|

|
E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
|
|
LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
|
|
LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
|
Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
|
|
|
Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
| SE VUOI COMPERARE IL
LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore (info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo
nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per
contrassegno che pagherai alla consegna. |
TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
|
|
IL MIO LIBRO "L'USO DELLA
TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,
e' ora disponibile presso di me
e
basta ordinarlo via email al
costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie
esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e. |
| |
ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
|
ciao blogger de
LaStampa.it,
come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La
Stampa verrá chiuso a breve.
Se vuoi che il tuo blog venga migrato su TypePad, dovrai
aumentare il tuo livello d’iscrizione ad un livello a pagamento (per
ulteriori dettagli, vai su
http://www.sixapart.com/it/typepad/prezzi/index.html).
Una volta scelto il tuo livello, comunicacelo con una
mail all’indirizzo
contactit@sixapart.com prima del 23 dicembre, indicando il livello
scelto e l’URL del tuo blog. Tieni presente che poi il tuo URL diventerà
da myblog.blog.lastampa.it a myblog.typepad.com.
Altrimenti puoi esportare il contenuto del tuo blog
andando su "Blog > Parametri > Importa/Esporta" per usarlo su un’altra
piattaforma a tuo piacimento.
Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il
6 gennaio 2010.
Per qualsiasi ulteriore informazione, non esitare a
metterti in contatto con il nostro staff di supporto TypePad,
all’indirizzo
contactit@sixapart.com
Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
|
| |
|
LPN-WIKILEAKS,AMNESTY CHIEDE INTERVENTO AUTORITÀ BRITANNICHE IN CASO
MANNING...
(LaPresse/AP) - Amnesty International ha pregato le
autorità britanniche di intervenire nel caso del soldato americano
Bradley Manning accusato di aver consegnato documenti riservati a
WikiLeaks. Manning è detenuto a Quantico, in Virginia, e secondo i suoi
sostenitori è trattato in maniera troppo severa. La madre del giovane è
britannica, e alcuni dei suoi sostenitori affermano che Manning ha
quindi anche la cittadinanza britannica per discendenza; per queste
ragioni Amnesty International ha chiesto ai funzionari britannici di
assicurarsi che il soldato venga trattato in maniera giusta.
L'avvocato del
soldato ha riferito che il suo cliente è in isolamento per 23 ore al
giorno, non gli è permesso avere lenzuola e gli sono state imposte una
serie di ulteriori restrizioni. Gli ufficiali di Quantico affermano che
Manning è trattato nello stesso modo in cui vengono trattati gli altri
detenuti. 02-02-2011]
LOCKERBIE,
PREMIER SCOZZESE: GOVERNO BLAIR AGÌ IN MODO DUPLICE...
(LaPresse) - In merito al dispaccio pubblicato ieri da
WikiLeaks sul presunto aiuto dato di britannici al governo libico per
ottenere il rilascio dell'attentatore della strage di Lockerbie, Abdel
Baset Ali al-Megrahi, il primo ministro scozzese Alex Salmond ha
commentato che le rivelazioni confermano che mentre l'amministrazione
scozzese ha agito in modo conforme al suo discorso pubblico sulla
questione, il governo di Tony Blair si è comportato in modo duplice. "Il
cable (...) mostra che l'ex governo britannico ha lavorato in modo
sporco sulla vicenda, con una posizione pubblica differente rispetto a
quella mantenuta in privato". Queste le parole riportate da un documento
dell'ufficio di Salmond, citato dal quotidiano britannico Daily
Telegraph.02-02-2011]
|
1 - 11 SETTEMBRE,
WIKILEAKS: IN 3 DAL QATAR PER CONTROLLARE OBIETTIVI...
(LAPRESSE) - Documenti segreti rivelano che tre uomini
originari del Qatar hanno tenuto sotto sorveglianza gli obiettivi
designati per gli attacchi dell'11 settembre, fornendo sostegno agli
autori dell'attentato e acquistando i biglietti per un volo diretto a
Washington alla vigilia della strage.
È quanto risulta
da un dispaccio ottenuto da WikiLeaks e passato in esclusiva al
quotidiano britannico Daily Telegraph. Secondo il documento inviato l'11
febbraio 2010 dall'ambasciata statunitense di Doha al dipartimento per
la Sicurezza interna di Washington, i sospetti terroristi avrebbero
volato da Londra a New York a bordo di un volo della British Airways tre
settimane prima dell'attacco. Una volta negli Stati Uniti avrebbero
tenuto sotto sorveglianza il World Trade Center, la Casa Bianca e la
Virginia, lo stato in cui sono situati i quartier generali della Cia e
del Pentagono.
Dieci giorni dopo
si sarebbero spostati a Los Angeles, per stazionare in un albergo vicino
all'aeroporto. Lo staff dell'hotel ha riferito agli investigatori di
aver visto nella stanza uniformi da pilota, fogli che riportavano una
lista di nomi di piloti, numeri e orari di voli, e pacchi diretti a
Siria, Afghanistan, Gerusalemme e Giordania. Il 10 settembre i tre
avevano un volo American Airlines riservato da Los Angeles a Washington,
ma non sono riusciti a prenderlo. Il giorno seguente, secondo il
documento, lo stesso Boeing 575 sarebbe stato dirottato da cinque
terroristi e poi si sarebbe schiantato sul Pentagono.
Ma invece di
prendere quel volo i tre uomini, Meshal Alhajri, Fahad Abdulla e Ali
Alfehaid, hanno fatto ritorno a Londra, prima di rientrare in Qatar. Gli
investigatori stanno cercando un quarto uomo originario degli Emirati
Arabi Uniti, Mohamed Al Mansoori, sospettato di aver supportato la
cellula terrostica mentre si trovava in Usa. Secondo il documento "Al
Mansoori è sotto indagine da parte dell'Fbi per il possibile
coinvolgimento negli attacchi dell'11 settembre 2011. È sospettato di
aver aiutato le persone che sono entrate negli Usa prima dell'attacco
per condurre la sorveglianza sui possibili obiettivi e di aver fornito
sostegno agli attentatori".02-02-2011]
|
3 - WIKILEAKS E IL
TORCICOLLO DEL PREMIER «CORTISONE PER RICEVERE GHEDDAFI»
Maurizio Caprara per il "Corriere della Sera"
Scriveva l'Ansa
alle 10.36 del 10 giugno 2009, giorno d'inizio della prima visita
ufficiale di Muammar el Gheddafi a Roma: «Il presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi, a quanto si apprende, non potrà recarsi a Ciampino
per accogliere il leader libico Gheddafi perché bloccato da un
fastidioso dolore al collo per una contrattura. A Ciampino si sta
recando il ministro degli Esteri Franco Frattini...» . Alle 11.46, la
stessa agenzia di stampa informava su un cambiamento di programma di
Berlusconi: «Ha all'ultimo momento deciso di recarsi a Ciampino»
Adesso che i
rapporti della diplomazia americana pubblicati da Wikileaks aggiungono
altri dettagli, è ancora più evidente che quella mattina per Berlusconi
furono dolori. Fisici e politici. Se non avesse trovato il presidente
del Consiglio o il capo dello Stato ad accoglierlo a Ciampino, Gheddafi
era pronto a tornare a Tripoli. Ci fu chi ipotizzò un malessere
diplomatico del Cavaliere, una sua scusa per sottrarsi a un segno di
riguardo raro verso un ospite straniero. Oggi si vede invece che la
versione della sofferenza fisica fu sostenuta con energia e dettagli
dalla diplomazia italiana.
«La visita era
stata quasi cancellata mentre l'aereo di Gheddafi girava a causa del mal
di schiena del primo ministro Berlusconi», riferì a Washington il 18
giugno 2009 l'ambasciatore americano a Tripoli, Gene A. Cretz. La sua
ricostruzione derivava da quanto raccontatogli dal suo collega italiano
Francesco Trupiano sulle giornate di Roma nelle quali «gli italiani
erano stati estremamente imbarazzati dalle affermazioni di Gheddafi».
Classificato come
«confidenziale» , il rapporto spiega che la mattina del 10 giugno 2009
Berlusconi «chiese un'iniezione di cortisone» . Ebbe poco effetto. Il
jet del Colonnello venne messo al corrente che il Cavaliere non sarebbe
andato a Ciampino. I libici «minacciarono di cancellare la visita se
Gheddafi non era ricevuto da Berlusconi o Napolitano».
Ancora Cretz: «A
quel punto Berlusconi chiese e ricevette una seconda iniezione di
cortisone che lo mise in grado di arrivare all'aeroporto, anche se
Trupiano ha detto che molte volte, nell'aspettare, il primo ministro
quasi crollò dal dolore intenso» . Il verbo è collapse, crollare, avere
un collasso. Trupiano, oggi di sede ad Atene, ha detto ieri al Corriere:
«Non commento questioni libiche. Non sono a Tripoli da otto mesi» .
02-02-2011]
|
- A CHE SERVE
DAVVERO LA GLOBALIZZAZIONE...
"I conti svizzeri nel mirino di Wikileaks. Il gruppo pubblica oggi un
database con i nomi di 2mila evasori fiscali" (Repubblica, p. 19). Sono
tutti ultramiliardari e capitani d'azienda. Perche' la massima
globalizzazione non serve soltanto a mettere in competizione (verso il
basso) salari e diritti degli operai. Serve anche a far circolare meglio
da sottrarre al Fisco. 17-01-2011] |
|
WIKI-GALERA! - PER I
LEGALI DI ASSANGE, SE FOSSE ESTRADATO “FINIREBBE A GUANTANAMO, E POTREBBE
ESSERE CONDANNATO A MORTE COME HANNO PROMESSO MOLTI POLITICI AMERICANI” - IL
PDF DELLA MEMORIA DIFENSIVA DEPOSITATA OGGI, IL 7 FEBBRAIO SI DISCUTE
DAVANTI AI GIUDICI INGLESI - GLI AVVOCATI ACCUSANO SVEZIA E REGNO UNITO DI
ABUSI DI FORMA E DI SOSTANZA (SI TRATTA SEMPRE DI UN PROFILATTICO ROTTO E DI
DUE FEMMINISTE CORNIFICATE CHE GLI HANNO GIURATO VENDETTA
1 - «ASSANGE RISCHIA
DI FINIRE A GUANTANAMO»
Dal "Corriere.it"
Se estradato in
Svezia, «c'è un rischio reale» che «gli Stati Uniti cerchino l'estradizione
o la resa di Julian Assange» e che Assange «finisca prigioniero a
Guantanamo». Lo affermano gli avvocati di Wikileaks nella memoria legale
presentata oggi in corte.
PRECEDENTI
I legali di Assange, nel capitolo intitolato «Diritti Umani» della memoria
difensiva, citano precedenti che a loro avviso dimostrano «l'ingenuità della
Svezia nel fidarsi di assicurazioni diplomatiche che le persone espulse non
saranno maltrattate». Tra i casi citati quello di Mohammed Alzery, espulso
dalla Svezia in Egitto, una vicenda condannata dalla Commissione Onu per i
diritti umani.
Nella memoria
difensiva si legge inoltre che, «in caso (Assange) venga trasferito negli
Stati Uniti senza garanzie che non si procederà con la pena di morte, c'è il
rischio reale che possa essere condannato». Nel documento si citano in
particolare due esponenti politici americani che hanno pubblicamente
sostenuto la necessità di perseguire Assange come un terrorista. Si tratta
di Sarah Palin e di Mick Huckabee, ex candidato alla nomination repubblicana
per la Casa Bianca.
RICHIESTA
Intanto, i giudici inglesi hanno annunciato che la richiesta di estradizione
presentata dalla Svezia - dove Assange deve rispondere dell'accusa di
molestie sessuali -, sarà discussa il prossimo 7 e 8 febbraio. Il 39enne
australiano è sempre più determinato a portare avanti la sua battaglia e ha
annunciato l'imminente pubblicazione di nuovi file riservati della
diplomazia americana. In un'intervista concessa alle emittenti francesi
Europe 1 e France Info, Assange non ha però nascosto la sua preoccupazione
per il continuo calo di donazioni al sito, dovuto al blocco dei suoi conti.
«Perdiamo 500mila euro a settimana», ha raccontato il fondatore di
Wikileaks, che ha definito la sua situazione «orwelliana».
2 - ECCO IL PDF CON LA
DIFESA DI ASSANGE DEPOSITATO AL TRIBUNALE OGGI...
http://bit.ly/gnAllv
3 - GLI ALTRI PUNTI DELLA DIFESA DI ASSANGE...
Dagotraduzione dal "Guardian.co.uk"
Gli avvocati
sostengono inoltre:
- Che il Mandato di Arresto Europeo non è valido, in quanto richiesto per un
motivo improprio ("fargli domande" senza che vi sia neanche un rinvio a
giudizio o una qualunque decisione del giudice non è sufficiente come
ragione per emettere un MAE)
- Che vi è stato un
"abuso di processo" poiché Assange non ha potuto visionare tutti i documenti
a suo carico, in particolare i messaggi inviati dalle sue accusatrici (in
cui si parlerebbe apertamente di "vendetta" nei suoi confronti)
- Che il pubblico
ministero svedese ha commesso un abuso di processo (le accuse di stupro
erano state inizialmente archiviate e poi riaperte da un secondo
magistrato), che il pubblico ministero ha rifiutato di ascoltare Assange,
che non ha reso disponibili i documenti in inglese. Inoltre, la fuga di
notizie poi pubblicate dal Guardian sono una violazione della privacy e del
diritto di Assange a un processo equo e
- Le molestie sessuali
di cui è accusato non costituirebbero un reato nel Regno Unito e, dunque, un
Mandato di Arresto Europeo con la Svezia non sarebbe valido
- Che la richiesta di
estradizione è politicamente motivata, che il processo sarebbe compromesso a
causa delle posizioni politiche prese da Assange o per ragioni di
discriminazione sessuale nei suoi confronti. 11-01-2011]
|
|
L’AMERICA DICHIARA
UFFICIALMENTE GUERRA AD ASSANGE - 1 - IL GRAN GIURì NASCOSTO IN VIRGINIA CHE
TRAMA PER INCRIMINARLO HA ORDINATO AL SOCIAL NETWORK TWITTER DI CONSEGNARE
TUTTI i NOMI, e-mail, INDIRIZZI, CONTI BANCARI, carte di credito E MESSAGGI
PRIVATI DEI MEMBRI DI WIKILEAKS - 2 - BIRGITTA JONSDOTTIR, EX WIKILEAKS,
PARLAMENTARE ISLANDESE E DELL’ASSEMBLEA NATO, HA ANNUNCIATO CHE NON CEDERà,
e HA MOBILITATO IL SUO GOVERNO E LE ASSOCIAZIONI PER LA LIBERTà
D’INFORMAZIONE DI TUTTO IL MONDO - 3 - IL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA
AMERICANO HA imposto di consegnare ANCHE I DATI DI ASSANGE, DEL SOLDATO
BRADLEY MANNING E Di 3 membri dell’organizzazione - 4 - ULTIME NOTIZIE:
L’AVVOCATO DI ASSANGE A CHANNEL 4 NEWS: "HANNO EMESSO LO STESSO ORDINE ANCHE
NEI CONFRONTI DI SKYPE. MA NON SOLO: CON LA STESSA INGIUNZIONE VOGLIONO
ANCHE I DATI DEI 640MILA ’FOLLOWER’ (I CONTATTI DI TWITTER) DI WIKILEAKS -
1 - DAGOREPORT
Vi ricordate
Alexandria, in Virginia? È la cittadina a pochi chilometri dal triangolo
Washington-Pentagono-CIA in cui, nel novembre scorso, è stato creato un Gran
Giurì il cui unico scopo era di trovare un'incriminazione per Julian
Assange, il fondatore di Wikileaks. Proprio da lì, il 14 dicembre è partita
l'intimazione ("subpoena"), nei confronti del social network Twitter, a
consegnare tutte le chat, messaggi, nomi e indirizzi IP (Internet Protocol,
ovvero il codice unico assegnato a ogni cliente di un provider), dei membri
di Wikileaks.
La notizia di questo
ordine è trapelata solo ieri, quando la parlamentare islandese Birgitta
Jonsdottir, ex attivista e supporter di Assange, ha rivelato l'avviso
ricevuto da Twitter, così riassunto: "Un giudice della Virginia ci ha
ordinato di consegnargli i suoi dati. Ha 10 giorni per impugnare
quest'intimazione".
Perché è passato un
mese? Perché la giustizia, anche se americana, ha sempre i suoi tempi e le
sue garanzie. Il tribunale della Virginia ha prima dovuto notificare
l'intimazione a Twitter, in California, e già questo richiede tempi più
lunghi del solito. Poi, Twitter ha dovuto verificare sui suoi server di
quali messaggi e di quali utenti si trattasse. Una volta individuati, ha
notificato ufficialmente alla signora Jonsdottir (e chissà a quanti altri ex
o attuali membri di Wikileaks) che avrebbe consegnato le sue informazioni al
Gran Giurì. E notificare con tutti i crismi di legge dalla California
all'Islanda non è un'operazione rapidissima.
Jonsdottir aveva
abbandonato Wikileaks dopo una serie di discussioni con Assange, al quale
aveva chiesto di adottare un più basso profilo per la durata del processo
per molestie cominciato in Svezia ad agosto. Nonostante abbia abbandonato
l'organizzazione, ha sempre continuato ad appoggiarne le battaglie e lo
spirito, mantenendo i contatti con gli altri membri e lavorando per
approvare una norma che rendesse l'Islanda il paradiso del giornalismo
d'inchiesta internazionale.
Ha infatti presentato
al parlamento un disegno di legge per impedire a qualunque forza di polizia,
giudice, intelligence, islandesi o stranieri, di avere accesso ai server di
siti e giornali di informazione, così da garantire l'immunità totale per
giornalisti e provider da processi per diffamazione e spionaggio.
La parlamentare ha già
annunciato - ironicamente, sul suo profilo Twitter - che non concederà
l'autorizzazione a usare i suoi dati, e che si rivolgerà agli avvocati di
EFF, Electronic Frontier Foundation, un'organizzazione no-profit americana
attiva nella difesa dei diritti civili e della libertà d'informazione (http://www.eff.org/)
. EFF ha seguito e appoggiato da subito l'attività di Wikileaks, e si è
offerta di essere il braccio armato dell'organizzazione nella battaglia
legale che sta iniziando negli Stati Uniti.
Un'ora fa (13:00),
Jonsdottir ha scritto ai suoi supporter di aver parlato con il ministro
della giustizia islandese, il quale ha incaricato i suoi consulenti legali
di lavorare sul caso. La situazione è complicata dal fatto che si tratta dei
dati e delle informazioni riservate di un parlamentare, cosa che aggiungerà
ulteriori tensioni diplomatiche alla battaglia legale dell'anno.
2 - "SALON" HA OTTENUTO LA COPIA DELL'ORDINE CONSEGNATO A TWITTER...
www.salon.com
Ecco il pdf:
http://bit.ly/dZDMAM
Le informazioni che
Twitter dovrà fornire: tutti gli indirizzi e-mail, indirizzi di residenza,
dati di fatturazione, indirizzi IP, ora e durata della sessione di
collegamento, e ogni fonte di pagamento, inclusi conti correnti e carte di
credito
"It includes all
mailing addresses and billing information known for the user, all connection
records and session times, all IP addresses used to access Twitter, all
known email accounts, as well as the "means and source of payment,"
including banking records and credit cards."
L'Ordine è firmato dal
Magistrate Judge del distretto Est della Virginia, Theresa Buchanan.
Afferma che "vi sono ragionevoli motivi per credere che i dati e le altre
informazioni richieste siano rilevanti e pertinenti per l'indagine in corso"
3 - ULTIME NOTIZIE:
DAL PROFILO TWITTER DEL REPORTER DI CHANNEL 4 NEWS, NOTIZIARIO DEL CANALE
INGLESE
http://twitter.com/#!/faisalislam
"Ho intervistato
l'avvocato di Assange. Mi ha rivelato che anche Skype avrebbe ricevuto la
stessa ingiunzione. Ma non solo: con la stessa ingiunzione possono
richiedere anche le informazioni riservate dei 640mila 'follower' (i
contatti di Twitter) di Wikileaks, Assange e i suoi collaboratori. C'è un
alto rischio che anche altri social network e provider ricevano gli stessi
ordini di rivelare i dati."
4 - WIKILEAKS, CORTE
USA ORDINA A TWITTER DI FORNIRE DATI SU ASSANGE E MANNING...
Da "La
Stampa.it"
Pressing americano su
Twitter per ottenere informazioni utili all'incriminazione di Julian
Assange. Una Corte federale della Virginia ha ordinato al colosso di San
Francisco di fornire al ministero della Giustizia Usa informazioni
personali, indirizzi di posta e messaggi privati di alcune utenze collegate
al profilo di Wikileaks, tra cui quella del suo fondatore australiano.
A rivelare questa
ordinanza è stata Birgitta Jonsdottir, ex volontaria del sito di Assange e
oggi parlamentare islandese, che ha fatto sapere di aver ricevuto una
notifica da parte di Twitter. La parlamentare ha 10 giorni di tempo per
ottenere una sospensiva dell'ordinanza prima che Twitter consegni le
informazioni richieste. Tra queste, ha riferito la Cnn, ci sono «i nomi, gli
indirizzi email e IP e i recapiti» di alcuni utenti, ex collaboratori o
fonti del sito che ha provocato una bufera nella diplomazia americana con la
pubblicazione di cablogrammi riservati.
Secondo la Abc News,
il giudice ha chiesto al colosso di San Francisco di fornire messaggi
privati e informazioni in particolare su Julian Assange e altre tre persone.
Wikileaks ha spiegato di sospettare che altre aziende «web-based» americane
siano state contattate da funzionari Usa per fornire informazioni.
Il ministero della
Giustizia Usa ha chiesto «tutti i miei tweets (messaggi inviati su Twitter
della lunghezza massima di 140 battute; ndr) e altre informazioni, dal primo
novembre 2009», ha denunciato indignata la Jonsdottir in un messaggio in cui
ha promesso battaglia legale, «si rendono conto che sono una parlamentare?».
In un altro messaggio, ha invece invitato a sostenere Bradley Manning, il
soldato americano 23enne in carcere per aver fornito a Wikileaks i dispacci
riservati della diplomazia americana.
Intanto
l'amministrazione degli Stati Uniti - riporta il quotidiano spagnolo El Pais
- ha iniziato una revisione delle procedure di sicurezza con cui operano
tutti gli organismi coinvolti nella gestione delle informazioni riservate,
al fine di evitare il ripetersi degli errori che hanno permesso a WikiLeaks
di entrare in possesso di migliaia di documenti riservati del Dipartimento
di Stato Usa. [08-01-2011]
|
|
FRATTINI È
TORMENTATO: DA WIKILEAKS? NO DALLA FEDERAZIONE DELLO SCI
Per Franco Frattini, il 53enne ministro degli Esteri che strizza gli occhi
non per un eccesso di intelligenza ma per una leggera forma di strabismo,
andare sugli sci è una passione incontenibile.
Anche nei giorni caldi
delle rivelazioni di Wikileaks è stato avvistato in Alta Badia mentre
sfidava e cenava con gli amici, ed è proprio in quella località che nel
maggio dello scorso anno ha sposato Stella Coppi, una bella modenese figlia
di quel Gaetano Coppi che è stato presidente per alcuni anni della
Federazione Italiana di Sci dove ha lasciato un buco di bilancio di 5
milioni.
Per Frattini la
Federazione dello Sci è una sorta di tormentone che è iniziato il 24 aprile
dell'anno scorso al Lingotto di Torino quando alla presidenza è stato eletto
Gianni Morzenti. Costui è un bergamasco, residente nel cuneese che si è
beccato una condanna in primo grado per quattro anni e mezzo per l'accusa di
concussione.
Dal momento della sua
elezione Frattini che aveva come candidato Carmine Ghilardi, ha preso a
sparare contro Morzenti cannonate di intensità afghana al fine di rimuoverlo
dalla poltrona. Gli anatemi del ministro un po' strabico si sono tradotti in
una pioggia di telefonate al tandem Petrucci-Pagnozzi del Coni e al suo
collega sottosegretario allo Sport, Rocco Crimi.
La battaglia è in
pieno svolgimento e il ministro insiste per commissariare la Federazione
Italiana Sport Invernali (Fisi) rimettendo addirittura in discussione la
legittimità della nomina del presidente-nemico Gianni Morzenti. Secondo il
politico romano bisognerebbe verificare gli atti e i verbali che hanno
portato alla nomina di Morzenti con oltre 2.000 voti di distacco, e
riconteggiare il risultato dell'aprile scorso.
Per arrivare a questo
ribaltone è saltato fuori un ricorso presentato dalla Sai Roma (Associazione
Sci Accademico Italiano) che ha deciso di procedere all'acquisizione del
fascicolo sull'Assemblea di Torino per verificare la validità dei voti.
La decisione finale
sarà presa dalla Federazione dello Sci entro il 19 gennaio e Frattini
confida in un esito positivo per potersi poi muovere sull'obiettivo che gli
sta più a cuore: la presidenza del Comitato Promotore delle Olimpiadi di
Roma 2020 al posto di Gianni Letta.11-01-2011]
|
|
WIKI WIKI, CAZZI
CAZZI - SI SAPEVA, MA FA BENE SENTIRE I DETTAGLI: ECCO COME L’AMERICA HA
FAVORITO LA BOEING AFFINCHé I GOVERNI STRANIERI ACQUISTASSERO I SUOI
AEREI - SPINTE SCORRETTE DI BUSH E ALTRI PEZZI GROSSI PER AFFOSSARE LA
RIVALE EUROPEA AIRBUS, SEGRETI MILITARI RIVELATI, SCAMBI DI FAVORI
SOTTOBANCO - A BANK OF AMERICA STRINGONO LE CHIAPPE: ESCONO LE PRIME
INDISCREZIONI SULLE NUOVE RIVELAZIONI - WIKI NEL PALLONE: IL CALCIO
BULGARO È IN MANO AI CLAN MAFIOSI…
1 - "FATE LA
GUERRA AD AIRBUS" COSÌ I DIPLOMATICI USA FAVORIVANO LA BOEING...
Federico Rampini per "la
Repubblica"
Sarà perché il 70% del suo fatturato viene dalle esportazioni, e un
miliardo di dollari di vendite vale 11.000 posti di lavoro americani.
Sta di fatto che alle Boeing nessuno sa dire di no, né la Casa Bianca né
il Dipartimento di Stato. Neanche quando per convincere gli acquirenti
stranieri bisogna sottostare ai capricci più stravaganti o imbarazzanti.
Il re saudita Abdullah, per esempio, per firmare un contratto d´acquisto
di 12 Boeing 777 ha preteso che sul suo jet personale installassero gli
stessi dispositivi di sicurezza hi-tech in dotazione all´Air Force One.
E il presidente
americano, a quell´epoca «il suo amico George Bush», intervenne per
assecondare sua maestà. Problema: tenuto conto che la maggior parte dei
dirottatori dell´11 settembre erano cittadini sauditi, come lo stesso
Osama Bin Laden, non è rischioso rivelare proprio a Ryad le tecnologie
che devono proteggere i voli del presidente americano? «Non possiamo
discutere i dettagli», è la risposta imbarazzata del Dipartimento di
Stato di fronte all´ultima rivelazione di WikiLeaks.
Centinaia di
comunicazioni riservate tra le ambasciate americane e Washington, su
questo tema: come "oliare" gli ingranaggi giusti nei governi stranieri,
per aiutare Boeing a battere Airbus nella sfida per i mercati globali
dell´aeronautica. Il governo turco, per favorire il produttore americano
ha chiesto che un suo astronauta venisse cooptato su una delle missioni
Nasa. Il Bangladesh attende il ripristino dei diritti di volo negli
Stati Uniti. Tutte richieste registrate dalle ambasciate locali, e
talvolta accolte da riposte positive a Washington.
«Questa è la
realtà del XXI secolo, ogni governo cerca di aiutare le sue imprese a
conquistare mercati stranieri», è il commento di Robert Hormats, che se
ne intende: oggi è sottosegretario agli affari economici di Hillary
Clinton ma per una vita è stato ai vertici della Goldman Sachs. Avrà
pure ragione lui, però d´ora in avanti risulteranno meno credibili le
accuse di Washington ad Airbus, di essere un colosso che si regge «sugli
aiuti di Stato». Ognuno aiuta come può.
L´unico limite che
nel caso della Boeing sembra sia stato rispettato, è il divieto di
versare tangenti a mediatori per assecondare la firma dei contratti. A
parte quello la diplomazia americana ne ha fatte di tutti i colori, per
riuscire addirittura a cancellare un contratto che sembrava certo fra la
Gulf Air di Bahrain e Airbus.
Chi invece dal
governo non può attendersi aiuti in questo frangente è la Bank of
America. Prossima vittima designata delle rivelazioni WikiLeaks, il
colosso del credito forse è stato addirittura tradito da una fonte
dell´Amministrazione Obama. I vertici della banca sospettano che Assange
abbia intercettato documenti in possesso della Securities and Exchange
Commission (Sec), l´autorità di vigilanza sulla Borsa.
L´oggetto delle
rivelazioni, forse imminenti, sarebbe la controversa acquisizione di
Merrill Lynch durante la crisi del 2008. In aggiunta potrebbe esserci
qualcosa sull´operazione Countrywide, la disastrosa acquisizione di
questa società specializzata in mutui immobiliari. Il chief executive di
Bank of America Brian Moynihan prende molto sul serio le minacce di
Julian Assange: ha incaricato una squadra speciale di 20 top manager
assistiti da esperti legali, di "simulare" tutte le possibili
rivelazioni passando al setaccio migliaia di documenti riservati.
Fra i timori c´è
quello che le fughe di notizie da WikiLeaks possano danneggiare clienti
importanti, che a loro volta tenterebbero di rivalersi sulla banca.
Forse Assange riuscirà là dove il governo e la magistratura hanno
fallito: colpendo quei banchieri che hanno precipitato l´America e il
mondo nella crisi, ma finora l´hanno fatta franca.
2 - WIKILEAKS SI DÀ ALLO SPORT: IL CALCIO BULGARO È MAFIOSO...
Alessandra Retico per "la
Repubblica"
Calcio bulgaro mafioso. Calcio per riciclare denaro sporco. Calcio da
boss in cerca di maquillage d´immagine. Levski Sofia, CSKA Sofia, Litex
Lovetch, Slavia Sofia, Lokomotiv Sofia, Lokomotiv Plovdiv. Quasi nessun
club è pulito. Wikileaks inaugura l´anno dandosi anche allo sport, e
divulga un rapporto in cui Susan Sutton, incaricata degli affari Usa a
Sofia, avvisa Washington sulla familiarità tra sport e mafia nell´ex
paese comunista. «Quasi tutti i club del campionato bulgaro appartengono
o sono legati alla criminalità organizzata», scrive la Sutton.
Nel dispaccio dal
titolo "Il football bulgaro riceve un cartellino rosso per corruzione",
diffuso da El Pais, si legge ancora: «È largamente accertato che i club
di football bulgari sono controllati direttamente o indirettamente da
figure della criminalità organizzata che utilizzano le squadre come un
mezzo di legittimazione, di riciclaggio del denaro o di facili
guadagni».
Le squadre che
nell´era comunista appartenevano ai sindaci, alle forze armate o alla
polizia, «sono state vendute alla nuova élite economica conosciuta per
la sua vicinanza alla criminalità organizzata e ai vecchi servizi
segreti». Nomi e cognomi dei proprietari: un trafficante d´armi, un
prestanome di un uomo d´affari russo espulso dalla Bulgaria, tre mafiosi
accusati di omicidio.
«Il campionato è
condizionato da scommesse clandestine, partite combinate, riciclaggio di
denaro e mancato pagamento di imposte». La giustizia bulgara indaga già
su 8 partite, sospetti di combine, lo segnalò il presidente dell´Uefa
Michel Platini. Calciatori evasori, infine: denunciato nel 2009 il
salario minimo (123 euro). Quello medio è dieci volte di più.
04-01-2011]
|
|
WIKI-KIPPAH -
ARRIVANO I TANTO ATTESI DISPACCI DI ASSANGE SU ISRAELE TRA 2006 E 2009
(E PER ORA SCOPRONO L’ACQUA CALDA): I PREPARATIVI PER UNA GUERRA SU
LARGA SCALA IN MEDIO ORIENTE PERCHÉ “È PIÙ SEMPLICE TRASFORMARLA IN UNA
PICCOLA OPERAZIONE PIUTTOSTO CHE FARE IL CONTRARIO” - LA PAURA PER I
MISSILI IRANIANI E LE ARMI DI HAMAS ED HEZBOLLAH - PIOMBO FUSO: USARE
FORZA LIMITATA E NON OCCUPARE IL TERRITORIO FECE SÌ CHE UN’OPERAZIONE
CHE DOVEVA DURARE TRE GIORNI PRESE TRE SETTIMANE
Fabio
Scuto per "la
Repubblica"
Il fiume delle rivelazioni di WikiLeaks è arrivato a Israele, ieri una
manciata di cablogrammi inviati dall´ambasciata Usa di Tel Aviv è
comparsa sul giornale norvegese Aftenposten. Del resto era stato lo
stesso fondatore di WikiLeaks Julian Assange ad annunciare la scorsa
settimana che il suo website si apprestava a rivelare 3.700 documenti
riguardanti Israele, tutti documenti scottanti relativi agli ultimi
cinque anni, dalla guerra contro il Libano del 2006 all´operazione
"Piombo Fuso" a Gaza del 2009, ai preparativi di un attacco contro
l´Iran per fermare il programma nucleare degli ayatollah di Teheran.
Secondo il
quotidiano scandinavo, il capo di stato maggiore israeliano, Gabi
Ashkenazi, incontrando una delegazione del Congresso americano alla fine
del 2009, ha riferito che Israele si preparava a «una guerra su larga
scala» in Medio Oriente, probabilmente contro Hamas e Hezbollah, ancor
prima che contro l´Iran.
«Sto preparando
l´esercito israeliano a una guerra su larga scala, perché è più semplice
trasformarla in una piccola operazione piuttosto che fare il contrario»,
ha detto il generale Ashkenazi, citato in un documento dell´ambasciata
americana a Tel Aviv, datato 15 novembre 2009. «La minaccia del lancio
di razzi contro Israele è più grave che mai. È per questo che Israele
reputa tanto importante la difesa antimissilistica», ha aggiunto il
generale Ashkenazi alla delegazione americana che era guidata dal
deputato democratico Ike Skelton, secondo il cablogramma citato dal
giornale.
L´incontro fra il
chief of Staff israeliano e il congressman statunitense è avvenuto due
mesi dopo il lancio test in Iran di un missile da crociera di tipo
"Shabab". In quella occasione il capo di stato maggiore israeliano ha
sostenuto che Teheran disponeva già di circa 300 missili di quel tipo in
grado di raggiungere Israele e che in caso di attacco lo Stato ebraico
avrebbe solo tra dieci e dodici minuti per reagire a un attacco
missilistico di quel genere.
Ma anche se la
minaccia di un attacco dell´Iran è grave, sono i gruppi integralisti
Hamas e Hezbollah - sempre sostenuti dagli ayatollah - a turbare i sonni
dei generali israeliani. I due movimenti islamici dispongono di razzi
con minore gittata ma con una precisione di gran lunga superiore ai
missili balististici iraniani. «Hamas avrà la possibilità di colpire Tel
Aviv, dove si trova la più alta concentrazione di popolazione
israeliana», ha detto Ashkenazi durante l´incontro.
In un´altra nota,
derivante da una serie di colloqui il 2 e 3 settembre 2009 tra alti
ufficiali israeliani e una delegazione del Congresso Usa guidata dal
senatore Kirsten Gillibrand, se ne ricava una valutazione
dell´Operazione Piombo Fuso a Gaza.
Durante quel mese
di guerra l´Esercito israeliano avrebbe operato con potenza limitata e
senza nessuna intenzione di tornare a occupare il territorio di Gaza,
decidendo anche di non entrare nelle principali aree urbane della
Striscia. Il risultato - dice un generale al senatore Gillibrand - «è
stato che un´operazione che doveva durare tre giorni ha preso invece tre
settimane». La guerra di Gaza nel dicembre 2008-gennaio 2009 provocò
circa 1.400 morti tra i palestinesi, soprattutto civili, e 13 negli
israeliani, di cui dieci soldati.
03-01-2011]
|
|
Una Ong pacifista,
in California, ha raccolto donazioni per oltre 100mila dollari per
finanziare la difesa di Bradley Manning (la sua salute fisica e mentale
sta peggiorando rapidamente) - L´ESPERTO DI COMUNICAZIONE JACQUES
SÉGUELA SU ASSANGE: "IL MONDO INTERO LO BRAMA PROPRIO PERCHÉ È
L´ANTI-EROE, CAPACE DI FAR SALTARE IN ARIA L´INTERO SISTEMA. IL ROBIN
HOOD DELLA SOCIETÀ DIGITALE
1- SI CHIAMA
"COURAGE TO RESIST" (IL CORAGGIO DI RESISTERE) LA ONG CON SEDE IN
CALIFORNIA: PREOCCUPANO LE CONDIZIONI DI DETENZIONE DEL SOLDATO
AMERICANO INCARCERATO IN ISOLAMENTO IN VIRGINIA
La Stampa.it
Una Ong pacifista
di Oakland, in California, ha raccolto donazioni per oltre 100mila
dollari, da numerose parti del mondo, per finanziare la difesa di
Bradley Manning, il soldato americano incarcerato da maggio ritenuto
alla base delle fughe di notizie pubblicata da Wikileaks, tra cui oltre
260mila dispacci diplomatici americani.
La Ong in
questione, la Courage to Resist (il coraggio di resistere) vende t-shirt
e adesivi con il ritratto del militare, le cui condizioni di detenzione
continuano a preoccupare le organizzazioni di difesa dei diritti civili,
è c'è chi parla addirittura di torture psicologiche nei suoi confronti.
Come spiega al New York Times Jeff Paterson, uno dei responsabili della
Ong, un militante di Courage to Resist va a trovare Manning in carcere
ogni due settimane.
Manning «ha
sostenitori in tutto al mondo - spiega sempre al Nyt Adam
Seilbert-Szyper, 39 anni, un militante della Ong disertore dei Marines
nel 1966- . Abbiamo ricevuto buste dal Brasile, dal Sudafrica e dalla
Thailandia. Una di queste, proveniente dalla Colombia Britannica
canadese, aveva al suo interno un bastoncino di incenso e un pezzo di
cristallo».
Difendere Manning
non è in realtà facile, scrive il Times, non avendo il giovane militare
mai espresso le sue idee politiche, mentre non è affatto chiaro, vista
la segretezza dei meccanismi di Wikileaks, quanti documenti siano
esattamente passati per le sue mani.
Nei giorni scorsi
il Pentagono aveva respinto al mittente le accuse di torture. Manning è
sottoposto a «un regime di sicurezza massima», ma «è trattato come tutti
gli altri detenuti», si trova in una «cella singola standard», può fare
esercizio fisico e attività ricreative, leggere i giornali e ricevere
visitatori, aveva assicurato un portavoce del dipartimento alla Difesa,
il colonnello Dave Lapan.
Secondo il suo
avvocato, David Coombs, il giovane trascorre 23 ore al giorno in cella,
non è autorizzato a fare ginnastica e può ricevere solo una visita da
parte di uno dei suoi familiari, il sabato. Alcuni amici che sono
riusciti a fargli visita, attraverso un vetro, hanno detto che la sua
salute fisica e mentale sta peggiorando rapidamente.
2- WIKILEAKS PAGA
GLI STIPENDI, DONAZIONI RECORD
Dopo essere emerso dall'anonimato con la pubblicazione dei cablogrammi
del dipartimento di Stato americano, WikiLeaks ha deciso di pagare i
suoi dipendenti aumentando le spese di gestione. Lo dice la Wau Holland
Foundation che si occupa della contabilità del sito di Julian Assange.
La fondazione
tedesca ha specificato che l'anno scorso WikiLeaks aveva operato con un
budget di 150mila euro mentre quest'anno i costi ammontano già a 380mila
euro.
Hendrik Fulda portavoce della fondazione ha spiegato che i soldi sono
serviti a pagare hardware, accesso internet e viaggi ma che gran parte
di essi sono stati utilizzati per pagare gli stipendi dei dipendenti.
Intascando 66mila euro dei 100mila elargiti da Wau Holland, il maggior
beneficiario di questa decisione è proprio Assange.
Fulda spiega come
un'altra voce di spesa sostanziosa è quella rappresentata dai costi
legali, aumentati a dismisura quest'anno.
Wau Holland sottolinea anche come WikiLeaks non avesse mai ricevuto così
tante donazioni.
Assange ha spiegato che metà dei fondi proviene da donazioni modeste sul
sito mentre il resto arriva da «contatti personali» -alcuni dei quali
versano all'organizzazione decine di migliaia di dollari.
3- L´ESPERTO DI
COMUNICAZIONE JACQUES SÉGUELA SU ASSANGE: "IL MONDO INTERO LO BRAMA
PROPRIO PERCHÉ È L´ANTI-EROE, CAPACE DI FAR SALTARE IN ARIA L´INTERO
SISTEMA. IL ROBIN HOOD DELLA SOCIETÀ DIGITALE"
Anais Ginori per
La Repubblica
«Julian Assange è l´avatar della nostra cybersocietà. Un uomo
apparentemente senza anima né morale». L´esperto di comunicazione
Jacques Séguela non nasconde di subire il fascino di un personaggio
nuovo, sconosciuto fino a qualche mese fa e diventato in poco tempo
un´icona globale: «Ho molti dubbi sugli effetti della sua rivoluzione,
eppure capisco la sua formidabile e folgorante popolarità: è l´anti-eroe
per definizione».
Intanto è già
nominato uomo dell´anno dal quotidiano Le Monde ed è stato il più votato
dai lettori di Time.
«L´eroe di ieri vinceva le guerre, ci faceva sognare, diventava campione
del mondo, era un premio Nobel. Quello di oggi vuole la verità a ogni
costo, anche a scapito della diplomazia internazionale, delle persone
che mette in pericolo, della protezione degli Stati. Il mondo intero lo
brama proprio perché è l´anti-eroe, capace di far saltare in aria
l´intero sistema. Il Robin Hood della società digitale».
Anche lei è
convinto che quello di WikiLeaks sia terrorismo informativo?
«In questo momento è estremamente impopolare dire qualcosa contro
Assange e WikiLeaks. La diplomazia, con tutti i suoi difetti, è stata
per molto tempo un modo di evitare o smussare i conflitti. Oggi, dopo il
"Cablegate", rischia di non esistere più. La sua furia distruttiva mi
preoccupa perché è difficile capire quale nuova società voglia
costruire».
Sulla capacità di
comunicare, Assange ha battuto tutti.
«Certo, da un mese distilla segreti a fuoco lento, creando una suspense
straordinaria. Tra l´altro, non sempre si tratta davvero di segreti, ma
lui riesce a vendere come tali anche informazioni abbastanza risapute. È
anche vero, però, che si è dovuto alleare con media "antichi", come i
principali giornali occidentali».
Qual è il suo
segreto?
«È un personaggio ambiguo, circondato dal mistero. Ha sicuramente
coraggio. Ma penso che tragga gran parte del suo successo dalla sfiducia
nell´establishment. Assange è il simbolo della crisi della democrazia,
vuole applicare il modello della reality televisivo alla vita politica».
Piace perché dice
"Il Re è nudo"?
«Una società senza segreti mi fa paura. Noi umani ci differenziamo dagli
animali perché abbiamo un´anima e un´intimità. È così che si sviluppa la
nostra cultura. Con la trasparenza assoluta scompare la poesia, il
romanzo, la musica».
Immagino che per
lei non sia l´uomo del 2010.
«Invece l´avrei votato, perché penso che rappresenti una svolta storica
nella comunicazione, nel giornalismo, nella politica. Come esperto dei
media, il fenomeno mi appassiona. Ci sarà un prima e dopo WikiLeaks: ne
sono convinto»
27-12-2010]
|
|
WIKI-WIKI
cazzi-cazzi - 2004, 500 COMBATTENTI DALL’IRAN PER ATTACCARE IL COMPOUND
ITALIANO. DOPO 3 GIORNI DI SCONTRI, UN’AMBULANZA CON SETTE CIVILI A
BORDO VIENE COLPITA DA SOLDATI ITALIANI, CONVINTI CHE IL VEICOLO FOSSE
PIENO DI GUERRIGLIERI - dopo l’11 settembre, MADRID CHIESE AIUTO ALLA
CIA PER BLOCCARE LA COSTRUZIONE DI UNA FABBRICA SPAGNOLA IN LIBIA, PER
PAURA CHE PRODUCESSE armi - L’ANTI-DROGA USA SPIA i POLITICI
dell’AMERICA LATINA - CONDOLEEZA RICE: “ISRAELE HA DISTRUTTO UN REATTORE
NUCLEARE IN SIRIA costruito con l’aiuto della corea”…
Aznar fa il dito
medio
1 - «COSÌ MADRID
CHIESE AIUTO ALLA CIA»...
Da "Corriere.it" - Il governo spagnolo chiese aiuto
agli Usa, con l'intervento della Cia, per fermare la costruzione di una
fabbrica spagnola in Libia per la produzione di acido nitrico. Lo
afferma il quotidiano El Pais citando file diffusi da Wikileaks. Secondo
fonti della Espindesa, filiale del gruppo Tecnicas Reunidas, all'origine
della negata autorizzazione ci furono gli attentati dell'11 settembre
2001 e con la motivazione che la fabbrica potesse essere utilizzata dai
libici per produrre combustibile destinato ai missili Scud.
2 - IL VEICOLO
COLPITO DAL FUOCO ITALIANO ERA UN'AMBULANZA...
Da "LaStampa.it" - Nuovi dettagli sull'inferno di
Nassiriya del 2004 emergono dai file di Wikileaks sull'Iraq, confermando
quel clima di violento scontro bellico seguito alla strage del novembre
2003 - 19 i militari italiani uccisi -, che portò in agosto al tragico
«episodio dell'ambulanza», colpita dal fuoco del contingente Antica
Babilonia e che costò la vita a quattro civili, due donne, una delle
quali partoriente.
In un rapporto
americano datato 8 aprile 2004, si cita un «resoconto dell'Intelligence
italiana», che dà notizia dell'arrivo a Nassiriya di «circa 400-500
combattenti» provenienti dall'Iran per attaccare «il compound italiano
(White Horse? Camp Mittica?, si chiede l'estensore del documento)».
«L'attacco verrebbe lanciato con un ordine di Moqtada Sadr». Il
dispaccio era arrivato tempo prima, forse addirittura 30 giorni prima.
Aprile 2004 segna l'inizio di duri combattimenti a Nassiriya, che sfocia
tra il 4 e il 6 nella «prima battaglia dei ponti», dopo il fallimento,
si legge in un altro dispaccio targato Wikileaks, di un incontro tra «il
governatore, il comandante italiano e il leader dell'esercito del
Mahdi».
Dopo tre giorni di
scontri, i militari italiani feriti furono 15. Fu solo l'inizio; di
battaglie alla fine se ne conteranno tre, in un periodo drammatico per
l'Italia, segnato dalle morti di Fabrizio Quattrocchi e di Enzo Baldoni.
Il 5 agosto, nel corso di violenti scontri per il controllo dei ponti di
Nassiriya (gli italiani spararono nel complesso 42.601 colpi in meno di
48 ore), si verifica l'episodio forse più controverso della missione.
Un veicolo - si
scoprirà poi essere un ambulanza con sette civili a bordo - viene
colpito dal fuoco italiano al posto di blocco sul ponte Charlie. «C'era
molta rabbia dopo che avevo dato i video e le interviste a Rai2 - ha
detto all'Ansa Micah Garen, il giornalista americano che face scoppiare
il caso -. Sono stato interrogato fino alle 4 di mattina dalla polizia
militare italiana. È stata davvero una esperienza fastidiosa, e quindi
decisi di lasciare la base (di Camp Mittica, ndr)».
Sulla vicenda
aprirà una inchiesta la Procura militare di Roma per «uso delle armi
contro ambulanze». Finirono sul banco degli imputati due Lagunari,
Raffaele Allocca, che aveva sparato, e Fabio Stival, che diede l'ordine.
Molti tra i militari interrogati hanno sostenuto che il veicolo colpito
- e poi esploso - era una «station wagon», con a bordo uomini armati
che, a un tratto, erano scesi sparando contro i soldati italiani.
Ipotesi esclusa dai giudici.
Nella sentenza di
assoluzione dei due Lagunari, depositata a giugno 2007 e firmata dal
giudice Antonio Lepore, si legge che i due «non sono gli unici ad aver
sparato» e che «non è dato dubitare che la vettura colpita dal fuoco
italiano sia stata una ambulanza». I militari lo hanno fatto in «stato
di necessità militare», determinato dagli intensi scontri. Gli italiani
hanno fatto fuoco contro un pericolo «in concreto insussistente»,
prosegue la sentenza, compiendo una «erronea, quanto incolpevole»
valutazione.
La
"riformulazione" dell'accusa iniziale (da «spari contro ambulanza» a
«omicidio plurimo») venne motivata dalla diversa, e maggiore, gravità
del reato per l'uccisione di quattro persone. Una complessa vicenda
tecnica: alcuni esperti sottolineano che il reato di spari su ambulanza
non prevede «uno stato di necessità militare» come possibile
'giustificazione', «scriminante».
3 - L'ANTI-DROGA
USA SPIA POLITICI AMERICA LATINA...
(AGI) - L'agenzia americana per la lotta al
narcotraffico, la Dea, svolge un ruolo di intelligence in America Latina
con intercettazioni telefoniche di politici. E' quanto emerge dai
cablogrammi Usa diffusi da Wikileaks. Nel 2009 il presidente di Panama,
Ricardo Martinelli, chiese aiuto all'ambasciatore americano per spiare
un suo rivale politico .
4 - MEDVEDEV, FUGA
NOTIZIE NON MUTA RAPPORTI CON USA...
(AGI) - Dmitry Medvedev assicura che i file dei
diplomatici americani che ritraevano la Russia come un'autocrazia
corrotta non cambieranno i rapporti tra Washington e Mosca. Il
presidente russo non e' "preoccupato (dalle rivelazioni di Wikileaks)"
ed e' convinto che "non influiranno" nelle relazioni con gli Usa" .
5 - CONDOLEEZA
RICE, "ISRAELE HA DISTRUTTO UN REATTORE NUCLEARE IN SIRIA"...
(ASCA-AFP) - Gerusalemme, 24 dic - Israele ha distrutto
un reattore nucleare siriano con un raid aereo qualche settimana prima
che diventasse operativo. E' quanto si legge in un cablogramma
diplomatico statunitense diffuso da Wikileaks e pubblicato oggi dal
quotidiano israeliano Yediot Aharonot.
''Il 6 settembre
2007 Israele ha distrutto un reattore nucleare costruito segretamente
dalla Siria, a quanto pare con l'aiuto della Corea del Nord'', affermava
l'allora segretario di stato americano Condoleezza Rice. ''I nostri
esperrti dell'intelligence sono sicuri che l'attacco abbia mirato un
reattore atomico dello stesso tipo di quello costruito dalla Corea del
Nord a Yongbyon'', scriveva il segretario ad aprile 2008, precisando:
''Abbiamo buone ragioni per credere che non fosse stato costruito per
ragioni pacifiche''.
26-12-2010]
|
|
Babbo natale vuol
bene ad Assange: sotto l’albero un accordo da 1,5 milioni di dollari per
scrivere la sua autobiografia - «Non voglio scrivere questo libro, ma
devo farlo. Ho già speso 200.000 sterline per i costi legali, e ho
bisogno di difendermi e mantenere Wikileaks a galla» - è il braccialetto
elettronico a irritare il fondatore di Wikileaks: «È molto più
scioccante della prigione. È come una cintura di castità. Un oltraggio
all’integrità fisica
Stampa.it
Mentre sul web
impazzano i falsi "scoop" di Wikileaks su Babbo Natale, con decine di
siti che pubblicano improbabili quanto comiche rivelazioni, Julian
Assange ha trovato sotto l'albero un regalo degno di nota, un accordo da
1,5 milioni di dollari per scrivere la sua autobiografia.
«Non voglio
scrivere questo libro, ma devo farlo», ha detto in una intervista per il
domenicale del Times annunciando l'accordo: «Ho già speso 200.000
sterline per i costi legali, e ho bisogno di difendermi e mantenere
Wikileaks a galla».
L'australiano, che
è attualmente in libertà condizionata in Gran Bretagna, riceverà 800.000
dollari (600.000 euro) dal suo editore americano Alfred A. Knopf e
325.000 sterline (380.000 euro) dal britannico Canongate. Altri
contratti porteranno i suoi proventi complessivamente a 1,1 milioni di
sterline.
In Italia, il
libro verrà distribuito da Feltrinelli. L'uscita è prevista per la
primavera del 2011. Le spese legali sono il principale cruccio di
Assange: «Anche se gli avvocati ci regalano un pò del loro tempo», i
costi hanno superato le 500.000 sterline. Il blocco alle donazioni
online non pesa meno sui bilanci: sempre Assange ha rivelato che durante
il 'piccò di attività, il sito arrivava a ricevere sino a 100.000 euro
al giorno.
L'australiano ha
passato il Natale nella villa settecentesca di Ellingham Hall, a Beccles
nel Suffolk, messa a disposizione dall'amico Vaughan Smith: non ci sono
dettagli su come abbia passato la giornata, ma è certo che è stato in
casa, obbligato dalle limitazioni poste dal tribunale.
L'australiano non
può infatti uscire dalle dalle 10:00 alle 14:00 e dalle 22:00 alle 02:00
di mattina.
Sul web intanto impazzano le «rivelazioni di Wikileaks» su
Babbo Natale, ovviamente goliardiche, comprese le piccate reazioni e le
secche smentite di Santa Claus in persona, e altri rapper dedicano video
ad Assange. Alla Vigilia, il fondatore di Wikileaks ha accolto
giornalisti e amici nella villa con in bella mostra il suo 'Apple McBook
Prò. Al Guardian ha confessato di avere «bisogno di un pò di riposo»
dopo due mesi «estenuanti».
Ai giornalisti
britannici, Assange è effettivamente apparso «fisicamente esausto».
Nell'intervista, in cui ha detto che il suo 'destino è nelle mani del
premier britannico David Cameron in caso gli Usa chiedessero di
estradarlo, Assange ha evocato il delitto Kennedy: se finisse in un
carcere americano, farebbe la fine - ha detto - di Jack Ruby, l'uomo che
uccise Lee Harvey Oswald, l'ex marine accusato di aver assassinato il
presidente americano, che morì in prigione per un cancro che secondo lui
gli era stato 'inoculatò da chi lo voleva far tacere per sempre.
Intanto, è il
braccialetto elettronico a irritare il fondatore di Wikileaks: «È molto
più scioccante della prigione. È come una cintura di castità. Un
oltraggio all'integrità fisica».
26-12-2010]
|
|
WIKI-KILLERS -
ASSANGE SFIDA CAMERON: “DIMOSTRERÀ DI NON ESSERE COOPTATO DAGLI USA E
NON CONCEDERÀ LA MIA ESTRADIZIONE. IN AMERICA FAREI LA FINE DI OSWALD,
L’ASSASSINO DI KENNEDY, MI AMMAZZEREBBERO IN 48 ORE” - WIKILEAKS È COME
UNO SQUALO: “NON ABBIAMO ALTRA SCELTA: PUBBLICARE O MORIRE. E ANCORA
ABBIAMO TANTISSIMO MATERIALE” (TREMA IL MAGO DALEMIX) - “GLI USA SONO
COME IL REGIME SOVIETICO: VISA, MASTERCARD, PAYPAL E BANK OF AMERICA
SONO STRUMENTI DI CONTROLLO AL SERVIZIO DI OBAMA
1 - IL J'ACCUSE DI
JULIAN ASSANGE - "NEGLI USA SAREI UCCISO COME OSWALD"...
Da "la Repubblica"
Se finisse in un
carcere americano, Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange afferma di
avere "grandi possibilità" di venire ucciso "nello stile-Jack Ruby",
l'uomo che uccise Oswald, il presunto assassino di John F. Kennedy a
Dallas. Ruby, legato agli ambienti mafiosi statunitensi - anche se non
ci sono prove certe della sua affiliazione a questa o quella famiglia -
uccise Oswald 48 ore dopo la morte di Jfk, mentre il giovane ex Marine
veniva trasferito dal commissariato di polizia al carcere.
Condannato in
prima istanza alla pena di morte, Ruby morì al Parkland Hospital nel
1967 (lo stesso in cui venne decretata la morte degli stessi Kennedy e
Oswald) per un tumore che gli era stato diagnosticato un anno prima. In
diverse occasione, Ruby tuttavia parlò di un complotto per "farlo
tacere" ed insinuò che la malattia gli era stata 'inoculata'.
Comunque,
sottolinea Assange, "sarebbe politicamente impossibile" per la Gran
Bretagna estradarlo negli Stati Uniti, e Londra ha "il diritto di non
estradare per crimini politici". "Lo spionaggio è un classico caso di
crimine politico, è a discrezione del governo britannico se applicare
questa eccezione o no", ha detto l'australiano al Guardian. Il fondatore
di Wikilekas però assicura: "C'è un nuovo governo, che vuole dimostrare
di non essere già stato cooptato dagli Stati Uniti", argomentando che
David Cameron e Nick Clegg sono in una posizione più forte per resistere
a una richiesta di estradizione da parte di Washington.
2 - NEL RIFUGIO DI ASSANGE...
Francesca Caferri per "la Repubblica"
Una settimana
nella campagna inglese ha fatto bene a Julian Assange. Quando scende
dalla macchina che, come ogni giorno, lo accompagna a firmare il
registro dei detenuti nel commissariato di Beccles, nel cuore del
Suffolk, dove tutto è lento e tranquillo e le giornate sanno di pudding
natalizio e tradizione, il fondatore di WikiLeaks è rilassato e
tranquillo. Piumino verde oliva, maglione bianco e jeans, si muove con
disinvoltura, nonostante il braccialetto elettronico alla caviglia.
«Buona sera.
Grazie per avermi aspettato qui sotto la neve. È stata coraggiosa»,
sorride stringendo la mano. Poi si incammina veloce verso l´ingresso:
mancano 20 minuti alle cinque, orario di chiusura della stazione di
polizia, e se non si presenterà ai poliziotti entro quell´ora sarà
costretto a rinunciare alla campagna e a tornare in prigione, dove ha
già passato nove giorni, accusato di stupro da due donne svedesi.
La nuova vita
dell´uomo che da settimane catalizza l´attenzione dell´opinione pubblica
mondiale si svolge in questo angolo innevato dell´Inghilterra, famoso
per la caccia e la pesca. Il Suffolk ha dato ospitalità ad Assange suo
malgrado, solo perché il reporter Vaughan Smith ha messo a disposizione
per gli arresti domiciliari la grande casa di campagna che ha da queste
parti: ma dopo i primi giorni di caos ha chiuso su di lui una cortina di
indifferenza.
Qui la vita ha il
ritmo lento delle zone di campagna e ad occupare le prime pagine dei
giornali non ci sono le rivelazioni di WikiLeaks ma le fiere natalizie:
l´unica trasgressione possibile dopo le cinque, quando tutto chiude, è
una bevuta al pub. Un grosso cambiamento per un uomo che negli ultimi
tre anni non ha avuto residenza fissa, muovendosi da una parte all´altra
con uno zaino e un manipolo di fedelissimi e ha tenendo in scacco i
servizi segreti di mezzo mondo.
Fuori dal
commissariato passano pochi minuti prima che Assange ricompaia. «Il
tempo di una firma e di una chiacchierata, è una persona gentile e
tranquilla», racconterà dopo il poliziotto. Incollato al telefonino e
atteso con impazienza da una giovane assistente che sfida la neve in
minigonna e ballerine, l´australiano si concede solo per qualche
battuta: «Sto bene, grazie. Lavoro. Ma mi riposo, anche. Buon Natale,
davvero». Poi via, nella macchina scura dove la ragazza ha già acceso il
motore. Lo attendono 20 minuti di auto fino a Ellingham House, la villa
dove trascorre quelli che chiama «i miei arresti domiciliari ad alta
tecnologia».
È dall´interno di
questa grande tenuta, che fino a pochi giorni fa si poteva affittare via
Internet per matrimoni e battute di caccia ma ora è scomparsa dalla
Rete, che il fondatore di WikiLeaks combatte la sua ultima battaglia.
Chi la frequenta racconta delle sue lunghe passeggiate ma anche di
riunioni infinite che vanno avanti anche ora che alcuni dei più stretti
collaboratori sono partiti per Natale. «Abbiamo pubblicato soltanto una
piccola parte del materiale che abbiamo. Andremo avanti. Non abbiamo
altra scelta: pubblicare o morire», racconta a Paris Match intorno al
camino.
E poi: «Sono
diventato un obiettivo perché certe organizzazioni potenti non possono
perdere la faccia». Pochi sono i visitatori ammessi dentro la villa. Chi
non è espressamente invitato non è ben visto: «È una nota zona di
caccia. C´è gente che spara. Non vorremmo che prendessero un curioso per
un uccello da abbattere», dice ironico uno dei collaboratori.
Avvertimento
inutile: i grandi cancelli che delimitano la proprietà sono lontani
dalla strada più di un chilometro. Un lago ghiacciato ed ettari di
terreno li separano a loro volta dalla villa: impossibile arrivare senza
essere notati. Forse per questo, come spiega il funzionario di polizia
di Beccles «non c´è bisogno di protezione. Non abbiamo aumentato i
turni, né richiamato gli agenti dalle ferie. Per noi va tutto bene».
Nonostante le
sempre più numerose minacce di morte che Assange dice di continuare a
ricevere, la maggiore occupazione della polizia qui sono le multe agli
automobilisti in doppia fila. Probabilmente è la prima volta che i
poliziotti hanno a che fare con un detenuto con il braccialetto
elettronico. Di certo mai si erano trovati di fronte a qualcuno che usa
il Suffolk per lanciare messaggi planetari: «Abbiamo scoperto in queste
settimane che il sistema americano si avvicina a quello sovietico: che
Visa, Mastercard, Paypal e Bank of America sono strumenti di controllo
al servizio della Casa Bianca», ha detto ieri Assange.
Di fronte a queste
parole a Beccles e nella vicina Bungay la gente reagisce con
indifferenza: «Ho capito che stava succedendo qualcosa quando ho visto
la tv», dice Sylvia, abitante di Beccles. Il suo è un punto di vista
condiviso: per la maggior parte della gente qui, Assange è praticamente
uno sconosciuto. Delle sue battaglie non sono arrivati che echi lontani.
Nulla a parte un cartello nella neve che chiede libertà per Bradley
Manning, il soldato Usa accusato di essere la fonte delle rivelazioni
del sito, segnala la sua presenza. Una realtà quasi paradossale per
l´uomo che più di ogni altro fa parlare di sé il mondo da settimane.
«Ho visto la
polizia e gli elicotteri quando è arrivato, ma lui no. Neanche sapevo
chi fosse. Noi amiamo la tranquillità, questo caos non ci piace»,
racconta Rob, falegname, la cui segheria è a pochi metri dalla villa.
«Un po´ di animazione è divertente. Ho venduto qualche paio di guanti ai
giornalisti infreddoliti - sorride la signora Julie Bright, titolare di
"Crossway", il negozio di articoli di caccia e cibo di animali che sta
di fronte alla casa - ma ora sono andati via. E nessuno di noi andrebbe
a guardare oltre ai muri per vedere cosa fa quell´uomo. Non ci
interessa».
Oltre i muri
«quell´uomo» si prepara a combattere un´altra puntata della battaglia
per evitare l´estradizione in Svezia e, in ultima istanza, negli Stati
Uniti dove, dice «temo sempre di più di finire». Al Guardian dice che se
ci fosse abbastanza pressione dall´opinione pubblica sarebbe
«politicamente impossibile» per la Gran Bretagna estradarlo negli Stati
Uniti. «Lì - ha aggiunto - ci sarebbe una grossa possibilità che io
finisca ucciso, come ha fatto Jack Ruby»: il riferimento è all´uomo che
uccise Lee Harvey Oswald, accusato di aver a sua volta assassinato il
presidente Kennedy.
Al Times ha
raccontato delle due condizioni di detenzione: «Ho potuto chiamare solo
quattro persone, oltre ai miei avvocati». Ma anche della solidarietà di
una guardia carceraria «Mi ha dato un biglietto. C´era scritto: in
questo mondo ho solo due eroi: te e Martin Luther King».
Rob e Julie, se
uno glielo riferisce, scuotono la testa, come la maggior parte degli
abitanti di Beccles interrogati per questo articolo: «Gli auguriamo un
Buon Natale: si goda il pudding, gli amici e la famiglia. La fama viene
e va». Quella di Assange in questo angolo di Inghilterra è già svanita:
ma nel resto del mondo, c´è da giurarci, durerà ancora.
24-12-2010]
|
|
. QUOTIDIANO NORVEGESE OTTIENE INTERO ARCHIVIO CABLO...
(ANSA) - Il quotidiano norvegese Aftenposten é a quanto
pare diventato il primo giornale al mondo ad aver messo le mani
sull'intero archivio di cablogrammi USA sino ad oggi rimasto in saldo
possesso di WikiLeaks. A darne notizia è Dagens Næringsliv (DN), il
principale quotidiano finanziario norvegese.
"Non ho nessun
commento da fare su come abbiamo recuperato i documenti", ha detto Ole
Erik Almlid, il capo-cronaca del quotidiano di Oslo. "Noi non riveliamo
chi sono le nostre fonti, e questo caso non fa nessuna differenza".
Secondo DN anche il portavoce di WikiLeaks, Kristinn Hrafnsson, si è
trincerato dietro il più stretto "no-comment".
2. CIA LANCIA TASK
FORCE PER LIMITARE IMPATTO CABLE...
(ANSA) - La Cia ha lanciato una task force allo scopo
di valutare e quindi limitare l'impatto negativo che la fuga delle
migliaia di cable della diplomazia americana può avere sulla propria
attività, e in genere sulle operazioni condotte dagli Stati Uniti
all'estero. Lo scrive il sito del Washington Post. Questa nuova
struttura, ormai nota nell'agenzia di intelligence con l'acronimo Wtf,
comincerà i suoi lavori con un ampio inventario delle informazioni
'classificate' che sono a disposizione delle decine di network americani
in giro nel mondo.
Quindi cercherà di
capire in modo certo sino a che punto le notizie pubblicate su Wikileaks
abbiano messo in pericolo la rete informativa americana. Una volta fatto
il quadro preciso, avrà anche l'opportunità di intervenire per far
fronte alle situazioni più urgenti.
3. NIENTE
APPLICAZIONI PER WIKILEAKS ANCHE LA APPLE SI SCHIERA CONTRO ASSANGE...
Da "la Repubblica" - Contro WikiLeaks ora si schiera
anche la Apple, che ha rimosso dal suo negozio virtuale un´applicazione
«non ufficiale» per consultare il sito di Julian Assange tramite Iphone
e Ipad. «Violava le linee guida per gli sviluppatori di software» ha
dichiarato al New York Times un portavoce della società, che ha aggiunto
che le «App devono rispettare tutte le leggi locali e non possono
mettere in pericolo gli individui». La Apple si aggiunge così alla lista
dei gruppi internazionali, come Visa e Mastercard, che in qualche modo
hanno tolto il sostegno a WikiLeaks.
4. BRITANNICI
ADDESTRANO 'SQUADRONE MORTE' BANGLADESH...
(ANSA) - Il governo britannico ha addestrato una forza
paramilitare nel Bangladesh che è ritenuta da organizzazioni per i
diritti umani uno "squadrone della morte del governo". E' quanto emerge
da documenti diplomatici americani pubblicati da Wikileaks e dal
britannico Guardian. Membri del Rapid Action Battalion (RAB), ritenuto
responsabile di centinaia di uccisioni in anni recenti e accusato di
ricorrere abitualmente alla tortura, hanno ricevuto addestramento dai
britannici - riferisce l'ambasciatore Usa a Dacca citando fonti
britanniche - in "tecniche di interrogatorio investigativo" e "regole di
ingaggio". L'addestramento, emerge dai cablogrammi, è cominciato tre
anni fa quando i laburisti erano al governo nel Regno Unito.
I particolari di
tale addestramento sono stati rivelati da diverse comunicazioni rese
pubbliche da Wikileaks, e che riguardano gli obiettivi del
controterrorismo dei governi di Washington e Londra in Bangladesh. Uno
dei documenti chiarisce che gli Stati Uniti intendono offrire al Rab
addestramento solo per quanto riguarda i diritti umani, perché i suoi
membri commettono impunemente gravi violazioni dei diritti umani. Da
quando il 'battaglione della morte' e stato creato sei anni fa -
chiarisce il Guardian - attivisti per i diritti umani hanno stimato che
è responsabile di oltre 1.000 uccisioni, descritti eufemisticamente come
decessi causati da "fuoco incrociato".
Nel settembre del
2009 il direttore generale del Rab ha reso noto che 577 persone sono
state uccise dai suoi agenti in sparatorie. Lo scorso maggio ha
aggiornato tale cifra portandola a 622 vittime. Il ricorso alla tortura
da parte del Rab - prosegue il Guardian - è stato documentato da
organizzazioni umanitarie, e i paramilitari sono ritenuti coinvolti
anche in sequestri ed estorsioni e accusati di aver preso soldi per
uccidere. I cablogrammi tuttavia rivelano che britannici e americani,
determinati a rafforzare le operazioni di lotta al terrorismo in
Bangladesh, sono favorevoli all'aumento degli effettivi del Battaglione,
giustificando la decisione col fatto che "il Rab gode di grande rispetto
e ammirazione da parte della popolazione, colpita dalla diminuzione di
legge e ordine negli ultimi dieci anni".
In una
comunicazione, l'ambasciatore americano a Dacca, James Moriarty,
commenta che il Rab è l'organizzazione che più di tutte "potrebbe un
giorno diventare la versione bengalese dell'Fbi".
5. VATICANO FUORI
DA ASS. SHOAH DOPO TENSIONI SU PIO XII...
(ANSA) - Il Vaticano, scrive il britannico Guardian,
cancellò un accordo scritto per aderire a una associazione nata per
promuovere e rafforzare i programmi educativi sulla Shoah a causa delle
"tensioni" sul ruolo di Pio XII nel corso della Seconda guerra mondiale.
Il Vaticano, secondo il quotidiano britannico che pubblica un cable
siglato nell'ottobre 2009 dal numero uno dell'ambasciata Usa presso la
Santa Sede, Miguel Diaz, avrebbe stracciato "un accordo scritto" per
entrare come "osservatore" nella "Task force for international
cooperation on holocaust education", nata nel 1998 per promuovere e
rafforzare i programmi educativi sulla Shoah, e alla quale il governo
italiano ha aderito nel 1999. 22-12-2010]
|
|
SISMA PER
WIKI-SISMI - QUEL 4 MARZO 2005, GIORNO DELL’UCCISIONE DI CALIPARI, I
SOLDATI USA ERANO STATI AVVERTITI DI FAR FUORI L’AUTO CON LA SGRENA.
INFATTI FECERO FUOCO AD ALTRE TOYOTA SOSPETTE (UN CIVILE MORTO E DUE
FERITI) - NON SOLO USA: USCIRà MAI LA VERA STORIA CHE VIDE CONTRAPPOSTI
DUE ESPONENTI DEL SISMI, MARCO MANCINI E NICOLA CALIPARI? - PERCHé
NESSUNO HA MAI ACCESO UN FARO SUL RUOLO DI CALIPARI CHE SUBENTRò A
MANCINI NELLA GESTIONE DELLE OPERAZIONI IN IRAQ?...
ANSA) -
Alle
22.39 del 4 marzo 2005, circa due ore dopo la morte di Nicola Calipari,
un'altra Toyota Corolla bianca venne colpita dal fuoco dei militari
americani nella "Zona 56W di Baghdad", mentre poco dopo nella "zona
Baghdad 30" un veicolo civile venne "ingaggiato" per non aver risposto
alle segnalazioni - il bilancio fu di un civile morto e due feriti, tra
i quali un bambino di 12 anni -. Quel giorno, gli statunitensi avevano
poi già sparato contro un veicolo civile, alle 19.40, nella "zona 55E"
della capitale irachena.
Lo si legge nei
cable sull'Iraq pubblicati da Wikileaks, il sito fondato da Julian
Assange. Una Toyota Corolla bianca era l'auto che trasportava Giuliana
Sgrena, accompagnata da Calipari e l'autista, verso la libertà, ma
secondo altri cable gli Usa temevano fosse una "autobomba".
Alle 19.40 del 4
marzo 2005, nella "zona 55e" di Baghdad, un veicolo si "era avvicinato
troppo", i soldati Usa avevano sparato tre colpi di avvertimento, ma "il
veicolo non si è fermato". Il conducente venne ferito, e trasportato in
ospedale. Si trattava di un "soldato, pro-coalizione, ma privo di
tesserino".
Alle 20.55 l'auto
con Calipari e Sgrena arriva al checkpoint 541 sulla Irish route di
Baghdad. Le unità Usa aprono il fuoco, dopo aver fatto "segnalazioni con
il faro, con le braccia, sparando colpi di avvertimento" contro un
veicolo che procedeva a "60-70 mph" (90-110 kmh). In un file pubblicato
da Wikileaks a ottobre si afferma che i militari americani al posto di
blocco, sull'autostrada per l'aeroporto della capitale, temevano che
l'auto fosse imbottita di esplosivo.
"La fonte dice
che, dopo aver ricevuto 500 mila dollari di riscatto per la Sgrena, il
capo della cellula di Baghdad le disse di andare direttamente in
aeroporto, ma poi informò il ministero dell'interno iracheno che l'auto
era un'autobomba". Ma nel documento c'é una discrepanza con la cronaca:
si parla di una Celebrity blu, mentre l'auto di Calipari e della Sgrena
era una Toyota Corolla bianca.
Sempre il 4 marzo,
alle 22.39, gli americani sparano contro un altro mezzo civile, una
Toyota Corolla bianca nella zona "56W": "Le unità (Usa, ndr) hanno
aperto il fuoco dopo i colpi di avvertimento - si legge nei dispacci
pubblicati a ottobre da Wikileaks -. L'autista ha riportato una ferita
minore alla gamba. E' risultato positivo al test "X-spray" (test per
rilevare tracce di esplosivo, ndr) ed è stato fermato. Dice di essere un
imam". Alle 23.20, nella "zona Baghdad 30" un veicolo civile "non
risponde alle segnalazioni, quindi viene ingaggiato dalle unità".
Bilancio: un civile adulto morto, uno ferito, un bambino di 12 anni
ferito alla mano e un altro di 9 illeso.
22-12-2010]
|
|
te la do io
l’america liberal e bella di obama! - MANNING, IL SOLDATO CHE HA PASSATO
I FILE A WIKILEAKS, È DA 7 MESI IN ISOLAMENTO IN UNA BASE DEI MARINES -
LO STANNO RIDUCENDO A UN’AMEBA PER STRAPPARGLI UNA CONFESSIONE CHE
INCRIMINI ASSANGE - INTANTO, NELLA “GABBIA DORATA” INGLESE, IL BIONDO
JULIAN SCRIVE LE SUE MEMORIE - MA IL LIBRO DOVRÀ VEDERSELA CON LE
RIVELAZIONI DEL SUO EX NUMERO 2, CHE LO HA MOLLATO RITENENDOLO POCO
TRASPARENTE E MOLTO ACCENTRATORE
1 - LE
(AMARISSIME) PRIGIONI DEL SOLDATO DI WIKILEAKS - MANNING IN UNA CELLETTA
SENZA POTER RIPOSARE...
Guido Olimpio per il "Corriere
della Sera"
Per un'ora al
giorno Bradley Manning esce dalla sua cella ed entra in una
stanza-palestra dove gli è permesso di «camminare» . Le regole impongono
che compia un percorso simile ad un 8. Vietate le flessioni o piegamenti
sulle gambe. Poi se ne torna nel suo loculo, composto da un letto, un wc
e un lavandino.
Da oltre 200
giorni, il soldato americano, accusato di aver passato i file a
Wikileaks, è rinchiuso in un edificio di Quantico, nei boschi della
Virginia. Lì, ad un'ora dal centro di Washington, c'è la base dei
marines diventata la sua prigione. Manning, che ha compiuto 23 anni
venerdì scorso, è in isolamento. E dunque la sua vita tra le sbarre
prevede disposizioni ferree. Il militare viene svegliato alle 5 e gli è
concesso di dormire solo dopo le 20. Se prova ad appisolarsi le guardie
intervengono, stessa cosa se copre la testa con la coperta.
Sulla brandina non
ci sono lenzuola e cuscini: il prigioniero potrebbe strapparli e usarli
per improvvisare un cappio con il quale togliersi la vita. Anche per
questo, i marines devono sorvegliarlo in modo costante. Ogni 5 minuti
verificano che tutto vada bene e aspettano una conferma verbale dallo
stesso detenuto. Per combattere la noia, Manning può guardare la tv.
Tre ore quotidiane
che si allungano di poco durante i fine settimana. Sui canali non ci
sono particolari restrizioni, tranne quelle legate alle news: può vedere
solo i tg locali. Altro svago- scontato- la lettura. Il soldato ha
diritto ad un libro alla volta e ad una rivista. Nelle scorse settimane
ha sottoposto una lista di testi alle autorità che l'hanno approvata.
Saranno i suoi familiari ha portargli i libri per Natale.
Ecco l'elenco:
Decision Points di George W. Bush; Critica della ragione pura e Critica
della ragione pratica di Kant; Propaganda di Bernays; I l gene egoista
di Dawkins; Storia del popolo americano di Zinn; Arte della guerra di
Sun Tzu; The good soldiers di Finkel; Sulla guerra di Clausewitz. Quanto
alla rivista, Bradley ha scelto «Scientific American» . I colloqui sono
ridotti al minimo (solo il sabato) e, essendo in isolamento, il militare
non può parlare con nessuno, fatta eccezione per il suo avvocato, lo
psichiatra e qualche guardia. Non c'è dubbio che le condizioni siano
«durissime» - ha sottolineato il legale David Coombs - e in certi
momenti Manning appare molto provato.
Un amico che ha
avuto modo di vederlo, attraverso il divisorio in vetro, ha notato «un
declino costante del suo stato mentale e fisico» . Diverse fonti
affermano che l'amministrazione sta esercitando forti pressioni. Un
lento lavoro ai fianchi favorito dalla lunga detenzione.
L'obiettivo è di
ottenere le prove per incriminare Julian Assange con l'accusa di
spionaggio. Il fondatore di Wikileaks ha cercato di sminuire il ruolo
della presunta «talpa» americana - «noi non conosciamo le fonti dei
documenti» - ma gli investigatori hanno in mano molti elementi a carico
di Manning, comprese le email dove si confida con un amico hacker. E
probabilmente sperano che il soldato, alla fine, ceda magari in cambio
di uno sconto di pena o altro.
A Washington si
sarebbero svolte diverse riunioni di esperti legali per sottoporre al
responsabile della Giustizia Eric Holder un piano per convincere il
militare a cooperare. I sostenitori di Manning ritengono che i
provvedimenti così severi non siano giustificati e accusano le autorità
di giocare sporco.
Dal Pentagono
rispondono che il soldato è in «regime di massima sicurezza» ma che è
«trattato come tutti gli altri prigionieri». Se per Wikileaks il
militare è una «vittima», in tanti in America lo considerano un
traditore che deve restare per sempre in quella piccola cella.
2 - E ASSANGE
PUBBLICHERÀ LE SUE MEMORIE MA NON GRATIS...
Anna Masera per "La
Stampa"
L' ultima notizia
che riguarda il chiacchierato e controverso fondatore di WikiLeaks.org,
al centro del «Cablegate» che mette a nudo segreti e rapporti tra i
governi mondiali con grave imbarazzo degli Usa, riguarda una novità
editoriale in arrivo: Julian Assange si prepara a dare la scalata alle
classifiche dei best seller con un libro di memorie. L'autobiografia
dell'australiano sarà edita da Canongate in Gran Bretagna e Knopf negli
Usa.
Lo scoop è
arrivato ieri attraverso un messaggio su Twitter della casa editrice
spagnola Random House Mondadori, che cita il capo della divisione
letteraria Claudio Lopez secondo cui il manoscritto «sarà pronto a
marzo». Il messaggio è rimbalzato sul Web infarcito di commenti pro e
contro, perché Wikileaks e il suo fondatore ormai spaccano in due
l'opinione pubblica: «Vergogna, venduto, dovrebbe scrivere gratis»,
tuonano alcuni. «Perché mai? Fa bene, dopotutto gli hanno bloccato le
donazioni al sito e deve pure pagare gli avvocati per difendersi nel
processo che lo aspetta, mica penserete che debba lavorare sempre
gratis», lo difendono i simpatizzanti.
Assange è
attualmente libero su cauzione a casa di amici in una villa del Suffolk
in attesa che si risolva la procedura dell'estradizione chiesta dalla
Svezia per reati sessuali, che niente avrebbero a che fare con il sito
Wikileaks, mentre gli Usa hanno fatto sapere di essere alla ricerca di
prove per poterlo incriminare per spionaggio.
Le memorie di
Assange faranno seguito a quelle del suo ex numero due Daniel
Domscheit-Berg, il cui Inside WikiLeaks: My Time at the World's Most
Dangerous Website , sulla storia del sito che pubblica le fughe di
notizie, dovrebbe essere pubblicato il 27 gennaio in Germania, e subito
dopo tradotto in inglese.
L'ex portavoce di
Wikileaks si è dimesso lo scorso settembre dichiarando alla stampa che
il sito campione della trasparenza non era sufficientemente trasparente
nel modo di prendere le decisioni e aveva concentrato troppo potere
intorno alla figura del suo fondatore, con il risultato che, nel momento
in cui Assange è stato arrestato, il sito è rimasto gravemente menomato.
Domscheit-Berg ha
lanciato la scorsa settimana Openleaks, un sito alternativo a Wikileaks,
che promette di essere più trasparente nella gestione, ma altrettanto
potente nella pubblicazione di scoop scomodi per i governi del mondo. La
competizione adesso si trasferisce anche sui libri: quale tra i due sarà
il vero best seller?
22-12-2010]
|
|
WIKI-dolors - PER
NON INTACCARE IL RAPPORTO CON GLI USA, IL GOVERNO ITALIANO HA
“COSTRUITO” IL RAPPORTO SULLA MORTE DI NICOLA CALIPARI, L’AGENTE CHE
SALVÒ GIULIANA SGRENA DAI RAPITORI IN IRAQ, UCCISO A UN CHECK-POINT
AMERICANO, AFFINCHÉ I GIUDICI E IL PARLAMENTO NON POTESSERO FARE
UN’INCHIESTA - BANANA, GIAN-BECCHINO, LETTA E POLLARI INCONTRANO I
DIPLOMATICI USA, E GLI ASSICURANO: “ABBIAMO SCRITTO CHE È OMICIDIO NON
VOLONTARIO. COSÌ LA MAGISTRATURA NON POTRÀ FORZARE LA LEGGE COME FA DI
SOLITO
Marco Ludovico per
"Il
Sole 24 Ore"
Il 4 marzo 2005
Nicola Calipari, 007 del Sismi, muore durante la liberazione di Giuliana
Sgrena, giornalista del Manifesto rapita dall'organizzazione della Jihad
islamica mentre si trovava a Baghdad. A ucciderlo i colpi sparati dai
soldati americani. All'omicidio di Calipari fece seguito un'inchiesta
del comando militare Usa, cui parteciparono rappresentanti italiani che
non vollero sottoscrivere le conclusioni americane di assoluzione.
Il governo
italiano avrebbe fatto pressioni sulla magistratura nell'inchiesta sulla
morte di Nicola Calipari. Il rapporto italiano sull'incidente sarebbe
stato scritto anche per questo scopo e comunque per impedire un'indagine
delle commissioni parlamentari. «Tutto privo di fondamento» smentisce
palazzo Chigi. Ma la bufera dei dispacci di WikiLeaks, pubblicati dal
quotidiano britannico Guardian e siglati dall'ambasciatore Usa a Roma
(2001-2005), Mel Sembler, non si placa.
«Il governo
italiano - scrive il diplomatico il 3 maggio 2005 - vuole lasciarsi il
caso alle spalle e ha scritto almeno una parte del rapporto sulla morte
del funzionario del Sismi, il 4 marzo 2005 a Baghdad, per evitare le
inchieste della magistratura». E ancora, Roma «bloccherà i tentativi
delle commissioni parlamentari di aprire indagini». Il 2 maggio 2005 i
vertici dell'ambasciata Usa sono convocati dall'ufficio del premier per
ricevere in anticipo il rapporto italiano sul caso Calipari. Il 5 e il 6
maggio Silvio Berlusconi sarebbe intervenuto alla Camera e al Senato per
il dibattito.
«Presenti
all'incontro - riferisce il "cable" siglato da Sembler - il
vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Gianfranco Fini, il
sottosegretario Gianni Letta, l'ambasciatore negli Usa Gianni
Castellaneta, il capo del Sismi Nicolò Pollari, alcuni dei loro
consiglieri, e due commissari, il diplomatico Cesare Ragaglini e il
generale del Sismi Pierluigi Campregher. Secondo Sembler gli italiani
assicurano che «l'incidente non deve avere ripercussioni negative» sulle
«eccellenti relazioni bilaterali».
Perciò, secondo il
diplomatico Usa, nel rapporto italiano c'è scritto «gli investigatori
italiani non hanno trovato prove che l'omicidio è stato intenzionale:
questo punto - nota Sembler - è stato designed specifically (costruito
specificatamente) per scoraggiare altre indagini della magistratura,
visto che per la legge italiana possono aprire inchieste sulla morte di
cittadini italiani all'estero, ma non in caso di omicidio non
intenzionale».
L'ambasciatore Usa
aggiunge un'altra nota,: «I nostri contatti (ovvero Fini, Letta,
Castellaneta e Pollari) hanno messo in guardia che i magistrati italiani
sono famigerati per forzare queste leggi ai loro scopi, quindi resta da
verificare se la tattica del governo italiano avrà successo».
L'opposizione si
scaglia contro l'esecutivo. «Provo la stessa sensazione - spiega la
vedova di Nicola, Rosa Villecco, vicepresidente dei deputati del Pd -
che ho avuto leggendo, mezzora prima che fosse dato alla stampa, quelle
pagine del rapporto italiano che definiva l'uccisione "non
intenzionale". Sì, il governo italiano voleva lasciarsi alle spalle il
caso Calipari e mettere i rapporti bilaterali con l'America davanti alla
verità».
Grande amarezza
anche in Giuliana Sgrena, la giornalista che Calipari mise in salvo al
prezzo della sua vita. Secondo l'inviata del Manifesto «solo il
Parlamento può riaprire il caso e rendere onore alla memoria di un
servitore dello Stato».21-12-2010]
|
|
WIKI-WIKI CAZZI
CAZZI - DITE AL CENTRO-SINISTRA CHE NEL 2005 IL MINISTRO DEGLI ESTERI
FINI ASSICURÒ GLI USA CHE IL GOVERNO AVREBBE BLOCCATO LE COMMISSIONI
PARLAMENTARI SULLA MORTE DI CALIPARI (“IL RAPPORTO DI ROMA FATTO PER
EVITARE INCHIESTE”) - ASSANGE A JOE BIDEN: “I TERRORISTI SONO GLI USA” -
CONTRASTO AL MITO DELLA SANITÀ CUBANA (MEGLIO I BLOGGER DEI DISSIDENTI)
- NAPOLITANO ANTI-WIKI: “RISERVATEZZA NECESSARIA” - LA SIGNORA ARAFAT
CONTRO BEN ALI: “FA SOLO QUELLO CHE SUA MOGLIE GLI ORDINA” - DALL’ITALIA
SOLDI ALL’AFRICA PER NON SENTIRE LE PREDICHE DI BONO…
1. CALIPARI:
RAPPORTO ROMA PER EVITARE INCHIESTE...
(ANSA) - Il rapporto italiano sulla tragica morte di
Nicola Calipari in Iraq, almeno nella parte che definiva l'uccisione non
intenzionale, era costruito "specificatamente" ad evitare ulteriori
inchieste della magistratura italiana, e il governo Berlusconi voleva
"lasciarsi alle spalle" la vicenda, che comunque non avrebbe
"danneggiato" i rapporti bilaterali con Washington. Lo si legge in un
cable siglato dall'ambasciatore Usa a Roma, Mel Sembler, del maggio
2005.
2. CALIPARI;
GOVERNO BLOCCO' INDAGINI PARLAMENTO...
(ANSA) - "Il governo" italiano "bloccherà i tentativi
delle commissioni parlamentari di aprire indagini" sulla tragica morte
di Nicola Calipari in Iraq malgrado vi siano già delle precise richieste
delle opposizioni in proposito. E' quanto scrive in un 'cable' datato 3
maggio 2005 l'allora ambasciatore americano a Roma Mel Sembler il giorno
dopo aver incontrato a Palazzo Chigi, tra gli altri, Gianfranco Fini
(all'epoca ministro degli Esteri), il sottosegretario alla presidenza
del Consiglio Gianni Letta e il capo del Sismi Niccolò Pollari per
discutere del rapporto italiano sulla vicenda. Il documento è stato
diffuso dal Guardian, media partner di Wikileaks.
3. ASSANGE A EL
PAIS; CARCERE MOLTO DURO...
(ANSA) - Le condizioni di detenzione nel carcere
britannico di Wandsworth sono state "molto dure", racconta il fondatore
di Wikileaks Julian Assange in una intervista oggi a El Pais.
L'australiano, che è stato detenuto perché accusato di reati sessuali in
Svezia, ha detto di essere stato rinchiuso in cella di isolamento "per
il pericolo che qualcuno mi attaccasse o mi uccidesse". Nell'ala Onslaw
del carcere britannico c'era "gente che è stata condannata per delitti
sessuali, l'assassinio di bambini". "C'erano, racconta, pedofili
impazziti che gridavano tutta la notte i loro crimini". Assange dice di
ricevere in continuazione minacce di morte. "La maggior parte provengono
da membri delle forze armate Usa".
4. ASSANGE REPLICA
A BIDEN, TERRORISTI SONO GLI USA...
(ANSA) - Il fondatore di Wikileaks Julian Assange ha
replicato al vicepresidente Usa Joe Biden, che lo ha definito un
"terrorista di alta tecnologia", rinviando al mittente l'accusa. Secondo
Biden, ha detto Assange a El Pais, "la verità sugli Usa è terrorismo".
Ma, ha aggiunto, il terrorismo "é usare la violenza con fini politici".
"L'Amministrazione Biden continua a offendere la nostra organizzazione,
e la stampa con un obiettivo violento o politico. Quindi, chi è il
terrorista?".
5. AMB.USA, SU OGM
VATICANO NON SFIDA VESCOVI CONTRARI...
(ANSA) - La Chiesa mostra un "cauto sostegno"
all'adozione degli ogm in agricoltura, ma "il Vaticano non può
costringere tutti i vescovi ad appoggiare la biotecnologia", e comunque
"non sente - almeno non ancora - che sia suo dovere sfidare" quanti sono
contrari. Lo affermava l'ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa
Sede, Miguel H. Diaz, in un dispaccio trasmesso il 19 novembre del 2009
al Dipartimento di Stati Usa e classificato come "confidenziale".
Diaz riferiva
opinione espresse una settimana prima da monsignor James Reinert, "la
persona competente per la sicurezza alimentare e la biotecnologia nel
Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace", che disse come il
Vaticano sia d'accordo sulla necessità di potenziare la produttività
agricola, ritenendo "che i cereali geneticamente modificati (ogm)
possono avere un ruolo in questo processo": "ma non tutti nella Chiesa
li approvano", aggiungeva Reinert.
6. WIKILEAKS:
NAPOLITANO, RISERVATEZZA NECESSARIA E VA PROTETTA...
(Adnkronos) - 'Avete diritto ad una necessaria
riservatezza, che andra' meglio protetta'. Parlando al Corpo diplomatico
ricevuto al Quirinale per la tradizionale cerimonia di auguri di fine
anno, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affronta tra i
vari temi anche lo scandalo suscitato dalle rivelazioni ad opera di
Wikileaks.
Il capo dello Stato rivolge a tal proposito un vero e proprio appello
agli ambasciatori accreditati in Italia: 'Non lasciate che una
occasionale quanto infelice violazione della confidenzialita' vi
distolga dalla missione che svolgete nell'interesse dei Paesi amici che
rappresentate e nell'interesse piu' ampio e, lasciatemelo dire, piu'
nobile della pace e della stabilita' del mondo'.
7. GLI USA CONTRO
LA SANITÀ PUBBLICA "DEMOLIAMO QUESTO MITO CASTRISTA"
a cura di Alberto Simoni per "La
Stampa" - Nel 2006, mentre Michael Moore girava il
documentario «Sicko», che si chiude con un elogio della sanità pubblica
cubana, il Dipartimento di Stato puntò i riflettori su storie di errori
medici nell'isola di Fidel Castro. L'obiettivo era screditare la rete di
ospedali, che il regime considera il suo fiore all'occhiello. La sezione
americana d'interessi all'Avana - come emerge dai cablo diffusi da
Wikileaks - scrisse nel 2006 che considerava queste storie un'arma
contro la «propaganda auto-congratulatoria» del regime.
«Cerchiamo sempre
storie e notizie che possano mandare in pezzi il mito della superiorità
medica cubana, diventata uno dei punti forti della politica estera di
quel regime», si legge nel cablo che cita alcuni episodi. Nel primo un
medico giamaicano racconta l'odissea di 60 pazienti del suo Paese andati
a curarsi gli occhi a Cuba: tre sono rientrati in patria ciechi e 14 con
danni permanenti alla cornea».
8. "PUNTIAMO SU
GIOVANI E BLOGGER I DISSIDENTI SONO POCO INCISIVI"
a cura di Alberto Simoni per "La
Stampa" - A suo tempo, gli Stati Uniti hanno pensato che
fosse meglio puntare sui giovani cubani che non sui dissidenti
dell'isola, «già avanti negli anni e poco incisivi». È quanto emerge da
alcuni dispacci diplomatici diffusi da Wikileaks. In uno di essi si
esclude che i gruppi di dissidenti possano arrivare al potere: «Dobbiamo
tenere d'occhio altri settori, senza escludere l'interno stesso del
governo, per identificare i possibili successori del regime».
Secondo quanto
riferisce «El País», si afferma anche che i giovani cubani delusi dal
regime, compresi artisti vari e blogger, non appartengono a
organizzazioni di dissidenti, ma «molto meglio, adottano posizioni
ribelli di grande impatto popolare». I giovani fra l'altro, sottolinea
il cablo, «sono strettamente vigilati dal governo cubano ed evitano
l'etichetta di dissidenti ma non sembrano aspirare a nessun ruolo di
leadership».
9. CENA IN
TAJIKISTAN...
Davide Frattini per il "Corriere
della Sera" - Alla fine del pranzo inondato di alcol, il
ministro (Sherali Khairulloyev, ministro della Difesa, ndr) farfugliava
e quasi non stava in piedi (...) Khairulloyev è tornato più volte a
parlare della Nato e della Georgia (...) «Quando Stalin creò la Georgia,
infilò dentro l'Abkhazia e la Sud Ossezia perché i georgiani da soli
sarebbero stati delle cacchette di mosca» (...) L'ambasciatore ha perso
il conto dei brindisi dopo il decimo. Il suo bicchierino conteneva
vodka. Quello più grande del ministro veniva sempre riempito con scotch
senz'acqua. Dushanbe, Tajikistan, Ambasciatore Richard e. Hoagland, 1
agosto 2006
10. SUV E
FIDANZATO-GANGSTER
Davide Frattini per il "Corriere
della Sera" - Rapporto su Lola Karimova, 26 anni, la figlia
più giovane del presidente Islom Karimov Di solito arriva sul suo- raro,
per Tashkent -Suv Porsche Cayenne attorno alle dieci di sera e resta
tutta la notte nella discoteca. Lola beve molto alcol e danza con il
proprietario, mentre il fidanzato con aria da gangster serve a tenere
lontani altri potenziali partner di ballo. Tashkent, Uzbekistan,
Ambasciatore John Purnell, 26 novembre 2004
11. CASALINGHE
DISPERATE
Davide Frattini per il "Corriere
della Sera" - David Letterman, Desperate Housewives,
Friends e simili sono molto popolari anche in angoli remoti e
tradizionalisti del Paese, dove- ha raccontato XXXXXXXXXX- «non si
vedono più beduini, ma ragazzini vestiti all'occidentale» (...). «I
programmi americani stanno conquistando i sauditi in un modo che Al
Hurra e altri strumenti della propaganda Usa non avrebbero mai potuto» .
Riad, Arabia Saudita, incaricato d'affari David Rundell, 11 maggio 2009
12. GIOVENTÙ
SAUDITA
Davide Frattini per il "Corriere
della Sera" - Tutte le tentazioni sono disponibili- alcol,
droghe, sesso- ma esclusivamente in privato. Questa libertà di indulgere
in passatempi carnali è possibile solo perché la polizia religiosa non
interviene, quando tra i partecipanti ci sono membri della famiglia
reale o qualcuno che appartiene al loro circolo di fedeli (...). Abbiamo
saputo che alcuni ospiti alla festa erano prostitute (...). L'uso di
cocaina e hashish è diffuso in questi circoli. Gedda, Arabia Saudita,
console Martin Quinn, 18 novembre 2009
13. LA SIGNORA
ARAFAT
Davide Frattini per il "Corriere
della Sera" - In una conversazione telefonica con
l'ambasciatore, Suha Arafat ha attribuito la sua cacciata all'ostilità
personale della first lady Leila Ben Ali (a Suha è stata revocata la
cittadinanza tunisina mentre era in vacanza a Malta, ndr). Ha elencato
una serie di accuse: il presidente Ben Ali fa solo quello che sua moglie
gli ordina; Leila Ben Ali e la sua famiglia stanno depredando il
patrimonio della nazione; i parenti possono fare quel che vogliono
impunemente. Tunisi, ambasciatore Robert Godec, 16 novembre 2007
14. UN MATRIMONIO
ALLA CAUCASICA
Davide Frattini per il "Corriere
della Sera" - Gadzhi Makhacev (il padre dello sposo, ndr)
ci ha dato un passaggio in Rolls Royce, ma lo spazio per le gambe era
limitato da un kalashnikov sotto ai nostri piedi (...). Attorno alle 8,
il locale è stato invaso da dozzine di mujaheddin armati per l'entrata
trionfale di Ramzan Kadyrov (il presidente ceceno, ndr), vestito in
jeans e maglietta (...). Ramzan si è messo a danzare goffamente con la
pistola automatica ricoperta d'oro infilata nei pantaloni. Mosca,
Federazione Russa, vicecapo missione Daniel Russell 31 agosto 2006
15. DALL'ITALIA
SOLDI ALL'AFRICA DOPO LO SFOGO DI BONO CON IL PREMIER...
Da "La
Stampa" - Durante il G8 all'Aquila nel 2009 Berlusconi
avrebbe deciso di non toccare i fondi per l'Africa solo per «per evitare
le critiche di Bono e compagni». Lo scrive il Guardian, che pubblica un
dispaccio del 23 luglio 2008 inviato dall'ambasciata Usa di Roma e
siglato da Ronald P. Spogli. Secondo William Meara, consigliere
economico dell'ambasciata americana a Londra, nonostante il governo
avesse iniziato un taglio consistente delle spese, il premier avrebbe
deciso di non toccare le risorse destinate al continente a forma di
cuore proprio per evitare brutte figure con la star.
«L'Italia - si
legge nel cable pubblicato dal britannico Guardian, partner di
Wikileaks, fornisce aiuto a 36 Paesi in Africa. La priorità è per
Etiopia, Mozambico, Eritrea, mentre Sudan, Egitto e Mauritania sono
minori».
Di fronte alle
voci critiche avanzate nei confronti dell'Italia da Ong come quella di
Bono Vox, «il sistema degli aiuti italiano è superato ed eccessivamente
focalizzato sui progetti di infrastruttura», si legge nel dispaccio Usa,
il governo ha risposto che ci sono molti problemi «procedurali».
I rapporti tra il
leader degli U2 e il Cavaliere sono burrascosi fin dal 2006, quando Bono
aveva accusato Berlusconi di aver sfruttato la sua immagine durante la
campagna elettorale. Nella brochure inviata agli elettori, infatti, il
premier aveva inserito un testo in cui la rockstar ringraziava il
governo per gli aiuti nella lotta contro la povertà.
In una lettera
aperta, Bono si era detto dispiaciuto: «Mister Berlusconi, ho visto il
suo album e mi sento sfruttato», così il leader degli U2. «Sarei
profondamente onorato di vedere il mio nome nel manifesto di un leader
con programmi chiari per mantenere le sue promesse fatte ai Paesi più
poveri. Per ora lei non ha offerto nessun chiarimento, anche se
fortunatamente c'è ancora tempo».
Dal rapporto
confidenziale del 2008 si scopre così che Berlusconi aveva «paura di
perdere la faccia». Timori che agli uomini dell'ambasciata avrebbe
riportato Fabrizio Nava, il capo dell'Ufficio Territoriale per l'Africa
Subsahariana. 20-12-2010]
|
|
WIKI-CHRISTMAS -
ASSANGE AI DOMICILIARI, PASSERÀ IL NATALE A SMANETTARE WIKILEAKS IN UNA
MEGAVILLA INGLESE, OSPITE DI UN EX SOLDATO E CORRISPONDENTE DI GUERRA
MILIONARIO - L’11 GENNAIO L’UDIENZA SULLA CERTA ESTRADIZIONE IN SVEZIA
PER INSUFFICIENZA DI CONDOM - MA L’AMERICA GLI AVVELENA IL PANETTONE: LE
CHAT TRA LA GAIA TALPA MANNING E IL SERGENTE LAMO (CHE HA FATTO
RINCHIUDERE MANNING IN UNA GALERA MILITARE) INCASTREREBBERO IL BIONDO
JULIAN PER AVER COSPIRATO CONTRO GLI STATI UNITI - E BRUNETTA SE LA
PRENDE CON L’ “AMBASCIATOR PORTA PENE
1- «AMBASCIATORE
TRASMETTA ANCHE LE BUONE NOTIZIE»...
R. Ba. per il "Corriere
della Sera" - «Caro ambasciatore Thorne, anche sulle buone
notizie come questa potresti fare un cable a Washington per informare
gli Stati Uniti» . La frecciata arriva secca e inaspettata dal ministro
della Funzione pubblica Renato Brunetta alla fine del suo intervento.
La buona notizia,
spiegata dal ministro al convegno del Centro studi di Confindustria,
riguarda il primato dell'Italia - certificato da un rapporto della
Commissione europea- sul fronte dell'egovernment. David Thorne, autore
di alcuni cable rivelati da Wikileaks in cui sostiene che i decreti
Romani aiutano Mediaset e danneggiano Sky, si rivolge verso il
presidente di Confindustria Emma Marcegaglia per commentare l'uscita di
Brunetta che subito aggiunge: «Una battuta così dovevi aspettartela».
2- ASSANGE LIBERO: "LA GIUSTIZIA NON È MORTA"
Fabio Cavalera per il "Corriere
della Sera"
«È bello sentire
di nuovo l'aria fresca di Londra. Grazie a tutta la gente che in ogni
parte del mondo ha avuto fede in me» . Julian Assange non torna nella
cella che fu di Oscar Wilde nel carcere di Wandsworth e dove è rimasto
in isolamento nove notti. «Non c'è pericolo di fuga» : l'Alta corte di
giustizia gli ha imposto la cauzione di 240 mila sterline, ma gli ha
concesso gli arresti domiciliari nella lussuosa villa nel Suffolk, la
campagna inglese orientale, che è di proprietà di uno dei suoi sette
garanti, l'ex capitano dei granatieri Vaughan Smith.
Assange potrà pure
riprendere a lavorare nell'attesa che la magistratura decida se
estradarlo alla Svezia per il contestato stupro di due donne e
nell'attesa che si muovano gli Stati Uniti. Il giudice lo ha avvertito
ieri che l'estradizione in Svezia è «quasi certa» , scrive il Guardian.
Inoltre, il
dipartimento di Giustizia, secondo il New York Times, sta cercando prove
dei collegamenti fra Assange e Bradley Manning, l'analista militare che
ha violato gli archivi informatici della diplomazia Usa. Gli Usa sono
pronti ad accusarlo di cospirazione, reato che gli potrebbe costare
l'ergastolo.
Assange ha detto
ieri d'essere vittima di un complotto americano orchestrato con l'aiuto
dell'intelligence svedese. Teme l'estradizione in America: i suoi
avvocati sarebbero venuti a conoscenza di «voci non confermate» secondo
cui gli Usa lo avrebbero già incriminato.
L'hacker
australiano, alle diciotto e qualche minuto, esce sorridente dall'aula
dell'appello perché il magistrato si è convinto che l'imputato si è reso
disponibile con Scotland Yard agli accertamenti sulle violenze sessuali
a Stoccolma. Assange rende omaggio all'Alta corte («la giustizia non è
ancora morta» ), promette di farsi portavoce dei tormenti dei detenuti
«in confino solitario» e rilancia la sua battaglia: «Spero di continuare
a lavorare e di sostenere la mia innocenza» .
Potrà seguire la
divulgazione dei documenti segreti: una portavoce di Wikileaks ha fatto
sapere che «le linee Internet del Suffolk funzionano a dovere» . C'è
stato un po' di tira e molla legale. I garanti richiesti da due sono
saliti a sette (oltre a Vaughan Smith e Sarah Saunders, ci sono l'ex
ministro laburista Lord Evans, il Nobel della biologia sir John Sulston,
il saggista Philip Knightley, l'editore e poeta Felix Dennis, la
baronessa verde Tracy Worcester).
Il deposito della
cauzione ha portato via quasi 4 ore. Assange dovrà indossare un
braccialetto elettronico, non potrà uscire di casa dalle 10 alle 14 e
dalle 22 alle 2 di mattina e dovrà presentarsi ogni giorno alle 18 ad
una stazione di polizia. Resta un piccolo giallo: chi si è opposto alla
liberazione?
La Svezia ha
smentito d'avere sollecitato martedì l'appello quando l'imputato era
ormai a un passo dal rilascio. «Una decisione solo britannica» .
L'ufficio della pubblica accusa britannica, il Crown Prosecution
Service, smentisce: «Noi operiamo come agenti del governo svedese» . Chi
mente?
3- GLI USA:
"ASSANGE È UN COSPIRATORE ADESSO ABBIAMO LE PROVE" - L'HACKER SPIEGÒ AL
SOLDATO MANNING COME PASSARGLI I CABLO...
Maurizio Molinari per "La
Stampa"
Con Julian Assange
libero su cauzione in Gran Bretagna e la Svezia impegnata a ottenerne
l'estradizione, il ministero della Giustizia statunitense lavora a pieno
ritmo all'incriminazione del fondatore di Wikileaks, ipotizzando a suo
carico il reato di «cospirazione a fini spionistici».
A rivelare quanto
sta avvenendo è la pubblicazione di stralci di documenti dell'indagine
sul magazine «Wired», insieme ad alcune indiscrezioni riportate dal «New
York Times». Ne emerge un castello accusatorio imperniato sulla
testimonianza di Adrian Lamo, l'ex hacker cui il soldato Bradley Manning
rivelò di essere la fonte della fuga di documenti segreti americani
verso Wikileaks. Lamo è un personaggio chiave perché è stato lui a
consegnare alla giustizia Manning, detenuto dalla scorsa primavera in un
carcere militare in Virginia e considerato a tutt'oggi l'unica fonte di
tutti i documenti - militari e diplomatici - resi pubblici da Wikileaks.
Il punto è che
Lamo e Manning si scambiarono messaggi digitali in una chat su Internet
e il soldato si espresse in maniera tale da far intendere uno stretto
coordinamento con Assange. In particolare Manning avrebbe spiegato
all'ex hacker di essere stato in contatto con Assange prima di scaricare
dalla rete militare i documenti del Pentagono e del Dipartimento di
Stato, inviando in Islanda un «campione» di documenti per stabilire il
contatto con Wikileaks.
E sarebbe stato
poi Assange a inviargli dettagliate istruzioni per consentirgli di
caricare i documenti su un sito Internet collegato a Wikileaks, creato
per proteggere gli informatori anonimi. «Wired» ha pubblicato alcuni
estratti delle conversazioni fra Manning e Lamo ma non quelle inerenti
Assange che comunque, secondo il «New York Times», sarebbero dettagliate
al punto da consentire alla task force di investigatori federali di
sostenere la presenza di una «cospirazione» fra Wikileaks e il soldato.
Si tratta di un
tassello giuridico di primaria importanza per arrivare a elaborare
un'accusa che accomuna Assange e Manning in un'operazione di «spionaggio
ai danni degli Stati Uniti» con danni alla «sicurezza nazionale» sulla
base dell'«Espionage Act» del 1917 e del «Computer Fraud and Abuse Act»
del 1986.
Fino a questo
momento infatti la difesa legale di Assange dall'accusa di spionaggio
consiste nel sostenere di essere stato solo un «utente passivo» di
Manning, limitandosi a ricevere quanto il soldato aveva deciso in
solitudine di rubare al governo federale. È tale nodo giuridico che
finora ha impedito al Dipartimento di Giustizia di emettere un mandato
di cattura nei confronti del fondatore di Wikileaks ma l'esistenza di
prove concrete sul «complotto» consentirebbero di scioglierlo.
Prima che il
ministero guidato da Eric Holder possa intervenire nel braccio di ferro
fra i giudici di Londra e Stoccolma, restano da definire alcuni dettagli
non secondari: innanzitutto la solidità legale di una conversazione
attraverso una chat di Internet e in secondo luogo l'accettabilità da
parte di un tribunale delle dichiarazioni di Manning, detenuto in
isolamento, senza ancora un avvocato e, a quanto finora trapelato,
ignaro delle accuse formulate contro di lui.
Le modalità della
detenzione di Manning ricordano quelle dei prigionieri di Guantanamo e,
sebbene si tratti di un soldato soggetto alla giustizia militare,
potrebbero sollevare obiezioni in sede di dibattimento.
La tesi di Daniel
Richman, giurista della Columbia University di New York, è che la scelta
di Holder di puntare sul reato della «cospirazione» a monte della fuga
di notizie piuttosto che su quello della loro pubblicazione abbia come
obiettivo di limitare l'azione legale alla persona di Assange, evitando
di coinvolgere i giornali che ne hanno divulgato il materiale.
17-12-2010]
|
BORGHEZIO
DIFENDE ASSANGE...
Mario Borghezio difende Julian Assange. «Non condivido pienamente la sua
iniziativa» ha dichiarato l'eurodeputato leghista al Parlamento europeo
«ma i cittadini hanno diritto di sapere con trasparenza».(A.M.A.)17-12-2010 |
|
UNA TRAPPOLA PER
WIKILEAKS - LE ACCUSE DI STUPRO ERANO SOLO UN MODO PER FERMARE ASSANGE E
PRENDERE TEMPO - IN UN PAESINO VICINO AL PENTAGONO SI è RIUNITO UN GRAN
GIURì PER VALUTARE SE LE PROVE CONTRO WIKILEAKS BASTANO A INCRIMINARE IL
BIONDO JULIAN - L’IPOTESI BRADLEY MANNING: SE LA GIUSTIZIA AMERICANA LO
DICHIARASSE COMPLICE DELL’ANALISTA DELL’ESERCITO USA CHE HA GIRATO I
CODICI DI ACCESSO ALLE E-MAIL DELLE AMBASCIATE, DA SEMPLICE GIORNALISTA
ASSANGE DIVENTEREBBE UNA SPIA, E ALLORA ADDIO PRIMO EMENDAMENTO
Francesca Paci per
"La
Stampa"
Il destino di
Julian Assange potrebbe essere deciso domani, quando l'evanescente
hacker australiano lascerà il carcere vittoriano di Wandsworth per
presentarsi all'udienza con il giudice Riddle. Ma la sua vita è già un
romanzo e non si esaurisce nello spionaggio geopolitico. Il legale
svedese Bjorn Hurtig sostiene d'avere le prove della cattiva fede delle
due testi che lo accusano di violenza sessuale. Avevano uno scopo,
spiega al Mail on Sunday.
Ma assomiglia
tanto alla vendetta d'amore: «Per quel che ho visto nei documenti della
polizia svedese quando le donne sono andate a denunciare Assange hanno
mentito e avevano un obiettivo che non ha nulla a che fare con i reati.
Era più gelosia o delusione da parte loro. Posso dimostrare che almeno
una di loro aveva grandi aspettative di qualcosa che sarebbe successo
con Julian».
Intanto però i
veri avversari di Assange nella partita per la verità affilano armi più
sofisticate di quelle della seduzione. Secondo il suo avvocato inglese
Mark Stephens gli Stati Uniti vorrebbero consegnarlo alla giustizia
americana attraverso una speciale giuria incaricata di stabilire se le
prove raccolte contro qualcuno bastino per un processo penale.
«So dagli svedesi
che c'è un gran giurì ad Alexandria, vicino al Pentagono, che indaga
segretamente sulle accuse ad Assange: se sarà estradato in Svezia le
autorità deferiranno la materia agli americani» ha raccontato Stephens
ad Al-Jazeera lasciando intendere che le imputazioni sessuali
servirebbero a depistare dalla costruzione di un dossier serio. Che la
storia stia diventando qualcosa più grosso di quanto effettivamente
rivelato?
È l'ipotesi del
Sunday Times che ricostruisce le manovre di Washington per convincere il
soldato Bradley Manning, la gola profonda rea d'aver passato al
misterioso paladino della trasparenza tonnellate di documenti top
secret, a nominarlo complice e renderlo incriminabile per spionaggio.
«Sono deluso dalla
giustizia svedese» ripete Assange, capelli arruffati e dolcevita avana,
nello spezzone del nuovo documentario che la Cnn manda in onda a
ripetizione. Altro per ora non può dire. Ma chi volesse sapere di più
del suo cyberanarchismo non ha che da sintonizzarsi stasera alle 21 sul
canale Music Box per ascoltare l'intervista registrata a luglio.
«È preoccupante
che i media di tutto il mondo stiano lavorando talmente male che un
piccolo gruppo di attivisti riesce a pubblicare un numero di
informazioni maggiori di quelle di tutta la stampa mondiale messa
insieme» afferma il fondatore di Wikileaks. E pazienza se la stragrande
maggioranza delle news diffuse dalla Rete provengono da media
tradizionali. Il mezzo vale più del messaggio: «Le informazioni ci
arrivano in vari modi, a partire dalla posta ordinaria. Utilizziamo
crittografie all'avanguardia per far rimbalzare il materiale su
Internet, coprire le tracce, passare attraverso giurisdizioni legali
come la Svezia e il Belgio per attuare le protezioni legali».
Mentre il popolo
di Wikileaks si prepara contro l'estradizione e gli «hacktivisti» di
Anonymous, i sabotatori di MasterCard, Visa e Paypal, minacciano
d'impallare per un giorno il sito del Crown Prosecution Service e altri
servizi giudiziari britannici, un intellettuale come Stephen M. Walt,
senior di Harvard, affida a Foreign Policy la sua provocazione: se
arrestiamo l'insider Assange dovremmo arrestare anche Bob Woodward,
l'autore del Watergate?
13-12-2010]
|
|
. ASSANGE DORMIVA
NEL CLUB STAMPA...
Dal "Corriere della Sera" - Letto basso, un piccolo armadio, scrivania
di legno, Internet e tv: prima dell'arresto, mentre il mondo si chiedeva
dove fosse finito, Julian Assange dormiva in una camera all'ultimo piano
del Frontline Club di Paddington, club di giornalisti londinese nato nel
2003 in memoria di colleghi scomparsi della Frontline Tv News Agency. Il
direttore Vaughan Smith ha detto all'Ansa: «Assange è una persona
interessante. Non lo abbiamo tenuto nascosto, mangiava al nostro
ristorante, ha pagato per l'uso della stanza. Sono certo che abbiamo
fatto la cosa giusta». 09-12-2010]
10. GIUDICE AJA,
USA DEVONO ASPETTARE PROCESSO. PRIMA SCONTI PENA IN SVEZIA E POI IN
USA...
(ANSA) - Prima di essere tradotto negli Stati Uniti, Julian Assange,
mente di Wikileaks, dovrà essere processato in Svezia e, se condannato
per stupro, scontare la pena in quel Paese, prima di poter affrontare un
altro processo negli Usa. E' il percorso indicato da Fausto Pocar,
giudice alla Corte penale internazione dell'Aja per i crimini contro la
ex Jugoslavia, intervistato dal Sole 24 Ore. Dalla Svezia è arrivata una
richiesta di un mandato d'arresto europeo per Julian Assange, per il
reato di stupro.
Ora, una corte
inglese deve decidere sulla consegna al Paese scandinavo. Se gli Stati
Uniti volessero il volto di Wikileaks per processarlo, dovrebbero fare
una domanda di estradizione. "A quel punto, una corte inglese -
sottolinea Pocar - dovrà valutare a quale Paese dovrà essere consegnato
Assange che, non dimentichiamo, è un cittadino australiano e non risulta
avere commesso reati in Inghilterra". Il criterio per stabilire le
priorità, secondo il giudice internazionale, sarebbe quello cronologico
e in questo caso "la Svezia è senz'altro arrivata in anticipo". 09-12-2010]
11. HACKER
ATTACCANO SITO GOVERNO SVEZIA...
(ANSA-AFP) - Il sito internet del governo svedese è stato attaccato oggi
da alcuni hacker, come riporta il tabloid Aftonbladet, mentre si
moltiplicano gli attacchi in rete da parte dei sostenitori del sito
Wikileaks e del suo fondatore Julian Assange. Secondo il tabloid, che
non precisa l'origine dell'attacco, il sito del governo svedese
http://www.regeringen.se è stato inaccessibile per alcune ore nella
notte tra mercoledì e giovedì. Questa mattina, il sito è normalmente
funzionante.
Una portavoce del
governo, Mari Ternbo, ha dichiarato di non essere in grado di confermare
che un cyber-attacco abbia effettivamente coinvolto il sito, precisando
di non voler commentare le questioni relative alla sicurezza.
Dall'arresto del fondatore di Wikileaks Julian Assange martedì scorso a
Londra, a seguito di un mandato di cattura per stupro in Svezia, vari
attacchi informatici sono stati registrati contro il sito della procura
della Repubblica svedese ed il sito dell'avvocato delle due donne
svedesi all'origine della denuncia.
12. HACKER
FILO-ASSANGE, PRESTO NUOVI ATTACCHI...
(ANSA) - E' cominciata una "guerra di dati" in rappresaglia per i
tentativi di bloccare Wikileaks e nuovi attacchi arriveranno nelle
prossime ore per proteggere la libertà di Internet. Lo ha detto alla
radio della Bbc un portavoce di Anonymous, il gruppo di hacker che hanno
messo a terra siti web di societa" come Mastercard e Visa.
"Anonymous ha
preso di mira società che hanno deciso di non trattare con Wikileaks:
Amazon, Mastercard, Visa e Paypal", ha confermato il portavoce, che si
fa chiamare Coldblood. "La campagna non è finita e va ancora forte.
Molte persone si stanno unendo a noi e sono sempre più numerosi quelli
che scaricano lo strumento che permette di condurre attacchi di denial
of service".
13. FACEBOOK E
TWITTER ELIMINANO GLI HACKER PRO-ASSANGE...
Dal "Financial Times"
http://bit.ly/eRXHAD - I due social network hanno eliminato
gli account degli organizzatori di Operation Payback (operazione
ritorsione). Gli hacker avevano usato i siti, creando gruppi e
sfruttando le chat, per coordinare gli attacchi a Mastercard, Paypal,
Visa e Amazon, rei di aver agito per danneggiare Wikileaks.
09-12-2010]
|
|
1- UN MORTALE
DUELLO FRA DUE EROI DI UN NUOVO MONDO. JULIAN ASSANGE E BARACK OBAMA -
2- OBAMA, OGGI: DIVORATO DAL SISTEMA DEL POTERE AMERICANO, COLUI CHE
VINSE GRAZIE AL WEB SI è TRASFORMATO IN UN "REPRESSORE FASCISTA" DELLA
COMUNICAZIONE, - 3- IL SENATORE DEMOCRATICO JOE LIEBERMAN HA CHIESTO
L’ESTRADIZIONE DI ASSANGE NEGLI USA PER SPIONAGGIO E LA GALERA PER IL
"NEW YORK TIMES" E GLI ALTRI MEDIA - 4- "OPERAZIONE RITORSIONE": TUTTI I
SITI MONDIALI DELLA MASTERCARD IERI SONO STATI OGGETTO DI SERVIZIO
NEGATO, DOPO CHE LA SOCIETÀ DI CREDITO HA BLOCCATO I TRASFERIMENTI DI
DENARO A WIKILEAKS. NEL MIRINO SONO FINITI ANCHE IL SITO WEB DELLA
PROCURA SVEDESE E L’EMAIL DEL LEGALE CHE RAPPRESENTA LE DUE DONNE CHE
HANNO ACCUSATO IL FONDATORE DI WIKILEAKS DI SESSO CONSENZIENTE MA NON
PROTETTO. SOTTO TIRO ANCHE IL SITO DI SARAH PALIN, LA PALADINA
CONSERVATRICE DEL TEA PARTY: GLI HACker HANNO DISABILITATO LE SUE CARTE
DI CREDITO E QUELle DEL MARITO
1- WIKILEAKS, IL
WEB SI MOBILITA: "LIBERATE SUBITO ASSANGE"
Anna Masera per
La Stampa
«La trappola si è
attivata, i poteri oscuri sono entrati in azione. Dopo quello che
abbiamo visto finora, possiamo concludere che fa parte di un piano più
grande»: la dichiarazione ieri di Mark Stephens, uno degli avvocati di
Julian Assange, è condivisa su Internet da molti suoi simpatizzanti.
Perchè se è vero
che il fondatore di Wikileaks ha nemici potenti, ha anche molti amici. A
partire dall'opinione pubblica in Rete: nei sondaggi i voti sono a
favore della causa di Assange (su LaStampa.it supera l'80 per cento),
mentre le manifestazioni di solidarietà emergono un po' ovunque, da
Facebook a Twitter ai blog ai commenti nei forum dei principali giornali
online.
C'è la ribellione
degli internauti che, indignati per il blocco delle donazioni da parte
del sistema di pagamenti online americano Paypal, hanno deciso di
boicottarlo e disattivare l'abbonamento. Una protesta di portata tale da
costringere Paypal a giustificarsi: «Lo abbiamo fatto perchè il
Dipartimento di Stato ci aveva detto che quel che stavano facendo era
illegale», confermando così le pressioni Usa contro l'organizzazione di
Assange.
L'islandese
DataCell, che permette a Wikileaks di ricevere donazioni, ha denunciato
la Visa per aver sospeso i suoi versamenti al sito. C'è però anche la
rivolta degli hacker, quegli esperti informatici che fanno a gara in
questi giorni a lanciare manifesti di sostegno e annunciare attacchi
contro i siti di Stati, banche e società che hanno boicottato il network
dedicato alla fuga di notizie.
Alcuni si
definiscono «cavalieri Jedi» e considerano Julian il loro «Maestro
Yoda». Ma i più incattiviti hanno cominciato a «bucare» le pagine Web e
a distribuire programmi «DoS» («denial of service»), cioè che rendono
inaccessibile un sito per un eccesso fittizio di richieste: gli stessi
utilizzati da chi ha bloccato Wikileaks.
Così, le
incursioni degli hacker filo-Assange si moltiplicano: LaStampa.it ha
avuto nella notte la prova che lo stesso sito dell'Interpol è stato
bucato dagli hacker, per dimostrare quanto poco sicuri siano i segreti
nella società dell'informazione digitale. Tutti i siti mondiali della
Mastercard ieri sono stati oggetto di servizio negato, dopo che la
società di credito ha bloccato i trasferimenti di denaro a WikiLeaks.
Nel mirino sono
finiti anche il sito web della procura svedese e l'email del legale che
rappresenta le due donne che hanno accusato il fondatore di Wikileaks di
sesso consenziente ma non protetto. Sotto tiro anche il sito di Sarah
Palin, la paladina conservatrice del Tea Party: gli hakeck hanno
disabilitato le sue carte di credito e quel del marito Todd.
Tra coloro che
tifano per il fondatore di Wikileaks c'è gente che ha maneggiato quei
segreti per decenni e ritiene che rivelarli sia più utile che tenerli in
un cassetto: un gruppo di ex agenti della Cia e dell'Fbi ed ex ufficiali
del Pentagono, tra cui quel Daniel Ellsberg, che nel 1971 fornì a New
York Times e Washington Post i Pentagon Papers. «Ogni attacco fatto a
Wikileaks e a Julian Assange è un attacco a me e alla decisione di
rendere noti i Pentagon Papers» ha dichiarato.
A firmare il suo
appello su Accuracy.org anche l'ex ambasciatore britannico in
Uzbekistan, Craig Murray, e Larry Wilkerson, ex capo di gabinetto di
Colin Powell. Non mancano dichiarazioni di simpatia da parte di leader
politici: il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha espresso
soddisfazione per le indiscrezioni che rivelano quanto i paesi arabi
temano il nucleare iraniano; per il leader libico Muammar Gheddafi
«mette a nudo l'ipocrisia Usa»; mentre una fonte del Cremlino avrebbe
commentato con ironia che Assange andrebbe «candidato al premio Nobel».
L'Australia, il
Paese natale di Assange, sotto la pressione dei suoi concittadini ha
cominciato a fornirgli assistenza consolare e il ministro degli Esteri
ha detto che la responsabilità della fuga di notizie è degli Usa.
Intanto, Wikileaks
ha ripreso a funzionare su una miriade di siti alternativi e le sue
rivelazioni vengono pubblicate quotidianamente sui giornali di tutto il
mondo, tanto che il figlio ventenne di Assange, Daniel, su Twitter fa
notare che se suo padre fosse ritenuto colpevole per la diffusione dei
documenti segreti, ogni singolo giornale che ha pubblicato i dispacci è
«ugualmente colpevole».
Il senatore Joe
Lieberman ha chiesto l'estradizione di Assange negli Usa per spionaggio
e la galera per il New York Times e gli altri media che hanno pubblicato
i documenti del Cablegate. «Abbiamo fatto giornalismo responsabile,
legale e importante per una società democratica» ha replicato il New
York Times. La Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) ha
accusato gli Usa di «attaccare la libertà di espressione». Oggi Assange
incontrerà i suoi legali: si è aggiunto Geoffrey Robertson, esperto in
diritti civili e in estradizioni. Il timore? Che la Svezia lo consegni
agli Usa.
2- OBAMA, SUL WEB
LA VENDETTA DELLA STORIA
Lucia Annunziata per
La Stampa
Un mortale duello
fra due eroi di un nuovo mondo. L'arresto del fondatore di Wikileaks fa
esplodere anche, fra le tante cose, un conflitto fra due eroi moderni,
appunto, entrambi espressione della rivoluzione che il web ha operato
nella politica e nella informazione, entrambi nati dentro e per buona
parte grazie alla rete - Julian Assange e Barack Obama.
Del legame fra
Julian e la Rete sappiamo, ovviamente, tutto. Ma pochi sembrano
ricordare in questi giorni quanto intrecciata sia con Internet anche la
presidenza Obama. Il «cambio» che portò due anni fa il candidato
democratico a Washington nacque in effetti proprio dal web e fu proprio
l'uso di questo nuovo strumento a certificarne la rottura con il
passato. Quando Barack Obama si affacciò sulla scena delle primarie, il
suo nome era quello di un brillante ma marginale politico.
Rispetto al
sistema poderoso, oleato, iperistituzionalizzato della macchina da
guerra dei Clinton la sua campagna elettorale apparve per molti lunghi
mesi una sorta di speranzoso tentativo, destinato a dare i suoi frutti
in un futuro distante. Nella sorpresa generale Obama vinse invece una
elezione dopo l'altra nelle primarie, Stato dopo Stato, con una tattica
che - poi gli analisti se ne sarebbero resi conto - combinava la
riscoperta del più tradizionale strumento politico, il contatto a pelle
con le persone, e il più innovativo degli strumenti di aggregazione, il
web appunto.
Una squadra di
giovani che fu descritta come «miracolosa» mise in piedi il più
capillare network politico che avesse visto la rete: email inviate ogni
giorno, possibilità di contattare il gruppo intorno al candidato quasi
minuto per minuto, calendari e agenda aggiornati al momento.
Se si ricorda, su
rete venne lanciata una campagna di raccolta di contributi individuali
dei sostenitori di Obama, che azzerò il senso stesso di quelle adunate
per ricchi con cui fino ad allora si erano identificate le raccolte dei
fondi. Tra Hillary che andava alle cene di New York per cercare
donazioni, e Obama che raccoglieva su rete i suoi pochi ma valorosi
spiccioli, la differenza divenne un marchio di novità e successo per il
futuro presidente.
La rete provò alla
fine di essere - se usata in maniera vasta e socializzata - il modo per
riportare alla politica ampi strati di popolazione che da anni non
votavano più: la vittoria di Obama, come ci dicono le statistiche, è
stata dovuta in particolare al ritorno alle urne di giovani che vennero
da lui convinti a votare proprio grazie alla novità del suo modo di far
politica.
L'affetto e la
gratitudine del nuovo Presidente per la rete si espressero, d'altra
parte, appena eletto, quando, facendo sobbalzare il mondo, annunciò che
lui avrebbe rinunziato a tutto ma non al suo «blackberry», confessandosi
totalmente «dipendente» dalla posta su rete.
Ancora oggi, del
resto, quell'ampio network messo in piedi per le primarie funziona, e
ancora oggi infatti se mai siete stati agganciati allora dalla campagna
elettorale democratica, continuate a ricevere più volte ogni settimana
annunci da parte di Obama che vi chiede questo e vi spiega quello e che
vi invita a rimanere in contatto.
C'è dunque una
sorta di «poetica vendetta» nel fatto che, tra le altre cose, al
Presidente americano sia toccato ora fare la parte del «repressore»
della rete. Che proprio contro di lui il web abbia sganciato, volendolo
o no, una bomba destabilizzante quale è la pubblicazione dei documenti
del Dipartimento di Stato.
È in ogni caso
molto significativo, e certo lacerante per coloro che lo sostengono,
vedere ora Obama nel ruolo di chi chiede l'arresto di Assange che oggi è
il simbolo della libertà di espressione, della efficacia della
trasparenza, del potere della rete. Pagherà un prezzo molto alto il
Presidente per questa sua posizione su Assange - perderà consenso presso
la sua base elettorale più appassionata, più dinamica, più a lui vicina.
Ma, oltre che una
«poetica vendetta» della storia, in questo nuovo ruolo di Obama c'è
tutto il racconto della inevitabilità del potere. La vicenda personale
del Presidente americano, e non solo per quel che riguarda il web,
sembra potersi racchiudere in fondo tutta in questo apologo: il potere
ha le sue leggi e non importa quante promesse puoi fare prima, una volta
conquistato è difficile gestirlo cambiandone la natura. Va detto con
tristezza, non sarà Obama il primo profeta che il sistema ha divorato.
09-12-2010]
|
|
1- TUTTA COLPA DEL
CONDOM! COME UN PRESERVATIVO DEL CAZZO CHE SI ROMPE SUL MOMENTO PIù
BELLO HA PORTATO ALL’ARRESTO DELL’UOMO Più RICERCATO DEL MONDO - 2-
COS’HANNO IN COMUNE SARAH, FEMMINISTA RADICALE, CREATRICE DEL MANUALE
PER VENDICARSI (IN TRIBUNALE) DEGLI AMANTI INFEDELI, E JESSICA, GIOVANE
PAESANOTTA, FAN DEL BIONDO DI WIKILEAKS? ENTRAMBE HANNO SCOPATO CON
ASSANGE, ALL’INSAPUTA L’UNA DELL’ALTRA. LO HANNO SCOPERTO E, INCAZZATE,
LO HANNO DENUNCIATO PER STUPRO. LA SUA COLPA? PUR ESSENDO TUTTI
CONSENZIENTI, CON SARAH IL PROFILATTICO SI è ROTTO, E CON JESSICA NON HA
VOLUTO USARLO… - 3- IL 39ENNE ASSANGE HA UN FIGLIO NATO DA UNA RELAZIONE
FINITA CIRCA 20 ANNI FA - 4- "SARAH" è ANNA ARDIN, E SI SAPEVA. MA
L’IDENTITà DI "JESSICA" è APPENA VENUTA ALLA LUCE. SI TRATTA DI SOFIA
wilén. ECCO LE FOTO
Dagotraduzione di
Richard Pendlebury per il "Daily Mail"
http://bit.ly/eqQ6vM
La storia comincia
l'11 agosto di quest'anno, quando Assange è arrivato a Stoccolma. Era
stato invitato per essere il principale oratore a un seminario sul ruolo
dei media in guerra, organizzato dal partito di sinistra "Brotherhood
Movement".
La referente per
l'organizzazione era una funzionaria del movimento, che chiameremo
Sarah. Una bionda attraente, Sarah è conosciuta come una "femminista
radicale". Trentenne, ha girato il mondo sostenendo varie cause alla
moda.
Quando era
ricercatrice all'università, non solo è stata la protetta di una
professoressa femminista militante, ma è stata anche nominata
"funzionario incaricato di garantire l'equità sessuale nel campus
universitario". Combattere la discriminazione maschilista in tutte le
sue forme, comprese le molestie sessuali, era la sua specialità.
Sarah e Assange
non si erano mai incontrati. Ma, in una serie di conversazioni via
internet e telefono, si sono messi d'accordo: lei lo avrebbe ospitato
nel suo piccolo appartamento nel centro di Stoccolma. Gli aveva detto
che sarebbe arrivata in città il giorno stesso del seminario.
Quello che è
successo nei giorni seguenti - oltre a gettare molta luce sulle
caratteristiche delle due donne coinvolte - mostra che anche se il
fondatore di Wikileaks non ha commesso nessun reato, è sicuramente un
uomo dal forte appetito sessuale al quale non dispiace sfruttare la sua
fama.
Sarah è tornata a
Stoccolma con un giorno di anticipo, venerdì. Avrebbe dichiarato alla
polizia: "Lui (Assange) era a casa quando sono tornata. Abbiamo parlato
un po' e deciso che sarebbe rimasto da me."
I due sono poi
andati a cena in un ristorante lì vicino. Al ritorno a casa, hanno fatto
sesso. Entrambi hanno raccontato che un preservativo si è rotto - un
evento che assumerà un grande significato.
In quel momento,
comunque, nessun problema: anche il giorno dopo, grande intesa tra i
due, con Sarah che organizza una festa in onore di Assange a casa sua.
Sabato, però, era
anche il giorno del seminario. Si teneva al quartier generale del
sindacato svedese. In prima fila, con uno sgargiante golfino rosa (si
può vedere nella registrazione del seminario su Youtube), c'è una
graziosa ventenne che chiameremo Jessica. Lei è la ragazza di Enkoping.
(Due miei contatti mi hanno detto essere un'impiegata del comune).
Jessica dirà poi
alla polizia di aver visto Assange, per la prima volta, poche settimane
prima, in tv. Lo aveva trovato "interessante, coraggioso e ammirevole".
Per questo, ha cominciato ad appassionarsi alla saga di Wikileaks, e
quando ha scoperto che sarebbe venuto a Stoccolma, ha contattato il
Brotherhood Movement per offrirsi come volontaria al seminario.
Anche se la sua
offerta non fu accettata, ha comunque partecipato al seminario e fatto
moltissime foto durante l'intervento di Assange, durato 90 minuti.
Alla fine del
seminario, era rimasta in sala quando Assange - che ha un figlio da una
relazione finita circa 20 anni fa - lascia l'edificio per andare a
pranzo con amici.
Qui le
informazioni sono in conflitto. Una fonte dice che è stata lei a
chiedere di unirsi al gruppetto. Un'altra che è stato Assange a
invitarla. Uno degli amici ricorda che Jessica era ansiosa di attirare
l'attenzione di Assange.
In seguito,
Jessica dirà alla polizia che, al ristorante, Assange le ha messo un
braccio intorno al collo. "Ero lusingata. Era chiaro che stesse
flirtando con me".
L'attrazione era
reciproca. Dopo pranzo, i due sono andati al cinema per vedere "Deep
Sea". Secondo il racconto di Jessica, i due si sono trovati in una
situazione di "intimità", e quando, dopo il cinema, sono andati a fare
una passeggiata nel parco, Assange le ha detto che la trovava
"attraente".
Ma doveva andare a
un "crayfish party", una festa estiva della tradizione svedese, ad alto
tasso alcolico,
Jessica gli ha
quindi chiesto se si sarebbero rivisti. "Certo", ha detto il capo di
Wikileaks. Ognuno ha preso la sua strada. Lei è tornata a Enkoping, e
lui è andato al crayfish party in suo onore che si sarebbe tenuto a casa
di Sarah. Potrà sembrarvi strano che una che poi denuncerà Assange per
ciò che è successo la notte prima, la sera dopo organizzi una festa in
suo onore.
Le prove di
stupro, molestie sessuali o coercizione sono davvero scarse - almeno
stando a quanto è di dominio pubblico.
Poche ore dopo la
festa, Sarah avrebbe postato questo messaggio su Twitter: "Seduta
all'aperto...semi-congelata, con le persone più "cool" del mondo. È
davvero fantastico!". Più tardi avrebbe cercato di cancellare questo
messaggio.
Durante la festa,
Assange avrebbe telefonato a Jessica. Poche ore dopo lei si sarebbe
vantata con i suoi amici del suo flirt con lui. A quel punto, gli amici
le avrebbero suggerito di agire: "la palla è nel tuo campo".
Quindi, due giorni
dopo (lunedì), Jessica chiama Assange e si danno appuntamento a
Stoccolma. Si incontrano e decidono di andare a casa di lei, a Enkoping.
Ma lui non aveva contanti per il biglietto del treno, e non voleva usare
una carta di credito, per non essere rintracciato (presumibilmente,
dalla CIA o da altre agenzie).
Così, Jessica
compra entrambi i biglietti.
Era riuscita ad
acchiappare forse l'attivista più famoso al mondo, e dopo essere
arrivati al suo appartamento hanno fatto sesso. Secondo la sua
testimonianza alla polizia, Assange ha usato un preservativo. Il mattino
seguente hanno di nuovo fatto l'amore, ma stavolta lui non ha usato
protezioni.
Jessica avrebbe
dichiarato di essersi arrabbiata per il suo rifiuto di usare un condom.
Ancora, nessuna
prova concreta, di stupro, molestie o coercizione.
In più, la stessa
mattina, la coppia è amichevolmente andata a fare colazione insieme e,
come chiesto da Jessica, Assange le ha promesso di tenersi in contatto.
Lui è poi tornato a Stoccolma, con un biglietto di nuovo pagato da lei.
Quello che succede
dopo è difficile da spiegare.
Jessica sarebbe
stata preoccupata di aver contratto una malattia venerea, o di essere
rimasta incinta: qui è dove la storia prende una strada intrigante.
Avrebbe telefonato a Sarah - che aveva incontrato al seminario, e che
aveva ospitato Assange - e si è confidata con lei sulla notte di sesso
non protetto.
A quel punto,
Sarah le ha detto che anche lei era andata a letto con Assange.
Dopo la loro conversazione, Sarah ha telefonato a un conoscente di
Assange per dirgli che voleva che lasciasse l'appartamento (lui ha
rifiutato, e afferma che lei gli aveva solo chiesto di andarsene tre
giorni dopo, il venerdì di quella settimana).
Dopo aver
riflettuto sul da farsi, il venerdì (20 agosto) Sarah e Jessica sono
andate entrambe alla polizia di Stoccolma dove hanno chiesto consiglio
su come Jessica dovesse muoversi per sporgere denuncia contro Assange.
Secondo una fonte,
Jessica voleva sapere se era possibile forzare Assange a sottoporsi a un
test dell'HIV. Sarah, la navigata combattente femminista, ha dichiarato
che era lì solo per sostener Jessica. Ma ha anche fornito alla polizia
un dettagliato resoconto di quello che era successo tra lei e Assange.
La poliziotta che
ha raccolto le loro dichiarazioni, presumibilmente perché avevano
parlato di un preservativo manomesso e del rifiuto di usare protezioni,
è giunta alla conclusione che entrambe le donne erano vittime: che
Jessica era stata stuprata e che Sarah era stata oggetto di molestie
sessuali.
Assange continua a
insistere che non ha fatto niente di sbagliato, e che i rapporti
sessuali con entrambe le donne erano consensuali.
Era venerdì sera.
Viene convocato un pubblico ministero "di guardia", Maria Kjellstrand.
Anche lei era
d'accordo: Assange andava trattenuto per sospettato stupro.
Il giorno seguente, sabato, Sarah è stata ascoltata di nuovo,
rafforzando le sue accuse di molestie contro assange. Quella sera, i
detective della polizia svedese lo hanno cercato a Stoccolma, ma senza
risultato.
Domenica mattina,
la notizia era già in mano alla stampa.
E' stato anche
detto che le due donne avrebbero contattato un tabloid per massimizzare
il danno da infliggere ad Assange.
A questo punto,
era chiaro che le autorità avevano per le mani un dossier scottante.
Hanno portato di corsa le carte a casa del procuratore generale, che ha
immediatamente scartato l'ipotesi di stupro e archiviato le accuse.
Secondo lei, quello che era successo costituiva al massimo delle
infrazioni di poca importanza.
Ma il caso aveva
cominciato a sfuggire al controllo delle autorità. Sarah dice a un
giornale: "In entrambi i casi, il sesso era consensuale all'inizio, ma
si è poi trasformato in abuso"
Respingendo le
accuse di una trappola internazionale contro Assange, ha aggiunto: "Le
accuse non sono state pilotate dal Pentagono o da altri. La
responsabilità di quello che è successo a me e ad altre ragazze è nelle
mani di un uomo con un'immagine distorta delle donne, che ha un problema
ad accettare la parola ‘no'"
Le due donne si
sono poi rivolte a Claes Borgstrom, un "avvocato dei sessi" che sostiene
una campagna per estendere la fattispecie legale dello stupro per
assicurare più stupratori alla giustizia.
Come risultato di
tutto questo, il caso è stato riaperto, e lo scorso mese l'Interpol ha
diffuso il mandato contro Assange, ricercato per "reati sessuali".
Quello che è
successo dopo, gli appelli degli avvocati di Assange respinti da Corte
d'Appello e Corte Suprema, e le accuse di aver creato un caso politico
per bloccare l'azione di Wikileaks, è storia nota.
Ma c'è
qualcos'altro che è riemerso in questi giorni: nei primi mesi di
quest'anno, Sarah avrebbe pubblicato un post sul suo sito, che da allora
è stato rimosso. Ma una copia è stata recuperata, e diffusa su internet.
Si chiama: "7
misure per vendicarsi legalmente", e spiega come le donne possono usare
i tribunali per render pan per focaccia ad amanti traditori.
Il punto 7 recita:
"Agisci e non perdere di vista il tuo obbiettivo. Assicurati che la tua
vittima soffra quanto hai sofferto tu".07-12-2010]
|
|
POTERI MARCI
GLOBALI HANNO ARRESTATO ASSANGE, HANNO OSCURATO WIKILEAKS, GLI HANNO
TAGLIATO I MEZZI DI PAGAMENTO, LO HANNO CACCIATO DALLE BANCHE? ARRIVA
“OPERATION PAYBACK” (OPERAZIONE RITORSIONE): HACKER PRO-WIKI ALL’ATTACCO
- PER ADESSO, COLPITI PAYPAL E LA BANCA SVIZZERA CHE HA CHIUSO IL CONTO
DI ASSANGE, SI ANNUNCIANO NUOVE AZIONI - INTANTO ANCHE MASTERCARD BLOCCA
I PAGAMENTI - L’APPELLO DEGLI INTELLETTUALI DI SINISTRA AMERICANI AD
OBAMA (CHOMSKY IN TESTA): “RISPETTATE I DIRITTI FONDAMENTALI DI ASSANGE
E LA LIBERTà D’informazione" -
Da "Repubblica.it"
Julian Assange
dovrebbe comparire oggi davanti a una corte di giustizia per ottenere la
libertà provvisoria dietro cauzione, per il mandato di arresto spiccato
dall'Interpol relativo all'inchiesta di stupro aperta in Svezia. Mentre
il cerchio si stringe sempre di più attorno al fondatore di WikiLeaks,
un network di hacker risponde organizzando un attacco informatico contro
PayPal e Postfinance, che hanno bloccato i finanziamenti al sito.
"La banca svizzera
(PostFinance) che ha chiuso il conto a Assange è stata tirata giù oggi
con un Ddos attack (negazione del servizio, lo stesso lanciato in più
occasioni contro i domini di Wikileaks in questi giorni)", recita un
annuncio del gruppo su Twitter. Qualche ora prima, un altro assalto
informatico era stato lanciato contro PayPal, sempre dal gruppo,
denominato Operation Payback, operazione "resa dei conti". Le due
società non hanno confermato la notizia.
Su Twitter, il
gruppo aveva annunciato con anticipo "l'ora X" invitando i membri a
"fare fuoco" al momento convenuto. Operation Payback è un gruppo hacker
di "difensori della pirateria informatica" nato per rispondere ai
tentativi di oscurare Torrent e altri programmi di condivisione dei file
in rete messi in atto da "hacker pagati dalle aziende" per tutelare il
copyright.
"MasterCard si sta
attivando perchè WikiLeaks non possa più accettare i prodotti a marchio
MasterCard", ha detto un portavoce, spiegando che la decisione è
destinata a limitare ulteriormente le fonti di reddito di WikiLeaks.
Le finanze
dell'organizzazione sono state sistematicamente attaccate nelle ultime
ore: le autorità svizzere hanno chiuso un conto corrente utilizzato da
Julian Assange mentre PayPal ha limitato in maniera permanente l'account
utilizzato dal gruppo. La risposta di Wikileaks è stata quella di
sollecitare le richieste di finanziamento con l'appello: "manteneteci
forti".
Il legale di
Assange: Trattiamo la resa. Ieri, l'avvocato inglese del fondatore di
WikiLeaks, Mark Stephens, ha fatto sapere di essere in contatto con
Scotland Yard per organizzare l'interrogatorio del giornalista
australiano, aggiungendo che l'incontro dovrebbe avvenire "a breve".
Altre fonti hanno riferito al quotidiano Guardian che Assange dovrebbe
comparire oggi davanti a una corte di giustizia per trattare la
cauzione.
Secondo il
quotidiano britannico, il fondatore di WikiLeaks avrebbe chiesto ai suoi
sostenitori di farsi garanti per lui e di raccogliere una cauzione
stimata tra le 100.000 E le 200.000 sterline. Assange crede di aver
bisogno di almeno sei persone come garanti. Negli ultimi giorni, il
giornalista avrebbe confidato ad alcuni amici di essere convinto del
ruolo svolto dagli Stati Uniti in tutta la sua vicenda giudiziaria.
Appello
pro-Assange, firma anche Chomsky. Mentre le rivelazioni del sito emerse
dai dispacci riservati della diplomazia Usa continuano ad alimentare
feroci polemiche, un gruppo di intellettuali, fra cui Noam Chomsky, ha
firmato una lettera in favore di Assange, diretta al premier
australiano, Julia Gillard.
Chomsky, docente
di linguistica al MIT (Massachusetts Institute of Technology), molto
critico con la politica estera statunitense, si è unito a un gruppo di
decine di esponenti del mondo intellettuale australiano (scrittori,
giornalisti e avvocati). I firmatari si dicono "gravemente preoccupati"
per la sicurezza del 39enne australiano e chiedono al governo di
affermare pubblicamente l'impegno a tutelare la libertà di comunicazione
e i diritti fondamentali di Assange.
La lettera aperta
chiede anche al premier di fornire sostegno ad Assange e di "compiere
tutto quanto in suo potere per garantire che vengano rispettati i
diritti fondamentali" del patron di WikiLeaks nei procedimenti
giudiziari che lo riguardano.
07-12-2010]
|
|
1-
SCOTLAND YARD SA DOVE SI TROVA ASSANGE. IL RIFUGIO È IN
UNA LOCALITÀ NEL SUD-EST DELL’INGHILTERRA, LA POLIZIA È
IN CONTATTO CON LA SUA SCORTA. L’ARRESTO NON AVVIENE PER
"CARENZA DI CHIARIMENTI" DELLA MAGISTRATURA SVEDESE - 2-
SE LONDRA ESITA, FORSE PER TIMORE DELLE CONSEGUENZE
DELL’ARRESTO, DA WASHINGTON OBAMA PREME AFFINCHÉ IL
FONDATORE DI WIKILEAKS VENGA MESSO IN CELLA - 3- ASSANGE
SBIANCA LA CASA BIANCA: "ABBIAMO GIÀ AFFRONTATO OLTRE
CENTO ATTACCHI LEGALI E NON ABBIAMO MAI PERSO. NON
METTIAMO A RISCHIO VITE UMANE, SONO ALTRI A COPRIRE CON
LA SEGRETEZZA L’UCCISIONE DI CENTINAIA DI MIGLIAIA DI
PERSONE" - 4- GRATTA ASSANGE E SBUCA FUORI ISRAELE:
"LEADER POLITICI COME NETANYAHU HANNO DETTO CHE BISOGNA
IMPARARE A DIRE IN PUBBLICO QUANTO SI AFFERMA IN
PRIVATO" - 4- CON 750 MILA € LE SPESE DI GESTIONE DI
WIKILEAKS VENGONO FINANZIATE PRINCIPALMENTE DA UNA
FONDAZIONE TEDESCA INTITOLATA A UN HACKER DECEDUTO, WAU
HOLLAND -
1
- "LAVORO PER UNA SOCIETÀ PIÙ GIUSTA"
Maurizio Molinari per "La
Stampa"
L'Interpol stringe la morsa attorno a Julian Assange,
che risponde rendendo di pubblico dominio la dottrina di
Wikileaks: «Praticare l'obbedienza civile per rendere
più giusta la nostra società».
Sono fonti della sicurezza britannica a far sapere
all'«Independent» che Scotland Yard sa dove si trova il
fondatore di Wikileaks. Il rifugio è in una località nel
Sud-est dell'Inghilterra, la polizia è in contatto con
la sua scorta e se l'arresto ancora non avviene è per
«carenza di chiarimenti» da parte della magistratura
svedese.
Né
Londra né Stoccolma spiegano quali sono i dubbi da
sciogliere ma a rafforzare il mandato d'arresto emesso
dalla procura svedese è arrivata la sentenza dell'Alta
Corte scandinava, che ha respinto l'appello dei legali
di Assange, intenzionati a riportare la causa per stupro
a un tribunale di primo grado. «L'Alta Corte ha
rigettato l'appello e confermato il mandato» spiega il
portavoce svedese Kerstin Norman, facendo capire che ora
tocca ai britannici fare il resto.
Se
Londra esita, forse per timore delle conseguenze
dell'arresto, il Dipartimento di Stato preme affinché
Assange venga messo in cella. Per questo Philip Crowley,
portavoce di Hillary Clinton, dice alla Bbc: «Abbiamo
avuto uno scambio di comunicazioni con Assange nel
fine-settimana, gli abbiamo chiesto di restituire il
materiale governativo rubato e si è rifiutato». Ovvero,
persevera nei reati.
Mostrandosi consapevole che i suoi giorni in libertà
potrebbero essere contati, Assange coglie l'occasione di
un'intervista via Internet con il magazine «Time» per
far conoscere la filosofia d'azione che sta alle spalle
di Wikileaks, l'organizzazione fondata nel 2006 con
l'intento di rendere pubblici documenti segreti.
«La nostra organizzazione pratica l'obbedienza civile,
tentiamo di trasformare il mondo in un luogo più
civile», esordisce Assange, nato in Australia nel 1971,
spiegando che lo strumento scelto per perseguire tale
missione è «lavorare per far emergere la verità
imprigionata da organizzazioni basate sulla segretezza».
L'obiettivo è «una società non più aperta, ma più
giusta» dove «la legge non è ciò che afferma un
generale, una banca o Hillary Clinton ma quanto
stabilisce la Corte Suprema di ogni nazione» e dunque
anche degli Stati Uniti, «che hanno alle spalle
un'invidiabile Costituzione frutto della rivoluzione
francese».
Assange rifiuta l'etichetta di anti-americano e anzi
adopera quasi un linguaggio da Tea Party affermando: «È
una nazione che ha fatto bene al mondo, ma dall'indomani
della Seconda Guerra Mondiale vi è stato un sempre
maggiore accentramento di potere nell'esecutivo, che ha
nuociuto ai poteri degli Stati e al federalismo previsti
nella Costituzione». Alla Cina si riferisce come a una
società «che è stata molto chiusa e dunque ha un alto
potenziale di riforma», lasciando intendere che
Wikileaks potrebbe presto sfidare Pechino.
Riguardo alle minacce di incriminazione per spionaggio
che arrivano da Washington non ne sembra intimorito:
«Abbiamo già affrontato oltre cento attacchi legali e
non abbiamo mai perso». E comunque tiene a smentire la
tesi della Casa Bianca: «Non mettiamo a rischio vite
umane, sono altri a coprire con la segretezza
l'uccisione di centinaia di migliaia di persone».
Di
fronte all'impatto della pubblicazione dei dispacci
diplomatici si mostra raggiante: non solo perché «ogni
due minuti nel mondo esce un articolo basato su di
loro», ma anche perché «leader politici come il premier
israeliano Netanyahu hanno detto che bisogna imparare a
dire in pubblico quanto si afferma in privato». Proprio
come predica Assange.
2 - "FONDAZIONE TEDESCA FINANZIA WIKILEAKS CON
750 MILA EURO"...
Da "la
Repubblica" - «WikiLeaks viene finanziato
principalmente da una fondazione tedesca intitolata a un
hacker deceduto, Wau Holland». Lo scrive il quotidiano
della Germania Neue Westfaelische. Wau Holland, che in
realtà si chiamava Herwart Holland Moritz, è stato uno
dei fondatori del club di hacker "Chaos Computer Club"
ed è morto nel 2001 a 49 anni. Il presidente della
fondazione a lui intitolata, Wienfried Motzkus, ha
rivelato «di avere dato finora circa 750 mila euro a
WikiLeaks». Secondo Motzkus, il denaro ha pagato le
spese di gestione.
3-
LA TURCHIA: «C'È LA MANO DI ISRAELE DIETRO LA FUGA DI
NOTIZIE»...
Dal "Corriere
della Sera" - La Turchia sospetta la mano
di Israele dietro la divulgazione dei documenti
riservati della diplomazia Usa attraverso Wikileaks, o
almeno dietro la selezione che ne è stata fatta. È
quanto sostengono alcuni media online israeliani come
Ynet, citando affermazioni attribuite a Hüseyin Çelik,
numero due del partito di governo turco che fa capo al
premier Recep Tayyip Erdogan. Per capire chi c'è dietro
la pubblicazione dei file «bisogna vedere quali sono i
Paesi soddisfatti e Israele è rimasto molto
soddisfatto», ha notato Çelik durante una conferenza
stampa, secondo la citazione riportata da Ynet.
4-
RITRATTO DELL'EVERSORE - UN GRUPPO DI COLLABORATORI DI
ALTO LIVELLO TECNICO. UNA RETE DI INFORMATORI. UNA
TATTICA: COLPIRE E FUGGIRE. E UN SOLO OBIETTIVO:
PUBBLICARE TUTTI GLI ARCHIVI SEGRETI. ECCO CHI HA
AIUTATO ASSANGE HA LANCIARE IL SUO ATTACCO AL POTERE
Stefania Maurizi per "L'Espresso"
Il
programma della nuova rivoluzione è semplice: "Li
fottiamo tutti: renderemo il mondo trasparente, lo
cambieremo". Anarchia in chiave cibernetica, proclamata
nel 2007 da Julian Assange e dai suoi pirati in una mail
interna del gruppo. Allora nessuno poteva immaginare
quanta potenza si stesse già accumulando nei suoi
computer: "Abbiamo (documenti) su una mezza dozzina di
ministeri stranieri, su decine di partiti politici e
consolati, sulla Banca Mondiale, sulle sezioni delle
Nazioni Unite ... Non siamo riusciti ancora a leggere
neppure un decimo dei file che abbiamo. Abbiamo smesso
di immagazzinarli quando siamo arrivati a un terabyte
(mille miliardi di byte, ndr.)".
Per tre anni quel forziere di informazioni si è
ingigantito mese dopo mese, affidato a una squadra di
sostenitori che ha custodito il tesoro proteggendolo
dalle incursioni del governo americano e dei colossi
privati: una rete di persone senza nome e senza volto
che raccolgono i dati e sono il vero motore di
Wikileaks. Il capo è lui, Assange, a cui tutti sono
devoti. Anche se come in tutte le storie di pirati,
anche in questo equipaggio serpeggiano rancori e
invidie. Che fino ad ora non sono riusciti a rendere
meno agguerriti gli abbordaggi.
Loro colpiscono e spariscono. Hanno adattato alla Rete i
classici della guerriglia, mescolando la lezione di Sun
Tsu a quella di Che Guevara. Trasformano la forza del
nemico nella loro: sfruttano la potenza delle banche
dati centrali che garantiscono il controllo planetario e
se ne impadroniscono per mettere in crisi quello stesso
sistema di potere. Poi dopo ogni imboscata, con ondate
di documenti lanciati in tutto il mondo, la banda si
disperde tornando a essere invisibile.
Hanno studiato una chat protetta da un sistema di
cifratura che li unisce e li raduna, per comunicare
senza rischi. L'unico punto debole sono i contatti con
l'esterno, le relazioni con il pool di giornali che
garantisce la diffusione mondiale delle notizie. Questa
falla viene colmata con metodi tradizionali: telefonate
fatte di monosillabi con il divieto di pronunciare nomi;
schede dei cellulari che cambiano in continuazione, con
prefissi di nazioni esotiche; inseguimenti in stile spy
story attraverso l'Europa.
L'ultima volta che "L'espresso" li ha incontrati, poche
settimane prima che si aprisse la diga di rivelazioni
sull'Iraq, ha dovuto accettare una trafila che sembrava
uscita dal copione di Jason Bourne, l'agente creato da
Robert Ludlum che combatte da solo contro i servizi
segreti. Dopo avere atteso invano per ore, ormai
convinti che tutto fosse saltato, Assange si è
materializzato a notte fonda con una telefonata dalla
hall dell'albergo: "Sono Julian, scendi". Fuori c'è un
tempo da lupi e lui sembra un fantasma: la pioggia gli
ha impastato i capelli, dandogli un'aria terribilmente
stanca.
Avrà perso una decina di chili dal giugno scorso, quando
nell'aula Anna Politkovskaja del Parlamento europeo
difese pubblicamente la scelta di diffondere le immagini
dei giornalisti iracheni uccisi da un elicottero
americano: il primo scoop che li ha resi famosi. Appare
distrutto ma appena si siede davanti a una tazza di tè
bollente e attacca a parlare, torna a essere il
visionario che punta a cambiare un mondo che non gli
piace.
Non crede nei compromessi. La sua idea di libertà di
informazione è un concetto totale, senza filtri né
condizionamenti: "Ogni giorno gli archivi dei grandi
giornali del mondo, come il "Guardian", vengono
sventrati", ha raccontato nel suo intervento a
Bruxelles, spiegando come gli articoli vengano
cancellati anche dagli archivi dei quotidiani
anglosassoni sotto varie pressioni.
Non aggiunge altro, ma la sua visione è chiarissima:
vuole pubblicare l'impubblicabile, sconfiggendo ogni
forma di censura, legale e illegale. E lui e la sua
banda sono riusciti a farlo, alzando sempre di più il
tiro: hanno scardinato il database delle guerre
americane in Iraq e Afghanistan, ora stanno mettendo a
nudo il Dipartimento di Stato.
Del suo universo si sa pochissimo. Molti gli somigliano:
conducono vite randagie, senza preoccuparsi dei soldi,
mangiando e vestendo come capita. Qualcuno ha il look
antagonista dello squatter, altri la trasandatezza dei
nerds smanettoni, tutti condividono la stessa concezione
libertaria di Internet. Spesso hanno capacità tecniche
di altissimo livello, contese dalle aziende e che loro
mettono invece a disposizione della causa, inventando
software per proteggere Wikileaks.
Ci
sono matematici, crittografi, hackers di grande talento,
come lo stesso Assange, che a nemmeno vent'anni
sguazzava nelle Reti del complesso militare-industriale
statunitense, intrufolandosi nell'Us Air Force, nei
sistemi della Lochkeed Martin in Texas, nel laboratorio
nucleare Lawrence Livermore, nella Nasa, nel gigante
dell'acciaio Alcoa e delle telecomunicazioni Bell. Ma i
colpi più clamorosi non sembrano frutto di incursioni
telematiche, quanto di donazioni: dvd, cd e chiavette
colme di files consegnate a Wikileaks.
Impossibile fermare questo flusso che alimenta il
carniere dei pirati: uno dei più grandi esperti di
sicurezza informatica del mondo, Bruce Schneier, spiega
a "L'espresso": "Ogni giorno sulle reti del Pentagono
lavorano milioni di persone, che hanno accesso legittimo
alle informazioni riservate e il Pentagono, per andare
avanti, si deve per forza fidare di loro. Fino a quando
ci saranno segreti e persone che hanno accesso legittimo
ad essi, ci saranno fughe che arriveranno a Wikileaks".
I
numeri confermano il teorema di Schneier: secondo il
"New York Times" sono più di 1.200 le agenzie
governative americane che lavorano a programmi di
intelligence e di sicurezza nazionale, 1.900 quelle
private e 854 mila le persone che hanno accesso a
notizie top secret.
Ma
perché queste talpe corrono rischi altissimi per
collaborare con Assange? Kristinn Hraffnson, il
portavoce di Wikileaks è chiaro: "Mi piace credere che
dentro queste organizzazioni ci siano comunque persone
perbene, che sono disilluse e che ritengono che l'unica
cosa giusta sia far uscire fuori la verità e farla
arrivare all'unica entità che è legittimata a
conoscerla: l'opinione pubblica". E loro, prosegue, sono
riusciti sempre a proteggere i trafugatori: "A oggi,
Wikileaks non ha perso una sola fonte". Il soldato
americano arrestato in Kuwait sarebbe stato tradito
dalla sua ingenuità, confidando in una chat di avere
trafugato files segreti: anche in quel caso, le mura di
Wikileaks non hanno avuto crepe.
Kristinn è l'unico altro nome noto dell'organizzazione,
il resto della schiera resta top secret. Reporter
islandese, fisico vichingo, memoria infallibile, è
andato sul campo in Iraq per verificare il video
dell'elicottero killer. Da due mesi ha preso il posto di
Daniel Schmitt, cognome falso per tutelare la vera
identità del tedesco Daniel Domscheit-Berg che aveva
affiancato il fondatore per tutta la prima parte del
cammino. Poi a settembre il divorzio, il primo in un
gruppo monolitico.
Il
giovane tedesco ha detto a "Der Spiegel" di essersene
andato in contrasto con Assange e di non essere l'unico
"scissionista": "Si comporta come un padre-padrone".
Assange invece ha spiegato che nel gruppo c'erano
riserve su Daniel, soprattutto dopo la pubblicazione su
un altro sito pirata, Cryptome, di informazioni anonime
e infamanti provenienti dall'interno di Wikileaks.
Tra i fedelissimi è stato questo divorzio a creare
turbolenze maggiori, mentre l'accusa svedese di stupro è
stata accolta con amarezza per il comportamento
oscillante delle autorità di Stoccolma. Assange è stato
informato del mandato di arresto proprio durante
l'incontro con "L'espresso": il suo avvocato lo ha
contattato su uno dei cinque cellulari che attacca,
stacca e manipola continuamente.
"Vogliono interrogarmi? Sono stato sei settimane in
Svezia, potevano sentirmi quando volevano, perché non
l'hanno fatto?". Assange vive sapendo di essere un
bersaglio, ma vuole battere gli avversari in velocità:
più lo criticano, più la sua banda accumula informazioni
scottanti. E presto, annuncia, si passerà dai segreti
dei governi a quelli delle grandi banche. 03-12-2010]
|
|
WIKI-GIALLO - LITVINENKO? PUTIN NON POTEVA NON SAPERE -
DMITRY KOVTUN (TRA GLI ULTIMI AD AVER VISTO L’EX AGENTE
DEL KGB PRIMA CHE VENISSE AVVELENATO COL POLONIO)
TRASCORSE UNA NOTTE AD AMBURGO NELLA CASA DI UNA
CONOSCENZA ITALIANA NON MEGLIO IDENTIFICATA - ANCHE GLI
INGLESI SI CHIEDEVANO PERCHÉ L’ITALIANO SCARAMELLA
(CONSULENTE DELLA MITROKHIN) AVESSE INCONTRATO
LITVINENKO IL PRIMO NOVEMBRE…
Adnkronos)
-
L'inquirente della polizia di Amburgo a cui era stata
assegnata la responsabilita' delle indagini aperte per
traffico di materiale radioattivo in connessione
all'assassinio di Alexandr Litvinenko aveva fiutato una
'possibile pista italiana'. E' quanto emerge da un
cablogramma datato 19 dicembre del 2006 del console
americano nella citta' tedesca in cui era transitato
Dmitry Kovtun, fra gli ultimi a incontrare Litvinenko a
Londra al Millennium Hotel insieme ad Andrei Lugovoi,
incriminato in Gran Bretagna per l'omicidio e ora
protetto da immunita' parlamentare in Russia, prima che
denunciasse i sintomi dell'avvelenamento che lo avrebbe
ucciso tre settimane dopo.
Fonte delle informazioni del console americano e' il
funzionario della polizia tedesca dell'LKA, dove era
responsabile dell'unita' per la criminalita' organizzata
oltre che titolare dell'indagine su Litvinenko
(l'ipotesi di reato su sui indagavano i tedeschi era il
traffico di materiale radioattivo) condotta in stretto
contatto con Scotland Yard.
L'inquirente aveva allora 'espresso curiosita' per una
possibile pista italiana del caso Litvinenko, notando
che Kovtun aveva incontrato una persona di nazionalita'
italiana ad Amburgo e che gli italiani avevano avuto un
ruolo anche nell'inchiesta aperta a Londra (l'ex
consulente della commissione Mitrokhin Mario Scaramella
aveva incontrato Litvinenko in un sushi bar a Londra il
primo novembre, ndr)', si legge nel dispaccio.
Kovtun aveva lasciato numerose 'tracce certe' di polonio
210 ad Amburgo, dove era arrivato a bordo di un volo da
Mosca dell'Aeroflot il 28 ottobre, e da cui era partito
alle 6.40 del mattino del primo novembre, con un aereo
per Londra, dove poche ore dopo avrebbe incontrato
Litvinenko.
La
polizia tedesca ha quindi scoperto che Kovtun possedeva
due appartamenti in citta', in uno dei quali risiedeva
l'ex moglie, Marina Wall, e presso cui l'uomo d'affari
russo ed ex agente del Kgb dorme la notte del 28 e
quella del 31 ottobre, lasciando tracce del materiale
radioattivo, come nella BMW che lo aveva prelevato
all'aeroporto e che aveva usato i primi due giorni della
sua permanenza nella citta' tedesca.
Kovtun ha poi trascorso la notte del 30 nella casa di
'una conoscenza italiana a Kieler Strasse' (senza
peraltro lasciare tracce di polonio, come anche nella
bisca e nel ristorante in cui si ferma quello stesso
giorno).
Le
autorita' inquirenti tedesche, si sottolinea nel
cablogramma, non sono mai riuscite a esaminare l'aereo
che porto' Kovtun da Mosca ad Amburgo, perche'
'l'Aeroflot aveva cambiato all'ultimo momento gli
aeromobili'. L'aereo su cui aveva viaggiato Kovtun da
Amburgo a Londra invece non presentava alcuna traccia
del materiale radioattivo.
Fonti dell'anti terrorismo tedesco hanno inoltre
confermato agli americani che Kovtun 'non aveva tracce
di polonio sulla sua pelle o suoi suoi abiti', ma che
'il polonio proveniva dal corpo, per esempio dai pori'.
Nel 2009, i tedeschi avevano archiviato il caso nei
confronti del russo, che dopo aver accusato i sintomi
dell'avvelenamento da polonio in Russia non e' piu'
comparso in occasioni pubbliche. A darne notizia era
stato il suo avvocato, Wolfgang Vehlow, invitando le
autorita' britanniche, insieme al suo assistito, a fare
lo stesso nei confronti di Lugovoi.
In
un altro 'cable' diplomatico americano proveniente
dall'Europa, si sostiene la probabilita' che l'allora
presidente russo, Vladimir Putin fosse a conoscenza
dell'operazione contro Litvinenko.
In
un colloquio avvenuto a Parigi con Maurice
Gourdault-Montagne, allora consigliere diplomatico
dell'Eliseo, il sette dicembre del 2006, l'assistente
del segretario di stato Usa, Daniel Fried, si chiedeva
se 'elementi deviati' dei servizi di sicurezza russi
avessero potuto portare a termine l'assassinio senza
l'approvazione diretta di Putin. E aggiungeva che,
'considerata l'attenzione di Putin ai dettagli',
dubbitava che elementi deviati dei servizi potessero
anche solo operare in Gran Bretagna senza che Putin ne
fosse a conoscenza.
Fried aveva detto al suo interlocutore francese che i
russi si comportavano 'con sempre maggior fiducia in
loro stessi da rasentare l'arroganza' e che l'atmosfera
era strana'. Gourdault-Montagne aveva risposto assumendo
'una posizione difensiva' sulla Russia, dimostrandosi
'riluttante' ad assecondare l'idea di un coinvolgimento
del Cremlino nell'assassinio di Litvinenko, preferendo
invece sostenere la tesi degli elementi deviati dei
servizi, di 'un regolamento di conti fra servizi'.
02-12-2010]
|
|
1-
LA GEORGIA, IN GUERRA CON LA RUSSIA, ACCUSA: "PUTIN PAGA
BERLUSCONI PER GAZPROM" - 2- politica? WASHINGTON ROSICA
SUGLI AFFARI PERDUTI! (GLI USA HANNO IN PIEDI UN
GASDOTTO, IL NABUCCO, che RIVALEggia con SOUTHSTREAM,
messo in opera da gazprom con l’eni): "CONTATTI AVUTI
SIA CON IL PD, SIA CON LO STESSO PARTITO DI BERLUSCONI,
PDL, HANNO ALLUSO A UNA RELAZIONE ANCORA PIÙ NEFANDA.
LORO CREDONO CHE BERLUSCONI E I SUOI INTIMI STIANO
APPROFITTANDO PERSONALMENTE E A MANI BASSE DEI MOLTI
ACCORDI SULL´ENERGIA TRA LA RUSSIA E L´ITALIA.
L´AMBASCIATORE DELLA GEORGIA A ROMA CI HA DETTO CHE IL
GOVERNO GEORGIANO RITIENE CHE PUTIN HA PROMESSO A
BERLUSCONI UNA PERCENTUALE DI PROFITTO DA OGNI GASDOTTO
SVILUPPATO DALL´ENI INSIEME A GAZPROM" - 3- "CHE COSA
FACCIA VALENTINO VALENTINI A MOSCA DURANTE LE SUE
FREQUENTI VISITE NON È CHIARO MA SI VOCIFERA CHE CURI
GLI INTERESSI DI BERLUSCONI IN RUSSIA" -
Angelo Aquaro per
la Repubblica
«La voglia del primo ministro Berlusconi di essere
percepito come un importante giocatore europeo in
politica estera» sta portando l´Italia a «sostenere gli
sforzi russi di danneggiare la Nato». La «corrosiva
influenza» di uno stato che gli Usa considerano «in mano
alla mafia» sta «minacciando la credibilità» di
Berlusconi e «sta diventando irritante per le nostre
relazioni». Firmato: l´ambasciatore americano a Roma
Reginald Spogli.
Sono un atto d´accusa devastante i cable spediti
dall´Italia a Washington per segnalare alla Casa Bianca
la deriva dell´alleato. «Purtroppo» si legge nei
dispacci resi noti da WikiLeaks e pubblicati oggi dal
New York Times «Berlusconi tratta la politica russa come
fa con gli affari domestici: tatticamente e giorno per
giorno. Il suo preponderante desiderio è di rimanere
nelle grazie di Putin ed ha frequentemente dato voce a
opinioni e dichiarazioni che gli sono state passate
direttamente da Putin».
Ma
non è soltanto la politica del singolare alleato a
preoccupare Washington. «Contatti avuti sia con il
partito di opposizione di centrosinistra, Pd, sia con lo
stesso partito di Berlusconi, Pdl, hanno alluso a una
relazione ancora più nefanda. Loro credono che
Berlusconi e i suoi intimi stiano approfittando
personalmente e a mani basse dei molti accordi
sull´energia tra la Russia e l´Italia. L´ambasciatore
della Georgia a Roma ci ha detto che il governo
georgiano ritiene che Putin ha promesso a Berlusconi una
percentuale di profitto da ogni gasdotto sviluppato
dall´Eni insieme a Gazprom».
Tra Roma e Mosca è un movimento continuo. E il trait
d´union che le fonti indicano all´ambasciata è
«Valentino Valentini, un membro del parlamento e una
sorta di uomo ombra che opera come uomo chiave di
Berlusconi a Mosca, praticamente senza staff o
segreteria. Valentini, che parla Russo e va a Mosca
diverse volte al mese, appare frequentemente al fianco
di Berlusconi quando si incontra con gli altri leader.
Che cosa faccia a Mosca durante le sue frequenti visite
non è chiaro ma si vocifera che curi gli interessi di
Berlusconi in Russia».
«Le basi di questa amicizia sono difficili da
comprendere, ma molti interlocutori ci dicono che
Berlusconi crede che Putin abbia fiducia in lui più che
negli altri leader europei». Gli interlocutori
dell´ambasciatore sono persone che sanno di che cosa
stanno parlando. «Un contatto nell´ufficio del primo
ministro» si legge nel cable «ci ha raccontato che i
loro frequenti incontri sono accompagnati dallo scambio
di regali lussuosi».
D´altra parte «l´influenza russa sulla politica
italiana» ha il suo «fattore più importante
nell´attenzione personale che Putin riserva a questa
relazione. E´ stato il primo leader mondiale a
incontrarsi con Berlusconi dopo le elezioni del 2008,
arrivando in Sardegna per incontrare il premier
designato prima ancora che avesse giurato. Berlusconi
crede che Putin sia un suo amico intimo e continua ad
avere più contatti con lui che con altri leader del
mondo».
«L´influenza nefanda» porta Berlusconi, chiamato "il
portavoce di Putin" a definire in una «disastrosa
conferenza stampa» nel novembre del 2008 «l´espansione
della Nato, l´indipendenza del Kosovo e la difesa
missilistica come ‘una provocazione degli Usa verso la
Russia».
La
misura degli americani è colma. «Anche il ministro degli
Esteri Frattini ammette di non avere nessuna influenza
su Berlusconi». Durante una visita in Italia è
addirittura «il vicepresidente Dick Cheney a chiedere
conto a Frattini del poco cooperativo atteggiamento
pubblico dell´Italia». Con che effetti? «Un sottomesso
Frattini nota che, mentre lui avrebbe forti opinioni
sull´argomento, nondimeno ha ricevuto gli ordini di
marcia dal primo ministro».
Un´altra fonte molto vicina al premier racconta che
«l´ambasciatore e il ministro degli Esteri spesso sanno
dei colloqui avuti tra Berlusconi e Putin soltanto
quando sono avvenuti e con pochi background». C´è dunque
tutta la «frustrazione» per essere «lasciati
all´oscuro».
La
ragione di questo rapporto è sempre quella. «Berlusconi
ammira lo stile di governo macho, decisivo e autoritario
di Putin, che crede corrispondere anche al suo». Uno
stile nel quale i due si intendono al volo. E all´Italia
può anche essere utile. Come «nel caso della vendita a
Gazprom da parte dell´Eni del suo 20 per cento di
Gazpromneft, una sussidiaria» dei russi. Mosca insisteva
«per pagare al di sotto del prezzo di mercato ma alla
fine paga» il giusto «dopo che Berlusconi aveva fatto
valere il suo peso con Putin».
1- LA LINEA DIRETTA
Un diplomatico italiano ci ha detto che fra Berlusconi e
Putin esiste una «linea diretta» tanto che l´ambasciata
e il ministero degli Esteri «venivano messi al corrente
delle conversazioni fra i due solo dopo che erano
accadute e conoscevano solo alcuni dettagli e poco
background. Una vicinanza definita nel file «più un
danno che un beneficio». Berlusconi è coinvolto
direttamente anche nelle strategie commerciali: il
cablogramma racconta che quando l´Eni vende il 20% di
una sua società alla Gazprom, i russi vorrebbero pagare
un prezzo inferiore a quello di mercato ma l´intervento
del primo ministro riesce a riportare l´affare su
margini più corretti.
2-
LA FRONDA NEL PDL (LEGGI TIPINI FINI)
Membri del Pd notano che l´Eni ha più contatti con i
leader politici ed economici della Russia della stessa
ambasciata e che i messaggi politici sono passati
attraverso questi canali economici e commerciali
Per affrontare il problema, l´ambasciata ha messo a
punto una strategia che punta a figure chiave dentro e
fuori il governo (...). La strategia sta dando i suoi
frutti. L´opposizione sta cominciando a dire che il
premier prende le parti sbagliate nel dibattito e alcuni
membri del Pdl hanno cominciato ad avvicinarci in
maniera privata per dire che vorrebbero parlare di più
con noi sulla Russia e hanno mostrato il loro interesse
a sfidare la passione di Berlusconi nei confronti di
Putin
3-
L´AMBASCIATORE DI TBILISI
Esponenti della maggioranza di centrodestra e
dell´opposizione del Pd credono che Berlusconi e i suoi
amici stiano approfittando personalmente e in modo
generoso tra i tanti accordi intercorsi tra Italia e
Russia. L´ambasciatore georgiano a Roma ci ha detto che
"il suo governo crede che Putin abbia promesso a
Berlusconi una percentuale dei profitti che vengono da
ogni gasdotto costruito da Gazprom in collaborazione con
l´Eni".
4-
LA FRUSTRAZIONE DI FRATTINI
Tutti i nostri interlocutori ci dicono che Berlusconi
decide la politica russa da solo. Tutti sono riluttanti
ad affrontarlo. Anche il ministro degli Esteri Frattini
ammette di non avere influenza su Berlusconi in materia.
Quando ha incontrato il vicepresidente a Roma, Cheney lo
ha affrontato sulla politica italiana nei confronti
della Georgia, che non è stata utile per noi. Un
sottomesso Frattini ha notato che lui avrebbe anche
delle forti posizioni in materia, ma riceve ordini su
questo dal primo ministro.
5-
L´ELOGIO DEL MACHISMO
«Berlusconi considera Putin un amico personale e
continua ad avere con lui più contatti che con qualsiasi
altro leader mondiale. Durante la crisi della Georgia i
due si parlarono ogni giorno», scrive l´ambasciatore
Spogli a Washington. «La basi di questa amicizia sono
difficili da determinare. Berlusconi ammira lo stile
macho, deciso ed autoritario di governo di Putin, che
per Berlusconi è simile al suo stile. Putin ha dedicato
molta energia nel conquistare la fiducia di Berlusconi».
Spogli dice che durante gli incontri tra i due «vengono
scambiati regali costosi»
6-
IL POTERE IMMENSO DELL´ENI
L´Eni, l´ente parastatale più importante, ha un immenso
potere politico. La sua lobby presso il governo dispone
di fondi più sostanziosi rispetto a molti uffici
governativi. Ha addirittura un proprio rappresentante
diplomatico assegnato al Ministero degli Esteri. Si
sospetta persino che abbia giornalisti sul libro paga.
Berlusconi dà udienza al direttore dell´Eni Paolo
Scaroni tanto spesso quanto al ministro degli Esteri. Il
direttore degli affari governativi dell´Eni ha ammesso
con noi che incontra Gianni Letta una volta a settimana.
7-
LA VOCE DI PUTIN
Berlusconi tratta la Russia come fa con la politica
interna: in modo tattico e su base quotidiana. Il suo
strabordante desiderio è di rimanere nelle grazie di
Putin e ha spesso dato voce a opinioni e dichiarazioni
che gli sono state passate direttamente da Putin. Uno di
questi esempi si è verificato dopo la crisi della
Georgia, quando Berlusconi ha iniziato ( e tutt´ora
insiste) a dire che la Georgia era l´aggressore e che il
governo della Georgia era responsabile per la morte di
centinaia di persone nell´Ossezia meridionale
8-
OGNI VOLTA CHE SOLLEVIAMO IL PROBLEMA RUSSIA-BERLUSCONI
CI INDICANO VALENTINI, FIGURA MISTERIOSA
E´ Valentino Valentini «l´uomo chiave di Berlusconi in
Russia, dicono i file diffusi ieri da WikiLeaks. «Ogni
volta che sollevavamo il problema dei rapporti tra
Berlusconi e la Russia - scrive Spogli - le nostre fonti
nel Pdl e nel Pd ci indicavano Valentino Valentini, un
deputato e una figura in qualche modo misteriosa, come
colui che opera come uomo chiave di Berlusconi in
Russia, sebbene non abbia uno staff e nemmeno una
segretaria. Valentini, che parla il russo e che si reca
in Russia molte volte al mese, frequentemente appare al
lato di Berlusconi quando incontra gli altri leader
mondiali». [02-12-2010]
|
|
WIKI-CAZZI PER BANK OF AMERICA - SAREBBE IL COLOSSO
BANCARIO USA L’ISTITUTO CHE ASSANGE SPUTTANERÀ METTENDO
IN RETE DOCUMENTI RISERVATI - GIÀ NELL’OTTOBRE 2009
RIVELÒ DI ESSERE IN POSSESSO DI 5 GIGA DI MATERIALE
PRESO DALL’HARD DRIVE DI UN DIRIGENTE - E MENTRE IL SITO
È SOTTO ATTACCO INFORMATICO E CHIEDE AD AMAZON SUPPORTO
TECNICO, L’EX HACKER AUSTRALIANO DEVE PREOCCUPARSI DEL
MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER STUPRO CHIESTO
DALLA SVEZIA…
Claudio Gatti per "Il
Sole 24 Ore"
Non si è neppure cominciato a scalfire la superficie
dell'ultima infornata di documenti resi pubblici da
WikiLeaks, che il suo fondatore, il trentanovenne
australiano Julian Assange, ne preannuncia un'altra.
Altrettanto esplosiva. Dopo il Pentagono e il
Dipartimento di Stato, tra un mese, WikiLeaks ha in
programma di divulgare i documenti interni di
un'importante banca statunitense. Con tutta probabilità
Bank of America.
In
un'intervista al settimanale americano Forbes, Assange
non menziona il nome della banca. Si limita a
manifestare l'intenzione di rendere pubbliche centinaia
di migliaia di pagine riservate. Documenti, dice
Assange, che potrebbero «far cadere una banca o due». Il
parallelo più appropriato lo fa con le email interne
della Enron, il colosso del trading energetico finito in
bancarotta esattamente 9 anni fa.
A
facilitare l'identificazione della banca che ha prodotto
i documenti preannunciati è un'intervista che lo stesso
Assange dette il 9 ottobre 2009 alla rivista
ComputerWorld. In quell'occasione, l'ex hacker
australiano disse di avere in possesso «5 gigabytes di
documenti di Bank of America» provenienti dall'hard
drive di uno dei suoi dirigenti.
All'epoca WikiLeaks non era ancora balzato agli onori
della cronaca e quindi nessuno dette peso all'annuncio.
Assange stesso aveva poi sottolineato le difficoltà che
stava incontrando nel tentativo di rendere fruibili
tutti quei dati. «Per avere un impatto occorre renderli
accessibili e introdurre funzioni di ricerca che
permettano agli utenti di trovare quello che più
interessa».
Insomma, all'epoca non sapeva come gestire una mole di
carte così grande. Avendo però fatto pratica con quasi
mezzo milione di documenti interni del Pentagono
riguardanti la guerra in Iraq e quella in Afghanistan
WikiLeaks non solo ha trovato il modo di gestire
quantitativi enormi di dati ma ha anche dimostrato lo
straordinario impatto mediatico che un'iniziativa del
genere può avere.
Mentre Assange spinge il mondo bancario internazionale a
preoccuparsi della sua prossima battaglia, i suoi
tecnici continuano a concentrare i loro sforzi su quelle
del presente. Il che vuol dire soprattutto far fronte
alle richieste di accesso informatico al sito. Di chi
vuole esplorare le carte e di chi invece cerca di
ostacolare l'accesso.
Nella sua pagina di Facebook, WikiLeaks ha informato i
suoi fan di essere soggetta a un attacco informatico che
ne disturba il funzionamento. Probabilmente anche per
questo, su 251.287 documenti il sito è riuscito finora a
metterne in rete appena 300.
L'ironia è che uno dei metodi adottato da WikiLeaks per
garantire robustezza alla sua infrastruttura tecnologica
è stato quello di collegare i propri server a quelli del
gigante commerciale americano Amazon. In un suo blog, il
tecnologo americano Alex Norcliffe ha rivelato che il
sub-sito di WikiLeaks in cui sono stati messi in rete i
messaggi diplomatici «opera attualmente su due indirizzi
di IP in Irlanda entrambi appartenenti ad Amazon».
Nel frattempo, come misura precauzionale, il
Dipartimento di Stato ha deciso di interrompere il
collegamento tra il suo database e la Secret Internet
Protocol Router Network, o Siprnet, la rete internet del
Pentagono da cui si sospetta siano stati prelevati i
file.
Assange ha dichiarato a Time che Hillary Clinton
dovrebbe lasciare il suo incarico per aver ordinato ai
diplomatici americani di spiare all'interno delle
Nazioni Unite, «in violazione delle convenzioni
internazionali firmate dagli Stati Uniti». Ma intanto è
Assange a essere nei pasticci: l'Interpol ha emesso un
mandato di cattura internazionale per un'accusa di
stupro in Svezia.
01-12-2010]
|
|
1-
I LETTORI: "MA DOVE SAREBBE IL TERREMOTO? "PARTY-ORGIA
SELVAGGI PER BERLUSCONI". MA LA FONTE DEI DOCUMENTI
AMERICANI TRAFUGATI DA WIKILEAKS É MICA DAGOSPIA? - "PER
QUANTO RIGUARDA LE ALTRE RIVELAZIONI. E ALLORA? QUALCUNO
SI STUPISCE? SEMBRANO I PETTEGOLEZZI DAL PARRUCCHIERE:
QUELLO SI FA IL BOTOX, VA CON L’INFERMIERA" - 2- IL
COMMISSARIO DAVANZONI: "PERCHÉ NON DIRLO? I DOCUMENTI
RISERVATI DELLA DIPLOMAZIA AMERICANA RIVELANO IL
BERLUSCONI CHE CONOSCIAMO: ATTENTO ALLE PROPRIE FORTUNE
PRIVATE PIÙ CHE ALLA COSA PUBBLICA. DAVVERO CI POSSIAMO
OGGI STUPIRE SE BERLUSCONI APPARE A WASHINGTON UN
FRIVOLO INETTO, MERITEVOLE DI "UNA PROFONDA SFIDUCIA",
PREOCCUPATO SOLTANTO DI ORGANIZZARE I SUOI WILD PARTieS,
DEL TUTTO DISINTERESSATO ALLA SUA DIURNA AGENDA DI
LAVORO DI UN CAPO DI GOVERNO?" -
1-
POSTAAAAAAAAA!
Riceviamo e pubblichiamo:
- LETTERA 1
Ma dove sarebbe il terremoto? Berlusconi è amico di
Putin ed è un puttaniere: lo sapevamo già! Per quanto
riguarda le altre rivelazioni. E allora? Qualcuno si
stupisce? Sembrano i pettegolezzi dal parrucchiere:
quello si fa il botox, va con l'infermiera, c'è da
ridere: ha ragione Berlusconi! Ma sono così buoni i
diplomatici? Li facevo più cattivi. Che grandi
rivelazioni! La Turchia che ha un piede in Europa e uno
in Iran: che sorpresa! Perchè c'è qualcuno che non
l'aveva capito? E' logico che alle spalle se ne dicano
di cotte e di crude ma francamente credevo peggio!
Succede in tutto il mondo, in tutti gli uffici e in
tutti gli ambienti. Per favore: seppelliamo questa
privacy che ormai non si può più neanche andare in
toilette senza essere spiati: questa è l'unica cosa
veramente preoccupante!
Giusi Quaranta
-
LETTERA 2
Eccezionale! Dai file sembra che Berlusconi faccia delle
feste con giovani ragazze! inoltre sembra che Putin e
Berlusconi si scambino regali e ancor di piu' pare che
con la scusa del gasdotto Berlusconi voglia riscaldare
la villa di Arcore.Sembra anche che agli arabi come
Gheddafi piacciano le bionde, che l' Hitler dell' Iran
assomigli un po' a Hitler e Karzai sia un po' paranoico
come quelli che portano sempre il cappello in testa come
De Gregori. Beh grazie non ci avevo mai pensato.
Caino
-
LETTERA 3
"Party-orgia selvaggi per Berlusconi" . Ma la fonte dei
documenti americani trafugati da Wikileaks é mica
Dagospia?
Little Tonno
-
LETTERA 4
Berlusconi portavoce di Putin, Sarkozy vanitoso,
Gheddafi al botox...se questi sono gli scoops di
wikileaks, avevo trovato notizie più sensazionali su
novella 2000 o Chi...senza citare il tuo editoriale Dago
fonte di scoops sul banana e non solo molto più
interessanti...
Pietrapania
-
LETTERA 5
Leggo titoli a tutta pagina sulle "rivelazioni" del sito
Wikileaks, come se si trattasse di verità oggettive e
non di rapporti e giudizi di diplomatici USA indirizzati
al loro governo. Certamente emergono alcune "verità" ma
anche molte paranoie e, fra le righe, i timori di un
paese in decadenza che purtroppo crede di essere ancora
la guida del mondo. Detesto Berlusconi, ma leggo che si
dà del paranoico , dell'epilettico o dell'idiota a tizio
e caio (sia esso amico o nemico): ma un paese che ha
avuto per presidente un George W. Bush e che potrebbe
avere nel prossimo futuro una Sarah Palin, che
mercanteggia sui prigionieri del lager di Guantanamo per
sbolognarli in cambio di favori diplomatici, o che
ancora non è in grado di dare un'assistenza sanitaria
alla totalità dei propri cittadini, con che coraggio si
ritiene al di sopra degli altri?
Aldo Peruzzi
-
LETTERA 6
Sulle vicende di casa nostra bastava sbirciare Dagospia
con una certa frequenza e leggere tra le righe...altro
che cablogrammi.
Questi diplomatici usa non hanno proprio fantasia!
Con affetto, Marco da Roma
-
LETTERA 7
Wikileaks ma terremoto de che? Sono solo gli americani
che si credono a modino e primi della classe e
nient'altro. Bancarotta esportata a parte.
2-
D'AVANZO: PERCHÉ NON DIRLO? I DOCUMENTI RISERVATI DELLA
DIPLOMAZIA AMERICANA DIFFUSI DA WIKILEAKS RIVELANO IL
BERLUSCONI CHE CONOSCIAMO.DAVVERO CI POSSIAMO OGGI
STUPIRE SE BERLUSCONI APPARE A WASHINGTON UN FRIVOLO
INETTO, MERITEVOLE DI "UNA PROFONDA SFIDUCIA",
PREOCCUPATO SOLTANTO DI ORGANIZZARE I SUOI WILDE PARTYS,
DEL TUTTO DISINTERESSATO ALLA SUA DIURNA AGENDA DI
LAVORO DI UN CAPO DI GOVERNO?
Giuseppe D'Avanzo per
La Repubblica
Un
premier accompagnato a Washington da "una profonda
sfiducia". Un uomo "incapace, vanitoso". Un leader
europeo "inefficace", "fisicamente e politicamente
debole", sfibrato e fiacco di giorno dopo le lunghe
notti bruciate in wilde partys, in orge e festini.
Niente di più e niente di meno che un "portavoce di
Putin" in Europa con il quale ha un rapporto
"straordinariamente stretto".
Un
rapporto mediato da un oscuro "intermediario italiano",
santificato dalla comune cultura machista che riconduce
quell'amicizia a "festini selvaggi". Un legame celebrato
con "generosi regali" e lucrosi e redditizi contratti
energetici. Berlusconi potrà anche riderci sopra, come
fa sapere, ma il profilo del premier che, secondo el
Pais, New York Times, Guardian, Der Spiegel, la
diplomazia americana affida al Dipartimento di Stato è
avvilente.
Anche nei pochi, pubblici scampoli di informazioni - un
nulla rispetto ai tremila cablogrammi "italiani" che
saranno resi noti nei prossimi giorni - il nostro capo
di governo appare un politico inaffidabile, prigioniero
di una vita disordinata, vanaglorioso fino al
parossismo, indifferente al destino dell'Europa,
apparentemente distaccato anche dalle sorti del suo
Paese, attratto soprattutto dal versante affaristico
della politica.
L'immagine di un Berlusconi attento alle proprie fortune
private - più che alla cosa pubblica che è stato
chiamato ad amministrare - è così radicata a Washington
che addirittura convince, all'inizio di quest'anno, il
segretario di Stato americano Hillary Clinton a chiedere
alle ambasciate di Roma e di Mosca "informazioni su
eventuali investimenti personali" di Berlusconi e Putin
che "possano condizionare le politiche estere dei due
Paesi". Come se i due "amici" conducessero gli affari di
Stato nell'interesse del proprio portafoglio.
Bisognerà leggere con attenzione il contesto in cui
fioriscono questi giudizi. Berlusconi in un dispaccio è
definito "un alleato preziosissimo" anche se sembra di
capire più per la sua debolezza che lo rende
manipolabile che per le sue convinzioni politiche e
scelte geopolitiche. Bisognerà soprattutto valutare la
qualità delle "fonti" dell'ambasciata americana a Roma,
avere conferme che siano - come qualcuno suggerisce -
"di assoluta fiducia" del presidente del Consiglio.
Perché non dirlo? I documenti riservati della diplomazia
americana diffusi da Wikileaks rivelano il Berlusconi
che conosciamo e che ostinatamente metà del Paese non
può "riconoscere" perché non sa, perché buona parte dei
media controllati o influenzati dal Cavaliere non
possono né vogliono raccontarglielo.
E'
il premier che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni,
purtroppo: fragile come può essere fragile chi vive un
mondo abitato soltanto da se stesso; debole come è
debole chi conduce una vita magnetizzata dal proprio
interesse particolare; inadatto a governare come i suoi
fallimento dimostrano ogni giorno; vulnerabile come chi
conduce una vita caotica e quindi inaffidabile per chi
deve condividere con lui decisioni, scelte, una
politica.
Oggi più di ieri, alla luce dei dispacci della
diplomazia americana, appare malinconico il tentativo
del presidente del consiglio e degli obbedienti corifei
di liquidare gli scandali che lo hanno visto
protagonista negli ultimi diciotto mesi come
"spazzatura", come gossip, come violazione della privacy
presidenziale.
Se
il premier riceve prostitute nelle sue residenze private
diventate sedi del governo; se in quei palazzi (Villa
San Martino, Villa Certosa e Palazzo Grazioli) si
consumano ogni settimana "festini selvaggi" con decine
di giovani donne - alcune minorenni - reclutate alla
meno peggio da talent scout professionisti o
improvvisati, a volte per disperazione anche sul
marciapiede; se gli incontri del Cavaliere con Putin
perdono ogni crisma di ufficialità per farsi, in luoghi
protetti da occhi indiscreti, personali e riservati con
un'agenda che non ha nulla di politico, è un obbligo
fare di quelle faccende un "caso" politico.
Non si possono nascondere queste abitudini del potere
sotto il tappeto come se fossero trascurabile polvere
perché quegli affari raccontano la vulnerabilità di
Berlusconi, interpellano la credibilità delle
istituzioni e, come Repubblica va dicendo da tempo,
minacciano la sicurezza nazionale, la reputazione
internazionale del nostro Paese.
Con buona pace dei maestrini che per conformismo
invitavano a parlare di ben altri problemi (pur di non
parlare di questo), la riduzione a privacy di questo
deficit di autorità e autorevolezza non ha consentito e
non poteva consentire a Berlusconi di tirarsi su dal
burrone in cui si è cacciato da solo e con la colpevole
complicità di chi gli è stato accanto in questi anni.
Dispiace cadere nel convenzionale, ma ora i nodi stanno
venendo al pettine e non c'è stato mai un dubbio che
questa crisi prima o poi dovesse scoppiare. Perché non
ci volevano doti da indovino per comprendere che se sono
in giro centinaia di ragazze, protagoniste di quei
"festini selvaggi", il capo del governo può essere
umiliato e ricattato in ogni momento.
Era sufficiente chiedersi dove finiscono o dove possono
finire le informazioni - e magari le registrazioni e le
immagini - in loro possesso e concludere che il
progressivo disvelamento della vita scapestrata del
premier e della sua fragilità privata, che non poteva
sfuggire ai nostri partner e al nostro maggiore alleato,
rendeva immediatamente Berlusconi indegno della sua
responsabilità pubblica, inattendibile per gli alleati
e, nel contempo, screditato il nostro Paese nel mondo.
Mettiamo in fila quel abbiamo saputo in quest'ultimo
anno e mezzo. La festa di Casoria; le rivelazioni degli
incontri con Noemi allora minorenne; la cerchia di
prosseneti che gli riempie palazzi e ville di donne a
pagamento, in qualche caso minorenni; la confessione di
una donna che è stata pagata per una cena e per una
notte con in più la promessa di una candidatura
politica.
Davvero ci possiamo oggi stupire se Berlusconi appare a
Washington un frivolo inetto, meritevole di "una
profonda sfiducia", preoccupato soltanto di organizzare
i suoi wilde partys, del tutto disinteressato alla sua
diurna agenda di lavoro di un capo di governo? E poi
davvero così sorprendente dover oggi trarre delle
conclusioni a proposito dell'adeguatezza di Berlusconi
alla sua carica pubblica? Lo ha fatto questo giornale e
la questione è stata posta anche in parlamento da
trentacinque senatori del Partito democratico.
Con un'interpellanza interrogarono Berlusconi sulla
"potenziale ricattabilità del Primo Ministro italiano e
dei rischi a cui potrebbero essere state esposte tutte
quelle informazioni, anche segretissime, contenute nei
dossier che Berlusconi è tenuto ad esaminare e che
riguardano la difesa del nostro Paese e gli impegni cui
siamo tenuti per l'appartenenza alla Nato".
"La questione - spiegò il senatore Luigi Zanda con
parole che oggi sembrano un vaticinio - riguarda anche
la sicurezza economica dell'Italia. Ad esempio, la
delicatezza e la vulnerabilità della nostra posizione
(ricordata anche dall'Ambasciatore degli Stati Uniti in
Italia), per i rifornimenti energetici e i nostri
rapporti con mercati delicati come quelli della Russia e
della Libia.
Non è difficile comprendere come a un uomo di governo
che tratta in prima persona affari di questa natura e di
tale consistenza economica e geopolitica, venga
richiesto di non ricevere a casa sua decine di donne
sconosciute con tanto di registratori e di macchine
fotografiche". "Festini selvaggi" e affari energetici,
l'avventura politica di Berlusconi pare essere tutta
qui. 29-11-2010]
|
|
WikiLeaks, tempesta sul mondo - Le pagelle di
Washington: ‘Berlusconi megafono di Putin’ - Ma il vero
obiettivo è Obama - Gli Usa spiavano l’Onu, Paesi arabi
alleati volevano attaccare l’Iran - I finiani: il
governo è finito. Una lunga lettera beffa con le parole
di Bossi del ‘94 - Torino. Profumo, no al Pd. ‘Troppa
pressione’ - Irlanda, via libera Ue agli aiuti - Via
dalla Svizzera gli stranieri che commettono reati gravi
il Velino.it
CORRIERE DELLA SERA -
In apertura: "Giudizi e misfatti della diplomazia Usa".
Editoriale di Frano Venturini: "Amicizie pericolose". In
due boxini: "Hillary chiese degli affari con Vladimir" e
"Il mediatore ‘ombra' che parla russo". A destra: "Se
padroni e operai sono in piazza (assieme)". Al centro:
"L'Europa salva l'Irlanda. Un piano da 85 miliardi". In
basso: "Angoscia per Yara, svanita nel nulla" e "Il
limite nascosto dei ragazzi: incapaci di concentrarsi".
LA
REPUBBLICA
-
In apertura: "WikiLeaks, tempesta sul mondo". In quattro
riquadri: "Le pagelle di Washington", "L'arma letale",
"Perché allarmano i festini selvaggi" e "La risata del
premier". Al centro: "La Ue salva l'Irlanda, sì al piano
aiuti" e "I finiani: il governo è finito. Una lunga
lettera beffa con le parole di Bossi del ‘94". In basso:
"Fazio: ‘Io, Saviano e le paure della Rai". In due
boxini: "Scomparsa una tredicenne allarme sequestro a
Bergamo" e "Via dalla Svizzera gli stranieri che
commettono reati gravi".
LA
STAMPA
-
In apertura: "‘Berlusconi megafono di Putin'".
Editoriale di Mario Calabresi: "Quelle parole che
lasciano il segno". In un riquadro: "Una tempesta sul
mondo". Al centro: "Ma il vero obiettivo è Obama" e
"Trasparenza senza responsabilità". In taglio basso:
"Irlanda, via libera Ue agli aiuti", "Torino. Profumo,
no al Pd. ‘Troppa pressione'" e "Scomparsa una
tredicenne. Gli inquirenti: l'hanno rapita". In basso:
"Sorpresa, al cinema la scuola funziona" e "Università.
Un fronte bipartisan anti ‘parentopoli'".
IL
SOLE 24 ORE -
In apertura: "Federalismo alla prova finale". Editoriale
di Christian Rocca. "L'aria di Cancun una grande ribalta
per piccoli passi". A destra: "Tagliati i tempi delle
risposte ma gli uffici non lo sanno". Al centro con
fotonotizia: "Berlino della le regole sui rendimenti dei
titoli di stato in Europa". In basso: "Al Sud dote di
900 milioni per rilanciare i distretti" e "Moratoria e
fondo garanzia: tra imprese e banche un nuovo patto sul
credito".
IL
GIORNALE
- In apertura: "Ecco i segreti dei potenti". A sinistra
"Botta e risposta" tra Luca Cordero di Montezemolo: "Un
diritto parlare di politica" e Vittorio Feltri: "Sì, ma
alla fine devi dire con chi stai". Al centro con
fotonotizia: "Yara, sparita a due passi da casa". In
taglio basso: "Il Cavaliere: ‘Alleanza di perdenti
contro il mio governo'" e "Saviano. Il liberale che odia
il libero mercato". In basso: "E se l'Italia imitasse la
Svizzera?" e "Edo, l'incredibile pesce gatto che si
comporta come un cane".
IL
MESSAGGERO
-
In apertura: "Il terremoto delle carte segrete".
Editoriale di Giovanni Sabbatucci: "Regole violate,
credibilità infrante". In taglio alto: "Gli Usa spiavano
l'Onu, Paesi arabi alleati volevano attaccare l'Iran" e
"Uno schiaffo per Washington". Al centro: "Irlanda,
intesa sul salvataggio: prestito da 85 miliardi di euro"
e "Lazio fermata sul pari. Roma incolore, il Palermo la
travolge". A destra: "Al decollo la rivoluzione Fiat,
dal 3 gennaio due società in Borsa". In basso: "Tredici
anni, va in palestra e scompare" e "Invalido senza
pensione tenta il suicidio".
IL
TEMPO
-
In apertura a tutta pagina: "Fine dell'impero
Americano". In basso: "Finmeccanica, serve il segreto".
In due boxini: "Il ritorno di Scalfari ‘Dracula'" e
"Perché esiste il tradimento in politica".
L'UNITÀ -
In
apertura con fotonotizia di Putin e Berlusconi: "Il
capobranco e il portavoce". A fondo pagina: "Studenti,
il tetto diventa una piazza contro tutti i tagli" e "‘Sì
a governo di transizione'. Fli apre a D'Alema e si fa
beffe di Bossi".
IL
FOGLIO
- In apertura: "Università fabbrica di disoccupati".
Taglio alto: "Murdoch fa un giornale solo per iPad.
Funzionerà?". A sinistra: "Delitti. L'uomo che ha
continuato a vedere l'amante nonostante il sospetto che
fosse stata lei a uccidere la moglie". A destra: "Amori.
La città indiana dove le ragazze non possono avere il
cellulare. Le scappatelle di Goebbels". In basso: "Caro
Fazio, quelle di Welby e Englaro non sono storie
private".
29-11-2010]
|
|
1-
FRA PUTIN E BERLUSCONI, UNA RELAZIONE STRAORDINARIAMENTE
STRETTA, CHE INCLUDE "REGALI GENEROSI", LUCROSI
CONTRATTI IN CAMPO ENERGETICO E UN "OSCURO INTERMEDIARIO
ITALIANO CHE PARLA RUSSO": SILVIO BERLUSCONI "SEMBRA
ESSERE IL PORTAVOCE DI PUTIN" IN EUROPA, UNITI
PERFETTAMENTE DALLO STESSO "STILE MACISTA" - 2- IN UN
DOCUMENTO INVIATO A WASHINGTON DALL’INCARICATA D’AFFARI
AMERICANA A ROMA ELIZABETH DIBBLE SI AFFERMA CHE
BERLUSCONI È UN "INETTO, VANITOSO E INCAPACE. UN LEADER
FISICAMENTE E POLITICAMENTE DEBOLE LE CUI FREQUENTI
LUNGHE NOTTATE E L’INCLINAZIONE AI PARTY SIGNIFICANO CHE
NON SI RIPOSA A SUFFICIENZA" - 3- "USA PREOCCUPATI PER
INTESA ENI-SOUTHSTREAM" (IL MEGA GASDOTTO RUSSIA-EUROPA)
- 5- TREMA ANCHE LA POLONIA: RIVELAZIONI SUI RETROSCENA
DELL’ACCORDO USA-POLONIA SULLO SCUDO ANTIMISSILE, UN
DOSSIER CHE HA CREATO PARECCHIE TENSIONI CON LA RUSSIA -
6- CAMPAGNA DI SPIONAGGIO DELL’INTELLIGENCE USA NEI
CONFRONTI DEI VERTICI DELL’ONU - 7- GHEDDAFI USA BOTOX
ED è SEMPRE CON LA BIONDA E VOLUTTUOSA INFERMIERA
UCRAINA
1-
«GLI STATI UNITI SPIARONO I VERTICI ONU»
Corriere.it
Una campagna segreta dell'intelligence Usa nei confronti
dei vertici delle Nazioni Unite, compreso il segretario
generale Ban Ki-moon. È scritto in uno dei
duecentocinquantamila file consegnati da Wikileaks al
New York Times e al Guardian. Documenti per la maggior
parte riferiti agli ultimi tre anni che riportano le
conversazioni tra Washington e circa 270 ambasciate e
consolati di diversi Paesi del mondo. Materiale «che
serve il pubblico interesse , illuminando obiettivi,
successi, compromessi e frustrazioni della diplomazia
americana» scrive il New York Times.
SPIONAGGIO E ONU
L'operazione nei confronti delle Nazioni Unite avrebbe
riguardato non solo il segretario generale ma anche i
membri permanenti cinese, russo, francese e inglese del
Consiglio di sicurezza. Nel 2009, sotto il nome di
Hillary Clinton, sarebbe stata inviata ai diplomatici
americani una direttiva - a metà tra diplomazia e
spionaggio - in cui si chiedevano dati tecnici e
password sui sistemi di comunicazione usati dai
funzionari Onu, dettagliate informazioni biometriche su
uomini chiave come sottosegretari o capi di agenzie
speciali, oltre a numeri di carte di credito, indirizzi
email e numeri di telefono.
I
DOCUMENTI -
Intanto cresce l'attesa per la valanga di documenti che
riguardano comunicazioni tra gli Stati Uniti e diversi
Paesi. Da giorni il Dipartimento di Stato sta avvertendo
le cancellerie di mezzo mondo, Italia inclusa, per
smorzare eventuali reazioni. Ma già sono trapelati i
primi dettagli concreti con la pubblicazione temporanea
- e per errore - di un articolo dello Spiegel, poi
scomparso dalla rete.
Secondo il settimanale tedesco saranno diffusi 251.287
cosiddetti "cablogrammi diplomatici" inviati al
Dipartimento di Stato dalle ambasciate, dai consolati e
dalle rappresentanze diplomatiche americane in tutto il
mondo, oltre a 8mila direttive del ministero degli
Esteri Usa alle sedi diplomatiche in tutto il mondo.
Sarebbero tuttavia solo 4.330 i documenti "esplosivi".
I
documenti coprirebbero un periodo che va dal dicembre
1966 al febbraio 2010; ci sono 50mila carte per il solo
2008, l'anno in cui Barack Obama è diventato presidente
degli Stati Uniti. Sempre secondo le notizie che
circolano in rete, dall'esame dei documenti risulterebbe
che gli Stati Uniti sono a conoscenza dei segreti della
politica tedesca più di molti uomini politici tedeschi.
MANDELA E KARZAI -
I
file conterrebbero anche critiche mosse dai diplomatici
statunitensi a Nelson Mandela e Hamid Karzai. Secondo
quanto scrive il domenicale britannico Mail On Sunday,
l'ex presidente sudafricano sarebbe finito nel mirino
dei diplomatici per il suo scontro con George Bush
quando questi decise di invadere l'Iraq. Mandela lo
accusò di essere razzista, dichiarando che il presidente
Usa aveva ignorato le richieste delle Nazioni Unite
perché il suo segretario generale all'epoca, Kofi Annan,
era nero.
Mandela all'epoca aveva anche attaccato l'allora premier
britannico Tony Blair, definendolo «il ministro degli
Esteri degli Usa». Tra gli altri leader mondiali che in
passato si sono scontrati con gli Stati Uniti e che
potrebbero essere stati oggetto di commenti negativi
negli scambi diplomatici ottenuti da Wikileaks - che
risalirebbero al periodo tra gennaio 2006 e dicembre
2009 - vi sono anche Karzai, il colonnello Gheddafi e
Robert Mugabe. Secondo il domenicale tra i circa 800
messaggi dell'ambasciata americana a Londra ve ne
sarebbero alcuni decisamente critici nei confronti di
Gordon Brown e del governo laburista.
LONDRA E ISLAM -
Il governo di Londra teme che le rivelazioni possano
infiammare gli animi degli islamici e ha avvertito i
suoi cittadini che vivono in Pakistan, Iraq, Iran e
altre parti del mondo che potrebbero essere presi di
mira. Secondo il Sunday Times alcune delle comunicazioni
tra l'ambasciata americana a Londra e Washington
potrebbero mettere a rischio la speciale relazione tra
gli Usa e la Gran Bretagna gettando luce sull'opinione
che i diplomatici statunitensi hanno di David Cameron,
del suo vice Nick Clegg e del predecessore Gordon Brown.
Fonti vicine al governo sostengono tuttavia che ad
essere dannose potrebbero essere soprattutto le candide
opinioni espresse dai britannici circa alcune figure
chiave del mondo islamico: «La preoccupazione del
governo è che alcune delle comunicazioni diplomatiche
possano contenere certe frasi critiche di alcuni luoghi
importanti, pronunciate o dagli Usa o da noi, a causa
delle quali la Gran Bretagna potrebbe essere dipinta
come un alleato del "Grande Satana" nell'attacco
all'Islam» ha dichiarato una fonte ministeriale.
SCUDO ANTIMISSILE -
Trema anche la Polonia: i documenti che riguardano
Varsavia conterrebbero delicate rivelazioni sui
retroscena dell'accordo Usa-Polonia sullo scudo
antimissile, un dossier che ha creato parecchie tensioni
con la Russia. Il portavoce del ministro degli Esteri
polacco Martin Bosacki ha spiegato che una larga parte
dei file riguarda le trattative sul sistema di difesa
che l'amministrazione Bush stava negoziando in proprio
con Varsavia, escludendo gli altri partner Nato.
Il
controverso progetto è stato poi abbandonato dalla nuova
amministrazione Obama, che lo trasformò in un sistema di
difesa comune a cui parteciperà anche la Russia. In
Israele, la televisione commerciale Canale 2 ha
sostituito i programmi della tarda serata con una
trasmissione speciale in cui, a partire dalle ore 23.30
locali (le 22.30 in Italia) accompagnerà in diretta la
divulgazione dei documenti del Dipartimento di Stato. Il
quotidiano Yediot Ahronot prevede che «infliggeranno un
duro colpo a Israele».
2-
BERLUSCONI SEMBRA IL PORTAVOCE DI PUTIN IN EUROPA
Corriere.it
Una relazione straordinariamente stretta fra Vladimir
Putin e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi,
che include «regali generosi», contratti energetici
redditizi: Berlusconi «sembra essere il portavoce di
Putin» in Europa. Così sono iniziate le pubblicazioni
del contenuto dei documenti della diplomazia americana
ottenuti da Wikileaks. Riporta il New York Times:
«Diplomatici americani a Roma riportano nel 2009 come i
loro contatti italiani descrivano il rapporto tra
Berlusconi e Putin come «straordinariamente stretto».
Secondo il documento il rapporto includeva «generosi
regali», lucrosi contratti in campo energetico e un
«oscuro intermediario italiano che parla russo».
EL
PAIS -
Anche l'edizione online di El Pais ha iniziato la
pubblicazione mettendo in copertina le fotografie di
sette leader mondiali, fra i quali Silvio Berlusconi,
con una citazione estratta da una nota americana: «Le
feste selvagge di Berlusconi» e viene evidenziata la
«sfiducia profonda che suscita a Washington». A
proposito del premier di Mosca il giornale spagnolo
afferma che i documenti «pongono in evidenza il sospetto
americano che la politica russa sia nelle mani di
Valdimir Putin, giudicato un politico di stampo
autoritario, il cui stile macista gli consente di
collegarsi perfettamente con Silvio Berlusconi».
GUARDIAN -
Sul britannico Guardian in un documento inviato a
Washington dall'incaricata d'affari americana a Roma
Elizabeth Dibble si afferma che Silvio Berlusconi è
stato, come moderno leader europeo, un «inetto, vanitoso
e incapace (in originale feckless, vain, and
ineffective)». In un altro rapporto da Roma si dice che
Berlusconi è «fisicamente e politicamente debole». Le
sue «frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party
significano che non si riposa a sufficienza».
FRATTINI
- Tra le rivelazioni c'è un telegramma - pubblicato su
Wikileaks e classificato come segreto - inviato a
Washington dall'ambasciata americana a Roma lo scorso 8
febbraio, in seguito a un incontro tenutosi il ministro
degli Esteri Franco Frattini e il segretario della
Difesa degli Stati Uniti Robert Gates nel quale il
titolare della Farnesina «ha espresso particolare
frustrazione per il doppio gioco di espansione verso
l'Europa e l'Iran da parte della Turchia».
La
«sfida, secondo Frattini, è portare la Cina al tavolo»
dei colloqui sulla questione iraniana. Cina e India,
secondo Frattini sono «Paesi critici per adottare misure
che potrebbero influenzare il governo iraniano senza
ferire la popolazione». Il ministro «ha anche proposto
di inserire Arabia Saudita, Turchia, Brasile, Venezuela
e Egitto nelle conversazioni», si legge nel documento.
Frattini «ha anche proposto un incontro informale tra i
Paesi del Medio Oriente» per «consultarsi sulla
questione iraniana». E - ha riferito - «il segretario di
Stato Clinton è d'accordo».
3-
"BERLUSCONI È UN LEADER FISICAMENTE E POLITICAMENTE
DEBOLE LE CUI FREQUENTI LUNGHE NOTTATE E L'INCLINAZIONE
AI PARTY SIGNIFICANO CHE NON SI RIPOSA A SUFFICIENZA".
Da Repubblica.it
EL
PAIS: 3012 FILE INVIATI DALL'ITALIA DALL'AMBASCIATA USA
Sono "3.012" i file inviati dalle sedi diplomatiche
americane in Italia e 'catturati' da Wikileaks. Lo rende
noto il quotidiano spagnolo El Pais in una mappa
intitolata "Intercambio dei documenti e zone calde del
pianeta". Le sedi diplomatiche americane in Italia,
secondo la mappa, non sono tra quelle che hanno inviato
più documenti rivelati dal sito di Julian Assange. Al
primo posto, c'è l'ambasciata Usa ad Ankara, con 7.918
telegrammi inviati. Al secondo posto, la sede
statunitense a Baghdad, con 6.677 documenti e al terzo
Tokio, con 5.697. L'Italia, secondo i dati forniti da El
Pais, si piazzerebbe al sedicesimo posto di questa
speciale classifica.
"BERLUSCONI FISICAMENTE E POLITICAMENTE DEBOLE"
Il presidente del Consiglio italiano è un leader
"fisicamente e politicamente debole" le cui "frequenti
lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che
non si riposa a sufficienza". Lo afferma l'incaricata
d'affari americana a Roma Elisabeth Dibble in un
documento inviato a Washington e reso noto da Wikileaks.
Il telegramma della Dribble è citato dal Guardian, uno
dei giornali che ha ottenuto da Wikileaks i documenti
segreti.
"USA PREOCCUPATI PER INTESA ENI-SOUTHSTREAM"
Gli Usa erano preoccupati per l'intesa tra Eni e Gazprom
su Southstream, il mega-gasdotto che collegherà Russia e
Ue, e la "assai cordiale relazione tra Vladimir Putin e
Silvio Berlusconi". Lo scrive il britannico Sunday
Telegraph, affermando che il malessere di Washington
sarà raccontato dai file di Wikileaks, e confermando le
voci circolate nelle ultime ore.
Discussa la possibilità di una Corea unificata
Gli Usa hanno discusso con i funzionari di Seul la
possibilità di una Corea unificata, nel caso la Corea
del Nord dovesse "implodere" per i suoi problemi
economici e per problemi di transizione del leader,
rivelano i documenti di Wikileaks pubblicati oggi dal
New York Times. Le discussioni si sarebbero estese a
come convincere la Cina ad accettare la situazione di
una Corea unificata.
"FRATELLASTRO DI KARZAI TRAFFICANTE, VA CONTROLLATO"
Con Ahmed Wali Karzai, il fratellastro del presidente
afgano, "dobbiamo avere a che fare in quanto numero uno
del Provincial Council ma è sottointeso che è uno
corrotto e un trafficante di stupefacenti". Questa la
descrizione di Ahmed Wali Karzai fornita dai diplomatici
americani, riporta il New York Times citando i documenti
di Wikileaks . "Sembra non capire il livello di
conoscenza che abbiamo delle sue attività. Dobbiamo
monitoralo attentamente e in modo chiaro, inviandogli un
messaggio chiaro".
VICE PRESIDENTE AFGANO SCOPERTO NEGLI EMIRATI ARABI
UNITI CON 52 MLN DI DOLLARI IN CONTANTI
Quando lo scorso anno il vice presidente
dell'Afghanistan Ahmed Zia Massoud visitò gli emirati
arabi uniti le autorità locali, in collaborazione con la
drug enforcement administration americana, avevano
scoperto che trasportava con sé 52 milioni di dollari in
contate. L'ambasciata americana di Kabul inviò a
Washington un documento con il quale specificò che si
trattava di una "somma significativa", e che Massoud
"aveva il diritto di averla con sé e di non rivelare
l'origine e la destinazione del denaro". Massoud ha
negato di aver portato denaro fuori dall'Afghanistan.
USA ALLA SLOVENIA: DETENUTI DI GUANTANAMO IN CAMBIO DI
INCONTRO CON OBAMA
Un file di wikileaks pubblicato dal New York Times
racconta le conversazioni dei diplomatici sui tentativi
degli Usa di convincere i governi di alcuni Paesi ad
ospitare detenuti di Guantanamo. Alla Slovenia è stato
chiesto di accettare un prigioniero in cambio di un
incontro con Barack Obama. Alle Kiribati sono stati
offerti milioni di dollari in per accettare un gruppo di
detenuti. Al Belgio si suggerisce che accettare
prigionieri garantirebbe "visibilità" in Europa.
GHEDDAFI USA BOTOX E SEMPRE CON LA BIONDA E VOLUTTUOSA
INFERMIERA UCRAINA
Di rado senza la sua "infermiera ucraina", una
"voluttuosa bionda". Così i diplomatici americani -
secondo il New York Times che riporta i documenti
pubblicati da Wikileaks - descrivono il leader libico
Muammar Gheddafi che sarebbe stato infastidito da come è
stato ricevuto a New York per l'assemblea generale
dell'Onu lo scorso anno.
GHEDDAFI USA BOTOX ED È IPOCONDRIACO
Fra le note filtrate dagli armadi riservati della
diplomazia americana, fra "le più delicate" El Pais cita
questa sera quelle sul leader libico Muammar Gheddafi.
Nei suoi messaggi, secondo ElPais, l'ambasciatore
americano a Tripoli "racconta che Gheddafi usa il botox
ed è un vero ipocondriaco, che fa filmare tutti i suoi
controlli medici per analizzarli dopo con i suoi
dottori". Il giornale, che annuncia per l'edizione
cartacea in edicola domani mattina ulteriori rivelazioni
e dettagli, parla fra l'altro anche dei "sospetti che la
presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner
solleva a Washington, fino al punto che la segretaria di
stato giunge a chiedere informazioni sul suo stato di
salute mentale".
WIKILEAKS: FRATTINI FRUSTRATO DAL DOPPIO GIOCO DELLA
TURCHIA
Il ministro degli Esteri Franco Frattini "ha espresso
particolare frustrazione per il doppio gioco di
espansione verso l'Europa e l'Iran da parte della
Turchia". E' quanto rivela un telegramma - pubblicato da
Wikileaks e classificato come segreto - inviato a
Washington dall'ambasciata americana a Roma lo scorso 8
febbraio, in seguito a un incontro tenutosi tra il
titolare della Farnesina e il segretario della Difesa
degli Stati Uniti Robert Gates.
La
"sfida, secondo Frattini, è portare la Cina al tavolo"
dei colloqui sulla questione iraniana. Cina e India,
secondo Frattini sono "Paesi critici per adottare misure
che potrebbero influenzare il governo iraniano senza
ferire la popolazione". Il ministro "ha anche proposto
di inserire Arabia Saudita, Turchia, Brasile, Venezuela
e Egitto nelle conversazioni", si legge nel documento.
Frattini "ha anche proposto un incontro informale tra i
Paesi del Medio Oriente" per "consultarsi sulla
questione iraniana". E - ha riferito - "il segretario di
Stato Clinton è d'accordo".28-11-2010]
|
|
WIKI-PANIC! - CACCIA A JULIAN ASSANGE. BRACCATO DA
TUTTI, DOVE SI NASCONDE? - Le informative delle polizie
internazionali dicono che in questo momento si trova a
Dubai. Nascosto, protetto, teso. Ma è a Londra che lo
aspettano per il prossimo annunciato show. Questione di
ore - Il governo inglese lo teme al punto che ha chiesto
agli editori dei giornali britannici di informare
l’esecutivo "se intendono pubblicare “file” diplomatici
dal contenuto sensibile"....
Andrea Malaguti per
"La Stampa"
L'
ultima volta che è apparso in pubblico è stato
all'inizio di novembre, dieci giorni prima che il
procuratore svedese Marianne Ny ne chiedesse l'arresto
per stupro, molestie sessuali e coercizione ai danni di
due donne conosciute a Enkoping durante una conferenza
stampa. Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, era
pallido, magro, preoccupato.
Si
sentiva braccato. Raccontava che dietro le accuse c'era
il tentativo di qualcuno di fargliela pagare per la
pubblicazione di cinquecentomila «file» militari segreti
sulle operazioni degli americani e dei loro alleati in
Iraq e in Afghanistan. Qualcuno, certo. Ma chi? L'Fbi? I
servizi segreti inglesi? Quelli australiani? La sua
cattiva coscienza?
Indossava un giubbotto di pelle marrone, una maglietta a
maniche corte sbottonata sul petto, degli strani
pantaloni a pois neri e aveva i capelli così biondi da
sembrare bianchi, organizzati in uno studiato disordine.
«Sto pensando di chiedere asilo qui in Svizzera», aveva
detto a una giornalista della tv Tsr. Le aveva spiegato
perché fosse convinto che il mondo era in pericolo. E in
qualche modo anche la sua vita. Sembrava che non
dormisse da settimane. Poi è scomparso, come sempre.
«Non sto mai più di sei settimane nello stesso posto».
Adesso, alla vigilia della pubblicazione di un altro
fiume di documenti, tutti si domandano dove sia finito,
e soprattutto dove ricomparirà. Le informative delle
polizie internazionali dicono che in questo momento
Julian Assange, 39 anni, primula rossa del terzo
millennio, crociato della libertà secondo i suoi sempre
più numerosi seguaci, uomo enigmatico, pronto a mettere
in piazza i segreti dell'intero globo terracqueo ma
gelosissimo dei suoi, si trova a Dubai. Nascosto,
protetto, teso. Ma è a Londra che lo aspettano per il
prossimo annunciato show. Questione di ore.
Il
governo inglese lo teme al punto che ha chiesto agli
editori dei giornali britannici, e in particolare del
Guardian (che sta elaborando i tre milioni di documenti
gestiti da WikiLeaks), di informare l'esecutivo «se
intendono pubblicare "file" diplomatici dal contenuto
sensibile». Aggiungendo che con questo «Defence
Advisory», Downing Street non vuole dire che saranno
avviati procedimenti penali per impedirne la
pubblicazione. La libertà di informazione è sacra. «Ma
la stampa dovrebbe preoccuparsi per la sicurezza delle
operazioni militari britanniche».
Cameron ha le mani legate e in un curioso ribaltamento
dei ruoli chiede nervosamente, «per piacere», di essere
tenuto al corrente su questo imbarazzante diluvio di
informazioni. Hillary Clinton ha anticipato al primo
ministro di Sua Maestà che nei rapporti delle ambasciate
Usa ci sono commenti non proprio lusinghieri
sull'ossessione di Brown di dimostrare a Obama tutta la
sua importanza. E anche giudizi freddi sulla coalizione
conservatori-liberaldemocratici.
Alla fine di ottobre, prima di una conferenza stampa
alla City University di Londra, Assange, accompagnato da
un gigantesco bodyguard chiamato Christian, un lottatore
mostruoso rubato a un romanzo di Stieg Larsson, aveva
spiegato di non sapere più dove rifugiarsi. Aveva
raccontato che la sede del sito è in un bunker
sottoterra - naturalmente non aveva detto dove -, ma che
il posto non andava più bene. «Ci ascoltano».
Microspie piazzate nei muri. «Continuano a trapanare le
pareti. Con la tecnica utilizzata dall'ambasciata
australiana per spiare i cinesi. Ci serve un luogo
isolato». Era nervoso. Arrabbiato con il governo svedese
che gli aveva negato la cittadinanza e con i giudici
australiani.
Salito sul palco, si era rifiutato di rispondere a una
serie di domande legate al modo in cui WikiLeaks decide
che cosa pubblicare e che cosa no. «C'è un comitato
etico», si era limitato a dire prima di lasciare in
fretta la sala. Una donna era svenuta. Al risveglio
aveva detto: «Mai visto un uomo così affascinante».
Assange e i suoi misteri erano ormai scomparsi nella
notte. 28-11-2010]
|
|
1-
WIKILEAKS SOTTO ATTACCO INFORMATICO. "DER SPIEGEL" E
"GUARDIAN" PUBBLICANO TUTTO - 2- "PARTY-ORGIA SELVAGGI
PER BERLUSCONI" - "MERKEL UNA CANCELLIERA AL TEFLON.
EVITA O SCHIVA OGNI RISCHIO IN POLITICA, E BEN RARAMENTE
È CREATIVA" - "MEDVEDEV PALLIDO ED ESITANTE" - "PUTIN
MASCHIO DOMINANTE, UN LUPO CAPOBRANCO" - “PER OBAMA
L’EUROPA. NON È COSÌ IMPORTANTE" - "AHMADINEJAD È
HITLER" - "SARKOZY È UN IMPERATORE NUDO" - "KARZAI È
GUIDATO DALLA PARANOIA" - "GLI USA HANNO UN CONTATTO
ALL’INTERNO DEL GOVERNO TEDESCO" - "KIM JONG-IL È UN
EPILETTICO VITTIMA DI CONTINUI ATTACCHI" - "PER GHEDDAFI
PROCACI BIONDINE COME INFERMIERE" - "WASHINGTON È
INFASTIDITA PER L’AMICIZIA PREFERENZIALE DEL PREMIER
ITALIANO CON PUTIN E GHEDDAFI" - 3- FRATTAGLIE FRATTINI
DISPERATO CHIEDE PIETà ALL’OPPOSIZIONE: " EVITIAMO IL
GIOCO AL MASSACRO SUL FRONTE INTERNO. è L’11 SETTEMBRE
DELLA DIPLOMAZIA MONDIALE" - 4- IL GOVERNO USA SCRIVE AD
ASSANGE: "LE HA MESSO IN PERICOLO INNUMEREVOLI PERSONE"
1-
"DER SPIEGEL" CORRE SUI FILES
Repubblica.it
Il
blog Owni rivela che copie dello Spiegel che sarà in
edicola domani sono già state vendute a Basilea, in
Svizzera. E riporta le prime rivelazioni: "Obama
preferisce guardare a Est piuttosto che a Ovest", "Obama
non ha emozioni verso l'Europa", "Gli Usa vedono il
mondo come un confronto tra due superpotenze. L'Unione
europea gioca un ruolo secondario", "L'Europa non è così
importante per gli Usa"
"Dalla copertina - scrive Owni - leggiamo che
Ahmadinejad 'è Hitler', Sarkozy è 'un imperatore nudo',
Karzai è 'guidato dalla paranoia'". E ancora: "Dagli
articoli interni scannerizzati apprendiamo che gli Usa
hanno un contatto all'interno del governo tedesco, un
membro del partito liberale Fdp. Il cancelliere Angela
Merkel è descritta come 'raramente creativa e
refrattaria ai rischi'. Le rivelazioni sul governo
tedesco sono talmente dettagliate da far scrive a
Spiegel che 'gli Usa sono meglio informati sui segreti
della politica tedesca degli stessi politici tedeschi'"
Sempre dalla copertina dello Spiegel ripresa da Owni:
"Berlusconi, festini selvaggi", "Medvedev indeciso",
"Putin maschio dominante"
Per Frattini le rivelazioni di WikiLeaks saranno "l'11
settembre della diplomazia mondiale" perché "faranno
saltare tutti i rapporti di fiducia tra gli Stati in
quanto la diplomazia o è confidenziale o non funziona".
Il ministro degli Esteri lancia un appello
all'opposizione: "Evitiamo il gioco al massacro sul
fronte interno"
2-
"PER GHEDDAFI PROCACI BIONDINE COME INFERMIERE"
Ansa.it
-
MISTERO SU ASSANGE, OGGI IN VIDEO IN GIORDANIA -
Dov'è Julian Assange, mentre la bomba WikiLeaks sta per
abbattersi sui governi di tutto il mondo? ''Non posso
essere lì con voi oggi ma sono costretto ad apparire su
un link video su Internet, perché ho la Cia alle
calcagna'': così il fondatore di Wikileaks oggi nel suo
intervento video alla conferenza dei giornalisti
investigativi ad Amman, in Giordania. ''La Giordania non
è il posto migliore dove stare se ti cerca la Cia'', ha
detto Assange, spiegando di non poter dire dove si trova
in questo momento.
L'hacker giornalista più famoso del mondo ha detto di
aver passato l'ultimo mese spendendo ogni energia sulla
raccolta dei documenti che oggi temono tutti i potenti
della Terra. ''Già si possono vedere gli effetti del mio
lavoro: nella scorsa settimana gli Usa hanno cercato con
tutte le forze di disinnescare il meccanismo, avvertendo
i governi ma senza sapere cosa stiamo davvero per
pubblicare'', ha detto.
Assange ha poi negato che le pubblicazioni metteranno in
pericolo vite umane: ''La nostra organizzazione ha una
storia di 4 anni di pubblicazioni, e per quanto ne
sappiamo nessuno è mai stato in pericolo per le nostre
rivelazioni''.
- SUL WEB GIRA COPERTINA SPIEGEL CON
ANTICIPAZIONI - Piccolo giallo su 'Der
Spiegel', uno dei giornali che dovrebbe avere le
anticipazioni sui file di Wikileaks. Un giornalista free
lance, Symor Jenkins, afferma di aver acquistato a
Basilea in Svizzera una copia della rivista tedesca che
dovrebbe uscire in Germania solo domani. Alle 22.30 di
stasera dovrebbe uscire nella versione online dello
Spiegel. Si tratterebbe, se fosse confermato, di
un'uscita anticipata in Svizzera ricca di anticipazioni
dei file del sito di Assange.
Al
momento non e' ancora stato possibile appurare se si
tratti di un falso, di un errore di distribuzione o di
un'anticipazione voluta dallo Spiegel. Nella copertina
del periodico compare la grossa scritta, 'Enthullt'
(Rivelato), e il sottotitolo: ''come l'America vede il
mondo, il rapporto segreto del Dipartimento di Stato
americano'' e 12 foto di personaggi illustri:
tra questi, solo per citarne alcuni, il presidente
iraniano Mahmud Ahmadinejad, con la didascalia 'questo
e' Hitler', il colonnello Muammar Gheddafi ('procaci
biondine come infermiere'), il presidente afghano Karzai
('spinto dalla paranoia'), il presidente francese
Sarkozy ('imperatore senza vestiti') e ultimo in fondo a
destra, il premier italiano Silvio Berlusconi. 'Feste
selvagge', recita invece la didascalia sotto il
presidente del Consiglio italiano.
@font-face { font-family: "Arial"; }@font-face {
font-family: "Cambria"; }p.MsoNormal, li.MsoNormal,
div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size:
12pt; font-family: "Times New Roman"; }div.Section1 {
page: Section1; }
3-
PARTY-ORGIA PER IL BANANA
Andrea Tarquini per
Repubblica.it
Silvio Berlusconi viene notato nei messaggi segreti
della diplomazia americana per le sue "feste selvagge".
Non va molto meglio a Putin e a Gheddafi: il premier
russo è definito "un lupo capobranco", mentre sul
dittatore libico l'annotazione prioritaria è che "ha una
bionda da schianto come infermiera". Sono i giudizi del
Dipartimento di Stato americano svelati da Wikileaks e
pubblicati in copertina dal settimanale tedesco Der
Spiegel.
Lo Spiegel è già in edicola a Basilea, in Svizzera.
Sulla prima pagina, i volti di leader internazionali e
politici tedeschi. Sotto ogni volto, una breve frase.
Silvio Berlusconi è segnalato per i suoi "wilde Partys",
quindi i party-orgia selvaggi. Secondo le indiscrezioni,
Washington è infastidita per l'amicizia preferenziale
del premier italiano con Putin e con Gheddafi.
Putin è appunto descritto come un "lupo capobranco, un
animale alfa", in contrasto al suo compagno di squadra e
rivale, il presidente Medvedev, giudicato "pallido ed
esitante". Tra i due insomma (al contrario di Obama che
tratta più con Medvdev) Berlusconi avrebbe scelto,
secondo la diplomazia Usa, il lupo capobranco. Di
Gheddafi, da sempre problematico avversario per gli Usa,
viene notato che ha una bellissima infermiera, "una
bionda da schianto".
Vengono poi giudizi su altri leader mondiali, nemici o
alleati degli Usa. Tra i nemici, il presidente-dittatore
iraniano Ahmadinejad è semplicemente "Hitler". Il
tiranno nordcoreano Kim Jong-Il è "un epilettico vittima
di continui attacchi". Ma non va molto meglio agli
alleati. Angela Merkel è, scrive Spiegel, una
"cancelliera al teflon", "evita o schiva ogni rischio in
politica, e ben raramente è creativa". Il suo vice
Westerwelle è "un aggressivo". Il presidente francese
Nicolas Sarkozy è "un imperatore senza il vestito (vuol
dire dignità e potere reale, ndr) di un imperatore".
4-
IL GOVERNO USA SCRIVE AD ASSANGE: "LE HA MESSO IN
PERICOLO INNUMEREVOLI PERSONE"
Corriere.it
In
attesa
di poter consultare da oggi alle 22.30, la
prima tranche di documenti diplomatici riservati che
saranno messi in rete da Wikileaks, non si placano le
polemiche sull'attività del sito fondato da Julian
Assange. Il consigliere giuridico del Dipartimento di
Stato, Harold Koh, ha scritto sabato proprio ad Assange,
spiegando che l'imminente pubblicazione - preannunciata
per stasera - di circa 250 mila documenti diplomatici
americani «minaccia le vite di attivisti per i diritti
umani, giornalisti e soldati e minaccia operazioni
internazionali in corso per contrastare la
proliferazione nucleare e il terrorismo».
LA
LETTERA
-
A sostenerlo è l'autorevole sito americano Politico.com,
che ha avuto visione delle missiva. «Malgrado il suo
asserito desiderio di proteggere quelle vite - scrive
Koh ad Assange - lei ha fatto il contrario e messo in
pericolo innumerevoli persone». «Le ha reso vano il suo
asserito obiettivo - prosegue il testo - distribuendo
ampiamente questo materiale grezzo, senza riguardo per
la sicurezza e la sacralità delle vite che la sua azione
mette in pericolo».
La
lettera di Koh - afferma il Dipartimento di Stato,
secondo quanto riferisce Politico.com - giunge in
risposta a una lettera scritta da Assange allo stesso
Dipartimento venerdì scorso, in cui il fondatore di
Wikileaks chiede chi sarebbe danneggiato dalla
pubblicazione dei documenti [28-11-2010]
|
| |
Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
|
|
www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
|
|
LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
|
|
Cromo esavalente nella Dora a Torino
|
In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
|
Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
|
|
Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
|