discorso: «Tu pensa a vincere la guerra e io correrò
il rischio di una dittatura». Ma Hooker fu sconfitto nella
battaglia del Potomac e si dimise.
Da allora
la supremazia dei civili non è stata più sfidata: il generale
Grant, protagonista della riscossa e della vittoria, fu invitato
più volte a candidarsi alla fine della guerra civile. Rifiutò
seccamente: diventerà presidente alcuni anni più tardi, quando
aveva ormai già lasciato la vita militare. 24-06-2010]
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OBAMA
DRAMA – IL GENERALE MCCHRYSTAL, come un elefante in un negozio
di cristalli, manda all’aria il pentagono E LA CASA BIANCA: IL
PRESIDENTE È “IMPREPARATO”, IL CONSIGLIERE PER LA SICUREZZA
NAZIONALE “UN PAGLIACCIO”, IL VICE BIDEN “NON SO CHI SIA” –
L’UOMO ALLA TESTA DELLE TRUPPE IN AFGHANISTAN HA GIÀ “TRADITO”
UNA VOLTA ED È STATO PERDONATO. ora verrà cacciato – LA SUA
STRATEGIA È UN FLOP, UN PIANO B NON SI VEDE – E SOPRATTUTTO NON
SI SA CON CHI SOSTITUIRLO... Luigi Spinola per "Il
Riformista"
Il
presidente Obama è «impreparato e poco a suo agio». Il suo
Consigliere per la Sicurezza Nazionale James Jones «un
pagliaccio, fermo a metà anni '80». E il vice presidente Biden?
«Chi sarebbe? Non lo conosco».
Parole del
Generale McChrystal e dei suoi più stretti aiutanti, raccolte
dal giornalista Michael Hastings per un ritratto-inchiesta che
uscirà venerdì sulla rivista Rolling Stone. È bastata
l'anticipazione-shock, però, a portare l'uomo a cui Obama ha
affidato il comando delle truppe in Afghanistan sull'orlo delle
dimissioni. O della rimozione.
«È
probabile che se ne vada - dice al Riformista il ColonneIlo
Lawrence Wilkerson, già Chief of Staff del Segretario di Stato
Colin Powell - ma a chi dovrebbe affidarsi poi il presidente
dopo aver investito tanto in quest'uomo? Dubito seriamente che
esista un'altro Generale convinto del piano che porta avanti
McChrystal, o che semplicemente voglia quel lavoro. Non uno
bravo almeno, se ci sono rimasti ancora dei Generali bravi».
Stanley
McChrystal ieri ha provato un disperato recupero, con un
comunicato nel quale chiede «sinceramente scusa» e si rammarica
per «questo errore che non sarebbe mai dovuto accadere».
McChrystal non minimizza, si autoflagella: «In tutta la mia
carriera ho sempre seguito i principi dell'onore personale e
dell'integrità professionale. Quello che traspare da questo
articolo è molto lontano dagli standard che mi sono fissato».
Non basta.
Il Generale Mc- Chrystal, che doveva partecipare oggi - in
collegamento video - al briefing mensile con il presidente e la
sua ristretta squadra afgana, è stato immediatamente richiamato
a Washington. E se nella "situation room" non si presenterà con
le dimissioni in mano, è probabile che gli vengano richieste.
In attesa
del verdetto del Comandante in Capo Obama - «furioso», fa sapere
il suo portavoce Robert Gibbs - il Capo degli Stati Maggiori
Riuniti Mike Mullen ha già scaricato McChrystal esprimendo
«profondo disappunto» per i suoi commenti. E secondo il
Segretario alla Difesa Bob Gates, il Generale «ha mostrato
scarsa capacità di giudizio».
Sulla
carta, la rimozione del capo delle truppe sul teatro di guerra
parrebbe una mossa rischiosa. Ma la guerra va male, e al
Comandante in capo serve un militare di cui si possa pienamente
fidare. E McChrystal lo ha tradito per la seconda volta. Nel
lungo, travagliato processo decisionale che ha dato il via
libera all'escalation afghana, il duro confronto con i militari
ha già sfiorato l'aperta insubordinazione.
Il
Generale McChrystal - scelto a giugno dal Segretario alla Difesa
Bob Gates per sostituire David McKieran - sin dalla scorsa
estate chiede un impegno di dieci anni e rinforzi massicci,
necessari per poter attuare un'ampia strategia di
"counter-insurgency". Il vice-presidente Biden propone come
alternativa il "counter-terrorism", una guerra affidata a drones
e Forze Speciali e limitata alla caccia ai qaedisti.
Obama è
indeciso. E il Pentagono prova a forzare la mano. McChrystal -
con l'appoggio dell'Ammiraglio Mullen e del capo del CentCom
David Petraeus, secondo la recente ricostruzione dell'affidabile
Jonathan Alter (The Promise) - rende pubbliche le sue
raccomandazioni al presidente. Di più, boccia apertamente il
piano Biden in un'intervista a Newsweek. E in una conferenza a
Londra, quando gli viene chiesto se appoggerebbe quel piano
qualora glielo ordinasse il presidente, risponde: «The short
answer is no».
Il giorno
dopo Obama ordina a McChrystal di raggiungerlo a Copenhagen,
dove il presidente è andato a perorare la causa di Chicago
olimpica. Il faccia a faccia sulla pista dell'aeroporto dura
circa mezz'ora. Il presidente giudica McChrystal più maldestro
che male intenzionato, forse manipolato dai suoi superiori, ai
quali successivamente Obama chiederà una promessa di obbedienza
totale. McChrystal viene "perdonato".
E a
dicembre Obama annuncia una nuova strategia per l'Afghanistan
che in buona parte ricalca le sue raccomandazioni. La "surge" si
fa, anche se i soldati in più sono 30.000 non gli 80.000
richiesti da McChrystal. E la strategia di counter-insurgency ha
una data di scadenza: a luglio 2011 Obama vuole iniziare il
ritiro. Ma la partita si sta già giocando in questi giorni,
l'esercito ha lanciato una grande offensiva per recuperare il
controllo del sud. E le notizie che giungono dal teatro di
guerra non promettono nulla di buono.
Nell'Helmand, i militari hanno vinto la battaglia di Marja,
roccaforte dei talebani, ma non riescono a "hold&build": tenere
il territorio e affidarlo alle autorità afghane. Così
l'annunciata battaglia di Kandahar, culla del movimento
talebano, è stata rimandata. Perché il nocciolo della strategia
di counter-insurgency è proprio questo. I soldati in più servono
a dare sicurezza alla popolazione, separarla dagli insorgenti e
favorire il consolidamento della "governance" afghana.
Obama ha visitato a sorpresa la base aerea di Dover nello stato
del Delaware per accogliere le bare dei soldati americani morti
in Afghanistan
Del resto,
secondo un'inchiesta del Congresso i cui risultati sono stati
resi pubblici lunedì, gli Stati Uniti stanno pagando il "pizzo"
ai signori della guerra - e indirettamente ai talebani - che
garantiscono protezione ai convogli della Nato. Difficile che
questo possa favorire la lotta contro la corruzione, il primo
nemico dichiarato di Washington nella battaglia per formare
un'efficiente struttura di governo in Afghanistan, a cui poter
lasciare le chiavi del Paese. La "counter-insurgency strategy"
si è impantanata.
E contro
McChrystal sta salendo anche lo scontento dei suoi soldati,
testimonia dal campo il giornalista di Rolling Stone. Perché per
proteggere i civili, e conquistare cuori e menti degli afghani
(senza peraltro riuscirci), il Generale ha imposto nuove regole
che fissano rigidi limiti alla possibilità di ottenere copertura
aerea. Lasciando i soldati più esposti.
Tutto,
insomma, lasciare pensare che oggi Stanley McChrystal possa
perdere il posto. Poi però - oltre a un successore più
affidabile - toccherà comiciare a cercare anche anche un "piano
b" per uscire dignitosamente dall'Afghanistan. [23-06-2010]
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MADOFF? MA
DOVE HAI MESSO IL BOTTINO? – SECONDO VOCI DI CORRIDOIO (DI
GALERA): “IL FINANZIERE HA IMBOSCATO 9 MILIARDI $, VERSANDOLI
SUI CONTI DI TRE AMICI” - LO AVREBBE CONFESSATO AI COMPAGNI DI
CELLA L’EX SOCIO DIPASCALI, ANCHE LUI IN CARCERE - SAREBBE
PRONTO A RIVELARE IL “NASCONDIGLIO” IN CAMBIO DI UNO SCONTO
DELLA CONDANNA
Massimo Gaggi per "il
Corriere Della Sera"
«Prima di essere arrestato ho fatto in tempo a far sparire nove
miliardi di dollari. Li ho trasferiti sui conti di tre persone
di mia fiducia». L'ultima voce che esce dal carcere di Butner,
in North Carolina, dove Bernard Madoff è recluso da quasi un
anno (dei 150 che deve scontare), è anche la più clamorosa: il
più grande truffatore della storia avrebbe raccontato ad alcuni
compagni di cella di essere riuscito a sottrarre agli
investigatori una parte consistente dei 65 miliardi frodati ai
suoi clienti.
Ma lo
stesso Madoff teme - ammesso che quello che dice sia vero - che
il suo tesoro non sia affatto «al sicuro». L'identità dei tre
amici ai quali l'ha affidato, infatti, sarebbe nota al suo ex
luogo tenente Frank DiPascali. E il recordman del crimine
finanziario - scrive il New York Post sulla base delle
confidenze ricevute da un detenuto - ritiene che DiPascali, che
è in carcere e rischia una condanna a 125 anni di reclusione,
stia usando queste informazioni per strappare una condanna più
mite.
In
effetti, qualche mese fa gli investigatori del caso Madoff
avevano inviato una lunga lettera a Richard Sullivan, giudice
distrettuale della Corte di Manhattan, chiedendogli di comminare
all'ex braccio destro di Madoff una pena molto ridotta in
considerazione del contributo «straordinariamente importante» da
lui dato alle indagini. La lettera (dieci pagine) pare che
illustri in dettaglio tali contributi, ma proprio per questo è
stata secretata.
Tutto
vero? Un avvertimento a DiPascali? O, magari, è solo la sparata
di un mascalzone dall'ego ipertrofico che, a parte qualche
«incidente di percorso» (faccia spaccata a pugni), a Butner gode
di una popolarità da grande star del crimine?
Difficile
dirlo con certezza. E, se di avvertimento si tratta, meglio non
prenderlo troppo sottogamba, visto che nel carcere della
Carolina Madoff frequenta assiduamente boss mafiosi del calibro
di Carmine Persico, ex capo della cosca dei Colombo. Farsa o
dramma?
Tutta la
vicenda Madoff, dal modo grottesco in cui ha costruito la sua
megatruffa ai racconti di questo suo primo, seguitissimo anno di
detenzione, oscilla tra i due estremi. «Quando è arrivato, il 14
luglio dell'anno scorso, sembrava una visita del presidente», ha
raccontato un detenuto: «Elicotteri, sirene, mezzo carcere
sprangato e tutti i detenuti che volevano avvicinarlo, toccarlo,
avere l'autografo».
Madoff non
firma nulla («poi se li vendono su eBay»), ma la popolarità
nella quale è immerso non gli dispiace affatto. Non manca mai di
vedere le trasmissioni che lo riguardano, insieme agli altri
detenuti. E quando qualcuno lo apostrofa «Bernie, li hai fatti
fessi, gli hai fregato milioni di dollari», lui corregge
compiaciuto: «Miliardi amico, miliardi».
Benché
adulato dai detenuti- molti dei quali gli chiedono consigli
finanziari - e circondato da amici di peso come Persico e
Jonathan Pollard, un analista dei servizi segreti della US Navy
che, si è scoperto, era in realtà una spia di Israele, Madoff ha
vissuto anche momenti drammatici: a metà dicembre è stato
trovato in una pozza di sangue, il naso rotto, il volto
tumefatto, fratture ad alcune costole.
Pare che
sia il risultato di un tentativo di estorsione, ma
«radiocarcere» ha parlato anche della vendetta di un cliente
truffato. Bernard, interpretando alla perfezione il codice
omertoso che vige dietro le sbarre, ha minimizzato con gli
inquirenti: «Mi sono fatto male da solo cadendo: sono svenuto,
colpa di un nuovo medicinale antidepressivo che mi è stato
prescritto». Pare che ci sia stato anche un altro episodio di
scontro fisico, ma meno grave: un diverbio con un detenuto
finito a schiaffi e pugni.
Ma nel
complesso Madoff non sembra soffrire troppo lo stato di
reclusione: in un lungo reportage dal carcere, la rivista "New
York Magazine" scrive che la detenzione ha restituito al re del
crimine finanziario la possibilità di dire quello che pensa dopo
il periodo delle indagini e del processo nel quale è stato
costretto a fare la parte del pentito, a scusarsi con le sue
vittime.
«Vadano a
farsi fottere», ha detto più volte ai suoi compagni di
detenzione: "Li ho riempiti di soldi per vent'anni. Non gli
bastavano mai, volevano investire sempre di più. E adesso mi
faccio 150 anni. Dovevo uscire da questo gioco sei o sette anni
fa».
Insomma,
una minitruffa che gli è 'sfuggita di mano. Ma, ora che è in
carcere a vita, l'etichetta del maxitruffatore non gli dispiace.
"La cosa che più l'ha fatto soffrire - dice un altro detenuto --
è il libro nel quale la sua amante Sheryl Weinstein ha
raccontato la loro storia. Ha temuto di perdere la moglie. E' lì
che ha cominciato a imbottirsi di antidepressivi. Ma Ruth Madoff
continua a venire a trovarlo».22-06-2010]
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USA:
BBC, OPERAIO COMUNICO' FALLA NEL SISTEMA SICUREZZA PRIMA DI
ESPLOSIONE
(Adnkronos) -
Un operaio
della Deepwater Horizon riporto' ai suoi superiori della Bp
l'esistenza di problemi nel sistema di sicurezza della
piattaforma alcune settimane prima dell'esplosione che ha
provocato la morte di 11 operai e la catastrofe ambientale nel
Golfo del Messico. E' quanto riporta la Bbc che ha intervistato
l'operaio, Tyrone Benton, che afferma che la falla non fu
aggiustata, ma invece fu spento il meccanismo diffettoso. E fu
deciso di continuare le operazioni avvalendosi solo di un
secondo sistema di sicurezza.
Al
programma Panorama, che andra' in onda questa sera, Benton ha
spiegato che il sistema difettoso era il cosiddetto "blowout
preventer" (Bop), meccanismo che impedisce le fughe di gas, e
quindi le esplosioni, ed e' naturalmente l'elemento piu'
importante dei sistemi di sicurezza di una piattaforma. "Abbiamo
notato una falla nel sistema ed abbiamo informato gli uomini
della compagnia - e' il racconto di Benton all'emittente
britannica - loro hanno una stanza di controllo da dove possono
spegnere il meccanismo ed accenderne un altro, cosi' non devono
fermare la produzione".
La Bp
afferma che era la compagnia proprietaria della piattaforma, la
Transocean, responsabile delle operazioni e della manutenzione
di quel sistema di sicurezza. Benton ha raccontato ancora che il
suo supervisore invio' un e-mail sia ai responsabili della Bp
che della Transocean per denunciare il problema. La Bbc ha poi
intervistato il professor Tad Patzek, esperto di operazioni
petrolifere dell'universita' del Texas, che ha definito
"inaccettabile" la decisione di spegnere il sistema difettoso e
di inserirne un secondo: "di fronte a prove di malfunzionamento
del blowout preventer, bisogna cercare di aggiustarlo con tutti
i mezzi a disposizione".
5- USA:
FT, HAYWARD VUOLE ANDARE A MOSCA PER RASSICURARE MEDVEDEV =
(Adnkronos/Dpa)
- Tony
Hayward, Ceo della Bp, prepara una missione a Mosca per
rassicurare il presidente russo Dmitry Medvedev sul fatto che il
gigante petrolifero britannico non e' sull'orlo del collasso per
la sempre piu' drammatica, e nonostante tutto ampiamente
incontrollata, fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico. E'
quanto riporta oggi il Financial Times specificando che il
viaggio, per il quale comunque non e' ancora stata fissata una
data certa, avrebbe come obiettivo quello di restaurare la
fiducia sulla tenuta della Bp in Russia, che e' insieme agli
Stati Uniti l'area piu' importante delle operazioni della
compagnia petrolifera che estrae dai pozzi russi un barile su
quattro del greggio prodotto.
La scorsa
settimana il premier russo Vladimir Putin aveva avanzato dubbi
sulla capacita' della Bp di sopravvivere a questa crisi. E
venerdi', in un'intervista al Wall Street Journal, Medvedev, ex
presidente del colosso dell'energia Gazprom, aveva affermato che
la Bp rischia 'il collasso' a causa delle conseguenze del
disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. La BP e'
azionista al 50 per cento della russa TNK-BP e detiene l'un per
cento della compagnia di stato Rosneft.
La
possibile missione di Hayward in Russia arriverebbe in un
momento di particolare difficolta' per il manager britannico nel
rapporto con l'opinione pubblica ma anche i leader politici
americani.
28.06.10
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MARE NERO,
STRESS NERISSIMO – “LA GENTE DEL GOLFO DEL MESSICO VERRÀ COLPITA
DA UNA SINDROME COME QUELLA DEI REDUCI di ritorno dal fronte”,
PAROLA DI ESPERTO (PORTASFIGHE) – MA C’è CHI SI DIVERTE: L’AD
DELLA BRITISH PETROLEUM, TONY HAYWARD, (SILURATO dalle mansioni
operative nel Golfo DA OBAMA) SE NE VA ALL’ISOLA .... DI WIGHT
PER LA GARA DELLA SUA BARCA (FACENDO INCAZZARE PESCATORI, TV E
CASA BIANCA
1- COSÌ LA
MAREA NERA DIVENTA UNA MALATTIA ...
Francesco Semprini per "la
Stampa"
Mentre
aumentano le incertezze sul futuro di British Petroleum, è il
rischio di una «psicosi marea nera» l'ultimo allarme lanciato
dagli esperti, secondo cui le popolazioni del Golfo del Messico
sono più esposte che mai a malattie psicofisiche come il «Post
Traumatic Stress Disorder», la stessa patologia riscontrata tra
non pochi militari di ritorno dal fronte.
A due mesi
dall'esplosione della Deepwater Horizon, Bp si trova così a
dover fronteggiare le pressioni del governo americano, una
situazione finanziaria sempre più difficile, e gli attacchi
incrociati di cittadini e partner commerciali. E' il caso delle
accuse di «negligenza» provenienti da Andarko la società che
detiene il 25% dei diritti di sfruttamento del pozzo
danneggiato.
CAMBIO
DELLA GUARDIA
«Si rifiutano di accettare le responsabilità e di far fronte
alle spese» risponde Bp, nelle ore che precedono l'annuncio del
sostituto di Tony Hawyard, l'ad del gruppo britannico sollevato
dalle mansioni operative nel Golfo per volontà del presidente
Barack Obama. Tra i papabili spicca lo scozzese Iain Conn, che
guida il comparto raffinazione e marketing del gruppo, anche se
il favorito è l'americano Bob Dudley, direttore operativo per
America ed Asia.
Intanto a
rendere il quadro più complicato è l'ennesimo contrattempo, un
problema al sistema di pompaggio del petrolio in uscita causato
delle cattive condizioni meteo che ha costretto alla sospensione
delle operazioni.
PAURA
Oltre alle pesanti conseguenze ambientali, economiche e sociali
per le popolazioni del Golfo è il rischio di una psicosi marea
nera a preoccupare gli esperti. «La gente tende a somatizzare le
paure e a reagire in modo traumatico, pensa che presto si
sentirà male, perderà il lavoro e che sarà costretta a cambiare
vita», spiega Marc Siegel in un saggio dal titolo «Falso
allarme: la verità sulle epidemie di paura».
Secondo il
medico della New York University, questo causa ansia e
depressione, sino a forme di psicosi più gravi. Accadde già nel
1989 con il caso Exxon-Valdez: gli studi hanno dimostrato che il
20% della popolazione delle comunità dell'Alaska interessate dal
disastro, furono affette da forti stati di ansia, mentre il 9%
soffriva di «Ptsd», ovvero quella che oggi è considerata la
sindrome del reduce e che si manifesta con incubi, ossessioni,
distacco dalla realtà e persino allucinazioni.
Il timore
è che nel Golfo, e in particolare in Louisiana, possa accadere
qualcosa di simile anche perché le strutture mediche e di
sostegno sono ancora alle prese con le conseguenze dell'uragano
Katrina.
Anche in
quell'occasione i casi di ansia, stress e Ptsd registrarono un
preoccupante aumento. Secondo una pubblicazione di Harvard
University il 14% degli abitanti di quella regione sono ancora
oggi affetti da seri disturbi mentali a fronte del 6% precedente
all'uragano, mentre il 20% soffre di più lievi patologie. È però
il tasso di suicidi a preoccupare, perché riguarda il 6% della
popolazione della regione il doppio rispetto alla media
nazionale.
L'impatto
dell'attuale disastro potrebbe essere simile se non peggiore,
dicono gli esperti, sia per l'ampiezza del danno sia per la
maggiore densità delle zone colpite rispetto alla Valdez. «La
marea nera porta con sé un significativo rischio di Ptsd e altre
forme depressive», avverte Keith Ablow, psichiatra e autore di
«Living the Truth», sulla tragedia del 1989. «Il timore è ancora
maggiore», sostiene Siegel perchè l'attuale disastro è stato
causato dall'uomo e il fatto che poteva essere evitato non fa
altro che aumentare la carica di stress trasformando gli
abitanti del Golfo nei nuovi reduci di una guerra non
convenzionale.
2- LA CASA
BIANCA: REGATA INOPPORTUNA - IL BOSS DELLA BP ALL'ISOLA DI WIGHT
PER LA GARA DELLA SUA BARCA
Infuriano
le polemiche per la partecipazione dell'amministratore delegato
di British Petroleum a una regata in Inghilterra mentre negli
Stati Uniti si lotta contro la marea nera. La Casa Bianca ha
definito «uno sbaglio» la decisione di Tony Hayward di andare a
vedere gareggiare la barca di cui è coproprietario intorno
all'isola di Wight. Il capo di Gabinetto Rahm Emanuel ha parlato
di «errore molto grave a livello di pubbliche relazioni,
l'ultimo di una lunga serie».
La vicenda
ha scatenato una serie di polemiche in tutto il Paese, in
particolare nelle zone maggiormente colpite dal disastro. Le
principali emittenti americane, dalla Cnn, alla Abc, hanno dato
ampio risalto alla notizia, riportando l'indignazione di molti
pescatori che si dicono oltraggiati dal comportamento di
Hayward: «A noi, che per vivere abbiamo bisogno di uscire in
mare, da due mesi impediscono di usare le nostre barche, e lui
se ne va su uno yacht? Data la situazione, ci sentiamo offesi».
«Hayward
si è concesso un raro momento privato con suo figlio
adolescente», ha scritto un comunicato dell'azienda,
aggiungendo: «Indipendentemente da dove si trova, è sempre in
contatto con quanto accade e può dirigere la risposta alla
crisi». Sabato dunque era in Inghilterra ad assistere a una
delle grandi regate mondane della stagione, la «Jp Morgan Asset
Management Round the Island Race», cui partecipava anche la
«Bob», la barca da 300 mila euro di cui è coproprietario.
Poche ore
prima, però, era stato di fatto rimosso dal coordinamento delle
operazioni nel Golfo del Messico. Dopo l'audizione davanti al
Congresso - sette ore durissime, nelle quali era stato assediato
da domande precise e non sempre aveva dato risposte esaurienti -
il presidente di Bp, Carl-Henric Svanberg, aveva annunciato che
da quel momento la guida degli interventi passava nelle mani di
Bob Dudley, il managing director di Bp. Ragioni politiche, dopo
le tante gaffe di Hayward, a cominciare dall'aver definito
«piccola gente» i pescatori rovinati dalla marea del greggio.
21-06-2010]
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USA:
COMPAGNIE PETROLIFERE CRITICANO BP, CATASTROFE ERA EVITABILE
(Adnkronos)
- Le principali compagnie petrolifere prendono, per la prima
volta, pubblicamente le distanze dalla Bp e sono pronte a
dichiarare che la catastrofe ambientale nel Golfo del Messico
poteva essere evitata. E' quanto scrive oggi il "Financial Times",
anticipando i contenuti della testimonianza che i Ceo di
Exxon-Mobil, Shell, Chevron e ConocoPhillips si accingono a
rendere oggi di fronte alla commissione Energia e Commercio
della Camera dei rappresentanti.Secondo
quanto riporta il quotidiano britannico, i manager delle
compagnie petrolifere spiegheranno ai deputati americani che
utilizzando i "migliori sistemi di sicurezza" a disposizione le
compagnie oggi possono evitare incidenti come quello avvenuto
sulla Deepwater Horizon, la piattaforma gestita dalla Bp esplosa
il 20 aprile scorso provocando la morte di 11 operai e la
catastrofe ambientale nel Golfo del Messico.
18.06.10 |
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CRAC VEGAS –
ADDIO LUCI, GONDOLE E ANTICHI ROMANI NEL DESERTO! LA CRISI
COLPISCE LA TERRA PROMESSA DEI DISPERATI - IN DUE ANNI I CASINÒ
DI LAS VEGAS HANNO PERSO IL 15,5% - SI FANNO FURBI E SALVANO IL
BUSINESS DEL GIOCO D’AZZARDO IN MISSOURI, IN COLORADO E IN
PENNSYLVANIA (ALZANDO O ABOLENDO IL TETTO DELLE PUNTATE,
ATTIRANDO I RICCONI)….
V. per "Affari & Finanza"de "la
Repubblica"
A Las Vegas la fortuna sorrideva low cost.
Prima ancora
di sentire il tintinnio dei gettoni giù dalla slot machine o di
scoprire la carta vincente, il mondo o quanto meno la sua fedele
replica era a disposizione per pochi dollari. Lusso per tutti,
cinque stelle all inclusive, gondole veneziane nel deserto del
Nevada e antichi romani nell'era digitale. Adesso la lunga scia
della crisi globale minaccia anche quel mondo inventato.
La fortuna
costerà pure poco, a Las Vegas, ma se sei disoccupato e devi
scegliere tra pagare l'affitto e comprarti la speranza, la vita
ti costringe a restare con i piedi per terra. E minacciare anche
il lavoro di chi fino a ieri ti aiutava a giocare: il Nevada ha
perso nel 2009 il 12,3 per cento dei salari nei casinò, record
negativo assoluto negli Stati Uniti (segue il Mississippi, col
meno 10,4).
Gestori,
società, investitori guardano i conti, sentono crescere
l'allarme e licenziano. Sono passati soltanto tre anni dal 2007,
allora nessuno pensava che la curva della raccolta di denaro
avrebbe disegnato una parabola discendente e che quell'anno
sarebbe rimasto un malinconico record: 34,13 miliardi di
dollari, boom per il primo decennio del Ventesimo secolo. Poi
nel 2008 c'è stato un meno 5,5 per cento, e nel 2009 un meno 10
per cento circa. Le prospettive sono grigie.
I dati
riguardano i 443 casinò privati degli Stati Uniti - ad
esclusione delle case da gioco gestite dai Nativi americani e
delle semplici sale slot e poker room - e non sono di facile
lettura. Infatti non per tutti le cose vanno male. Il fatto è
che la concorrenza si è fatta feroce e per alcuni Stati che si
sono buttati di recente nel business del gioco, con offerte
nuove e allettanti per il pubblico, le cose sembrano andare
bene: in Pennsylvania per esempio, l'occupazione nei casinò è
cresciuta del 55 per cento, perché nel 20082009 hanno aperto due
nuove sale.
Il
Missouri ha abolito con un referendum il limite di spesa per
giocatore, riuscendo ad attirare quelli più danarosi (o più
pazzi, o tutt'e due le cose); il Colorado ha innalzato la
puntata massima da 5 a 100 dollari e ha autorizzato le sale a
restare aperte round the clock, ventiquattrore su 24. Scelte
vincenti, che in questi Stati hanno fatto aumentare raccolta e
gettito fiscale prodotto dai casinò.
Aumenta
anche il numero degli americani maggiorenni che nel corso
dell'anno si lascia andare a fare almeno una puntata. Erano
stati 54,6 milioni nel 2008, e cioè il 25 per cento del totale;
nel 2009 sono diventati 61,7 milioni, il 28 per cento. La ruota
della fortuna continua dunque a esercitare la sua attrattiva, ma
chi le si avvicina ha meno biglietti verdi da affidarle.
Aumentano
i giocatori mordi e fuggi, come per tanti altri tipi di consumo
(turismo, centri commerciali). Quando si arriva al consuntivo
generale, i dati parlano chiaro: raccolta totale in calo,
gettito fiscale in calo, occupazione in calo (un miliardo di
dollari in meno tra stipendi e mance nel 2009, rispetto all'anno
prima).
Tra i
nuovi arrivati che se la cavano abbastanza bene c'è anche
l'Indiana, quarto e ultimo degli Stati che hanno chiuso l'anno
con il segno più. Ma la contea di Clark, Nevada, è ormai una
regina in decadenza. Las Vegas non è più il set di film e serie
televisive di successo. Il sorriso viene più difficilmente alle
labbra dei lavoratori dell'industria del gioco, che hanno
cominciato a perdere colleghi.
«Sin
City», la città del peccato, come qualcuno l'aveva chiamata
credendo di farle torto e contribuendo invece alla sua fama, sta
perdendo colpi. E insieme a lei Atlantic City, New Jersey,
l'altra capitale americana delle sale da gioco. Il gettito
fiscale generato dai suoi casinò è diminuito l'anno passato del
10 per cento, da 924 a 831 milioni di dollari.
Magra
consolazione, ad Atlantic City va peggio: meno 18,6 per cento.
Gli Stati dove il business del gioco porta più denaro nelle
casse pubbliche sono la Pennsylvania e l'Indiana. Quelli che si
sono messi ad attirare i giocatori puri e duri, i nottambuli da
cento dollari a puntata. Gli amanti disperati della dea bendata.
Las Vegas, con le sue suite a prezzi stracciati e la fortuna per
famiglie a basso costo, sembra avviata a restare
nell'immaginario degli americani il museo di tempi migliori e
perduti.
[15-06-2010]
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IL POZZO
NERO DEGLI ERRORI - Wall Street Journal sbatte alla sbarra la bp
ed elenca L’incredibile catena di colpe e sprechi che ha portato
al disastro petrolifero - "È certo ormai che la Bp nel corso
della realizzazione del progetto ha preso decisioni che hanno
determinato il disastro" - "la Bp ha abbreviato, per ragioni di
costi, una procedura riguardante il fluido di scavo che ha lo
scopo di individuare la presenza di gas"...
Ben Casselman e Russell Gold per The Wall Street Journal
- dal
Fatto Quotidiano
Fin
dall'inizio era stato un pozzo difficile. Il pozzo
n°60-817-44169 Api creò innumerevoli problemi alla Bp Plc
inghiottendo grandi quantità di costoso fluido per scavare e
vomitando gas pericolosi. Già il 20 aprile, giorno dello scoppio
che distrusse la piattaforma Deepwater Horizon e uccise 11
uomini, il pozzo del Golfo del Messico aveva sfondato il budget
previsto.
È certo ormai che la Bp nel corso della realizzazione del
progetto ha preso decisioni che hanno determinato il disastro.
Tanto per cominciare, stando a documenti della stessa Bp e della
ditta scavatrice, la Transocean Ltd, la Bp ha abbreviato, per
ragioni di costi, una procedura riguardante il fluido di scavo
che ha lo scopo di individuare la presenza di gas.
LA PIATTAFORMA MACONDO È NATA MALE
Inoltre la Bp ha cancellato un test di qualità del cemento
malgrado l'allarme lanciato dalla Halliburton. È stata la Bp ad
ammettere la possibilità di un "errore fondamentale" secondo un
promemoria fatto circolare da membri del Congresso Usa. E infine
il funzionario della Bp incaricato di dirigere i test finali
sembra avesse scarsa esperienza nel campo dei pozzi scavati in
mare a grandi profondità. Lui stesso ha ammesso che si trovava
sulla piattaforma "per imparare".
Alcune di
queste decisioni hanno avuto l'approvazione del Minerals
Management Service (Mms) del ministero degli Interni Usa
accusato da Obama di rapporti "vischiosi" con le industrie
petrolifere. Talvolta le decisioni avevano lo scopo di
risparmiare tempo e denaro. "Eravamo già in ritardo", ha
dichiarato Tyrone Brenton, tecnico addetto ai robot subacquei. E
ha aggiunto: "Facevano troppe cose contemporaneamente".
Brenton ha
fatto causa alla Bp lamentando danni fisici e psicologici a
seguito dell'incidente. La Bp riconosce che il budget era stato
sforato, ma nega di aver ordinato di affrettare i tempi. "La
sicurezza rimane una priorità anche se siamo in ritardo con i
tempi e abbiamo sforato il budget", ha scritto il portavoce
Andrew Gowers.
Il
giacimento petrolifero individuato dalla Bp nel golfo del
Messico si chiamava Macondo, lo stesso nome dello sciagurato
paese di "Cento anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez.
La maggior parte del lavoro è stato eseguito dagli operai della
Transocean sotto la supervisione della Bp. I lavori hanno avuto
inizio a ottobre utilizzando un'altra piattaforma. Dopo due
settimane la piattaforma è stata danneggiata da un uragano e
trainata in porto per le riparazioni. La Bp ha ripreso i lavori
a gennaio, questa volta con la Deepwater Horizon della
Transocean ottenendo dalle autorità un nuovo permesso
perforazione.
Secondo
quanto risulta dalla documentazione, la Bp aveva stanziato la
somma di 96,2 milioni di dollari e intendeva portare a termine i
lavori in circa 78 giorni. In realtà i lavori furono portati a
termine in 51 giorni. L'8 marzo si verificò una fuga di gas nel
pozzo. Gli ingegneri ordinarono agli operai di cementare gli
ultimi 2.000 piedi del pozzo e di continuare la perforazione in
un'altra direzione.
Ogni
giorno perso costava alla Bp un milione di dollari; solo per il
fluido la Bp perse almeno 15 milioni. A metà aprile la
perforazione sembrava riuscita. Uno degli ultimi compiti
consisteva nel piazzare il tubo d'acciaio che arrivava fino al
giacimento e nel costruire una guaina di cemento attorno
all'imboccatura del tubo per impedire la fuoriuscita di gas.
La
Halliburton, responsabile delle opere di cementificazione,
comunicò alla Bp di piazzare bene il tubo al centro del foro
prima di far colare il cemento. In un rapporto del 18 aprile la
Halliburton scriveva alla Bp che, non posizionando perfettamente
la conduttura al centro del foro, ci sarebbero stati di certo
"Gravi problemi di fuoriuscita di gas". Ciò nonostante la Bp si
limitò a installare solo 6 dispositivi di centraggio invece dei
21 consigliati.
La Bp sostiene che sta ancora indagando sul modo in cui è stato
colato il cemento mentre la Halliburton afferma di aver eseguito
le istruzioni della Bp che, pur non essendo, almeno in parte,
"in linea con le migliori pratiche del settore" rispondevano a
"criteri accettabili". In questo caso il cemento era più
importante del solitoinquantolaBpavevadecisodi usare un solo
tubo composto di sezioni avvitate tra loro. In genere si usano
due tubi, uno dentro l'altro, in modo da ridurre il pericolo di
fuoriuscita del gas.
Il parere
unanime degli esperti è che l'errore più grave sia stato quello
di non far risalire il fango lungo il tubo al momento della
posa. Secondo Robert MacKenzie, già ingegnere petrolifero, "se
c'è qualche timore di fuoriuscita di gas, allora è
indispensabile far risalire tutto il fango". Bisogna aggiungere
che la Bp non ha nemmeno effettuato i test dopo le colate di
cemento benché la Halliburton avesse avvertito che il cemento
poteva non aver chiuso completamente le fessure.
C'erano a
bordo, pronti a eseguire i test, gli operai della Schlumberger
Ltd., ma il mattino del 20 aprile, 12 ore prima dell'esplosione,
la Bp avvertì gli operai che il lavoro era terminato e potevano
rientrare. La Bp ha dichiarato ai giornalisti che i test non
furono effettuati in quanto ritenuti necessari solo in presenza
di segnali di cedimento delle strutture in cemento armato. Ma lo
stesso giorno dinanzi ai rappresentanti del Congresso i
funzionari della Bp hanno ammesso che prima del disastro c'erano
stati segnali di anomalie nella tenuta del cemento.
Il 20
aprile a bordo della piattaforma il morale era bassino. Sembrava
che la Bp avesse fretta di mettere la parola fine ai lavori
tanto che Kevin Senegal, addetto alla pulizia dei serbatoi, ha
dichiarato che "aveva la sensazione di una gran fretta" tanto
che i ritmi di lavoro erano stati accelerati. Intorno alle 11 si
manifestò un certo disaccordo sulle procedure da seguire. I
rappresentanti di una mezza dozzina di ditte appaltatrici si
riunirono. Barack Obama e il governatore della Louisiana
Bobby Jindal
Douglas
Brown, capo meccanico della Transocean, ha testimoniato che un
alto funzionario della Bp ebbe un acceso"diverbio"conidirigenti
della Transocean, che non condividevano l'intenzione della Bp di
rimuovere il fango di risulta della perforazione sostituendolo
con acqua di mare. Brown ha detto di aver sentito Jimmy Wayne
Harrell, della Transocean, protestare vibratamente. Alla fine la
spuntò la Bp.
OGNI
TENTATIVO PEGGIORA LA SITUAZIONE
Alle 17 fu condotto quello che vienechiamato"test di assenza di
pressione" il cui scopo è quello di verificare che il pozzo è
integro e che non si sono accumulati gas. Quando i primi
risultati del test, condotto senza seguire la procedura indicata
dall'Mms, indicarono probabili perdite, il test venne ripetuto
seguendo la procedura corretta. Durante il secondo test la
pressione salì bruscamente e alcuni teste hanno poi dichiarato
che il pozzo "continuava a perdere e a zampillare". Naturalmente
la Bp nega di aver violato le procedure.
Gli
esperti affermano che chiaramente il gas fuoriusciva all'interno
del pozzo. Ai rappresentanti del Congresso la Bp ha dichiarato
di aver notato segni di una "considerevole anomalia". Alle 20 la
Bp si dichiarò soddisfatta dei teste decise di procedere. E
proprio questo potrebbe essere stato "l'errore fondamentale".
Seguendo le istruzioni della Bp, gli operai della Transocean
tolsero il fango e lo sostituirono con acqua di mare. Togliere
il fango determina una perdita di peso e quindi una ridotta
capacità di contenere la spinta del gas che sale.
Secondo il
permesso concesso dall'Mms il 16 aprile, dopo l'eliminazione del
fango la Bp avrebbe dovuto piazzare una gigantesca molla per
sigillare l'imboccatura del pozzo. Stando all'inchiesta la Bp
non lo fece.
Più o meno
alle 21 e 45 l'acqua di mare e il fango rimasto cominciarono a
risalire il tubo con pressione via via crescente. I teste hanno
dichiarato che il fango usciva dal tubo con enorme pressione. Un
operaio avvertì telefonicamente la Bp. Gli operai della
Transocean si dettero subito da fare per evitare la tragedia. Ma
i loro sforzi furono vani. Non era una normale fuoriuscita di
gas. Era qualcosa di molto più tremendo. Gli operai si
affrettarono ad attivare tutti i sistemi d'emergenza staccando
la piattaforma dal pozzo. Troppo tardi. L'esplosione, ormai
inevitabile, distrusse la piattaforma.
[06-06-2010]
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IL
CONGRESSO USA TRIVELLA LA BP - GIÀ NEL 2009 GLI INGEGNERI DELLA
SOCIETÀ BRITANNICA AVEVANO MESSO IN DUBBIO LA SICUREZZA DELLA
PIATTAFORMA – C’ERANO DIFETTI AL RIVESTIMENTO DEL TUBO E ALLA
VALVOLA PER PREVENIRE FUGHE DI GAS – E UN GRUPPO DI TESTIMONI
PARLA DI DECISIONI SBAGLIATE E SCORCIATOIE PRESE DAI VERTICI BP
PRIMA DELL’ESPLOSIONE…
Ian Urbina per il "New York Times -
la Repubblica" (Traduzione di Anna Bissanti)
Da alcuni
documenti interni alla BP risultano inequivocabili gravi
problemi e molte preoccupazioni legate alla sicurezza della
piattaforma di trivellazione Deepwater Horizon molto prima di
quanto la società petrolifera stessa abbia riferito al Congresso
la settimana scorsa.
I problemi
interessavano il rivestimento della tubazione del pozzo e la
valvola ausiliaria anti-esplosione, elementi rivelatisi ad alta
criticità nella spirale di eventi che ha portato al disastro
della piattaforma. Dai documenti risulta infatti che già a
marzo, dopo varie settimane di problemi sulla piattaforma, BP
era alle prese con grosse difficoltà e nello specifico con una
perdita di "controllo del pozzo". Ben undici mesi prima, per di
più, già aveva coltivato preoccupazioni in merito al
rivestimento del pozzo e alla valvola ausiliaria
anti-esplosione.
Il 22
giugno 2009, per esempio, gli ingegneri della BP avevano
espresso il timore che il rivestimento di metallo che la società
intendeva adoperare avrebbe potuto cedere per l´alta pressione.
In un rapporto interno all´azienda, Mark E. Hafle, ingegnere
petrolifero della BP, aveva scritto: «Sicuramente questo sarebbe
lo scenario peggiore, tuttavia avendolo visto con i miei occhi,
so che cose del genere possono accadere».
Sebbene il
suo rapporto indichi che l´azienda fosse consapevole di alcuni
rischi e di aver fatto un´eccezione alla regola, quando venerdì
scorso ha testimoniato in Louisiana in relazione alle cause del
disastro della piattaforma, Hafle ha ricusato l´idea che
l´azienda avesse deciso di correre dei rischi e davanti a un
gruppo di sei esperti ha affermato: «Nessuno pensava che ci
fosse un problema di sicurezza. Si erano presi in considerazione
e risolti tutti i rischi possibili e tutti i motivi di
preoccupazione e si era arrivati a un modello operativo che
lasciava intuire che, se gestito correttamente, ci avrebbe
consentito di lavorare con successo».
Le
preoccupazioni di BP non si dissolsero dopo il rapporto di Hafle
risalente al 2009. Ad aprile di quest´anno, gli ingegneri
dell´azienda petrolifera sono giunti alla conclusione che il
rivestimento «sarebbe stato verosimilmente inefficace come
sigillante», stando al documento, con riferimento al fatto che
la tubazione doveva essere rivestita per evitare che dal pozzo
fuoriuscissero dei gas.
Disastro
Petrolio BP LApresse
Martedì
scorso il Congresso ha reso noto un memorandum con gli
accertamenti preliminari delle prime indagini interne effettuate
dalla BP, che indicano che immediatamente prima dell´esplosione
del 20 aprile c´erano stati alcuni inequivocabili segnali
d´allarme, comprese alcuni rilevamenti delle apparecchiature
dalle quali risultava che il gas all´interno del pozzo era in
ebollizione, indice probabile di un´esplosione imminente.
Un corteo
di testimoni si è avvicendato la settimana scorsa alle udienze,
riferendo di decisioni sbagliate e scorciatoie prese nei giorni
e nelle ore immediatamente precedenti all´esplosione della
piattaforma, ma i documenti interni della BP forniscono un
quadro molto chiaro di quando l´azienda e le autorità federali
hanno visto palesarsi i primi problemi.
Oltre al
rivestimento del pozzo, gli inquirenti stanno concentrando la
loro attenzione anche sulla valvola anti-esplosione, un
dispositivo ausiliario di sicurezza che avrebbe dovuto essere
inserito attraverso una conduttura di trivellazione, nel
tentativo in extremis di chiudere il pozzo quando è avvenuto il
disastro.
La valvola
anti-esplosione non ha funzionato, motivo per il quale il
greggio ha continuato a fuoriuscire e a riversarsi nelle acque
del Golfo del Messico, anche se le ragioni del suo mancato
funzionamento restano poco chiare. I documenti, in ogni caso,
dimostrano che a marzo, dopo alcuni problemi riscontrati sulla
piattaforma, i vertici di BP avevano informato gli enti federali
preposti ai controlli che stavano incontrando difficoltà e
andavano incontro a una "perdita di controllo" del pozzo.
«La cosa
più importante in momenti del genere è fermare tutto, e mettere
sotto controllo le operazioni» ha detto un esperto. Egli ha
anche aggiunto di essersi molto stupito per il fatto che la
compagnia petrolifera non abbia fatto un´analisi per valutare se
le operazioni di estrazione del greggio dovessero continuare,
una volta riportato il pozzo sotto controllo.
[31-05-2010]
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OBAMA DRAMA
- UN DEPUTATO DEMOCRATICO SPUTTANA BARACK: “VOLEVA COMPRARMI” –
“HANNO TENTATO DI CORROMPERMI OFFRENDOMI UN POSTO PER FARMI
RITIRARE DALLA CORSA ALLE PRIMARIE” – TUTTO PER FAVORIRE L’EX
REPUBBLICANO CHE DIEDE AD OBAMA LA SUPERMAGGIORANZA AL SENATO -
ORA PER IL PRESIDENTE C’È IL RISCHIO DI IMPEACHMENT E IL
CORRUTTORE MISTERIOSO SI POTREBBE BECCARE 5 ANNI DI GALERA
Glauco Maggi
per "Libero"
Forse la
marea di petrolio durerà fino all'estate, minando sempre più la
fiducia del pubblico in Obama. È certo invece che l'"affaire
Sestak-Casa Bianca" resisterà almeno fino a novembre, per ora
covando sotto la copertura benevola della stampa amica, ma
inevitabilmente diventando con il passare delle settimane sempre
più un problema di Obama evidente per tutti. Fino a montare in una
possibile procedura di impeachment per il presidente.
Chi è Joe
Sestak? È il deputato democratico che ha umiliato il senatore
Arlen Specter alle recenti primarie della Pennsylvania che
dovevano decidere chi sarà il candidato del partito al prossimo
turno di medio termine. Specter, che era stato per 30 anni
senatore repubblicano, nel 2009 aveva cambiato partito, accolto a
braccia aperte da Obama che con il "tradimento" si era assicurato
il 60esimo voto in Senato, cioè la supermaggioranza. Lasciando il
GOP, Specter, 79 anni allora, ottenne dai democratici la promessa
di mantenere il suo seggio nelle prossime elezioni di fine 2010,
grazie al pieno appoggio di Obama e del vertice del partito.
IL TERZO INCOMODO
Ma è qui che spunta Sestak, deputato alla Camera di Washington,
democratico da sempre, ed ambizioso abbastanza da decidere di
voler diventare lui senatore per la Pennsylvania invece del
transfuga republicano. Annunciata la sua partecipazione alle
primarie del partito, Sestak è diventato così un ingombro per la
Casa Bianca, imbarazzata dal vedere il suo "nuovo acquisto"
Specter in pericolo di perdere il posto a causa della lotta
fratricida tra democratici.
Lo staff
di Obama, guidato dal duro Rahm Emanuel, ha pensato di risolvere
il problema con uno spregiudicato, e illegale, "do ut des".
L'America questo lo sa da mesi, poiché è stato lo stesso Sestak a
dirlo in febbraio, qualche mese prima delle primarie in cui poi ha
stravinto, e a confermarlo poi in tante altre interviste: «Hanno
tentato di corrompermi offrendomi un posto per farmi ritirare
dalla corsa», ha per esempio accusato esplicitamente la Casa
Bianca con queste parole in una intervista televisiva a Greta Van
Susteren su Fox Channel.
Sestak
non ha mai citato né la persona o le persone che hanno fatto la
proposta, né ha detto quale posto gli sarebbe stato riservato in
cambio della sua rinuncia, ma voci di corridoio ripetutamente poi
apparse sui siti rebubblicani e alla tv Fox Channel hanno citato
la carica di "segretario della Marina", un ruolo di alto livello
tanto che necessita persino di approvazione senatoriale.
La
faccenda è grave negli Usa, poichè è un crimine punibile con 5
anni di carcere offrire qualcosa, denaro o incarichi, per
influenzare qualcuno che partecipa a competizioni politiche. «È
una violazione della legge federale », ha attaccato Karl Rove, ex
consigliere di George Bush. «Il codice 18 USC 600 dice che un
ufficiale federale non può promettere l'assunzione, un lavoro
nell'organico di governo, in cambio di un atto politico».
«Qualcuno ha violato le legge, se Sestak sta dicendo la verità»,
ha concluso Rove.
Per i
democratici è una lose-lose (o perdi o perdi) situation: o ha
mentito Sestak, o Obama ha cercato di corromperlo. Finora la Casa
Bianca ha fatto come gli struzzi, non rispondendo alle ripetute
domande dei giornalisti televisivi sulla veridicità dell'offerta a
Sestak. Sia Robert Gibbs, il portavoce di Obama, sia David
Axelrod, il suo consigliere capo, non hanno negato che ci siano
stati contatti con Sestak, ma hanno aggiunto che si è trattato di
colloqui non «problematici ».
«Gli
avvocati della Casa Bianca hanno esaminato le conversazioni che ci
sono state con Sestak e non è avvenuto nulla di non appropriato»,
ha detto Gibbs alla tv CBS, e ha troncato il discorso con un «non
vado oltre nel dire che tipo di conversazioni sono state».
Seppellire la vicenda è però come tappare il buco di petrolio nel
golfo.
Per
l'analista di materie legali Andrew Napolitano, che lo ha spiegato
alla Fox Channel, «non conta la natura del lavoro offerto. Può
essere anche da spazzino. Offrire a uno qualsiasi cosa che ha un
valore per fargli lasciare una elezione è un crimine punibile con
5 anni. E la corruzione, come il tradimento, è motivo previsto
dalla Costituzione per l'impeachment di un presidente».
GRAN GIURÌ
Il deputato Darrell Issa, repubblicano, ha chiesto che il
ministero della Giustizia istituisca un Gran Giurì indipendente
per valutare i fatti. Finora il procuratore generale, obamiano, ha
fatto orecchie da mercante alla richiesta di indagine di Issa e di
altri, ma la curiosità di sapere i dettagli monta nel Paese. E non
viene solo dall'opposizione. Il numero due dei democratici in
Senato, Dick Durbin dell'Illinois, prevede che «a un certo punto
sarà necessario che il deputato Sestak chiarisca ciò che è
capitato».
Nei sei mesi
di campagna elettorale che ha dinnanzi se lo sentirà chiedere ad
ogni comizio. E i procuratori degli Stati della Pennsylvania e
della Virginia (dove Sestak risiede), entrambi repubblicani,
potrebbero decidere di avviare un procedimento legale con
l'ipotesi di reato della corruzione, imponendo a Sestak di
rispondere e di vuotare il sacco. 27-05-2010]
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PERCHÉ LA
MASSONERIA USA È DIVERSA DALLA NOSTRA, infestata di p2 e
malaffare? - bella domanda per sergio romano che dopo aver
assicurato che "la massoneria italiana ha fatto del suo meglio, in
questi ultimi anni, per restituire a se stessa il decoro perduto",
liquida la voglia del banana tessera 1816: "un "iniziato" alla
presidenza della Repubblica non piacerebbe agli italiani" - ma poi
è costretto a fare il pinocchio: "nessuno dei nove che si sono
succeduti al Quirinale dalla proclamazione della Repubblica a oggi
è stato massone" (ne è così sicuro
Dal "Corriere
Della Sera"
PERCHÉ LA
MASSONERIA USA È DIVERSA DALLA NOSTRA
Lettera della lettrice Franca Arena, Sydney (Australia)
Ho letto con stupore che ben 9 su 55 dei firmatari della
Dichiarazione di Indipendenza americana erano massoni, e che ben
14 presidenti su 44 erano pure massoni inclusi George Washington e
Franklin D. Roosevelt. Quanti dei nostri presidenti della
Repubblica erano massoni? Quale importanza ed influenza hanno i
massoni oggi nella società italiana? E quale è l'atteggiamento
contemporaneo della Chiesa cattolica verso i massoni?
Risponde
Sergio Romano:
Cara Signora,
In Europa e in America la massoneria fu nel Settecento e in buona
parte dell'Ottocento, una costola dell'illuminismo,
un'associazione animata da una forte fede nei diritti del
cittadino e nel progresso dell'umanità. Non è sorprendente quindi
riscontrare una sua forte presenza nei movimenti nazionali e
liberali dell'epoca.
Ma fra la
massoneria dei Paesi anglosassoni e quella dei Paesi mediterranei
esiste da sempre una fondamentale differenza. Mentre la prima poté
spesso contare sulla simpatia delle Chiese protestanti, la seconda
dovette scontrarsi con l'ostilità della Chiesa cattolica per
almeno due ragioni.
In primo
luogo anche la massoneria, per certi aspetti, era una religione
ricca di omaggi all'Architetto dell'Universo e di complicate
liturgie che mettevano in discussione le verità rivelate della
Chiesa romana e la sua egemonia sulla società dei Paesi in cui il
cattolicesimo era la confessione dominante. In secondo luogo i
suoi programmi politici minacciavano l'esistenza dei troni che
avevano stretto con l'altare un patto di mutua convenienza e
rappresentavano una sfida all'Europa della restaurazione, creata a
Vienna dopo la fine delle guerre napoleoniche.
La
differenza fra le due massonerie si è progressivamente accentuata.
Mentre quella americana è diventata un club di persone
genericamente ispirate dagli stessi ideali e dagli stessi
interessi, le massonerie dell'Europa meridionale hanno subito una
sorta di evoluzione genetica.
Hanno
conservato i riti dell'iniziazione, il gusto per la segretezza
delle loro cerimonie e un certo stile cospiratorio, ma sono
diventate al tempo stesso società di mutuo soccorso
politico-economico. Fu questa evoluzione, verso la fine
dell'Ottocento, che suscitò contro la massoneria italiana violente
polemiche animate dai partiti di sinistra, dalle forze politiche
cattoliche e più tardi dallo stesso partito fascista.
Qualche
giorno fa, su queste colonne, Paolo Rastelli ha ricordato un
articolo con cui "il Corriere", nell'aprile 1901, commentò un
discorso in onore della massoneria pronunciato da Ernesto Nathan,
gran maestro del Grande Oriente d'Italia e futuro sindaco di Roma.
"Il
Corriere" scrisse che i massoni di cui parlava Nathan erano «quali
dovrebbero essere e non quali realmente sono: più che del bene
altrui, troppi ve ne sono preoccupati dei vantaggi che la loro
qualità può loro portare (...); nella vita politica essi hanno
recato un elemento dissolutore: il reciproco appoggio per fini
disinteressati ha finito per diventare mutua assistenza per
interessi che giova far prevalere».
Alcuni
scandali, fra cui soprattutto quello della Loggia P2, hanno
contribuito a diffondere questi giudizi. Penso che la massoneria
italiana ne sia consapevole e che abbia fatto del suo meglio, in
questi ultimi anni, per restituire a se stessa il decoro perduto.
Ma credo che un «iniziato» alla presidenza della Repubblica non
piacerebbe agli italiani. E in effetti nessuno dei nove che si
sono succeduti al Quirinale dalla proclamazione della Repubblica a
oggi è stato massone. [25-05-2010]
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JACKIE INEDITA – NEL 1964, POCHI MESI DOPO L’ASSASSINIO DEL
MARITO, LA VEDOVA KENNEDY CONDUSSE SEI ORE E MEZZO DI
INTERVISTE CON L’AMICO ARTHUR M. SCHLESINGER JR – LE SUE
TESTIMONIANZE VENGONO RESE PUBBLICHE SOLO DOPO 50 ANNI IN UN
LIBRO MA SULLE SCOPATE DEL PRESIDENTE NISBA - Spielberg sta
per produrre per la rete televisiva HBO un film dedicato
alla sua vita...
Lorenzo Soria
per "la
Stampa"
Nella primavera del 1964, pochi mesi dopo l'assassinio del
marito, Jacqueline Kennedy condusse sei ore e mezzo di
interviste con lo storico Arthur M. Schlesinger Jr. Una
lunga confessione e testimonianza nel corso della quale la
giovane vedova, che con il suo stile e la sua grazia aveva
conquistato la fantasia dell'America e del mondo intero,
raccontò del suo primo incontro con John da deputato e sette
anni prima della sua elezione a presidente, degli anni alla
Casa Bianca, della nascita dei figli John John e Caroline ma
anche dei giorni della crisi dei missili cubani e degli
scambi e degli scontri del marito con Nikita Krusciov e
delle sue ambizioni per un secondo quadriennio poi spezzate
dalle pallottole di Dallas. E che, da allora, è rimasta
sepolta negli archivi del progetto di Storia Orale della
John F. Kennedy Presidential Library.
Ora, a 50 anni dalla inauguration di John Kennedy, quelle
conversazioni di Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis verrano
rese pubbliche, sei ore e mezzo di nastri che verranno
trascritti e pubblicati dalla casa editrice Hyperion nel
settembre del 2011. Un libro che verrà curato direttamente
da Caroline, che scrivera' anche la prefazione e che con la
Hyperion ha gia pubblicato altri libri, inclusa una
collezione delle poesie preferite della mamma.
"Il
lavoro di mia mamma alla Casa Bianca è stato guidato dalla
sua passione per la storia", sostiene la Kennedy, che è
presidente della Kennedy Library Foundation." Credeva in mio
padre, nella sua visione per l'America e nell'arte della
politica e ha sempre sentito che era importante condividere
la sua conoscenza e la sua passione con le generazioni
future. Per me è un privilegio onorare la memoria dei miei
genitori rendendo disponibile questo unico pezzo di storia".
Schlesinger, morto tre anni fa, era molto legato al clan
Kennedy e certamente le sue domande saranno state molto
amichevoli e poco controverse. Si aggiungano la riservatezza
di Jackie e il fatto che il suo dolore per il traumatico
assassinio era a ancora fresco e nessuno si aspetta dalla
pubblicazione di questa intervista della ex First Lady
rivelazioni che potranno cambiare il giudizio storico della
presidenza interrotta di John Kennedy.
Né
questa sarà un'occasione per fare luce sugli aspetti più
salaci della vita di Kennedy, per esempio sulle sue presunte
avventure con Marilyn Monroe e altre donne o su quelle dei
suoi due fratelli Robert ed Edward, anche perché Caroline è
sempre stata molto protettiva della memoria della mamma e
non ne avrebbe permesso la pubblicazione postuma.
Ma
la casa editrice ha fatto sapere che ci saranno note e
corrispondenza relativi al progetto di restauro della Casa
Bianca, ai viaggi all'estero, alle relazioni con la stampa,
agli eventi sociali. E il nuovo libro è molto atteso perché
offrirà uno spiraglio non su Kennedy il politico e lo
statista ma sull'uomo, analizzato e raccontato attraverso
gli occhi di chi lo ha conosciuto con maggiore intimità.
"Queste interviste offrono una notevole finestra dentro il
pensiero di quella donna intelligente, coraggiosa e
osservatrice che e' stata Jacqueline Kennedy", dicono alla
Hyperion. "I lettori ne restteranno affascinati".
Il
fascino per Jacqueline Kennedy è anche il ricordo di un
tempo più innocente, quando l'istituzione della presidenza
era ancora riverita e la First Lady, grazie a un sapiente
uso del medium televisivo, divenne una figura da culto. Non
a caso, nientedimeno che Steven Spielberg sta adoperandosi
per produrre per la rete televisiva HBO un film dedicato
alla sua vita.
Sarebbe solo l'ultimo, dopo la serie andata in onda nel 1983
con Martin Sheen nella parte del presidente assassinato,
dopo il film diretto da suo figlio Emilio Estevez
sull'assassinio del fratello Robert e dopo il recente film "Grey
Gardens", nel quale la figura di Jackie è stata interpretata
dall'attrice Jeanne Tripplehorn.
[14-04-2010]
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NA
“OPRAH” INEDITA – ARRIVA UNA 'ODIOGRAFIA' SUI SEGRETI DELLA
REGINA DEL TALK SHOW AMERICANO – LUTTI, STUPRI, RAZZISMO E
VITA SENTIMENTALE DELLA WINFREY – KITTY KILLEY E’ LA PIù
MICIDIALE BIOGRAFA (NON AUTORIZZATA) SULLA PIAZZA: DA JACKIE
KENNEDY A LIZ TAYLOR, PASSANDO PER SINATRA (CHE LA MINACCIò
DI FARLA UCCIDERE DA UN KILLER) – DA LETTERMAN A LARRY KING,
TUTTI TEMONO OPRAH E ASPETTANO LE SUE REAZIONI PER INVITARE
IN TRASMISSIONE L'AUTRICE…
Maurizio Molinari per "la Stampa"
Il
nome del neonato che le morì quando aveva 14 anni, la
dinamica delle molestie subite, i gelidi rapporti con la
madre, una storia d'amore fallita solo perché lei era nera e
la passione per il «junk food»: sono alcuni dei segreti
della donna più popolare d'America svelati in "Oprah, a
Biography" in arrivo domani nelle librerie americane e già
prenotato da oltre 500 mila persone, portandolo ai primi
posti della classifica di Amazon.
A
firmare la «biografia non autorizzata» di Oprah Winfrey,
conduttrice di talk show e titolare di un impero mediatico,
è Kitty Kelley che ha nel curriculum analoghe imprese con
Jacqueline Kennedy, Elizabeth Taylor, Nancy Reagan e anche
Frank Sinatra, cui il risultato però non piacque: reagì
minacciando di farla uccidere da un killer.
In
questa occasione, Kelley ha confezionato le 544 pagine di
Oprah realizzando 850 interviste con altrettante persone che
la conoscono o le sono state, per una ragione o per l'altra,
vicine. Quello che ne esce, secondo le anticipazioni della
casa editrice Crown, è il ritratto di «una persona che da
anni ci offre confessioni intime su di lei ma resta in
realtà molto riservata, dunque questo libro la descrive come
nessuno l'ha mai conosciuta».
Alcuni
esempi delle rivelazioni in arrivo li ha fatti l'autrice in
un'intervista al magazine domenicale del "New York Times",
nel quale spiega com'è riuscita a «violare i segreti che
Oprah dedica tanto tempo a tenere sotto controllo», a
cominciare dalla dinamica della violenza sessuale che subì
da minorenne e la conseguente gravidanza a 14 anni: «I fatti
in generale sono di pubblico dominio ma il libro entra assai
più nei dettagli perché svela il nome del bambino che
partorì, pubblica il certificato di nascita e dimostra come
Oprah non abbia lesinato sforzi per mantenere il riserbo su
tali terribili segreti».
Un
altro aspetto che viene alla luce è il difficile rapporto
con la madre, Vernita Lee, che vive a Milwaukee, in
Wisconsin. È stata Katharine, zia di Oprah, a raccontare a
Kelley che «la figlia paga alla madre la macchina e
l'autista», le consente di «comprarsi cappelli da 500
dollari» e di «vivere in maniera molto agiata», ma fra le
due donne i rapporti sono gelidi al punto «che la madre non
ha il numero di telefono della figlia» e «per raggiungerla
deve sempre passare attraverso la segretaria».
La
storia d'amore fallita risale invece agli Anni Settanta,
quando l'appena ventenne Oprah si innamorò del poco più
grande John Tesh - anch'egli destinato a diventare una star
tivù - fino al punto da condividere con lui un piccolo
appartamento nel centro di Nashville, in Tennessee.
Si
trattò di un amore travolgente da entrambe le parti ma tutto
finì all'improvviso quando, una notte, lui si svegliò, la
abbandonò nel letto e non tornò mai più. È stata un'altra ex
di Tesh a raccontare quanto avvenne: «Lui si svegliò, vide
il suo corpo bianco nudo a fianco di quello di lei, nera, e
decise che non poteva continuare». Negli anni seguenti Tesh
confessò di essersi «terribilmente pentito» per quella
rottura, drammatica e improvvisa, della quale Oprah non ha
mai parlato.
Kelley
si sofferma anche sulla passione che Oprah ha avuto, fin da
giovane, per il «junk food» (il cibo-spazzatura) a
cominciare da un tipo di cioccolatini denominato «Ding Dong»
assai simile a quelli che proprio la conduttrice suggerisce
alle mamme di non far mangiare agli figli per evitarne
l'obesità. L'autrice assicura di essersi scontrata «con un
personaggio circondato da più segreti di quanti non ne
trovai a Sinatra e Nancy Reagan», uscendone comunque «con
grande ammirazione e rispetto».
Ma la
realtà è che la biografia non autorizzata è un prodotto
imbarazzante nel mondo dei media dove Oprah - amica
personale degli Obama - è una regina indiscussa. Da qui la
decisione dei big della tivù di rifiutare la presentazione
del volume: Larry King, David Letterman, Charlie Rose e
Barbara Walters hanno fatto sapere di «non essere
interessati», almeno fino a quando Winfrey non avrà detto
cosa ne pensa. E lei resta alla finestra: «Non ha
partecipato alla fattura del libro né lo ha letto, non può
esprimersi», fa sapere la portavoce, Angela DePaul.
[12-04-2010]
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SISTEMATA IN QUALCHE MODO LA SANITà PUBBLICA, OBAMA VA A
ROMPERE LE UOVA AI POTERI FORTI DELL'ECONOMIA, SCODELLANDO
LA RIFORMA DELLA FINANZA – IL PRODE BARACK HA PROPOSTO “IL
CONTROLLO SU DERIVATI E REGOLE PER EVITARE LA FORMAZIONE DI
BANCHE TROPPO GRANDI” – ORA IL PRESIDENTE SI TROVA A LOTTARE
CONTRO I DEMOCRATICI FINANZIATI DAI POTENTONI DELLE LOBBY DI
GOLDMAN SACHS, JP MORGAN E MORGAN STANLEY …
Maurizio Molinari
per "la
Stampa"
Inizia con un summit alla Casa Bianca la battaglia
legislativa di Barack Obama per la riforma dei mercati
finanziari. Il presidente americano ha riunito nella
Roosevelt Room i leader del Congresso a cominciare da quelli
del Senato, dove lo scontro si annuncia più duro, per
tentare un'accelerazione: a fianco aveva il capo dei
senatori democratici Harry Reid e a due sedie di distanza il
leader dell'opposizione Mitch McConnell. Ma lo scontro è
stato immediato e senza perifrasi.
Obama ha iniziato facendo propri i contenuti-chiave del
progetto di riforma confezionato dalla commissione Finanza
del Senato guidata da Chris Dodd: più controllo su derivati
e prodotti finanziari; regole tali da impedire la formazione
di banche troppo grandi per cadere.
E
la reazione dei repubblicani è stata dura, con McConnell che
ha imputato alla bozza dei democratici l'intenzione di
indebolire Wall Street per «facilitare in futuro il
salvataggio di altre banche con i fondi dei contribuenti».
Il consigliere economico di Obama, Austan Goolsbee, ha
reagito aspramente: «Si tratta di obiezioni senza
fondamento, nessuno pensa a futuri salvataggi di banche,
l'intenzione è di evitare che le banche possano fallire
trascinando con loro l'intero sistema finanziario».
Dodd ha difeso con determinazione la propria legge,
imputando ai repubblicani «giochetti politici» prima di
lasciare i colloqui in maniera brusca per poi aggiungere,
parlando dall'aula del Senato, che «la mia pazienza sta
terminando e non ho alcuna intenzione di farmi trascinare in
questa rissa».
Obama ha tentato di calmare gli animi disegnando un
possibile punto di incontro: «Se c'è una lezione che abbiamo
appreso dalla crisi finanziaria attraversata è che se i
mercati sono senza controllo vi sono persone che si assumono
enormi rischi a spese dei contribuenti e questo non è
accettabile».
Se
il presidente cerca di individuare un cammino bipartisan è
perché al Senato i democratici non hanno più il quorum di 60
seggi che gli permetteva di evadere l'ostruzionismo
repubblicano: la vittoria nelle suppletive in Massachusetts
consente alla minoranza di contare su 41 seggi su 100.
Da
qui lo scenario di un confronto duro nelle prossime
settimane che rischia di riproporre il braccio di ferro
avvenuto in occasione della battaglia sulla riforma della
Sanità. Dietro l'opposizione dei repubblicani vi sono anche
gli interessi delle grandi banche di Wall Street: Goldman
Sachs, Jp Morgan e Morgan Stanley avrebbero già speso
milioni di dollari per operazioni di lobby tese a impedire
che il Congresso imponga rigidi argini a strumenti
finanziari come i derivati.
Nel
testo della commissione Finanze i derivati vengono indicati
come «la fonte della crisi finanziaria» suggerendo una
regolamentazione molto stretta che impedirebbe alle banche
di continuare a scambiarli all'esterno dei mercati
assegnando valori privi di riscontro.
Il
presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, parlando
alle commissioni Economia di Camera e Senato riunite ha
previsto una «ripresa economica moderata» raffreddando le
attese di un decollo del Pil e dell'occupazione. Bernanke ha
aggiunto che «servirà tempo per recuperare gli 8 milioni e
mezzo di posti di lavoro perduti negli ultimi due anni».
Se
ieri il Dipartimento del Commercio ha fatto sapere che le
vendite al dettaglio sono aumentate in marzo di un robusto
1,6%, Bernanke invita alla prudenza «a causa delle
resistenze alla crescita che vengono dalla debolezza delle
costruzioni e dalle difficoltà fiscali di Stati e governi
locali».
[15-04-2010]
BARACK O’BANANA – IL PRESIDENTE DEGLI USA GUADAGNA DOLLARONI
A PALATE, MA NON GUIDANDO IL SUO PAESE – BARACK SCRITTORE
GUADAGNA 14 VOLTE QUANTO BARACK LEADER POLITICO – CON I
DIRITTI D´AUTORE DEI SUOI BEST-SELLER INCASSA 5,5 MLN $,
MENTRE ALLA CASA BIANCA SOLO 400MILA€ - MA MOLTI SOLDI
FINISCONO IN BENEFICENZA…
Federico Rampini
per "la
Repubblica"
Lo
scrittore Barack Obama guadagna 14 volte quanto il
presidente degli Stati Uniti. Se non ci fossero delle
sinergie tra le due attività, si dovrebbe concludere che
Obama ha sbagliato mestiere. L´anno scorso ha incassato
redditi per 5.505.409 dollari, quasi tutti diritti d´autore
sui suoi libri, "I sogni di mio padre" e "L´audacia della
speranza".
Lo
stipendio da presidente degli Stati Uniti, 400.000 dollari
lordi all´anno, fa una magra figura rispetto alla ricchezza
dei copyright. Da ieri i conti in tasca al leader più
potente della terra si possono fare fino all´ultimo
centesimo. Nel Tax Day, la scadenza obbligatoria per
presentare la denuncia dei redditi, il modulo di Obama è
apparso online sul sito della Casa Bianca con tutti i
dettagli e le spiegazioni del caso, incluse "spese
deducibili" e "detrazioni d´imposta".
La
dichiarazione è congiunta. Ma Michelle, che in passato
guadagnava uno stipendio doppio rispetto al marito come
avvocatessa in un importante studio legale di Chicago,
l´anno scorso si è dedicata a tempo pieno al lavoro non
remunerato di First Lady (e First Mom). Sui 5,5 milioni di
reddito, Obama ha versato 1,8 milioni di tasse federali più
163.000 dollari di tassa locale allo Stato in cui ha tuttora
casa e residenza fiscale, l´Illinois.
Che
l´autore Obama abbia ricevuto un aiutino dal presidente, lo
lasciano intuire proprio i dati sulle vendite. Nel 2009,
primo anno alla Casa Bianca, i copyright sono più che
raddoppiati rispetto al 2008 quando era solo un candidato.
Il nuovo ruolo ha un certo appeal per chi va in libreria.
Vuoi mettere, adesso che lui è ai comandi della nazione,
l´emozione di sentire "I sogni di mio padre" nella versione
audio registrata anni fa con la sua voce? Lui sui libri ha
sempre puntato, l´intuito glielo diceva.
Mentre si preparava a lanciare la candidatura presidenziale,
il 17 ottobre 2008, i consiglieri più intimi ricordano di
averlo visto contrariato. Quel giorno John Grisham fece
uscire "L´innocente" in contemporanea con "L´audacia della
speranza", bruciandogli il primato nella Best Seller List
del New York Times. «Ma volevo esserci io al primo
posto...», sentirono lamentarsi il futuro presidente.
L´opposizione invece ha ben altro da lamentare. Di fronte
alla dichiarazione dei redditi multimilionaria del
presidente (che non include neppure il Nobel, 1,4 milioni
interamente donati in beneficenza) su Internet è esplosa la
rabbia del popolo di destra. «Ha osato dedurre 52.000
dollari di interessi passivi sul mutuo per la casa di
Chicago, con quel livello di reddito!», lamenta un lettore
sul sito di Usa Today.
Ma la
detraibilità dei mutui vale anche per i miliardari. Sommando
tasse federali e locali, detraendo dall´imponibile altri
330.000 dollari in beneficenza, è vero che Obama con
un´aliquota media del 36% vive in un paradiso fiscale
rispetto all´Europa. E´ l´America degli sgravi ai ricchi, il
paese che ha ricevuto in eredità da George Bush. Lui,
nell´ultima denuncia dei redditi da presidente dichiarò solo
719.000 dollari. I libri non erano il suo forte..
[16-04-2010] |
OBAMA VA ALLA GUERRA CON WALL STREET
– BARACK PICCHIA DURO I COLOSSI DEL CREDITO AMERICANI:
SEPARAZIONE TRA BANCHE COMMERCIALI E D’AFFARI.
“LAVORINO CON NOI E NON CONTRO DI NOI… I
CONTRIBUENTI AMERICANI NON SARANNO PRESI IN OSTAGGIO
DALLE BANCHE TOO BIG TO FAIL” – NEL MIRINO WELLS
FARGO, BANK OF AMERICA, JPMORGAN CHASE E TUTTO IL GOTHA
DEL POTERE FINANZIARIO USA…
Mario Platero per "Il
Sole 24 Ore"
Barack Obama ha annunciato un progetto di riforma bancaria che si
propone di restringere le attività e le dimensioni
delle banche americane per evitare che in futuro ci sia
una banca «troppo grande per poter fallire».
L'obiettivo è ambizioso: passare una riforma bancaria che torni
a separare, ad esempio, in modo più netto le attività
di banca commerciale da quelle di banca d'affari, per
evitare che si formino posizioni di rischio pericolose
per il sistema finanziario.
Le banche commerciali che hanno filiali e depositi dei
risparmiatori avranno anche nuovi limiti sulle
percentuali dei depositi che potranno accumulare in
relazione ai depositi totali del paese. E non potranno
più fare il cosiddetto "propriety trading",
operazioni sul mercato per conto del proprio
portafoglio.
Obama costringerà così importanti banche come JP Morgan Chase o
Bank of America a decidere che direzione vorranno
imboccare. Una potenziale rivoluzione dunque, senza che
vi siano per ora dettagli specifici. E una nuova
battaglia politica che il presidente ingaggerà in
Congresso, dove le lobby bancarie sono fortissime.
L'annuncio di Obama è giunto dopo un incontro con Paul Volcker,
ex numero uno della Federal Reserve e attuale presidente
dell'Economic Recovery Advisory Board della Casa Bianca.
«Il sistema finanziario è più solido ora di quanto
non fosse un anno fa, ma opera ancora in base alle
stesse regole che lo hanno quasi portato al collasso»,
ha detto Obama, ribadendo che «una riforma è
necessaria» e invitando i colossi del sistema
finanziario a «lavorare con noi, non contro di noi».
«I contribuenti americani non saranno presi in ostaggio dalle
banche too big to fail», ovvero quegli istituti che,
fallendo, metterebbero a rischio l'intero sistema
finanziario. Se la proposta di Obama fosse approvata dal
Congresso, le banche andrebbero incontro a limitazioni
sulle dimensioni e la natura degli istituti, che
nell'arco dell'ultimo decennio sono cresciuti a
dismisura attraverso un'ondata di operazioni di
consolidamento aziendale. E per chi ritiene che Obama
sia debole politicamente o chi, come il Nobel Paul
Krugman, minaccia di toglierli il suo appoggio, come ha
ammonito oggi nel suo blog, perché il Presidente «ha
una leadership debole» dovrà ricredersi.
Obama promette di andare fino in fondo: «È una battaglia che
sono pronto a combattere», ha detto l'inquilino della
Casa Bianca puntando l'indice contro le banche e «quel
genere di irresponsabilità che rende questa riforma
necessaria».
Possiamo credergli perché per lui è ormai una questione di
sopravvivenza politica: questa battaglia diventa
centrale per Obama perché ha un risvolto populista. Ed
il populismo è l'unica arma con cui il Presidente può
cercare di ricollegare la sua credibilità politica con
l'opinione pubblica.
Nello specifico, la proposta del presidente, che ha in questo
senso accolto un suggerimento di Volcker, vieterebbe
alle banche commerciali e alle società che controllano
banche di possedere o investire in hedge fund e private
equity. Inoltre sarebbero limitate le dimensioni di ogni
istituto finanziario in relazione all'intero settore:
sarebbe rivisto l'attuale limite del 10% sulla quota di
depositi totali che ogni banca può detenere.
«Stiamo facendo tutto il possibile per riportare il paese in
carreggiata. Assisto al ritorno al vecchio modo di
condurre gli affari, vedo banche riportare profitti
record ma allo stesso tempo dire di non potere concedere
prestiti alle piccole imprese, sento dire alle banche
che non possono restituire i prestiti del Governo. Per
questo sono sempre più risoluto a portare avanti questa
riforma».
Tra le banche coinvolte ci potrebbero essere Wells Fargo, Bank of
America, JpMorgan Chase, che controllano ampie fette dei
depositi americani, ma anche Goldman Sachs,
Morgan Stanley
e Citigroup, autentici moloch di Wall Street.
[22-01-2010]
|
OBAMA
BACCHETTA WALL ST. – IL SUPERBONE DELLA CASA BIANCA È IN
GUERRA CONTRO I SUPERBONUS – MA I “BIG” PROVANO AD
AGGIRARE IL DIVIETO DANDO AI TOP MANAGER AZIONI ANZICHÉ
CONTANTI - GOLDMAN SACHS PAGA COME MEDIA 595MILA $ A IMPIEGATO
(PIÙ DI OBAMA CHE NE PRENDE 400MILA PIÙ 170 MILA PER
SPESE)...
Glauco Maggi per "la
Stampa"
- GOLDMAN SACHS
La settimana prossima saranno
comunicati i dati di bilancio di molte delle banche
protagoniste della crisi, e le previsioni sono per un diluvio
di stipendi e bonus, conseguenza degli utili realizzati dai
trader e dagli analisti di Wall Street. Gli occhi del pubblico
sono puntati soprattutto sulla Goldman Sachs, destinata ad
archiviare il 2009 come uno dei più profittevoli tra i 141
anni della sua storia: la media della paga per i suoi 31 mila
impiegati sarà di 595 mila dollari.
A seguire la JP Morgan Chase, che
distribuirà ai 25 mila dipendenti una media di 463 mila
dollari. Siamo sui livelli del presidente degli Stati Uniti,
che prende 400 mila dollari più 170 mila per spese, viaggi e
svaghi. Se un'azienda nuota nei profitti, il beneficio in
termini di dividendi e di plusvalenza azionaria ricade su
tutti (per la Goldman dal suo azionista principe Warren
Buffett ai milioni di lavorati e pensionati con i fondi e con
i piani previdenziali).
Ma è "quanto" guadagnano a
fare scandalo, perché è grazie alle tasse che i grandi di
Wall Street hanno potuto sfuggire alla regola numero uno del
capitalismo: fallire quando le casse sono vuote, come sono
fallite migliaia di altre imprese in altri settori, con minore
o nullo potere politico. Christina Romer, consigliera
economica di Obama, ha detto ieri in tv che eventuali bonus
milionari dati ai vertici delle banche salvate dallo Stato
sarebbero "ridicoli"e "offensivi".
Lloyd Blankfein, Ceo della Goldman, lo
sa. Dopo aver sfidato la decenza con i 68 milioni guadagnati
nel 2007, per il 2008 si era azzerato il bonus, e per il 2009
ha inaugurato il nuovo trend: i 30 top manager riceveranno il
bonus solo in azioni, e ciò dovrebbe evitare loro di
imbarcarsi in attività rischiose che mettano a repentaglio la
banca e il sistema. Sarà anche ridotta la percentuale degli
utili destinati ai compensi dei dipendenti, che è sempre
stata la filosofia fondante della Goldman, più generosa delle
concorrenti nel premiare i risultati.
Così, dal 50% accantonato nel primo
trimestre, la quota è scesa al 48% nel secondo e al 43% nel
terzo e nel quarto. Anche la Jp Morgan sta frenando la quota
ai dipendenti, scesa dal 40% del primo al 37% del terzo
trimestre. Tutte le banche ridurranno la parte in cash a
favore delle azioni. Il Congresso ha in agenda la riforma
delle regole, e Wall Street accelera per migliorare
l'immagine, cioè la forza politica necessaria a respingere le
restrizioni caldeggiate da Obama sulla finanza e sulle paghe.
Tra il singolo dollaro di salario
annuo con zero bonus che si è attribuito il Ceo della
Citigroup Vikram Pandit e i 10,5 milioni di dollari approvati
da Kenneth Feinberg, lo zar degli stipendi di Obama, a favore
del Ceo della assicurazione Aig Robert Benmosche per il 2010,
gli americani hanno davanti un ventaglio entro cui piazzare la
loro soglia ideale di retribuzione ai papaveri della finanza
nell'era post-recessione. Citigroup e Aig sono due nomi
simbolo del disastro: e se Citigroup è stata tra le ultime a
rimborsare il governo delle decine di miliardi avuti dalle
amministrazioni Bush e Obama, Aig è ancora controllata
all'80% dal governo, che le ha elargito 180 miliardi.
[11-01-2010] |
|
Gli
Stati Uniti sono già in guerra nello Yemen. Ma un premio
Nobel per la Pace non può dichiarare guerra al Paese più
povero della penisola araba, 23 milioni di anime, la metà
composta da ragazzini sotto i 15 anni? - USA E GRAN BRETAGNA
CHIUDONO LE AMBASCIATE - AL QAEDA STAREBBE PIANIFICANDO UN
ATTENTATO CONTRO LA SEDIE DIPLOMATICA DEGLI STATI UNITI…
1
- YEMEN: USA E GRAN BRETAGNA CHIUDONO LE AMBASCIATE
AL QAEDA STAREBBE
PIANIFICANDO UN ATTENTATO CONTRO LA SEDIE DIPLOMATICA DEGLI
STATI UNITI
Corriere.it
-
Al Qaeda
progetta un attentato a Sanaa. Lo ha riferito alla Cnn un
consigliere di Barack Obama per la Sicurezza. «Vi sono
segnali di un attentato pianificato contro un obiettivo»
nella capitale yemenita, ha affermato John Brennan, impegnato
nell'antiterrorismo. Londra e Washington hanno deciso la
chiusura delle ambasciate nello Stato arabo.
I
britannici hanno motivato il provvedimento con «ragioni di
sicurezza» legate alla minaccia terroristica mentre ai
dipendenti yemeniti della rappresentanza americana è stato
detto di non presentarsi al lavoro fino a nuovo ordine. «L'ambasciata
usa a Sanaa resta chiusa in risposta alla minaccia
rappresentata da al-Qaeda nella Penisola arabica contro gli
interessi americani nel Paese» si legge in una nota sul sito
web della missione diplomatica.
BROWN:
«AGIREMO INSIEME AD USA» - L'alleanza tra Gran Bretagna e gli Stati Uniti trova, dopo le
guerre i Iraq e Afghanistan, una nuovo motivo di
consolidamento. «Downing Street e
la Casa
Bianca vogliono rafforzare la loro «azione congiunta contro
il terrorismo in Yemen e in Somalia dopo il fallito attentato
di Natale» sul volo Amsterdam-Detroit, si legge in un
comunicato dell'ufficio del primo ministro britannico Gordon
Brown.
Tra le
«iniziative -si legge nel testo- il premier ha concordato con
il presidente Obama un piano britannico-americano per
finanziare una speciale unità antiterrorismo della polizia
yemenita» mentre in «Somalia» i due leader «ritengono che
serva una forza di peacekeeping più consistente (rispetto
all'attuale) e insieme sosterranno questa posizione al
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite».
Al
momento in Somalia non ci sono caschi blu dell'Onu ma ad
arginare con estrema difficoltà il caos è dispiegata la
missione Amisom dell'Unione Africana, con l'imprimatur del
Palazzo di Vetro. La missione è formata da 5.250 baschi verdi
(2.700 dell'Uganda e 2.550 del Burundi) e dal gennaio del
2007 ha
contato oltre 50 vittime.
VERTICE
SICUREZZA ALLA CASA BIANCA - La minaccia Al Qaida è reale, le misure di sicurezza
vanno rafforzate. Per questo Obama ha chiamato a rapporto per
martedì prossimo alla Casa Bianca i responsabili di tutte le
principali agenzie di sicurezza. In quel vertice intende fare
il punto sull'intero arco dei controlli.
2
- "IMPOSSIBILE APRIRE UN TERZO FRONTE" - GLI USA NON
POSSONO AGIRE DA SOLI: AIUTI MILITARI AGLI YEMENITI -
CENTINAIA DI AGENTI GIÀ INVIATI NEL PAESE DA MESI PER GUIDARE
LE AZIONI DELL´ESERCITO LOCALE
angelo aquaro per La
repubblica
La
guerra degli Stati Uniti nello Yemen è già cominciata. Ma il
Pentagono non ha dovuto aspettare l´attentato fallito di
Natale. Centinaia di operativi sono sbarcati meno di un anno
fa. Uomini della Cia incaricati di quelle operazioni «paramilitari»
in cui si sono specializzati sfidando la vendetta kamikaze in
Afghanistan. Commandos del gruppo "Operazioni
Speciali" catapultati nel deserto del sud. Operazioni
certificate al livello più alto.
Laggiù
s´è precipitato il comandante generale delle forze Usa nella
regione, David Petraeus. Ma a trattare è sceso anche lo zar
anti-terrorismo John Brennan. La guerra agli eredi di Bin
Laden si combatte con armi americane. I blitz aerei sono
ispirati dall´intelligence Usa. Gli Stati Uniti sono già in
guerra. E allora cosa aspettano a dichiararla?
All´indomani
dell´attacco fallito, l´America sa di aver trovato un nemico
in più, la «succursale yemenita di Al Qaeda» di cui per la
prima volta parla Barack Obama, quell´AQAP - Al Qaeda nella
Penisola Arabica - comandata da Nasser al-Wuhayshi di cui gli
stessi Usa portano il peccato originale, formata com´è dagli
ex detenuti della prigione di Guantamano. Ma per il resto
grande è la confusione nei luoghi in cui in queste ore si sta
decidendo la risposta: compresi i quartieri generali di Cia,
Fbi, Nsi e Nctc, dove gli uomini che non hanno saputo fermare
un giovane nigeriano con l´esplosivo nelle mutande ora temono
la punizione della Casa Bianca. Che potrebbe arrivare già nel
meeting anti-terrore di martedì.
Così il
"terzo fronte" divide gli esperti: davvero dopo Iraq
e Afghanistan gli Usa sono pronti a colpire nello Yemen con
quella V flotta che naviga davanti al Bahrein? Davvero i 2mila
uomini della base di Gibuti potrebbero essere spediti sul
terreno del nuovo nemico? Domande che si incrociano a tre
ipotesi e insieme costituiscono il puzzle che Washington sta
provando a risolvere.
Il nodo
numero uno: la più grande potenza del mondo non può affidare
a un governo corrotto e inefficiente come quello yemenita,
peraltro già impegnato in due guerre civili, la caccia ai
mandanti dell´attentato.
Il nodo
numero due: Barack Obama non può permettersi di bissare il
fallimento di Bill Clinton dopo la strage del
cacciatorpediniere Uss Cole e rispondere con una inutile
pioggia di Cruise - «punturine», come le definì il generale
Tommy Franks - destinati a perdersi nel deserto.
Il nodo
numero tre: un premio Nobel per la Pace non può dichiarare
guerra al Paese più povero della penisola araba, 23 milioni
di anime, la metà composta da ragazzini sotto i 15 anni, l´unica
ricchezza - il petrolio - destinata a prosciugarsi fino a
livello zero da qui al 2017.
Barbara
Bodine, che nello Yemen è stata ambasciatrice degli Stati
Uniti, dice senza mezzi termini che il pericolo è l´effetto
boomerang: «Una dichiarazione di guerra ci si rivolterebbe
contro». E hanno ragione anche quelle cassandre del Center of
New American Security. «La notizia non sarà benvenuta otto
anni dopo l´11 settembre e con due guerre ancora in corso, ma
lo Yemen richiede un´azione immediata»: così scrivevano
Andrew M. Exum e Richard Fontaine già un mese fa.
la
coppia italiana sequestrata da al qaeda
La verità
è che quando si dice che è
stato il
governo di Ali Abdullah Saleh a condurre i bombardamenti di Al
Qaeda che hanno fatto più di 60 morti prima di Natale ci si
nasconde dietro un dito. «Gli Usa non vogliono che nel mondo
musulmano si percepisca l´apertura di un terzo fronte: ma
questa scelta ha un limite» dice Steve Emerson, l´autore di
American Jihad. Qui lo stesso governo è diviso - ancora più
che quello pachistano - tra lealtà agli Usa e politiche
anti-americane».
Aggiungeteci
che il presidente al potere da 30 anni ha avuto proprio da Al
Qaeda un aiutino contro i ribelli sciiti del nord (armati da
Teheran) e il pasticcio è completo. E quindi? «Bisogna fare
da soli: ma il governo Obama potrà mai accettarlo?».
Nell´attesa
di nuovi ordini, l´esercito "fantasma" a stelle e
strisce continua a combattere la sua guerra segreta mischiato
ai reparti yemeniti più fidati. Come quello d´elite composto
- sorpresa - da sole donne: finora l´unico vero oltraggio ai
fanatici di Al Qaeda.
[03-01-2010]
|
MONICA
LEWINSKY SPUTTANA BILL CLINTON: “NON HA
MAI DETTO LA VERITÀ
” - LA STAGISTA SMONTA LA TESI DEL PORCO DELLA CASA BIANCA: NON VI
FU SOLO SESSO ORALE -
SECONDO IL
BERLUSCONI USA, CHE USAVA I SIGARI CUBANI PER STIMOLARLA
SESSUALMENTE, IL POMPINO NON COSTITUIVA UN ‘RAPPORTO COMPLETO’ E
DUNQUE NON POTEVA ESSERE PARAGONATO AL TRADIMENTO CONIUGALE (E COME
PROVA LO ZOZZONE SCODELLò LA BIBBIA!) - MONICA AGGIUNGE VELENO:
ANCHE HILLARY AVEVA UN AMANTE: L’EX SOCIO WEBSTER HUBBELL -
L’ATTO DI INCRIMINAZIONE DEL PRESIDENTE PER FALSA TESTIMONIANZA
“ERA PRONTO” NEL GIORNO IN CUI CLINTON LASCIAVA
LA CASA
BIANCA A GEORGE W. BUSH E SE NON VENNE “PREMUTO IL GRILLETTO” FU
SOLO PER GLI ACCORDI FRA LE PARTI SIGLATI ALL’ULTIMA ORA
Maurizio
Molinari per La
Stampa
«Bill non ha
mai detto la verità sulla nostra relazione». Monica Lewinsky torna
a farsi sentire sul Sexgate dalle pagine di «The Death of American
Virtue» (La morte della virtù americana), il libro del giurista
Ken Gormley in uscita a febbraio che contiene numerose rivelazioni
sui Clinton: dai nomi di nuovi amanti, tanto di Bill quanto di
Hillary, alle tensioni nell'intelligence sullo scandalo che portò
quasi all'impeachment del 42° presidente degli Stati Uniti.
Gormley è un
costituzionalista che insegna legge all'Università di Duquesne, in
Pennsylvania, e appassiona gli studenti con la ricostruzione di
battaglie legali - come il Watergate - che hanno fatto la storia
nazionale. Adesso, nelle 769 pagine della sua ultima fatica,
pubblicata da Random House, adopera la stessa metodologia per
entrare nelle viscere del Sexgate attraverso i racconti dei
protagonisti.
Tre interviste
con Monica, la stagista del sesso orale nello studio privato alla
Casa Bianca, quattro con l'ex presidente Clinton che usava i sigari
per stimolarla sessualmente e ben otto con l'allora procuratore
Kenneth Starr, che fallì per poco l'obiettivo dell'impeachment,
consentono al lettore di venire a conoscenza di dettagli ignoti su
quanto avvenne due presidenze fa al 1600 di Pennsylvania Avenue.
Il merito è
anzitutto di Monica Lewinsky, che interrompe un lungo silenzio
parlando a ruota libera della relazione con Bill nel 1995 e lo
accusa di aver sempre mentito, anche sotto giuramento, perché «non
disse la verità sulla nostra relazione sentimentale». Ciò che
Monica smonta è la ricostruzione secondo cui fra loro vi fu solo
sesso orale che, secondo quanto sostenuto da Bill, Bibbia alla mano,
non costituiva un «rapporto completo» e dunque non poteva essere
paragonato al tradimento coniugale.
«Il Gran Giurì
pose a Bill Clinton domande molto dettagliate sui nostri rapporti e
lui rispose senza dire la verità», afferma Monica, lasciando
intendere che l'America ancora ignora i rapporti sessuali - e
affettivi - che vi furono fra il Presidente e la stagista, che
all'epoca aveva 22 anni.
Poi vi sono i
capitoli sui nuovi amanti. Nel caso di Bill si tratta di Susan
McDougal, una donna dell'Arkansas - lo Stato che aveva avuto Clinton
come governatore - che venne interrogata a più riprese da Starr
nell'ambito dello scandalo immobiliare del Whitewater - risalente
agli Anni 80 - ma rifiutò di rispondere scegliendo di affrontare 18
mesi di carcere pur di custodire i segreti della relazione. Gromley
ricostruisce minuziosamente quanto avvenne e conclude che «vi
furono rapporti intimi fra i due», dando così ragione a posteriori
all'ipotesi avanzata da Starr.
L'amante di
Hillary invece è Webster Hubbell, suo ex partner nello studio
legale Rose Law Firm dell'Arkansas. Starr prese in considerazione
l'ipotesi di incriminare anche la First Lady, accusandola di
nascondere la relazione sentimentale per non svelare una
sovrapposizione di interessi pubblici e privati dei quali Bill si
era giovato per ottenere finanziamenti elettorali grazie ai buoni
uffici dello studio di Hubbell.
Il team di
investigatori che faceva capo a Starr valutò l'ipotesi di chiamare
in causa Hillary ma la decisione finale fu negativa perché, come
ricorda l'ex assistente Paul Rosenzweig, «la First Lady non era un
personaggio di tipo mafioso, ispirava piuttosto grande simpatia e
nessuna giuria, a Washington o in Arkansas, ci avrebbe dato ragione».
Ciò che manca
alla ricostruzione dei fatti è però la versione proprio di Hillary
perché l'attuale Segretario di Stato è l'unica dei personaggi
dello scandalo che ha rifiutato - a più riprese - di rispondere
alle domande dell'autore, forse temendo le conseguenze politiche
della riapertura di quel turbolento capitolo della storia
famigliare.
C'è infine un
terzo insieme di novità che emerge dalla ricostruzione di Gormley.
Robert Ray, successore di Kenneth Starr, racconta che l'atto di
incriminazione del Presidente per falsa testimonianza «era pronto»
nel giorno in cui Clinton lasciava
la Casa
Bianca al successore George W. Bush e se non venne «premuto il
grilletto» fu solo per gli accordi fra le parti siglati all'ultima
ora.
«Forse Bill
Clinton non si è mai reso conto di quanto vicino fosse arrivato a
un processo per spergiuro», afferma Ray. A complicare la posizione
di Clinton fu anche la testimonianza di Lewis Merletti, capo del
servizio segreto della Casa Bianca,
secondo il
quale l'Fbi era intervenuta per mettere a tacere lo scandalo e, in
particolare, per negare che appartenesse a Clinton il dna trovato
sul vestito macchiato di Monica Lewinsky.
Quando l'Fbi
intervenne, nel 1998, Merletti si rese conto che c'era qualcosa di
poco chiaro e si trovò nei mesi seguenti stretto fra due fuochi:
gli agenti federali che premevano per allontanare i sospetti dal
presidente e gli investigatori di Starr che invece sapevano che lui
avrebbe potuto «incastrare Clinton».
La
ricostruzione di Gormley lascia in dubbio il lettore se assegnare a
Bill Clinton o a Kenneth Starr la responsabilità di aver «ucciso
la virtù americana» imputando a entrambi comportamenti estremi,
testardi, miopi. Per descriverli adopera le parole degli stessi
protagonisti, infuocate al punto da continuare lo scontro
all'infinito.
L'ex
presidente parla infatti ancora oggi dell'inchiesta del Sexgate come
di un «attacco fazioso portato contro di me per motivi personali»
mentre l'ex procuratore conserva viva la rabbia dell'epoca imputando
a Clinton la scelta di «mentire fino alla fine» quando invece «avrebbe
più semplicemente potuto fermarsi, ammettere e lasciarsi tutto
dietro le spalle».
[21-12-2009]
|
MANHATTAN IN CADUTA LIBERA – SE CERCATE CASA AFFRETTATEVI! - UNA
PENTHOUSE DI OTTO APPARTAMENTI A PARK AVENUE CHE NEL 2005 VALEVA 4,5 MLN $
ORA COSTA IL 40% IN MENO - A NEW YORK I LOCALI RESTANO SFITTI E I NEGOZI
TRISTEMENTE VUOTI – PER SUPERARE LA CRISI MOLTI RIMANGONO APERTI ANCHE
DI NOTTE…
Da "Italia Oggi"
È crisi nera per i negozi a New York: le vendite sono in caduta
libera e, per salvare il salvabile, si cerca di rimanere aperti più a
lungo possibile. Anche di notte. Non che a Manhattan ciò non avvenisse
anche prima: lì si può trovare di tutto a qualsiasi ora. Però il
fenomeno, con l'acuirsi della recessione, si è accentuato.
Invogliare i consumatori ad acquistare è l'imperativo più gettonato
di questi tempi. E, per farlo, occorre svendere. C'è chi offre prodotti
scontati del 60-70%. Ma i saldi d'oro si trovano soprattutto nel settore
immobiliare, dove l'affare è dietro l'angolo, ma abbondano i cartelli
«affittasi». Secondo Fiserv, società di informazione finanziaria, il
prezzo medio delle transazioni svoltesi a Manhattan è diminuito del
21,7% in un anno, arrivando a 375 mila dollari (253 mila euro).
Un'ulteriore caduta del 17% è attesa nel prossimo anno e mezzo. Per
esempio, una penthouse di otto appartamenti a Park Avenue, venduta nel
2005 per 4,5 milioni di dollari (3 mln di euro), rimessa sul mercato a
5,9 milioni di dollari nel marzo 2008, è stata ceduta all'inizio del
2009. Ma al prezzo di 3,6 milioni, in calo di quasi il 40% rispetto a
quanto richiesto.
Anche gli stipendi sono in contrazione negli Stati Uniti: mediamente
di tre punti a livello nazionale, con differenze notevoli da luogo a
luogo. A fotografare la situazione è il Centro di statistiche del
lavoro: nel primo trimestre dell'anno i salari sono crollati del 23% a
New York rispetto al -10% di Mecklenbourg (Nord Carolina).
Una curiosità: pare che il settore finanziario sia stato meno
toccato dalla crisi sul versante degli stipendi. Se è vero che alcuni
trader della fallita Lehman brothers si sono adattati a fare i benzinai,
è altrettanto vero che persone come Philip, specialista di analisi dei
rischi di prodotti derivati in Calypso, raccontano che il loro stile di
vita non è cambiato. I bonus sono saltati, ma in compenso sono riusciti
a rinegoziare le rate del mutuo immobiliare.
[28-10-2009]
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LA VENDETTA DEL FALCO – “BUSH? UN POLITICO QUALUNQUE” –
INSOMMA, PER CHENEY È STATO SOLO UN COGLIONCELLO “TROPPO CONCILIANTE”
CON L’OPINIONE PUBBLICA - LO STRAPPO DEFINITIVO CONSUMATO CON IL MANCATO
PERDONO DI LEWIS “SCOOTER” LIBBY…
francesco semprini per La
Stampa
Negli ultimi anni del secondo mandato di George W. Bush si è
consumato uno strappo con il suo vice dovuto alle posizioni «troppo
morbide» dell'inquilino della Casa Bianca. E' Dick Cheney a rivelarlo
in vista di un libro di memorie che sarà pubblicato nel 2011. A
riportare alcuni stralci dei racconti dell'intransigente falco,
considerato il vicepresidente più potente della storia è il Washington
Post: Bush col tempo non era più agli occhi di Cheney «l'uomo di
principi» in cui aveva creduto, ma solo «un politico come tutti gli
altri», dunque degno del giudizio più severo.f
«Anche quando prendeva decisioni su cui non ero d'accordo,
continuavo a sostenerlo in pubblico - prosegue - Ora che il mandato è
finito non c'è motivo per non dire apertamente quello che penso».
L'autore dell'articolo, Barton Gellman, biografo di fiducia dell'ex
vicepresidente, spiega che secondo Cheney l'inquilino della Casa Bianca
sembrava accusare le critiche dell'opinione pubblica ed era diventato «più
malleabile e conciliante». Troppo per il falco neocon, il cui motto era
«mai chiedere scusa, mai spiegare». Il presidente non si fidava più
di lui e per Cheney si trattava di un tradimento.
Lo strappo definitivo si sarebbe consumato con il mancato intervento
del presidente nei confronti di Lewis "Scooter" Libby, l'ex
capo del suo staff personale, arrestato e condannato nel 2007 per aver
giurato il falso nell'ambito dell'inchiesta sui segreti della Cia.
Nonostante le pressioni di Cheney, Bush rifiutò il perdono
presidenziale. Così dopo aver mantenuto il silenzio sino alla fine del
mandato Cheney ha messo a segno un doppio colpo: si è vendicato di Bush
facendosi pubblicità per il libro.
[14-08-2009]
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PROVE TECNICHE DI GUERRA FREDDA – IL PENTAGONO
SCOPRE DUE SOTTOMARINI RUSSI INTENTI A SPIARE A LARGO DELLE COSTE
ATLANTICHE – “NORMALE ESERCITAZIONE” PER MOSCA, MA NON CAPITAVA
DA ALMENO 15 ANNI, PERDIPIÙ SENZA PREAVVISO…
Francesco
Semprini per "La
Stampa"
Hanno pattugliato in gran silenzio le coste
atlantiche degli Stati Uniti da Nord a Sud per diversi giorni prima
di scomparire dai radar americani. Due sommergibili russi classe
Akula sono stati inviati da Mosca al largo della East Coast
americana nell'ambito di un'operazione definita di «normale
esercitazione», ma che ha riportato indietro la memoria ai tempi
della Guerra Fredda. Secondo il dipartimento della Difesa americano
i due sottomarini non sono mai entrati nelle acque statunitensi il
cui confine si spinge a circa 19 chilometri al largo della costa, e
per questo non hanno provocato reazioni da parte del Pentagono.
L'operazione è durata diversi giorni durante i
quali le due unità della marina russa sono state intercettate a
circa 300 chilometri dalle coste grazie a informazioni di
intelligence. Uno dei due è rimasto al largo sino al pomeriggio di
martedì per poi fare rotta a nord-est, forse verso il Baltico.
L'altro invece sembra si sia diretto verso l'isola di Cuba. La
vicenda ha sollevato qualche preoccupazione da parte del Pentagono,
non solo perché l'operazione non è stata preceduta dal preavviso
di Mosca come accade spesso in questi casi. Ma perché
un'esercitazione di sottomarini nucleari a ridosso degli Usa non
avveniva da almeno quindici anni. Ciò riporta alla mente le grandi
manovre della Guerra Fredda quando Unione Sovietica e Stati Uniti
inviavano regolarmente sommergibili a ridosso delle rispettive coste
con l'obiettivo di rubare segreti militari o monitorare i movimenti
delle flotte navali dell'avversario.
I sottomarini classe Akula sono il
corrispettivo delle unità americane della classe Los Angeles, unità
di medie dimensioni non in grado di lanciare missili nucleari
intercontinentali. Nonostante questo però la manovra sottolinea
l'atteggiamento più aggressivo assunto dalle Forze armate russe,
che coincide con il negoziato in corso sul controverso progetto
dello scudo spaziale in Est Europa. L'episodio avviene a un anno e
mezzo di distanza dall'incidente del febbraio 2008, quando due
bombardieri russi sorvolarono a bassa quota la Uss Nimitz, una
portaerei americana che stava navigando nelle acque del Pacifico,
costringendo i caccia Usa ad alzarsi in volo per intercettarli. «Abbiamo
osservato le due unità durante tutto il transito al largo delle
coste, ma riconosciamo il diritto di ogni nazione a condurre
esercitazioni in acque internazionali purché non vengano violate le
leggi internazionali», si è limitato a dichiarare il portavoce del
Northern Command americano.
Le autorità russe da parte loro non hanno
fatto mistero di quanto accaduto definendolo una «esercitazione di
routine». «La nostra flotta non può certo rimanere ormeggiata nei
porti», ha detto il generale Anatoly Nogovitsyn, vicecapo del
ministero della Difesa. Del resto unità di Mosca sono state
impegnate di recente in diverse operazioni internazionali, come
quelle congiunte con la marina venezuelana dello scorso autunno, il
primo dispiegamento in acque dell'emisfero occidentale dalla Guerra
Fredda. O come le manovre nel Mediterraneo orientale e le operazioni
di pattugliamento al largo del Corno d'Africa per intercettare i
pirati somali.
E' chiaro che Mosca vuole rilanciare il ruolo
della propria marina e più in generale delle Forze Armate su scala
globale per rafforzare l'immagine del Paese. Tuttavia è opinione
condivisa che la marina russa di oggi sia solo un'ombra della grande
potenza navale sovietica. Dopo il crollo del regime nel 1991 la
corsa agli armamenti e le esercitazioni militari sono state ridotte
ai minimi termini a causa del collasso economico dell'ex impero
comunista. Una ripresa graduale è avvenuta con gli otto anni di
presidenza di Putin che grazie agli introiti derivanti dalla vendita
di greggio e gas naturale ha rafforzato gli stanziamenti alla
Difesa. Tuttavia si tratta di progressi limitati come dimostrano i
sette test missilistici falliti sugli undici condotti con i Bulava,
testate destinate all'impiego proprio sui sottomarini nucleari:
l'ultimo fallimento risale ad appena tre settimane fa.
Non è chiaro se della vicenda dei sottomarini
al largo della East Coast il presidente Barack Obama abbia parlato
con il suo omologo russo Dmitry Medvedev quando questi gli ha
telefonato telefono martedì sera per fargli gli auguri di
compleanno. Fonti diplomatiche riferiscono invece che i due capi di
Stato abbiano affrontato il nodo georgiano, in particolare dopo la
richiesta di 16 milioni di dollari in armamenti avanzata da Tbilisi
e che rischia di acuire ulteriormente le tensioni tra Washington e
Mosca dopo il gelo diplomatico seguito al conflitto russo-georgiano
dello scorso anno.
[06-08-2009]
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ROMA / 27-05-2009
NUCLEARE/ in siti militari centrali nucleari fuori controllo
di Parlamento, Magistratura e popolazioni
ROMA
(Uno Notizie.it)
E’ stato
recentemente approvato al Senato, nell’ambito della
discussione del ddl 1195 recante disposizioni per lo sviluppo e
l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di
energia, l'articolo 14 recante delega al Governo in materia
nucleare.
La delega
riguarda la disciplina della localizzazione sul territorio
nazionale di impianti di produzione di energia elettrica
nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare
e dei sistemi di stoccaggio e di deposito. Avviate infine le
votazioni degli emendamenti presentati all'articolo 16 recante
misure per la sicurezza e il potenziamento del settore
energetico.
Siamo
di fronte non più al rischio, ma alla piena attuazione di un
progetto che coinvolgerà anche il settore della Difesa.
Sempre in Senato è infatti in discussione il ddl 1373 per la
costituzione della DIFESA SERVIZI SPA, la quale ha tra le sue
finalità principali quella “di permettere l'installazione di
impianti energetici destinati al miglioramento del quadro di
approvvigionamento strategico dell'energia, della sicurezza e
dell'affidabilità del sistema nel quadro degli obiettivi
comunitari in materia di energia e ambiente”.
Nuove
centrali potranno essere costruite direttamente dalla Difesa
Servizi SpA, o date in concessione e/o locazione, e realizzate
in siti militari, infrastrutture e beni del demanio militare.
Tutto ciò sfuggendo al controllo delle Autonomie Locali, della
magistratura e del Parlamento nonché delle popolazioni
residenti nelle vicinanze dei siti prescelti, essendo questi
“Zona Militare - Limite Invalicabile”, come recitano i
cartelli affissi ai confini.
E senza che si
tenga nella dovuta considerazione il depauperamento di
esperienze e professionalità oggi utilizzate in queste basi con
altre funzioni, e che difficilmente potrebbero essere convertite
alla produzione di energia nucleare. - Uno Notizie - Roma
ECCO ALCUNI,
INTERVENTI, SUL NUCLEARE, DELLO SCIENZIATO E FISICO GIANNI
MATTIOLI. ALLA SUA DESTRA IL FAMOSO
ASTRONAUTA E PARLAMENTARE EUROPEO UMBERTO GUIDONI
PRIMA PARTE
SECONDA PARTE
TERZA PARTE
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IL PURGATORIO DI OBAMA - IL VATICANO DICE NO ALLA FIGLIA DI JFK:
super-attivista della campagna elettorale di Obama, CONTRO LA CHIESA su
scienza e morale - Senza ambasciatore, nessuna udienza al presidente Usa
per il G8 – IL PRECEDENTI DI SARkò…
Giacomo Galeazzi per
"La Stampa"
Avvocato, cresciuta nella più nota famiglia cattolica degli Stati
Uniti, un'educazione nel Collegio del Sacro Cuore in Massachusetts,
scrittrice. Un profilo sicuramente adatto a ricoprire un ruolo delicato
come quello di ambasciatore americano presso la Santa Sede.
Ma neppure il cognome altisonante le ha aperto un varco Oltretevere: Caroline
Kennedy, figlia di JFK e grande supporter di Obama
durante la campagna elettorale per le presidenziali, non è
gradita in Vaticano. E' troppo liberal, perché è favorevole alla
libera scelta su staminali, aborto, eutanasia. Dunque «non è la
persona adatta a dialogare con la Chiesa sulle questioni eticamente
sensibili».
Obama come Sarkò: la Santa Sede
dice no a Caroline Kennedy e rigetta la proposta
arrivata da Washington con la certezza del gradimento. Se per
l'investitura dell'ambasciatore in Vaticano il presidente francese ha
incassato dodici mesi di no a candidati gay, protestanti, divorziati o
«inadatti per ragioni personali o situazioni matrimoniali irregolari»
(poi, «nomen omen», è stato scelto Lefebvre, omonimo
dell'arcivescovo scismatico), non va meglio al suo collega statunitense,
non a caso ancora in attesa di udienza Oltretevere durante il G8 di
luglio in Sardegna.
SARKo
Un intoppo diplomatico tanto più grave, in quanto è esploso mentre
i vescovi Usa tuonano quotidianamente contro il nuovo corso di
Washington. La Curia, su sollecitazione dell'episcopato americano in
rotta con i credenti «pro choice» su aborto, eutanasia e staminali
embrionali, ha riservatamente negato il proprio «placet»
all'indicazione di Caroline, figlia del primo e finora
unico inquilino cattolico della Casa Bianca.
Una decisione unilaterale che, in base ad una convenzione diplomatica
di mezzo secolo fa, non richiede spiegazioni ufficiali. Non è l'erede
del clan Kennedy la figura-ponte, la cattolica «pro
life» (ammesso che tra i democratici ce ne siano) che la Santa Sede
attende per riprendere il dialogo dopo anni di «filo diretto» nell'era
Bush. Un grattacapo non da poco per l'uomo più potente del mondo.
Come sostituta della «teocon» Mary
Ann Glendon, introdotta nei Sacri Palazzi al punto da guidare
delegazioni vaticane alle conferenze internazionali e da essere cooptata
nelle accademie pontificie, la Segreteria di Stato retta dal cardinale Tarcisio
Bertone non gradisce una super-attivista della campagna
elettorale di Obama, giocata in antitesi alle gerarchie
ecclesiastiche su scienza e morale.
Tarcisio
Bertone
Si ripete così il copione di un anno fa, quando Parigi non trovava
un ambasciatore eterosessuale e monogamo da inviare in Vaticano. E, non
riuscendo l'Eliseo a insediare un nuovo rappresentante diplomatico
presso la Santa Sede, si incappò in una «prima volta» che fece
scalpore. Benedetto XVI, infatti, visitò la Francia
accompagnato da un semplice segretario di ambasciata, Pierre
Clochard.
Un'anomalia passata tutt'altro che inosservata nel protocollo
diplomatico e che ora finisce in secondo piano per le «difficoltà» di
Obama. Finora nessuno dei candidati scelti dalla Casa Bianca è apparso
adatto al Vaticano. Un percorso in apparenza semplice (considerato il
gran numero di personalità cattoliche in vista negli Usa) ma che si sta
rivelando irto di ostacoli.
Il problema della sede «vacante» è stato richiamato un mese fa dal
portavoce papale padre Federico Lombardi di fronte
all'ipotesi di un incontro tra il Pontefice e Obama.
Quale ambasciatore degli Stati Uniti in Vaticano, la nuova
amministrazione voleva qualcuno, anche al di fuori della diplomazia, che
potesse dare lustro al Paese e la primogenita di Jfk sembrava
corrispondere all'identikit. Nei Sacri Palazzi si sottolinea che «in un
momento di tensione sui temi eticamente sensibili, è preoccupante che
l'ambasciata Usa presso il Vaticano non abbia un titolare».
barack
obama
Ma Sarkò e Obama non sono gli
unici. Anche con l'Argentina, sotto il pontificato di Joseph
Ratzinger, si è registrata la medesima impasse per il no
vaticano all'ex ministro della Giustizia, Alberto Iribarne,
divorziato e fautore delle iniziative legislative sull'aborto e la
contraccezione. Un po' come l'altro candidato Usa bocciato dalla Curia,
cioè Douglas Kmiec, il boss cattolico del Partito
democratico che spalleggia Obama nei finanziamenti alla
ricerca sulle staminali embrionali e alle Ong abortiste.
«Senza ambasciatore, nessuna udienza al presidente Usa per il G8»,
spiegano Oltretevere, dove accresce l'imbarazzo anche l'invito a metà
maggio a Obama da parte della Notre Dame, università
cattolica dell'Indiana, che ha già scatenato le proteste delle diocesi
d'America.
[15-04-2009]
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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