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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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LA MELA MALATA - LE FOTO DI JOBS SCHELETRITO E ORMAI VICINO ALLA FINE TERRORIZZANO I MERCATI, GLI AZIONISTI APPLE E I FAN DI IPHONE, IPAD E COMPAGNIA BELLA - LA PAURA CHE SCOMPAIA IL GENIO CHE HA RISOLLEVATO L’AZIENDA DI CUPERTINO DAL FALLIMENTO ALL’OLIMPO (357 $ AD AZIONE) RISCHIA DI CONTAGIARE GLI INVESTITORI CHE TEMONO LA MANCANZA DI EREDI - UNICA SPERANZA LA FONTE DELLA NOTIZIA: IL TABLOID SCANDALISTICO “NATIONAL ENQUIRER” NON È UNA BIBBIA - MA CHE LA MALATTIA STIA TENTANDO L’ATTACCO FINALE NON È IN DISCUSSIONE…

Vittorio Zucconi per "la Repubblica"

 

Non è una notizia, questa, è una veglia attorno al lungo addio del patriarca della Mela, il semidio seguito da milioni di fedeli che in tutto il mondo leggono i bollettini con il cuore in gola. Steve Jobs, colui che fece risorgere la Apple dalle ceneri nelle quali miopi amministratori l´avevamo precipitata, sta male, e lo sapevamo, ma ora addirittura malissimo, con poche settimane di vita davanti, consumato dal tumore che lo colpì al pancreas otto anni or sono.

Le sue ultime foto che mostrano uno scheletro umano avvolto in abiti che gli pendono addosso sono state sparate dal National Enquirer un periodico di pettegolezzi, falsi scoop, panzane colossali, ma che di tanto in tanto, tirando nel mucchio, colpisce qualcosa.

 

La "umma", la confraternita mondiale dei fedeli ronza di domande e di testimonianze. La foto, che riprende di spalle un vecchietto alto e consunto con le mani ischeletrite mentre entra in un diner, un ristorante di Stanford in California per la prima colazione e ha fatto emettere a specialisti di oncologia superficiali diagnosi infauste di stadio ormai terminale, non prova nulla.

Non è neppure certo che quell´uomo sia proprio Jobs. Le speranze dei fedeli si risollevano, quando si scopre che il moribondo partecipa a un incontro con il Presidente Obama in California, insieme con gli altri "cavalieri della tavola virtuale", come Zuckerberg di Facebook e Schmidt di Google per parlare di lavoro e di creazione di imprese, ma il mistero, che è tanta parte del culto di Jobs, privatissima persona, sposato con rito buddhista, pudicamente ricco (6 miliardi il suo portafoglio) rimane.

 

Trepidano i cuori tremebondi degli investitori di Borsa che in questi anni, sotto la frusta di prodotti innovativi e incantevoli gadgets, iPhone, iPod, iPad, portatili Macintosh, e a formidabili invenzioni commerciali come l´Apple Store per scaricare applicazioni, giochi, musica e film attraverso i suoi oggetti, hanno spinto il corso della Apple ad altezze siderali dai 90 dollari dell´autunno 2008 ai 357 di ieri e sono tentati dall´abiura.

Abbandonano un poco, non moltissimo, dei loro santini azionari, limando il titolo dell´1,5% del suo valore, e la scarsa credibilità del National Enquirer puntella la speranza che anche questa volta Steve compia il miracolo, come fece nel 1996 quando fu richiamato dalla Apple considerata ormai in fase terminale e la reinventò.

Proprio questa identificazione tra l´azienda e l´uomo è sempre stata la forza, e oggi l´incubo, della comunità dei fedeli. Dalla marginalità nel mondo dei computer al 10% del mercato di oggi, dalla reinvenzione del cellulare "intelligente" con gli iPhone che, nonostante i difetti dell´ultima edizione, l´iPhone4, sono stati venduti complessivamente in 45 milioni di pezzi, all´iPad che sta cambiando anche il mondo del giornalismo tradizionale "di carta" e ha prodotto l´inevitabile processione di cloni, tutto viene sempre fatto risalire alla mente fertile di Jobs e di un´azienda che, non per caso, chiamava i suoi primi propagandisti «evangelizzatori».

 

Sua fu l´idea, così apparentemente controcorrente, di investire nell´allestimento di negozi tradizionali, ormai più di 300 nel mondo da Pechino a Roma, per trasformare l´acquisto di prodotto in un´"esperienza" fisica, personale, sensoriale. Proprio mentre il mondo del commercio cominciava a migrare in massa nel cielo astratto e impalpabile degli acquisti on line.

 

Vere o false che siano le foto spiattellate dall´Enquirer, o le insensate prognosi a distanza di presunti oncologi, le condizioni di Jobs, che il 24 febbraio compirà appena 56 anni, sono molto precarie e neppure la riservatezza estrema dei suoi "archiatri", dei medici che si prendono cura del suo corpo consunto, quasi una reliquia di se stesso, può nasconderle.

 

Dozzine di testimoni hanno riportato di averlo visto entrare e uscire regolarmente dallo Stanford Cancer Center, uno dei più avanzati d´America dove si tentano terapie nuove per il cancro del pancreas che gli fu diagnosticato per caso, durante una tac di routine, nel 2003. Lo stesso ospedale dove tentò invano di sfuggire alla malattia l´attore Patrick Swayze, il protagonista di «Ghost».

 

È noto che attorno alla sua salute si mente, si minimizza, si evade. L´annuncio del suo ritiro dalla guida attiva della Apple per occuparsi della sua salute, piovuto il 17 gennaio scorso sulla congregazione sbigottita, era venuto a contraddire le ripetute assicurazioni di avere sconfitto il male, di avere superato gli effetti del trapianto di fegato del 2009, di soffrire soltanto di disturbi del metabolismo.

 

Ma a ogni apparizione pubblica, Jobs era apparso sempre più evanescente, nei suoi maglioncini neri sul fondo nero del palcoscenico, al punto che, per errore, l´agenzia economica Bloomberg pubblicò l´obituary, il "coccodrillo" in morte di Steve nell´agosto del 2008, provocando l´immancabile citazione di Mark Twain «le notizie delle mia morte sono grandemente esagerate». Se anche questa volta il geniale creatore di immagini, colui che regalò al mondo l´animazione rivoluzionaria della Pixar nella quale inizialmente neppure la Disney credeva, uscirà dalla grotta, sarà il suo miracolo più grande. Il Lazzaro della Mela, già morto e mai morto.18-02-2011]

 

 

1- "STEVE JOBS HA SOLO SEI SETTIMANE DI VITA" - FOTO CHOC DEL FONDATORE DI APPLE - SOFFRIREBBE DI UNA RECRUDESCENZA DEL CANCRO AL PANCREAS, DIAGNOSTICATO NEL 2004 - 2- LA APPLE NON HA VOLUTO COMMENTARE L’APPARIZIONE DELLE IMMAGINI, CHE SI TEME POSSANO AVERE UN EFFETTO NEGATIVO SULLA QUOTAZIONE DEL TITOLO IN BORSA - 3- IN DIFESA DI ASSANGE SCENDE IN AULA IL GIURISTA LIBERAL DI HARVARD ALAN DERSHOWITZ: "WIKILEAKS HA DIRITTO DI PUBBLICARE LE INFORMAZIONI DI CUI VIENE IN POSSESSO. GLI USA VOGLIONO IMPEDIRE IL DIRITTO DI CRONACA. LA CASA BIANCA VUOLE IL WEB LIBERO IN CINA E IRAN, MA VUOLE CONTROLLARLO INVECE IN AMERICA" - 4- "SE ASSANGE DOVESSE ESSERE CONDANNATO, IL GOVERNO USA AVRÀ LA POSSIBILITÀ DI CONTROLLARE D’ORA IN AVANTI LE INFORMAZIONI DIFFUSE SU INTERNET VIOLANDO IL PRIMO E IL QUARTO EMENDAMENTO DELLA COSTITUZIONE. SARÀ LEGITTIMATO UN DOPPIO STANDARD GIURIDICO: LIBERTÀ DI ESPRESSIONE SUI GIORNALI MA NON SU INTERNET" -

1- "JOBS HA SOLO SEI SETTIMANE DI VITA"
La Stampa - Steve Jobs, che ha lasciato a gennaio la Apple per tornare a curarsi, starebbe molto peggio del previsto. Secondo lo statunitense National Inquirer, che ha pubblicato foto di uno Jobs scheletrico, il fondatore di Apple soffrirebbe di una recrudescenza del cancro al pancreas, diagnosticato la prima volta nel 2004, e che ora gli lascerebbe solo 6 settimane di vita.

Nelle foto pubblicate sul giornale Jobs appare magro, fragile e con i capelli diradati. Secondo i medici interpellati dal giornale sarebbero i segni di un nuovo ciclo di chemioterapia per un ritorno del cancro. Il dr Samuel Jacobson ha detto all'Inquirer che, "a giudicare dalle immagini, è vicino alla fase terminale, direi che non ha più di sei settimane".

 

La Apple non ha voluto commentare l'apparizione delle immagini, che si teme possano avere un effetto negativo sulla quotazione del titolo del colosso elettronico.

2- DIFENDERÒ ASSANGE E LA LIBERTÀ DI PAROLA" - DERSHOWITZ: GLI USA VOGLIONO IMPEDIRE IL DIRITTO DI CRONACA
Maurizio molinari per La Stampa

Ho accettato di difendere Julian Assange perché questa è la battaglia per la libertà di stampa nel XXI secolo». Il giurista liberal di Harvard Alan Dershowitz parla al telefono dal suo studio di Boston e non adopera mezzi termini per spiegare le ragioni che lo hanno portato a entrare nel collegio legale del fondatore di Wikileaks, considerato dalla Casa Bianca un nemico pubblico degli Stati Uniti a causa della recente divulgazione di centinaia di migliaia di documenti segreti del Pentagono e del Dipartimento di Stato.

 

Perché difende Assange? «Quando all'inizio degli Anni 70 vi fu la battaglia legale sui Pentagon Papers pubblicati dal New York Times, che svelarono i retroscena della guerra in Vietnam, vi presi parte per tutelare il diritto al giornalismo investigativo. Allora vincemmo una sfida che ha consentito di tutelare la libertà di stampa su carta. Adesso la sfida si ripete, riguarda Internet e l'informazione digitale. Eravamo nel giusto allora come lo siamo adesso. Wikileaks ha diritto di pubblicare le informazioni di cui viene in possesso».

Veramente Hillary Clinton, nel discorso alla George Washington University, ha accusato Wikileaks di aver commesso «un furto di documenti simile a quelli che avvenivano in passato con le valigette a mano» che «nulla ha a che vedere con la libertà di stampa». Che cosa ne pensa?
«La mia amica Hillary si sbaglia. Non c'è stato nessun furto. Julian Assange e Wikileaks non hanno rubato nulla. Sono entrati in possesso di documenti riservati e li hanno pubblicati. La Costituzione americana garantisce tale diritto».

 

Ma il Segretario di Stato rivendica il diritto del governo alla riservatezza delle proprie comunicazioni per difendere, ad esempio, l'identità degli attivisti per i diritti umani che hanno contatti con le ambasciate americane in Paesi dittatoriali... «La tutela delle fonti è garantita dai giornali che pubblicano i documenti trovati da Wikileaks. I nomi di informatori, agenti segreti e siti sensibili devono essere tutelati al momento della pubblicazione. Così è sempre stato negli Stati Uniti. Altra cosa è il diritto di Wikileaks di esercitare il giornalismo investigativo nell'era digitale».

Quale è la situazione legale in cui si trova adesso Assange? «Sono in atto tre procedimenti legali. In Gran Bretagna sulla richiesta di estradizione verso la Svezia. In Svezia sull'accusa di reati sessuali. E negli Stati Uniti è in preparazione l'incriminazione da parte del ministero della Giustizia guidato da Eric Holder. La causa più pericolosa si svolge in America».

 

Perché? «Per il semplice fatto che Eric Holder punta a impedire l'esercizio del diritto di cronaca, vuole mandare in prigione chi ha scelto di divulgare notizie non gradite al governo degli Stati Uniti. È stato questo il motivo che mi ha spinto ad accettare quando l'avvocato inglese di Assange mi ha contattato chiedendomi di entrare nel collegio legale». Come spiega i ritardi di Holder nel firmare l'atto di incriminazione? «C'è un contrasto dentro l'Amministrazione Obama».

 

Di che cosa si tratta? «Sulla libertà di Internet la Casa Bianca ha due anime: è divisa fra chi vuole cavalcarla puntando a trasformare il web nella nuova frontiera della libertà di espressione in Paesi come l'Egitto, l'Iran e la Cina e chi invece vuole punire Wikileaks in maniera talmente severa da impedire su Internet il ripetersi delle garanzie di libertà di stampa. È un conflitto che l'Amministrazione Obama sta risolvendo e porterà all'incriminazione di Assange. Siamo pronti a batterci in aula».

 

Che cosa c'è in palio? «La libertà di espressione in America nel XXI secolo. I media digitali devono essere equiparati a quelli tradizionali. Se Assange dovesse essere condannato, il governo Usa avrà la possibilità di controllare d'ora in avanti le informazioni diffuse su Internet violando il primo e il quarto emendamento della Costituzione. Sarà legittimato un doppio standard giuridico: libertà di espressione sui giornali ma non su Internet».

 

Ma se la causa legale contro Assange in America ancora non è formalmente iniziata, perché lei si è già messo a lavoro? «Perché, sebbene Assange non abbia commesso alcun reato in America o contro l'America, l'atto di incriminazione è in stato molto avanzato e il governo è in procinto di compiere un passo assai grave. L'incriminazione minaccia di coinvolgere anche Twitter, a causa dell'accusa che sia stato il mezzo di trasmissione di alcune informazioni. Si paventa lo scenario di un governo che potrebbe chiedere di ottenere milioni di informazioni scambiate sul web da privati cittadini, americani e non».

 

Come si sente lei, giurista liberal, a sfidare l'amministrazione Obama? «Sto tentando di evitare che l'America diventi come l'Italia».
Che cosa intende dire? «Amo l'Italia, siete un Paese meraviglioso e con una grande Storia, anche giuridica, ma negli ultimi tempi la libertà di espressione da voi si è molto indebolita: il governo italiano influenza pesantemente i media e sono stati incriminati i genitori di Amanda Knox, colpevoli solo di aver fatto una pubblicazione esprimendo delle opinioni sul processo di Perugia, peraltro viziato da legittimi dubbi. Sul terreno della tutela della libertà di stampa l'Italia non sta dando un grande esempio e io non voglio che gli Stati Uniti si incamminino nella stessa direzione».

IL GIUDIZIO «Non c'è stato nessun furto di segreti da parte di Wikileaks Il suo fondatore è innocente»
LA POLITICA «La Casa Bianca vuole il Web libero in Cina e Iran, ma vuole controllarlo invece in America»
IL DOPPIO STANDARD «Si può scrivere qualunque cosa sui giornali di carta, ma per ora non vale per Internet»
IL DILEMMA DEL LIBERAL «Sfido Obama per evitare che il mio Paese diventi come l'Italia in fatto di espressione libera»17-02-2011]

 

 

- SEMAFORO VERDE A WALL STREET...
(Teleborsa) - Esordio positivo per la borsa americana, nonostante le tensioni in Egitto che fanno temere per una propagazione delle proteste in tutto il mondo arabo e non solo. Nel frattempo il prezzo del petrolio continua a salire, con il Light Crude a un passo dai 90 dollari al barile mentre il Brent ha oltrepassato quota 100 usd, per poi ripiegare sotto tale livello. A sostenere i listini azionari a stelle e strisce la trimestrale migliore delle attese del colosso petrolifero Exxon Mobil.

Dal fronte macro i consumi di dicembre sono risultati più forti delle attese (+0,7% dal +0,5% delle stime). In linea con le aspettative, invece, i redditi risultati in crescita dello 0,4%. Le statistiche in calendario non sono finite qui, con alle 15.45 il Pmi di Chicago di gennaio. Sulle prime rilevazioni il Dow Jones mostra un rialzo dello 0,22% a 11850,19 punti, l'S&P500 un incremento dello 0,16% a 1278,36 punti ed il Nasdaq una plusvalenza dello 0,25% a quota 2693,3.

31-01-2011]

 

 

 

RAHMAGEDDON! - QUANDO LE COSE STAVANO MIGLIORANDO PER LO SBARACKATO OBAMA, ECCO L’ENNESIMO SILURO REPUBBLICANO: IL SUO EX BRACCIO DESTRO, RAHM EMANUEL, NON POTRà ESSERE ELETTO SINDACO DI CHICAGO, VISTO CHE NON CI HA VISSUTO NELL’ULTIMO ANNO - UN AVVOCATO CONSERVATORE AVEVA IMPUGNATO LA SUA CANDIDATURA E IERI I GIUDICI GLI HANNO DATO RAGIONE - RAHM FARà APPELLO ALLA CORTE SUPREMA, MA LE ELEZIONI SONO TRA POCHI GIORNI…

Michele Zurleni per "Panorama.it"

Il Drudge Report l'ha intitolata Rahmageddon, tanto per fare capire cosa potrebbe significare questa ultima (in ordine di tempo) puntata della saga di uno degli uomini più potenti d'America. Che ora rischia di perdere la poltrona a cui tanto ambiva e che sembrava praticamente sua: quella di sindaco di Chicago.

 

Per Rahm Emanuel sono state le peggiori 24 ore degli ultimi anni. Lui, ex braccio destro di Barack Obama, king maker della sua vincente campagna elettorale, ex capo dello staff della Casa Bianca (l'uomo che decide l'agenda del presidente), vero architetto della riforma sanitaria, è stato escluso dalla competizione per diventare il primo cittadino della sua (come di Barack) città.

Una corte dell'Illinois ha stabilito (con un voto di maggioranza, 2 a 1) che Rahm Emanuel non ha i requisiti necessari visto che non vive a Chicago da almeno un anno. Conosciuto il verdetto, l'ex deputato democratico è andato su tutte le furie e ha annunciato il ricorso alla corte suprema dello Stato.

 

La decisione sarà presa entro breve, visto che la data delle elezioni è stabilita per il 22 febbraio, ma che i primi voti anticipati (early votes) si terranno in alcune circoscrizioni giù a partire dal 31 gennaio.

Se la sentenza dovesse essere confermata, per Rahm Emanuel si tratterebbe di un clamoroso scacco, di uno stop ai suoi ambizioni progetti. La vittoria era (è) sua. Gli ultimi sondaggi lo davano al 44 per cento del gradimento degli elettori, mentre la suo rivale, Carol Moseley Braun era molto distante da lui.

 

Ora una parte del ricorso legale si gioca sul recente passato di Rahm Emanuel. Nonostante prima la carica di deputato e poi quella di consigliere del presidente l'abbiano portato a Washington, non aveva mai cambiato residenza. Ma ovviamente, con tutta la famiglia, aveva lasciato la sua casa di Chicago per trasferirsi a vivere nella capitale.

Secondo i giudici che l'hanno escluso dalle elezioni, se i suoi famigliari fossero rimasti in Illinois, la sentenza sarebbe stata diversa, a suo favore.

 

Anche sulla sua casa di Chicago c'è un capitolo dal sapore amaro per Rahm Emanuel. L'inquilino a cui l'aveva affittata, Rob Halpin si è rifiutato di lasciargliela quando l'ex consigliere di Obama gli ha dato lo sfratto. Ne è nato un contenzioso legale che ha avuto una strana appendice politica quando Halpin, uomo d'affari, ha annunciato che avrebbe corso per la poltrona di sindaco in competizione contro Emanuel.

Progetto poi rientrato, ma utilizzato nella vertenza legale. Alla fine, l'esponente democratico ha dovuto trovare un'altra, temporanea sistemazione in città mentre portava avanti la sua campagna elettorale.

Rob Halpin è stato definito un Rahmstopper, termine coniato dal columnist del Chicago Tribune John Kass per definire quel vasto reticolo di influenti personaggi del mondo del business e della politica della città che intendono fare di tutto per evitare che Emanuel diventi il successore del sindaco Richard Daley (fratello di quel Bill Daley che è stato nominato capo dello staff della casa Bianca proprio al posto di Rahm Emanuel).

 

Tra i Rahmstopper c'è anche colui che ha presentato il ricorso alla Corte dell'Illinois, quel Burt Oldenson, avvocato, vicino ai repubblicani, che per mesi ha combattuto una battaglia legale contro il suo obiettivo e che, per ora, sembra aver vinto.

Dopo aver deciso di comune accordo con Barack Obama che la sua esperienza alla Casa Bianca era di ritenersi conclusa visto che era in arrivo l'ondata repubblicana delle elezioni di Medio Termine e che, quindi, il presidente avrebbe avuto bisogno di un volto più spendibile con il GOP, Rahm Emanuel, in ottobre, aveva lasciato Washington per ritornare a Chicago sicuro che la corsa alla poltrona di sindaco fosse una passeggiata.

Non aveva tenuto conto dei Rahmstoppers.

25-01-2011]

 

 

CALIFORNIA IN BOLLETTA...
Federico Rampini per "la Repubblica" - Con gli anti-statalisti del Tea Party lui non c´entra niente. Anzi, è difficile oggi trovare in America un politico dal "pedigree" più di sinistra del suo, che affonda le radici nella contestazione californiana degli anni Sessanta. Eppure la prima cosa che Jerry Brown ha fatto insediandosi da governatore a Sacramento, equivale a mettere un dito negli occhi ai sindacati del pubblico impiego. Via, subito - ha ordinato il governatore - 96.000 telefonini in dotazione agli statali della California. Un risparmio da 20 milioni di dollari l´anno.

 

«Non riesco proprio a credere - ha detto - che il 40% di tutti i nostri dipendenti pubblici debba avere un cellulare pagato dai contribuenti. Gli unici per i quali si giustifica, sono i funzionari dei servizi d´emergenza che devono essere reperibili 24 ore su 24. Per tutti gli altri, è un furto». L´ordinanza è già firmata, le grida di proteste dei sindacati non sono servite a nulla. Il prossimo obiettivo: la flotta delle 13.600 auto di servizio, blu o bianche che siano, a volte con tanto di fari girevoli per farsi strada nelle ore di punta. Brown prenderà due piccioni con una fava. Perché tra i costi dello Stato della California ci sono anche le cause per incidenti, provocati da funzionari che guidano telefonando.12-01-2011

 

 

ACKO SUICIDATO? - CONRAD MURRAY, MEDICO DI MICHAEL JACKSON, SI AGGRAPPA A 120 SECONDI: SECONDO LUI, IL RE DEL POP SAREBBE MORTO MENTRE LUI ANDAVA A PISCIARE - PECCATO CHE POI ABBIA ASPETTATO UN’ORA PER DARE L’ALLARME - L’INIEZIONE DI “LATTE” LETALE E ILLEGALE HA UCCISO JACKSON ALLA VIGILIA DEL TOUR DEL RIENTRO, E ORA TRA PROCESSI MEDIATICI, EREDI SCIROCCATI E MISTERI SULLA MORTE, SI RIAPRE IL TRISTE SIPARIO

Angelo Aquaro per "la Repubblica"

L´ultimo Thriller di Michael Jackson dura meno di due minuti: neppure il tempo di una canzone. Ma meno di due minuti sarebbero bastati al Peter Pan del pop per iniettarsi la dose di "latte" che l´avrebbe spedito nel viaggio senza ritorno verso l´isola che, purtroppo, c´è. Conrad Murray, il medico venuto dai Caraibi, che prima di conoscere il divo era inseguito da una causa da 400 mila dollari per il fallimento della sua clinica di Las Vegas, scommette adesso su quei due minuti per salvare, se non proprio la faccia ormai perduta, quello che gli sta più caro.

 

C´era una siringa rotta nella stanza da letto. La siringa con cui Michael Jackson avrebbe finalmente cercato di darsi pace: approfittando dell´unico momento di assenza del dottore.

Il cardiologo si presenta puntuale, alle 8.45 di Los Angeles, nell´aula della Corte Superiore di California, al 111 di North Hill Street, a meno di mezz´ora di auto dal castello da otto camere da letto al 110 di North Carolwood Hills, Beverly Hills, dove la mattina del 25 giugno 2009 vide morire con i suoi occhi Michael Jackson. Ucciso da che? E, soprattutto, da chi?

 

La prima domanda ha da tempo una risposta: l´arma si chiama Profanol, un liquido anestetico dall´aspetto lattoso, che dovrebbe essere somministrato soltanto in clinica, e non in quel confetto rococò che sembra la camera da letto di Jacko. Ma la domanda a cui cercherà di rispondere l´udienza preliminare del processo che si è aperta ieri e durerà almeno un paio di settimane, vista la trentina di testimoni costretti a sfilare, è un´altra: chi è stato a somministrare la dose letale di quel farmaco comunque proibito come sonnifero?

Il medico giura che iniettò soltanto 25 milligrammi del "latte" che Jacko continuava a implorare: e per ucciderlo, dice, ce ne sarebbe voluto 5 volte tanto. Il viceprocuratore David Walgren, un duro vero, per ora è riuscito a incriminare il dottore per omicidio involontario. Per ottenere una condanna, dovrebbe adesso dimostrare che la sua "criminale diligenza" causò la morte del divo. Ma gli basterà sostenere di avere comunque delle prove perché il medico venga rinviato a giudizio.

 

Katherine Jackson, 81 anni, la matriarca della famiglia, rivolge al medico uno sguardo di fuoco, di quelli che terrorizzavano i Jackson Brothers, allevati proprio da lei nel segno dei Testimoni di Geova. Ci sono anche LaToya e Jermaine: ma i fan e curiosi davanti al tribunale, i cartelli non proprio beneauguranti per il dottore, sono pochini. C´è attesa per Joe, il padre-padrone. E soprattutto per Prince, il figlio che fu ammesso al capezzale di Michael, prima che il dottore rinunciasse ai tentativi di respirazione artificiale e lo spedisse in l´ambulanza per l´ultima, inutile corsa in ospedale.

 

La chiave sono quei 120 secondi: dalle 10.50 alle 10.52 del mattino del 25 giugno. Dieci minuti prima, alle 10.40, Murray cede, dice lui, e inietta di 25 milligrammi di Profanol. Che si aggiungono ai 2 milligrammi di lorazepam, ai 2 milligrammi di midazolam, agli altri 2 milligrammi ancora di lorazepam e ai 10 milligrammi di inutile Valium. Sono gli unici due minuti in cui Murray, dice, si alza per andare al bagno. Torna e Michael non respira già più.

 

I tabulati telefonici dimostrano che l´allarme sarà dato quasi un´ora dopo. Ma è a quei 120 secondi che si aggrappa la difesa di J. Michael Flanagan, l´avvocato del cardiologo: sarebbero bastati a Jacko per iniettarsi il resto del Profanol. Dice l´avvocato che non sarebbe stata fatta neppure un´analisi dell´impronta trovata. Difesa e accusa da giorni si battono anche su chi sia titolato a concludere le analisi sul liquido, un test comunque "sperimentale" e "difficile".

 

Il "Thriller" continua e mamma Katherine non abbassa lo sguardo dal dottore. Tocca a lei, del resto, amministrare l´80 per cento dell´eredità. Jacko ha lasciato "soltanto" 237 milioni di dollari ma la festa è appena cominciata, l´album postumo, "Michael", appena uscito: chi tira fuori quest´ignobile storia del suicidio, è morto. 05-01-2011]

 

 

FUGA DA FORT-OBAMA - PORTE GIREVOLI, VASI COMUNICANTI: ECCO GLI INTERESSI PER NIENTE IN CONFLITTO DEGLI UOMINI DELL’AMMINISTRAZIONE USA, CHE CORRONO TRA LE BRACCIA DI BANCHE CHE FINO A OGGI AVREBBERO DOVUTO BASTONARE - GOLDMAN SPECTRE, CITIGROUP, E GLI HEDGE FUND, SI COMPRANO, COPRENDO D’ORO, I DIPENDENTI DELLO SBARACKATO, CHE PORTANO IN DOTE GLI AGGANCI NEL SETTORE PUBBLICO: “CONOSCO I NOMI, HO TUTTI I NUMERI DI TELEFONO DA CHIAMARE”…

Angelo Aquaro per "la Repubblica"

La Casa Bianca va all´attacco di Wall Street? Niente paura: Wall Street si compra la Casa Bianca. I soldi non saranno tutto però aiutano: soprattutto quando raddoppiano. Non solo l´ex direttore del budget di Barack Obama, Peter Orszag, trasloca armi e bagagli a Citigroup. Non solo il più grande esperto di derivati della Fed, Theo Lubke, trova casa nella banca d´affari che per un´offerta di derivati discussa ha dovuto pagare una megamulta: Goldman Sachs.

 

Funzionari dell´amministrazione. Dirigenti del Tesoro. Investigatori della Sec. È un vero e proprio esodo dalla politica alla finanza: proprio mentre la politica cerca di regolarla. Anzi, è proprio la conoscenza della nuove regole, compresi evidentemente gli inganni che proverbialmente si trovano ogni volta che viene fatta una legge, a favorire i nuovi assunti.

Con gli stipendi raddoppiati dai 200mila dollari di un funzionario statale ai 400mila o più che l´alta finanza promette: esclusi, beninteso, i megabonus su cui, dall´altra parte della scrivania, avrebbero gridato allo scandalo.

 

Per la riforma finanziaria il povero Obama ha preso bastonate da destra e da sinistra. Troppo debole per gli ultrà democratici, troppo invadente per tutti gli altri, oltre al fondo anti crac e a una serie di misure pro-consumatori la legge impone una stretta alle attività speculative delle banche, obbligandole per esempio a separare le attività di compravendita di hedge funds e derivati.

 

Ma sono i lacci e lacciuoli imposti dalla riforma qui conosciuta come «Dodd-Frank», dal nome dei congressisti che l´hanno elaborata, a preoccupare soprattutto Wall Street. E qui l´arrivo degli esperti governativi servirà non solo a districarsi tra le norme: ma anche tra i corridoi di Washington. «Conosco tutti al ministero della Giustizia, alla Fed, al Tesoro» dice al Washington Post Kevin Puvalowski, l´ex ispettore federale felicemente passato alla Sheppard Mullin, uno studio di legge di New York. «Conosco i nomi, ho tutti i numeri di telefono da chiamare».

 

La legge prevede ovviamente la possibilità di conflitti di interesse. E ci sono limiti nell´utilizzo degli assunti provenienti dall´amministrazione. Non possono per esempio lavorare su casi specifici di cui si sono già occupati. Su certi temi si raccomanda un purgatorio di uno o due anni.

Ma il gioco delle revolving doors, delle porte girevoli, riapre gli interrogativi sulla contiguità dei due mondi. Anche l´amministrazione Obama è stata accusata di ambigue connivenze. Il film «Inside Job» ha dimostrato come i maggiori collaboratori del presidente flirtassero con Wall Street.

 

A cominciare da quel Larry Summers la cui sostituzione ora è già un caso. Al suo posto in pole position c´è Gene Sperling, ex direttore economico di Bill Clinton e criticatissimo per le consulenze da un milione e mezzo di dollari, di cui 900 mila dalla solita Goldman Sachs. Sperling attualmente è consigliere del segretario al Tesoro Tim Geithner: anche lui nel mirino per le amicizie in Goldman. Chi è senza peccato firmi la prima legge: o stacchi il primo assegno.31-12-2010]

 

 

AMBASCIATOR PORTA PENE - LE GUERRE DIPLOMATICHE AL TEMPO DI TWITTER: A CARACAS, IL MINISTRO USA IL SOCIAL NETWORK PER ANNUNCIARE CHE GLI STATI UNITI HANNO REVOCATO IL VISTO ALL’AMBASCIATORE VENEZUELANO - SI TRATTA DI UNA RITORSIONE DOPO IL BLOCCO DI PALMER, DIPLOMATICO AMERICANO CHE HA ACCUSATO CHÀVEZ DI COPRIRE I GUERRIGLIERI DELLE FARC - SEMBREREBBERO NEMICI GIURATI, MA IN REALTÀ IL VENEZUELA VENDE AGLI USA LA METÀ DEL SUO PETROLIO

1 - USA-VENEZUELA, WASHINGTON RITIRA IL VISTO ALL'AMBASCIATORE ALVAREZ - LA CASA BIANCA RISPONDE AL VETO POSTO DA CARACAS A LARRY PALMER...

 

(Il Velino/Velino Latam) - Il governo degli stati Uniti ha revocato il visto all'ambasciatore venezuelano Bernardo Alvarez Herrera in risposta al veto posto da Caracas alla nomina dell'ambasciatore Larry Palmer. La decisione - presentata ai media statunitensi dal portavoce del Dipartimento di Stato Mark Toner come "appropriata, adeguata e reciproca" - impedirà ad Alvarez, attualmente a Caracas, di fare rientro a Washington.

 

Nelle settimane scorse Hugo Chavez ha più volte detto di non voler concedere le credenziali a Palmer, colpevole di aver gettato discredito sulle forze armate venezuelane. Washington aveva replicato dicendo che Caracas si sarebbe dovuta far carico delle conseguenze del rifiuto. Nell'ultimo dei botta e risposta verbali, Chavez aveva sfidato martedì la Casa Bianca a "rompere le relazioni" con il Venezuela.

 

Nel presentare la sua nomina al Senato degli Usa, Palmer aveva parlato di una presunta copertura fornita dal governo venezuelano alla guerriglia colombiana e dell'influenza di Cuba sull'esercito venezuelano. Parole denunciate come una indebita ingerenza dall'esecutivo bolivariano. Le relazioni diplomatiche tra i due paesi tornano così a incrinarsi: ad agosto del 2008 il Venezuela espulse l'ambasciatore Usa Patrick Duddy, come gesto di solidarietà per l'analoga scelta compiuta pochi giorni prima dalla Bolivia (La Paz aveva denunciato presunte trame eversive ordite dagli states).

Immediatamente dopo Washington restituì la misura espellendo Bernardo Alvarez. I rapporti tra i due paesi, da tempo critici sul piano politico, rimangono però forti dal punto di vista economico. Il Venezuela vende oltre la metà del petrolio che produce agli Stati uniti, una quota che rappresenta circa il dieci per cento della domanda Usa.

2 - VENEZUELA-USA, GUERRA DI AMBASCIATORI...
Da "La Stampa.it"

 

La decisione della revoca del visto a Bernardo Alvarez è stata annunciata prima dal dal vice-cancelliere venezuelano Temir Porras sulla rete sociale Twitter e poi confermata dal Dipartimento di Stato. «Se il governo Usa vuole espellere il nostro ambasciatore, che lo faccia. Se vuole interrompere le relazioni diplomatiche, che lo facciano», aveva detto Chavez martedì. «La colpa non è mia, è loro, che nominano un ambasciatore è la prima cosa che fa quello è offendere il Paese dove è inviato. Questo viola le leggi internazionali più elementari».30-12-2010]

 

 

 

INFERNET! - AMERICA ALLA ROVESCIA: I REPUBBLICANI ACCUSANO LO SBARACKATO OBAMA DI OSCURARE IL WEB - ECCO LE NUOVE REGOLE: QUALSIASI PROVIDER SARÀ LIBERO DI BLOCCARE O RALLENTARE IL TRAFFICO RITENUTO ILLEGALE (FILM PIRATA O HACKER), MA DOVRÀ GIUSTIFICARLO AGLI UTENTI - PER INTERNET MOBILE RIMANE LA LIBERTÀ (DI FREGARE I CONSUMATORI): POTRANNO FAR PAGARE DI PIÙ O RALLENTARE I SERVIZI CHE CONSUMANO BANDA, COME YOUTUBE O SKYPE

1 - OBAMA NEL MIRINO DEI REPUBBLICANI "CENSURA IL WEB"...
Maurizio Molinari per "La Stampa"

 

L' Ente federale per le comunicazioni vara i primi regolamenti per Internet negli Stati Uniti raccogliendo il plauso della Casa Bianca ma scatenando le proteste di opposizione repubblicana e associazioni per la libertà di stampa che promettono battaglia al Congresso e nei tribunali.

L'ordine del giorno «Open Internet» della «Federal Communications Commission» (Fcc) redatto dal presidente Julius Genachowski un anno fa ed approvato ieri proibisce ai provider di Internet di bloccare il «traffico di contenuti legali sul Web» consentendogli di gestire il flusso di informazioni nei rispettivi network, «facendo pagare gli utenti sulla base del consumo» e «fissando dei limiti per il traffico via cellulare».

Per Genachowski e i due consiglieri democratici della Fcc che hanno votato a favore sono regole che garantiscono il principio della «neutralità del network» auspicato dalla Casa Bianca proteggendo «il diritto degli utenti di navigare sul Web». E in effetti il presidente Barack Obama plaude ad una decisione che «preserva le libertà, incoraggia l'innovazione, tutela i consumatori e difende la libertà di espressione».

 

Ma gli altri due consiglieri dell'Fcc, di fede repubblicana, si sono opposti parlando di «misure non necessarie», «penalizzanti l'innovazione tecnologica» e destinate ad essere «cambiate dal Congresso e bocciate dal tribunali» perché assegnano ai provider la possibilità di giudicare cosa è «legale» o meno, consentendogli una sorta di censura.

Jason Stverak, presidente del «Centro Franklin per l'integrità pubblica» di Washington si spinge fino a dire che «la neutralità del network è stata azzerata, accrescendo il controllo su Internet nel momento in cui un terzo dei cittadini americani apprende le notizie dal Web». «Il risultato di questa decisione è di limitare la libertà di informare e di sviluppare le tecnologie» aggiunge Stverak, secondo il quale la Fcc avrebbe agito sotto pressione dell'amministrazione Obama a seguito dell'impatto dell'imponente fuga di documenti governativi sul sito Wikileaks.

 

Genachowski replica a tali accuse affermando che «per la prima volta disponiamo di regole che garantiscono libertà e trasparenza sul Web». A suo avviso sono i dettagli tecnici ad avvalorare la scelta compiuta perché «d'ora in avanti la discriminazione ai danni di un network non sarà più possibile» visto che i provider di Internet come Comcast Corporation e Verizon Communication dovranno gestire i network di cavi fissi «senza ostacolare la circolazione di contenuti legali» mentre nuove compagnie potranno offrire video in concorrenza con a Microsoft, Google e Amazon sfruttando le stesse linee Internet con cui questi tre giganti raggiungono gli utenti.

 

Ma ad allargare il dissenso sui contenuti di «Open Internet» è il fatto che saranno conosciuti nella loro interezza solo a metà gennaio, quanto il testo arriverà all'esame del Congresso. MitchMcConnell, capo dei senatori repubblicani, non ha dubbi sul fatto che «questa intrusione del governo nella vita dei cittadini deve essere respinta visto che in novembre gli americani hanno votato contro l'ingerenza pubblica nel privato».

Ma Michael Copps, uno dei due consiglieri democratici del Fcc, ribatte: «Le regole avrebbero dovuto essere più stringenti, non lo abbiamo fatto proprio per proteggere i consumatori». La battaglia è solo all'inizio.


2 - GLI USA DECIDONO SULLA NET NEUTRALITY. IN GIOCO L'INTERNET CON COSTI E RAPIDITÀ DIVERSI IN BASE AI SERVIZI...
Dall'articolo di Alessandro Longo per "Il Sole 24 Ore"

 

La sostanza è già nota: Genachowsky l'ha anticipata qualche giorno fa, in un discorso pubblico. In sintesi, qualsiasi operatore internet (fisso e mobile) sarà libero di bloccare o rallentare il traffico ritenuto illegale (film pirata per esempio) o dannoso per la rete (attacchi di hacker). Gli operatori saranno costretti però a descrivere, con chiarezza e trasparenza, ai propri utenti il modo con cui gestiscono il traffico (se e quali servizi rallentano, bloccano o accelerano, per esempio).

 

Sugli altri tipi di traffico (né dannosi né illegali), Genachowsky è intenzionato a permettere tutte le discriminazioni che non siano "irragionevoli". Chiarirà oggi, probabilmente, che cosa intende con questa parola, ma l'ipotesi più accreditata dagli esperti di policy tlc Usa è che vieterà solo le discriminazioni anti competitive. Per esempio, un operatore fisso che dovesse rallentare i film offerti da una certa azienda sul web, per favorire il proprio analogo servizio o quelli dei propri partner commerciali.

 

Gli operatori mobili avranno mani ben più libere, nel gestire il proprio traffico, annuncia Genachowsky: per «tutelare un mercato ancora agli inizi». Potrebbero così adottare nuove tecnologie, sulle proprie reti, per analizzare il traffico e così assegnare a ciascun servizio un costo e una velocità diverse. Esempio: se l'utente va su Facebook paga poco; molto se usa il VoIP (telefonia su internet) o YouTube; niente se usa i servizi dello stesso operatore, il quale inoltre li potrà velocizzare a bella posta (dando loro una priorità nel traffico totale). Nel caso della rete mobile, quindi, il regolatore non si porrebbe il problema delle pratiche anti competitive.

 

Le polemiche sono più forti proprio sulle norme relative alle reti cellulari, ma in generale è un tema che da anni è campo di battaglia tra aziende Usa, grandi e piccole. Sono circa 150 le organizzazioni che hanno attivato gruppi di lobby alla Casa Bianca per influenzare decisioni come quella di oggi, in un senso o nell'altro.

 

Le reazioni, alle regole anticipate da Genachowsky, sono state ambigue, finora. Open Net Coalition, che sostiene l'apertura di internet e comprende aziende come Google, Facebook, Amazon, Skype, eBay, ha comunicato di sostenere gli obiettivi di Fcc. Quasi tutti i venture capital, finanziatori di aziende web, hanno invece detto che le nuove regole soffocheranno l'innovazione. Concordano i gruppi sostenitori dei diritti degli utenti internet.

 22-12-2010]

 

 

OBAMA IN GINOCCHIO - LO SBARACKATO COSTRETTO DAL TRACOLLO ELETTORALE DI MIDTERM A UN’INVERSIONE DI ROTTA E A VENIRE A PATTI CON LE GRANDI CORPORATIONS: DOMANI L’INCONTRO A PORTE CHIUSE CON GLI AD DI 20 DELLE PIÙ IMPORTANTI AZIENDE AMERICANE (CHE HANNO APPREZZATO IL RINNOVO DEL TAGLIO DELLE TASSE DI BUSH) - MA CON UNA CONGIUNTURA ECONOMICA DA FAR RABBRIVIDIRE, NESSUNO HA LA MINIMA IDEA SU COME LA CASA BIANCA INTENDA INCENTIVARE LE AZIENDE

Mariuccia Chiantaretto per "il Giornale"

 

Dopo la dolorosa sconfitta alle elezioni di midterm di novembre il presidente Obama ha cambiato rotta e, incurante delle critiche del suo stesso partito, per salvare l'economia ha cominciato a corteggiare le corporations americane. La chiamata alle armi avverrà domani alla Blair House, il palazzetto di fronte alla Casa Bianca dove vengono ospitati i capi di Stato. Ci saranno gli amministratori delegati di 20 delle più importanti aziende americane tra le quali, anticipa il «Wall Street Journal», Google, Cisco Systems, International Business machines Corp. American Express, Dow Chemical e Pepsico.

 

L'incontro sarà a porte chiuse e prevede una doppia sessione interrotta da un pranzo di lavoro. L'idea di non consentire l'accesso ai media è dettata da due ragioni: senza le telecamere saranno tutti più liberi di esporre le loro idee ed il presidente a sua volta potrà fare le pressioni del caso senza essere criticato sia dal suo partito che dai repubblicani. In gioco, secondo le stime della Casa Bianca ci sono 1.930 miliardi di dollari di liquidità delle aziende, che la Fed considera il massimo da oltre mezzo secolo e che l'amministrazione Obama vorrebbe fossero investiti per creare nuovi posti di lavoro e dare impulso all'economia che soffre.

 

In discussione ci saranno commercio, il prolungamento dei tagli fiscali dell'era Bush, la riduzione del deficit americano nel medio e lungo termine e le strategie per favorire la crescita. La richiesta di Obama potrebbe però trovare orecchie da mercante. Le corporation americane tengono le cassaforti blindate in attesa di vedere se il presidente trova una via d'uscita al programma «socialista» che ha promesso (senza per altro riuscire a mantenere) che prevede aumenti delle tasse, un sistema sanitario nazionale che costerà una tombola e numerose altre iniziative che, se varate, dovranno giocoforza essere pagate dai contribuenti.

 

Con una congiuntura economica da far rabbrividire, un tasso di disoccupazione al 9,8%, l'inversione di rotta di Obama sarà tutta da studiare. Nessuno per il momento ha la minima idea su come la Casa Bianca intenda incentivare le aziende. La scorsa estate quando l'allora chief of staff della Casa Bianca Ram Emanuel aveva proposto una revisione sulla regolamentazione delle assunzioni l'intero apparato dei consiglieri di Obama si era opposto.

 

«Adesso - ha spiegato la consigliera del presidente Valerie Jarrett - si cercherà un approccio più obiettivo per promuovere la crescita economica, dare garanzie alle imprese, assicurando allo stesso tempo una certa sicurezza al contribuente». «I regolamenti - ha commentato il direttore esecutivo dell'associazione di multinazionali Business Roundtable, Johanna Schneider - sono sempre stati un problema per le aziende. Un compromesso con la Casa Bianca sarebbe benvenuto».

 

Non è la prima volta che il presidente Obama incontra i leader delle corporations americane, ma in passato le cose non sono andate benissimo. Pare sia abitudine del presidente esporre le proprie idee senza confrontarle con quelle degli altri e meno che mai cercare di condividerle. Dopo le elezioni di novembre però le cose sono cambiate: il compromesso proposto da Obama sul rinnovo del taglio delle tasse di Bush per esempio è piaciuto ai leader della Corporate America.

 

«Obama - ha detto sibillino a Fox News il presidente della Camera di Commercio Tom Donohue - adesso ha forse l'esperienza per concludere accordi che prima considerava preclusi».14-12-2010]

 

 

L'ESERCITO DELLE DONNE IN MARCIA SU WAL MART...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - Una class action da un milione. Sfortunatamente per Wal-Mart, gigante mondiale della grande distribuzione, non si tratta di dollari, ma di un esercito di attuali o ex lavoratrici, pronte a chiedere un risarcimento per le discriminazioni subite sul lavoro. Quella che si sta abbattendo sulla catena dei supermercati, già famosa per le condizioni di lavoro non proprio idialliache, è la più grande class-action della storia americana.

Ad occuparsene sarà la Corte Suprema che entro la prossima primavera dovrà decidere se Wal-Mart fa sistematicamente differenza fra i propri dipendenti, pagando le donne meno degli uomini e ostacolando loro la carriera. Il tutto è nato con la denuncia di sei commese di Pittsburg, le quali non hanno pensato solo a se stesse, ma hanno deciso di fare causa in nome di tutte le lavoratirci del gruppo. Un esercito di un milione o quasi di persone che, se dovesse vedere riconosciute le proprie istanze, creerebbe un buco miliardario nelle casse del gruppo.07-12-2010]

 

 

- CHE FINE FARÀ AD ESEMPIO L'AMBASCIATORE THORNE CHE È ARRIVATO A ROMA NELL'AGOSTO DELL'ANNO SCORSO E HA SPEDITO QUEI RAPPORTI COSÌ DELICATI SUL CAVALIERE SONNOLENTO?
È inutile negare che alla Farnesina serpeggiano nervosismo e preoccupazione.

 

Le rivelazioni di quel sito disgraziato di WikiLeaks hanno creato un enorme imbarazzo e hanno messo in luce la debolezza dell'attività diplomatica. Alcuni ambasciatori rimpiangono i tempi in cui le valigette diplomatiche venivano portate nel mondo con tanto di catenelle che si aprivano soltanto di fronte al destinatario; poi i dispacci venivano bruciati e le malizie della diplomazia restavano coperte dalle feluche.

 

Nei corridoi del ministero degli Esteri è diffusa la convinzione che il ministro Frattini non abbia la statura dei suoi predecessori. Senza chiamare in causa Camillo Benso di Cavour che tra marzo e giugno del 1861 ricoprì quell'incarico, i diplomatici ricordano la gestione di Gaetano Martino, Emilio Colombo, Lamberto Dini, e di Gianni De Michelis che nonostante qualche festino selvaggio nella sua stanza all'hotel Plaza di via del Corso, era dotato di un notevole acume politico.

È chiaro che in questo momento il povero Frattini (avvocato 53enne) sta giocando una parte superiore alle sue forze e si sta immolando per coprire i business del Cavaliere birichino sulla politica energetica. Ciò che sorprende di più di fronte all'ondata di rivelazioni dello spione australiano, Assange, è il silenzio imbarazzato delle cancellerie di fronte ai giudizi impietosi e ai memorandum pubblicati.

 

Qualcuno comincia a chiedersi quali saranno le teste che cadranno per colpa di WikiLeaks. La prima è sicuramente quella di Hillary Clinton che ha già detto di non candidarsi alle prossime presidenziali americane, ma la domanda riguarda anche il tourbillon di spostamenti inevitabili in Italia. Che fine farà ad esempio l'ambasciatore Thorne che è arrivato a Roma nell'agosto dell'anno scorso e ha spedito quei rapporti così delicati sul Cavaliere sonnolento? Alla Farnesina si teme che alla fine possa cadere la testa di qualche funzionario di rango minore. Uno di questi è Lorenzo Fanara, alto funzionario dell'Ambasciata italiana a Mosca che si trova a Villa Berg vicino alla centralissima Arbat.

Questo giovane diplomatico è diventato Consigliere economico e commerciale e in un dispaccio inviato dall'ambasciata americana viene indicato come la fonte che mette il dito sulle relazioni economiche troppo forti tra l'Italia e la Russia.

Sarebbe davvero il colmo se a pagare per l'intreccio oscuro sull'asse Silvio-Vladimir fosse il povero Fanara che in fondo ha detto soltanto un pezzo della verità.06-12-2010]

 

 

RITORNO DELL'AMERICA ALL'USO DEI CONTANTI...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - A pochi giorni dai successi del Black Friday e a qualche settimana dalle festività del Natale gli americani si scoprono meno dipendenti del passato dall'uso di carte di credito. Secondo il centro di ricerche di Chicago TransUnion, l'uso delle carte di credito nel paese è crollato di oltre l'11% e attualmente gli americani senza carta di credito sono circa 70 milioni, contro i 78 milioni dell'anno scorso.

«È la prima volta da almeno trent'anni - spiega Gerri Derweiller di Credit.com - che i sottoscrittori di carte di credito decrescono». Un fenomeno che sembra legato a un cambiamento dei costumi e alla minore propensione all'indebitamento delle famiglie. Così, se il debito medio del possessore di carte di credito è sceso a 4.964 dollari nel terzo trimestre del 2010, le insolvenze sono cadute del 25%.

02-12-2010]

 

 

USA: MUTUI CASA GIU' DEL 16,5%
(ANSA) - Le richieste di mutui ipotecari negli Usa sono crollate del 16,5% la scorsa settimana, dopo il forte rialzo dei tassi trentennali sui prestiti che hanno 'gelato' i rifinanziamenti. Nel dettaglio, le richieste di mutuo per l'effettivo acquisto di un immobile hanno segnato un aumento dell'1,1%, mentre le domande di rifinanziamento sono precipitate del 21,6%. Il tasso medio sui mutui trentennali e' salito ai massimi da agosto al 4,56% dal 4,50% della settimana prima.

27. USA: PRODUTTIVITA' +2,3% III TRIMESTRE...
(ANSA) - Negli Stati Uniti il tasso di produttivita' non agricola nel terzo trimestre e' stato rivisto al rialzo a +2,3%, in base alla lettura definitiva diffusa oggi, dal +1,9% della prima stima. Il costo del lavoro ha segnato un calo dello 0,1%, in linea con la prima lettura. Il settore privato Usa nel mese di novembre ha creato 93.000 posti di lavoro. Il dato, rilevato nel sondaggio Adp, e' nettamente migliore rispetto alle attese degli economisti che puntavano su 70.000 nuovi occupati.

 01-12-2010]

 

 

. STATI UNITI, LO SHOPPING VA A RILENTO E IL BLACK FRIDAY DELUDE GLI ANALISTI...
Da "il Giornale" - Mentre l'Europa corre ad arginare la falla del debito irlandese, dagli Stati Uniti rimbalzano altri segnali contrastanti sulla tenuta della ripresa. Le vendite durante il «Black Friday», considerate dagli analisti uno degli indicatori più sensibili della fiducia dei consumatori americani in vista dello shopping natalizio, sono cresciute dello 2,2%.Oltreceano c'è,però,delusione perché i volumi di spesa sono saliti solo dello 0,3 per cento.

 

ShopperTrack sottolinea, tuttavia, che «l'aumento inferiore alle attese è dovuto in parte alle promozioni offerte online e all'avvio anticipato degli sconti, già agli inizi di novembre. Durante il fine settimana del «Thanksgiving» le vendite sono invece aumentate del 6,4% a 45 miliardi di dollari. Da oggi la parola torna alle Borse, impegnate a cercare una direzione da qui a fine anno decifrando la prudenza della Federal Reserve, che ha recentemente tagliato le previsioni di crescita, e l'efficacia del nuovo piano da 600 miliardi di dollari per sostenere l'economia.29-11-2010]

CRISI: OBAMA CONGELA STIPENDI PUBBLICI...
(ANSA) - L'amministrazione Obama congela gli stipendi dei dipendenti federali civili per 2 anni, il 2011 e il 2012. Lo comunica la Casa Bianca, sottolineando che l'iniziativa rientra nell'ambito delle misure volte a ridurre il deficit e il debito pubblico. Il congelamento si tradurra' in risparmi per 2 miliardi di dollari nell'esercizio fiscale 2011 per 28 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni e in oltre 60 miliardi di dollari in 10 anni.29-11-2010]

 

 

1 - IL REGALO DI NATALE SILVIO AD OBAMA: IN ITALIA SAREBBERO IMMAGAZZINATE 70-90 BOMBE E IL NOSTRO GOVERNO SI SAREBBE DICHIARATO DISPONIBILE, ATTRAVERSO LA SOCIETÀ SOGIN, AD ALLARGARE IL MAGAZZINO EUROPEO
Per uno come Berlusconi che dichiara di essere il capo di governo più popolare in Europa, la guerra della "vaiassa" napoletana è roba da cassonetti.

 

Lui la sua "differenziata" vuole farla con i big che governano il mondo ed è questa la ragione per cui nell'ultimo vertice di Lisbona dei capi di Stato della Nato si è permesso durante un animato colloquio con il presidente romeno Basescu, di puntare l'indice della mano destra verso la tempia. Un gesto che i giornalisti hanno interpretato come un segno di sprezzo nei confronti di Sarkozy.

 

Adesso il Cavaliere sta già pensando ai regali di Natale che dovrà portare in dono all'amico Putin nel vertice bilaterale Italia-Russia che si terrà a Soci sul Mar Nero ai primi di dicembre. Prima di quella data c'è l'appuntamento di lunedì prossimo con il beduino Gheddafi, poi seguirà il vertice dei paesi Ocse nel Kazaksthan. Per quanto riguarda Obama il regalo di Natale Silvio glielo ha fatto a Lisbona assicurando la presenza di altri 200 addestratori in Afghanistan, ma c'è chi durante i lavori del Summit portoghese sostiene che il Cavaliere birichino avrebbe accennato a un dono più consistente.

Dal vertice a porte chiuse non è trapelato nulla in merito alle bombe nucleari americane ancora presenti in Turchia e in Italia, e nessuno è in grado di dire se questo delicato argomento è stato trattato fino in fondo. Si sa soltanto che la Germania e il Belgio hanno chiesto da tempo lo smantellamento dell'arsenale europeo dove secondo calcoli degli esperti ci sarebbero ancora 200 bombe nucleari americane che servivano da deterrente durante la Guerra Fredda.

 

Secondo le stime di questi esperti in Italia sarebbero immagazzinate 70-90 bombe e il nostro governo si sarebbe dichiarato disponibile, attraverso la società Sogin, ad allargare il magazzino europeo. Il tema è stato oggetto di un'interrogazione parlamentare firmata da 12 deputati che finora è caduta nel vuoto. L'interpellanza è stata indirizzata al ministro La Russa che a Lisbona si è visto bocciare l'idea di dotare di bombe tradizionali gli aerei italiani Amx, e indica in Aviano e Ghedi Torre in provincia di Brescia le località dove sarebbero depositate testate con una potenza che va da 45 a 170 kiloton.

Dal governo non è arrivata finora alcuna risposta ai parlamentari, e al vertice di Lisbona le bocche sono rimaste cucite. SI sa soltanto che Obama Obama ha fatto in più occasioni un appello per un mondo libero dalle armi nucleari, e che finora il suo invito è stato preso in considerazione soltanto dalla Turchia e dall'Italia.

[23-11-2010]

 

 

WSJ; INDAGINI FBI SU MAXI CASO INSIDER TRADING...
(ANSA) - L'Fbi ha chiesto all'analista indipendente John Kinnucan di registrare le sue chiamate con un cliente nell'ambito di indagini che potrebbero portare a uno dei maggiori casi di insider trading della storia. Lo riporta il Wall Street Journal, citando alcune indiscrezioni secondo le quali le indagini in corso potrebbero portare ad alcuni arresti e incriminazioni entro la fine dell'anno. Kinnucan ha ricevuto, lo scorso 25 ottobre, una visita da due agenti dell'Fbi che, dopo essersi identificati, lo hanno accusato di aver passato informazioni riservate.

Kinnucan - aggiunge il Wall Street Journal - è stato minacciato di arresto e gli è stato chiesto di cooperare registrando chiamate con uno dei suoi clienti. Kinnucan ha rifiutato l'offerta e, la stessa sera, ha scritto una email al proprio cliente, che secondo indiscrezioni sarebbe l'hedge fund SAC Capital Advisors, riferendo l'accaduto. Con l'indagine in corso gli investigatori stanno esaminando il ruolo di consulenti e analisti che forniscono informazioni a hedge fund e altri fondi sui settori in cui sono specializzati.22-11-2010]

 

 

 

 LA PARABOLA DELLO ZAR RATTNER...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Da uomo simbolo del salvataggio dell'auto Usa a ex consulente costretto a pagare 6,2 milioni di dollari alla Sec. È la parabola discendente di Steven Rattner, l'ex numero uno della task-force presidenziale per Detroit, che ieri ha accettato di pagare salato pur di vedere archiviata un'indagine aperta dalla Sec, non quella del procuratore generale di New York Andrew Cuomo, riguardo al ruolo da lui ricoperto in un caso di truffa legato a un fondo pensione newyorkese.

Oltre alla sanzione economica, a Rattner è stata imposta l'interdizione di due anni dall'attività con broker o dealer. In particolare, Rattner in qualità di presidente di Quadrangle avrebbe ottenuto 150 milioni di dollari in investimenti dal fondo pensione statale di New York nel 2005 e 2006 pagando tangenti. L'ex consulente non ha negato né ammesso la sua colpevolezza. Ma Cuomo, che ha chiesto un risarcimento di 26 milioni di dollari, ha intenzione di andare ancora più a fondo: «Attraverso le nostre indagini, recupereremo il denaro e metteremo Rattner di fronte alle sue responsabilità».

22.11.10

 

 

USA, NUOVE CASE A OTTOBRE -12%...
(ANSA) - Le nuove costruzioni abitative negli Usa a ottobre hanno segnato un crollo del 12% al tasso annuo di 519.0000 unita'. Lo scrive la Bloomberg citando il Dipartimento del Commercio. Gli economisti si aspettavano un ribasso del 2% a 598.000 unita'. Rivisto al ribasso anche il dato del mese precedente a -4,2% dal +0,3% della prima lettura. I permessi edilizi sono aumentati, invece, dello 0,5%, al tasso di 550.000 dai 539.000 del mese precedente.

18-11-2010]

 

 

20. USA, INDICE MUTUI CASA -14,4%...
(ANSA) - Le richieste di mutui ipotecari negli Usa sono calate del 14,4% la settimana scorsa, segnando la flessione piu' forte di quest'anno. Nel dettaglio, le richieste di mutuo per l'effettivo acquisto di un immobile sono scese del 5%, mentre quelle di rifinanziamento sono crollate del 17%, il peggior calo da aprile scorso. Il tasso sui mutui a trent'anni e' salito al 4,46% dal 4,28% della settimana prima.

18-11-2010]

 

 

THE WASHINGTON POST

OBAMA VUOLE APPROVARE IL TRATTATO NUCLEARE CON LA RUSSIA PRIMA DELL'INSEDIAMENTO DEL NUOVO CONGRESSO A GENNNAIO. TUTTO È NELLE MANI DI UN SENATORE REPUBBLICANO
http://wapo.st/bRXYpx

IL VIRUS STUXNET AVEVA COME OBIETTIVO LE CENTRALI NUCLEARI IRANIANE
http://wapo.st/b3XqZB  16-11-2010]

 

 

 

CARO AMICO NAZI - UN RAPPORTO DEL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA TENUTO NASCOSTO PER DECENNI SVELA: LA CIA ASSOLDÒ CRIMINALI NAZISTI PER “INTERESSE NAZIONALE”: DALL’ASSISTENTE DI EICHMANN A Werner von Braun CHE PASSò DAI MISSILI V2 SU LONDRA AL PROGETTO APOLLO SULLA LUNA - NEL DOSSIER I DUBBI DEI FUNZIONARI USA: “COME CI COMPORTIAMO SE EMERGE IL SUO PASSATO

Francesco Semprini per "la Stampa"

 

I servizi segreti statunitensi hanno garantito rifugio e protezione a diversi esponenti o collaboratori del regime nazista. Il nuovo capitolo oscuro della storia del secondo dopoguerra emerge da un rapporto del Dipartimento di Giustizia americano - tenuto nascosto per oltre quattro anni - che ricostruisce i tratti salienti della caccia a un paio di dozzine di affiliati al regime tedesco.

Nelle 600 pagine del dossier, che ha richiesto sei anni di lavoro, si ripercorrono le tappe principali di questa vicenda, come la caccia al dottor Josef Mengele, conosciuto come «l'angelo della morte» di Auschwitz, un pezzo del cui scalpo sarebbe conservato in uno degli archivi del governo Usa. O l'omicidio di un ex soldato delle SS, avvenuto in New Jersey negli Anni 80. O lo scambio di identità tra John Demjanjuk e la guardia del campo di Treblinka, nota come Ivan il terribile.

 

Si tratta insomma di un catalogo dei successi e dei fallimenti compiuti dagli esperti dell'Ufficio per le indagini speciali (Osi), creato nel 1979 dal dipartimento di Giustizia per dare la caccia e deportare tutti i criminali nazisti ancora in circolazione. Da allora ne sono stati identificati oltre 300. Ma l'aspetto «più inquietante» del dossier - spiega il New York Times, che lo ha visionato integralmente - è il coinvolgimento della Cia nella fuga di alcuni esponenti nazisti. Lo stesso Osi parla di «collaborazione del governo con i persecutori», alcuni dei quali «furono fatti entrare nel Paese, anche se si aveva piena consapevolezza del loro passato e delle loro responsabilità».

 

«L'America è sempre stata orgogliosa di essere un rifugio sicuro per i perseguitati - prosegue l'Osi -, in alcuni casi però ha dimostrato di esserlo anche per i persecutori». Uno di questi è Otto Von Bolschwing, uno degli assistenti di Adolf Eichmann, che contribuì a mettere a punto il piano per «liberare la Germania da tutti gli ebrei».
Dal 1954 Bolschwing diventa un uomo della Cia e alcuni funzionari dell'intelligence si chiedono, come risulta dai memo raccolti, «come comportarsi nel caso emergesse il passato del loro collaboratore tedesco».

 

Venuto a conoscenza dei suoi legami col regime, nel 1981 il Dipartimento di Giustizia americano tenta di deportare l'ex nazista, che morirà poco dopo, a 72 anni.

Un altro caso rilevante è quello di Arthur L. Rudolph, uno scienziato esperto di missili che nel 1945 viene portato negli Stati Uniti dove lavorerà per la Nasa nell'ambito dell'Operation Paperclip, un programma che prevede il reclutamento di scienziati che avevano operato con il regime nazista, ed è considerato il padre del missile Saturno V. Il suo reclutamento era un fatto di «interesse nazionale», spiega un memo del dipartimento di Giustizia del 1949 secondo cui lasciar tornare lo scienziato in patria, dopo che si era rifugiato in Messico, «avrebbe compromesso la sicurezza degli americani» e per questo era meglio assoldarlo.

 

Ancora più celebre è il caso di Werner von Braun, l'ingegnere tedesco che, dopo aver portato qualche centinaio di missili V2 su Londra durante la seconda guerra mondiale, portò l'America nello spazio: prima con il lancio in orbita del satellite artificiale Explorer 1 poi con la missione sulla Luna dell'Apollo 11.

Ora però lo scottante dossier voluto nel 1999 da Mark Richard, avvocato di lungo corso del dipartimento di Giustizia, rischia di trasformarsi in una patata bollente per il presidente Barack Obama.

 15-11-2010]

 

 


7 - THE WASHINGTON POST

L'IRAN SMETTE DI FARE IL PIENO AGLI AEREI BRITANNICI PER RITORSIONE
http://wapo.st/9w7NFa

- British Midland International, che vola quotidianamente a Teheran da Londra, ha dovuto far scalo in altri paesi perché l'Iran, da una settimana, non le permette di fare il pieno ai suoi aerei nell'aeroporto della capitale.

- È un'azione di ritorsione: nel piano di sanzioni contro l'Iran, le compagnie petrolifere europee che operano negli scali del Vecchio Continente non permettono agli aerei iraniani di rifornirsi. BP, Shell e Q8 hanno cancellato i loro contratti con Iran Air, la compagnia di bandiera.

- Si attende lo stesso tipo di trattamento anche per le altre compagnie europee che effettuano voli su Teheran.

IL PIÙ GIOVANE DETENUTO DI GUANTANAMO SI DICHIARA COLPEVOLE
http://wapo.st/aH0Cqp

 

- Omar Khadr, canadese di 24 anni e ultimo cittadino di un paese occidentale a essere detenuto nella prigione americana a Cuba, si è dichiarato responsabile di omicidio, crimini di guerra, e altri reati collegati.

- Era stato portato dal padre, un collaboratore di bin Laden, a combattere in Pakistan e Afghanistan quando aveva 10 anni, ed è stato catturato nel 2002 quando ne aveva 15.

- Secondo il patteggiamento con le forze militari, dovrebbe scontare solo 8 anni di carcere (anche alla luce del fatto che era minorenne e "plagiato dal padre", come sostengono le associazioni di diritti umani), in una prigione canadese.

31.10.10

 

E CLINTON SI PERSE LA BOMBA - IL MASCELLONE BILL, IL GIORNO DOPO L’ESPLOSIONE DELLO SCANDALO LEWINSKY, PERSE LA SCHEDA CON I CODICI PER LANCIARE L’ATTACCO NUCLEARE - OGNI PRESIDENTE AMERICANO DEVE PORTARLA SEMPRE CON SÉ, SCORTATO DA UN UFFICIALE CON LA VALIGETTA CHE CONTROLLA L’ARSENALE ATOMICO - UNA VOLTA CLINTON SI DIMENTICÒ PURE L’UFFICIALE, CON ANNESSA VALIGETTA - LO RIVELA L’EX CAPO DI STATO MAGGIORE: “I CODICI ANDARONO PERDUTI PER MESI, FU UN GIGANTESCO PROBLEMA”…

Angelo Aquaro per "la Repubblica"

 

E il giorno dopo lo scandalo Lewinsky, Bill Clinton perse il biscotto. Ok, il biscotto, nel linguaggio cifrato della Casa Bianca, è la scheda che contiene i codici per lanciare l'attacco nucleare: una specie di "bancomat della sicurezza" che il presidente degli Stati Uniti porta sempre con sé, i numeri che dovrà inserire nella valigetta - anche per questa c'è un nome in codice: football - che un ufficiale si trascina sempre dietro.

Ma che cosa aveva mai distratto l'uomo più potente del mondo dal prendersi cura del suo bene più prezioso?

Il biscotto perduto di Clinton è l'ultimo scandalo che l'America appiccica al presidente a cui ha perdonato di tutto.

Ma è vero o no? La rivelazione, rilanciata dalla tv Abc, arriva da un libro del generale di Hugh Shelton, l'ex capo di Stato maggiore che ha raccolto le sue memorie sotto un titolo altisonante, "Senza esitazione: l'odissea di un guerriero americano". Senza esitazione, il guerriero ricorda che "a un certo punto dell'amministrazione Clinton i codici andarono perduti per mesi. Un bel problema, un gigantesco problema".

 

Sì, ma il problema è anche un altro: la storia, ricostruiscono gli storici della Casa Bianca, non sarebbe nuova. Già un altro generale, Robert Patterson, tirò fuori il biscotto perduto sette anni fa. E lui sì che ricorda bene: era l'ufficiale incaricato di portare "la valigetta chiamata football".

È proprio Patterson a raccontare quella scena che avviene "il mattino dopo in cui esplose lo scandalo Lewinsky". L'ufficiale chiede al presidente, come di routine, il biscotto, cioè la card, che lui è incaricato di ricaricare. Ma Clinton, ancora sconvolto dallo scandalo in corso, si accorge di non averla dietro. "Pensava di averla lasciata da qualche parte. Così cominciammo a girare per tutta la casa Bianca alla ricerca dei codici: finché il presidente non confessò di averli persi".

 

Certo Clinton non è stato l'unico inquilino ad avere problemi col biscotto. Un'altra leggenda racconta che anche Carter perse le chiavi che dal 2008 sono nelle tasche di Obama - o almeno si spera. Ma l'incrocio delle due testimonianze rende la disavventura di Bill più clamorosa.

D'accordo, le versioni dei militari differiscono per anno - Patterson dice '98, Shelton 2000 - e durata: per Shelton il biscotto sarebbe sparito addirittura "per mesi".

Ma a conferma della distrazione di Clinton, nel 1999 i giornali di tutto il mondo raccontarono l'ennesimo buco. Durante un vertice Nato, il presidente dimenticò la valigetta, con annesso ufficiale, nel palazzo del summit, costringendo il povero militare a tornarsene alla Casa Bianca a piedi. "Siamo salvi", chiosò l'imbarazzato portavoce Joe Lockart. Le ultime parole famose?

 22-10-2010]

 

 

IL PENTAGONO INTENDE VENDERE ARMI PER 60 MILIARDI $ ALL'ARABIA SAUDITA
http://wapo.st/cLli8I

- La Difesa americana ha informato il Congresso dell'intenzione di vendere aerei da guerra e armi all'Arabia Saudita, per un valore di 60 miliardi di dollari.

- Sarebbe la più grande commessa militare verso l'estero nella storia degli Stati Uniti. Il Congresso ha 30 giorni per approvare il piano, prima che il Pentagono e i sauditi decidano i dettagli dell'affare.

- Dell'ordine fanno parte, tra gli altri, 84 caccia F-15, 70 elicotteri Apache, 72 Black Bird e 36 Little Bird, bombe teleguidate, radar antimissili.

- Oltre al chiaro beneficio economico e militare, gli Stati Uniti stanno cercando di armare gli Stati che nella regione si oppongono alla (pre)potenza iraniana, per creare una rete di alleati che possa fare da deterrente a possibili azioni di Teheran.

 

23.10.10

 

APPENA GLI USA SE NE VANNO, INDOVINA CHI PRENDE IL POTERE A BAGHDAD? L’IRAN! - E WIKILEAKS RIVELERÀ I SEGRETI DELLA GUERRA IN IRAQ - UNA SETTIMANA PRIMA DEL SALVATAGGIO GIÀ STAVANO GIRANDO IL TELEFILM SUI MINATORI - INTANTO 11 RIMANGONO INTRAPPOLATI (E 26 MUOIONO) IN CINA, MA NON SE LI FILA NESSUNO - FRANCIA SEMPRE PIÙ BLOCCATA: 1000 STAZIONI DI SERVIZIO A SECCO, IL PORTO DI MARSIGLIA IN GINOCCHIO - L’ ”UNIONE” VENEZUELANA SI COALIZZA CONTRO CHÁVEZ - DOPO 9 MESI DAL TERREMOTO, COMINCIANO ORA I LAVORI AD HAITI - BLOCKBUSTER FALLISCE PURE NEL FALLIMENTO - IL NUOVO NOKIA È APPENA SUFFICIENTE - WAYNE ROONEY LASCIA IL MANCHESTER…

1 - FINANCIAL TIMES

SFUMANO LE SPERANZE PER I MINATORI CINESI INTRAPPOLATI
http://bit.ly/aXwXQe

 

- 11 uomini sono rimasti intrappolati in una miniera di carbone nella regione dell'Henan in Cina, dopo che un'esplosione di gas aveva già ucciso 26 persone. Nonostante non si tratti di una piccola miniera privata (quelle in cui avvengono la maggioranza degli incidenti a causa delle scarsissime condizioni di sicurezza) ma sia di proprietà dello stato, le risorse impiegate nel salvataggio probabilmente non permetteranno di estrarli vivi.

- Ci vorranno almeno 4 giorni solo per individuare la loro posizione.

- La notizia, come spesso accade, è stata censurata sia sulla stampa che su internet, e le informazioni sulla tragedia trapelano solo attraverso blog di privati cittadini, che sottolineano la differenza di mezzi impiegati per il salvataggio dei minatori cileni rispetto a quelli cinesi.

- In Cina avviene il 70% delle morti mondiali nelle miniere di carbone. L'anno scorso sono morte (ufficialmente) 2.631 minatori. Sono però in calo: nel 2003 erano morte circa 7.000 persone.

2 - EL PAIS

ZAPATERO VUOLE CHIUDERE L'ACCORDO SUL BILANCIO CON LA COALICIÓN CANARIA (CC)
http://bit.ly/bAGmNC

- Il presidente spagnolo riceve oggi alla Moncloa, sede del governo, il capo dell'esecutivo delle Canarie, Paulino Rivero, per provare ad assicurarsi l'appoggio della Coalizione Canaria al bilancio 2011.

 

- Dopo l'accordo con i baschi del PNV della scorsa settimana, Zapatero continua il suo progetto di coinvolgere i gruppi autonomisti (facendogli molte concessioni proprio in materia economica) nel sostegno alla prossima finanziaria

E ORA IL TELEFILM SUI MINATORI
http://bit.ly/cu77K5

- Passati 4 giorni, hanno già cominciato a girare un telefilm - "I 33 di San José" - in Cile, per il canale spagnolo Antena 3. In realtà, la produzione aveva cominciato le riprese una settimana prima dell'inizio del salvataggio, senza ancora sapere cosa sarebbe successo ai trentatré minatori.

L'OPPOSIZIONE A CHÁVEZ UNISCE LE FORZE
http://bit.ly/degemB

- Le elezioni legislative dello scorso 26 settembre hanno cambiato l'assetto politico venezuelano. Se nel 2005 le forze dell'opposizione si erano ritirate dal gioco elettorale, stavolta hanno partecipato, e il partito di governo ha ottenuto solo 98 seggi su 165.

- Pur avendo la maggioranza assoluta, questo assetto parlamentare impedirà a Chávez di approvare le leggi che richiedono 2/3 dell'assemblea - come quelle costituzionali - e di fare nomine importanti senza consultare l'opposizione.

- La Mesa de la Unitad Democrática ha ottenuto addirittura il 50% dei voti assoluti, ma per il complicato sistema elettorale venezuelano, il partito di governo viene avvantaggiato grazie al peso regionale. La Mesa è composta da 12 diversi partiti  dell'opposizione, che hanno unito le forze e messo da parte le loro frizioni per contrastare Chávez

 


3 - LE FIGARO

Più DI 1.000 STAZIONI DI SERVIZIO SENZA CARBURANTE
http://bit.ly/crkuR2
http://bit.ly/bqlmWL

- Stamattina, secondo Unione degli Importatori Indipendenti di petrolio, in Francia 1.000 stazioni di servizio erano a secco a causa dello sciopero nelle raffinerie e dei blocchi dei sindacati ad alcuni depositi strategici.

- Anche oggi una giornata di scioperi e blocchi in tutta la Francia

MARSIGLIA E LA DÉBÂCLE DEI PORTI FRANCESI
http://bit.ly/dB17Xj

- I sindacati bloccano il primo porto francese da 3 settimane. Principalmente per impedire l'accesso del petrolio sulla terraferma, ma sono rimasti bloccati anche migliaia di container. L'economia della regione è in ginocchio, gli imprenditori cercano soluzioni alternative. Il 25% del traffico è già stato dirottato su Anversa.


4 - NEW YORK TIMES

 

AD HAITI FINALMENTE SI COMINCIANO A RIMUOVERE I DETRITI
http://nyti.ms/92cphf

- Dopo 9 mesi dal terremoto, il governo ha firmato il primo (mini) contratto con una società che si occuperà di ripulire Port-au-Prince dai detriti e dai resti delle case crollate. Da gennaio, il panorama di case sbriciolate e palazzi crollati è rimasto sostanzialmente invariato.

- Finora ci si era concentrati su piani (a lungo termine, in realtà) sui problemi che da sempre hanno afflitto la nazione caraibica, come il sistema scolastico e le strade.

- Un membro del governo dà la colpa di questo ritardo imbarazzante a chi ha gestito gli aiuti internazionali.


5 - THE GUARDIAN

L'IRAN SI è ACCORDATO PER INSTALLARE UN GOVERNO AMICO IN IRAQ
http://bit.ly/at7Z1I

- L'Iran ha concluso un accordo con i paesi della regione che mira a imporre un governo pro-Teheran a Baghdad.

 

- Nouri al-Maliki, grazie all'intervento iraniano, ha stretto un patto di ferro con il capo degli sciiti radicali, Moqtada al-Sadr, e si appresta a un secondo turno come leader iracheno dopo 7 mesi di litigi sulla formazione del nuovo governo.

- L'accordo comprende la Siria, il partito libanese di Hezbollah e le più alte autorità dell'Islam sciita. Tutte queste forze si sono riunite per assicurare che al-Maliki arrivi al governo, per poi poterlo controllare dall'esterno, in chiave pro-iraniana e anti-sunnita.

TI PAGHIAMO PER ESSERE STERILIZZATO
http://bit.ly/agkMzB

- Un drogato di 38 anni ha ricevuto 200 £ per sottoporsi a una vasectomia, affinché non potesse avere figli. Da 15 anni è dipendente da oppiacei, e si droga da quando ne ha 11.

- È la fondazione americana "Project Prevention" a pagare questo progetto molto controverso, che vuole impedire che chi si fa di eroina, crack e oppiacei abbia figli a cui rischia di trasmettere la dipendenza o che non possa crescere in maniera normale. In America hanno già pagato 3.500 persone (donne e uomini) affinché si sterilizzassero.

WAYNE ROONEY LASCIA IL MANCHESTER
http://bit.ly/dqBXRU


6 - TIME

 

COSA C'è DIETRO GLI INVESTIMENTI STRANIERI IN GRECIA
http://bit.ly/9EsaXG

- Dopo aver evitato per un soffio il tracollo con misure di austerità e soprattutto miliardi di euro dall'Europa e da Fondo Monetario, oggi la Grecia sta corteggiando (con enorme successo) paesi come Cina e Qatar, affinché investano le loro ingenti risorse nella penisola ellenica.

- Ecco chi investe (e quanto) in Grecia, e quanto il paese sta svendendo del suo patrimonio portuale, navale ed alimentare.

UN GIORNO CON GLI ARTIFICIERI IN AFGHANISTAN
http://bit.ly/bpxPXM

 

- L'inviato di "Time" ha passato una giornata con i nuclei che si occupano di sminare gli IED (improvised explosive devices - ordigni esplosivi improvvisati)

BLOCKBUSTER HA FALLITO PURE NEL FALLIMENTO
http://bit.ly/9DeTp5

 

- Forse il gigante malato che da anni licenzia migliaia di dipendenti e chiude centinaia di negozi sopravviverà. Ma sta solo allungando la sua sofferenza, che vedrà zero profitti e una lenta e faticosa discesa nel baratro.

- Un'approfondita analisi della storia di Blockbuster, del mercato americano, del futuro dell'home entertainment


7 - WIRED

ECCO COSA sarà DAVVERO RILEVANTE NEI DOCUMENTI DI WIKILEAKS
http://bit.ly/cl4OSo

 

- La settimana prossima Wikileaks di Julian Assange rilascerà 400.000 documenti segreti sulla guerra in Iraq, dopo aver mostrato al mondo decine di migliaia di report confidenziali sull'Afghanistan, lo scorso luglio.

 

- "Wired" ha raccolto intanto le domande fondamentali sulla guerra in Iraq, per prepararsi a spulciare la nuova mole di documenti che arriverà nei prossimi giorni.

IL NUOVO NOKIA N8 NON ARRIVA AL LIVELLO DI ANDROID E IPHONE
http://bit.ly/cdICRB

Bel design, ottimo nel riprodurre audio e video, buona navigazione. Ma chi possiede un iPhone, un cellulare Android o un Windows Phone non si convertirà mai. [18-10-2010]

 

 

ANGELO MOZILO PAGHERÀ ALLA SEC 67,5 MILIONI $...
Da "Il Sole 24 Ore" - Angelo Mozilo, l'ex ceo di Countrywide Financial, il colosso dei mutui rilevato da Bank of America nel 2008, ha chiuso un patteggiamento con la Securities and Exchange Commission, la Consob americana, per chiudere la causa civile per frode. Mozilo ha accettato di pagare 67,5 milioni di dollari per risolvere la pendenza senza ammettere o negare la propria colpevolezza. L'accusa per Mozilo era di avere voluto «ingannare deliberatamente gli investitori sui rischi creditizi sottoscritti» da Countrywide. Nella causa sono coinvolti anche l'ex direttore generale di Countrywide David Sambol e l'ex direttore finanziario Eric Sieracki. 18-10-2010]

 

 

 

WALL STREET JOURNAL

FINE DEL DIVIETO DI TRIVELLARE NEL GOLFO DEL MESSICO
http://bit.ly/aghhlX

 

- L'amministrazione Obama, dopo il disastro della piattaforma di BP Deepwater Horizon, aveva imposto una moratoria sulla trivellazione nel Golfo.

- Questa precauzione era stata contestata dai parlamentari repubblicani (e alcuni democratici) degli stati del Golfo: interrompere la ricerca di petrolio in una fase di crisi della regione dovuta all'incidente avrebbe solo fatto perdere altre centinaia di posti di lavoro e messo in ginocchio tutta l'area. Molte cause contro il governo erano già state presentate (e vinte).

- La fine del divieto non significa che tutto tornerà subito come prima. Il segretario agli interni Salazar ha annunciato che chi opera nell'area deve dimostrare di rispettare una lunga lista di regole di sicurezza. Le aziende hanno paura che i tempi per questa verifica siano troppo lunghi, e che le società più piccole potrebbero dover abbandonare il Golfo a causa di nuovi e insostenibili costi per la sicurezza.

 

- Uno studio pubblicato a settembre ha mostrato come già 2.000 dei 9.700 lavoratori del settore, oltre a centinaia di lavoratori dell'indotto, avessero perso il posto o si fossero trasferiti.

20.10.10

 

 

HOME BITTER HOME - ALTRO CHE CRISI PASSATA, un milione di famiglie americane termineranno l’anno corrente senza la casa che avevano il 1° gennaio perché non possono pagare i mutui ED È NUOVO BOOM DI PIGNORAMENTI - WALL STREET TREMA E OBAMA PURE (A METà NOVEMBRE SI VOTA) - LA SOLA BANK OF AMERICA, POTREBBE ESSERE OBBLIGATA A RIACQUISTARE 74 MLD $ DI PRESTITI ENTRO DICEMBRE…

Maurizio Molinari per "La Stampa"

 

I pignoramenti si impennano e Wall Street manda a fondo le azioni delle banche, nel timore di un nuovo terremoto finanziario. A fotografare quanto sta avvenendo sul mercato immobiliare è lo studio di RealtyTrac pubblicato ieri: fra luglio e settembre le case pignorate sono state 288.345, il numero più alto dal 2005, con un aumento di oltre 18 mila unità rispetto al secondo trimestre dell'anno.

 

Ciò che più colpisce è l'accelerazione dei pignoramenti: nei primi nove mesi dell'anno 816 mila ad un ritmo che fa prevedere di arrivare a 1,2 milioni entro fine dicembre. Se è vero che tutti i 50 Stati americani hanno lanciato indagini per appurare il rispetto delle procedure ai danni dei proprietari insolventi Rick Sharga, vice presidente di RealtyTrac - l'ente che si occupa di monitorare gli elenchi dei pignoramenti negli Stati Uniti - ritiene che gli eventuali errori non impediranno al totale di raggiungere il tetto di un milione di unità nel 2010.

 

Ciò significa che un milione di famiglie americane termineranno l'anno corrente senza la casa che avevano il 1° gennaio perché non possono pagare i mutui. Le conseguenze sono a pioggia: sul piano sociale, l'ulteriore impoverimento della classe media.

Sul mercato l'impatto del congelamento della vendita delle case pignorate, da qui a dicembre, toglierà dai listini circa un terzo degli immobili esistenti, comportando da un lato un aumento di prezzi destinato ad allontanare i già pochi possibili compratori e impedendo alla banche di rientrare almeno in parte dei mutui non pagati.

 

E' proprio quest'ultimo scenario che fa temere il peggio a Wall Street, dove la seduta di ieri ha visto i titoli delle maggiori banche andare giù in picchiata. Bank of America è arrivata a perdere il 5 per cento mentre Citigroup e Wells Fargo il 4,5, con JP Morgan arretrata del 3.

 

La brusca caduta è stata innescata dalle dichiarazioni di Jamie Dimon, ceo di JP Morgan Chase, secondo il quale il «congelamento del mercato dei pignoramenti a seguito delle inchieste degli Stati» minaccia di «danneggiare il già fragile mercato immobiliare».
A rischiare di più sono i bilanci delle maggiori istituzioni finanziarie, che dovranno essere riscritti tenendo presente l'impossibilità di calcolare le entrate dei mutui come anche delle possibili nuove vendite.

«Più a lungo i pignoramenti si protraggono più la situazione peggiora» spiega Marshall Front, presidente di Front Barnett Associates. «La situazione del mercato non è ancora sufficientemente buona per consentire di digerire l'impatto dei pignoramenti sulle entrate». L'incubo è che il ritorno ai profitti delle maggiori banche, registrato nell'ultimo anno, possa essere polverizzato.

Tanto per fare un esempio Bank of America, potrebbe essere obbligata a riacquistare 74 miliardi di dollari di prestiti entro dicembre. Se finora la debole ripresa americana è stata legata al buon andamento dei conti delle banche, l'incubo di un nuovo terremoto paventa scenari imprevedibili anche per la Casa Bianca.

15-10-2010]

 

 

I MILITARI USA COMBATTONO DUE GUERRE: UNA CONTRO I TALEBANI E L’ALTRA CONTRO OBAMA - LE DIMISSIONI DEL GENERALE JONES, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE, SOSTITUITO DA UNA VECCHIA VOLPE ODIATA DAI MILITARI - SI PREPARA UNO SCONTRO CON I VERTICI DELL’ESERCITO SULLA STRATEGIA IN AFGHANISTAN - IL SOSTITUTO DONILON È “UN DISASTRO” PER BOB GATES, SEGRETARIO ALLA DIFESA, CHE POTREBBE MOLLARE OBAMA (PURE LUI) PRIMA DEL PREVISTO... Luigi Spinola per "Il Riformista"

 

Il Generale Jim Jones non si è mai adeguato ai ritmi forsennati della Casa Bianca. Ogni giorno, se il presidente non ha proprio bisogno di lui - e il presidente non ha mai davvero bisogno di lui - torna a casa in bicicletta per la pausa pranzo. Anche per questo, tra i colleghi civili e "workaholic" della squadra di Obama, quella divisa carica di stellette è un oggetto misterioso, e assai poco considerato. Ora il Consigliere per la Sicurezza Nazionale più debole degli ultimi anni può finalmente tornare a fare il pensionato.

 

L'ultimo atto del rimpasto strisciante alla Casa Bianca è innanzitutto una novella sulla Washington obamiana, sulla guerra interna alla più ristretta cerchia presidenziale. Ma la nomina di Tom Donilon al posto del dimissionario Jim Jones potrebbe accelerare un ripensamento della strategia in Afghanistan. È da tempo peraltro che Tom Donilon - uno che ha fatto da suggeritore a tutti i presidenti democrat da Carter in poi - dirige de facto il National Security Council al posto del suo capo Jim Jones. Barack Obama scelse Jones come Consigliere per la Sicurezza Nazionale perché aveva bisogno di qualcuno capace di gestire i rapporti con i militari.

Ma è andata male. Il glorioso curriculum dell'ex Comandante Supremo Alleato in Europa è servito semmai a rastrellare tra i Paesi Nato migliaia di soldati necessari per la "surge". Ma nella partita del potere interna al National Security Team, Jim Jones è stato scavalcato dal vice Tom Donilon e schiacciato dai pesi massimi Bob Gates e Hillary Clinton.

 

E non è riuscito a mediare il confronto tra Pentagono e Casa Bianca. Jim Jones è il secondo militare di peso, dopo l'Ammiraglio Dennis Blair, ex direttore della National Intelligence fatto fuori dal capo della Cia Leo Panetta, a cadere vittima di un insider democrat. E la promozione di Tom Donilon - inviso al Pentagono - potrebbe accendere lo scontro con i Generali. Il duro confronto sulla strategia da adottare in Afghanistan si è risolto a fine 2009 con un compromesso: sì alla "surge" (come volevano i militari) ma a tempo determinato (come chiedevano i politici).

 

A dicembre si farà il punto. David Petraeus vorrebbe un calendario più flessibile, il Comandante in capo non ci sta. E tra i"civili", crescerà il partito di chi vuole accelerare i tempi dell'exit strategy. Magari attraverso il passaggio dalla controinsorgenza al più snello anti-terrorismo, sostenuto senza fortuna un anno fa da Joe Biden. E dallo stesso Tom Donilon, molto legato al vicepresidente. È presto per misurare con precisione quali saranno i rapporti di forza da qui a pochi mesi.

Tocca aspettare le elezioni, e il completamento del rimpasto presidenziale. Se è vero - come ha scritto Bob Woodward nel suo "Obama's Wars" - che Bob Gates considera l'ipotesi di Donilon come Consigliere per la Sicurezza nazionale «un disastro», la sua nomina potrebbe accelerare l'uscita di scena del Segretario alla Difesa, prevista per inizio 2011. E su quella poltrona cruciale, secondo le ultime voci raccolte ieri da "Politico" potrebbe sedersi John Hamre, già vicesegretario alla Difesa dell'amministrazione Clinton. Un altro insider. 11-10-2010]

 

 

 

OBAMA è servito - “UNA CAMPAGNA DA VISIONARIO, UNA PRESIDENZA DA FUNZIONARIO” - ANCHE JON STEWART, IL COMICO LIBERAL PIÙ BRILLANTE E AMATO, SCARICA el negrito al suo destino di prigioniero dei poteri forti usa - A cercare di arrestare la "satira con licenza di uccidere" di stewart è Rick Sanchez, un conduttore ispanico della Cnn: "è un comico che si sente onnipotente perché appartiene all’establishment ebraico che domina i media" (la cnn l’ha licenziato)... 

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

Stewart e Obama ai tempi dellidillio nel

«Obama? Una campagna da visionario, una presidenza da funzionario». Qualche giorno fa Jon Stewart, il comico di sinistra più dissacrante e popolare d'America, è andato addirittura nella tana dell'orso - Bill O'Reilly, il conduttore arciconservatore della Fox, la rete televisiva di Murdoch - ad attaccare senza pietà un presidente che accusa da tempo di aver rinunciato all'ambiziosa agenda che aveva presentato agli elettori, di aver tradito la loro fiducia.

Le manifestazioni parallele organizzate da Stewart e Colbert

Il malumore della sinistra «liberal» nei confronti di un leader che vorrebbero più fermo nei principi e meno impegnato a cercare compromessi con l'opposizione repubblicana, è palpabile da tempo: l'entusiasmo di supporter e volontari obamiani è svanito, mentre tv e siti di sinistra come Msnbc e Huffington Post passano più tempo a criticare la Casa Bianca che ad attaccare i repubblicani. Il presidente non rassicura i delusi: cerca invece di scuoterli, di richiamarli alla dura realtà della politica. «Ragazzi svegliatevi», ha detto anche l'altro giorno, riferendosi alle proteste dei radicali che l'avrebbero voluto più impegnato sui matrimoni gay e pronto a ritirare subito le truppe dall'Afghanistan.

Jon Stewart si mangia la casa bianca

Ma quelle della dialettica politica tradizionale sono armi spuntate davanti alle battute satiriche sferzanti che trasformano un malessere latente in una risata amara, in un distillato di delusione. Per cercare di riconquistare la fiducia dell'uomo della strada schiacciato dalla crisi, Obama ha iniziato un tour negli Stati dell'interno durante i quali va a incontrare alcune famiglie nel cortile della loro casa. Un'operazione mediatica che Stewart ha demolito con un monologo fulminante: «Sir, lei è il leader del mondo libero: non può trasformare la presidenza dell'"Air Force One" in quella del "cortile numero due"».

jon Stewart e il suo team di giornalisti comici

Alla satira non si replica, ma il «Daily Show», la trasmissione di Jon Stewart per la rete Comedy Central va molto oltre l'intrattenimento. Lo dimostrano i premi giornalistici che gli sono stati assegnati per le sue denunce che sono sempre molto serie, anche se costellate di battute sarcastiche. Stewart, che conduce lo show da 11 anni, è diventato un personaggio «di culto» ridicolizzando i personaggi e le politiche dell'era Bush.

E anche ora attacca in continuazione i Tea Party ma, vista la sua collocazione politica, i monologhi che colpiscono di più sono quelli contro Obama. Che in Congresso ha spesso accettato compromessi non esaltanti per superare l'ostruzionismo repubblicano e i dissensi dell'ala destra del suo stesso partito.

Jon Stewart prende in giro Obama

Chi fa satira, però, può permettersi di ignorare le «leggi di gravità» della politica. E così Jon è libero di inchiodare il suo ex idolo alle scelte al ribasso: ci hai promesso cambiamento, una politica della speranza, ma poi ci hai fatto profondare in un «tran tran» senza ambizioni. Un'accusa che non viene più da un mondo sperato della comicità: in un'era di rivoluzione mediatica e di rimescolamento dei messaggi e dei ruoli, negli Usa gli «anchor » della destra radicale come Glenn Beck stanno diventando più popolari dei leader politici, mentre anche i comici della rete «Comedy Central» non si preoccupano più di rispettare i confini.

Stewart ha promesso che non si candiderà, ma, dopo aver ironizzato per mesi sull'irragionevolezza delle cose dette da molti esponenti dei Tea Party, ha organizzato per il prossimo 30 ottobre una manifestazione nazionale per «ripristinare la sanità di mente». Un modo di scimmiottare il raduno «per il ripristino dell'onore» che i Tea Party hanno tenuto un mese fa nello stesso luogo: il Mall di Washington. Ma anche una risposta politica a due giorni dal voto di mid-term. Alla manifestazione dei conservatori partecipò anche Sarah Palin, ma il suo vero animatore fu proprio Beck, il conduttore della Fox divenuto popolarissimo con i suoi sermoni apocalittici.

Jon Stewart e Stephen Colbert su Rolling Stone

Ai quali arriva adesso la risposta «satirica» di un altro comico di Comedy Central, Stephen Colbert, che lo stesso giorno, a Washington condurrà la marcia «gemella» per «tenere viva la paura». Anche con Colbert satira e politica si mescolano producendo strani ibridi: una sua inchiesta tv sullo sfruttamento degli immigrati clandestini nelle fattorie californiane ha indotto un Congresso che cerca di risollevare i suoi bassissimi indici di approvazione tra i cittadini a invitare il comico a Capitol Hill: un'audizione semiseria e il Parlamento trasformato in palcoscenico, una pagina da dimenticare a detta dei leader dei due schieramenti.

A cercare di arrestare la «satira con licenza di uccidere» è stato l'altro giorno Rick Sanchez, un conduttore ispanico della Cnn, spesso pizzicato da Stewart. Rick se l'è presa col comico «che si sente onnipotente perché appartiene all'establishment ebraico che domina i media». Sanchez, però, non è un comico e manca di senso dell'ironia: è stato licenziato su due piedi dalla Cnn.

 

 

[04-10-2010]

 

 

L’FBI TI LEGGE, LA CIA TI ASCOLTA, OBAMA TI REGISTRA - "al fine di tutelare la sicurezza personale e nazionale", EL NEGRITO VUOLE OBBLIGARE LE SOCIETÀ CHE GESTISCONO I SERVIZI AD AVERE UN SOFTWARE PER DECODIFICARE TELEFONATE E MAIL - NEL MIRINO SKYPE, SOCIAL NETWORK, BLACKBERRY - LA CASA BIANCA VORREBBE - la tecnologia sta rendendo impotenti le forze dell’ordine, la cui arma più efficace contro il crimine sono sempre state le intercettazioni telefoniche... Daniela Roveda per "Il Sole 24 Ore"

 

Ecco una ragione in più per non scrivere nulla di compromettente in una mail su Blackberry o un messaggio su Facebook: l'Fbi potrebbe ascoltare. Potrebbero ascoltare anche Cia, polizia, fisco o guardia di finanza se il parlamento approverà nuove regole proposte dal presidente Barack Obama per autorizzare le intercettazioni su internet. Il governo Usa vuole obbligare tutte le società di comunicazione digitale (online e non) ad adottare le tecnologie necessarie per decodificare, ascoltare e leggere messaggi scambiati da privati cittadini.

«Quello che vogliamo è semplicemente mantenere la capacità di lavorare al fine di tutelare la sicurezza personale e nazionale» ha detto il legale dell'Fbi Valerie Caproni al New York Times. Se per esempio l'Fbi avesse potuto intercettare le telefonate fatte su un network inaccessibile da Faisal Shahzad, autore del fallito attentato terroristico a Times Square a New York lo scorso maggio, il complotto avrebbe potuto essere sventato molto prima.

 

L'evoluzione della tecnologia sta rendendo invece impotenti le forze dell'ordine, la cui arma più efficace contro il crimine sono sempre state le intercettazioni telefoniche. Ma oggi i criminali - dai ladri di biciclette ai terroristi di al-Qaeda - si parlano su Skype non solo perché costa meno, ma soprattutto perché è un tipo di comunicazione "peer to peer" che non passa da una centralina di smistamento ed è quindi più difficile da intercettare. I criminali si scambiano mail sul Blackberry o istruzioni su Facebook perché i messaggi sono codificati e nemmeno le società stesse sono in grado di decodificarli.

 

Le proposte avanzate dalla Casa Bianca insieme all'Fbi, al ministero della Giustizia e alla National security agency includono l'obbligo per tutte le società di comunicazione (e non solo quindi per le compagnie telefoniche) di avere a disposizione un software per decodificare messaggi in codice; l'obbligo per tutte le società estere che operano un sistema di comunicazione negli Stati Uniti di avere una sede in Usa capace di intercettare telefonate e messaggi scritti; l'obbligo per tutte le società che operano sistemi di comunicazione "peer to peer" di ridisegnare il loro software per consentire le intercettazioni.

 

«Se società come Skype e Facebook saranno costrette a disegnare "buchi" nei loro network per consentire all'Fbi di ascoltare le telefonate, i loro sistemi di comunicazione saranno spalancati da tutti gli hacker del mondo» commenta Dean Takahashi del sito high tech VentureBeat. Pesanti anche le implicazioni per la privacy, un diritto considerato inalienabile dal popolo americano: la nazione insorse per esempio quando l'amministrazione Bush approvò nel 2007 l'espansione dei poteri delle forze dell'ordine nelle intercettazioni di telefonate e mail internazionali per combattere il terrorismo.

 

Immense, infine, le implicazioni per il concetto stesso della rivoluzione internet, una rivoluzione fondata sul principio della decentralizzazione della comunicazione e dello scambio di informazioni. L'obbligo di far passare tutte le comunicazioni da un centro di smistamento è essenzialmente un passo indietro nella tecnologia, un ritorno al modo in cui funzionavano le vecchie società telefoniche.

Per molti giovani ed entusiastici sostenitori di Obama, fa specie infine che simili proposte provengano proprio dal presidente pro-internet per eccellenza, il presidente che per primo usò il web per lanciare una campagna elettorale moderna e adatta alle nuove generazioni. L'iniziativa della Casa Bianca, che sarà presentata in parlamento il prossimo anno, sottolinea quindi quanto sia difficile bilanciare le priorità di proteggere la sicurezza nazionale, tutelare la privacy e allo stesso tempo incoraggiare l'innovazione.

Non è solo l'America ad aspettare con ansia le decisioni di Washington sul fato della privacy in internet: l'iniziativa americana potrebbe indurre il mondo intero a seguirne l'esempio.

 28-09-2010]

 

 

Killing an Arab! - COM’È GANZO UCCIDERE IL CIVILE AFGANO - FINISCONO SOTTO PROCESSO 5 SOLDATI CHE AMMAZZAVANO PER GIOCO - IL PIANO È SEMPLICE. SI FINGE UN ATTACCO E SI COLPISCE - LA DENUNCIA DA UN MILITARE COSTRETTO A PARTECIPARE AI MASSACRI - DOPO IL REVERENDO CHE VOLEVA BRUCIARE IL CORANO, IL POVERO OBAMA SI TROVA TRA LE MANI UN NUOVO CASO CHE PUÒ INFIAMMARE IL MONDO ISLAMICO… Angelo Aquaro per "la Repubblica"

 

Uccidevano gli afgani "per sport". Uccidevano e massacravano per il solo piacere di farlo. Fatti di alcol e di droga. Killing an Arab così per noia: come nella canzone che i Cure rubarono a Camus. Pronti a trattenere e nascondere come uno scalpo quei poveri corpi massacrati. Qui un teschio. Qui le foto dell´ultimo eccidio. E poi le minacce e le ritorsioni verso chi non aveva il fegato di starci. Lo chiamavano il kill team: la squadra per uccidere. Il plotoncino della morte.

Una storia dell´orrore che arriva dall´ultimo posto in cui ti saresti aspettato di sentirtela raccontare: la base militare in Afghanistan della Quinta brigata combattente Stryker, seconda divisione di fanteria. Il cuore dell´attacco delle forze Isaf ai Taliban. Il nucleo scelto dei ragazzi born in the Usa finiti laggiù per estirpare i Taliban che proteggevano gli assassini di Al Qaeda. Invece la squadra del sergente Calvin R. Gibbs, 25 anni, da Billings, Montana, aveva trasformato la guerra in un fatto privato. In un gioco assurdo.

 

La notizia è stata tenuta segreta il più possibile. Nel mondo islamico già in tumulto per le minacce in America di bruciare il Corano ci mancava questa storia incredibile degli assassini per gioco. Il processo che quest´autunno si aprirà alla base di Lewis- McChord, Washington, rischia di replicare per gli americani l´effetto Abu Ghraib. Soprattutto perché la storia portata alla luce dal Washington Post rivela anche un retroscena se possibile ancora più scandaloso: l´esercito non ha fatto nulla per fermare quella strage di cui pure era a conoscenza.

 

Un soldato, Adam C. Winfield, confidato cosa sta succedendo nella sua pattuglia a suo padre Christopher, un ex marine. Una confessione accennata su Facebook, una chat diventata un interrogatorio, l´allarme di un padre per quel figlio che dice di essere in pericolo: quel sergente Gibb gli aveva praticamente ordinato di partecipare ai raid. L´ex marine si attacca al telefono. Ma al centralino dell´Esercito solo una segreteria telefonica. Segreteria telefonica anche all´ufficio di un senatore.

Segreteria telefonica al reparto di investigazione criminale dell´esercito. Finché all´ultimo tentativo un sergente di piantone spiega che non può fare nulla se il figlio non fa denuncia ai suoi superiori.

I poveri afgani morti "per sport" sono almeno tre. Ma tanti altri sono stati assaliti. L´azione è messa a punto all´inizio di quest´anno. Il sergente Gibb è un veterano dell´Iraq e dell´hashish.

 

Il piano è semplice. Si finge un attacco e si colpisce. La prima vittima si chiama Gul Mudin. E´ il 15 gennaio nel villaggio di La Mohammed Kalay, Kandahar. Gul avanza verso i soldati. Uno di loro, Jeremy N. Morlock, 22 anni, di Wasilla, Alaska, il paese diventato famoso per Sarah Palin, lancia la granata e gli altri reagiscono all´"attacco". Un mese dopo tocca a un altro civile, Marach Agha.

 

Stessa tecnica, la granata fatta esplodere e l´esecuzione. Ma questa volta nello squadroncino della morte c´è anche il giovane Adam che aveva lanciato l´allarme. Al processo in autunno finirà anche lui che con i familiari si difende: «Sono stato costretto a partecipare e ho sparato in aria». Quello che è certo è che tre mesi dopo il kill team torna a uccidere: e questa volta la vittima è un religioso afgano, Mullah Adahdad.
Lo squadrone della morte non si ferma ma qualcuno lancia un nuovo allarme. Una denuncia anonima. Stavolta scattano gli arresti.

Ufficialmente non c´è una spiegazione degli attacchi. Ma alla vigilia del processo i documenti raccontano la stessa storia: quei soldati erano drogati di hashish e di noia. Uccidevano gli afgani "per sport".

 20-09-2010]

 

 SCHWARZENEGGER CHIEDE AIUTO A CINA PER TRENI ALTA VELOCITA'..
(ANSA) - La California chiede aiuto alla Cina per costruire una ferrovia ad alta velocità. Lo ha chiesto oggi a Shanghai il governatore californiano, Arnold Schwarzenegger, parlando a margine di uno degli incontri avuti nella capitale economica cinese. Il progetto californiano prevede la costruzione di una linea ferroviaria veloce tra Los Angeles e San Francisco da costruire entro il 2030 per trasportare almeno 90 milioni di passeggeri l'anno.

Schwarznegger ha detto che molti paesi si sono offerti per quest'opera, ma lui spera che la Cina possa investire risorse e mezzi per la realizzazione della linea ferroviaria che, secondo il governatore californiano, potrebbe essere un altro importante punto nella storia delle relazioni commerciali tra la Cina e la California che hanno una grande tradizione e possono contare su volumi molto alti. Ieri Schwarzenegger, visitando l'Expo di Shanghai, ha lanciato la candidatura di San Francisco e della sua Silicon Valley per ospitale l'Expo del 2020.

 

 13-09-2010]

 

 

IL finto RITIRO OBAMIANO DALL’IRAQ: A CASA L’ESERCITO, DENTRO I MERCENARI - E PER LA Blackwater, L’azienda di contractors più famosa del mondo, Il Dipartimento di Stato americano ha concesso di pagare una multa di 42 milioni di dollari ed evitare così conseguenze penali per aver violato l’embargo all’export di armi in Afghanistan

Alessandro Carlini per Libero

Blackwater può anche aver cambiato nome, diventando XE Services, ma non cambia il suo modo di operare. Il Dipartimento di Stato americano ha concesso all'azienda di contractors più famosa del mondo di pagare una multa di 42 milioni di dollari ed evitare così conseguenze penali per aver violato l'embargo all'export di armi in Afghanistan.

Il fatto viene descritto con dovizia di particolari dal quotidiano americano New York Times, che ricorda le tante irregolarità per cui la società è finita sotto accusa. Si va dall'esportazione illegale di armi in Afghanistan, all'addestramento di cecchini per la polizia di Taiwan, alla disponibilità ad addestrare le truppe nel sud del Sudan senza le necessarie autorizzazioni.

La compagnia privata del North Carolina ha un contratto con il Dipartimento di Stato per la fornitura di personale della sicurezza a funzionari e convogli diplomatici Usa in diversi Paesi pericolosi nel mondo. Il New York Times precisa che in un caso la società statunitense ha deliberatamente cercato di nascondere un traffico illegale di armi, nascondendole in casse di prodotti alimentari per cani destinate all'Iraq.

Un portavoce dell'agenzia di sicurezza americana ha confermato il raggiungimento di un accordo con il Dipartimento di Stato. Nel settembre 2007 un gruppo di "contractors" (leggi mercenari) della Blackwater aveva aperto il fuoco in un quartiere di Baghdad mentre stava scortando l'auto di alcuni diplomatici.

 

La sparatoria con 17 civili morti aveva provocato la reazione del governo di Baghdad e la conseguente perdita del contratto della società in Iraq. Ma Blackwater ha comunque continuano negli anni a servire l'esercito americano. E ora ci sono nuove opportunità da cogliere in Afghanistan ma anche in Iraq. Gli americani si stanno infatti ritirando dall'ex Paese di Saddam Hussein ma lasceranno dietro di sé migliaia di "contractors".22-08-2010]

 

 

- 2010, LA FUGA DAL MATTONE USA CONTINUA
Il Giornale - «Home, sweet home», addio. È un brutale stravolgimento di abitudini consolidate quello che gli americani stanno vivendo ormai da quattro anni, ovvero dallo scoppio della bolla immobiliare. Da allora, il mattone ha perso lo status di bene-rifugio per eccellenza, assumendo i contorni del bene svalutato, inappetibile, fonte di perdite e di guai. Oggi il mercato della casa rappresenta, assieme alla disoccupazione, uno dei problemi più seri per l'America. Forse irrisolvibile.

Nelle ultime 48 ore è arrivata una duplice batosta sulle residue speranze di ripresa germogliate la scorsa primavera grazie, però, al programma di stimoli fiscali governativi. La realtà è un'altra: le vendite di case esistenti sono crollate ai minimi da 15 anni (dato di martedì), quelle di nuove abitazioni (dato di ieri) sono addirittura precipitate al livello più basso dal 1963, anno dell'uccisione del presidente John Kennedy.

 

Nei quartieri residenziali i cartelli con le scritte «for sale» certo non mancano, ma sono nettamente inferiori a quella che potrebbe essere l'offerta reale. Nonostante tassi ai minimi storici, gli acquirenti stentano a materializzarsi, forse spaventati dalla prospettiva di ritrovarsi un mutuo sulle spalle se dovesse saltare il posto di lavoro, oppure perché già troppo indebitati o, più semplicemente, perché scommettono su un'ulteriore discesa delle quotazioni. Al tempo stesso, molti potenziali venditori restano in stand by per il timore di dover abbassare le pretese. Così nessuno fa la prima mossa.

«È una profezia che si autorealizza - spiega un agente immobiliare californiano -. Se tutti i compratori hanno la percezione che i prezzi caleranno, smettono di fare offerte e i prezzi calano». Infatti: il costo delle nuove abitazioni è ai minimi da dicembre 2003. Il futuro? Nero. Con un tasso di disoccupazione al 9,5%, sostengono gli analisti, le difficoltà del mattone proseguiranno: «Il comparto ha contribuito in modo deciso alla recessione, ora bisognerà vedere quanto le sue difficoltà si faranno sentire sulla debole ripresa economica».

26-08-2010]

 

 

 

 

USA / 18-07-2010

GOLFO DEL MESSICO, MAREA NERA / proseguono test Bp, il tappo tiene, greggio per ora bloccato

I risultati dei test sono meno buoni del previsto, ma si deve attendere ancora Come fare volontariato fotogallery I commenti e i progetti dei nostri lettori, nell'articolo i contatti dove inviare direttamente le proposte

Al momento la cupola della Bp sta reggendo bene e la pressione interna del pozzo è buona. Ma i test stanno continuando e con molta probibilità dureranno oltre le quarantotto ore previste.

Ultime notizie Golfo del Messico, 17 luglio 2010: Sono "meno buoni di quanto sperato” i risultati dei test sulla nuova cupola di contenimento del greggio che fuoriesce nel mare del Golfo del Messico. Questo è quanto ha riferito l’ammiraglio Thad Allen, comandante della Guardia costiera statunitense durante la conferenza stampa, riferendo inoltre che i valori di pressione registrati dagli strumenti non sono così alti da escludere la possibilità di altre perdite nel pozzo. Sarà in ogni caso necessario attendere altre ore per avere una visione definitiva della situazione.
Rimane invece ottimistica la posizione della Bp che osserva la tenuta della cupola e che giustifica i bassi valori della pressione come indicatori di un probabile e vicino svuotamento del pozzo.

Ultime notizie Golfo del Messico, 16 luglio 2010:Sebbene sia necessario attendere che il test venga portato a termine, pare che la cupola di contenimento da 75 tonnellate progettato dalla Bp per bloccare la fuoriuscita di greggio nel Golfo del Messico, stia funzionando. La fase più delicata riguarda il controllo della pressione all’interno del pozzo.

E il presidente Usa si è espresso con parole ottimistiche, nonostante la dovuta cautela:  "E' una buona notizia – ha detto Barack Obama - ma bisogna attendere la fine del test e, soprattutto non sopravvalutarci". In ogni caso il presidente considera il caso marea nera non risolto finché i due pozzi secondari non saranno completati.

Anche dal fronte della Bp sono stati espressi cautela e ottimismo, con il vicepresidente Kent Wells che ha riferito di  “risultati incoraggianti, il monitoraggio attuale non mostra niente di negativo".  Well ha affermato che la pressione nel pozzo "continua ad aumentare" come auspicato e che le trivellazioni dovrebbero riprendere presto nel primo pozzo di sostegno.

Ultime notizie Golfo del Messico, 5 luglio 2010: sempre più nei guai la Bp che ora viene accusata di nascondere il petrolio sotto la sabbia delle spiagge, invece di provvedere a una seria opera di bonifica. La British Petroleum dal suo canto dice di essere all'oscura e di approfondire. Intanto la marea nera si estende sempre di più e inarrestabile sta arrivando a minacciare le coste della Florida.

Ultime notizie Golfo del Messico, 27 giugno 2010: E’ iniziata l’evacuazione di tre degli impianti della British Petroleum nel Golfo del Messico a causa dell’avvicinamento della tempesta tropicale Alex. L’allontanamento dello staff dalla zona interessata dalla tempesta, hanno precisato dalla Bp, è dovuta principalmente a una forma precauzionale. Alex dovrebbe arrivare presso le coste del Golfo del Messico non più tardi di questa sera.
Per quanto riguarda le strutture utilizzate per il contenimento della marea nera provocata all'incidente della piattaforma Deepwater Horizon, continueranno il loro regolare lavoro, secondo quanto precisato dal portavoce della Bp, Neil Chapman.
Tutta la zona del Golfo del Messico è entrata ormai nella stagione delle tempeste e Alex è la prima a colpire. Ieri sera è stata infatti interessata la zona di Belize, in American centrale. Secondo le previsioni comunque, la tempesta dovrebbe attraversare la penisola dello Yucatan, in Messico e passare a ovest della macchia di greggio. Non si possono comunque fare delle previsioni certe sulle conseguenze del passaggio.

Tony Hayward, a capo della British Petroleum, ha reso noto che "l'imbuto" piazzato sul pozzo è ormai in grado di raccogliere una buona parte del petrolio che continua a fuoriuscire dal pozzo sottomarino nel Golfo del Messico. 
"Mentre parliamo - ha affermato - l'imbuto raccoglie circa 10 mila barili di petrolio al giorno".

Intanto la grande chiazza di greggio si sta estendendo paurosamente, coprendo un raggio dal pozzo di circa 200 miglia.
Secondo quanto dichiarato dal comandante della Guardia costiera americana: "Non si tratta di una chiazza uniforme ma letteralmente di centinaia di migliaia di piccole chiazze". Quella che stiamo combattendo - ha continuato - è una guerra insidiosa, perchè il petrolio attacca quattro stati l'uno dopo l'altro, e arriva da più direzioni in funzione delle condizioni meteorologiche".

Ultime notizie Golfo del Messico: il quarto tentativo della Bp di chiudere la falla, che da oltre un mese inquina le acque e le coste del Golfo del Messico, è bloccato da nuovi intoppi. Durante l'operazione si è infatti bloccata la sega che doveva tagliare il tubo sottomarino. Aumentano le preoccupazioni del governo america, anche in vista dell'arrivo della stagione degli uragani.

Ultime notizie Golfo del Messico, 2 giugno 2010 - In attesa che la Bp metta in atto la nuova operazione di blocco della fuoriuscita di petrolio per mezzo di un nuovo "tappo", il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha promesso di portare i responsabili del disastro del Golfo del Messico in tribunale. "Lo prometto solennemente, - ha detto il presidente Usa durante il discorso di ieri dalla Casa Bianca - porteremo i responsabili della marea nera in tribunale a nome delle vittime di questa catastrofe e degli abitanti della regione". Vicino a Obama erano presenti i  responsabili della nuova commissione d'inchiesta sulla catastrofe della Deepwater Horizon.

Ultime notizie Golfo del Messico - Fallita l'operazione "Top Kill", la Bp riparte da zero con una nuova operazione al via in queste ore. Si tratta del Lower Marine Riser Package (LMRP), una sorta di tappo da posizionare sopra la valvola collegandolo ad una nave di appoggio. Questo ennesimo tentativo però non è privo di controindicazioni, poiché il rischio è di aumentare la fuoriuscita del petrolio di circa il 20 per cento, poiché prevede l'eliminazione del braccio mobile del pozzo.

Ultime notizie Golfo del Messico, 30 maggio 2010 - Partita mercoledì scorso, l'operazione Top Kill ha miseramente fallito ogni tentativo di arginare la fuoriuscita di greggio dalla falla sottomarina. Ora non resta che attendere il nuovo piano che la Bp ha intenzione di lanciare.Il governo americano, che tanto si sta prodigando per far sentire la sua presenza e collaborazione con la gente locale, si trova in uno stato di grande difficoltà e imbarazzo. La Bp ha avuto finora dei costi che raggiungono il tetto di un miliardo di dollari, senza riuscire a prendere in mano il controllo della situazione a quasi un mese e mezzo dal disastro. Il danno umano e ambientale è comunque inquantificabile.

 

Ultime notizie marea nera 29 maggio - Le condizioni favorevoli del tempo stanno permettendo di controllare con successo le operazioni di bruciatura controllata del petrolio in mare. Si tratta di operazioni coordinate impiegate sopra l'acqua, sotto l'acqua, in mare aperto, e vicino alle zone costiere, nel tentativo di proteggere la costa e la fauna selvatica. L'operazione "Top Kill" intanto prosegue e i risultati secondo le fonti arriveranno, seppure non nell'immediato. La probabilità di riuscita si attesta sul 60/70 per cento.


Alcuni numeri sulla marea nera

Sono 20 mila le persone impiegate per la protezione il litorale e la fauna selvatica.

Circa 1.400 imbarcazioni sono impegnate in mare, tra cui skimmer, rimorchiatori, chiatte e navi per recupero, contenimento e pulizia, oltre a decine di aerei, veicoli telecomandati, e più unità mobili di perforazione offshore.

Circa 1,9 milioni di metri di braccio di contenimento e 1,5 milioni di metri di barriera sorbente sono stati dispiegati per contenere la fuoriuscita.

Sono stati recuperati circa 11,8 milioni di litri di acqua miscelata a greggio

 

Ultime notizie sulla Marea nera - L'hanno chiamata "Top Kill" l'operazione che avrebbe finalmente permesso la chiusura della falla del pozzo petrolifero della Bp che da settimane immetteva greggio nei mari del Golfo Messico. Al momento però i risultati incerti e deludenti. Il portavoce di Bp, Andy Gowers, ha riferito che l'operazione Top Kill sta andando avanti e continuerà almeno per altre 48 ore. MAPPA DIVIETO DI PESCA NEL GOFO DEL MESSICO


Intanto la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha esteso la zona di divieto di pesca nel Golfo del Messico in misura precauzionale per garantire che i frutti di mare siano protetti e sicuri per i consumatori.
L'area chiusa al momento è di circa 60,683 mila miglia quadrate, che è circa il 25 per cento delle acque federali del Golfo del Messico. Questo significa che circa il 75 per cento delle acque federali sono ancora disponibili per la pesca.

Secondo il NOAA, ci sono circa 5,7 milioni di pescatori sportivi nel Golfo del Messico, regione che solo nel 2008 ha venduto 25 milioni di viaggi di pesca turistica. La pesca commerciale ha fruttato oltre 370.000 tonnellate di pesce e frutti di mare.

La missione della National Oceanic and Atmospheric Administration  è di capire e prevedere i cambiamenti nel contesto della Terra, dalle profondità del mare alla superficie del sole, e di conservare e gestire le nostre risorse costiere e marine.


www.noaa.gov
www.facebook.com/usnoaagov
www.deepwaterhorizonresponse.co




Opportunità di volontariato nei seguenti Stati:

Louisiana:
www.volunteerlouisiana.gov/

Mississippi:
www.volunteermississippi.org/1800Vol/OpenIndexAction.do

Florida:
www.volunteerfloridadisaster.org/

Alabama:
www.servealabama.gov/2010/default.aspx

Volontari hotline:

Per informazioni sullo stato della costa o richiesta di informazioni sul volontariato:
001 (866) -448-5816
Offri la tua imbarcazione
001 (281) 366-5511

Avete idee e progetti per bloccare il grande disastro petrolifero nel Golfo del Messico? Scriveteci e scrivete alla Bp, compilando il form sul sito Web. Il link qui di seguito:


www.deepwaterhorizonresponse.com/go/doc/2931/546759/

www.deepwaterhorizonresponse.com/clients/2931/319487.pdf


Fotogallery: i grandi disastri petroliferi



Leggi anche:

Greenpeace sulla marea nera

Piattaforma petrolifera minaccia l'ecosistema delle coste degli Stati Uniti

 

 

- Berlusconi di tutto il mondo unitevi! - murdoch cambia cavallo: all’inferno obama, un milione di dolalri ai repubblicani per finanziare la tornata elettorale di mid-term – sarebbero stati i diritti televisivi a spingere lo squalo a mettere mano al portafoglio. Ci sono alcune proposte di cambiamento alle leggi federali sulle trasmissioni via cavo che potrebbero indebolire drasticamente la posizione di Fox nei negoziati con le altre emittenti…

Da Il Foglio

News Corporation, il gruppo editoriale di proprietà di Rupert Murdoch, ha donato un milione di dollari all'associazione dei governatori repubblicani (Rga), quella che sovrintende la campagna dei candidati del Gop per le elezioni di mid-term. E' il finanziamento privato più grosso raccolto finora in vista del voto di novembre. Ma è anche una presa di posizione plateale nei confronti della strategia della Casa Bianca per risollevare gli Stati Uniti dalla recessione.

 

"Crediamo nel potere del libero mercato - ha detto il portavoce del gruppo, Jack Horner - e l'Rga ha un'agenda orientata verso il mercato e crede nelle stesse priorità delle nostre aziende, nel momento più critico per la nostra economia".

Le critiche alla discesa in campo esplicita dello Squalo - con il suo impero che annovera Fox News, il Wall Street Journal e molte altre testate in tutto il mondo - non si sono fatte attendere. Alla News Corporation non è bastato smentirle come "palesemente false", affermando che la donazione non farà alcuna differenza nei propri contenuti editoriali.

Murdoch non è nuovo a schierarsi in maniera eclatante nel terreno della politica. Nel maggio del 2008 aveva preso le parti di Barack Obama, che si stava contendendo la candidatura presidenziale con Hillary Clinton, senza risparmiare le lodi. "La popolarità dei politici è a un minimo storico e lui è diventato una rockstar, è fantastico", aveva detto il magnate australiano.

In Gran Bretagna, alla fine dell'era Thatcher, Murdoch aveva spostato i suoi media dalla parte del laburista Tony Blair, senza troppe remore. Le sue scelte politiche seguono una visione molto più pragmatica che ideologica, con un orizzonte che difficilmente abbandona l'ambito commerciale.

 

La sua ultima mossa è più oculata di quanto sembri: evitando di parteggiare per candidati singoli, Murdoch riuscirà a distribuire il suo contributo a tutti i 37 potenziali governatori. Un numero significativo - il più alto nella storia per una singola elezione - di persone che andranno a occupare posti molto influenti sia al Congresso sia nei singoli stati.

Il direttore dell'associazione dei governatori democratici (Dga), Nathan Daschle, ha preparato la contraerea diffondendo una lettera in cui lamenta che "Fox ha varcato una linea evidente, non può più dire di essere ‘equa e bilanciata'. Si sono dovuti difendere tante volte dalle accuse di essere uno strumento dei repubblicani, ma ora sappiamo che la realtà è molto peggiore: li finanziano. Dobbiamo rispondere, contribuite alla Dga, fate vedere a News Corporation che non starete a guardare mentre si comprano le elezioni".

Il gruppo dello Squalo ha risposto che "nella nostra azienda c'è un muro solido tra gli uffici commerciali e quelli editoriali, e non ci consultiamo con le redazioni prima di fare le nostre donazioni". La Dga è irritata anche per la scarsità del raccolto: le donazioni ai democratici nel secondo trimestre sono salite soltanto di nove milioni di dollari, contro i 19 di quelle ai repubblicani - che già partivano da una base di nove milioni.

 

Anche tra i finanziatori della campagna elettorale dei democratici ci sono diversi gruppi editoriali - tra cui la nemica giurata di News Corporation, General Electric, proprietaria di Nbc, che ha contribuito con 245 mila dollari. Il gruppo di Time Warner, che comprende Cnn e Time, ha scelto una linea quasi salomonica: settantamila dollari ai democratici, cinquantamila ai repubblicani.

 

Ma secondo Jonathan D. Salant, giornalista di Bloomberg, sarebbero stati i diritti televisivi a spingere Rupert Murdoch a mettere mano al portafoglio. Ci sono alcune proposte di cambiamento alle leggi federali sulle trasmissioni via cavo che potrebbero indebolire drasticamente la posizione di Fox nei negoziati con le altre emittenti. I governatori possono prendere posizione anche in questo campo: lo ha fatto a marzo David Paterson, governatore dello stato di New York, pretendendo un arbitrato in una disputa tra due emittenti di Cablevision e Abc.

 

 

[19-08-2010]

 

 

NEGLI USA È BOOM DI DISOCCUPATI - ALLARME BCE: "RIPRESA A RISCHIO"
La Stampa - Si è rafforzata l'attività economica dell'Eurozona nel secondo trimestre e nel terzo il quadro sarà migliore delle aspettative ma su un orizzonte di lungo periodo, avverte la Bce, sarà «moderato e ancora discontinuo» il ritmo di incremento del Pil in termini reali.

Nel Bollettino mensile l'Eurotower rileva luci e ombre sulla ripresa. La domanda dai mercati dell'export e le misure per il sistema finanziario sono un sostegno per l'economia dell'Eurozona, ma la ripresa - nota ancora la Bce - sarà «frenata dal processo di aggiustamento dei bilanci in corso in diversi settori e dalle prospettive per il mercato del lavoro». Un rimedio indispensabile, sottolinea la Bce, dovrebbe arrivare dalle banche: si mettano nelle condizioni di concedere più prestiti alle imprese dell'Eurozona.

«Il tasso di incremento sui 12 mesi dei prestiti bancari al settore privato, tuttora debole, seguita a celare andamenti che si compensano - si legge nel bollettino - i prestiti alle famiglie evidenziano una variazione sempre più positiva mentre quelli alle società non finanziarie registrano una stabilizzazione della crescita negativa». «I dati a fine giugno - prosegue il bollettino - indicano che, dopo l'espansione registrata per qualche mese nella prima parte dell'anno, le dimensioni dei bilanci bancari complessivi non si sono ulteriormente accresciute. Le banche devono dimostrarsi capaci di incrementare la disponibilità di credito al settore non finanziario quando aumenterà la domanda». «Ove necessario - continua l'Eurotower - per raccogliere tale sfida dovrebbero trattenere gli utili, ricorrere al mercato per rafforzare ulteriormente la propria componente patrimoniale oppure sfruttare appieno le misure di sostegno pubblico a favore della ricapitalizzazione».Per le Borse giornata in altalena dopoi il crollo di ieri. Gli indici europei hanno però virato in negativo dopo la pubblicazione dei dati Usa sulla disoccupazione. Le nuove richieste di sussidi settimanali negli Stati Uniti sono infatti cresciute a sorpresa, toccando i massimi da circa sei mesi. Lo comunica il Dipartimento del Lavoro. Il numero di nuove domande è salito di 2 mila unità a 484 mila nella settimana terminata il 7 agosto scorso. Gli analisti si aspettavano al contrario un calo di 14 mila. Nella media delle quattro settimane, le domande di nuovi sussidi sono aumentate di 14.250 a 473.500, il massimo dal 20 febbraio scorso, contro un atteso calo a 465 mila.

16.08.10

 

WHITE TRASH - MANCAVANO OBAMA E AL GORE, LE CARROZZE DORATE E TOPI TRASFORMATI IN COCCHIERI, I VALLETTI IN COLLANT E LE LACRIME IN MONDOVISIONE, MA ANCHE L´AMERICA SEMPRE AVIDA DI QUELLA NOBILTÀ CHE NON POSSIEDE HA AVUTO IL SUO MATRIMONIO REALE TRA CHELSEA, LA PRINCIPESSA ‘CESSA’ DEI CLINTON, E MARK IL PRINCIPE EBREO DELLA FINANZIARIA GOLDMAN SACHS (RAMPOLLO di un ex deputato per cinque anni ospite delle galere federali a causa di falsi in bilancio che stroncarono la sua carriera politica)….

Vittorio Zucconi per La Repubblica

Mancavano le carrozze dorate e topi trasformati in cocchieri, i valletti in collant e le lacrime in mondovisione, ma anche l´America sempre avida di quella nobiltà che non possiede ha avuto il suo matrimonio reale tra Chelsea, la principessa dei Clinton, e Mark il principe della finanziaria Goldman Sachs.

In un magniloquente «palais» sul fiume Hudson a due ore da Manhattan, costruito a imitazione del Grand Trianon del Re Sole a Versailles su un parco di 20 ettari per il miliardario John Astor (destinato poverino a goderselo poco e a inabissarsi con il Titanic nel 1912), l´unica figlia trentenne di William Clinton e del segretario di Stato Hillary Rodham Clinton ha sposato il trentaduenne Mark Mezvinsky, già suo compagno all´università di Stanford, figlio di una giornalista e di un ex deputato per cinque anni ospite delle galere federali a causa di falsi in bilancio che stroncarono la sua carriera politica.

Modesta e sorprendentemente bella lei, come tutte le spose, nel bianco virginale di Vera Wang, in scuro d´ordinanza lui, gli sposi interreligiosi assistiti da una doppietta di celebranti, pastore metodista per Chelsea, rabbino per Mark, hanno stretto il nodo che li porterà, o meglio li riporterà, nell´appartamentino sulla Quinta Strada che lui ha già provveduto ad acquistare per 4 milioni di dollari, investendo saggiamente in mattone i corposi bonus annuali della Goldman.

Rito d´amore e di rispettabilità, consumato dopo cinque anni di convivenza fra i promessi sposi, in attesa che lui saldasse una gamba rotta e che il consuocero dell´ex presidente saldasse i conti con la giustizia, il «quasi royal wedding» ha offerto al padre della sposa, l´incorreggibile "Bubba" Clinton, l´occasione per una nostalgica rimpatriata a Rhinebeck, la cittadina dove si è celebrato il matrimonio.

Sempre incapace di non essere al centro dell´attenzione, di non fare il morto al funerale, il grande Bill, circonfuso da una nube di capelli bianchi, smagrito (per far contenta la bambina che gli ha imposto la dieta, ha detto, non volendo trippe paterne sul set) e democraticamente casual in jeans e maglietta, si è tuffato in un bagno di folla fuori dalla «Trattoria Gigi».

Più discreta la futura suocera di Mark, la temibile signora Hillary, che per un paio di giorni, da brava mamma, ha dimenticato le rogne afgane e i rompicapo iraniani per dedicarsi con la figlia allo shopping nuziale, tentennando fra gli abiti di Oscar de la Renta e quelli di Vera Wang e controllando la lista di nozze catalogata sotto falso nome.

Una rivincita personale per Hillary, che si era sposata nel 1975 con lo squattrinato Billy indossando un abitino di cotone stampato acquistato il giorno prima in un grande magazzino dell´Arkansas, con una cerimonia nel soggiornino della loro casetta. Nulla di più lontano quindi dallo sfarzo e del costo delle nozze organizzate per la «mia bellissima bambina», come ripeteva Clinton ai villici di Rhinebeck esteticamente scettici.

Cinquecento ospiti risucchiati da tutto il Paese, fino da Los Angeles con Steve Spielberg, per uno show pagato dai genitori della sposa, al suono di 3 milioni di dollari. Una cifra che i Clinton hanno smentito, ma che il totale delle varie voci di spesa, dal padiglione coperto grande come un campo di calcio al pranzo per i 500 che, nobili o plebei, sempre si fiondano sui buffet come giornalisti disoccupati, all´affitto del maniero costruito dall´architetto White, per finire con la torta, valutata attorno ai 50 mila dollari e al battaglione di gorilla ingaggiati per integrare il Servizio Segreto, rende molto credibile.

Gratuita, invece, la chiusura dello spazio aereo sopra Rhinebeck, ordinata dalla Federal Aviation Administration per evitare sciami di elicotteri e il ripetersi dello spiacevole arresto di due reporter norvegesi pizzicati ad aggirarsi sui prati del castello e condannati per direttissima dal giudice di contea a 250 dollari di multa, rimborsati dall´editore.

 

Ma neppure la più generosa lista di invitati può mai accontentare tutti ed evitare permalosità. Non c´era nessun Kennedy, anche perché ormai cominciano a scarseggiare e basta una dinastia alla volta. Si è amareggiato lo zio paterno di Mark, ex parlamentare anche lui ma conosciuto, nonostante la sua religione, per le durissime accuse al governo israeliano che avrebbero imbarazzato la mamma Segretario di Stato.

Non è stato invitato Barack Obama, anche per evitare l´orrendo sforzo logistico che ogni spostamento presidenziale comporta, né Oprah Winfrey, la dominatrice della tv per signore, che avrebbe risucchiato altra aria dai veli della povera Chelsea ridotta a comprimaria, ed è stato lasciato a casa anche il già vice di "Bubba" Clinton, Al Gore. Abbondavano invece i baroni del dollaro come George Soros, perché i Clinton conoscono la virtù della riconoscenza anche a futura memoria, non si sa mai.

Per ora Chelsea, la ragazzina un po´ goffa divenuta finalmente donna, continuerà nella sua vita di studentessa di professione, dopo la laurea a Stanford e un master a Oxford in storia, frequentando corsi di economia della sanità alla Columbia di Manhattan, non lontana dall´appartamento sulla Quinta. Non si è potuta sposare dentro la Casa Bianca, come Tricia Nixon quando il padre in carica la accasò con un ragazzo della dinastia Eisenhower.

Non ha respinto schizzinosamente gli orpelli della casata, come fece la sempre stizzosa e militante Amy Carter quando rifiutò di essere accompagnata all´altare dal padre Jimmy spiegando che «io non appartengo a nessuno e dunque nessuno mi può dare a un altro». Mentre le due figlie di Obama, Malia e Sasha, a 12 e 9 anni, sono fortunatamente per loro ancora lontane dalle marcette nuziali, come lo erano i bambini di JFK, Caroline e John John.

Ma i genitori hanno fatto tutto il possibile per esorcizzare il loro senso di colpa, soprattutto paterno. In questo sfarzo da «matrimonio del secolo», del «decennio» o almeno dell´»anno» come le solite iperboli da tabloid l´hanno voluto chiamare, c´è il tributo all´unica figlia di chi le ha fatto passare anni molto amari, ma ormai annegati nei brindisi con il bianco secco dell´azienda vinicola Clinton, un caso di omonimia che il produttore ha astutamente sfruttato offrendolo a casse.

Quello che non si annegherà mai è il rimpianto che ancora l´America prova per quel magnifico lazzarone canuto che la seppe governare e sedurre come nessuno più dopo di lui.

 

 

[01-08-2010]

 

MORIRE PER LA “GUERRA DI OBAMA”? - L’OLANDA, ZOCCOLEGGIANDO, SI RITIRA DAL CONFLITTO AFGHANO - L’ANNO PROSSIMO TOCCHERÀ AI CANADESI (E L’ITALIA?) - I TALEBANI ESULTANO: AUTOBOMBA FA STRAGE DI BAMBINI A KANDAHAR – EL NEGRITO CON L’ELMETTO: “La missione è chiara: smantellare, sconfiggere, sbaragliare Al Qaeda, insediare a Kabul un governo al servizio della popolazione. Io, come presidente degli Stati Uniti, non tollererò che esistano zone franche per i terroristi”...


1 - OBAMA CONFERMA: "VIA DALL´IRAQ MA RESTIAMO IN AFGHANISTAN"
Alix van Buren per La Repubblica

Il giorno in cui il presidente Barack Obama pronuncia un solenne discorso sullo stato della guerra, enumerando i «formidabili ostacoli» che aspettano l´America ma anche «i notevoli progressi compiuti», i Taliban afgani rispondono con un´autobomba che fa strage di sei bambini a Kandahar.

L´attentatore suicida in realtà aveva preso a bersaglio il governatore della provincia, Ahmadullah Nazick, in un mercato. Ma l´esplosione, per errore, investe i piccoli. Così come, il giorno prima, un ordigno rudimentale lungo la "via della morte" fra Kandahar e Helmand sacrifica un pulmino carico di civili, anziché un convoglio Nato cui era destinato.

Da quando, in maggio, i Taliban hanno annunciato una «vasta offensiva contro le forze internazionali e i loro collaboratori», si sono macchiati del 61% delle vittime civili. Eppure, malgrado la talibanizzazione dilagante nelle province inasprisca il risentimento popolare contro i fondamentalisti, «gli ostacoli» all´affermazione del governo centrale restano «enormi», come avvertiva ieri Obama.

Il presidente si è rivolto a migliaia di veterani di guerra invalidi riuniti ad Atlanta, reduci dall´Afghanistan e dall´Iraq, i due conflitti dai quali promette di districare l´America: «Nonostante le sfide», si difende dalle critiche che lo incalzano a Washington, «l´importante è questo: sappiate che ci concentriamo su obiettivi chiari e raggiungibili».

Obama conferma il ritiro delle forze di combattimento da Bagdad, fedele alla parola data in campagna elettorale: «Avevo giurato di mettere fine alla guerra in Iraq in modo responsabile. È quel che faremo entro la fine del mese». Una parte delle divisioni verrà avviata verso l´Afghanistan, dove il costo finanziario della guerra già supera quello estratto in sette anni dall´intervento iracheno.

È la "guerra di Obama", e per questo il presidente non cede. «La missione è chiara: smantellare, sconfiggere, sbaragliare Al Qaeda, insediare a Kabul un governo al servizio della popolazione. Io, come presidente degli Stati Uniti, non tollererò che esistano zone franche per i terroristi».

La Casa Bianca, assicura, riferirà di nuovo alla nazione sulla distanza che la separa dal traguardo: «Giudicheremo i risultati della strategia», dice il presidente, «nel garantire la nostra sicurezza nazionale, nel ridurre i Taliban, nel consolidare le forze afgane e nell´eliminare la corruzione da quel governo». Gli ribattono gli avversari repubblicani: «Se entro dicembre non si vedranno importanti novità, saranno guai davvero».

2 - L'OLANDA SI RITIRA DAL CONFLITTO AFGHANO E I TALEBANI ESULTANO - L'ANNO PROSSIMO TOCCHERÀ AI CANADESI
Guido Olimpio per Corriere Della Sera

Un ritiro annunciato, previsto, ma comunque un passo significativo. Il contingente olandese in Afghanistan - 1.950 soldati - ha concluso ieri la sua missione nel settore di Uruzgand e torna a casa. Un disimpegno - assicurano i portavoce Nato - che avrà un impatto minimo sulle operazioni, un segnale però della difficoltà per gli alleati europei di continuare a morire per Kabul. Infatti, la Nato aveva chiesto all'Olanda di mantenere la presenza ma ciò ha prodotto in febbraio il collasso della maggioranza di governo in Olanda.

war iraq Bagdad liberata 03

Il comandante, il generale Peter van Uhm, nel passare le consegne ad americani e australiani, ha affermato che la situazione nella regione controllata dai suoi uomini è migliorata «anche se resta molto da fare». Una missione costata la vita a 24 soldati, compreso il figlio di van Uhm, dilaniato da un ordigno rudimentale nell'aprile 2008. Il contingente si è conquistato onore e prestigio con una strategia efficace, molto simile a quella adottata dai reparti italiani.

Il rientro a casa degli olandesi è l'inizio di un conto alla rovescia che vedrà il ritiro del Canada entro il prossimo anno, quello polacco nel 2012 e britannico tra il 2014 e il 2015. Gli americani, da parte loro, hanno annunciato una riduzione del contingente dal prossimo anno, ma come ha precisato ieri il segretario alla Difesa Robert Gates sarà una riduzione molto ridotta nei numeri.

Non è un mistero che il nuovo comandante del contingente David Petraeus è contrario a ridurre le forze a disposizione. I 145 mila soldati alleati in Afghanistan (120 mila inquadrati nella missione Isaf, più i soldati americani che operano nel quadro della missione Enduring Freedom) i restanti servono tutti, anzi non bastano. Gli stessi olandesi lasceranno fino a gennaio la loro componente aerea, composta da 4 caccia F16 e sette elicotteri.

Se è vero che sul piano strettamente militare la partenza dell'Olanda può essere assorbita, nessuno nasconde il valore simbolico e propagandistico. Contro un avversario che gioca sulle divisioni bisogna mostrarsi compatti. Altrimenti ogni cedimento è visto come un incentivo a colpire di più. Ieri, insieme alle congratulazioni della Nato, sono arrivate, per opposte ragioni, quelle dei talebani che si sono «felicitati» con governo e popolazione olandesi per la scelta.

Gli insorti, del resto, continuano a essere letali visto che luglio, con oltre 60 vittime, è stato il mese peggiore per la coalizione. E il comando alleato è alla continua ricerca di strategie che possano limitare i danni di un conflitto impossibile da vincere. Non è disfattismo ma sano realismo.

 

 

[03-08-2010]

 

 

BIN LADEN È VIVO E HA MESSO SU QUALCHE CHILO – GLI USA E I SUOI ALLEATI SANNO BENISSIMO DOVE SI TROVA IL TERRORISTA N. 1 (SU WIKILEAKS CARTA CANTA) - E QUESTO NONOSTANTE LA CIA AVESSE NEGATO DI ESSERE A CONOSCENZA DEL NASCONDIGLIO – IL BOMBARDIERE INCONTRA OGNI MESE I SUOI UOMINI O IL MULLAH OMAR LUNGO IL CONFINE TRA IL PAKISTAN E L’AFGHANISTAN – ORA E’ IRRICONOSCIBILE: SEMBRA UN VECCHIETTO IN CARNE CON BARBA CORTA E CAPELLI BIANCHI…

Syed Saleem Shahzad per "la Stampa"

 

Il leader di Al Qaeda si muove di nascosto, prende decisioni, distribuisce ordini alla sua rete, e si coordina regolarmente con i vertici dei taleban. Così sembrerebbe stando alle indiscrezioni di Wikileaks che hanno riportato per l'ennesima volta al centro dell'attenzione il problema di Osama Bin Laden e della sua ipotetica permanenza al comando di Al Qaeda. I documenti pubblicati confermano come gli alleati della coalizione occidentale sapessero dove si trovava il ricercato numero uno del terrorismo internazionale.

Il sito, che ha appena pubblicato più di 91 mila documenti militari riservati americani, sostiene che uno dei rapporti contiene informazioni sulla presenza regolare di Bin Laden a incontri nei villaggi lungo il confine tra il Pakistan e l'Afghanistan. E questo nonostante la Cia avesse ripetutamente negato di essere a conoscenza del luogo dove si trova Bin laden.

 

Un rapporto del 2006 sulle potenziali minacce del «Comando regionale delle forze di assistenza alla sicurezza internazionale», pubblicato sul sito, sostiene che «di recente si è tenuto un incontro di alto livello nel corso del quale sei attentatori suicidi hanno ricevuto l'ordine di partire per un'operazione nell'Afghanistan settentrionale. Questi incontri si svolgono ogni mese, e i più importanti partecipanti sono il Mullah Omar, leader dei taleban, Osama bin Laden, il Mullah Dadullah e il Mullah (Baradar)».

 

È raro che i media riportino avvistamenti di Osama Bin Laden. Si ritiene che fosse riuscito a scappare dalle montagne di Tora Bora nel per raggiungere la valle di Terah nella provincia Khyber del Pakistan. Da lì, pare, si spostò a Parachanar e infine nel Nord Waziristan. Comunque, non resta mai a lungo nello stesso posto. Si è parlato di diversi suoi rifugi, incluse le montagne dell'Hindu Kash.

Nel gennaio 2010 il sito «Asia Times» di Hong Kong ha pubblicato un'inchiesta sull'ombra di Al Qaeda dietro ai colloqui con i taleban. Un ex mujaheddin arabo che aveva combattuto in Afghanistan e sostiene di avere contatti diretti con i leader di Al Qaeda, incluso Bin Laden, aveva sostenuto nell'articolo che il legame tra i taleban e l'organizzazione di Osama era molto più profondo di quanto si credesse.

 

In seguito alla fuga di notizie su un rapporto del comandante Usa in Afghanistan, il generale Stanley McChrystal, sull'invio di decine di migliaia di nuovi soldati americani, Bin Laden avrebbe incontrato il Mullah Omar nella provincia afghana dell'Helmand nell'ottobre 2009: a quanto pare, il loro primo incontro da molto tempo.

 

Secondo il guerrigliero arabo, l'incontro ha segnato uno spartiacque nelle relazioni tra i taleban e Al Qaeda. I due leader hanno deciso di avere contatti più frequenti e coordinarsi meglio nella guerra contro la coalizione occidentale in Afghanistan. Inoltre, avevano convenuto che «ogni invito al negoziato era un'esca per attirare i taleban in una trappola». Secondo altre fonti, però, Bin Laden si muove con tanta audacia solo quando la sua presenza è veramente richiesta.

 

Il motivo per il quale queste apparizioni passano inosservate sarebbe un drastico cambiamento del suo aspetto. Ha accorciato la barba e, con più capelli bianchi, sembra più anziano. Ha messo su qualche chilo e anche la sua faccia, meno scarna, lo fa apparire diverso dalle immagini note a tutte dai media. «Le agenzie di intelligence riferiscono spesso degli spostamenti di Osama, ma lo fanno giorni dopo l'avvistamento e diventa impossibile dargli la caccia», sostiene un ufficiale del controterrorismo pachistano.

 

 [28-07-2010]

 

 

 

BARACK O-DRAMA – DOPO LA FUGA DI PETROLIO ARRIVA LA MAGGIORE FUGA DI NOTIZIE DELLA STORIA MILITARE USA – SUL SITO WIKILEAKS SONO FINITI MIGLIAIA DI DOCUMENTI SUI SEGRETI DELLA DISASTROSA GUERRA IN AFGHANISTAN – IL PAKISTAN CHE AIUTA AL QAEDA, TRUPPE CHE UCCIDONO CIVILI IN SCONTRI TENUTI SEGRETI, ATTACCHI DEI TALEBANI CHE RAFFORZANO LA NATO – E IL “NY TIMES” SCODELLA UN’INCHIESTA SUI LEGAMI TRA L’INTELLIGENCE USA E I CONTRACTORS – E NON FINISCE QUI

La Stampa.it

Civili morti di cui non si è mai saputo nulla, un'unità segreta incaricata di «uccidere o catturare» ogni talebano senza alcun processo, i droni Reaper telecomandati a distanza da una base del Nevada, la collaborazione tra i servizi segreti pakistani (Isi) e i talebani. Non si tratta della trama di un thriller fantapolitico, ma del reale contenuto degli archivi segreti della guerra in Afghanistan, resi pubblici da Wikileaks, il portale Internet creato apposta per diffondere i documenti riservati.

 

Emergono 92.000 rapporti classificati del Pentagono che coprono un periodo di sei anni di Guerra in Afghanistan, dal gennaio 2004 al dicembre 2009, sia sotto l'amministrazione Bush che sotto quella Obama. Si tratta della maggiore fuga di notizie della storia militare americana: una quantità enorme di documenti da cui emerge un'immagine devastante di quello che è effettivamente successo in Afghanistan.

Truppe che uccidono centinaia di civili in scontri tenuti segreti, attacchi dei talebani che rafforzano la Nato e alimentano la guerriglia nei vicini Pakistan e Iran. Sono solo alcuni dei dati scioccanti che si trovano nei rapporti. Amara la considerazione finale: «dopo aver speso 300 miliardi di dollari in Afghanistan, gli studenti coranici sono più forti ora di quanto non lo fossero nel 2001».

 

Furente la Casa Bianca che ha condannato «con forza» la pubblicazione del materiale riservato: «Possono mettere a rischio -ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale di Barack Obama, il generale James Jones- la vita degli americani e dei nostri alleati, e minacciare la nostra sicurezza nazionale». Indispettito anche l'ambasciatore del Pakistan negli Stati Uniti, Husain Haqqani, che ha definito «irresponsabile» la pubblicazione del materiale riservato. La Casa BIanca ha fatto comunque notare che il materiale copre l'arco di tempo dal gennaio 2004 al dicembre 2009«.

Tra le carte emerge, tra l'altro, che il Pakistan, ufficialmente alleato degli Stati Uniti, ha permesso a funzionari dei suoi servizi segreti di incontrare direttamente i capi talebani in riunioni segrete per organizzare reti di gruppi militanti contro i soldati americani, e mettere a punto complotti per eliminare leader afghani. Viene rivelato inoltre che l'intelligence pakistana (Directorate for Inter-Services-Intelligence) faceva il doppio gioco lavorando anche al fianco di Al Qaeda per progettare attacchi.

 

Ma non finisce qui. Per la prima volta è emerso che i talebani hanno usato missili portatili a ricerca di calore contro gli aerei della Nato, come gli Stinger che la Cia fornì ai mujaheedin di Osama bin Laden per combattere contro i sovietici negli anni '80. Dall'arrivo di Obama alla Casa Bianca le truppe Usa usano molti più droni (aerei senza piloti) malgrado le loro performance siano meno apprezzabili di quanto affermato ufficialmente. Alcuni si sono infatti schiantati al suolo o scontrati in volo, costringendo le truppe americane ad intraprendere rischiosissime operazioni di recupero prima che i talebani riuscissero ad impadronirsi dell'armamento e della tecnologia.

La Cia ha allargato le operazioni paramilitari in Afghanistan e, dal 2001 al 2008, ha finanziato l'intelligence afghana, trattandola come una sua affiliata virtuale. Dagli archivi riservati emerge inoltre che la coalizione sta usando sempre più le armi letali Reaper per fulminare gli obiettivi talebani in modo telediretto da una base del Nevada.

 

Washington sembra voler ignorare il doppio gioco di Islambad. Secondo i documenti citati, anche l'amministrazione Obama, malgrado le numerose minacce di intervento diretto, non ha cambiato nulla. Questo mese il segretario di Stato, Hillary Clinton, ha annunciato altri 500 milioni di dollari in aiuti a Islamabad, definendo Usa e Pakistan «partner uniti da una causa comune».

 

Sul sito web dell "New York Times" - che insieme al britannico "The Guardian" e al tedesco "Der Spiegel" ha avuto accesso ai documenti forniti da WikiLeaks diverse settimane fa - sono pubblicati i rapporti più interessanti. Il quotidiano newyorchese ha cominciato a fare uscire, a partire da lunedì scorso, un'inchiesta a puntate frutto di due anni di lavoro di due giornalisti sui legami tra le agenzie di intelligence Usa e le società di contractors, a cui venivano affidate le operazioni più sporche.

 26-07-2010]

 

 

 

MORIRE PER KABUL? CHISSENEFREGA – ANCHE SE LA GUERRA IN AFGHANISTAN È DIVENTATA LA PIÙ COSTOSA (200 MLN $ PRO CAPITE) MAI COMBATTUTA DAGLI USA, ORMAI I MORTI E I FERITI NON FANNO PIÙ NOTIZIA - PER MANDARE AL FRONTE DUE MILIONI DI UOMINI E DONNE LA NAZIONE HA SPESO 1.021 MLD $ MA È UN MISERO 1,6% DEL BUDGET CONTRO IL 36% DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE - QUEI 5 MILA E PIÙ CADUTI IN DIECI ANNI NON SONO NEPPURE UN´ANOMALIA STATISTICA NELLE TABELLE DEL CENSIMENTO…

Vittorio Zucconi per "la Repubblica"

 

Ogni cassa di zinco riportata a casa avvolta nella bandiera, ogni cadavere deposto nella terra di un cimitero smossa tra lacrime e salve di fucile sono costati finora all´America 200 milioni di dollari per caduto. Un lugubre record.

Quando il tassametro delle guerre senza fine, senza prospettive e, nel caso dell´invasione dell´Iraq, senza onore, volute da Bush e continuate da Obama ha superato i mille milliardi di dollari all´inizio di luglio, le operazioni "Iraqi Freedom" ed "Enduring Freedom" come furono retoricamente denominate sono divenute le spedizioni militari più costose pro capite nella lunga storia delle guerre americane.

Non le più care in assoluto, perché il record di spesa appartiene ancora ai quattro anni della Seconda Guerra Mondiale quando il tesoro nazionale dovette sborsare più di 4 mila miliardi di dollari, in valore attuale, per sconfiggere Germania, Italia e Giappone e liberare il mondo dall´infestazione nazista e fascista. Ma il risultato dello studio condotto dal servizio ricerche del Parlamento, una commissione apolitica e apartitica, non mente.

 

Per mandare al fronte i due milioni di uomini e donne che si sono avvicendati fra Iraq e Afghanistan negli ormai quasi dieci anni di combattimento, e per vederne tornare 5 mila e 400 nelle casse di zinco, la nazione ha speso mille e 21 miliardi di dollari. Nella Seconda Guerra, i soldati furono ben 16 milioni, con 480 mila caduti. Ogni caduto costò, oltre al sangue e alle lacrime, 9 milioni di dollari, nell´orribile rapporto "costo caduti" che ogni guerra impone.

Una delle tragedie dentro la tragedia morale e strategica di queste guerre su due fronti, e una delle ragioni per le quali sono ormai svanite dai radar delle ansie e dell´attenzione nazionale, è che Iraq e Afghanistan sono operazioni spaventosamente costose individualmente, ma ancora molto a buon mercato per l´economia americana.

Come fu osservato già nei primi mesi del conflitto, tra l´invasione dell´Afghanistan nel novembre del 2001 e i bombardamenti "shock and awe" su Bagdad per paralizzare e terrorizzare il regime di Saddam nel marzo del 2002, l´incidenza di queste azioni sulla vita quotidiana dei cittadini americani, sulle loro tasche o sui conti pubblici è marginale se non impercettibile.

Per permettere all´ultima «Grande Generazione» di liberare il mondo da Hitler, Mussolini e dal militarismo giapponese, l´America dovette impegnare più di un terzo, il 36%, del bilancio federale. Per mandare due milioni di soldati in Asia dopo l´11 settembre, quel "trilione", quei mille miliardi di dollari spesi finora sono appena l´1,6% del budget.

 

Non si vedono dunque attori e campioni dello sport, grandi registi come Frank Capra o eroi immaginari come Topolino, battere gli Stati Uniti mobilitando gli spiriti patriottici dei cittadini perché sottoscrivano i "War Bonds", il prestito di guerra. Nella fornace del debito nazionale e del disavanzo di bilancio, quei mille miliardi di dollari sono noccioline, come quei 5 mila e più caduti in dieci anni non sono neppure un´anomalia statistica nelle tabelle del censimento, rispetto ai 616 mila morti all´anno per malattie cardiovascolari o alle 115 vittime di incidenti stradali, ogni giorno.

Per la prima volta nella storia americana, e forse di tutte le grandi nazioni, non sono neppure state aumentate le tasse sul reddito o quelle indirette sui consumi per finanziare un conflitto, che sembra combattuto con i soldi degli altri e con i figli degli altri. Nessuno che non abbia famigliari al fronte, ha dovuto sacrificare un centesimo del proprio reddito, o un minuto della propria giornata, per combatterle, perché così volle Bush quando annunciò che «l´Iraq si sarebbe pagato da solo con il petrolio», e come Obama non può permettersi di cambiare.

 

Mille miliardi e quasi dieci anni più tardi, morire per Kandahar o per Bagdad non fa notizia ormai da anni. L´opposizione di destra, che accusa Obama di avere sfasciato il bilancio nazionale con la riforma della sanità o i sussidi ai disoccupati, osa rimproverargli il prezzo di quei morti e di quelle guerre senza fine.

Neppure l´enormità del costo sociale, le cure mediche - quando ci sono - la riabilitazione, il difficilissimo reinserimento dei feriti, dei mutilati, dei reduci con le loro profonde lesioni psicologiche, costo che nel prezzario delle guerre per «esportare la democrazia» non è calcolato, spaventa e turba ormai un pubblico che ha fatto il callo alle notizie e ai lutti dai fronti orientali, riservate ai volontari in uniforme, senza incubi di cartoline precetto per gli altri.

 

Un trilione e 21 milioni (ma la cifra aumenta ogni secondo, come registra il sito angoscioso www.costofwar.com dove si vede il prezzo salire di mille dollari al secondo) sono meno di quando la nazione abbia speso, dal 2001 a oggi in fast food, in cheeseburger, frappé e patatine fritte, mille e duecento miliardi di dollari.

 

Dunque la guerra che non esiste, che cosa meno di uno «happy meal», di un pasto per bambini da McDonald´s con omaggio di pupazzetti di plastica, non sarà fermata dal costo finanziario e neppure da quello umano. Gli Stati Uniti si possono permettere altri venti, o trent´anni di operazioni militari in Iraq o in Afghanistan, ignorare altre migliaia di bare, meno costose di patatine e frappé.

 26-07-2010]

 

 

UNA PORTA DELLA CASA DI JIM MORRISON...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - I prezzi delle case in California hanno toccato nei mesi scorsi i minimi storici. Molte abitazioni finite nel portafoglio delle banche sono state vendute per poche migliaia di dollari e ancora oggi, fuori da Beverly Hills, gli stabili di pregio con valore storico non hanno prezzi proibitivi. In particolare, ce n'è uno a Laurel Canyon, là dove una volta c'erano i nativi Tongva, che nonostante la sua bellezza, i 2.300 piedi quadrati e i "multiple patios" ha un costo di 1,2 milioni di dollari.

 

Non è una casa qualunque. È stata la residenza di Jim Morrison, la rock star's dei Doors. Una casa che potrebbe diventare oggetto di culto, nella città in cui Morrison ha vissuto, un po' studiato (alla Ucla) e mosso i primi passi nel rock. Per chi fosse interessato l'asta è partita. La speranza degli attuali proprietari è che fra le migliaia di fans che ogni anno rendono omaggio a Jim Morrison nel cimitero francese di Père Lachaise ce ne sia uno con un milione in tasca.

29.07.10

 

obama noir – RANGEL, IL DEMOCRATICO “RE DI HARLEM” CHE A NY RACCOGLIE DA 40 ANNI IL 90% DEI VOTI DEI NERI, È ACCUSATO DI FRODE FISCALE – DAL 2007 SI OCCUPA DELL’ASSEGNAZIONE DI MOLTI FONDI PUBBLICI, MA ORA I CONTI NON TORNANO (TUTTO IL MONDO È bel PAESE) – BARACK TREMA ALL’IDEA DI UN PROCESSO PUBBLICO NEL BEL MEZZO DELLA CAMPAGNA PER IL RINNOVO DEL CONGRESSO…

Maurizio Molinari per "la Stampa"

 

Il leader politico più popolare di Harlem sarà processato per «reati etici» a Capitol Hill creando forte imbarazzo per il partito democratico in vista delle elezioni di novembre.
Charles Rangel ha 80 anni e da 40 siede sui banchi della Camera dove ricopre il quarto incarico per importanza nella gerarchia del partito democratico.

La sua forza politica nasce da Harlem, il quartiere di Manhattan roccaforte degli afroamericani che lo ha costantemente rieletto con percentuali da capogiro - fra l'80 e il 90 per cento - e per il quale Rangel, clintoniano di ferro, è diventato una bandiera.

Il punto più alto della carriera a Capitol Hill lo ha raggiunto nel 2007 quando - dopo la vittoria dei democratici nelle elezioni per il Congresso dell'anno precedente - venne designato a guidare la potente commissione «Ways and Means» da cui dipende l'assegnazione di gran parte dei fondi pubblici.

 

Ma pochi mesi dopo iniziarono le rivelazioni che hanno portato la commissione Etica della Camera ad annunciare per giovedì l'inizio di un processo che minaccia di terminare con la sua espulsione da Capitol Hill o addirittura la prigione. Gli addebiti infatti riguardano i reati di furto, evasione fiscale e appropriazione indebita.

Ciò che più imbarazza i democratici di Nancy Pelosi - presidente della Camera - sono gli episodi contestati a Rangel perché alzano il velo su una gestione del potere a fini privati che finora era stata addebitata soprattutto ai repubblicani. Ecco di cosa si tratta.

Rangel possiede una villa a Santo Domingo ma ha dimenticato di denunciare al fisco le entrate conseguenti all'affitto - circa 75 mila dollari - mentre a New York ha avuto quattro appartamenti con l'affitto bloccato - di cui uno adoperato come ufficio - che sarebbero per legge dovuti andare a residenti con redditi bassi. Ha inoltre dimenticato di dichiarare proprietà per 600 mila dollari e redditi per decine di migliaia di dollari.

 

E ancora: ha adoperato l'ufficio a Capitol Hill per raccogliere fondi a favore della sua fondazione privata alla City University di New York e per proteggere fiscalmente alcuni grandi donatori della medesima fondazione. Arrivando a compiere quello che la commissione Etica ha definito un «gesto sprezzante» ovvero «parcheggiare nel garage del Congresso la sua Mercedes vintage».

L'unica via d'uscita che la commissione - presieduta dalla californiana democratica Zoe Logfren - aveva lasciato a Rangel era l'«ammissione totale delle colpe» ma il leader di Harlem era disposto a fare mea culpa solo per alcuni dei reati addebitati. Si è arrivati così all'annuncio del processo il cui ultimo precedente risale al 2002, quando il democratico James Traficant venne condannato alla prigione.

 

«Non ho paura, mi batterò per dimostrare che le accuse sono infondate», assicura Rangel con toni di sfida. Ma è proprio questo lo scenario che Pelosi e la Casa Bianca temono di più: un processo pubblico a un leader democratico di spicco nel bel mezzo della campagna per il rinnovo del Congresso.

 

27-07-2010]

 

 

NOZZE DA DUE MILIONI DI DOLLARI PER CHELSEA...
Dal "Sole 24 Ore"
- Il matrimonio di Chelsea Clinton già definito «del secolo» potrebbe essere anche il più costoso: circa due milioni di dollari per la Abc, che ha fatto i conti in tasca alla figlia di Bill e Hillary. Le nozze di Chelsea con Marc Mezvinski dovrebbero celebrarsi il 31 luglio ad Astor Courts, storica tenuta a nord di New York: l'affitto potrebbe costare da 125mila a 200mila dollari. Altri 750mila dollari costerà il menu, da 1.500 dollari a testa per i circa 500 invitati; 250mila dollari andranno in fiori elaborati da Jeff Leatham, direttore artistico del Four Seasons George V di Parigi.

Quarantamila dollari per la musica, 15mila per l'abito da sposa, 60mila tra foto e video.
Una spesa forte è quella delle luci (75-100 mila dollari); solo gli inviti valgono 40mila dollari, la festa della vigilia 250mila. La sicurezza sarà fornita dal Secret Service, ma altri 30mila dollari andranno in gorilla supplementari, data la concentrazione di vip.
Diecimila dollari il costo della torta.

23.07.10

 

MAREA NERA, SFIGA NERISSIMA – ORA CI SI METTE ANCHE L’URAGANO BONNIE: OPERAZIONI NEL GOLFO DEL MESSICO SOSPESE, E PERSONALE EVACUATO – INTANTO IL SENATO USA CONVOCA L’AD DI BP, TONY HAYWARD, PER CHIEDERE QUANTO POZZI LIBICI HA OTTENUTO CON LA LIBERAZIONE DEL TERRORISTA LIBICO, AUTORE DELLA STRAGE del volo PanAm in cui morirono 270 passeggeri, quasi tutti americani… 1- TEMPESTA BONNIE, BP SOSPENDE LAVORI POZZO...
(ANSA-AFP) - La Bp ha annunciato oggi la sospensione temporanea delle attività sul pozzo Macondo, all'origine della marea nera nel Golfo del Messico, a causa dell'arrivo previsto della tempesta tropicale Bonnie.

 

Con l'accordo delle autorità Usa, "le attività sul pozzo saranno sospese temporaneamente a causa delle condizioni climatiche sfavorevoli provocate dalla tempesta tropicale Bonnie nel Golfo del Messico", ha fatto sapere la Bp in un comunicato. Il pozzo sottomarino, che è stato "tappato" sette giorni fa, "per il momento resterà chiuso", ha detto la Bp, assicurando che continuerà a monitorarlo finché le condizioni meteo lo consentiranno. "La durata del fermo delle attività dipenderà dal tempo", ha aggiunto l'azienda. Il personale impegnato per cercare di contenere il petrolio che fuoriesce dall'impianto di trivellazione della Bp è stato evacuato.

 

2- RISCHIO TEMPESTA SUL GOLFO BP SOSPENDE LE OPERAZIONI ...
Daniela Roveda per "il Sole 24 Ore"

Di nuovo tutto fermo nel Golfo del Messico. Questa volta è l'imminente arrivo di un uragano ad avere costretto la Bp a iniziare l'evacuazione dell'intera area nei pressi del pozzo Macondo e a interrompere i lavori in corso per chiudere la falla che dal 20 aprile scorso sputa petrolio nel mare. Ci vorranno cinque giorni per completare l'evacuazione prima che la tempesta si abbatta sul Golfo, forse all'inizio della prossima settimana, e due settimane prima che i lavori possano riprendere a pieno ritmo. La data in cui la sorgente verrà sigillata definitivamente è slittata quindi di nuovo, probabilmente a fine agosto.

 

Oltre al pericolo uragano, la Bp si troverà presto a fronteggiare un'altra crisi sul fronte americano, legata all'attentato terroristico del 1988 nei cieli di Lockerbie. Ieri il Senato americano ha chiesto all'amministratore delegato Bp Tony Hayward di testimoniare sul ruolo svolto dal colosso petrolifero inglese nel rilascio del terrorista libico Abdelbaset Ali Mohmet al-Megrahi, condannato per l'esplosione del volo PanAm in cui morirono 270 passeggeri, quasi tutti americani. Al-Megrahi, ancora vivo benché i medici gli avessero dato tre mesi di vita l'agosto scorso, fu scarcerato dal governo scozzese un anno fa per motivi umanitari.

Sempre di fronte al Parlamento statunitense la Bp dovrà presto testimoniare anche sulle cause dell'incidente che provocò l'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon e la morte di 11 operai. Ieri il "New York Times" ha rivelato un rapporto della Transocean, la società svizzera proprietaria della piattaforma. Secondo il documento, il personale della piattaforma era preoccupato per la sicurezza delle operazioni e consapevole che molte componenti delle trivelle non erano state sottoposte a ispezioni da dieci anni. Nessuno però ha detto nulla, temendo ritorsioni da parte di Bp.

 

L'unica notizia incoraggiante in arrivo dal Golfo ieri è che la Guardia Costiera ha autorizzato Bp a tener chiuso il nuovo tappo a tre valvole che ormai da dieci giorni impedisce al petrolio di uscire in mare. Per qualche ora si era temuto che le autorità marittime potessero ordinare l'apertura perché l'arrivo di venti a 100 chilometri all'ora avrebbe costretto la BP a rimuovere la strumentazione impiegata per monitorare la pressione all'interno del pozzo.

 

Il centro meteorologico nazionale ha previsto l'arrivo di una tempesta diretta verso le Bahamas e la Florida all'inizio della prossima settimana con una probabilità del 40%. La probablilità è sufficientemente alta tuttavia da richiedere l'evacuazione totale, un processo che richiederà l'allontanamento di una flotta di 65 imbarcazioni tra piattaforme galleggianti, petroliere, veicoli della Guardia Costiera, motonavi specializzate nella pulizia del mare, vessilli dotati di strumentazioni diagnostiche e barche da cui vengono pilotati i robot subacquei.

 

Il pericolo del maltempo è sempre stato preso in considerazione dalla Bp e dalla Guardia costiera, ma è ironico che si stia materializzando proprio a pochi giorni dal completamento dei lavori di trivellazione in corso dall'inizio di maggio per scavare i pozzi di sfiato che dovrebbero consentire di sigillare in modo permanente il giacimento del Macondo. I tecnici BP hanno annunciato di avere trivellato un foro di due chilometri e mezzo e di essere arrivati a venti metri dal bersaglio; una volta intersecato il pozzo originario, potranno versare una colata di cemento e chiudere completamente la sorgente.

Intanto sulla terraferma cresce l'allarme inquinamento in vista dell'arrivo dell'uragano. I venti dovrebbero spingere con violenza la marea nera verso le coste della Louisiana, del Mississippi e del Texas settentrionale, con possibili gravi danni per l'ecosistema.

 [23-07-2010]

 

 

 WASH. POST, MAGGIORANZA DEI LOBBISTI DEL PETROLIO HA AVUTO INCARICHI DI GOVERNO...
(Adnkronos) -
La maggioranza dei lobbisti delle compagnie petrolifere, per la precisione tre su quattro, hanno avuto in precedenza incarichi nel governo federale americano o sono stati eletti a Capitol Hill. E' quanto emerge da un'inchiesta svolta dal Washington Post che ha passato in rassegna tutti i 600 lobbisti certificati che lavorano al servizio di 'Big Oil' nella capitale americana, "uno dei contingenti piu' numerosi e piu' potenti di Washington".

 

Un esercito che ha mostrato a pieno la sua influenza di fronte al disastro ambientale provocato dall'esplosione della piattaforma della Bp, "proposte per varare nuove misure piu' restrittive o diminuire l'uso del petrolio sono state bloccate dall'azione non solo dell'opposizione repubblicana ma anche dei democratici eletti negli stati produttori di petrolio", scrive il Post. Nella rosa dei lobbisti piu' importanti ed influenti vi sono 18 ex membri del Congresso e decine di ex funzionari di nomina presidenziale.

23.07.10

 

BP: TITOLO PERDE 2,5% PER TIMORI NUOVE PERDITE...
(AGI/REUTERS) -
Il titolo di Bp perde il 2,5% a Londra per i timori sulla tenuta del nuovo tappo sulla falla nel Golfo del Messico. Il gruppo britannico sta continuando i suoi test e per far fronte alla disastrosa fuoriuscita di petrolio ha gia' speso oltre 3 miliardi di euro, mentre il valore di capitalizzazione di Bp e' sceso del 40%.

 

4- ACCORDO BP-EGITTO PER LO SVILUPPO DI DUE GIACIMENTI OFFSHORE...
(AGI/AFP) -
La Bp ha siglato un accordo con l'Egyptian General Petroleum Corp, la compagnia di stato del Cairo, per lo sviluppo di due giacimenti di gas offshore. Si tratta del contratto piu' rilevante siglato dalla societa' anglo-olandese dal'esplosione avvenuta nella piattaforma nel Golfo del Messico che ha causato il piu' grande disastro ecologico della storia americana. I due giacimenti produrranno 900 milioni di metri cubi di gas a partire dal 2014, ha annunciato il ministro del petrolio egiziano. Gli investimenti richiesti per le concessioni sono pari a nove miliardi di dollari, e dovranno essere raccolti da Bp insieme al suo partner, la tedesca RWE, senza il contributo del governo egiziano.

 

5- USA: OBAMA SPINGE PER APPROVAZIONE PROROGA SUSSIDI DISOCCUPAZIONE...
(AGI/REUTERS) - Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, preme perche' il Senato approvi la proroga del programma di sussidi di disoccupazione. "Dobbiamo tutti proseguire i nostri sforzi per fare qualsiasi cosa sia in nostro potere per stimolare la crescita e le assunzioni", ha detto Obama parlando dal Rose Garden della Casa Bianca e attaccando i repubblicani che si oppongono alla misura. Il presidente Usa ha quindi riconosciuto che "sono tempi difficili" ma, ha aggiunto, "ci stiamo muovendo nella giusta direzione".

17.07.10

 

I NAZISTI DELL’ILLINOIS – MANCO FOSSE UNA SCENA DEI “BLUES BROTHERS” ECCO SPUNTARE LA MILIZIA NEONAZISTA DELL’EX MARINE J.T. READY – IL GRUPPO ARMATO AL CONFINE TRA ARIZONA E MESSICO VUOLE FARE PIAZZA PULITA DEI CLANDESTINI CHE ATTRAVERSANO LA FRONTIERA – LA LEGGE ANTI-IMMIGRATI DELLA GOVERNATRICE BREWER E DEL SENATORE JOHN MCCAIN CAVALCA LA PAURA – E IN MESSICO LA LOTTA AI NARCOS è FUORI CONTROLLO… -

 

Guido Olimpio per il "Corriere della Sera"

 

L'email di Jason J.T. Ready ha il tono dell'ultimo appello. Inviata il 19 giugno, avverte: «I narcoterroristi stanno portando la guerra chimica nella nostra nazione». Per questo Jason chiama a raccolta i volontari. Con una raccomandazione finale. «Servono munizioni e armi in abbondanza».

Ready, 37 anni, è il capo di una piccola milizia che ha deciso di «prendere in mano la situazione» in un'area a sud di Phoenix (Arizona) usata da trafficanti di droga e clandestini messicani. «Non possiamo aspettare che il governo agisca», dice, e dunque con un gruppo di fedelissimi pattuglia i sentieri.

 

Cacciato dai marines per cattiva condotta, qualche precedente penale, Ready è membro del Movimento Nazional Socialista, una fazione neonazista. J.T., come lo chiamano i suoi, ritiene che chi non sia «puro» dovrebbe andarsene dal territorio americano. Considera i giornalisti delle «scimmie» e se potesse- lo ha proposto- minerebbe l'intero confine.

I miliziani, per ora, non hanno combattuto grandi battaglie. Sostengono di aver intercettato qualche immigrato e di aver trovato i resti di un altro. Uno dei 38 corpi di clandestini recuperati nella regione dal Primo Luglio: uccisi dalle temperature roventi, dalla disidratazione e dalla sete durante la pericolosa attraversata nel deserto. Una vera emergenza che ha costretto la contea a noleggiare un camion-frigorifero per conservare i cadaveri.

La presenza degli uomini di Ready - e di altri volontari - provoca reazioni contrastate nelle autorità. Chi lavora sul campo la considera comunque un aiuto. I superiori, invece, sono preoccupati perché temono che prima o poi capiti qualcosa di grave. In realtà- come ci conferma una nostre fonte a Nogales- è già accaduto. Negli ultimi mesi sono aumentati gli assalti nei confronti dei clandestini lungo un corridoio che dal confine messicano sale verso Rio Rico. Agguati nella notte organizzati da uomini mascherati e in mimetica.

 

C'è chi attribuisce gli assalti a bande rivali. Ma lo Sceriffo non esclude che possa trattarsi di «vigilantes» partiti a caccia di immigrati. Se Ready agisce a nord di Tucson, a sud sono attivi gruppi più piccoli. Alcuni al limite del folklore, altri temibili. Glenn Spencer - con il quale abbiamo parlato diverse volte - pattuglia con un aeretto il confine e segnala le infiltrazioni alla Border Patrol.

Bill Davis, salute precaria, arranca su colline desolate con un pugno di amici. La sua base di partenza è Tombstone, la città della sfida all'Ok Corral. Le vedette raggiungono punti elevati a ridosso del muro che dovrebbe proteggere gli Usa, aprono le sdraio vicino ai Suv e spiano con i binocoli il «fronte sud».

Altri ancora imitano il ranchero Roger Barnett, detto il pulitore. Oggi se ne sta defilato, ma si è più volte vantato di aver catturato non meno di 10 mila clandestini.

 

Pur essendo una minoranza, i miliziani sono spinti dal vento xenofobo che spazza questa terra meravigliosa. A fine mese dovrebbe entrare in vigore la nuova legge anti-immigrati voluta dalla governatrice Jan Brewer. Lei e il «moderato» John McCain cavalcano la paura, aiutati anche da quanto accade nel vicino Messico.

I narcos, l'infiltrazione dei cartelli, le stragi nelle città di confine messicane fanno paventare il contagio: pochi giorni fa l'autobomba a Ciudad Juárez, ieri il massacro di 17 ragazzi sorpresi dai killer ad una festa.

Certo, è innegabile che vi sia un problema serio, anche se i dati dell'Fbi raccontano che negli stati sulla frontiera i reati non sono aumentati. Ciò che conta è la percezione. La Brewer ha sostenuto in tv che nel deserto dell'Arizona giacciono «corpi decapitati» in stile messicano. In realtà sono stati rinvenuti solo due teschi - nel 2008 -, probabilmente di clandestini deceduti per il calore. Dettagli per J.T. Ready e i suoi miliziani che sperano davvero di prendere un tagliatore di teste. 19-07-2010]

 

 

- MAREA NERA: USA, BP PAGHI ROYALTY SU PETROLIO USCITO DA FALLA...
(AGI/REUTERS) - Bp dovra' pagare le royalty su tutto il petrolio e il gas fuoriuscito dalla falla nel Golfo del Messico. E' quanto ha dichiarato il Dipartimento degli Interni Usa precisando che i pagamenti devono essere effettuati sia sul petrolio perso che su quello recuperato.17.07.10

 

 

CHI TOCCA WALL ST. MUORE – LA GUERRA AI BANCHIERI COSTA CARO A OBAMA E AI DEMOCRATICI – PER LE PROSSIME ELEZIONI DI MIDTERM LE CASSE DEL PARTITO DEL PRESIDENTE RIMARRANNO DESOLANTEMENTE VUOTE: “CHI PRIMA ARRIVAVA CON ASSEGNI DA 25MILA $ ORA NE VERSA MILLE” – NELLA HIT PARADE DEI PRESIDENTI, “EL NEGRITO” È AL 15ESIMO POSTO…

Maurizio Molinari per "La Stampa"

 

1 - LA VENDETTA DI WALL STREET...
A quattro mesi dalle elezioni di Midterm per il rinnovo del Congresso i finanziatori di Wall Street chiudono i cordoni della borsa ai democratici, rovesciando l'approccio avuto alle presidenziali del 2008. Dall'inizio dell'anno i democratici sono riusciti a organizzare a Manhattan solo una singola serata di raccolta fondi e, secondo le testimonianze raccolte da The Politico, «chi prima arrivava con assegni da 25 mila dollari ora ne versa 1000» con il risultato di far piangere le casse del partito visto che New York è da sempre la più importante cassaforte liberal.

 

Sul fronte opposto invece i repubblicani hanno il vento in poppa: l'hedge fund di Paul Singer pochi giorni fa ha raccolto con facilità un milione di dollari per sette poco conosciuti candidati conservatori, e molti dei «donors» presenti erano democratici. Se l'atmosfera è cambiata è a causa dell'irritazione di Wall Street per i continui attacchi ricevuti dal presidente Obama, che imputa ai banchieri i problemi della finanza, come anche per la delusione legata ad una ripresa economica che tarda ad arrivare.

A ciò bisogna aggiungere che Barack e Michelle da quando sono arrivati alla Casa Bianca non hanno avuto per i maggiori finanziatori le stesse attenzioni che gli riservavano i Clinton: non vi sono state serate agli Hemptons o inviti a passare un weekend al 1600 di Pennsylvania Avenue.

Da qui il fatto che il 2008 sembra passato remoto: allora Obama raccolse a Wall Street 9,5 milioni di dollari, quasi il doppio del rivale John McCain e fra i maggiori finanziatori figuravano giganti della finanza come Goldman Sachs - 994 mila dollari - e Citigroup - 701 mila dollari - che si trovano ora nella difficile posizione di doversi difendere dagli affondi del presidente.

 

2 - HIT PARADE DEI PRESIDENTI OBAMA È 15°...
Buona comunicazione, immaginazione e intelligenza ma scarsa esperienza, pochi risultati in politica estera e incapacità di evitare errori cruciali: è questo il profilo di Barack Obama tracciato da 238 storici e accademici degli Stati Uniti che gli hanno assegnato il 15° posto nella classifica dei 44 presidenti americani che viene periodicamente redatta dal "Siena Research Institute" di Loudonville, nello Stato di New York.

Per la quinta volta da quando tale classifica è stata creata, nel 1982, a svettare al primo posto è Franklin Delano Roosevelt, che guidò l'America oltre la Grande Repressione nel New Deal e poi nella Seconda Guerra Mondiale, e dietro di lui si posizionano gli inquilini della Casa Bianca con i volti scolpiti sulla montagna di Rushmore: Teddy Roosevelt, Abramo Lincoln, George Washington e Thomas Jefferson. Harry Truman, che lanciò l'atomica sul Giappone è al 9° posto e Dwight Eisenhower al 10° con John F. Kennedy dietro di lui e Bill Clinton in 13° posizione.

Se Obama è relegato al 15° posto è perché, pur essendo sesto in immaginazione, settimo in abilità, e ottavo in intelligenza, è trascinato indietro da un "background personale molto debole" ovvero la combinata valutazione di famiglia, educazione ed esperienza che ne fiacca la capacità di comando della nazione. Il predecessore comunque sta assai peggio: George W. Bush fece il suo ingresso in classifica nel 2002 in 23ª posizione e oggi è precipitato alla 39ª, fra i cinque peggiori di sempre.

L'ultimo in assoluto è Andrew Johnson, al quale la giuria di storici attribuisce gravi responsabilità nella creazione del sistema di segregazione razziale. A scalare la classifica sono due ex presidenti democratici.

Bill Clinton nell'ultimo sondaggio del 2002, era in 18ª posizione ma oggi è salito in 13ª sulla base di un'opinione migliore sulle nomine che fece alla Casa Bianca. Sale anche John F. Kennedy, da 14° a 11°, per due virtù che non vengono riconosciute a Obama: l'abilità nel fare compromessi e nel gestire l'economia. A scendere invece sono Ronald Reagan, passato dal 16° al 18° posto, e Jimmy Carter, precipitato dal 25° al 32°, a conferma della crescente convinzione degli storici che ebbe gravi responsabilità negli errori commessi sull'economia e non riuscì a evitare errori fatali.

Fra gli altri presidenti recenti Gerald Ford resta stabile al 28° posto, Richard Nixon scende dal 26° al 30° mentre Lyndon B. Johnson, pur vantando le migliori relazioni con il Congresso, arretra dal 15° al 16° posto.

 

 

[06-07-2010]

 

USA: CALA FIDUCIA CONSUMATORI A GIUGNO PER TIMORI OCCUPAZIONE...
(AGI/REUTERS) -
Cala questo mese la fiducia dei consumatori Usa dopo tre mesi di crescita, sulla scia dei timori connessi al mercato del lavoro. L'indice misurato dal Conference Board e' sceso a 52,9 da 62,7 (dato rivisto) dello scorso maggio. Gli analisti si aspettavano mediamente un dato migliore, stimando l'indice di giugno a 62,8.

 

4- WALL STREET: INCREMENTA PERDITE DOPO DATO FIDUCIA CONSUMATORI...
(AGI/REUTERS) -
Wall Street incrementa le perdite dopo il dato sulla fiducia dei consumatori. Attualmente, il Dow Jones arretra e segna il -2,37% a 9.898,34 punti, il Nasdaq perde il 3,09% a 2.161,75 punti. Giu' anche lo Standard and Poor's, che lascia sul terreno il 2,62% a 1.046,43 punti

04.07.10

 

OBAMA O-DRAMA – DOPO 34 ANNI IN DIVISA, MC CHRYSTAL SI DIMETTE DALL’ESERCITO - CON 5 VOTI CONTRO 4 LA CORTE SUPREMA USA STABILISCE CHE LE LEGGI LOCALI NON POSSONO LIMITARE IL DIRITTO DI FARE I PISTOLERI COME AI TEMPI DEL FAR WEST - E CHIUDERE GUANTANAMO NON È PIÙ NELLA LISTA DELLE PRIORITÀ DI WASHINGTON – ADDIO “HOPE- DOPO 34 ANNI SVESTE LA DIVISA L'EX COMANDANTE DELLA NATO IN AFGHANISTAN ...

 


Da "laStampa.it"

 

Il generale Stanley McChrystal, fino alla scorsa settimana alla guida delle truppe Nato in Afghanistan, lascerà l'esercito. Lo ha annunciato il portavoce Gary Tallman. La decisione era ampiamente attesa dopo la clamorosa intervista al magazine "Rolling Stone" in cui McChrystal aveva espresso una serie di giudizi molto critici nei confronti del governo e dell'amministrazione.

 

Il generale aveva assunto l'anno scorso l'incarico di comandante delle truppe Usa e Nato in Afghanistan, raccomandato dal segretario alla Difesa, Robert Gates, secondo cui avrebbe potuto portare «una nuova visione» in una guerra che dura già da otto anni e mezzo. Mercoledì il presidente Barack Obama aveva accettato le dimissioni di McChrystal, sostituito dal generale David Petraeus, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti.

Il generale americano Stanley McChrystal lascerà così la divisa indossata per 34 anni. Dietro la sua decisione e dietro la rottura con la Casa Bianca ci sarebbe un rapporto estremamente critico di Stanley McCrystal sul conflitto in Afghanistan in cui si parla di una ribellione «crescente». Il rapporto avrebbe contribuito, stando all'Independent online, al siluramento del generale insieme con l'intervista a Rolling Stones.

 

Il generale, scrive il quotidiano britannico, pochi giorni prima dell'intervista ha tracciato un quadro «devastante» sulla situazione in Afghanistan ai ministri della Difesa della Nato, avvertendo che «non ci sarebbero stati progressi nei prossimi sei mesi». Secondo la documentazione raccolta dall'"Independent", McChrystal avrebbe giudicato il governo di Kabul «inefficace e discreditato», capace di controllare solo cinque aree del Paese su 122, e fonte di serie preoccupazioni sul fronte della «sicurezza, della violenza e della corruzione». Kabul lascia a desiderare anche militarmente secondo McChrystal: la creazione delle forze di sicurezza è «a rischio».

«Non credo che nessuno possa dire che stiamo vincendo», ha commentato un portavoce della Nato interpellato dal quotidiano. Fonti militari spiegano all'Independent che proprio questo resoconto e la schiettezza con cui è stato redatto hanno rappresentavano «un ostacolo per il rientro dei militari Usa nel 2012, uno dei punti forti della strategia Obama per vincere un secondo mandato».

2 - NUOVO NO AI LIMITI SULLE ARMI...
Dal "il Corriere Della Sera"

 

Con 5 voti contro 4 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che le leggi locali non possono limitare il diritto di possedere armi, sancito dal secondo emendamento della Costituzione Usa. La Corte ha dichiarato incostituzionale la messa al bando delle armi decisa a Chicago negli anni Ottanta, riconoscendo però che alcune «ragionevoli misure di controllo» sono accettabili, come proibirle a chi è stato condannato o a chi non è mentalmente sano.

3 - CHIUDERE GUANTANAMO NON È PIÙ UNA PRIORITÀ PER BARACK OBAMA...
Francesco Semprini
per "laStampa.it"

Chiudere Guantanamo non è più una priorità per Barack Obama. Stretta tra l'opposizione repubblicana e la necessità di concentrarsi su questioni più urgenti, l'amministrazione americana ha allentato la presa sullo smantellamento del carcere militare tanto che il presidente potrebbe non farcela a chiudere la struttura nemmeno entro la fine del suo mandato.

«C'è troppa inerzia e l'amministrazione non ci mette l'energia necessaria per risolvere la questione», spiega il senatore democratico Carl Levin, presidente della commissione Forze armate. Lui era stato tra quelli che per primi avevano sostenuto il progetto di trasferire parte dei detenuti in una struttura dell'Illinois in vista della chiusura di Guantanamo, la cui data era stata inizialmente fissata per gennaio 2010. «Il rischio - dice - è che Guantanamo continui ad essere aperta anche all'inizio del prossimo mandato».

È sulla stessa linea il senatore Lindsey Graham, repubblicano della Carolina del Sud favorevole alla chiusura del carcere, il quale attribuisce il fallimento del progetto alla «strategie demagogiche» di alcuni colleghi di partito, ma anche alla paralisi operativa dell'amministrazione. La Casa Bianca continua a dirsi determinata a chiudere la prigione, anche perché convinta che Guantanamo rappresenti per il mondo musulmano il simbolo degli abusi sui detenuti compiuti in passato.

Alcuni funzionari dell'amministrazione d'altra parte ritengono che Obama abbia fatto la sua parte, compresa l'individuazione di una struttura alternativa come quella Thomson a 230 chilometri ad ovest di Chicago, mentre i problemi sono sorti in Congresso. Tanto che la Casa Bianca lo scorso 26 maggio ha inviato una lettera alla commissione della Camera che si occupa della questione, per sollecitare la ripresa del dibattito.

I piani dell'amministrazione si sono inoltre scontrati con i falliti attentati di Natale e di Times Square. Due episodi che hanno accresciuto lo scetticismo sulla reale necessità di chiudere il carcere: quando Obama si è insediato, la maggioranza, anche se stretta, degli americani voleva smantellare Gitmo, mentre un sondaggio recente dimostra che il 60% vuole mantenerla funzionante. E questo nonostante gli alti costi per i contribuenti: secondo il Pentagono tra il 2002 e il 2009 si sono spesi più di due miliardi di dollari per tenere aperta la prigione29-06-2010]

 

 

LA VENDETTA DI OBAMA è UNA VITTORRIA DI PIRRO – L’INTERVISTA-VERITà DI MCCHRYSTAL HA SERVITO SU UN PIATTO D’ARGENTO LA SCUSA PER CACCIARE UN OPPOSITORE SCOMODO – UN DOSSIER RISERVATO DEL GENERALE SMONTAVA TUTTI I PILASTRI DELLA STRATEGIA AFGANA DEL BARACKATO DELLA CASA BIANCA: “A KABUL VA MALE, SCORDATEVI IL RITIRO ENTRO IL 2012” – E LA CIA CONFERMA: “GUERRA LENTA E DURA

 

Francesco Semprini per "la Stampa"

 

Un rapporto molto critico sul conflitto in Afghanistan, nel quale si parla di «resistenza sempre più forte», ha contribuito alla capitolazione del generale Stanley McChrystal. Poco prima di essere chiamato a rapporto a Washington per dare spiegazioni sulle pesanti affermazioni contenute nell'articolo di «Rolling Stone», il comandante delle truppe alleate in Afghanistan (Isaf) nel corso di un briefing con i ministri della Difesa della Nato aveva tracciato un quadro molto negativo della missione, avvertendo che «non ci sarebbero stati progressi nei prossimi sei mesi».

 

A darne notizia è il quotidiano britannico «Independent» sulla base di documenti riservati, secondo i quali McChrystal avrebbe sollevato forti preoccupazioni su diversi aspetti, dalla sicurezza alle violenze, dalla corruzione alla ricostruzione. Nonostante i «concreti progressi» di cui l'Amministrazione Obama ha parlato di recente, solo in una piccola parte dell'Afghanistan esiste un livello di «sicurezza accettabile», mentre un governo «efficiente» e che goda di «piena autorità» vige solo in cinque distretti su 122, spiega il generale nel dossier.

L'ex capo Isaf denuncia la carenza di personale militare «necessario» per addestrare le forze di sicurezza locali, di cui solo una minima parte è realmente «operativa». Dei 2.325 istruttori previsti, solo 846 sono già stati impiegati e altri 660 «sono stati promessi». Sul piano strategico denuncia l'incapacità da parte del Pakistan di «frenare l'appoggio agli insorti».

E spiega che la quasi inesistenza della lotta al narcotraffico e alla corruzione tra i funzionari pubblici mina lo sviluppo del sistema di governo e della sicurezza. Infine raccomanda maggiore trasparenza nelle attività del sistema giudiziario.

 

Secondo fonti militari proprio questo resoconto, e la schiettezza con cui è stato presentato ai vertici Nato, rappresentavano «un ostacolo per il rientro dei militari Usa entro il 2012, uno dei punti forti della strategia Obama per vincere un secondo mandato».

In sostanza sarebbe il rapporto la motivazione reale che ha spinto Obama a rimuovere McChrystal dal suo incarico chiamando al suo posto il generale David Petraeus. «Stanley è sempre stato perplesso sul piano di Obama - spiega una fonte militare all'Independent - e non ne ha mai fatto mistero. L'intervista è stata di fatto un modo per il Presidente di far fuori un oppositore».

Il quadro tracciato da McChrystal, però, non è così distante dalla realtà se anche la Cia, ieri, ha parlato di «guerra più lenta e difficile di quanto previsto». E il malumore sembra serpeggiare sempre di più tra gli alti ranghi militari della Difesa. La conferma giunge dal «Washington Post», che parla di malumori dal Pentagono per un cambio di comando dovuto a ragioni politiche, che rappresenta il culmine di un rapporto controverso tra governo e militari.

 

In nove anni di guerra sono stati cambiati 12 comandanti fra Iraq e Afghanistan, tre dei quali per motivi politici. Molti ufficiali affermano che si tratta di un numero troppo alto e lamentano le poche promozioni avvenute sul campo «a causa delle regole del Pentagono». Il tutto a fronte di migliaia di perdite tra i militari. [28-06-2010]

 

 

LA NOTTE DEI MCCHRYSTAL (DOPO PETRAEUS TORNA BUSH?) – ECCO PERCHÉ OBAMA HA PRESO A PEDATE IL GENERALE INTERVISTATO DA “ROLLING STONE” – LE SUE PAROLE RISCHIAVANO DI INDEBOLIRE UN PILASTRO FONDAMENTALE DEL SISTEMA USA: LE FORZE ARMATE ASSOGGETTATE TOTALMENTE AL CONTROLLO DEI CIVILI – SU UNA QUESTIONE DI PRINCIPIO, I REPUBBLICANI SOLIDALI CON EL NEGRITO…

 Massimo Gaggi per "il Corriere Della Sera"

 

Il generale Stanley McChrystal non paga per gli insulti - il consigliere per la sicurezza nazionale Jim Jones definito un pagliaccio o l'inviato speciale della Casa Bianca, Richard Holbrooke, descritto come un «animale ferito» che teme di essere fatto fuori dagli uomini del presidente- ma per la minaccia alle istituzioni insita nelle esternazioni sue e dei suoi collaboratori.

Barack Obama si è, infatti, convinto che quanto pubblicato dalla rivista "Rolling Stone" rischia di indebolire un pilastro fondamentale del sistema americano: forze armate assoggettate totalmente e senza discussione alla guida e al controllo dei civili.

 

Da oltre due secoli, infatti, i generali dipendono pienamente dal presidente al quale la Costituzione dà i pieni poteri nominandolo specificamente «commander-in-chief» dell'Esercito e della Marina (nel 1787 non c'era ancora l'Air Force) e dal Congresso che ha il compito di dichiarare la guerra, di finanziare le relative spese e di definire le norme che regolano la vita militare.

La delicatezza del momento e l'importanza della difesa del ruolo di preminenza dei civili sui militari anche in un periodo di guerra prolungata nell'area più «calda» del mondo, sono testimoniate non solo dalla rimozione di McChrystal e dalle parole assai nette pronunciate ieri da Obama, dal suo richiamo al rispetto assoluto della «catena di comando», ma anche dall'appoggio che, in questa circostanza, il presidente ha avuto dagli stessi leader repubblicani.

 

Nonostante questo sia un periodo di dialettica assai aspra tra maggioranza e opposizione, tanto il senatore John McCain (veterano, «eroe» del Vietnam ed ex candidato alla Casa Bianca) quanto il leader del conservatori alla Camera dei Rappresentanti, John Boehner, hanno detto di comprendere la decisione del presidente e di condividere la scelta del generale Petraeus come nuovo comandante in Afghanistan, pur confermando stima e rispetto per McChrystal.

 

Il generale che a Kabul si era guadagnato il soprannome di «mullah McChrystal» per i suoi costumi austeri e la sobrietà che aveva cercato di instillare anche nei suoi uomini, paga cara la sua esternazione, ma non ha parlato invano: il racconto delle rivalità tra i personaggi dell'Amministrazione Obama che svolgono un ruolo nella gestione della crisi afghana, degli errori, dei dibattiti inconcludenti, è qualcosa che indebolisce le istituzioni quando finisce sui giornali, ma è anche la descrizione di problemi in gran parte reali.

Obama ne è consapevole e, infatti, nel discorso di ieri si è rivolto con durezza anche ai suoi uomini: «Ho appena detto al mio team per la sicurezza nazionale che questo è il momento di andare avanti uniti. Non è un'opzione ma un obbligo. Apprezzo il dibattito tra i miei collaboratori, ma non tollererò divisioni. Non dobbiamo mai dimenticarci che il nostro Paese è in guerra».

 

La stessa scelta del generale Petraeus, da questo punto di vista, è assai significativa: non solo un militare di valore che ha la stima e la fiducia di tutti, ma una personalità carismatica in grado di imporsi sulle diatribe interne e un uomo di profonda cultura umanistica che ha grande rispetto per i suoi interlocutori civili, a suo agio al fronte come nelle aule del Congresso.

Più ancora delle rivalità interne, comunque, a minare la credibilità della catena di comando civile è stato il riferimento di McChrystal allo scarso interesse del presidente per le questioni della guerra in Afghanistan da lui percepito nei colloqui con Obama. E' soprattutto questo che ha fatto scattare l'allarme rosso, il sospetto di una sfida del generale a un presidente indebolito, inviso alla destra conservatrice.

Anche se c'è qualche precedente di generali «dimissionati» per dichiarazioni avventate e se dieci anni fa Charles Moskos, in sociologo esperto di storia militare, avvertì che un esercito tutto di volontari e il suo crescente impegno su vari fronti avrebbero potuto creare un pericoloso «cultural divide» tra militari e civili, mai, nell'ultimo secolo e mezzo, il primato assoluto di Casa Bianca e Congresso era apparso in discussione.

L'ultima seria minaccia risale alla Guerra di secessione degli Anni 60 dell'Ottocento. Al generale Hooker che, forte dei suoi successi sul campo di battaglia, si mise a parlare avventatamente di una possibile dittatura militare, il presidente Abramo Lincoln fece un curioso discorso: «Tu pensa a vincere la guerra e io correrò il rischio di una dittatura». Ma Hooker fu sconfitto nella battaglia del Potomac e si dimise.

Da allora la supremazia dei civili non è stata più sfidata: il generale Grant, protagonista della riscossa e della vittoria, fu invitato più volte a candidarsi alla fine della guerra civile. Rifiutò seccamente: diventerà presidente alcuni anni più tardi, quando aveva ormai già lasciato la vita militare. 24-06-2010]

 

 

OBAMA DRAMA – IL GENERALE MCCHRYSTAL, come un elefante in un negozio di cristalli, manda all’aria il pentagono E LA CASA BIANCA: IL PRESIDENTE È “IMPREPARATO”, IL CONSIGLIERE PER LA SICUREZZA NAZIONALE “UN PAGLIACCIO”, IL VICE BIDEN “NON SO CHI SIA” – L’UOMO ALLA TESTA DELLE TRUPPE IN AFGHANISTAN HA GIÀ “TRADITO” UNA VOLTA ED È STATO PERDONATO. ora verrà cacciato – LA SUA STRATEGIA È UN FLOP, UN PIANO B NON SI VEDE – E SOPRATTUTTO NON SI SA CON CHI SOSTITUIRLO... Luigi Spinola per "Il Riformista"

Il presidente Obama è «impreparato e poco a suo agio». Il suo Consigliere per la Sicurezza Nazionale James Jones «un pagliaccio, fermo a metà anni '80». E il vice presidente Biden? «Chi sarebbe? Non lo conosco».

 

Parole del Generale McChrystal e dei suoi più stretti aiutanti, raccolte dal giornalista Michael Hastings per un ritratto-inchiesta che uscirà venerdì sulla rivista Rolling Stone. È bastata l'anticipazione-shock, però, a portare l'uomo a cui Obama ha affidato il comando delle truppe in Afghanistan sull'orlo delle dimissioni. O della rimozione.

 

«È probabile che se ne vada - dice al Riformista il ColonneIlo Lawrence Wilkerson, già Chief of Staff del Segretario di Stato Colin Powell - ma a chi dovrebbe affidarsi poi il presidente dopo aver investito tanto in quest'uomo? Dubito seriamente che esista un'altro Generale convinto del piano che porta avanti McChrystal, o che semplicemente voglia quel lavoro. Non uno bravo almeno, se ci sono rimasti ancora dei Generali bravi».

Stanley McChrystal ieri ha provato un disperato recupero, con un comunicato nel quale chiede «sinceramente scusa» e si rammarica per «questo errore che non sarebbe mai dovuto accadere». McChrystal non minimizza, si autoflagella: «In tutta la mia carriera ho sempre seguito i principi dell'onore personale e dell'integrità professionale. Quello che traspare da questo articolo è molto lontano dagli standard che mi sono fissato».

 

Non basta. Il Generale Mc- Chrystal, che doveva partecipare oggi - in collegamento video - al briefing mensile con il presidente e la sua ristretta squadra afgana, è stato immediatamente richiamato a Washington. E se nella "situation room" non si presenterà con le dimissioni in mano, è probabile che gli vengano richieste.

In attesa del verdetto del Comandante in Capo Obama - «furioso», fa sapere il suo portavoce Robert Gibbs - il Capo degli Stati Maggiori Riuniti Mike Mullen ha già scaricato McChrystal esprimendo «profondo disappunto» per i suoi commenti. E secondo il Segretario alla Difesa Bob Gates, il Generale «ha mostrato scarsa capacità di giudizio».

 

Sulla carta, la rimozione del capo delle truppe sul teatro di guerra parrebbe una mossa rischiosa. Ma la guerra va male, e al Comandante in capo serve un militare di cui si possa pienamente fidare. E McChrystal lo ha tradito per la seconda volta. Nel lungo, travagliato processo decisionale che ha dato il via libera all'escalation afghana, il duro confronto con i militari ha già sfiorato l'aperta insubordinazione.

Il Generale McChrystal - scelto a giugno dal Segretario alla Difesa Bob Gates per sostituire David McKieran - sin dalla scorsa estate chiede un impegno di dieci anni e rinforzi massicci, necessari per poter attuare un'ampia strategia di "counter-insurgency". Il vice-presidente Biden propone come alternativa il "counter-terrorism", una guerra affidata a drones e Forze Speciali e limitata alla caccia ai qaedisti.

 

Obama è indeciso. E il Pentagono prova a forzare la mano. McChrystal - con l'appoggio dell'Ammiraglio Mullen e del capo del CentCom David Petraeus, secondo la recente ricostruzione dell'affidabile Jonathan Alter (The Promise) - rende pubbliche le sue raccomandazioni al presidente. Di più, boccia apertamente il piano Biden in un'intervista a Newsweek. E in una conferenza a Londra, quando gli viene chiesto se appoggerebbe quel piano qualora glielo ordinasse il presidente, risponde: «The short answer is no».

 

Il giorno dopo Obama ordina a McChrystal di raggiungerlo a Copenhagen, dove il presidente è andato a perorare la causa di Chicago olimpica. Il faccia a faccia sulla pista dell'aeroporto dura circa mezz'ora. Il presidente giudica McChrystal più maldestro che male intenzionato, forse manipolato dai suoi superiori, ai quali successivamente Obama chiederà una promessa di obbedienza totale. McChrystal viene "perdonato".

 

E a dicembre Obama annuncia una nuova strategia per l'Afghanistan che in buona parte ricalca le sue raccomandazioni. La "surge" si fa, anche se i soldati in più sono 30.000 non gli 80.000 richiesti da McChrystal. E la strategia di counter-insurgency ha una data di scadenza: a luglio 2011 Obama vuole iniziare il ritiro. Ma la partita si sta già giocando in questi giorni, l'esercito ha lanciato una grande offensiva per recuperare il controllo del sud. E le notizie che giungono dal teatro di guerra non promettono nulla di buono.

Nell'Helmand, i militari hanno vinto la battaglia di Marja, roccaforte dei talebani, ma non riescono a "hold&build": tenere il territorio e affidarlo alle autorità afghane. Così l'annunciata battaglia di Kandahar, culla del movimento talebano, è stata rimandata. Perché il nocciolo della strategia di counter-insurgency è proprio questo. I soldati in più servono a dare sicurezza alla popolazione, separarla dagli insorgenti e favorire il consolidamento della "governance" afghana. Obama ha visitato a sorpresa la base aerea di Dover nello stato del Delaware per accogliere le bare dei soldati americani morti in Afghanistan

Del resto, secondo un'inchiesta del Congresso i cui risultati sono stati resi pubblici lunedì, gli Stati Uniti stanno pagando il "pizzo" ai signori della guerra - e indirettamente ai talebani - che garantiscono protezione ai convogli della Nato. Difficile che questo possa favorire la lotta contro la corruzione, il primo nemico dichiarato di Washington nella battaglia per formare un'efficiente struttura di governo in Afghanistan, a cui poter lasciare le chiavi del Paese. La "counter-insurgency strategy" si è impantanata.

E contro McChrystal sta salendo anche lo scontento dei suoi soldati, testimonia dal campo il giornalista di Rolling Stone. Perché per proteggere i civili, e conquistare cuori e menti degli afghani (senza peraltro riuscirci), il Generale ha imposto nuove regole che fissano rigidi limiti alla possibilità di ottenere copertura aerea. Lasciando i soldati più esposti.

Tutto, insomma, lasciare pensare che oggi Stanley McChrystal possa perdere il posto. Poi però - oltre a un successore più affidabile - toccherà comiciare a cercare anche anche un "piano b" per uscire dignitosamente dall'Afghanistan. [23-06-2010]

 

MADOFF? MA DOVE HAI MESSO IL BOTTINO? – SECONDO VOCI DI CORRIDOIO (DI GALERA): “IL FINANZIERE HA IMBOSCATO 9 MILIARDI $, VERSANDOLI SUI CONTI DI TRE AMICI” - LO AVREBBE CONFESSATO AI COMPAGNI DI CELLA L’EX SOCIO DIPASCALI, ANCHE LUI IN CARCERE - SAREBBE PRONTO A RIVELARE IL “NASCONDIGLIO” IN CAMBIO DI UNO SCONTO DELLA CONDANNA

 

Massimo Gaggi per "il Corriere Della Sera"

 


«Prima di essere arrestato ho fatto in tempo a far sparire nove miliardi di dollari. Li ho trasferiti sui conti di tre persone di mia fiducia». L'ultima voce che esce dal carcere di Butner, in North Carolina, dove Bernard Madoff è recluso da quasi un anno (dei 150 che deve scontare), è anche la più clamorosa: il più grande truffatore della storia avrebbe raccontato ad alcuni compagni di cella di essere riuscito a sottrarre agli investigatori una parte consistente dei 65 miliardi frodati ai suoi clienti.

 

Ma lo stesso Madoff teme - ammesso che quello che dice sia vero - che il suo tesoro non sia affatto «al sicuro». L'identità dei tre amici ai quali l'ha affidato, infatti, sarebbe nota al suo ex luogo tenente Frank DiPascali. E il recordman del crimine finanziario - scrive il New York Post sulla base delle confidenze ricevute da un detenuto - ritiene che DiPascali, che è in carcere e rischia una condanna a 125 anni di reclusione, stia usando queste informazioni per strappare una condanna più mite.

 

In effetti, qualche mese fa gli investigatori del caso Madoff avevano inviato una lunga lettera a Richard Sullivan, giudice distrettuale della Corte di Manhattan, chiedendogli di comminare all'ex braccio destro di Madoff una pena molto ridotta in considerazione del contributo «straordinariamente importante» da lui dato alle indagini. La lettera (dieci pagine) pare che illustri in dettaglio tali contributi, ma proprio per questo è stata secretata.

Tutto vero? Un avvertimento a DiPascali? O, magari, è solo la sparata di un mascalzone dall'ego ipertrofico che, a parte qualche «incidente di percorso» (faccia spaccata a pugni), a Butner gode di una popolarità da grande star del crimine?

 

Difficile dirlo con certezza. E, se di avvertimento si tratta, meglio non prenderlo troppo sottogamba, visto che nel carcere della Carolina Madoff frequenta assiduamente boss mafiosi del calibro di Carmine Persico, ex capo della cosca dei Colombo. Farsa o dramma?

Tutta la vicenda Madoff, dal modo grottesco in cui ha costruito la sua megatruffa ai racconti di questo suo primo, seguitissimo anno di detenzione, oscilla tra i due estremi. «Quando è arrivato, il 14 luglio dell'anno scorso, sembrava una visita del presidente», ha raccontato un detenuto: «Elicotteri, sirene, mezzo carcere sprangato e tutti i detenuti che volevano avvicinarlo, toccarlo, avere l'autografo».

Madoff non firma nulla («poi se li vendono su eBay»), ma la popolarità nella quale è immerso non gli dispiace affatto. Non manca mai di vedere le trasmissioni che lo riguardano, insieme agli altri detenuti. E quando qualcuno lo apostrofa «Bernie, li hai fatti fessi, gli hai fregato milioni di dollari», lui corregge compiaciuto: «Miliardi amico, miliardi».

 

Benché adulato dai detenuti- molti dei quali gli chiedono consigli finanziari - e circondato da amici di peso come Persico e Jonathan Pollard, un analista dei servizi segreti della US Navy che, si è scoperto, era in realtà una spia di Israele, Madoff ha vissuto anche momenti drammatici: a metà dicembre è stato trovato in una pozza di sangue, il naso rotto, il volto tumefatto, fratture ad alcune costole.

Pare che sia il risultato di un tentativo di estorsione, ma «radiocarcere» ha parlato anche della vendetta di un cliente truffato. Bernard, interpretando alla perfezione il codice omertoso che vige dietro le sbarre, ha minimizzato con gli inquirenti: «Mi sono fatto male da solo cadendo: sono svenuto, colpa di un nuovo medicinale antidepressivo che mi è stato prescritto». Pare che ci sia stato anche un altro episodio di scontro fisico, ma meno grave: un diverbio con un detenuto finito a schiaffi e pugni.

 

Ma nel complesso Madoff non sembra soffrire troppo lo stato di reclusione: in un lungo reportage dal carcere, la rivista "New York Magazine" scrive che la detenzione ha restituito al re del crimine finanziario la possibilità di dire quello che pensa dopo il periodo delle indagini e del processo nel quale è stato costretto a fare la parte del pentito, a scusarsi con le sue vittime.

 

«Vadano a farsi fottere», ha detto più volte ai suoi compagni di detenzione: "Li ho riempiti di soldi per vent'anni. Non gli bastavano mai, volevano investire sempre di più. E adesso mi faccio 150 anni. Dovevo uscire da questo gioco sei o sette anni fa».

Insomma, una minitruffa che gli è 'sfuggita di mano. Ma, ora che è in carcere a vita, l'etichetta del maxitruffatore non gli dispiace. "La cosa che più l'ha fatto soffrire - dice un altro detenuto -- è il libro nel quale la sua amante Sheryl Weinstein ha raccontato la loro storia. Ha temuto di perdere la moglie. E' lì che ha cominciato a imbottirsi di antidepressivi. Ma Ruth Madoff continua a venire a trovarlo».22-06-2010]

 

 

USA: BBC, OPERAIO COMUNICO' FALLA NEL SISTEMA SICUREZZA PRIMA DI ESPLOSIONE
(Adnkronos) -
Un operaio della Deepwater Horizon riporto' ai suoi superiori della Bp l'esistenza di problemi nel sistema di sicurezza della piattaforma alcune settimane prima dell'esplosione che ha provocato la morte di 11 operai e la catastrofe ambientale nel Golfo del Messico. E' quanto riporta la Bbc che ha intervistato l'operaio, Tyrone Benton, che afferma che la falla non fu aggiustata, ma invece fu spento il meccanismo diffettoso. E fu deciso di continuare le operazioni avvalendosi solo di un secondo sistema di sicurezza.

 

Al programma Panorama, che andra' in onda questa sera, Benton ha spiegato che il sistema difettoso era il cosiddetto "blowout preventer" (Bop), meccanismo che impedisce le fughe di gas, e quindi le esplosioni, ed e' naturalmente l'elemento piu' importante dei sistemi di sicurezza di una piattaforma. "Abbiamo notato una falla nel sistema ed abbiamo informato gli uomini della compagnia - e' il racconto di Benton all'emittente britannica - loro hanno una stanza di controllo da dove possono spegnere il meccanismo ed accenderne un altro, cosi' non devono fermare la produzione".

 

La Bp afferma che era la compagnia proprietaria della piattaforma, la Transocean, responsabile delle operazioni e della manutenzione di quel sistema di sicurezza. Benton ha raccontato ancora che il suo supervisore invio' un e-mail sia ai responsabili della Bp che della Transocean per denunciare il problema. La Bbc ha poi intervistato il professor Tad Patzek, esperto di operazioni petrolifere dell'universita' del Texas, che ha definito "inaccettabile" la decisione di spegnere il sistema difettoso e di inserirne un secondo: "di fronte a prove di malfunzionamento del blowout preventer, bisogna cercare di aggiustarlo con tutti i mezzi a disposizione".

 

5- USA: FT, HAYWARD VUOLE ANDARE A MOSCA PER RASSICURARE MEDVEDEV =
(Adnkronos/Dpa)
- Tony Hayward, Ceo della Bp, prepara una missione a Mosca per rassicurare il presidente russo Dmitry Medvedev sul fatto che il gigante petrolifero britannico non e' sull'orlo del collasso per la sempre piu' drammatica, e nonostante tutto ampiamente incontrollata, fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico. E' quanto riporta oggi il Financial Times specificando che il viaggio, per il quale comunque non e' ancora stata fissata una data certa, avrebbe come obiettivo quello di restaurare la fiducia sulla tenuta della Bp in Russia, che e' insieme agli Stati Uniti l'area piu' importante delle operazioni della compagnia petrolifera che estrae dai pozzi russi un barile su quattro del greggio prodotto.

 

La scorsa settimana il premier russo Vladimir Putin aveva avanzato dubbi sulla capacita' della Bp di sopravvivere a questa crisi. E venerdi', in un'intervista al Wall Street Journal, Medvedev, ex presidente del colosso dell'energia Gazprom, aveva affermato che la Bp rischia 'il collasso' a causa delle conseguenze del disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. La BP e' azionista al 50 per cento della russa TNK-BP e detiene l'un per cento della compagnia di stato Rosneft.

 

La possibile missione di Hayward in Russia arriverebbe in un momento di particolare difficolta' per il manager britannico nel rapporto con l'opinione pubblica ma anche i leader politici americani.

28.06.10

 

 

MARE NERO, STRESS NERISSIMO – “LA GENTE DEL GOLFO DEL MESSICO VERRÀ COLPITA DA UNA SINDROME COME QUELLA DEI REDUCI di ritorno dal fronte”, PAROLA DI ESPERTO (PORTASFIGHE) – MA C’è CHI SI DIVERTE: L’AD DELLA BRITISH PETROLEUM, TONY HAYWARD, (SILURATO dalle mansioni operative nel Golfo DA OBAMA) SE NE VA ALL’ISOLA .... DI WIGHT PER LA GARA DELLA SUA BARCA (FACENDO INCAZZARE PESCATORI, TV E CASA BIANCA

1- COSÌ LA MAREA NERA DIVENTA UNA MALATTIA ...
Francesco Semprini per "la Stampa"

Mentre aumentano le incertezze sul futuro di British Petroleum, è il rischio di una «psicosi marea nera» l'ultimo allarme lanciato dagli esperti, secondo cui le popolazioni del Golfo del Messico sono più esposte che mai a malattie psicofisiche come il «Post Traumatic Stress Disorder», la stessa patologia riscontrata tra non pochi militari di ritorno dal fronte.

 

A due mesi dall'esplosione della Deepwater Horizon, Bp si trova così a dover fronteggiare le pressioni del governo americano, una situazione finanziaria sempre più difficile, e gli attacchi incrociati di cittadini e partner commerciali. E' il caso delle accuse di «negligenza» provenienti da Andarko la società che detiene il 25% dei diritti di sfruttamento del pozzo danneggiato.

 

CAMBIO DELLA GUARDIA
«Si rifiutano di accettare le responsabilità e di far fronte alle spese» risponde Bp, nelle ore che precedono l'annuncio del sostituto di Tony Hawyard, l'ad del gruppo britannico sollevato dalle mansioni operative nel Golfo per volontà del presidente Barack Obama. Tra i papabili spicca lo scozzese Iain Conn, che guida il comparto raffinazione e marketing del gruppo, anche se il favorito è l'americano Bob Dudley, direttore operativo per America ed Asia.

 

Intanto a rendere il quadro più complicato è l'ennesimo contrattempo, un problema al sistema di pompaggio del petrolio in uscita causato delle cattive condizioni meteo che ha costretto alla sospensione delle operazioni.

PAURA
Oltre alle pesanti conseguenze ambientali, economiche e sociali per le popolazioni del Golfo è il rischio di una psicosi marea nera a preoccupare gli esperti. «La gente tende a somatizzare le paure e a reagire in modo traumatico, pensa che presto si sentirà male, perderà il lavoro e che sarà costretta a cambiare vita», spiega Marc Siegel in un saggio dal titolo «Falso allarme: la verità sulle epidemie di paura».

 

Secondo il medico della New York University, questo causa ansia e depressione, sino a forme di psicosi più gravi. Accadde già nel 1989 con il caso Exxon-Valdez: gli studi hanno dimostrato che il 20% della popolazione delle comunità dell'Alaska interessate dal disastro, furono affette da forti stati di ansia, mentre il 9% soffriva di «Ptsd», ovvero quella che oggi è considerata la sindrome del reduce e che si manifesta con incubi, ossessioni, distacco dalla realtà e persino allucinazioni.

 

Il timore è che nel Golfo, e in particolare in Louisiana, possa accadere qualcosa di simile anche perché le strutture mediche e di sostegno sono ancora alle prese con le conseguenze dell'uragano Katrina.

Anche in quell'occasione i casi di ansia, stress e Ptsd registrarono un preoccupante aumento. Secondo una pubblicazione di Harvard University il 14% degli abitanti di quella regione sono ancora oggi affetti da seri disturbi mentali a fronte del 6% precedente all'uragano, mentre il 20% soffre di più lievi patologie. È però il tasso di suicidi a preoccupare, perché riguarda il 6% della popolazione della regione il doppio rispetto alla media nazionale.

 

L'impatto dell'attuale disastro potrebbe essere simile se non peggiore, dicono gli esperti, sia per l'ampiezza del danno sia per la maggiore densità delle zone colpite rispetto alla Valdez. «La marea nera porta con sé un significativo rischio di Ptsd e altre forme depressive», avverte Keith Ablow, psichiatra e autore di «Living the Truth», sulla tragedia del 1989. «Il timore è ancora maggiore», sostiene Siegel perchè l'attuale disastro è stato causato dall'uomo e il fatto che poteva essere evitato non fa altro che aumentare la carica di stress trasformando gli abitanti del Golfo nei nuovi reduci di una guerra non convenzionale.

 

2- LA CASA BIANCA: REGATA INOPPORTUNA - IL BOSS DELLA BP ALL'ISOLA DI WIGHT PER LA GARA DELLA SUA BARCA

Infuriano le polemiche per la partecipazione dell'amministratore delegato di British Petroleum a una regata in Inghilterra mentre negli Stati Uniti si lotta contro la marea nera. La Casa Bianca ha definito «uno sbaglio» la decisione di Tony Hayward di andare a vedere gareggiare la barca di cui è coproprietario intorno all'isola di Wight. Il capo di Gabinetto Rahm Emanuel ha parlato di «errore molto grave a livello di pubbliche relazioni, l'ultimo di una lunga serie».

 

La vicenda ha scatenato una serie di polemiche in tutto il Paese, in particolare nelle zone maggiormente colpite dal disastro. Le principali emittenti americane, dalla Cnn, alla Abc, hanno dato ampio risalto alla notizia, riportando l'indignazione di molti pescatori che si dicono oltraggiati dal comportamento di Hayward: «A noi, che per vivere abbiamo bisogno di uscire in mare, da due mesi impediscono di usare le nostre barche, e lui se ne va su uno yacht? Data la situazione, ci sentiamo offesi».

 

«Hayward si è concesso un raro momento privato con suo figlio adolescente», ha scritto un comunicato dell'azienda, aggiungendo: «Indipendentemente da dove si trova, è sempre in contatto con quanto accade e può dirigere la risposta alla crisi». Sabato dunque era in Inghilterra ad assistere a una delle grandi regate mondane della stagione, la «Jp Morgan Asset Management Round the Island Race», cui partecipava anche la «Bob», la barca da 300 mila euro di cui è coproprietario.

 

Poche ore prima, però, era stato di fatto rimosso dal coordinamento delle operazioni nel Golfo del Messico. Dopo l'audizione davanti al Congresso - sette ore durissime, nelle quali era stato assediato da domande precise e non sempre aveva dato risposte esaurienti - il presidente di Bp, Carl-Henric Svanberg, aveva annunciato che da quel momento la guida degli interventi passava nelle mani di Bob Dudley, il managing director di Bp. Ragioni politiche, dopo le tante gaffe di Hayward, a cominciare dall'aver definito «piccola gente» i pescatori rovinati dalla marea del greggio. 21-06-2010]

 

 

USA: COMPAGNIE PETROLIFERE CRITICANO BP, CATASTROFE ERA EVITABILE
(Adnkronos) - Le principali compagnie petrolifere prendono, per la prima volta, pubblicamente le distanze dalla Bp e sono pronte a dichiarare che la catastrofe ambientale nel Golfo del Messico poteva essere evitata. E' quanto scrive oggi il "Financial Times", anticipando i contenuti della testimonianza che i Ceo di Exxon-Mobil, Shell, Chevron e ConocoPhillips si accingono a rendere oggi di fronte alla commissione Energia e Commercio della Camera dei rappresentanti.

Secondo quanto riporta il quotidiano britannico, i manager delle compagnie petrolifere spiegheranno ai deputati americani che utilizzando i "migliori sistemi di sicurezza" a disposizione le compagnie oggi possono evitare incidenti come quello avvenuto sulla Deepwater Horizon, la piattaforma gestita dalla Bp esplosa il 20 aprile scorso provocando la morte di 11 operai e la catastrofe ambientale nel Golfo del Messico.

18.06.10

 

CRAC VEGAS – ADDIO LUCI, GONDOLE E ANTICHI ROMANI NEL DESERTO! LA CRISI COLPISCE LA TERRA PROMESSA DEI DISPERATI - IN DUE ANNI I CASINÒ DI LAS VEGAS HANNO PERSO IL 15,5% - SI FANNO FURBI E SALVANO IL BUSINESS DEL GIOCO D’AZZARDO IN MISSOURI, IN COLORADO E IN PENNSYLVANIA (ALZANDO O ABOLENDO IL TETTO DELLE PUNTATE, ATTIRANDO I RICCONI)…. V. per "Affari & Finanza"de "la Repubblica"

A Las Vegas la fortuna sorrideva low cost. Prima ancora di sentire il tintinnio dei gettoni giù dalla slot machine o di scoprire la carta vincente, il mondo o quanto meno la sua fedele replica era a disposizione per pochi dollari. Lusso per tutti, cinque stelle all inclusive, gondole veneziane nel deserto del Nevada e antichi romani nell'era digitale. Adesso la lunga scia della crisi globale minaccia anche quel mondo inventato.

La fortuna costerà pure poco, a Las Vegas, ma se sei disoccupato e devi scegliere tra pagare l'affitto e comprarti la speranza, la vita ti costringe a restare con i piedi per terra. E minacciare anche il lavoro di chi fino a ieri ti aiutava a giocare: il Nevada ha perso nel 2009 il 12,3 per cento dei salari nei casinò, record negativo assoluto negli Stati Uniti (segue il Mississippi, col meno 10,4).

Gestori, società, investitori guardano i conti, sentono crescere l'allarme e licenziano. Sono passati soltanto tre anni dal 2007, allora nessuno pensava che la curva della raccolta di denaro avrebbe disegnato una parabola discendente e che quell'anno sarebbe rimasto un malinconico record: 34,13 miliardi di dollari, boom per il primo decennio del Ventesimo secolo. Poi nel 2008 c'è stato un meno 5,5 per cento, e nel 2009 un meno 10 per cento circa. Le prospettive sono grigie.

I dati riguardano i 443 casinò privati degli Stati Uniti - ad esclusione delle case da gioco gestite dai Nativi americani e delle semplici sale slot e poker room - e non sono di facile lettura. Infatti non per tutti le cose vanno male. Il fatto è che la concorrenza si è fatta feroce e per alcuni Stati che si sono buttati di recente nel business del gioco, con offerte nuove e allettanti per il pubblico, le cose sembrano andare bene: in Pennsylvania per esempio, l'occupazione nei casinò è cresciuta del 55 per cento, perché nel 20082009 hanno aperto due nuove sale.

Il Missouri ha abolito con un referendum il limite di spesa per giocatore, riuscendo ad attirare quelli più danarosi (o più pazzi, o tutt'e due le cose); il Colorado ha innalzato la puntata massima da 5 a 100 dollari e ha autorizzato le sale a restare aperte round the clock, ventiquattrore su 24. Scelte vincenti, che in questi Stati hanno fatto aumentare raccolta e gettito fiscale prodotto dai casinò.

Aumenta anche il numero degli americani maggiorenni che nel corso dell'anno si lascia andare a fare almeno una puntata. Erano stati 54,6 milioni nel 2008, e cioè il 25 per cento del totale; nel 2009 sono diventati 61,7 milioni, il 28 per cento. La ruota della fortuna continua dunque a esercitare la sua attrattiva, ma chi le si avvicina ha meno biglietti verdi da affidarle.

Aumentano i giocatori mordi e fuggi, come per tanti altri tipi di consumo (turismo, centri commerciali). Quando si arriva al consuntivo generale, i dati parlano chiaro: raccolta totale in calo, gettito fiscale in calo, occupazione in calo (un miliardo di dollari in meno tra stipendi e mance nel 2009, rispetto all'anno prima).

Tra i nuovi arrivati che se la cavano abbastanza bene c'è anche l'Indiana, quarto e ultimo degli Stati che hanno chiuso l'anno con il segno più. Ma la contea di Clark, Nevada, è ormai una regina in decadenza. Las Vegas non è più il set di film e serie televisive di successo. Il sorriso viene più difficilmente alle labbra dei lavoratori dell'industria del gioco, che hanno cominciato a perdere colleghi.

«Sin City», la città del peccato, come qualcuno l'aveva chiamata credendo di farle torto e contribuendo invece alla sua fama, sta perdendo colpi. E insieme a lei Atlantic City, New Jersey, l'altra capitale americana delle sale da gioco. Il gettito fiscale generato dai suoi casinò è diminuito l'anno passato del 10 per cento, da 924 a 831 milioni di dollari.

Magra consolazione, ad Atlantic City va peggio: meno 18,6 per cento. Gli Stati dove il business del gioco porta più denaro nelle casse pubbliche sono la Pennsylvania e l'Indiana. Quelli che si sono messi ad attirare i giocatori puri e duri, i nottambuli da cento dollari a puntata. Gli amanti disperati della dea bendata. Las Vegas, con le sue suite a prezzi stracciati e la fortuna per famiglie a basso costo, sembra avviata a restare nell'immaginario degli americani il museo di tempi migliori e perduti.

 [15-06-2010]

 

 

IL POZZO NERO DEGLI ERRORI - Wall Street Journal sbatte alla sbarra la bp ed elenca L’incredibile catena di colpe e sprechi che ha portato al disastro petrolifero - "È certo ormai che la Bp nel corso della realizzazione del progetto ha preso decisioni che hanno determinato il disastro" - "la Bp ha abbreviato, per ragioni di costi, una procedura riguardante il fluido di scavo che ha lo scopo di individuare la presenza di gas"... Ben Casselman e Russell Gold per The Wall Street Journal - dal Fatto Quotidiano

 

Fin dall'inizio era stato un pozzo difficile. Il pozzo n°60-817-44169 Api creò innumerevoli problemi alla Bp Plc inghiottendo grandi quantità di costoso fluido per scavare e vomitando gas pericolosi. Già il 20 aprile, giorno dello scoppio che distrusse la piattaforma Deepwater Horizon e uccise 11 uomini, il pozzo del Golfo del Messico aveva sfondato il budget previsto.

È certo ormai che la Bp nel corso della realizzazione del progetto ha preso decisioni che hanno determinato il disastro. Tanto per cominciare, stando a documenti della stessa Bp e della ditta scavatrice, la Transocean Ltd, la Bp ha abbreviato, per ragioni di costi, una procedura riguardante il fluido di scavo che ha lo scopo di individuare la presenza di gas.

LA PIATTAFORMA MACONDO È NATA MALE
Inoltre la Bp ha cancellato un test di qualità del cemento malgrado l'allarme lanciato dalla Halliburton. È stata la Bp ad ammettere la possibilità di un "errore fondamentale" secondo un promemoria fatto circolare da membri del Congresso Usa. E infine il funzionario della Bp incaricato di dirigere i test finali sembra avesse scarsa esperienza nel campo dei pozzi scavati in mare a grandi profondità. Lui stesso ha ammesso che si trovava sulla piattaforma "per imparare".

Alcune di queste decisioni hanno avuto l'approvazione del Minerals Management Service (Mms) del ministero degli Interni Usa accusato da Obama di rapporti "vischiosi" con le industrie petrolifere. Talvolta le decisioni avevano lo scopo di risparmiare tempo e denaro. "Eravamo già in ritardo", ha dichiarato Tyrone Brenton, tecnico addetto ai robot subacquei. E ha aggiunto: "Facevano troppe cose contemporaneamente".

Brenton ha fatto causa alla Bp lamentando danni fisici e psicologici a seguito dell'incidente. La Bp riconosce che il budget era stato sforato, ma nega di aver ordinato di affrettare i tempi. "La sicurezza rimane una priorità anche se siamo in ritardo con i tempi e abbiamo sforato il budget", ha scritto il portavoce Andrew Gowers.

Il giacimento petrolifero individuato dalla Bp nel golfo del Messico si chiamava Macondo, lo stesso nome dello sciagurato paese di "Cento anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez. La maggior parte del lavoro è stato eseguito dagli operai della Transocean sotto la supervisione della Bp. I lavori hanno avuto inizio a ottobre utilizzando un'altra piattaforma. Dopo due settimane la piattaforma è stata danneggiata da un uragano e trainata in porto per le riparazioni. La Bp ha ripreso i lavori a gennaio, questa volta con la Deepwater Horizon della Transocean ottenendo dalle autorità un nuovo permesso perforazione.

 

Secondo quanto risulta dalla documentazione, la Bp aveva stanziato la somma di 96,2 milioni di dollari e intendeva portare a termine i lavori in circa 78 giorni. In realtà i lavori furono portati a termine in 51 giorni. L'8 marzo si verificò una fuga di gas nel pozzo. Gli ingegneri ordinarono agli operai di cementare gli ultimi 2.000 piedi del pozzo e di continuare la perforazione in un'altra direzione.

 

Ogni giorno perso costava alla Bp un milione di dollari; solo per il fluido la Bp perse almeno 15 milioni. A metà aprile la perforazione sembrava riuscita. Uno degli ultimi compiti consisteva nel piazzare il tubo d'acciaio che arrivava fino al giacimento e nel costruire una guaina di cemento attorno all'imboccatura del tubo per impedire la fuoriuscita di gas.

 

La Halliburton, responsabile delle opere di cementificazione, comunicò alla Bp di piazzare bene il tubo al centro del foro prima di far colare il cemento. In un rapporto del 18 aprile la Halliburton scriveva alla Bp che, non posizionando perfettamente la conduttura al centro del foro, ci sarebbero stati di certo "Gravi problemi di fuoriuscita di gas". Ciò nonostante la Bp si limitò a installare solo 6 dispositivi di centraggio invece dei 21 consigliati.

La Bp sostiene che sta ancora indagando sul modo in cui è stato colato il cemento mentre la Halliburton afferma di aver eseguito le istruzioni della Bp che, pur non essendo, almeno in parte, "in linea con le migliori pratiche del settore" rispondevano a "criteri accettabili". In questo caso il cemento era più importante del solitoinquantolaBpavevadecisodi usare un solo tubo composto di sezioni avvitate tra loro. In genere si usano due tubi, uno dentro l'altro, in modo da ridurre il pericolo di fuoriuscita del gas.

Il parere unanime degli esperti è che l'errore più grave sia stato quello di non far risalire il fango lungo il tubo al momento della posa. Secondo Robert MacKenzie, già ingegnere petrolifero, "se c'è qualche timore di fuoriuscita di gas, allora è indispensabile far risalire tutto il fango". Bisogna aggiungere che la Bp non ha nemmeno effettuato i test dopo le colate di cemento benché la Halliburton avesse avvertito che il cemento poteva non aver chiuso completamente le fessure.

C'erano a bordo, pronti a eseguire i test, gli operai della Schlumberger Ltd., ma il mattino del 20 aprile, 12 ore prima dell'esplosione, la Bp avvertì gli operai che il lavoro era terminato e potevano rientrare. La Bp ha dichiarato ai giornalisti che i test non furono effettuati in quanto ritenuti necessari solo in presenza di segnali di cedimento delle strutture in cemento armato. Ma lo stesso giorno dinanzi ai rappresentanti del Congresso i funzionari della Bp hanno ammesso che prima del disastro c'erano stati segnali di anomalie nella tenuta del cemento.

Il 20 aprile a bordo della piattaforma il morale era bassino. Sembrava che la Bp avesse fretta di mettere la parola fine ai lavori tanto che Kevin Senegal, addetto alla pulizia dei serbatoi, ha dichiarato che "aveva la sensazione di una gran fretta" tanto che i ritmi di lavoro erano stati accelerati. Intorno alle 11 si manifestò un certo disaccordo sulle procedure da seguire. I rappresentanti di una mezza dozzina di ditte appaltatrici si riunirono. Barack Obama e il governatore della Louisiana Bobby Jindal

Douglas Brown, capo meccanico della Transocean, ha testimoniato che un alto funzionario della Bp ebbe un acceso"diverbio"conidirigenti della Transocean, che non condividevano l'intenzione della Bp di rimuovere il fango di risulta della perforazione sostituendolo con acqua di mare. Brown ha detto di aver sentito Jimmy Wayne Harrell, della Transocean, protestare vibratamente. Alla fine la spuntò la Bp.

OGNI TENTATIVO PEGGIORA LA SITUAZIONE
Alle 17 fu condotto quello che vienechiamato"test di assenza di pressione" il cui scopo è quello di verificare che il pozzo è integro e che non si sono accumulati gas. Quando i primi risultati del test, condotto senza seguire la procedura indicata dall'Mms, indicarono probabili perdite, il test venne ripetuto seguendo la procedura corretta. Durante il secondo test la pressione salì bruscamente e alcuni teste hanno poi dichiarato che il pozzo "continuava a perdere e a zampillare". Naturalmente la Bp nega di aver violato le procedure.

Gli esperti affermano che chiaramente il gas fuoriusciva all'interno del pozzo. Ai rappresentanti del Congresso la Bp ha dichiarato di aver notato segni di una "considerevole anomalia". Alle 20 la Bp si dichiarò soddisfatta dei teste decise di procedere. E proprio questo potrebbe essere stato "l'errore fondamentale". Seguendo le istruzioni della Bp, gli operai della Transocean tolsero il fango e lo sostituirono con acqua di mare. Togliere il fango determina una perdita di peso e quindi una ridotta capacità di contenere la spinta del gas che sale.

Secondo il permesso concesso dall'Mms il 16 aprile, dopo l'eliminazione del fango la Bp avrebbe dovuto piazzare una gigantesca molla per sigillare l'imboccatura del pozzo. Stando all'inchiesta la Bp non lo fece.

Più o meno alle 21 e 45 l'acqua di mare e il fango rimasto cominciarono a risalire il tubo con pressione via via crescente. I teste hanno dichiarato che il fango usciva dal tubo con enorme pressione. Un operaio avvertì telefonicamente la Bp. Gli operai della Transocean si dettero subito da fare per evitare la tragedia. Ma i loro sforzi furono vani. Non era una normale fuoriuscita di gas. Era qualcosa di molto più tremendo. Gli operai si affrettarono ad attivare tutti i sistemi d'emergenza staccando la piattaforma dal pozzo. Troppo tardi. L'esplosione, ormai inevitabile, distrusse la piattaforma.

 

 

[06-06-2010]

 

 

IL CONGRESSO USA TRIVELLA LA BP - GIÀ NEL 2009 GLI INGEGNERI DELLA SOCIETÀ BRITANNICA AVEVANO MESSO IN DUBBIO LA SICUREZZA DELLA PIATTAFORMA – C’ERANO DIFETTI AL RIVESTIMENTO DEL TUBO E ALLA VALVOLA PER PREVENIRE FUGHE DI GAS – E UN GRUPPO DI TESTIMONI PARLA DI DECISIONI SBAGLIATE E SCORCIATOIE PRESE DAI VERTICI BP PRIMA DELL’ESPLOSIONE… Ian Urbina per il "New York Times - la Repubblica" (Traduzione di Anna Bissanti)

 

Da alcuni documenti interni alla BP risultano inequivocabili gravi problemi e molte preoccupazioni legate alla sicurezza della piattaforma di trivellazione Deepwater Horizon molto prima di quanto la società petrolifera stessa abbia riferito al Congresso la settimana scorsa.

 

I problemi interessavano il rivestimento della tubazione del pozzo e la valvola ausiliaria anti-esplosione, elementi rivelatisi ad alta criticità nella spirale di eventi che ha portato al disastro della piattaforma. Dai documenti risulta infatti che già a marzo, dopo varie settimane di problemi sulla piattaforma, BP era alle prese con grosse difficoltà e nello specifico con una perdita di "controllo del pozzo". Ben undici mesi prima, per di più, già aveva coltivato preoccupazioni in merito al rivestimento del pozzo e alla valvola ausiliaria anti-esplosione.

 

Il 22 giugno 2009, per esempio, gli ingegneri della BP avevano espresso il timore che il rivestimento di metallo che la società intendeva adoperare avrebbe potuto cedere per l´alta pressione. In un rapporto interno all´azienda, Mark E. Hafle, ingegnere petrolifero della BP, aveva scritto: «Sicuramente questo sarebbe lo scenario peggiore, tuttavia avendolo visto con i miei occhi, so che cose del genere possono accadere».

 

Sebbene il suo rapporto indichi che l´azienda fosse consapevole di alcuni rischi e di aver fatto un´eccezione alla regola, quando venerdì scorso ha testimoniato in Louisiana in relazione alle cause del disastro della piattaforma, Hafle ha ricusato l´idea che l´azienda avesse deciso di correre dei rischi e davanti a un gruppo di sei esperti ha affermato: «Nessuno pensava che ci fosse un problema di sicurezza. Si erano presi in considerazione e risolti tutti i rischi possibili e tutti i motivi di preoccupazione e si era arrivati a un modello operativo che lasciava intuire che, se gestito correttamente, ci avrebbe consentito di lavorare con successo».

Le preoccupazioni di BP non si dissolsero dopo il rapporto di Hafle risalente al 2009. Ad aprile di quest´anno, gli ingegneri dell´azienda petrolifera sono giunti alla conclusione che il rivestimento «sarebbe stato verosimilmente inefficace come sigillante», stando al documento, con riferimento al fatto che la tubazione doveva essere rivestita per evitare che dal pozzo fuoriuscissero dei gas.

Disastro Petrolio BP LApresse

Martedì scorso il Congresso ha reso noto un memorandum con gli accertamenti preliminari delle prime indagini interne effettuate dalla BP, che indicano che immediatamente prima dell´esplosione del 20 aprile c´erano stati alcuni inequivocabili segnali d´allarme, comprese alcuni rilevamenti delle apparecchiature dalle quali risultava che il gas all´interno del pozzo era in ebollizione, indice probabile di un´esplosione imminente.

Un corteo di testimoni si è avvicendato la settimana scorsa alle udienze, riferendo di decisioni sbagliate e scorciatoie prese nei giorni e nelle ore immediatamente precedenti all´esplosione della piattaforma, ma i documenti interni della BP forniscono un quadro molto chiaro di quando l´azienda e le autorità federali hanno visto palesarsi i primi problemi.

 

Oltre al rivestimento del pozzo, gli inquirenti stanno concentrando la loro attenzione anche sulla valvola anti-esplosione, un dispositivo ausiliario di sicurezza che avrebbe dovuto essere inserito attraverso una conduttura di trivellazione, nel tentativo in extremis di chiudere il pozzo quando è avvenuto il disastro.

 

La valvola anti-esplosione non ha funzionato, motivo per il quale il greggio ha continuato a fuoriuscire e a riversarsi nelle acque del Golfo del Messico, anche se le ragioni del suo mancato funzionamento restano poco chiare. I documenti, in ogni caso, dimostrano che a marzo, dopo alcuni problemi riscontrati sulla piattaforma, i vertici di BP avevano informato gli enti federali preposti ai controlli che stavano incontrando difficoltà e andavano incontro a una "perdita di controllo" del pozzo.

«La cosa più importante in momenti del genere è fermare tutto, e mettere sotto controllo le operazioni» ha detto un esperto. Egli ha anche aggiunto di essersi molto stupito per il fatto che la compagnia petrolifera non abbia fatto un´analisi per valutare se le operazioni di estrazione del greggio dovessero continuare, una volta riportato il pozzo sotto controllo.

  [31-05-2010]

 

 

OBAMA DRAMA - UN DEPUTATO DEMOCRATICO SPUTTANA BARACK: “VOLEVA COMPRARMI” – “HANNO TENTATO DI CORROMPERMI OFFRENDOMI UN POSTO PER FARMI RITIRARE DALLA CORSA ALLE PRIMARIE” – TUTTO PER FAVORIRE L’EX REPUBBLICANO CHE DIEDE AD OBAMA LA SUPERMAGGIORANZA AL SENATO - ORA PER IL PRESIDENTE C’È IL RISCHIO DI IMPEACHMENT E IL CORRUTTORE MISTERIOSO SI POTREBBE BECCARE 5 ANNI DI GALERA

Glauco Maggi per "Libero"

Forse la marea di petrolio durerà fino all'estate, minando sempre più la fiducia del pubblico in Obama. È certo invece che l'"affaire Sestak-Casa Bianca" resisterà almeno fino a novembre, per ora covando sotto la copertura benevola della stampa amica, ma inevitabilmente diventando con il passare delle settimane sempre più un problema di Obama evidente per tutti. Fino a montare in una possibile procedura di impeachment per il presidente.

Chi è Joe Sestak? È il deputato democratico che ha umiliato il senatore Arlen Specter alle recenti primarie della Pennsylvania che dovevano decidere chi sarà il candidato del partito al prossimo turno di medio termine. Specter, che era stato per 30 anni senatore repubblicano, nel 2009 aveva cambiato partito, accolto a braccia aperte da Obama che con il "tradimento" si era assicurato il 60esimo voto in Senato, cioè la supermaggioranza. Lasciando il GOP, Specter, 79 anni allora, ottenne dai democratici la promessa di mantenere il suo seggio nelle prossime elezioni di fine 2010, grazie al pieno appoggio di Obama e del vertice del partito.

IL TERZO INCOMODO
Ma è qui che spunta Sestak, deputato alla Camera di Washington, democratico da sempre, ed ambizioso abbastanza da decidere di voler diventare lui senatore per la Pennsylvania invece del transfuga republicano. Annunciata la sua partecipazione alle primarie del partito, Sestak è diventato così un ingombro per la Casa Bianca, imbarazzata dal vedere il suo "nuovo acquisto" Specter in pericolo di perdere il posto a causa della lotta fratricida tra democratici.

Lo staff di Obama, guidato dal duro Rahm Emanuel, ha pensato di risolvere il problema con uno spregiudicato, e illegale, "do ut des". L'America questo lo sa da mesi, poiché è stato lo stesso Sestak a dirlo in febbraio, qualche mese prima delle primarie in cui poi ha stravinto, e a confermarlo poi in tante altre interviste: «Hanno tentato di corrompermi offrendomi un posto per farmi ritirare dalla corsa», ha per esempio accusato esplicitamente la Casa Bianca con queste parole in una intervista televisiva a Greta Van Susteren su Fox Channel.

Sestak non ha mai citato né la persona o le persone che hanno fatto la proposta, né ha detto quale posto gli sarebbe stato riservato in cambio della sua rinuncia, ma voci di corridoio ripetutamente poi apparse sui siti rebubblicani e alla tv Fox Channel hanno citato la carica di "segretario della Marina", un ruolo di alto livello tanto che necessita persino di approvazione senatoriale.

La faccenda è grave negli Usa, poichè è un crimine punibile con 5 anni di carcere offrire qualcosa, denaro o incarichi, per influenzare qualcuno che partecipa a competizioni politiche. «È una violazione della legge federale », ha attaccato Karl Rove, ex consigliere di George Bush. «Il codice 18 USC 600 dice che un ufficiale federale non può promettere l'assunzione, un lavoro nell'organico di governo, in cambio di un atto politico». «Qualcuno ha violato le legge, se Sestak sta dicendo la verità», ha concluso Rove.

Per i democratici è una lose-lose (o perdi o perdi) situation: o ha mentito Sestak, o Obama ha cercato di corromperlo. Finora la Casa Bianca ha fatto come gli struzzi, non rispondendo alle ripetute domande dei giornalisti televisivi sulla veridicità dell'offerta a Sestak. Sia Robert Gibbs, il portavoce di Obama, sia David Axelrod, il suo consigliere capo, non hanno negato che ci siano stati contatti con Sestak, ma hanno aggiunto che si è trattato di colloqui non «problematici ».

«Gli avvocati della Casa Bianca hanno esaminato le conversazioni che ci sono state con Sestak e non è avvenuto nulla di non appropriato», ha detto Gibbs alla tv CBS, e ha troncato il discorso con un «non vado oltre nel dire che tipo di conversazioni sono state». Seppellire la vicenda è però come tappare il buco di petrolio nel golfo.

Per l'analista di materie legali Andrew Napolitano, che lo ha spiegato alla Fox Channel, «non conta la natura del lavoro offerto. Può essere anche da spazzino. Offrire a uno qualsiasi cosa che ha un valore per fargli lasciare una elezione è un crimine punibile con 5 anni. E la corruzione, come il tradimento, è motivo previsto dalla Costituzione per l'impeachment di un presidente».

GRAN GIURÌ
Il deputato Darrell Issa, repubblicano, ha chiesto che il ministero della Giustizia istituisca un Gran Giurì indipendente per valutare i fatti. Finora il procuratore generale, obamiano, ha fatto orecchie da mercante alla richiesta di indagine di Issa e di altri, ma la curiosità di sapere i dettagli monta nel Paese. E non viene solo dall'opposizione. Il numero due dei democratici in Senato, Dick Durbin dell'Illinois, prevede che «a un certo punto sarà necessario che il deputato Sestak chiarisca ciò che è capitato».

Nei sei mesi di campagna elettorale che ha dinnanzi se lo sentirà chiedere ad ogni comizio. E i procuratori degli Stati della Pennsylvania e della Virginia (dove Sestak risiede), entrambi repubblicani, potrebbero decidere di avviare un procedimento legale con l'ipotesi di reato della corruzione, imponendo a Sestak di rispondere e di vuotare il sacco. 27-05-2010]

 

 

PERCHÉ LA MASSONERIA USA È DIVERSA DALLA NOSTRA, infestata di p2 e malaffare? - bella domanda per sergio romano che dopo aver assicurato che "la massoneria italiana ha fatto del suo meglio, in questi ultimi anni, per restituire a se stessa il decoro perduto", liquida la voglia del banana tessera 1816: "un "iniziato" alla presidenza della Repubblica non piacerebbe agli italiani" - ma poi è costretto a fare il pinocchio: "nessuno dei nove che si sono succeduti al Quirinale dalla proclamazione della Repubblica a oggi è stato massone" (ne è così sicuro

Dal "Corriere Della Sera"

 

PERCHÉ LA MASSONERIA USA È DIVERSA DALLA NOSTRA
Lettera della lettrice Franca Arena, Sydney (Australia)
Ho letto con stupore che ben 9 su 55 dei firmatari della Dichiarazione di Indipendenza americana erano massoni, e che ben 14 presidenti su 44 erano pure massoni inclusi George Washington e Franklin D. Roosevelt. Quanti dei nostri presidenti della Repubblica erano massoni? Quale importanza ed influenza hanno i massoni oggi nella società italiana? E quale è l'atteggiamento contemporaneo della Chiesa cattolica verso i massoni?

 

Risponde Sergio Romano:
Cara Signora,
In Europa e in America la massoneria fu nel Settecento e in buona parte dell'Ottocento, una costola dell'illuminismo, un'associazione animata da una forte fede nei diritti del cittadino e nel progresso dell'umanità. Non è sorprendente quindi riscontrare una sua forte presenza nei movimenti nazionali e liberali dell'epoca.

Ma fra la massoneria dei Paesi anglosassoni e quella dei Paesi mediterranei esiste da sempre una fondamentale differenza. Mentre la prima poté spesso contare sulla simpatia delle Chiese protestanti, la seconda dovette scontrarsi con l'ostilità della Chiesa cattolica per almeno due ragioni.

 

In primo luogo anche la massoneria, per certi aspetti, era una religione ricca di omaggi all'Architetto dell'Universo e di complicate liturgie che mettevano in discussione le verità rivelate della Chiesa romana e la sua egemonia sulla società dei Paesi in cui il cattolicesimo era la confessione dominante. In secondo luogo i suoi programmi politici minacciavano l'esistenza dei troni che avevano stretto con l'altare un patto di mutua convenienza e rappresentavano una sfida all'Europa della restaurazione, creata a Vienna dopo la fine delle guerre napoleoniche.

 

La differenza fra le due massonerie si è progressivamente accentuata. Mentre quella americana è diventata un club di persone genericamente ispirate dagli stessi ideali e dagli stessi interessi, le massonerie dell'Europa meridionale hanno subito una sorta di evoluzione genetica.

Hanno conservato i riti dell'iniziazione, il gusto per la segretezza delle loro cerimonie e un certo stile cospiratorio, ma sono diventate al tempo stesso società di mutuo soccorso politico-economico. Fu questa evoluzione, verso la fine dell'Ottocento, che suscitò contro la massoneria italiana violente polemiche animate dai partiti di sinistra, dalle forze politiche cattoliche e più tardi dallo stesso partito fascista.

 

Qualche giorno fa, su queste colonne, Paolo Rastelli ha ricordato un articolo con cui "il Corriere", nell'aprile 1901, commentò un discorso in onore della massoneria pronunciato da Ernesto Nathan, gran maestro del Grande Oriente d'Italia e futuro sindaco di Roma.

 

"Il Corriere" scrisse che i massoni di cui parlava Nathan erano «quali dovrebbero essere e non quali realmente sono: più che del bene altrui, troppi ve ne sono preoccupati dei vantaggi che la loro qualità può loro portare (...); nella vita politica essi hanno recato un elemento dissolutore: il reciproco appoggio per fini disinteressati ha finito per diventare mutua assistenza per interessi che giova far prevalere».

Alcuni scandali, fra cui soprattutto quello della Loggia P2, hanno contribuito a diffondere questi giudizi. Penso che la massoneria italiana ne sia consapevole e che abbia fatto del suo meglio, in questi ultimi anni, per restituire a se stessa il decoro perduto. Ma credo che un «iniziato» alla presidenza della Repubblica non piacerebbe agli italiani. E in effetti nessuno dei nove che si sono succeduti al Quirinale dalla proclamazione della Repubblica a oggi è stato massone. [25-05-2010]

 

 

JACKIE INEDITA – NEL 1964, POCHI MESI DOPO L’ASSASSINIO DEL MARITO, LA VEDOVA KENNEDY CONDUSSE SEI ORE E MEZZO DI INTERVISTE CON L’AMICO ARTHUR M. SCHLESINGER JR – LE SUE TESTIMONIANZE VENGONO RESE PUBBLICHE SOLO DOPO 50 ANNI IN UN LIBRO MA SULLE SCOPATE DEL PRESIDENTE NISBA - Spielberg sta per produrre per la rete televisiva HBO un film dedicato alla sua vita...

Lorenzo Soria per "la Stampa"

Nella primavera del 1964, pochi mesi dopo l'assassinio del marito, Jacqueline Kennedy condusse sei ore e mezzo di interviste con lo storico Arthur M. Schlesinger Jr. Una lunga confessione e testimonianza nel corso della quale la giovane vedova, che con il suo stile e la sua grazia aveva conquistato la fantasia dell'America e del mondo intero, raccontò del suo primo incontro con John da deputato e sette anni prima della sua elezione a presidente, degli anni alla Casa Bianca, della nascita dei figli John John e Caroline ma anche dei giorni della crisi dei missili cubani e degli scambi e degli scontri del marito con Nikita Krusciov e delle sue ambizioni per un secondo quadriennio poi spezzate dalle pallottole di Dallas. E che, da allora, è rimasta sepolta negli archivi del progetto di Storia Orale della John F. Kennedy Presidential Library.

Ora, a 50 anni dalla inauguration di John Kennedy, quelle conversazioni di Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis verrano rese pubbliche, sei ore e mezzo di nastri che verranno trascritti e pubblicati dalla casa editrice Hyperion nel settembre del 2011. Un libro che verrà curato direttamente da Caroline, che scrivera' anche la prefazione e che con la Hyperion ha gia pubblicato altri libri, inclusa una collezione delle poesie preferite della mamma.

"Il lavoro di mia mamma alla Casa Bianca è stato guidato dalla sua passione per la storia", sostiene la Kennedy, che è presidente della Kennedy Library Foundation." Credeva in mio padre, nella sua visione per l'America e nell'arte della politica e ha sempre sentito che era importante condividere la sua conoscenza e la sua passione con le generazioni future. Per me è un privilegio onorare la memoria dei miei genitori rendendo disponibile questo unico pezzo di storia".

Schlesinger, morto tre anni fa, era molto legato al clan Kennedy e certamente le sue domande saranno state molto amichevoli e poco controverse. Si aggiungano la riservatezza di Jackie e il fatto che il suo dolore per il traumatico assassinio era a ancora fresco e nessuno si aspetta dalla pubblicazione di questa intervista della ex First Lady rivelazioni che potranno cambiare il giudizio storico della presidenza interrotta di John Kennedy.

Né questa sarà un'occasione per fare luce sugli aspetti più salaci della vita di Kennedy, per esempio sulle sue presunte avventure con Marilyn Monroe e altre donne o su quelle dei suoi due fratelli Robert ed Edward, anche perché Caroline è sempre stata molto protettiva della memoria della mamma e non ne avrebbe permesso la pubblicazione postuma.

Ma la casa editrice ha fatto sapere che ci saranno note e corrispondenza relativi al progetto di restauro della Casa Bianca, ai viaggi all'estero, alle relazioni con la stampa, agli eventi sociali. E il nuovo libro è molto atteso perché offrirà uno spiraglio non su Kennedy il politico e lo statista ma sull'uomo, analizzato e raccontato attraverso gli occhi di chi lo ha conosciuto con maggiore intimità. "Queste interviste offrono una notevole finestra dentro il pensiero di quella donna intelligente, coraggiosa e osservatrice che e' stata Jacqueline Kennedy", dicono alla Hyperion. "I lettori ne restteranno affascinati".

Il fascino per Jacqueline Kennedy è anche il ricordo di un tempo più innocente, quando l'istituzione della presidenza era ancora riverita e la First Lady, grazie a un sapiente uso del medium televisivo, divenne una figura da culto. Non a caso, nientedimeno che Steven Spielberg sta adoperandosi per produrre per la rete televisiva HBO un film dedicato alla sua vita.

Sarebbe solo l'ultimo, dopo la serie andata in onda nel 1983 con Martin Sheen nella parte del presidente assassinato, dopo il film diretto da suo figlio Emilio Estevez sull'assassinio del fratello Robert e dopo il recente film "Grey Gardens", nel quale la figura di Jackie è stata interpretata dall'attrice Jeanne Tripplehorn.

[14-04-2010]

 

 

NA “OPRAH” INEDITA – ARRIVA UNA 'ODIOGRAFIA' SUI SEGRETI DELLA REGINA DEL TALK SHOW AMERICANO – LUTTI, STUPRI, RAZZISMO E VITA SENTIMENTALE DELLA WINFREY – KITTY KILLEY E’ LA PIù MICIDIALE BIOGRAFA (NON AUTORIZZATA) SULLA PIAZZA: DA JACKIE KENNEDY A LIZ TAYLOR, PASSANDO PER SINATRA (CHE LA MINACCIò DI FARLA UCCIDERE DA UN KILLER) – DA LETTERMAN A LARRY KING, TUTTI TEMONO OPRAH E ASPETTANO LE SUE REAZIONI PER INVITARE IN TRASMISSIONE L'AUTRICE…

Maurizio Molinari per "la Stampa"

 

Il nome del neonato che le morì quando aveva 14 anni, la dinamica delle molestie subite, i gelidi rapporti con la madre, una storia d'amore fallita solo perché lei era nera e la passione per il «junk food»: sono alcuni dei segreti della donna più popolare d'America svelati in "Oprah, a Biography" in arrivo domani nelle librerie americane e già prenotato da oltre 500 mila persone, portandolo ai primi posti della classifica di Amazon.

A firmare la «biografia non autorizzata» di Oprah Winfrey, conduttrice di talk show e titolare di un impero mediatico, è Kitty Kelley che ha nel curriculum analoghe imprese con Jacqueline Kennedy, Elizabeth Taylor, Nancy Reagan e anche Frank Sinatra, cui il risultato però non piacque: reagì minacciando di farla uccidere da un killer.

 

In questa occasione, Kelley ha confezionato le 544 pagine di Oprah realizzando 850 interviste con altrettante persone che la conoscono o le sono state, per una ragione o per l'altra, vicine. Quello che ne esce, secondo le anticipazioni della casa editrice Crown, è il ritratto di «una persona che da anni ci offre confessioni intime su di lei ma resta in realtà molto riservata, dunque questo libro la descrive come nessuno l'ha mai conosciuta».

 

Alcuni esempi delle rivelazioni in arrivo li ha fatti l'autrice in un'intervista al magazine domenicale del "New York Times", nel quale spiega com'è riuscita a «violare i segreti che Oprah dedica tanto tempo a tenere sotto controllo», a cominciare dalla dinamica della violenza sessuale che subì da minorenne e la conseguente gravidanza a 14 anni: «I fatti in generale sono di pubblico dominio ma il libro entra assai più nei dettagli perché svela il nome del bambino che partorì, pubblica il certificato di nascita e dimostra come Oprah non abbia lesinato sforzi per mantenere il riserbo su tali terribili segreti».

Un altro aspetto che viene alla luce è il difficile rapporto con la madre, Vernita Lee, che vive a Milwaukee, in Wisconsin. È stata Katharine, zia di Oprah, a raccontare a Kelley che «la figlia paga alla madre la macchina e l'autista», le consente di «comprarsi cappelli da 500 dollari» e di «vivere in maniera molto agiata», ma fra le due donne i rapporti sono gelidi al punto «che la madre non ha il numero di telefono della figlia» e «per raggiungerla deve sempre passare attraverso la segretaria».

 

La storia d'amore fallita risale invece agli Anni Settanta, quando l'appena ventenne Oprah si innamorò del poco più grande John Tesh - anch'egli destinato a diventare una star tivù - fino al punto da condividere con lui un piccolo appartamento nel centro di Nashville, in Tennessee.

 

Si trattò di un amore travolgente da entrambe le parti ma tutto finì all'improvviso quando, una notte, lui si svegliò, la abbandonò nel letto e non tornò mai più. È stata un'altra ex di Tesh a raccontare quanto avvenne: «Lui si svegliò, vide il suo corpo bianco nudo a fianco di quello di lei, nera, e decise che non poteva continuare». Negli anni seguenti Tesh confessò di essersi «terribilmente pentito» per quella rottura, drammatica e improvvisa, della quale Oprah non ha mai parlato.

 

Kelley si sofferma anche sulla passione che Oprah ha avuto, fin da giovane, per il «junk food» (il cibo-spazzatura) a cominciare da un tipo di cioccolatini denominato «Ding Dong» assai simile a quelli che proprio la conduttrice suggerisce alle mamme di non far mangiare agli figli per evitarne l'obesità. L'autrice assicura di essersi scontrata «con un personaggio circondato da più segreti di quanti non ne trovai a Sinatra e Nancy Reagan», uscendone comunque «con grande ammirazione e rispetto».

 

Ma la realtà è che la biografia non autorizzata è un prodotto imbarazzante nel mondo dei media dove Oprah - amica personale degli Obama - è una regina indiscussa. Da qui la decisione dei big della tivù di rifiutare la presentazione del volume: Larry King, David Letterman, Charlie Rose e Barbara Walters hanno fatto sapere di «non essere interessati», almeno fino a quando Winfrey non avrà detto cosa ne pensa. E lei resta alla finestra: «Non ha partecipato alla fattura del libro né lo ha letto, non può esprimersi», fa sapere la portavoce, Angela DePaul.

 

 

[12-04-2010]

 

 

SISTEMATA IN QUALCHE MODO LA SANITà PUBBLICA, OBAMA VA A ROMPERE LE UOVA AI POTERI FORTI DELL'ECONOMIA, SCODELLANDO LA RIFORMA DELLA FINANZA – IL PRODE BARACK HA PROPOSTO “IL CONTROLLO SU DERIVATI E REGOLE PER EVITARE LA FORMAZIONE DI BANCHE TROPPO GRANDI” – ORA IL PRESIDENTE SI TROVA A LOTTARE CONTRO I DEMOCRATICI FINANZIATI DAI POTENTONI DELLE LOBBY DI GOLDMAN SACHS, JP MORGAN E MORGAN STANLEY …

Maurizio Molinari per "la Stampa"

Inizia con un summit alla Casa Bianca la battaglia legislativa di Barack Obama per la riforma dei mercati finanziari. Il presidente americano ha riunito nella Roosevelt Room i leader del Congresso a cominciare da quelli del Senato, dove lo scontro si annuncia più duro, per tentare un'accelerazione: a fianco aveva il capo dei senatori democratici Harry Reid e a due sedie di distanza il leader dell'opposizione Mitch McConnell. Ma lo scontro è stato immediato e senza perifrasi.

Obama ha iniziato facendo propri i contenuti-chiave del progetto di riforma confezionato dalla commissione Finanza del Senato guidata da Chris Dodd: più controllo su derivati e prodotti finanziari; regole tali da impedire la formazione di banche troppo grandi per cadere.

E la reazione dei repubblicani è stata dura, con McConnell che ha imputato alla bozza dei democratici l'intenzione di indebolire Wall Street per «facilitare in futuro il salvataggio di altre banche con i fondi dei contribuenti». Il consigliere economico di Obama, Austan Goolsbee, ha reagito aspramente: «Si tratta di obiezioni senza fondamento, nessuno pensa a futuri salvataggi di banche, l'intenzione è di evitare che le banche possano fallire trascinando con loro l'intero sistema finanziario».

Dodd ha difeso con determinazione la propria legge, imputando ai repubblicani «giochetti politici» prima di lasciare i colloqui in maniera brusca per poi aggiungere, parlando dall'aula del Senato, che «la mia pazienza sta terminando e non ho alcuna intenzione di farmi trascinare in questa rissa».

Obama ha tentato di calmare gli animi disegnando un possibile punto di incontro: «Se c'è una lezione che abbiamo appreso dalla crisi finanziaria attraversata è che se i mercati sono senza controllo vi sono persone che si assumono enormi rischi a spese dei contribuenti e questo non è accettabile».

Se il presidente cerca di individuare un cammino bipartisan è perché al Senato i democratici non hanno più il quorum di 60 seggi che gli permetteva di evadere l'ostruzionismo repubblicano: la vittoria nelle suppletive in Massachusetts consente alla minoranza di contare su 41 seggi su 100.

Da qui lo scenario di un confronto duro nelle prossime settimane che rischia di riproporre il braccio di ferro avvenuto in occasione della battaglia sulla riforma della Sanità. Dietro l'opposizione dei repubblicani vi sono anche gli interessi delle grandi banche di Wall Street: Goldman Sachs, Jp Morgan e Morgan Stanley avrebbero già speso milioni di dollari per operazioni di lobby tese a impedire che il Congresso imponga rigidi argini a strumenti finanziari come i derivati.

Nel testo della commissione Finanze i derivati vengono indicati come «la fonte della crisi finanziaria» suggerendo una regolamentazione molto stretta che impedirebbe alle banche di continuare a scambiarli all'esterno dei mercati assegnando valori privi di riscontro.

Il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, parlando alle commissioni Economia di Camera e Senato riunite ha previsto una «ripresa economica moderata» raffreddando le attese di un decollo del Pil e dell'occupazione. Bernanke ha aggiunto che «servirà tempo per recuperare gli 8 milioni e mezzo di posti di lavoro perduti negli ultimi due anni».

Se ieri il Dipartimento del Commercio ha fatto sapere che le vendite al dettaglio sono aumentate in marzo di un robusto 1,6%, Bernanke invita alla prudenza «a causa delle resistenze alla crescita che vengono dalla debolezza delle costruzioni e dalle difficoltà fiscali di Stati e governi locali».

 

[15-04-2010]

 

 

BARACK O’BANANA – IL PRESIDENTE DEGLI USA GUADAGNA DOLLARONI A PALATE, MA NON GUIDANDO IL SUO PAESE – BARACK SCRITTORE GUADAGNA 14 VOLTE QUANTO BARACK LEADER POLITICO – CON I DIRITTI D´AUTORE DEI SUOI BEST-SELLER INCASSA 5,5 MLN $, MENTRE ALLA CASA BIANCA SOLO 400MILA€ - MA MOLTI SOLDI FINISCONO IN BENEFICENZA…

Federico Rampini per "la Repubblica"

Lo scrittore Barack Obama guadagna 14 volte quanto il presidente degli Stati Uniti. Se non ci fossero delle sinergie tra le due attività, si dovrebbe concludere che Obama ha sbagliato mestiere. L´anno scorso ha incassato redditi per 5.505.409 dollari, quasi tutti diritti d´autore sui suoi libri, "I sogni di mio padre" e "L´audacia della speranza".

Lo stipendio da presidente degli Stati Uniti, 400.000 dollari lordi all´anno, fa una magra figura rispetto alla ricchezza dei copyright. Da ieri i conti in tasca al leader più potente della terra si possono fare fino all´ultimo centesimo. Nel Tax Day, la scadenza obbligatoria per presentare la denuncia dei redditi, il modulo di Obama è apparso online sul sito della Casa Bianca con tutti i dettagli e le spiegazioni del caso, incluse "spese deducibili" e "detrazioni d´imposta".

La dichiarazione è congiunta. Ma Michelle, che in passato guadagnava uno stipendio doppio rispetto al marito come avvocatessa in un importante studio legale di Chicago, l´anno scorso si è dedicata a tempo pieno al lavoro non remunerato di First Lady (e First Mom). Sui 5,5 milioni di reddito, Obama ha versato 1,8 milioni di tasse federali più 163.000 dollari di tassa locale allo Stato in cui ha tuttora casa e residenza fiscale, l´Illinois.

Che l´autore Obama abbia ricevuto un aiutino dal presidente, lo lasciano intuire proprio i dati sulle vendite. Nel 2009, primo anno alla Casa Bianca, i copyright sono più che raddoppiati rispetto al 2008 quando era solo un candidato. Il nuovo ruolo ha un certo appeal per chi va in libreria. Vuoi mettere, adesso che lui è ai comandi della nazione, l´emozione di sentire "I sogni di mio padre" nella versione audio registrata anni fa con la sua voce? Lui sui libri ha sempre puntato, l´intuito glielo diceva.

Mentre si preparava a lanciare la candidatura presidenziale, il 17 ottobre 2008, i consiglieri più intimi ricordano di averlo visto contrariato. Quel giorno John Grisham fece uscire "L´innocente" in contemporanea con "L´audacia della speranza", bruciandogli il primato nella Best Seller List del New York Times. «Ma volevo esserci io al primo posto...», sentirono lamentarsi il futuro presidente.

L´opposizione invece ha ben altro da lamentare. Di fronte alla dichiarazione dei redditi multimilionaria del presidente (che non include neppure il Nobel, 1,4 milioni interamente donati in beneficenza) su Internet è esplosa la rabbia del popolo di destra. «Ha osato dedurre 52.000 dollari di interessi passivi sul mutuo per la casa di Chicago, con quel livello di reddito!», lamenta un lettore sul sito di Usa Today.

Ma la detraibilità dei mutui vale anche per i miliardari. Sommando tasse federali e locali, detraendo dall´imponibile altri 330.000 dollari in beneficenza, è vero che Obama con un´aliquota media del 36% vive in un paradiso fiscale rispetto all´Europa. E´ l´America degli sgravi ai ricchi, il paese che ha ricevuto in eredità da George Bush. Lui, nell´ultima denuncia dei redditi da presidente dichiarò solo 719.000 dollari. I libri non erano il suo forte..

 

[16-04-2010]

 

OBAMA VA ALLA GUERRA CON WALL STREET – BARACK PICCHIA DURO I COLOSSI DEL CREDITO AMERICANI: SEPARAZIONE TRA BANCHE COMMERCIALI E D’AFFARI. “LAVORINO CON NOI E NON CONTRO DI NOI… I CONTRIBUENTI AMERICANI NON SARANNO PRESI IN OSTAGGIO DALLE BANCHE TOO BIG TO FAIL” – NEL MIRINO WELLS FARGO, BANK OF AMERICA, JPMORGAN CHASE E TUTTO IL GOTHA DEL POTERE FINANZIARIO USA…

Mario Platero per "Il Sole 24 Ore"

Barack Obama ha annunciato un progetto di riforma bancaria che si propone di restringere le attività e le dimensioni delle banche americane per evitare che in futuro ci sia una banca «troppo grande per poter fallire».

 

L'obiettivo è ambizioso: passare una riforma bancaria che torni a separare, ad esempio, in modo più netto le attività di banca commerciale da quelle di banca d'affari, per evitare che si formino posizioni di rischio pericolose per il sistema finanziario.

Le banche commerciali che hanno filiali e depositi dei risparmiatori avranno anche nuovi limiti sulle percentuali dei depositi che potranno accumulare in relazione ai depositi totali del paese. E non potranno più fare il cosiddetto "propriety trading", operazioni sul mercato per conto del proprio portafoglio.

 

Obama costringerà così importanti banche come JP Morgan Chase o Bank of America a decidere che direzione vorranno imboccare. Una potenziale rivoluzione dunque, senza che vi siano per ora dettagli specifici. E una nuova battaglia politica che il presidente ingaggerà in Congresso, dove le lobby bancarie sono fortissime.

 

L'annuncio di Obama è giunto dopo un incontro con Paul Volcker, ex numero uno della Federal Reserve e attuale presidente dell'Economic Recovery Advisory Board della Casa Bianca. «Il sistema finanziario è più solido ora di quanto non fosse un anno fa, ma opera ancora in base alle stesse regole che lo hanno quasi portato al collasso», ha detto Obama, ribadendo che «una riforma è necessaria» e invitando i colossi del sistema finanziario a «lavorare con noi, non contro di noi».

 

«I contribuenti americani non saranno presi in ostaggio dalle banche too big to fail», ovvero quegli istituti che, fallendo, metterebbero a rischio l'intero sistema finanziario. Se la proposta di Obama fosse approvata dal Congresso, le banche andrebbero incontro a limitazioni sulle dimensioni e la natura degli istituti, che nell'arco dell'ultimo decennio sono cresciuti a dismisura attraverso un'ondata di operazioni di consolidamento aziendale. E per chi ritiene che Obama sia debole politicamente o chi, come il Nobel Paul Krugman, minaccia di toglierli il suo appoggio, come ha ammonito oggi nel suo blog, perché il Presidente «ha una leadership debole» dovrà ricredersi.

 

Obama promette di andare fino in fondo: «È una battaglia che sono pronto a combattere», ha detto l'inquilino della Casa Bianca puntando l'indice contro le banche e «quel genere di irresponsabilità che rende questa riforma necessaria».

Possiamo credergli perché per lui è ormai una questione di sopravvivenza politica: questa battaglia diventa centrale per Obama perché ha un risvolto populista. Ed il populismo è l'unica arma con cui il Presidente può cercare di ricollegare la sua credibilità politica con l'opinione pubblica.

 

Nello specifico, la proposta del presidente, che ha in questo senso accolto un suggerimento di Volcker, vieterebbe alle banche commerciali e alle società che controllano banche di possedere o investire in hedge fund e private equity. Inoltre sarebbero limitate le dimensioni di ogni istituto finanziario in relazione all'intero settore: sarebbe rivisto l'attuale limite del 10% sulla quota di depositi totali che ogni banca può detenere.

«Stiamo facendo tutto il possibile per riportare il paese in carreggiata. Assisto al ritorno al vecchio modo di condurre gli affari, vedo banche riportare profitti record ma allo stesso tempo dire di non potere concedere prestiti alle piccole imprese, sento dire alle banche che non possono restituire i prestiti del Governo. Per questo sono sempre più risoluto a portare avanti questa riforma».

Tra le banche coinvolte ci potrebbero essere Wells Fargo, Bank of America, JpMorgan Chase, che controllano ampie fette dei depositi americani, ma anche Goldman Sachs, Morgan Stanley e Citigroup, autentici moloch di Wall Street.

 

 

[22-01-2010]



 

 

OBAMA BACCHETTA WALL ST. – IL SUPERBONE DELLA CASA BIANCA È IN GUERRA CONTRO I SUPERBONUS – MA I “BIG” PROVANO AD AGGIRARE IL DIVIETO DANDO AI TOP MANAGER AZIONI ANZICHÉ CONTANTI - GOLDMAN SACHS PAGA COME MEDIA 595MILA $ A IMPIEGATO (PIÙ DI OBAMA CHE NE PRENDE 400MILA PIÙ 170 MILA PER SPESE)...

Glauco Maggi per "la Stampa"

- GOLDMAN SACHS

La settimana prossima saranno comunicati i dati di bilancio di molte delle banche protagoniste della crisi, e le previsioni sono per un diluvio di stipendi e bonus, conseguenza degli utili realizzati dai trader e dagli analisti di Wall Street. Gli occhi del pubblico sono puntati soprattutto sulla Goldman Sachs, destinata ad archiviare il 2009 come uno dei più profittevoli tra i 141 anni della sua storia: la media della paga per i suoi 31 mila impiegati sarà di 595 mila dollari.

 

A seguire la JP Morgan Chase, che distribuirà ai 25 mila dipendenti una media di 463 mila dollari. Siamo sui livelli del presidente degli Stati Uniti, che prende 400 mila dollari più 170 mila per spese, viaggi e svaghi. Se un'azienda nuota nei profitti, il beneficio in termini di dividendi e di plusvalenza azionaria ricade su tutti (per la Goldman dal suo azionista principe Warren Buffett ai milioni di lavorati e pensionati con i fondi e con i piani previdenziali).

 

Ma è "quanto" guadagnano a fare scandalo, perché è grazie alle tasse che i grandi di Wall Street hanno potuto sfuggire alla regola numero uno del capitalismo: fallire quando le casse sono vuote, come sono fallite migliaia di altre imprese in altri settori, con minore o nullo potere politico. Christina Romer, consigliera economica di Obama, ha detto ieri in tv che eventuali bonus milionari dati ai vertici delle banche salvate dallo Stato sarebbero "ridicoli"e "offensivi".

 

Lloyd Blankfein, Ceo della Goldman, lo sa. Dopo aver sfidato la decenza con i 68 milioni guadagnati nel 2007, per il 2008 si era azzerato il bonus, e per il 2009 ha inaugurato il nuovo trend: i 30 top manager riceveranno il bonus solo in azioni, e ciò dovrebbe evitare loro di imbarcarsi in attività rischiose che mettano a repentaglio la banca e il sistema. Sarà anche ridotta la percentuale degli utili destinati ai compensi dei dipendenti, che è sempre stata la filosofia fondante della Goldman, più generosa delle concorrenti nel premiare i risultati.

 

Così, dal 50% accantonato nel primo trimestre, la quota è scesa al 48% nel secondo e al 43% nel terzo e nel quarto. Anche la Jp Morgan sta frenando la quota ai dipendenti, scesa dal 40% del primo al 37% del terzo trimestre. Tutte le banche ridurranno la parte in cash a favore delle azioni. Il Congresso ha in agenda la riforma delle regole, e Wall Street accelera per migliorare l'immagine, cioè la forza politica necessaria a respingere le restrizioni caldeggiate da Obama sulla finanza e sulle paghe.

 

Tra il singolo dollaro di salario annuo con zero bonus che si è attribuito il Ceo della Citigroup Vikram Pandit e i 10,5 milioni di dollari approvati da Kenneth Feinberg, lo zar degli stipendi di Obama, a favore del Ceo della assicurazione Aig Robert Benmosche per il 2010, gli americani hanno davanti un ventaglio entro cui piazzare la loro soglia ideale di retribuzione ai papaveri della finanza nell'era post-recessione. Citigroup e Aig sono due nomi simbolo del disastro: e se Citigroup è stata tra le ultime a rimborsare il governo delle decine di miliardi avuti dalle amministrazioni Bush e Obama, Aig è ancora controllata all'80% dal governo, che le ha elargito 180 miliardi.

 

 

[11-01-2010] 

 

 

 

Gli Stati Uniti sono già in guerra nello Yemen. Ma un premio Nobel per la Pace non può dichiarare guerra al Paese più povero della penisola araba, 23 milioni di anime, la metà composta da ragazzini sotto i 15 anni? - USA E GRAN BRETAGNA CHIUDONO LE AMBASCIATE - AL QAEDA STAREBBE PIANIFICANDO UN ATTENTATO CONTRO LA SEDIE DIPLOMATICA DEGLI STATI UNITI…

1 - YEMEN: USA E GRAN BRETAGNA CHIUDONO LE AMBASCIATE
AL QAEDA STAREBBE PIANIFICANDO UN ATTENTATO CONTRO LA SEDIE DIPLOMATICA DEGLI STATI UNITI
Corriere.it -

Al Qaeda progetta un attentato a Sanaa. Lo ha riferito alla Cnn un consigliere di Barack Obama per la Sicurezza. «Vi sono segnali di un attentato pianificato contro un obiettivo» nella capitale yemenita, ha affermato John Brennan, impegnato nell'antiterrorismo. Londra e Washington hanno deciso la chiusura delle ambasciate nello Stato arabo.

I britannici hanno motivato il provvedimento con «ragioni di sicurezza» legate alla minaccia terroristica mentre ai dipendenti yemeniti della rappresentanza americana è stato detto di non presentarsi al lavoro fino a nuovo ordine. «L'ambasciata usa a Sanaa resta chiusa in risposta alla minaccia rappresentata da al-Qaeda nella Penisola arabica contro gli interessi americani nel Paese» si legge in una nota sul sito web della missione diplomatica.

BROWN: «AGIREMO INSIEME AD USA» - L'alleanza tra Gran Bretagna e gli Stati Uniti trova, dopo le guerre i Iraq e Afghanistan, una nuovo motivo di consolidamento. «Downing Street e la Casa Bianca vogliono rafforzare la loro «azione congiunta contro il terrorismo in Yemen e in Somalia dopo il fallito attentato di Natale» sul volo Amsterdam-Detroit, si legge in un comunicato dell'ufficio del primo ministro britannico Gordon Brown.

Tra le «iniziative -si legge nel testo- il premier ha concordato con il presidente Obama un piano britannico-americano per finanziare una speciale unità antiterrorismo della polizia yemenita» mentre in «Somalia» i due leader «ritengono che serva una forza di peacekeeping più consistente (rispetto all'attuale) e insieme sosterranno questa posizione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite».

Al momento in Somalia non ci sono caschi blu dell'Onu ma ad arginare con estrema difficoltà il caos è dispiegata la missione Amisom dell'Unione Africana, con l'imprimatur del Palazzo di Vetro. La missione è formata da 5.250 baschi verdi (2.700 dell'Uganda e 2.550 del Burundi) e dal gennaio del 2007 ha contato oltre 50 vittime.

VERTICE SICUREZZA ALLA CASA BIANCA - La minaccia Al Qaida è reale, le misure di sicurezza vanno rafforzate. Per questo Obama ha chiamato a rapporto per martedì prossimo alla Casa Bianca i responsabili di tutte le principali agenzie di sicurezza. In quel vertice intende fare il punto sull'intero arco dei controlli.

2 - "IMPOSSIBILE APRIRE UN TERZO FRONTE" - GLI USA NON POSSONO AGIRE DA SOLI: AIUTI MILITARI AGLI YEMENITI - CENTINAIA DI AGENTI GIÀ INVIATI NEL PAESE DA MESI PER GUIDARE LE AZIONI DELL´ESERCITO LOCALE
angelo aquaro per La repubblica

La guerra degli Stati Uniti nello Yemen è già cominciata. Ma il Pentagono non ha dovuto aspettare l´attentato fallito di Natale. Centinaia di operativi sono sbarcati meno di un anno fa. Uomini della Cia incaricati di quelle operazioni «paramilitari» in cui si sono specializzati sfidando la vendetta kamikaze in Afghanistan. Commandos del gruppo "Operazioni Speciali" catapultati nel deserto del sud. Operazioni certificate al livello più alto.

Laggiù s´è precipitato il comandante generale delle forze Usa nella regione, David Petraeus. Ma a trattare è sceso anche lo zar anti-terrorismo John Brennan. La guerra agli eredi di Bin Laden si combatte con armi americane. I blitz aerei sono ispirati dall´intelligence Usa. Gli Stati Uniti sono già in guerra. E allora cosa aspettano a dichiararla?

All´indomani dell´attacco fallito, l´America sa di aver trovato un nemico in più, la «succursale yemenita di Al Qaeda» di cui per la prima volta parla Barack Obama, quell´AQAP - Al Qaeda nella Penisola Arabica - comandata da Nasser al-Wuhayshi di cui gli stessi Usa portano il peccato originale, formata com´è dagli ex detenuti della prigione di Guantamano. Ma per il resto grande è la confusione nei luoghi in cui in queste ore si sta decidendo la risposta: compresi i quartieri generali di Cia, Fbi, Nsi e Nctc, dove gli uomini che non hanno saputo fermare un giovane nigeriano con l´esplosivo nelle mutande ora temono la punizione della Casa Bianca. Che potrebbe arrivare già nel meeting anti-terrore di martedì.

Così il "terzo fronte" divide gli esperti: davvero dopo Iraq e Afghanistan gli Usa sono pronti a colpire nello Yemen con quella V flotta che naviga davanti al Bahrein? Davvero i 2mila uomini della base di Gibuti potrebbero essere spediti sul terreno del nuovo nemico? Domande che si incrociano a tre ipotesi e insieme costituiscono il puzzle che Washington sta provando a risolvere.

Il nodo numero uno: la più grande potenza del mondo non può affidare a un governo corrotto e inefficiente come quello yemenita, peraltro già impegnato in due guerre civili, la caccia ai mandanti dell´attentato.

Il nodo numero due: Barack Obama non può permettersi di bissare il fallimento di Bill Clinton dopo la strage del cacciatorpediniere Uss Cole e rispondere con una inutile pioggia di Cruise - «punturine», come le definì il generale Tommy Franks - destinati a perdersi nel deserto.

Il nodo numero tre: un premio Nobel per la Pace non può dichiarare guerra al Paese più povero della penisola araba, 23 milioni di anime, la metà composta da ragazzini sotto i 15 anni, l´unica ricchezza - il petrolio - destinata a prosciugarsi fino a livello zero da qui al 2017.

Barbara Bodine, che nello Yemen è stata ambasciatrice degli Stati Uniti, dice senza mezzi termini che il pericolo è l´effetto boomerang: «Una dichiarazione di guerra ci si rivolterebbe contro». E hanno ragione anche quelle cassandre del Center of New American Security. «La notizia non sarà benvenuta otto anni dopo l´11 settembre e con due guerre ancora in corso, ma lo Yemen richiede un´azione immediata»: così scrivevano Andrew M. Exum e Richard Fontaine già un mese fa.

la coppia italiana sequestrata da al qaeda

La verità è che quando si dice che è stato il governo di Ali Abdullah Saleh a condurre i bombardamenti di Al Qaeda che hanno fatto più di 60 morti prima di Natale ci si nasconde dietro un dito. «Gli Usa non vogliono che nel mondo musulmano si percepisca l´apertura di un terzo fronte: ma questa scelta ha un limite» dice Steve Emerson, l´autore di American Jihad. Qui lo stesso governo è diviso - ancora più che quello pachistano - tra lealtà agli Usa e politiche anti-americane».

Aggiungeteci che il presidente al potere da 30 anni ha avuto proprio da Al Qaeda un aiutino contro i ribelli sciiti del nord (armati da Teheran) e il pasticcio è completo. E quindi? «Bisogna fare da soli: ma il governo Obama potrà mai accettarlo?».

Nell´attesa di nuovi ordini, l´esercito "fantasma" a stelle e strisce continua a combattere la sua guerra segreta mischiato ai reparti yemeniti più fidati. Come quello d´elite composto - sorpresa - da sole donne: finora l´unico vero oltraggio ai fanatici di Al Qaeda.

 

[03-01-2010]

 

 

 

MONICA LEWINSKY SPUTTANA BILL CLINTON: “NON HA MAI DETTO LA VERITÀ ” - LA STAGISTA SMONTA LA TESI DEL PORCO DELLA CASA BIANCA: NON VI FU SOLO SESSO ORALE - SECONDO IL BERLUSCONI USA, CHE USAVA I SIGARI CUBANI PER STIMOLARLA SESSUALMENTE, IL POMPINO NON COSTITUIVA UN ‘RAPPORTO COMPLETO’ E DUNQUE NON POTEVA ESSERE PARAGONATO AL TRADIMENTO CONIUGALE (E COME PROVA LO ZOZZONE SCODELLò LA BIBBIA!) - MONICA AGGIUNGE VELENO: ANCHE HILLARY AVEVA UN AMANTE: L’EX SOCIO WEBSTER HUBBELL - L’ATTO DI INCRIMINAZIONE DEL PRESIDENTE PER FALSA TESTIMONIANZA “ERA PRONTO” NEL GIORNO IN CUI CLINTON LASCIAVA LA CASA BIANCA A GEORGE W. BUSH E SE NON VENNE “PREMUTO IL GRILLETTO” FU SOLO PER GLI ACCORDI FRA LE PARTI SIGLATI ALL’ULTIMA ORA

 

Maurizio Molinari per La Stampa

«Bill non ha mai detto la verità sulla nostra relazione». Monica Lewinsky torna a farsi sentire sul Sexgate dalle pagine di «The Death of American Virtue» (La morte della virtù americana), il libro del giurista Ken Gormley in uscita a febbraio che contiene numerose rivelazioni sui Clinton: dai nomi di nuovi amanti, tanto di Bill quanto di Hillary, alle tensioni nell'intelligence sullo scandalo che portò quasi all'impeachment del 42° presidente degli Stati Uniti.

Gormley è un costituzionalista che insegna legge all'Università di Duquesne, in Pennsylvania, e appassiona gli studenti con la ricostruzione di battaglie legali - come il Watergate - che hanno fatto la storia nazionale. Adesso, nelle 769 pagine della sua ultima fatica, pubblicata da Random House, adopera la stessa metodologia per entrare nelle viscere del Sexgate attraverso i racconti dei protagonisti.

Tre interviste con Monica, la stagista del sesso orale nello studio privato alla Casa Bianca, quattro con l'ex presidente Clinton che usava i sigari per stimolarla sessualmente e ben otto con l'allora procuratore Kenneth Starr, che fallì per poco l'obiettivo dell'impeachment, consentono al lettore di venire a conoscenza di dettagli ignoti su quanto avvenne due presidenze fa al 1600 di Pennsylvania Avenue.

Il merito è anzitutto di Monica Lewinsky, che interrompe un lungo silenzio parlando a ruota libera della relazione con Bill nel 1995 e lo accusa di aver sempre mentito, anche sotto giuramento, perché «non disse la verità sulla nostra relazione sentimentale». Ciò che Monica smonta è la ricostruzione secondo cui fra loro vi fu solo sesso orale che, secondo quanto sostenuto da Bill, Bibbia alla mano, non costituiva un «rapporto completo» e dunque non poteva essere paragonato al tradimento coniugale.

«Il Gran Giurì pose a Bill Clinton domande molto dettagliate sui nostri rapporti e lui rispose senza dire la verità», afferma Monica, lasciando intendere che l'America ancora ignora i rapporti sessuali - e affettivi - che vi furono fra il Presidente e la stagista, che all'epoca aveva 22 anni.

Poi vi sono i capitoli sui nuovi amanti. Nel caso di Bill si tratta di Susan McDougal, una donna dell'Arkansas - lo Stato che aveva avuto Clinton come governatore - che venne interrogata a più riprese da Starr nell'ambito dello scandalo immobiliare del Whitewater - risalente agli Anni 80 - ma rifiutò di rispondere scegliendo di affrontare 18 mesi di carcere pur di custodire i segreti della relazione. Gromley ricostruisce minuziosamente quanto avvenne e conclude che «vi furono rapporti intimi fra i due», dando così ragione a posteriori all'ipotesi avanzata da Starr.

L'amante di Hillary invece è Webster Hubbell, suo ex partner nello studio legale Rose Law Firm dell'Arkansas. Starr prese in considerazione l'ipotesi di incriminare anche la First Lady, accusandola di nascondere la relazione sentimentale per non svelare una sovrapposizione di interessi pubblici e privati dei quali Bill si era giovato per ottenere finanziamenti elettorali grazie ai buoni uffici dello studio di Hubbell.

Il team di investigatori che faceva capo a Starr valutò l'ipotesi di chiamare in causa Hillary ma la decisione finale fu negativa perché, come ricorda l'ex assistente Paul Rosenzweig, «la First Lady non era un personaggio di tipo mafioso, ispirava piuttosto grande simpatia e nessuna giuria, a Washington o in Arkansas, ci avrebbe dato ragione».

Ciò che manca alla ricostruzione dei fatti è però la versione proprio di Hillary perché l'attuale Segretario di Stato è l'unica dei personaggi dello scandalo che ha rifiutato - a più riprese - di rispondere alle domande dell'autore, forse temendo le conseguenze politiche della riapertura di quel turbolento capitolo della storia famigliare.

C'è infine un terzo insieme di novità che emerge dalla ricostruzione di Gormley. Robert Ray, successore di Kenneth Starr, racconta che l'atto di incriminazione del Presidente per falsa testimonianza «era pronto» nel giorno in cui Clinton lasciava la Casa Bianca al successore George W. Bush e se non venne «premuto il grilletto» fu solo per gli accordi fra le parti siglati all'ultima ora.

«Forse Bill Clinton non si è mai reso conto di quanto vicino fosse arrivato a un processo per spergiuro», afferma Ray. A complicare la posizione di Clinton fu anche la testimonianza di Lewis Merletti, capo del servizio segreto della Casa Bianca, secondo il quale l'Fbi era intervenuta per mettere a tacere lo scandalo e, in particolare, per negare che appartenesse a Clinton il dna trovato sul vestito macchiato di Monica Lewinsky.

Quando l'Fbi intervenne, nel 1998, Merletti si rese conto che c'era qualcosa di poco chiaro e si trovò nei mesi seguenti stretto fra due fuochi: gli agenti federali che premevano per allontanare i sospetti dal presidente e gli investigatori di Starr che invece sapevano che lui avrebbe potuto «incastrare Clinton».

La ricostruzione di Gormley lascia in dubbio il lettore se assegnare a Bill Clinton o a Kenneth Starr la responsabilità di aver «ucciso la virtù americana» imputando a entrambi comportamenti estremi, testardi, miopi. Per descriverli adopera le parole degli stessi protagonisti, infuocate al punto da continuare lo scontro all'infinito.

L'ex presidente parla infatti ancora oggi dell'inchiesta del Sexgate come di un «attacco fazioso portato contro di me per motivi personali» mentre l'ex procuratore conserva viva la rabbia dell'epoca imputando a Clinton la scelta di «mentire fino alla fine» quando invece «avrebbe più semplicemente potuto fermarsi, ammettere e lasciarsi tutto dietro le spalle».

 

 

[21-12-2009]

 

 

 

 

MANHATTAN IN CADUTA LIBERA – SE CERCATE CASA AFFRETTATEVI! - UNA PENTHOUSE DI OTTO APPARTAMENTI A PARK AVENUE CHE NEL 2005 VALEVA 4,5 MLN $ ORA COSTA IL 40% IN MENO - A NEW YORK I LOCALI RESTANO SFITTI E I NEGOZI TRISTEMENTE VUOTI – PER SUPERARE LA CRISI MOLTI RIMANGONO APERTI ANCHE DI NOTTE…

Da "Italia Oggi"

 

È crisi nera per i negozi a New York: le vendite sono in caduta libera e, per salvare il salvabile, si cerca di rimanere aperti più a lungo possibile. Anche di notte. Non che a Manhattan ciò non avvenisse anche prima: lì si può trovare di tutto a qualsiasi ora. Però il fenomeno, con l'acuirsi della recessione, si è accentuato.

Invogliare i consumatori ad acquistare è l'imperativo più gettonato di questi tempi. E, per farlo, occorre svendere. C'è chi offre prodotti scontati del 60-70%. Ma i saldi d'oro si trovano soprattutto nel settore immobiliare, dove l'affare è dietro l'angolo, ma abbondano i cartelli «affittasi». Secondo Fiserv, società di informazione finanziaria, il prezzo medio delle transazioni svoltesi a Manhattan è diminuito del 21,7% in un anno, arrivando a 375 mila dollari (253 mila euro).

Un'ulteriore caduta del 17% è attesa nel prossimo anno e mezzo. Per esempio, una penthouse di otto appartamenti a Park Avenue, venduta nel 2005 per 4,5 milioni di dollari (3 mln di euro), rimessa sul mercato a 5,9 milioni di dollari nel marzo 2008, è stata ceduta all'inizio del 2009. Ma al prezzo di 3,6 milioni, in calo di quasi il 40% rispetto a quanto richiesto.

Anche gli stipendi sono in contrazione negli Stati Uniti: mediamente di tre punti a livello nazionale, con differenze notevoli da luogo a luogo. A fotografare la situazione è il Centro di statistiche del lavoro: nel primo trimestre dell'anno i salari sono crollati del 23% a New York rispetto al -10% di Mecklenbourg (Nord Carolina).

Una curiosità: pare che il settore finanziario sia stato meno toccato dalla crisi sul versante degli stipendi. Se è vero che alcuni trader della fallita Lehman brothers si sono adattati a fare i benzinai, è altrettanto vero che persone come Philip, specialista di analisi dei rischi di prodotti derivati in Calypso, raccontano che il loro stile di vita non è cambiato. I bonus sono saltati, ma in compenso sono riusciti a rinegoziare le rate del mutuo immobiliare.

 
[28-10-2009]

 

LA VENDETTA DEL FALCO – “BUSH? UN POLITICO QUALUNQUE” – INSOMMA, PER CHENEY È STATO SOLO UN COGLIONCELLO “TROPPO CONCILIANTE” CON L’OPINIONE PUBBLICA - LO STRAPPO DEFINITIVO CONSUMATO CON IL MANCATO PERDONO DI LEWIS “SCOOTER” LIBBY…

francesco semprini per La Stampa

Negli ultimi anni del secondo mandato di George W. Bush si è consumato uno strappo con il suo vice dovuto alle posizioni «troppo morbide» dell'inquilino della Casa Bianca. E' Dick Cheney a rivelarlo in vista di un libro di memorie che sarà pubblicato nel 2011. A riportare alcuni stralci dei racconti dell'intransigente falco, considerato il vicepresidente più potente della storia è il Washington Post: Bush col tempo non era più agli occhi di Cheney «l'uomo di principi» in cui aveva creduto, ma solo «un politico come tutti gli altri», dunque degno del giudizio più severo.f

«Anche quando prendeva decisioni su cui non ero d'accordo, continuavo a sostenerlo in pubblico - prosegue - Ora che il mandato è finito non c'è motivo per non dire apertamente quello che penso».

L'autore dell'articolo, Barton Gellman, biografo di fiducia dell'ex vicepresidente, spiega che secondo Cheney l'inquilino della Casa Bianca sembrava accusare le critiche dell'opinione pubblica ed era diventato «più malleabile e conciliante». Troppo per il falco neocon, il cui motto era «mai chiedere scusa, mai spiegare». Il presidente non si fidava più di lui e per Cheney si trattava di un tradimento.

Lo strappo definitivo si sarebbe consumato con il mancato intervento del presidente nei confronti di Lewis "Scooter" Libby, l'ex capo del suo staff personale, arrestato e condannato nel 2007 per aver giurato il falso nell'ambito dell'inchiesta sui segreti della Cia.

Nonostante le pressioni di Cheney, Bush rifiutò il perdono presidenziale. Così dopo aver mantenuto il silenzio sino alla fine del mandato Cheney ha messo a segno un doppio colpo: si è vendicato di Bush facendosi pubblicità per il libro.

 
[14-08-2009]

 

 

 

PROVE TECNICHE DI GUERRA FREDDA – IL PENTAGONO SCOPRE DUE SOTTOMARINI RUSSI INTENTI A SPIARE A LARGO DELLE COSTE ATLANTICHE – “NORMALE ESERCITAZIONE” PER MOSCA, MA NON CAPITAVA DA ALMENO 15 ANNI, PERDIPIÙ SENZA PREAVVISO…

Francesco Semprini per "La Stampa"

 

Hanno pattugliato in gran silenzio le coste atlantiche degli Stati Uniti da Nord a Sud per diversi giorni prima di scomparire dai radar americani. Due sommergibili russi classe Akula sono stati inviati da Mosca al largo della East Coast americana nell'ambito di un'operazione definita di «normale esercitazione», ma che ha riportato indietro la memoria ai tempi della Guerra Fredda. Secondo il dipartimento della Difesa americano i due sottomarini non sono mai entrati nelle acque statunitensi il cui confine si spinge a circa 19 chilometri al largo della costa, e per questo non hanno provocato reazioni da parte del Pentagono.

L'operazione è durata diversi giorni durante i quali le due unità della marina russa sono state intercettate a circa 300 chilometri dalle coste grazie a informazioni di intelligence. Uno dei due è rimasto al largo sino al pomeriggio di martedì per poi fare rotta a nord-est, forse verso il Baltico. L'altro invece sembra si sia diretto verso l'isola di Cuba. La vicenda ha sollevato qualche preoccupazione da parte del Pentagono, non solo perché l'operazione non è stata preceduta dal preavviso di Mosca come accade spesso in questi casi. Ma perché un'esercitazione di sottomarini nucleari a ridosso degli Usa non avveniva da almeno quindici anni. Ciò riporta alla mente le grandi manovre della Guerra Fredda quando Unione Sovietica e Stati Uniti inviavano regolarmente sommergibili a ridosso delle rispettive coste con l'obiettivo di rubare segreti militari o monitorare i movimenti delle flotte navali dell'avversario.

I sottomarini classe Akula sono il corrispettivo delle unità americane della classe Los Angeles, unità di medie dimensioni non in grado di lanciare missili nucleari intercontinentali. Nonostante questo però la manovra sottolinea l'atteggiamento più aggressivo assunto dalle Forze armate russe, che coincide con il negoziato in corso sul controverso progetto dello scudo spaziale in Est Europa. L'episodio avviene a un anno e mezzo di distanza dall'incidente del febbraio 2008, quando due bombardieri russi sorvolarono a bassa quota la Uss Nimitz, una portaerei americana che stava navigando nelle acque del Pacifico, costringendo i caccia Usa ad alzarsi in volo per intercettarli. «Abbiamo osservato le due unità durante tutto il transito al largo delle coste, ma riconosciamo il diritto di ogni nazione a condurre esercitazioni in acque internazionali purché non vengano violate le leggi internazionali», si è limitato a dichiarare il portavoce del Northern Command americano.

Le autorità russe da parte loro non hanno fatto mistero di quanto accaduto definendolo una «esercitazione di routine». «La nostra flotta non può certo rimanere ormeggiata nei porti», ha detto il generale Anatoly Nogovitsyn, vicecapo del ministero della Difesa. Del resto unità di Mosca sono state impegnate di recente in diverse operazioni internazionali, come quelle congiunte con la marina venezuelana dello scorso autunno, il primo dispiegamento in acque dell'emisfero occidentale dalla Guerra Fredda. O come le manovre nel Mediterraneo orientale e le operazioni di pattugliamento al largo del Corno d'Africa per intercettare i pirati somali.

E' chiaro che Mosca vuole rilanciare il ruolo della propria marina e più in generale delle Forze Armate su scala globale per rafforzare l'immagine del Paese. Tuttavia è opinione condivisa che la marina russa di oggi sia solo un'ombra della grande potenza navale sovietica. Dopo il crollo del regime nel 1991 la corsa agli armamenti e le esercitazioni militari sono state ridotte ai minimi termini a causa del collasso economico dell'ex impero comunista. Una ripresa graduale è avvenuta con gli otto anni di presidenza di Putin che grazie agli introiti derivanti dalla vendita di greggio e gas naturale ha rafforzato gli stanziamenti alla Difesa. Tuttavia si tratta di progressi limitati come dimostrano i sette test missilistici falliti sugli undici condotti con i Bulava, testate destinate all'impiego proprio sui sottomarini nucleari: l'ultimo fallimento risale ad appena tre settimane fa.

Non è chiaro se della vicenda dei sottomarini al largo della East Coast il presidente Barack Obama abbia parlato con il suo omologo russo Dmitry Medvedev quando questi gli ha telefonato telefono martedì sera per fargli gli auguri di compleanno. Fonti diplomatiche riferiscono invece che i due capi di Stato abbiano affrontato il nodo georgiano, in particolare dopo la richiesta di 16 milioni di dollari in armamenti avanzata da Tbilisi e che rischia di acuire ulteriormente le tensioni tra Washington e Mosca dopo il gelo diplomatico seguito al conflitto russo-georgiano dello scorso anno.

 

 
[06-08-2009]
ROMA / 27-05-2009

NUCLEARE/ in siti militari centrali nucleari fuori controllo di Parlamento, Magistratura e popolazioni

ROMA (Uno Notizie.it)

E’ stato recentemente approvato al Senato, nell’ambito della discussione del ddl 1195 recante disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia, l'articolo 14 recante delega al Governo in materia nucleare.

La delega riguarda la disciplina della localizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare e dei sistemi di stoccaggio e di deposito. Avviate infine le votazioni degli emendamenti presentati all'articolo 16 recante misure per la sicurezza e il potenziamento del settore energetico.

Siamo di fronte non più al rischio, ma alla piena attuazione di un progetto che coinvolgerà anche il settore della Difesa. Sempre in Senato è infatti in discussione il ddl 1373 per la costituzione della DIFESA SERVIZI SPA, la quale ha tra le sue finalità principali quella “di permettere l'installazione di impianti energetici destinati al miglioramento del quadro di approvvigionamento strategico dell'energia, della sicurezza e dell'affidabilità del sistema nel quadro degli obiettivi comunitari in materia di energia e ambiente”.

Nuove centrali potranno essere costruite direttamente dalla Difesa Servizi SpA, o date in concessione e/o locazione, e realizzate in siti militari, infrastrutture e beni del demanio militare. Tutto ciò sfuggendo al controllo delle Autonomie Locali, della magistratura e del Parlamento nonché delle popolazioni residenti nelle vicinanze dei siti prescelti, essendo questi “Zona Militare - Limite Invalicabile”, come recitano i cartelli affissi ai confini.

E senza che si tenga nella dovuta considerazione il depauperamento di esperienze e professionalità oggi utilizzate in queste basi con altre funzioni, e che difficilmente potrebbero essere convertite alla produzione di energia nucleare. - Uno Notizie - Roma

ECCO ALCUNI, INTERVENTI, SUL NUCLEARE, DELLO SCIENZIATO E FISICO GIANNI MATTIOLI. ALLA SUA DESTRA IL FAMOSO ASTRONAUTA E PARLAMENTARE EUROPEO UMBERTO GUIDONI

 PRIMA PARTE

 

SECONDA PARTE

 

TERZA PARTE


 

 

 

IL PURGATORIO DI OBAMA - IL VATICANO DICE NO ALLA FIGLIA DI JFK: super-attivista della campagna elettorale di Obama, CONTRO LA CHIESA su scienza e morale - Senza ambasciatore, nessuna udienza al presidente Usa per il G8 – IL PRECEDENTI DI SARkò…

Giacomo Galeazzi per "La Stampa"

 

Avvocato, cresciuta nella più nota famiglia cattolica degli Stati Uniti, un'educazione nel Collegio del Sacro Cuore in Massachusetts, scrittrice. Un profilo sicuramente adatto a ricoprire un ruolo delicato come quello di ambasciatore americano presso la Santa Sede.

Ma neppure il cognome altisonante le ha aperto un varco Oltretevere: Caroline Kennedy, figlia di JFK e grande supporter di Obama durante la campagna elettorale per le presidenziali, non è gradita in Vaticano. E' troppo liberal, perché è favorevole alla libera scelta su staminali, aborto, eutanasia. Dunque «non è la persona adatta a dialogare con la Chiesa sulle questioni eticamente sensibili».

Obama come Sarkò: la Santa Sede dice no a Caroline Kennedy e rigetta la proposta arrivata da Washington con la certezza del gradimento. Se per l'investitura dell'ambasciatore in Vaticano il presidente francese ha incassato dodici mesi di no a candidati gay, protestanti, divorziati o «inadatti per ragioni personali o situazioni matrimoniali irregolari» (poi, «nomen omen», è stato scelto Lefebvre, omonimo dell'arcivescovo scismatico), non va meglio al suo collega statunitense, non a caso ancora in attesa di udienza Oltretevere durante il G8 di luglio in Sardegna.

SARKo

Un intoppo diplomatico tanto più grave, in quanto è esploso mentre i vescovi Usa tuonano quotidianamente contro il nuovo corso di Washington. La Curia, su sollecitazione dell'episcopato americano in rotta con i credenti «pro choice» su aborto, eutanasia e staminali embrionali, ha riservatamente negato il proprio «placet» all'indicazione di Caroline, figlia del primo e finora unico inquilino cattolico della Casa Bianca.

Una decisione unilaterale che, in base ad una convenzione diplomatica di mezzo secolo fa, non richiede spiegazioni ufficiali. Non è l'erede del clan Kennedy la figura-ponte, la cattolica «pro life» (ammesso che tra i democratici ce ne siano) che la Santa Sede attende per riprendere il dialogo dopo anni di «filo diretto» nell'era Bush. Un grattacapo non da poco per l'uomo più potente del mondo.

Come sostituta della «teocon» Mary Ann Glendon, introdotta nei Sacri Palazzi al punto da guidare delegazioni vaticane alle conferenze internazionali e da essere cooptata nelle accademie pontificie, la Segreteria di Stato retta dal cardinale Tarcisio Bertone non gradisce una super-attivista della campagna elettorale di Obama, giocata in antitesi alle gerarchie ecclesiastiche su scienza e morale.

Tarcisio Bertone

Si ripete così il copione di un anno fa, quando Parigi non trovava un ambasciatore eterosessuale e monogamo da inviare in Vaticano. E, non riuscendo l'Eliseo a insediare un nuovo rappresentante diplomatico presso la Santa Sede, si incappò in una «prima volta» che fece scalpore. Benedetto XVI, infatti, visitò la Francia accompagnato da un semplice segretario di ambasciata, Pierre Clochard.

Un'anomalia passata tutt'altro che inosservata nel protocollo diplomatico e che ora finisce in secondo piano per le «difficoltà» di Obama. Finora nessuno dei candidati scelti dalla Casa Bianca è apparso adatto al Vaticano. Un percorso in apparenza semplice (considerato il gran numero di personalità cattoliche in vista negli Usa) ma che si sta rivelando irto di ostacoli.

Il problema della sede «vacante» è stato richiamato un mese fa dal portavoce papale padre Federico Lombardi di fronte all'ipotesi di un incontro tra il Pontefice e Obama. Quale ambasciatore degli Stati Uniti in Vaticano, la nuova amministrazione voleva qualcuno, anche al di fuori della diplomazia, che potesse dare lustro al Paese e la primogenita di Jfk sembrava corrispondere all'identikit. Nei Sacri Palazzi si sottolinea che «in un momento di tensione sui temi eticamente sensibili, è preoccupante che l'ambasciata Usa presso il Vaticano non abbia un titolare».

barack obama

Ma Sarkò e Obama non sono gli unici. Anche con l'Argentina, sotto il pontificato di Joseph Ratzinger, si è registrata la medesima impasse per il no vaticano all'ex ministro della Giustizia, Alberto Iribarne, divorziato e fautore delle iniziative legislative sull'aborto e la contraccezione. Un po' come l'altro candidato Usa bocciato dalla Curia, cioè Douglas Kmiec, il boss cattolico del Partito democratico che spalleggia Obama nei finanziamenti alla ricerca sulle staminali embrionali e alle Ong abortiste.

«Senza ambasciatore, nessuna udienza al presidente Usa per il G8», spiegano Oltretevere, dove accresce l'imbarazzo anche l'invito a metà maggio a Obama da parte della Notre Dame, università cattolica dell'Indiana, che ha già scatenato le proteste delle diocesi d'America.

 

 
[15-04-2009]

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

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La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di una minoranza armata

Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere ancora viste dalle future generazioni

Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di essere impallinati

Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e meno contrastanti con l’interesse generale

Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria

Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere preservato

Le ragioni del SI
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  Videoinforma :  www marcobava.it